All language subtitles for Noi.Siamo.Leggenda.1x06.Episodio.6.iTALiAN.1080p.AMZN.WEBRip.AAC.x265-Pir8

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Original subtitles

- Ciao, mamma. Buongiorno. - (paziente) Buongiorno.

Ti ho portato la colazione, quella buona.

- Mia figlia è un tesoro, vero? - Eh, già.

Spero solo che si innamori di un ragazzo speciale come lei.

L'hai pagata?

La pago quando mi danno i soldi.

Senza quello che guadagnavo con gli straordinari non arrivi a fine mese.

Prendi i soldi nella borsa verde in fondo all'armadio.

Li hai già presi?

Sono finiti!

Bevi il cappuccino, sennò si raffredda.

Non mi va.

Ho lo stomaco chiuso.

È buono. Il tiramisù è il mio dolce preferito.

Anche di tua madre.

- Non ne mangi un po'? - No, lo avevo fatto per te.

Scusa per ieri sera.

- Ciao. - Perché esci così presto?

Devo andare al lavoro prima. Me lo hanno chiesto.

Non è che vai a giocare alle macchinette?

- Se hai un problema... - Non ho nessun problema.

- Non sembra. - Ti sbagli.

Poi non deve rendere conto a te di cosa faccio.

Mi fai da madre adesso?

Zia?

(canzone) Vivo finché l'anima mi prenderà fuoco

(canzone) Quando sono freddo, mi riscaldo da solo e noi

(canzone) Degli eroi vestiti d'amore e di odio

(canzone) Se ho paura, so che sono vivo e non morto, però ho capito

(canzone) Che le leggende non sono per sempre

(canzone) Forse sbaglierò tutte le strade

(canzone) E non so se terrò l'equilibrio prima di cadere

(canzone) Io sarò uno come noi

(canzone) Questi vecchi muri sembra che non hanno età

(canzone) Siamo fiori in mezzo al cemento e forse un po' lo siamo da sempre

(canzone) Io che sono un punto perso in questa città

(canzone) Che non mi ha mai dato niente

(canzone) Che mi chiedo da sempre chi verrebbe a cercare uno come noi.

(Iris) Olga alla tintoria.

Elena alla stireria. Rita alle fibre naturali.

- Sabrina, tu vai alla filatrice. - (Giuseppe) No, lei no.

Non per altro, perché forse è meglio che Sabrina stia...

alla confezione dei capi importanti e poi...

- Poi il resto è tutto a posto. Grazie. - Grazie.

- Allora Elena, sostituisci Sabrina. - Va bene.

Okay. Ragazze, al lavoro!

Ho saputo che adesso decidi anche i turni.

Conosco Sabrina da quando eravamo piccoli. Lasciami fare.

(Renata) Le operaie potrebbero insospettirsi.

- Non succederà. - Chi te lo assicura?

La signora Petrescu ha accettato la nostra offerta?

Non ancora.

- Che dicono i medici? - Non le resta molto, purtroppo.

Renata, risolvi questa faccenda prima che sia troppo tardi.

Tu non fare errori.

(voci indistinte)

(ragazzo) Vai!

Alzala!

(Fabio) Ahò, ma quindi Asia?

Non so che ha. Prima mi dà appuntamento e poi non viene.

Ti dico io che ha, ti prende per il culo.

Ma vaffanculo!

- (Massimo) Viola. - (Nicola) Grazie.

- (Fabio) Che devo dirti? È così! - Vieni qui.

- Come stai? - Che ti frega?

- Mi dispiace per l'albergo. - Tu non mi molli a metà serata!

- Lo so, però era il compleanno di zia. - Era la nostra serata e hai scelto.

- Perché corri via? Aspetta un attimo. - Dimmi che vuoi!

(Nicola) Svegliati!

Voglio fare un altro colpo.

Io voglio darti quello che cerchi. Questo è ricco da fare schifo.

(Massimo) Cioè... Facciamo il botto questa volta.

- Vedi che penso anche a noi due? - Dai, ti ascolto.

Si chiama Fulvio Neri.

