All language subtitles for 2019.Il signor Diav

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Original subtitles

(pianto di neonato)

(ringhio)

(ruggito)

(bussano) - Avanti.

- Lui mi ha fatto chiamare. - Buongiorno.

- C'è il dottor Momenté. - Lo faccia entrare. Ti richiamo.

Prego.

- Ha un po' di forfora. - Grazie.

Chiuda la porta, grazie.

Si sieda.

- Il Ministero ha bisogno di lei. - Sì.

E' un caso delicatissimo che qui non verrebbe compreso.

Lei conosce il contributo

del cattolicesimo veneto alla nostra causa.

Certo.

A Venezia dobbiamo affrontare un procedimento

di cui è in corso la fase istruttoria

e in cui si rischia il rinvio a giudizio.

Secondo alcuni giornali a noi ostili,

si torna a parlare di quelle forme di oscurantismo nella Chiesa

che il Pontefice cerca di debellare da tempo.

Sembra che un minore abbia soppresso un coetaneo

convinto di uccidere il diavolo.

- Il diavolo”? - Sì.

Lo avrebbe fatto su istigazione di una suora e di un sagrestano.

- Mi segue? - Sì, sì.

Il nostro presidente, Alcide De Gasperi,

non intende rinunciare al supporto elettorale

che quella regione ci garantisce.

In questo momento ci è fortemente ostile

la rappresentante di una delle più grosse famiglie locali.

- Un tempo ci sosteneva. - Cos'è cambiato?

E' la madre della vittima.

Abbiamo messo nelle mani dei nostri nemici

l'unica persona capace di raccogliere consensi elettorali

in una regione tradizionalmente nostra.

Lei deve riuscire a confutare le tesi di quella signora,

evitare che qualche rappresentante della Chiesa venga imputato

e che la Chiesa risulti responsabile di aver plagiato l'assassino.

Questi sono i verbali segretati degli interrogatori.

Ecco una lettera del Ministero che potrà usare in casi estremi.

- Nessuno saprà della sua presenza. - Sì.

Può andare.

- Una curiosità... - Mi dica.

Tutti gli ispettori di questo ufficio avevano delle missioni e io no.

- Quindi? - Cos'è cambiato oggi?

Tutto il mondo è cambiato, Momenteé.

Molti suoi colleghi sono cambiati

e hanno girato le spalle alla Chiesa.

Io e il Ministro sappiamo quanto sia importante

contare sui valori autentici

alla base della nostra civiltà.

Ne vada orgoglioso.

Da mesi non vengo a trovare mio padre.

Anche se è stato un pessimo padre,

non so tenere solo per me la bella notizia del Ministero.

- Vuoi che ti lasci da solo con lui? - Grazie.

Papà, è successo.

Dovrò stare via per un po'.

Per sapere come sta, posso telefonare qui a lei?

- Non lo so, sono qui da poco. - Ci proverò. Come si chiama?

Laura. Dalle 18 alle 5 del mattino.

Suo padre le voleva molto bene, vero?

Non devi farlo, altrimenti tuo padre si arrabbia.

- Ti metto in castigo. - No, papà, non voglio! - Vieni!

- Vieni! - No, papà, non voglio!

- Vieni qui dentro. - No! - Zitto! - Non voglio!

- Muoviti! - No, papà, non voglio, non voglio!

- Sei in castigo. - Non voglio! - Zitto!

(rumore della porta chiusa a chiave)

- Qui non c'è posto. - Sedetevi.

"Venezia, martedì 7 ottobre 1952, presso il carcere minorile,

il sottoscritto Marino Malchionda, in qualità di giudice istruttore,

in presenza del maresciallo Grechi Alberto

e del brigadiere Giardina Leonardo,

ha interrogato il minore Mongiorgi Carlo,

reo confesso dell'omicidio preterintenzionale

di Emilio Vestri Musy."

Carlo... Raccontami tutta la tua storia

e come ti sei ritrovato a fare quello che hai fatto.

Devo rendermi conto delle tue responsabilità e di quelle di altri.

