All language subtitles for La Noia.ita

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Original subtitles

Cecilia.

La signora è in giardino.

Lei è il Sig. Dino, vero?

-Dov'è mia madre? -E' nella serra.

Ci sono ospiti oggi? -Che io sappia no.

-Porti dei fiori in sala da pranzo. - Sì signora.

Ciao, mamma.

Mille di questi giorni, figliuolo caro.

-Grazie. -Passerei ore tra piante e fiori.

Provo una tale gioia a guardarli.

Sono cresciuta così. Nella casa di mio padre, in campagna,

c'erano sempre dei fiori meravigliosi.

Scusa, ma perché mio padre scappava via lontano da te appena poteva?

Non è vero, tuo padre non scappava affatto da me.

Gli piaceva viaggiare, continuamente.

Non le trovi magnifiche queste dalie?

Scappare o "viaggiare" è quasi lo stesso, non trovi?

Perchè non stava a casa con te?

Non mi sono mai curata di saperlo, so soltanto

che diventava triste, non diceva più niente, non usciva mai...

Alla fine, io stessa gli davo dei soldi e gli dicevo:

"Vai via per un po' caro. Vedrai, ti farà bene."

Tu, in fondo, assomigli molto a tuo padre, sai?

Anche tu, pur avendo tutto, hai sempre l'aria che ti manchi qualcosa.

-Sì, gli assomigli tanto. -Soprattutto perché anch'io,

come lui, non faccio che scappare sempre da te.

Almeno lui girava il mondo nel frattempo.

In India, in Giappone, nell'Afganistan...

Dio sa dove, ed era anche concepibile che stesse via anche per molto tempo,

ma tu, invece, pur abitando in città, a due passi da qui,

ti fai rivedere dopo mesi,

magari come oggi, solo perché è il tuo compleanno.

Ho smesso di dipingere.

Mi riprenderesti qui dopo tanti anni?

Ma certo! Sei sempre il benvenuto in questa casa.

Quando hai intenzione di tornarci?

Domani, forse.

Il tuo studio è rimasto tale e quale, non ho fatto toccare niente.

-Ci puoi dipingere anche domani. -Non dipingo più.

Non mi stai ad ascoltare quando parlo?

Certo, ti ascolto. Cosa vuoi dire?

Ho deciso di smettere. Non voglio dipingere mai più niente.

Ma perché, caro?

Stamattina ho capito che non sono fatto per dipingere.

Ho sbagliato tutto. Non posso.

A volte capita quando uno...

Devo farti vedere una cosa. E' una sorpresa.

E' per te.

Con la mia benedizione ed i migliori auguri per il tuo compleanno.

E' il modello più caro che ci sia sul mercato.

Non la vuoi provare?

Allora? Che te ne pare?

Non è male.

Se non fosse stato il tuo compleanno, me la sarei tenuta io, l'adoro.

Il cruscotto è ciò che mi piace di più.

Guarda, sembra la vetrina di una gioielleria, non trovi?

Grazie. Mi piace moltissimo.

Sai che cosa faremo un giorno di questi?

Daremo una grande festa qui in villa.

Così tutti i nostri amici potranno vedere che sei tornato...

Come si chiama lei?

Rita.

Ma io non la ho mai veduta.

Perché sono qui da poco tempo.

Rita ti ha portato un asciugamano pulito?

Rita? Vuoi dire quella ragazza

dalle labbra tremanti? E' nuova, vero?

La trovo molto apposto, rispettosa, sempre pulita...

E poi aveva delle referenze di prim'ordine.

Perché ridi?

Niente, pensavo.

Mi ricordo della parodia della parabola del "Figliuol prodigo”.

-La conosci? -No, non credo di conoscerla.

Bene, nella parabola, come scritta nel Vangelo,

il figliuol ritorna a casa

e il padre uccide per lui il vitello grasso, esatto?

Nella parodia, invece, il vitello grasso fugge spaventato

appena il figliuol fa la sua poco dignitosa apparizione,

ben sapendo qual'è il suo destino.

Dopo di che tutti aspettano che il vitello ritorni a casa

e, quando finalmente torna, sai cosa succede?

Per festeggiare il ritorno del vitello grasso

il padre uccide il figliuol prodigo e glielo da in pasto

e poi tutti vivono felici e contenti.

Con le cose sacre come questa non bisogna scherzare, figliuolo.

Io non scherzo affatto.

Il mio ritorno sarebbe il sacrificio del figliuol prodigo, io,

a tutto vantaggio del vitello grasso

che è tutto questo lusso che mi circonda.

Non capisco a cosa vuoi arrivare.

Già, è naturale.

Che cosa fai tutto il giorno, mamma?

La solita vita. Lo sai bene, no?

No non lo so e vorrei saperlo.

Dopo tutto ritorno a stare con te, no?

Può darsi che tutto sia cambiato da quando ero qui.

No, niente. Io non amo cambiare.

Mi piace pensare che vivo come vivevo 10 anni fa

e che fra 10 anni vivrò allo stesso modo.

Già, ma se non so come vivi... Vediamo.

-A che ora ti svegli la mattina? -Alle 8.

-E fai colazione appena sveglia? Si capisce.

Su in camera o qui?

No, caro, in camera, nel mio letto.

-E per colazione cosa prendi? -Tè, aranciata e dei toast.

E dopo che fai?

Faccio il bagno.

Ti lavi da sola o ti fai aiutare dalla cameriera?

Dino, ma sai che sei strano con tute queste domande?

Potrei anche non desiderare di risponderti.

Dopo tutto la mia vita intima riguarda soltanto me.

D'accordo, mamma.

Grazie.

I gioielli li metti addosso prima o dopo di vestirti?

-Come ultima cosa. -E dopo esserti vestita che cosa fai?

Do ordini alla cuoca per la giornata, discuto con il giardiniere...

E poi?

Vado a rinchiudermi nello studio, devo occuparmi dell'amministrazione.

-Tutti i giorni? -No, grazie.

Tutti i giorni. Sì, mio caro.

Scrivo lettere, parlo con l'avvocato, ricevo gente...

-E la domenica che fai? -Cosa vuoi che faccia?

Vado a messa, naturalmente.

-Quale chiesa? -San Sebastiano.

