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[donna in spagnolo] Ti do dell'acqua. Ti sei scottato al sole.
Vieni qui. Sei stanco?
Vieni, siediti. Ti do dell'acqua.
Certo che sì, tesoro. Vediamo...
Momo? Cosa ci fai qui?
Momo?
Aspetta!
[donna grida] Dove vai? Momo!
[donna grida] Momo! Fermati!
- [porta che sbatte] - Momo!
Momo, apri questa porta! Apri!
[Momo] Dicono che tutto è scritto e non si può cambiare niente.
[donna grida] Apri!
Ma io voglio cambiare tutto.
Voglio ritornare all'inizio, quando niente era scritto.
[musica ritmata con percussioni]
[brusio indistinto]
- Possiamo andare a vedere di là ? - [donna] Sì, ma non allontanarti.
[musica con percussioni continua]
[brusio indistinto]
- [donna sussulta] - [grida tra la folla]
- [ragazzo] Si è fatta male? - Quel disgraziato.
[verso di gabbiani]
[brusio indistinto]
- [ragazzo] Ci vediamo sempre là . A dopo. - Mamma mia, che bella!
- È nuova? - Queste mani!
- Che vuoi? - Cerco Ruspa.
- Perché? - Un affare per lui.
- Un affare... - Sì, un affare!
Guarda! Questi valgono. È antiquato.
Questa è merda.
Vai a giocare alla PlayStation.
[Momo grida] Ruspa!
- Non c'è, ti ho detto. - [Momo] Fatti i cazzi tuoi.
- Vuoi veder Nala arrabbiato? - [Momo] Fammi passare.
- [Nala] Quando dico di no è no. - [tonfo]
Vai, bambino del cazzo.
[parla in lingua straniera]
[Nala] Vai! No, la moto!
[Nala] Brutto cane di... Stronzo!
[Momo] Ho dodici anni. Mi chiamo Mohamed, ma tutti mi chiamano Momo.
Sono orfano.
Da piccolo, i servizi sociali mi hanno affidato al dott. Coen.
Aveva lo studio in casa, sempre pieno di gente.
Secondo lui, dovevo comportarmi come gli altri.
E stare attento a non finire male.
Io non volevo essere un ragazzo come gli altri.
[dott. Coen] Momo, dove sei stato? Ti ho cercato dappertutto.
- [ansima] - E quelli che sono?
- Li ho vinti. - Ah!
Giornata fortunata, hai vinto anche questo. [ridacchia]
Sono caduto in bici.
Te lo chiedo per l'ultima volta. Di chi sono?
Boh!
In casa mia non ci può stare roba rubata.
Se non ti torna la memoria...
sarò costretto a denunciarti.
Un mese di affitto ci pagavo con quei candelabri. Hai capito?
Uno fa una vita per 40 anni,
mai un disgraziato che mi picchia, che non mi paga, mai!
Poi arrivi alla mia età ...
[ride]
...e ti fai fottere da un moccioso. Ma vaffanculo.
Cos'hai da ridere, Babu? Cosa vendiamo per l'affitto?
Aspetta. Muori di fame, eh?
[campanello della porta]
[donna] Vuoi un biscotto? Tieni, amore mio.
Tieni.
E chi rompe a quest'ora?
- Iosif, vai ad aprire. - [Iosif] Sì.
Ricordati, prima di aprire, chiedi: "Chi è?"
Aspetta che vengo io.
- [Iosif] Madame Rosa, è il dott. Coen. - [Madame Rosa] A quest'ora?
Eh, è il dott. Coen.
- Rosa. - Ciao.
Già ti vedo preoccupata. No, è una cosa bella.
Ti ho portato un regalo.
Dove li hai trovati?
Il ladro si è pentito. Vero, Momo?
Mi hai fatto cadere per terra. Se ti acchiappavo, mannaggia!
[Madame Rosa a Iosif] Tieni, vai da Babu.
Tocca a te.
[a voce bassa] Scusa.
Non ti ho sentito!
[a voce alta] Scusa!
Scusa, Madame...
Che ne so io di come ti chiami?
I ragazzi mi hanno sempre chiamato Madame Rosa.
Chiedo scusa, Madame Rosa.
Scuse non accettate.
Grazie per i candelabri. Come posso ricambiare?
Ho bisogno di un favore.
Sentiamo.
[gridando] Ma tu sei pazzo! Manco morta!
- Solo per poco. Due o tre settimane. - No, no.
Un mese, al massimo.
Non se ne parla proprio.
Il tempo di trovargli una sistemazione come si deve.
Fammi capire. Tu sei l'affidatario. Io cosa c'entro?
Io sono convinto che qui da te
- starebbe meglio. - [Madame Rosa] Ma veramente? Perché?
[dott. Coen] Il ragazzo ha bisogno di una presenza femminile.
Però una senza smancerie, una tosta,
- come sei tu. - Eh!
Io non ce la faccio più. Sono vecchio.
Perché io ho 20 anni, vero? Sei il mio medico.
