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[risata]
[risata]
[risata]
[fischio del treno]
[voci indistinte]
- [in siciliano] Ben arrivato, don Luigi. - Buongiorno, Nardo.
[in siciliano] Nardo, che è questa faccia?
È morta Maristella, la sua balia.
- Quando? - Stanotte.
[donna in siciliano] Santa Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Ave, Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta tra le donne e benedetto è il frutto…
Eccellenza, accomodatevi.
Vi fa impressione la bocca, vero?
Voi non ci crederete, io ci ho provato più di una volta,
ma lei dopo un secondo la apre di nuovo.
Maria Stella,
te ne stavi sempre zitta e ora che sei morta dai confidenza a tutti?
Guarda chi è venuto a trovarti.
È sceso il vespro, l'ora della malinconia.
E tu, Filiberto, non hai mai alcun turbamento che ti affligge?
[sottovoce] Come fai a essere sempre così sereno?
[baronessa] Come fai a essere sempre così sereno?
[sottovoce in siciliano] Vai, Tano.
Tano, sta parlando con te, rispondi.
Senti a me, Tano.
"E tu, Filiberto, non hai mai alcun turbamento che ti affligge?
Come fai a essere così sereno?"
Non ho nessuno.
- Scopo e sono felice. - [risate]
- Ha ragione. - [in siciliano] Signori, per cortesia!
Tano, senza pausa.
"Non ho nessuno scopo e sono felice."
- "Non ho nessuno scopo…" - Non ho nessuno.
- Scopo… - Senza pausa, Tano!
"Non ho nessuno scopo e sono felice."
- Scopo, e sono felice. - Ma sì, scopa e fottitene.
Ti diverti, vero?
Peccato che è un dramma e questo non è il suo mestiere.
Lo dici tu a don Ciccio?
Don Ciccio.
Vostro cognato la dice benissimo. è un attore consumato.
Ha la passione per il teatro da quando era piccolo.
- Si vede. - Eccome se si vede!
[Bastiano] Io vorrei capire.
Cavalli bardati, carro di prima classe,
cocchiere e staffiere in marsina e cilindro.
Chi paga tutti questi soldi
per una che è morta dove ha perso le scarpe il Signore?
Oh! Sto parlando con te.
Ancora questa faccia?
Non ammetto uno che, in pieno dramma, dice: "Scopo e sono felice".
[sottovoce] Scusate.
Il teatro dovrebbe essere poesia, purezza, libertà.
La tua unica libertà con don Ciccio, è di morire ammazzato.
- Non l'hai capito? - Vergogna!
- Oh, ancora? Le fai la messa in piega? - Quante volte te l'ho detto?
I morti, sono vivi.
[verso stupore del prete]
[in siciliano] Così tardi arrivate?
Avevo detto che dopo c'era un matrimonio, gli sposi sono già qui.
Abbiamo battezzato un nuovo attore, Tano.
- Il cognato di don Ciccio. - Lo spazzino?
Cioè, prendete quel cretino e levate le battute a me?
Non ci posso credere, già erano meno dell'ultima volta.
O me le allungate, o vi scordate il teatro.
No, padre. Se lei fa così, non va bene.
Possiamo fare tutto, ma i ricatti no.
- O si fida di noi, o non se ne fa niente. - Ah sì? Perfetto.
Allora non vi do più il teatro, e ve lo fate a casa vostra.
Cavolo, ha sparato!
Va beh, allunghiamo un po' la sua parte.
Giusto, bravo. Il teatro è compromesso.
Ci vediamo dentro.
Scusate.
Il cavallo ha avuto problemi intestinali.
Sentiti auguri agli sposi.
[in siciliano] Dove hai preso questi due?
In paese.
Di cassamortari ci sono solo loro.
[prete, in latino] Eterno riposo dona loro, Signore.
Settantacinque, settantasei, settantasette, che numero hai detto?
Trecentottantaquattro.
- Trecentottantuno, ci siamo. - Trecentottantadue.
Trecentottantatré.
Trecentottantaquattro.
Dove lo mettiamo il morto? Il loculo è pieno.
I fiori sono freschi.
Chi ha messo il morto qui? Ci è venuto da solo?
Questo loculo è nostro, lo dice anche il Comune.
- [in siciliano] Non lo è, è occupato. - Ma ora cosa dico al cliente?
E che ne so io? Lo cercate e glielo spiegate.
Buongiorno.
Buongiorno.
- Lei ha ordinato il servizio? - Sì, esatto.
- Buongiorno. - Io sono Onofrio Principato.
Sono il titolare delle pompe funebri.
L'amico nostro ci stava dicendo che c'è stato un piccolo malinteso.
Uno scambio di loculi, cose che capitano.
Qualcuno ha venduto lo stesso loculo due volte.
Qui ci sono troppi morti e pochi loculi, e se li giocano a carte.
- Ho capito. - [Bastiano] Però risolviamo.
Voi che intendete fare? Io ho premura, domani devo essere a Catania.
- Domani? - Lei vada, alla tumulazione pensiamo noi.
No, io voglio essere presente.
È un parente?
No, ma è come se lo fossi.
Ah, ho capito. Va beh, allora,
lei vada a casa e noi andiamo all'ufficio cimiteriale del Comune,
a risolvere questo equivoco.
No, niente affatto. Io preferisco venire con voi in Comune.
Va bene. Prego.
- Di qua? - Prego.
Grazie.
[bambino] Santuzzo, vieni qua.
[russa]
[sottovoce] Hai capito?
- [in siciliano] Cercate don Mimmo Casà? - Sì. È occupato?
- Occupatissimo. - Ne ha per molto?
Dipende.
[Nofrio] Signora.
Signora.
Ora potete entrare.
[in siciliano] Se tutto fila liscio, ci vuole almeno una settimana.
- Ed è poco. - Che dici, Mimmo? Una settimana?
Il nostro cliente ha un impegno, deve ripartire presto.
- Quando? - Domani.
Domani? Da dove viene? Dalla luna?
Il tempo non è nelle nostre mani, caro signore, è nelle mani di Dio.
Ti sei già preso la mazzetta, vedi di sbrigarti.
Non dipende da me.
- Sapete come funziona il camposanto. - [Luigi] Ho capito come funziona.
Questi bastano?
Ci vediamo questo pomeriggio.
Grazie, Mimmo.
Questo morto te lo sei pagato due volte. Ne avanziamo uno.
Lei non ha fame?
No, grazie. Non ho più l'età.
Lo so, il sapore è troppo forte.
- Delicato non è. - [risate]
Levatemi una curiosità. Di dove siete?
Siciliano, ma vivo a Roma.
- Di che cosa vi occupate? - Insegno Letteratura.
[versi di apprezzamento]
Invece noi la letteratura, la facciamo.
- Sì? - Mi diletto a scrivere.
Che scrivete?
Finora farse,
cose per ridere, ma fra tre giorni debutto con il mio primo dramma.
- Un dramma comico. - Che dramma comico? Lasci perdere!
Come dice Aristotele, [in latino] "Catarsi è purificazione".
