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[rumore dell'elica]
Ciao!
[tutti gridano]
[bip]
[hostess] Signore e signori, tra qualche minuto atterreremo a Roma,
aeroporto Leonardo Da Vinci.
Vi invitiamo a controllare la chiusura del tavolino, porre lo schienale...
- Signore, la cintura e il tavolino. - Sì.
...e a mantenere le cinture allacciate
fino a quando il segnale luminoso non verrà spento.
[rintocco di campana]
- Giulio, ciao! - Carlo.
- Come stai? - Bene.
- Come stai? - Bene. Però, ti trovo bene!
Anch'io, ti sei un po'...
Mi sa che l'umidità mi gonfia. Dai, andiamo che ti aspettano.
- Dimmi che non c'è Padre Savastano. - Sì.
- Io con lui mi blocco, non ci riesco. - Ma come non ci riesci?
Ma dai, non essere ridicolo.
Mica è un processo. Che è, la Santa Inquisizione?
- Dai, andiamo. - Sembra facile...
Vai, Carlino!
- Ti posso offrire un caffè, Carlo? - Grazie, Padre.
- Ecco. - [donna] No, grazie.
A lei?
Quanto zucchero? Ah, lo prende amaro, come me.
- La cucina è nuova. - Sì.
E come l'hai pagata?
L'ho pagata a rate, alla LUBE.
[dottoressa] Già, mi dicevi di questo nuovo lavoro all'agenzia?
Sì, per adesso è solo part-time.
Mi pagano 10 euro all'ora.
Però mi hanno promesso che se vado bene
mi fanno un contratto per un anno e poi rinnovabile.
Quindi un lavoro a tempo determinato.
Sì.
E Padre Thomas come sta?
[Carlo] Sta bene, sta benissimo.
Adesso è a 60 chilometri dal mio villaggio,
però è sempre pieno di energia, indistruttibile.
[Padre Savastano] Lui è un grande uomo.
Un grande uomo veramente.
Senti, Carlo.
Continua, cosa stavi dicendo?
Stavo dicendo questo,
che gli ultimi anni sono stati particolarmente difficili.
C'è stata un'alluvione che ha distrutto
le nostre case e la chiesa.
Poi sono arrivati i ribelli da nord, che hanno preteso tutte le nostre
riserve di orzo, grano, miglio.
Però queste sono le avversità di una vita missionaria
e io non è che mi sto lamentando per questo.
Padre, è che io là devo fare
il preside, l'idraulico,
lo sciamano.
Cioè, io non so più chi sono, questo è il problema.
Io credevo di essere forte e motivato,
però forse non lo sono, questa è la verità.
Hai trovato qualcuno che ti interessa, ultimamente?
- Ultimamente? - [assistente] Negli ultimi due mesi.
Negli ultimi 60 giorni.
No, sinceramente non ne sento la necessità adesso.
Mi interessa solo pensare di trovare un lavoro migliore
e anche una casa più decente.
Hai avuto problemi col celibato?
Non so, pensieri, turbamenti...
- Senza paura, Carlo, forza. - Sì.
Che però sono rimasti soltanto pensieri e turbamenti.
[sogghigna] Ma va bene, questo è normale.
Veniamo al dunque, però.
Prova a spiegarti meglio.
Io, Padre, credo che ci sia bisogno là
più della Protezione Civile che della protezione divina.
Forse non sono più in grado di ascoltare la voce del Signore.
Io sono in un momento di grande confusione, Padre.
Lara, io lo vedo che ce la stai mettendo tutta.
Ma serve un ultimo sforzo, perché
questa situazione ha delle precarietà e noi abbiamo bisogno di...
di certezze, non di promesse.
La tua depressione è stata curata molto bene, ormai è un ricordo.
Quando ci rivedremo conto molto su una tua maggiore stabilità nel lavoro.
Dai, Lara, ci siamo. Non avere paura.
Ci rivediamo presto.
Va bene, grazie.
È sano che tu abbia paura di non farcela, capisci?
Anzi, io sono contento che tu sia qui a parlarne.
È contento?
Ma non la preoccupa che io forse sto perdendo la fede?
Carlo, tu non stai assolutamente perdendo la fede.
Anzi, vedrai, quest'esperienza ti servirà per rafforzarla la fede.
Io credo che tu abbia bisogno di un po' di raccoglimento, di riposo.
Tu devi tornare dalla tua, di famiglia.
- La mia? - Certo.
Devi prenderti una piccola pausa.
Una pausa che definiremo "laica", eh?
Tanto lo sai,
sacerdoti lo si è per sempre.
Va bene.
[campanello]
- [Carlo] Ciao. - Carlo!
Papà, ciao.
- Come stai, eh? - Ah!
- Sono felice. - Che bello!
Come mai mi sono dimenticato che venivi?
No, papà, non è che ti sei dimenticato, è che è una sorpresa.
- È successo qualcosa? - No, papà, niente di grave.
No, diciamo che ci sono
delle novità, dei cambiamenti importanti.
Se è per questo, io in quanto a novità, ne ho di grandissime.
- Veramente? - Sì.
- È cambiato tanto qua in questa stanza. - Sì, sì. Qualcosa è cambiato.
- Dai, accomodati su. - Sì, sì.
Allora...
[rumore di aspirapolvere]
Ma guarda tu come sei abbronzato.
- Vengo dall'Africa, papà. - Te la sei spassata, eh?
Spassata? Eh, insomma, mica tanto.
Papà, io non so come dirtelo...
Io sto attraversando un momento molto molto complicato.
E non ti nascondo che mentre venivo qua
pensavo che ti avrei potuto dare una grande delusione.
- Ma che ti stai facendo una canna? - No, ho smesso.
Come hai smesso?
Sto scherzando.
Papà, io non so come dirtelo,
ma io sto vivendo un momento di crisi con la fede.
Beh, a proposito della fede anche io devo dirti una cosa, eh?
Sì.
Sai che c'è? Che ultimamente c'erano stati dei segnali molto forti.
Però a volte io credo proprio di averla persa questa fede.
Ti sei voluto sposare con Dio,
è la dimostrazione che anche là non dura in eterno.
Succede, succede.
Ma lo vedi come vanno le cose,
c'è chi la fede la perde e chi invece la trova.
Che ragionamento è, papà, questo? Che dici?
Ma non noti niente?
Che ti sei fatto il parrucchino color mandarino, quello noto.
Non si sa manco che colore è.
Lascia perdere i capelli.
Stiamo parlando della fede.
Oddio, dimmi che è uno scherzo.
- No, non è uno scherzo. - Come no.
[parla in moldavo]
Ma chi c'è? Chi è?
Chi c'è?
Eccomi, amore mio.
Vieni, tesoro.
- Buongiorno. - Buongiorno.
[parla in moldavo]
- In che lingua parlate, scusate? - Moldavo.
La lingua di mia moglie, eccola qua.
- Ti presento Olga. - Piacere.
Sì.
Mi fa tanto tanto piacere conoscerti. Tuo padre mi parla sempre di te.
Tu sei il figlio prete, vero?
Sono il figlio prete, sì.
[ride]
Papà, scusa, ma quand'è che vi siete sposati?
[Alberto] Due settimane fa.
È stato un incontro miracoloso.
Ma non lo vedi come sono cambiato?
- Sì. - Olga mi ha messo a dieta.
Ci siamo iscritti a una scuola di ballo sudamericano e ora mi sento un giovanotto.
Dai, Olga. Vatti a cambiare, gli facciamo vedere il mambo.
Sì, amore mio. Vado subito.
- Eh? - Eh!
Scusa, papà. Vieni un attimo qua, ti devo dire una cosa.
Scusa tanto, papà.
- Questa è la badante. - Olga!
- Si chiama Olga. - Olga, si chiama Olga. Va bene.
Hai problemi con gli immigrati, per caso?
Io problemi con gli immigrati? Con il lavoro che faccio? Io?
Senti, no? Curiosità mia, tra parentesi,
- ma Luigi e Bea... - Lascia perdere quei due.
Io però forse una cosa, papà, te la devo dire.
Qua una volta era pieno di fotografie della povera mamma.
Adesso ci sono solo fotografie tue e di questa badante, non è possibile.
- Olga! - Olga, scusa.
Comunque, Carlo, glissiamo, dai.
Siamo superiori.
Siamo superiori.
[musica latinoamericana]
[entrambi ridono]
[campanello]
Eva.
- Ciao, zio. - Ciao.
- Entra, mamma ha quasi finito la seduta. - Sì, ciao.
Come stai, eh?
Guarda come sei cambiata, ti avevo lasciata così
e sei diventata così. Ma come sei diventata?
Sono diventata emo.
- Sarebbe? - Ma dove vivi, zio?
Dove vivo? In Africa.
- Ha detto mamma di aspettarla di là. - Sì.
Lei è Aida, la mia migliore amica.
- Ma che dorme? - Soffre.
Senti ma...
- anche lei è emo? - Logico.
Ma che vuol dire emo?
Ma niente, che noi emo viviamo le emozioni fino in fondo.
Ci piace vivere la tristezza, la malinconia,
e al limite pure la depressione.
Siamo molto più sensibili degli altri.
- Ma gli altri chi? - Non essere aggressivo, zio.
È che ci sentiamo tanto soli, noi emo.
Ma soli di che?
Senti, zì, se vivi in Africa non le puoi capire queste cose.
Forse proprio perché vivo in Africa certe cose le capisco meglio
perché là non c'è tanto tempo per pensare alla depressione e alla malinconia.
- Lo sai perché? - Risparmiami quello che stai per dire
perché già lo so ed è di una banalità sconcertante.
Aspettala qua mamma, che sta arrivando.
Dai, Aida, andiamo di là.
Ciao, io sono lo zio di Eva.
Ma la domanda a zio del perché dopo dieci anni ritorna qua non si fa?
Non interessa perché è ritornato dall'Africa?
[Eva] E sarà che ti eri rotto di stare in Africa, no?
Lì per lì ho fatto finta di niente,
ma poi ho avuto una reazione sconsiderata,
ho preso della benzina e ho dato fuoco a tutte le tende.
Bene, per oggi abbiamo finito, dobbiamo interrompere.
- Così? Di colpo? - Sì.
Ma a metà della frase?
Continuiamo la prossima volta.
Ma non vuole sapere che ho fatto?
- Guardi che ho dato fuoco alle tende. - Alle tende.
E a mia madre.
Ah.
Guardi che noi oggi abbiamo fatto dei grandi progressi, deve esserne fiera.
- Se lo dice lei. - Sì.
Stia tranquilla, ci vediamo martedì.
A martedì.
- Carlo, finalmente sei arrivato. - Bea, come stai?
Ma sono 15 giorni che io e Luigi ti stiamo cercando, stai seduto.
Ma io non capisco, ma com'è possibile, stai seduto!
E no, se stai in piedi! Ok.
Ma in questo cazzo di villaggio dove vivi, è possibile che non ci sia un telefono?
Un fax? Un telegrafo senza fili?
Ma se c'è un'emergenza noi come ti troviamo? Coi piccioni viaggiatori?
Bea, purtroppo là c'è stata una guerra civile,
quindi non hanno funzionato né i telefoni, né i fax, né internet.
Va bene, là c'è stata una guerra civile, e qui c'è un colpo di stato.
Cioè?
Papà, Carlo sto parlando di papà!
Ma spiegami bene.