(Massimo) Praticamente gestisce le slot di tutto il Lazio.

(Massimo) L'ho seguito in questi giorni.

(Massimo) Niente telecamere e sul retro c'è una porta

che è protetta solo da una grata.

- (Viola) Ci vive da solo? - (Massimo) C'è una tipa,

però tutte le sere escono a cena, alla stessa ora.

- Che sfigati! - Non tornano prima di un paio d'ore.

Quindi noi abbiamo tutto il tempo.

- Quando? - Stasera.

- Stasera? - Stasera.

- Sai di che cosa ho voglia? - Di fare la rapina?

Di fare l'amore con te.

- (ragazza) No! - (Marco) Scusa.

(Nicola) Scusa al cazzo!

Perché cazzo non rispondi ai miei messaggi?

È così difficile da capire? Io non me la sento di continuare.

Me lo dici oggi che... mi sto separando da mia moglie?

Stamattina ho chiamato l'avvocato Baldi, un divorzista, per una consulenza

e tu mi dici che non te la senti più di andare avanti?

Nunzio, basta, ti prego!

Finiscila con questa recita, basta!

Va bene, la finisco, però in modo plateale.

Okay?

Io voglio te

e solo te.

Non mi interessa altro.

Ecco, l'ho detto.

Questi sono da firmare.

- Che avevi da parlare con mia sorella? - Mamma mia, Marco!

Vuoi sapere tutto quello che facciamo? Non ti piacerebbe.

Hai poco da prendermi per il culo, capito?

Sì.

Simpatico come te, tuo fratello, eh?

La storia dei cugini è una stronzata. È chiusa a casa da sola.

- Se fossi Sara, anch'io starei a casa. - Come sta?

Che cazzo ti frega?

- Forse stasera ci rivado. Vieni con me? - Ho da fare.

Da quando stai con quello sfigato, sei strana.

Sempre meno di voi.

- (Luana) Io glielo spacco quel dito. - (insieme) Parte, non parte, parte...

- Ciao, Massimo. - Ciao, Andrea.

(Viola) Mi offri un caffè?

- Ciao. - Ciao. Come stai?

- Bene. Sei venuta a prendere Jean? - Mm, mm.

Io sto aspettando mio fratello.

- Vuoi venire a suonare con noi stasera? - Per me va bene.

- Ciao. - Ciao, Jean.

- Che dite? - Gli ho chiesto di venire da noi stasera.

Fantastico.

Ragazzi, stamattina sotto la doccia avevo una voce pazzesca.

Mi sento proprio ispirata.

- Allora a dopo. - Sì.

(Shin) Birra?

- Quante casse di birra, Lin? - Non le hanno portate.

Ti credo, stanno là.

Ah.

Sono due.

- Che hai? - Niente.

- Dai, che hai? - Ti ho detto, niente.

È successo qualcosa? Ti hanno fatto qualcosa?

- No. - Dai, a me puoi dire tutto!

Quando stai con una persona...

ci stai insieme... insieme? - In che senso?

Beh...

Fate quella cosa?

Quando due persone stanno insieme,

fare "quella cosa" è la cosa più naturale al mondo.

- Come sai che è quello giusto? - Te lo dice il cuore.

Senti.

Se c'è una persona che ti piace e questa persona ti ama,

andrà tutto in modo naturale,

ma la cosa più importante è che tu sia te stessa, okay?

- Te stessa, capito? - (Nicola) Buonasera.

- Vai tu? - Sì.

(Nicola) C'è qualcuno?

Ciao, "Shlin". Sh-Lin.

- Vabbè, mi porti una birra? - Sì.

Grazie.

- La apro con i denti? - Scusa.

Eh.

- Buonasera. - Buonasera.

- Senta... - Dica.

Le ho portato due cose da vendere.

Vediamo.

- Sì, questo va bene. - E questo.

Senta, per questi posso darle 500 euro.

- Cinquecento euro? - Sì, purtroppo.

- Va bene? - Sì.

- Va bene? - Sì, sì.

