All language subtitles for La maman et la putain (Eustache, Jean 1973)_WEBRip.1080p.x264.AAC_IT

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- Buongiorno. Mi presti l'auto? - Sì, ti do le chiavi.

- Sai dove sono i documenti? - Sì. Davvero non ti serve?

No. La freccia sinistra non funziona: fai attenzione.

Ho un mio sistema: non giro mai a sinistra.

Va bene. Grazie.

Ciao. Cosa fai qui?

Assisto alla lezione di una vecchia amica.

Mi dà fastidio. È la prima lezione che tengo.

Non mi sento sicura.

Accettalo. Ci ho scritto due righe.

PER CHI MI SVEGLIA CON UN SOGNO

Anch'io ho degli incubi. Vedo Maria grande così.

Ti parlo di sogni e tu rispondi incubi.

Volevo dire... Sono venuto a prenderti.

Non posso.

Ma non mi hai sentito.

Non capisci. Voglio sposarti.

Non ancora, non sono pronta.

Significa che presto lo sarai?

Non lo so.

Oh, basta!

Ultimamente non ti ho scocciata molto.

Non ti ho avvelenato la vita.

Lo so.

Hai avuto tempo per riflettere.

Tempo perso!

Forse era il tempo che ci voleva.

Per vederci chiaro. Ora sono certo.

Ogni giorno che non passiamo insieme

è un giorno che perdiamo. Un delitto! Un massacro, un crimine!

Non posso... Tu ne sei venuto fuori,

- ma io ho ancora problemi. - Li risolveremo insieme.

Decidi. Aspetti che

le cose accadano da sole?

Accadono, infatti: sono qui io. Non ti chiederò niente.

Non hai niente da chiedermi! Scusami, devo andare.

- Vengo con te. - No.

Mi hai invitato molte volte alle tue lezioni.

- Non sei mai venuto. - Vengo oggi.

È curioso. Stamattina era tutto chiaro.

Le strade erano tranquille, mi sentivo bene.

Ero venuto a prenderti

e tu dovevi dire: "Ti aspettavo".

Come nella canzone di... Non so chi.

Sai...

Io ti sento così vicina

che non credo che tu non senta niente.

Non ti credo.

Sostieni che non senti niente, ma non è vero.

Menti... Reciti.

Parlo volentieri con te, ma se continui così, me ne vado.

Non andartene.

Voglio vivere con te.

Ti vorrei vedere addormentare, svegliare...

È così sgradevole sentir dire: "Voglio vivere con te"?

Amo il tuo collo.

Hai dimenticato? Amo la tua pelle.

Durante gli anni passati insieme, avevo piano piano scordato il tuo viso,

la prima volta.

È bastato che tu partissi, per ritrovarti in me.

Intatta, come il primo giorno.

Devo andarmene.

Dovevi andare via, ma perché ci ritrovassimo.

Andiamo a prendere un caffè.

Andiamo a mangiare qualcosa. Ho ancora tre ore.

- Non ho soldi. - Ti invito io.

Sai...

Pensavo che oggi saresti venuta con me.

Avevo anche chiesto a qualche amico di farci da testimone.

Ne ero convinto.

Sei davvero ingenuo.

Mi sono sbagliato ancora una volta.

Significa che non tornerai più?

In tre mesi, in... Non lo so.

Non dici che non tornerai,

ma dici che non lo sai.

Finché non lo saprai, io ti aspetterò.

Di' qualcosa.

Non ci contare.

Non cavartela così. Rispondimi.

Dimmi piuttosto: "Non tornerò".

O meglio: "Tornerò".

Mi lasci da parte per vedere se funziona con il tuo amico.

Te lo chiedo in un altro modo:

mi ami ancora o non più?

Quale romanzo stai vivendo?

Non è così semplice!

So che mi ami.

Perciò ti chiedo di prendere una decisione.

Ti aspetto da mesi e ti aspetterò ancora

anche se vivi con un altro.

Se fossi sola, rifletteresti, potremmo vederci ogni tanto.

Potremmo uscire insieme.

E con il tempo sapresti

se vuoi vivere con me o con un altro.

Sarebbe bello per te. Avresti due innamorati.

Due? Decine!

Ancora meglio.

Tu, invece, esiti. Non mi dici di no...

...e passi i tuoi giorni con un altro.

Non sai mai quello che fai.

Se cucini, gli fai le cose che facevi a me?

Se bevi vino...

Se gli accarezzi i capelli...

Ascolta.

Visto che non ti decidi, preferisco forzare le cose.

Se oggi non torni con me, sposati con lui.

Sposatevi!

Mi costa molto.

Ma se sei onesta,

se lo ami, e lui ti ama, come sostieni,

sposatevi.

Così saprò di non dover più aspettare.

Che farai? Intendi parlargliene?

Forse lo avete già fatto.

Sì, ne abbiamo parlato.

E allora? Vuole sposarti?

Vuole sposarmi.

Allora forza! Cosa aspettate?

Il vostro rapporto non è così solido?

E intanto io aspetto.

Anche se vi sposate,

...forse tra qualche anno...

Ascolta,

parlane con lui.

Digli che ti ho incontrata,

che voglio sposarti.

Decidete insieme cosa fare.

Tornerò, so dove cercarti. Mi darai la risposta.

È stato bello vederti, ti voglio bene.

Vorrei che ne venissi fuori.

Sì, senza di te.

E con un'altra donna. Sarebbe un sollievo per te.

Questo è ciò che si dice quando è finita.

E con un'altra donna che non fosse Marie.

Non ho smesso di soffrire.

Mi sono aggrappato alla mia sofferenza, l'ho trattenuta

per tenerti vicino a me.

Il giorno in cui non soffrirò più

vorrà dire che sarò diventato un altro.

Non voglio diventarlo perché non ti ritroverei.

Non mi illudo.

Il tempo passa, non potrò lottare a lungo.

Quando saprai ciò che vuoi,

forse sarà troppo tardi.

E poi basta, sono stanco.

Ti ricordi quel film in cui Michel Simon diceva:

"Guardate la donna infedele, guadate l'amico fellone"...

con un'enfasi un po' ridicola, nata dal più grande dolore?

Oh, merda, basta. Ciao.

Verrò qui a leggere ogni pomeriggio.

Lo farò regolarmente, come un lavoro.

A casa non riesco a leggere.

Georges Bernanos diceva:

"Non posso fare a meno della gente,

scrivo nei bar".

Io non arrivo a tanto. Ci vengo a leggere.

E lo avrebbe fatto più spesso

se le potenti repubbliche

non avessero tassato spietatamente gli alcolici.

Vado, ho un appuntamento. Cosa fai dopo?

Vado a casa. Passa dopo oppure stasera.

Entra.

Hai visto la mia scultura? L'ho fatta stamattina.

Bevi qualcosa?

Che domande!

Ho del Pernod Ricard, del whiskey.

Del gin che puoi unire al London Orange Dry.

Del cognac.

Ma ecco il re dei liquori.

Guarda.

Squisito. Davvero buono. Ne bevo anche mezza bottiglia!

- Posso? - Certo.

Però!

Ho abbordato una ragazza.

Era al "Deux Magots".

Mi ha guardato, se no non l'avrei notata.

Mi interessa solo

chi già si interessa a me.

E non posso amare una donna che non mi ama.

Fumava le Gauloises.

Aveva un abito marocchino, niente reggiseno.

Si è alzata e l'ho seguita.

Ero di fretta, le ho chiesto il numero di telefono

e me l'ha dato. BRE-2327. Bretagna.

È il numero dove lavora.

Posso chiamarla tra le otto e le tre.

Chissà cosa fa.

Vorrei saperlo, prima di chiamarla.

Dalle otto alle tre.

Non è un negozio, né un ufficio.

E dalla tua descrizione

il vestito, senza reggiseno, "Deux Magots",

non si può sapere.

Capisci che sto dicendo?

Con il livellamento che c'è, la liberalizzazione,

cameriere, operaie, signore bene...

È tutto uguale.

Non ci capiremo più niente.

Magari fosse una cameriera!

Non la chiamerò subito.

Che si dimentichi!

Voglio comparire come Babbo Natale.

L'ho già fatto una volta.

Mi piace.

È bionda,

e ha gli occhi azzurri.

Mi ha guardato con uno sguardo

insistente, trasognato.

Forse ha un bel culo. Chissà!

- Cosa fai? - Vado a bere un caffè.

Vengo con te.

C'è qualcuno?

Ho fatto la spesa. Vuole mangiare?

Solo qualcosa. Mangeremo più tardi.

Cosa le è preso stamattina? È uscito presto.

Sì, ero sveglio. Avevo voglia di vedere gente.

Quanto movimento c'è al mattino.

Gente che lavora, che si agita.

Dopo un po' non c'è più nessuno.

E il giorno dopo ricominciano a far finta di agitarsi.

Non ci crede più nessuno.

Questa è Parigi.

Oltretutto sono tristi.

Non la danno a bere, come quei meridionali

con il loro ignobile buonumore, quella specie di calore umano.

Niente incontri?

Una ragazza.

Non volevo dirglielo.

Volevo tenermelo per me.

Non riesco a nasconderle niente.

È carina? Cosa avete fatto?

Le ho chiesto il numero di telefono.

Avete bevuto qualcosa?

No, non c'è stato tempo.

La chiamerà?

Sì, se non cambio idea.

Me la presenterà?

Sì...

Se ne vale la pena.

Cosa fa?

Lavo i piatti che non lava mai!

- L'ho fatto anch'io... - Sì, una volta.

Sì...

C'è soddisfazione a lavare i piatti.

La sensazione di essere utili,

una sensazione vagamente oscena.

È uno schifo! Essere contenti di lavare i piatti!

Rimbambito! L'amo, lo sa?

Più tardi vuole andare al cinema?

Cosa danno?

Non so. Ora guardo.

Vuol vedere "La classe operaia va in paradiso"?

"La classe operaia va in paradiso" di Elio Petri,

film politico, denuncia la servitù della classe operaia

e propone una visione nuova dei rapporti umani.

Non è un'inchiesta,

ma un vero film,

ossia un'opera composita, ritmata.

Parla delle ossessioni

e delle contraddizioni del protagonista:

il suo attaccamento al guadagno

la perdita del controllo,

e della consapevolezza umana,

la sua confusione di idee, la sua follia".

Preferisco guardare la TV.

Almeno Bellemare e Guy Lux sono stronzi manifesti!

Pronto? Il 155, per favore. - Pronto?

Pronto? Il 155, per favore! - Attenda.

Pronto? Veronika, per favore. - Sono io.

Salve, sono Alexandre. Si ricorda?

Molto bene.

- Come sta? - Benissimo.

Voleva dirmi solo questo?

Sì.

Le andrebbe di bere qualcosa insieme?

- Quando? - Dica lei.

Per me è lo stesso.

Giovedì, alle quattro.

Giovedì! Manca molto.

Sono molto presa. Alle quattro al "Deux Magots"?

D'accordo?

Non mi darà il bidone?

No. A giovedì, arrivederci.

Cos'è?

Una sedia per paralitici.

L'ho rubata l'altra notte.

Rubata? A chi?

Non lo so. Ad un paralitico, immagino.

Vedi?

È la cantante che i tedeschi hanno lanciato

per sostituire Marlene Dietrich.

Come tutte le imitatrici, è meglio dell'originale.

Non ha un mito tutto suo.

Hai ancora quel libro sulle SS?

Sì, certo.

"Nel ghetto di Varsavia

l'oltraggio e gli uomini dell'SD a dei rabbini".

"Himmler pronuncia il suo discorso

su Enrico l'uccellatore nel 1936".

Conosci il gioco della rana sul soffitto?

Guarda in quella rivista. Ultima pagina.

Ci sono giochi fantastici.

Guarda la rana per un minuto.

La rana?

Poi guarda il soffitto.

Te lo dirò io. Ora conto.

Ora guarda il soffitto. La vedrai.

Guarda. La vedi?

Vedo la rana.

Divertente.

Mi dispiace non aver conosciuto i tempi in cui le ragazze

per le vie della città, nelle strade di campagna

s'incantavano davanti ai soldati.