Che poi questa è soltanto la punta dell'iceberg,
perché la vera tragedia non si è ancora abbattuta.
Carlo, non guardarmi così, per favore, non cominciare a farmi la morale.
Non ho detto niente, Bea.
No, ma io ti conosco, so benissimo cosa stai pensando.
Comunque guarda, va bene così. Tanto... no?
Il ruolo della stronza, dell'intollerante, qualcuno lo deve prendere. Lo prendo io.
- Va bene. - Non ho fiatato.
Comunque il quadro è questo.
Una emigrata moldava,
leggi "una grandissima paracula",
si sta mangiando tutto il nostro patrimonio. Tutto, chiaro?
- Non guardarmi così, Carlo. - Vabbè, come ti devo guardare?
- Sarò inespressivo, Bea, dai. - Vabbè, comunque...
Papà, l'hai visto, è uscito di testa.
Ha i capelli color pannocchia, sembra un clown.
Se soltanto penso alla mamma, guarda...
Sì, Bea, però scusa: tutto questo nostro patrimonio, che è?
La casa sua, una piccola casa ad Anzio e due soldi in due banche, due lire.
Ma sì, certo. Tanto a te che ti frega? Ti mantiene il Vaticano.
Che c'entra, ma poi che mi mantiene il Vaticano?
Io invece sono divorziata e con una figlia adolescente a carico.
Ma tu lo sai che io ho dovuto dividere la casa?
Perché non avevo i soldi per pagare l'affitto di uno studio.
E quando ho una seduta sento il rumore della lavapiatti dietro la parete.
Scusa, ma il tuo ex marito, Maurizio, non ti...
Maurizio? Vabbè, certo, tu non sai niente, quindi...
Maurizio vive in Umbria con una svedese di 30 anni.
Fa il miele, ha le arnie.
E vuoi sapere quanto mi passa al mese per sua figlia?
- Non lo so. - Eh, prova a dire.
- Prova a dire! - Non lo so, mille.
Mille? Duecento euro al mese.
- Poco. - Poco? È una mancia.
È una mancia.
E poi, non parliamo di questo, ma comunque, insomma...
Mia figlia un giorno si dovrà sposare, no? Avrà bisogno di una casa...
A proposito di tua figlia, io prima l'ho incontrata.
Io ti prego di una cosa, Bea. Guarda che quella ragazza va seguita.
Nostro padre va seguito. Va bene?
Anzi, adesso tu vieni con me, andiamo da Luigi che ci spiega tutta la situazione
e fai presto, per favore, perché alle 7 ho una seduta.
Allora, guarda, mi vendi la Gemina e mi compri 12.000 di Enel.
Che oggi è l'ultimo giorno che le prendiamo bene.
- Grazie. - Prego.
No, quella nemmeno con la pistola alla tempia la prendi.
Senti, ti richiamo io tra un quarto d'ora
che ho due persone davanti. Ciao. Grazie.
Eccoci qua, ragazzi. Ammazza, che fretta.
Dunque, questi sono i movimenti di aprile di papà. Va bene?
Dunque, papà aveva un'uscita media mensile di 800 o 1000 al mese.
Di 800.000?
Ma quali 800.000, che ha vinto al Superenalotto?
- 800 barra 1000 euro al mese. - Vai avanti, Luigi.
- Scusa, non avevo capito. - [Luigi] L'avevo capito.
Invece qui ne sono usciti 16.000. A quel punto che ho dovuto fare?
Gli ho dovuto sbloccare dei fondi che gli avevo fatto prendere io
e ci abbiamo messo una toppa.
Però qual è il problema? È che la stronza, caro Carlo,
ha la doppia firma.
Stai zitto, Carlo. Fagli vedere i movimenti della carta di credito.
Detto fatto. Dunque, 3000 euro solo in un negozio di abbigliamento.
Questo è il televisore al plasma,
questa è una gioielleria di Firenze... Zitto, Carlo. Per piacere.
Allora, questo botto di cifra è una farmacia,
dove è chiaro che si sarà comprato lo scatolone di Viagra
e questo è il viaggio a Sharm El Sheikh.
Dico, se va avanti così, in sei mesi il conto è prosciugato.
Hai capito adesso? È un aspirapolvere. Non ci distraiamo, per favore.
Come leviamo la firma a quella donna?
Non si può, la devi solo ammazzare. Hai capito o no?
La denunciamo per circonvenzione d'incapace.
Ma non possiamo dare della mascalzona a una donna che non conosciamo.
Cerchiamo di conoscerla meglio. Poi, scusate, papà avrà il diritto
- di usare i suoi soldi... - Non dire stronzate.
Ma che dici, Cà? Ma che spendere? Stai scherzando?
Usare i soldi?
Quella lì ha un piano micidiale.
Gli ha già levato le pillole per la pressione,
adesso gli leva anche quelle per il cuore,
te lo dico io, lo fa fuori.
Lo hai capito che lo porta a ballare per accelerargli i tempi dell'infarto?
Ma poi, tu ce lo vedi papà che fa le maratone di mambo con la moldava?
- Ce lo vedi, Carlé? - Ce lo vedi a fare le maratone?
- Ce lo vedi o no? - Eh?
- Mi devi dire se ce lo vedi. - Ce lo vedi o no?
- No, non ce lo vedo. - Oh!
- Non ce lo vedo. - Manco noi ce lo vediamo.
Noi adesso dobbiamo assolutamente fare qualcosa.
Tu, se no, entro la fine del mese celebrerai il funerale di papà.
Sì, te lo dico io. Una di queste notti tu sentirai squillare il telefono
e voglio vedere allora che faccia farai.
Perché, te lo dico io, una di queste notti il telefono squilla.
- Te lo dico io. - Lo sai qual è la curiosità nostra?
È vedere la faccia tua la notte che squillerà il telefono.
- Che faccia farai? - Vogliamo sapere la faccia che farai.
- Che faccia farai, Carlo? - Che faccia farai, Carlé?
Fammi vedere la faccia.
- Che faccia farai quella notte? - Vogliamo vedere la faccia.
- Non lo so. - Ecco, questa.
Il telefono squillerà e tu avrai questa faccia qui.
Ma io dico, invece di spendere tutti questi soldi per un terzino,
che non si sa chi è,
vai a prendere uno che corre sulle fasce, oggi senza fasce dove vai?
Il calcio è finito.
- Carlo! - Madou, ciao!
Come stai? Tua madre me l'ha detto che stai qua, mi ha dato il tuo indirizzo.
Ci sono anche Sofia e Hakira con me, ora abitiamo insieme.
Senti, io fra poco devo scendere, però bisogna che ci vediamo,
che ci sentiamo, perché ti devo dare della posta...
La prossima settimana facciamo una festa.
Facciamo?
Una festa!
Devi venire absolument, prenditi il numero.
339227765.
Adesso attacco pure io con mia sorella e mia cognata che si è operata
che l'hanno riaperta e richiusa.
Scusi, è un'amica che non vedo da tanto tempo.
[uomo] Ho capito, scendete e andate a prendervi un caffè.
Ci avete rotto i timpani, per non dirti un'altra cosa.
Scusate.
Si vergogni.
- Ciao. - Oddio, Felix.
Ti ho detto che non mi devi più seguire.
Non ti stavo seguendo, sto facendo la spesa, è proibito?
Senti, se fai così, mi mandi in paranoia. Te l'ho già spiegato.
- Sei ossessivo, Felix. - Tu perché non rispondi più al telefono?
Mi stai addosso come una vongola su uno scoglio, ok? Mi fai venire l'ansia.
Sei diventata dura, Lara. Un po' troppo dura.
E tu sei noioso, fai sempre la vittima.
Ho preso la vodka, facciamo una cenetta russa io e te.
Ho visto che ti fregavi il caviale, dai.
No, ti ho detto di no. Lascia perdere, per cortesia.
Scommetto che vedi ancora quello squallido divorziato, eh?
Ma come ti permetti? Che cazzo te ne frega a te di chi vedo?
Senti, non mi devi fare queste domande, ok?
- Ok, Felix? - Tanto resterai sempre sola.
Vaffanculo.
[bip]
[cassiera] Ma che sta facendo quello? Ma è matto?
Sicurezza, con urgenza in cassa due.
Qui abbiamo una buona scelta sull'usato.
Scusate, ecco, vedi? Questa è un'occasione, è l'ideale, papà.
Questa è economica, no?
- È troppo piccola. - Piccola?
Siete in due, dovete mettere su famiglia?
Lasciala scegliere, su, è il regalo per il suo compleanno.
- Questa è bella, voglio questa. - Ma...
Scusa, questa costa quattro volte quell'altra.
Ma poi dove andate per Roma con questa macchina?
Anche tu pensi che io voglia i soldi.
Ma io ho chiesto una macchina usata per risparmiare.
Sì, ma papà ci sale con una scala in questa macchina.
Senti, i tuoi fratelli pensano che io sono venuta a rubare,
- ma se ne fregano di tuo padre. - Ma no!
Lo hanno lasciato sempre solo.
È un suo diritto essere felice, o no?
- Sì. - Signora, facciamo un giro di prova?
- Magari! - Con questa è come andare sul velluto.
[motore della macchina]
Papà, sai quanto costa questa macchina? Circa 40.000 euro.
Ti hanno mandato tua sorella e quell'altro, vero?
Senti, Bea e Luigi ti vogliono bene.
Mi vogliono bene un cazzo, stanno solo dietro ai miei soldi.
Tua sorella, poi, te la raccomando.
Proprio lei che all'università faceva la rivoluzionaria, la militante comunista,
quella che difendeva gli sfruttati.
Papà, è un altro periodo storico, dai. Chiudiamo questa parentesi.
Si vergognava di avere un padre generale. Mi diceva: "Sei un fascista". Vaffanculo.
Eccola ora, la democratica amica del popolo,
che appena le toccano le cose sue li rimanderebbe tutti a casa.
Te la raccomando proprio, 'sta stronza.
Sì, però pure Olga, dai...
Olga è un dono impagabile che viene dal cielo.
D'accordo? Ecco. Questa donna mi ha ridato la felicità.
E non solo. Tuo padre, Carlo, ha ricominciato una stagione vigorosa,
degna di un vero maschio.
Ma io sono tornato a fare un sesso orale strepitoso, mi capisci?
Sì, ma perché mi devi raccontare dei dettagli orali? Non ho capito.
E invece sì, perché visto che sei celibe, certe cose le devi capire.
Con tua madre, in 50 anni di matrimonio, una volta soltanto ho fatto sesso orale,
in viaggio di nozze. Poi ha detto: "No, questa cosa non la faccio"
e la cosa è finita là, capito? Perché tua madre era così,
decideva tutto lei e non sentiva ragioni. Questa donna...
Senti, papà, io i dettagli orali di te, di Olga e di mamma non li voglio sapere.
Questa è una follia, è veramente una follia.
[Carlo] Giulio, io ero rientrato per cercare un po' di pace, di serenità,
per riflettere anche su questo mio momento difficile del sacerdozio.
Ma io sono stato travolto da una follia collettiva,
mio padre mi parla di sesso, dei suoi dettagli sessuali.
Cioè, la mia famiglia è un manicomio, credimi.
Io proprio non capisco,
ma perché ti sei preso prosciutto e melone?
Queste fettuccine sono fantastiche.
Ma stai ascoltando quello che ti dico o stai pensando alle tue fettuccine?
Dai. Giulio, guarda, seriamente, perché non mi fate stare un po' con voi?
