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(BATTITO CARDIACO ACCELERATO)
- Pamela ! - Massimo !
- Massimo ! - Dimmi. - Massimo !
- Eccolo ! Eccolo ! - Massimo ! - Eccolo !
Francesco, ehi !
- Francesco ! - Sono io !
- Francesco, sei tu ? - Sono io, sono io !
(in inglese) Forse posso aiutarla.
- Peter ! - (in inglese) Eccomi !
Sì, Peter !
- Sì ! - Sì !
Sei il mio leone !
(RUGGISCE)
Che c'è ?
- Oh, Peter ! - Hai fatto una pausa ? - Peter !
- "Happiness" ! - (insieme) Ciao.
(Fabio) Fammi capire.
In una settimana sei stato un allevatore di bulldog francesi,
un esperto di cucina coreana e un diplomatico inglese ?
Perché sono bravo. Io sono un professionista.
Le donne devi farle divertire e con me si divertono.
Tua moglie, secondo te, un diplomatico inglese non se lo farebbe ?
No, mia moglie la lasci stare, per favore.
Lei non è quel tipo.
Si fa per dire, no ? Si fa per dire.
Complimento per lo show.
- Grazie mille. - Alto livello.
(GIANNI RIDE) Sempre.
Non sei stanco di dover inventare tutte queste storie ?
- Quando mi chiamano con un altro nome... - Sì ? - Mi fa impazzire.
- A un certo punto basta. - Basta di che ?
A 50 anni, basta.
- Sono ancora 49. - Ah, sì.
- Sono ancora 49. - Sì.
Invece provare una volta a conquistare una donna per quello che sei veramente ?
Parlo di una donna, non di una ventenne.
(VIBRAZIONE CELLULARE)
Oddio, che vuole ora ?
Sì ?
Grazie.
Mia madre.
Avete fatto pace ? Come sta Maria ? Che dice ?
È morta.
Qui però un po' di senape
ce la metto.
(CANTANO IN UNA LINGUA STRANIERA)
Ma è giovedì ?
(in inglese) Scusate. Condoglianze. Scusate.
(Gianni) Dove cazzo sta ?
Anche negli ultimi anni, nelle sue condizioni così difficili,
non ha mai perso la sua energia, la sua voglia di vivere.
Mia madre è stata una leonessa.
Anche quando siamo rimasti soli...
- Sono finito a un funerale di filippini. - Eh ?
Lei non ci ha fatto mancare nulla.
Filippini.
Non è stato facile per lei, una donna sola con due gemelli maschi.
Ora passo la parola a...
Don Liborio.
Era un caro amico di mamma.
Dopo aver celebrato,
vorrebbe aggiungere un ricordo più personale, grazie.
Maria era una donna forte come una quercia
e flessibile come un giunco.
- Papà non c'è ? - Almeno lui è stato coerente.
Era sempre pronta a dispensare un sorriso a chi ne avesse avuto bisogno.
Tieni, le chiavi di casa di mamma.
Maria era una donna allegra.
Se vuoi andare a prendere le tue cose, lei sarebbe stata contenta.
A casa di mamma non ho le mie cose.
Era sempre disponibile con chiunque.
Ci vado, sei contento ?
Una donna...
piena di impeto e di passioni.
Come quella per i bulbi di tulipano
o per il primo spettacolo del cinematografo al pomeriggio.
"Daje" !
Scopa.
Papà.
(CANZONE: "IO HO IN MENTE TE" DEGLI EQUIPE 84)
# E ogni notte te
# Io lavoro più forte, tu tu tu tu
# Ma ho in mente te #
Permesso ?
# Ma ho in mente te #
"Du du du du du" !
# Ogni mattina, oh oh
# E ogni sera, oh oh
# E ogni notte, te
# Cosa ho nella testa
# Cosa ho... #
Scusi, ho trovato la porta aperta e sono entrata.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Sono la nuova vicina, mi sto trasferendo adesso. - Ah.
Sto traslocando.
Cercavo qualcuno che mi aiutasse a portare un divano.
- Che problema c'è ? - No, non si preoccupi.
Io faccio assistenza domiciliare alle persone come lei.
- A persone come me ? - Sì.
- Sto cercando lavoro, quindi se... - Eh.
- Se le può essere utile, io sono disponibile. - Grazie.
Certo. Come ti chiami ?
- Scusami. Alessia. - Gianni.
Oddio. No, ti prego.
- Faccio io. - No.
Faccio io.
È caduta una cosa là in fondo, me la recuperi ?
- Ah, vedi ? Uno spillo. - Eh, sì.
Grazie, non ti preoccupare, faccio io. Ti ringrazio.
- Hobby del cucito ? - Io ? No, sei matta ?
Mamma. Questa era casa sua.
È morta.
Da pochi giorni.
Cavolo, mi dispiace un sacco.
Adesso qua ci sto io.
Circondato dai ricordi.
Non è facile, non è facile.
Coraggio.
Appunto, se lei ha bisogno di una mano, di un aiuto, di raccogliere, prendere...
Grazie.
Non so, cucinare.
Io sono qui, quindi più facile di così. Quando vuole...
- Dammi del tu. - Ok.
Quando vuoi, mi fai sapere.
- Alessia. - Gianni.
- Grazie, scusa il disturbo. - Nessun disturbo, te lo assicuro.
- Ciao. - Benvenuta.
Grazie.
"Anvedi" Alessia, la vicina di casa ! Un pezzo di...
Mamma, dai, non mi giudicare.
Dai ! Da che pulpito !
Don Liborio, ho capito.
Quale sarebbe la prossima impresa ?
Mi accoppio con la vicina, stando sulla sedia a rotelle.
- Porca miseria, sempre più difficile. - Certo.
- Bravo. - Sai che faccio ora ?
Mi compro un paio di pantaloni di velluto a coste, belli infeltriti.
- Fanno sempre effetto sulle donne. - Quale ?
Effetto crocerossina.
- Pena, tanta pena. - Sì.
Questa è per fare la colonscopia.
- Beh, 50 anni sono arrivati pure per te. - No, 49, Jack.
- Il battito in allenamento è sotto controllo ? - Sotto i 180.
- La prossima maratona ? - Milano.
- Non vedo problemi, fisicamente stai a posto. - Sto una bomba.
Dal punto di vista mentale ho qualche preoccupazione.
Toglimi una curiosità.
Se tu con questa ragazza concludi,
come pensi di passare all'azione sulla sedia a rotelle ?
Mi metto comodo.
- E ? - Faccio fare tutto a lei.
- Mica male. - Che bella persona che sei.
(CANZONE: "GIVE IT UP" DI ROSS FRASER)
Buongiorno.
Fuma, Ippoliti, che ti si seccano le palle.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Buongiorno.
(Gianni) Noi non vendiamo scarpe da ginnastica,
noi non vendiamo neanche delle sneakers.
Noi vendiamo un'idea.
Se io pago 120/180 euro questa,
è perché compro un'idea.
"Fit".
"Smart".
"And young".
Tatuatevelo in testa.
- "The appointment is scheduled." - Come ?
La colonscopia, venerdì, alle 16.
- Se la segni. - Grazie. Ne parliamo dopo, Lucy.
Luciana.
Domande ?
Scusi, lei non crede
che sarebbe importante per la nostra immagine diversificare ?