Prestigio della divisa!

Ora,

s'incantano davanti alle auto sportive.

Ora ci sono i capiufficio,

i giovani dirigenti,

le professioni liberali

al posto dei soldati. Non è un guadagno.

Comunque, cosa fai domani alle quattro?

Niente. Perché?

Ho chiamato la ragazza dell'altro giorno.

Ho aspettato un po' prima di chiamarla,

e forse ho sbagliato. Ha finto di essere occupata.

Ho appuntamento per domani.

Vieni con me?

Alle quattro al "Deux Magots".

Per ogni evenienza. Non si sa mai.

Sì. È la tattica giusta?

No. Potresti passare per caso.

OK. Cosa devo fare?

Passi, guardi, come per cercare qualcuno.

- Nessuno in particolare? - No.

E vedo te.

Appunto.

Faccio quello che vuoi. Ma prepariamo tutto.

Non facciamo niente alla leggera:

devo sedermi o stare in piedi, parlare o tacere?

Non improvvisiamo, assolutamente.

Se devo parlare, dimmi cosa devo dire.

Dirò quello che vuoi.

Recito.

Non aspettarti altro da me.

Un whiskey, per favore.

- Ghiaccio? - Sì.

- Sono qui. Bevi qualcosa? - Sì.

Passavi per caso?

Sì, andavo in libreria. Perché?

Così.

Non hai niente da dirmi?

Sì.

Mi sposo.

Ah, magnifico. Dovevi solo dirmelo.

Quando?

Alla fine del mese prossimo.

Subito, subito.

- Mi inviti? - Se vuoi.

- Decidi tu. - Sì.

- Lui sarà d'accordo? - Sì, se glielo chiedo.

Ricordo una canzone di quando ero piccolo:

una ragazza assiste al matrimonio di uno che ama.

Non pensavo che succedesse a me.

Dove vi sposate? Dai tuoi genitori?

Non lo sappiamo ancora.

State facendo le pratiche?

Sì.

- Se mi opponessi? - In che modo?

Dicendo in Municipio: "Non sono d'accordo!"

"Non sono d'accordo con questo matrimonio!"

In piena cerimonia.

Non hai ragioni.

Sì.

Io ti amo e tu mi ami.

Non vale.

Lo so.

Ma capiresti che devi sposare me.

Sto scherzando.

Siamo seri.

Quanto devo aspettare?

Cinque anni? Sette anni?

- Quanto dura una coppia? - Sei un...

Cosa? Guardami.

Guardami.

Lo ami più di me?

Ti prego.

Vedi, non puoi dirlo.

Lo amo in modo diverso.

Non amerò nessuno come te.

Non mi fido, sono prudente. Mi preoccupo per me stessa.

Puoi farlo anche con me.

E sai da cosa difenderti.

Non capisco.

Si deve portare in eterno il peso di un errore?

Non ho pagato abbastanza?

Mi togli ogni speranza senza sapere cosa vuoi.

Non sei sicura di amarlo.

Non hai niente da pagare

né da rimproverarti. È così e basta.

Riesci a vivere con un uomo che non ami

ma non con uno che ami.

Così sei più tranquilla.

Potrei attaccarti sulle faccende di sesso.

Non ha importanza.

Devo ricordarti alcune cose?

- Lo vedi? - Non c'entra.

Se fossi in te, contratterei.

Perché non dici: "Finalmente ho scoperto l'amore!"

- "So cos'è!" - Potrei dirlo.

Una volta si può dire tutto.

Qualche volta ho mentito, ma mai a me stesso.

Ti sei sempre convinta di cose inesistenti.

Fingete di essere una coppia, recitate una parte.

Per non ammetterlo fate fughe in avanti.

Capisco bene...

Sarebbe meglio che dicessi che lo sposi per soldi.

- Non li ha. - Menti ancora.

Una professione prestigiosa,

un'eredità culturale, una futura prosperità economica.

Ma va bene.

Non vergognatevi. I soldi non hanno mai sporcato nessuno.

Il partito di Jules ne sa qualcosa.

Per innamorarti,

non ti sei andata pescare un operaio portoghese,

o algerino, o francese...

Si incontrano...

...solo persone della propria classe, lo so.

Ma noi come ci siamo incontrati?

Qualcosa è andato storto... Ora hai raddrizzato le cose.

Hai ricominciato a vivere senza angoscia.

Sei tranquilla.

È una lenta

assuefazione alla mediocrità.

Dopo le crisi si deve cancellare tutto

come la Francia dopo il maggio del '68.

Ti stai risollevando come la Francia, amore mio.

Ricordi?

L'avevamo scampata bella.

Avevamo avuto un'infanzia,

i nostri figli forse no.

In questo nuovo mondo dove si è vecchi a 17 anni.

I tuoi genitori davano ai bambini lezioni di morale.

Ora ti sposi un dirigente

in linea con la nuova società.

Un ladro e un criminale!

Chaban farà da padrino a vostro figlio.

Ma attenti!

Costruite sul marcio.

Le famiglie perdono sempre.

Ricordi quella storia su cui scrissi un articolo?

Il caso Fauqueux.

Era un ricercato che

andava ogni notte dalla moglie sotto il naso della polizia.

Una bella storia, come un film di Nicholas Ray.

Quando Fauqueux sarebbe uscito di prigione,

la bambina che aveva rapito,

avrebbe avuto 18 o 19 anni.

Anche se i genitori glielo nascondevano,

avrebbe saputo già da bambina

che un uomo era in prigione per lei.

Lei ricostruirà la storia.

E se è bella, se Dio vuole,

andrà ad aspettarlo all'uscita.

Non vedo cos'altro possa fare.

Stavo pensando una cosa.

Fai una bambina

che ti somigli:

stessi occhi, stessi capelli,

e tra i 18 o 19 anni...

Si vedono ragazze con uomini che sembrano i loro padri.

Alla gente non va, per me è una cosa bellissima.

Siedi con noi?

- Stai bene? - Sì.

- Non ti si vede più. - Ho cambiato quartiere.

Ora vado.

- Imbroglione. - Ah, io?

Ci vediamo.

Lei non è venuta, ma è passata Gilberte.

È come se fosse stato tutto organizzato.

- Aspetti ancora? - No.

Una cosa mi piace:

al telefono ha detto che

non le piacciono i bidoni. È un bel tipo!

- La richiami? - Certo.

Pronto? Vi stavo scrivendo ma ho perso il vostro indirizzo.

Può ridarmelo? - Cosa?

Ho perso il vostro indirizzo.

Può ridarmelo, per favore?

Ospedale René Laennec, rue de Sevres.

- Pronto? Il 155. - Attenda.

Potrei parlare con Veronika, per favore?

Non c'è. Chi è?

Quando la trovo?

Non mi ha detto chi è.

Alexandre.

Posso lasciare un messaggio?

Le dica di chiamarmi a Fontenoy-8295? Entro le dodici.

- Riferirò. - Grazie.

- Alexandre? - Un istante, per favore.

Pronto, sono io.

Sono Veronika Osterwald.

Mi scusi, ieri non sono riuscita a venire.

Sono stata bloccata da un'emergenza.

È arrabbiato?

No, anzi sono contento.

- Sta scherzando? - No, davvero.

Le assicuro che non ha nessuna importanza.

Non ce l'ho affatto con lei.

Ma... si potrebbe fare per un'altra volta?

Spero che questa volta venga.

Questa sera, se può.

Io non ho problemi.

Questa sera. Dove?

Alle cinque nello stesso posto.

OK, alle cinque.

- A questa sera. - Arrivederci.

Vuole accendere?

- Ho un appuntamento con lei? - No.

Aspetto una persona che non conosco. È lei?

- Non sono io. - Sicura?

Sì.

- Mi sto sbagliando? - No.

Temevo di non riconoscerla.

Mi dispiace per ieri.

Mi scusi. Ha aspettato molto?

Sì.

Molto. Ma non importa.

Fuori c'era uno che mi assomigliava.

Ad un tratto non l'ho più visto.

Pensavo che fosse andata via con lui.

No, non potevo sbagliarmi.

Mi dispiace molto.

Non importa. Anzi, mi ha fatto comodo.

Avevo dimenticato la parola "bidone".

L'ha fatta riemergere, come altre parole.

Ad esempio la parola "limonata".

Nessuno dice:

"Ho bevuto un'ottima limonata".

Ci pensavo mentre l'aspettavo. E anche dopo.

Mi dicevo: "Quando arriva, le parlerò di limonata

per vedere che faccia fa".

E poi non capisco la gente

che conversa senza conoscersi.

Meglio tacere o parlare molto, che è lo stesso.

Ma perché scegliere le parole?

Sa...

Le donne mi piacciono per motivi esteriori,

motivi che non riguardano loro,

ma sono posati sopra come una vestaglia,

un cappotto. Una donna

può piacermi

perché ha recitato per Bresson,

o perché la ama un uomo che ammiro.

Il migliore omaggio che si può fare a un amico

è rubargli la donna.

Non venendo ieri,

oggi ho parlato della sua assenza.

Ieri non avevo argomenti.

È nato qualcosa tra di noi.

Non crede?

Non so.

Se l'annoio, la smetto.

- Oh, no, per niente. - Possiamo parlare

- del tempo, del MLD. - Cos'è?

Non lo sa? È il Movimento di Liberazione delle Donne:

donne, stufe di servire a letto il marito,

che si ribellano. Il loro slogan è:

"Niente uomini sotto il piumino", una cosa così.

- È triste. - Sì, molto.

Se amo qualcuno, mi piace servirlo a letto.

Un amico ha detto

che le donne son fatte per servire a letto

Davanti a una del MLD.

Poteva scapparci il morto!

Invece l'ha sedotta parlandole di sua nonna

che ha passato la sua vita a lavorare,

a badare alla famiglia.

Ora non può più fare a meno di lui.

A proposito, qual è il suo cognome?

Al telefono non l'ho capito.

Osterwald. È un nome tedesco, ma sono polacca.

Sono anestesista all'Ospedale Laennec. Ci abito pure.

Ho una mansarda.

Non esce mai dall'ospedale.

Avevo un appartamento, ma caro.

Mi piace la mia stanza.

Sto poco in casa. Di notte faccio spesso le guardie.

Pagano sottobanco... male. E quando ho soldi, li spendo...

vado nei locali notturni.

- Li frequenta? - Non molto.

- Non le piacciono? - Non so.

Perché ci va?

Per ballare, mi piace...

Per bere, per non stare da sola.

È sola?

Mi lascio avvicinare,

ma poi non accade niente.

Non c'è contatto.

Ora vado. Questa sera ho una guardia in periferia.

Ceniamo insieme una sera?

Le pago io una guardia!

Con piacere.

Quando?

Non so, mi telefoni martedì all'una.

Fino a martedì cosa faccio?

Allora prima.

No, obbedisco. Martedì all'una.

Pronto?

- È FON-9572? - Sì.

C'è Marie?

No.

È in negozio?

Oggi non c'è.

È a Parigi?

Sì.

Vuole lasciare un messaggio?

Dica che ha chiamato Philippe Desbon.

Riferirò.

Sarà qui domani verso le 10 o le 11.

- Bene. La ringrazio. - Arrivederci.

- Marie, come sta? - Bene.

Ho buone notizie per lei.

- Di che si tratta? - Ha chiamato Philippe.

Philippe... Desbon?

Il cognome non l'ho capito. È una buona cosa, no?

Perché?

Sono contento per lei.

Non hai capito.

Se devo fare le valigie, me lo dica.

Ma non c'è niente.

Come vuole. Non voglio intervenire nelle sue faccende.

Non si preoccupi per me. Un bacio.

Sì? Ah, sei tornato?

Sì. Tutto bene?

Anch'io.

Beh... Guarda, dove vuoi.

Come vuoi.

Non so! Alle due a "La Coupole"?

Va bene.

Anch'io.

A più tardi.

Non ha capito niente di cosa c'è stato tra Philippe e me.

Non c'è stata nessuna storia, per nessuno di noi due.

Non è un mio problema.

Quella notte le ho telefonato più volte. Era in casa e non mi ha risposto.

