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< Se guardo i segni delle mie mani, vedo strade che non portano a niente.
< Quando ero giovane, una prostituta tunisina che lavorava nei quartieri,
in quei segni ha letto un futuro di viaggiatore.
< Sono passati 40 anni da allora e non mi sono mai mosso da Napoli.
< Strano destino, per un viaggiatore.
< Non che credessi alle chiromanti,
sono sempre stato troppo occupato
a vedere il lato concreto delle cose.
< La città che mi aveva visto diventare uomo,
è diventata con il tempo un ricordo sbiadito.
< Trovarmi a discendere ancora una volta per quelle scale antiche,
mi ha fatto sentire uno strano brivido.
< Quando chiedi a un uomo di uccidere un suo simile,
devi sapere che ti affidi alle mani giuste.
< Io ero quelle mani.
< Se dovessi tirare delle somme, oggi che sono vecchio,
direi probabilmente questo:
"Ho vissuto i miei giorni come si beve un liquore troppo forte,
lo butti giù, senti che ti dà uno scossone,
ma non sei sicuro di aver capito veramente che gusto aveva."
COLPI DI TOSSE
Ehi, Peppi'. Buonasera.
- Buonasera. - Scusatemi, non vi avevo visto.
È per quel regalino che vi avevo chiesto l'altro giorno al telefono.
- Vostro figlio, giusto? - Già.
- Guardate che meraviglia. - Di solito lui usa la Smith & Wesson.
La "semper fidelis".
È un buon ferro, ma io oggi pensavo a qualcosa di speciale.
Peppi', guardate qua. Browning 7,65.
Fusto e carrello rifiniti con cura. Guardate che canna.
Da oltre 30 anni questa resta un'arma modernissima, è perfetta.
Piatta, si nasconde benissimo.
TUONI
Che c'è, Peppi'?
- Piove. - Come tornate a casa?
Ah, prendo la "Sita" delle 10.26.
COLPI DI TOSSE
Guardate, ci sarebbe pure questa Erma 22, ma non ve la offro neppure.
Lasciamo perdere.
Aspettate.
Io pensavo a questa per voi, Peppi'.
Ora sì.
TUONI
TUONI
Capitolo uno. Lacrime Napoletane.
CANZONE NAPOLETANA DAL GIRADISCHI
Pendi il caffè?
No, papà. Ho fretta.
Tu non capisci le cose.
Se arrivi un poco in ritardo,
a quel fetente hai regalato dei preziosi momenti di vita. Hai capito?
E fai pure la figura del gran signore.
Papà, voi siete un gentiluomo di altra generazione.
Quello è un fetente che non merita niente.
Non merita certe... certe cortesie.
Quanto sei bello, figlio mio.
- Sai come dice il proverbio? - Eh.
"L'uomo non è quello che mangia, non è quello che caga,
ma l'uomo è come uccide."
E ringraziando Iddio, mio figlio uccide come si deve.
Perciò, prendiamoci questo caffè.
Grazie.
TUONI
- Lo conosci? - Chi?
Il futuro defunto.
Ah, no. Ma è uno spione, un mago del cazzo.
Ma che hai?
- Che è quella faccia? - Non lo so, non ho "genio".
Come? Non hai voglia?
No, non ho voglia.
Si capisce.
Sempre a lavorare, con la pioggia, col sole, col vento, con la bella stagione,
una sparatoria dietro l'altra.
Fai una vita dura, figlio mio.
Poi, da quando non c'è più tua madre...
Lei sì che era bella, un angelo, bella come un fiore.
Quella volta fu un colpo al cuore.
Un colpo di fulmine.
- Ah, si dice così? - Sì.
Fu un colpo di fulmine, Immacolata.
Quelli sì che erano bei tempi.
SPARI NON UDIBILI
< (PEPPINO) Per fidanzarmi con tua madre,
ho dovuto sterminare tutta la sua famiglia.
< (PEPPINO) Tutti morti. Tranne lei, che non batté ciglio.
- Lo sai? - Lo so, lo so.
Lo sai.
- Papà. - Scusa, Nino. Scusa, scusa.
Non sono più io da quando è morta tua madre. Non sono più io.
Guarda questa mano, guarda, guarda. Guarda, Tonino, guarda.
Vedi come trema?
Papà, però non fate così. Io sono già depresso.
Hai ragione pure tu, hai ragione.
Non la vuoi proprio questa peperonata?
No, papà, grazie, devo uscire.
Vado, l'ammazzo, e mi metto a letto con una bella aspirina.
LA PORTA SI CHIUDE
MUSICA DALLA RADIO
MUSICA DALLA RADIO
FISCHIO
Siete Mr. Ics?
SPEGNE LA RADIO
- Che vi serve? - Un po' di fortuna.
Stanotte ho fatto un sogno.
Dite.
Era tutto deserto, una città grande come Napoli.
