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Nadir!
Fermati!
Fermati, non scappare! Fermati!
Aspetta! Fermati!
- Ah! - Aspetta.
- Ehi. - Ehi.
- Aspetti qualcuno? - Sì, te.
Ti ho riportato il maglione che mi hai prestato.
- Lavato e stirato, quello che ho potuto. - Potevi tenerlo.
Lasciamo un cambio pure a casa mia? Dai.
Come vuoi,
comunque Veronica è solo un'amica.
Un'amica con cui ogni tanto vivi, che si occupa di tua madre,
più alta di me, più ricca di me, più istruita di me, più bella di me.
Sai che cosa?
Così non va.
Se quel bacio ha significato qualcosa, devi dirglielo.
Prima di allora, i tuoi maglioni restano a casa tua.
Stella.
- Sì. - Sei caduta in mare e…
Ssh!
- Non vede saperlo tutto il Commissariato. - Vieni al dunque.
- Mi ha ripescato, ci siamo asciugati… - E?
E?
Mi ha baciata.
E?
E basta, fine, mi ha riaccompagnata a casa.
Ma siete bambini delle medie?
La DIGOS ha arrestato Sebastiano nel covo dell'attentatore.
Sivori vuole parlare con Blanca.
- Pure che fosse? - Ci parlo io.
Come vuoi. Vai a Parco Durazzo per un'aggressione.
Porto Blanca.
- Perché dovresti? - Glielo dice lei di Sebastiano?
Romantici.
Portala.
Sai che fanno i bambini delle medie?
Piangono. Tu piangerai quando Veronica ti porterà via Liguori.
Devo andare.
Blanca.
Dobbiamo andare a Parco Durazzo, c'è stata un'aggressione.
Ok.
Che cos'è questo profumo?
- Fiori di pruno? - Camelia.
- Le camelie non profumano. - Quelle comuni, queste sono giapponesi.
Questo parco è il camelieto più grande d'Europa,
costruito come una rappresentazione teatrale.
Facevi la guida turistica prima di fare lo sbirro?
Mio padre mi portava qui da piccolo.
Buongiorno.
- Buongiorno. - Polizia.
È vivo, ma ha un trauma cranico provocato da un oggetto pesante.
- A che ora è stato aggredito? - Dodici ore fa.
L'hanno trovato ora.
- Documenti? - Nessuno. Sembra mediorientale.
È straniero, forse un barbone. Arrivava con una moto scassata.
Girava per il parco a dare fastidio.
Che vuol dire?
Passava il tempo a guardare i ragazzini.
Si spieghi meglio.
Era fissato con i bambini, li guardava per ore.
A un certo punto i genitori si sono innervositi e lo hanno cacciato.
In questo parco vengono a giocare i ragazzini di una certa Genova.
- Guardava o faceva anche altro? - Mi pare che guardasse soltanto.
A parte Giorgio.
- Chi è? - Il figlio del signor Fares.
- Forse a lui ha fatto qualcosa. - Come fa a dirlo? L'ha visto?
No, non l'ho visto, ma ho visto la reazione di Fares.
L'altro ieri è venuto qui e ha litigato con il barbone.
Lui ha reagito e il signor Fares lo ha spintonato.
- Che cosa si sono detti? - Chi lo sa?
Parlavano in una lingua straniera, forse arabo.
Anche perché il signor Fares è mezzo libanese.
- Come mai conosce così bene Fares? - Abita qui dietro.
Poi dona sempre molti soldi per la manutenzione del parco.
Sì, il signor Fares ci tiene alla bellezza.
Più che un'abitazione sembra un museo.
Per descrivertela servono tre giorni e una laurea in Storia dell'arte.
Ah, ah, ah.
Ah, ah, ah.
Sì, è grande.
Come mai Bacigalupo mi ha fatta venire con te?
- Come l'hai corrotto? - No, è solo che…
Scusate l'attesa, stavo lavorando.
- Mia moglie Anita. - Salve.
- Buongiorno. - Ispettore Liguori.
- Posso offrirvi un tè o un caffè? - Mah.
- No. - No.
No, grazie.
Andiamo al dunque, come ho detto al telefono
quel barbone seguiva mio figlio e ci ho discusso.
Anche gli altri genitori erano esasperati da lui.
Tesoro, sono poliziotti, questo lo sapranno già.
Dicevo, gli ho intimato di andarsene ma lui non voleva saperne.
Così ho cercato di farglielo capire con argomenti più decisi.