-E cosa fai in chiesa? -Ascolto la messa.

A cosa pensi?

Adesso o in generale?

In generale.

Recentemente ho visto una palazzina dalle parti di San Pietro.

Il proprietario è pieno di debiti fino al collo

e, insomma, riuscirei ad averla con due soldi.

Tu credevi che non lavorassi, vero?

Certo che dipingere prende più tempo, ma anche il mio, sai?

E poi è estenuante.

Mi tiene occupata la mattina e a volte pure il pomeriggio.

Certi giorni mi viene un dolore terribile qui dietro il collo.

-Dovresti risparmiarti. -Lo faccio soltanto per te.

Qualcuno deve conservare il tuo patrimonio.

-Il tuo patrimonio, vuoi dire. -Diventerà tuo quando morirò.

Comunque una cosa è certa:

se non fosse stato per me, ora saremmo in mezzo ad una strada.

Dino?

Non mi ascolti? A che cosa pensi?

Stavo guardando quell'albero.

Era il tuo angoletto preferito quando eri piccolo.

Stavi là per delle ore e ore come incantato.

Che cosa facevo? Giocavo?

No, lo guardavi.

Sembrava quasi che ti affascinasse.

Comunque, grazie a tua madre, tu sei molto ricco oggi.

Che vuol dire esattamente "molto ricco"?

Di più che semplicemente ricco.

-Però meno che ricchissimo. -Sì, caro, meno che ricchissimo.

Per un'idea più precisa, posso anche mostrarti le cifre.

No, per carità. Ti credo sulla parola.

Signora, il caffè è pronto.

Vieni, caro. Il caffè.

Devi conoscere il patrimonio per aiutarmi nell'amministrazione.

Ora che non dipingi più, avrai molto più tempo.

Stia attenta, Rita.

Prenderò dell'acqua per togliere la macchia.

Ma no, neanche per sogno.

Le macchie non si puliscono addosso alle persone.

Il signore si toglierà i pantaloni e lei li laverà e glieli stirerà.

Devo togliermeli adesso, mamma, o posso aspettare?

Le macchie di caffè bisogna toglierle subito.

Quindi va nella tua camera e dai i pantaloni a Rita.

Nell'armadio troverai una vestaglia.

Intanto io ti preparo certe carte che voglio assolutamente mostrarti.

Va bene, va bene.

Te lo sei guadagnato lo stipendio.

Adesso puoi rimetterti gli occhiali, Rita.

-Perché chiudi? -Passa il funerale di un cliente.

-E chi era? -Quel pittore.

Quel vecchio che se la faceva sempre con le ragazzine.

Se l'è proprio cercata lui.

E' scoppiato come una caldaia. Bella morte però.

-Ma smettila. -Non ci credo, le solite male lingue.

E' morto e basta, un po' di rispetto ci vorrebbe, ecco.

Nudi altro che rispetto.

Li hanno trovati tutti e due nudi.

Il medico ha detto alla ragazza che era stata lei ad ammazzarlo!

Per forza, con l'età che aveva...

C'è nessuno?

Abito di fronte. Ci siamo visti qualche volta.

Ero entrato per dare un'occhiata ai quadri, la porta era aperta.

Io sono venuta a prendere la mia roba prima che affittino lo studio.

-Ho la chiave, vede? -Vedo.

Lei era qui quando è morto?

Sì, si è sentito male mentre posavo per lui.

Ero la sua modella.

Ma è proprio lei che ha posato per questo quadro?

Certo. Perché? Non le piace?

In ogni caso, non le assomiglia.

Ma come fa a sapere che non mi assomiglia?

Volevo dire che il corpo non sembra il suo.

-Qui, vede? -Lei trova?

Eppure io sono fatta così.

Forse avrà esagerato qualcosa, non so...

Anche questa sono io.

E anche questa...

E anche quella lassù.

Ore ed ore, non si stancava mai di dipingermi.

Dipingere?

Mi pareva leggermente più interessato alle donne che alla pittura.

A sì, questo è sicuro.

Perché non viene un po' di là, nel mio studio?

-Vuole che posi per lei? -Era il pretesto di Balestrieri

per farla venire qui la prima volta?

O no. Io venivo a prendere lezioni di disegno.

A quei tempi mi era venuta un'idea di fare la disegnatrice di moda.

-E poi? -Lui mi chiese di posare.

Ma non subito, fu molto più tardi.

Se vuole, posso posare fino all'ora di cena.

Sì. Perché no.

-Dov'è il bagno? -Quella porta.

Che mi importa del mondo,

quando tu sei vicino a me,

io non chiedo più niente al cielo

se mi lascia...

-Da quando conosceva Balestrieri? -Da 2 anni.

-Ma lei quanti anni ha? -17.

Dove mi devo mettere?

Dove vuole.

-Si innamorò subito di lei? -No.

Io ero cotta di lui, o almeno così credevo allora.

Che cosa la fece innamorare?

Non c'è un motivo speciale per innamorarsi di una persona.

Succede che ci si innamora e basta.

C'è sempre un motivo, per qualsiasi cosa.

Beh, sentivo un'attrazione per lui.

Un'attrazione?

Che specie di attrazione?

Se vuole proprio saperlo, Balestrieri rassomigliava un poco a mio padre

e, da piccola, avevo avuto una vera passione per mio padre.

Ma perché mi fa tante domande?

Forse per sapere perché le faccio. Balestrieri si innamorò di lei?

Sì.

Diceva che non poteva fare a meno di me.

Una volta che provai a lasciarlo, lui tentò di uccidersi.

-Lei ha pensato a Balestrieri oggi? -No.

-Perché no? -Perché oggi ho pensato a lei.

Senta, mi scusi...

L'ho inviata qui con uno stupido pretesto.

Da anni non dipingo più figure umane od oggetti riconoscibili.

Ma questa è un'altra storia. Il fatto è che non sono un pittore.

Non lo sono più.

Quindi, quello è il mio capolavoro.

-Ma su quella tela non c'è nulla. -Appunto.

Niente merita di essere dipinto a questo modo.

La tela vuota dice tutto quello che c'è da dire.

Ed è la sola che possa firmare onestamente.

Non importa che lei mi faccia il ritratto.

