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Società cinematografica “Nuovi progetti”
Ministero della Cultura della Federazione Russa
“A Varlam Tichonovič sembrava di essere in prigione. Forse non nella peggiore della sua vita...”
“Forse addirittura nella migliore.”
“Gli avevano diagnosticato una demenza senile, ma per tutto quel tempo era stato cosciente...”
Dalla testimonianza sugli ultimi anni della vita
di Varlam Šalamov (1907-1982), poeta e scrittore sovietico,
autore del ciclo: «I racconti di Kolyma», ispirato ai vent’anni trascorsi nei campi di concentramento e in esilio.
Sententia (Sentenza)
Dedichiamo questo film alla memoria di Varlam Tichonovič Šalamov
La mia lingua,
la rozza lingua dei giacimenti,
era povera.
Appello,
posto di lavoro,
pranzo,
fine del lavoro,
dormire.
Fa freddo,
piove...
Minestra fredda,
minestra calda...
Pane,
razione,
lasciamene un tiro.
Metà di queste parole erano imprecazioni.
Ma io non cercavo altre parole.
Ero felice
di non dover cercare chissà quali altre parole...
Mi spaventai,
rimasi sbalordito...
quando nel mio cervello...
sì proprio qui...
nacque una parola...
del tutto inadatta alla tajga,
una parola...
che io stesso non capii...
Gridai questa parola,
dopo essermi alzato in piedi sul pancaccio...
rivolgendomi al cielo, all’infinito...
Sentenza!
Sentenza!
Allora?
Stanno arrivando.
Giochiamo a carte.
Che giorno è oggi?
Non iniziare.
Dai, dimmi qualcosa.
Qualcosa tipo cosa? Non saprei nemmeno.
A cosa stai pensando?
A niente.
- Proprio a niente? - A niente.
Stai solo sbattendo le palpebre.
Sbatto le palpebre.
Stai nascondendo qualcosa. Stai fingendo.
Indossi una maschera.
- Stai facendo delle espressioni. - Nascondere cosa?
Cosa... Ti vedo dentro, lo sai.
- Ti piace il tempo? - A me?
Beh, sì. C'è qualcun altro qui?
Non lo vedi da solo?
- Rispondi e basta, ti piace o no? - Non voglio rispondere.
- Perché no? - Non voglio parlare.
- Ascolta... - Sì. Dimmi.
Voglio dirti una cosa.
Cerca di capirmi.
Voglio che tu mi ascolti.
Ascoltami... senti cosa dico...
Voglio che provi a capire.
Quello che voglio dire è...
E' questo...
Ecco cosa...
Quello che sto dicendo.
Hai capito, vero?
Se non ti calmi, ti seppellirò vivo nella terra.
Ti seppellirò vivo nella terra, ti odio, bastardo.
Se non ti calmi, ti sotterro vivo, bastardo. Ti odio.
Se non ti calmi, ti seppellirò vivo.
Ti seppellirò vivo, bastardo.
Ti seppellirò vivo, bastardo. Ti odio.
Ti seppellirò vivo, bastardo, ti odio...
State aspettando qualcuno?
- No. - Chi dovremmo aspettare?
Mi avete scambiato per qualcun altro?
No.
È solo una coincidenza.
Siete qui da soli?
Sì.
E gli altri dove sono?
Dormono.
E voi perché non dormite?
Non riusciamo a dormire.
Ora vivrà con voi.
Allora...
Cosa?
Chiediglielo.
Chiedere cosa?
Perché non si siede?
Me lo sto chiedendo.
Volevo chiederlo a te.
Volevo chiederle...
Perché...
non si siede?
Dovreste chiederlo a lui.
Andiamo.
Andiamo.
Sedetevi.
Ma se...
Supponiamo...
Immaginate.
E se venisse davvero?
E voi ve ne fosse già andati.
Immaginate soltanto.
Lo stavate aspettando.
Lui è arrivato.
Ma voi eravate andati via.
Cosa succederebbe?
Cosa succederà? Con questo incontro.
Voi lo stavate aspettando.
Avete aspettato a lungo.
Poi siete andati via.
E lui è arrivato.
E per caso ha incontrato
me.
E all’improvviso, in un solo istante, come un lampo, tutto cambia.
Tutto.
Tutto ciò che era accaduto prima era un inganno.
Era un miraggio.
Solo ora tutto è diventato chiaro.
Non voglio e non posso più mentire a me stesso né a nessun altro.
Ho capito.
È questo ciò che voglio.
Questo sono io.
È qualcosa di completamente diverso.
Quindi pensateci.
Lo incontrerete mai più,
se ve ne andate?
Non un'altra parola.
Nessuna altra parola.
Ripeti.
Ne-ssu-na... al-tra... pa-ro-la...
Ripeti.
Ne-ssu-na... al-tra... pa-ro-la...
Più forte.
Ancora una volta.
Più forte.
Io sono il tuo difensore.
Ne-ssu-na... a-ltra...
Sembra che sia qui.
Chi è?