- Quanto decisi? - Ho dovuto alzare la voce.
E…
Sì, una spinta.
Ah.
Il custode ha detto che parlavate in arabo.
Che cosa vi dicevate?
Se non si allontanava, lo facevo arrestare per molestie.
Pensavate che fosse un molestatore. Perché non ci avete chiamati?
Lo abbiamo fatto, solo che non è mai venuto nessuno.
Invece ora venite qui a farci tutte queste domande?
Pensate che ci siamo messi a picchiare un barbone?
Tesoro, stanno facendo solo il loro dovere.
Suo marito ha ragione.
Non stiamo accusando nessuno.
C'è vostro figlio qui vicino, perché non chiediamo a lui?
Signorina, qui non c'è nessuno.
- No? - Scusate.
Come ha capito che era qui dietro?
Ho sentito una notifica del cellulare. È un videogioco?
Ci gioca la ragazzina che vive con me. Piacere, Blanca.
- Rispondi. - Giorgio.
- Ciao. - Ascolta, Giorgio.
Il senzatetto che è stato aggredito al parco ti ha fatto del male?
- Ti ha molestato o infastidito? - No.
Io non gli ho mai parlato.
Perché lei è intervenuto, signor Fares?
Perché quello mi seguiva sempre.
Era fissato con me.
Ma non mi ha fatto del male.
Mh.
Era spaventato, aveva l'ansia di giustificare sé e il padre.
Forse è stato molestato e il padre è intervenuto o Giorgio si è difeso.
Perché non ammetterlo? È legittima difesa.
Perché un ragazzino sta di notte nel parco da solo
a prendere a sassate un barbone?
Può essere stato solo il padre.
Faccio controllare i tabulati telefonici.
Su, su.
Tu non devi avere paura, basta che continui così.
Tu non eri al parco quella notte, non gli hai mai parlato.
- Però quello che mi ha detto. - Ti ha mentito.
Sono bugie.
Ti ha mentito.
O forse mi hai mentito tu.
Non risulta nessuna chiamata dalle utenze dei Fares alla polizia.
- Quindi… - Va bene, Carità.
La madre di Giorgio ha mentito, non ha denunciato il senzatetto.
Poi ne parleremo con Bacigalupo.
Senti.
Devo dirti una cosa che riguarda Polibomber.
Ah, ah.
♪ Sivori ci vuole nella sua squadra ♪
No, no.
Ok.
Ieri hanno trovato il covo dove lui preparava gli ordigni.
Bene, no?
Perché lo dici con questo tono?
Nel covo c'era Sebastiano.
Ti sei fatto quindici anni di galera da innocente.
È comprensibile.
Ce l'hai con la polizia e ti sei voluto vendicare.
Quando lui metteva le bombe, io ero in carcere.
Credo che tu abbia un complice.
Vincenzo Alberighi. Ti dice niente?
Grazie a lui ti abbiamo beccato.
Lo seguivamo per un carico di esplosivi al porto e becchiamo te.
Perché ti aiuta?
- Lo paghi? - Con che soldi?
Sono un cuoco precario.
E allora che ci facevi nel suo covo pieno di esplosivi? Eh?
- Preparavi i fuochi di Capodanno? - Indagavo sull'attentatore.
Ho visto un'auto sospetta e l'ho seguita per proteggerla.
Chi?
Sebastiano.
Blanca.
Me l'ha chiesto Bea.
Chiama uno psichiatra, voglio capire se è fuori di testa
o ci prende per il culo.
- Dottor Sivori. - Eccovi.
- Buongiorno. - State sbagliando.
Forse, forse no,
forse non mi interessa la sua opinione.
Lei è qui come persona legata al sospettato.
È assurdo, non è un assassino,
è già stato indagato e non hanno trovato niente.
Era in un covo che giocava con il Semtex.
Ci deve essere un'altra spiegazione.
- Sebastiano non lo farebbe mai. - Per favore!
Non era lei il primo a sospettare di lui?
Non è colpa mia, se non ha trovato le prove.
La mia collega le fa delle domande e lei si mette buona buona, ok?
Ve lo scordate,
io non vi aiuto a incastrare un innocente.
- Chiami il PM! - Che gli dico?
La consulente cieca ci vede meglio della DIGOS?
Gli spiega che Sebastiano non può essere l'attentatore.
Io non posso occuparmi del caso!
Se non me ne occupo io, non te ne occupi tu. Chiaro?
