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Original subtitles

IL MIO CANE TULIP

Silenzio, per favore!

Incapaci di amarsi l'un l'altro, gli inglesi si rivolgono naturalmente ai cani.

Faccia attenzione, signore!

Il mio cane Tulip: di J.R. Ackerley

Il mio cane è un pastore tedesco.

Si chiama Tulip.

Non ho mai avuto un cane prima di lei.

I pastori tedeschi hanno una pessima reputazione.

Dicono che mordano la mano che li ciba.

Infatti Tulip mi morse la mano una volta, ma per sbaglio.

La confuse per una mela bacata che avevamo provato a cogliere contemporaneamente.

Uno dei suoi canini sprofondò nella giuntura del mio pollice fino all'osso.

Oh, be'. Tutti facciamo degli errori.

E lei fu terribilmente dispiaciuta.

Si mise con le zampe all'aria,

e poi, quando vide la mia mano fasciata,

si mise in un angolo, l'angolo più buio della camera da letto,

e rimase lì per il resto del pomeriggio.

Non poteva fare di più per scusarsi,

perciò divenne così istericamente agitata

al semplice segnale dell'uscita a passeggio,

che correva in cucina per prendere le verdure

e spargerle in tutto il corridoio

come fossero petali di rosa

che marcano la sua ascesa in paradiso.

Mi sembra sia toccante che strano...

che lei trovasse il mondo così meraviglioso.

# Piscio, piscio, sigillo e segno #

# Ti annuserò il culo #

# Tu annusi il mio #

# Gli esseri umani sono puritani e noiosi #

# Tu annusi il mio culo #

# Io annuserò il tuo #

# Gli esseri umani sono puritani e noiosi #

# Tu annusi il mio culo #

# Io annuserò il tuo #

Quando i bambini sono difficili,

la causa è spesso ricondotta alla loro casa.

E fu alla prima casa di Tulip

che diedi la colpa della sua condotta asociale.

All'inizio era appartenuta a persone della classe operaia

che, sebbene affezionate a lei a modo loro, raramente la portavano fuori.

Era troppo irritabile. Per circa un anno, uscì raramente da casa,

ma passò il suo tempo perlopiù da sola in un piccolo cortile

mentre loro lavoravano tutto il giorno.

Difficilmente ci si poteva aspettare, quindi,

che imparasse i modi di un mondo che aveva visitato così raramente.

L'unico addestramento che aveva ricevuto

furono occasionali botte per la distruzione

che i suoi padroni scoprivano quando tornavano a casa.

Ai pastori tedeschi, in particolare, non piace molto essere picchiati.

Sono troppo intelligenti e troppo nervosi.

Era da questa vita, quando aveva 18 mesi, che la salvai,

ed è ad essa che attribuii i disturbi della sua psiche.

Quindi fu chiaro che, se fosse stato per lei,

non mi avrebbe mai perso di vista un'altra volta.

Mentre ero estremamente grato al galante sconosciuto che mi era venuto in aiuto,

il comportamento successivo di Tulip può averlo fatto pentire della sua gentilezza.

Il viaggio verso casa era, comunque, fortunatamente breve,

e avevo grandi aspettative su una passeggiata meno inquieta

lungo la riva del Tamigi fino al mio appartamento a Putney.

Era così disabituata a uscire nel mondo esterno,

che non riusciva a distinguere tra il fiume in piena che lambisce la riva

e una semplice pozzanghera.

Vi si lanciò e immediatamente affondò.

Mi affrettai a salvarla, ma mi trattenni a stento dal ridere

alla sua vista quando la tirai fuori.

Si era divertita meno di me.

Questa immersione inaspettata, comunque, ebbe una conseguenza utile.

La polvere di carbone del giardino dove era stata confinata

dai suoi precedenti padroni

fu lavata via.

E fu così che questa bellissima creatura entrò nella mia vita e la trasformò.

Entro la fine di quel movimentato primo giorno,

anche lei ebbe una metamorfosi,

da mendicante a principessa.

Ed ero io, il trasandato eroe del mio stesso libro di racconti,

che l'avevo salvata e avevo conquistato il suo cuore.

Nel diario del Generale Bertrand, il Gran Maresciallo di Napoleone,

si legge:

"12 aprile 1821.

Alle 10:30, l'Imperatore ha fatto una defecazione grande e ben formata."

Simpatizzo con il Generale.

Comunque, le defecazioni di Tulip mi preoccupavano di più,

perché ha due piccole ghiandole anali canine che Napoleone non aveva.

Pertanto, le sue richiedevano una duplice supervisione.

Queste ghiandole canine producono una secrezione

che è periodicamente rilasciata dal passaggio di una...

forma piacevole per il Generale Bertrand.

Se, comunque, un cane è continuamente...

...con l'intestino sciolto,

le ghiandole si congestionano

e possono formare ascessi.

Era un nebbioso mattino di settembre e avevo portato fuori Tulip per i bisogni,

che stava facendo pacificamente.

Mi piace sempre vederla compiere questo atto fisico,

con le orecchie distese all'indietro, e la testa allungata in avanti,

e con un mite aspetto meditativo che gli appare in faccia.

Mentre eravamo innocuamente impegnati,

un ciclista svoltò l'angolo verso di noi.

Poiché Tulip era al sicuro a terra, non avrei notato affatto quella persona,

se non si fosse rivolto a me mentre passava.

"Porta a sporcare il tuo cane lontano dal marciapiedi!"

Non bisognerebbe mai perdere le staffe, ma il rilievo mi ferì.

"Perché? Per farmi investire da te?

Pensa agli affari tuoi!"

"Infatti!", urlò dandomi le spalle.

"A cosa serve questa dannata strada?!"

"Agli stronzi come te!" ribattei.

"Dannati cani!" urlò. "Idiota!" replicai.

Non c'era altro da dire.

Avevo avuto io l'ultima parola.

Ciononostante, posso capire i punti di vista delle altre persone.

Conosco alcune cose con le quali è un positivo piacere procedere.

Quando porto Tulip fuori, perciò, le offro l'opportunità di giocare coi ramoscelli

laddove ci sono alberi.

Qui, in mezzo ai rifiuti composti da profilattici,

e da carogne tumefatte di cani, gatti e uccelli portati dalla corrente,

lei è spesso motivata a defecare.

Altrimenti, passiamo a un'altra specie di discarica.

I morti sono meno esigenti e più caritatevoli della vita.

