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Uno, due, tre, quattro...
Cinque, sei, sette, otto... Otto?
Uno, due, tre, tre, tre... No, cinque.
Tre, quattro, cinque...
Nove, dieci, undici...
Otto...
Undici, cinque... No, otto...
Uno, cinque, otto...
(sirene della polizia) - Cinque, otto...
Undici...
Undici... Quattro...
Otto... Uno... Cinque, sei...
Ce l'avevo quasi fatta.
Ma poi è arrivato lui.
Il cuore ha iniziato a battermi forte.
Mi ha guardato con odio.
Ho pensato a noi due soli in ascensore.
Vicini...
Mi ha aperto la porta per farmi entrare ma sono andato per le scale.
Come sempre.
Non dimenticherò facilmente la violenza che c'era in quello sguardo.
- Era un bambino di sei anni? - Forse anche sette o otto.
Lo so, non è normale.
Ho paura di tutto.
Non so più che fare.
Ho anche pensato di iscrivermi in una palestra.
Le sembra una buona idea?
Le palestre mi sembrano luoghi frequentati da gente ridicola
e quindi non minacciosa.
- Temo che non cambierò mai. - Nella vita non si cambia. - Vorrei guarire.
Possiamo solo riflettere sui motivi della sua sofferenza.
- Questo mi farà soffrire di meno? - Non è detto.
Non devono dirmi che il calcio è uno sport di squadra, già lo so.
Ma chi fa i gol? Io!
Allora a esultare sotto la curva ci vado da solo!
Nessuno deve toccarmi.
Gliel'ho detto più di una volta, alla fine gliele ho date.
- Giusto? - Giusto.
In ufficio mi temono, quando voglio, sono terribile.
Sono fatto così, prendere o lasciare.
Del resto, grazie alla mia posizione, posso permettermelo.
Da ragazzo giocavo a pallacanestro.
Agonismo, tiro da tre, schiacciate...
Sa perché non mi ha mai comprato una squadra di professionisti?
Perché non sono nero.
(russa)
- Eh? - Stava dormendo?
No, si sbaglia, ero assorto.
- Dormiva e russava! - No...
- Non spreco il mio tempo a vederla dormire! - Senta...
Lei è un incivile, non il migliore! La saluto.
(voci non udibili)
- Potevi venire a parlare... - Hai visto come mi ha guardato il rabbino?
- Certo, non entri lì dentro da anni. - Ho un posto prenotato all'inferno.
Andiamo con la tua auto?
- E' già entrato Shabbat. - Che palle, Giovanna!
A parte questo, sei di una pigrizia imbarazzante.
(russa)
(colpo)
- Non mi hai chiesto niente di oggi. - Ti avevo detto di non andare
alla riunione di condominio. - Infatti non ci sono andata.
Dove sei andata?
Avevo il check up semestrale.
- E' vero! Tutto bene, no? - Sì.
Il dottor Trevi mi ha fatto i complimenti.
E ci ha invitato a cena lunedì sera.
Oh Dio! Di nuovo a cena dal chirurgo. Hai visto come taglia la bistecca?
- Lo sapevo... - Che c'è?
La vedova Piperno ha lasciato aperta la porta dell'ascensore.
- Non vuole che sia usato di Shabbat. - Che le importa?
E' il regolamento di condominio. Sai che qui sono tutti osservanti.
- Sì, osservano la vita degli altri! Ora le suono il campanello. - Vieni.
- Ti fa bene fare due scalini. - Ma sono tre piani!
Risparmia il fiato.
Sei un po' ingrassato perché mangi molte schifezze durante le sedute.
- Ti senti bene? - Sì.
- Che dico a Trevi, vieni? - Neanche sotto la minaccia di una pistola.
- Non avevo dubbi. Buonanotte. - Buonanotte.
(colpi sul muro)
- Scusa, Elia, ho solo 5 minuti. - Figurati...
- La glicemia è alta. - L'ho visto. E allora? - Rischi il diabete.
- Vuoi stupirmi? - Vediamo se ti stupisce questo...
Perdita della vista, danni agli organi interni, problemi di erezione.
- Non so che farmene di un'erezione. - Non sto scherzando.
Il problema non è serio ma può diventarlo.
- Devi metterti a dieta e fare movimento. - Movimento? - Un po'.
- In cantina ho una vecchia cyclette. - Da solo non ce la farai.
Devi andare in palestra.
- Sei pazzo? - Bastano due volte a settimana. - Perché?
In palestra è diverso perché paghi, fa parte della terapia.
E' come con i tuoi pazienti.
- Facciamo un giro. Sono Roberto. - Venezia. Molto piacere.
Cominciamo con la Cardio Zone. Qui ci sono le synchro e le various.
Bene, baby! Top Spin, Wave...
Ma a noi interessa la parte superiore del corpo.
Qui abbiamo Shoulder Press, Vertical Crunch, Chest Press e...
Una bellissima Lat Machine. Vai benissimo, tesoro!
- Mi segui? - Sì.
- Finalmente eccoci ai Free Weights. Senti l'energia? - Sì!
Horizontal Bench, High Bench...
- E' il miglior equipaggiamento di Roma. - Bene!
Qui facciamo corpo libero:
Total Body, Pilates, Stretching, Zumba.
Anche qui, l'equipaggiamento è buono!
Benissimo!
- Questo è Total Body? - E' Zumba. - Ah!
Non c'è una cosa più leggera? Una cyclette...
Vuoi pedalare? Ti faccio pedalare!
Dai! Voglio vedere i glutei alti!
- Quanto manca? - Enea, non hai le articolazioni?
Sembri saldato. Qualcuno ha dello Svitol?
- Mi chiamo Elia. - Senti la fatica? - Sì.
- Devi misurarti con la fatica, Enea. - Mi chiamo Elia. - Va bene.
- Mi chiamo Elia. - Okay, Enea, dai! - Okay...
Dai, questo è lo spogliatoio dei maschi...
- Tanto la trovo! - Mia moglie ha perso il cellulare.
- Ti ho detto che l'ho cacciata. Non ti fidi? - Col cazzo!
- Ancora? - Sì! Quando la trovo, la rimando in Spagna.
E chiamo un avvocato. Stronzo!
Ti trovo già dimagrito.
- Che devo fare? - Dirmi la verità. - Te l'ho detta.
- Non è vero. - E' a Madrid. - Non è vero.
E' a Roma.
- Ah! Chi sei? - Dice a me? - Shh!
(prega in spagnolo)
(le voci si allontanano)
- Mi hai spaventato. - Io a lei? - Sì.
- E' la prima volta che la vedo. - La prima e l'ultima.
Ha fatto la lezione di prova con Mirko, è un fanatico.
- Doveva farla con me. - No.
(parla spagnolo) - Come?
Se non ci provi, non lo sai.
A lei non piace il lavoro di gruppo, vero?
- Sì, gruppi di uno! - Faccio anche la personal trainer.
- Qui dentro sono la migliore. Forse anche in tutta Roma. - Non ho dubbi.
Lo facciamo quando vuole lei, dove vuole lei e quello che serve a lei.
Allora faccio da solo.
Con Roberto parlo io perché avevamo un accordo.
Inoltre, così risparmia l'iscrizione.
Sì?
E la prima seduta è gratis.
- Ci penserò. - A vederla, mi sembra che ci abbia già pensato troppo.
- Ordiniamo il dolce? - No! - Dai, ho fatto due ore di palestra.
Prima dammi la tua riserva segreta di gianduiotti.