Per esempio, investendo nel sociale.
Ci sono campioni paralimpici diventati un emblema di sfida e di riscatto
in cui molti giovani potrebbero riconoscersi.
Grazie. Finalmente !
Finalmente qualcuno che a questo tavolo ha un'idea.
Un'idea...
del cazzo.
Sbagliata e retorica.
Diciamocelo onestamente,
chi vuole che ora entri un handicappato ?
Mi dispiace per loro, ma non sono il mio cliente.
Io non produco tubolari per carrozzelle, io produco delle scarpe.
Le scarpe si usano, le scarpe si usu...
- Usurano. - Come ?
- Consumano. - Usurano, aveva detto bene.
- Ah. - Si usurano.
Quante scarpe può comprare nella vita un handicappato ?
Non è mio cliente.
Il mio cliente lo cerco su Instagram, con gli influencer, capisce ?
È su Instagram che i paralimpici hanno tanti follower.
Lei per chi lavora ? Per l'8x1000 ?
- Come si chiama ? Chi è ? - Giulia.
- Nuova, contratto a termine. - Contratto a termine, perfetto.
Terminato, oggi. Grazie, vada.
- Ora ? - Ora, ora, vada.
Questa è una partita, non c'è secondo o terzo posto.
Ci siamo solo noi e dobbiamo arrivare primi.
Non ve lo dimenticate mai.
Si sta insieme nella battaglia, ma al traguardo si arriva da soli.
Lucy.
Ecco i vestiti da povero.
- Grazie, Lucy. - Lucy no. Mi chiamo Luciana.
"Luciana" fa subito popolo, un po' prolet, un po' povero.
Vediamo un po'.
Che brutti !
Lo vedi ?
Che tristezza ! Perfetto, perfetto.
(CLACSON)
Guarda che macchina.
Guarda come sta vestito.
È proprio vero, "chi ha il pane non ha i denti".
Bella, vero ?
È la mia.
Alzate il culo, se volete combinare qualcosa nella vita.
- Ma chi è ? - Non lo so chi è questo.
Oh !
Io sono della zona.
- Della zona ? L'hai mai visto questo ? - Mai visto.
Ma vaffanculo.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Gianni, vero ? - Alessia.
Come stai ?
Un po' così, eh ?
- Ti disturbo ? - No, no, no.
- Sicura ? - Davvero.
Volevo sapere se ti andava di prendere un caffè o un bicchiere di vino.
Un po' di compagnia.
Dici adesso ?
- Vedi che ti disturbo ? - No, non mi disturbi.
- Ti sto disturbando. - No, mi fa piacere.
- Prendo le chiavi. - Sì ? - Sì.
- Sei sicura ? - Prendo le chiavi, arrivo.
Aspettami un attimo.
Aspetta.
Dov'è il caffè ? Dov'è ?
Qua ci sono le tazzine. Ecco le tazzine.
Ecco il caffè.
Vicino ai carciofini.
Eccolo qua.
- Due biscottini ? - Sì, sì.
Che ti do ?
- Latte o zucchero ? - Zucchero.
Lo zucchero va benissimo.
"Va benissimo" un cazzo, dov'è lo zucchero ?
Lo zucchero, dove l'ha...
Guarda dove l'ha messo.
Vabbè che era diabetica, però...
- Tutto bene ? - Sì. - Aspetta, arrivo.
- Oddio ! - Che fai ? Aspetta.
- Io ci tengo... - Adesso.
- Ci tengo a essere autonomo. - Fidati, lasciati andare.
- Fidati, vai. - La sedia ! La sedia !
Sta qua.
- Scusa. - Non ti preoccupare.
- Guarda dove l'ha messo. - Che ti prendo ?
- Se mi prendi... - Questo ?
- No, l'altro, l'altro. - Questo ? Ok.
- Ecco. - Grazie.
- Niente zucchero ? - No, io lo prendo amaro.
- Stai attento alla linea ? - Devo fare la maratona di Milano.
Come spettatore, allora non...
- Da quanto tempo fai... - L'assistenza domiciliare ? - Sì.
Da due anni. Tu che lavoro fai ?
- Io sono handicappato, non lavoro. - Sei disabile.
- Non è che se uno è disabile, non può fare nulla nella vita. - Insomma.
- Per esempio, tu sei disabile... - Sì.
- Ma questo non ti impedisce di guardarmi le tette. - No.
- Me le guardi ! Me le guardi ! - Sì.
- Ce l'ho ! - Sono pure belle ! Voglio dire...
- Allora, viva le tette ! - Viva le tette !
- Prendo un biscotto. - Prendi quello che vuoi.
- Sei sposato ? - No, sono libero, d'altronde nella mia condizione...
Insomma, bisognerebbe trovare
una persona speciale.
Secondo me, c'è mercato per tutti.
- Io non sono il tipo da relazioni, legami, matrimoni. - Brava !
- Brava ! - Mi piace divertirmi. - Sì.
- Quindi... - Che fai stasera ?
- Stasera ? - Sì.
Il giovedì vado a pattinare sul ghiaccio con i miei amici.
Peccato.
A saperlo mi facevo mettere le gomme da neve.
No, ma siamo tutti ragazzi.
Vabbè...
- Grazie per il caffè, mi ha fatto piacere. - Anche a me.
- Ciao, Gianni. - Ciao.
- Grazie mille. - Grazie a te.
Alessia !
Cioè...
Tu mi vedi così, ma io non...
Io lavoro, ho un ruolo importante.
Sono il proprietario di High Speed.
Ah, sì.
Ho 148 store tra l'Italia e l'Europa.
High Speed sono io.
Beh...
Ho una villa.
Non come qua, con tutto il rispetto...
Era per dire che non sono solo...
Questo, no ?
- Hai da fare domenica ? - Domenica ? No.
Vuoi venire a pranzo dai miei in campagna ?
Vuoi già presentarmi mamma e papà ? Non eri quella...
- Veramente, mi fa piacere. - Certo che vengo.
- Bene, sono contenta. - A chi lo dici.
- A domenica. - A domenica.
- Ciao. - Ciao.
Gianni !
Anvedi !
- Gianni ? - Eccolo.
Non ti ho dato l'indirizzo per domenica. Tiberina 1547.
- (Gianni) Tiberina ? - Tiberina 1547.
- Ciao. - Ciao.
- Tutto bene ? - Sì.
- Ti do una mano ? - No.
- C'è un bel sole, guarda che giornata è uscita fuori. - Sì, è vero.
Bello.
- Datemi una mano. - Che ?
Datemi una mano.
Non hai capito, devi imparare ad alzare il culo.
- Ci vediamo domenica. - A domenica.
Ciao, Gianni.
"Tacci vostra ! Ve possino !"
Devo alzare il culo.
Eccola là.
Allora...
Per prima cosa, sbloccare questa. Ecco,
Poi la ruota.
E stai giù ! "Mortacci tua" !
Ah ! Porca troia !
Ah !
Non dicevo per la professione. No, era...
Figurati, poi io non ho niente in contrario.
Di dove sei ? Di Varsavia ?
Vladivostok ? San Pietroburgo ?
Porta Furba.
Ah, sei "local" ? Non ti ci facevo, ti ho visto bionda.
Sei di seconda generazione ?
(TUONI) Ammazza, ostile.
