All language subtitles for Godzilla. Minus.One.2023.Bluray.1080p.Paheim.Dream

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Original subtitles

Io vorrei sapere come gli è venuta l'idea,

la spinta per affrontare un progetto di questo genere.

È un interesse antico oppure è nato dall'attualità di questi fatti?

Non lo so, proprio non lo so.

Ecco, i pazzi, i cosiddetti pazzi, hanno dei poteri che noi non abbiamo più.

Sono come dei primitivi. Noi vediamo e sentiamo solo ciò che è fisico, tangibile.

Loro invece sentono e vedono anche ciò che non si vede o non si tocca.

I popoli antichi avevano un timore riverenziale per i pazzi.

Cercavano di scoprire da essi delle verità per loro ignote.

Oggi invece li rileghiamo lontano dagli occhi, nei manicomi,

e così rinunciamo a conoscere molte cose. Rinunciamo a conoscere noi stessi,

a conoscere una realtà più profonda.

Dioniso era il dio pazzo che abbatte i confini, libera i prigionieri,

che abolisce la repressione e abolisce soprattutto il distacco dell'uomo dalla natura.

Ha visto quello? Sono 25 anni che sta qui,

- è un lungodegente, potrebbe essere dimesso. - Allora?

Preferisce stare qui, è uscito una volta, poi è tornato.

Dice che l'affetto dei suoi parenti gli arriva solo fino al gomito, così mi ha detto.

Ce ne sono molti di lungodegenti, voglio dire di casi come questi?

Molti, da noi costituiscono il 30% circa,

in altri istituti anche il 50%, praticamente guariti.

- E le famiglie? - Questo è il punto, li dimenticano, non li vogliono indietro.

- Ma, è incredibile. - Ci sono molti pregiudizi sulla malattia mentale,

spesso contesto a certi familiari espressioni come questa;

"Ma io non posso prenderla a casa perché ho paura."

Io spiego che non c'è ragione di aver paura, perché quella persona non è affatto pericolosa.

È un alibi dei parenti.

- Guardi quel problema. - Quale? - Quello, è scappato da qui cinque anni fa,

da allora resta in piedi per giornate intere a guardare la porta.

Lei si riferisce agli ammalati col nome di problema anziché di persona,

- non le pare una disumanizzazione linguistica? - Forse.

- Stanno qua dentro tutto il giorno? - In genere sì, l'estate invece li mettiamo nei recinti.

E nei recinti cosa fanno? Abbagliano?

- Non capisco cosa intende dire. - Mi pare che non possano fare altro, no?

- Lei conosce tutti i suoi pazienti? - Certamente.

- Parla con loro, ha dei colloqui? - Naturale.

- Con che frequenza? - Senta, l'istituto ha 650 ospiti e siamo sei medici soltanto.

- Lei sta qui tutto il giorno? - Al pomeriggio a una casa di cura privata,

- del resto, come tanti. - Io non sono qui per criticare, ma per osservare.

Tuttavia non posso fare a meno di reagire da profano a certe cose, mi capisce, vero?

- Capisco. - Questa gente dovrebbe poter leggere, parlare con qualcuno, narrare di se stessi.

Questi sono gli ospiti, come democraticamente li chiamano i medici.

Ospiti che nessuno fa accomodare, che nessuno vuole conoscere.

Ospiti che non ti vengono presentati, ma mostrati in branco.

Ospiti di chi, in definitiva?

- Grazie, Tonio. - Mi chiamo Galli Giuseppe, direttore, la devo lavare la macchina?

- No, lascia stare. - Buongiorno - Bertolani. Come andiamo?

- Ah, dia ampia libertà al nostro illustre visitatore. - Certo.

Se più tardi verrà a trovarmi in direzione, mi farà molto piacere.

Uno scambio di idee con un'artista come lei

sulle riforme che stanno fervendo nel nostro mondo sarà senz'altro interessante.

Va bene, io mi sto documentando già con Bertolani.

Lasci stare il nostro Bertolani, siamo noi i vecchi pionieri.

Ora la conducono in un reparto femminile.

Come mai non si vedono donne in giro? Uomini sì, ma…

Sono meno libere di circolare, potrebbero rimanere incinta.

Voi medici li abbandonate i pazienti, e non mi tiri fuori la storia del numero, sa?

Queste donne le tenete così male.

Secondo me inconsciamente volete che vi faccio un ribrezzo.

Sì, volete considerarle non umane, forse per crearvi un alibi.

Le guardi, sembrano tanti animali in gabbia.

Confesso che mi vergogno di starle a guardare.

I vostri psicofarmaci le ingrassano, poi non fanno molto.

Insomma, le tenete come oche d'allevamento, scusi il paragone.

Lei ha delle reazioni troppo istintive.

Eh già, perché a voi tutto questo non fa più impressione.

Parla da profano, dimenticando ogni volta le difficoltà che ci sono.

Lei è un emotivo, si fa impressionare da fatti superficiali.

Ma, certo, certo…

È una lungodegente, non l'ho mai vista dare segni di squilibrio.

- Da quanto tempo è qui? - 20 anni, è entrata giovanissima.

- Perché è entrata? - Crisi maniaco-depressive, se ricordo bene.

- Lo sente anche lei il cattivo odore che sento io? - Beh, un po'.