Allora. Due, tre, quattro e cinque.

- Grazie. - Grazie a lei.

Buonasera.

(squilli di cellulare)

Buongiorno.

Mi chiamo Massimo Bianchi. Cercavo mia zia, Simona Bianchi.

Scusi, pensavo che fosse in ufficio.

Arrivederci, grazie.

Ciao.

Ciao.

- (Lin) Che fai qui? - Io abito qua. Tu?

- Ho accompagnato mia madre dal dentista. - Dal dentista qua?

- Senti, mi dispiace per l'altra sera. - Mm.

È che... potrei dirti qualsiasi cosa,

ma la verità è che ho avuto paura di incontrarti.

È che...

Non mi è mai piaciuto qualcuno così tanto, quindi mi sono spaventata.

Beh, non sembri molto spaventata.

Perché sono brava a sembrare diversa da quello che sono davvero.

Allora vogliamo riprovarci?

Giuro che stavolta non scappo.

Dovresti sorridere più spesso.

Quando sorridi, sembri un'altra.

Ti si illuminano gli occhi.

Vado da mia mamma, ciao.

Questa è proprio "bona"!

(canta) Questi vecchi muri sembra che non hanno età

(canta) Siamo fiori in mezzo al cemento

(canta) E forse un po' lo siamo da sempre

(canta) Io che sono un punto perso in questa città

(canta) Che non mi ha mai dato niente

(canta) E che mi chiedo da sempre chi verrebbe a cercare uno come noi

(canta) Uno come noi

(canta) Uno come noi

(canta) Uno come noi. Uno come noi. Uno come noi.

- Bella, no? - Sì, bellissima. Sei stata bravissima.

Grazie, anche voi.

Mi dispiace, ma devo cacciarvi. Tra poco torna mio padre.

- Se ci vede così, si incazza. - (Greta) No, facciamone un'altra.

Devo fare i compiti.

- Allora... io vado. - Mm, mm.

Ma... Ti accompagno, no?

- Sì, se per te va bene. - Certo.

- Vado un attimo in bagno. - Sai dov'è?

(Andrea) Sì.

- Vuoi rimanere un po'? - No, se faccio in tempo, passo dopo.

Dai, siamo bravi.

- Mi scrivi? - Certo.

- Ciao, ciao. - Ciao.

Ehm...

Sei sicuro che devo lasciarti qua?

Sì, sì, io abito qua, cioè faccio due passi.

Okay, come dici tu.

- Eee... - Eee...

Io...

- Vado. - No, senti! Scusa.

- Se ti do il mio numero, ti dà fastidio? - No, certo!

- Se vuoi, ti do il mio. - Sì!

- Vai. - Tre, sette, nove...

- Tre, sette, nove. - Sette, nove, zero...

- Sette, nove, zero. - Sì.

Otto, quattro...

- Otto, quattro. - Cinque, nove.

Cinque, nove.

(vibrazione da cellulare) Ti ho chiamato.

Okay, grazie.

- Ehm... Grazie di tutto per oggi. - Figurati, grazie a te.

Ehm... Allora io vado.

- Ci vediamo presto. - Sì, sì.

- Ciao. - Ciao.

- Grazie per il passaggio. - Figurati!

- Ciao. - Ciao.

- Buongiorno. - Buongiorno.

Mi cambia 50 euro in gettoni?

- Certo. - Grazie.

Grazie.

- A posto? - Sì, grazie.

Andrea!

- Ti piace passeggiare? - Non volevo farti perdere tempo.

Allora non perdiamo tempo.

Sì, cioè no.

Non volevo farti perdere tempo.

Comunque anche a me piace passeggiare.

Ragazzi.

È mio padre.

- Ciao. - Ciao.

- Compagni di scuola? - Sì, è un'amica.

- Ciao, mi chiamo Greta. - Ciao, Greta. Io sono suo padre.

Piacere.

Allora vi lascio e... ci vediamo.

- Ciao. - Ciao.

- Complimenti, è carina. - Dai, papà!

Signorina Petrescu? La stavo cercando.