Stava con Gilberte. E io

per quante notti l'ho aspettata?

Ma ora non sto più con Gilberte, sto con lei.

Posso sapere che intenzioni ha? Che vuole fare?

Vederlo ogni tanto.

E questo non cambierà niente?

Insomma! Amo lei, vivo con lei.

E ogni tanto scopa con lui.

Non l'ho fatto!

È quello che mi ha detto.

Ma ora non starete a guardarvi.

Non voglio scoparci.

Presto potresti volerlo.

Quando chi ami scopa con un amico, è dura,

ma puoi capire.

Ma quando scopa

con uno che odi,

ti mette sullo stesso piano dell'altro.

Si è fatto un'idea sbagliata su di lui.

Faccia quello che deve fare.

Stasera sono occupato.

Esce con l'infermiera?

Sì, con l'infermiera.

A cena?

O a bere, non lo so.

Con me non ha mai i soldi

per cenare fuori!

- Lo chieda al suo nuovo amico. - Ma che nuovo amico!

Allora al prossimo.

Che stronzate!

Mi passi la bottiglia.

Capisco che ha voglia di sedurre.

No, di conoscere.

Anch'io posso interessarmi a qualcuno.

Non faccio l'intellettuale,

sono ancorato alle cose comuni.

Non penso a scopare perché bisogna essere in due.

Per questo mi fido di lei, mio caro.

Che gentile.

Non farò tardi. Ci sarà?

Lo vedrà.

Divertitevi!

Due Ricard!

È stanca o di cattivo umore.

Ci vediamo un altro giorno?

No, sto bene.

È sempre libero? Non ha una compagna?

Potremmo parlarne dopo o un'altra volta.

Perché me lo chiede?

Così.

E lei ha una relazione?

Ora no.

- Sta bene? - Sì, molto. Spero che duri.

Perché?

Fine di un grande amore? È stanca perché ha vissuto con un uomo?

Sì, certo.

- Ed è finita? - Ed è finita.

Cosa non andava?

Lo tradivo. Sono esigente.

Mi aspetto sempre troppo dalle persone.

- Non ha mai vissuto con una donna? - Oh, sì.

Non funzionava?

Ad un certo punto

non ha più funzionato.

Perché?

Non so.

Ho scambiato il giorno con la notte.

Sono belle le persone di notte...

Anche Parigi. Parigi è bella di notte,

senza le automobili.

Avevo diviso il mondo in due.

Amavo gli abitanti della notte.

Passavo il tempo a bere, a scommettere, a fare l'amore.

Avevo un po' di soldi.

E quando li ho, non faccio più niente.

Odio chi ne vuole sempre di più.

Al mattino bevevo l'ultimo bicchiere

insieme a chi si era alzato

per andare a lavorare.

Poi tornavo a casa. E lei si alzava per uscire.

La sera tornava e mi svegliava.

Non ho mai visto la luce del giorno in inverno.

A poco a poco cominciammo a non capirci più.

Era bella come il sole,

non bella come la notte. E poi ho finito i soldi.

- Se n'è andata. - Che squallore.

Non so.

Vuole rimanere qui?

È lo stesso.

Non ha fame?

Nemmeno io.

Ma andiamo via da tutto questo rumore.

Mi piace questo posto.

Quando sono triste vengo qui.

Sono un buon cliente.

C'è solo gente di passaggio.

Sembra un film di Murnau,

dove c'è sempre il passaggio dalla città alla campagna,

dal giorno alla notte. Qui c'è tutto questo.

A destra i treni, la campagna.

A sinistra la città.

Da qui sembra che non ci sia un grammo di terra.

Solo pietra, asfalto, macchine.

Non mi piace questa luce.

Dà l'impressione di essere a disagio.

No, non sono a mio agio.

"L'importante è essere sempre in armonia con se stessi".

L'ha detto un mascalzone alla TV.

Bisogna guardare bene in faccia

chi dice queste cose.

Hanno tutti un punto in comune, un che di bovino.

Per quanto mi piacciono i ruminanti...

Ruminano.

È bello ruminare una parola, un'idea, qualunque cosa.

Mi scusi, la sto annoiando?

Mi ha guardata?

Sì.

La trovo gradevole.

Le sembro una che si annoia?

No, ma le donne sono bugiarde.

E lei chi è? Come vive?

Io sono propenso alla noia.

Come quella setta di eretici

di cui parla Borges

la cui caratteristica essenziale sta nella noia:

non la fede, l'entusiasmo, ma la noia, il niente.

Sono d'accordo. Ho fatto il mio autoritratto.

Capelli... Fronte... Sopracciglia... Occhi...

Mi riconosce?

È il mio certificato di esistenza.

Ma ogni tanto sono contento.

Per esempio adesso,

perché sono qui con lei.

Anche se ho chiesto un prestito.

Perché l'ha fatto se non aveva soldi?

Non avere i soldi non significa mangiare male.

Da bambino rubavo i libri.

La povertà non vuol dire non farsi una cultura.

C'è gente fortunata che ha soldi e fa qualcosa.

Fanno cose anche belle, come il cinema, ad esempio.

Sostengono

che si guadagnano da vivere

anche se prendono il posto di altri.

Bene, le ingiustizie vanno incoraggiate.

Credono di dare un contributo,

la loro opera,

arricchire il mondo! Che programma!

La carne è buona?

- Un po' dura, forse. - Non male.

E quel vino cos'è?

È buono?

Non male. Sa una cosa?

Se uno mangia freddo, sente il freddo, non il sapore.

Se mangia caldo, sente il caldo, non il sapore.

Se è duro, sente il duro, non il sapore.

Se è liquido, sente il liquido,

non il sapore.

Dunque,

bisogna mangiare tiepido e molle.

Vede? La luce è calata.

Ora va meglio.

Mi racconti.

Mi parli di lei.

Quando ha finito di lavorare, cosa fa?

Guardo la televisione seduta sul lettone.

Faccio la doccia durante il telegiornale.

Sono molto organizzata.

Ascolta

le notizie mentre fa la doccia?

Non conosce le stanze delle infermiere.

La doccia è in fondo al corridoio.

Per me le cose non hanno importanza.

Quando esco, passo la notte nei locali.

Bevo, non ha importanza.

Se incontro qualcuno, non ho problemi.

Scopo con chi capita.

E queste storie quanto durano?

Un'ora, una notte, di più?

Un'ora, una notte... Ad alcuni non piaccio.

È normale.

Non si piace ad alcuni e si piace molto ad altri.

Ho il collo e le spalle morbidi,

un bel seno.

Non mi piacciono le cosce magre. A lei sì?

Via quella faccia!

La vità è bella, meravigliosa.

Non vede? Guardi che cielo orrendo!

- Due scotch. - E una Coca.

Non immagina che cretini sono gli interni.

Quando ero di guardia, parlavano dei direttori,

delle ragazze già scopate e di quelle da scopare,

delle macchine sportive, delle moto.

All'inizio sono andata a letto con un sacco di medici.

Bevo sempre il whiskey con la Coca-Cola.

Una volta un medico mi disse:

"Veronika, venga con me in sala".

Prendo gli strumenti e vado.

Ma in ascensore, non prestavo attenzione,

mi accorgo che non andavamo in sala.

Aveva voglia di scopare con me.

Mi sono tolta il Tampax e ho scopato con lui. Poi sono tornata al lavoro.

Più tardi voleva farlo di nuovo, ma dissi: "Basta!"

Io immaginavo... Non vado in ospedale da quando ero piccolo.

Mi ricordavo che le infermiere erano dure, insensibili.

Se ne fregavano della sofferenza del mondo.

E questo mi piaceva molto,

questa indifferenza per le disgrazie altrui.

Ha ragione. È esattamente così.

Indossa un camice bianco?

Sì. E un velo.

Come le suore! Mi piacerebbe vederla.

È facile. Non ha niente da farsi operare?

Un polmone?

È molto grazioso, è tutto rosa.

Un polmone, no.

Un mio amico ha avuto l'idea

di farsi tagliare la mano destra,

sul serio.

Dire: "Signor chirurgo, qual è la sua tariffa?"

e farla sostituire con una mano di porcellana.

E in casa sua

in una stanza,

esporre la sua mano, immersa nella formalina

con una targhetta: "La mia mano, 1940-1972",

da visitare come una mostra.

- È buffo. - Sì, molto.

Crede che un chirurgo accetterebbe?

Non credo.

Vogliamo andare?

- Un altro bicchiere? - No, andiamo.

- Buonasera. - Buonasera.

Posso telefonarle?

Se vuole.

Non voglio rientrare. Voglio camminare.

Camminerei con lei tutta la notte.

Andrei sulla riva.

Cioè sulla Senna.

Sulla riva.

Ci rivediamo presto?

Non credo. Devo lavorare. Ho bisogno di soldi.

Per bere?

Per bere, per comprarmi dei vestiti, per farmi bella.

Mi piacerebbe che dicesse:

"Per bere, per comprarmi dei vestiti, per farmi bella

"perché, mio caro,

sono innamorata".

Io sono spesso innamorata.

Mi affeziono in fretta e in fretta dimentico.

Le persone non hanno importanza.

Amo qualcuno per un mese, due, poi non lo amo più.

Quando si sta bene con uno, si sta bene e poi basta.

Mi telefoni, se vuole.

Anche lei.

- Ha ancora il mio numero? - Sì.

È andata bene?

Sì.

Avete mangiato?

Sì.

- Al cinese? - Sì.

- Quello del Pantheon? - Sì.

- Allora è andata bene? - Sì.

Basta così. Se intende litigare, me ne vado subito.

Me ne frego della dignità.

Una volta ha detto: "Disprezzo chi soffre in silenzio".

Ha addosso il profumo "Bandit".

Mi fa schifo.

È impregnato.

Così vi siete divertiti!

Oh, vada a lavarsi!

- È ridicola. - Me ne frego!

Ho girato tutta la notte sperando di incontrarla

e le avrei detto: "L'amo".

L'avrei detto anche davanti a lei. Davanti a tutti.

Le avrei detto: "La smetta o andrà tutto in malora!"

E immaginavo che poi saremmo andati via insieme.

Bene. Vado a lavarmi.

Veronika ha telefonato due volte.

Le ha dato il numero?

Sì.

- Che cosa ha detto? - Niente.

Ha chiesto di lei. Richiamerà.

Non ha voluto dire il nome.

Sicura che fosse lei?

Ma via! Una che non dice il suo nome...

Anzi, non ha un bel tono di voce.

A me sembra che abbia una bella voce.

Pronto? Sì, attenda, glielo passo. È lei.

Pronto? Dormito bene?

No, affatto.

Sì, con piacere.

Quando vuole.

Stasera alle otto al "Flore"? D'accordo.

A stasera.

Le vanno bene le cose!

Trova?

È veramente gentile con lei.

Ah, è gelosa?

Mi piace quando è gelosa.

No, trovo che da tanto tempo non mi parla così gentilmente.

Può darsi che io parli e lei non mi ascolti.

Continui. Mi piace quando è gelosa.

Gliel'ho detto, io l'amo

perché è l'unica donna a farmi ridere.

- Io? - Sì.

Può ridere o piangere, non importa.

L'amo perché mi fa ridere.

Rida, rida!

Cosa pensa di fare con lei?

Niente.

Cosa vuole che faccia?

Dovrei dirle di non vederci più?

Stare qui, guardare la TV, ascoltare la radio?

Aspettare una chiamata?

Chiedere l'ora esatta per sentire una voce umana?

Sono un ragazzo povero, mediocre.

Una ragazza povera, mediocre, vuole vedermi.

A me fa piacere,

dunque non ci rinuncerò.

E sa bene che non è per una questione di sesso.

Ma poi accadrà, no?

Che importanza ha

bagnare il sesso qua o là?

Fa così male.

Lo so.

Ciao. Hai una giacca nuova.

Sì. Non parlarmene.

In un negozio

mi sono lasciato convincere

da un commesso alto almeno due metri.

Mi ha venduto quello che voleva...

Era un po' aderente, ma l'ho presa lo stesso.

Poi ne ho presa un'altra, ma troppo grande.