Clistere è purga.
[Nofrio] Finiscila, però! Guardi.
Questi li ho fatti stampare io. Lo prenda.
[Bastiano] Ci fa piacere se viene a trovarci.
Forse lei, professore, non è pratico di teatro.
A dire il vero, ci vado poco.
- Come mai? - Mah, non mi interessa.
Poi provo una certa diffidenza, troppa finzione.
- Quale finzione! Il teatro è verità. - Sì?
- Finzione! - [Luigi] Allora spiegatemi una cosa.
Come si fa a credere a delle persone che si vestono con gorgiere,
cappelli piumati, pantaloni a sbuffo, che mettono nasi e baffi finti
per sembrare quello che non sono?
Come si fa?
Professore, con tutto il rispetto,
tornate a insegnare perché voi di teatro siete all'asciutto.
[versi gutturali]
- Un'ora fa è morta una signora. - [versi gutturali]
È la cognata di una che abita alla salita qua sopra al numero 81.
- No! - [versi gutturali]
Ah, ho capito. È una signora di 81 anni che abita a Salita Cognata, quattro.
- Parla chiaro! - Babbu, non possiamo andarci.
Abbiamo un impegno con il signore. Ci aspettano al Comune.
[Bastiano] Digli di aspettare, che è ancora caldo.
Che cosa vi avevo detto?
Con un po' di pazienza si aggiusta tutto.
Domani mattina alle 9:00 in punto, la signora Maristella riposerà in pace.
Intanto, per questa notte, potete metterla nella stanza dei sospesi.
Ho già dato disposizione.
- È stato un piacere rivederla. - Andiamo.
- [Mimmo] Nunzio! - [Nunzio] Eh?
[Mimmo] Le hanno portate quelle cose?
- [Nunzio] Non si è visto nessuno. - [Mimmo] Nessuno.
Da quanto tempo sono qui in attesa?
[Nofrio] Dipende, chi più e chi meno.
- Non ci sono parenti a reclamarli? - Qualcuno sì, qualcuno no.
Noi la chiamiamo la stanza dei capricci del destino.
[Bastiano] Ognuno ha la sua storia.
Vedete questi due che sono messi dritti, come mummie?
Questo morì giovanissimo durante un banchetto
che aveva dato lui stesso per festeggiare i 100 anni dello zio.
[Bastiano] Incosciente!
Questo è l'onorevole Costanzo Romberti.
La salma arrivò in città con un giorno di ritardo.
Gli onori che erano destinati a lui, andarono alla salma di un povero cristo
che i parenti aspettavano a Messina.
Così da allora il grand'uomo, pace all'anima sua, giace qua,
per evitare imbarazzo alle autorità.
[uomo, in siciliano] Andiamo!
[voci indistinte]
[Nofrio] Sono arrivato.
È permesso, posso passare?
[Calogero] Mm!
Cavolo, andiamo sempre meglio.
[Nofrio] Tuo padre che fa sempre nel corridoio?
Me lo chiedi? Ti aspettava.
- Mangio solo? - Sì, oggi papà digiuna.
- Meglio così, alla sua età conviene. - Fa penitenza.
Il nome di Calogero Interrante nelle mani di un incapace come Onofrio Principato.
Tieni!
[Maria] Povero papà, costretto a vedere questo scempio.
Un professore che viene dalla capitale, rimane bloccato senza tumulazione.
- Chi te lo ha detto? - Ti hanno fatto lo sgarro!
A Calogero Interrante non lo avrebbero fatto.
A Onofrio Principato, sì. Comunque non preoccuparti, mi vendico.
[colpi sul muro]
- Vado a sentire che vuole. - Vai.
Sentire. Sono cinquant'anni che non parla.
[Nicu] Bastiano!
[in siciliano] Me lo fai fare il teatro?
Nicu, non c'è una parte per te.
E dai, l'anno scorso mi avevi fatto una promessa.
Non lo puoi fare il teatro. Ma guarda questo!
Salutiamo e cacciammo.
[Bastiano] Santina.
[Bastiano] Santina.
Stai ancora cucendo? Vieni a tavola.
[in siciliano] Sono indietro con i costumi per lo spettacolo.
C'è tempo. Poi se manca qualcosa, ci arrangiamo come sempre.
La gente viene per ridere, non per i costumi.
- Ridere? Non era un dramma? - Nofrio vorrebbe così.
Ma sai come vanno i drammi. A volte le parti non tornano,
le battute scivolano, la trama s'ingarbuglia.
Vedremo, alla fine, se è un dramma o una commedia.
- L'autore che ne pensa? - L'autore?
Nofrio.
- Che deve pensare? - Ne parli come se non contasse niente.
No, ma siamo nella mani di Dio e al Signore piace ridere.
Peccato, mi piaceva una storia d'amore tormentata.
Dimmi una cosa.
Oggi sei uscita? Hai incontrato qualcuno?
Chi dovevo vedere? Sono stata qua.
Perché me lo chiedi?
Così, non te lo posso chiedere?
Papà?
Con il vostro permesso, dovrei passare. Posso?
Papà, con l'età, siete diventato chiacchierone.
[recitando] "Come possiamo intenderci, signore,
se nelle parole che dico metto il senso
e il valore delle cose come sono dentro di me.
Mentre inevitabilmente, chi ascolta,
le assume con il valore e il senso che hanno per sé? Guardi!
Tutta la mia pietà per questa donna,
è stata assunta da lei come la più feroce delle crudeltà."
La madre: "Ma se mi hai scacciata!".
Il padre: "Scacciata? La sente? Le è parso che io l'abbia scacciata?".
La madre: "Tu sai parlare, io no,
ma creda, signore, dopo avermi sposata, chissà perché,
ero una povera e umile donna".
"Appunto per questo ti ho sposata,
per la tua umiltà,
che amai in te, credendo…"
[Sidora, in siciliano] Vi devo raccontare questa.
C'era uno che era fissato con me.
- Mamma mia, era proprio fissato. - [ragazze urlano]
[ragazze ridono]
Appena mi vedeva: "Sidora, vieni qua".
[ragazze ridono]
[in siciliano] Bastiano, sangue mio, che vuoi?
Passavo e mi chiedevo se c'è qualcosa da aggiustare,
tipo lavandini, rubinetti, coltelli, forbici da molare,
stracci, ombrelli, ombrelli per il sole, ombrelli per l'acqua.
No, mi dispiace, te ne puoi andare, non ci serve niente.
Potrei avere un acconto?
Mm.
[Bastiano] Tu lo capisci, Santina è mia sorella.
Io, in qualità di fratello, ho l'obbligo di controllare,
indagare, reprimere.
Però non posso fare il maresciallo dei Carabinieri.
E neanche il prete.
A me Fofò non piace.
Dimmi una cosa.
Se Santina fosse tua sorella, che le diresti?
Per prima cosa le direi che i maschi sono una cosa inutile.
Vecchi, giovani, amici, parenti, forestieri,
conosciuti e sconosciuti.
[in siciliano] Sono tutti cattivi.
Tutti.