Sai come sono messa con il cuore e i dolori.
- Te lo dico di nuovo. Il tempo per... - No!
Momo non è quello che tu credi. Io lo conosco bene.
L'ho preso in affido subito dopo la tragedia.
Ci ho provato, però non ho trovato nessuna adozione.
La tragedia?
[dott. Coen] Va' nel soggiorno. Arrivo subito.
[Madame Rosa] No.
Io ho chiuso.
Basta con i figli di puttana in giro per casa.
Ne ho tenuti anche troppi. Ho rischiato grosso per tutti questi anni.
Ma tra donne di strada si trova sempre un accordo.
Meglio io dei servizi sociali.
È proprio quello che ti chiedo. Troviamo un accordo.
Ma tu non sei una puttana!
Sono stata chiara. Ho chiuso.
- E Iosif, allora? - [Madame Rosa] Ma lascia perdere.
Quello doveva restare solo una settimana. Sono mesi che la madre non si trova.
Comunque, per fortuna, i soldi me li manda regolarmente.
- Se è una questione di soldi... - No, lascia stare.
Ti voglio bene e mi hai portato i candelabri,
ti pago l'affitto, ma ora te ne vai. Vattene, dai.
- [sospira] - Va'.
Seicento euro al mese vanno bene?
Io ho ancora qualcosina da parte.
[Madame Rosa] Ué!
Oh!
E che mi lasci il ladro in casa?
- Settecento. - Settecentocinquanta.
Due mesi, non un giorno di più.
- Io da quella puttana non ci vado! - Non ti permettere!
- Rosa è una brava donna. - Se ti piace così tanto, vacci tu.
Momo, o così, o te ne torni ai servizi sociali.
Non me ne frega un cazzo!
Servizi sociali!
Sto arrivando!
[Ruspa] Ehi, stronzetto.
Se mi parlavi a quel modo, già ti avevo spaccato i denti.
Ero seduto al bar e ti ho sentito.
Mica a te parlo in quel modo, soprattutto se mi fai lavorare.
Non è male dove vive quella vecchia, sai?
Niente più servizi sociali fra le palle.
E questo sarebbe anche utile per gli affari.
Capisci cosa intendo?
[musica ritmata]
[Momo] Dopo aver smesso di lavorare in strada,
la vecchia ha iniziato a tenere i bambini delle altre puttane.
Per fare un po' di soldi.
Ne ha cresciuti tanti. Uno è anche diventato maresciallo.
E lui le evitava i controlli.
Nel quartiere, questo posto lo chiamavano "il rifugio".
Io lo chiamavo... "un buco di merda".
[dott. Coen] Vedrai che starà bene con te. Saprà comportarsi come si deve.
Ha solo bisogno di un po' di disciplina e un po' d'affetto.
[chitarra giocattolo stonata]
[Madame Rosa] Dottore, ho capito. Ma ora vattene, prima che cambi idea.
- [tonfi] - [Momo sospira piano]
[Momo sospira piano]
Scendi, per favore.
[colpo] Scendi dal mio letto.
- Lasciami in pace. - Togliti!
[Madame Rosa] Fermi!
Alzati!
Mai con le scarpe sul letto!
E tu, invece di perdere tempo, studia ebraico. Poi ti interrogo.
Vieni. Ti ho sistemato in un altro posto.
Ecco qua.
[Momo] Ma questo cos'è?
- La tua stanza. - Ma è un buco!
[ridacchia piano]
Ma cosa vuoi? Un palazzo reale? Ma vai a quel paese!
[ridacchia piano]
[sottovoce] È un buco.
- Stronzo. - Lasciami. Madame!
[Madame Rosa] Basta!
Fermi, ho detto! Basta!
Iosif, in camera. E tu, nel tuo buco.
Ti possano ammazzare.
[musica malinconica]
[Momo] Non ho neanche una foto di mia madre,
ma qualcosa di lei mi ricordo.
Il suo sorriso quando mi metteva sui suoi piedi e ballavamo.
Le piaceva tanto ballare.
Una volta, per sbaglio, l'ho fatta cadere.
Ma lei non s'è arrabbiata.
Ci siamo rotolati sul tappeto. Lei mi abbracciava. E rideva.
Rideva tantissimo.
Era così bella.
[Ruspa] Comincia con queste.
umo, erba. Chiara e scura. Ogni busta ha la dose sua.
Non farti beccare.
E soprattutto, non provare mai a fottermi.
Segui le regole, e ti risparmio qualche "incidente".
Forza.
La regali la roba?
E i prezzi?
Erba chimica o naturale, dieci euro.
Fumo, 60 euro.
Tutto cash, niente ticket restaurant. Giusto?
Stronzetto... Vai.
[sibilo dell'ascensore]
[Madame Rosa parla indistintamente]
[tonfi]
[passi veloci]
[ansima]
[Iosif legge in ebraico]
- Ho detto "hashem"! - No, hai detto "pashem".
Basta, non ce la faccio più a leggere. Non ci capisco niente.