Però era come disabitata.
Poi nel sogno, non chiedetemi il perché,
io sapevo di avere un gatto morto dentro la pancia.
Lo so, sembra una cosa "cazzuta", me ne rendo conto.
Però io giravo con la consapevolezza di avere questo gatto,
con la pelliccia e con tutto dentro lo stomaco.
E avevo pure l'alito cattivo.
A un certo punto vedevo qualcuno, lo chiamavo, però questo niente.
Allora io dietro che correvo, pure io.
Poi, mentre correvo, a un certo punto, la mia testa si trasforma.
Non so... una testa di gatto.
Un gatto, mi pare. Non ricordo bene.
E alla fine... cadevo.
Cadevo e... e iniziavo a rotolare.
POI“, POITI, pom, pom, pom, pom, pom, pom, pom, pom, pa-pom!
Ci sono sogni della categoria del presagio.
- Del presagio? - Che dicono quello che sta per accadere.
E sogni che sono lì a fare fumo.
E quindi? Questo che sogno era?
Ora lo vediamo.
Ci sono sogni di un'altra classe.
Sogni che non significano niente.
Sapete cosa?
Rappresentano i sogni.
- E grazie al cazzo. - Non parlate sporco, mi disgustate.
E poi ci sono i sogni che portano bene e i sogni che portano disgrazia.
Appunto, è quello che voglio sapere, pezzo di animale.
Che specie di sogno ho fatto?
- Un gatto morto in pancia. - Che significa?
- E un inseguimento difficile. - Esattamente, l'avete detto.
E poi c'è la complicazione della faccia vostra che si trasforma.
Si trasforma, e quindi?
Penso che porti disgrazia, grandissimo figlio di zoccola.
Che bel gioiellino.
Fatto, ora pensate al padre.
Capitolo due. La Settimana Enigmatica.
Ehi, bello vecchiarello! Bello!
Bello, dove vai?
Un biglietto di platea e un gettone telefonico.
Totò, sono Peppino. Peppino Lo Cicero.
Ti dice ancora qualcosa questo nome?
Mio figlio stanotte è uscito per un lavoro,
non è tornato.
Senti "la radio" del quartiere, gli è successo qualcosa.
Vedi anche se mi stanno cercando.
Ho un presentimento.
Ma se hanno fatto qualcosa a Nino mio, scateno una guerra.
E che posso fare?
Ci vediamo al nascondiglio, al solito posto, ti ricordi?
Totò, qua c'è sotto qualcosa di grosso.
< (PEPPINO) Il sangue chiama sangue. Questa è la regola, te lo sei scordato?
Sono Sung Wu-yang, non ho mai fatto del male a nessuno,
state commettendo un errore.
RUMORI DI LOTTA
Nino! Guarda che ti ho portato.
Grazie, papà! Sapevo che me lo portavi.
- L'Uomo Gatto è fortissimo. - Ma perché, Nebdo Zip non ti piace?
Sì, mi piace, ma l'Uomo Gatto è bestiale.
Si capisce. Uno che va in giro vestito in quel modo!
Peppi', non prendere in giro la creatura.
Guarda, papà. L'Uomo Gatto ha catturato dei nemici,
e li scioglie nell'acido. Fortissimo.
(PEPPINO) Mamma santissima, e che avevano fatto di male?
Avevano rubato.
Avevano rubato? E per una cosetta del genere quello li scioglie nell'acido?
Caspita, ha la mano pesante questo Uomo Gatto.
< Immacola', ti pare bello che un bambino legga questi giornaletti così violenti?
< (IMMACOLATA) Gli stimolano la fantasia.
Gli stimolano la fantasia? Gli mettono in testa idee sbagliate.
Vieni qua, Nino, senti tuo padre.
Chi sono questi nemici dell'Uomo Gatto?
- I delinquenti. - Ah, i delinquenti.
E lui va in giro a eliminare così i delinquenti?
Si capisce.
E qual è lo scopo di questo lavoro?
- Lo scopo? - Eh. Perché lo fa?
Per fare un mondo migliore.
Per fare un mondo migliore?
Vieni qua, stammi a sentire.
Nino, tu sai che sul pianeta
c'è un equilibrio biologico delicatissimo.
Per esempio, tu sai a che cosa servono gli insetti?
Non lo sai, eh?
Gli insetti servono a mantenere l'equilibrio biologico,
che è delicatissimo, come un filo di seta.
L'ape, per esempio, ha un pungiglione lungo così,
e se ti punge, sono dolori, ma dolori forti.
Ricordi quando ti ha punto qua, sulla bocca, l'anno passato?
Ah, ti ricordi, eh? È una cosa fastidiosa, fastidiosissima.
Ma l'ape serve,
perché quando va da un fiore all'altro a succhiare il nettare,
porta il polline, che serve a far nascere gli altri fiori.
Hai capito?