- Ho delle novità su sua madre. - Buone notizie?

Non esattamente.

L'angio-Tac ha rilevato la presenza di metastasi linfonodali.

Il tumore si sta espandendo.

Eh...

Stiamo facendo tutto il possibile.

- Non potete operarla? - Di questo volevo parlarle.

Non qui. In Italia non sono previsti protocolli di intervento per casi simili,

ma ci sono altri Paesi in cui potrebbero tentare una tecnica sperimentale.

- Dove? - La Svizzera è il posto più vicino.

Avete un'assicurazione riconosciuta in quel Paese?

Noi non l'abbiamo proprio.

Allora l'intervento sarebbe tutto a carico vostro.

Ciao, mamma.

- Salve. - (paziente) Ciao, bellezza.

Che c'è?

Niente, mamma.

Mi fai uscire da questo letto? Voglio lavarmi i denti.

- Sei sicura che puoi alzarti? - Dai, girami!

(scatto di serratura)

Ti ho chiamato e non hai risposto.

Allora? Brutto quando succede a te.

- Quindi? - Quindi? Ero con un cliente.

Mi sono dimenticata di risponderti. Era urgente?

Tu incontri i clienti fuori dal lavoro. Ho chiamato in ufficio e tu non c'eri.

Perché non mi lasci stare? Che vuoi da me?

Che vuoi, Massimo?

(bussa)

(Massimo) Apri la porta.

(Massimo) Dobbiamo trovare una soluzione.

Devi dirmi se hai un problema perché riguarda anche me, viviamo insieme!

Continui a comportarti come una ragazzina, a inventarti cazzate!

(Massimo) Se vuoi rovinarti la vita, io non posso fare niente, zia.

Però non vendere casa di mamma.

(Massimo) Non è giusto.

(una porta si chiude)

Jean?

- Jean. - Ciao.

- Che fai? - Una cosa per scuola.

- Sì. Compiti fatti? - Sì.

Mi ha detto mamma che frequenti un ragazzo della scuola.

- È un tuo amico? - Sì, è uno nuovo.

- È uno a posto? - Normale, sì.

- È uno di quelli che ti ha dato fastidio? - Direi di no.

- Come si chiama? - Andrea.

- Andrea come? - Ravenna.

Mi sa che la madre viene in azienda da te.

- È il figlio di Sabrina? - Già.

Studia, Jean. Studia.

È la Sabrina che mi hai fatto vedere

nel tuo vecchio album? - Eh?

- È la Sabrina del tuo vecchio album? - Sì.

- La moglie del tuo amico. - Sì, è lei.

Ma...

Perché non mi hai detto che lavorava per te?

- Non pensavo che fosse importante. - No?

Lo è?

Ti prego, Charlotte! Vuoi l'elenco di tutte le persone che lavorano per me?

Dai, ti prego!

- No! - Okay, bene.

- Non è necessario. - Che c'è?

Senti, ti va se usciamo a cena?

- Non mi va di stare a casa. - La verità? Sono sfranto.

Scusami.

Va bene.

- Non so, mangiamo una pizza? - Pizza, sì.

- Va bene. - Grazie.

(Charlotte) Jean? Jean!

- (Jean) Sì? - (Charlotte) Ti va la pizza?

(Jean) Sì, prendila anche per Greta

che va da suo fratello in ospedale e poi viene a cena.

Ho conosciuto un ragazzo e...

Dani, quando sto con lui, le farfalle nella pancia. Assurdo!

Non so che ha per farmi sentire così, però mi spaventa un po'

perché credevo che...

che non sarebbe più successo di andare a letto felice.

Ho paura che ancora finisca tutto prima di cominciare.

Allora non faccio che tornare indietro.

Come si fa a non avere paura?

Io non lo so.

(campanello)

Charlotte!

Charlotte, vai tu?

Vabbè, vado io.

- Chi è? - (rider) Consegna pizze.

Sì.

- Buonasera. - Buonasera.

Quant'è?

Quattro pizze e quattro bibite, sessanta.

Giuseppe.

Io non...