- Tanto il bar mitzvah non lo faccio. - Affare tuo.
Ma finché vivi qua, le regole le faccio io.
- Continua. - [donna] Amore, sono io.
[donna in spagnolo] Guarda qua!
[continua in italiano] Matite, ombretto, rossetto,
- quasi tutti nuovi. - Bello!
- Ho fatto pulizia nel beauty. - Mi piace.
Ci sono pure campioncini di crema, profumi...
Ho i cassetti pieni.
Va' a cercare Babu.
E quello?
Ciao, sono Lola.
Momo.
Momo?
- Carino! - Ah, non sai quanto!
[a voce più bassa] Facciamo a cambio? Io mi tengo Babu e tu ti prendi quello là .
- [Lola ridacchia] - Mamma!
[Lola in spagnolo] Bambino mio! Ciao, amore!
[Lola in italiano] Vieni dalla mamma! Ehi!
- Abbiamo dormito bene? - [annuisce]
Oggi ci divertiamo io e te. Che ne dici? Ti va?
- [grida e applausi] - [Madame Rosa] Ma come fai?
Le acrobazie alla notte e mamma tutto il giorno.
È che devo dimostrare a quella stronza [esita]
di sua madre che ce la posso fare benissimo, anche senza di lei.
- [canzone "Malandro"] - [Madame Rosa] Ma che fai?
- [Madame Rosa] Oggi no. - Dai, amore. Vieni!
Balliamo! Un po' di esercizio fa bene al cuore, amore.
Oggi no, non sono dell'umore giusto.
Tu vuoi fare queste cose, ma non posso. Non ce la faccio.
[Lola] Vieni.
[canzone continua]
- [Lola] Ah, è partita! - Sì, sono partita.
[ronzio del vibratore]
[Lola] No!
Dammelo, questo serve a me per lavoro.
[canzone continua]
Per favore! [ridacchia] No!
[sciacquio e acciottolio di piatti]
Ma perché Iosif non ci dà una mano?
Perché lui ha asciugato i piatti ieri.
Oggi tocca a te.
[Madame Rosa] Tieni.
- [piatto sbatte] - Ma che fai! Attento!
Vabbè...
Fa troppo caldo. Vai.
Va' a giocare con gli altri.
Oh, tira!
- Ma cos'è il numero che ha sul braccio? - Chi?
- La stronza. - È un codice.
Ma un codice di che?
È una copertura. Lei fa finta che gli fa male la schiena,
che è piena di acciacchi,
ma lei in verità è un agente segreto. Controspionaggio.
Credo che ha la base nel palazzo. Utilizza il codice per entrarci.
- È vera questa cosa? - Ti giuro, l'ho vista scendere la notte.
Giù, sotto le cantine.
È una specie di bat-caverna.
- Dove vai? - Cazzi miei.
[canzone "Head to Head" di Fingathing]
Madame Rosa, l'ho trovato.
Se parli, ti taglio la gola.
Dov'eri?
Dai, vieni con me.
[brusio indistinto e rumori di traffico]
- Ma dove andiamo? - Cammina.
Hamil, è sempre più difficile far crescere un ragazzo in questo quartiere.
- Certo. - Ma non potevo dire di no
a un amico come il dott. Coen.
- Prego, appena arrivati dall'Algeria. - No, grazie.
Momo! Vieni qua, ne vuoi uno?
- Mi fanno schifo. - [Madame Rosa] No...
Pensavo che il ragazzo potrebbe darvi una mano ogni tanto.
Così, per tenerlo occupato durante l'estate.
Di questi tempi non è che gli affari vadano granché.
No, ma io vi chiedo solo di tenerlo due o tre volte alla settimana,
non tutti i giorni.
Sempre se vi trovate bene.
Certo.
Di dove sei?
È senegalese musulmano.
Frequenti la moschea?
[Madame Rosa] Lui è così. Ha bisogno di una guida.
Sarebbe buono per Momo passare un po' di tempo con voi.
Sig. Hamil, voi siete l'uomo più a modo che io abbia mai conosciuto.
- Madame Rosa... - Uhm?
Voi avete ancora la poesia dell'inganno negli occhi e nella voce.
[Madame Rosa] Ma quale inganno!
Poi, se il ragazzo lavora bene, ci date una piccola ricompensa.
Quanto pensate che sia giusto?
Per carità ! Fate voi. Io che c'entro?
Vieni a trovarmi lunedì, va bene?
[versi di gabbiani]
Nala!
D'ora in poi, il rione Libertà è suo.
- Come? - [Ruspa] Mi ha portato
più soldi in una settimana che tu in un mese.
Mi sono fatto il culo per anni
- e questo ragazzino del cazzo... - Ehi! Embè?
Quando riuscirai a fare i soldi di questo ragazzino, ne riparliamo.
Per ora dammi il cellulare e smamma.
[colpo sullo stipite della porta]
Non è per giocare.
È per lavorare.
Dentro ci trovi i numeri di tutti i nostri clienti.
- [Ruspa] Mi raccomando. - Sì, signore.
