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- Andrea? Oh, Andrea. - Ciao.
- Come stai? - Bene e tu?
Bene.
- Stai meglio? - Sto meglio.
- Ti è andata anche bene. Stai da solo? - Sì.
- Scusa se sono venuto solo ora. - Tranquillo.
- Che è? - Fai sempre la stessa domanda.
- Se ti porto un pacchetto, è un regalo. - Non c'era bisogno.
- Non ti piace? - Sì, certo. È bellissimo.
- Perché non lo apri? - So che cos'è, Massimo.
È un Launchpad e costa un botto.
- Come hai fatto a comprarlo? - (Riccardo) Buongiorno. Oggi dimissioni.
- (Sabrina) Si torna a casa! - Ciao.
- Ciao, Riccardo. - Ciao, Massimo. Non sei contento?
- Si torna a casa! - (Riccardo) Questo?
- È un regalo di Massimo. - (Riccardo) Bello!
- Anche troppo. - L'ho comprato usato su Internet.
- Non so se funziona. Controlla a casa. - Va bene.
Che facciamo oggi, festeggiamo? Cena fuori?
No, come cena fuori?
Facciamo una carbonara a casa, così Andrea non si stanca.
- Ci sei anche tu? - Io non posso perché...
Sto indietro con lo studio.
- Infatti vado a casa ora. - Ciao.
- Grazie per il regalo. - E di che?
- Ciao, Riccardo. Ciao, Sabrina. - Ciao, Massimo.
Ciao, Marco.
- Oggi giornata di visite. - Ciao.
- Ciao, Marco. - Ciao, Sabrina.
- Come stai? - Meglio.
- È successo ancora? - No, tranquillo.
I medici hanno trovato valori sballati, qualcosa che non andasse?
Figurati, oggi mi fanno uscire.
- Questo? - Un regalo di Massimo.
Fantastico! Quindi Massimo continua a fare cazzate.
Magari non l'ha comprato con i soldi della rapina.
Seh!
Come stai?
- Tua madre? - Non lo so.
I dottori non si sbottonano, ma io non la vedo bene.
La vedo spegnersi ogni giorno.
Non sai che ho fatto a casa.
Ho ridipinto le pareti in arancione, è il suo colore preferito.
Io vorrei solo questo, che potesse tornare a casa e vederle.
Scusami.
Non voglio ammorbarti con... Vado a fumare.
(canzone) Vivo finché l'anima mi prenderà fuoco
(canzone) Quando sono freddo, mi riscaldo da solo e noi
(canzone) Degli eroi vestiti d'amore e di odio
(canzone) Se ho paura, so che sono vivo e non morto, però ho capito
(canzone) Che le leggende non sono per sempre
(canzone) Forse sbaglierò tutte le strade
(canzone) E non so se terrò l'equilibrio prima di cadere
(canzone) Io sarò uno come noi
(canzone) Questi vecchi muri sembra che non hanno età
(canzone) Siamo fiori in mezzo al cemento
(canzone) E forse un po' lo siamo da sempre
(canzone) Io che sono un punto perso in questa città
(canzone) Che non mi ha mai dato niente
(canzone) Che mi chiedo da sempre chi verrebbe a cercare uno come noi.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Ciao, mamma. - Ciao, amore mio.
- Chi era quella signora? - Lavora per il dottor Liberati.
- È il suo braccio destro. - Come mai è venuta a trovarti?
Voleva sapere come sto, portarmi i saluti dalla fabbrica.
- Davvero? È una cosa carina, no? - Sì, infatti.
- Tutto bene, mamma? - Non mi aspettavo questa visita.
Tu come stai? Come procede lo studio?
Abbastanza bene.
Economia politica è una palla, però va.
- Quando hai l'esame? - Mamma, te l'ho detto cento volte.
- Tra due settimane. - Andrà benissimo, sono sicura.
Io sono sicura che tu starai bene e festeggeremo insieme.
Potremmo andare in quella pizzeria vicina al Colosseo!
- Era buonissima. - No, è piaciuta solo a te.
Era carissima e non ne valeva la pena.
Va bene, allora andiamo dove vuoi tu.
Io sono così orgogliosa di te.
Sono stata a trovare la signora Petrescu in ospedale.
- Come sta? - Non bene.
Poi solo la figlia può occuparsi di lei.
Ha una sorella più grande che è rimasta nel loro Paese.
- Non deve essere una situazione facile. - Certo che no, povera!
