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Che cosa ci fai qui ?
- Non puoi starci da sola, è pericoloso. - Non è pericoloso.
- So usare tutte queste macchine. - Tutte sai usarle ?
Allora, se sei così brava, facciamo un gioco.
- Ti va ? - Sì. - Metti queste.
Dimmi se senti qualcosa.
- Ci sono rumori fortissimi. - Sono interferenze, non ci interessano.
A noi servono dei suoni. Chiudi gli occhi, così senti meglio.
- Perché ? A che cosa serve ? - Chiudi gli occhi e te lo dico.
La macchina serve a capire se c'è qualcosa in mare pure senza vederlo.
Tieni gli occhi chiusi, non barare.
- Ho sentito un suono. - Sicura ? - Un altro suono.
Vieni a vedere, guarda. Vedi quella barca lì ?
Quella barca lì è questo segno qui.
Questo gioco è bellissimo. Come si chiama ?
Non ha ancora un nome, dobbiamo trovarglielo.
Mi raccomando, è un segreto, non devi dirlo a nessuno.
Mi piacciono i segreti, ne ho uno anche con Isabella.
Con Isabella ?
- Che segreto è ? - Non posso dirtelo, è un segreto.
- Amore, una telefonata dalla tua banca di Londra. - Sì.
- Torno subito, così troviamo un nome per questa macchina. - Sì.
Allora ?
Sono apparecchiature diverse da quelle dell'altro filmato.
Sappiamo che Marconi le ha spostate dal suo laboratorio sull'Elettra.
Esattamente, eccellenza, che cosa volete sapere ?
Se sono compatibili con la costruzione di un'arma.
- Da quello che vedo, direi di no. - Ne è sicuro ?
Non mi dilungo in particolari scientifici che le direbbero poco
ma assolutamente sì. - Bene.
- La misura è colma. - Che cosa intendete dire ?
Non mi dilungo in particolari di politica che le direbbero poco.
Un momento.
Che cosa sapete dirmi sulle ricerche del professor Fermi ?
(in inglese) Come le dicevo, siamo spiacenti, signor Marconi.
E' solo politica, sono certo che capirà.
Che c'è, Guglielmo ?
Alla Barclays Bank dicono che visti i rapporti tra Italia e Inghilterra
non possono più pagarci gli interessi dei conti.
- Siamo loro clienti da anni. - E' quello che gli ho detto.
Gli ho detto che grazie a quei conti hanno guadagnato molti soldi.
Sai che mi hanno risposto ?
"E' la politica, signor Marconi."
- La politica. - Quindi che succede ora ?
Guglielmo.
Non potremo più permetterci questa barca, per esempio.
- Allora, la vendiamo. - Questa è la nostra casa.
Lo so, ma non abbiamo bisogno di una barca così grande.
Ne compriamo una più piccola.
Poi partiamo in giro per il mondo come una volta.
- Non sarebbe bellissimo ? - Sì.
Sì, sarebbe bellissimo.
Sai che ho capito fin da quando ero piccolo ?
Quando fai un esperimento
poi ci sono una serie di azioni e reazioni che non dipendono da te.
Non le puoi più controllare.
- Voglio andare a terra. - Dove vai ?
- Voglio parlare con il ministro Bottai. - Va bene.
Venga, Marconi. Mi ha anticipato, l'avrei fatta chiamare io.
- Davvero ? - Sì. Saranno le sue onde.
Volevo parlarle e i nostri cervelli hanno comunicato a distanza.
- Ci arriveremo prima o poi, no ? - Se potrò lavorare in pace, chissà.
La prego, si sieda.
Grazie, resto in piedi.
- Che cosa voleva dirmi, ministro ? - Sì.
Le amministrazioni di tutti gli Istituti di ricerca del Paese
saranno controllate dal mio Ministero tramite le Università.
- Che cosa ? - Stabiliremo che cosa si deve sviluppare e che cosa no
tenendo conto delle contingenze economiche.
- Politiche, vuole dire. - Certo.
Tutto è politica, lo sa.
Quando una famiglia è in ristrettezze
e noi lo siamo a causa delle sanzioni internazionali
che cosa fa un bravo padre di famiglia ?