[canzone "Do Your Thing" di Basement Jaxx]
[canzone continua]
- Pezzo di merda! - [Momo geme]
[pioggia e tuoni]
[pioggia battente]
[Iosif] Momo, vieni!
- Ma che cosa gridi? - Corri!
[Iosif] Dai!
- [Iosif] Sbrigati! - [Momo] Ma che c'è?
[Iosif] Guarda!
- [Momo] Che fa? - [Iosif] Non lo so.
L'ho trovata così. Come una mummia.
Ehi!
Ci sei?
[Iosif] Che fai?
- [fa pernacchie] - [Iosif ride]
- [Iosif continua a ridere] - [Momo] Fallo con me.
[Madame Rosa] Ma siete pazzi? Che state facendo?
Non vedete che sta piovendo?
Sei tu che non lo vedi.
Ma certo che lo vedo. Sei scemo?
In casa, subito!
[Hamil] Sei in ritardo, eh?
Prendi questa scatola di accendini e mettila qua, dai.
Di che parte del Senegal sei, Mohamed?
Non mi chiamare Mohamed, mi chiamo Momo.
Che problema ha Mohamed? È un bellissimo nome.
Non mi piace. È lungo.
Come vuoi.
Vengo da Diourbel.
Vicino a Dakar.
[Hamil] È una città grande?
[Momo] Boh...
Sono partito quando ero piccolissimo.
[Hamil] Ehi, vieni qui.
Prima vendevo solo tappeti e libri antichi.
Avevo anche due lavoranti.
Invece adesso solo plastica.
Vieni qui, dammi una mano.
Prendi questo.
Bello, vero?
Bello e pieno di storia.
È una vita che lo voglio riparare, però non lo faccio mai.
Adesso che ci sei tu, mi aiuti.
Vieni qua.
Nel Corano, il leone è simbolo di forza, pazienza e fede.
Tu hai fede, vero?
Guarda che la fede è come l'amore.
Ogni musulmano se lo deve sempre ricordare.
Io che sono musulmano neanche lo sapevo.
L'ho imparato a scuola quando ci andavo.
E perché non ci vai più?
- Mi hanno cacciato. - Perché?
A uno che mi rompeva le palle ho impiantato una matita nel collo.
Momo, la parola...
La parola è l'arma più grande.
Non serve infilare una matita nel collo di qualcuno.
Io faccio a modo mio.
[deboli ruggiti]
- [Momo ride] - [deboli ruggiti]
[Momo ruggisce e ride]
Momo, ma che stai facendo?
Hai svegliato tutti quanti con questa moina!
Babu ha preso paura.
Babu, era solo una leonessa.
Quale leonessa? Ti sei drogato?
- Ma che cazzo dici? - Madame, questo si è fatto!
Non ti azzardare, sai.
[dott. Coen] È la tua leonessa.
Quella che io già conosco, vero?
Sì.
Però adesso viene solo per te.
[Momo] Mmh-hmm.
[dott. Coen] Non dici più agli altri che viene per sbranarli.
No, mica sono scemo.
E giocate insieme.
[sorride] Mi lecca il viso.
- Mi guarda. - [Madame Rosa] Ma siamo impazziti?
Non ci sta con la testa.
Momo, per favore, esci un momento.
[Madame Rosa] Ti racconto tutte le stranezze che mi combina. E tu che fai?
Lo assecondi?
Mi sembra un manicomio!
Calmati e ascolta.
No, tu ascoltami.
Mi dici che con il cuore che ho devo stare buona, tranquilla.
E poi mi metti in casa un mezzo delinquente?
Rosa, è un bambino.
Ma quale bambino! Quello non è normale!
È bacato dentro.
Mica è colpa sua,
è il regalo di qualcuno. La madre, il padre...
Non lo so!
Quello è capace di entrare alla notte e tagliare la gola a me
e a uno dei bambini.
Li conosco, io. Stiamoci attenti.
Basta! Stai zitta.
Come ti permetti di dire, di pensare certe cose?
Con tutto quello che hai passato...
Volevo dire che pensano con un'altra testa.
Io non sputo su nessuno.
Tu mi stai facendo un grande favore.
Lo so che ti costa molto.
Però. per piacere, Rosa...
Tu sei una donna intelligente. Che cosa ti spaventa? La leonessa?
È solo bisogno di protezione, di affetto, di amore.
E cosa devo fare?
Leccargli al faccia tutte le sere prima di addormentarlo, eh?
Pure questo ci voleva, la leonessa...
Grazie, thank you.
- [poliziotta] Forza! - [donna] No, lascia!
[poliziotto] Vieni con me!
Giù di là ! Andiamo!
[donna] Che fine faremo? Dove andremo?
- [donna] No! - [bambino] Non voglio andare!
[donna] Dammelo! No!
- [bambino] Mamma! - [donna] No!
- Andiamo. - [Momo] Fammi vedere.
No, non c'è niente da vedere qui. Vieni, facciamo il giro. Va'.