Chiaro.
Torniamo al barbone aggredito. Che cosa abbiamo?
Gli elementi ci fanno sospettare di Samuele Fares.
Andiamoci piano.
Ho ricevuto molte chiamate dai piani superiori.
Ti pareva.
- Pensavo che fosse un mercante d'arte. - Fa anche il filantropo.
Aiuta l'Unesco a proteggere le opere d'arte nelle zone di guerra.
- Siria e Libia. - Anche i filantropi uccidono.
Pure i barboni.
- Che c'entra? - Magari un altro barbone l'ha aggredito.
- Sì, così? - Così!
Scusate, hanno ritrovato una moto che corrisponde a quella della vittima.
Ah.
Sentito? Siete ancora qua a consumarmi l'aria?
Liguori.
Che c'è?
Grazie per avere difeso Sebastiano con Sivori.
Tu lo avresti fatto, se avessero arrestato Veronica.
Non ne sarei sicura.
Ci sono un sacco di cose, delle tende, un sacco a pelo,
pentolame vario, un fornelletto.
Sembra un camper portatile.
- C'è anche una bandiera. - Di che nazionalità?
Nessuna,
Ci sono delle scritte in arabo e la foto di un bambino.
Ci sono anche degli zaini.
Dei fogli con appunti, una cartina, lettere.
Qui ci sono un sacco di foto.
Che tipo di foto?
Di bambini.
Sono tutte foto di bambini.
Sono state scattate in città diverse.
Mh.
- Il Cairo, Beirut, Atene. - Confermano che è uno schifoso.
Un molestatore seriale.
Va in giro sventolando la bandiera con la foto di un bambino?
Chi vuole attirare bambini usa immagini rassicuranti.
Ok.
Le scritte in arabo che significano?
Dovete chiedere un interprete alla Procura.
Il resto lo chiederemo a lui, se sopravvive.
Andiamo.
Le condizioni sono stazionarie, ma è sempre in coma.
Abbiamo riscontrato numerose lesioni sul suo corpo.
- Sono dovute all'aggressione? - Sono vecchi traumi, cicatrici.
Di che origine?
Frustate.
Percosse, pestaggi.
L'hanno torturato. Che ha fatto per subire questo?
Se è ciò che pensiamo, preferirebbe non saperlo.
Questi sono i permessi per le dogane.
Perché oggi c'era la Polizia a casa tua?
Per cose che non vi riguardano.
Il piano va avanti.
Come previsto.
Ci possiamo fidare?
No.
Se la Polizia arriva a lui, finisce male per tutti.
So che non è una bella situazione, avvocato,
ma Sebastiano non è l'attentatore, deve farlo scarcerare.
Non il possibile, deve fare l'impossibile.
Va bene, ci sentiamo.
Mamma.
Che fai? Mi spii?
No, stavo per bussare.
Hanno caricato la pagella di Lucia sul registro on-line.
Arrivo.
Bene.
"Italiano nove, storia otto."
"Matematica e scienze sette, musica dieci."
"Arte otto, geografia sei."
Va beh, c'è il GPS.
"Religione dieci."
Ah! Suor Lucia!
Che manca?
Ginnastica?
- Si dice educazione fisica. - È uguale.
Quindi?
Che cosa?
Quattro, ho preso quattro.
Quattro?
Il professore chiede un colloquio con i genitori.
Io voglio parlare con lui.
Chi è 'sto genio? Nome e cognome! Gli spacco una gamba!
Commissariato San Teodoro.
Voglio parlare con Blanca.
Gliela passo subito.
Dottore, Polibomber è in linea.
Sicuri che sia lui?
Sì, la voce distorta è la stessa.
Pronti a localizzarlo.
Buongiorno.
- Chi sei? - Ti faccio la stessa domanda.
Blanca?
Da oggi parli con me. Sono Paolo Sivori, dirigente della DIGOS.
Capisco,
sei l'idiota che ha arrestato la persona sbagliata.
Non così idiota,
ho trovato dove ti nascondevi.
Bene, tesoro, passami la mamma.
Blanca non c'è e non decidi tu con chi parlare.
Le condizioni le detto io, chiaro?
Pronto? Pronto?
Ha chiuso.
- Lo avete localizzato? - No, no.
Il sistema ce lo dà in mezzo all'oceano.
Ha usato una app di Spoofing Call.
Sebastiano Russo non c'entra niente, fatelo andare a casa.