- Taglia i rami secchi. - La scienza non è un ramo secco. - Certo che no.
Non mi fraintenda, però converrà con me
che alcuni scienziati pensano a coltivare il loro orticello
senza tenere in considerazione gli interessi del Paese.
Le mie ricerche sono al servizio del Paese.
Chi stava parlando di lei ?
Forse lei personalizza troppo.
- Vuole ? - E' una scelta miope che nuocerà all'Italia e lei lo sa.
- Il Duce non è dello stesso parere. - Il Duce ? - Mmm.
Ha avallato lui stesso questo provvedimento.
Mi dispiace riferirle che è molto deluso dalle sue mancate promesse.
Le mie promesse o la vostra propaganda ?
Le ho solo riferito le sue parole, mi consideri un umile ambasciatore.
Lei che cosa voleva dirmi ?
Ci siamo spiegati abbastanza. Arrivederci, ministro.
Arrivederci, Marconi.
Com'è andata ?
- Bottai è molto intelligente. - Che intendi ?
Non gli è mai importato dei miei esperimenti.
Voleva solo mettermi in cattiva luce con Mussolini e ci è riuscito.
L'unica cosa che ha sempre voluto era il controllo della ricerca
e adesso sarà tutta nelle sue mani.
Che facciamo ?
Devo parlare con il Duce.
- Andiamo a Palazzo Venezia ? - Sì.
- Buongiorno, Mario. - Isabella.
Hai visto quel signore americano con cui parlavo l'altra sera ?
- Mister Heist ? - Sì, lui. - No, non l'ho visto.
Ah, avevamo un appuntamento.
Se avessi un appuntamento con lei, io arriverei in anticipo.
Sai in quale albergo risiede ?
A volte mi chiede di mandargli delle bottiglie all'albergo Augusto.
Grazie.
- Posso lasciarti la valigia ? - Sì, la metto nel guardaroba.
Passo a prenderla prima che faccia buio.
Eccellenza, non si può.
- Devo parlare con il Duce. - Il Duce è molto impegnato.
- Aspetterò che finisca. - Potrebbe averne anche per tutto il giorno.
Chiamate e concordate un appuntamento.
Senta, è molto urgente.
- Tutti hanno qualcosa di urgente da comunicare al Duce. - Ecco.
[RISATE]
[DIALOGO NON UDIBILE]
- Dove andate ? - Cerco il signor Heist.
E' un mio amico, devo parlargli.
Purtroppo, non è più possibile, è morto.
Lo hanno ucciso con un colpo alla gola.
Non vi sentite bene ? Volete un bicchiere d'acqua ?
No, sto bene, grazie.
- Ti aspetto qui. - Sì.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Sembra rincuorante, concentratevi su questo aspetto qua.
Scusatemi un attimo.
- Senatore. - Professore. - Non doveva scomodarsi.
- Poteva chiamarmi. - Passavo di qui e ho pensato di farle un saluto.
Volevo scusarmi per le mie parole dell'altro giorno.
Vogliamo spostarci ?
Forse...
Forse l'Italia non è un Paese adatto a gente come noi.
Per noi la scienza deve essere libera
ma qui i politici non vogliono capirlo.
- Non potrei essere più d'accordo. - Lo so.
Come so che le sue ricerche e analogamente le mie
hanno bisogno di importanti investimenti statali per esistere.
Se gli investimenti non sono più possibili...
Sa qualcosa che io non so ?
A 21 anni ho lasciato l'Italia
per sviluppare la mia invenzione in Inghilterra.
A volte cambiare aria non è poi così male, sa ?
Capisco e la ringrazio del consiglio.
- Potrei riavere i miei appunti ? - Certamente.
-Glieli faccio avere nel pomeriggio, sono nel mio laboratorio. -Grazie.
- Posso fare una telefonata ? - Certo, da quella parte.
Con questo filo arrotolato ci facciamo una bobina.
[SQUILLI DI TELEFONO] Aspetta, tesoro.
- Pronto ? - Cristina, sono io.
- Dove sei ? - Dopo ti dico tutto, passami Elettra, per favore.
Tesoro, papà vuole parlare con te.