E' una leggenda come il sito nucleare di Saddam Hussein, non esiste.
- L'avrai esaurita. - Dai...
- Prendiamo uno zabaione a metà. - Va bene.
- Però domani le telefoni e accetti. - Scherzi?
- E' una minorata mentale. - Deve insegnarti ginnastica, non scienze.
- Preferisco il diabete a lei. - Elia...
Appena una cosa ti costa fatica, la molli.
- Devi insistere. - Non parlare anche tu come un animatore.
- Inoltre costa molti soldi. - Te la pago io.
- Li scalo da quelli che non mi dai ogni mese. - Mi stai fregando?
- Siamo ospiti. - Mi scusi. - Papà...
- Ci casca ogni volta. - Fai sempre lo stesso scherzo.
- Almeno una volta, potresti pagare. - Brava, mamma!
Elia, sono qui!
- Ehi! Elia! (sottovoce) Stai zitta!
- Ciao! - Ciao, cammina...
Vestito così pesante, fra poco ti squagli.
Tu vai in sauna vestita!
Che pettegolo!
- Sei un poliziotto? - Io?
- Sei un prete? - Vanno in palestra? - Non è contro i Comandamenti.
Sono psicanalista.
Hai capito, Elia! A vederti così, non si direbbe.
Ci diamo del tu?
Ai clienti do sempre del tu.
Dobbiamo diventare amici, altrimenti non funziona.
Preferirei che il nostro rapporto restasse strettamente professionale.
Come vuoi.
Mi sembra che tu abbia bisogno di una sistemata generale.
Come quando ristrutturi casa.
Voglio solo bruciare i grassi e sistemare i valori del sangue.
- Solo una pitturata alle pareti? - Esatto!
Non mi interessa avere il fisico scolpito.
Quello puoi anche scordartelo!
Andiamo.
Andiamo!
Posso dirle una cosa?
Siamo qui apposta.
Non so da dove iniziare. L'altro giorno, in palestra...
Vederla in difficoltà mi ha fatto stare bene.
Ho capito che anche lei ha delle debolezze e ora la sento più vicino.
- Mi sento quasi a mio agio. - Non deve sentirmi vicino.
Io non sono suo amico, la mia vita privata deve restare fuori.
- Altrimenti non funziona. - Mi scusi, se vuole, cambio orario.
Stia tranquillo, ho già rinunciato.
Chiudiamo questa parentesi privata e andiamo avanti.
- Dove eravamo? - Al giornalaio che le ha dato il resto sbagliato.
Giusto! E non è la prima volta.
Se ne approfitta come tutti, tanto io non dico mai niente.
Però questa volta ho sentito dentro una cosa nuova.
Ho immaginato di prendere una mazza chiodata e...
- E' difficile per me dire... - Zitto. - Che succede?
- Un rumore strano, sembra una caldaia. - Oddio! - Stia tranquillo.
- Vada a controllare. - Sì.
- Dove vai? - A cena fuori. - Ancora?
Con Trevi e altri amici.
- Una delle cose che detesti. - Sei tutta... - Come?
- Tirata a lucido. - E' un'espressione da carrozziere, ma grazie.
C'è il polpettone in frigo. Scaldalo nel microonde e goditi la serata.
(voci dalla TV)
La società ha messo fuori squadra il suo attaccante più pagato
in seguito all'ennesimo intervento duro sui propri compagni.
(spegne la TV)
(segnale di SMS in entrata)
- Shabbat Shalom, Elia. Ogni tanto la pecorella torna all'ovile. - Sì.
- Sono venuto solo per... - Sarei felice se ti riunissi per una volta
ai tuoi vecchi compagni. - No, no, no...
(cantano in ebraico)
Op! Op! Avrei tanto voluto continuare a studiare,
ma mia mamma voleva che facessi sport. - Di solito è il contrario.
(tuoni)
Elia, che disastro! Stringi questo gluteo moscio.
Ho preferito esercitare altre parti del corpo.
- Davvero? - Che hai capito? Parlavo del cervello. - Non parlare e lavora.
Op! Op!
Stiriamo queste spallucce secche...
Elia, la prima cosa è la postura. Tu sei troppo...
- Ti devi volere più bene. - Che banalità!
Pensa che ogni spinta che fai è un paziente guarito.
Un paziente guarito è un paziente perso.
- Si mettono qua? - Sì.
- E tu che gli dici? - Ascolto.
Ogni tanto faccio qualche domanda.
- Ma non quante ne fa lei. - E basta? - Sì.
Li aiuto a ricordare cose che credono di aver dimenticato.
- Se uno dimentica una cosa, vuol dire che non è importante. - No!
Le cose dimenticate ti aiutano a capire come sei.
Cambio.
Le dispiace alzarsi da lì?
- A te dispiacerebbe abbassare la gamba? - Come? - Così.
Lasciati andare!
Ah!
- Oddio! - E' una piccola contrattura.
- Lo sento molto duro. - Vuoi dire che prima era più moscio di così?
Smetta di fare battute.
- Anche io a volte dimentico delle cose. - Non sono rimozioni.
- Allora cosa sono? - Possiamo parlarne quando potrò alzarmi da qui?
- Dai, ormai mi conosci un po'. - Sì.
Che tipo sono?
Sono Gemelli ascendente Leone. (ruggisce)
Ti ho portato il bucato. Pensavo fossi fuori.
- Quando piove, lo facciamo in casa. - Sì.
- Ciao, sono Claudia. - Piacere.
Continuate pure, non voglio interrompervi.
Ciao. Fate come se non fossi venuta.
Wow! Che donna di stile!
(campanello)
- Hai del ghiaccio? - Non occorre che ti finga ferito.
- Che stai dicendo? - Ti senti in colpa perché frequenti
una donna giovane, bella e anche molto sveglia.
- Non è bella. - Hai ragione, è bellissima. - Sei gelosa?
- Perché dovrei? Non siamo più sposati. - Però l'anno scorso
non ridevi quando veniva la paziente con la sindrome di Tourette.
- Quella che urlava: "Scopami!" - Sì. - Tu le urlavi di continuare.
Dovevo assecondare il transfert. E poi tu sai che dico a questa?
Una così non li guarda nemmeno quelli come te.
- Esci? - Sì.
- Anche stasera? - Sì.
- Con l'amico che ti telefona? - Che fai, origli?
- Puoi dirmelo se è una cosa seria. - Non essere patetico.
- Lo frequenti in modo continuativo? - Sei geloso. - Figurati...
Sono felice per te.
Mi fa stare bene. Come non mi succedeva da tempo.
E' pieno di passione ed entusiasmi. Oggi andiamo a un incontro di boxe.
- Sarà eccitante. - Certo, puzza di sudore, urla, sangue...
- Serata magnifica! - Venerdì andremo a un concerto Jazz.
Bandire il Jazz fu l'unica buona idea del fascismo. Lo pensavi anche tu.
- Venerdì non andremo a teatro? - Oddio! Scusa, me n'ero dimenticata.
Va bene, così finalmente avrai una scusa per restare a casa.
- La signora che ti fa il bucato è tua moglie? - Sì.
- Che lavoro fa? - E' psicologa infantile.
- Abita ancora con te? - Abbiamo diviso l'appartamento in due.
- E ti lava ancora le camicie? - Prima le stirava anche.
- Lasciamo stare, è una storia lunga. - Fammi indovinare.
Tu stai con una più giovane e lei è ancora innamorata.
- Questa è una storia lunga? - Allora così...