Larisa Vladimirovna, mi scusi se la disturbo. Siamo qui per parlare di Varlam Tichonovič Šalamov.
Larisa Vladimirovna...
Aspetti un attimo.
Chi siete?
Mi scusi ancora.
Il fatto è che Varlam Tichonovič potrebbe aver lasciato i suoi manoscritti a Larisa Vladimirovna.
E forse persino delle registrazioni su nastro con i suoi racconti.
Cosa?
Varlam... Tichonovič Šalamov.
E chi sarebbe?
Guardi, capisco che tutto questo sembri molto strano, ma non può immaginare quanto sia importante.
Varlam Šalamov è, senza esagerazione, un grande scrittore di fama mondiale.
È del tutto possibile che i suoi racconti siano stati affidati a chi cerchiamo.
Mia madre a malapena leggeva libri.
E voi parlate di amicizia con uno scrittore.
Le sue opere erano proibite.
Le nascondeva presso amici e conoscenti. Quelli di cui si fidava, naturalmente.
Ha lasciato degli indirizzi. È così che siamo arrivati da lei.
Vogliamo raccogliere tutto il possibile per scrivere un libro.
Entrate.
Cercherò di trovarli.
Sedetevi.
Cos'è questo?
Questo è un pino nano.
Dal lontano Nord.
È un segno di primavera,
un sempreverde.
Veniva usato... per curare le carenze di vitamine.
In certi luoghi...
I prigionieri raccoglievano gli aghi di pino nano, li ammucchiavano...
e li facevano bollire.
Una melma puzzolente,
densa...
color giallo scuro.
E poi erano costretti a berla o mangiarla...
ogni giorno prima di pranzo.
Se non la mangiavano o non la bevevano...
non gli veniva dato il pranzo.
Si assicuravano che lo avessero fatto.
Ma il pino nano non ha proprietà curative.
Non ne ha mai avute.
Non contiene alcuna vitamina.
E il fatto è, che tutti i prigionieri...
lo sapevano bene.
Šalamov fu imprigionato per vent'anni,
¸
e mangiò questo intruglio per molto tempo.
Alla fine riconobbero ufficialmente che era una falsità.
Molti anni dopo.
Dopo la guerra.
Credo di ricordarlo.
Chi è Njuša?
È così che mi chiamava mia madre.
Per favore, vai via.
Ti prego.
Sei già andato troppo oltre.
Se torni,
sarà un male, non solo per te,
ma anche per lui.
Resterò qui per tutto il tempo
che riterrò necessario.
I vostri documenti.
- E questo chi è? - Andrey Samson Bebesko. E tu chi sei?
- Samson e poi? - Bebesko.
- Che tipo di cognome è questo? - Esiste.
Andrey.
Puoi andare.
Vengo con te.
Andryusha...
vai via.
Anatoliy Sergeevič, per favore togli la mano.
Allora, andiamo?
Varlam... sono io, Tolya.
Sono io, Tolya.
Vieni qui.
- Chi è questo? - È Andrey. È un amico.
Che... cos’è...
Questo è il tuo libro.
Tutto quello che abbiamo raccolto.
Sarà stampato.
Come?
Non riesco a capire.
Soldi... Dove...
Varlam Tichonovič, venga con noi alla doccia. Andiamo.
Varlam Tichonovič,
possiamo... continuare?
“Una manciata di rime preziose è pronta per il tuo arrivo,”
“con la mia bocca inaridita ogni parola è stata sussurrata.”
- Ogni... - Parola è stata sussurrata...
“Con la mia bocca inaridita ogni parola è stata sussurrata.”
Parola?
Parola.
Varlam Tichonovič,
non si sente bene?
Forse per oggi è abbastanza?
“Una manciata di rime preziose è pronta per il tuo arrivo”
“con la mia bocca inaridita ogni parola è stata sussurrata.”
...ile...
Ile? L’inizio di “difficile”?
Sottile...
Ogni parola è stata sussurrata con un sottile?
- ...filo sottile... - Sottile?
Sottile...
“ogni parola è stata sussurrata in un filo sottile...”
Varlam Tichonovič...
Varlam Tichonovič.
Uno straccio. Bagna uno straccio!
Respiri, respiri, respiri!
Beva un sorso d'acqua. Beva un sorso.
Come va?
Vi siete... cagati addosso?
Varlam Tichonovič, non può... non deve sforzarsi.
“Una manciata di rime preziose è pronta per il tuo arrivo”
“con la mia bocca inaridita ogni parola è stata sussurrata.”
Sottile.
- Scorrono... - Scorrono.
Scorrono.
Nelle tue palme...
In un filo sottile scorrono. Nelle tue palme? Nelle tue palme.
Vita...
“Vita”
Tenacia...
In un filo sottile scorrono vita, tenacia...
Palme.
“Nelle tue palme”
- Tenacia... - Tenacia.
- Tenacia e lavoro... - “Tenacia e lavoro”
Quello che mai affonderà...
“Mai affonderà”
Ripetiamo...