Per fortuna la figlia è una brava ragazza e si prende cura di lei.
La Petrescu l'adora e farà di tutto per non farle mancare nulla
quando lei non ci sarà più. - Io mi sento una merda.
- Non posso più fare finta di niente. - Pensi che per me sia facile?
Che mi faccia piacere? Non è facile, ma non abbiamo scelta.
Si parla della vita delle mie operaie.
Questo lavoro le ha offerto possibilità che altrove non avrebbe avuto
e con i soldi che le daremo garantirà alla figlia un futuro sicuro.
Questo è il massimo che possiamo fare per loro.
Ha accettato la nostra offerta?
Ha detto che deve pensarci, ma sono sicura che accetterà.
- Se non dovesse farlo? - Troveremo il modo di convincerla.
Ragazzi!
Ciao.
Ciao! Ma a cosa devo questo...
- Ti devi far perdonare qualcosa? - No, perché?
Beh, la tovaglia nuova, i piatti da cucina...
Dai, non fare così.
Avevo voglia di cucinare e farti una sorpresa.
- Ciao, mamma. - Ciao.
Beh, vabbè... Bello!
- Com'è andata a scuola? - Normale. A te al lavoro?
- Normale. - State lavorando al caso del compro oro?
Sì, perché?
Hanno rapinato la gioielleria nello stesso modo.
- Pensavo che i furti fossero collegati. - Mi freghi il lavoro?
Nel quartiere non si parla d'altro, sono tutti curiosi.
- Io ho assaggiato la pasta, è buona. - Grazie.
No, scusami, non sono abituata a vederti così sensibile.
È bello vederti così, ma non vergognarti. La sensibilità è una cosa bella.
(vibrazione da cellulare) Oddio, scusate.
- Ecco. Ianni? - (sottovoce) Che cazzo di domande fai?
Sì, d'accordo, il tempo di arrivare. Non preoccuparti.
Scusate, un'emergenza. Devo andare. Viola, stavolta tocca a te.
Tienimeli in frigo, saranno buonissimi. Ciao.
- Ciao. - Non aspettatemi, non so che ora faccio.
(una porta sbatte) Che strano!
- Che problemi hai? - Non rompermi il cazzo.
Tu sei scema, veramente.
Oh, mi sono rotto i coglioni di coprirti, Viola.
- Nessuno te l'ha chiesto. - Tu non hai bisogno di nessuno, vero?
Non hai bisogno di nessuno? Ti credi furba? Chi credi di essere?
Una che sa cogliere le opportunità, a differenza tua.
- Tipo? - A te rode il culo, eh?
- È questo il problema. - Perché?
- Perché sei invidioso. - Io sono invidioso?
Sì, di me, di Massimo, dei suoi poteri e che adesso lui esce più con me
perché ha capito che sei uno sfigato. -Viola, tu sei una stronza.
- Ti sei messa con lui solo per i soldi. - No, caro mio.
A me lui piace e glielo dimostro in tutti i modi.
Sai chi fa così, Viola?
- Una puttana. Tu sei una puttana. - Come cazzo ti permetti?
- Tu mi hai rotto i coglioni! - Che cazzo fai?
- Hai capito? - Tu mi hai rotto i coglioni!
Prova di nuovo a mettermi le mani addosso! Sfigato. Oh!
(Marco) Cazzo!
Scusa?
Quella signora che sta giocando è venuta altre volte?
- Che ti frega? - Sono il nipote.
Allora vai a chiederglielo.
Oh, ragazzino.
Non viene tutti i giorni, però sì, la vedo spesso.
Hai sentito il medico, ha bisogno di altri accertamenti.
Se non li facciamo a pagamento, aspetteremo mesi.
Sì, ma non possiamo permettercelo.
Neanche possiamo aprire un prestito. Ne abbiamo già due aperti, più il mutuo.
L'unica cosa che non possiamo permetterci è perdere tempo.
- Sì, troveremo il modo. - Come?
- Lo troveremo. - Come?
Dai, lo troveremo.
Lo troveremo, dai! Lo troveremo.
Ciao!
Senti, ti piace il tiramisù?
Domani è il mio compleanno e pensavo di fare un dolce.
Ceniamo insieme magari, eh?
Oggi ti ho vista a quel bar.
- Come? - Che vuoi fare?
Vuoi vendere casa di mamma per giocarti tutto alle macchinette?
No, ti sbagli, non ero io.
- Io sono stata al lavoro fino a tardi. - Non dire cazzate!