- Papà, quando torni ? - Torno presto.
Ascolta, so che i segreti non si dicono, ma facciamo un gioco.
Provo a indovinare quello che hai fatto con Isabella.
- Tu mi dici se è giusto o sbagliato, va bene ? - Sì.
Ieri quando il papà e la mamma non erano sulla barca
tu e Isabella siete andate nel laboratorio ?
Sì, lei mi ha regalato le cuffie.
Voleva provarle nel laboratorio e io le ho detto di sì.
Mi ha fatto un'intervista come quelle che fa a te con la cinepresa.
- Ho sbagliato ? - Va bene.
Va bene, non hai sbagliato.
Dimmi...
Con la cinepresa ha filmato anche i fogli che erano sulla scrivania ?
Perché questa voce ? Non è la voce di quando giochiamo.
Per favore, rispondimi. Ha filmato i fogli, sì o no ?
Non lo so, non me lo ricordo. Scusa, papà.
Amore, non è colpa tua.
Non ti preoccupare, passami la mamma.
E' lei che ci ha fatto invitare al convegno per avere campo libero.
- Ti richiamo dopo. - Va bene.
Problemi, eccellenza ?
Viviamo tempi difficili, professore.
- Isabella. - Sì.
Sono venuti due colleghi giornalisti a prenderla, la aspettano dentro.
- Colleghi ? - Sì. - Ah, sì, certo.
- Torno subito. - Dove va ? - Due minuti.
- Abita qui. - Vado a vedere se è in casa.
No, tu vai allo yacht. Resta con Elettra e Cristina.
Cristina si arrabbierà, se ti lascio da solo.
- Per favore, Umberto, ci vediamo lì. - Stai attento.
- Buongiorno. - Mi dica. - Cerco la signorina Gordon. - Ah.
- Lei chi è ? - Sì, scusi, sono...
- Sono Guglielmo Marconi. - Guglielmo Marconi ?
Sì, sono Guglielmo Marconi.
- E' vero, lei è proprio Guglielmo Marconi. - Sì.
- Che piacere ! Sono così contenta. - Grazie.
- Come mai state da queste parti ? - Cerco la Gordon. - E' partita.
E' partita stamattina. E' scesa con la valigia.
Mi ha dato i soldi dell'affitto per la padrona di casa.
Mi ha salutato, ha preso un taxi e se n'è andata.
- Ha lasciato detto dove andava ? Non so, in stazione ? - No.
Però ho sentito che diceva all'autista del taxi
di portarla al Jackie Morgan.
- Sa che cos'è ? - Forse è una specie di bar. - Va bene.
- Credo. - Arrivederci. - Arrivederci.
Senta, sono venute altre due persone a chiedere di Isabella.
- E' successo qualcosa ? - No. - No ? - No, no.
- Arrivederci. - Arrivederci.
- Tenga. - Grazie.
[MUSICA JAZZ]
- Mi scusi. - Sì ?
Cerco la signorina Isabella Gordon.
E' una signorina con i capelli rossi, elegante.
Ha lasciato qui la valigia e se n'è andata, non so dove sia.
L'ho già detto anche a quei due giornalisti.
- La ringrazio, buona giornata. - A voi.
[VOCE NON UDIBILE]
- Buongiorno. - Buongiorno.
E' entrata una ragazza con i capelli rossi sui 28 anni ?
- Non lo so, entra tanta gente. - Posso controllare ?
Vabbè, mi dia un biglietto.
- Grazie. - Sta dentro da mezz'ora.
Mi scusi.
Vieni con me.
- Ingannare una bambina, non ti vergogni ? - Non avevo alternative.
- Mi hanno costretta quelli dell'Ovra. - "Costretta" ? - Sì.
In cambio di che cosa ?
Senti, nel mio laboratorio c'erano dei fogli sul tavolo.
- Devo sapere se li hai filmati. - Quelli di Fermi ?
Sì. Li hai filmati ?
- Li hai filmati ? Devo saperlo. - Mi fate male.
Sì, ma solo la prima pagina. Non ho avuto tempo di fare il resto.
Ho dato tutto il materiale girato a Jonathan.