Qui è anche peggio che dagli uomini, che puzza!

Ma dico, non si potrebbe evitare?

Facendo il bagno più spesso alle ospiti, cambiando loro più spesso i vestiti,

non so, lavando meglio le latrine, scusi se mi intrometto.

Ha ragione, purtroppo abbiamo poco personale.

- Qualche degente aiuta, ma non basta. - Eh, già.

- Vogliamo continuare il giro? - Ah, naturale.

Ecco, queste sono le celle.

Come vede, qualcuna viene chiusa dentro, qualche problema isolato. Guardi pure.

Caro mio…

In queste condizioni, che cos'è un caso umano?

Che cos'è una persona con i suoi problemi, con le sue angosce?

Nell'istituto esiste ciò che viene ufficialmente chiamato come ergoterapia,

cioè i pazienti devono svolgere attività molto umili, come rastrellare foglie,

servire a tavola, fare le pulizie. E sebbene quei servizi siano una necessità dell'istituto,

la spiegazione data al paziente è che queste attività lo aiuteranno a reinserirsi nella società.

Ah, guadagnano tante lire al giorno,

ma il loro privilegio più grande è quello di poter uscire dai reparti quando vogliono.

Hai fatto bene a trascinarlo giù dal letto, così ha preso un po' d'aria.

Ora basta, riportalo subito dentro, ciao.

È un mutacista, cioè si rifiuta di parlare, non mangia, non comunica.

Anna gli si è affezionata, anche lei era mutacista.

- Hanno l'aria di intendersi. - Non si illuda,

se si lascia trattare da lei anziché dall'infermiere è perché è carina,

- una scelta animalesca, niente di più. - Le pare poco?

Sveglia, in piedi! Su, alzatevi! Svelte! Su, belle, su!

- Sei bella. - Ma dai, mi prendi in giro anche tu. - Ho detto davvero.

- Io ero bella. - A me piaci. - Ma vai…

Dicono che ti piace tanto un ragazzino che sta sempre così.

- Anche se sta sempre così, è più bello di te e guarirà. - Te lo sogni.

- Come si chiama? - Luciano, e a te che ti importa? - A me non importa niente.

- Figurati. - Allora perché me lo chiedi? - Così.

Ciao, Maria.

Avanti.

- Firmi o incassi? - Firmo, ma vorrei due giornate. - Va bene.

Tieni. Un'altra.

- Ciao, Giuliano. - Ciao, Anna. Come stai? - Mi dai la solita roba?

- È venuto tuo padre a trovarti? - Si, domenica è venuto.

- Le caramelle, cioccolata… - Grazie, ciao.

Ve la intendete fra voi matti, eh?

- Perché? Hai qualcosa da ridire tu? - Mi dicono che le compri… - Pensa ai fatti tuoi.

- Che prepotenza, chi credi di essere? - E tu chi credi di essere?

Io sono un infermiere, la sera esco e vado a dormire a casa mia.

- Chissà con che mostro. - Mostro per niente. Tieni, lo vuoi?

- Te lo regalo, che mi dai in cambio? - Ma dai, lasciami perdere.

Ehi, cretina, è proprio malata.

Tieni, non li prendere le sue a Luciano, eh?

L'ho vista con quel ragazzo e mi piacerebbe parlarle, se non le dispiace.

- Lei è un dottore? È nuovo? - No, sto scrivendo un libro. - Un libro?

Beh, Luciano è molto che è qua.

L'ho visto arrivare che smaniava, adesso è più tranquillo.

- Io credo che gli facciano bene le sue cure. - Lo pensa davvero?

Certo, lei gli dà fiducia, lui ha bisogno di questo, no?

Ma Luciano non è pazzo, è solo malato.

Cosa significa essere pazzo, oppure no?

Beh, io non saprei esattamente.

- Ha provato a chiederlo al medico del reparto? - No. - E perché lo ha chiesto a me?

"Orientato, cosciente, dissimula molto, ha forti tendenze erotiche,"

"viene sorpreso talvolta in ignobili atteggiamenti, ha uno stato psichico stazionario e un contegno osceno."

Ma via, sono dati sommari e moralistici, è un'esposizione monotona e incolta.

Ma come si può cercare la storia di un individuo qua sopra?

- Si aspettava dei romanzi? - Qui ci sono solo accennate le ragioni del suo internamento,

perché uno viene considerato malato. È tutto detto, mi scusi, con molta superficialità,

- "Disturbi nel giudicare, atti violenti, gesti ignobili." - Secondo lei che cos'altro dovrebbe esserci?

Mi aspettavo dei dossier più aggiornati, non so,

ampie considerazioni sul comportamento del paziente, sui suoi miglioramenti…

Ma, è possibile che in 5 o 10 anni un individuo non modifichi il suo modo di fare?

Dovremmo essere in 10 medici per reparto e allora…

Si, certo, ma è anche questione di mentalità,

i fatti registrati qui sono esattamente quelli che chiunque considererebbe diffamatori,

calunniosi, portatori di discredito.

Lei dimentica che abbiamo a che fare con dei pazzi in fin dei conti.

Guardi, le cose che sono scritte qui possono benissimo essere riferite a me stesso.