Pronti.
Andiamo. Buona giornata.
Ostili. L'Est fa così, vi indurisce.
Poi avete scoperto "Smart Door", Porta Furba.
"Avoja" a dire che sei di Porta Furba, chi ci crede ?
A Porta Furba la gente è aperta.
Perché la gente va a vivere in campagna ?
La campagna mi fa schifo. La campagna mi ha sempre fatto schifo.
(CANE CHE ABBAIA)
No, c'è il cane.
(RINGHIA) Oh !
- Molla. - Momi, no !
Momi, buona ! Buona ! È un mio amico.
Eccolo ! Hai fatto tutto il vialetto con la sedia a rotelle ?
Prendo un po' di aria nella bellissima campagna.
Ecco.
Loro sono i miei nipoti Francesco e Margherita. Salutate.
- (insieme) Ciao. - Ciao.
- Non ti fa caldo questo ? - Avevo sentito un tuono.
Mio fratello Luigi e mia cognata Sara.
- (Gianni) Ciao. - (insieme) Ciao !
- Piacere, Gianni. - Buongiorno. - Signora.
- Piacere. - Piacere mio.
- Mi sono permesso, ma il cane si è avventato. - Non doveva.
- L'ha sfrondato. - Mio marito Carlo.
- Piacere. - Piacere.
- Prego. - Che bella posizione isolata.
- Prego. - Complimenti.
Si accomodi.
- Che bella casa ! - Grazie.
Eccoci qua.
- Prego, si accomodi. - Grazie.
Mia nonna Margherita.
- Lui è Gianni, quello di cui ti parlavo. - Piacere.
Ma non è così vecchio come dicevi.
Mi diceva Alessia che siete vicini di casa.
- Che bello ! - Sì.
Veramente è la casa di mia madre. Lei si è ammalata, quindi...
Spero niente di grave.
- È morta. - Vabbè, allora era grave.
- Sì. - Si tolga quella cerata.
Le sudano pure le mutande.
- Gliel'ho detto. - In effetti sì.
- Fa caldo. - Ha ragione la nonna.
- Mi dai una mano ? - Sì, certo.
Ecco qua.
(Alessia) La metto qua. Amore, dammi una mano.
Ne vuole un po' anche lei ?
(CLACSON) (Francesco) Arriva zia Chiara !
(Carlo) Dai, finalmente si mangia.
(Chiara) Ciao a tutti.
- Zia Chiara ! - Ciao.
- Ciao, amore. - Ciao.
- Ciao. - (Carlo) Ciao.
- Ciao. - Eccola.
Lei è mia sorella, Chiara. Lui è Gianni, il mio amico.
- Piacere. - Gianni, piacere.
- Chiara non è sposata, è single. - Ah.
Magari avete un po' di cose da dirvi, visto che siete tutti e due di...
Di Roma.
- Nonna ! Nonna bella ! - Cocca mia.
Ciao.
Ho messo i tuoi orecchini.
- (Mamma) È pronto. - (Alessia) Si mangia.
Aspetta, faccio io.
(Mamma) Ecco.
(Mamma) Ragazzi, su.
(Mamma) Sedetevi, forza.
Ti hanno incastrato, eh ?
Avevi puntato la ragazzina, invece ti tocca la paralitica.
(Alessia) Ecco.
(Mamma) Forza, dai.
- (Alessia) Quanta, papi ? - Vai, vai.
(TUONI)
Nemmeno a me piacciono gli appuntamenti al buio.
Ma già che ci siamo.
Di cosa ti occupi ?
Io vendo scarpe. Hai presente la High Speed ?
- Dai, sì. - Multibrand, è mia.
La conosco perché io amo le scarpe e amo comprarle.
- Ora c'è la comodità dell'acquisto online. - No, no.
A me piace proprio lo shopping.
Mi piace andare per negozi, comprarle,
uscire piena di pacchi, tipo "Pretty woman".
Fai sport ?
- No. - Come no ?
- No. - Lo sport è importante.
Io gioco a tennis, ma non è il mio lavoro.
Sono una musicista, suono il violino.
Ti piace la musica classica ?
Beh, la musica classica...
- Due palle, vero ? - Un po', sì.
Dev'essere difficile, no ? Suonare il violino, dico.
Sì, ma ho iniziato a studiare da piccola.
Ammazza, che allegria !
Lourdes, praticamente. Hai presente ?
Lei sulla sedia a rotelle, la nonna con la bombola di ossigeno.
Anche il fratello mi sembrava impedito.
- Che hai fatto ? - Che dovevo fare ?
Non potevo alzarmi dicendo: "Scusate, era uno scherzo."
"Mi interessava quella sana."
- Non è bello. - Lei com'è ?
Ha uno stacco di coscia, una bella falcata.
- Dico l'altra, la sorella, com'è ? - È handicappata.
- Dico come persona, è interessante ? - Che ne so.
- Che ce ne frega come persona, è una figa ? - Sì.
- È una bella donna, va detto. - Allora perché non te la sei...
- Come ? - Come facevano ? Tutti e due con le sedie a rotelle.
Già, questa è impossibile pure per te.
No.
Che scommettete ?
(CAMPANELLO)
- Ah, buongiorno. - Buongiorno.
Cercavo Gianni, ha dimenticato questa a casa mia.
No, non c'è.
Io sono il fratello.
- Ah, ma dai. - Gemello.
Eterozigoti, molto.
- Ah, infatti... - Moltissimo.
Ho visto la sua sedia a rotelle e ho pensato...
- Vuole entrare ? - Sì, grazie, così glielo lascio.
Suo fratello è un uomo eccezionale.
Davvero.
Voglia di riscatto, forza di volontà.
Poi non si ferma mai, mille cose.
Mi ha raccontato del progetto
di ricostruire la rete fognaria in Botswana.
Poi ogni domenica
andare a raccogliere i croccantini di pollo per i cani abbandonati.
- È una bella persona. - Eh.
- Punto. - Sì.
Non vorrei che si fosse offeso, gli ho presentato mia sorella.
Gianni non è il tipo che si offende se qualcuno gli presenta la sorella.
È che è disabile.
Anche lei è disabile, quindi...
- Magari... - Ah.
Ho pensato "chi si assomiglia si piglia". È una cavolata, però...
Ma poi...
Esattamente a lui com'è successo ?
- È successo... - Incidente stradale ? O non so...
Sì.
- È para ? - Para...
- Plegico. - Plegico.
Sì, ma leggero, poco poco.
Un bonifico, no ?
È dal '96 che non faccio un assegno.
- A chi intesto ? - Riposa in pace Srl.
- La mia quota la pago io. - Che paghi tu ? Lascia perdere.
Certo, potevano fare la fattura.
Gli avevo dato pure la causale credibile. Doccia emozionale.
Tieni.
Almeno ti piace il marmo che ho scelto ?
- Ho preso quello rosa che piaceva a mamma. - È una tomba.
Piuttosto, si sbrigassero a finirla, con quello che costa,
nemmeno mi scarico niente.
Quindi c'è stato un miracolo.
Non sei più sulla sedia a rotelle, cammini.
Stamattina che fai ?
Ti dedichi alla raccolta dei croccantini di pollo
o controlli le fognature in Botswana ?
A forza di dire stronzate, sei arrivato a 50 anni.