Comincia dall'inizio.

Se devo cominciare dall'inizio, allora devo cominciare dalla fionda.

Comincia da quella.

Paolino ne aveva una micidiale.

Gli serviva per dimostrare a Liù che lui era grande.

Liù era la più bella del paese e faceva le punture.

Paolino diceva di averla vista nuda e me l'aveva descritta.

Era come se l'avessi vista anche io.

Dai, sbrigati! Sta andando via.

Vai, tira!

Scappiamo!

Brutti cretini!

Deficienti!

(cantano) Liù nuda!

Io e Paolino sapevamo che saremmo stati insieme per sempre.

Sapere che sarei stato con lui a scuola e dopo

mi bastava per essere contento.

Non immaginavo quello che sarebbe successo.

Come mai il diavolo lo chiami "Signor Diavolo"?

Ce l'ha insegnato Gino, il sacrestano.

Diceva che bisogna trattare bene le persone cattive.

State attenti, i morsi del Signor Diavolo sono tremendi.

Come quelli del verro, il maschio della maiala.

Mio padre dice che il diavolo non esiste.

Sappiamo chi è tuo padre. E' strano che ti mandi al catechismo.

Non mette piede in chiesa da anni.

Digli di venire a guardare qua.

Adesso venite tutti con me.

Fatevi tutti il segno della croce.

Quel Signor Diavolo

che tuo padre dice che non esiste

dal canale era arrivato fino a qua sotto.

Voleva sollevare la lastra per arrivare al tabernacolo.

Quello là. Lo vedete?

Voleva divorare tutte le ostie del Signore.

Il parroco dovette rovesciargli addosso tutta l'acquasantiera

per rimandarlo sottoterra

e richiudere questa lastra.

- Chi è la conversa Dolores? - Nostra cugina.

Stava in convento e il venerdì veniva da noi a dire il rosario.

- Una suora”? - Una specie.

Cosa ti diceva del figlio della signora,

il ragazzo che hai ucciso?

Che era stato in manicomio perché aveva ucciso sua sorella per gelosia.

- Come? - A morsi.

- Scusi, sa dove siamo? - A Firenze. - Grazie.

Tua cugina raccontava che quel bambino uccise a morsi sua sorella?

- Si chiamava Emilio? - Sì.

- Quando lo hai conosciuto? - A Pasqua.

To e Paolino uscivamo dalla chiesa e lui era davanti al suo palazzo.

- Guarda! - Quel coglione non sa andare in bici.

Guarda!

In quel momento passò Liù

e Paolino cercò di dimostrarle quanto fosse bravo.

Non immaginavo che quella sassata ci avrebbe rovinato la vita.

A H i s" Emilio! -I-Sca ppa'!

(ringhio) - Fermati!

(ringhio)

- Sei sicuro di quello che dici? - Sì.

Ho visto i suoi denti anche altre volte.

Alla vigilia delle Prime Comunioni, il parroco venne in sacrestia.

Non poteva non aver visto quei denti, e così anche il sacrestano.

Seduti.

Molti di voi

ancora non lo conoscono,

ma Emilio è venuto ad abitare qui ed è diventato

un nostro parrocchiano.

Ha i denti del maiale, il parroco lo sa?

- Ma che dici? - Emilio è un ragazzo che ha sofferto molto.

Dobbiamo accoglierlo tutti

come amico.

Dategli la mano.

Non si celebravano Prime Comunioni dalla fine della guerra.

I bambini erano vestiti a festa

e le famiglie avevano speso tutti i risparmi per il rinfresco.

Corpus Domini.

Corpus Domini.

(cantano)

(cantano)

Corpus Domini.

Non toccare.

Hai pestato il corpo di Gesù.

Lui mi ha fatto inciampare.

Cari parrocchiani,

in 26 anni di sacerdozio

il giorno santo delle Prime Comunioni

non è mai stato funestato

da un episodio sacrilego

di questa gravità.

La cerimonia non può che essere sospesa.

(voci confuse)

Il giorno dopo Paolino non venne a scuola.