Sono lucido, orientato, cosciente, dissimulo molto, ho forti tendenze erotiche,

vengo sorpreso talvolta in ignobili atteggiamenti e poi stato psichico stazionario e contegno osceno.

- E allora? - Lei esagera, è un romanziere,

lavora di fantasia, non può capire queste cose, bisogna viverci.

Gli romanzieri, come lei definisce tutti quelli che scrivono libri, hanno un'idea ben precisa della fantasia.

Sono persuasi che la realtà è infinitamente più fantastica, imprevedibile,

Inverosimile addirittura di quanto lo sia la loro immaginazione.

Ma che cosa si sa di Anna? Quella che abbiamo visto con quel ragazzo.

Ecco, qui leggo soltanto "atti violenti e si rifiuta di parlare". Questo al momento in cui fu internata.

Sì, ho provato a parlarle alcune volte, ma non c'è stato niente da fare, ho preferito lasciarla in pace.

Senta, non si faccia una cattiva idea sul mio conto, quando sono arrivato qui ho avuto le sue stesse reazioni.

Mi sono anche molto avvilito, ma crede che da solo avrei potuto fare qualche cosa?

No, noi non abbiamo armadi o cassetti tutti nostri, si impara a nascondere negli orli delle sottane.

Per esempio un rossetto, una matita, uno specchietto, cose da niente,

Una fotografia e via, scappiamo in gabinetto a guardarla.

Qui quando si entra ci spogliano di tutto, fanno una doccia.

Io avevo una boccetta di profumo, una fotografia, ricordi miei, li avevo nascosti in una scatola

- che tenevo sotto il letto, poi me l'hanno trovata e me l'hanno portata via. - E lei non si è ribellata?

Sì, mi sono ribellata, mi hanno chiuso in una cella come una agitata.

Qui si peggiora perché ci si abitua a tutto, ma se non ci si abitua a tutto si peggiora ancora di più.

Ma lei è guarita, no?

Noi siamo ammattite, ma poi siamo rimaste quelle che siamo, è rimasta l'affezione per qualcosa,

non siamo mica degli oggetti, adesso ci mettono qua, ci mettono là, fai questo, fai quello.

- No, non siamo mica dei pacchetti. - Le piacerebbe uscire?

Adesso devo andare.

È otto anni che sono qua dentro e il signor direttore e i dottori mi hanno fatto 15 elettroshock,

- mi hanno spaccato tutti i denti, è giusto? - Noi abbiamo una legge qua dentro,

io non credo che sia giusta, dice che quando veniamo dimessi

dobbiamo essere affidati a qualcuno che deve mettere la firma per noi,

Come se fossimo dei delinquenti, la nostra parola non conta mai niente.

Quando uno è stato in ospedale, psichiatrico, perdi diritti civili per cinque anni.

Io manco da casa da quindici anni, il direttore dice sempre che mi manderà a casa

per ferragosto, poi per Natale, poi per Pasqua, ma quel giorno non viene mai.

Mi fa piacere che lei ci lasci, è stata un'ospite disciplinata, è una sorpresa,

suo fratello verrà a prenderla fra mezz'ora, sta arrivando qui in macchina.

mi ha telefonato ieri sera, non ho voluto dirle niente per lasciarla dormire tranquilla.

mi auguro che conserverai di noi un buon ricordo. Scusa cara, se torno a darti del tu,

è un costume che si ha con gli ammalati perché sono come persone di famiglia,

perché per me sei come una figlia, una sorella.

Tu sei guarita Anna, però tieni presente le raccomandazioni che ti ho fatto.

Beh, capisco questo non è un luogo di villeggiatura, però ci si abitua, non ti pare?

Ho qui con me la tua busta paga, l'ho ritirata io dall'economo,

non è molto ma penso che fuori ti torni utile ugualmente.

Ecco cara, adesso devi solo firmare, tieni.

Buona fortuna, Anna.

- Ciao Anna, che succede? - Mio fratello mi porta a casa.

Anna…

- Dai, perché ridi? - Perché tu te ne vai, ma tu ritorni.

- Invece non torno. - Non torni? Tornano tutte.

- Lo dici perché ti fa rabbia. - Affatto, sono sempre tornate.

- Sei invidiosa. - Può darsi.

Io non tornerò.

Mi allacci?

Non ridere.

- Ti piacciono le mie scarpe? - Orribili.- Sono belle invece.

- Sono bellissime, ma a me non garbano. - È tutta invidia. - Non è vero.

- Ci sono anche le fibbie. - A me non importa.

Accidenti, non è mica facile camminare qua sopra.

Verrò a trovarti tutte le domeniche e ti porterò a passeggiare in giardino.

Luciano…

Allora, ciao Anna, ti faccio tanti auguri.

Vedrai, andrà tutto bene.

Scusa.

Sono contento che lei esca.

Anna, posso chiederle una cosa?

No, no, niente, non importa.

Eppure non sembra molto felice di lasciare questo posto, è così?

- Le dispiace lasciare Luciano. - Non ci sarò più a farlo mangiare.

Le ne daranno con la sonda, non ci posso neanche pensare.

- Voi i parenti li vedete sempre qua? - Sì, proprio qui.

Nei reparti non ci possono andare.

- E così i parenti penseranno che vivete da signori? - Eh, sì…

Una volta che era venuto mio fratello, ho preso una rivista prima di andare via.