No, 49, e ho tutti i capelli in testa. Pensa la natura quant'è cattiva a volte.
- Attenta ! - Oh !
(Donna, segreteria) Servizio di segreteria telefonica.
Dopo il segnale acustico, registri il suo messaggio.
(SEGNALE ACUSTICO)
Ciao, Chiara, sono Gianni. Ti ricordi ?
Senti, stavo pensando, ti va di uscire sabato ?
Ci andiamo a fare due passi ?
Andiamo a fare un giro.
Ci andiamo a bere una cosa, ci sediamo da qualche parte.
Vabbè, noi stiamo già seduti.
Vabbè, mi fai sapere se ti va.
Ciao, ciao.
Che cazzo, non si può dire niente. Poi dicono che uno si impiccia.
È difficile.
Buongiorno.
Che schifo.
Le ricordo che domani ha un appuntamento con i board del centro sud alle 14.
Io le ricordo che abbiamo comprato questo apposta per comunicazioni del genere.
- Lo usi. - Sì, vabbè.
- C'è una persona per lei. - Non avevo appuntamenti in agenda oggi.
- Non posso cacciarla. - Perché non la può cacciare ?
- Ha un handicap, pare brutto, no ? - (Chiara) Non si preoccupi.
(Chiara) È solo per un saluto. Si può ?
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Grazie.
Ho ricevuto il tuo messaggio.
Purtroppo sabato non ci sono.
Però oggi ho un torneo di tennis qui vicino, quindi mi sono detta:
"Perché non passare a salutarlo ?"
Ho digitato "High Speed" e ti ho trovato.
- Perché ti hanno messo sulla scrivania ? - No, ehm...
- È che... - Ti vergogni.
Qui in ufficio, con i clienti.
Lo capisco.
Nemmeno io sopporto quello sguardo di compassione,
quando fanno finta che tra noi e loro non ci siano differenze.
Ci sono, noi non siamo uguali. Non lo siamo più.
Però la sedia è la nostra migliore amica e di questo non ci dobbiamo vergognare.
- Può venire di là ? - No, dica.
- No, venga lei un attimo. - No.
- Venga lei. - No, lei.
- Luciana, per favore. - Vabbè, come vuole.
Comunque, io vado. Come ti dicevo, ho questo torneo.
- Perché non passi ? Dopo ci beviamo una cosa. - Dimmi a che ora.
Alle 19 al Centro Sportivo Colombo, lo conosci ?
Sì, certo. Abbiamo anche provato a sponsorizzarlo.
Era un'iniziativa importante. Noi siamo molto attivi nel sociale.
Davvero ?
No, questo lascialo perdere, è una cosa vecchia.
Poi oggi gli atleti disabili sono un emblema per i giovani.
Poi, nella mia condizione...
Scusi, ma non posso aspettare. Mi serve una risposta per la colonscopia.
Gliel'hanno spostata.
Gliela fanno sempre nell'ano, ma hanno spostato il giorno.
- Può andare bene giovedì ? - Va bene, Luciana, grazie.
Io vado, ti lascio ai tuoi problemini interni.
- No, va fatto, va fatto. - Ciao.
Chiara ?
Due cose.
La prima è che cominciano a piacermi gli appuntamenti al buio.
E la seconda ?
Sei molto "gnocca" in tuta.
A dopo.
- Lucy ! - Sì, pronto ?
- Mi serve una sedia a rotelle. - A rotelle ? In che senso ?
A rotelle, con le ruote.
- Per le 18:30. - Dove la trovo ?
Avrà un amico handicappato, una vecchia. La rubi.
Che figlio di puttana.
- Sollevi il dito dal pulsante, la sento. - Lo odio questo citofono, lo odio.
(Uomo) Benvenuti alla finale nazionale del circuito Lab 3.11.
Fanno il loro ingresso in campo
Chiara Vitale, numero cinque nel ranking nazionale,
e Giulia Capocci, numero uno nel ranking nazionale.
- (Uomo) Brava ! - (Uomo 2) Bene, bene !
- (Donna) Brava ! - (Uomo) Dai, Giulia !
(Donna) Dai !
(Donna) Grande ! Sì !
- (Uomo) Brava ! - (Donna) Sì, brava !
- (Uomo) Brava ! - (Donna) Sì, forza ! Dai !
(Uomo) Brava !
- (Donna) Sì ! - (Donna 2) Brava !
Tutta scassata, tutta rotta ! Maledetta Lucy !
Con tutti i soldi che le do, poteva comprarmela nuova.
(Allenatore) Hai giocato benissimo, Chiara.
(Chiara) Non lo so, potevo spingere di più col servizio.
(Allenatore) Sei stata brava.
Gianni.
- Gianni ! - Ciao.
- Ciao. - Beh...
Sei stata pazzesca.
Ma mi sembrava una partita vera, bravissima.
Grazie.
Sei seduto sulla mia sedia.
Oddio, scusa.
Il grado di inciviltà che c'è in questa città.
- Ho messo la ruota... - Sulla cacca.
- Eh, gli escrementi. - Grande classico la cacca. - Eh.
L'ho mandata a lavare e nel frattempo sono venuto...
- Tienila. - Non sapevo che fosse...
- Domani passo a prenderla in ufficio. - No, in ufficio no.
Te la faccio portare da Luciana, così impara.
Senti, ma...
Ce la beviamo una cosa io e te ?
Volentieri.
Sono con dei miei amici.
La vostra federazione come funziona ?
Cioè, quelli sulla sedia a rotelle
possono gareggiare contro quelli con le gambe in carbonio, per esempio ?
Chi decide chi gioca contro chi ?
Quelli sulla sedia a rotelle giocano solo con quelli sulla sedia a rotelle ?
Quelli senza un braccio giocano con quelli senza un braccio ?
- O si possono mischiare ? - Abbiamo capito.
Io faccio pallacanestro. Tu non fai sport ?
- Io no. - Male, malissimo. Io faccio teatro.
- Ah. - Fa bene al morale. Io gioco a pallavolo.
- Il tuo corpo deve sentire che lo ami. - Io vado a sciare.
Non hai il diritto di metterlo da parte. Io frequento recitazione, canto e danza.
- Te ne vergogni ? - Fregatene della gente.
Devi accettarti per quello che sei. Io gioco a calcio, pensa.
(CAMPANELLO)
- Salve. - Salve.
- Sono Luciana, l'assistente... - Di Gianni. - Sì.
- Si accomodi. - Grazie.
- Prego. - Grazie.
- (Chiara) La metta qui. - Qui ? - Sì, grazie.
Gianni la ringrazia molto per la sedia e questi sono per lei.
Bellissimi.
Ha detto di dirle che ha fatto una bellissima partita.
- Si sieda. - Sì.
Ha recuperato la sua carrozzina, perché lui è disabile.
- Ha detto, dice. - Sì.
Vabbè.
Lei è bellissima.
- Anche questo gliel'ha detto Gianni di dirlo ? - No, questo lo penso io.
Sono sicura che lui è d'accordo con me,
anche perché le belle donne gli piacciono molto.
- Le corteggia tutte. - Lei ha mai ceduto ?
- Io ? Che è matta ? No, no. - Perché è sulla sedia a rotelle ?
- Chi ? - Gianni.
Ah, sì.
Cioè, no.