Ma che pensavi tu, che il mondo funzionava a casaccio?
Il mondo non funziona a casaccio.
Mannaggia questi giornaletti!
Guarda qua, c'è pure il cruciverba.
Per esempio, vedi la casella bianca?
La casella bianca si vede perché c'è la casella nera.
È la magica sintonia.
Nino, se tu uccidi tutti i delinquenti del mondo,
rovini l'equilibrio biologico.
- Capito, "capa tosta"? - Sì, papà.
Immacola', ma che insegnano a questo ragazzo a scuola?
Peppino.
- Tu? - Ti aspettavo.
Ho visto una luce lampeggiare in mezzo a tutto questo buio,
potevi essere solo tu.
- È passato tanto tempo. - 20 anni.
Sapevo che saresti tornato.
Lasciami perdere, Rita. Ora è pericoloso.
È più pericoloso ora che prima.
- Hai perso i capelli, sei carino. - Lasciami perdere.
Mi stanno cercando, mi capisci?
Ho aspettato tutto questo tempo e ora ti devo lasciare perdere?
RUMORE IN DISTINTO
- Cazzo! - Totò, ma sei tu?
Sono io, certo che sono io, non lo vedi? Ma che cazzo fai?
- Scusa, scusa. - Scusa il cazzo, Peppi'.
Non abbiamo più l'età per certe cose, mi hai fatto cacare sotto.
Va bene.
- Ciao, Totò. - Ehi.
Ne è passato di tempo, hai perso i capelli anche tu.
Sempre gentile la maestrina, eh? Tuo fratello come sta?
Ruba sempre, entra e esce da Poggio Reale.
Evidentemente è il destino.
- Abbiamo finito con le cerimonie? - Dove andate, Peppi'?
Senti, Rita, hai visto che sono venuto a prendere? Questa è una guerra.
Mi capisci quando parlo? Mi capisci?
Ma che sono questi gesti? Vuoi sparare pure a me?
Peppi', dammi questa pistola.
Senti, femmina, fammi stare tranquillo, eh?
Tieni, conserva questo. È un ricordo,
è la cosa più cara che ho.
Un giornaletto? Mi stai sfottendo?
Sto parlando seriamente. Ora vai a dormire.
Ma che dici?
Se non riesci a dormire, prepara un caffè.
- Ci vediamo tra due ore. Intesi? - Intesi.
Bevi?
Non ne ho voglia.
Io invece ne ho bisogno.
È morto?
Sì, Peppi'. Tuo figlio è morto.
Fermati, devo pisciare.
- Tieni. - Che è, papà?
È una sciocchezza per il tuo compleanno.
- Grazie, papà, però non dovevate. - Apri il pacco.
Il compleanno è fra due settimane, ma stasera è la serata buona.
- Non ci posso credere. - Ti piace?
Ora mi fate venire le lacrime.
Mi fa piacere, figlio mio. È una bella rivoltella.
No, papà, questa è una Colt Cobra, è una meraviglia.
È una Colt Cobra 38 special.
È un po' strana con questa canna mozza, ma è la sua bellezza.
- Come la senti? - Ha un'impugnatura fantastica.
Così dicono.
Papà, grazie. Mi avete ridato la vita.
Non esagerare.
Che stai pensando di fare, Peppi'?
Che ti sei messo in testa?
- Tu ci stai? - Ma per fare che?
Tu mi hai coinvolto, Peppi', ma fammi la cortesia di ragionare.
Si deve parlare con Don Guarino.
Tuo figlio lavorava per Don Guarino? E Don Guarino deve risolvere il problema.
Queste sono le regole.
Sai una cosa, Totò? Mi fai paura.
Tu che non temevi niente, ora hai paura delle ombre.
È il futuro che mi fa paura, mi fa molta paura.
Io stavo in grazia di Dio a coltivare le begonie,
e in un attimo non si capisce più niente.
Hai finito, Totò?
473, 474:
475, 475:
477!
478!
479!
480 r!
481.
Capitolo tre. Guappafia.
Guarda qua, i "guappi" in pensione.
Ciao Totò, ciao Peppi'. Che volete a quest'ora?
Cornuto, annunciaci a Don Guarino, fa' presto!
Eh, che c'è? Ti ha morso la tarantola?
Ci sono Totò Il Macellaro e Peppino Lo Cicero.
Chiedete a Don Guarino che dobbiamo fare.
Passate, forza.
SQUILLI DI TELEFONO
SQUILLI DI TELEFONO
Buonasera.
Mi dovete perdonare se stiamo all'oscuro, ma ci sono esigenze di sicurezza.
Totò, come stai?
Ti trovi bene in pensione?
Ma che cazzo, mi hanno detto che ti sei messo a piantare le begonie.
Sembra di sì.
Ma guardate come si deve ridurre un guappo.
E voi, Don Peppi', che mi dite?