Non sapevo che abitassi qui, forse... forse ha ordinato tua moglie.

Sì, Charlotte ha fatto l'ordinazione.

- Entra! - No, no, no.

Allora... Sono sessanta.

Sì.

- No, lascia stare, ti prego. - No.

Lavoro per non chiedere l'elemosina.

Ciao.

Sabrina non deve saperlo.

Va bene.

Ciao, Riccardo.

(una porta sbatte)

(Jean) Per mio padre sei come lui o non vali niente.

- Com'è tuo padre? - Un po' stronzo.

- Ah. - Mi vede come uno sfigato.

Con me è sempre carino, lo sai?

Anche tua madre con me è sempre carina.

Dai, mettiamoli insieme, eh?

Diventiamo una famiglia. Sarebbero una bella coppia.

- Sarebbe troppo anche per mio padre. - È vero.

Invece mi dispiace per loro.

Non hanno mai fatto una cazzata così, tanto per farla.

Non si sono mai lasciati andare.

Sai che il mondo è pieno di persone così?

- Dici? - Sì.

Tipo Andrea.

Scusa, ma che c'entra Andrea?

È un bravo ragazzo, però è... è noioso.

Io non credo che sia così.

Però io e te siamo speciali. Siamo diversi.

Tutto quello che sta succedendo a me e a te.

Anche nella musica non abbiamo bisogno di lui.

- Cazzo, Jean! - Credevo che...

Che io e te...

È un bravo ragazzo, però è... è noioso.

Io non credo che sia così.

Però io e te siamo speciali. Siamo diversi.

Tutto quello che sta succedendo a me e a te.

Anche nella musica non abbiamo bisogno di lui.

Senti, Jean. Ho dimenticato che devo cenare con papà.

Come? Abbiamo preso le pizze.

- Perdonami. - Sicura?

Sì, sì. Veramente, devo andare.

Ho detto qualcosa che non va?

(Giuseppe) Jean!

(Giuseppe) Jean!

Sono arrivate le pizze. Dai che si freddano!

- Greta è andata via? - Sì, aveva da fare con suo padre.

Ah.

- Posso farti una domanda? - Sì.

Ti piace?

Sì, ti piace. Allora sbrigati.

- Le cose belle vanno via in fretta. - Sì.

Grazie. Che fame!

(Viola) Sei pronto? Andiamo, dai!

Vieni.

Questo è tuo.

- Questo lo prendo io. - Perché? Non ti fidi?

Certo che no.

- Che ci devi fare? - Muoviti!

Arrivo.

- Che devi fare con il telefono? - Il segnale resterà agganciato

alla cella di questa zona, così non potranno collegarci al colpo.

Quella stronza di mia madre serve a qualcosa.

Non mi baci?

Sì, però adesso andiamo.

- Sicuro che sono fuori casa? - Aspetta.

- Questo chi è? - L'ho chiamato io, è un rider.

Vedi che non c'è nessuno?

Vai!

(allarme)

(Viola) Dicevi che era tutto tranquillo! Fondi la centralina!

(Massimo) Dove la trovo?

- Cazzo, non mi abituerò mai. - Ssh!

(Viola) Adesso?

(Massimo) Cerchiamo la cassaforte. Dovrebbe stare su.

(Massimo) Muoviamoci! Se arriva qualcuno, sono cazzi.

Che vestito di merda!

Dai, Viola, non cazzeggiare.

Guarda che roba!

Questa è bigiotteria! Neanche mia madre mette questa roba.

Dove cazzo sta la cassaforte?

(scatto di serratura)

Eh?

(accento napoletano) Ma che è? È saltato il contatore.

Che è successo?

(Viola) Che cazzo fai?

Mettiti in ginocchio e alza le mani!

- Alza le mani! - Che vuoi? Ho i contanti.

- Togli le mani da lì! - Ho i contanti.

Alza le mani, alza!

- Che volete? - (Massimo) Legali.

- (Viola) Con cosa? - Ho delle fascette nello zaino, legali.

- Ora pure le pulci hanno la tosse. - (Massimo) Zitto! Fallo legare da lei.