Tu lavoravi troppo, la sera eri stanco e non facevi il tuo dovere.
- Il mio dovere? - E dopo un po'
tua moglie ha detto: "Se siamo come fratello e sorella,
allora è meglio che ognuno dorma a casa sua."
Non siamo tutti come lei che pensa sempre a...
Io non penso sempre a quello.
E poi che c'è di male? E' sano lasciarsi un po' andare.
Tu dovresti saperlo, sei un dottore.
Che fate la sera?
Che facciamo? Non lo so.
Leggiamo, parliamo di lavoro, giochiamo a carte...
- Il venerdì andiamo a teatro. - Fico!
Da bambina facevo le recite, volevo fare l'attrice.
- Ma mia mamma voleva che studiassi. - Non era fissata con lo sport?
Andava a periodi.
Vuole venire a teatro con me stasera? Mia moglie ha un impegno.
- Dici sul serio? - Sì. - Guarda che io accetto...
Andiamo?
Mamma mia! Sai chi è uscito proprio adesso?
- Mia moglie? - No.
Quel calciatore bellissimo... Però mi sa che è un po'...
- Perché? - Non mi ha guardato nemmeno.
- Se uno non impazzisce per lei, è omosessuale? - Sì, sono una strafiga.
- Quindi, anche io sarei omosessuale? - No, sei un intellettuale. - Sì...
Comunque non è omosessuale.
- Che ne sai? Non hai l'intuito femminile. - E' un mio paziente.
- Viene per farsi curare? - No, non ha nevrosi.
Certo che non sono tutti nervosi! Hai dei pregiudizi.
L'omosessualità non è un disturbo nervoso.
Va bene, ma non puoi dirmi che è una cosa normale.
- Chi è la ragazza con Elia Venezia? - Sarà sua figlia.
Hanno solo un figlio maschio.
(voci non udibili)
- Uno, due, tre! - Brava.
- Salve. Le presento la signora Castroni. - Ciao.
- Si applaude alla fine. - Ah!
(squilli di cellulare) - Non posso rispondere.
Ha già risposto.
Non lo so, fai come vuoi, tesoro. Ti adoro. Ciao, ciao, ciao...
La mia coinquilina è una professoressa e mi ha spiegato
che l'essere umano è come una palazzina.
C'è il terrazzo per controllare dall'alto che è... Non ricordo.
- Super Io? - Bravo!
Poi c'è la casa intera, che si chiama Io,
che è quello che siamo veramente.
Poi c'è l'Es, che è una specie di cantina.
Sì, dove metti le cose di te che vuoi nascondere.
- Gli istinti. - Sì.
Tu e io facciamo lo stesso mestiere.
Ristrutturiamo.
Tu la testa e io il corpo.
Se non stai bene con il tuo corpo, vuol dire che c'è un problema qui.
Dice?
Quelli che vengono da me hanno un problema che non mi dicono.
Dicono di venire per la pancia, per la schiena, per il culo, ma invece...
- Io ho preso un'insalata e un caffè. - Va bene.
- Sì. - Io ho preso...
tutto il resto.
Perché togli i difetti alle persone ma non ti togli i tuoi?
- Come? - Lasciamo stare.
Se si riferisce alla mia parsimonia, io credo che l'arte del risparmio
sia una virtù molto rara su cui...
- Scusa, devo andare in bagno. - Sì.
- Ciao, caro, come stai? Che fine hai fatto? - Come?
Abbiamo cominciato con il piede sbagliato.
Hai i tuoi tempi, sei un diesel...
- Ah! - Devi scaldare i motori.
- Sono sicuro che puoi riprendere. - L'ho fatto.
- Dove? - Con Claudia. Non glielo ha detto?
E' stato un piacere. Andiamo a mangiare la pizza.
- Ha detto Claudia. - E' una nuova. - Dove ha conosciuto questa Claudia?
- In palestra. - E' bruna, magra, con l'aspetto da mignotta?
- Amore, si assomigliano tutte. - Non è vero.
- La mignotta sei tu! - Sei qui, brutta zozza!
- Lascia stare il mio uomo. - Non te lo tocco!
- Se non sei capace a tenertelo, fatti delle domande. - Io? - Sì!
Signore, calma...
Cazzo! Porco...!
Basta!
- La difendi? Sei un infame! - Tu sei infame, rubi i clienti.
Andiamo, dai...
- Ringrazia Dio che non ti denuncio. - Ma che cazzo dici?
Chiedilo a questo coglione! E butta quei pantaloni.
Che ha detto dei pantaloni?
- Ti fa male? - Sì. - Ti sta bene!
- Mi hai fatto perdere uomo e lavoro! - Non sapevo come stavano le cose.
- Con il lavoro che fai, non lo avevi capito? - Cosa dovevo capire?
- Che siete amanti o che lei gli ruba i clienti? - L'ho fatto poche volte.
Che merda!
(piange) In questo periodo ho un sacco di casini.
Va bene...
Vogliamo fare due ore in più alla settimana?
Che ne dici?
Non cambierebbe molto.
Vogliamo fare quattro ore in più?
- Dovrei farne almeno sei in più. - Non devo mica fare le olimpiadi!
- Va bene, ci penserò... - Grazie, grazie, grazie!
E' sempre stato un problema, la moglie ci ha scoperto subito
e lui ha fatto finta di cacciarmi. Ma quella non la freghi, è una iena.
- Però anche lui. - Perché non lo hai lasciato subito?
Non lo so, dimmelo tu.
Si potrebbe dire che sei una donna che ama troppo.
- Mi hai beccato! - E' il titolo di un libro.
"Donne che amano troppo".
Sono quelle donne che si innamorano dell'uomo sbagliato
e cercano inutilmente di cambiarlo.
- Come tua moglie. - Che c'entra lei? Stiamo parlando di te. - Esatto.
Io sono proprio così. E' grave?
E' un tratto masochista molto frequente.
Masochista? No, le manette non mi piacciono!
(squilli di cellulare) - Scendi... Ciao!
- Claudia... - Come?
- Claudia... - Quando è successo?
- Arrivo subito. - Claudia! - Scusa, devo andare.
- Claudia! - Vieni con me.
- Corri. - Dove andiamo?
- Dove andiamo? - Te lo dico dopo.
Claudia! Non abbiamo il biglietto, ci faranno la multa.
Ma no! Dai, sbrigati.
- Ma che cosa è successo? - Vieni.
Jennifer Maria ha fatto un guaio, ha bruciato la carta igienica a scuola.
- Chi è Jennifer Maria? - E' mia figlia.
- Tua figlia? - Te ne ho parlato. - Quando?
Claudia, ma che c'entro io? Perché mi stai portando con te?
- Non lo so. Forse ho pensato che potessi aiutarmi. - A fare che cosa?
- Biglietti. - Li ha lui. - Non ho niente... Claudia!
Devo andare. Ci vediamo alla scuola Battisti.
- I biglietti? - Non li ho... Non mi tocchi!
- Se mi dà un documento, la lascio andare. - Non ce l'ho.
- Neanche un documento? - No.
Oggi c'è la maratona?
- Scusi, è entrata una signora, dov'è andata? - In presidenza, di là.
Quella è una signora? Sì, certo...
(voci concitate dall'altra stanza)
- Sono un amico della mamma. E' dentro? - Sì.
- Che hai combinato? - Non sono stata io, è stata lei.
Non dare la colpa alla tua compagna.
Non la sospende neanche stavolta? Certo, è una sua amica! Andiamo.
Guarda come l'ha ridotta.