Si tratta di un piccolo e incantevole cimitero.

A quale miglior uso potrebbe esser destinato un luogo così?

E non sono i suoi fantasmi felici che una così bella e giovane creatura come Tulip

venga qui per i suoi bisogni,

qualunque cosa possano essere?

Tulip a volte mi imbarazza, anche.

Una volta defecò davanti al negozio di un fruttivendolo...

e questo tornando a casa da una lunga camminata per Putney,

dove lei aveva già defecato tutto ciò che pensavo che lei contenesse.

Conoscevo il negoziante e sua moglie, erano una coppia burbera e sgarbata.

Sperando che non notassero Tulip,

mi affrettai fischiando, come a dirle "Muoviti, per amor di Dio!" mentre passavo.

Mi voltai indietro, con l'intenzione di rinnegarla se fosse stata notata.

Tulip aveva appena finito e mi stava seguendo. Ma in quel preciso istante,

l'uomo e sua moglie uscirono rabbiosamente e attirarono il mio sguardo.

Inutile fare finta di nulla.

Allora continuai per la mia strada.

Mi urlarono dietro degli insulti.

"Senta! Signore! Guardi cosa ha combinato il suo dannato cane!"

Allora ebbi dei rimorsi di coscienza.

Vero, erano persone orribili.

Ma i regali di Tulip non aiutavano a elevare i loro cuori

a una visione più dolce della vita.

Non appena ebbi questo nobile pensiero, tornai sui miei passi.

"Mi dispiace per il mio cane", dissi.

"Ma se mi date dei giornali

oppure un secchio d'acqua e una spazzola, io pulirò per voi."

Mi ci volle del tempo per togliere tutto,

ma fui scrupoloso.

"Be', ecco fatto", dissi allegramente.

Adesso toccava a lei fingere di non guardarmi.

"Potrebbe dire grazie", aggiunsi gentilmente.

"Perché dovrei?", ribatté lei con una breve occhiata sprezzante.

Stando li con le mie mani impegnate,

ebbi l'impulso di rovesciare tutto di nuovo sul marciapiede.

Le donne sono pericolose.

Ed io temetti che il pianto di morte di Tulip, finita sotto un bus

mentre scansava alcuni missili vegetali

sarebbe suonato come musica a costei.

Mi trattenni.

Fin da quando posso ricordare, ho sempre cercato un amico ideale.

Ma non ho mai davvero trovato la persona che soddisfacesse i miei esigenti requisiti.

C'era sempre qualche difetto: troppo alto, troppo basso...

troppo estroverso, troppo timido...

troppo insicuro,

troppo indipendente.

Mentre gli anni passavano e le opportunità diminuivano,

io avevo un'immagine mentale dell'amico ideale come semplice brocca,

contenente un delizioso mix di buona compagnia e stimolazione intellettuale,

la cui forma, età e taglia non avevano importanza per me.

Pensavo ancora che se avessi svoltato quest'angolo invece di quello,

o se fossi salito su questo autobus invece che su quello,

avrei trovato il mio amico ideale ad aspettarmi

e che ci saremmo subito riconosciuti l'un l'altro dopo lo scambio di poche parole.

Ah, e una ulteriore complicazione era...

che non volevo che nessuno pensasse che lo stavo inseguendo.

Era perciò necessario incontrare l'amico ideale faccia a faccia,

il che non è facile, se vi capita di muovervi entrambi nella stessa direzione.

Fu con una bella dose di ingenuità in questioni canine

che la mia prima consultazione con un veterinario

avvenne per chiedere se lei fosse in calore.

La questione non fu mai risolta, almeno non da lui.

Tutto ciò che disse, con voce fredda fu:

"Non ha alcun controllo sul suo cane?"

Di fronte all'evidenza, era impossibile dire una cosa diversa da "no",

a cui, mantenendosi sempre a distanza, rispose asciutto:

"Allora lo porti subito fuori dal mio ambulatorio!"

Mi fu raccomandato un altro veterinario.

Era un ex militare, un Maggiore.

- "Tulip!" - "Bisogna prenderli come..."

Non riuscendo, come non ero riuscito io, a calmarla,

il Maggiore piombò su di lei urlando:

"Questi pastori tedeschi sono tutti uguali!"

E la colpì sul corpo a mani nude.

Queste brillanti tattiche militari non gli permisero di visitarla,

se ciò faceva parte del suo piano.

Quando andai via dal suo ambulatorio,

conclusi di essere in possesso di un cane incorreggibile.

E questa triste riflessione fu seguita da un'altra, cioè:

"Se i pastori tedeschi sono tutti uguali,

qualcuno di loro ha ricevuto cure mediche?"

Risultò di sì.

Stavolta per un servizio più importante: vaccinarla contro il cimurro.

Avevo preso appuntamento per telefono

e avevo ritenuto prudente scusarmi per Tulip in anticipo.

La prima visione che ci accolse prima che arrivassimo alla porta dell'ambulatorio,

poiché la sua finestra dava sul cortile attraverso cui dovevamo passare,

fu quella di uno spaniel, che ci apparve come un ammonimento,

completamente immobile e con un'aria di grande concentrazione.

Il cane stava in piedi sopra un tavolo in una stanza vuota

con un termometro che sporgeva dal suo sedere come una sigaretta.

Quasi come se se lo fosse infilato da solo.

Oh, Tulip!

Se solo tu fossi così!

Ma lei non lo era.

"Può voltarle la schiena verso di me e tenerle ferma la testa?"

- "Penso di sì." - "Bene. Ora tenga la sua testa così."

"Posso fargliela io l'iniezione?

Può mostrarmi dove farla e a lei non dispiacerebbe se la faccio io.

Non fatele del male. Non ce n'è davvero bisogno."

Dopo di ciò, Tulip non voleva, non poteva nemmeno entrare nelle strade

in cui le sue precedenti due esperienze avevano avuto luogo.

D'improvviso non la trovai più accanto a me,

e, guardandomi freneticamente attorno, la scorsi dietro di me.

Non c'era modo di sfuggire alla sua faccia.

Diceva sia "Cosa?", sia "Cosa?!"

Allora notai che nonostante il cibo nutriente che le davo,

Tulip sembrava troppo magra.

L'angosciante parola "vermi"

fu fatta cadere nelle mie orecchie da una passante sconosciuta,

e subito dopo decisi di portarla dalla signorina Canvenini o qualcosa del genere,

che era il nome della donna che essa gentilmente mi diede.