Ciao.
- Come stai? - Mi serve una doccia.
L'hai detto tu.
- Si sente. - Grazie.
Mi raccomando la terapia.
- Sivori ha detto che ne hai bisogno. - Sivori?
Diceva che metto le bombe in città.
Ti è stato diagnosticato un delirio paranoide.
Potresti essere pericoloso.
Sembra che sia un pericolo soprattutto a te.
Basta.
- Lui ha un problema e vuole risolvere. - Non ci è riuscito.
- È imprudente che tu ti occupi di lui. - Non aiuta fare lo stronzo.
Ti accompagno a casa.
Io devo passare a scuola di Lucia a parlare con un professore.
- Ah-ah. - Dopo la doccia mi accompagni?
- Ti farebbe bene una passeggiata. - Non è una buona idea.
- Perché no? - Attenta.
Lo psichiatra mi ha ordinato di imbottirmi di questi.
Poi devo stare lontano da te.
Sei la mia kryptonite.
Ha detto così?
Blanca.
Mi secca dirlo, Liguori ha ragione. Per te è imprudente starmi vicino.
- Senti. - Sì, tranquilla, io me la caverò.
Comunque siamo arrivati.
- Bene. - Grazie per avermi accompagnato.
Figurati.
Ciao, Linneo.
Ciao.
Dai.
Andiamo, dai.
- Che cos'è successo? - Me lo dovresti dire tu.
Hanno tagliato fuori Blanca.
- Non lo sapevo. - Appunto.
L'idea era di anticipare le loro mosse.
Ora devo fare rientrare Blanca nell'indagine.
E tu?
Tu mi sembri distratta.
No, non è vero, no.
Scusami, mi dispiace, starò più attenta.
Adolescenti sudaticci, siamo sulla buona strada. Scusate?
Scusate.
La posso aiutare?
Lei è l'insegnante di ginnastica di Lucia Ottonello?
Sono io. Lei è?
La madre affidataria.
Perché le ha messo quattro? È così negata?
Mi piacerebbe saperlo. Lucia si rifiuta di allenarsi.
- Non porta neppure la tuta. - Non porta la tuta?
Abbiamo una squadra di pallavolo. Senza tuta non posso farla allenare.
- Liguori. - Scusi.
Prego.
Liguori.
Liguori. Dimmi.
Osman Khoury, Salem Billal, Magdy Asghar, Adel Rafiq.
Sono nomi.
Forse sono i nomi dei bambini nelle foto.
Forse.
Come questo, Hazuma Bayumi. Hazuma è il vezzeggiativo di Hazim.
Se fossero i nomi di quei bambini, Bacigalupo avrebbe torto.
Un molestatore non scrive i nomi delle sue vittime.
Beh, a Bacigalupo non piace avere torto. Trovate qualche pezza d'appoggio.
Giusto, Carità, buon lavoro.
Uh!
Ciao.
- Magdy. - "Magdy Asghar".
- Ahmed. - Ahmed.
Eh.
- La "H". - L'ho scritta, guarda, è lì.
Ah, sì.
Zampa, sì!
"Osman Khoury".
Guarda che so fare.
- "Salem Billal". - Eccolo qui.
- Ecco. - Grazie.
- Tovagliolo? - Grazie.
Come va? Tutto bene?
Vuoi?
Questo era l'ultimo, li abbiamo individuati tutti.
Allora?
Sono scomparsi in zona di guerra.
Perché scrivere i loro nomi sulla bandiera?
- Guardate, questo non è lui? - Lui chi?
Sì, bravo, Carità. Che c'è scritto nell'articolo?
"Un appello dei genitori per trovare i loro figli scomparsi".
- C'è la storia dell'uomo. - Di quest'uomo qui?
Sì.
Si chiama Ismail, è siriano.
"Suo figlio è stato rapito durante la guerra, aveva tre anni."
Si chiama Nadir.
Ecco perché guardava i ragazzini al parco.
- Sta cercando suo figlio. - Sì, ma l'articolo è di dieci anni fa.
Volete dire che lui ha mollato la famiglia, il lavoro, tutto,
e per dieci anni ha cercato suo figlio?
Io avrei fatto lo stesso.
Se mia figlia sparisse, non andrei a casa senza averla trovata.
Viva o morta.
Forse per questo Ismail seguiva il figlio di Fares.
- Ha riconosciuto suo figlio. - Non ce li vedo i Fares a rapire bambini.