- Ti mando il conto del parrucchiere. - Lo pago io. - Immagino come!
Che hai detto? (impreca in spagnolo)
Amore! Mi hai fatto preoccupare.
Paola ha detto che non giocherò con la Playstation per una settimana.
- Paola ha sempre ragione. - Comanda qui a scuola, non a casa.
- Sono riuscita a placare la preside. - Grazie, Paola.
Però la punizione che le hai dato... Io tornerò tardi...
- Possiamo cominciare da domani? - Ci penso io. Da oggi non uscirai.
Neanche a ricreazione. Andiamo. Lei chi è?
E' il professore di cui ti ho parlato, lo psicanalista Elia.
- Piacere... - Ora è così perché si stava allenando.
- Ma di solito è elegante. - Lascia stare... - Ci credo.
- E' stato un piacere. Ora noi torniamo in classe. Ciao. - Ciao.
- Che donna straordinaria! - Lei? Ma chi è?
Paola, la mia coinquilina. E' un genio, laureata con 30 e lode.
Ho fatto di tutto per mandare Jennifer Maria qui da lei.
Jennifer Maria è tua figlia?
- E' proprio tua figlia oppure...? - Oppure?
Non è nera, è marroncina.
Suo papà è un famoso cantante di Capo Verde.
- Ha vinto il Festival di Sanremo che fanno lì. - Sì? - Sì.
L'ho conosciuto a Barcellona.
Poi lui è venuto a suonare in Italia e siamo rimasti qua.
- Ma ormai è acqua passata. - Alla fine ti ha lasciato? - A me?
Ma no! E' dovuto tornare a casa sua per sistemare delle cose.
Poi non l'ho più sentito. Forse lo hanno arrestato.
- E' un dissidente? - No, non gli hanno dato la residenza.
Voglio dire... è un cantautore politico?
Macché! No, è un gran figo!
Ha un fisico spettacolare, un culo scolpito. Guarda.
Sì, effettivamente è un bel ragazzo.
- Questo chi è? - Lascia stare.
Dai, chiappe mosce! Andiamo!
Uno, due...
- Tre... - Non arriverò a dieci.
Invece sì! Pensa a qualcuno che ti fa incazzare.
- La vedova Piperno, quella stronza del quinto piano. - No.
Di più! Non pensare alla fatica, pensa a chi vuoi spaccare la faccia.
Dai! Nove, dieci...
Undici...
Dodici...
Tredici... Quattordici...
Accidenti! Sei un leone!
- A chi hai pensato? - A uno che esce con mia moglie.
- Chi è? - Non lo so.
- Scopano? - Per favore! - Scusa.
Attenti... Domani, quando Don Farina dirà che la Messa è finita,
i genitori si alzeranno in piedi. Proviamo.
E si disporranno lungo il corridoio centrale. Bravi.
Su...
I bambini e le bambine sfileranno qua in mezzo.
Ognuno raggiungerà i suoi genitori, li prenderà per mano
e insieme andranno verso l'altare.
(Elia canticchia l'opera)
(squilli di telefono)
- Pronto? - Allora ci sei!
- Vorrei dirti una cosa. - Cosa?
So che è tardi, ma mi è venuta un'idea fantastica.
- Cioè? - Domattina Jennifer Maria fa la Prima Comunione.
- Sarebbe carino se venissi anche tu. - Cosa?
Domani non posso, ho un impegno, una visita di controllo.
- Di domenica? - Sì.
All'ospedale israelitico, il sabato non si lavora ma la domenica sì.
Allora potresti venire dopo, al rinfresco.
Claudia, le funzioni religiose non sono mai state il mio forte.
- Ci vediamo lunedì. - Ti prego...
Tanti auguri a tutti.
(canticchia l'opera)
- Noti niente? - Sì, è incredibile che tu abbia conservato quel vestito.
- Perché? Mi entra ancora. - No, ti entra di nuovo.
Complimenti, la tua dieta da criceto sta facendo effetto.
- Controlli la mia spazzatura? - La butto, visto che tu non lo fai.
- Andiamo a cena? - No, grazie, ho un impegno.
Ti ricordo che legalmente siamo ancora sposati.
Soltanto perché tu hai voluto risparmiare i soldi per gli avvocati.
Sposati o separati non fa differenza, sono solo categorie mentali.
Lo pensavo anche io, poi ho capito di essere l'unica donna separata
che usciva solo con il suo ex marito. - Nessuno ti obbliga. - Infatti!
Alla fine ho capito che mi tenevi legata con il senso di colpa.
- Come fai con le tue pazienti. - Che c'entra il senso di colpa?
- E' una cosa paritaria, il piacere della reciproca compagnia. - Sì!
- Avere vicino qualcuno che si prende cura di te. - Solo perché due volte
sei andato a cercarmi una farmacia notturna?
Posso farne a meno. Io non ho bisogno di nessuno!
Tu invece hai bisogno di una colf.
E allora da oggi te la paghi!
Ciao, caro.
Se non ti dispiace, venerdì a teatro andrò io.
Accompagnata.
- Lei scende? - No, signora Piperno.
Visto che oggi si può usare, ne approfitto.
- Papà, dobbiamo chiudere. - Facciamo due passi.
Non posso, devo fare i conti della cassa.
- Ci vediamo domani, andrò da mamma. - Hai preso appuntamento?
Rischi di non trovarla.
Perché?
Mi dispiace...
Mi dispiace infrangere un tabù, ma...
Tua madre esce con un altro uomo.
Più giovane, più bello, più atletico di tuo padre, cioè di me.
Capisci?
Era ora.
- Come? - Papà, che cosa ti aspettavi?
Lei è buona e ti vuole bene e tu ne hai approfittato, ecco il problema.
Qual è il problema?
Sei egoista.
- Quando la mamma stava male... - Che dici? Andavo tutti i giorni
a trovarla in ospedale. - Solo per mangiare il pranzo che lei lasciava.
Infatti andavi sempre a mezzogiorno.
Non fare quella faccia, tu non hai mai fatto niente per nessuno gratis.
Questo non vuol dire che non ti vogliamo bene.
Ma ora devo andare.
Ti porto un grappino?
(cantano in coro)
Grazie...
- Sei venuto! - Fai piano.
- Grazie, che carino! - Sono venuto volentieri.
Fai piano.
- La Messa è finita, andate in pace. - Rendiamo grazie a Dio.
I genitori si mettano in fila, i bambini si preparino.
- Vieni. - Che succede? - Vieni un attimo.
Per favore...
E' un gioco.
Jennifer Maria, hai visto chi è venuto a salutarti?
- Dagli la mano. - Allora? Dai!
Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
- Fatti il segno della croce. - No. - Vi benedico nel nome del Padre,
del Figlio e dello Spirito Santo. - Fatti in segno della croce.
- Non lo so... - Jennifer Maria, basta correre, sei sudata.
- Mamma! - No, basta.
Ci chiedevamo... Lei non è il nonno?
- Di chi? - Della bambina.
Ah! No, no.
- Un bicchiere di vino? - Sì, grazie. Mi scusi...
- Bianco o rosso? - Bianco. - Claudia parla sempre di lei.
La sua presenza le fa bene. Con gli uomini non ha pace.
- Il padre di Jennifer Maria è una brava persona... - Il musicista?
Era spacciatore e lo hanno espulso.
Le interessano solo i disgraziati e i galeotti.
Lei è dolcissima, ma non sa proteggere se stessa
né gli altri.