La signorina Canvenini era in piedi, calma, davanti a noi,

guardando Tulip mentre io arrancavo nel resoconto

dei suoi problemi passati e presenti.

Allora lei chiese...

"Qual è il suo nome?"

Glielo dissi.

"Bene, Tulip. Sei una ragazza chiassosa, non è vero?"

"Come mai?"

Oh, com'era esasperante, com'era intollerabile!

Mi ritrovai improvvisamente ad urlare:

"Smettila, bestiaccia!"

Le diedi una botta sul naso.

Il colpo fu più forte di quanto volessi.

"Capisco."

"Agganciate il guinzaglio al collare. La visiterò in un'altra stanza."

- "Sicura che andrà tutto bene?" - "Assolutamente sì."

"Nessuna traccia di vermi. E' in ottime condizioni."

- "Come si è comportata?" - "Benissimo."

- "Le ha legato il muso?" - "Cielo, no!"

"Non lo faccio mai. Sapevo che lei non sarebbe stata un problema."

- "Come?" - "Be', si impara con l'esperienza, suppongo."

"Ma non è difficile capire il carattere di un cane dalla sua faccia."

"Tulip è una brava ragazza, l'ho capito subito."

"Siete voi il problema."

Mi sedetti.

"E' innamorata di voi, così la vita è piena di preoccupazioni per lei.

Al fine di proteggervi, vuole essere libera.

Così non le piacciono le persone che la toccano.

Ma quando non ci siete, lei non ha niente da fare.

Parlatele con tranquillità.

Col tempo, lei farà qualsiasi cosa per voi."

"Mi scusi. E' stata...

E' stata... signorina Canvenini...

E' mai stata morsa?"

Una donna sublime.

Mia sorella Nancy, che non ha fissa dimora,

seppe che stavo cercando invano qualcuno che diventasse scorta e custode di Tulip,

poiché i miei doveri d'ufficio molte mattine

esigevano che io la abbandonassi per lunghi periodi di solitudine e di noia.

Sin dall'inizio, Tulip chiarì subito

che lei, non Nancy, era la padrona di casa,

e aveva ogni intenzione di mantenere quella posizione.

Naturalmente ero preoccupato che Nancy, una volta insediatasi,

avrebbe cercato di invadere ciò che rimaneva della mia privacy,

ma Tulip difendeva il nostro territorio piuttosto bene.

L'accesso alla stanza che io e Tulip occupavamo era severamente vietato,

e qualsiasi tentativo di Nancy anche solo di avvicinarsi,

men che meno bussare alla porta o entrare,

era accolto da una prolungata esplosione di un feroce abbaiare.

Non serviva altro.

Nancy non sarebbe avanzata di un altro passo,

ma avrebbe chiamato per fare alcune domande inutili.

Joe, posso mettere su la teiera?

Joe?

Sei lì dentro?

Pensavo di andare a West End per dare un'occhiata ai negozi...

ma se deve venire a piovere non penso che lo farò.

Joe?

I giorni passavano e la mente di mia sorella fu presa, come pensavo,

dal problema di ostacolare i miei desideri.

Sai, lei è un altro cane quando tu non ci sei.

E' tranquilla, obbediente, fa tutto ciò che le dico.

E non c'è quel terribile trambusto quando entro nella tua stanza...

quando tu non ci sei.

Dovrei, ovviamente, dire quanto grato fossi a Nancy, malgrado tutto.

Non posso immaginare nessuno ricoprire meglio questo ruolo.

Ma non era esattamente quello che Nancy aveva immaginato

quando venne a vivere con noi.

Si considerava un membro della famiglia.

- Joe? - Io la consideravo un'affidabile domestica di un canile.

Mentre io ero in ufficio, Nancy tentava di sedurre Tulip per allontanarla da me,

e io pensai, in un terribile momento,

che ci fosse quasi riuscita.

Mi svegliai nel panico perché scoprii che Tulip non stava dormendo

nella sua solita poltrona nella nostra stanza,

e mi colpì il terribile pensiero che lei avesse deciso di passare la notte con Nancy.

L'idea che lei avesse potuto scartarmi in favore di mia sorella

era quasi troppo da sopportare,

ed io affondai di nuovo nel mio cuscino,

pensando che la nostra vita di amicizia fosse finita,

e che io fossi di nuovo solo al mondo.

E poi udii un lieve rumore familiare...

il soffice, melanconico rumore che Tulip fa quando è triste.

Era stata attirata nella stanza di mia sorella e tenuta lì contro la sua volontà,

ed immediatamente mi seguì tornando nella mia stanza.

Era rimasta ciò che era sempre stata...

il mio cane.

Non avrei mai dovuto dubitare di lei.

Ma ora che ero stato smentito,

potevo cadere felicemente in un sonno profondo e ristoratore.

Non avrei avuto pace da Nancy, comunque.

Non essendo riuscita ad avere Tulip dalla sua parte,

era pronta a continuare questa battaglia sino in fondo,

per quanto cruenta potesse essere.

Nancy, naturalmente, aveva fatto affidamento sulla mia incapacità

a restare fermo a guardarla mentre veniva attaccata senza intervenire.

Lei deve perciò aver avuto una gran soddisfazione

vedendomi picchiare il mio cane, sebbene ogni colpo cadesse controvoglia.

Tulip! Giù!

Basta con queste assurdità, Tulip!

Tulip!

Giù! Fermati, Tulip!

Ricordo a malapena per quanto tempo

queste due donne formidabili si azzuffarono per la mia custodia.

Fu certamente per più di un anno.

E fu piuttosto...

...deconcentrante.

Purtroppo, ormai pochissimi miei amici mi chiedevano di andare a trovarli.

Chi non ha animali domestici è un po' smemorato nell'invitare Tulip...

...due volte.

Le persone sembrano contrari a farsi assaltare

ogni volta che incrociano le gambe nei loro salotti.

Uno degli ultimi ospiti ad invitarci nella sua casa di campagna

fu il Capitano Pugh,

che aveva prestato servizio con me in Francia nella guerra del 1914.

Non avevo saputo nulla di lui per molti anni,

e poi d'improvviso si era rifatto vivo.

Diceva di avere una fattoria nel Kent

e mi ordinò di andare a trovarlo.

Aggiunse amabilmente Tulip all'invito,

e così andammo insieme giù nel Kent, quello stesso mese.