Lo so.

Sono 3 o 4 mesi che lei mi sorride quando mi incontra

per dirmi che vorrebbe fare con me quello che faceva con Balestrieri.

E che potevo contarci. Mi sbaglio?

Se sbaglio, si alzi, si vesta e lasciamo perdere.

Bene.

Andiamo avanti.

Vede, ho smesso di dipingere

perché non ho niente da dipingere.

Ossia, non ho rapporti con niente di reale,

neanche con questo bicchiere.

Lo stesso vale per quanto riguarda le donne: Ho chiuso.

Se deve esserci qualcosa tra noi

non può essere di più di quanto c'è stato fino a oggi,

cioè, niente. Niente di niente.

No, non sono impotente, se è questo che pensa,

ma nei riguardi di quello che lei vuole da me è come se lo fossi.

Senta...

Io non so nemmeno se ho voglia di campare

oppure togliermi di mezzo.

Come posso sapere se ho voglia di fare l'amore?

Lei mi lascia indifferente.

Potremmo eseguire l'atto meccanico, ma sarebbe inutile e noioso.

E' meglio che vada via.

-Buongiorno. -Buongiorno.

-Non hai paura che ci veda qualcuno? -Sì, è per questo che è più bello.

Sai una cosa?

Adesso che ti conosco un pochino meglio,

davvero non riesco a capire il comportamento di Balestrieri.

Sì, perché tu non sei la donna terribile

che può portare gli uomini alla perdizione.

Mi pare. E' quello che dico anch'io.

Ma, per anni, ho visto Balestrieri cambiare donne continuamente.

Poi sei arrivata tu, e le altre, via.

Come me lo spieghi?

Ma tu continui a domandarmi quello che pensa o non pensa la gente

e io non so rispondere.

Forse tu per lui eri l'unica realtà che contasse.

Sì, forse.

Ma io mi trovo nel caso opposto.

Per lui eri tutto e per me...

Non devi fraintendermi, ma è molto difficile spiegarti quello che provo.

Ecco, in questo momento, tutto è chiaro ed evidente.

Tu, gli oggetti... Tutto quello che ti circonda, no?

Ed un attimo dopo, c'è solo buio e vuoto, più niente.

Questa è la vita come la conosco io.

Non ti è mai sembrata così?

-Che hai fatto? -Accidenti.

C'era un chiodo nella scarpa. Mi sono bucata.

Dino!

Dove vai?

Ciao.

Ciao.

Ma come fai ad essere sempre così puntuale?

E' semplice, parto prima.

Torno subito.

Ti prego, vai a chiudere bene le tende.

Scusami, Cecilia, fammi un piacere.

Vai a staccare il telefono, quello stupido ieri

ha incominciato a squillare nel momento meno opportuno.

Scusami ancora, vai in cucina:

ho l'impressione di aver lasciato aperta la chiavetta del gas.

Dimmi se ti serve qualche altra cosa, finché sono in piedi.

Chiudi a chiave.

-Che cosa altro? -Il campanello.

Stacca anche quello.

Perché non sei gentile e vai a fare le cose che ti ho chiesto?

-E dopo c'è altro? -Non lo so.

E' troppo buffo.

Vieni qui.

Dai, su, vieni qui.

-Mia madre è in casa? -Sì, la contessa è nello studio.

-Ciao, mamma. -Dino!

Ma cos'è questo titolo di contessa che ti fai dare dall'autista?

Non lo sapevi? Ho conosciuto per caso uno specialista di araldica.

L'hai conosciuto per caso, che bella fortuna.

E mi ha spiegato che il nostro casato ha smesso di usare il titolo

un secolo fa e non si sa bene perché.

E tu, che non sopporti sprechi, hai deciso di rispolverarlo.

E' sempre utile un bel titolo.

Sei davvero di cattivo umore.

Sei pallido, non ti sei risparmiato ultimamente si vede.

Hai ragione.

Hai ragione. Mi ci vuole un cambiamento d'aria.

Un po' di giorni in Svizzera ti farebbero molto bene.

Ti dispiacerebbe di darmi questa borsa?

L'ho appena comprata. Che cosa ne vuoi fare?

Voglio regalarla ad una ragazza che sto per lasciare.

Il guaio è che per un viaggio in Svizzera ci vogliono i soldi e io,

sono al verde, ho già finito il mio mensile.

Tu sei al verde perché vuoi essere al verde.

Sei ricco, Dino, tanto. Te l'ho detto tante volte.

Se vuoi che venga a trovarti devi smetterla di ricordarmelo. Capito?

D'accordo, Dino. Fai pure come ti pare.

Gioca a fare il povero, se proprio ti diverte.

Diciamo che sei un povero con la madre ricca che ti presta i soldi.

-Quanto denaro ti serve questa volta? -Non lo so.

Quello che serve per un viaggio di lusso.

-500.000, forse di più. -Cosa?

Sono molto ricco, l'hai dimenticato?

-Ho mandato via Rita. -A sì? Perché?

Tutti gli uomini, dentro e fuori. Era una donnaccia.

Adesso ti darò 100.000 lire e il resto domani.

Mi sono ricordata che devo fare un pagamento.

Non cercare delle scuse per farmi tornare qui un'altra volta.

Ma perché non vuoi venire a vivere con tua madre?

Qui avresti tutto il denaro che desideri.

Ma che cosa centra questo adesso?

Ti vedo quando hai bisogno di soldi.

Sì, non sono un buon figlio.

Perché sei scappato via così l'ultima volta?

Ma come? Hai anche il coraggio di chiedermelo?

Temevi che ti avrei impedito di avere una relazione con Rita?

No, non scappai a causa di Rita.

Scappai a causa tua.

A causa mia? Ma andiamo, tesoro mio.

Se finsi perfino di non vedere quando le mettevi le mani addosso.

Certo, fu proprio per colpa tua se io,

a colazione, "le misi le mani addosso", come dici tu.

Ma cosa centra tutto questo con me?

Perché è colpa mia se ti va di dar fastidio alle domestiche?

Non fingere, ti prego.

Ma se avevi preparato tutto.

Anche la ragazza per il letto pur di tenermi in gabbia.

Ma io qui non torno. Mettitelo bene in testa.