Con la figlia è più come una sorella maggiore che come una madre.
A me sembra che se la cavi benissimo.
Sul piano puramente affettivo, sì.
- Ma non ha regole... - Una madre vera, anche se ha dei difetti,
è sempre meglio di una che vuole fare la madre dei figli degli altri.
- Se si riferisce a me, si sbaglia. - Lei ama dare lezioni alla sua amica
e a sua figlia, che è una ragazzina normalissima.
- Sta andando a fuoco. - No, sono calmissimo.
Alzo la voce per adeguarmi al suo tono petulante.
Sta andando a fuoco veramente. La giacca...
Jennifer Maria, che cosa hai fatto? Che cazzo!
Elia!
- Dove vai? - A casa.
Sono stanco, alla mia età è faticoso farsi dare fuoco.
- Mi dispiace, ti ha rovinato la giacca. - Lascia stare...
Perché sei andata in giro a dire che io e te stiamo insieme?
- Io? A chi? - Agli altri genitori, alla tua amica "Montessori"...
- Non ho detto niente. - Ma glielo hai fatto credere.
Allora anche tu.
Quando mi hai portato a teatro.
Volevi farti vedere con me, così poi lo avrebbero detto a tua moglie.
- Io? - Sì.
Ma che stai dicendo?
Va bene, scusa, per una volta, volevo fare bella figura.
Tutti mi considerano una disgraziata.
Fra un po' lo penserà anche Jennifer Maria.
Non è vero, tua figlia ti adora.
Sì, ma come madre devo migliorare ancora molto, ha ragione Paola.
Non l'ascoltare, quella!
Devi solo avere un po' di fiducia in te stessa.
Winnicot sostiene che una madre deve solo essere sufficientemente buona.
Ma quello è un cartone animato!
- Chi? - Winnie non è l'orsetto?
Un orsetto? E' un pediatra inglese, un analista famosissimo. Ma che dici?
Una cosa così poteva dirla anche l'orsetto.
Che hai?
Non lo so.
Voglio andare via da qui.
Dove vuoi andare?
Da qualche altra parte.
E io come farei senza di te?
Non capisco mai quando scherzi e quando dici sul serio.
(ride)
(voci non udibili)
(voci non udibili)
(voci non udibili)
Perché c'è un piumone appeso alla parete?
Lo avranno messo ad asciugare.
- Che bella! - Apollo e Dafne.
- Dove corrono? - E' un inseguimento.
Lui è innamorato di lei ma lei non lo vuole
e chiede al padre di trasformarla in una pianta di alloro. Vedi? - Sì.
A volte ci innamoriamo di qualcuno che non ci vuole,
e accettarlo è molto difficile.
Molto difficile.
Sei venuto qua molte volte, sai un sacco di cose.
- Veramente è la prima volta. Il biglietto è costoso. - Elia!
Giovanna!
- Che fai qui? - Secondo te?
Ti presento Filippo. Filippo, lui è Elia.
(tuoni) Ci siamo già conosciuti?
- Vi conoscete? - Molto lieto, mi chiamo Biraghi.
- Lei è Claudia. - Ciao.
- La conosco. - Vi conoscete? - Sì. - Ciao.
- Molto lieto. - Io e Claudia facevamo un giro nella villa.
Sì, è evidente. Sei un po' in debito di ossigeno.
Davanti a questa meraviglia, ogni volta si rimane...
- Lo conosco. - Lo so, mi ha detto che è venuto da te una volta.
No, è un paziente fisso da tre anni. Non te lo ha detto?
Claudia, cosa fa una bella e giovane spagnola con un vecchio narcolettico?
Sei sua paziente? Fate analisi mentre correte, così non si addormenta?
- No, sono la sua personal trainer. - Interessante...
Ci siamo lasciati molto male, lui mi odia.
In realtà, odia se stesso. Chi non lo farebbe, al suo posto?
Però manifesta odio contro di me.
- Vuoi dire che esce con me per punire te? - Giusto!
Non ci avevo pensato, ma può essere un'idea.
Un transfert negativo.
- Il paziente che proietta tutta la sua invidia sull'analista... - Sì.
Conosco la definizione di "transfert negativo".
E conosco anche quella di "stronzo egocentrico".
Vuoi che te la spieghi?
- Filippo. - Guarda...
Ciao, bella.
Se sapevo che era lui, non facevo ginnastica!
Infatti sei più bello tu.
Che vi siete detti?
Niente, che dovevamo dire?
- Claudia... (ad alta voce) Ho quasi finito.
Shh! Fai piano e in fretta. La prossima volta,
fai la doccia a casa tua. - Ti ho solo chiesto un favore.
Ho un paziente. Ti ho lasciato il libro all'ingresso.
Non lo perdere, lo rivoglio indietro.
Anche io ho una cosa per te.
Questo è per quando non ci vediamo.
E' gratis, stai tranquillo.
Che c'è?
- Fai attenzione all'acqua calda. - Non ne consumerò tanta!
Ora fissi attentamente un punto della stanza e ti lasci andare.
Bene... Ora senti che il tuo respiro si sta modificando.
Si fa più profondo... Ti rilassi...
Le tue palpebre si fanno pesanti, i tuoi occhi si chiudono...
Ora sei su un treno magico che va all'indietro.
Si ferma in tante stazioni.
Le stazioni sono gli anni della tua vita.
Sei tu che guidi il treno e sei tu che decidi dove ti vuoi fermare.
Dove siamo arrivati?
- A Massafra nell'aprile 2006. - Che succede a Massafra?
E' domenica, c'è la partita.
Papà mi ha accompagnato.
Dice che se mi impegno, diventerò un giocatore di serie A.
E se faccio gol, devo dedicarlo a lui.
- Tu fai gol? - Io faccio sempre gol!
Gioco con Fava Sergio...
Fava Sergio è un mio compagno.
Mi fa i cross da centrocampo.
Solo lui lo sa fare così.
Quel giorno mi fa fare un gol.
In tuffo.
Sergio mi salta addosso e ci abbracciamo.
E cadiamo a terra insieme.
E poi... E poi che succede? Che succede?
- Dimmelo. - Mi diventa duro.
Mi vergogno
perché c'è papà
e non voglio che se ne accorga.
Allora faccio finta di essermi fatto male.
E mi faccio sostituire.
(grida confuse)
- Ho preso quasi 6 in Storia. - Sei un genio!
- Che sorpresa! - Avevo una pausa. - Mamma, pranziamo con il gelato?
Amore, è passata solo per salutare. Ti porterà il gelato stasera.
- Se finisci i compiti. - Oggi Jennifer Maria
fa i compiti con mamma al parco. - Non è una buona idea.
- Il libro di inglese è a casa. - Eccolo. - Brava.
- La prossima volta, dimmelo prima. - Ciao.
(ridono)
- Viola. - "Purple".
- Giallo. - "Yellow".
- "Black"! - Che vorresti fare con mamma?
- Andare a pattinare e fare un campeggio in campagna. - Okay.
Ti piacerebbe un viaggio lontano con mamma?
- Con l'aereo? - Sì.
- Però prima andiamo a pattinare. - Ci andiamo sabato.
- Domani? Evviva! - No, domani è venerdì.
No, oggi è venerdì.
(campanello)
- Ciao. - Ciao.
Eravamo da queste parti e... Sei ancora in pigiama?
- E' la mia nuova tuta. - Ah! E' carina...
Ho bisogno di un favore. Devo andare dal dentista, mi fa male qua.
Posso lasciarti Jennifer Maria per un'ora?