In realtà, ricordavo molto poco del mio ospite,

eccetto che fu un ufficiale

che riuscì ad associare grande coraggio ed efficienza

con una marcata attitudine all'indolenza.

Quando, ad esempio, voleva il domestico o l'attendente,

era sua abitudine sparare con la pistola

un colpo per il domestico, due per l'attendente,

per risparmiarsi lo sforzo di gridare.

Strano tipo.

Un personaggio bizzarro.

E, come stavo per scoprire, fissato con le sue maniere.

I suoi capricci, infatti, contribuirono alle disavventure

che ci capitarono sotto il suo tetto.

"Spero che Tulip non le rincorra.

Stanno facendo molte uova attualmente."

Speravo anch'io di no.

Forse insinuò che dovevo portare Tulip al guinzaglio,

ma come si può valutare l'intelligenza di un animale

se uno non gli offre l'opportunità di dimostrarla?

"Tulip!"

Troppo tardi.

Mi scusai a profusione,

ma si rivelò essere per nulla un gatto importante.

"Può stare lì, adesso."

Manderò qualcuno a farlo uscire prima che cali la notte.

Mi permisi di...

Sì.

Mi permisi di divertirmi.

Mai avrei pensato che quel gatto si sarebbe preso la sua rivincita su di noi più tardi.

La pigrizia del Capitano Pugh aveva solo guadagnato terreno.

Il problema che lo preoccupava di più sembrava essere se,

per un'ora o più, sia prima che dopo ogni pasto,

sarebbe più gratificante un pisolino sul sofà,

o spogliarsi e tornare a letto.

Tutte le stanze, inclusi il bagno e la cucina, erano arredate con un sofà.

In quei rari momenti in cui stava in piedi...

Pugh camminava impettito tra i suoi fabbricati agricoli urlando comandi in stile militare

e provocando grande costernazione tra le vacche.

"Bene, adesso! Avanti! Mach!"

"Andiamo, dunque! Andiamo!"

"Svelte!"

"Andiamo, dunque!"

"Va bene, mucche!"

"Riposo!"

Quindi si ritirò per la notte salendo l'ampia scalinata di legno

coi suoi passi lenti per ridurre lo sforzo delle gambe.

Pugh si fermò per dire che aveva il sonno leggero

e quindi sperava che Tulip l'avesse pesante.

In modo da svegliarci riposati come un gigante.

Io ero stato assegnato alla camera da letto accanto alla sua.

E oltre al letto che conteneva,

fui felice, ma non sorpreso, di trovare un comodo sofà...

per Tulip.

Infatti, Tulip è una dormigliona molto tranquilla,

anche se mi farà di solito una visita durante la notte

e metterà il suo naso contro la mia faccia.

Forse urlo mentre sogno, oppure no,

e lei desidera rassicurarsi che io non sia morto.

Perciò non mi stupii quando mi svegliò circa alle 2 del mattino.

Io l'accarezzai e mi girai dall'altra parte.

Mi toccò come se ci fosse una emergenza. Cosa poteva volere?

Ah! Era per questo.

Mi lasciò, ma non andò sul suo sofà.

"Non essere noiosa, Tulip!"

"Torna a letto!"

"Andremo dal gatto domattina."

Silenzio...

Poi sentii...

plop... plop... plop.

Frugai in cerca dei miei fiammiferi.

Tulip stava venendo da me dall'altro lato della stanza,

scodinzolando e fissandomi con occhi dolci e luminosi

mentre mi baciava la guancia.

Evitando tutti i tappeti, aveva lasciato i suoi escrementi sul linoleum

il più lontano possibile da me,

contro la porta che comunicava con Pugh.

E in effetti non avrebbe potuto farne a meno.

Capii subito, quando scesi dal letto per guardare,

che non avrebbe potuto trattenersi un momento in più.

"Tulip!"

Aveva usato ogni stratagemma in suo potere per dirmi qualcosa,

e io non avevo compreso.

Purtroppo, per l'abisso che separa uomo ed animale.

Aveva perso fiducia in me in quel momento?

Me lo sono spesso chiesto tristemente.

Povero Pugh.

Non era, temo, con l'aspetto di un gigante riposato

che apparve più tardi al tavolo della colazione.

Disse gentilmente che non aveva importanza.

E invece sì.

Il Norton stava aspettando in cortile, col motore che sogghignava con impazienza.

Tulip non fu mai più invitata.

Ma qui la storia trova un lieto fine.

Se avevo perso parte della fiducia di Tulip in quel periodo,

ho ragione di credere che la riguadagnai più tardi,

come vedremo presto.

I cani leggono il mondo attraverso i loro nasi e scrivono la loro storia nell'urina.

Tulip è particolarmente istruttiva quando è nella stagione.

Lei ha due tipi di urina, la necessaria e la sociale.

In quella necessaria si accovaccia direttamente e bruscamente

abbassando gli stinchi,

e le zampe posteriori formano una sorta di diga

contro il ruscello che sgorga da dietro.

La sua espressione è compiaciuta.

Per l'urina sociale si accovaccia raramente,

ma si tiene in equilibrio su una zampa posteriore, l'altra è alzata in aria.

Una singola goccia basterà.

L'espressione della sua faccia è seria, come se stesse firmando un assegno.

Lei presta attenzione socialmente di un'ampia gamma di cose,

il gruppo più comune è quello degli escrementi degli altri animali.

Lo sterco fresco di cavallo ha un fascino speciale per lei

ed è sempre irrorato generosamente.

Allora inizia a irrorare ogni cibo che è stato scartato...

panini, ossa...

pesce, pane...

vomito...

a meno che non sia cibo che vuole mangiare.

Presta una rispettosa attenzione ad animali morti e in decomposizione.

Venne un giorno in cui lei aggiunse improvvisamente la mia urina

agli altri privilegiati oggetti della sua attenzione sociale.

Com'ero commosso.

Come mi sentii onorato.

"Oh, Tulip.

Grazie", dissi.

E adesso lei lo fa sempre.

Quindi sento che semmai ci fossero delle differenze tra di noi...

adesso erano state spazzate via.

Mi sento un vero cane.

Subito dopo che Tulip era entrata in mio possesso, iniziai a cercarle un marito.

Finora aveva avuto una vita solitaria e frustrata.

Ora doveva averne una piena.

Una vita piena includeva naturalmente i piaceri del sesso e della maternità.

E anche se non potevo, certo, ospitare i suoi cuccioli nel mio piccolo appartamento,

era una questione di cui mi sarei occupato dopo.