- Non è per quello, no. - Però poteva essere.
Insomma, è un bell'uomo, con una buona posizione.
Lei potrebbe avere una possibilità.
- Perché siamo tutti e due sulla sedia a rotelle ? - No, non è per quello.
Perché si vede, lei è una donna forte.
Ottimista.
In amore serve, no ?
Per una donna come lei,
l'ottimismo è che l'amore duri il più a lungo possibile.
Per me, che arrivi.
Eccola.
Lucy, ho bisogno di un biglietto
per il concerto del 12 al Teatro "Regìo" di Torino.
Regio.
Vabbè, balconata, poltronissima... Il posto migliore.
- Ci pensi lei. - Un concerto di musica classica lei ?
Perché ? No ?
Gli ultimi biglietti che ha chiesto erano per la reunion dei Righeira.
Abbiamo finito, Lucy. Grazie.
Quello che sta facendo non si fa, dottore. Quella donna non è stupida.
- Le faccio una sorpresa. - Ah, sì ? - Eh.
Allora al concerto ci vada in piedi, no ?
Le faccia la sorpresa con le sue belle gambotte tornite.
(Gianni) Beh, 100 euro.
Io ti do 100 euro, due ore e te la riporto.
- Bene, 100 euro, tutto a posto. - No, 300.
Dai, 150, che mi stai simpatico.
- No, 300. - Sai dire solo 300 ?
Allora, 200. Di' 200. Due... Due... Duecento.
- No, 300. - "Tacci tua", 300 ?
Dai, 300 euro.
- Come si chiama il signore ? - Prospero.
- Prospero ! - Mmh ?
Ce la facciamo una sgambata ?
- Sì. - (Gianni) Dammi una mano. Alzalo.
Prendi Prospero. Attento, non farlo cadere.
Un attimo. Ecco, Prospero. Stia, stia, stia.
Eccolo là.
- Prospero ! Tutta vita ! - Sì.
Ci vediamo fra un paio di ore. Come funziona questa ?
Di qua.
Anvedi !
Prospero, fatti pagare da bere.
Scusi.
Signora, me lo presterebbe ? Grazie.
Chiara, bravissima, Sei stata fenomenale, te lo assicuro.
- (Chiara) Bravi voi. - Complimenti.
(Uomo) Bel concerto.
- (Donna) Un suono stupendo. - (Donna 2) Brava.
- Andiamo a mangiare in trattoria, ci raggiungi ? - Arrivo.
- Ciao. - A dopo.
- Che ci fai qua ? - Passavo per caso.
Ho digitato "concerti Torino" ed eccomi qua.
- Pazzesco il concerto, bravissima. - Grazie.
- Vuoi venire con noi ? - No.
Stasera tu sei a cena con me,
in un ristorante alla tua altezza.
In trattoria ci andiamo un'altra volta.
Va bene.
È nuova questa ?
No, è di Prospero. È un mio vecchio collega.
- Buonasera. - Grazie.
Buonasera.
Chiara, io ti devo dire una cosa.
Io sono un bugiardo.
Io non sono...
Non sono venuto qua per caso.
Sono venuto per vedere te.
Non si dicono le bugie.
- Signora, mi permette ? - Sì.
- A voi, buon appetito. - (insieme) Grazie.
Brindiamo.
Ce l'ho, ce l'ho.
Alle bugie.
- Chiedo scusa. - Faccia attenzione.
Non lo diresti, ma come la tocchi, sgasa.
È proprio...
- Scusi, un attimo. - (in tedesco) Stia attento !
Attento, frena !
Sono desolato, scusi.
Una cosa di te l'ho capita.
Sei instabile.
- Cambi sedia ogni tre giorni. - Tu sei bellissima.
- Grazie. - Con queste spalle scoperte.
Ho anche un culo niente male,
solo che non lo vede mai nessuno.
- Quando parti ? - Domani. - Che volo ?
- Sono qui in pullman. - Quanto ci avete messo ? - Sette ore.
Sette ore seduto ? Non potrei mai !
Questa era la canzone preferita di mia madre.
Alessia mi ha detto che tua mamma è scomparsa da poco.
- Mi dispiace. - Sì, non ti preoccupare.
Non avevamo un bel rapporto, non ci vedevamo da anni.
Come mai ?
Quando i miei si sono divisi,
io e mio fratello abbiamo dovuto decidere da che parte stare.
Tu chi hai scelto ?
Me.
Così per mia madre sono diventato un nemico,
per mio padre un vigliacco e per mio fratello un coglione.
Perché siano finiti a parlare di queste cose tristi ?
- Mi piaceva l'argomento precedente. - Quale ?
Il tuo culo.
(CLACSON) Gianni.
È per chiamare il cameriere.
- Nella nostra condizione non è facile. - (Uomo) Non capivo cos'era, faccia pure.
Aspetta.
- Dalle a me. - Grazie.
Mi piace togliermi le scarpe,
perché mi sembra di aver ballato tutta la notte.
Vedi che a volte è utile essere instabili ?
- Eh, sì. - Denigravi tanto questa mia sediolina.
- (Chiara) Eccoci qua. - Attenzione.
- (Gianni) È questo ? - Sì.
Grazie del passaggio.
Eccoci qua.
Ci beviamo un ultimo bicchiere su da te ?
Sì, va bene.
(SEGNALE ACUSTICO)
Grazie.
- Buonasera. - Buongiorno.
Ha ragione, in effetti è giorno.
Vado avanti io, ok ?
- La stanza ? - Quinto piano, 508.
Ok, 508.
- Ci siamo incastrati. - Sì, scusa.
Scusami.
Scusami, ma domani mattina
devo partire presto.
- Sicura ? - Sì.
Sicura sicura ?
- Buonanotte. - Grazie.
Ah.
Grazie.
- (Gianni) Ciao. - Ciao.
Buongiorno.
- Piacere, Roberto. - Piacere.
A che km state ?
- Secondo o terzo. - Ancora al secondo km ?
- A che ora vi siete alzate ? - Tardi, sono stata a letto.
Sei stata a letto ? Ti piace tanto stare a letto ?
- Ma tecnicamente... - Eh.
Comunque a un handicappato gli si può...
- Sì, tecnicamente si può avere un'erezione. - Vedi ?
Più che altro è un riflesso.
Non capisco di che ti preoccupi, visto che sei un finto paraplegico.
- Se... - Chiediti che cosa prova lei.
Può essere più interessante.
Lei che prova ?
- Le possibilità sono infinite. - Infinite ?
Dipende dal livello di lesione midollare.
- Come sai tutte queste cose ? - Perché ti conosco.
Sapevo che prima o poi avremmo avuto questa conversazione.
- Perché tu mi vuoi bene. - È quello il guaio.
- Posso darti un consiglio ? - Dammi il consiglio.
Questa scommessa è una cazzata. Lascia perdere.
- Perché ? - Perché sì.
- Perché hai 49 anni. - No !
Lo vedi che "dalle e dalle"... Quanti anni ho io ?
Ne hai 49.
(VIBRAZIONE CELLULARE)
- Gianni. - Ciao, Chiara.
Ciao. Dimmi.
Niente, volevo sentirti. Ti disturbo ?
No, mi stavo facendo un piatto di pasta.
A proposito, ti andrebbe di cenare insieme una sera di queste ?