Una volta saputo questo, si può regolare meglio.
Va' via, bello.
Tra poco arriva il maresciallo Feruzzo.
Non dargli confidenza, però.
Vattene!
[Fofò] "Sempre caro mi fu quest'ermo colle e questa siepe che da tanta…"
- [uomo uno] Scopa! - [uomo due] Cornuto.
[Fofò] "…dell'orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando interminati spazi di là da quella,
e sovrumani silenzi e profondissima quiete…"
[attore, in siciliano] Sono le 10:30, voglio vedere quando arrivano.
[in siciliano] Sappiamo che Bastiano si deve ricaricare.
Ma ora se ne sta approfittando.
[in siciliano] Magari è successo qualcosa a sua madre.
[in siciliano] Che faccio? Vado a casa? Faccio una corsa e torno?
[in siciliano] Fofò, tu sei fissato. Resta dove sei.
Sempre a Santina pensa?
Quale Santina? Quando mai?
- Pensi che sia nato ieri? - Fofò!
[in siciliano] Se Bastiano se ne accorge, ti ammazza.
E poi mi tocca scavarti la fossa al cimitero.
Stiamo facendo troppe chiacchiere.
Forza, cominciamo le prove, già abbiamo perso troppo tempo.
Dunque.
Rifacciamo la scena della seduta spiritica in salotto.
Che scocciatura, proprio quella in cui non diciamo niente.
[in siciliano] Bastiano ha preso tutte le nostre battute.
Bastiano parla, e noi ascoltiamo.
Ti sembra niente?
L'ascolto, lo sguardo, il silenzio, sono tutto nella recitazione.
Come diceva mia mamma…
[insieme] "La parola migliore è quella non detta".
Visto che lo sai, cominciamo.
[recitando] Dove guardate? Il pubblico è là.
La faccia là e le mani qua.
Attacca.
[verso del fantasma]
[rumore che simula il vento]
[recitando] Sta arrivando il fantasma.
- [Bastiano] Eccomi. - [grida di spavento]
- [attore] Tutta risata. - Scusate il ritardo.
Neanche vi dico che mi è successo.
Cose da non credere!
Nofrio.
Ti ricordi quando eravamo piccoli?
Appena c'era la luna piena,
mi saliva la febbre e la sete, e cadevo a terra.
Male di luna, ci dicevano gli antichi.
Stasera ho avuto la malaugurata idea di uscire, e guardare la luna.
Fratello mio!
Bugiardo che non sei altro! Vigliacco e cosa inutile.
So dove sei stato mentre noi ti aspettavamo.
- Se eri femmina, ti sposavo! - Ma cammina!
[voci indistinte]
- Fammi sedere. - Signori, concentrazione. È un dramma.
- Oggi… - Gioia.
Mi sono commossa quando hai detto del mal di luna.
- Sì? - Sembrava vero.
- Era vero. - Oh!
Allora sediamoci. Il pubblico è là.
Le mani qua, Fofò! Cominciamo, allora.
[verso del fantasma]
[voci indistinte]
[attore] A domani.
[Nofrio] Non esagerate con le espressioni drammatiche,
sennò la gente invece di piangere, ride.
[attrice] Ma è difficile.
[Bastiano] Invece devono piangere.
- [attrice] Buonanotte. - [Bastiano] Notte.
- [insieme] Buonanotte. - Santina.
[in siciliano] Si è fatto tardi, stasera ti accompagno io.
[in siciliano] Te lo ha detto Bastiano?
Andiamo.
Oh! Che fate, mi chiudete dentro?
- [in siciliano] Dov'eri? - In camerino a domare i capelli.
Chi ti deve guardare a quest'ora?
Chi mi deve guardare? Le stelle!
Le stelle, gli occhi belli della notte.
Le stelle.
- Vi saluto. - Cammina, vai.
Occhio alla strada, Fofò!
Io non lo sopporto, prima o poi lo ammazzo.
A te posso dirlo, Fofò fa la corte a Santina,
e Santina c'è cascata.
- Si è innamorata. - Chi te l'ha detto?
Certe cose le sento.
Santina è intelligente. Si mette con quello scemo?
È uno inutile.
- È impossibile. - Santina non può innamorarsi.
Esagerato! Prima o poi succederà.
- Scherzi? Chi può impedirglielo? - Io.
- Glielo impedisci tu? - Sì. Santina è pura.
Al solo pensiero che qualcuno la tocchi, mi sale la rabbia.
Potrei ammazzarlo.
Seguiamolo che, secondo me, sta andando a donne.
- Bastiano, proprio tu ti scandalizzi? - Andrà in qualche bordello.
Io sono io. L'uomo di Santina deve essere diverso.
[in siciliano] Vossia chi è?
Scusate.
Ho visto la luce accesa e sono entrato a dare un'occhiata.
Aspettate.
Ma voi siete Luigi Pirandello, il maestro!
Maestro, non vi ricordate di me?
Tanti anni fa.
Lumie di Sicilia!
Battaglia.
- Il suggeritore. - Bravo, maestro. Servo vostro.
- Come siete capitato qua? - Ormai sono vecchio.
Mia moglie si è ammalata e sono tornato qua.
- Questo è il mio paese. - Battaglia!
Ricordo che, all'epoca, avevate una memoria prodigiosa.
Vediamo.
[recitando] "Amici, romani, concittadini, ascoltatemi.
Vengo per seppellire Cesare, non per lodarlo."
[recitando] "Il male sopravvive agli uomini.
Il bene, sovente, è sepolto con le loro ossa."
Bravo.
Maestro, sempre se posso domandarvelo, che siete venuto a fare in città?
Sono venuto a festeggiare il compleanno di un amico.
Ma mi raccomando, Battaglia, voi non mi avete visto.
Santina!
Santina, apri!
- Da lì non passa neanche un bambino. - Chi ha detto niente?
Avevo un'urgenza.
Vai a coricarti.
[in siciliano] L'orecchio sinistro si stanca di sentire cose buone.
L'orecchio destro maledice ogni cosa che sente.
Guardare troppo la luna, fa venire cattivi pensieri.
Come devo dirtelo, Luigi?
Quando eri bambino,
ogni volta che ti saliva la stranezza,
appoggiavi la testa sulle mie ginocchia.
Lo hai fatto fino a sette, otto anni.
- Non è vero. - È vero.
Ti mettevi qua, e io ti dovevo raccontare sempre la storia
del figlio scambiato dalle donne cattive con un gobbo.
[bussano alla finestra]
Ti conosco troppo bene.
Lo so che sei preoccupato, perché le idee non quagliano.
Non riesci a scrivere la tua commedia.
È vero?
Vieni qui.
Che ti faccio passare la stranezza.
[Maristella in siciliano] ♪ Nau niu ♪
♪ Il piccino si è addormentato ♪
♪ Niu nau, niu nau ♪
♪ Il piccino così sognava ♪
♪ Si sognava gli angeluzzi ♪
♪ Gli cantavo il fatterello ♪
♪ Ninna nanna, ninna oh ♪
♪ Il bambino si addormentò ♪
[Luigi] L'orecchio sinistro si stanca di sentire cose buone.