Ripetiamo ancora.
“In un filo sottile scorrono nelle tue palme”
“Nella risonante quiete entri tu, come un respiro,”
“e al mio mezzo sonno regali un ricordo.”
“Il tuo tocco sulla mia pelle insensibile”
“scaccia il mio oblio, risveglia la mia memoria.”
“Una manciata di rime preziose è pronta per il tuo arrivo,”
“con la mia bocca inaridita ogni parola è stata sussurrata.”
“In un filo sottile scorrono nelle tue palme:”
“vita, tenacia e lavoro, quello che mai affonderà.”
Quello che mai affonderà.
“Che mai affonderà.”
...lasciamene un tiro.
Metà di queste parole erano imprecazioni.
Ma io non cercavo altre parole.
Ero felice di non dover cercare chissà quali altre parole...
Mi spaventai,
rimasi sbalordito...
quando nel mio cervello... sì proprio qui...
nacque una parola...
del tutto inadatta alla tajga,
una parola...
che io stesso non capii...
Gridai questa parola, dopo essermi alzato in piedi sul pancaccio...
rivolgendomi al cielo, all’infinito...
Sentenza!
Sen...
Come sta?
Gli è stata diagnosticata
la demenza.
Sarà ricoverato in ospedale.
Ho paura di andarmene.
Suzanne,
prendi tu questo libro?
Che posto è questo?
Qui è tranquillo.
Non viene nessuno.
E perché vieni qui?
- Riderai. - Dimmi.
Ho sempre sognato di venire qui,
ed incontrare una donna.
Vedi, stai sorridendo.
Volevi che sorridessi.
Perché mi guardi così?
E perché vuoi incontrarla qui.
Questa donna?
Avevo circa dieci anni.
Continuavo a ripetere a me stesso:
Samson Bebesko, Samson Bebesko. Doveva significare qualcosa, no?
Chi è?
Sono io.
Allora è notte. Un sentiero.
Cammino lungo il sentiero. Il fiume scorre, i grilli cantano.
Cammino e penso: sarebbe bello incontrare una donna qui.
E così cammino lungo il sentiero. Sento il crepitio dei rami, il fruscio delle foglie.
Sai, sto sognando. Sto letteralmente piangendo.
All’improvviso sento dei passi, e stavo proprio pensando alla donna.
Ero in un’attesa incredibile.
Adesso ci incontreremo.
All’improvviso vedo avvicinarsi un’ombra. Qualcosa di nero, enorme. Mi spavento.
Torno indietro di corsa, urlo e chiamo aiuto. E penso: chi diavolo è questa donna.
Mi giro... E sai cosa vedo?
Un castoro.
Ci sono castori qui?
Ce n’era uno.
Io non li ho mai visti.
C’era un ragno
sull’albero.
Pensavo fosse morto,
l’ho toccato,
e si è mosso.
È così che sono finito qui.
E l’hai incontrata?
Non in quel momento.
Beh, in generale?
Tu sei la prima.
Ma non mi hai incontrata.
Siamo venuti qui insieme.
Ci siamo incontrati prima.
Ma ai morti, davvero,
fredda è la loro coltre?
Abbiamo forse colpa che macchi
onore e nome?
Ogni nostro racconto è un cumulo di sventure
lasciate nei secoli,
come fragile, labile traccia
sulle sabbie deserte.
Che l’esperienza di qualcuno,
il segno di qualcuno,
abbia brillato nel cammino,
come bandiera tra scogli spenti.
Ma ai morti, davvero,
fredda è la loro coltre?
Abbiamo forse colpa che macchi
onore e nome?
Ogni nostro racconto è un cumulo di sventure
lasciate nei secoli,
come fragile, labile traccia
sulle sabbie deserte.
Che l’esperienza di qualcuno,
il segno di qualcuno,
abbia brillato nel cammino,
come bandiera tra scogli spenti.
Abbiamo deciso di realizzare questo film,
in memoria di Varlam Tichonovič Šalamov.
Sententia (Sentenza)
VARLAM TICHONOVIČ ŠALAMOV Aleksandr Ryazantsev
ANATOLIY - Fyodor Lavrov ANDREY - Pavel Tabakov
NASTAS'YA - Alyona Konstantinova SYUZANNA - Miriam Sekhon
VSEVOLOD - Sergey Marin CUSTODE - Yuliya Marchenko
VLADIMIR - Valeriy Zhuko GRIGORIY - Ivan Krasko
LARISA - Liliya Belikova NYUSHA - Magdalina Koshcheeva
SCENEGGIATURA E REGIA Dmitriy Rudakov
Versione italiana: Esprit 09/2025 Translation Assistant: Antonina Yezerska
Il film utilizza un frammento del racconto di Varlam Tichonovič Šalamov «Sentenza» (1965) dal secondo ciclo di racconti «La riva sinistra».
E le le sue poesie: «Nel silenzio rimbombante entri tu come respiro...» «Ma ai morti, davvero, fredda è la loro coltre?»
FINE
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