La maestra disse che era malato.

Tolomei chiese: "Si è ammalato perché ha pestato l'ostia?"

La maestra disse di non saperlo ma con il tono di chi invece sapesse.

Secondo te, credeva di stare male perché aveva pestato l'ostia?

Non so se ci credesse, ma mi chiese soltanto di portargli i compiti.

- Come sta? - E chi lo sa?

- Gli ho portato i compiti. - Vai su.

Ti ho portato i compiti.

- Non li farò. - Perché?

- Andrò via. - Dove?

Non lo so, ma anche se morirò, non andrò mai via da qui.

Ma che dici?

Siamo amici o preferisci andare a guardare Liù senza di me?

Scherzi?

Chiudi la porta.

Se morirò, guardati bene attorno.

Ti farò un segno segreto.

Così capirai che sono io e non avrai paura.

Promesso?

Promesso.

(campanello)

- Devo parlare a Emilio. - Perché?

- Da parte di Paolino Osti che sta molto male. - Ci provo.

Aspetta qua.

Vieni.

Se è quello che volevi, Paolino Osti sta molto male.

Vai dal parroco a dire che sei stato tu a dargli la spinta?

Digli che il bello deve ancora venire.

- Non andrai dal parroco? - Vedrai che bella sorpresa...

(respiro affannoso)

(respiro affannoso)

(il respiro si interrompe)

Non crederai davvero che il tuo amico sia morto per aver pestato l'ostia?

- Che facesti? - Aspettavo il segno che mi aveva promesso.

Ehi, Carlo... La conosci questa?

- La cartella di Paolino. - Ci sono ancora quaderni nuovi.

- Adoperali tu, lui sarebbe contento. - Grazie.

Paolino, il segno!

Paolino, il segno!

Me l'hai promesso.

- Non avevi altri amici? - No, andavo ad aiutare il babbo

con la pipì delle donne incinte per una casa farmaceutica.

Tutti i giorni ritiravo l'urina e in cambio davo due uova.

Sbrigati!

Liù!

- Sei venuto tu? - E' la tua pipì? Sei incinta?

Il funerale di Paolino e& stato bellissimo.

- Nessun funerale è bello. - Era innamorato di me?

- E' vero che ti aveva visto nuda? - Non tutta. - Posso vederti anch'io?

- Lui mi ha dato una gallina. - Io ti darò un coniglio. - Vai più indietro.

Ancora.

(clacson)

- Tuo padre sta suonando. - Andiamo! Muoviti!

Ricordati il coniglio.

Dai!

Forza! Andiamo.

Sali!

(campane)

- Vieni a trovare il tuo amico? - Aspetto un suo segno ma non lo fa.

- Vorresti parlare con lui? - Ma non si può.

Fai come ti dico

e gli parlerai.

- Come? - Vai a dire al parroco che hai scelto il figlio della signora

come chierichetto al posto di Paolino.

Digli che lo vuoi aiutare perché tutti parlano male di lui

ed è molto solo. - Poi?

Emilio ti aiuterà a far tornare Paolino.

Come fai a dirlo?

- Lo so. - Come?

Lo aiutai a infilarsi la cotta.

Toccarlo mi faceva senso.

Aveva la pelle delle braccia dura e pelosa come quella del maiale.

(prega in latino)

Che hai?

- Vuoi svegliare il tuo amico? - Come lo sai?

Domenica farai la Prima Comunione. Porta l'ostia al verro.

Toglitela dalla bocca di nascosto, poi mettila nel suo pastone

e controlla che la mangi.

- A chi? - Al maschio della monta suina. - Ma che dici?

Controlla che la mangi.

- Dov'eri finito? - No, niente.

Che hai?

Non fai i compiti?

Falli che tra poco si mangia.

Dai, Paolino, facciamo i compiti.

"Nel concavo cielo sfavilla."

"Nel... concavo... cielo...

Sei tu?

Sei Paolino?

Il nostro segno segreto!

Solo il vero Paolino sa dove abbiamo nascosto la bicicletta della preside.