Sì, volentieri.
- Tipo domani ? - Perfetto.
- Ti mando il mio indirizzo ? - Sì, sì.
- Grazie, a domani. - A domani.
- Ciao. - Ciao.
Ciao, Roberto.
- Sono in ritardo ? - Un po'.
- Devo trovare il modo di farmi perdonare. - Direi di sì.
Allora questa cena ?
- Eh ? - Contenta ?
- Sì. - Sì, ma, però.
Senza "ma" e senza "però".
È che mi guarda come si guarda una donna.
Non mi succedeva da tempo.
Bravo, Gianni.
Quindi ti piace ?
- Sì. - Perché non gliel'hai data ?
Non lo so.
Poverino, poverino.
Ti piace, ti piace. Fidati, ti conosco.
Mi piace perché mi fa sentire...
intera.
- Comunque sono un genio. - Perché ?
- Ammettilo, ho avuto occhio. - Vedremo. Piano.
- Sto rosicando. - Perché ?
Sono tanto brava a trovare i fidanzati per le altre, ma per me...
Niente, proprio.
(CAMPANELLO)
Ciao.
Ciao.
- Vieni, entra. - Grazie.
- Ti ho portato questo. - Grazie, non ti dovevi disturbare.
- Bollicine, ottimo ! - Wow !
Che casa bellissima !
- Ti piace ? - Sì.
Vai, entra pure.
(Chiara) È bellissima.
Sai quando lasci fare agli architetti, non hai...
Non brindiamo ?
Seguimi.
Vieni con me.
Ne parliamo ?
- Di che ? - Di questo.
Di quello che ci è capitato.
Dai, comincia tu.
Niente, io ho avuto un incidente.
Superman !
Hai presente Christopher Reeve ? Da cavallo, come...
- No. - Sì, sì.
Tu sei stato fortunato, lui era bloccato fino a qui.
Io sono caduto da un cavallo basso.
Era mezzo pony.
Un mulo.
Però, nonostante questo...
- È bello che fai dell'ironia su questo. - Che devi fare ?
Mi piace.
A me non lo chiedi ?
- Se non vuoi parlarne... - Io voglio dirtelo.
Tu mi hai raccontato la tua storia e io voglio raccontarti la mia.
Ho bruciato una precedenza a un incrocio.
La macchina si è ribaltata quattro volte.
L'altro di fronte a me si è rotto la clavicola
e io ho perso le mie gambe.
Pensa che il violino sul sedile accanto a me non si è fatto niente.
È incredibile, no ?
(CANZONE: "FOLLOWING THE RIVER FLOW" DI BEWIDER)
Sei stata bene ?
Sì.
Molto.
Qui.
E tu ?
Anch'io.
Beh...
Qui.
Monumento nazionale !
Pure la foto ! Sei un genio ! Un genio !
- Come hai fatto ? - Come ho fatto ? Dai.
- Non sembra neanche handicappata. - Non è che ci stai fregando ?
- No. - Ma com'è...
- Non farmi essere volgare. - Com'è andata ?
(VIBRAZIONE CELLULARE)
Com'è andata ? Bene. Come dev'essere andata ?
(RUMORE DI VETRI INFRANTI)
- Che hai fatto ? - Scusa, oggi mi cade tutto dalle mani.
Sono proprio una handicappata.
Che ti sei incazzato ? Guarda che te lo ricompro.
Vestiti.
Sì, mi dica.
Luciana, mi chiama la ragazza...
Quella dell'8x1000, quella nuova.
- Giulia ? - Giulia.
Non lavora più qui, l'ha licenziata.
- Io ? - Sì.
Davanti a tutti, in riunione.
Non si può più dire un cazzo qua dentro ? Luciana, mi meraviglio di lei.
Un po' di ironia ! Avete perso l'umorismo. Me la richiami, per favore.
Pure ?
Come sta Chiara, la violinista ?
Non lo so, non l'ho più sentita.
- Gliel'ha detto che non è handicappato ? - Disabile.
No, non ho avuto il tempo.
Oggi la giornata è leggera, magari cinque minuti li trova.
Che fa ? Scappa ?
Scappa, dottore ?
(CANZONE DALLE CUFFIE: "GIVE IT UP" DI ROSS FRASER)
(VIBRAZIONE CELLULARE)
- Ciao. - Ciao.
Bello sentirti.
Scusa, sono stato fuori per lavoro.
Anch'io sono stata impegnata con le prove.
- Come sono andate ? - Bene, bene.
- È strano, sembra che tu sia in piedi. - Io ?
No.
- Perché dici così ? - No, sembrava stessi camminando.
No, figurati. Sto seduto sulla mia sedia.
Magari.
Senti, ti ho chiamato perché...
Vorrei vederti, devo dirti una cosa.
(CAMPANELLO)
Ciao.
- Ciao. - Vieni, entra.
Accomodati.
Sono di là, finisco di cambiare una diteggiatura.
Vieni.
Eccomi.
Sono tutta tua.
Vedo che hai imparato.
Mi hai pensato in questi giorni ?
Molto.
Che cosa mi volevi dire ?
Anche tua nonna suona ?
Sì.
Praticamente è colpa sua.
Quando ero piccola, mi portava sempre con lei nella buca dell'orchestra.
- È la mia migliore amica. - È molto tosta di carattere.
Pensa che quando il mio fidanzato mi ha lasciato,
lei gli ha spaccato tutti i vetri della macchina.
- Ben 3000 euro di danni. - Ecco.
Brava nonna ! Hai capito ?
- Quando ti ha lasciato ? - Dopo l'incidente.
- Che stronzo ! - Invece no.
È normale, era cambiato tutto tra noi.
Però stava con un'altra e non me lo aveva detto.
Quello mi ha ferito, il fatto che mi abbia mentito.
Io non sopporto una cosa.
Le persone che dicono le bugie.
Andiamo di là.
Porco...
Venga messo agli atti che io mi sono opposta a questa cena.
Ha minacciato di licenziarmi, è arrivato a questo.
- Esagerata. - No, sarà molto imbarazzante, molto.
Voleva conoscere i miei amici. Chi le presentavo ? Dai.
- Poi voi siete gli unici al corrente della cosa. - Sai che culo !
- Che c'è ? - Chi me lo ha fatto fare ?
Sono giovane, ho un bel fisico, ho ancora tutti i capelli in testa.
- Forse sei innamorato. - Smettila.
Guarda che può succedere, Gianni, anche a te,
Ridi.
Comunque, glielo dico.
Trovo il modo giusto, il tempo giusto, e glielo dico.
Io ti avverto: o lo fai tu o lo faccio io.
Se non lo fa lui, lo faccio io.
- Buonasera. - (Uomo) # Se ci sto bene... #
- Ma cantano ? - Sembra di sì.
Prego, di qua. Serve aiuto ?
- (insieme) No, grazie. - (Mauro) Chiara.
- (Gianni) Eccola. - # Sarà perché ti amo #
- Ci sono i tuoi amici. - Grazie, Mauretto.
- Ciao. - Ciao.
- Ciao. - Ciao.
- Lui è Dario. - Chiara. - Piacere.
- Ciao. - Luciana già la conosci.
- Ci conosciamo. Ciao. - Ciao.
# Il mondo è matto perché... #
(Gianni) Una mano, per favore. Grazie.