Vai, sali in casa. Arrivo.
[musica malinconica]
E tu che vuoi? Eh?
Che vuoi?
Che cos'è questo posto?
Fuori! Fuori, vai a casa!
No.
Io qui non voglio avere nessuno. Nessuno!
[grida] Vattene!
[chiude la porta]
Anche a me, alla tua età , piaceva disegnare.
Mi fai vedere?
Sai, io giù...
mi sento al sicuro.
E perché?
È così.
Se ti va, puoi restare il tempo che vuoi.
Puoi andare a dormire da Iosif stasera.
Così hai più spazio.
Se ti fa piacere.
[Momo in italiano] La finisci? Voglio...
[Iosif in rumeno] Voglio la mia mamma. Voglio...
Quando torna?
[in italiano] Ho detto di smetterla! Se no svegli Babu.
Oh!
- Che hai? - Niente, tanto di me
non te ne fotte niente.
- Dimmelo se no ti gonfio di botte. - Mi manca mia madre.
Lascia stare, va'.
[Iosif] Io la voglio.
Però lei mi sa di no. Ti ha abbandonato.
Non è vero, lei torna.
Perché sei così stronzo? A te non ti manca mai tua mamma?
Mia madre non mi ha abbandonato. È morta.
Non voleva fare più la puttana, e il papà si è arrabbiato.
Avevo sei anni.
Con lei ho fatto gli anni più belli della mia vita.
Allora lo vedi? Siamo uguali. Anche a te ti manca.
No, non siamo uguali. Per niente.
Adesso dormi. Se no ti prendo a calci in culo.
Dai, assaggia, cacasotto.
Non sono cacasotto. A me il pesce piace cotto.
Il pesco cotto perde tutto il sapore.
Fa' l'uomo!
Buono, vero?
- [uomini parlano indistintamente] - Tieni.
Per i primi due mesi... goditeli.
[sputa]
Grazie.
[uomini parlano indistintamente]
Vieni.
[canzone "Milionario" di Gué Pequeno in sottofondo]
- [donna] Ti piace? È tua. - Eh, sì.
♪ Se io fossi milionari-ari-ari-ario ♪
♪ Porterei tutti i miei amici Via dal gabbi-gabbi-o ♪
♪ Lancerei banconote da una cabri-abri-io Faccio le valigie e parto, adi-adi-adios ♪
♪ Ed era così bello, sembrava così vero Ma ora sono sveglio e sclero col dinero ♪
[Momo] Sono giovane e ho tutta la vita davanti.
Questo lo so.
Ma io alla felicità non voglio mica leccargli il culo.
Se viene, bene. Ma se no, non me ne frega niente.
Non siamo della stessa razza, io e lei.
[cicale friniscono]
Attenzione, ragazzi.
[Iosif] Sì. Acchiappami, dai.
- Acchiappami! - [Babu ridacchia e parlotta senza senso]
[Madame Rosa] Ma cosa fumi?
- Aroma fragola. - [Madame Rosa] Ah, fragola?
- Non ti piace? - Ma buttala di là .
Ma che schifo. La fragola?
Il fumo è tabacco, non è una macedonia.
Non ce la farò mai a smettere di fumare.
È perché non hai disciplina.
Mai avuta. Mai.
Dove vai?
[mima con la bocca] Al bagno.
[Momo] Lola viveva al piano di sotto.
Da maschio, era stata campione di boxe dei pesi medi.
Nel quartiere, la rispettavano.
Perché, se qualcuno la sfotteva, lei gli spaccava la faccia.
[Lola sospira e cellulare sbatte]
Che c'è?
Mio padre si è ricordato del mio compleanno.
- Bene, no? - [Lola] No.
È una scusa, lo so. Vorrebbe conoscere Babu.
Suo nipote sì, sua figlia no.
Col cazzo andiamo in Galizia, col cazzo.
Quella quando torna?
Vado a vedere che sta facendo.
[Iosif] Noi due contro Momo.
Dai che ti prendo!
Preso!
- [Babu ridacchia] - [Iosif] Dai, prendimi.
Siamo troppo veloci.
[Lola] Momo, non la trovo. Vieni con me.
Tu di là , io di qua.
Amore?
Dove sta?
Amore?
Madame Rosa!
[Lola] Amore?
[Momo] Madame Rosa!
[Momo] Madame Rosa!
Madame Rosa, mi senti?
Uè, cosa ci fai qui?
Guarda che ho trovato.
- Le scarpe, sì. E come? - [Lola] Amore?
- Amore? - Eh?
Dove sei stata? Sei sparita all'improvviso.
Ma... Eh?
Faceva caldo e voleva prendere un po' d'aria. Vero?
Come no.
Eh, sì, è vero.
La prossima volta dimmelo, però.
Ci hai fatto prendere un colpo.
Ma scusa, eh.
Dai, andiamo, è tardi.
Però, non te la cavi male, eh?
Le cose che mi fanno schifo mi vengono sempre bene.
- Allora andrai benissimo a scuola. - [Momo] A parte quella.