- Chi è Jonathan ? - Jonathan Heist.
Era un mio amico, lavorava per gli americani, lo hanno ucciso.
Non credo più a una parola di quello che dici.
- Signori, scusate. Signori ! - Ho paura, ho paura.
Vogliono uccidere anche me. Ti prego, aiutami, ti prego.
Vieni.
Vai.
Taxi ! Taxi !
- Dove andiamo ? - Al molo di Fiumicino.
- Vi costerà un po'. - Ci costerà di più se non si sbriga, grazie.
- Mi porta sull'Elettra ? - Sì.
Lì sarai al sicuro, poi troveremo una soluzione.
Perché lo fa ?
Non voglio averti sulla coscienza.
Grazie.
- Qualcosa che non va ? - No, eccellenza.
E' che avete una faccia conosciuta, mi sembra di avervi già visto.
- Siete un attore del cinematografo ? - No.
No, semmai della radio.
La radio è bella, ma è meglio il cinematografo
perché ti fa vedere le facce e i posti dove non andrai mai.
Della radio devi fidarti, una volta ti dicono che stanno a Londra
una volta a Parigi, un'altra a New York, vai a capire se è vero.
- Come si chiama lei ? - Io ? Otello.
Ecco, Otello, io ho un amico, uno scienziato
che sta lavorando a un progetto di una radio ma con le immagini.
Così non si potrà più barare.
Eccellenza, è incredibile dove siamo arrivati oggi.
Magari tra un po' sbarcheremo sulla Luna.
Ora questi che vogliono ?
- Perché l'hai lasciato da solo ? - Voleva che stessi con voi.
- Stava bene, non ti preoccupare. - Dov'è papà ?
Papà aveva da fare un lavoro molto importante.
- Più importante di me ? - No, amore.
Guarda.
Adesso ti faccio vedere una cosa
che sicuramente papà non sa fare.
Guarda, guarda bene.
Poi devi dire la parola magica, "abracadabra".
Abracadabra.
Dov'è ?
Ci scusi per il disturbo, ma dobbiamo controllare.
- Grazie, arrivederci. - Un attimo.
I documenti della signorina.
- E' una mia collaboratrice, garantisco io. - Mi dispiace.
Cerchiamo Isabella Gordon, la descrizione corrisponde.
Non conosco Isabella Gordon.
- Allora, la signorina può mostrami i documenti. - Senta.
La signorina ha dimenticato i documenti, garantisco io per lei.
- Segnalo la cosa al Ministero dell'Interno ? - E' il mio lavoro.
Se non ha i documenti, può seguirci in Centrale.
Senta, agente, siamo di fretta. E' una cosa della massima urgenza.
Senatore, non mi costringa.
Eccolo, eccolo.
Mi dispiace, ero convinta di averlo lasciato a casa, invece, eccolo.
Signorina Child, io dovrei arrestarvi lo stesso
per aver fatto perdere tempo a noi e al senatore Marconi.
- Buon proseguimento. - Grazie. - Perdonatemi.
Voi siete Guglielmo Marconi ? Me lo fate un autografo ?
Sì, magari dopo.
- Abracadabra. - Soffia.
Vedi ? E' brava. Lo vedi ? E' sparita.
Adesso dov'è ? Ah, ce l'ho anch'io qua dietro ?
[MOTORE DI BARCA]
Guglielmo.
- Mi hai fatto morire di paura. - Va tutto bene.
- Che ci fa lei qui ? - Dobbiamo aiutarla.
- Dopo ciò che ha fatto ? - L'Ovra la cerca. - Non la voglio qui.
Cristina, ascolta.
Come ci sentiremmo sapendo che non abbiamo fatto nulla per lei ?
Mi scusi.
Non vi muovete da qui.
Da quel piroscafo non deve scendere né salire nessuno.
- Perché papà è arrabbiato con te ? - Elettra, sono cose da grandi.
Non importa, ha ragione.
Papà è arrabbiato con me perché gli ho nascosto delle cose.
- Sei una bugiarda ? - Sì, lo sono stata.
- Perché ? - Volevo diventare famosa anch'io.
Non puoi diventare famosa come papà.
Hai ragione.