Ora per la giacca aderente dovrei digiunare,

e per quella grande

dovrei diventare un grassone.

Sì, grasso.

Grasso e calvo.

Una giornata atroce.

Per calmarmi ho comprato "La bella Elena" di Offenbach.

Poi ho incontrato una ragazza che conosco poco

che è molto curiosa.

Pensavo che mi chiedesse: "Cos'ha sotto il braccio?"

e avrei risposto: "'La belle Elena'. L'ascoltiamo?"

Ma non lo ha detto.

Allora le ho detto: "Sa cos'ho sotto il braccio?"

Ha risposto: "Non m'interessa".

"Ho 'La bella Elena'".

"Le va di ascoltarla a casa mia?"

E ha detto: "No, ho fretta".

"Non m'interessa". E se n'è andata.

Ho ascoltato il disco da solo.

Ero furibondo.

Ah, ho incontrato... Hai presente, Freak?

Era tutta vestita di verde:

giacca, camicia,

pantaloni, scarpe verdi.

Persino le Gauloises erano verdi.

Ho detto: "Come va?"

Ha risposto: "Non mi vedi?

Sono verde. E contro tutto".

Suonava bene. Mi piacerebbe poterlo dire, ma...

"Sono vestito di nero. E contro tutto".

Non so se suona uguale.

Buonasera.

Buonasera. Scusami.

Tutto bene?

Che domanda! Certo che no.

Forse non voleva vedermi?

Se le do fastidio, posso andarmene.

Non sarà la prima volta.

Un Ricard.

Un J&B.

Non è questo.

Volevo vederla, ma non è così semplice.

Non so come vivere senza soldi, non so come fare.

Non ha importanza.

Si può stare delle ore in un bar

a parlare o a tacere.

Non penso.

Non è molto serio.

Voglio vederla, ma non starci male.

A meno che non l'attiri la prospettiva di passare la serata

in un bar senza parlare.

Non male, ma è diverso.

Allora

ho pensato una cosa.

Non ho soluzioni migliori.

Verrebbe a casa della donna da cui abito

che lei forse conosce... perché quel vestito viene dal suo negozio?

Cucina molto bene.

Ci sarà vino, whiskey, Coca-Cola.

Musica, televisione.

Semmai guarderemo la televisione, no?

Se qualcosa non le va, può andarsene.

Nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo ne hanno dimenticati due:

il diritto di contraddirsi e quello di andarsene.

Allora viene?

- Sì. - Bene. Vado a telefonare.

- Buongiorno. - Buongiorno.

- Vuole bere qualcosa? - Sì.

- Beve qualcosa? - Certo.

- Gliela prendo. - D'accordo.

Cosa vuole sentire?

Faccia lei.

Potrei aiutare la sua amica?

No, no. Vado io.

Dove vuole andare?

Dove capita.

Non lo so.

Le mie idee non le piacciono. Allora decida lei.

Non verrebbe in un locale?

No, ma se vuole l'accompagno.

Non verrebbe con me?

No. Mi annoierei e non ho soldi.

Ne ho io.

Sì, ma...

...non ho voglia.

Allora mi porti sulla riva.

Come vuole.

Sono furiosa.

Sì, lo so.

Ogni tanto faccio delle cazzate.

La riaccompagno a casa.

Se uno di questi giorni vorrà telefonarmi,

mi farà piacere.

Mi piacciono molto i suoi occhi,

la sua bocca,

il suo sorriso.

Non rido mai.

Ha un bel sorriso.

Non ha voglia di me?

Non lo so.

Prima però mi desiderava.

Non è detto.

Ho fatto qualche piccolo sogno erotico con lei.

Credo che non debba essere male a letto.

Dipende dai giorni e dalle opinioni.

Farebbe l'amore con me?

- Qui? - Perché no?

Siamo sorvegliati.

Sorvegliati?

Non vede? C'è gente che passa e ripassa.

Aspettano che facciamo l'amore.

Non vedo nessuno.

Che gente?

Guardoni, omosessuali, poliziotti.

Magari le tre cose insieme.

La disturba?

Le sembrerò convenzionale,

ma mi disturba molto.

Non le piace il mio seno?

La riaccompagno.

Avete scopato altrove?

No, mi dispiace deluderla.

Sono rimasta qui.

Tre ore per riaccompagnarla. Non male, no?

Non mi piace affatto!

Né la sua voce né la sua faccia né il suo grosso culo!

E quel modo di parlare lo trovo squallido!

Lo dice perché

con lei non ha funzionato. Lo sapevo...

Ha voglia di lei, si vede.

- Crede? - Lo sa bene.

Che dice del suo seno?

Bello! È l'unica cosa.

Mi piacciono la sua voce, e il suo viso non è male.

Senta, se le piace tanto se la scopi quando io sarò a Londra!

Lascio l'appartamento a disposizione.

Dice davvero?

Faccia come vuole!

Va dai vecchi amanti?

Vado a fare acquisti per il negozio.

Senta, a Londra potrebbe

scegliermi della flanella?

Marrone... o blu,

con delle righe bianche.

Per la qualità è solo questione di prezzo.

I soldi glieli rimborserò appena posso.

Vorrei un vestito di quelli che

fanno credere agli altri che

chi li indossa ha un'eleganza naturale.

Attribuiscono alla persona l'eleganza del vestito.

Allora tutto si confonde:

Mick Jagger e René Biaggi.

- Alexandre? L'ho svegliata? - Sì.

Mi spiace. Allora richiamo più tardi.

No, ormai mi ha svegliato.

Vorrei vederla.

Sì. Dove, quando?

Ieri ho detto molte cazzate...

Le dimentichi...

Cazzate? Non mi ricordo.

Meglio così.

Vorrei vederla.

Sì, quando?

Potrei essere alle sette al "Flore".

Bene, d'accordo. Ci sarò.

Forse ci sarà un uomo con me.

Non gridi. Venga al nostro tavolo.

Se ci sarà un uomo, io che c'entro?

Non si fermerà molto.

Ma non saprei che dire.

Me lo dica lei.

Dica quel che vuole, e se non vuole, non dica niente.

Sicura che non è cattivo?

No. Allora venga alle sette e un quarto, sarò sola.

Pronto? Comunque verrò.

Sa, lei comincia a ronzarmi in testa.

- Non vorrei fare troppo rumore. - Allora, arrivederci.

SARÒ DI RITORNO TRA 2 O 3 GIORNI.

NON FACCIA LO SCEMO. LA PENSO. LOVE.

ANNAFFI LE PIANTE.

Aspetti qualcuno?

Sei vestita bene. Cos'è successo?

Ho rotto un bicchiere.

Stai bene, la fasciatura ti dona.

Non ti si vede più.

Ero negli Stati Uniti. Sono tornata da sei mesi.

È un bel po' di tempo. Cosa facevi là?

Stavo con uno.

- Il tuo prete? - Sì.

Stai ancora con lui?

No, non più. Lui è rimasto lì.

Ero a New York. Una città terribile.

Non puoi capire...

Avevo paura di uscire anche di giorno.

Una volta sono stata abbordata da un mutilato.

Mi seguiva,

aveva un'aria cattivissima e mi ha detto:

"Non viene con me perché non ho le gambe?"

Non sapevo cosa dire... Ho detto: "No, è perché sono fidanzata".

Dimmi del tuo prete.

È vero o finto?

Non l'ho mai capito.

Credo a queste cose.

Ti ricordi di quel tale di Montparnasse?

Lo chiamavamo "il finto Belmondo".

Faceva il possibile per somigliare a quello vero, ma era ridicolo.

Dopo un'insistenza di anni

è diventato più vero di quello vero.

Volendo si può assumere la personalità di un altro.

Rubargli l'anima.

Adesso è Belmondo che è diventato la caricatura del suo doppio.

Non la caricatura, la sua ombra.

Il film su William Wilson dovevano farlo con loro.

Dimmi, dove sono finiti gli amici di un tempo?

Io sto sempre qua.

E loro sono tutti spariti.

Le ragazze di tutti i giorni, della notte.

Tu, Michèle, Françoise...

Vi siete prese un po' della mia vita.

Michèle si è suicidata.

Lo so.

A me non è riuscito.

Senti, prendo seriamente il suicidio

più o meno come la morte.

Parlane. Ma se rido è perché mi fa paura.

Françoise sta con un americano.

Quando una donna si mette con qualcuno, abbandona tutto.

Avrà la sensazione di un nuovo inizio.

Dandovi a un solo uomo derubate tutti gli altri.

Tutti gli avvenimenti di questi ultimi anni sono contro di me:

la rivoluzione culturale, maggio '68,

i Rolling Stones, i capelloni, i Black Panthers, i palestinesi, l'underground.

Poi più niente.

Facci caso: niente nella moda, neanche un film, niente.

La musica pop è diventata religiosa.

A me piace Mozart, i Rolling Stones, Edith Piaf.

A proposito, ho delle buone notizie.

Conoscevi Ferrand, quello che odiavo?

È morto nel fiore degli anni.

Si era sposato con una ragazza che usciva con me.

Comportarsi male con me non porta fortuna.

Come ti sembra quella ragazza là?

Non male.

Avevo un appuntamento con lei e non mi ha visto.

Non so cosa fare.

Vado là, torno subito.

- Salve. - Salve. Vuole sedersi?

Sono con un'amica. Poi ci raggiunga.

Un'amica?

Ora che programmi hai?

Ci rivedremo tra cinque anni?

Quello con cui sto è geloso.

Ho voglia di tradirlo.

Non vorrai tradirlo con il primo che passa!

Non sai mai con chi caschi.

Se ci pensi seriamente, telefonami.

Telefonami comunque, mi fa piacere.

È il signore del telefono?

No.

- Era sola. - Sì.

Vi siete scambiati i numeri di telefono?

Sì,

ma non mi piace essere guardata.

Restiamo qui, andiamo sulla riva del fiume,

o a casa mia?

Da lei? Con la vecchia amante?

Come sta?

Bene, immagino. È a Londra.

Allora andiamo. Voglio sentire il disco della Dietrich.

Aspetta.

Mi si incastra il Tampax.

Ecco.

Merda! Ora dovrò andare dal ginecologo

e dirgli con una vocina:

"Non so come, ma ho perso il Tampax".

Merda! Mi uscirà dal naso.

Bastava che lo togliesse.

Non possiamo stare senza scopare?

Le ho detto che non volevo scopare.

Non posso rimanere così!

Faccia un'esplorazione e cerchi di togliermelo.

Non sono capace.

Scemo! Frughi, e se sente qualcosa, tiri.

E se le faccio male?

Ma non è capace di fare niente!

Come ha detto?

Un'esplorazione?

La smetta. Non è divertente.

Allora, ci provo.

- Sento qualcosa. - Tiri.

Eccolo qui.

Dia a me.

Chiamo un amico. Voglio raccontarglielo.

Non riesco a tenerlo per me. È troppo divertente.

Non lo dica in giro.

Sì, invece.

Ah, non c'è.

Peccato!

Ha delle vene bellissime. Le farei delle iniezioni.

Vuol fare l'amore

teneramente o con violenza?

È lo stesso.

No, deve dirmelo.

Una volta una ragazza mi ha detto:

"Non mi va l'amore così!

È brutale. Sia più dolce".

Allora come vuole farlo?

Teneramente

o con violenza?

Mi piacciono entrambi.

Pronto, Alexandre, sono Veronika.

Buongiorno. A che ora è andata via?

Alle dieci.

Poteva salutarmi.

So che preferisce svegliarsi da solo.

Parlo sempre troppo. Non importa.

Lavoro fino alle cinque. Poi andiamo al cinema?

Sì, ma che cosa c'è da vedere?

Mi piacciono i vecchi film di vampiri. Sono così ridicoli.

A me piacciono i film terra terra. Magari Fernandel.

Fernandel? Per farle piacere accetterei un buon film.

Cosa intende per buon film?

"Les Visiteurs du soir" (L'amore e il diavolo) di Marcel Carné, forse...

Cosa?

"Questo cuore che batte, batte, batte!"?

Tutti gli elegiaci sono dei mascalzoni!

Ci penseremo.

Ci vediamo alle sei al "Flore"?

