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# A noi volgi
# il bel sembiante.
# A noi volgi
# a noi volgi
# il bel sembiante. #
Lei canta divinamente.
Sto cercando Carolina Cuoio, è lei ?
(in napoletano)
- Permetta che la aiuti. - (in napoletano)
Carolina ! Ma che fai ? Stai ferma qua.
- Tutto bene ? - Sì, grazie.
- Sai chi è lui ? - No. - Uno dei più importanti
impresari di Milano. - A me che mi importa ?
- Scusala, è un po' selvaggia. - Solo un po' ?
Dammi qua. Ci fai entrare, per favore ?
- Accomodati. - Grazie.
Non puoi uscire, Olimpia, è troppo rischioso.
Sei una ricercata, lo capisci ?
Quando saremo liberi, mi ringrazierai.
In carcere o sotto terra, non otterrai mai la libertà. Mai.
Tu credi che scrivendo cambierai le cose ?
Resta qui a scrivere, Enrico.
Olimpia... Olimpia !
Olimpia !
Te l'avevo detto che vincendo da Richter
avresti avuto la strada spianata.
(in napoletano)
Te l'ho già spiegato. Vuole offrirti il ruolo di Angelina.
- Non dovevo fare Cenerentola ? - Angelina è Cenerentola
- E' la protagonista ! - Quanto mi pagano ?
Ti pagano bene.
Va bene, parlatene tra di voi.
I sentimenti già li conosce, vocalmente è pronta
mi pare un debutto perfetto. La aiuti lei.
- L'accompagno, Maestro. - Antonia, noi ci vediamo a lezione.
Con permesso.
Non era quello che voleva mamma ?
Così guadagniamo anche un po' di soldi.
Su. C'è da lavorare su grazia e portamento.
- Ora ? - Eh.
Abbiamo tanto da fare e poco tempo.
Un piede davanti all'altro. Collo dritto.
Mento in dentro. Quante volte te lo devo dire, mh ?
Avanti.
Ah, buongiorno.
Enrico, che ci fai qua ?
- Ciao, Carolina. Buongiorno. - Finalmente è venuto a presentarsi.
Io sono Maria, la madre.
Enrico De Marchi, piacere di conoscerla.
- Come vi siete conosciuti ? - E' venuta da me
perché aveva bisogno di una lettera.
- Una lettera per chi ? - Per Saverio.
Ah.
Quindi, Enrico, tu scrivi lettere ?
- Mamma ! - Sì
ma scrivo anche sui giornali. Articoli...
Spero, presto, di pubblicare un romanzo mio.
- Un artista dunque. - Io è meglio che vado.
Mi hanno scelta alla Canobbiana, per fare Cenerentola.
E' una notizia bellissima !
- Non voglio fare tardi. - E' giusto.
Mi può accompagnare ?
Va bene.
- Arrivederla, signora Maria. - Arrivederci.
Aspetta, Carolina.
Bevi questo.
- Per me ? - Tu hai ottenuto la parte.
Mi raccomando, fatti valere ed evita le distrazioni.
- Grazie, mamma. - Vai.
Di nuovo.
Una volta la preparavi a me.
Avrai altre occasioni, sono sicura.
Quello che è successo da Richter è stata colpa dell'emozione.
- Devi imparare a gestirla. - Non è stata l'emozione.
- Ah, no ? Cosa ? - C'entra papà.
Giacomo ?
Aveva promesso di venire e non è venuto.
Ha mandato sua moglie. Ha detto che non sono sua figlia
che sono solo una bugiarda
e mi ha dato dei soldi per farlo stare lontano da me.
Va bene, se ti dà fastidio, posso anche evitare.
Non è per questo, Enrico. Ho un sacco di pensieri per la testa.
Che pensieri ? Stai per debuttare alla Canobbiana come protagonista.
Lo so. Questa parte doveva essere di Antonia.
Sento che l'ho tradita.
Sono sicura che lo pensa pure mia mamma.
Carolina, tua madre e tua sorella non c'entrano niente.
Meriti di stare lì perché sei bravissima.
- E anche bellissima. - Tu parli troppo bene.
Parlo bene ?
Signora, dove va ?
Un altro pelo bianco. E' insopportabile.
(urlando) Giacomo !