(Viola) Legalo!

Avanti, lega, tanto scoprirò chi sei, stronzo, e me la pagherai.

Controlla che lo leghi stretto, poi lega lei.

Che volete?

- Dov'è la cassaforte? - Non c'è.

Con tutti i soldi che hai rubato non hai una cassaforte? Dimmi dov'è!

- Non c'è la cassaforte! - Diglielo!

- (Marica) Diglielo. - Dimmelo.

La cassaforte è elettrica, ma l'impianto è rotto ed è impossibile aprirla.

- Tu non preoccuparti, dimmi dov'è. - Sta di là.

- È dietro la scarpiera. - (Massimo) Alzati.

Dico a te, alzati! Mi porti tu.

- Alzati! - Vai.

Controllalo.

- Dove sta? - In fondo.

- (Massimo) Quale? - A destra.

Okay.

Torna di là. Non fare cazzate.

Sta tornando!

- (Luana) Pronto? - Luana, sono la madre di Viola.

- È da te? - (Luana) No, non la vedo da scuola.

- (Luana) Perché? È successo qualcosa. - No, non è successo niente. Grazie.

- (Luana) Si figuri. - Scusami. Ciao.

- Dov'è tua sorella? - Dalle amiche?

- Quali amiche? - Sara, Luana, Deborah... Non lo so.

- Non sono il suo cane da guardia. - (Beatrice) Ho chiamato le amiche.

- (Beatrice) Non sta da loro. - Mamma?

Mamma, che stai facendo?

Dai, Viola si incazza se stai qua!

Allora, punto uno, parla pulito. Punto due, lascia che si incazzi.

- Punto tre, la stai coprendo. - Sì, la sto coprendo.

Mi dici che sta combinando? Tu lo sai.

(Marco) Viola è una stronza, ma non è cattiva.

È incredibile! Quando ci sono io, la difendi, altrimenti vi azzannate.

- Non dirmi di no, vi ho sentito. - Forse perché siamo gemelli?

Gemelli diversi. Prende anche per il culo.

(vibrazioni da cellulare)

- (Massimo) Il telefono è tuo? - Che cazzo vuoi?

- Il telefono è tuo sì o no? - Sì, è mio!

- Qual è il codice? - Quattro volte sei.

Ora tu mi dici la verità sulle tue macchinette.

Non c'entra la fortuna. Che c'è, un algoritmo?

- Le controllate voi, comunque. - Tu chi cazzo sei?

Ora sono un ladro come te, ma non rapino chi rischia di perdere la casa.

Conto fino a tre.

- Inizio dal ginocchio! - Okay, d'accordo.

L'algoritmo esiste in tutte le mie slot-machine.

Ora tu lo ripeti in video.

Poi riprendi il disegno e mandalo online.

Sono Fulvio Neri,

uno dei più grandi distributori di slot-machine e videogiochi.

Sono un truffatore.

Ho manipolato il software delle macchine per impedirvi di vincere.

Le pochissime volte che vincerete, i premi saranno molto bassi

e la probabilità di vincere è praticamente pari a zero.

È tutta una truffa e voi siete le uniche vittime.

- Dov'è il bagno? - Sta di là.

(Massimo) Alzatevi.

- (Fulvio) Abbassa la pistola. - Stai zitto e muoviti!

Entra!

Chiudili dentro.

- Sei impazzito? Che cazzo volevi fare? - Mi sono cacato sotto.

Perché, io no?

- Dove cazzo hai preso questa? - È una scacciacani, non spara.

Importante è che gli abbiamo preso tutto, è andata bene.

Andiamo via.

(rumori indistinti)

Dove sei stata?

- Mi hai fatto prendere un colpo. - Dove sei stata?

Mi fai l'interrogatorio alle tre di notte?

Ho chiamato Luana, non eri con lei.

- Stavo da Massimo, a casa di sua madre. - A fare che?

Stiamo insieme. Chiedi a Marco, se vuoi.

- Perché non me l'hai detto? - Sono cazzi miei.