L'orecchio destro, maledice ogni cosa che sente.
- Che c'entra? - [delegato] Ossequi, maestro.
È un onore conoscere Luigi Pirandello e un privilegio accompagnarlo a Catania.
Il sindaco si scusa per non essere venuto ad accogliervi di persona,
e attende con ansia l'incontro tra voi e il grande Giovanni Verga.
[delegato] Prego.
- Che cavolo fai? - Hai capito chi era?
- Luigi Pirandello! - Chi è, Gesù Cristo?
- Io non lo avevo riconosciuto. - Come potevi? Non lo hai visto mai.
- Maestro. - Grazie.
- Maestro. - Luigi.
No, ti prego, resta seduto.
[in siciliano] Perdonami, Luigi.
A te tutta la mia gratitudine,
ma dall'Italia ufficiale, non voglio niente!
Mi hanno dimenticato e ora,
vogliono levare la polvere dalla fotografia di un morto.
Mi fecero un torto e io da qua, dalla mia stanza non mi muovo!
Ti capisco.
Io sono venuto qui solo per farti gli auguri di persona e…
questo è il discorso che ho scritto in tuo onore.
- Lo leggerò stanotte. - Certo.
Io dormo pochissimo, i pensieri non mi lasciano tregua.
Bussano, soprattutto la notte,
quando c'è silenzio.
Tu che mi racconti? Stai scrivendo?
Mah, per ora annoto solo fantasie.
Ho in mente una stranezza.
È diventata quasi un'ossessione.
Luigi mio.
Tu ti sei messo a camminare per una strada desolata,
piena di pericoli, che nessuno conosce e non si sa neanche dove arriva.
Tu hai messo una bomba,
sotto le fondamenta dell'edificio che noi con fatica abbiamo costruito.
La realtà.
Te ne stai lì impavido,
ma non sai più chi sei.
Hai ragione, Giovanni, a dire che non so più chi sono.
Forse non l'ho mai saputo, neanche da ragazzo.
Come sta tua moglie?
È pazza,
e io sono prigioniero della sua pazzia.
[grida]
[in siciliano] Che è successo, Babbu?
[versi gutturali]
[monaca] Babbu, che è successo?
[monaca] Madre mia!
È morta la Badessa!
[voci indistinte]
[tutte le monache] È morta!
[Babbu grida]
[versi gutturali]
- Ma che stai dicendo? - [versi gutturali]
Proprio ora doveva morire?
Oh, hai sentito chi è morto?
- Io farei entrare Agatina in scena prima. - Hai capito Babbu?
- Non l'ho mai capito. - È morta suor Ersilia Palumbo.
Ci pensiamo dopo, dobbiamo debuttare.
- Oh! Palumbo, la badessa. - La zia di Marianna, la nostra attrice?
Ora starà in lutto almeno un anno!
- Grande donna. - Santa donna.
- Terribile perdita. - [insieme] Condoglianze.
[Marianna] Entrate.
[in siciliano] Non c'è stato bisogno di vestirla.
Si coricava sempre agghindata e con il cilicio sotto al lenzuolo.
La cassa, la teneva sotto al letto.
Da quando si era chiusa in convento,
diceva che da morta voleva essere esposta a casa sua, sul letto dov'era nata.
Cassa semplice come la sua vita,
senza sfarzi, senza fiori, senza carro funebre di prima classe.
Niente, una cosa semplice.
D'altronde, il dolore è intimo e poi, 102 anni!
Vi rendete conto?
Centodue anni.
E doveva morire proprio oggi?
Lo dici a me che non posso fare più la commedia?
Io.
Tu che cosa?
Io entro in scena ansimando.
Mi siedo sulla poltrona e grido: "La baronessa è morta!".
- Così saltiamo la scena e andiamo avanti. - Oh! Tieni!
Agatina, non può essere. Io come continuo la storia?
- Se Santina facesse la baronessa? - Magari, mi piacerebbe.
[Bastiano] Ma che vuoi fare tu?
Tu che fai? Scrivi copioni?
[Nofrio] Perché, tu li scrivi?
Stavo parlando con lui.
Se la baronessa, in quanto figlio, mi incarica di rappresentarla?
La baronessa incarica uno scemo come te?
- [risate] - [sottovoce] Signori.
[Nofrio] Shh! Signori!
Lo spettacolo non si può più fare. Prendiamone atto e rimandiamo.
Ah! Non se ne parla proprio.
Io per questa recita ho preso le legnate da mio marito.
Se non può nessuno, faccio io la baronessa.
[Consolata] Sono attrice caratterista, e caratterizzo.
Che brutto carattere ha!
[Consolata] Oh, no!
Che scema sono! Non posso farla.
Devo entrare per fare la cameriera.
Eh!
- Tu non dici niente? - Che dico? Sei tu che scrivi.
Ragazzi, dobbiamo trovare una soluzione.
Dunque, riepiloghiamo.
Agatina non può fare la baronessa perché fa l'amica ed è in scena. Giusto?
- [insieme] Sì. - Consolata fa la cameriera ed è in scena.
Amelia fa la contessa e non può farla perché è in scena.
Chi non è in scena e può fare la baronessa?
[risate]
[autista] Buonasera.
[colpi di martello]
[colpi di martello]
[Bastiano] Mettilo qua, così lo fissiamo meglio.
[Bastiano] Ma si può sapere chi è che lega le corde in questo modo?
- Io non ne so nulla. - Eh, non ne sapete niente.
Jachi, non ti seccare, sciogli queste corde.
[Santina] Ci sono altri vestiti. Qualcuno può prenderli?
Saruzzo, aiuta mia sorella.
Questo è suo, baronessa. Prendetelo.
No, lo prendo io.
- Tu lavati le mani, devi provarlo. - Ora?
[Santina] Certo, devo fare le modifiche.
Chi lo avrebbe mai detto?
Una donna, una baronessa!
- Alta nobiltà. - Buffone! Andiamo, in camerino.
[attore] Baronessa,
posso seguirla in camerino?
Non possiamo perderci questo spogliarello.
[risate]
Smettetela di scherzare, stasera ci sono le prove. Andiamo.
[con voce femminile] Domani mi concedo.
[risate]
[miagolio]
[in siciliano] Ho preso questo gatto nero per fare uno scherzo a Nofrio e Bastiano.
Venite.
Aprite la gabbia.
[miagolio forte]
Chiudete.
Santina?
Quanto tempo devo aspettare ancora?
Molto, Fofò.
Bastiano dice che non sono ancora pronta e ha ragione.
Il sentimento che ho per te, è così confuso da sembrare niente.
Ora come ora, io non provo niente per te.
Credimi, niente di niente.
[Bastiano] Bello.
[miagolio]
- Chi è? - Chi deve essere? Qualche gatto.
- Qualche gatto in calore. - In teatro?
Perché? La natura non conosce limiti.
È un gatto appassionato di dramma.
[Bastiano] Mettiamolo bene in tiro.