Una di queste qui. Per due o tre giorni siamo riusciti a guardarla.

Leggevo dei pezzi a le altre. Poi come al solito me l'hanno presa.

Hanno paura che vi tagliate con la carta.

Non mi spaventi dottore, pensa che mi sto prendendo una responsabilità troppo grossa?

No, sua sorella è guarita,

però tutto quello che c'è fuori dai cancelli è tutto nuovo per lei, dopo vent'anni.

Io gliel'ho detto al direttore, se ci riesco la tengo fuori.

- Sennò… - Se comincia pensando di rimandarla appena ci sarà un problema…

No, no, no, tutte le volte che siamo venuti a trovarla,

a me e a mia moglie è sembrata sempre normale, a posto.

È per questo che vorremmo che vivesse con noi.

- La conosce sua cognata? - Sì, è venuta una volta. - E com'è? - Bella.

Ciao, Anna, allora vieni?

- Dottore. - Buongiorno. - Che razza di roba ti sei messa?

- I miei vestiti, quelli di allora… - Beh, infilati le scarpe.

Adesso andremo a casa e ne compreremo dei nuovi, ci penserà Franca.

- Sei pronta? Dottore. - Buongiorno… Anna! - Ciao…

Sei contenta?

- Ero distratta, hai detto qualcosa? - No…

Poi parleremo.

Vedrai il mio figlio.

Franca ti ha preparato la camera, hai il tuo armadio, e tutto.

Anna, l'ospite bella, è uscita, che cosa farà fuori? Come si riadatterà?

Troverà degli amici? Farà l'amore? Potrebbe diventare un capitolo interessante.

No, potrebbe essere una tiritera, con gli episodi che si possono immaginare.

La paura del traffico, i parenti che l'aiuteranno per i primi tempi,

che l'utilizzano in casa e poi invecchierà come una zitella.

Non è fatto per lei.

Ma no, lo guardi bene signora, è un modello giovanile, glia sta che è una meraviglia.

Non è adatto, è troppo corto, e poi con quelle strisce.

- Eh, ma lo può portare, con quelle gambe. - A me piace.

E poi eventualmente si può sempre allungare un po', guardi, così.

Abbiamo una lavorante in negozio per le modifiche, se vuole la chiamo subito signora.

Ti sta male, tira dappertutto, non sei più una ragazzina.

No, no, mi faccia vedere qualcos'altro, qualcosa di più classico insomma,

e anche un po' meno costoso… - A me piace. - Lo sai quanto costa Anna?

Ma io ho la busta paga, 13 mila lire guadagnate in manicomio--

- Non pronunciare mai quella parola… Quanto hai detto che hai? - 13 mila.

Qui, con cappotto e tutto, sono 60 mila.

Dai, dai, intanto togliti quel vestito che ne proviamo un altro, svelta.

- È bello, a me piace questo. - Dai, dai, non fare storie per favore,

sbrigati, ecco l'altro, lo dia a me.

Ecco signora, questo è più classico, è il genere che voleva lei.

- Sì, va benissimo questo. C'è anche il cappottino uguale? - Sì, sì, è proprio in vetrina.

Ecco tieni, provalo. È un modello semplice ma molto elegante, è un capo che veste bene.

- Aspetti signorina, l'aiuto io. - Il tessuto sembra buono. - Eh sì, è ottimo, signora.

- Si giri un attimo, per favore. - Questo va benissimo. - Eh, sì, è proprio la sua taglia.

Sarai contenta, Anna, abbiamo scelto un bel modello.

A me piaceva più l'altro.

Luciano, il ragazzo innamorato di Anna, è regredito ancora di più.

Anna, la pazza bella.

- Chi è lei, scusi? - Sono dell'istituto psichiatrico. - Cos'è, un medico?

- Sì, sì, certo, suo marito mi conosce. - Prego, si accomodi.

Renato, c'è un medico dell'istituto. Prego.

- Ah, buongiorno. - Buongiorno. - Si accomodi, prego. - Grazie.

Dunque, io sto seguendo il caso di sua sorella Anna.

Ecco, sono venuto qua per avere le sue notizie, per sapere come riesce a inserirsi nella vita normale.

Lei capita a proposito, mia sorella è fuori di casa da ieri sera, non sappiamo dove sia.

Ma come? Non avete idea di dove può essere andata? - Per niente, non so dove cercarla.

- Ma come è successo? Avete litigato? - Beh, vede, mia sorella non è guarita come credevo.

- Avete già avvertito il direttore dell'istituto? -Non ancora, volevo aspettare ancora un po'.

E secondo me sbaglia, io l'avrei già fatto,

quella è una donna che non può stare in libertà, Renato.

Ma sì, Franca, lo farò, se non rientra stasera lo chiamo.

Io chiamerei anche la questura, e se facesse del male?

Con quelle donne lì non si può mai sapere,

e poi magari ci danno pure la responsabilità, dico bene?

Beh, calmatevi, calmatevi un momentino.

Come sono andate le cose da quando Anna è venuta a stare con voi?

- Innanzi tutto, bisogna dire che Anna non è affatto guarita. - Tu sei esagerata,

cercava di adattarsi a vivere qui, però non è una persona come noi.

- Beh, avanti, mi faccia qualche esempio. - Ma deve proprio usare quell'affare lì?