(voce di Paolino) Nel letamaio della cooperativa.

E tu pensi che un giudice crederà a questa storia? Sai cosa rischi?

No.

10 anni a marcire in una cella di tre metri.

Permesso...

- Cosa facesti poi? - Avevo paura e raccontai tutto ai miei.

Non avere paura.

Loro possono aiutarti.

Vieni.

E' mio cugino.

- Sai perché sei qui? - Ho fatto qualcosa che non dovevo fare.

Vuoi dirmi di cosa si tratta esattamente?

Io volevo solo riavere con me il mio amico.

Hai dato la tua Comunione alla bestia più schifosa del creato.

- Chi ti ha detto di farlo? - Il figlio della signora.

Quello è un pazzo che ha massacrato sua sorella!

Hai creduto a quel povero pazzo?

Dimmi tutto.

- Vorrei parlare con vostra madre. - Mamma!

- Che c'è? - Ti deve parlare.

Signora, potete scendere, per piacere?

Un maschio rende molto, qui è pieno di scrofe in calore.

- Lo pagherò. - Quanto? - Quanto volete?

- No, babbo, il fucile no! - Perché no?

- Carlo! - Babbo, no!

- No! - Perché no?

(prega in latino)

Vieni! Vieni!

Babbo!

Babbo!

No!

Babbo!

Babbo!

(voce di Emilio) Sei stato tu a far ammazzare il Signor Diavolo,

a far uccidere il verro.

Tuo padre?

Dov'è tuo padre?

Dimmi dov'è.

Fuori. Non si muove.

No! No!

Giulio!

Giulio!

Vai a chiamare i Carabinieri.

Pronto? Sono il parroco di Lio piccolo.

(voci non udibili)

Cos'è successo?

Una cosa terribile.

Guardi.

- Perché non hai detto che sospettavi di lui? - Non mi avrebbero creduto.

(voce di Emilio) So che sei stato tu a far ammazzare il verro.

Dicono che tuo padre è morto.

Mi dispiace.

L'hai ammazzato tu, non avvicinarti!

Non avvicinarti!

Fermati!

Paolino, ti prego, aiutami!

(urla)

Ho freddo.

Coprimi, sto morendo.

Per oggi basta. Lo porti via.

"Alle ore 17:30 il giudice istruttore

sospende la deposizione dell'imputato che viene ricondotto in carcere.

Viene interrogata Clara Vestri Musy, madre della vittima."

- Come iniziò tutto? - Mio figlio cominciò ad avere le convulsioni

nel primo anno d'età.

Il pediatra le definì "crisi epilettiche"

e sottopose Emilio all'elettroshock.

Peggiorava.

Poi si scoprì che tutto dipendeva da...

un tumore al cervello.

Lo portammo in Svizzera dove lo sottoposero a una cura

a base di radiazioni.

Era un bambino che aveva passato gran parte della sua vita in ospedale

e vedeva in tutti noi

i suoi carnefici.

Pensammo di dargli un fratellino o una sorellina.

Ma mio marito era troppo vecchio.

O forse lo ero io.

Poi un giorno, in ospedale,

ho visto una bambina nata prematura, sua madre era morta per emorragia.

Ci innamorammo.

Lei non immagina quanto fosse bella.

La chiamammo Valeria.

Emilio stava sempre attaccato al vetro per guardarla.

Era in un'incubatrice con altri tre neonati.

Poi...

Una mattina...

Una mattina...

La mia Valeria si addormentò per sempre.

- Il fratello non è responsabile della sua morte? - Ma cosa dice?

Per la morte della sorellina perse il controllo.

Fu ricoverato presso una struttura psichiatrica.

Stiamo parlando di una bambina che qualcuno dice

sia stata sbranata da suo figlio.

Non so quale idea lei si stia facendo di questa storia.

- Cerco la verità. - Non è complicata.

- Quale sarebbe? - Mio figlio è stato ucciso dalla superstizione,

dalla follia di quella mezza suora, del sacrestano

e di tutto ciò che gravita intorno alla Chiesa.