La sento un po' stretta.
Possiamo allargarla di 2 centimetri.
Non hai nemmeno il coraggio di guardarmi in faccia.
Andate.
Antonia è nostra figlia e lo sai benissimo !
- Maria... - Tu ti sei lasciato comprare, non io.
Neanche lei lo farà.
Voleva solo un padre che l'applaudisse
tu, invece, pensi di poter comprare il suo silenzio !
Se ti resta un briciolo di dignità restituiscile ciò che le hai tolto.
O sarò io a dire a tutti chi è davvero Giacomo Lotti.
Uno che pur di far carriera, si è svenduto come una puttana.
Addirittura ?
So che sei abituata a comprare tutto, Alida
ma lascia stare mia figlia. Anzi, la figlia mia e di Giacomo.
Perché lei non è in vendita !
Su una cosa ha ragione
lei mi ha dato l'unica cosa che tu non potrai darmi mai.
(in tedesco)
- Disturbo ? - No, vieni.
Conosci il colonnello Falez, vero ?
Sì.
- Tu invece non l'hai riconosciuto ? - No. Dovrei ?
Fagli un acuto.
Un tono sopra.
E' Sarrasine !
- E' un uomo ? - I castrati non vanno più di moda
ma io penso restino prodigi.
Un tono sopra.
[CANTA]
[IL PRINCIPE RICHTER RIDE]
No, scusa, però...
Questa è la più strana di tutte le tue stranezze.
Sarà l'attrazione principale della tua festa di fidanzamento.
- Eh ? - Duetterai con Carolina Cuoio.
Così dimostreremo che siete allo stesso livello.
[CANTA "LA CENERENTOLA" DI GIOACCHINO ROSSINI]
# La sorte mia cangiò.
# Come
# un baleno
# rapido
# la sorte mia
# la sorte mia
# cangiò. #
- Un po' sgraziata, ma la voce... - Importante.
Importante.
Avevo sentito parlare di tua madre.
- Embè ? - Tu sembri essere persino meglio.
- Sei nata per quest'arte. - Grazie.
Ti ha parlato degli acuti ?
Non c'è da lavorare solo sulla postura, ma anche sulla voce.
Manchi di morbidezza, di sfumature...
Su, vai a prepararti ora.
Mamma.
(in napoletano)
Fermi !
[RESPIRO AFFANNOSO]
[CAROLINA CANTA]
Carolina.
[CAROLINA CANTA]
Carolina !
Olimpia.
Che è successo, Olimpia ?
[RESPIRO AFFANNOSO] Mi hanno ferito.
Non sapevo dove andare.
(in napoletano)
[VERSI DI DOLORE E RESPIRO AFFANNOSO]
- (in napoletano) - Piano, piano.
[VERSO DI DOLORE]
(in napoletano)
Devi avvisare Enrico. Ci pensa lui a me.
Non ti preoccupare.
Tu ed Enrico siete come una famiglia per me. Torno subito.
[RESPIRO AFFANNOSO]
Vieni. L'ho portata qua.
- Dove ? - Là. L'ho medicata.
Olimpia...
Olimpia.
Che ti hanno fatto ? Come stai ?
[RESPIRO AFFANNOSO] Sto bene.
- Me la riporto a casa. - No.
Non lo vedi ? E' troppo debole, deve stare qua.
E' troppo pericolo questo posto.
- La vuoi far morire ? - Ha ragione.
Lo sai da chi è frequentato ?
- Enrico... - Eh ?
Non ce la faccio.
Tu non ti preoccupare, ci penso io.
Che ti avevo detto ?
Posso ?
(in napoletano)
Questa è casa vostra ?
(in napoletano)
Maddalena. Che piacere vederti. Come mai qui ?
Sono qui per conto del colonnello.
Ha chiesto la mia mano.
E stiamo organizzando una festa di fidanzamento.
(in napoletano) Quindi, che devo fare ?
- Come ? - Che devo fare ?
Sono venuta per chiederti di cantare per la nostra festa.
- Io ? - E' un'idea del principe Richter.
Vorrebbe sentirti nel "Duetto buffo dei gatti"
- Con Sarrasine. - (in napoletano)
Ho già le prove della "Cenerentola".