Mi serve solo per prendere gli appunti, mi sono utili a studiare il caso di sua sorella.

- Il caso… - Allora, si diceva di qualche esempio sul comportamento di Anna a casa.

Gli esempi gliene faccio io finché vuole. Guardi, noi l'abbiamo trattata proprio bene, come una normale.

Ha la sua cameretta, a proposito, gliela voglio far vedere,

perché si renda conto che noi abbiamo fatto tutto il possibile. Venga.

… Dormire come fanno tutti, faceva delle cose veramente strane.

Io e Renato credevamo che dormisse tranquilla, e invece…

Che cosa fai qui? Dai, esci.

Ma che ti salta in mente? Vuoi spaventarmi il bambino?

Ma cosa credi? Non ho mai svegliato a Antonello.

- Perché, ci sei stata altre volte? - Sì, certo.

- E che ci fai? - Mi piace guardarlo. - Guarda che roba da…

- Scusa, non ti basta guardarlo di giorno? - Mi piace guardarlo anche di notte.

Ma di notte si dorme, e poi, tu ridevi.

Se ti vengono in mente delle cose buffe, tu non ridi?

E quali cose? Che cose volevi fare?

- Crepa. - Che hai detto? - Scusa….

Va, va a letto, per favore. Va in camera tua.

Io le voglio bene. Insomma, è mia sorella. Però non sono capace di cambiare le cose.

Non è guarita, e mia moglie cominciò a darmi la tortura.

Per il bambino, si capisce. La paura di lasciarlo con lei, e così via.

Io pensavo che si doveva avere pazienza.

Poi il portiere mi disse di quella cosa, che andava fuori di notte.

Credo che abbia cominciato dopo che mia moglie ha chiuso la stanza del bambino.

Noi non ce ne accorgevamo. In seguito mi ha detto dove andava.

- Niente di male, ma sa, non è una cosa normale. - Cosa faceva? Dove andava?

Non so dove andava. Ah, sì, di una volta lo so. È andata all'uscita degli attori del Varietà.

Lo so perché vanno al bar di un amico mio e me lo ha raccontato lui.

Scusate tanto, è un po di sere che vengo sempre qua.

- Ho visto lo spettacolo. - Cosa vuole?

- Cosa vuoi? - Vorrei lavorare con voi. - Ecco, un'altra scema.

- Non ho una casa mia, mi piacerebbe girare il mondo. - Vuoi guadagnare?

Perché ho un ragazzo che vorrei mantenere.

- Hai capito questa puttana? - Mantenere? - Sì.

- È giovane, vero? - Sì. - C'è cascata anche lei.

- La roba fresca va pagata. - Nel Varietà si fa la fame.

Dai retta a me, vai a fare la serva, bella mia, che è meglio.

- Mi accontento di poco, so recitare. - Ah, così?

Tu sei uscita dall'accademia.

- Ci fai vedere se hai un bel paio di gambe? - Ma che vuoi vedere? Lasciala perdere.

- Vattene a casa. - Tu guarda che soggetto. Questo guarda

Questo non è un mestiere che fa per te.

- Senti, ma allora ci fai con quel commentatore? - Piantala, basta con questa storia.

Ma da quando ti fai venire certi scrupoli?

E chi paga? Come chi paga? Eh, ho capito, ho capito. È tornata quella della famosa.

- Oh, è tornata quella dell'accademia. Ma cosa vuoi? - Che fai, torni alla carica?

- Mi fai anche pena. - Senti, non ci vuole niente per fare la serva, vai.

Stasera proprio no, non c'è droga e ci ho una voglia.

- Torna al tuo buco. - Beata te, non ce la faccio più.

- Quanto tempo è che dura questa storia? - Che storia?

- Lo sai benissimo. Che ci fai fuori di notte? - Mi piace. - Ah, ti piace?

Ma che c'è di male? È bella la notte.

Perché mi guardi così? Non vado mica a rubare.

- Allora che fai? - Passeggio, vado ai giardini, penso, vado al cinema.

Perché? Non posso andare al cinema da sola?

- Mi piace sentirmi libera. - No, non ci puoi andare.

Non puoi andare da nessuna parte la notte, hai capito?

Anche se è vero tutto quello che mi dici, io non ti capisco.

- Insomma, tu non esci. - Invece sì. - No!

Io la sera chiudo a chiave la porta, tutte le sere, e così la facciamo finita.

Allora sei un vigliacco, non ti fidi di me.

- Sei un vigliacco. - Non urlare, per Dio! - Invece urlo. - Irriti tutto il palazzo.

Qui tutto è chiuso a chiave, la camera del bambino, la tua, adesso anche la porta.

Finirai per chiudermi a chiave nella mia camera.

Franca non mi guarda, mi fissa come se fosse un fenomeno.

Ma di che cosa avete paura?

Che vi ammazzo? Ma va a quel paese.

Ma cosa vuoi ammazzare?

- Su, va a dormire, va. - Non ho sonno,

e poi mi dà un senso di chiuso quella stanza. Allora penso, penso…

- A che cosa? - Un ragazzo in manicomio, adesso chi l'aiuta?

Ma cosa te ne frega? Tu non devi più pensare a quella roba lì, hai capito?