Pure a voi piacciono le begonie?
Preferisco pesca re.
Menomale.
Purtroppo le cose qua non vanno molto bene e mi dispiace molto per vostro figlio.
Voi come state?
A volte la vita è imprevedibile.
Ha tante facce.
Siamo stati traditi, ma giustizia sarà fatta, non vi preoccupate.
Però, per un po' di tempo, è meglio che non vi fate vedere.
Fino a che la situazione non si placa.
Quell'uomo di poco valore di Lava ha le ore contate.
E poi potrete tornare a vivere una vecchiaia serena.
Che posso fare per voi,
avete un posto sicuro dove andare, un nascondiglio, insomma?
Non vi preoccupate, mi arrangio con Salvatore.
Lo tratto bene, Don Guarino.
Voi siete un guappo di altri tempi.
Anzi, Totò, come diceva la buonanima di Don Paradiso?
"Quando uno stronzo ti si mette davanti, prima spara,
e poi guarda a che famiglia appartiene."
Eh, già.
Ma a volte pure se sai a quale famiglia appartiene, è lo stesso.
LO stesso?
- Ma che cazzo state dicendo? - Voi mi capite.
Ma che stai dicendo? Don Guari', purtroppo Peppino non si rende conto.
Mi rendo conto, mi rendo conto.
Ma questo vecchio del cazzo è venuto qua a pigliarmi per il culo?
- Andiamocene, Totò! - Hai visto che hai fatto?
- Andiamo o facciamo la fine dei topi! - Tu sei diventato pazzo!
< Hanno sparato!
Guaglio', hanno sparato!
SPARI
< Hanno ucciso Don Guarino!
> L'hanno ucciso!
> Forza, venite con me!
> Venite con me!
GRIDA
SPARI E GRIDA
> Prendeteli!
Non te lo posso perdonare.
La famiglia nemica ci sta cercando...
e tu che fai? Vai a uccidere il tuo boss.
Sei fuori di testa.
Stai fuori, Peppi'.
Non sparate, non sparate! Sono Ilario Lava.
Addirittura!
Il nipote di Don Lava.
Peppi', questi pezzi di merda mi hanno preso.
LAMENTI
Rita?
Tutta questa violenza, questo sangue.
Mi sento sporca, mi fa schifo.
Senti, maestrina, non fare la santarella.
Hai dimenticato per chi lavorava tuo padre?
Lavorava per la famiglia, lo so. Quindi? Che vuoi dire?
E ora stai accudendo un uomo ferito che hai sempre disprezzato.
Non era disprezzo.
Non volevo avere niente a che fare con i vostri affari sporchi.
- Volevo la vita mia. - Però ti sei innamorata di Peppino.
Nessuno è perfetto, Salvatore.
Togli.
Credevo che potesse funzionare, finché non sei arrivato tu.
Vuoi dire che è stata colpa mia? Peppino era sposato.
Infatti, e come un soldatino fedele alle regole sceme della camorra
è sparito dalla mia vita.
E questo non te lo sei scordato.
Le donne, a volte, perdonano.
- Ma non dimenticano. - Ah!
LAMENTI
(TOTÒ) Dottore, come va la vita con tua moglie?
Sta con un contrabbandiere. E andata via sei mesi fa.
Le donne non hanno il senso della misura.
Era troppo bella, non ho mai meritato una donna così.
Sai che penso, dottore? Che ti è sempre mancata la determinazione.
Il mondo è la tua ostrica, eh?
Tutte stronzate. Non ci ho mai creduto.
Rilassati, ora ti faccio male.
LAMENTO
Non lo strapazzate, dottore.
Deve passare ancora tempo prima che questo fetente renda l'anima al Signore.
Un po' di dolore pareggerà i conti
con tutto quello che ha fatto nella sua vita da guappo.
- Ma tu ci credi veramente, dotto'? - A che cosa?
A una giustizia universale.
Eh, già.
Fermo!
È stata una giornata piena, lo sai, dotto'?
Ho ancora il rumore delle pallottole dentro le orecchie. Pum. Pum. Pum!
Che bordello, che bordello!
- Non c'è niente da ridere. - Sì, non c'è niente da ridere.
Io pensavo di essere finito e invece sto ancora qua che...
sento la puzza della polvere da sparo come ai vecchi tempi.
Non so come, ma ti rimane appiccicato addosso questo fetore.
Il fetore della morte.
Può darsi,
ma non mi fa più paura.
Toni tre dita? Sono Peppino Lo Cicero.
Sentimi bene, pezzo d'animale. So che mi state cercando.
Di' al tuo capo che vi state sbagliando grandemente.
Digli che ho quello stronzo di suo nipote tra le mani.
E che ho perso mio figlio.
Quindi, non ho riguardo per nessuno.
Hai capito bene?
E un'altra cosa, la più importante.