Ma tu ti sei mai sposato, sig. Hamil?
Certo.
Avevo anche una bellissima moglie.
- E dov'è? - Se l'è ripresa il Creatore.
Pace all'anima sua.
Non ti senti solo?
Beh, ho i miei tappeti, i miei libri.
E che fai con quelli, te li abbracci?
Dove vuoi arrivare?
Tu sei vecchio e solo, Madame Rosa è vecchia e sola, quindi...
Stai per caso cercando di organizzare un fidanzamento?
Che c'è di male? Se te la tieni qui, te l'abbracci un po',
me la levi dalle palle.
Generoso, però, eh?
Il problema è che io non potrei mai sposare un'ebrea.
Madame Rosa non è più un'ebrea, è solo vecchia.
Eh, ma anche i vecchi sono troppo egoisti per poter vivere bene insieme.
Vabbè, io ci ho provato.
[Hamil sospira] Io ho apprezzato lo sforzo.
Shalom bei sen.
- "Chien", non "sen". - Chien.
- Toda. Lo. - Sì.
Bevakama.
Bevakasha.
- Bevakasha. - Bravo.
- E slikha. - Slikha.
[tonfo]
- Madame Rosa? - [clangore]
[clangore]
- [Momo] Madame Rosa! - Stanno sulle scale!
Ma chi?
[tonfo]
- Madame Rosa, apri. - [Madame Rosa] No, via.
- [Momo] Fammi entrare. - [Madame Rosa] Prendi la valigia.
Scendi giù e chiama Lola, sbrigati. Madame!
[Madame Rosa] Zitta!
[Madame Rosa] Zitta!
[Lola] Momo, che succede?
- Non risponde. Non apre. - [clangore]
[porta sbatacchia]
Amore? Amore, apri la porta!
- [clangore] - Amore, che stai facendo là dentro?
- [Madame Rosa] Le scale. - Amore?
- No, che ti è preso, amore? - Le scale...
[Lola] Che scale? No, basta, tranquilla.
- Sono io, amore. Sono io. - [respira affannosamente]
- Le scale... - Momo...
- Momo. Chiama il dottor Coen. - Ok.
[musica di xilofono giocattolo]
Rosa sta meglio.
Si è calmata e ragiona.
- Che cos'ha? - Non lo so, può essere tutto.
È stanca.
Debbo fissare un appuntamento per una TAC.
Per fare dei controlli: il sangue, l'ossigeno...
non arriva più come dovrebbe.
E poi...
devo pensare a te.
Che c'entro io? Io qui sto bene, adesso.
[picchia sullo xilofono]
[Iosif] Pensi che si riprenderà ?
[Momo] Non lo so.
[Iosif] Forse dobbiamo pregare.
Io prego.
Tu prega, io vado a vedere come sta.
Madame Rosa, che fai qui?
[Momo] Torna a letto, fa freddo.
No, sto bene. Non ti preoccupare.
Non mi andava più di stare a letto.
E poi, qua sotto penso, rifletto...
Iosif dice che questa è la tua bat-caverna.
Non ha tutti i torti.
Ad Auschwitz, mi nascondevo sotto la baracca.
Era il mio rifugio.
Come qua sotto. Avevo la tua età .
- Aswich? - A te questo nome non dice niente.
Meglio così.
Non fare caso a quello che dico.
Sono vecchierella, oramai.
Vieni qua.
L'ho comprata anni fa al mercato.
Queste sono mimose, vedi?
Prima della guerra, i miei genitori affittavano una casa
con un giardino come questo, vicino a Viareggio.
A primavera, gli alberi di mimosa erano un'esplosione di giallo.
Mi veniva da piangere, tanto erano belli.
Rinuncerei a tutti i ricordi della mia vita per tenermi questo.
Momo, qualsiasi cosa succeda,
io non voglio andare in ospedale.
Lo dico a te perché, anche se sei uno tosto,
per non dire un po' stronzo,
so che sei di parola.
- Neanche se fosse necessario? - No, io li conosco i dottori.
Loro torturano.
Per poi mettersi una bella medaglia al culo.
Ti esperimentano, credimi. Io ho già dato.
Non voglio più dare nulla a nessuno.
Promettimi.
Promesso.
Dillo in ebraico, è meglio.
Herem.
Herem.
[musica malinconica]
Vorrei andarci anch'io, a scuola.
Ma Madame Rosa dice che mi beccano subito.
Perché non ho i documenti.
Beato te.
- Ma sta dormendo? - Boh!
[chiacchiericcio indistinto]
[Momo] Più il tempo passava,
più Madame Rosa aveva alti e bassi.
Certi giorni restava lucida
ed era anche capace di cucinare la carpa alla giudea
senza fare pasticci.
Altri giorni, invece,
si chiudeva nel suo mondo e non parlava più.
Io intanto ne approfittavo per farmi nuovi clienti.
[campanello alla porta]
[donna continua a parlare indistintamente]
[musica di chitarra giocattolo stonata]
[Momo continua a strimpellare]
[in italiano] Io vado.