La signorina Canvenini mi fornì l'indirizzo di un certo signor Blandish,

che viveva a Sheen e possedeva un buon pastore tedesco di nome Max,

che era disposto a prestare.

Max si rivelò poi come un cane bello e robusto,

col portamento grave del vecchio servitore di famiglia.

Quando fui invitato nel soggiorno...

"Accompagna il signore, Max."

...mi tenne sotto stretta sorveglianza.

La casa e la sua gestione, chiaramente, appartenevano a lui.

Dargli confidenza, era chiaro, sarebbe stato una scioccante violazione dell'etichetta

come se uno avesse tentato di accarezzare il maggiordomo.

"Fiammiferi."

"Fiammiferi. Non ci sono fiammiferi in casa?"

"Oh, be', non importa. Credo di averne alcuni."

"Grazie, Max."

"Allora questa sarà la prima esperienza di...

con il sesso opposto?

Mi hanno detto che potrebbero esserci delle difficoltà a meno che..."

"Oh, non deve preoccuparsi di questo.

Max sa bene il fatto suo."

"Quindi è già stato sposato?"

"Non è mai stato sposato, è vero.

Ma quando eravamo in campagna un paio d'anni fa,

si imbatté in una cagna randagia in calore.

Una niente affatto chic.

E lui fece i suoi comodi con lei sul posto.

Sarà lieto di ripetere la sua performance con Tulip,

posso garantirglielo."

"Oh, allora, be'... era solo che..."

"Lasci fare tutto a me."

"Ho un piccolo libro molto affidabile,

non che Max abbia bisogno di consultarlo."

"E' tutto a posto, Max.

Il signore ha il permesso.

Nel caso lei avesse preso il cappello sbagliato."

Una presentazione formale fu effettuata alcuni giorni dopo.

Il suono gutturale di Max mentre avanzavamo nel vialetto d'accesso

annunciò che era in servizio.

E la porta, aprendosi, lo mostrò piazzato direttamente sulla soglia come prima.

Ma non appena Max si approcciò a Tulip nella maniera più affabile,

lei si voltò vigorosamente verso di lui

e lo fece entrare nella dispensa.

I Blandish non si offesero.

Signor Blandish.

"Vedo che è proprio una cagnetta dolce e per bene."

"Posso vederli andare benissimo d'accordo quando arriva il suo momento."

In più sogghigna e fa l'occhiolino alla signora "B".

Non potei fare a meno di chiedermi da quale conoscenza derivasse un simile ottimismo.

"Che dovrebbe essere tra il suo settimo e nono giorno."

Il suo dito indice puntava consapevolmente il cielo.

"Le nozze avranno luogo nel giardino sul retro."

Indicava la mia cravatta.

"Be, le mie informazioni dicevano un giorno successivo,"

azzardai a commentare...

"e che la seconda settimana potrebbe essere meglio."

Ma lui rispose con fermezza che ero in errore

e che potevo tranquillamente lasciar decidere a lui.

Suggerii poi che avrebbero potuto esercitarsi assieme fino ad allora.

"Buona idea!", disse la signora Blandish.

Ma suo marito si oppose subito categoricamente.

Era la signora Blandish che portava Max a passeggio mentre lui era al lavoro.

E lui non le permetteva di avere un ruolo nell'affare, perlomeno in sua assenza.

Quando ce ne andammo, Max fu portato fuori dal suo nascondiglio per salutare Tulip.

"L'altra sua moglie lo morse alla spalla,

ma non gli importeranno affatto degli altri morsi

quando arriverà il suo momento con Tulip."

Lo disse con un tale gusto

che guardai di nuovo involontariamente la signora Blandish,

che stava sorridendogli maliziosamente con i suoi piccoli denti bianchi.

La cara Tulip scelse di andare in calore nel bel mezzo dell'inverno più artico

che questo gelido paese aveva sofferto in 50 anni.

Ma era la mia prima esperienza di lei in questa condizione,

e io ne fui incantato.

Ero commosso dal misterioso processo che lavorava dentro di lei

e mi sentivo molto dolce verso di lei.

Quella piccola, scura gemma, la sua vulva...

divenne gonfia e più evidente quando lei camminava davanti a me,

e a volte doveva procurarle del solletico o qualche altra sensazione,

perché d'improvviso si accucciava sulla strada e iniziava a leccarla.

"Tulip sta ancora sanguinando, temo."

"Oh, non si preoccupi."

"Sì."

"Non fa niente.

Andrà tutto bene dopo che li lasceremo da soli insieme in giardino.

Si metteranno al lavoro in un baleno."

- "Sì." - "Sì."

"Andrà tutto bene."

La fine di questo fiasco sarà già evidente.

Max fu spinto da Tulip di nuovo in casa.

E questo che segnò la fine dell'indulgenza del signor Blandish e della nostra visita.

"Sei una attiva ragazza", dissi a Tulip,

mentre andavamo via camminando sulla neve.

Ma adesso lei era, siccome mi aveva di nuovo per sé,

di un disarmante buonumore.

E non appena fummo a casa, tentò di conferire sulla mia gamba

tutto l'amore che il pusillanime Max aveva negato.

La signorina Canvenini mi informò

che accoppiare dei cani non era sempre una cosa semplice

e aggiunse la tardiva informazione che, quando i cani sono inesperti,

l'applicazione di un po' di vaselina sulla cagna

a volte aiuta ad eccitare e a determinare l'interesse,

oltre ad agire come lubrificante.

Poi mi mise in contatto con un certo signor Plum,

che possedeva un pastore tedesco ben curato fuori Putney Hill.

"Adesso sii seria", dissi a Tulip.

Suonai il campanello del signor Plum.

Lui apparve subito e ci condusse nel garage.

"Bel cane," dissi. "Qual è il suo nome?"

"Chum", disse il signor Plum.

Il signor Plum guardò l'orologio.

"Forse Tulip si concentra meglio se li lasciamo da soli,"

suggerì il signor Plum.

Lui guardò di nuovo l'orologio.

"La signora Plum ha una tazza di tè per noi nell'appartamento",

aggiunse il signor Plum, guardando l'orologio.

Due tazze di tè erano già state versate.

Sollevai la mia. Non era tiepida. Era fredda!

La cosa impressionante della cucina della signora Plum era la sua pulizia.

La cucina era più l'esposizione di un modello ideale di casa,

che una stanza realmente in uso.