Mi hai anche fatto sentire in colpa perché devi mantenermi.
A me non frega un cazzo di te, fai quello che vuoi,
ma tu non tocchi casa di mamma!
- Non te l'ha detto? - Che cosa?
Quella casa è anche mia. I nonni l'hanno intestata anche a me.
- È una cazzata? - Vuoi vedere i documenti?
Tu casa di mamma non la tocchi! Come ha fatto ad affidarmi a te!
Sa che persona sei. Sei una merda, mi fai schifo!
Sì, faccio schifo, hai ragione!
Non so perché tua madre ha scelto me.
Però adesso siamo solo io e te, Massimo, che ti piaccia o no!
Siamo solo io e te
e basta!
Scusa.
Aaah!
(Massimo) Eccoti qua, Fulvio Neri,
il re delle slot-machine.
Sei già sveglio?
Non ho dormito.
- Senti, volevo dirti... - Non devi dire niente.
- Non c'è bisogno. - Vabbè, buon compleanno.
- Grazie. - (Massimo) Vado a fare una doccia.
Senti?
Allora stasera ceniamo insieme? Ti va?
- Sì. - Bene.
Ciao, Marco.
È ancora incazzato con me?
Sì, mi ha rotto le palle per la storia della gioielleria.
- Tranquillo, non è un infame. - Lo so, perciò non voglio perderlo.
Se quello sfigato ha solo te e Andrea! (campanella)
- Dai, vieni? - (Andrea) Sei ancora incazzato con lui?
- Andrea, non ti ci mettere anche tu. - Sì, ma questa storia deve finire.
Dillo a lui, no? Dai, andiamo.
- (passante) Hanno dato fuoco a tutto. - (passante) Questo quartiere è un cesso.
(dialoghi indistinti)
(agente) Signori, non c'è niente da guardare.
(barista) Hanno mirato alle slot. Non hanno toccato la cassa.
(Beatrice) Sì, ma c'è qualcosa di strano. Questa cosa non mi torna.
- (barista) È strano sì, commissario. - È sicuro?
Ieri ho chiuso io cassa. C'erano duemila euro e stanno tutti lì.
- Non ha preso niente? - No.
- Grazie. - (Ianni) Può andare.
(Beatrice) Stesso modus operandi,
però stavolta non ha preso soldi
e ha distrutto tutto il locale.
Un ladro che non ruba. Perché? Vendetta? Malavita?
Il proprietario è vittima di usura? Cerchiamo se ha dei nemici.
Abbiamo già chiesto agli informatori e non è venuto fuori niente.
Questa tecnica non l'ha mai vista nessuno.
- È uno fuori dal giro. - Questo lo rende imprevedibile.
- Mm. - A proposito! Mia moglie ti vuole a cena,
con i ragazzi. - Lo chiedi tu a Viola?
Se vuoi.
(Beatrice) Butta il lecca-lecca. Ti viene il diabete.
- Oggi dove sei? - Alla filatrice.
- Hai notizie di Anna? - Ho sentito la figlia, non bene.
Ragazze, ci vogliono giù per una riunione.
- Che è successo? - Andiamo?
- Come mai? - Non so.
Il dottor Liberati deve parlarci. Dai!
- Ci siamo tutte? - Sì.
Volevo dirvi che...
Come voi sapete, la nuova collezione è alle porte.
Volevo ringraziarvi per il lavoro straordinario che avete fatto.
Grazie di cuore. Per questo motivo mi sono permesso di farvi trovare
una piccola gratifica nella busta paga di questo mese.
È un gesto proprio per...
attestarvi quanto io vi sia riconoscente.
- Grazie mille. - Grazie, direttore.
Torniamo al lavoro.
- Grazie. - Torniamo al lavoro.
Beh...
(canzone dallo stereo)
Aspetta un attimo. Chi è quella?
Non ti ricordi? È venuta a Capodanno con lui.
- Allora non è come dici tu. - Sì, vabbè, dai!
- Sara? La inviti? - Non lo so.
- Ha sempre il telefono spento. - Andiamo a dirglielo a casa.
Vabbè, poi vediamo.
- Bella, Marco. - Ciao, Andrew.
(Greta) Ehi!
Sì, tu! Vieni qua.
- (Jean) Lo conosci? - Forse sì, l'ho visto una volta.
- Sei quello dell'ospedale, vero? - Sì, mi chiamo Andrea.
- Grazie per l'aiuto. - Prego.