Se non vuole che gli restituisco suo nipote a pezzi,
digli che voglio chi ha ucciso mio figlio.
Voglio un incontro col tuo capo.
Da uomo a uomo, soli, senza armi.
Senza voi "scarrafoni" del cazzo intorno.
Digli che ho delle curiosità che domandano soddisfazione.
C'era una pistola nuova fiammante.
Sicuramente quel fetente non se l'è lasciata sfuggire.
La voglio indietro.
Hai capito bene, "ommo 'e niente"?
Ci sentiamo più tardi. O quando ne ho voglia.
Toni, stai bene e vaffanculo.
- Ti ho svegliato? - No. Tieni.
Ho messo un poco in ordine.
Avrei bisogno di cambiarmi, di un vestito nuovo.
Ma questa è la guerra, ho perso tutto.
Questa è casa mia ora.
Due gambe, due braccia, e questa faccia, ecco tutto.
- È vita questa? - Non lo so. Non lo so.
Le cose hanno preso una velocità tutta loro, io sono solo un passeggero.
(PEPPINO) Vivevo quieto.
Si può chiamare vita, attesa della morte, poi arriva tutto questo.
Ti ho mai raccontato la storia di mio cugino che faceva il poliziotto?
- No. - Non ti ho mai raccontato di Lino?
No.
Allora stammi a sentire.
15 anni fa, anno più, anno meno,
avevo un cugino, si chiamava Lino,
ma tutti quanti lo chiamavano "La tartaruga",
e sai perché?
Perché non faceva che ripetere: "Cinque è il numero perfetto."
Cinque è il numero perfetto.
Tu gli domandavi: "Ma che cazzo significa?"
E lui ti rispondeva con quell'aria strafottente,
di chi ti ride sempre in faccia:
"Due gambe, due braccia e questa faccia: questa è casa mia."
"Questa, è casa mia."
"Due, più due, quattro, più uno, cinque."
"Hai capito, stronzo?"
Intendeva dire con questo che, che era indipendente,
che non doveva giustificarsi con nessuno, come la tartaruga.
Gli piacevano gli animali, a Lino.
In particolare gli piacevano i piccioni, ne era appassionato, incrociava le razze.
Stava sempre sul tetto di casa sua con i piccioni.
Faceva il poliziotto e già questo era un disonore per la mia famiglia.
Anche se stava nella polizia stradale.
Di camorra non capiva un cazzo.
Poi, un giorno, lo trovarono morto.
Si sentirono dei colpi di rivoltella,
mia zia salì sul terrazzo per vedere,
e lo trovò cadavere con un piccione in bocca.
A fianco c'era un cartello con sopra scritto:
"Cinque è il numero perfetto e vaffanculo."
Gli spararono cinque colpi al cuore, e sai perché?
Perché pare che i suoi piccioni smerdassero le lenzuola di Don Paradiso
che stava al piano di sotto.
Eh, già, Don Paradiso.
E quando il Don gli fece sapere che era meglio che spostava quei piccioni,
Lino gli aveva risposto con la sua frase enigmatica.
- Cinque è il numero perfetto. - Esattamente,
e aveva firmato la sua condanna a morte.
È terribile. Per dei piccioni.
La vita è terribile.
E il bello è che ha pure il senso dell'umorismo.
Fermati.
Fermiamoci.
Guardami.
Che c'è?
Ho paura.
RISATA
Senti la morte che sta arrivando, vero?
Devi portare rispetto. Hai capito? Hai capito?
Stai per morire, vecchio di merda!
Non ne resterà vivo neanche uno di voi.
< Ti faccio vedere ora che arriva mio zio!
Capitolo quattro. Il Sorriso della Morte.
> Tu prendi il diluente e lo rovesci sopra.
> Quello fa tutto da solo e squaglia la vernice.
> Quando arriva il fetente si mangia il fuoco.
> Solo che tu l'hai buttato sul tetto della macchina sbagliata, coglione.
Glielo spieghi tu a Salvo. Glielo vai a dire tu, stronzo!
Adesso muovi il culo e procura una tanica da 5 litri, hai capito?
Sennò ti taglio la faccia! Ma che te lo dico a fare?
Non ti angustiare, bambino.
"Mamma du carmine", Peppi'. Ma voi così mi fate cacare sotto.
Ciao, Ciro.
Come state, PePPÎ"?
- Non hai sentito niente? - Eccome.
Mi dispiace molto per vostro figlio. Ma voi avete un bel coraggio.
Ma che vi siete messo in testa?
Era arrivato il momento di cambiare certe cose.
Avete scatenato l'inferno all'interno della famiglia.
- Lo sapete questo? - Lo so.
Lo so, ma per come la vedo io, è la famiglia che ha tradito.
E io la ripago con la stessa merce.
Sedetevi, Peppi'.
(CIRO) Che si dice?