[attore] Che è?
Stiamo ancora senza scene?
Dobbiamo fare sempre la stessa malavita!
Come ragionate? Dite un orario e poi dobbiamo aspettare.
Sedetevi e imparate la parte, che dopo vi interrogo.
[Bastiano] Non sto scherzando.
Nofrio vuole invitare alla Prima, addirittura Luigi Pirandello.
- [versi di stupore] - Che dici?
Ancora non è sicuro.
Ma per noi non deve cambiare niente, siamo dilettanti professionisti.
Quindi, imparate la parte e non fateci fare brutta figura.
Io posso aiutare le signore a cambiarsi.
Aspettate. Prima proviamo la scena della seduta spiritica.
- Cavolo, di nuovo? - [Bastiano] Di nuovo.
[Bastiano] Maestro, vada al piano.
[Nofrio] Senza parlare, forza.
[colpi]
[con voce femminile, recitando] Melchiorre! Se ci sei, batti un colpo.
- [colpo] - [rumore che simula il vento]
[sottovoce] Anima amata mia.
[recitando] Anima amata mia!
Senti la mia invocazione? Ci sei?
[rumore che simula il vento]
Batti un colpo.
[colpo]
[versi di stupore]
Anima amata mia, arrivi. Lo sento!
[colpi]
È lui!
[rumore che simula il vento]
[attore con voce tremula] Che volete da me?
Le vostre gravissime colpe
vi ricadranno addosso.
Melchiorre, chi accusi?
Il maligno è tra noi?
[con voce tremula] Zitto!
[rumore che simula il vento]
Occhio di capra.
[insieme] Capra.
Puzza di zolfo.
[insieme] Zolfo.
Cervello che fuma.
[insieme] Fuma.
Piccola luna.
[insieme] Piccola luna.
Fiocco di giglio.
[insieme] Giglio.
[Bastiano] Immacolatella.
[insieme] Immacolatella.
- [insieme] Immacolatella. - [rintocco di campana]
- Bebè. - Cacà.
[attrice] Cecè.
- Fefè. - [attore] Fifì.
[attrice] Fofà.
[attrice] Vevè.
[risata]
- [attrice] Nenè. - [attrice] Lulù.
[risata]
[uomo] Oh, Babbu!
- Babbu! - [uomo] Che sarà?
- [uomo] Babbu! - [donna] Babbu!
[Nofrio] Babbu, alzati!
Ti è girata la testa.
Cinque minuti di pausa, poi ricominciamo le prove.
Devono essere cinque minuti veloci. Avanti, dai!
Potete andare in merceria a prendere una spagnoletta di colore nero?
Certo.
Aspettate!
Prendete anche un nastro come questo?
Certo.
[Nofrio] Vieni qua.
- [miagolio] - [attrice urla per lo spavento]
Un gatto nero!
[voci indistinte]
[Bastiano] Non vi spaventate.
[attrice] Bisogna indossare roba rossa.
[Bastiano] Andatevi a cambiare, che è tardi.
[Bastiano] Ora prendo del sale e lo butto.
[attrice] Cattiva sorte!
Macché! Andatevene a casa.
[Antonietta ride]
Antonietta! Vieni, ti porto via.
Vieni.
[Antonietta grida]
- [Antonietta ride] - Vieni qua.
Vieni qua, siamo arrivati.
Ecco qua.
Stai quieta. Ok, Antonietta?
- Stai quieta. - Sì.
[tre rintocchi di pendolo]
- Mi raccomando, parlare italiano. - Italiano stretto, un bocciolo di rosa.
Aspetta, dove vai? Vieni qua.
Sono emozionato. Ti rendi conto? Pirandello!
Lo capisco, però sbrigati. Se esce, facciamo brutta figura.
- Ripassa quello che gli vuoi dire. - Eh, ripasso.
Maestro, ci scusi per il disturbo,
ma come si dice, [parla in latino].
- Eh? - La fortuna aiuta gli audaci.
- C'è bisogno? - Sì, c'è bisogno.
Noi saremmo onorati della sua presenza questa sera in teatro per la Prima.
- D'altronde tra colleghi. - Che collega? Sei collega?
- Lui è un genio, tu sei una cosa inutile. - Io?
Tutti e due.
Poi dobbiamo dirgli il titolo perché è importante.
Glielo dico io.
Maestro, vedrà Cicciareddu e Pietruzzo.
- Devi dirlo tutto. - Non era tutto?
La trincea del rimorso, ovvero Cicciareddu e Pietruzzo.
Andiamo, dai!
Andiamo! Oh!
- Hai paura? - Non è paura.
- E allora? - È dignità.
A volte è meglio rimanere nell'ombra, nel silenzio.
Dici sul serio?
Oh! Ormai siamo qua!
Tanto lo so. Il dramma che volevo, non ci sarà mai.
[voci indistinte]
Oh, non ti ho visto!
[ripassa le battute con voce sommessa]
[ripassa le battute con voce sommessa]
[ripassa le battute con voce sommessa]
[Nofrio] Santina!
Mi aiutate a fare il nodo della cravatta?
È che sono troppo agitato.
Dietro le quinte, state accanto a me con il copione.
- Certo, come al solito. - Sempre gentile.
Ricordatevi di recitare a voce alta.
Devono sentire fino all'ultima fila e la faccia sempre rivolta…
- [insieme] Al pubblico. - [Nofrio] Al pubblico.
Interrante.
[Bastiano] Sidora!
Sangue mio.
Ti prenderei a morsi.
Ah!
Mimmuzzo.
[Bastiano] Stasera ci divertiamo, Mimmo.
Cavolo! Cornuto di un re! Luigi è venuto per davvero.
- Bastiano, che fai? - Stavo guardando.
- Vuoi dare i cinque minuti? - Questo stavo facendo. Andiamo.
[Bastiano] Ragazzi, veloci!
Cinque minuti!
- C'è bisogno di fare così? - Il teatro è pieno e io mi accendo.
- Spegniti. - Quattro minuti.
- Niente colpi di testa o improvvisazioni. - Tre minuti.
- Rimanete nel personaggio. - Due minuti.
- Soprattutto tu. - Un minuto.
[insieme] Merda, merda, merda.
[insieme] Andiamo. Dai!
[attore] Dai!
[Nicu] Signore e signori, signorine e signorini,
stasera la compagnia Principato e Vella, è lieta di presentare al cortese pubblico
la tragicommedia Trincea del rimorso, ovvero Cicciareddu e Pietruzzo.
[Nicu] Prima di cominciare, un piccolo divertimento a lingua sciolta.
Con i capelli raccolti non ti ho avuta, senza ti ho avuta.
ma basta che ti abbia avuta e come ti ho avuta ti ho avuta.
[risate]
Apro lo stipo, piglio lo spicchio, lo poso e chiudo lo stipo.
[Nicu] ♪ Domani è domenica Tagliamo la testa a Menico ♪
♪ Menico non c'è Tagliamo la testa al re ♪
♪ Il re è malato, la tagliamo al soldato ♪
♪ Il soldato fa la guerra ♪
♪ E tutti col culo per terra ♪
[Nicu] A quei tempi, dietro il Roccone c'era un vecchio vecchiaccio vecchione
che raccoglieva troncacci e tronconi.