Non deve temere di dare a loro la colpa di quanto è accaduto.

Non deve temere il Patriarca

né i poteri locali.

Credo che i suoi suggerimenti vadano oltre il sul ruolo.

(ringhio)

(ruggito)

Corrado!

Buongiorno. Prego...

Si accomodi.

- Mi dica. - Ho una prenotazione. - Un documento.

(bussano) - Sì?

- Sono il portiere. - Vengo.

- E' permesso? - Sì. - Bene...

Hanno portato questo per lei.

- Chi? - Non lo so, un ragazzo.

Veda lei.

- Il dentista? - Per una visita? - E' come se lo fosse.

- Dolore? - No, mi occorre un suo parere.

Posso appoggiare qui?

- Che cosa sono? - A me sembrano due denti, a lei?

- Da dove vengono? - Non lo so.

Forse è uno scherzo.

Potrebbero essere i canini di un animale.

Non può trattarsi di un essere umano?

- Molto probabilmente sono di un suino. - Cioè?

Quelli del cinghiale sono grandi il doppio.

Può essere un maiale selvatico, non credevo ne esistessero ancora.

- E il ragazzo? - La causa della morte è il trauma provocato

dal sasso che ha raggiunto e lacerato

l'arteria carotide interna.

Durante l'autopsia, il professore fu interrotto.

Mi sembra che fosse una telefonata urgente.

- Come si concluse l'autopsia? - Non si concluse.

Il professore rientrò molto agitato.

Mi chiese di rimandare all'indomani il prosieguo dell'esame.

Il giorno dopo trovai nel mio ufficio il referto dell'autopsia.

Il professore aveva lavorato tutta la notte da solo

per ottenere dalla magistratura il nulla osta alla sepoltura

e dare il corpo alla famiglia. - Per questo non firmò?

Non potevo sottoscriverla, non aveva rispettato la procedura.

Il professore si arrabbiò molto.

(pianto di neonato)

- Non avrei dovuto farla. - Perché? - Forse avrei evitato l'infarto.

La gente ha messo in dubbio la mia autopsia.

In questa città, se fai del bene, ti odiano.

Durante l'autopsia, lei fu chiamato al telefono.

Poi disse che avrebbe continuato l'indomani,

ma invece lo fece quella notte. - Sì.

La madre era disperata.

Temeva che potessero fare illazioni ignobili sul suo Emilio.

Chi?

Delle suore.

Lei non sa

quanto possa essere forte il legame

tra una madre e l'essere che ha generato.

Non importa che sia deforme.

Lei cercava di proteggerlo

dal dileggio della gente.

Era pur sempre sua madre.

(campanello) - Nonno, è il medico.

- Le prometto la mia riservatezza... - Mi dica.

- Cosa le chiese la madre? - Non lo ha intuito?

Se avessi trovato qualcosa di anomalo sul ragazzo durante l'autopsia,

avrei dovuto tacere. - Sulla sua dentatura?

Come sta oggi?

- Prego... - Grazie.

Sua Eccellenza, il nostro sottosegretario?

La saluta con cordialità.

- La mia presenza qui... - Assolutamente riservata.

Il ragazzo crede che lei sia un avvocato d'ufficio.

Non siamo certi che vorrà incontrarla.

Come si comporta?

Non dice una parola.

Neanche al cappellano.

Però al giudice ha raccontato tutta la storia.

Poteva ammazzare un altro ragazzo, non proprio il figlio di quella!

Lei è potente.

- Allora? - E' in parlatorio.

Evidentemente ha cambiato idea.

E' un ragazzo molto speciale.

Ecco.

L'aspetto qui.

Ciao.

Ho letto l'interrogatorio.

Non sembra che tu sia stato costretto a dire cose che non volevi dire.

Qualcuno mi ha mandato questi.

Quando sei tornato alla monta suina con le suore

e tuo padre ha ammazzato il verro,

qualcuno gli ha spezzato le zanne?

Queste sono le zanne del verro?

Dimmelo. Sono qui per aiutarti, fammi capire perché lo avete fatto.