Perché non mi trovate una stanza? Fatemi stare con gli altri Padri,
forse riesco a riflettere su me stesso,
riesco anche a fare qualche esercizio spirituale importante.
Carlo, ma ti rendi conto questo che bel paradosso che è?
Tu sei scappato dall'Africa perché non ce la facevi più
a far fronte alle emergenze pratiche, no?
La benzina, il mangiare, le malattie, la comunicazione, i ribelli.
Arrivi qui in Italia
e tutto sembra funzionare alla perfezione.
Qui c'è la pace, l'elettricità, l'acqua, c'è perfino l'ADSL.
E invece sono le relazioni umane che non funzionano.
Carlo, secondo me il Signore ti ha messo nuovamente alla prova.
Forse è questo l'esercizio spirituale che devi affrontare.
- Tu dici? - Sì.
Forse è più facile andare in ginocchio a Santiago de Compostela, te lo dico io.
Ma perché non ti sei preso 'ste fettuccine, sono uno spettacolo.
Ho il reflusso gastrico, ho acidità.
[Giulio] È tutto psicosomatico, te lo dico io.
[Olga] Ancora, amore? Ma non ti basta mai!
- [Alberto] Resta così, aspetta. - [Olga] Tu sei pazzo, ci puoi rimanere!
- [Olga] Sì! Aspetta che vengo sopra io. - [Alberto] Sì, vieni sopra.
[gemiti di Olga e Alberto]
Ma basta!
È una pazzia questa!
È una pazzia!
Ma non facciamo cazzate, per favore. Amore!
[Luigi] Senti, non fare la stronza, caschi di sotto! Vieni qui!
[campanello]
- Luì. - Oh, Carlo. Che ci fai qua?
- No, avevo qualche problema da papà... - Ho capito.
Mi serve una mano, c'è una che si butta di sotto.
- Non spingere! Chi è che si butta? - Un'amica mia.
- Gli è partita la brocca, all'improvviso. - Chiama l'ambulanza, chiama il 113, no?
Ma che chiamo? Sente la sirena e si butta.
- Ma perché una così non è ricoverata? - Carlo, ascoltami.
- Parlale tu, è credente, Carlo. - Ma dai.
Ma che vuol dire che è credente? Se è matta, dai.
Ma crede in Dio. Un attimo.
Amore!
Amore, è arrivato mio fratello, il missionario, dice che ti vuole parlare.
Ti vuole dire come sono andate le cose poi alla fine.
Come sono andate le cose? Io che ne so?
No, ho capito. Tu basta che le dici che io sono generoso.
Generoso, affidabile, hai capito? Aiutami che finisco in cronaca.
Finiamo in cronaca, siamo in due.
- Fai piano. - Che mi butti di sotto?
Ma che ti butto? Vai giù.
[Luigi] Occhio, che è strafatta di coca.
Ehi, ciao!
Dai, entriamo dentro.
Dai? Ma chi sei? Il fratello dello stronzo?
No, guarda,
- Luigi è un ragazzo molto sensibile... - Ma se è un pezzo di merda!
Ma se è un bugiardo, un infame. Eppure stavolta, te lo giuro, me la paga.
[Carlo] Luigi è un ragazzo che è incapace di esprimere i propri sentimenti.
- Stronzate! - No, buona, eh?
Luigi questa è l'ultima volta che mi frega, capito?
Glielo devi dire, hai capito?
- Glielo dico subito. - Glielo devi dire.
Ma che sei, un prete?
- Sì, sono un sacerdote. - Oddio, ti prego, confessami!
- No, che ti butti di sotto. - Sì, adesso, qui. Voglio morire pulita.
- Sono stata una grande peccatrice. - Lo siamo tutti.
Io sono stata proprio una grande troia.
- No! - Sono stata una gran troia!
Guarda, stammi a sentire, il problema di Luigi
è che è stato il fratello meno considerato della famiglia
Perché io sono stato il primogenito, Bea ha avuto la sua autorevolezza
e Luigi è stato in qualche modo il fratello più isolato, quindi va capito.
- È un arido. - È un arido, lo so,
però mi ha chiamato tante volte in Africa per parlarmi della vostra situazione.
- Ma dai? Come mi chiamo? - Sì.
- Ma chi? - Io!
- Te? Eh... - Vedi che manco lo sai?
- [farfuglia parole incomprensibili] - Cosa?
- Francesca. - Francesca.
Francesca, ti chiami Francesca.
- L'ho detto cinque volte. - Lo so.
- E del bambino che ti ha detto? - Che sta benissimo.
- Sta bene? - Sì.
Non è manco nato, lo vedi che sei un cazzaro?
- Di' che lo voglio. - Lo voleva.
- Lo voleva? - Eh!
- Lo voglio. - No, ho sbagliato io, lo vuole.
- Chi non lo vuole? - Giura, sei un prete.
Sì, sono un prete. Ti puoi fidare di me.
- Voglio vedere. - Ti pare che ti dico le bugie?
- No. - Dai, entri di qua o entri di là?
- Di là. - Di là, dai.
Piano, eh? Vai. Vai!
Ti sei tranquillizzata, pulcinotto mio? Sei più serena?
- Dimmi la verità. - Sì.
Però io ho bisogno di coccole, non di sesso.
E capirai, lo dici a me? Apri la bocca e chiudi gli occhi.
[entrambi gemono]
Ciao, Luigi.
Ciao, Luigi.
Levalo quel quadro con quel crocefisso, che non è bello.
[citofono]
Prego?
Senti, bella. Dovresti dire a quello stronzo di nostro padre
se ci fa la cortesia di tornare a casa.
Prima che arrivi mia madre con una pistola.
Un attimo solo, eh?
[sospira]
Divorziato, senza figli,
fedele.
Sono circa tre mesi che sento queste stronzate.
- Lara, la verità è che... - Vattene!
Sei proprio un miserabile, papà.
- Tirati su la lampo. - Eh?
- Tirati su la lampo. - Ah.
Andiamo, va.
Che avete fatto, ragazze, oggi?
Abbiamo sofferto.
- Io ho anche pianto. - [Bea] Guarda, Carlo, che Luigi è così.
Prima lei minaccia di buttarsi dal balcone,
poi lui minaccia di buttarsi sotto a una macchina e poi scopano.
È il solito giochetto perverso. Dai, vieni. Siediti di qua.
Insomma, hai capito quelli? Piangono e tirano, tirano e piangono.
Ma che tirano?
Tirano che?
I bicchieri tirano,
ma che tirano, Carlo?
Oddio!
Senti, ma che ha Eva?
- Niente, perché? - Perché è asociale.
Pure quella sua amica è strana, dai.
Ma no, è che sono diventate emo.
- Ma che vuol dire? - Cerca su Google.
Parliamo invece noi due un pochino, eh?
- È una vita che non ci vediamo, Carlo. - È vero.
Ma tu ti ricordi ai tempi del liceo che venivi tutte le sere in camera mia
- e parlavamo delle storie d'amore? - Veramente parlavi solo te.
- E piantala! - A me non mi facevi mai parlare.
- Pensa, mi sei mancato. - Anche voi mi siete mancati tantissimo.
Soprattutto te.
Perché è vero che sei sempre stata la più matta della famiglia,
però sei sempre stata anche la più intelligente, la più ponderata
e anche la più saggia, diciamo la verità.
Senti, Bea, io torno dall'Africa con tantissimi problemi, lo sai?
- Io ho bisogno di un tuo consiglio. - Certo. Sì.
- È una cosa un po' lunga. Ti spiego. - No, dimmi.
Anche noi sacerdoti siamo costretti a convivere spesso con il dubbio.
Non siamo pezzi di ferro, siamo esseri umani, no?
Certo.
Al punto che io mi chiedo se non sarei più utile
nella mia missione se non fossi costretto a...
a sottostare a certe regole che la Chiesa ci impone.
- Ti faccio un esempio. - [Bea] Scusa.
Tu perché prima mi hai fatto quella domanda su Eva?
Perché mi sembra poco comunicativa. Però adesso non mi confondere, se no...
Allora, ti faccio un esempio: il problema dei profilattici in Africa.
Grosso problema, d'accordo? Noi missionari,
spesso e volentieri, siamo costretti per forza a chiudere un occhio...
Ah, vuol dire che tu la vedi strana, un po' morbosa?
- Ma chi? - L'amica di Eva.
Ma che ne so, l'ho vista per pochi secondi, dai.
- Ma non mi confondere, dai. Per cortesia. - Scusa.
Ti pongo questa domanda. Non mi interrompere.
Ti sembra giusto che noi missionari
dobbiamo in qualche modo frenare la distribuzione del profilattico
- in una zona dell'Africa... - [Bea] Certo che queste
stanno sempre appiccicate, però questa è anche una tipica fase adolescenziale.
Però mi sa che hai ragione tu, eh. C'è qualcosa di strano.
Carlo, potrebbero essere gay?
Cosa c'è adesso?
Parli te dei tuoi dubbi o io dei miei? Basta che ci mettiamo d'accordo.
Non essere ostile, Carlo. Scusa, io ti mettevo semplicemente a parte
di una mia preoccupazione materna. Scusa tanto, sai.
E io ti stavo mettendo a parte di una serie di miei problemi
per i quali ho fatto migliaia di chilometri dall'Africa.
Però qua mi sembra che dei miei problemi non gliene frega niente a nessuno.
- Questa è la verità. - [Bea] Adesso comincia a fare la vittima.
Va bene, vai avanti, dai. Allora.
L'Africa, la guerra civile, i preservativi,
- i leoni... - Ma che c'entrano i leoni?
Io sto parlando di fede, di cose serie.
- Noi andiamo al Tower. - [Bea] Avete acceso la lavapiatti?
- Sì. - Non fate tardi.
- Ciao, zì. - Ciao.
- È l'una, dove vanno queste? - Certo, un po' strane sono.
Senti, è l'una.
È l'una, davvero. Parliamone domani di questi problemi.
Bea, sono stanchissimo, credimi. Dai.
Non è serata.
Anzi non è not... Oddio, che è successo?
[Bea] Oddio, la solita storia. Questa è la lavapiatti.
Lo vedi? Questa casa non tiene il carico.
[Carlo] Vabbè, ma si vive meglio in Africa, Bea.
[Bea] Vabbè, lascia stare. Adesso vai là e cerca una lampada di emergenza.
Sta sul quarto scaffale a destra.
- [Carlo] Sullo scaffale sulla destra? - [Bea] Sì. Avanti. Ancora avanti.
[Carlo] Qua c'è un vaso.
[fracasso]
[Bea] Attento! Vabbè, vengo io, aspetta.
- [Carlo] Vieni qua un attimo. - [Bea] Sì.
[Bea] Ma dove guardi? Il quarto, ti ho detto.
[Carlo] E dimmi il quarto.
- [telefono squilla] - [Carlo] È in mezzo ai libri.
- [Carlo] Chi è? - [Bea] E chi è adesso?
Sì, pronto?
[donna al telefono] Signora, c'è un problema grave.
Qui sotto c'è un'ambulanza.
Arriviamo, signora.
- Che è? - C'è l'ambulanza sotto casa di papà.
Papà?
[con voce rotta] Che t'avevo detto io?
[Bea] Un momento, fermi. Siamo i figli. Cos'è successo?
- [infermiere] Il cuore, signora. - Come, il cuore?