Vedo. Che brava.
E' già entrata nella parte.
- (in napoletano) - Zitta !
Però, è un vero peccato.
Anche perché la paga è molto buona e vostra madre sarebbe felice.
Se non sbaglio, fino a qualche settimana fa
serviva in casa mia.
Va bene, lo faccio.
- Però, Antonia viene con me. - Certo.
Per me e per il colonnello è un enorme piacere
renderti parte della nostra gioia.
Bene.
Vi lascio alle vostre faccende.
A presto.
Antonia, non sei contenta ?
Ci sarà tutta Milano. E' un'occasione per te.
Per te.
[SBUFFA]
Antonia.
Hai capito quello che ti ho detto ?
Uscirà qualcosa anche per te. Ne sono sicura.
In cambio dovrei guardare Maddalena che si bacia il colonnello.
Lui sta con lei solo per i soldi. A lui piaci tu.
Pensi di pulirti la coscienza ?
Antonia, che stai dicendo ?
Da Richter hai approfittato delle mie debolezze
per rubarmi il posto.
Io l'ho fatto solo per proteggerti.
Non volevo che finisse così.
Non l'hai fatto per proteggermi, ma per metterti in mostra.
Antonia, perché fai così ? Io ti voglio bene.
Mi vuoi bene ? Allora goditi i successi
goditi gli applausi, ma i miei non li avrai mai.
E mi spiace dirtelo, neanche quelli di mamma.
- Siete bellissime. - Che cosa vuoi ?
Non penso tu voglia cenare qui.
Ho fatto quello che mi hai chiesto.
Mi sono adoperato per Antonia, nostra figlia.
Cosa avresti fatto per me ?
Ho convinto Malvezzi a darti la parte di Clorinda
la sorellastra di Cenerentola.
La cantante era molto meno brava di te
e tu sei così bella.
E' una prima occasione, un buon banco di prova.
So che non può cancellare il mio errore
ma mi auguro che ti faccia capire che il mio pentimento è sincero.
Con permesso.
Bene. Andate a prendere le mantelle. Io devo lavorare.
Spero davvero che tu l'abbia fatto per Antonia
le hai già fatte soffrire abbastanza.
Tu invece le tieni qua per generosità ?
Antonia e Maria non meritano di stare in questa topaia.
Io almeno non le ho abbandonate.
Ora che l'ho ritrovata, Maria non te la lascio qua.
Vai.
Antonia, Carolina, benvenute.
- Maddalena. - Buonasera.
- Ci aspetta il costumista. - Siete una bellissima coppia.
- Grazie. - E' bello vedere un amore sincero.
Che cara.
Non sai quanto mi fa piacere.
Ce lo dicono tutti.
Sono veramente fortunata.
Andiamo. Ti ho fatto preparare un costume che ti innamorerai...
Veramente stupendo.
Antonia.
- Perché sei gelosa ? - Perché non dovrei ?
Ascolta, tu le oscuri in bellezza e talento.
Allora perché sul palco ci va Carolina
e all'altare ci porti Maddalena ?
Se uno vuole veramente qualcosa
combatte per ottenerla.
- Amore. - Sì ?
- Dobbiamo andare. - Certo. - Ci aspettano i Conti Borromeo.
[DIALOGHI NON UDIBILI]
Ecco il mio omaggio ai futuri sposi.
Con l'augurio che fra loro non ci sia mai tanta baruffa.
[RISATE]
[CANTANO "DUETTO BUFFO DI DUE GATTI" DI G. ROSSINI]
[RISATE]
[RISATE]
[RISATE]
Bravi !
Allora, intanto, vorrei ringraziare il nostro principe
per aver organizzato questa splendida serata
per me e la mia futura moglie, Maddalena Bellerio.
Però, adesso vorrei anche vedere i nostri gatti in faccia.
Mh ?
Via le maschere.
(in coro) Maschere ! Maschere !
Maschere ! Maschere !
Sarrasine !
Su, accontenta il colonnello.
Svela a tutti il tuo prodigio.
Vuole aiutarla lei ?
(in napoletano)
Lasciami stare.
Iniziamo a mangiare. Sono giovani.
Un brindisi ai nostri gatti fuggitivi.
[RISATE]
(piangendo) Saverio, aspetta.