La signora Plum era in piedi nel suo esatto centro,

tenendo in braccio la bambina più somigliante a una bambola che avessi mai visto.

Mi congratulai con la signore Plum per la bellezza della sua cucina

ed aggiunsi che era un prodigio

mantenere un posto così pulito quando esso ospitava un cane.

E lei rispose con la sua voce grave che Chum non era ammesso in casa

perché i cani sporcano.

Tulip era esattamente dove l'avevamo lasciata.

La spalmai generosamente di vasellina e cercai di tenerla ferma

mentre il signor Plum si sforzò di aiutare Chum a prendere una mira più precisa.

Fu tutto inutile.

Capii che i nostri sforzi per compiacerla

si erano trasformati in crudeltà e dissi: "Dobbiamo fermarci."

Potrebbe essere, come suggerì il signor Plum,

che lei possa rilassarsi di più

se l'azione fosse trasferita nel mio appartamento?

Tulip accolse Chum con gioia infantile

e subito istituì dei giochi da bambini,

inseguendolo o facendosi inseguire da lui

dentro e fuori dal mio appartamento, spargendo giornali come foglie al vento.

Chum la trovava ancora attraente,

ma di interesse sessuale da parte di lei non c'era segno.

Più tardi, li portammo fuori insieme per una passeggiata per Putney.

Cosa cercava di dirci Tulip?

L'avevo portata da Max troppo presto e da Chum troppo tardi?

Nessuno dei due cani era personalmente accettabile per lei?

O la sua devozione per me era tutto l'amore che le occorreva?

"Qui, Chum! Bravo ragazzo!"

"Vieni qui, ragazzo! Vieni qui, ho detto!"

"Vuoi fare come ti ho detto?"

"Chum!"

"Immaginavo che Chum avrebbe fatto così. Be', non voglio biasimarlo.

Abbiamo fatto delle belle escursioni insieme, ma certo, quando sei sposato,

hai altre persone da considerare,

ed è naturale che anche la moglie reclami compagnia."

Ma io avevo smesso di ascoltare le riflessioni addolorate del signor Plum.

A tagliare il nostro cammino c'era una curiosa figura

che catturò istantaneamente la mia attenzione.

"Non sarei sorpreso se fosse una cagna sterile.

Troppo nervosa e troppo tesa per i miei gusti.

Ora, se non fosse perché è domenica

e ho con me un ragazzo e tutto il resto,

non mi dispiacerebbe sguinzagliare su di lei uno dei miei cani, qui e adesso.

Loro scoprirebbero subito se è una cagna sterile o no."

"Non c'è molta gente qui attorno.

Non possiamo andare fino a quei cespugli?

Là nessuno ci vedrebbe."

"Sarei lieto di provare,

ma non posso davanti al ragazzo.

Le ha dato una traccia?

Sa, una imbeccata?

Ci sono dei modi per stimolarla."

"Vasellina?"

"Ah, lo sapeva già."

"Non mi dispiacerebbe dimostrarlo su uno dei miei cani,

se non fosse per la presenza del ragazzo."

Avevo ormai una così intensa antipatia per questo giovane dal volto malaticcio,

che sembrava che ci fosse poco che lui non sapesse già sull'arte dell'auto stimolazione,

che potevo appena tenere l'astio fuori dal mio sguardo e chiesi con tono irritato

se non lo si potesse mandare a fare una passeggiata da solo.

Il desiderio di istruire è una cosa potente,

e il nostro insegnante non poté resistere.

Perciò mandò via il ragazzo con uno dei cani,

e quindi, dopo una prudente occhiata intorno,

dimostrò sull'animale restante

cosa accade se uno esercita una lieve pressione accalorata sul suo membro.

Su quello che accadde dopo non occorre dilungarsi oltre.

E quella fu la fine del mio tentativo di maritare Tulip quella stagione.

Avevo un mucchio di problemi coi cani della zona,

molti più di quanti ne avevo avuto in inverno.

Diventò un rompicapo sapere dove portare a spasso a Tulip quando era in calore.

L'unica sua colpa era l'inclinazione a spargere la notizia della sua condizione

irrorando l'uscio entrando e uscendo,

il che ovviamente attirava tutti i cani del vicinato in un lampo,

che aspettavano speranzosi intorno all'edificio per il resto della sua stagione.

Da allora in poi, le sue passeggiate divennero un tormento

come i tentativi delle star dei film

di lasciare l'Hotel Savoy inosservate dai reporter.

La discrezione, perciò, era un prerequisito essenziale per il successo.

Un singolo latrato ci avrebbe tradito.

I cani si materializzavano dal nulla e correvano verso di noi.

Alcuni erano così piccoli, che per nessun colpo di fortuna

avrebbero potuto realizzare la loro alta ambizione.

Alcuni erano così vecchi e artritici che riuscivano appena a zoppicare.

Eppure tutti lasciavano cuore e casa e lottavano dietro di noi a tal punto

che spesso mi chiedevo se quelli che mollavano riuscivano mai a tornare a casa.

Allora persi le staffe.

Smammate! Sciò! Levatevi dalle palle!

Iniziai a tirare addosso alle impavide creature bastoni e zoccoli,

ma Tulip volò via all'istante per recuperarli

e tornò con diversi cani aggrappati al suo sedere.

Con tutta l'intelligenza sparita dai suoi occhi,

raggiunse un punto di follia, strappando i miei vestiti o la mia carne coi denti.

Molte delle nostre passeggiate, perciò, finivano col cattivo umore.

Ed ero grato di tornare a casa in salvo, fuori dalla portata dei nostri oppressori,

che, essendo incapaci di superarsi in qualsiasi altro modo,

rimanevano dov'erano.

C'era un meticcio nel mio quartiere

a cui Tulip era così devota che si trattava proprio di una storia d'amore.

Lui era un terrier molto piccolo e piuttosto impacciato

con un faccino cattivo. E dovevo solo pronunciare il suo nome, che era Watney,

perché lei drizzasse le orecchie e mi portasse eccitata

al pub nel quale lui viveva.

Il proprietario lasciava uscire il cagnolino e Tulip lo salutava

con tutte le sue più belle dimostrazioni di gioia.

Ogni tanto, lei gli metteva una zampa sulla schiena,

come se volesse tenerlo fermo per contemplarlo.

Cosa lei avesse visto o fiutato in quel triste cagnolino

non sono mai riuscito a capirlo.