[Carlo e Bea singhiozzano]
[Bea] Se penso alle cose tremende che gli ho detto l'ultima volta.
Oddio, io volevo chiedergli scusa.
Ma ho sempre rimandato, ho rimandato sempre.
[piangono]
A me quello che pesa di più è...
È il fatto che se n'è andato prima di dimostrargli
che io poi un certo talento ce l'avevo.
- [Bea] Che c'entra il talento? - [Luigi] Sono in borsa da due anni
- e mi hanno preso tutti a calci in culo. - [Bea] Ma vuoi farla finita?
Papà se n'è andato e tu continui a parlare di te. Non è il momento, Luigi.
Ma che è, una donna?
- [infermiere] Non aveva capito? - No.
Bea, puoi venire un attimo e vedere...
No. Non voglio vederlo.
- Forse è il caso che vieni. - [Bea] Ho detto che non voglio vederlo.
Se non vuole vederlo non vuole vederlo.
No ma dovete vedere una cosa, se no...
Io mi terrò dentro questo senso di colpa tutta la vita.
E farai bene...
[urla]
a portartelo dietro.
L'avete fatta tanto soffrire.
Con il vostro disprezzo.
[piange]
Lei aveva un cuore grande così, aveva.
Alberto.
Grazie, grazie.
Io prima vi avevo chiamato per dirvi che sotto non c'era papà, c'era Olga.
- Olga? - È morta Olga.
- Olga? - Ma l'ha detto pure lui.
È Olga. È morta Olga.
Rivestitevi dunque di sentimenti di misericordia,
di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza,
sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente.
Come il signore vi ha perdonato, così fate anche voi.
E la pace di Cristo regni nei vostri cuori
perché ad essa siete stati chiamati in un sol corpo.
Se qualcuno dei familiari o degli amici
vuole dire qualcosa sulla nostra sorella Olga, venga pure.
Come forse voi sapete,
io e mia madre non abbiamo avuto un rapporto facile.
Per molti anni non ci siamo viste e a me è mancata molto.
Ero troppo piccola per capire...
che mi aveva lasciata in un istituto non perché non mi volesse bene...
- Ma è la figlia? - Eh.
Colpo di scena.
La figlia della moldava?
[Lara] ...io mi ero ormai già chiusa nel mio risentimento.
E non ho saputo aprirmi né comprenderla.
Ci eravamo ritrovate da poco, io e mia madre.
E solo ora, solo in questo momento io capisco
quanta fatica lei possa aver fatto tutti i giorni
pensando sempre a me.
E a come assicurarmi una vita dignitosa.
Lei che non era riuscita ad averne una.
Vi racconto questo
per ricordare a tutti voi
quanto sono preziosi i momenti che abbiamo a nostra disposizione
per vivere con le persone che amiamo.
Ho perso mia madre troppo presto.
Le avrei voluto far sentire di più il mio amore.
Ma l'unica cosa che mi rasserena...
è sapere che lei
ha trascorso gli ultimi mesi della sua vita insieme a un uomo.
Alberto.
Che l'ha amata e rispettata.
Facendola sentire finalmente a casa.
Come la regina della sua casa.
E non la serva.
Perché mia madre ha sempre servito gli altri.
Non ha sempre fatto da regina.
Ciao, mamma.
Ora capisco che mi ha insegnato tutto.
Ma si conoscono?
Pare proprio di sì.
Grazie.
Grazie a te.
[Carlo] Ma noi niente condoglianze?
- [Bea] No, nessuna. - [Carlo] Perché?
[Luigi] Perché mi sa che, da tre fratelli che eravamo, siamo diventati quattro.
- Te lo dico io. - [Bea] Beh, speriamo di no.
- [Luigi] Zitto. - [Alberto] Lara.
Questi sono i miei figli.
- Io sono Bea, piacere. - Piacere.
Ho sentito molto parlare di voi.
Invece noi, pensi, non abbiamo mai sentito niente di lei.
Si vede che non sono così importante.
Beh, comunque condoglianze vivissime, io sono Luigi, il fratello.
Correggimi se sbaglio, ma l'estate scorsa, per caso, eri in barca
con il gruppo di Fabrizio Cardano, Marco Del Bono?
Ti confondi.
Sicuramente mi confondo.
Io ti volevo fare i miei complimenti per il discorso che hai fatto in chiesa.
Veramente molto bello, molto profondo e toccante. Io sono...
il fratello sacerdote, Carlo.
Tornate pure a casa, voi.
Io vado con Lara al cimitero.
- No, papà, ti portiamo noi al cimitero. - No, no.
Non c'è bisogno che veniate. Io vado con lei, preferisco così.
Dico...
Gli ho fatto un apprezzamento, mi avesse degnato di uno sguardo.
- Dico uno, eh. - Non hai capito che se la tira, questa?
L'hai sentito come mi ha risposto?
"Ti confondi". Le avrei voluto dire:
- "Ma chi cazzo sei?" - Ma voi due cosa volevate, gli applausi?
Adesso andiamo, per favore, perché qua vedo apparire certi cazzi, all'orizzonte!
Ragazze, non fumate. Dai. Forza.
I calzini di lana, li hai messi?
Sì, papà.
- E il maglione blu? - Sì, sta in fondo alla valigia.
Perché ti porti tutte queste cose pesanti?
Quanto tempo ci vuoi rimanere là?
Resto. Indefinitivamente.
Ma sei sicuro di questa decisione?
Guarda che io ho sentito zia Pina, non mi sembrava tanto entusiasta
dell'idea che andavi a stare da lei, eh? Io te lo dico.
Ma poi che vai a fare a Rieti? Chi conosci?
Non conosci nessuno. Dove vai? Con chi parli?
Rispondi, papà. Guarda che questa è una decisione veramente importante. Dai.
Io non ci resto in questa casa senza Olga.
Meglio Rieti.
[campanello]
- [Alberto] Senti un po' se è lei? - Sì.
[Carlo] Sì?
- È finita un'epoca. - [Carlo] Scendiamo subito, due minuti.
- È arrivata Lara. - Ah, bene.
- Prendi le valigie. - Sì.
Anche tu sei come i tuoi fratelli.
Pensi che io non ci sto più con la testa.
Invece io penso...
e pianifico.
Sappi che se mi dovesse accadere qualcosa all'improvviso, questa casa...
andrà a Lara.
A Lara?
Come, a Lara?
Scusa, papà, perché a Lara?
Tanto voi siete tutti sistemati.
Lei è l'unica che ne ha bisogno.
Papà, senti, tu sai benissimo che a me dei beni materiali non importa niente.
Va bene? A me dei soldi non frega nulla. Però ti avverto: tu stai consegnando
la storia della nostra famiglia a un'emerita sconosciuta.
- Poi "Olga, Olga, Olga". - Olga, sì!
Mamma! Qua per 50 anni c'è stata mamma!
Io mi ricordo, papà, che qua c'era l'albero di Natale.
Là si faceva il presepio.
Questo era il teatrino delle imitazioni. Là l'altro giorno ho trovato un album
di vecchie fotografie di un carnevale dove io ero mascherato da Brighella,
- Bea era Colombina, Luigi era Pantalone. - I tre fregnoni.
Ma sono passati 40 anni, dai!
Mentre fino a tre giorni fa, in questa casa
c'era Olga.
Andiamo papà, dai, forza.
Ma che ne puoi sapere, tu?
Che nella tua vita non ti sei mai innamorato?
[Alberto] Che ne puoi sapere?
- [Lara] Ciao. - [Carlo] Buongiorno.
Lara, queste sono le chiavi.
Puoi trasferirti quando vuoi, anche domani.
- Carlo già sa tutto, quindi... - [Lara] Ok.
Quindi papà, diciamo che è già una decisione operativa, questa qua?
[Alberto] Certo.
Io ti devo chiedere una cortesia. Se posso avere un paio di giorni
per cercare un'altra sistemazione così poi ti lascio casa libera e...
Ma assolutamente no. Questa è casa tua, sono io l'ospite.
Anzi, io ti ringrazio davvero tanto.
No, semmai sono io che ringrazio te.
Sei stata molto gentile.
Senti, ti dovrei chiedere una cortesia.
- Sì. - Mi potresti
prestare 100 euro, che sto a secco con la benzina?
- Cento euro? - E poi te li ridò.
[Alberto] Finito coi ringraziamenti? Forza, andiamo.
Che facciamo tardi.
Un attimo.
- Cento euro? - Non ti far vedere, eh.
Grazie.
- Te li ridò. Tanto vengo a vivere da te. - Sì, certo, come no.
- [Lara] Grazie, ciao. - Prego.
Ciao, papà.
[motore della macchina]
Ragazzi, noi ci stiamo basando solo sui vaneggiamenti di papà.
Perché cosa dice la legge? Arnaldo, cosa dice la legge? La legge dice
che non si possono diseredare i figli legittimi. O no?
Arnaldo, per favore, apri questo testamento.
Io voglio sapere nero su bianco cosa c'è scritto.
Fermi tutti, perché qui il problema non è il testamento.
Qui c'è stato un trasferimento di proprietà dell'immobile.
E cioè vostro padre ha venduto la vostra casa
- alla signora Vasilescu. - Che cosa vuol dire?
Che cosa vuol dire?
Che la proprietaria di tutto è diventata questa ragazzina che se la tira? Carlo!
Sì, esattamente questo.
[Arnaldo] Naturalmente è una vendita per modo di dire.
- Si chiama simulazione. - Vabbè.
Questa è una pura cattiveria.
Questa si chiama vendetta.
Scusate, però io mi chiedo: ma che cosa gli avete fatto, a papà?
- [Bea] Ah! - [Luigi] Carlo!
Scusate, eh...
[Arnaldo] Potremmo però, volendo, impugnare la simulazione.
Però sono cause che durano 12 anni. Cioè, scatole cinesi.
- Io non ve lo consiglio. - Beh, allora...
- Bisognerà interdirlo. - Ma certo.
Certo che bisogna interdirlo, ragazzi.
Perché questa è la prova provata che gli è partita la brocca.
[Luigi] Oh, a proposito.
Io conosco un consulente di psichiatria per il tribunale.
- Se porta... - [Carlo] Nostro padre non è pazzo.
Quelle sono le sue volontà e che ci piaccia o no
- vanno rispettate. - Carlo! Adesso tu mi devi dire
- da che parte stai. - Sto dalla parte del giusto.
No?
[Arnaldo] L'unica cosa che vi posso consigliare
è quella di fare un'indagine.
Magari si viene a scoprire che questa, che ne so, ha una situazione strana.
Non si sa che vita fa.
- Sì, certo non fa l'astrofisica. - [Arnaldo] Vabbè, per intenderci.
Se per esempio ci fosse un appiglio,
allora potremmo dimostrare che vostro padre è stato raggirato.
Dipende però da che cosa si riesce a scoprire.
Perché mi guardate?
Perché guardate me?
Guardate che io il poliziotto non lo faccio.
Io non faccio il detective.
E invece si, Cà. Perché sei l'unico che non lavora.
Che poi ancora ci devi spiegare questo ritorno dall'Africa,
che ancora non si è capito.
Non si è capito perché nessuno mi ha mai chiesto il perché.
Nessuno mi ha mai fatto una domanda.
Perché non gliene frega niente a nessuno. Ecco perché.
Adesso tu devi indagare.
Sapete che vi dico? Che mi manca tanto l'Africa.
Ma molto mi manca, l'Africa.