Ti vuoi guadagnare 100 mila lire?
- Addirittura? - Sei un bravo guaglione.
Ti stai facendo una cultura con tutti questi giornaletti.
Li dovreste leggere anche voi, Peppi'. Diabolìk, Zakimòrt,
tutta roba buona. Ma c'è Kriminal che è una sciccheria.
Belle donne, bei vestiti e si prende tutto quello che vuole, una bella vita.
Pure a Nino, mio figlio, piacevano questi giornaletti.
Con tutto il rispetto, Peppi', ma lui leggeva le americanate.
Quella roba non mi piace.
Sono tutti eroi, stanno dalla parte sbagliata.
Questi qua, invece, sono tutti delinquenti,
per questo sono fortissimi.
Le cose stanno così?
Gli americani non hanno mai capito un cazzo.
Sentimi bene.
Ci sarebbe un lavoretto da fare.
Hai presente palazzo Dallara, a Rione Sanità?
Sì.
Dobbiamo organizzare un piccolo scambio di prigionieri.
Addirittura. Bellissimo! Fatemi vedere.
- (CIRO) Noi entriamo da qua? - Esattamente.
C'è un doppio ingresso, perciò dobbiamo tenere gli occhi aperti.
Ciro, io ho bisogno di te,
perché Totò ha un buco in pancia.
Tu entri da qua, mi copri le spalle,
e porti il prigioniero da scambiare.
- Sai guidare, sì? - Che lo domandate a fare?
Noi entriamo da qua, mentre i Lava, l'altra famiglia,
entrano da quest'altro ingresso.
- Don Iginio Lava? - Sì.
Addirittura. Ma è molto pericoloso, Peppi'.
Se volete, chiamo degli amici.
Meglio di no.
Tagliati i capelli, sei troppo riconoscibile.
Il capo siete voi.
Aiutatemi a diventare quello che ero.
E perdonatemi per quello che sono.
Amen.
Avete preso la cosa più cara che avevo al mondo, Madonna mia.
È giunto il mio Nino, sì?
Trattatelo bene, ci conto.
Lo so, le cose non vanno come dovrebbero.
È che ci vorrebbe più pulizia, quaggiù, più lealtà.
Che vi credete, che non lo vedo pure io?
Se uno segue... una linea...
Voi mi capite, Signore?
Se uno segue una linea...
questa segna il suo destino e non ci si deve distanziare.
Ma oggi siamo circondati dalla mondezza.
Il mondo, con rispetto parlando, è diventato una "chiavica".
E il tradimento è pane quotidiano.
Perciò, se voi non vi formalizzate,
io ve ne mando qualcuno lassù, e voi ci date una "ripassata".
Ho una cosa che non funziona.
Qua.
Voi sapete cos'è.
Ma sì che lo sapete.
Hanno l'anima sporca.
Ora mi dici chi ti manda, "ommo 'e merda"!
Peppi', lasciatemi, sono io.
Siete diventato pazzo? Ma che mi seguite a fare?
Non ve le dovrei dire queste cose. Si sta muovendo qualcosa di molto grosso.
Lo so, lo so.
Avete agitato l'acqua della pozzanghera, e ora il fango sta venendo a galla.
- E allora? - Non ce la farete mai da solo.
Avete combinato un bel guaio.
Quelli si stanno organizzando, mi hanno chiesto molte armi.
È una guerra in piena regola. Lo volete un consiglio?
- Dite. - Agite il prima possibile.
- (1016)) Piano, Rita. - Piano, sì.
Piano piano. Ho la febbre, mi gira la testa.
Pochi metri, fino a casa di Concetta, non possiamo restare qua.
Coraggio, Totò. Ma Peppino dov'è?
Ci ha lasciato qua come due fessi.
A terra, Rita!
Stai giù, Rita, stai giù!
Giù!
Totò!
> Rita! Rita! Stanno salendo! Stanno salendo!
> Amore mio! Copriti!
Quindi sono venuti.
"Ommo 'e merda, ommo 'e merda, ommo 'e niente!"
PIANGE
VOCI NON UDIBILI
SQUILLI DEL TELEFONO
Toni tre dita? A posto, abbiamo il mago del cazzo.
RINTOCCHI DI CAMPANE
Buongiorno, Don Lava.
Quale onore.
Non vi avevo mai visto da vicino.
Mi dovete un favore, lo sapete?
Vi ho sbarazzato del vostro nemico, Don Guarino.
Dopo una vita che io e mio figlio abbiamo lavorato per lui
mi sono preso questa soddisfazione.
L'ho saputo.
Io non avevo mai osato pensare in grande.
Una vita da gregario, sempre a sparare su ordinazione.
E chi l'avrebbe detto che da vecchio,
avrei avuto il coraggio di mettermi in proprio?
E così,
avete fatto fesso il boss della famiglia che vi aveva cresciuto.
E bravo, Peppi'.