- Mi potrai perdonare ? - Non lo so, ci devo pensare.
Tesoro, vai a chiedere dell'altro tè, per piacere.
Ha molto carattere.
Dice quello che pensa, come mio marito.
Spero che un giorno anche lei possa perdonarmi.
Intanto pensiamo a salvarle la vita.
Per il resto, solo Dio sa che cosa succederà.
Isabella, venga con me, per favore. Voglio farle vedere una cosa.
Vuoi ancora sapere a che cosa sto lavorando ?
Il segreto che ossessiona il regime.
Se ti dicessi che non c'è un segreto ?
Eccolo.
E' un radiolocalizzatore, ci lavoro da anni.
Serve a individuare oggetti a distanza
e in caso di navigazione, a evitare ostacoli.
Se lo avessero avuto sul Titanic, avrebbero evitato l'iceberg.
Esatto.
- Posso provarlo ? - Certo.
Adesso non sentirai nulla, non ci sono barche.
- Sento un suono. - Non è possibile.
Sì, sì, sento un suono.
C'è movimento sul molo.
Eccellenza, c'è una telefonata per lei.
- Sono Marconi. - Sono Martinucci, mi fa molto piacere sentirla.
Non posso dire altrettanto. Che cosa vuole ?
A bordo avete una persona ricercata per delle accuse gravi.
Una persona che vi ha tradito. E' strano che vogliate proteggerla.
Se quello che faccio è strano o no, se permette, lo decido io.
Ci mancherebbe. Comunque, non vogliamo scandali.
Non faremo irruzione sul vostro yacht.
- Dovrei ringraziarla per la premura ? - Fate voi.
Appena la signorina Gordon metterà piede a terra
sarà arrestata e processata.
Bene. C'è altro ?
Se la signorina Gordon si consegnasse spontaneamente
eviteremmo tanti grattacapi
e noi potremmo, diciamo così, chiudere un occhio.
Senatore, se può passarmi la signorina
vorrei comunicarglielo personalmente.
E' Martinucci, vuole parlarti, ma non sei tenuta a farlo.
- Che cosa vuoi ancora ? - Isabella, ho bisogno di parlarti subito.
Scendi da quel piroscafo, per favore.
Signorina Gordon, glielo chiedo per l'ultima volta.
- Non voglio diventare cattivo. - Mi dài del lei ora ?
- No, Isabella. - Ciao, Achille.
Isabella, ti prego.
Ammiro molto la tua fedeltà al regime, Martinucci.
Per quanto mi riguarda, questa storia è finita.
Sei libero di andare avanti, ma sarà solo un problema dell'Ovra.
E tuo.
Era Martinucci, sanno che Isabella è a bordo.
- Portiamola in Francia. - Non abbiamo abbastanza carburante.
- Come pensavate di partire dall'Italia ? - In aereo.
Dovevamo prendere un aereo all'alba io e Jonathan.
- Forse l'Ovra non lo sa. - Il molo è piantonato, non potete attraccare.
Ho un'idea.
"C'era una volta nella Foresta Nera"
"una casetta dove vivevano tre fratelli."
"Un giorno..." [SQUILLI DI TELEFONO]
Aspetta, amore.
- Pronto ? - Buonasera, sono il dottor Randazzo.
- Posso parlare con il senatore ? - Non è sul piroscafo.
Non c'è, non può rispondere.
La faccio chiamare appena si libera ?
Va bene, aspetto una sua chiamata il prima possibile.
(cuffie) Grazie, ma c'è da preoccuparsi ?
- Preoccuparsi no, ma stare all'erta sì. - Senz'altro.
Devo parlargli dei risultati degli esami.
Certo, appena è possibile, la faccio richiamare.
Arrivederci.
Controllate stazioni e aeroporti.
Salutatemi la Statua della Libertà.
- Grazie. - E' stato un onore. - Grazie.
- Attenti con il furgone. Ci entrate ? - Sì, ci stringiamo.
- Il furgone e la barca sono tutto ciò che ho. - Fidati.
Te lo riporto tutto intero.
- Sta per partire. - Grazie. - Sbrigati.
Fermate quell'aereo !