È un casino, un grosso casino.
[Carlo] Che bei tempi, eh?
Ecco, questo era il vostro primo giorno di catechismo.
- Guardate come eravate vestite. - [Madou] Che carine.
- [Carlo] Guarda quella coroncina. - Mi piace.
- Questo è tuo padre. - Eh, sì.
- Chi sono queste tre bambine sull'albero? - Wow! Noi!
- Voi a dieci anni. - [Sofia] Ti ricordi
quando venivi a cena da noi a casa mia al villaggio?
Come no. Mi ricordo pure il bruciore di stomaco.
Per una settimana. Le fiamme, c'avevo.
- Ma quanto pepe metteva, tua madre? - Ma poco!
Eh, poco, sì.
- Me lo tieni tu cinque minuti, Carlo? - Sì.
Ragazze, io penso che ci dobbiamo andare a cambiare.
[esclamazione di affermazione]
Senti Carlo, per caso tu ce l'hai la macchina?
- Sì, perché? - Potresti accompagnarci al lavoro?
Al lavoro a quest'ora?
Eh sì, noi lavoriamo in un locale. Se ci lasci lì vicino poi andiamo a piedi.
- Va bene. - [tutte] Grazie.
Ma dov'è questo locale?
[tutte] Vicino, vicino.
[bimbo piange]
- Balli? - Eh, sì.
Lo reggi un attimo? Grazie.
Ma che strada è questa? Dov'è questo locale?
Carlo, fermati qua. Andiamo a piedi.
Ma a piedi di che? È pericolosissimo qua.
No, veramente, Carlo. Siamo arrivate.
- Gira a sinistra. - [Carlo] Come, a sinistra?
Ma questo... Ma che posto è questo? Ma dov'è il locale?
[Hakira] Fidati, lasciaci qui. Siamo arrivati.
[Madou] Ciao Carlo, grazie.
- [tutte] Grazie. - [Carlo] Ma che sarebbe a dire
"siamo arrivate"? Scusate.
- [Madou] Ciao, Carlo. - No, scusa. No, scusa un attimo.
Questo posto non mi piace per niente.
- Non mi piace per niente. - [ragazze si lamentano]
[Carlo] Per favore...
Per favore, torniamo in macchina.
- [Madou] No, Carlo. Ciao. - Ma che lavoro è, il vostro?
[tutte] Ciao!
[Carlo] Dov'è il locale? Voglio sapere dov'è il locale.
Ragazze, non per fare del facile moralismo,
perché tutti noi sappiamo
la grande stima che Gesù aveva della Maddalena.
Ma se immigrare in un altro paese
significa venire a lavorare su un marciapiede,
ma allora era meglio che restavate a casa vostra, o no? Eh?
Mi chiamate le altre ragazze? Ragazze, potete venire un attimo qua?
È un discorso che riguarda un po' tutti.
Io sono basito.
Basito dalla vostra trasformazione.
Io vi ho lasciato al vostro villaggio
che eravate ragazze educate, per bene, rispettose delle vostre tradizioni.
Adesso vi trovo senza pudore, senza ritegno e pure senza mutande.
- È questo il salto di qualità? - Eh, sì.
E chi manda i soldi a casa, te?
Soldi, soldi, soldi.
In Africa da mangiare ce n'era. Poco, ma ce n'era.
Però eravate libere.
- Invece qua siete schiave. - [clacson]
State facendo un lavoro da schiave. Ditemi di no.
[uomo 1] Ma che gli sta dicendo?
[uomo 2] Questo ci fa fare le quattro come niente.
- Pago io, si va a mangiare una pizza. - No, Carlo.
E si affronta l'argomento una volta per tutte.
- [Sofia] Lasciaci stare. - Ma come "lasciaci stare"?
- Carlo, te ne vuoi andare? - [Carlo] Ma dove...
[Madou] Ci fai perdere il lavoro!
- [clacson] - [uomo 1] Oh, falla finita!
- Vattene! - Ma sul marciapiede, lavorate?
[uomo 1] Lascia qualche cosa pure a noi!
- Vuoi prendere tutto te? - [uomo 2] Ti devi candidare in Congo,
che gli stai facendo un comizio?
[uomo 3] C'hai sfracellato.
- Scusate. - [uomo 1] Ecco, bravo.
Vattela a mangiare da solo, la pizza.
- Ciao. - Buongiorno.
- Buongiorno - Come va? Allora.
Ti ho aspettato tanto stanotte.
- [cellulare fa bip] - Hai fatto tardi.
[cellulare suona]
Veramente mi hai aspettato?
- [esclamazione di affermazione] - [cellulare trilla]
Allora... Morbidi o croccanti?
- Che cosa, scusa? - [Carlo] I biscotti.
No, io non mangio nulla.
Il caffè c'è?
- [cellulare trilla] - Sì, come no. Te lo porto.
[Carlo] Eccolo qua.
- Bello stretto. Allora... - [cellulare trilla]
- Zucchero? - No, lo prendo amaro.
Non c'ho azzeccato niente, praticamente.
- Senti, com'è andato il viaggio con papà? - Tutto a posto.
- Senti, una curiosità. - [cellulare squilla]
- Come è nato questo rapporto... - Scusami tanto.
Scusami ma a questo devo proprio rispondere.
È importante, scusami.
[Lara] Ma che cazzo vuoi? Mi spieghi che cazzo vuoi?
Eh, certo. Erano le tue sorelline, quelle?
Sei una merda. Sei proprio un fallito di merda.
Il peggio delle merde. E piantala con questo telefono.
Non mi cercare più. Anche perché, se ti becca tua moglie,
ti spacca una sedia in testa, ti spacca. E farebbe pure bene. Perché?
[urlando] Perché sei sposato! Perché sei sempre stato sposato!
Brutta merda!
Madonna, che merda questo.
- Scappo che si è fatto tardi. - Io ho preparato...
- Ci vediamo dopo. Ciao. - Ci vediamo dopo.
[Carlo] Senti, vuoi che per stasera prepari un pollo al curry?
Un polletto col curry, magari, e...
[porta si chiude]
Niente, non mi ascolta più nessuno. Non riesco a capire perché.
[cellulare squilla]
Pronto?
- "Allora" che cosa? - Come "allora cosa"? Cos'hai scoperto?
Che cosa fa?
È andata a dormire, s'è svegliata, ha fatto colazione, è andata a lavorare,
questo ha fatto.
Hai controllato nelle sue cose?
Ti ho detto di guardare nel computer, che sicuramente troviamo qualche indizio.
Anche nella posta, devi cercare.
Senti, Bea. Te e Luigi vi dovete dare una calmata.
Io non sono un poliziotto,
non sono un cretino, sono un sacerdote.
- Va bene? - Tu sei un sacerdote solo quando ti pare.
[Bea] Ma io lo sapevo che tu te la facevi sotto e non avresti collaborato...
Non bastava papà, è riuscita a infinocchiare anche te, questa qui.
- Vabbè, comunque, allora? - Bea, ti richiamo. Ti richiamo.
[chiacchiericcio indistinto]
[uomo] In quanto amministratore io ho il dovere d'intervenire,
perché se attaccano a farne uno poi va a finire che ne fanno altri dieci.
- Proprio lei, stavamo cercando. - È un'indecenza.
- Ma lei chi ospita a casa sua? - Ma che è successo?
Ma quella brunetta che sta da lei.
Io adesso non so se sia un'ospite, se sta in affitto, in subaffitto,
se è un'amica...
No, signora. È una parente. È una nostra parente.
Ma questa parente si chiama Lara, per caso?
Padre?
Sì. Perché, che le hanno fatto?
Che ci hanno fatto. Venga. Venga a vedere.
Ecco qua. Guardi qua.
E quelli del palazzo di fronte hanno già telefonato all'avvocato.
E i danni li pagate voi,
perché la responsabilità è vostra.
Ma se io entrassi dentro casa sua e gli scarabocchiassi tutta la stanza,
- lei che cosa direbbe? - Che cosa direbbe?
- Che direbbe? - Che direbbe?
- Che direbbe? - Che è un'indecenza!
- [tutti] Oh! - [Carlo] È un'indecenza.
È un'indecenza.
È un'indecenza. Adesso in qualche modo provvederemo... No, provvederò.
Lara?
Ci siamo, eh!
[Lara] Amore mio, mi manchi tantissimo.
Ci vediamo presto.
Senti, ma quanta voglia hai di stare un po' con me?
Anch'io, tanta tanta.
Ti mando un bacio e ti stringo forte.
Ciao, Michael. Ciao, tesoro.
[Lara] Io sono venuta in Italia con mia madre dalla Moldavia
che ero molto piccola.
Mia madre, quando sono nata...
ha voluto raggiungere mio padre.
Un ingegnere italiano che ha conosciuto a Cahul.
Uno stronzo.
- Lui si è proprio dato. - È la prassi.
È chiaro che...
che lei si è trovata di fronte a mille difficoltà. E quindi...
alla fine ha dovuto darmi in affidamento.
Io sono cresciuta...
con una famiglia vicino Perugia.
Ti sei trovata bene?
Lei mi veniva a trovare quando poteva, ma...
io la vedevo pochissimo.
[campanello]
Chi è?
A quest'ora, poi.
Ah, buonasera.
Ecco, questo è il preventivo della ditta per coprire la scritta.
Ah.
- Ce la vediamo con suo padre? - No, che c'entra papà.
Scusi, tanto quanto sarà?
Sono 2500 euro.
Ma io ci costruisco una scuola in Africa
- con 2500 euro, signora. - Ma qui siamo in Italia, Padre.
Va bene.
Perché lei è sempre Padre, sì?
Certo. Perché ha dei dubbi, scusi?
Grazie di nuovo. Arrivederci.
Scusa, era la vicina di casa che vogliono cambiare i citofoni condominiali.
Non ho capito bene che è.
[Carlo si schiarisce la voce]
Senti, ma...
Ne sai niente circa alcune scritte che sono apparse fuori stamattina?
- Delle scritte? - Sì.
- Cubitali, con lo spray. - Oddio, Felix.
Ma tu le hai viste?
Veramente le ha viste tutta la circoscrizione.
Oddio, scusami.
Ma chi era, uno delle telefonate di questa mattina?
Quali telefonate? Ne faccio talmente tante...
Non era quello che gli hai detto:
"Attacca se no tua moglie ti spacca una sedia in testa"?
No, no.
Quello è uno grande.
Un pezzo di merda che mi ha sempre e solo detto cazzate.
Scusa.
Scusa.
- "Scusa"? Di che? - Mi dimentico sempre che sei un prete.
- E allora? - Magari ti scandalizzi, che ne so.
Guarda che è veramente frustrante che una ragazza come te abbia ancora
quest'immagine trita e ritrita della figura del sacerdote.
Noi non siamo così. Siamo persone normali. Siamo normalissimi.
- Lo so, lo so. - Ma non lo sai. Non lo sai.
Perché nella tua immaginazione
noi siamo come quei preti,
quei papi che tu vedi in televisione
che si sfregano le mani, che parlano così con la voce flautata.
"Evviva, pace, serenità, felicità."
Ma non siamo così.
Non siamo così. Lara.
Credimi. Io ho viaggiato mezzo mondo.
- Posso avere una sigaretta? Ah. Te? - Vuoi la mia?
- La riaccenderò. - Ok.
Sono passato attraverso guerre civili, alluvioni, terremoti...
- Per esempio, con... - Scusami.