Mi chiamo Greta.
- Lui è Jean. - Ci conosciamo, stiamo in classe insieme.
Davvero? Fico! (canzone dallo stereo)
Bella questa musica. Non l'avevo mai sentita.
- Sapete chi canta? - Sì.
- Sono io. - Fica!
No, scusa! Non intendevo in quel senso, volevo dire la musica.
Certo, però musica e testo sono di Jean.
- Davvero? - Mm.
- È bellissima. - Grazie.
Anch'io faccio un po' di musica.
- (Jean) Che fai? - Basi R&B, un po' di Dubstep.
Noi stiamo lavorando a un pezzo che non ci riesce molto.
- Se ti va, puoi venire a darci una mano. - Mm.
- Non è il caso. È meglio non... - Dai, sono curiosa.
Poi devo abituarmi a cantare in pubblico. Sarebbe fico.
- Andiamo, Andrea? - Ti mando l'indirizzo, allora.
- Va bene. - Ci vediamo.
Ciao.
(Nicola) Lascia perdere.
- Quella gioca in serie A. - Me ne sono accorto.
- È molto simpatico. - Sì.
Forse è l'unico con cui ho qualcosa in comune.
(campanello)
- Ciao, ragazze. - Salve, signora, scusi il disturbo.
Abbiamo chiamato Sara, ma ha sempre il telefono spento.
- Ci siamo preoccupate. - Sara è dai cugini in campagna.
- Non prende il telefono. - Ci dà il numero di telefono dei cugini?
- Vorremmo sentirla. - Non prende il telefono.
Tra poco è il mio compleanno, farò la festa.
Dovevamo comprare il vestito e lei non si è fatta sentire.
Sì, quando la sento, le dico che siete passate, va bene?
Scusate, mio marito ha fatto la notte e devo...
Ciao, ragazze.
Sara...
Sara, amore?
(madre) Sono tue amiche, ti vogliono bene.
- (madre) Non puoi restare lì per sempre! - Lasciami stare!
(dialoghi indistinti)
Adesso voglio vedere chi è la più fica.
- (Shiin) Lin, vieni a darmi una mano giù! - Arrivo.
Che cazzo avete combinato tu e mia sorella?
Eh?
Marco, non c'entra niente tua sorella. L'ho fatto io da solo.
- Perché? Volevi fare i soldi da solo? - Come cazzo parli?
Non c'entrano i soldi, stavo provando a fare qualcosa di giusto.
Di giusto? Che cazzo dici, Massimo?
La gente si rovina con le macchinette!
Tu che vuoi fare? Vuoi fondere tutte le macchinette?
Massimo, tu non sei un ladro né un supereroe.
Sei il mio migliore amico e io sono preoccupato per te.
Se tu fossi il mio migliore amico, la smetteresti di rompermi il cazzo
e mi staresti vicino! - Pure? Vaffanculo!
- Vaffanculo tu! Mi hai rotto il cazzo! - (Andrea) Basta!
- (Massimo) Basta, eh? - (Andrea) Basta!
- Che succede? - Mi avete rotto il cazzo tutti e due!
Io sono solo in questa cosa e nessuno mi capisce!
Non mi state vicini, cazzo!
Forse lui non può capirti, ma io sì.
Sei come me?
Come se l'energia passasse da me a chi ne ha bisogno, quando lo tocco.
Come la piantina che hai fatto "rinvivire"?
Che cazzo dici? Si dice rinascere.
"Rinvivire" non esiste. Meno male che fai il liceo!
Però quando lo utilizzo, il mio cuore peggiora.
Lui ha salvato Nicola. Per poco non moriva.
I medici non sanno che cosa ho.
Dovrei fare altri accertamenti, ma sono costosi.
Io non so che fare. Non posso dirgli che ho un potere.
Io non voglio più questo potere. Non voglio più usarlo, mi fa paura!
Sai che non dovresti usarlo nemmeno tu, Massimo?
È inutile che mi guardi così.
- Perché noi due? - Non lo so.
Magari ce ne sono altri in giro? Forse bisogna cercarli?
Forse no. Pensa se fossero dei criminali.
- Dei criminali? - Dei criminali veri.
Magari invece potrebbe aiutarci a capire com'è successo e a usarli meglio.
Già, magari!
(campanello)
- (Charlotte) Jean? Vai tu? - (Jean) Sì!
- Ciao. - Ciao.
- Prego. - (Greta) Ciao!