"Che raccogliete vecchiaccio vecchione in questi tempi dietro il Roccone?"
"Raccolgo tronchi, troncacci, tronconi."
[applausi e risate]
- Bello! - [uomo] Bravo!
[acclamazioni]
[in siciliano] Vi è piaciuta la risata?
- [insieme] Sì! - Ma ora mettiamo su la pentola.
[risate]
Ho una lenza da qui a Piazza Semenza e una canna da qua a Resuttana.
[risate]
Faccio la prima calata e becco un figlio di cagata.
Lo butto nella pentola.
Faccio un'altra calata e becco una patella.
Cavolo che bella, la metto nella cartella.
[risate]
Pesco di nuovo e becco un brigadiere, calo la lenza e prendo sua eccellenza.
La calo di nuovo e corrono pompieri, brigadieri, carabinieri, chi sei tu?
Sono un povero straniero che non mangia da ieri.
Che c'entra questa cosa? Perché va sempre fuori copione?
[applausi e acclamazioni]
[Bastiano] Mi mandano al ristorante ai Quattro Canti.
Entro con la pancia piena, esco con la pancia vuota.
Nel momento di pagare, gli ho detto: "Ho quattro figli.
Il maggiore, Giovanni, è senza mutande e il fresco gli entra da tutti i lati".
[risate]
"Il figlio di mezzo è Alfano, è un po' un gorilla,
ma vorrebbe fare il metropolitano.
Il più piccolo è Federico, a cui a forza di mangiare è esploso l'ombelico,
e lo hanno ricoverato all'ospedale di Partinico.
Il più piccolo ancora è Nicola, dorme in una grattugia con i piedi fuori.
Il letto dovrebbe mandarlo il prefetto con il carretto.
Ma il carretto col letto del prefetto è fermo a Borgetto,
e io sono qua che aspetto".
[acclamazioni]
Hai finito?
[applausi e fischi]
[uomo] Bravo!
[applausi e fischi]
Siete qua? Non vi avevo visto arrivare.
La mia fidanzata non si è vista?
No, non si è vista.
- Dovrebbe arrivare. - Dovrebbe.
- Che insinui? - Niente.
Con questo tempo non si può mai dire.
Perché? Che tempo c'è?
- Confuso. - [risate]
[applausi e risate]
Che significa confuso?
Il cielo non è quello che sembra, la nuvola è menzognera.
Sei diventato filosofo?
Cogito, ergo, accendo.
[risate]
Bussano.
Fa caldo.
Caldo.
- Incandescente! - [in siciliano] Sei dolce!
Come tua sorella! La finisci?
Ma sta' zitto!
[voci indistinte]
Amore mio, ti aspettavo.
Senza di te, mi illanguidisco.
Tipo lumacone e mandrillo.
[risate]
[uomo] Bravi!
[applausi e acclamazioni]
Ho visto che c'è Pirandello!
- Sì? - Lo sapevi e non me l'hai detto.
Io? Io non ho visto nessuno.
- Non hai visto nessuno? - No.
Si stanno divertendo.
Dalla seduta spiritica si entra nel dramma, mi raccomando.
Certo!
[Nicu] Pistacchi, nocciole e noccioline!
Ceci e semi di zucca essiccati!
Ossequi. Ossequi, signora.
[voci indistinte]
[applauso]
Bravo, Nofrio!
Vedete, baronessa?
Al cimitero, ora come ora, non c'è posto.
[risate]
Guarda com'è ridotto Bastiano!
[Nofrio] La salma del suo caro marito,
dovrà aspettare un po', prima di essere tumulata,
a meno che…
[con voce femminile] A meno che?
[risate]
A meno che lei non ci metta in condizione di potere fare una eccezione.
Come diceva il suo caro marito, l'amato barone,
"Chi aiuta riceve aiuto".
- [insieme] Eh! Soldi. - [donna] I piccioli!
[Bastiano] Ha parlato l'asino sotto il lenzuolo.
[risate]
- Eh? - No, niente.
Bevete, bevetene tutti.
[risate]
[donna] Bravi!
[applausi e acclamazioni]
[uomo] Bravo!
Una seduta spiritica per evocare lo spirito del vostro amato marito.
Mi sembra una cosa un po' esagerata, baronessa mia.
Non è per niente esagerato.
Il mio amato Melchiorre…
[risate]
…non vede l'ora di ricordarle tutte le volte
che vi ha offerto il suo generoso aiuto.
Quando?
Quando lei era un pezzente, nessuno mischiato con niente.
[risate]
Mi creda, io voglio aiutarla, ma non c'è bisogno della seduta spiritica.
Basta parlare, ragionare.
[insieme] Eh!
Ma più ragionato di una seduta spiritica, c'è solo la morte.
Si deve fare, ho deciso, alla tua faccia fradicia!
[risate e acclamazioni]
Sappiamo tutti, caro Pietruzzo,
quanto lei ha agevolato tutti nelle sepolture.
Non c'è agrigentino presente,
che non sia incappato nel suo benevolo aiuto.
Basta! Ora dovete finirla.
- Che c'è, Mimmo? - Me lo domandi?
Se vuoi alludere, fallo apertamente.
Tutti hanno capito che sono io il personaggio che stai recitando!
- Che dici? Tu ti chiami Pietruzzo? - Sai bene come mi chiamo!
Hanno capito tutti che qua mi stai facendo la parodia!
Ma quando mai, Mimmuzzo?
Qua facciamo persone inventate, non persone che esistono davvero.
- Scusate, lui vi sembra Mimmo Casà? - [insieme] No.
[insieme] Mimmo, ma quando mai?
- [donna] Quando mai, Mimmo? - [Bastiano] Mimmo, parla chiaramente.
Stai facendo questo bordello perché vuoi la percentuale sulla cassa?
- [risate] - Beh.
Sull'incasso.
Dovevate dirmelo!
Vi aiutavo io a scrivere questa commedia.
Conosco meglio di voi questo schifoso di mio marito.
Bastava chiedere, e avevate il copione con tutte le sue porcate.
Scusa, Concetta, non sapevo che eri drammaturga.
[risate]
[in siciliano] Che c'entra la tamaturga? Questa è la mia vita!
State mettendo in piazza i fatti miei, non solo i suoi!
E quella gran puttana che è seduta là,
si dovrebbe vergognare, invece lui se la porta ovunque!
[in siciliano] Puttana sarai tu, e tutta la tua razza!
Puttana sei tu e tutta la tua discendenza!
Puttana!
[risate]
Cambiati che facciamo brutta figura con Pirandello!
[Nofrio] Calmatevi, signori. Adesso riprendiamo lo spettacolo.
[Nofrio] Signori, la finite? Sennò voi venite qua e noi scendiamo là.
Santina, vi manda il cielo. Si è scucita la tasca della giacca.
- Tra poco devo entrare. - Ora non posso.