[Iosif] Ci vediamo, allora.
[Momo] Com'era quel pezzo? È bravo Babu. Io non ci riesco.
[Momo continua a strimpellare]
Mi mancherai.
Tu per niente. Finalmente la stanza è tutta mia.
Te l'avevo detto che tornava.
[pioggia battente]
[sospira profondamente] Anche a me mancherà .
Ma dobbiamo essere felici per lui.
È proprio quando non ci credi più che succedono le cose belle.
È rassicurante.
[musica dolce e malinconica]
[Hamil] Non è colpa sua, c'è un caldo africano.
- [tonfo] - Piano.
[Hamil sospira]
Ti ho parlato de I Miserabili, no?
Di come Victor Hugo ci insegna che tutto è relativo. [sospira]
Soprattutto il bene e il male.
E che dipende dalle persone che incontri e da come le sai ascoltare.
Momo... Io so cosa fai a scuola e nel quartiere.
Di che cosa parli?
Conosco la gente che frequenti e il tipo per cui lavori.
So che pensi che ora quella è la tua famiglia
e la soluzione più giusta per la vita davanti a te.
- Non è così. - Vuoi denunciarmi?
[sospira] Non ci penso proprio.
Sarebbe condannarti a non cambiare mai. Invece voglio che ti prendi
- le tue responsabilità . - [grida] Che cazzo vuoi?
Non sei mio padre! Non ho bisogno di niente da te!
[Lola] Devo dirvi una cosa importante.
Ho deciso di accettare l'invito di mio padre.
Ah, sì?
Vado in Galizia a fargli conoscere Babu.
Ne sei proprio sicura?
Neanche un po'.
[cellulare squilla]
Ma che ti avevo detto? Mai il telefono a tavola.
Non è il mio. Sta nel salone.
E questo telefono da dove viene?
Dove l'hai rubato?
Dammelo.
Dammelo, ho detto, dai.
Io non ti do un cazzo.
È il mio telefono.
Dove lo hai preso?
Me lo sono guadagnato spacciando.
Se non ti sta bene, vattene affanculo.
- [sedia cade con un tonfo] - Momo!
- Momo! - Lascia perdere.
Non serve a niente.
[brusio indistinto]
[canzone "Vengo dalla luna" di MÃ¥neskin]
♪ E trovo inopportuna La paura per una cultura diversa ♪
♪ Che su di me riversa La sua follia perversa ♪
♪ Quando mi vede sterza Vuole mettermi sotto 'sto signorotto ♪
♪ Che si fa vanto del santo Attaccato sul cruscotto ♪
♪ Non ha capito che non sono disposto A stare sotto forse nemmeno quando fotto ♪
♪ Torna al tuo paese, sei diverso ♪
♪ Impossibile, vengo dall'universo La rotta ho perso, che vuoi che ti dica ♪
♪ Tu sei nato qui perché qui Ti ha partorito una fica ♪
♪ In che saresti migliore Fammi il favore ♪
♪ Qui non c'è affare che tu possa meritare Sei confinato ma nel tuo stato mentale ♪
♪ Io sono lunatico e pratico dove mi pare Io non sono nero, io non sono bianco ♪
♪ Io non sono attivo, io non sono stanco Io non provengo da nazione alcuna ♪
♪ Io sì ti porto sulla Luna Io vengo dalla Luna ♪
♪ Ma io vengo dalla Luna ♪
♪ Ma io vengo dalla Luna ♪
♪ Ma io, io, io No, è una proposta inopportuna ♪
♪ Tieniti la terra, io voglio la Luna Io non sono sano, io non sono pazzo ♪
♪ Io non sono vero, io non sono pazzo Io non ti porto iella né fortuna ♪
♪ Ma io sì ti porto sulla Luna Io vengo dalla Luna ♪
♪ Ma io vengo dalla Luna Io vengo dalla Luna ♪
♪ Io vengo dalla Luna ♪
♪ Io vengo dalla Luna ♪
[canzone si interrompe]
[sirena dell'ambulanza]
Non so quanto tempo ancora le rimane.
Ma... [esita] ho fatto l'unica cosa che potevo fare.
In ospedale, Rosa riceverà tutte le cure necessarie.
[dott. Coen] Qui non può restare. Perderà conoscenza sempre più spesso.
[dott. Coen] Ha bisogno di essere seguita, assistita.
Per ogni evenienza. Capisci?
Sì.
È l'unica soluzione.
[sospira] Mi arrendo.
[leonessa ruggisce piano]
[Momo] Non è vero che la natura le cose le fa bene.
La natura fa quello che le capita.
A volte sono i fiori, gli animali...
Altre volte...
Una vecchia in ospedale che non lasciano più uscire.
Ma io avevo fatto una promessa a Madame Rosa.
E lei si era fidata di me.
[Momo] Ciao.
Chi sei?
Sono Momo. Lo fai apposta?
Lo so che sei arrabbiata. [piange]
[tira su col naso]
Lo so quello che vuoi.