No, tra un'ora ho una videoconferenza con Parigi.
- Solo tre quarti d'ora. - Ho detto che... - Grazie.
- Mamma, io che faccio? - Stai con Elia, ti divertirai. Ciao.
Vieni.
Devo andare di là a prepararmi, se vuoi, guarda la televisione.
Poi vai in cucina perché io ho bisogno di silenzio per concentrarmi.
- Hai la Playstation? - Che? - E la TV digitale?
Forse ho un mazzo di carte napoletane. Eccole.
Gioca a un solitario. Però non so se le carte sono tutte.
(voci dalla TV)
Jennifer Maria!
- Fra 5 minuti. - No, adesso. Grazie.
Vai in cucina.
Bevi un bel bicchiere d'acqua del rubinetto.
Che palle!
Prenditela con tua madre, doveva essere qua da tempo.
Ciao, Ettore.
(voci confuse)
(balbetta) Ci ho pensato.
Lo faremo mercoledì prossimo, avrò 12 ore di permesso.
- Organizza tutto come ti ho detto. - Okay.
Che fai con quella mano?
Sei sicura che questa cosa funziona?
Sì, tranquillo, l'ho visto io, funziona.
Però tua figlia non la voglio, non posso neanche dire che è mia.
Okay...
Ah!
Mi organizzerò.
(voci in francese dal computer nell'altra stanza)
Aiuto! Al fuoco! Disgraziata!
Dove cazzo sei?
Fermati!
Maria!
Dove cazzo sei?
Porca puttana!
(campanello)
- Che c'è? - Perché hai sbattuto mia figlia fuori casa?
La tua piccola fiammiferaia stava per bruciarmi casa.
Alla videoconferenza ho fatto una figura...
di merda!
- E' vero? - Ho solo bruciato un pezzo di carta.
Ha dato fuoco alle tende.
Non si caccia di casa una bambina per una cosa così. Quanto ti devo?
Ma che fai? Non raccontare bugie, dovevi essere qui da due ore.
- Non è colpa mia, dal dentista c'era la fila. - Smettila!
Da quando ti conosco, mi coinvolgi nei tuoi casini da pazza.
- Io? - Sì.
Siccome fai lo psicanalista, pensi di poter giudicare tutti?
Ma no! Se continui a fare il superiore, rimarrai solo.
Se la compagnia dev'essere questa, la tua minaccia mi sembra un auspicio.
Che ha detto? Lo hai capito?
(voce non udibile)
(allarme antifurto)
(dal video) Ciao, sono Claudia. Cominciamo l'avventura.
Dai! Braccia!
Vedo che vai molto bene.
Andiamo al ritmo caraibico. Mambo...
Ricorda, un sorriso allunga la vita.
Quindi ha già deciso.
Vorrei andarci, ma non credo di sentirmi adeguato.
E' un pranzo da sua zia, cosa c'è da temere?
Le allergie alimentari.
Di recente ho scoperto un'intolleranza ai pistacchi
che mi provoca un arrossamento ai genitali. - Va bene...
Abbiamo terminato.
- Ci vediamo mercoledì prossimo? - Vede quell'ascensore?
Se la prossima volta non sale con quello, non torni più.
- Come? - Viene qui da sei anni e non ha superato nessuna delle sue fobie.
Non so più che cosa dirle. Prenda ascensori, mangi cibi grassi,
faccia sesso senza precauzioni, e talvolta si incazzi, se è il caso.
(campanello)
- Ciao. - Tanti auguri.
- Grazie, ma per cosa? - Buon compleanno. E' il 20, no?
- Di ottobre, io sono nato a giugno. - Credevo fossi Bilancia. Posso?
Entra.
Vuoi una tisana?
Se la prendi senza zucchero, sì.
Ho fatto le analisi ed è tutto a posto, ma ormai mi piace senza.
Allora c'era qualcosa da festeggiare!
Ti alleni ancora?
No.
Ho smesso.
Li ho presi su internet, sono quelli che fumava Freud.
- Ma io... - Lo so, ma se lo tieni in bocca senza accenderlo
quando ci sono i pazienti, fai bella figura
e non devi neanche ricomprarli.
- Così? - Sì. Ho letto che prendeva anche la cocaina.
Non avrai portato anche quella!
Mi dispiace per l'ultima volta.
- E anche per il resto. - Va bene, però devi smetterla con queste cose,
altrimenti mi farai tornare in analisi.
- E che... tu mi confondi molto. - Non è un bel complimento
per chi dovrebbe mettere ordine nella testa della gente.
Con te ho sempre paura di non essere interessante.
Tu non sei come gli altri.
Sei intelligente, sensibile...
Io sto bene con te.
Mi piacerebbe tanto piacere a uno come te.
Ho sbagliato di nuovo?
- Mi è venuto proprio... - Dall'Es? - Sì, bravo.
Che è successo?
- Mia moglie... - Se temi che ci senta,
possiamo farlo di là, sul lettino. - No, il lettino è sacro!
- Allora in bagno, sulla lavatrice. - Non ce l'ho, il bucato lo fa lei.
Mi dispiace.
Mi dispiace...
No, perché?
- Sei bravo, ami ancora tua moglie. - Lei non la pensa così.
Come seduttore sei un po' fuori forma.
Devi solo allenarti un po' per dirglielo meglio.
L'analista che si fa guidare dalla personal trainer, questa è nuova!
- Posso dormire qui? - Se punti all'erezione mattutina,
non ne ho più da quando ho assistito alla circoncisione di mio figlio.
Wow!
(campanello)
Claudia...
(campanello)
(balbetta) Sei il professore?
No! Cioè, dipende...
Signori, questo non è il modo... Ora mi metto a urlare.
Fossi in te, non lo farei.
- Dov'è la camera con il letto? - Di là...
- Ma non c'è nessuno. - Non urlare!
- Non questa, la camera dove fai sdraiare la gente. - Lo studio.
Non ricevo pazienti, la mattina.
Non fare il furbo, io sono buono ma il mio amico può perdere la testa.
(con accento straniero) Faccio un buco?
Vi ci porto subito, se gentilmente mi mette giù.
- Ecco... Prendete. - Ma...
- 15 euro! Morto di fame! - Aspetti, guardo nel cassetto.
Non hai capito, mi devi... mi devi...
- Mi devi ipnotizzare. - Come?
- Ha dimenticato dove ha messo delle cose. - Glielo spiego io.
Ho fatto una rapina in gioielleria e ho nascosto il ma... il ma...
- Il malloppo? - Bravo!
L'ho nascosto sottoterra in pineta e ho segnato a mente i passi.
Però ho scordato quanti passi erano.
Me li devi far ricordare. Dai, addormentami.
Non so, guardi che... L'ipnosi non è una scienza esatta.
- Fallo dormire. - Va bene.
(sputa)
Questo suo amico deve restare qui? Mi innervosisce.
Certo che deve restare, deve segnare i numeri.
- Però prendi una penna. - Va bene, facciamo questa cosa.
Però deve dirmi come si chiama.
- Altrimenti non posso fare niente. - Diglielo. - Ettore.
Ettore, ora sei qui di fronte a me
e puoi sentire la mia voce e i rumori che provengono dall'esterno.
Non so se te ne rendi conto, ma dentro di te qualcosa sta cambiando.
E mentre qualcosa dentro di te sta cambiando,
senti che il tuo respiro si fa più profondo, ti rilassi.
I tuoi occhi si abbassano,
si chiudono.