- Invece ci penso. - Ma devi sforzarti, invece, di non pensarci.

- Non ce la faccio. - Tu sei diversa adesso, sei una come tutti.

Sì, come tutti…

- Su, va a dormire dai. - Renato! - Che c'è?

Niente…

Il bambino me lo portava ai giardinetti.

Mio figlio mi ha raccontato che non giocava con gli altri bambini veri,

almeno non sempre, ma con quelli finti.

Mio figlio ci si divertiva, ma io ero preoccupata.

- Preoccupata perché? - Tutto il giorno con i fantasmi in casa, così sarebbe finita.

Anna inventava dei personaggi, e il bambino mi aveva preso il vizio

di giocare con un certo Luciano, e questo qui esiste, ma è in manicomio, ci pensa?

- E raccontagli del mare, lui è dell'istituto, può capire. - Al mare? Cosa accade, mi dica.

Ecco, intanto mia sorella non aveva mai visto il mare,

così una domenica ci siamo andati.

Come sono belli.

- Che cosa vuole? - Niente.

- Mi ha toccato. - Si.

- Ma scusa, perché? - Perché sei bello.

Vuoi venire con me?

Siediti, dai.

Eccomi, adesso puoi toccarmi.

- Ma sai che sei strana? - Perché?

- Allora ti vuoi decidere? - Ti arrabbi…

- Su, vieni. - No, va via. - Dai, vieni con me.

- Che c'è? Cosa vuole? - Cos'è, un parente? - Perché?

Non è mica una bambina che li si debba badare.

- Senta, giri al largo, per favore. - Non si agiti, stia calmo, è stata lei la prima.

È lei che va in giro a toccare, dicendo che è bello.

Come se fosse una vergine questa qui.

Comunque non le ho fatto niente.

Ma cosa ti salta in mente? Anna, mi vuoi spiegare cosa fai?

Non si può mica andare avanti così, ma ti rendi conto?

Adesso va anche in giro a toccare i ragazzi, Renato.

- Penseranno che è una di quelle-- - Taci!

Avete detto che Anna è andata via di casa ieri sera,

è uscita come tutte le altre volte o è scappata?

Beh, era accaduto qualcosa…

Sei bella, ho tanta voglia di una come te.

- Mi lasci stare. - Sta ferma, hai voglia anche tu. Ferma, aspetta, guarda.

- Chi sono? Chi viene a pranzo? - I vicini. - Quelli che stanno qui accanto?

- Si, quelli del pianerottolo, i Parodi. - Allora me ne vado.

- Come? - Non li voglio vedere. - E perché, scusa?

Cerca di non fare cretinate, Anna, che poi ne parla tutto il palazzo.

Almeno per questa volta comportati da persona per bene.

- Non me ne frega un bel niente. - Senti, Anna, fammi il favore.

- Buongiorno, Caterina. - Buongiorno a tutti. - Ma che meraviglia, l'hai fatta tu?

Ma che brava. Adesso dimmi come l'hai fatta che ci voglio provare anch'io.

- Io me ne vado. - Cosa? - Quell'uomo lì è un porco, è la verità.

Io a questa gli do due schiaffi, cosa dice?

- Alberto, per favore, spiega. - Ma no, dai, non è niente, aspetta.

Non ti preoccupare, mia cognata non sta bene, poi ti spiego.

- Chiedi scusa, Anna, è stato uno scherzo, vero? - No, quello che ho detto è la verità.

Renato, ascolta, io veramente non te lo volevo dire,

l'ho incontrata qualche volta qui sul pianerottolo e mi ha guardato in un certo modo.

- Sono tutte balle. - Anna, Anna, vieni qui. Anna!

Lasciala andare, che se ne vada in camera sua.

- Spiegami quello che è successo. - Non c'è niente da spiegare, ho già detto tutto.

Vi chiedo scusa, ma vedete, mia sorella ha l'esaurimento,

bisogna capirla, a volte si comporta in maniera un po' strana.

Così non si può mica continuare.

Ho letto sulla cartella clinica che fu internata per atti violenti, me ne può parlare?

- Sono cose che non mi va da dire. - Sì, capisco, capisco,

però sono cose che capitano. Sua sorella tentò di uccidersi due volte.

Fu per mio cugino, è una certa storia…

Prima di questa storia, sua sorella non aveva mai dato segni di stranezza?

No, io ero un bambino quando l'hanno internata, non ricordo molto come andarono le cose,

- però credo che prima fosse normale. - Prima di che?

Vede, io e mia sorella siamo rimasti orfani e ci hanno levato dagli zii in campagna.

C'era un cugino lì, un po' più giovane di Anna,

mia sorella e lui si volevano bene, una cosa seria credo, ma lui è morto in un incidente.

Pronto? Renato? Senta, la casa dei vostri zii dov'è?

Cosa?!

Avete già avvisato la polizia, ma non potevate aspettare fino a stasera?

Se la trovano si spaventerà, si impressionerà terribilmente.

Ma, che… Escludo che possa fare del male a qualcuno, tutt'al più a se stessa.

Comunque io credo di sapere dov'è.

Che cosa fa? Perché è triste? Non abbia paura.

- Non si avvicini, non mi tocchi. - Non le faccio nulla, lei è molto bella.

Non mi tocchi, o mi butto dentro.