Ho passato i miei anni adolescencenti a sognare di diventare un ladro,

un assassino, un delinquente, pur di non essere come tu mi volevi.

E tutto perché abitavo insieme a te in questa casa.

Che ha di tanto odioso poi questa casa?

Non è una casa come tutte le altre?

E mio padre? Lui non voleva starci in questa casa, perché?

Te l'ho detto, Dino.

Tuo padre amava viaggiare.

A chi vuoi darla ad intendere, mamma?

Mio padre amava viaggiare soltanto perché non sopportava di stare qui.

-Resta almeno a colazione. -Non posso.

Vengono solo due deputati.

Mamma...

Grazie.

Senta, alle 5 viene quella ragazza, la mia modella.

Le dia questo da parte mia.

Dica che sono dovuto partire e che non so quando tornerò.

Va bene.

Si fermi.

Si fermi qui.

Aspetti.

Mi riporti indietro, per favore.

E' vero che Balestrieri

ti è morto tra le braccia mentre facevate l'amore?

-Perché lo vuoi sapere? -Di mi mi se è vero!

Sì e no, in un certo senso è vero, e non è vero.

Si è sentito male mentre facevamo l'amore,

ma è morto dopo, più tardi, quando tutto era finito.

-Non dici la verità! -Perché no, scusa?

Si sentì male in principio, ma solo in principio.

Poi, per fortuna, si riebbe un po' e riuscì ad arrivare fino al letto.

Allora non eravate sul letto.

-No. -E dove eravate?

-Sulla scala. -Sulla scala?

Già. Gli veniva la voglia di fare l'amore ogni momento.

Eravamo stati delle ore su, in camera sua, e poi disse:

"Andiamo giù a dipingere."

Io andavo avanti a lui e sulla scala mi abbracciò ancora e si sentì male.

Dovetti aiutarlo nuovamente ad arrivare fino al letto.

Faceva fatica a respirare, ma poi si riprese.

Stette un po' con gli occhi chiusi, immobile.

Vuoi sapere che cosa successe dopo?

Mi domandò di ricominciare tutto un'altra volta.

Ma io non volli farlo.

Allora si mise ad insultarmi e mi fece paura.

Qualche volta penso che sia morto appunto perché si era arrabbiato.

Come mai così tardi?

Ha avuto tante di quelle cose da fare.

Mi dispiace, ma d'ora in poi non potremo vederci tutti i giorni,

ma solo 1 o 2 volte alla settimana.

-Perché? -| miei cominciano a brontolare.

Sanno che prendo lezioni di disegno 2 volte alla settimana.

Per gli altri giorni devo inventare qualche scusa e loro l'hanno capito.

E Balestrieri allora, non lo vedevi tutti i giorni?

Balestrieri era vecchio, non sospettavano di lui.

E poi lo conoscevano.

-E va bene, presentami ai tuoi. -Ti presenterò.

Vediamoci solo due volte alla settimana, almeno per un tempo.

Lo sai che ti ho visto oggi? -Dove?

In Piazza di Spagna.

Ah, sì, ero con un mio amico, un'attore.

Si chiama Luciani.

-Lo vedi spesso? -Lo vedo ogni tanto.

Vorrebbe che lavorassi nel cinema.

-Dove siete andati? -A prendere un caffè in un bar.

-E dopo? -Niente. Sono tornata a casa.

-Sembravate molto intimi. -Intimi?

-Da che cosa ti è parso? -Dal modo in cui ti teneva la vita.

E' sempre così con tutti.

Lo sai, Dino?

Oggi è stato molto bello.

-Non è sempre così? -E' sempre diverso, ogni volta.

Certi giorni non è così bello, ma oggi è stato magnifico.

Perché oggi è stato magnifico?

Non si possono spiegare certe cose,

ma una donna sente sempre quando è bello e quando no.

Ma tu lo tradivi Balestrieri?

Non fare più domande, ti prego. Ti prego...

Sì, ho tradito Balestrieri.

Qualche volta.

Era così noioso...

-Cosa vuol dire per te noioso? -Noioso vuol dire noioso.

E cioè?

Noioso.

-Adesso devo proprio andarmene, ciao. -Aspetta.

Ancora una cosa. Lo sapeva lui che tu lo tradivi?

Lo sospettava.

Ma ti amava lo stesso. Forse di più.

Sì, mi ha sempre amato.

Diceva che io per lui ero una specie di...

Come si dice?

-Una specie di droga. -Sì, una cosa così.

Ciao!

Dino, ho detto che oggi mi devi dare una lezione, ricordatelo.

Così ce ne andiamo via subito dopo mangiato.

Papà.

Ti presento il mio professore di disegno.

Buongiorno.

Io devo andare in cucina.

Come?

Caldo, eh?

No.

Grazie.

-Tuo padre è malato? -Sì.

-Di che malattia è malato? -E' malato di cancro.

E che dicono i medici?

-Dicono che non può guarire. -Allora morirà presto.

Sì. Dicono che morirà presto.

Ti dispiace?

Che cosa?

Che tuo padre muoia.

Sì.

Beh, lo dici così...

Come dovrei dirlo?

Ma tu vuoi bene a tuo padre?

Sì.

Vuole scusarmi?

Vorrei lavarmi le mani.

Sei qui tu.

Dai scostati un momento che mi voglio pettinare un po'.

Senti, tu e Balestrieri avete mai fatto l'amore qui in casa?

Sì, mi pare di sì.

-Dove? -Non mi ricordo esattamente.

-Ma va che lo sai. -E va beh.

Una volta, in camera mia.

Mamma, ti presento Dino.

-Buongiorno, signora. -Che bella sorpresa.

Ma deve scusarmi. Molto piacere di conoscerla.

Mi scusi se mi trova così, io non sapevo.

Perché non me lo hai detto?

Cecilia, accompagna il professore in salotto.

Il pranzo sarà subito pronto. Torno fra un minuto.

Mi hai presentato come Dino. Non ti ricordi il mio cognome?

Forse non ci crederai, ma io non lo so.

Come ti chiami?

Non importa. Te lo dirò un'altra volta.

Balestrieri era una persona così buona,

piena di premure, simpatica... Un vero artista.

Lei non sa... Grazie.