[Momo] Non sono scemo.
[a voce alta] Io torno, ti aiuto.
Però quando torno,
devi darmi una mano, perché da solo non ce la faccio.
Va bene?
[Ruspa] Mi hanno detto della vecchia.
Andiamo a fare un giro.
Forza! Andiamo!
Gli amici servono a questo!
[porta si chiude]
[tintinnio di chiavi]
[Ruspa] Fai come se fossi a casa tua.
Aspettavo mio figlio.
[alza le persiane]
È il suo compleanno. È un mese che non lo vedo e ci tenevo.
Ma quella stronza della madre non rispetta mai le regole.
Prima promette, poi telefona e si inventa delle scuse.
Abbiamo passato una giornata di merda, oggi, tutti e due.
E allora, festeggiamo!
[Ruspa sospira piano]
Siedi.
Oh, che stai dormendo? Siedi.
A noi.
[Ruspa sospira]
Non ci devi pensare. Devi andare avanti.
Tieni.
E allora?
C'è tutto.
Non ho capito, ti stai licenziando?
[sedia cigola]
[picchietta sul tavolo]
Sai qual è il tuo problema?
Che non riesci a credere di meritarti il rispetto che ti sei guadagnato.
Se esci da qui, con me hai chiuso.
Chiudi con tutti.
Sono stato chiaro?
[Momo] Mi dispiace.
Troppo?
- [Lola] A papà piace il rosso. - Sei bellissima.
[sospira]
Momo, tu vai a stare dal dott. Coen, promesso?
- Tranquilla. - Ok.
- [Lola parla in spagnolo] - [avvio motore e portiera sbatte]
- [Madame Rosa geme piano] - [Momo, sottovoce] Dai.
[Momo bisbiglia] Ti porto dove vuoi, ma poche storie.
[musica malinconica]
[Momo ansima]
Non ce...
Non ce la faccio più.
[Momo continua ad ansimare]
Che pace.
Cosa?
Dobbiamo andare.
[sibilo dell'ascensore]
[sirena in lontananza]
[campanello della porta]
- [porta si apre] - [brusio indistinto]
[passi in lontananza]
Buongiorno.
[sibilo dell'ascensore]
[indistinto]
[auto parte e si allontana]
Torneranno?
No.
[musica soave]
- [tintinnio di bicchieri] - [sciacquio]
No.
Bevi.
- No. - Devi bere.
[geme piano]
Ho una cosa per te.
Chiudi gli occhi.
[con voce debole] E poi chi li riapre?
Allora non chiuderli.
- Che sono? - Mimose.
Che belle! Che belle!
Non sono riuscito a trovarle vere.
Questo è il regalo più bello che abbia mai ricevuto.
Sei un bravo ragazzo.
Se vuoi, puoi venire a vivere da me.
Staremo bene assieme.
[musica malinconica]
[Lola in spagnolo] Siediti. Ti do dell'acqua.
Momo?
Ti avevo detto di restare da Coen.
Momo?
- [tonfo] - [Lola] Aspetta! Dove vai?
Momo?
Momo!
Fermati!
[Lola, battendo alla porta] Momo, apri questa porta. Apri! Che fai?
- [Lola] Apri questa porta, apri! - [piange]
[Lola, continuando a battere] Momo!
[prete recita una preghiera in ebraico]
Ti aspettiamo là .
[ruggito]
[sospiro profondo]
[canzone "Io sì" di Laura Pausini]
♪ Quando tu finisci le parole ♪
♪ Sto qui, sto qui ♪
♪ Forse a te ne servono due sole ♪
♪ Sto qui, sto qui ♪
♪ Quando impari a sopravvivere ♪
♪ E accetti l'impossibile ♪
♪ Nessuno ci crede ♪
♪ Io sì ♪
♪ Non lo so, io ♪
♪ Che destino è il tuo ♪
♪ Ma se vuoi ♪
♪ Se mi vuoi, sono qui ♪
♪ Nessuno ti sente Ma io sì ♪
♪ Quando tu non sai più dove andare ♪
♪ Sto qui, sto qui ♪
♪ Scappi via o alzi le barriere ♪
♪ Sto qui, sto qui ♪
♪ Quando essere invisibile ♪
♪ È peggio che non vivere ♪
♪ Nessuno ti vede Io sì ♪
♪ Non lo so, io ♪
♪ Che destino è il tuo ♪
♪ Ma se vuoi, se mi vuoi ♪
♪ Sono qui ♪
♪ Nessuno ti vede Ma io sì ♪
♪ Chi si ama lo sa ♪
♪ Serve incanto e realtà ♪
♪ A volte basta quello che c'è ♪
♪ La vita davanti a sé ♪
♪ Non lo so, io ♪
♪ Che destino è il tuo ♪
♪ Ma se vuoi, se mi vuoi ♪
♪ Sono qui ♪
♪ Nessuno ti vede Io sì ♪
♪ Nessuno ci crede ♪
♪ Ma io sì ♪
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