Posso andare o continui l'interrogatorio? (notifica)

(registrazione) Guardi che c'è in Rete.

(Fulvio) Sono Fulvio Neri, uno dei più grandi distributori

di slot-machine e videogiochi.

(Fulvio) Sono un truffatore.

(Fulvio) Ho manomesso i software delle macchine per impedirvi di vincere.

(Fulvio) Le pochissime volte che vincerete,

i premi saranno molto bassi.

(rumore di porta)

- (Beatrice) Fulvio Neri? - Sì, eccomi qui.

Ho detto tutto al suo collega. Abbiamo fatto noi il video per scherzare.

Sì, ma io non le ho fatto nessuna domanda.

- Perché lo ha fatto? - Perché?

Ieri abbiamo esagerato con il vino e volevamo fare uno scherzo agli amici

per farli spaventare. Hanno la fissazione delle rapine.

Però lei dice cose gravissime

sull'attività di gestione delle slot-machine.

- Sì, ma stavamo "pazziando". - "Pazziando"? Cioè?

- Scherzando. - Stavate scherzando

anche quando avete fatto questo graffito sempre per spaventare gli amici?

- Mentire a un pubblico ufficiale è reato. - Sì.

- Giuro, non lo sapevo. - Non lo sapeva?

- No. - Diglielo.

- Stai zitta. - Diglielo.

Erano due, un ragazzo e una ragazza, giovani.

Ci hanno legati e... ci hanno puntato una pistola.

Mm... Lei è in stato di fermo.

State pure comodi. Marco, chiama la Scientifica.

(Marco) Sì, ispettore.

È chiaro perché non hanno denunciato, nel video c'è la verità.

Quei due sono gli stessi che hanno commesso i furti al compro oro,

alla gioielleria e al bar. Stessa tecnica, ma ora sappiamo chi sono.

- Un ragazzo e una ragazza. - Hanno anche una pistola.

Infatti.

(Fulvio) Sono Fulvio Neri, uno dei più grandi distributori

di slot-machine e videogiochi.

(Fulvio) Sono un truffatore.

(Fulvio) Ho manomesso i software delle macchine per impedirvi di vincere.

Hai visto che è una truffa?

Vincere o perdere, quando giochi... non fa tanta differenza.

Quello che ti interessa davvero è continuare a giocare.

Sempre,

senza fermarti mai, senza pensare a niente.

Scusa, devo andare al lavoro.

Buongiorno. Balducci, controlla questi numeri.

Dimmi dov'erano agganciati ieri notte tra le dieci e le tre più o meno.

- Serve l'autorizzazione del magistrato. - Basta la mia.

(Balducci) D'accordo, ispettore.

Erano agganciati alla cellula di questa zona.

Quale?

- Questo è il tuo quartiere, no? - Mm mm.

Comunque è il numero di mia figlia.

Nessuno verrà a romperti le palle.

Tranquillo. Grazie, a buon rendere.

(Nunzio) Amore, perché non rispondi?

(Nunzio) Certo che mi ricordo dell'anniversario dei tuoi!

Passo a prendere i fiori e torno a casa. Ti amo.

Ciao, a tra poco.

Ciao.

- Da firmare. - Grazie.

Come stai?

Come al solito.

- Sei bella. - Grazie.

E... mi manchi.

Mm mm.

In quest'ultimo periodo ti penso spesso.

- Ceniamo insieme? - Ceniamo insieme?

Tu, io, tua suocera, tua moglie.

Certo.

Sei una donna intelligente.

Sai che non mi frega niente di mia moglie.

Sai bene che voglio te e solo te.

Va bene.

Però voglio un anticipo.

Duecento euro.

- Se non ti bastano... - Bastano. Grazie.

(Fulvio) La probabilità di vincere è praticamente pari a zero.

(Fulvio) È tutta una truffa e voi siete le uniche vittime.

Ciao.

- Che hai? - L'ho sentito ancora.

È forte, molto più di quanto pensassi.

Che vuoi fare?

Dobbiamo tornare dov'è iniziato tutto.

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