Se Giorgio è stato adottato senza sapere che è stato rapito?
- Non sappiamo se è adottato. - Vado al Tribunale dei Minori.
- Chiedo di verificare. - Io vado a parlare con Fares.
- Vediamo chi fa prima. - Io dove vado?
Vado.
Ciao, amore di papà.
Come stai?
Questa è la mia opera più bella. È Minerva, dea della sapienza.
- Gli arabi la chiamano Allat. - Scusi, ero curiosa.
La curiosità non ha mai fatto danni,
è il fanatismo a farne.
Ha sentito parlare di Khaled al-Asaad?
Era il direttore del museo di Palmira in Siria.
Degnissima persona, un caro amico.
I miliziani dell'Isis volevano distruggere le opere del museo.
Lui le ha nascoste.
Lo hanno torturato
ma lui non ha rivelato nulla e lo hanno decapitato.
Qualcuno pensa che sia morto per salvare delle pietre
io invece dico che è morto per salvare il mondo.
La bellezza salverà il mondo.
- Io che non posso guardarla sono perduta. - Scherza?
- Vorrei aiutarla, posso? - Certo.
Ecco.
Senta la leggerezza del panneggio…
e la forza di questo braccio.
Questo è il braccio che reggeva la lancia.
Ora la lancia non c'è più.
La linea del collo, i capelli.
Sembra scolpita dalla mano di Dio.
È bellissima.
Sì, ma è solo una copia.
- È perfetta, ma è solo una copia. - L'originale? È stata distrutta?
Chissà, mi piacerebbe poterla restituire al mondo.
La bellezza è di tutti e dovremmo fare qualsiasi cosa per salvarla.
- Anche cose brutte? - A che si riferisce?
Quell'uomo non è un molestatore.
È un padre che cerca suo figlio.
Giorgio potrebbe essere suo figlio.
- Che dice? - Lo avete adottato?
Sì, lo avete adottato.
Le dico quello che penso.
Quell'uomo ha detto a Giorgio di essere suo padre
e che da piccolo lo avete rapito.
- Giorgio ha preso una pietra… - È assurdo!
Oppure l'ha colpito lei, non voleva che Giorgio sapesse la verità.
Questo è ancora più assurdo.
Guardi che verremo a sapere se lo avete adottato
sia legalmente che illegalmente.
Vada fuori, fuori di qui.
Se ha reagito così, siamo vicini alla verità.
Sai se Giorgio è stato adottato?
Non ancora, serve tempo,
c'è di mezzo una questione di privacy.
Sei stata più brava tu.
Sono solo più imprudente.
Volevo chiederti scusa per oggi.
Ho paura che Sebastiano possa farti del male.
Puoi stare tranquillo.
Mi starà lontano, lo psichiatra dice che sono kryptonite per lui.
Solo che lui non è Superman.
- Ispettore, sei geloso? - Certo.
- Hai parlato con Veronica? - Non ancora.
Sono sempre qui con te, come faccio?
Vieni a cena da me?
Wow!
Vuoi già presentarmi in famiglia?
Vediamo quanto tu sei imprudente.
Ci vado io in udienza, si tratta di ottenere un rinvio.
Non conosci quel giudice. Eravamo compagni all'Università.
È un cocciuto testone, è meglio se gli parlo io.
Non sto dicendo di no, ma hai la chemio domani, ricordi?
Certo.
Se ne salto una, non casca il mondo, anzi, mi risparmio la nausea.
L'oncologo si è raccomandato di non saltarne nessuna.
Me la caverò da sola con quel testone, tranquilla.
A proposito di testoni, come va con mio figlio?
L'ho convinto a portarsi qualche cambio da me.
Ieri notte ha dormito fuori e oggi non mi ha risposto.
È come suo padre, sempre in fuga pur di non crescere.
Capisco.
Ma non posso aspettarlo per sempre.
Non mi avevi detto che tua madre è un'ottima cuoca.
Ricordavo i pancake buoni, il resto lo sto imparando.
Bla', oh, mamma mia.
Scusa, è più forte di me, ho il gene polemico.
- Mh. - Di certo, non l'hai preso da tuo padre.
Più di me devono sopportarti i tuoi colleghi.
Posso dire che ne ho avuti di peggiori.
Quelli della DIGOS?
So che anche loro si occupano dell'attentatore.
- Solo loro se ne occupano. - Come mai?
È un'indagine speciale e noi non lo siamo abbastanza.