Che impressione ci ha fatto la sua morte

e, poi, era così affezionato alla mia bambina.

-Un po' di frutta professore? -No, grazie.

Cecilia, bisogna dire, che sa farsi volere bene.

-Lo vedevate spesso? -Come no.

Quasi tutti i giorni lo vedevamo.

Per lui questa era come una seconda casa.

Infatti diceva sempre: 'Questa, ormai, è la mia famiglia."

"Voi tutti dovete considerarmi

come un vostro caro, vecchio zio."

Ma perché non lo scrivi, caro?

Il professore non ti può capire.

Noi lo comprendiamo, ma gli estranei no.

E lui, invece, si rifiuta sempre di scrivere.

Dice che non è muto.

Dice che non gli era simpatico Balestrieri.

Che quando veniva qui si comportava come se fosse lui il padrone!

Che assurdità stai dicendo.

Dice che Balestrieri mi faceva la corte.

E' tanto buono e bravo, sa, ma pensa soltanto a fantasticare.

Al negozio non ci va più, non ha niente da fare

e così lavora con la testa.

Ma non ha visto che occhi ha? Sono pensieri.

Li rimescola sempre nel cervello.

-Con permesso. -E poi tira fuori certe assurdità.

Ora vuole andare a spasso e vuole che vada con lui.

Ecco, adesso ci facciamo un bel giretto,

poi l'accompagno al cinema e lo lascio lì.

Ciao.

-Allora, andiamo allo studio? -Aspetto una telefonata.

Da chi?

Da un produttore cinematografico, per un appuntamento.

Se vuole vedermi subito, ho paura che non potrò venire con te.

Ah sì? Perché non dici la verità?

Aspetti che ti telefoni quell'attore amico tuo.

-Quale attore? -Quello dai capelli ossigenati.

Luciani.

No, no. Ti sbagli.

E poi l'ho visto ieri sera. Non devo mica vederlo tutti i giorni, ti pare?

Senti, io non pretendo che tu mi ami,

ma pretendo di sapere la verità.

Preferisco che tu mi dica che devi vedere Luciani se è così,

piuttosto che tu mi menta per farmi piacere.

Oggi non vedo Luciani. Questa è la mia verità.

Ma se vuoi che dica quello che fa piacere a te,

allora ti dirò che devo vederlo.

Senti, Cecilia...

Pronto?

Sì, sono io.

Certo...

Come? Non ho capito.

Ho sbattuto la testa.

Sì.

D'accordo.

A presto.

Non odiarmi, Dino. Non posso venire allo studio oggi.

Quel produttore mi aspetta fra mezz'ora, capisci?

Sì, ti lascio subito.

No, aspetta.

Vieni qui.

Possiamo fare l'amore qui. Abbiamo un po' di tempo.

No, no. Non sono come Balestrieri.

Non mi eccita affatto l'idea di fare l'amore a casa tua. Te l'assicuro.

Come vuoi.

-Lui ti ha mai spiata? -Eccome!

Certe volte era capace di aspettare ore giù in cortile finché non uscivo.

-Ecco, da qui lo potevo vedere. -E che faceva nel cortile?

Niente, stava nascosto sotto quell'arco.

-Ma ti seguiva? -Mah.

Qualche volta sì e qualche volta no.

E quando tu te ne accorgevi, non ti sentivi a disagio?

Disagio... Figurati.

Una volta me ne accorsi,

allora, mi voltai gli andai incontro

e poi ci sedemmo assieme ad un tavolo di quel caffè. Quello lì.

-E lui non ti disse niente? -No, non disse niente.

Si mise a piangere. E poi mi fece pedinare.

Da chi?

Da una di quelle agenzie, sai, che fanno le ricerche.

Da un'agente insomma.

-E come finì? -Gli dissero che stesse tranquillo,

che non avevo altri uomini. A presto, ciao.

Mi dai quella scatola verde in vetrina?

-Quella scatola lì? Sì.

No. Voglio quella di sopra.

-Ma sono uguali. -Me le dia tutte e due.

-Quant'è? -3.000.

Grazie.

Ciao.

Posso darti un passaggio?

Cosa ci fai da queste parti?

Sono andata a casa di quel produttore.

Che combinazione che il tuo amico biondo ossigenato

e questo produttore stiano nella stessa casa!

Già.

Luciani abita al pian-terreno e il produttore al terzo piano.

-E' venuto anche lui dal produttore? -Chi?

Come chi, Luciani.

-Sì, ci siamo andati insieme. -A che fare?

-Doveva parlarci di lavoro. -Che lavoro?

-Un film, naturalmente. -Che titolo ha?

-Non ce l'ha detto. -Dove vi ha ricevuto?

-Nello studio. -Va bene.

Voglio che tu mi descriva questo studio, subito, adesso.

A cominciare dai mobili e dalla loro disposizione.

C'è una scrivania in angolo, una libreria,

tre poltrone con un tavolino in mezzo e un paralume antico.

Di che colore? -Verde.

-Sei sicura che è verde? -Sicurissima.

Dimmelo di nuovo. Cosa c'è nello studio?

-Perché? -Dimmelo.

-E va bene, è vero. -Che cosa?

E' vero che Luciani ed io ci vediamo.

Per guardarvi negli occhi, no?

No, per fare l'amore.

Mi fai schifo!

Schifo!

-Dove credi di andare? -Vado via.

-E' meglio che non ci vediamo più. -Aspetta!

Tanto non andiamo d'accordo, abbiamo due caratteri troppo diversi.

Aspetta.

-Ti devo parlare. -Non abbiamo niente da dirci!

-Vieni qui. -E lasciami stare!

Che cosa vuoi da me? Che cosa vuoi da me?

Io...

Io...

Voglio fare l'amore...

L'amore

per l'ultima volta.

Puttana, puttana...

-Vuoi ancora che ci lasciamo? -Come tu vuoi.

Se vuoi che continuiamo, continuiamo. Se vuoi che ci lasciamo, lasciamoci.

-Ma se continuerai, perché lo farai? -Perché ti voglio bene.

Se ti chiedessi di lasciare Luciani, lo faresti?

Questo no.

-Potresti rispondere con meno vivacità. -Scusami.

D'ora in poi dovrei dividerti con Luciani.