Ma perché fumi?
Si vede proprio che non hai mai fumato.
Che fai, ti dai dei toni con me?
- Io ho fumato. - Ma di che?
- Senti, mi hai fatto passare la voglia. - È meglio.
Dicevo, io con la mia macchina in Africa
guado i fiumi, attraverso i deserti.
A me i piloti della Parigi-Dakar
- mi fanno ridere. - Una pippa, praticamente.
Eh, mi fanno una pippa.
Forte.
Me lo devi dire forte.
- Mi fanno una pippa. Contenta? - Oh. Sì.
Poi là sono costretto a girare armato.
Per via degli animali. Poi mi piace la musica.
Ascolto il rock. Non è che ascolto soltanto i salmi.
Ho l'iPod, io.
Che figo! Beato te!
Ho tutta la collezione dei Led Zeppelin, per esempio.
Un rapper?
- Ma chi? - Zed.
Ma no, è un gruppo della mia epoca. Lasciamo perdere.
Comunque è un posto pieno di difficoltà dove però si balla. Io là ballo.
Cioè, tu mi vorresti dire che balli pure?
[farfuglia] Se uno non balla in Africa...
dov'è che balla?
Senti...
- Che ora fai? - Che ora faccio?
Le undici meno un quarto.
Dammi un quarto d'ora e andiamo.
Daje.
Dov'è che andiamo? Lara? Dove andiamo?
[musica da discoteca]
Ce le hai, le paste?
Le paste? Che paste?
- Ce le hai o no? - Le paste? Non so se le vendono là.
Sì vabbè, ciao cuore.
- Mi dai due prugne? - Che ti devo dare?
Non ce le hai, due prugne?
- Ma chi me le dà le prugne? - Vabbè. Non ti mettere lì, ci confondi.
Certo che siamo capitati nel posto sbagliato.
Sì. Ma più che altro fanno delle richieste assurde che non capisco.
Già. Non ci sta manco un bel manzo, tutti petti di pollo.
- Petti di pollo? - Ma che, non li vedi?
Petti di pollo?
- Oh, ce li hai i confetti? - Sì. [ride]
Sul raccordo c'è un'area di servizio che ha le prugne, le paste...
- Zì, ma che ci fai qui? - Eva.
- Ma sei venuto con lei? - Mi ha chiesto di accompagnarla.
Ho dovuto... Ma che sono 'sti confetti, 'ste prugne, 'ste paste?
Ti prego, zì. Non dire a mamma che ci hai visto qua
e soprattutto non uscirtene con i confetti perché se no succede un casino.
No, tranquille. E pure voi non mi avete visto.
- Mi raccomando. - Basta che non dici niente.
- No, non dico niente, giuro. Giura? - Giuro su Dio.
- Senza Dio, dai. - Giuro.
Lara! Lara!
- Oh, ma che cazzo fai? - Scusa.
- No, non l'ho fatto apposta. - Ma che fai, il vigile?
- Scusa, chiamavo una persona. - "Scusa" un cazzo. Guarda.
- Ok, scusa. Chiedo scusa. - Guarda questo, oh.
[Carlo] Mai più guarda. Mai più.
- Forza, dai. Andiamo. - [Lara] Carlo, perché non ci facciamo
una canna prima di dormire,
che mi rilassa tanto?
Senti, rilassami tu a me, per favore, portami a dormire, sono le tre di notte.
- [Lara] Ma facevi tanto il moderno... - No, no. Spingi il pulsante.
Spingi il pulsante. No, giù le mani.
- [Lara] Facevi il moderno, tu. - [Carlo] Ho rischiato la scomunica.
[Lara] Magari fossi io la causa della tua scomunica.
- Mi fanno male le gambe da morire. - [Carlo] A me fa male tutto.
- Sbrigati, che mi scappa pure la pipì. - [Carlo] Un minuto. Ma che è?
Ma che è? Ma che gli hai fatto a 'sta porta?
- Io? - E chi, io? Oddio.
Ma che, mi voleva buttare giù casa?
Signora, mi scusi tanto. Ho sbagliato piano. Perché le...
le porte sono uguali, comprese le maniglie.
- [signore] Le posso dire una cosa? - Sì.
Qua non si dorme più!
Ve la date una regolata?
Sì.
Scusate tanto. Buonanotte.
Buongiorno. Altro che buonanotte!
- [Carlo] Buongiorno. - [Lara] Buongiorno!
[signore] Ma dimmi, questo è ancora prete? [signora] Ma che ne so io!
Questo è ritornato con 'sta mignotta!
Chissà che cazzo ha combinato in Africa.
Vallo a sapere. Boh!
[Lara] Oddio, che mal di testa.
[Carlo] Mai più serate così, eh.
No, piano con 'sto divano che è già rotto. No, dai.
- È già rotto. Che è? - Comunque, io ti volevo dire...
che tu hai dato prova di grande coraggio.
E che sei un prete molto contemporaneo.
- Moltissimo. - Ok.
- 'Notte, Padre Carlo. - Buonanotte, Lara.
- Ciao ciao! - Ciao.
Lara, posso?
Sorpresina!
Posso?
Sorpresina.
Ma come ti permetti? Perché non bussi?
- Ma che fai con quella parrucca? - Esci.
Vattene!
Ma tu ti stai facendo riprendere. Che fai qui?
Ma quella era una webcam.
- Tu fai il porno! - Senti, non è porno.
Io non faccio nudo integrale.
- Quella è una frusta? - È un ombrello, non lo vedi? Cretino.
In camera di mia madre, poi.
Con quest'immagine qua, che le avevo portato da Danzica?
Non è come pensi. Ti posso spiegare?
Tu sei una prostituta.
Io non sono una prostituta.
Tu sei una grande prostituta.
No, io non sono una prostituta.
Non faccio vedere niente, sono vestita.
Senti, io lo faccio perché...
Perché ho bisogno di soldi. Lo faccio solamente per arrotondare.
Prendo tre euro al minuto a contatto, ma non faccio vedere niente.
[Carlo] Ma come non fai vedere niente. Eri nuda.
Senti, io lo faccio...
- perché ho un problema grosso. - Ma quale problema?
Problema di che cosa?
Di che cosa, che sei entrata dentro questa casa
come una regina e ti sei appropriata di tutto.
Io ho un problema serio.
Però adesso non te lo posso spiegare.
Ti devi fidare di me.
- Ti fidi? - No!
Ma io come posso fidarmi di te,
che in 48 ore che tu sei arrivata
le mura di tutto il quartiere erano deturpate dalle scritte.
Escono fuori amanti,
ragazzini, mitomani, schizzati,
sposati, mezzi sposati.
Dici: "Andiamo a ballare"
e mi ritrovo in un locale di spacciatori.
"Buonanotte" e fai il porno.
- Perché fai il porno. - Ma non è porno.
È porno quello, stai mezza nuda!
Eh, non ho capito.
E pensare che io ti ho difeso con i miei fratelli,
però loro non si immaginano minimamente
l'entità della tua troiaggine! E ora te l'ho detto!
[uomo] Oh!
La finite? Dobbiamo andare a lavorare, noi!
Questa casa
è la casa di una grande famiglia.
Di un padre generale,
di una madre professoressa. Una casa dignitosa
che tu hai profanato con la tua perversione.
- [Lara] Ah, sì? - Sì.
E allora sai che ti dico, amico mio?
Io ho profanato la stanza di tua madre e tu la macchina della mia.
Guarda, questa è arrivata stamattina. Videocamera della polizia.
Sono risaliti a mia madre attraverso la targa.
Complimenti, sei un prete davvero modernissimo.
Quelle ragazze africane
facevano parte di una mia congregazione.
- Va bene, io stavo tentando... - Di rimorchiarle.
C'hai la faccia come il culo. Vergognati.
Io adesso ti gonfio la faccia così.
Tu adesso prendi le valigie, butti le tue cose dentro e te ne vai.
Perché te ne devi andare da qua, hai capito?
Ma vacci tu, fuori di casa. Questa è casa mia.
Questa...
Finché mio padre è vivo,
questa casa è mia.
È qui che ti sbagli.
Vai a parlare col tuo avvocato.
Che forse ti spiega delle cosette che ancora tu non sai.
Io ci vado dal mio avvocato, così mettiamo i puntini sulle "i".
E tu vedrai che la famiglia Mascolo
- te fa un... grosso così. - Dillo forte, se hai il coraggio.
- Dillo forte. - Lo dico forte?
La famiglia Mascolo ti fa un culo grosso così.
Te l'avevo detto di guardare nel computer, no?
Adesso quella lì avrà cancellato tutto.
Sei il solito fregnone, Carlo. Abbiamo perso solo tempo.
[Carlo] Ho capito. Aspetta che ho Luigi in linea. Aspetta.
Dimmi, Luigi, che cosa c'è?
Allora, Carlo, mi è arrivata un'e-mail dell'avvocato.
Dice che qui non servono i racconti, servono le prove.
Prima ti sbrighi a trovarle, 'ste prove, e meglio è. Va bene?
Signore, dieci minuti fa abbiamo fatto l'annuncio di spegnere i cellulari.
- Non vede che stiamo per decollare? - Sì.
Può spegnerlo gentilmente? Grazie.
- La devi incastrare, Carlé. - Ancora? Ricomincia?
La incastriamo noi, d'accordo.
Sì. Scusa che ho Bea in linea. Scusa.
- Dimmi, Bea. - Adesso prendi una macchina fotografica,
la segui, così forse possiamo coglierla in flagrante.
Carlo, quella lì è una che prima o poi deraglia.
Te lo metto per iscritto.
[Carlo] Bea, la sto seguendo.
Sta andando verso Piazza Mazzini.
Sta caricando uno.
Bea? Mi senti?
Ti dico solo che stanno in un piazzaletto delle Terme di Caracalla
e si stanno spogliando. Io sono basito.
Sono basito, Bea.
No, ma dimmi te se alle 10:00 della mattina
due devono... adesso mi scappa... scopare!
Praticamente in un piazzale dove può passare chiunque.
Davanti a tutti. Bea, vabbè.
Bea, vabbè. la realtà supera la fantasia. Se io penso, Bea,
a tutte le volte che sono uscito di casa
e l'ho lasciata sola, questa chissà la gente che ha fatto venire.
C'avrà portato lo stadio, su quel letto della povera mamma.
Che puttana, ragazzi.
Che schifo.
Bea?
Non sto capendo più niente.
Bea, ti devo richiamare. Ti richiamo.
[Lara parla in inglese]
[telefono squilla]
- Sì? - [Lara] Parlo con lo stronzetto?
- Chi desidera? - [Lara] Te, stronzo.
Come detective non vali niente, è da Via Vaticana che t'ho sgamato.
Ascolta, fai una bella cosa.
Aspettami su che adesso arrivo, così facciamo il punto della situazione.
Sì, facciamo proprio il punto della situazione. Va bene, ti aspetto.
Sorry.
Tu e i tuoi fratelli avete subito giudicato mia madre per quello che non era
e avete cercato di fare la stessa cosa anche con me, fin dal primo giorno.
Invece adesso ti voglio spiegare io come stanno le cose.
Così ti riprogrammi il cervello un attimo.
A me della vostra casa e dei vostri soldi non me ne frega niente, capito?
Qua però c'è qualcosa che non torna, in questa frase.
Come non te ne frega niente?
Come non te ne frega niente? Sbaglio o mio padre ha venduto
a tua madre la nostra casa? O no?