Si è scucito anche un bottone.
Se il costume non è a posto, non riesco a recitare.
Dopo, ora devo aiutare Bastiano a cambiarsi.
Non assillarmi, facciamo dopo!
Che fai ancora così? Togliti il trucco!
Svegliati! Devi entrare come Cicciareddu.
Ti metti a guardare nelle mie tasche?
Bravo.
Questa la riconosci?
Baronessa, che voce strana ha! Ne parliamo dopo.
No, ne parliamo ora!
Com'è forte, baronessa. Mi fa male.
Questo è niente, dovrei romperti l'osso del collo.
Hai tradito la mia fiducia, te la facevi con Santina!
- Che dici? - Volevi il dramma? Ora ce l'hai!
[Santina] Bastiano, che fai?
- Fermo, lascialo stare. - Vattene!
[grida di disapprovazione]
- Pezzo di merda! - Lasciami!
Va bene. Lei non c'entra, la colpa è mia.
Io l'ho sedotta, come Cyrano.
Con le parole, con la poesia.
Hai scassato il cavolo!
Schifoso e fetente!
Invece di soddisfare le carni di tua moglie,
sei andato a inquietare quella ragazzina.
- Aveva ragione mio padre! - [attrice] Sipario!
[voci concitate]
[le voci si affievoliscono]
Non ho nessuno.
Scopo e sono felice.
[applausi e acclamazioni]
[insieme] Bravo!
[Luigi] Ah.
Sei tu il primo.
Mi aspettavo l'altro.
Certo che sono io.
Io ci perdo di più in questa storia.
Nofrio era come un fratello per me.
L'ho sempre difeso, anche quando lo trattavano da fesso.
Lo chiamavano ragazza, perché sculettava, era gentile.
Lo difendevo io, prendevo le legnate io.
Lui mi difende? Lui era il primo a tormentarmi.
- Ragazza? Sculettavo? Quando mai! - Guardate.
Questo era il suo piano per fuggire e consumare carnalmente con mia sorella.
È un corrotto, traditore e vigliacco!
[Nofrio] Mi creda, maestro, se le dico che è stata Santina a cercarmi.
Era un modo per sfuggire al fratello che la soffocava.
Non esagero, sempre gli occhi addosso.
Una clausura, una prigione a cui Bastiano aggiungeva sbarre!
[Nofrio] Ora, maestro, ci ha riempito di ridicolo
e lo ha fatto davanti a tutti!
Con quale faccia ci presentiamo là fuori adesso?
Maestro, scusi se glielo chiedo,
ma inventi un finale che ci restituisca un po' di rispetto.
La prego.
Ormai, da anni, ho l'abitudine…
tutte le domeniche mattina, di dare udienza ai miei personaggi.
Per cinque ore…
dalle 8:00 alle 13:00.
Sono molto esigenti.
Vogliono tutti essere ascoltati,
risolti, messi in scena.
Ormai la lista è diventata lunga, quindi,
mi dispiace, ma dovete aspettare.
Oppure, se avete premura,
andate a bussare alla testa di un altro autore.
Scusate se vaneggio,
ma le gocce cominciano a fare effetto
e questo caldo improvviso, concilia il sonno.
Magari ci rincontriamo.
A Roma, in un bar o in un teatro.
E…
noi autori…
abbiamo l'ambizione di rendere plausibile quello che non lo è.
È una sfida continua la nostra, ma lo capite?
Comunque avrei piacere di ritrovarvi…
tutti e due.
Avrei molto piacere…
di rivedervi.
[fischio del treno]
Mi raccomando, non fare arrabbiare la mamma.
Nofrio, non dai questo a Pirandello?
Gli faccio leggere le mie cose? Mi vergogno.
Perché? Tu sei bravo a scrivere.
- Dici? - Sì.
Grazie, Santina.
[fischio capotreno]
Abbi cura del bambino e non fare sforzi.
Torno presto, non ti stancare.
[fischio del treno]
Quanti mesi sono?
Sei mesi.
Sei mesi. Passa il tempo, eh?
- Tu come stai? - Solo, sempre solo.
- Pirandello ha invitato anche te? - Perché? Non doveva?
- Invito e biglietto del treno. - Come me.
- Preciso. - A me lo ha personalizzato.
"PS, per Sebastiano.
"Sempre grato per la conoscenza e il prezioso aiuto."
PS non sta per Sebastiano. PS significa post scriptum.
È latino, significa scritto dopo.
- Ha scritto le stesse cose anche a me. - Le ha scritte anche a te?
Se non era per me, la morta restava nella sala dei sospesi.
In questo caso Pirandello non si rivolge ai becchini, ma all'autore.
[in latino] "L'autore è chi la penna nella saggezza intinge."
Pringit?
"Roma, Teatro Valle. Prima rappresentazione.
Sei personaggi in cerca di autore."
- Che significa? Che titolo è? - Non lo so.
Non lo sai? Non sei tu l'autore?
[voci indistinte]
[Luigi] Mi metto qui? Grazie.
Andiamo.
Quando vuoi.
Già dal titolo si capisce che è un'altra corbelleria di Pirandello.
Quando parla di Pirandello, si sciacqui la bocca.
Stai scherzando? Siediti.
- Lo prendo per i baffi e lo butto fuori. - Devi farti riconoscere pure qua?
Certo, però, eh? Uno dice Roma, c'è un motivo.
- [bussano] - Avanti.
- [Battaglia] Mi avete fatto chiamare. - Sì.
Se gli attori non ricordano le battute, non suggerisca.
Tenga la bocca chiusa, mi raccomando.
Ma che dite?
Gli attori che dipendono dal suggeritore non hanno identità, sono solo grotteschi.
Ma se qualcuno resta muto? Se non ricorda più niente?
Stasera nessuno resta muto, tranquillo.
Come volete voi.
Come si suol dire, maestro, merda, eh?
- Merda, merda, merda. - [Battaglia] Merda.
[voci indistinte]
- Oh! - Oh!
- Che fai? - Inchiodo.
A quest'ora? Tra poco arriva il direttore per la prova.
- Anch'io devo avere il tempo di lavorare. - Sì, ma non ora.
- Quando? - Quando non sarà l'ora della prova.
[sottovoce] Questi fanno ancora le prove?
Non vedono che c'è il pubblico?
[sottovoce] Quale pubblico?
Allora non hai capito niente. Questi non sono spettatori.
Guardali bene, idiota. Questi sono attori che fanno il suo gioco.
Hai ragione.
[rumore di passi]
Che cornuto, questo Pirandello!
- [attore] Buongiorno. - Buongiorno.
- [attrice] Buongiorno. - [attrice] Buongiorno.
[attore] Buongiorno.
- Scusami, è il mio posto, vai. - [verso di fastidio]
[musica di pianoforte]
Balliamo?
[attore] Smettetela! Sta arrivando il direttore.
[capo comico] Qui non si vede. Per piacere, faccia dare un po' di luce.
[attore] Subito.
[capo comico] Su, cominciamo.
- Manca qualcuno? - La prima attrice.