Se non vuoi parlarmi, perché hai accettato di vedermi?

Sono i denti di Emilio.

- Chi me li ha mandati? - Qualcuno che ha paura.

Emilio è nato con quelle zanne e con quella pelle perché sua mamma

si è fatta montare da una bestia. - Come puoi credere a questa cosa?

Tutti sanno che Emilio era così per lo sperma del verro.

- Sapeva le cose dei morti che nessuno sa. - Quali cose?

- Come svegliarli. - Mi dispiace, è ora di cena.

Va bene, vai.

- La prego... - Cosa?

- Una persona sa che è tutto vero ma non vuole dirlo. - Chi è?

Gino, il sacrestano.

Forse ha paura della signora.

Lui sa cosa c'è sotto alla chiesa.

- Pronto? - Salve. - E' lei! - Come sta mio padre?

- Tutto bene, non fa che... - Magari...

Quando tornerò a Roma... Non sono bravo in questo.

Però...

Se le fa piacere rivedermi, magari usciamo.

Non deve rispondere subito.

Anzi, preferisco non saperlo.

- La conversa Dolores? - La sta aspettando.

- Siete qui per il figlio della signora? - Sì.

Non fidatevi di lei.

La Madre Superiora la tiene qui per compassione,

ma è una matta visionaria. - Come lo sapete?

Era a servizio dalla signora e fu cacciata per quello che raccontava.

Allora...

Lei dice che suo cugino ha compiuto il sacrilegio per ubbidire a Satana.

Mi spieghi meglio.

Come si manifestò Satana?

In cambio gli promise che il suo amico Paolino

si sarebbe svegliato dalla morte. - Lei è convinta che Emilio

fosse il diavolo? - Emilio ha sempre agito

seguendo il suggerimento del sacrestano.

Lui è il vero male, il cattivo maestro di Emilio.

Se una madre porta il figlio dall'esorcista,

un motivo c'è. - L'esorcista?

Padre Amedeo! C'è una visita per lei.

Padre, c'è una visita per lei.

Un momento.

Mi scusi, è l'ora dell'insulina. Entri.

Lei può andare.

- Legga questa e capirà. - Non importa.

- Non vuole sapere chi sono e perché sono qua? - Si sieda.

E' qui per il figlio della signora Vestri Musy.

Il suo omicidio l'ha trasformata nella nostra peggiore nemica.

Il racconto che lui abbia ucciso la sorellina in quel modo tremendo

lo ha fatto lei a quella specie di suora?

Il povero Emilio è solo una vittima della situazione.

Di qualsiasi cosa sia stato accusato, sono responsabili i suoi genitori.

Soprattutto suo padre.

Completamente pazzo.

- Lei ha incontrato Emilio? - Un essere umano fisicamente deforme

e mentalmente compromesso.

L'omicida dice che la sua pelle e i suoi denti non erano umani.

Nella cultura contadina,

il diverso, il deforme viene associato al demonio.

A Lio Piccolo

non si sono emancipati. - Qual era il suo aspetto?

Qualcuno ha cercato di esserle utile.

Non ha ricevuto un piccolo dono?

Intende quella specie di denti?

Non avrebbe dovuto accettare questo incarico.

Perché?

Non è solo un omicidio fra due coetanei.

- Lei lo sa bene. - Che altro c'è?

C'è un luogo e un tempo che sono solo di quel luogo.

- Quale luogo? - Un luogo dove lei ha atteso.

Non capisco.

Chi le ha fatto questo piccolo dono la sta aspettando.

- La chiave, grazie. - Dottore, eccola.

Una signora la sta aspettando, è seduta lì.

Il dottor Momenté?

Non è stato difficile trovarla,

il primario di medicina legale è mio amico.

Momenté è un cognome che si rammenta.

E Venezia in questa stagione è vuota.

Sono Clara Vestri Musy.

Lei è qui per un'indagine parallela a quella

del giudice istruttore. - Per evitare che ci siano irregolarità.

La vostra suora è stata la prima a descrivere mio figlio come una belva.