Durante i calori di lei, lui viveva praticamente sul nostro uscio,

e, quando lei appariva, si aggrappava come un crostaceo a una delle zampe posteriori

mentre lei sopportava con pazienza e gli consentiva di farle

ciò che voleva e poteva o non poteva.

Ma quando, nei lunghi intervalli infecondi, lei lo visitava nel suo pub,

lui non trovava mai più di un momento da dedicarle.

Appurato, con una fiutata, che non c'era nulla da fare,

lui tornava rigidamente ai suoi doveri dietro al bar.

"Non importa, Tulip cara", le dissi.

"E' così che va il mondo, temo."

La cosa più bella per lei, mi era quindi sembrato,

sarebbe trovarle un Watney pastore tedesco.

"Ho affittato un bungalow a Sussex per l'estate.

Il proprietario accetta cani.

Non c'è bisogno di cercare ancora, se sei in cerca di un alloggio per le vacanze.

N."

"Ho programmato gli affari amorosi di Tulip qui a Londra.

Non possiamo venire. Joe."

"Nessuno dei tuoi cani è bravo quanto Mountjoy.

E la signora Tudor-Smith è molto entusiasta del matrimonio.

N."

Questo era l'asso della manica di Nancy.

Mountjoy appartiene ad alcune persone a poca distanza da Witchball Lane.

E' un pastore tedesco di una stirpe così antica ed aristocratica...

che hanno sentito dichiarare alla signora Tudor-Smith

che la genealogia del cane veniva persino da più lontano della propria.

Io l'ho visto spesso,

proprio fuori dal cancello di Badgers' Holt, dove risiedeva.

Sembra stare sempre nel classico atteggiamento da "cane da concorso",

come se l'avesse inventato lui.

E posa perennemente per le macchine fotografiche

che deve credere che siano da qualche parte.

Se avesse emesso qualunque suono più forte di uno sbadiglio, non lo avrei sentito.

Certamente, nulla è più volgare di un latrato.

"Cara Nancy, ho una urgente questione di affari

che potrebbe richiedere la mia presenza a Londra durante l'estate."

"Se vuoi una seconda opzione, il Colonnello Finch dice che puoi avere Gunner quando vuoi.

N."

Ci andammo.

"Be', siamo qui, no?

Ma non hai idea delle difficoltà future. Non puoi assolutamente farcela."

"Stai esagerando! Se puoi farcela tu, ce la faccio anch'io!"

Tulip entrò in calore il primo giorno di giugno,

e in pochi giorni Mon Repos fu in stato di assedio.

Nancy iniziò a considerare ciò piuttosto divertente,

e trovò dolci dei piccoli Scottie e Sealyham che vennero a farci visita.

Lo trovò meno divertente, però,

quando si accumularono e si accamparono fuori tutta la notte

litigando e guaiendo in mezzo ai sette nani.

Nancy lo trovò ancor meno divertente quando provò a portare Tulip a passeggio

e cadde nell'errore che avevo fatto io,

tentando di scacciare la sua scorta,

che comportò un coro di lamentele tra la gente del posto

perché era stata vista coi vestiti e la carne lacerati.

Tulip perciò non veniva portata fuori,

e tutte le finestre le presentavano

uno spettacolo di una dozzina circa dei suoi amici maschi ad attenderla fuori.

Abbaiava a loro incessantemente.

Loro abbaiavano di rimando. Lei iniziava a ululare.

Le costose tende erano tutte a brandelli.

Presto entrarono con la forza in diversi punti,

e mia sorella ed io ci impegnammo nell'espellere cani di ogni forma e taglia,

dalla sala da pranzo,

dalla veranda,

e persino di notte dalle nostre camere da letto.

"Non ho mai visto un simile disastro!

Sei una vera disgrazia!"

"Forza! Levatevi dal cazzo! Fuori dalle palle! A casa!"

"Tornate alle vostre catapecchie!"

"Non siete della sua classe."

"Dannati e maledetti cani!"

"Joe!"

"Joe!"

"Per amor di Dio! Joe!"

Tulip non aveva visto Mountjoy durante la sua settimana di corteggiamento.

I Tudor-Smith avevano ritenuto inopportuno

che lui si mischiasse con una simile marmaglia.

Ma adesso era il momento giusto e lei fu felice di vederlo.

E non appena lui rese palesi i suoi desideri,

lei gli permise di montarla.

Ma per qualche motivo lui non riuscì ad ottenere il suo scopo.

Mi sembrò che i suoi colpi non l'avessero raggiunta.

Dopo un po', lei si disimpegnò e iniziò a civettare di fronte a lui.

Ma lui aveva uno scopo più serio in vista.

Di nuovo lei si posizionò. Stavolta sembrava che lui si fosse spinto più avanti,

ma lei fece un grido nervoso e scappò da lui ancora una volta.

Provarono più volte. Accadeva sempre la stessa cosa.

Era triste guardarli tentare di conoscersi l'un l'altra e fallire sempre,

finché lei non volle avere più nulla a che fare con lui e lo spinse via.

Chi avrebbe mai supposto

che accoppiare una cagna potesse essere un problema così sconcertante?

Chiamai il veterinario locale. Il mattino dopo, venne e stette con me

mentre gli animali ripeterono le loro buffe acrobazie, futili ed estenuanti.

"E' colpa del cane.

Il suo prepuzio è troppo stretto, sa?

Non riesce a penetrarla.

E' una disabilità che poteva essere corretta quando era cucciolo.

E' anche un cane sterile.

Ha un testicolo che non è sceso.

Questa è una seria interdizione all'accoppiamento."

"Vattene!"

Non c'era nulla ora che potessi fare, salvo prendere Tulip e portarla a Mon Repos.

# Gli esseri umani sono puritani e noiosi #

Rientrammo nel suo taxi e tornammo indietro.

Stava calando la sera.

La riportai nel giardino sul retro distrutto,

e fu mentre ero lì con lei

che il cane del vicino spuntò da ciò che restava della staccionata.

Stava appeso lì, nella luce fioca... metà dentro, metà fuori...

la sua attenzione fissata cautamente su di me.

Era un indecente e sporco birbantello.

Gli sorrisi.

"Be', ecco qui, vecchia mia", dissi a Tulip.

"Prendere o lasciare. Decidi tu."

Sapevo che il mio intervento era giunto al termine.

Tulip mi guardò in modo spaventato e supplichevole.

"Cielo", pensai.