Bene, alle sei. Un bacio.

Non è facile convivere, faccio quello che posso.

Al mio amante

piaceva lo yogurt.

Ne comprai almeno trenta.

Andai al supermercato più vicino

e presi solo yogurt.

Ricordo che

tornai a casa barcollando, con due sacchetti enormi.

Pensavo:

"Quando li vedrà fara i salti di gioia".

Mi disse:

"Ma Veronika,

"tutto questo yogurt... non è normale..."

Pensavo: "Sprizzerà di gioia" e lui...

"Non è normale".

Dove abitavate?

Avevo una stanza nel 17° distretto, rue des Acacias.

Mi sfrattarono perché facevo troppa baldoria.

La cosa buona è che passavamo tutto il tempo a scopare.

Una volta aveva l'influenza, e io stavo andando al lavoro.

Mi ero fatta bella per uno che mi piaceva.

Lui era a letto, e mi dice...

Oh, com'era...

"Guarda, ce l'ho duro!"

Ho detto "sì" come una scema.

In realtà mi faceva piacere

e ho scopato prima di uscire.

Ero in ritardo e telefonai alla caposala

dicendole: "Ho fatto la notte e non mi sono svegliata".

Arrivata al reparto,

mi ha detto:

"Ah, sì, si vede che hai dormito,

hai una bella cera".

Il mio ex amante...

Gli piaceva lo yogurt e voleva che gli dicessi: "Ti amo".

Diceva:

"Dimmi che mi ami,

dimmelo".

Così gli dicevo:

"Ti amo... Ti amo".

Un giorno mi disse una cosa tremenda:

"Il tuo corpo è un giardino".

E si perdeva in questo giardino rigoglioso.

Ne traeva un piacere continuo.

È buffo, no?

"Non ci sono più fortificazioni,

ma ci saranno sempre canzoni..."

"Non ci sono più fortificazioni,

ma ci saranno sempre canzoni!"

Anch'io conosco vecchie canzoni.

Conosci questa?

"Semplicemente come una rosa

"che si coglie senza ragione

"tu hai preso il mio cuore afflitto

"passando davanti alla mia casa.

"Il mio cuore è un fiore d'autunno

"senza sapere perché né come,

"tu l'hai preso,

"io te lo dono

semplicemente".

Mi mette a disagio.

Ah! È l'ora del predicatore del primo mattino!

Ha già cominciato.

Il nostro, amici, è un secolo di pigrizia.

I più svolgono un lavoro sedentario.

Non fanno abbastanza esercizio. Direi che non camminano abbastanza.

In quest'era di macchine lavorano, pigiando un tasto

e diventano sempre più pigri.

Mancano di esercizio mentale e fisico.

Contemplate i componenti di una folla.

Osservate le diverse forme:

alcuni sono orrendamente grassi,

altri afflitti dalla pancia,

altri ancora sono magri.

Il peggio sono le mentalità dell'individuo,

dell'individuo medio.

L'umanità degenera gradualmente

nonostante la scienza cresca ogni giorno.

A questo proposito, amici miei,

il mensile "La pura verità",

vi aiuterà a capire e a seguire

la via che vi aiuterà ad ottenere

tutto ciò di cui avete bisogno nella vita.

La vostra vita è unica

perché vi rivelerà senza ambagi e preconcetti

la verità di tutte le cose.

Per questo il giornale si intitola così.

Se volete ricevere gratis le pubblicazioni citate,

scrivete a questo indirizzo:

Il mondo a venire,

Europe 1,

Casella Postale 150,

Parigi 8, Francia.

Allora, amici, vi parla Divar Apartian,

e vi dice arrivederci a presto.

Lo ascolto spesso, la mattina,

da molto tempo.

Sempre sulla stessa linea.

Con tono uniforme,

da anni allo stesso modo:

"Allora, amici, vi parla Divar Apartian,

e vi dice arrivederci a presto!"

Non so se sia grande o piccolo,

grasso o magro, calvo o barbuto...

È solo una voce.

Come l'uomo del 18 giugno:

per quattro anni è stato solo una voce!

Se andassimo a fare colazione al "Mahieu's"?

È un bar in Boulevard St. Michel che apre alle 5:25.

A quest'ora trovi gente incredibile:

persone che parlano come libri,

come vocabolari.

Di una parola ti danno una definizione perfetta:

niente gergo, né linguaggio del "Le Monde" o del "Nouvel Observateur".

Mi ricordo di un arabo

che diceva, pronunciando ogni sillaba:

"Le negre fanno l'amore

"in un modo strordinario".

"Quando l'uomo introduce il sesso

nella vagina,

"pare che questa abbia una temperatura da fornace".

"Me lo ha detto un amministratore coloniale".

Mi piacerebbe parlare così.

Forse un po' ci riesco, ma vorrei farlo perfettamente.

In una conversazione poter dire:

"Le negre

"fanno l'amore in un modo straordinario".

"Quando l'uomo introduce il sesso nella vagina,

"pare che questa abbia una temperatura da fornace".

"Me lo ha detto un amministratore coloniale".

Parlare con le parole degli altri... Ecco cosa mi piacerebbe.

Deve essere questa la libertà.

Ricordo un guardiano

che veniva scambiato per poliziotto

perché vestiva simile alla polizia.

Faceva gli indovinelli.

Diceva:

"Qual è il quartiere più chic di Parigi?"

E la gente diceva:

- Il primo? - No.

- Il quarto? - Nemmeno.

È il sesto!

Così la gente diceva: "Bene, perché?"

"Perché gli altri puzzano di merda!" (La Mere Dassault)

Oppure: "Qual è il terno al lotto più fortunato?"

"La moglie".

E loro: "Ah, sì? Perché?"

"Perché te la fai in macchina e su tutte le ruote".

Ce n'è un'altra,

ma non la ricordo più.

Un tizio cerca una stanza

e se la prende con uno che predica l'esistenza da Dio.

Dice:

"No, signore, io cerco una stanza,

è più importante dell'esistenza di Dio!"

Alcuni sordomuti facevano un gran baccano,

altri complottavano. Li chiamavo: i serbo-croati.

Alla fine sono risultati essere davvero serbo-croati!

Un giorno, nel maggio del '68,

nel bar c'era molta gente.

E tutti piangevano,

un intero bar piangeva.

Era bellissimo.

Era caduto un candelotto lacrimogeno.

Se non ci fossi andato come sempre, non l'avrei visto.

Invece davanti ai miei occhi

si è aperta una breccia.

È troppo tardi. Non andiamo...

Ho paura.

Paura di non vedere più niente.

Ho paura.

Non vorrei morire.

Strano modo di rifare il letto.

L'ho visto forse in un film.

I film servono a questo: impari a vivere, a rifare il letto.

Dovrebbe cambiare le lenzuola. C'è sangue.

Ah, no! Potrebbe destare dei sospetti.

Marie è ritornata.

Non lo sapeva?

No. Non lo sapevo di preciso.

Si accorgerà di noi?

Credo che lo sappa già.

Che le dirà?

Non so... vedrò.

- Mi accompagna? - Sì.

Allora non ci vedremo più?

Andrò al "Flore" il pomeriggio.

Se passa lì per caso...

Può anche telefonarmi.

Va bene. Buon rientro.

A che ora è tornata?

Alle 11:00. Pensavo di trovarla a "La Coupole".

- Poteva telefonarmi. - Volevo farle una sorpresa.

Gentile, ma non potevo indovinare.

Vedo che non si è annoiato.

L'appartamento è pregno del suo profumo.

Avete festeggiato: bicchieri, bottiglie...

Ha dormito qui. Quella tazza là...

Non potevo buttarla fuori,

- non certo nel cuore della notte. - Sì.

E io che pensavo a lei!

Beh, anch'io.

Merda! Scopando con un'altra ragazza?

Sa che soffro

e lei se ne frega.

Soffre o finge?

Non è mai molto seria.

Tutto qui?

Vede, è semplice.

Conosco i suoi modi per farsi amare.

Anche il dramma non mi riesce male.

- Bisogna cambiare le lenzuola. - Le cambi.

Mi aiuta?

Si arrangi.

Voi e le vostre prodezze.

Non esageri: prodezze alquanto leggere.

Persino sui cuscini c'è il suo odore!

Dormirò nell'altra stanza.

- Da sola? - Come vuole.

RAGAZZA FRANCESE RICERCATA PER OMICIDIO A VIENNA

La foto non è somigliante. Se non ne hanno altre non la ritroveranno.

Avrà fatto bene ad ammazzarlo?

Non so. Non è stato bello da parte sua.

Non penso avrebbe dovuto.

No, fa sempre cose sorprendenti.

Ultimamente aveva una fasciatura sulla mano.

Un'altra volta zoppicava per via di un piede.

Ne inventa sempre una nuova.

C'è Veronika. Te la presento.

- Parti? - Sì.

Vai sempre a Ostenda, come nella canzone di Léo Ferré?

No, ho cambiato idea.

Vado ad Amburgo, come nella canzone della Piaf.

- Sei in macchina? - Sì, sì.

Mi accompagni poi a Orly?

Sì. A che ora?

Tra un'ora circa.

Guarda, c'è l'avvinazzato.

C'è Sartre là:

beve come una spugna. Guardi quel tavolo.

Si sbaglia. Ha solo mezza bottiglia.

Sì. È furbo.

Ordina sempre mezza bottiglia,

ma bisogna vedere quante!

Esce sempre barcollante, appoggiandosi al muro.

Le sue prese di posizione,

il suo maoismo, la causa del popolo, sono frasi da ubriacone.

Gli direi:

"Si vergogni di bere così! Con il suo Premio Nobel..."

Smettiamola di considerare ciò che dice.

Non molto tempo fa, al comizio di Billancourt era appollaiato su una botte.

- È sempre dentro una botte. - Non esiste casualità.

- È un rosso maoista. - Come il vino.

Guardi...

È un'amica.

L'ha vista l'altro giorno con me.

Fa un certo effetto... È ricercata per omicidio.

Ho conosciuto una ragazza omicida

e poi si è suicidata.

L'ha fatto in modo splendido.

Sono andati in albergo, hanno fatto l'amore

e, quando lui dormiva, gli ha sparato al cuore.

Poi si è sparata in bocca. Era un'infermiera, come lei.

Faceva sempre una scena straordinaria, ma recitava male.

Più uno sembra falso, più va lontano:

il falso è l'aldilà.

Ho avuto paura perché prima stava con me.

- L'hai scampata bella! - Già, un colpo di fortuna!

Comunque non era innamorata di me:

un vantaggio.

Le donne che conosco non esitano a sparare.

Cronaca nera, assassini,

sono sempre astratti sui giornali.

Ma quando ti riguarda, è tutta un'altra storia.

Credo che le strade siano piene di assassini,

non assassini potenziali, ma reali,

in Francia in particolare.

Ecco un'altra trama ordita contro di me. Cos'altro potrebbe essere?

Alcune donne si sono suicidate, altre sono scappate con un uomo,

ed ora questa che finirà in prigione...

Considerando che l'aborto è un delitto,

ci sono dozzine, centinaia di assassini, di complici.

Le strade sono piene di assassini.

E si sentono bene.

E se qualcuno dice qualcosa, si sorprendono.

Nessun rimorso. Anzi, un sollievo.

E la giustizia a cosa serve?

Cambia il Presidente e si parla di amnistia.

L'unica amnistia

sarebbe aprire le porte delle prigioni

e i criminali uscirebbero nelle strade come topi.

Sì, sì. Con Duclos in testa: il re dei topi!

In fila indiana scenderebbero lungo Boulevard Raspail.

Arriverebbero qui.

Che orrore! Smettetela!

Andrebbero a casa vostra.

Perché da me e non a casa tua?

Io non ho una casa!

Scusami, devo andare.

Prenderò un taxi se vuoi restare qui.

No, vengo con te.

A presto, spero.

- Arrivederci. - Arrivederci.

Vengo sempre al suo tavolo. Sono indiscreto?

Forse vuole stare da sola. O attende qualcuno.

Uno anche per me.

Si rende conto?

Se passasse l'uomo della sua vita,

rischierebbe di non vederlo per colpa mia.