Perché ce l'hai con me ?
Io ti ho cercato dappertutto.
Ho visto l'altra sera come mi cercavi.
(in napoletano)
(in napoletano)
Io pensavo di non vederti mai più.
Invece sono rimasto al molo, ad aspettarti come uno scemo.
Che ti hanno fatto ?
(in napoletano)
Saverio non c'è più.
Ed è solo colpa tua.
(in napoletano)
- (in napoletano) - Carolina.
Ho capito, aspetta.
Carolina. Aspetta.
Che c'era scritto nella lettera ?
Nella lettera... Quello che ti ho letto, perché ?
(in napoletano)
Saverio è a Milano, con Richter.
Enrico, è lui Sarrasine.
Che c'era scritto nella lettera ?
Che lo zio l'aveva portato via.
Io non ti voglio più vedere.
(in napoletano)
Carolina.
- Che ci fai qui ? - Ero in cantina.
In cantina ? A fare cosa ? Perché piangi ?
Non ti preoccupare, non è successo niente.
Chi c'è là sotto ?
(in napoletano)
No, Domenico, aspetta.
(in napoletano)
- Dai, finisci di mangiare. - Enrico.
Che ci fate voi qui ?
Li ho fatti entrare io. Olimpia è ferita.
Mi dispiace, ma dovete andare. Dai, forza. Fuori.
(in napoletano)
Solo qualche giorno. Ti possiamo pagare.
Con quali soldi ? Con quelli dei fucili ?
Andiamo, è meglio.
Se non vuoi farlo per loro, fallo per me.
(in napoletano)
Solamente qualche giorno.
Appena stai bene, te ne vai.
Domenico.
Sei il padre che ho sempre voluto.
Che c'è ?
Hai parlato con Saverio ?
- E' arrabbiato con te ? - Non mi parla nemmeno.
Mi dispiace.
Ma è giusto così.
Giusto ?
Saverio è la mia vita.
Ora tu hai qualcosa di più grande che prima non avevi.
Cosa c'è di più grande dell'amore ?
Il canto.
La musica non ti tradirà mai.
Io sono pronta. Andiamo.
Andate.
[CANTA SOTTOVOCE]
Saverio.
- Come sei entrata ? Vattene ! - Aspetta.
(in napoletano)
Ma devi sapere perché non sono venuta quella maledetta notte al molo.
- Non ha più importanza. - Invece sì.
(in napoletano)
Così iniziò a picchiarle...
sempre più forte.
(in napoletano)
Io non sapevo che fare.
(in napoletano)
(in napoletano)
[PIANGE]
Se venivo da te, mi avrebbero presa le guardie.
L'unica cosa che volevo era stare con te.
(in napoletano)
Ti ho pensato tanto, sai.
Mai mi sarei immaginato di sentirti cantare.
(in napoletano)
Perché quando canto penso a te.
Io devo andare.
Se ti fa piacere, torna domani.
(in napoletano)
Carolina. Ti devo parlare.
- Fermati. - Che vuoi ?
Ti ho mentito perché non sopportavo vederti star male.
- Non mi volevi far stare male ? - No.
Sapevi quanto Saverio era importante per me.
Hai scritto tu la lettera.
Lo so, e mi dispiace che non voglia incontrarti più.
L'ho fatto solo perché non volevo farti soffrire.
Non volevi farmi soffrire...
Non ti preoccupare, Enrico. Saverio mi ha perdonata.
- Sei stata da lui ? - Sì.
Domani mi ha detto anche di tornare.
- E noi, scusa ? - Noi che cosa ?
Io non voglio perderti, Carolina.
(in napoletano)
Andiamo.
(in napoletano)
Quella è camera mia.
- Non dovevi andare in Vaticano ? - Richter pagava di più.
(in napoletano)
(in napoletano)
Questi ?
- Sono tutti tuoi ? - Sono vestiti di scena.
(in napoletano)
Che c'è, non mi dai una mano ?
- Che c'è ? - Sei bella.
(in napoletano)
- Vestiti e ori ? - No.
Tu.
Io e te.
Come volevamo fare a Capri.
(in napoletano)
Non posso.
Vattene, Carolina.
- Perché non puoi ? - (in napoletano)
(in napoletano)
Allora ? Come sta ?