Ciao.
- Ciao! Tu devi essere Andrea. - Sì.
- Benvenuto! - Piacere.
Il piacere è tutto mio. Vi porto qualcosa?
Non so, frutta fresca? Tu hai preferenze? Allergie?
Mamma, ti prego, abbiamo molte cose da fare.
- Va bene, vi lascio. - Grazie.
- Divertitevi. - Grazie.
Viola!
- Che hai? - (Viola) Ora mi spieghi.
Che cosa?
Come ti è venuto in mente di andare in quel posto di merda?
- Ci hai trovato due spicci, no? - Non l'ho fatto per i soldi.
- L'ho fatto per una cosa mia. - Una cosa tua?
Io mi incasino con mia madre e sfanculo Marco e tu fai le cose tue?
- Abbassa la voce. - Non hai capito un cazzo di me!
Aspetta, fammi parlare.
Voglio fare un altro colpo, grosso e tu devi darmi una mano.
Sei l'unica che può darmi una mano.
- Quando? - Presto.
Te lo prometto, ce ne andiamo da questo posto di merda.
Prendiamo un attico in centro con la piscina sul terrazzo.
- Hai un vestito? - Cosa?
- Un vestito. - Ho una giacca.
Sei proprio uno sfigato.
Vai a metterla.
Ti porto io in un bel posto. Ti aspetto sotto casa mia.
Con questo lavori meglio sui bassi. Queste sono le canzoni.
- Sì. - Ce n'è una su cui stiamo lavorando.
- (Jean) Vuoi sentirla? - Certo.
(canzone) Questi vecchi muri sembra che non hanno età
(canzone) Siamo fiori in mezzo al cemento e forse un po' lo siamo da sempre.
- La voce di Greta aiuta tanto. - Sì, hai una bellissima voce.
- Grazie. - (canzone) Che non mi ha mai dato niente.
È fichissima, però c'è qualcosa che mi dà fastidio nel riff.
(canzone) Uno come noi.
- Dove? - All'inizio c'è un pezzo che mi...
- Posso? - Certo, prego.
- Ti metto la base? - No, no. Me la ricordo.
Cazzo, ma l'hai ascoltata solo una volta.
Okay. È veramente qualche cosina, ma penso che possa cambiare tanto.
Dai, voglio sentire.
(canzone) Questi vecchi muri sembra che non hanno età
(canzone) Siamo fiori in mezzo al cemento e forse un po' lo siamo da sempre.
- Senti. - (Andrea) È qualche cosina.
(Greta) È molto più bella.
- (Jean) È più bella. - Spostati.
(canzone) Chi verrebbe a cercare uno come noi
(canzone) Uno come noi
(canzone) Uno come noi.
Sì, è fico così.
- Sì, è cioccolata pura. - Scusa?
- Come? - Lo diceva mio nonno quando ero felice.
Strano.
- Bene, io dovrei andare. - Se vuoi, ti accompagno.
- Sono in macchina. - No, viene a prendermi mio fratello.
- A fallito! - (Fabio) A coglione!
- Guarda che ti faccio vedere. - Che mi fai vedere?
- Non esisteva, eh? - Ammazza, è una bomba!
- Ti dirò di più, stasera esco con lei. - Che cazzo dici? Festeggiamo.
- Sì. - Lin!
Invece di farti i cazzi nostri, portaci due birre.
Somiglia troppo a Sara. Sembra la sorella più "sorca".
Lo so, è un guaio.
A proposito, guarda quelle due. Una è stata adottata
o la signora Suun se l'è fatta con un altro.
- Abbassa la voce, non fare lo stronzo. - Che ho detto?
Hai capito. (squilli di cellulare)
- È lei? - No, è mio fratello.
Sarà successo qualcosa.
- Andrea, tutto bene? - (Andrea) Sì, mi vieni a prendere?
- (Andrea) Ho perso l'autobus. - Arrivo.
- (Fabio) Vabbè. Bello, zi'. - (Nicola) Bello un cazzo!
(Viola) Fermati qua.
Ora?
Tu non preoccuparti, ci penso io.
- (Viola) Dai, di qua. - In mezzo alla strada?
- Ho prenotato la vostra suite migliore. - Documenti.
Lei non sembra maggiorenne.
La mancia.
Se non le dispiace, paghiamo in contanti.
Possono bastare?
Le faccio preparare la Suite Imperiale.
Hai visto a che servono i soldi?
- Ti piace? - Mi piace sì.