Eh, già.
Qua ci venivo quando ero piccolo.
E mentre giocavo qua ho visto uccidere mio padre.
È strano.
Allora pensavo che non sarei cresciuto più, poi...
ho capito che la vita bisogna domarla.
Ma che ve lo dico a fare?
Voi siete un grand'uomo.
Che vi importa dei problemi di un gregario?
Si muove il vento.
È ora di scambiarci i regali. Prima la pistola.
Piano piano, muovetevi lentamente.
Voi mi scuserete, se vi domando di metterla a terra, delicatamente.
(PEPPINO) E ora allontanatevi.
Voglio vedere mio nipote.
Lo vedrete quel fetente di vostro nipote.
Se gli è successo qualcosa,
ti cavo gli occhi con queste mani.
Ora fate venire quel bastardo che ha ucciso mio figlio.
Boss, che succede? Che faccio qua?
Mio nipote.
Eccolo vostro nipote.
Piano.
Ora si è chiuso il sipario.
Sentite, vostro figlio non lo conoscevo neppure.
Che potevo fare?
Lo sapete pure voi, se vi ordinano di sparare, che fate?
Era pure elegante.
Mi capite?
Mi dispiaceva pure sparargli.
Sei un ragazzo sensibile.
Capitolo cinque. Cinque è il Numero Perfetto.
Muchas gracias, sefior.
- Buongiorno, Don Peppi'. - Buongiorno.
- Un goccio di caffè? - Sì.
Ecco qua.
Come vi sentite oggi?
Il sole fa bene ai reumatismi.
Così dicono.
- Accomodatevi, prego. - Grazie.
Adesso poi, non c'è ancora quel caldo torrido, eh?
Mi piace qua. Si sta bene.
Sapete, Miche', mi fa quasi effetto dirlo.
Io che non mi ero mai allontanato da Napoli.
Io sono emigrato quasi 30 anni fa.
A Napoli, subito dopo la guerra, c'era la miseria.
- La miseria nera. - Eh, già.
Non che qui in Parador ci stesse la ricchezza,
però, avevo un cugino che faceva il barbiere e aveva bisogno di un aiuto.
A casa eravamo in tanti, ognuno doveva sbrigarsela da solo.
Io avevo fatto il calzolaio da quando portavo i calzoni corti.
Ma con la fame, tutto si impara.
Chiudete un attimo gli occhi, vi metto una pezzuola calda.
Non vi ho ancora finito di raccontare la storia di ieri.
Sì, sì, vi ascolto.
Ecco qua, preparo il sapone da barba, intanto.
Io avevo fatto di tutto,
di tutto per farmi consegnare l'uomo che aveva ucciso mio figlio.
< (PEPPINO) Avevo il Gobbo che mi copriva le spalle, non era neppure mascherato.
< (PEPPINO) Si voleva godere lo spettacolo
della faccia che avrebbe fatto Don Lava vedendolo.
< (PEPPINO) Era quello un momento piuttosto delicato.
< (PEPPINO) Uno scambio di prigionieri. Due volte su tre finisce nel sangue.
< (PEPPINO) Miche',
eravamo molto esposti, un bersaglio facile.
SPARI
< (PEPPINO) Qualcuno, sicuramente, doveva avere tradito.
< (PEPPINO) Era Don Lava che volevano fare fuori.
< (PEPPINO) Io ero solamente un dettaglio insignificante.
< (PEPPINO) Poi fu la volta del Gobbo.
< (PEPPINO) Gli restavano ormai pochi mesi di vita.
< (PEPPINO) "0' povero 0mm", la malattia se lo stava portando via.
< (PEPPINO) Decise di fare la sua uscita di scena da attore protagonista.
< (PEPPINO) Una volta fuori, decidemmo di prendere strade diverse,
a me andò male. Ero chiuso e non potevo fuggire,
c'erano uomini armati dappertutto.
< (PEPPINO) Pensai: "Peppi',
è finita, in fondo hai fatto una buona vita."
Alla guida della Bianchina, c'era lui, vostro fratello.
E io ero ancora vivo.
Mi ha salvato la vita.
< (PEPPINO) Aveva deciso di immischiarsi, di rischiare.
Tieni, fuma quest'ultima sigaretta.
< (PEPPINO) A guardarlo bene, quest'assassino non era neppure un uomo,
puzzava ancora di latte.
< (PEPPINO) Se non fosse stato per quella pettinatura rock and roll del cazzo...
In piedi!
< ..gli avrei dato 16 anni.
Vedi questa mano?
Guardala bene.
Questa è la mano che ha ucciso mio figlio.
E questa è la pallottola che avrebbe dovuto uccidere te.
Tieni.
Ora vattene.
Non voglio più sentire il tuo fetore, sparisci.
Fate per davvero? Fate per davvero?
Non hai capito? Vattene! Vattene!