- Al solito. - [prima attrice] No, per carità, eccomi.
[capo comico] Quando pare a lei.
Allora, secondo atto del gioco delle parti.
Mi scusi.
Devo proprio mettere il berretto da cuoco in capo?
Mi pare, se è scritto qui.
Ma è ridicolo.
[attore] Mi scusi, eh.
Che posso fare se, dalla Francia, non arriva più una buona commedia?
Ci siamo ridotti a mettere in scena le commedie di Pirandello.
"Che chi l'intende è bravo, fatte apposta di maniera
che né attori, né pubblico, né critici ne restino mai contenti."
[capo comico] Ne restino mai contenti. Lei crede con codeste uova da sbattere
di non avere altro per le mani?
Sta fresco!
Deve rappresentare il guscio delle uova che sbatte.
- [risate degli attori] - [capo comico] Silenzio.
Prestino ascolto quando spiego.
Sissignore, il guscio.
Vale a dire la vuota forma della ragione, senza il pieno dell'istinto che è cieco.
Lei è la ragione e sua moglie è l'istinto,
in un gioco di parti assegnate per cui lei, che rappresenta la sua parte,
è volutamente il fantoccio di se stesso.
- Ha capito? - No.
Io nemmeno. Andiamo avanti, poi mi loderete la fine.
[capo comico] Mi raccomando, si metta di tre quarti
perché tra le astruserie del dialogo,
e lei che non si farà sentire dal pubblico, addio a ogni cosa.
[usciere] Chiedo scusa, commendatore.
Che c'è?
Ci sono dei signori, chiedono di lei.
[capo comico] Ma io qua provo.
Sapete che quando provo, non deve passare nessuno.
Chi sono lor signori?
Che cosa vogliono?
Siamo qui in cerca di un autore.
Di un autore?
Che autore?
Uno qualunque, signore.
Qui non c'è nessun autore. Non abbiamo in prova commedie nuove.
Tanto meglio, signore!
Potremmo essere noi la commedia nuova.
[risate degli attori]
Già, ma se non c'è l'autore.
Tranne che non voglia essere lei.
Volete scherzare?
Che dice mai, signore?
- Le portiamo un dramma doloroso. - Potremmo essere la sua fortuna.
[risate]
Andate via!
Non abbiamo tempo da perdere con i pazzi.
[risate]
Signore, lei sa bene che la vita è piena di infinite assurdità,
che sfacciatamente non hanno bisogno di parere verosimili…
perché sono vere.
[capo comico] Che dice?
Vogliamo vivere, signore!
[sottovoce] Io torno in camerino.
Troppo cerebrale, maledettamente noioso.
Non ho capito niente.
[capo comico] Che vuole dire con questo?
[padre] Niente, solo dimostrarle che si nasce alla vita in tante forme.
Albero, sasso, acqua, farfalla o donna.
E che si nasce anche personaggi.
Lei, con questi signori attorno…
è nato personaggio.
[padre] Appunto, signore.
Solo che l'autore che ci creò vivi, non volle poi,
o non poté materialmente metterci al mondo dell'arte.
"E fu un vero delitto, signore,
perché chi ha la ventura di nascere personaggio vivo non muore più."
[padre] Morirà l'uomo, lo scrittore strumento della creazione,
ma la creatura non muore più.
- [capo comico] Che trucchi sono questi? - [Madama Pace in spagnolo] Signore.
[Madama Pace in spagnolo] Non voglio approfittarne, vada avanti.
[risate degli attori]
Vuole vedere davvero il dramma?
Scoppiare davvero?
- Com'è stato? - Sì, non chiedo di meglio.
Ebbene.
[singhiozza]
- Faccia uscire quella madre. - No! No, non lo permetta!
- È solo per vedere, signora. - Io non posso!
- Se è già tutto avvenuto, scusi. - No, avviene ora!
Avviene sempre!
Il mio strazio non è finito. Io sono viva e presente, sempre!
[sparo]
[prima attrice] Aiuto! È morto!
Povero ragazzo, è morto!
[risate]
Che morto? È una finzione, non ci creda.
- È realtà, è morto! - Quale finzione? È morto!
Realtà.
[padre] Realtà, signore. Realtà!
Realtà!
Finzione.
Realtà.
Andate tutti al diavolo!
Mi hanno fatto perdere una giornata.
Non mi era mai capitata una cosa simile.
Spenga tutto!
- Manicomio! - Buffone!
[fischi e applausi]
[uomo] Buffone!
[dal pubblico] Vergogna!
- Pagliacci! - Manicomio!
Vergogna!
Manicomio!
Vergogna!
- Manicomio! - Buffone!
- Qua sta finendo male. - Ci scappa il morto.
Questi sono attori o protestano per davvero?
Me lo stavo chiedendo, ma da Pirandello, c'è da aspettarsi di tutto.
Io non ho capito niente, però mi piaceva.
- [donna] Bravo! - [uomo] Buffone!
- [uomo] Buffone! - Manicomio!
[uomo] Bravo!
[fischi e urla]
Andiamo, è meglio.
[fischi e urla]
[uomo] Pirandello, impostore!
[voci indistinte]
[Bastiano] Fateci passare!
[voci indistinte]
[fischi e applausi]
[uomo] Pirandello, sei un impostore!
[voci non udibili]
[voci non udibili]
[voci non udibili]
[voci non udibili]
- Sua figlia l'aspetta all'ingresso. - Bene.
I miei due ospiti siciliani, hanno ritirato i biglietti?
- Quali ospiti? - Vella e Principato.
Le ho dato i nomi stamattina.
No, non mi ha dato nessun nome.
È sicuro?
Controlli.
Mi dispiace, non c'è nessuno con quei nomi.
[Lietta] Papà!
[Lietta singhiozza]
Lietta, non è successo niente.
- Papà. - Dai. Non è successo niente.
Vieni con me.
[voci indistinte]
- [uomo] Eccolo Pirandello! - Vergogna!
- Impostore! - Un genio!
Un genio!
[voci indistinte]
[voce non udibile]
[voci non udibili]
[Bastiano] C'è nessuno?
Nofrio?
C'è nessuno?
- [Nofrio] Stai qua? - Mi stavano ammazzando.
- Mi sono nascosto nel gabinetto. - Anch'io. Non c'è più nessuno.
Pure le maschere sono andate via. Ci hanno chiuso qui.
- Ora che facciamo? - Che facciamo?
Aspettiamo.
Aspettiamo.
- Ci sei rimasto male? - Ci tenevo.
Fottitene.
Tanto ormai Pirandello è finito dopo questa serata.
Ne hanno fatto carne tritata.
Se sei un uomo, ammiri chi tenta grandi imprese.
- Pure se non ci riesce. - È tua?
Magari! Seneca.
- Chi è? - Uno che la sapeva lunga.
Oh.
Io sono stanco, mi metto a dormire.
[Bastiano sospira]
[Bastiano sbadiglia]
Mettiti a dormire, Bastiano.
Tanto…
quello che dovevamo fare l'abbiamo fatto.
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