- Grazie. - (Dario) Ecco.
- Il karaoke, eh ? - Sì.
(APPLAUSO) Grazie, ciao.
Scusate, ma io impazzisco per il karaoke.
- Ma dai. - Dove vai ?
(MUSICA)
# I made it through the wilderness
- # Somehow I made it through # - È brava.
Sì, lo so.
# But you made me feel
# Yeah, you made me feel
# Shiny and new
# Uh ! Like a virgin #
Uh !
# Touched for the very first time
# Like a virgin
# When your heart beats
# Next to mine
# Gonna give you all my love, boy
# My fear is fading fast
# Been saving it all for you
# 'Cause only love can last
- # Oh, babe # - "Babe" ?
Sì.
# Can you hear my heart beat #
- Brava ! - Brava !
Uh ! Uh !
- Brava ! - Uh !
(Luciana) Uh !
Questo tuo lato nascosto non lo conoscevo.
Non sono l'unica ad averne uno, mi pare, no ?
(DARIO SI SCHIARISCHE LA VOCE)
Chiara.
- Dovrei dirti una cosa. - Oddio, la soia ! Oddio, la soia.
- Ti aiuto. - No, no.
- Non si pulisce più. - Va bene. - Dario.
- Sì. - Mi accompagni in bagno ? - Sì.
- È meglio. - Scusa, ma questa...
Oh, piano, piano.
- Piano, vai piano. - Bravo.
- La conosco, lei non è pronta. - Sì.
Se glielo dico adesso, lei non lo accetterà.
- Non lo accetta comunque. - La conosco meglio io o tu ?
- Come no. Ti stai comportando come un dodicenne. - D'accordo.
Hai ragione tu.
Oh !
Ci ribecchiamo, eh ?
Se avete bisogno di una mano, ho mio nonno sulla carrozzella.
- Sono bravo, so fare tutto. - Grazie, ci penso io. - Sicuri ?
Sì, grazie.
- Ciao. - Ciao.
- Sono per te. - Per me ?
Grazie. Vieni.
- Eccolo. - Eccola.
Come stai, Alessia ?
- (Uomo) Oh ! - Sì, picchio un disabile, va bene ?
- Mi piace, che devo fare ? Mi rilassa. - È tutto a posto.
- È tutto a posto. - Ascoltami bene, mercante di scarpe.
Ora vai da mia sorella e le dici la verità.
Le dici che cammini, che ci hai preso in giro e ti dispiace.
Soprattutto, le dici che sei una merda.
Hai 48 ore.
Alessia.
- (Uomo) Oh ! Oh ! - Alessia.
Alessia, io ci ho provato. Ci ho provato, te lo giuro.
Non è facile.
In 48 ore...
Forse potresti parlarci tu.
Sei sicuramente più brava di me e riusciresti a trovare le parole adatte.
Sai una cosa ?
Il vero handicappato sei tu.
# L'ho detto mille volte che tutto può succedere
# E arrivi tu
# In cambio mi chiedi
# Una notte speciale
# Cercavo un mare calmo e ho trovato te
# Col vento così forte
# Non dirmi buonanotte
# Soltanto per stasera
# Amore e capoeira
# Cachaca e luna piena #
Comunque, secondo me, tu non la ami. Tu hai pietà.
Se non fosse stata su una sedia a rotelle, non l'avresti guardata.
No, papà. La pietà non c'entra niente.
Lei è molto più coraggiosa di me, è molto più forte.
- Sono io che mi sento una merda. - No, tu sei una merda.
- Grazie, papà, è sempre bello vederti. - Dille la verità, no ?
Se le dico la verità io la...
La perdo, no ?
Pensaci bene, Gianni.
Tu saresti capace di stare con una sola donna per tutta la vita ?
Hai ragione.
- Siamo uguali io e te, vero ? - No, noi non siamo uguali.
Tu sei un uomo con tante donne, io sono un vecchio.
Con tante donne.
Quindi sono un vecchio solo.
Perdere tua madre è stata la stronzata più grossa della mia vita.
Allora perché non sei venuto al funerale ?
(Donna) Scusate un attimo l'interruzione.
Dobbiamo chiudere le adesioni per la gita a Lourdes di sabato.
Don Paolo ci chiede i nomi dei partecipanti.
Chi vuole aderire, da questa parte, per favore.
Lascialo. Lo posso dire ? Sento che non è giusto per te.
Poi, comunque, non hai bisogno di lui.
- Io... - Io non ho bisogno di nessuno.
- Ovvio, però alla fine... - Lui.
Gianni.
Bene, tu ?
Ma quando ?
Domani ? In pullman ?
Non lo so, ci devo pensare.
Ho capito, per te è importante.
Va bene.
Sì, sì, ho detto sì.
- A domani, ciao. - Beh ?
- Vuole andare a Lourdes. - A Lourdes ?
Signorina ?
- La taglia va bene ? - Sì, ma vorrei provarla in un altro colore.
- Glielo porto. - Grazie.
Non capisco che cosa pensa di trovare a Lourdes.
- Un miracolo. - Un miracolo ?
Alessia.
Gianni cammina.
Come te, come lei, come tutti voi.
Non è mai stato un disabile.
- Ma... - Non fare quella faccia, tu lo sai.
Ti conosco troppo bene.
Quando fai quella faccia,
o ne hai combinata una delle tue o ti senti in colpa.
- Come lo sai che non è disabile ? - Perché io sono disabile.
Ma ho deciso di fare finta di niente, di non dire niente,
per regalarmi un momento di felicità in cambio di una bugia.
È bello sentirsi amati, o almeno crederci.
I momenti belli te li devi prendere. La vita è una.
Come colore abbiamo solo questo, lo vuole provare ?
- Prego. - A me sembra una follia, sinceramente.
(Chiara) Ti ricordo che me lo hai presentato tu.
- Eh. - Un regalo non si rifiuta mai.
- Meglio, no ? - Da quanto lo sai ?
Abbastanza da averci fatto l'abitudine.
- Perché non me l'hai detto ? - Perché mi avresti fermata.
Io lo so che è una follia,
ma volevo vedere fino a che punto arrivava.
Non ci potevo credere.
La cosa peggiore è quando finisce.
Quando non puoi più fare finta di crederci.
- Che cosa farai quando te lo dirà ? - Che devo fare ?
Gli dirò addio.
(DONNA PIANGE)
Scusate, è una storia tristissima.
Scusate.
(in coro) # Gesù che sta passando proprio qui
# Gesù che sta passando proprio qui
# E quando passa, tutto si trasforma
# Via la tristezza, viene l'allegria
# E quando passa, tutto si trasforma
# Viene l'allegria nel mio cuore e nel tuo cuor
# E quando passa, tutto si trasforma #
Adesso da Tolosa a Lourdes quanto ci vuole ?
Che cosa ?
Quanto ci vuole da Tolosa a Lourdes ancora ?
- Un'ora e mezza, credo. - Sorella, basta con questo tamburello !
# Viene l'allegria nel mio cuore e nel tuo cuor #
Chi è che regna ?
(in coro) Gesù regna !
(Prete) Chi è che ama ?
(in coro) Gesù ama !
- # Gesù che sta passando proprio qui # - Basta, io me ne vado.
Suora, stavolta glielo do in testa ! Basta, per cortesia !