< (PEPPINO) Forse fu un tragico errore.
Non lo so, non...
non lo so.
Ma qualcosa si era rotto.
Miche' al momento, fu un sollievo. I.
Che è?
Che c'è? Che avete da guardare?
Totò, che hai da guardare?
Non capisco più niente. Dotto', dammi una sigaretta.
LO SO.
Il Peppino di una volta non l'avrebbe lasciato andare, ma...
è successo qualcosa.
All'improvviso mi sento stanco.
Molto stanco. Rita, io mi sento come la tartaruga,
vorrei entrare nel "guscio" e dormire.
È il momento meno adatto per dormire. Dovete andare via di qua.
Ho un indirizzo per voi.
Peppi', dobbiamo scappare. Dobbiamo andare via subito.
Ma tu ora che fai?
Mi devo rimettere. Scomparirò per un po'.
Mi metto a coltivare le begonie, come un uomo qualunque.
Stai attento che questi arrivano dappertutto.
Hai visto? Stai tornando il Peppino di una volta.
Ma perché mi fai arrabbiare? Perché?
SQUILLI DI TELEFONO
Rispondi.
Fu una carneficina.
< (PEPPINO) Io lo avevo risparmiato,
e quel mago del cazzo, come ringraziamento,
era andato a chiamare gli uomini di Lava.
< (PEPPINO) Gli stessi scagnozzi che qualche ora prima
me lo avevano consegnato.
< (PEPPINO) Vostro fratello, mi dispiace dirvelo, Miche', fu colpito per primo.
< (PEPPINO) Io non c'entrava più niente in quella situazione.
< (PEPPINO) Che cosa orribile. Che cosa orribile
rendersi conto di avere sbagliato tutto.
Oddio! È morto?
Vai, vai, vai!
Totò, sali. E pericoloso ora, vieni con noi.
Andate voi, c'è poco tempo. Non vi preoccupate per me, me la caverò.
Totò, è pericoloso, sali!
Sono inguaiato, Peppi'. Si è aperta la ferita.
- Andate! - Come vuoi tu.
Guarda qua.
Sarà stata in tasca per 20 anni.
È una cartolina di mia sorella.
Non ho mai viaggiato su una nave.
Sono belle, eh?
Sì.
Questo tempo al mio Nino...
metteva malinconia.
< (PEPPINO) Arrivati qua,
io e Rita trovammo la luce, il sole.
< (PEPPINO) Ero come rinato.
< (PEPPINO) Scusate l'egoismo,
mi rendo conto che tutto questo ha davvero poca importanza.
< (PEPPINO) Il tempo passava e io cercavo di dimenticare.
< (PEPPINO) Io non avevo il coraggio di venirvi a trovare,
per dirvi poi, che cosa?
< "Buongiorno, sono Peppino Lo Cicero,
e vostro fratello è morto per causa mia."
< (PEPPINO) Così ho esitato per quasi un mese,
poi ho pensato che quell'uomo voleva che noi ci incontrassimo.
Ci tenevo a dire che vostro fratello era un brav'uomo, Miche'.
Una persona come ne nascono poche.
Mi dispiace, non...
non volevo rovinarvi la giornata.
- Don Peppi'. Una cosa. - Dite.
Cioè, ma... ma com'era?
Cioè, grasso, magro.
Mi somigliava?
Quando vi siete visti l'ultima volta?
Nel '46. Eravamo ancora due ragazzi allora.
Vi somigliavate molto. Come due gocce d'acqua.
Sì, prendete, prendete.
È vecchio di qualche giorno, ma se volete leggerlo.
- Non vi serve? - No, non fa niente.
Non ho mai tempo per leggere.
E poi lunedì ne arriva uno più recente.
Grazie, Miche', a domani.
Ma non è possibile.
Non vi preoccupate per me, me la caverò.
Fatto, ora pensate al padre.
Guarda.
"Arrestato il nuovo boss del clan Lava-Maraviglia...
Totò il Macellaro"?
Era come un fratello per me.
È stato lui che si è venduto mio figlio.
Peppf.
< (PEPPINO) Totò, con cui avevo condiviso la mia intera carriera criminale,
l'uomo che mi aveva salvato la vita più di una volta,
si era servito di me per scatenare una guerra.
< (PEPPINO) Aveva fatto uccidere il mio Nino,
sapendo che non sarei stato con le mani in mano.
< (PEPPINO) Così, io avevo fatto il lavoro sporco per lui,
lo avevo sbarazzato dei boss
e avevo favorito la sua ascesa a capo delle due famiglie rivali.
5N P ITALIANO
rivestito del dolce di quei giorni, sotto il sole.
< (PEPPINO) Tutto si paga, in un modo o nell'altro.
< (PEPPINO) Quello forse era il prezzo per vivere una vecchiaia tranquilla,
come qualcuno con la coscienza a posto.
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