Puoi immaginare di entrare in una nuvola di tranquillità.
Ora, Ettore, voglio che tu torni indietro nel tempo
e mi dica alcuni numeri che ti chiederò.
- Numeri! - Zitto!
- Non è colpa mia, maestro. - Dice sempre questo, la notte, in cella.
Dice "maestro" e piange. Non mi fa dormire.
Ettore, non sono arrabbiato con te, lo so che sei bravo.
- Davvero? - Sì.
Siccome sei bravo, ora risponderai a quello che ti chiedo.
- Sì. - Dove hai nascosto quello che hai rubato?
- Le merende sono nello zaino. - Non parlo delle merende.
- No? La pensione di nonna? - No! - Stai zitto!
Zitto!
No... Quello che hai rubato in gioielleria.
Ah! Vicino al vecchio abbeveratoio.
Puoi dirmi esattamente dove?
Se me lo dici, ti metto un bel voto.
Ecco...
Zitto! Calma...
Uno, due, tre,
quattro, cinque, sei, sette...
Otto dall'albero grande.
Uno, due...
tre, quattro e cinque.
Cinque, fino all'albero bruciato.
Sì... Otto e cinque, Ettore?
Sei, sette, otto...
Nove, dieci, undici...
Undici, fino al vecchio abbeveratoio.
Otto, cinque, undici.
- Otto, cinque, undici. - Bravo.
- Sono stato bravo, maestro? - Merda! - Che c'è?
Svegliati!
- E' scappata e ci ha chiusi dentro. - Chi? - La tua ragazza.
- L'ho vista in foto. - Claudia era qua? - Non lo so.
Forse aveva le mie chiavi.
- Ha sentito i numeri ed è scappata. - I numeri?
- Allora li ho ricordati! Sono contento. - Ma di cosa?
Ora ruberà i soldi e i gioielli.
- Dobbiamo andare. Forza! - Ho mal di testa.
Forse ho un altro mazzo di chiavi.
Quando lo troverai, sarà notte. Dammela.
(campanello)
C'è una donna.
Sei qui! Avevi lasciato le chiavi nella toppa.
- C'è qualcuno? - No.
- Avevi ragione tu, è uno stronzo. - Chi?
Filippo.
- Appena ha capito che io e te non stiamo più insieme, è sparito. - Ah!
Ieri l'ho beccato a spasso con quella tua personal trainer.
Claudia.
- Faceva lo svenevole con lei. - Bene.
Perché mi chiudi fuori?
Ettore! Ettore!
Hai capito com'è la tua fidanzata? Questo Filippo forse è suo complice.
- Non credo, è idiota ma non così tanto. - So io cosa fa con lui!
Lascia perdere! Dobbiamo sbrigarci. Ci serve una pala. Tu ce l'hai?
- Una pala? - Per scavare.
- Perché devo venire con voi? Vi do la mia auto. - E chiami la polizia.
No, lo prometto. E poi questa storia non è credibile.
(insieme) Stai zitto!
E' questa.
- Questa è la tua auto? - Sì. - Fa veramente schifo.
- Non la uso mai, vorrei venderla. - Per venderla, devi pagare tu!
(conta in spagnolo)
Alla Vergine.
E' una zozza! Chissà da quanta gente si è fatta scopare!
- Forse pure da questo vecchio. - No. Abbiamo avuto solo
rapporti professionali. - Sì, è mignotta di professione!
Che stronza!
E' stata anche con un negro! E io mi ero innamorato...
- Nessuno mi ha mai voluto bene. - Io ti voglio bene.
- Soltanto tu. - Però guarda la strada.
(parla in spagnolo)
(esulta)
Eccola.
Fermala! Dai, professore!
Dammi tutto!
- Non ho trovato niente. - Niente?
- E' impazzito? - Aspetta...
Perché lo hai fatto?
- Non volevi portare con noi Jennifer Maria. - Certo.
Non è mia figlia e ha un nome del cazzo!
Ti odio!
- E io ti ammazzo! - Non farlo.
Se l'ammazzi, la polizia ci cercherà.
Invece ora noi li leghiamo e andiamo via con i gioielli.
Li lego io. Vieni qua, stronza.
- Mi fai male. - Ne sono contento, anche tu hai fatto male a me.
- Io invece non ho fatto male a nessuno. - Ti voglio bene, Ettore.
Nessuno mi ha mai voluto bene, soltanto Yuri mi è stato vicino.
- Certo, eravate in cella insieme! - Zitto! - Anche lui voleva fregarti.
Quando mi ha visto a casa sua, andava via senza di te.
- Non è vero. - E' vero. - Vorrei confermare, è vero.
Dammi i gioielli.
- Yuri... - Guarda che sparo.
Yuri...
- Guarda che sparo. - Yuri.
(sparo)
(tonfo)
Cazzo!
Anche tu...
Hai visto?
- E' morto? - Speriamo! Dai, liberiamoci.
- Ha un coltello. - Chi? - Il morto.
Cerchiamo di prenderlo.
Dai!
Un po' più...
Attento... Ah!
Dobbiamo rotolare.
Ah! Hai qualcosa in tasca?
No.
- Ieri niente e ora invece... - Non dipende da me. - No?
Evidentemente associo la pulsione sessuale alla sensazione di pericolo.
Non sei normale.
(canticchia)
Che c'è?
Niente.
- Allora perché hai quella faccia? - E me lo chiedi?
Ti rendi conto di cosa mi hai fatto passare?
Mi hai coinvolto in una cosa orrenda. Tu sei come lui.
- Sei una disonesta, una ladra. - Non è vero, avevo bisogno di soldi.
Voglio andarmene con Jennifer Maria.
Voglio portarla da suo papà e ricominciare tutto là.
- Sono pronta a rischiare la vita per questo. - Certo, la mia!
- Alla fine, ci è andata bene. - Come?
Sono stato sequestrato in casa mia, minacciato, rapito, legato,
ho assistito alla morte di un uomo, mi sono rotolato nel fango...
Ho depredato un cadavere! Ma non è solo quello.
Non è solo quello.
Che altro c'è?
Lascia perdere... lascia perdere...
Pensi che stanotte io sia rimasta da te solo per fregare Ettore.
Io? Figurati!
Hai ragione.
Ma quello che ti ho detto stanotte è vero.
Provo qualcosa per te, ti voglio bene.
- Per me sei importante. - Davvero? - Sì.
Per questo sei andata a letto anche con l'architetto Biraghi?
- Mia moglie ti ha visto con lui! - Non ci sono andata a letto.
Ci sono uscita qualche volta e ho fatto in modo che lei ci vedesse
per fargli fare brutta figura. L'ho fatto per te.
- Sì, certo... - Te lo giuro. - Ora non piangere come al solito.
Questa situazione è già abbastanza ridicola. Ma la colpa è mia.
Avrei dovuto capire subito che sei una persona dannosa.
Credevo fossi una masochista, ma mi sbagliavo.
Tu sei una pazza che approfitta degli altri.
- Pensi questo di me? - Sì.
Allora scendi dalla mia macchina.
- Molto volentieri! Stavo per chiedertelo. - Assolutamente sì.
- Il biglietto? - Non ce l'ho.
- Neanche il documento, immagino. - No.
(campanello) (caricatore della pistola)
Che ti è successo?
Niente, facevo jogging e sono scivolato.
- Facevi jogging vestito così? - Lasciamo perdere... Ciao.
- Mi hai suonato per salutarmi. - No. - Ti senti bene?
- Benissimo. Adesso devo andare. - No!