Un paio di giorni e può andare.
Tu non hai detto niente a mamma, vero ?
No.
Non lo fare, Domenico. Già non le piace Enrico.
Se scopre che sua sorella è una rivoluzionaria
e che la nascondiamo qua...
Però questa è l'ultima richiesta. Se no te ne approfitti di me.
- Antonia. - Saverio, che ci fai qui ?
Guarda che Carolina è dentro.
Puoi darle questo ? Alla fine delle prove però.
- Perché ? - Voglio essere lontano quando lo legge.
Ho chiesto al principe di anticipare il mio rientro in Germania.
Non posso darle più niente, Antonia.
Sei bellissima.
Viene anche mamma a vedermi.
Voglio essere perfetta.
(in napoletano)
- Non è per quello. - Per cosa allora ?
E' per questo.
- Che cos'è ? - Me l'ha dato Saverio fuori dal teatro.
- Saverio ? - Dice che va in Germania.
(in napoletano)
- Non è possibile. - Ha scritto che parte ora.
(in napoletano)
Dice che non vuole deluderti.
Sei ancora in tempo per fermarlo.
(in napoletano)
- Ci sono le prove in costume. - Ti sostituisco io.
- (in napoletano) - Non la deludi.
Saverio è o no la vita tua ? Lo faccio per te.
Sono o no tua sorella ?
Vedi che alla fine ce l'hai fatta ?
Peccato che è solo per la prova. Sostituisco mia sorella.
Dopo quello che ti ho detto, pensavo che avresti combattuto.
E' mia sorella. E' brava e lo devo accettare.
Ancora non l'hai capito, Antonia ?
Nella vita non conta solo la bravura e qui non conta solo il canto.
Conta anche la presenza scenica e tu in questo non hai rivali.
Sei tu la vera diva.
L'unica differenza tra chi sale sul palco e chi resta a guardare
è la determinazione.
Nient'altro.
Ricordatelo.
Vado.
Saverio.
Saverio.
Saverio.
Saverio !
Fermate la carrozza !
[CAROLINA PIANGE]
Ti sei fatta male ?
Davvero non mi vuoi più bene ?
Voglio sentirlo dire dalla tua bocca.
Se mi vuoi lasciare, devi dirmelo in faccia.
- Dimmelo. - Non posso. - Perché ?
Allora stai con me.
[CANTA "LA CENERENTOLA" DI ROSSINI]
# Soffrì
# tacendo il core
# ma per soave incanto
# dell'età mia
# nel fiore.
# Come
# un baleno rapido
# la sorte mia
# la sorte mia cangiò. #
Brava Antonia, hai cantato davvero bene.
Ora sappiamo che se Carolina dovesse avere un'indisposizione
possiamo contare su un'ottima sostituta.
Facciamo dieci minuti di pausa. Prepariamo la scena.
Pavel.
Cosa c'è, Cenerentola ?
Mi devi aiutare.
- (in napoletano) - Sì.
Giudica tu.
[VERSI DI SFORZO]
Visto ?
Domani me ne vado.
Già domani ? Sei sicura ?
Ti ho già messo troppo in pericolo.
Chi te lo fa fare di rischiare così, Olimpia ?
Voglio cambiare le cose. Voglio cacciare gli austriaci.
(in napoletano)
Sembri mio fratello.
[PARLANO IN TEDESCO]
Lui è veramente innamorato di te.
Se fosse innamorato, non mi avrebbe mentito.
- E' qui che sbagli. > Gli austriaci !
Ci sono gli austriaci. Devi scappare.
Di là.
L'altra uscita è nella Mano di Ferro.
Andate.
[PARLA IN TEDESCO]
- Pavel. - (parla in tedesco)
[PARLANO IN TEDESCO]
[PARLANO IN TEDESCO]
Sono davanti alla cantina. Puoi uscire di qua.
Grazie.
(urlando) Fermati ! La tua fuga finisce qua.
[PARLA IN TEDESCO]
Olimpia !
Olimpia.
[RESPIRO AFFANNOSO]
- Resisti, ti prego. - Enrico.
- Digli che gli voglio bene. - (piangendo) No.
No.
(urlando) No !
(urlando) No !
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