E allora io vi firmo una carta
anche domani, e ve la restituisco.
In cambio voi, però, firmate una specie di contrattino per me.
- Ma che contratto? - Un contratto dove vi impegnate a fare
per un giorno una cosa per me.
Che dobbiamo fare?
Fingere di essere semplicemente quello che non siete.
Una famiglia affettuosa, generosa e accogliente.
Senza pregiudizi. Mh?
Sei ridicolo, con quel binocolo. Patetico.
Grazie.
E adesso firmiamo l'altro accordo.
Un ricatto vergognoso.
Beh.
Che?
[sussurrando] Hai una macchia di bianco sulla giacca.
Ragazzi, o vi spiegate o io non capisco.
Ti volevano dire che hai una patacca di polvere bianca sulla giacca.
È la colazione, il cannolo. Lo zucchero, no?
- [Carlo] Dai, firma, Luigi. Su, forza. - [Luigi] "Firma, Luigi."
Mi fate fare le cose di fretta...
Ecco, tieni.
È chiaro che io da voi mi aspetto calore, affetto e allegria.
Come se fossimo una famiglia vera.
- [Luigi] Questa dove cazzo va? - [Carlo] La vite A va nel foro B.
[Luigi] E dove sta il foro B?
- Dovrebbe essere quello, non so, aspetta. - Vedi un po', va'.
Luigi, qua non ci si capisce niente, perché vedi com'è?
Ho capito, ma che t'avevo detto, Carlé?
"Chiamiamo il falegname". Hai capito?
Invece io ho quattro clienti che mi aspettano con i capelli dritti
e sto qui a montare il mobiletto con te
in ostaggio di una pazza.
Senti, abbiamo firmato un accordo, va bene? Ci potevamo pensare prima.
Perché ci ha dato il tempo di pensarci?
- Vabbè. - Non abbiamo avuto scelta.
O ti mangi 'sta minestra o ti...
- Che fija de 'na mignotta. - Eddai che succede un macello.
[Carlo, sussurrando] Buono, dai.
- [Luigi] È quella? - Scusa, questa è la vite A?
- Fai te. - Eh, entra.
- Va bene, meglio. - Dai, vedi, uomo di poca fede?
Con un po' di pazienza si riesce a fare tutto, dai.
- Sei troppo nervoso, Luigi, dai. - Ho capito, Cà.
[Carlo] Con calma si riesce a...
Carlo.
Costruivi i ponti e le strade, in Africa, ma qui si tratta di un mobiletto, Carlo!
- [sfrigolio] - [Bea] Questa è fritta.
Questo l'abbiamo fatto.
Ora prendere metà della salsa, metterla nella casseruola...
- Dov'è che diceva dei pinoli, qua? - Bea, scusa.
- Puoi venire un attimo? Abbiamo... - Per favore!
Abbiamo detto a ciascuno il suo compito. Non mi dovete rompere i coglioni!
[Carlo] Come non detto.
[Eva] Zì, noi abbiamo quasi finito, portate questo mobiletto.
Ragazze, ma le linee son tutte sbilenche. È una pescionata. Adesso quella si storce.
E come si storce, si scazza!
- Invece di ringraziarci. - [Carlo] Non facciamo polemiche, dai.
Zì, avevate sbagliato tutte le viti. Manco una era giusta.
[campanello]
Quarto piano, interno 8. Fate presto, sono arrivate!
Che follia.
[bussa alla porta]
- [Lara] Sbrigati, Luigi! - Sto arrivando.
Ma dimmi te.
Io vi chiedo di essere
- affettuosi e sorridenti. - [Bea] Pure?
- [Lara] Sì. - Cordialità.
- Tu non ti potevi vestire da prete? - Me lo potevi dire prima.
Poi loro sono necessarie?
Hai voluto la famiglia intera? Questa è.
- Ok, è vero. - Andiamo, apriamo 'sta porta.
[campanello]
[sussurrando] Stanno qua dietro.
- Ma che è? - [Hakira] Possiamo entrare?
- Eh, entrate. - [alzando la voce] Ma come "entrate"!
Ci devi aiutare, siamo scappate.
Ci inseguono, Cà.
Je t'en prie, aiutaci, Carlo!
- Ci devi proteggere. - Ma da chi vi devo proteggere?
- Ma sono quelle della foto? - Ma quale foto? Di che parlate?
No, adesso qualcuno mi spiega cosa sta succedendo.
- Carlo, chi sono queste? - Signora, la prego, ci inseguono.
Sono qua sotto.
- Aiutateci. - Me ne occupo io.
- Sistemo tutto quanto io. - Ma sistemi che!
- Che sistema, quello! - Lara non ti ci mettere pure tu.
[parlano tutti l'uno sopra l'altro]
Io vorrei sapere che cosa ci hai fatto firmare da quell'avvocato.
Bea, calma e tranquillità.
So perfettamente gestire questa situazione.
- [Bea] Sì. - Per favore, Carlo.
Luigi, so perfettamente gestire la situazione.
[campanello]
Andiamo.
[tutti urlano] No!
- Io allora mi devo andare a cambiare. - [Bea] Oddio, il sugo!
- Ma io sono pronta, dove vado? - [Luigi] Non mi lasciare solo. Bea!
Ma te ci stai capendo qualcosa?
[campanello]
- Buongiorno, dottoressa. - Buongiorno, Lara.
Ma che sorpresa.
E io pensavo fosse un pranzetto fra noi, e invece...
- Cioè, c'è proprio tutta la famiglia. - [Luigi] Sì.
Piacere, dottoressa Elisa Draghi. E questa è la mia assistente,
- dottoressa Agnello. - Molto piacere.
Noi ci tenevamo tanto, a incontrarla. Io sono Bea, la...
- sorella. - Piacere, io sono Luigi. Il...
fratello. Abbiamo insistito veramente tanto, eh.
- Ci sembrava una cosa così importante. - E loro sono mia nipote Eva
e la sua migliore amica Aida. Loro sono inseparabili.
- Sì. - [Eva] Ciao.
- Salve. - Buongiorno.
[con voce flautata] Evviva.
- Evviva, Elisa. - E questo è Carlo.
- La guida spirituale della famiglia. - Benvenuta in questa casa.
Noi siamo veramente felici di accoglierla. Come sta?
Che?
- Vogliamo cominciare? Vediamo le novità. - Sì.
- La prima l'ho vista. - Prego, accomodatevi. Venite.
[Lara] Io spero vi piaccia.
- Ho fatto del mio meglio. - [Bea] Io vado a finire in cucina.
[Eva] Noi andiamo a aiutare Walter col trasloco.
- Come, non restate a pranzo? - Basta, abbiamo già dato.
Ma adesso mi si scombina la tavola!
[porta sbatte]
E questa è la stanzetta che abbiamo preparato per Michael.
[dr. ssa Draghi] Bella! Bella bella, complimenti!
- Poi questi colori. Belli! - Freschi!
Freschi.
[tira su con il naso]
I disegni li hai fatti tu?
[Lara] Sì, sì. Tutti io, da sola.
[tira su con il naso]
Ci sono le prese. Tutte protette, ora.
In questa casa c'è il salvavita, nell'interruttore?
- Il salvavita... - Il salvavita?
C'è il salvavita, in questa casa?
Ma stiamo scherzando?
- C'è sì il salvavita in questa casa. - Sì, sì.
[Luigi] È tutto... a norma.
- [Carlo] A norma! - [tutti] A norma.
- [dr. ssa Agnello] Sicuro che è a norma? - [Carlo] È a norma.
[Luigi] Completamente a norma.
È proprio bello tuo figlio.
Sì.
[Lara] È proprio una bella foto.
[tira su con il naso]
Guarda che se ne accorgono, eh.
- Di che? - Che non c'hai
il raffreddore. Vai al bagno.
- Vado al bagno? - Eh, direi.
[Lara] Questo è il letto a castello che abbiamo montato
nell'eventualità venisse un amichetto.
- C'è posto anche per lui. - [dr. ssa Draghi] Giusto.
[Lara] Materassi specifici per bambini.
- [dr. ssa Agnello] Specifici? - [Lara e Carlo] Sì.
- [Carlo] Dev'essere molto comodo. - [urlano]
[dr. ssa Draghi] Mamma mia, Mirella! Dr.ssa Agnello!
È pronto, potete sedervi!
- L'hai montato tu. - [Bea] Porca...
[parlano tutti l'uno sopra l'altro]
[Bea] La mangiate lo stesso.
Dottoressa, siamo veramente mortificati per quello che è successo,
ma sono convinto che Lara saprà medicarla nel migliore dei modi.
Sì.
- Per lavarsi le mani? - Prima porta a destra.
Quello è il bagno. Prego.
Che è?
- Io glielo devo dire. - Cosa?
Appena l'ho vista,
e prima ero imbarazzata perché c'erano gli altri,
ma lei è...
- È identico. - A chi?
A mio marito.
[ridendo] È incredibile.
È incredibile.
E infatti è stato uno shock.
Un giorno mi presenterà il mio sosia.
È mancato due anni fa.
Ma veramente? Di che cosa?
Un infarto, stava giocando a tennis.
Era un grandissimo sportivo.
Mi spiace veramente tanto.
Mi spiace tanto.
Mi spiace tanto. Mi spiace tanto.
- Il bagno è là a destra. - Sì.
È occupato.
Si tratta di un gesto di solidarietà che poi con calma le spiegherò.
Con molta calma. Qua c'è un secondo bagno.
C'è un secondo bagno, qua. Prego.
- [Luigi] Prego, signora. Mi scusi. - [Carlo] Prego.
[Luigi] Prego, eh. [tira su con il naso]
- [Carlo] Ma la vuoi finire con 'sto naso? - Ti pare facile, Carlé?
Ma come "ti pare facile"?
- Veramente squisito. Complimenti. - [Bea] Grazie.
Grazie.
- Ma tu non hai mangiato niente. - No!
- Perché? - Sto a dieta.
Mi dispiace tanto per l'incidente. Sono mortificata.
Poteva andare molto peggio.
Bene, io...
Vi devo confessare che sono rimasta
molto sorpresa della vostra disponibilità.
Sì, nei confronti di Lara e Michael.
- Beh, non è da tutti. - [Lara] No.
- Forse no. Non è da tutti. - [Bea] No.
L'arrivo di Michael rivoluzionerà la vostra esistenza.
[Carlo] Sì, questo lo sappiamo, ma...
Ne siamo consci ma...
Siamo ricchi di motivazione e questo ci rende veramente molto sereni.
[Carlo] Poi ti dico.
Poi ti spiego.
Complimenti per lo staff domestico. Molto nutrito.
Mio fratello è missionario in Africa.
Sì. E...
Queste ragazze sono state tolte dalla...
[sussurrando] ...strada.
Eh?
Queste ragazze sono state tolte dalla...
[sussurrando] ...strada.
- Da dove? - [Sofia] Dice che prima
facevamo le puttane, adesso facciamo le cameriere.
- Sì, è vero. - È così.
Grandissimo, Carlo.
Ma non c'era bisogno di dirlo. Che bisogno c'era?
- Non c'era bisogno. - [Carlo] Scusa, non ho capito.
Potete portare il secondo adesso, sul tavolo.
[dr. ssa Draghi] Bene, quindi io volevo dirvi...
Effettivamen...
Direi che... Insomma, voi avete...
Ci avete pensato?