- Ho capito. - Cosa?
- Non dovevo parlarti di Filippo perché sei geloso. - No.
- Sì. - Ora non ne voglio parlare, entra dentro. - No!
- Perché mi chiudi dentro? - Voglio restare solo.
Non mi cercare.
- Dov'è Claudia? - Non lo so.
Quella stronza ha scambiato la borsa.
Chiamala e falla venire qua.
- Non verrà mai. - Peggio per te!
(sospira)
(piangendo) Stai tranquilla, il volo è tra tre ore.
Ti ho lasciato sulla TV i soldi per le bollette e il condominio.
- Non era necessario. - E anche quei 3.000 euro che mi avevi prestato.
- Era un regalo! - Non fare così, amore!
- Ci vedremo al computer. Va bene? - Sì.
(squilli di cellulare)
Elia! Sono contenta che mi hai chiamato.
Mi dispiace per prima, ti volevo dire tante cose...
Ora fai parlare me.
Ettore è qui, dice di venire subito. Altrimenti...
Altrimenti lo ammazzo!
Brutta mignotta spagnola!
Lo ammazzo!
Che succede?
In tutta la vita ho avuto fregature, mai una gioia!
Ma se non viene, ti ammazzo.
E poi ammazzo me.
Anzi, mi butto al fiume, sta qui davanti.
Mi ronza la testa. Che mi hai fatto?
Quello che ha chiesto, l'ho ipnotizzata.
Mi hai dato qualche medicina? Mi sento strano.
E' uscito dall'ipnosi troppo bruscamente,
è come se una parte di lei fosse ancora di là.
Dove?
(campanello)
- Chi è? - Un paziente.
Un cazzo! Suona troppo.
Non se ne andrà facilmente, è molto ansioso.
(il campanello continua a suonare)
Dica.
Ho un appuntamento con il dottore.
Il dottore è impegnato.
- Mi scusi... Ma con chi è impegnato? - Con me.
E' urgente.
Volevo dirgli che... ho preso l'ascensore.
Bravo. Allora adesso riprendilo e vaffanculo.
Senta...
Io avevo un appuntamento, quindi ho la precedenza.
Bello di mamma, cerca di non farmi incazzare anche tu.
Mi sta minacciando? Cerca di intimorirmi?
Non mi farò intimidire da lei. Adesso io...
Te lo avevo detto di non rompere il cazzo!
Come fai a vivere così?
Cammina!
Mettiti seduto.
Ti rendi conto che in questo modo non risolverai mai niente?
- Passerai solo da un problema a uno più grande. - Fatti i cazzi tuoi.
Guarda che hai fatto oggi. Hai malmenato almeno due persone,
hai sequestrato me e hai contribuito alla morte di un uomo.
Se non stai zitto, morirai anche tu.
Adesso che farai?
Tradirai di nuovo la fiducia che ti hanno concesso?
Non rientrerai in carcere e scapperai un'altra volta, Ettore?
Si può scappare tutta la vita?
- Quanto ti resta da scontare? - Due anni.
Ti rendi conto che tra due anni avrai pagato il tuo debito e sarai libero?
E' troppo tardi, hai visto che ho combinato oggi?
No! Non hai combinato niente.
Non hai combinato niente.
Il tuo amico si è ucciso da solo.
Tecnicamente è stato un suicidio.
Di tutto il resto non dirò niente, anzi, ti fornirò un alibi.
- Dirò che sei stato sempre con me. - Perché lo faresti?
Perché? Perché? Non posso vederti soffrire così.
Voglio darti un'altra possibilità per ricominciare.
Tu sei una brava persona.
Io ti voglio bene. A furia di dirti che sei un criminale,
ti ci hanno fatto diventare.
(piange)
Tutta colpa di quel maestro del cazzo!
Mi umiliava sempre davanti a tutti.
Mi ha buttato fuori anche un giorno che stavo buono.
Sfogati, Ettore.
Mi sono incazzato
e ho rubato i soldi alla bidella,
Adriana!
Lei se n'è accorta
e hanno chiamato mio padre che mi ha menato forte, forte.
Mi ha mandato a lavorare.
Invece a me piaceva studiare.
Coraggio, Ettore, è passato...
- Signorina... - E' vero, ti devo pagare, sei un tassista.
- Dai, per favore... - Claudia!
Ettore si è scusato, ha capito di aver sbagliato.
Ora ha fretta di tornare in carcere, perché scade il suo permesso.
- Sì. - Ora dille quello che hai detto a me.
Ti chiedo scusa.
Sono stato uno stronzo.
- Anche con la ragazzina negra. - Bravo.
Però voglio cambiare e diventare un uomo migliore.
Mi dai un bacetto?
Sì.
Professore...
Grazie. Sei un grande.
- Come hai fatto? - E' il mio mestiere.
E ho avuto fortuna!
Grazie per essere tornata, io non...
Non me lo aspettavo.
Aspetta...
Ridammi la roba, gliela voglio riportare.
- Ce l'hai? - L'ho già venduta e ho spedito i soldi a Capo Verde.
Vai, Ettore, stai tranquillo, la riportiamo noi.
Non vi disturbate, voglio riportarla per farmi perdonare dal gioielliere.
- La riportiamo noi, vai tranquillo. - Tranquillo. - Vai o farai tardi.
- Dai, dammi la roba. - Qui si mette male. - Corri!
Ma che fate? Ladri!
(Claudia grida)
Vieni!
Dai!
Vieni... Dai!
Fermati!
A Fiumicino, per favore.
Gesù mio!
Dio mio...
Che c'è?
Che c'è?
- Aspetti qui. - Andiamo.
Grazie.
- Adesso che farai? - Ho un appuntamento.
- Con il papà musicista? - Musicista?
Ah! No, credo che abbia smesso di suonare.
Buon viaggio.
Pensi ancora che io sia una pazza che approfitta degli altri?
Vai o farai tardi.
- Vai! - Mi mancherai.
Mi raccomando, mantieni sodo quel culo!
- Giovanna, devo dirti una cosa. - Sì?
Che fai? Elia!
- Sei impazzito? - Non lo so...
Però so che ho molta voglia di fare l'amore con te.
Anche io, ma prima dobbiamo fare un discorso serio.
Lo so, ho sbagliato, ti chiedo scusa, ma ora...
(tonfi in lontananza)
- Cos'è questo rumore? - Lo sento da un po'. Hai gli operai in casa?
Oddio!
Oddio!
- Ahia! - Mi dispiace.
- Stavo morendo soffocato. - Mi dispiace, ho avuto un contrattempo.
- Chi era quello? - Un amico un po' irruente.
Un po' irruente? Sta scherzando?
Che gente frequenta? Non metterò più piede qui!
La capisco. E credo che chiuderò lo studio per un po'. La saluto.
- Chiudi lo studio? Quando lo hai deciso? - Non lo so. Adesso.
Mentre lo dicevo.
(telecronaca dalla TV) E' una partita noiosa.
Mancano 4 minuti alla fine.
Ceras è al centro e si è liberato.
Ottiene il cross... Ceras!
- Goal! - Goal! - Goal!
Grandissima rete di Ceras dopo sei mesi di squalifica.
Guardateli! Sono froci anche questi?
Se fa goal in questo modo, per me può fare quello che vuole.
- Hai ragione. Viva i froci! - Ah!
Adesso ti piace anche il calcio?
E' vero che nella vita si cambia.
- Vieni. - Ma...
- No, è rischioso... - Appunto!
(voci non udibili)
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