Fermi ! Eccellenza, mi scusi, devo chiederle di allontanarsi.
Sì, sta solo facendo il suo lavoro.
Credo che sappia le conseguenze delle sue azioni.
- Non so di che cosa parla. - E' un aereo americano.
- Con personale americano. - Dài !
- Siamo in Italia e rispondono alle nostre leggi. - Ha ragione.
La notizia uscirà sui giornali internazionali
magari insieme a quella dell'omicidio di Heist.
- Sarà un caso diplomatico. - Non conosco Heist.
Bene, allora continui.
Magari le daranno una promozione per questo.
Sono certo che Bottai è informato delle sue intenzioni.
O no ?
Martinucci, ascolti.
La signorina Gordon...
appartiene a un altro mondo.
Ci pensi bene.
Andiamo via.
Andiamo !
Gli hai salvato la carriera.
- Magari mi daranno un premio per questo. - Un altro ?
Ne hai già avuti troppi.
["VIVERE" DI CARLO BRUTI]
- Provo io ? - Sì.
Umberto ci riusciva.
Umberto è un mago, noi due siamo solo inventori.
Tieni, continua a provarci.
- Dovevi chiamare il dottore ieri. - Siamo tornati tardi ieri sera.
Potevi chiamarlo stamattina.
C'è sempre tempo per chiamare un dottore.
Sto benissimo, guarda.
[# SENZA RIMPIANTI, SENZA MAI PIU' CONOSCERE CHE COS'E' L'AMORE.]
[# COGLIERE IL PIU' BEL FIORE]
[# GODERE LA VITA E FAR TACERE IL CUORE.]
[# RIDERE, SEMPRE COSI' GIOCONDO.]
[# RIDERE, DELLE FOLLIE DEL MONDO. #]
- Signori. - Buongiorno.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Eccellenza. - Ministro.
Che sorpresa !
Le onde che collegano i nostri cervelli funzionano bene.
Sono qui per congratularmi per il discorso che farà alla radio.
La ringrazio di avere trovato il tempo, lei è molto impegnato.
Mai quanto lei.
Pare che tra poco avrò molto tempo libero a disposizione.
- Almeno, così si dice. - Io non ne sarei così sicuro.
Mi raccomando, tenga alto l'orgoglio del nostro Paese.
L'Italia è un grande Paese.
Cercherò di non deludere il Duce assoluto della cultura italiana.
- Di Duce ce n'è uno solo, Marconi. - Per ora.
Tre, due, uno...
"Noi abbiamo raggiunto nella scienza delle radiocomunicazioni"
"uno stadio in cui le espressioni dei nostri pensieri"
"possono essere trasmesse e ricevute istantaneamente in tutto il mondo."
"La radiodiffusione, nonostante i vasti campi ancora inesplorati"
"non è la parte più significativa delle comunicazioni moderne"
"perché è una comunicazione a senso unico."
"Dal futuro noi ci aspettiamo di più."
"Molto di più."
Una comunicazione che sia scambio simultaneo in tempo reale
fra persone distanti migliaia di chilometri fra loro
e che colleghi chi naviga in mezzo all'oceano
con chi l'oceano lo sorvola su un aereo.
Dai deserti ai ghiacciai dell'Antartide.
E' questo che rende l'essere umano unico e irripetibile.
La sua capacità di scambiare con i suoi simili
pensieri, sensazioni, desideri
ideali, preoccupazioni e anche dolori.
Ecco il futuro a cui dobbiamo ambire.
Un mondo che oggi ci sembra lontano, ma che domani potrebbe essere qui
se continueremo a credere nella nostra capacità di progredire.
In questo nostro mondo minacciato dalla guerra e dalla violenza
in cui gli antagonismi mettono in discussione
la nostra stessa idea di uomo
noi abbiamo il dovere di credere che quel futuro è possibile.
A questo serve la scienza, la vera scienza.
A migliorare le nostre esistenze
agendo come forza del bene e non come forza distruttrice.
E allora serviamoci delle sue meravigliose conquiste
per raggiungere l'obiettivo più alto.
La pace e la solidarietà fra tutti i popoli.
Sottotitoli RAI Pubblica Utilità
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