Una grande responsabilità.

Perché pensa che io venga qui?

Non lo so.

Per incontrare l'uomo della mia vita!

Non l'aveva capito?

- Oggi ho un appuntamento. - Allora vado.

No, è una mia amica, ritarda sempre.

Può restare. Magari le piace.

- Com'è? - È molto carina.

- Ha molti amanti. - Non mi fido.

Le donne con molti amanti non sono belle.

Poi non ho voglia di immischiarmi.

Quando arriva, me ne vado.

Vengo qui per leggere, ma lei mi distrae.

- Il resto del giorno? - Non ho tempo.

Sono molto impegnato.

Non credo che in questi giorni

incontrerà l'uomo della sua vita.

- Davvero? - Sì.

Potrebbe incontrare uno che le piace:

moro, riccio, abbronzato. Forse il suo tipo.

Potrebbe finirci a letto,

ma non si innamorerà.

È molto sicuro.

No, affatto.

Ma sono convinto del vuoto che mi circonda.

È buffo...

Quando l'ho guardata al "Deux Magots"

non ho ammazzato il tempo, ma chi aspettavo, Jean.

Sta dicendo cose molto belle.

Non so se le prepara prima o le vengono così.

In un brutto film si direbbe: "una frase d'autore".

Un altro, prego.

Attento a ciò che dice.

Se rifletto, potrei dire

un'infinità di scemenze in poco tempo.

- Beve troppo. - Le dà fastidio?

- Le dà fastidio? - Non era un rimprovero, mi scusi.

Abborda sempre le ragazze come ha fatto con me?

Gliel'ho detto, non lo faccio mai.

Con lei è diverso. Come l'avrei trovata?

Mi ha detto:

"Ora non ho tempo. Ha un numero di telefono?"

Mi ricordo bene. E lei cos'ha pensato?

Rimasi sorpresa di vederla accanto a me.

Era meno bello di quanto pensassi.

Non credevo che mi chiamasse.

Le ho mentito.

Ero libera. Non sono venuta apposta all'appuntamento.

L'avevo pensato.

Non capivo perché non veniva a letto con me.

Pensavo: "Sarà malato, impotente".

Mi sbagliavo.

La umiliava il fatto che non la scopassi?

Di solito

mi saltano addosso dopo 5 minuti.

Ero turbata da tanta gentilezza.

- Posso raccontarle una cosa? - Sì.

Le dissi di una donna che ho avuto per anni.

Quella che l'ha piantata?

Già, la mia ex del cazzo!

Non se n'è andata e basta.

Mi sarebbe piaciuto che avesse detto, lasciando l'amore:

"Addio, me ne vado".

Avrei preferito.

Quando l'ho incontrata, l'avevo appena lasciata

con l'intenzione di

innamorarmi della prima che avessi incontrato.

E ho incontrato lei. Continuo?

Non credo al caso,

era destino che lei mi incontrasse

perché sarei potuto passare cinque minuti prima.

Quando lei non è venuta all'appuntamento

è passata quella donna.

Lascio quella e vedo lei. Lei non viene e viene l'altra.

Poi arriva lei.

Perché non incontrarci prima? Un mese, un anno...

Frequentavamo gli stessi quartieri.

Non capisco quelli che lasciano gli altri.

Io non lascio nessuno,

mi faccio lasciare.

Credo che la vita, il passare del tempo,

sappiano bene separare le persone.

Io non faccio niente. Lascio fare al tempo.

Non mi sostituisco ad altri.

Conosce la storia di Sacha Guitry e di sua moglie?

Era a casa con sua moglie

seduto in una grande poltrona che lo nascondeva un po'.

All'improvviso si apre una porta, e riconosce

la voce di un attore, che dice:

"Tesoro, sei sola?"

Lui si alza e risponde:

"Non sono solo, ma non sapevo che mi chiamassi tesoro".

Dopo un po' divorziò da lei.

Le donne tradiscono i bravi mariti con gli scemi.

Forse è un modo per affermarsi.

Degli ultimi mesi trascorsi con Gilberte,

ricordo solo alcune cose.

C'erano bottiglie di whiskey, non volevo che le buttasse.

C'era del sangue sui muri, ci picchiavamo.

Una volta le ho rotto qualcosa.

Si è fatta curare e per 15 giorni ha avuto la faccia incerottata.

L'ultima volta che abbiamo fatto l'amore

assomigliava a Frankenstein.

Andavo da Marie, ma avevo gli incubi

e tornavo da lei. E tutto ricominciava.

Fu allora che mi disse di essere incinta.

Ero furioso.

Si mise a piangere e me ne andai.

Poi non so cosa sia successo.

Dopo qualche giorno,

improvvisamente... Ero in autobus...

ho avuto una sensazione profonda.

Era un sentimento sconosciuto,

una vera rivelazione.

Di colpo ero felice!

Mi è venuta voglia di vivere con lei,

cosa che non era successa in anni...

voglia di lavorare, di avere quel bambino.

Mi precipito da lei.

Non c'era...

Ho cercato dappertutto, ho telefonato a tutte le amiche.

Era scomparsa.

Poi ho saputo...

Non voleva più vedermi, si nascondeva.

Disse che non mi amava più.

Quando,

si lascia una persona che si è amata

bisognerebbe prima dire:

"Addio, me ne vado".

Ma sparire...

nascondersi come un criminale, è ignobile.

Stavo diventando il personaggio di un brutto film,

da melodramma ben congegnato.

Un uomo si accorge di amare una donna

e la donna, invece, si accorge di non amarlo più.

Una storia pietosa.

La vita non assomiglia a quei mondi misteriosi

dove, una volta entrati, non si torna indietro.

Avrei preferito che morisse,

che si suicidasse.

Più tardi seppi

che aveva abortito

e che viveva con quello che l'aveva aiutata.

Quelli che fanno gli aborti

sono i nuovi cavalieri.

Non difendono più vedove e orfani,

ma tolgono quelle cose ignobili dalle pance:

il bisturi al posto della spada,

la sonda al posto della sciabola.

E le donne si consegnano ai loro liberatori.

Gli eroi non mi piacciono.

La nausea è un malessere nobile,

non è il nome giusto

per questa polvere,

questa vergogna

che rimane in gola,

che non riesco a digerire

né a sputare.

Quando una ci lascia, non sappiamo mai il perché.

Non c'è solo l'amore. C'è l'orgoglio, l'amor proprio. Mi ero rassegnato.

Cercavo di soffrire il meno possibile,

sperando che passasse.

Ma quando la terra trema sotto di noi

l'amore,

il successo, la rivoluzione non significano più niente.

Sa,

il mondo sarà salvato dai bambini,

dai soldati e dai pazzi.

La sua amica è arrivata.

Non l'ha vista. È seduta là.

- Resta con noi? - No, vado laggiù.

- Salve, non si ricorda di me? - No. - Il suo nome è Virginie.

No. Mi chiamo Veronika.

Proprio così. Ci siamo conosciuti in campagna...

Sì, mi ricordo molto bene di lei...

A proposito, faremo una piccola festa.

Una piccola festa per il compleanno di Maurice.

A casa mia, in rue de Vaugirard.

- Va via, Alexandre? - Sì, Sì.

- Rimanga un po'. - No, sono stanco. Arrivederci.

Vuoi venire?

No, vado al cinema.

Devo amarla molto per seguirla per strada.

Perché non è rimasto?

Era con altri.

Non importava.

La divertivano più di me.

È un deficiente.

Si crede irresistibile.

Ma è divertente fare i cretini.

Forse.

L'ho seguita perché volevo stare con lei.

Gentile, ma non posso.

Ha qualcosa di importante da fare?

Niente, ma ho una vita molto piena.

Voglio scopare di nuovo con lei.

Perché non dirlo?

Le ragazze non lo dicono di solito?

L'amo e voglio scopare con lei.

Posso venire da lei?

In teoria non potrei.

Potremmo andare, ma non oggi.

Non verrà nella mia stanza.

Per rispettare i regolamenti?

Ci ho portato molti uomini.

Perciò ho chiesto un letto a due piazze.

Non voglio che l'uomo che amo veda lo squallore in cui vivo.

È un privilegio che mi rende felice.

Ma sa,

di solito cerco donne con un appartamento.

Scopo quel tipo di donne.

Ed io con arabi ed ebrei.

Allora le piace

il tipo meticcio.

Sì, adoro scopare con i meticci.

E mi fanno godere sempre!

Mi fa piacere.

Allora che ci fa con me?

Non so... Cazzate, sicuramente!

Perché le donne non possono dire di voler scopare?

Chi non lo dice è cretina, no?

Non saprei.

Sì, senz'altro.

Se ora ha da fare, venga più tardi.

Quando vuole.

Passerò a mezzanote al "Flore",

ma senza impegno. Dove andremo? Non in albergo!

- Perché no? - Non mi piace.

Voglio venire da lei.

A mezzanotte al "Flore".

Vuole un passaggio?

Sì, a casa.

- Beve qualcosa? - Sì.

Posso fare un Nescafè?

Non ha altro?

Sì, dell'acqua.

No, mi faccia un Nescafè.

Cosa ha fatto oggi?

Ho scopato. O mi sono fatta scopare. Come preferisce.

L'ho capito dal trucco disfatto.

Ho telefonato a un mio ex amante.

Un tirocinante che era in servizio a Necker.

Forte o leggero?

Forte.

Chiamo i miei ex amanti quando ho voglia.

È seccante quando rispondono le mogli.

Ma non mi piace più scopare con loro.

Non sono contenta.

Allora perché lo ha fatto?

Mi ha fatto innervosire.

Volevo stare con lei, gliel'ho detto, ho insistito.

Mi ha umiliata.

L'ho fatto per dispetto.

Aveva qualche ora da passare.

Poteva restarsene in camera a guardare la TV.

A guardare la TV?

Volevo essere scopata... Avevo voglia di un cazzo!

È bello dormire con un cazzo, anche molle, sul sedere.

È geloso?

Non so...

No, anzi, mi eccita.

Una o due?

Una.

Mi piace la sua stanza. Sa di ospedale.

Di ospedale? Che orrore!

- Faccio spavento? - Sì.

Trova?

Sì, uno spavento che le sta molto bene.

Venga qui.

Venga.

Allora, cos'ha fatto con il suo amante?

Non racconto.

È stato veloce.

Aveva voglia, e poi?

Ha sempre voglia. Gli si drizza appena mi vede.

Avete trovato un letto?

Sopra un letto di un malato? Come avete fatto?

- Ha un divano nel suo ufficio. - Oh, capisco.

Ben organizzato.

Racconti.

No. Mi ha detto: "Fammi quello che mi piace".

Cioè?

- Non racconto. - Lo faccia a me.

No, è troppo faticoso.

Che pigrizia. Me ne vado.

Rimanga. Se indovina, glielo faccio.

Che cosa ha usato?

Dica: "Fuoco...

"Acqua..."

Mi aiuti.

Se non sono ubriaca, sono pudica.

Spenga la luce, è lì.

Si è spogliata in fretta, l'altro giorno.

Mentre non guardava.

È la mia tattica. Faccio sempre così.

Alexandre, vado a lavorare.

Può restare se vuole.

- Che ore sono? - 6:45.

No, no, mi alzo.

Oh, che bella!

Si avvicini.

I medici non glielo fanno?

Adesso non più.

E gli ammalati?

Loro mai!

- Scopiamo? - No, devo andare.

Chi ammazzate oggi?

Le lascio la chiave.

Chiuda la porta. Può tenerla.

Quanto costa?

C'è scritto.

Posso provarlo?

Da questa parte.

Per favore?

- Ecco. - Grazie.

Arrivederci.

Venga qua.

Ho un foulard per lei. L'ho messo da parte.

Le starà bene.

A me piace. A lei?

Sì. Sì.

- È Veronika. - No, non voglio.

Si arrangi. Sono fatti suoi!

- Pronto? - Pronto, sono Veronika. Disturbo?

Sì, stavo dormedo.

Mi scusi.

Non importa. Che succede?

Voglio vederla.

C'è rumore, non sento.