E uno, due e tre. Quando è troppo, è troppo.
# E quando passa, tutto si trasforma
# Viene l'allegria nel mio cuore e nel tuo cuor #
(DONNE CANTANO IL ROSARIO)
- Che facciamo adesso ? - Ehm...
- Chiediamo a qualcuno. - Vanno tutti di là, seguiamo il flusso.
- Chiediamo. - Sì.
- Chiediamo. - Sì, chiediamo qua, in questo negozio.
- A questo signore ? - Sì.
- "Bonjour, senor, perdon". - Salve.
Olé.
La "maison del miracl", qual è ?
- (con accento francese) Italiani ? - Da cosa l'ha capito ?
Sulla piazza principale troverete un punto di raccolta.
Lì c'è Don Walter, lui è italiano.
- (Dario) "Merci". - (Gianni) "Au revoir".
- (Uomo) "Au revoir". - Grazie.
- "Belle boutique". - "Merci".
- (Don Walter) Benvenuti. - (insieme) Grazie.
A Lourdes la semplicità della preghiera
crea un'esigenza di comunione fraterna.
Qui le diversità vengono abbattute.
Qui ci si può abbandonare allo sguardo amorevole della Madonna,
a cui chiedere conforto.
Tu, seguimi.
- Io ? - Sì, sì. Tu.
Tu.
Infermiera, resti fuori.
Infermiera ci sarai.
Se ti alzi adesso da quella sedia, menti due volte.
Tu non sei paralizzato.
Da Lourdes si torna a casa con una foto della grotta,
un santino di Santa Bernadette, un flacone di acqua benedetta,
ma raramente con le proprie gambe, almeno da quando ci sono io.
Forse porto sfortuna.
Credo che la cosa importante per le persone che vengono qui
sia che ci vengono con la fede.
Se ne vanno
e hanno un desiderio.
Tornare qui a credere.
Non spegnere quella fiammella nei cuori di ognuno di loro.
Non fare un gesto che potrebbe deluderli o far loro del male.
Adesso ti lascio seguire la tua coscienza.
Sappi che se ti alzi da quella sedia, ti faremo delle foto, dei selfie.
Come ti ho detto,
qui i miracoli accadono raramente.
Lei come ha fatto a capire che io non sono un disabile ?
Perché io i disabili li conosco.
Quelli veri.
Tu con quelle scarpe ci cammini.
(Don Walter) Gerome.
Me ne dia un tiro.
Era mia.
Ti aspetto sul pullman.
(CLACSON)
Gianni.
Gianni...
Cammini.
È un miracolo.
È un miracolo ! Cammina !
Dai, fammi vedere come cammini, Gianni.
Gianni.
(CANZONE: "STREETS OF LOVE" DEI ROLLING STONES)
Mi dai un passaggio ?
Grande ! "Merci".
Oh, Fabio, ma gli altri che fine hanno fatto ?
- (Uomo) Oh ! Fermo ! - Oh !
(Gianni) Oh ! Oh !
Ciao, ma'.
No.
Niente, mi sa che ho combinato un casino dei miei.
Ho conosciuto questa ragazza.
No, è una donna.
È una donna, bella, bella.
Fa un sacco di cose.
Lei gioca a tennis, suona pure il violino.
Innamorato, non lo so.
Mi piace.
Niente, che...
Mi avrebbe fatto piacere presentartela.
Ho perso un sacco di tempo con te.
Scusa, mamma.
Ha finito ?
- Scusi, sì, sì. - Grazie.
- Facevo due chiacchiere con mamma. - Sì, sì.
Me la tiene lei un attimo la signora, per favore ?
Grazie.
- Ci vuole molto ? - No, due minuti.
Due minuti.
Sono tutti di là che la aspettano.
Cosa ?
- La presentazione, di là, in sala riunioni. - Ah.
- Sì. - Ha visto l'e-mail ?
Aspetti, non vada via. Venga.
Lo apra.
No, non l'ha vista l'e-mail.
È un karaoke, è fico.
C'è una playlist anni '80, dentro c'è anche "Like a virgin".
- Era per dirle grazie. - Io me ne vado.
Era questa l'e-mail.
Ho mandato le mie dimissioni in copia a lei e all'ufficio del personale.
Non è come dice lei.
Al traguardo non si arriva mai da soli.
Abbiamo avuto una crescita dello 0,2%.
Essendo un dato invernale, non mi sembra male.
Faccio i complimenti a tutti.
Abbiamo lavorato alla nuova campagna, che vi faccio vedere.
Anzi, Giulia...
Vieni tu.
Ti facevo più alto.
- Non mi risponde più al telefono. - Perché è una donna intelligente.
Lo sa come sono quelli come voi.
Vi rompe i coglioni avere in giro malati, disabili.
Voi siete tutti belli in forma, giovani.
Io ho 50 anni. Non mi sono mai sentito così vecchio.
Ah, sì ? Ma per favore !
Non è l'età, prima pensavo di sì.
- Ho fatto pure la colonscopia. - Prego, i dettagli no.
Che mi doveva succedere a 50 anni ?
Che mi cadevano i capelli, che non mi si rizzava...
Cioè, che non avevo più il vigore di una volta,
che mi veniva la "panza".
Però questo lo sapevo, ero pronto.
La palestra, il trapianto.
Il Viagra, ogni tanto, no ?
Questo...
Io a questo non ero pronto, perché non...
Non dormo più.
Dove sta ?
Che fa ? Con chi sta ?
Io la voglio prendere, la voglio portare via,
la voglio stringere tra le braccia, la voglio far ballare tuta la notte,
perché una così non ce l'ho mai avuta.
Cazzo !
Adesso te ne devi andare.
Ha ragione, chiedo scusa. Se vuole, pulisco.
Di corsa, ora.
- Non dovevo venire a disturbarla. - Non hai capito.
Ci vuole molta pazienza con te, ne hanno avuta troppa, io non ne ho.
Devi andare adesso.
Statale 675, lo svincolo di Orte. Devi correre.
Suonano stasera al Teatro Menotti, a Spoleto.
Se ti dai una mossa, li becchi all'altezza di Narni Scalo.
Grazie.
Se la fai soffrire,
quelle gambette te le stacco proprio.
Così ci finisci davvero in carrozzella.
Scusa.
Io lo so quello che sono.
Mi puoi chiamare disabile, diversamente abile,
persona con ridotta mobilità degli arti inferiori,
oppure handicappata.
Ma so che non ho bisogno di nessuno.
Soprattutto non ho bisogno di una persona come te.
Andiamo ?
- Ti prego, scusami. - Andiamo.
(BATTITO CARDIACO ACCELERATO)
Che ci fai qua ?
Niente, passavo di qui.
Ho digitato "percorsi runner Roma".
Ed eccomi qua.
Non vorrai mica mollare così ?
Dai.
Eh.
- Olé ! - (insieme) Olé !
Auguri !
- Auguri, vecchio ! - Senti chi parla !
- (insieme) Discorso ! - No !
Che palle, il discorso ! Balliamo.
(Antonio) Balliamo !
(Luciana) Vai, balliamo.
(CANZONE: "YOU MAKE ME FEEL FINE" DI SARAOMUSIC)
(CANZONE: "STREETS OF LOVE" DEI ROLLING STONES)
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