Tutta la vita la gente mi ha detto: "Non sei disabile, sei speciale".
- Adesso, via, fuori dalla porta. - È ingiusto nei tuoi confronti.
Insisti, anche perché sei una donna.
Tu non eri preoccupata quando indagavo su Polibomber?
Certo, ora sarei più tranquilla.
- È il principio che mi secca. - Sono d'accordo, ma che posso fare?
Tu capisci come sto messa io?
Prima con vecchie suore e ora con vecchie femministe.
Femministe? Non usare parole che non conosci.
- Vado a dormire, sono stanca. - Perché non porti la tuta a scuola?
È perché mi ingrassa.
Non scherziamo, ci giochiamo l'affido.
- Non ce l'ho e neanche le scarpe. - Perché non ce l'hai?
- Nessuno gliela compra. - State calme.
Le prendo on-line, in poco tempo arrivano.
Bla', non è che…
- Che cosa? - Fai come vuoi, ciao.
- Ti compro… - Buonanotte.
- Che ha? - Ha bisogno di attenzione.
Andate a comprare le cose che le servono.
Le serve un momento madre e figlia.
- Tipo i nostri? - Perché dici questo?
- Non parlare. - Non sottolineare, basta.
- Vuoi insegnarmi a fare la madre? - Scusate.
- Vuoi fare la mamma ora? Non serve. - Scusate.
Si è fatto tardi, devo andare.
Sì, certo.
- Con permesso. - Scusa, è il gene di prima.
Non devi crearti problemi con me. Lavoriamo insieme da un po'.
Ho imparato a conoscerti, so come sei fatta.
Ti piacerebbe.
- Blanca. - Mh?
Sebastiano non si era convinto a starti lontano?
- Sì, perché? - È qui sotto casa tua.
- Sei sicuro? - Sì.
Io non vedo nessuno.
Io l'ho visto, era seduto sulla panchina.
Ti presto Linneo.
Liguori.
Liguori.
Liguori.
- Non riesci a stare senza di me? - Ismail si è svegliato dal coma.
- Arrivo. - Ti aspetto in ospedale.
Andiamo.
Oddio.
Sì, Giorgio è mio figlio.
Si chiama Nadir, lo hanno rapito.
Sono partito dalla Siria.
Ho girato il Sud del Mediterraneo per cercarlo per quasi dieci anni.
- Lei aveva qualche traccia? - Poche.
Ho mandato lettere alla polizia di ogni Paese che ho visitato.
Ogni volta che c'era una traccia, prendevo la moto e partivo.
Durante il mio viaggio
ho incontrato altri genitori come me con figli scomparsi.
Ho deciso di aiutarli.
Ho scritto sulla bandiera i nomi dei bambini
che non sono tornati a casa
per non dimenticarli, per portarli dai loro genitori.
Per aiutare queste famiglie mi sono messo spesso nei guai.
Ho dato fastidio a qualche organizzazione criminale,
e ai trafficanti di uomini.
Ecco perché quelle cicatrici.
Tra cicatrici e punti ho una bella collezione.
Ne è valsa la pena, sono riuscito a riportare tanti bambini a casa.
Ero felice per i loro genitori,
ma mi chiedevo quando sarebbe arrivato il mio miracolo.
Poi è arrivato.
Un informatore mi ha detto
che in Libia in un bunker dove tenevano i bambini rapiti
c'era uno con la descrizione di mio figlio Nadir.
È stato portato in Italia.
Per questo lei era a Parco Durazzo?
È lì che li ho visti,
erano gli occhi del mio Nadir.
Non mi potevo sbagliare, dopo tutti questi anni
e dopo tutti questi chilometri, lo avevo trovato.
Ho parlato con Fares, forse non sapeva
che il figlio che aveva adottato fosse stato rapito.
- Ma mi ha cacciato. - Quindi ha raccontato tutto a Giorgio.
Il tuo vero nome è Nadir.
Non mi voleva ascoltare né credere.
È scappato a casa.
Poi è tornato da me quella notte.
Fermati! Non scappare!
Era sconvolto, io ho cercato di calmarlo.
- Fermati! - Ah!
Poi è caduto e qualcuno mi ha colpito.
- Non ha visto in faccia l'aggressore? - No.
Ma Giorgio di sicuro sì.
Non mi importa chi è stato, finalmente ho trovato mio figlio.
Adesso posso riabbracciarlo.
È questo che conta per me. Avere trovato mio figlio.
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