Sono al "Bibloquet". Mi raggiunge?

No. Sono stanco, non stanotte. La chiamo domani.

Non viene?

La chiamo domani. Buonanotte.

Cosa voleva?

Che la raggiungessi in un locale.

È ubriaca.

È penosa, no?

Direi...

Credevo che quelli che lavorano

fossero più equilibrati degli altri

o che fingessero almeno!

Anche se fanno un lavoro di merda

e non fanno soldi.

Recentemente ho sentito un'espressione:

com'era...

Aspetti...

"L'uomo della strada".

Io non do l'impressione dell'uomo della strada.

Ho voglia di chiudermi. Si deve sempre dare ragione agli altri.

Perciò non mi dispiace che quella ragazza sia così,

che si ubriachi, che telefoni di notte.

Perché se la gente che lavora...

Perché se "l'uomo della strada" si mette a dar fuori anche lui...

Un termine di gran moda!

C'è il rischio che succedano cose interessanti.

Sono stufo di questa gente che si sente a proprio agio

tra macchine, vacanze, famiglia!

Prima pensavo: "Perché continuano a lavorare?"

"Perché non se ne vanno via?"

Altrove... da nessuna parte.

Una volta mi sono addormentato in autostrada

tra Marsiglia e Lione.

Quelle linee che scorrono...

Ho dormito pochi istanti.

Mi sono svegliato perché l'auto ha urtato lo spartitraffico.

Mi sono aggrappato al volante, spalancando gli occhi

e ho visto... non era un miraggio,

come se si potesse vedere lo stesso posto

tremila anni fa:

quella pista di asfalto

piena di crepe,

spaccata, invasa dalle erbacce,

come le vestigia di una civiltà antica,

inutile,

cadente.

Il Partenone, le piramidi...

l'autostrada, le officine:

era tutto uguale.

E su quella pista,

uomini,

donne,

vagabondi

con un sacco appeso a un bastone

camminavano come alla fine di un film di Charlot.

E per non andare da qualche parte...

Ormai no...

andavano.

Mi sono detto che non rimaneva molto tempo

e tutto sarebbe appartenuto al passato:

le case, le macchine, il cinema.

Forse qualche antenato

si sarebbe ancora ricordato

e avrebbe spiegato ai giovani che c'era il cinema,

immagini che si muovevano, che parlavano...

E i giovani non avrebbero capito.

È incredibile come ancora crede nell'uomo!

Cosa vuole dire?

In quale uomo?

"L'uomo della strada"?

C'è un'altra espressione che mi diverte molto:

è "le classi più svantaggiate".

Vede, c'è

"la borghesia del tessile",

"le classi più svantaggiate",

"l'uomo della strada",

"le madri nubili", ecc.

Un nome per ogni cosa.

In cambio di un lavoro, uomini accettano denaro da altri uomini.

Si può chiedere tutto

a chi accetta denaro,

anche di calarsi i pantaloni.

Per stare alle regole del gioco bisognerebbe avere le stesse armi.

E sapere come usarle...

I duelli andavano bene:

era una lotta tra persone dello stesso mondo.

I teppisti uccisi a coltellate nella schiena!

Io sono d'accordo:

colpire all'improvviso

alla schiena.

Quando faccio l'amore con lei, penso alla morte,

alla terra,

alla cenere.

Non me l'aveva mai detto.

Ci ho pensato sempre.

Allora fa l'amore con morte?

Perché?

Lei vede fiumi, cascate scroscianti?

- Pronto? - Mi passa Alexandre? - Dorme.

Può svegliarlo?

Ascolti, quando dorme è impossibile svegliarlo.

Allora vengo lì.

Senta, Veronika,

ci lasci un po' tranquilli.

So l'indirizzo.

Bene. Sto arrivando.

Viene qui.

Doveva fermarla.

Sono affari vostri.

Era così ubriaca...

Che ore sono?

Le 4:00.

Senta,

i suoi amori incominciano a rompermi.

No, va bene...

Mi piace chi disubbidisce.

Uno dice: "Non venire" e loro vengono.

Uno dice: "Andate via" e loro restano,

come gli ubriaconi nei bar:

più li cacci e più tornano.

Non mi piace la dignità.

L'unica dignità è la viltà.

- Non è sola. - Li butti fuori.

Non ha soldi per il taxi.

E quello le tastava il culo.

Ho dei soldi in tasca.

Non c'è niente da bere?

Ha bevuto abbastanza, cara!

Cara?

Forse vi disturbo.

Magari stavate scopando?

Stronzetto di Alexandre!

Marciona di una Marie,

con i tuoi seni di trentenne!

E tu sei la dolce, tenera, pura Veronika?

Io pura?

Sono completamente marcia.

Non badate a quel che dico.

Ho bevuto molto stasera.

Posso venire nel vostro letto?

Sapete cosa mi piacerebbe?

Vedervi scopare.

Se vuoi scopare con Alexandre, non chiede di meglio.

Non voglio scopare, non me ne frega niente.

Non ho voglia del suo vecchio cazzo!

Ha un cazzo a becco di teiera.

No. Sarei contenta che scopiate.

Due che scopano perché si amano

è la cosa più bella che esista.

Sei bella, Marie.

Con il mio corpo da trentenne?

Non rompere... Sei bella.

Hai belle gambe.

E dire che non mi piacciono le donne.

Che ore sono?

Non va a lavorare?

Telefonerò. Sistemerò la cosa.

L'amo come una vecchia pazza.

Cosa?

L'amo come una folle.

Marie ha degli ospiti.

- Comprerò da bere. - Amici suoi?

No, di Marie. Sono a posto, vedrà.

Potrei venire anch'io?

Certo, Marie è d'accordo.

- Sa dove sono gli alcolici? - No.

Di là.

Eccoci arrivati!

Non sbaglio mai, quando si tratta di alcolici.

- Le piace questo whiskey? - Solo con la Coca-Cola.

Sarebbe un delitto!

Prendiamocene uno da bere con la Coca-Cola.

Assaggi questo, poi mi dirà.

Ci prenderanno per ubriaconi.

Sono contento di vederti.

- E Charles come sta? - Arriva tra poco.

Cosa ci prepara?

Coniglio alla senape.

Eccezionale! Sarà delizioso!

Noi abbiamo procurato da bere.

Ne berrei un sorso.

Qualcosa da sgranocchiare?

No. Grazie.

- Dove va? - Torno.

- Ho qualcosa da dirle. - Sì.

C'è un invitato in più.

Oh, no! Chi è?

Non faccia il cretino. È Philippe.

No! Non ci sto!

Ascolti, Alexandre!

No, assolutamente no!

Bene, me ne vado. Buona serata.

Ascolti, Alexandre!

Cambiamento di programma. Un dramma.

- A causa mia? - No.

Venga in macchina, le spiego.

Ho preso qualche bottiglia. Ci sbronzeremo altrove.

Non ho voglia di sbronzarmi.

Peccato per il coniglio! Lo cucina bene.

Cos'è successo?

Oh, niente... Ha invitato uno

di quei tipi addetti alla cultura in Libano.

Mi scusi, sono furioso.

Alexandre, io l'amo.

Se vuole che me ne vada per aggiustare le cose...

No. Se se ne va, vengo con lei.

Non credo che le cose si sistemino.

Mi fa schifo! Pensa solo a se stesso!

Può scoparsi il mondo intero!

Porco!

Torno. Ha delle sigarette?

Cosa vuole? Se ne vada!

Stasera andava tutto bene, cos'ha cercato di dimostrare?

- Lo sapeva da prima. - Non lo sapevo.

Speravo che avrebbe fatto qualcosa per me. Ma è un incapace!

Sa solo succhiare il sangue alla gente.

Cenare con Philippe era troppo bello da parte sua.

Sì, troppo bello!

Zitto! Dice solo cose sporche!

E ciò che fa lei non è sporco?

No, è lei. Lo diventa tutto ciò che tocca.

- Perché non ha detto niente? - Non lo sapevo.

Charles lo ha invitato per caso.

Poteva rifiutarsi o almeno dirmelo.

L'avesse fatto per provocare...

L'ha lasciato fare agli altri.

Non sa che l'irresponsibilità aggrava i delitti?

Poiché lo ha invitato un altro, lei è tranquilla.

Lei non c'entra niente!

Pronto? Charles Lemoine, per favore.

Provi in terrazza.

Vi raggiungo subito. Poi ti spiego.

Ti telefono.

Grazie per avermi aspettato.

Ora saliamo.

Se è a disagio, può andare.

Adoro Marie. Non saranno questi litigi a separarci.

Mi passi le bottiglie.

Apriamo comunque queste...

Prendo i bicchieri.

- Suppongo che non abbia più fame. - No.

Io nemmeno.

C'è chi prende molte cose per togliersi l'appetito.

Basta fare una scena come questa:

nodo allo stomaco, via l'appetito. Grandioso.

Voi che operate i cancri,

che curate i dolori più atroci,

non c'è una cura per questa sofferenza?

Eppure non è nuova.

Fin dal primo amore...

Tornando indietro

all'inizio dei tempi

la gente scopava senza problemi

con tutti.

Poi uno decise di tenersi la donna solo per sé.

Disse: "Questa è solo mia!"

Era il primo amore. Non sapeva cosa faceva.

Allora non c'è nessun rimedio?

Bisogna prendere la vitamina M.

E quel coniglio? Non le va?

Non subito, più tardi.

Ti posso truccare? Avvicinati.

- Addirittura! - Cosa?

Alexandre ce la mette tutta. Il disco...

Fate ridere con le vostre storie.

Ma Veronika.

Lasciami dire. Siete ridicoli tutti e due.

Mi piacerebbe truccare Alexandre.

Lasciatemi in pace.

Le assicuro, Alexandre, starà benissimo.

Sì, è perfetto.

Bello davvero!

Se esce così, ecciterà un sacco di uomini!

Dovrebbe farselo mettere un po' nel culo. Non le farà male.

Gli farebbe bene.

È un suo problema e lei lo sa!

Dovrebbe provare, Alexandre.

Odio stare in mezzo.

Vuole starci lei?

No. Lasciatemi stare.

Se vi do fastidio, vado nell'altra stanza.

La smetta con le cazzate!

Non capisce che è il più fortunato degli uomini?

È a letto con due donne che l'amano.

Bene, sto in mezzo.

Ma per dormire.

Mi scopi... Mi scopi...

No!

Quante per dormire?

1 o 2.

Vanno bene tutte?

Che bisogna fare in questi casi?

Niente, la lasci stare.

Bisogna fare qualcosa!

Aspetti... no!

Va bene, ma mi lasci dormire!

Basta così. Fuori dai piedi!

Andate a scopare in ospedale, dove volete! Fuori di qui!

Calmati. Vieni.

Zitta! Ne ho abbastanza!

Fuori!

Ha dei rapporti squallidi con le donne.

Ogni tanto è gentile con le persone.

Ma sono rapporti squallidi.

Certo la sua Gilberte

doveva essere innamorata

tanto più se l'ha sverginata.

Per stare con quello stronzo,

l'avra resa molto infelice, o pazza.

Doveva restare con lei.

Sa essere gentile.

Deve averla scopata bene,

non è male a letto.

Eh sì. L'ha fatta impazzire.

E con Marie siete una coppia di merda.

L'amore non è questo: anche quando finisce

non è squallido.

Quando stavo con l'uomo dello yogurt,

era semplice... e bello.

Ci siamo lasciati così.

Non si comporta bene.

Eppure l'amo, la penso sempre.

È entrato nella mia vita e mi ha fatto bene.

Forse ha ragione.

Non sono bravo.

Forse non ho la vocazione di vivere, ma l'amo.

Lei non mi ama. Ama Marie.

Vive con lei, dorme con lei, caca con lei.

Ama una e ne scopa un'altra. Sono storie del cazzo!

Farebbe una cosa per farmi piacere?

La farebbe?

Cosa?

Sorrida.

Contento?

Sì, molto.

Ora mi ricordo

la storiella di quel tizio del "Mahieu's".

Quelle storie delle 5:25 del mattino.

Diceva:

"Qual è la differenza tra la pullorosi e la blenorragia?"