Ma perché ti da tanto fastidio?

Verrò a trovarti come sempre e tutto sarà esattamente com'era prima.

Ma, allora, ci vuoi a tutti e due.

In fondo che colpa ne ho io, se mi trovo bene con tutti e due.

Ciascuno di voi mi da qualcosa di diverso.

Ti ho dato una bella somma appena l'altro giorno.

A cosa ti servono tutti questi soldi?

Devo rimettere in ordine lo studio.

-Che ci manca al tuo studio? -Tutto quanto.

Devo ripitturarlo, bisogna sistemare completamente il bagno,

rifare il pavimento...

Questa volta i soldi non te li do. Mi dispiace, Dino.

Io trovo stupido che tu paghi un affitto

quando potresti vivere con tutte le comodità in casa tua.

Non si tratta dello studio.

E di che cosa allora?

C'è qualcos'altro.

Basta così per adesso, Gabriella. Grazie.

Qualcos'altro?

-Che cosa, Dino? -Una donna.

-Una donnaccia, senza dubbio. -No, ha bisogno di soldi.

Una donna perbene non si fa mai pagare.

Sono solo le altre che inventano dei veri e propri romanzi

per riuscire a spillare denaro.

Non si tratta affatto di romanzi. Ha proprio bisogno.

In altre parole, vuoi mantenerla.

Non proprio. Voglio soltanto aiutarla.

E' una stracciona, Dino. Da retta a tua madre.

Stai attento con tutte le brutte malattie che ci sono in giro.

Se tu avessi una relazione una signora del tuo mondo,

non ti chiederebbe mai niente.

Insomma, me li vuoi dare sì o no questi soldi?

-Chi è questa donna? -Questa donna è una donna.

Vedi, mi chiedi di darti del denaro e poi non ti fidi di me.

Non è che non mi fidi di te.

Ma scusa, che cosa ti importa se si chiama Maria, Cecilia o Paola?

Non ti ho chiesto come si chiama. Voglio solo sapere qualcosa di lei:

se è signora o signorina, se lavora o non fa niente,

quanti anni ha, com'è fatta...

Quante cose vuoi per un po' di soldi.

Mi dispiace, ma non sono in vena di confessioni.

Se vuoi darmi quei soldi che ti ho chiesto, bene.

Se non vuoi, non importa, non insisterò.

Dino, tu sai dov'è la combinazione della cassaforte.

Prendi quello che vuoi.

Il denaro non è poi così inutile, vero?

Luciani lo sa che vengo ad aspettarti?

Mi farebbe piacere che tu e Luciani vi conosceste e diventaste amici.

Guardami, sono tutta tua.

Sono tutta vestita con i soldi che mi hai dato tu, sotto e sopra.

-Perché mi dici questo? -Immagino che ti faccia piacere.

Mi farebbe più piacere sapere che sei mia.

Non solo sotto e sopra, ma anche dentro.

Che vuoi dire?

Dentro, dentro.

Dentro, stai tranquillo che non appartengo a nessuno.

E comunque dentro ci sono soltanto i polmoni, il cuore, gli intestini...

Che cosa te ne faresti, me lo sai dire?

-Perché così allegra? -Perché sono con te.

Grazie, sei molto gentile.

-Cos'è quel segno sul collo? -E' stato Luciani.

Devo farti una proposta.

Quale?

Sposiamoci.

Lo dici sul serio?

Sì.

Vedi...

E' una cosa a cui penso da molto tempo.

-Ma perché? -Perché...

Mi farebbe piacere. A te no?

Non lo so.

Non posso dirtelo così, su due piedi.

-Perché no? -Devo pensarci sopra.

Sono sicuro che noi saremo...

E poi avremo dei figli, perché io voglio tanti figli.

-Allora, che cosa rispondi, eh? -Ma non lo so.

Te lo dirò

domani, forse.

Ho paura che mia madre stia dando un cocktail. Entriamo.

Ti presento a mia madre, beviamo qualcosa,

tu dai un'occhiata alla casa e poi ce ne andiamo. Va bene?

Che bella questa macchina.

E' mia. Se vuoi, dopo la proviamo.

Sì, sì.

Dopo sposati, abiteremo qui. Ti piace?

Sì, è molto bello.

Aspettami, vedo se mia madre è in casa.

Deve essere di sopra, andiamo.

Quando ti interrogo su te stessa e non mi rispondi. Che cosa provi?

Provo il desiderio di non risponderti.

Come quando ero dalle suore e dovevo confessarmi.

Pur di non parlare di me stessa

inventavo peccati che non avevo commesso,

così il prete era contento.

Mi diceva che dovevo pentirmi, capisci?

E che dovevo recitare non so quante preghiere per penitenza,

e io dicevo di sì.

Io dico sempre di sì.

Che bella sorpresa. Ho un daffare impossibile.

Con tutta questa gente devo fare tutto da me.

I camerieri, se non gli stai dietro, sembrano degli apprendisti.

-Mamma, Cecilia, la mia fidanzata. -Buonasera, cara.

Dino, devo scappare, sono sicura che capirai.

Buonasera.

-Tutta questa gente è molto ricca. -Si vede.

Ti piacerebbe essere come loro?

Per sapere se mi piacerebbe dovrei diventarlo.

Soltanto dopo aver provato potrei dire se mi piace o no.

Andiamo in un posto un po' più tranquillo.

-Accompagnami a vedere di sopra. -D'accordo.

Questa era la mia camera.

Ci sono parecchie stanze vuote. Noi potremmo avere tutta questa ala.

Un'ala del castello.

Avrai la tua stanza guardaroba, il bagno personale,

la tua cameriera...

Che cosa ne dici?

-Cecilia. -Nelle altre stanze cosa c'è?

Vieni.

Lì che c'è? -La camera di mia madre.

E' bella?

Adesso, se vuoi, possiamo fare l'amore.

-Qui? -Perché no? E' così comodo qui.

Io sono nato in questa camera.

Senti, Dino, debbo dirti che non posso sposarti.

Lo so, avrei dovuto dirtelo subito, ma mi è mancato il coraggio.

Vedevo che tu ci tenevi tanto... Che schifo.

Ma perché non vuoi?

Non voglio perché non voglio.