No, vabbè! Hanno anche l'idromassaggio!
Facciamo un bagno stasera?
Tu già conosci questo posto?
(Massimo) No, vabbè! Il biliardino!
- Possiamo giocare. - È come il bar di Lin.
- Sì, uguale. - Se giochi come Marco, non hai speranza.
Ancora pensi a quel coglione?
Vabbè.
Hanno anche gli affreschi!
(Massimo) È tre volte casa mia!
(Viola) Allora? Ti piace?
- È bello, eh? - È bello sì.
Dove vai?
Viola!
Viola?
Aspettami dieci minuti.
Ti chiamo io.
Speravi che io mi dimenticassi, eh?
Invece no. Tanti auguri.
Grazie.
Auguri.
Questo è per te.
Sono bellissimi, Nunzio, grazie. Bellissimi.
Niente è più bello di te.
- Ho prenotato un tavolo per festeggiarti. - Non posso.
Ho promesso a mio nipote che avrei festeggiato con lui.
- Magari un'altra volta. - Va bene.
Grazie.
Massimo?
Vieni?
Che fai? Non vieni?
Entri proprio così?
Non sono mai stata così felice.
Finalmente ho tutto quello che voglio.
Ti amo.
Ti amo.
Sei veramente un coglione! Non hai preso niente da me.
Eppure te l'ho spiegato mille volte. Sei senza speranza.
- Mamma mia! - Che succede?
- Una gran fica... - Oh! Allora?
Una bella ragazza voleva riaccompagnarlo a casa e lui che fa? Chiama me?
- Non volevo disturbarla. - Sei sicura che è mio fratello?
Cretino.
- Certo pure tu... - Mamma, anche tu!
Sei un po' scemo. Non hai preso da tuo padre.
- Che fai? - Esco.
Vado a fare quello che tu non sai fare. Vai a giocare al computer, poi ti spiego.
- Quella di Capodanno? - Si chiama Asia.
- Sara? - Sara che?
- L'hai risentita? - No e non voglio più sentirne parlare.
Chiaro?
Sì?
Non faccio tardi.
Sì.
- Dove vai? - Vado in palestra.
Sei già magra, non hai bisogno di andare in palestra.
- Vado con un'amica, mi ha invitata lei. - Ah!
- Chi sarebbe questa amica? - Una di scuola, non la conosci.
Mm.
Allora?
- È tua figlia quella? - Sì.
Hai una bella famiglia.
Molto bene, bravo.
Ci vediamo la settimana prossima.
- D'accordo? - D'accordo.
(notifica)
(Nunzio) Sai che mi manchi?
(Nunzio) Ho voglia di scoparti.
- (Massimo) Ci mettiamo al bancone? - Sì.
Cameriera?
Che hanno tutti da guardare?
Guardano che sei bellissima.
- Che hai? - In che senso?
Perché hai questa faccia?
No, niente, è che...
L'ultima volta che sono uscito, era con mamma, per il mio compleanno.
Vorrei avere per mia mamma un decimo dell'amore che tu hai per la tua.
Chissà che cosa si prova!
Però non capisco perché la odi tanto. Lei ti vuole un bene dell'anima.
Lei non ama nessuno, solo il suo lavoro.
Per questo mio padre se n'è andato, non perché aveva un'altra.
Lei non lo capirà mai.
Però tua madre è rimasta e tuo padre, no.
Era meglio che se ne andava pure lei.
Cameriera! A chi si chiede uno champagne qua?
La bottiglia di champagne più costosa.
- Scusi? - Ha capito benissimo.
Arriva subito.
Hai visto? Basta poco.
Abituati a tutto questo, sarà la nostra vita.
- Vado un attimo in bagno. - Sì.
- Tanti auguri. - Grazie.
No, ma dai! Veramente lo hai fatto?
- Che hanno questi vecchi da festeggiare? - Un compleanno.
Io avevo detto a mia zia che festeggiavo il suo compleanno con lei.
- È oggi il suo compleanno. - Vabbè, chiamala, no?
Ho voglia di rifare l'amore con te.
Le ho detto che mangiavo con lei la torta.
- Che dici? - Devo andare, Viola.
- Scusami. - Stai scherzando?
No, ma ti prometto che mi faccio perdonare.
Scusa.
Zia?
(sottovoce) Zia?
(sottovoce) Buon compleanno.
(tuoni)
(canzone) E forse un po' lo siamo...
(tuono)
(tuono)
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