Voglio che si sappia quali danni produce la vostra fede.

Quelle suore e il sacrestano dovrebbero andare in galera.

Il Patriarca e il Governo,

a pochi mesi dal voto, sono allarmati.

E' comprensibile.

Saremo in molti a festeggiare quando vedremo la DC veneta in ginocchio.

La prima parte dell'istruttoria ha zone d'ombra.

Quali?

L'autopsia è irregolare perché non firmata dall'altro medico.

Lei si oppone alla riesumazione?

A cosa servirebbe?

Lei mi chiede di barattare le vere ragioni dell'omicidio di mio figlio

per un salvataggio elettorale.

Lei non crede al mio dolore.

Vero?

Dottore, c'è una chiamata per lei. Si accomodi in cabina.

- Sono Momenté. - Si è fatto beccare in due giorni.

- Questa era un'ispezione segreta. - Sono sulla buona strada.

Ecco perché non le avevamo mai affidato una missione.

Lei è un incapace, in grado soltanto di riordinare l'archivio.

Rientri subito. Manderemo qualcuno a rimediare al suo pasticcio.

- Si sente male? - No, manderanno qualcun altro.

Cosa posso fare per lei?

Manderanno qualcun altro.

- C'è ancora quello al telefono. - Mi dispiace.

- Non farti più telefonare. - Va bene.

- Pronto? - Mi dispiace se l'hanno sgridata.

No, ma qui non vogliono.

Mi è accaduta una cosa terribile. La sola cosa positiva

è che torno a Roma e potrò rivederla. - Non so se potrò.

L'altra volta non ho potuto dirglielo, ma...

- Ha un ragazzo? - Sì, da un anno. - Mi hanno tolto l'indagine.

- Troverò da solo la verità. - Mi dispiace.

Sto commettendo una follia.

Avrò una sanzione grave, oppure il licenziamento.

La mia unica opportunità di farli ricredere è scoprire questo mistero.

Hanno concesso a Carlo la libertà condizionale perché sta impazzendo.

Ma perché ha voluto che venissi qui a cercare il sacrestano

che era l'unico a sapere cosa ci fosse sotto la chiesa?

E perché quel frate mi ha detto

che non avrei dovuto accettare l'incarico?

(voci confuse)

Datemi una mano...

- C'è un posto per dormire? - Siete qui per il processo?

- Sì. - Dovrà accontentarsi. - Va bene.

Accompagnalo.

Venga.

Lasci, faccio io.

Mia moglie ha le chiavi della chiesa.

Dove sono il parroco e il sacrestano?

Il povero Don Dario...

dicono che sia morto in una clinica a Padova.

- Invece Gino... - Sì, lui?

- E' difficile da trovare. - Perché?

Non gli piace farsi trovare.

Nina!

Nina!

- Che c'è? Salve. - Lui dormirà

nella canonica, è del Ministero. - Va bene, prendo la chiave.

- Sa dirmi dov'è Gino? - Lasciatelo in pace, non è colpa sua.

Non è colpa di nessuno che sta sulla terra.

Di qua.

Il parroco dormiva quassù.

L'interruttore si è rotto. Per accendere si gira la lampadina.

Due coperte, il cuscino... ma federe e lenzuola non ci sono.

- Va bene. - Il gabinetto è sotto la scala.

C'è un rubinetto in sacrestia.

- L'acqua è potabile. - Grazie.

- Le mando qualcosa da mangiare? - Non si disturbi, grazie. - Va bene.

(rumore indistinto)

(pianto di neonato)

(pianto di neonato)

(pianto di neonato)

(pianto di neonato)

Mia moglie ha preparato questo.

Forse avrebbe preferito altro...

Le uova sono di nostra produzione.

- Beva il caffellatte finché è caldo. - Grazie. - Lo lascio qua.

So dov'è la suora.

- Suor Dolores, la cugina? - Sì.

Forse può aiutarla a convincere Gino.

Qui c'è un bambino?

- Ho sentito piangere tutta la notte. - Che io sappia, no.