Lo sa?

La pullorosi è la malattia degli uccelli

e la blenorragia è una malattia del cazzo.

Questo alle 5:25.

Mi dispiace dirlo,

ma Marie non è un tipo semplice.

Mi bacia, mi chiama "cara", mi prende la mano:

sono slanci del cazzo!

Se vado a casa sua, è perché amo lei!

Perché lei mi piace.

Anche lei non è semplice.

È un cretino e basta.

Come potrei dire: "È l'unico uomo che ho amato"?

Che cosa ridicola.

Mi ci vede a dire:

"Alexandre, quanto è bello!"

"Quanto è cretino".

"Quanto la odio".

Vorrei un altro whiskey.

Due whiskey.

Al cesso ho pensato a lei. C'è una scritta:

"La mia furia di amare dà sulla morte come la finestra sul cortile".

Altra scritta: "Salta, Narciso!"

E ha pensato a me?

È il suo genere, no?

Ha chiamato Veronika. Sta venendo qui.

Le ho detto che era malato.

Porta le medicine.

- Dove va? - A comprare le sigarette.

Sono per me queste rose?

Ciao, Alexandre. È malato?

Ho comprato un Pernod per Veronika, e lei ha portato del whiskey.

Le faccio un'iniezione?

- Di cosa? - Ha paura.

Inietterò della vitamina C

nelle sue belle vene.

Le farà bene...

Odia le punture. Lo fa per farle piacere.

Tenga il cotone.

Le verrà un piccolo ematoma perché ha premuto troppo forte.

Colpa sua, non mia.

Mi piacerebbe uno di guardia che arriva, si spoglia,

fa le punture

e si caccia nel letto con il paziente. Per niente imbarazzato.

Quando io facevo la guardia

avevo solo vecchi cancerosi con buchi nel collo

che scatarravano, gorgogliavano,

con una puzza di malattia e di marcio.

A volte quello dell'infermiera è un lavoro orribile.

Non siamo insensibili

alla gente che muore.

Alexandre non la pensa così.

Cosa ne sa di come la penso?

Niente...

So sempre di meno.

E qui Veronika, discreta, si dilegua.

La bionda slava si dilegua.

Non è nel suo stile dileguarsi.

Sa, Alexandre...

Il primo cadavere che ho visto era mio nonno:

tisico, malato ai polmoni, vecchio polacco.

Fino alla morte ha insultato mia nonna.

Era un vero uomo, ma era davvero insopportabile.

Ed era completamente rimbambito.

Dai 40, 45 anni ha iniziato a pregare.

Era diventato il mistico del quartiere.

Quando è morto avevo 15 anni.

È sfilato tutto il quartiere: bigotte, eccetera.

E molti preti venivano a rimpinzarsi a casa nostra.

Dicevano: "È morto un santo".

E mia nonna,

vecchia polacca superstiziosa,

lo vedeva muoversi.

E anche la droghiera

che faceva credito a mia nonna,

e sniffava etere,

lo vedeva muoversi.

Ed io ero lì, a 15 anni

e non lo vedevo muoversi.

Passa un angelo.

In ritardo come sempre.

Mette un vecchio disco?

No, continui a parlare.

Nessuno mi ha sposata.

Io... per entrare in società.

Sei stata fortunata ad entrare in società.

Io non mi sono sposata e basta.

Mi sono fatta sverginare da un vecchio a vent'anni.

Non ho mai flirtato.

Gli ho detto: " Voglio che mi scopi, che mi sfondi."

Alexandre dice che ho un corpo da negra.

Sa benissimo che non sei una negra.

Certo, non sono una bionda dagli occhi azzurri.

D'accordo, ma non sei nera.

Alexandre ha una fissazione per le bionde.

Quando ha incontrato me pensava che fossi come Gilberte.

Una nuova Gilberte che gira con il culo al vento,

una vecchia Gilberte impudica.

Una vecchia Gilberte non vergine,

una Gilberte puttana.

Che fortuna!

Ah, come mi diverto!

Finge di dormire. Che commedia.

Vuole la commedia?

Alexandre, è l'unico che abbia mai amato.

Con lei è stato fantastico!

Venga qui, Veronika.

Mi piace molto.

Sono scema, ma le cose le capisco.

Perché sono molto gentile.

Ora mi sento molto felice.

Ti ho parlato di un regalo.

Ma sarà troppo grande, andrà stretto alle ascelle.

Non occorrerà stringerlo.

Ma non dovevi.

Voi due insieme siete un magnifico regalo.

Non dire cazzate..

No, mi hai raccontato.

Non lo voglio.

Di cosa si tratta?

- Non lo può sapere. - Non lo può sapere.

Sono cose nostre.

Ah, se è così...

È fortunato ad avere due ragazze che l'amano e hanno un segreto.

Quando sarà vecchio, sulla sedia a rotelle,

accudito da una bella ragazza che le metterà le gocce,

se lo ricordi.

È stato fortunato ad avere due ragazze che l'amavano e andavano d'accordo.

Già. Il che non accade sempre.

L'ultima volta non è stato così.

E se lo metta bene in testa

che non è così grande.

Niente mani addosso, Alexandre! Cosa crede?

Palpando il seno o il sesso...

Cosa crede?

A me non interessa.

L'amo e glielo dico davanti a Marie.

Il suo sesso...

Guardalo, deve avere il complesso del sesso.

Il suo sesso, Alexandre, che mi fa godere

per me non ha nessuna importanza.

E mi verso un altro Pernod.

La sua testolina che capisce tutto

e che racconta tante cose

ricole e pretenziose.

Tra noi c'è chi si prende sul serio

e chi no.

Chi si prende sul serio?

Tra voi due o noi tre?

Tra me e Alexandre.

Permettimelo, per una volta, Marie.

Prego...

Permettimelo, Marie.

Per una fosca storia di sesso.

Capitelo tutti e due

che il sesso non mi interessa.

Che vi scopiate non m'importa niente.

Sono talmente felice per voi.

Non m'importa niente.

Dovete capirlo che non mi interessa affatto!

Vi amo.

Comincio ad essere ubriaca e balbetto.

È orribile, ma ciò che dico è vero.

Potrei rimanere sempre così. Sono felice.

Mi sento amata da voi due.

E lui mi guarda con l'aria sorniona pensando:

"Tanto ti prenderò, bella!"

La prego, Alexandre, non sto recitando! Cosa pensa?

Per me non ci sono puttane.

Per me, una ragazza

che si fa scopare da chi e come capita non è una puttana.

Per me non ci sono puttane, tutto qui.

Puoi succhiarlo, farti scopare da chi capita, non sei una puttana.

Sono d'accordo.

Non ci sono puttane al mondo,

deve capirlo!

La donna sposata, felice

che sogna di farsi scopare da uno qualsiasi,

dal capoufficio di suo marito, o da un attore di merda,

o dal lattaio o dall'idraulico è una puttana?

Non ci sono puttane. Cosa vuol dire puttana?

Ci sono solo fiche, sessi.

Crede che sia triste? È la cosa più allegra!

Mi faccio scopare da chiunque,

mi faccio scopare e godo.

Perché dare tanta importanza alle storie di sesso?

Il sesso...

"Come mi scopi bene, ti amo!"

"Solo tu sai scoparmi così".

Come può la gente ingannarsi e credere che esista un solo "tu" e un solo "io"?

"Solo tu sai scoparmi così".

"Solo con me puoi scopare così".

Che cosa divertente!

Che cosa orribile! Cazzo,

squallida e orribile!

Sapete quanto vi posso amare tutti e due

senza le storie di sesso.

Mi sono fatta sverginare a vent'anni.

È una cosa recente.

E dopo ho scopato.

Ho scopato con molti amanti.

Forse sono una malata cronica, la scopata cronica!

E dire che di scopare non mi frega niente.

Farmi inculare mi romperebbe i coglioni.

Ho un Tampax, per farmelo togliere, per farmi scopare,

dovrei eccitarmi al massimo. Ma non me ne fotte.

La gente dovrebbe capire che è una stronzata.

Solo una cosa è bella:

scopare perché ci si ama tanto

da voler fare un bambino che ci assomigli

altrimenti è una cosa squallida.

Si dovrebbe scopare solo quando si ama.

Non sono sbronza.

Piango sulla mia vita passata

la mia vita sessuale che è così corta.

Cinque anni di vita sessuale

sono pochi.

Vedi, Marie, ti parlo perché ti amo molto.

Molti mi hanno scopata.

Mi desideravano

perché avevo un bel culo, potenzialmente desirabile.

Ho dei gran bei seni, molto desirabili.

Anche la bocca non è male

come gli occhi

quando sono truccati.

Spesso mi hanno scopata così, nel vuoto.

Questo spesso mi è capitato.

Non sto drammatizzando, Marie, non sono sbronza.

Credi che esageri con la mia storia del cazzo?

Per niente!

Mi scopavano come una puttana.

Un giorno credo che troverò

un uomo che mi ama veramente

tanto da farmi fare un bambino.

L'amore vale solo se si fa un bambino.

Solo se si fa un bambino insieme.

Una coppia che non fa bambini

è una stronzata, è polvere!

Che bella coppia libera...

"Tu scopi di qua, cara,

e io scopo di là".

"Siamo così felici insieme!"

"Come stiamo bene!"

La mia tristezza non è un rimprovero... al contrario.

È una vecchia tristezza

che si trascina da 5 anni.

Voi non c'entrate niente.

Quanto potreste star bene insieme.

Guardate,

sarete felici.

Che allegria!

Hai fame?

Vuoi mangiare?

Ha fame? Non vuole mangiare, Alexandre?

Cosa sta scrivendo?

La sua vita?

Fai i bagagli?

Sono abituata.

Avanti, scatenatevi, prendetevi a sberle

e ditevi cose sgradevoli.

Ne ho piene le scatole.

Niente sbornie pietose.

Nessuna lamentela pesante.

Ne ho piene le scatole,

è molto più grave.

Mi accompagna, Alexandre?

Vada pure! Buonasera.

Cosa metti? Il "Don Giovanni"?

Gli amanti di Parigi dormono sulla mia canzone.

A Parigi gli amanti si amano a modo loro.

I ritornelli che canto per loro sono più belli dei bei giorni

come sprazzi di primavera e la primavera è l'amore.

La mia strofa si è persa ai bordi di un giardino.

Non me l'hanno mai resa, eppure so bene

che gli amanti di Parigi mi hanno rubato le canzoni.

A Parigi gli amanti hanno strane maniere.

Gli amanti di Parigi si incontrano a Robinson

quando si segnano i punti a colpi di organetto.

Gli amanti di Parigi stanno per cambiare stagione

trascinando per mano la mia canzone.

Dappertutto ci sono oro e lillà e occhi per vederli.

Di solito è così che iniziano le storie.

Gli amanti di Parigi si incontrano a Robinson

A Parigi gli amanti hanno strane maniere.

Le mie mani sono legate con la catena dell'amore.

Ci sono milioni di amanti e io ho un solo ritornello.

Tutt'intorno si vedono i ragazzi del mondo intero

che rinuncerebbero alla primavera per mettersi in fila.

Per loro non è molto perché di mesi di maggio

ne ho incollati dappertutto nel loro calendario.

Gli amanti di Parigi hanno consumato le mie canzoni.

A Parigi gli amanti si amano a modo loro.

Datemi delle canzoni

perché ci si ami

a Parigi.

L'accompagno.

Se vuole. Cammino diritto quando sono sbronza.

Vediamo.

- Mi lasci! - Che le prende?!

Che ci fa qui? Mi lasci!

Mi fa schifo.

La smetta.

È ancora sbronza.

Ancora sbronza?

L'accompagno.

Mi fa schifo!

Forse sono incinta di lei,

l'uomo che amo.

Non è capace neanche di sostenermi.

È penoso!

Non mi tocchi! Se ne vada!

Che ci fa qui?

Mi ridia la chiave!

Adesso basta!

Mi ama?

Mi ama?!

Sì.

- Vuole sposarmi? - Sì.

Sto male. Devo vomitare.

Se mi vuole sposare si renda utile. Prenda il catino.

Non mi guardi quando vomito.

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