-Ma perché? -Per Luciani, sai.

-Luciani? -Non mi va di lasciarlo.

-Vuoi sposare lui? -No, non ci penso neppure.

-Oltretutto Luciani ha già moglie. -Ah sì?

-Sì, e gli tocca anche mantenerla. -E che cosa mi importa di Luciani!

Ti permetterò di vederlo quando ti pare.

Ho detto di no e vuol dire no.

-Ma perché? -Restiamo come siamo.

Va tanto bene così.

Senti, non ti impedirò di vedere Luciani o qualsiasi altro.

Da te voglio soltanto

che tu viva con me qui.

Ma perché rifiuti? Devi avere un motivo.

E' solo che non ho voglia di sposarmi, ecco tutto.

Perché vuoi fare l'amore adesso?

Che ti passa per la testa?

Se non lo facciamo oggi,

poi non lo potremo più fare per un bel po' di tempo.

Perché?

Domattina io parto per Capri insieme a Luciani

e stiamo via per due settimane.

Non andarci.

Ma non pensare sempre al domani. Su, da bravo, vieni qui adesso.

Io non voglio che tu vada.

Mi dispiace, ma abbiamo già fissato la stanza e tutto quanto.

Di a Luciani che non ti senti bene e resta qui.

No, davvero.

Ma perché?

Perché mi piace moltissimo l'idea di andare a Capri

e non vedo proprio perché non dovrei farlo.

Se non ci vai, ti faccio un regalo.

-Che regalo? -Tutto quello che vuoi.

Sì, ma, per esempio?

Per esempio, una somma di denaro.

E quanto potresti darmi?

Tutto il denaro che ci vuole per ricoprirti dalla testa ai piedi.

-Ma come sarebbe a dire scusa? -Te lo mostro.

Tu resta distesa, io ti coprirò di biglietti da diecimila

dalla testa fino ai piedi.

E dove ce l'hai tutto questo denaro, eh?

Aspetta.

Andiamo, stenditi.

Qui.

Qui.

Un po' là.

Sui capelli anche.

Eh! No, guarda. Lì c'è un posto vuoto.

Metticene uno.

Bella fortuna avere le gambe lunghe.

Con questo saranno, più o meno, trecentomila lire, no?

Se non vai via, te li do tutti.

-Credevo sarebbero stati di più. -Te ne do anche il doppio.

Quelli per coprirti sopra e sotto.

Mi dispiace, Dino, ma veramente non è possibile.

Quando tornerò da Capri, ti prometto che ci vedremo di più.

Vieni qui.

Dino.

Per piacere, tutto il denaro che...

Tutto il denaro che non ti serve rimettilo nella cassaforte.

Se non altro,

per la cameriera.

Non voglio che trovi biglietti di banca anche nel mio letto.

Lo sai? Tua madre è una gran simpaticona.

Sei impazzita?

Che cosa ci trovi di simpatico?

Non lo so, ma è simpatica.

Dino.

Dovresti farmi un favore.

Quale?

Eri pronto a darmi mezzo milione se non fossi partita.

Prestami invece una piccola parte di questa somma: quarantamila lire.

Ammetterai che così risparmi molto denaro.

-Per che cosa ti servono? -Vedi...

Luciani è disoccupato da certo tempo e abbiamo pochissimi soldi,

e ci servirebbero per questo viaggio a Capri.

Ma tu gli passi anche dei soldi?

-Sì, qualche volta. -I miei soldi?

Sì, quelli che tu dai a me.

Ma che fai?

Scusami.

Per un momento ho perso la testa.

Mi hai fatto male.

Perché?

Scusami.

Non fa niente.

Dove andiamo adesso?

Ti accompagno a casa.

Come vuoi.

Come voglio?

No, cara, come vuoi tu.

-A che ora parti domani? -Presto.

Presto? Perché non vieni a dormire da me?

Mi aspettano a casa.

E poi non potrei stare fuori tutta la notte.

-Potresti dire che parti stasera. -Vedremo.

Comunque ti telefono.

-Prometti che verrai! -Ci proverò, ti assicuro.

Sono la Signora Balestrieri.

Mi perdoni, ma

ho visto la luce e allora...

Per carità.

Lei può entrare ogni volta che vuole, professore, si figuri.

Lo sa che questi quadri sono tutti fatti con la stessa modella?

Sì.

E' piuttosto una bella ragazza, non trova?

Che peccato, così bella fuori e tanto marcia dentro.

La conosce?

Direi di sì. Come non avrei potuto...

Sa che mio marito è morto per colpa sua?

-Così hanno detto. -Lo so quello che hanno detto.

Le solite porcherie.

E magari sarà anche andata così,

ma quello avrebbe potuto succedere con qualsiasi altra donna.

No, io non intendevo questo.

Volevo dire che mio marito è morto

per il crepacuore che lei gli ha fatto venire.

Lui mi parlava di quella ragazza.

Mi diceva sempre: "Quella sarà la mia morte”.

Se lo sentiva nelle ossa.

Ma è davvero così cattiva?

Con mio marito lo era.

Magari con lei sarà anche un angelo.

E che cosa centro io?

Caro professore...

Cosa ne pensa di questo quadro?

Lo guardi bene.

Lo sa che è l'uomo che sta a quattro zampe?

Proprio mio marito.

Lo facevano davvero, sa? Come i ragazzini

ai giardinetti.

Solo che loro due non erano dei ragazzini.

Se questo quadro le piace,

io glielo vendo, professore.

Perché diavolo dovrei comprarlo?

Per ricordo di quella ragazza.

Perché avrei bisogno di un ricordo?

Il perché lei lo sa meglio di me. Non è così?

Non è proprio niente per me quella ragazza.

E' molto facile a dirsi, professore.

Vorrei vedere Cecilia.

Cecilia?

Non c'è, professore. E' uscita due minuti fa.

Ma dov'è andata?

Ha preso una valigia, ha detto che andava a Capri con una amica,

per due settimane, tanto suo padre...

-Mi può dare una mano, per piacere? -Suo marito sta male?

Cecilia non si affeziona mai a nessuno.

Se ne accorgerà anche lei.

Ehi! Ma che fai? Te ne vai?

-E cammina... -E vieni qua.

Beh?