- Tu sei Laura, vero? - Grazie. - Figurati...

Gentile signorina Laura,

saperla già legata a un altro mi ha profondamente addolorato.

Spero si tratti di un giovane capace di amarla quanto merita.

Vorrei che lei riferisse al mio povero padre

che per i risultati da me ottenuti,

il sottosegretario si è rallegrato con me

anche a nome del Capo del Governo.

Se un giorno dovessi incontrarla con il suo fidanzato,

sappia vedere nel mio sguardo l'amore che mi legherà a lei per sempre.

Io l'aspetto qua.

Grazie.

(campane)

Salve, cercavo la Madre Superiora.

- Qual era Suor Dolores? - Sapevo che la stava cercando.

Da un mese la nostra Dolores è volata in Cielo.

Immagino sia qui per quella storia atroce.

Sto cercando il sacrestano della chiesa di Santa Maria della Neve.

Può aiutarmi? Da me non deve temere niente.

Non c'è più, è morta da un mese.

Dicono che se muore una suora, non nevicherà.

- Mi cercavate? - Siete Gino?

Mi hanno detto che volete aiutare Carlo.

- E cercate informazioni su quella storia. - Non gli crede nessuno.

Mi ha detto che lei può dimostrarmi che Emilio era davvero il male.

Venite.

Qui non lo avrebbero mai trovato.

- Che cos'è? - Il registro parrocchiale del 1943.

Ecco... leggete qua.

"Sono stati portati, straziati da orrende ferite,

i resti di una neonata,

contenuti in una cassetta per la frutta.

Sono accompagnati da una lettera che trascrivo."

Leggete la lettera.

"Illustre Monsignore, chi vi scrive è la madre della bambina

morta per i morsi tremendi di una bestia.

La bestia, seppur indotta dalla gelosia,

avrà la punizione che merita."

E' sconvolgente!

Sì.

Continuate.

"La preghiamo di battezzarla con il nome di Valeria.

Ho deciso di ricorrere alla sua discrezione

e alla sua amicizia per la nostra famiglia.

Affido al buon Dio la sua anima innocente. Clara Vestri Musy."

Lei lo sapeva. E anche il parroco.

E' evidente, la bestia è suo figlio.

Come fa la madre a contare sul vostro silenzio?

E' da quella notte che non mi do pace.

I Carabinieri sono venuti tutti giorni a cercarmi.

Poi hanno smesso.

Ma io continuo a non dormire.

Cos'è che vi ha costretto a tacere?

Me lo dica. Dopo si sentirà meglio.

La mattina in cui si seppe della morte di Emilio,

qualcuno telefonò alla madre a Venezia.

Il mare era mosso e i motoscafi non potevano partire.

- Allora telefonò al parroco. - Cosa gli disse? - Non lo so.

Ma il parroco portò il dentista nella casa dei Mongiorgi,

dove io e il dottore avevamo sdraiato su un tavolo

il cadavere di Emilio.

Il dentista era molto spaventato

perché sapeva delle tante dicerie.

Porta via il bambino.

Vieni con me.

- Cos'è successo? - L'ho ucciso. - Ucciso? - Sì.

(brusio)

Siete sicuri che sia morto?

- Siete convinto ora? - Sono zanne. Non ho mai visto niente di simile.

- Non so cosa stiate facendo e se posso lasciarvelo fare. - Vieni.

- No... - Tranquillo, fidati di me. Vai!

Poi ti spiego.

Vai via.

Il dentista aveva capito

perché la signora non voleva

che i medici dell'autopsia lo vedessero

e credette a tutti quelli che dicevano

che lo aveva concepito con lo sperma di un maiale.

- - L'entrata e li.

(urla)

(urla dall'interno)

Signora... è quello lì.

Resta solo la bambina.

Cosa?

Potremmo portarla al giudice per dimostrare che fu lui a sbranarla.

Là sotto non ci torno più.

Troverete subito la cassetta, appena sceso.

Io non l'ho nascosta.

(respiro affannoso)

(respiro affannoso)

(urla da sottoterra)

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