No, non la tocco, vede, mi fermo qui accanto a quest'albero.

- Qualcuno le ha fatto del male? - Si. - Chi è stato? - Tutti.

- Che male le hanno fatto? - Non lo voglio dire. - Perché? Da dove viene? - Sono scappata.

Che cosa fa? Perché è triste? Non abbia paura.

- Non si avvicini, non mi tocchi. - Non le faccio nulla.

- Lei è molto bella. - Non mi tocchi, o mi butto dentro.

No, non la tocco, vede, mi fermo qui accanto a quest'albero.

- Qualcuno le ha fatto del male? - Si. - Chi è stato? - Tutti.

- Che male le hanno fatto? - Non lo voglio dire.

- Perché? Da dove viene? - Sono scappata. - Si, ma da dove?

Da lontano. Ma a lei che cosa importa?

- Lei chi è? - Sono il principe Golaud, neanch'io sono di qui.

- Vedo che ha la barba grigia e i capelli bianchi. - Qualcuno soltanto, qui alle tempie.

Perché mi guarda così?

Ecco, mamma, che cosa mi ha scritto mio fratello.

"Ho trovato una ragazza in un bosco, era triste e non ho mai saputo perché."

"Io non so né la sua età, né chi è, né da dove viene"

"e preferisco non insistere a interrogarla perché quando lo faccio vedo che si agita"

"e si inquieta e piange come una bambina spaventata."

"Ormai sono quasi sei mesi che l'ho sposata e di lei tuttavia non ne so più di prima."

"Una cosa, però, è certa ed è che l'amo moltissimo."

"Ti prego Pelléas di capirmi e di preparare il mio ritorno."

"Io so che nostra madre mi perdonerà di aver agito così impulsivamente."

"Lei è comprensiva e so che accoglierà Mélisande come se fosse una propria figlia"

"e che le vorrà bene," eccetera, eccetera.

Che ne dici mamma? Non mi sembri molto contenta.

A suo figlio, non diceva che il piccolo Inio gli bastava?

Dopo la morte della prima moglie è sempre stato triste, si sentiva solo.

Poteva almeno cercare una donna di qua, una che conoscesse.

Che possiamo fare ormai?

Inio, arriva la nuova mamma.

Avanti.

- Sono Mélisande. - Pelléas.

Mélisande, Mélisande!

- Mélisande… - Pelléas…

Vengo dalla costa del mare qua sotto, avremo una tempesta questa notte.

- Sembrava calmo. - Sembra ma poi cambia.

Se uno si imbarca senza saperlo, non torna più indietro.

- Dal porto sta uscendo una barca. - Sì, la vedo anch'io.

Non riesco più a seguirla, c'è molta nebbia laggiù.

Vedrai che la nebbia si alzerà tra poco.

- Ecco la barca. - Sì la vedo, è la barca che mi ha portato qui, la riconosco dalle vele.

Avranno un brutto mare.

Perché partono lo stesso? Forse avranno un naufragio.

- Che freddo. - Si annuvola. La notte scenderà molto rapidamente.

- Non vedo più la barca. - Si è alzato il vento.

- Torniamo, vuoi darmi la mano? - Le mie mani sono piene di fiori.

Allora ti terrò sotto braccio, il sentiero è ripido.

- Mélisande, forse dovrò partire domani. - Perché devi partire?

Rientriamo.

- Dove sono andati? - Pelléas l'ha accompagnata a vedere il mare.

- Perché non ci sei andato anche tu? - Io ero a caccia, mamma.

- E Mélisande non ama la caccia? - La detesta.

Gli pregherò di rispettare l'ora della colazione.

Con quella tosse fai male ad alzarti presto al mattino,

non sei più un giovanotto.

Non dovevi andare a Parigi per un corso di perfezionamento?

- Si, mamma, ci andrò. - Oramai sarà cominciato, cosa aspetti?

Ti ho detto che ci vado e ci andrò.

- Perché, ti do fastidio se sto qui? - A me no.

- A chi allora? - A nessuno, però avrei piacere che tu--

- Avresti piacere che me ne andassi, vero? Parla chiaro. - Portami sul divano.

- Parlerei più chiaro se vedessi più chiaro. - Più chiaro cosa?

- Pelléas, tu non hai problemi? - In che senso? - Niente.

Che te ne sembra della tua nuova cognata?

A me? È un po' sostenuta.

- Perché? Che cosa dovrei dire? - Non parla volentieri con te?

Quando capita. Però non credo di esserle molto simpatico.

A tua cognata piacciono di più gli uomini maturi come tuo fratello, ed è giusto, no?

- Certamente. - Ti ho fatto preparare le valigie, Pelléas. - Si, mamma.

- E ti ho prenotato anche il posto sul wagon lì. - Si, mamma.

- Ti ho aperto un conto corrente. - Oui, maman. - Al Crédit Lyonnais. - Oui, maman…

Vengo spesso a sedermi qui a mezzogiorno quando nel giardino fa troppo caldo.

- Mi piace guardare l'acqua. - È acqua di sorgente.

Dicono che sia una sorgente miracolosa che restituisce la vista ai ciechi.

- Anche adesso? - Chi lo sa? Sei cieca?

- Mi piace giocare con l'acqua. - Fa attenzione, rischi di cadere.