E' la tua macchina quella?

Ehi, sono cinquemila.

Li conosco i tipi come te.

Chiamo aiuto, sai.

-Non toccare la borsetta. -No...

Ma che hai?

Ti prego...

Ti prego, non te ne andare.

Dai, parti!

-Ciao, bionda. -Addio.

Ecco qui. Adesso lei deve bere questa bella aranciata.

Ma lei non chiama mai. Non chiede mai niente.

Non si farà mica scrupolo, no? Noi siamo qui per servirla.

-Lasci aperto, per favore. -C'è un po' di vento.

Non importa. Voglio guardare quell'albero.

Ma che cosa vuole vedere? E' buio.

Mi piace sentire il vento tra le foglie.

Lei non fa che guardare quell'albero, perché?

Perché mi fa bene.

Io sono molto imbarazzata, tutti vogliono sapere cosa ti è successo.

-E io non lo so. -E tu che dici?

-Niente. Che posso dire? -Di la verità.

E quale sarebbe la verità?

Che ho tentato di uccidermi per amore.

Dino, non credo che tu abbia mai amato quella ragazza.

Un uomo si può uccidere sia perché ama una donna, sia perché non l'ama.

Ma il motivo è sempre l'amore, no?

Temo proprio di non arrivare a capirti.

Allora, di ai tuoi amici curiosi che ho cercato di uccidermi

perché avevo il cuore a pezzi.

Come capita alle cameriere, ai liceali

e a tutti quelli che sono convinti che l'amore sia una cosa importante.

Digli qualsiasi cosa ti viene in testa.

Che mi è scoppiata una gomma. Non ci crederanno, vedrai.

Sono anche autorizzata a dire che tornerai a casa e vivrai con me?

Mi dispiace, mamma,

ma devo assolutamente imparare a fare a meno dei tuoi soldi.

E allora questa è l'ultima volta che ci vediamo.

No, non lo dire questo.

I soldi erano il solo mezzo che avevo per vederti.

Venivi a trovarmi solo quando ne avevi bisogno.

Ti vedevo una volta al mese un tempo.

Poi, quando hai conosciuto lei, hai incominciato a venire più spesso.

Non mi avresti sopportato neanche per un minuto,

se tu non avessi avuto bisogno.

Ed è questo che deve cambiare.

Da ora in avanti, quando verrò da te,

non sarà perché voglio sfruttarti chiedendoti soldi.

Soldi, soldi, soldi, soldi.

E' possibile che tra noi non si riesca a parlare che di soldi?

Dino... Questa è la prima carezza.

Sì.

Dopo molto tempo, vero?

10 anni.

Capisci, mamma? Meno avrò bisogno dei tuoi soldi, più ne avrò di te.

Dino, quando rivedrai lei,

che cosa farai?

Devo rivederla per saperlo.

Per tutta la vita, non ho fatto altro che aspettare i miei uomini.

E' il mio destino.

Non vedo perché le cose dovrebbero cambiare adesso.

Ora devo andare, caro.

Cecilia.

Cecilia.

Cecilia.

Sono appena arrivata. Vengo dritta dalla stazione.

Ho fatto bene, vero?

-Ti sei divertita? -Sì, molto.

Dopo una settimana eravamo già al verde.

Indovina che cosa abbiamo fatto.

Siete scappati senza pagare il conto.

Bravo. Siamo scappati via di notte dalla finestra della pensione.

Non vedevo l'ora di venire a Roma per raccontarti tutto.

Poi, Luciani mi ha piantato su due piedi.

Quando ha saputo che avevo un altro uomo, ha perso la testa, poverino.

Gli hai detto che facevi l'amore con me?

-No, non con te, con un altro. -Ah, un altro.

Sì, con un subacqueo, sai.

Mi insegnava ad andare sotto acqua con la maschera,

2 metri, 5 metri anche. Che magnifico.

Poi, un bel giorno,

Luciani dovette salire in paese a telefonare a Roma

per una questione di lavoro, qualcosa del genere.

E lui e io ce ne siamo andati a nuoto in una piccola insenatura.

E quando Luciani è tornato,

si è accorto subito che era successo qualcosa.

Si è arrabbiato, mi ha picchiato ed è partito.

-E io sono rimasta a Capri. -Con il subacqueo.

Sai che mia madre mi ha scritto una lettera

dicendomi che aveva saputo da qualcuno

che tu avevi tentato di ucciderti per me.

Davvero? E tu che ci hai creduto?

Neanche per sogno. E perché mai avresti dovuto farlo?

In fondo mi avevi, ero sempre a tua disposizione.

Non c'era nessun motivo, mi pare.

Infatti, non c'era.

Però forse tu credevi che non ti volessi più bene

dal momento che non mi decidevo mai a tornare da Capri.

Così sono qui anche per dirti che ti voglio bene.

La mia Cecilia.

-Mi vuoi bene? -Ma certo.

Ti voglio bene così come sei.

Ti ho pensato moltissimo, sai? Durante il tempo che ero a Capri.

Ci tengo molto a te, giuro.

-Perché? -Perché sei unico.

Sei diverso da tutti quelli che ho conosciuto.

Quando abbiamo finito, mi porti al cinema?

Mi sembra un secolo che non vedo un film.

Ma che cos'hai?

Non ne hai voglia?

Perché?

Io non ti capisco più. E' un sacco di tempo che non stiamo insieme.

Magari c'è un'altra donna. Ho indovinato?

No, non c'è nessuna.

Se ti senti così, ne approfitto per vedere Luciani.

Tra l'altro, mi è restata della roba sua in valigia.

Ma guarda un po' che disastro.

No, non sono venuta per i soldi, ma solo per vedere te.

Se non facciamo l'amore, perché dovresti darmeli?

Per comprarti un paio di scarpe nuove.

E cerca di non parlare troppo. Va bene?

-Domani mi telefoni tu a casa mia? -Non preoccuparti.

Non mi crederai, ma so già bene tutto quello che ti passa per la testa.

Ti conosco. Tu devi fare sempre le cose difficili, vero?

Adesso tu mi lascerai fare qualche passo sotto la pioggia

e poi mi richiamerai, vuoi vedere?

Scommetto quello che vuoi che farai proprio così.

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