"E' questo l'amore? Sono questi i piaceri del sesso?"

Occorse una buona mezz'ora prima che la natura liberasse Dusty, che fuggì subito.

Ed era come se lei fosse stata liberata più da una situazione di grave pericolo

che dalle braccia dell'amore.

Il giorno seguente, fu chiamata una automobile per portarci alla stazione.

Quando tutto fu pronto per l'immediata partenza,

il motore acceso, la portiera aperta,

io emersi dalla villetta in rovina con Tulip in testa

e mi sottoposi al fuoco di fila dei cani, giù per il vialetto del giardino.

Ci inseguirono in branco così lontano, lungo le stradine di campagna,

che d'improvviso temetti che i più ostinati

sarebbero arrivati alla stazione e avrebbero invaso il treno.

La scena aveva la qualità di un incubo,

ma finalmente la macchina li distanziò tutti,

e noi andammo via salvi.

Tulip non era una cagna sterile.

In seguito, quando aumentò di peso,

cominciai a progettare una cuccia per lei.

Chiesi alla signorina Canvenini di darci una mano nel caso ci fosse servita.

Ma Tulip ci prese alla sprovvista.

Partorì cinque giorni prima del previsto

ed era sola nel mio appartamento quando iniziò il travaglio.

Era nella sua cuccia.

Lei, dopo tutto, ne aveva capito lo scopo.

Ansimava. Un flebile suono, come il garrito distante di gabbiani,

proveniva dalla cuccia.

Sapevo che Tulip era felice che io fossi li.

Tuttavia non la avvicinai.

Non vedevo bene, ma avevo capito cosa stava succedendo.

E udivo lavorare la sua lingua e i suoi denti.

Fiutava questo pacchetto uscito da lei,

recideva il cordone ombelicale, liberava la piccola creatura dai suoi tessuti,

e mangiava la placenta.

Ero incantato da questo bellissimo animale.

Nel mezzo della sua vita,

eseguendo infallibilmente su se stessa

la delicata e complicata vicenda della creazione,

come se fosse diretta da qualche saggezza divina.

Mise alla luce otto cuccioli ad intervalli di mezz'ora.

E non ebbe finito finché non calò la sera.

Quando fu chiaro che aveva finito,

andai a baciarla.

Mi permise di toccare e sollevare i suoi cuccioli.

Aveva piena fiducia in me, che non avrei fatto loro del male.

Era stata mal riposta.

Quando mi tornò il buon senso e immaginai un futuro con otto cani in più...

preparai un secchio d'acqua e un sacco di farina riempito

con quanti oggetti pesanti potessi tenere nelle mie mani.

Come potevo distrarre l'orgogliosa attenzione di Tulip,

mentre io compivo il mio misfatto?

Di colpo, lei si affrettò in salotto,

come se andasse sul mio terrazzo, che era la sua abituale latrina.

Per la prima volta in vita sua, aveva sporcato apposta il mio appartamento.

Ma non stavo pensando a quello mentre pulivo tutto.

Stavo pensando a quanto tristemente disordinata e magra lei fosse apparsa

nella breve occhiata che le avevo lanciato.

Il secchio e il sacco della farina erano destinati a non essere usati come previsto.

Ma guardando indietro attraverso gli anni, sarebbe stato meglio se fosse successo.

E mentre guardavo sul terrazzo la fioritura di queste affettuose, indifese vite,

speravo di dare le creature

a persone adulte, educate e agiate,

ma le mie speranze non si realizzarono.

Il mio padrone di casa, comprensibilmente,

mi disse di portare subito fuori i miei animali o me stesso.

I cuccioli andarono, uno dopo l'altro, a chiunque li avesse presi.

Quanto bene feci per loro?

Feci alla fine quello che non volevo fare.

Li affidai alla fortuna.

Avevo volato troppo in alto.

Salute e felicità non possono essere assicurate.

E l'unico modo di evitare l'onere della responsabilità per le vita degli animali

è non farne mai un traffico.

Diedi un cucciolo a un amico negoziante, che si era offerto di trovargli una casa.

Fu venduto subito... a chi, non l'ho mai scoperto.

Che ne è stato di lui? Non lo so.

Il proprietario di uno disse che era stato troppo difficile addomesticarlo.

Il proprietario di un altro, un lavoratore e, da ultimo, un bevitore,

imbastirono una lunga storia per spiegare la sua scomparsa.

L'impulso di scoprire il loro piccolo destino si affievolì presto.

Meglio non sapere.

Qualunque errore io abbia commesso nella mia gestione della vita del mio animale,

lei visse fino alla veneranda età di 16 anni e mezzo.

Ero un po' svuotato nello spirito quando Tulip entrò nella mia vita.

E i 15 anni che visse con me

si trasformarono nei più felici della mia vita.

Entrò nella mia vita quando avevo poco più di 50 anni,

e la trasformò completamente.

Mi offrì ciò che non avevo mai trovato nella mia vita con gli umani,

costante, leale, incorruttibile, acritica devozione,

che è nella natura dei cani offrire.

Si mise interamente sotto il mio controllo.

Guardandola a volte, nei suoi ultimi anni,

ero solito pensare che l'amico ideale...

che non volevo più, forse non l'ho mai voluto...

avrebbe avuto la mentalità della mia Tulip,

sempre al servizio di qualcuno con la devozione di un animale fedele e acritico.

Non sono tutti i contatti umani basati sul desiderio di una persona

di reclamare l'affetto di un altro?

Ognuno, pare, spera che tutti gli altri siano diversi da ciò che sono loro.

Joe!

Joe!

Joe!

Che vita tesa e ansiosa devono condurre i cani,

così emotivamente coinvolti nel mondo degli umani,

il cui affetto si sforzano tutto il tempo di assicurarsi,

alla cui autorità ci si aspetta che obbediscano incondizionatamente,

e la cui mente non possono che raggiungere e comprendere in modo imperfetto.

Stupidamente amati, stupidamente odiati, acquistati senza pensarci,

allevati e governati senza comprensione,

passati a miglior vita o soppressi con noncuranza,

chissà, mi chiedevo,

se questi discendenti delle creature

che, migliaia di anni fa nelle foreste primordiali,

assediarono il cuore dell'uomo,

lo presero sotto la loro protezione,

tentarono di domarlo,

e fallirono...

soffrivano di emicrania?

Traduzione: Toffetta, MrWhite Revisione: Jago71 younditalia.wordpress.com

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