- Con che cosa giochi? - Con l'anello che mi ha regalato lui.

- Che c'è? - Mi è caduto, mi è caduto nell'acqua.

- Dove? - Non si vede più, là in fondo.

- Mio fratello ti ha trovata vicino a un fiume? - Si. - Cosa ti ha detto? - Non mi ricordo.

- Ti stava vicino? -Si, voleva abbracciarmi. - Tu volevi? - No.

Mi spieghi meglio dove si trova questa casa di campagna.

Ho sbagliato strada. Ho domandato ma nessuno ha saputo dirmi niente di questa villa.

È fuori collina a 30 chilometri.

Si prende l'autostrada che va a nord fino al primo casello e poi lì chiede.

- Perché non viene con me? - No, io non mi muovo.

Sa, se dovessero chiamarmi è meglio che resti qui. Ho avvertito anche il direttore.

Dopo quello che è successo noi non abbiamo più intenzione di tenerla con noi.

Sua sorella ha soltanto bisogno di comprensione e di uno psicanalista.

Ma, cosa vuole? Noi non abbiamo i mezzi. I miei zii, neanche parlarne.

Lei aspetta un bambino, non si può vivere sempre in quest'ansia.

E poi ci servirà la camera,

e con dei bambini piccoli non si può vivere con una matta in casa--

Non chiamarla proprio così!

Non lo capite che in questo modo voi praticamente la condannate all'ergastolo?

No, non è vero, non si sta neanche tanto male in quel posto.

Quando siamo andati a trovarla si stava in un bel salottino.

Ma quello è tutto una messa in scena del direttore apposta per abbindolare i parenti.

Il parlatorio in barocco dorata, sì, figuriamoci…

- Il direttore è una persona gentile. - Ah, sì? Chieda a sua sorella

quante volte le ha rivolto la parola nei vent'anni che è stata là dentro.

Noi non sappiamo niente. Un tentativo l'abbiamo fatto, no?

La buona volontà c'è stata da parte nostra.

Scusa Renato, se lui pensa che sia andata nella casa dei tuoi zii,

perché non telefona alla polizia che la vadano a cercare là?

No, aspetti, ci vado io alla villa.

Cosa vuole aspettare? Io non voglio responsabilità, io faccio il mio dovere.

Ma, che bravi… Io me ne vado, spero di arrivare prima dei poliziotti.

Sei a tiro, Pelléas, è così facile…

Ma non è lui, sembra Mélisande. Lei…

Si scambiano i vestiti, giocano, giocano sempre come bambini…

Mélisande!

- Pelléas parte questa sera. - Cos'hai sulla fronte?

Non toccarmi, stammi lontano. Dov'è il mio fucile? Portamelo.

- Il tuo fucile è lì. - Vai a prenderlo, vai.

Oppure hai paura? Non ho nessuna intenzione di ucciderti, sta tranquilla.

Voglio soltanto vedere se è in ordine, cosa credi?

Perché mi stai guardando come se fossi un delinquente?

Sei una stupida perché credi di poter leggere nel mio pensiero,

invece sono io che leggo nel tuo!

Dammi la tua mano.

Non ti faccio niente.

Com'è calda…

Che schifo, vattene, la tua carne mi fa schifo.

Va giù, giù!

Di qua, di là, giù, dai, dai!

Lo senti? Tossisco già come un vecchio.

Basta, vattene di qui, fa come vuoi, non mi importa più niente di quello che fai.

Sono troppo vecchio.

- Non stare lì, ti possono vedere dalla casa. - Voglio che mi si veda.

- Qualcuno ti ha visto uscire? - No, tuo fratello non c'è.

Dove eri? Ti ho aspettato tanto tempo dietro quegli alberi.

Non ho potuto prima, poi sono venuta di corsa.

Sento il tuo cuore battere forte come il mio, hai corso come un uccello spaventato.

- L'hai fatto per me. - Perché ridi? - No, non rido.

O forse rido di gioia senza saperlo. Non me ne rendo conto.

Mélisande, adesso devo dirti qualcosa che sai già.

- Lo sai cosa sto per dirti? - No, non so niente.

Vuoi dire che non capisci perché ora parto?

- Non capisci. È perché ti amo. - Anche io ti amo.

Cosa hai detto? Ripeti, per favore, da quanto tempo mi ami?

Da sempre, da quando ti ho visto.

Lo dici con una tale semplicità

- Sei sicura o l'hai detto solo per farmi piacere? - No, è la verità.

- Solo a tuo fratello non dico la verità. - Mélisande…

Come potrò partire ora? Non ci riuscirò…

Mio fratello ti sta cercando, non possiamo tornare.

- Tanto non ci torno. - Tu dici questo, allora tutto è perduto.

No, tutto è salvo. Meglio così, Mélisande.

È terribile, ma io sono felice, il cuore mi batte così forte che lo sento in gola.

- C'è qualcuno dietro di noi. - Non vedo nessuno.

È dietro quegli alberi, non girarti.

- Il tuo fratello ha il fucile. - Sta mirando? - Ancora no.

Non muoverti, ci sta osservando di sicuro.

Sto qui davanti a te, ti copro le spalle, scappa.

- Scappa, corre via, Mélisande, così ucciderà tutti e due. - Cosa importa?

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