Sarà una situazione nuova, l'arrivo di un bambino di cinque anni.
Una sorella. Certo acquisita, ma appena conosciuta.
Guardi che in questo momento della mia vita
avere in casa un bambino di cinque anni non può che farmi felice.
Dottoressa, poi a noi questa casa non serve.
- No. [tira su con il naso] - No, non serve. A che ci serve?
Ma non serve, questa casa.
Quindi l'idea che Lara possa esser qui da sola con suo figlio
non può che farci veramente essere... Non felici.
Strafelici.
Sono tanto cari.
[Luigi] Sì, noi siamo pronti
a fare qualsiasi cosa per Lara
- perché si ricongiunga col figlio. - Bene, molto generoso. Mi scusi,
- lei si occupa di... - Io finanza. Finanza. Investimenti...
- Borsa. - Borsa.
- Borsa. Diciamo borsa. - [dr. ssa Draghi] Ah, ecco. Sì.
Beh, è un mestiere che richiede una grande tempra, una certa lucidità.
[Luigi] Se hai il sangue freddo, concentrazione, velocità...
- [dr. ssa Draghi] Sì. - [campanello]
- [Lara] Chi è? - Non lo so chi è.
Scusate, vado un attimo a vedere.
- Vai a vedere se... - [Carlo] Bello, Luigione nostro.
- [Luigi] Che gli è preso? - Slancio.
[tira su con il naso]
- [Madou] Sono loro, sono loro! - [Sofia] Non aprire, non aprire!
Prego?
Fai scendere quelle tre galline, prima che perdiamo la pazienza.
Io non faccio scendere nessuno e poi vi avverto che stiamo pranzando.
Tu che cazzo c'entri? Quella è roba nostra.
Capito?
Che ce l'avete a fare, queste al collo?
Eh? Ci credete o non ci credete? Perché se ci credete
io sono quello che lo rappresenta.
E vi avverto di non oltrepassare questa soglia.
Perché questa casa è come una chiesa
e chi entra qua dentro è sotto la protezione del Signore.
Obiezioni?
Facciamo come dice lui. Andiamocene.
Ho la sensazione però che ci rivedremo presto.
Ti do un consiglio: falle scendere.
[sputa]
- [Bea] Cos'è successo? - [Carlo] Niente.
Niente. La signora Gallone con i soliti problemi condominiali.
- È un condominio un pochino difficile. - [dr. ssa Draghi] C'è qualcosa che non va?
- Vi vedo un po' preoccupati. - Ma no, va tutto benissimo.
Per carità. Gradisce un po' di vino?
[sparo]
- [Bea] Cos'era? - Che era, un sasso? Una mazza chiodata?
- [una dopo l'altra] Uno sparo? - [Carlo] Macché sparo.
[sparo]
[urlano]
[sparo]
- [Lara] Aiuto! - [Carlo] State fermi, non vi muovete.
[Bea] Questa è una follia!
[dr. ssa Draghi] Ma neanche fossimo a Kabul!
- Dottoressa. - [Bea] Ma ci hanno sparato!
Bea, ci hanno sparato, però paradossalmente
- abbiamo salvato tre vite. - [Luigi] Macché abbiamo salvato.
Ma vaffanculo, Cà.
Perché gli hai aperto la porta?
Perché gli hai aperto la porta? Per fare questo disastro.
[Carlo] Sentite, guardate che spesso da un male
- può nascere un bene. - [Lara] Quale bene?
[Carlo] Spesso da un male può nascere un bene.
[Lara] No, non risponde.
Le ho lasciato i messaggi in segreteria, sms...
Niente. Io ti credo, che non mi vuole parlare.
Quella già è tanto che non ci ha denunciato.
Ma denunciato di che cosa?
Lara, anche noi in fin dei conti siamo stati vittime...
[Lara] Per tentato omicidio!
Ma ti sembra normale a te andare a casa della gente
e trovarsi in mezzo a una sparatoria?
Te l'avevo detto di non farle entrare, quelle.
Lara, però è stato anche un atto...
- molto umanitario. - Carlo! Con quest'umanità
ci stavi per mandare al Creatore!
- Vabbè, basta. - Andiamo.
Me l'aveva detto lei. Bastava poco così.
Lavoro meno precario, una vita più tranquilla.
E io invece, per andarmi a fidare di voi...
Ma vaffanculo, va'.
[piange]
Io non posso permettere che Michael faccia la stessa vita che ho fatto io.
- Senza un padre. - [Bea] Lara, scusa,
tu di questo non ci hai mai parlato. Che fine ha fatto il padre di tuo figlio?
Quando ha saputo che ero incinta, se n'è andato. Pensa un po'.
Poi non l'ha voluto riconoscere.
Quando Michael aveva sei mesi io sono caduta in una depressione totale.
Adesso è un anno che sono fuori
ma mi controllano per vedere se sono equilibrata e affidabile.
Io con quello che è successo rischio di non vederlo più.
Non vi è chiara la situazione?
- Comunque io stasera me ne vado, basta. - Perché?
- Prima vado via da casa vostra, meglio è. - No.
Tu non te ne vai da nessuna parte.
Assolutamente. Dai.
Bevi un po' d'acqua. Ci pensiamo noi a rimediare.
[Bea] Carlo.
Tu adesso ti presenti da quella... Come si chiama,
la psicologa. E le spieghi esattamente come... Ah!
Esattamente come sono andate le cose.
È giusto che tu ti prenda
- le tue responsabilità. - Ma...
Carlo, tu le dici che questo è stato un fatto eccezionale,
irripetibile, che non succederà più e così mettiamo a posto le cose.
Bea, scusa. Scusa tanto. Fammi parlare.
Ma no è forse più giusto che ci vai te
- in quanto psicologa? - [Bea e Luigi] No!
- Carlé, allora non segui. - No, no.
- Devi seguire. - No, no. Seguo, seguo. Basta.
- [Bea] Carlo, ci devi andare tu. - [Luigi] Tu.
[Bea] Tu, in quanto sacerdote,
dovresti avere il massimo dell'autorevolezza.
Dovresti.
Poi quella lì è una...
che va più d'accordo con gli uomini che con le donne. Fidati.
- [Carlo] Cosa c'entra questo? - No, no. C'entra.
Adesso la pausa pranzo è finita. Rimettiti a posto il trucco
che là ci sono già 20 turisti in attesa.
Allora, noi ci vediamo a cena stasera.
Io faccio il polpettone coi carciofi fritti.
Luigi? Tu porta il gelato. Riunione sciolta.
- Eh. - Ciao.
- Ciao, Luigi. - Ciao, Carlé.
[dr. ssa Draghi] Ma io come posso mandare un bambino
a vivere in una casa dove piovono proiettili.
Io non so darmi pace per essere stato
l'artefice, la mina vagante
di tutta questa tragedia. Perché è stata una tragedia.
Ma forse questo è il segnale per dirmi che...
questo non è il mio posto e che io devo andare via.
Tant'è che avrei preso una decisione. Ho già preso i biglietti per le ragazze
e la prossima settimana torno con loro in Africa.
Eliminati noi, non ci saranno...
più problemi in quella casa, in quella famiglia
che è una grande famiglia, comunque. Grandissima famiglia.
Diciamo che è stato un evento eccezionale che...
che non deve minimamente...
Ma lei ha mai visto Ghost?
- Che ho visto? - Ghost.
Quel bellissimo film con Demi Moore.
Eh, ma vivo in Africa io. Vivo in Africa, non ho questa possibilità.
Sì! Sì, sì, qualche anno fa
l'ho visto. Quel film con, eh... Moore.
- Sì. - Allora lei può capire
perché io sono sempre...
- così distratta, quando le sto vicino. - No, questo no.
Questo era Giorgio, mio marito. Cosa nota?
[ride] Incredibile.
- Era un grande sportivo. - Eh, si vede, sì.
Anche lei però vedo che ha proprio un fisico...
molto atletico.
Corposo. Bello.
Beh, ma noi missionari dobbiamo essere così, perché...
stando a contatto con tutte quelle avversità, noi dobbiamo essere...
robusti, se no, là... [ride]
[dr. ssa Draghi] Era l'estate della maturità classica.
Un'estate caldissima.
E lui è venuto a prendermi con la Renault 4, nuova.
- Verde pistacchio. - Ah.
La prima volta l'abbiamo fatto in macchina.
Con la musica di De Gregori a tutto volume.
E abbiamo smontato...
completamente il sedile anteriore.
"Abbiamo dovuto smontare completamente..."?
Il sedile anteriore, perché quello della Renault davanti non va giù.
[piange]
- [farfuglia] - [Carlo] Eh?
- Prego. - No. [farfuglia]
- [farfuglia] - [Carlo] Ah.
Non faccia così, perché...
un ricordo deve essere un piacere, non un dolore.
No? Eh.
Passa, passa.
Eh, deve passare, insomma. Andiamo.
- [dr. ssa Draghi] E questo... - Cervia.
- No, questa è Cattolica. Mi manca. - Dove ha vinto.
- [Carlo] Eh, vedi un po'. - Mi manca troppo.
Mi manca la sua sensibilità, il suo calore, quell'allegria...
Ma poi questa fisicità così...
prepotente. Bastava che
ci sfiorassimo proprio, partivano...
Senti, senti.
- [Carlo] Che è? - Ma non sto scherzando.
- Senti il cuore. - Eh, beh, certo. Ma non...
No, ma perché vuol dire... Questo è bello, il suo spirito
continua a vivere dentro di te e quindi tu
- lo accogli... - Sì, intorno a me.
- Non mi molla, come Ghost. - Come Ghost.
- Come Ghost, brava, come Ghost. - Queste non le abbiamo ancora viste.
Vabbè, ma tanto sono solo campi da tennis.
Ho capito. Tanto ha sempre vinto, quindi...
Io non ho mai pensato di poter sostituire Giorgio,
di innamorarmi di qualcun altro.
Insomma, di stare bene con qualcuno...
- Io con te... Io sto bene. - [Carlo] Mi fa piacere.
Scusami se mi confido ma...
- [Carlo] No, figurati. - Sarà questa straordinaria somiglianza.
- Eh, con Giorgio. - Però...
Penso di potermi aprire con te.
- Fallo. - Sì, perché sei un uomo
a cui si può dire tutto, e visto che ci siamo detti tutto...
Detti tutto di che, hai parlato solo te. Io non ho detto niente.
Ma un uomo come te, così attraente.
- Sei pieno di fascino, di vitalità. - Ma dai.
- Sì. - Ma di che.
- Così interessante. - Ma no, dai, su.
- Veramente. - Ma dove vuoi arrivare, scusa?
- Il celibato. - Eh?
È un percorso di autodisciplina.
- Ma è una crudeltà. - No, un dovere.
- Ma scusami, e le pulsioni? - Una scelta.
- Non ci credo. - No, ci devi credere.
- No, non ci credo. - Ma no, ci devi credere.
- No, non ci credo. - Ma no, credici, dai.
- Ma ci devi credere. - Non ci credo.
[urlando] Ci devi credere! Per favore, dai! Credici!
- Scusa, eh. - E non ci credo.
- No, ferma. Ferma, coi bacetti. - Non ci credo.
- Ferma, coi bacetti. Ferma, con le mani. - Non ci credo.
- Ferma con le mani e i bacetti. Ferma. - Non ci credo.
No, in bocca no. Questo, no!
Eh no, eh. M'hai sequestrato qua dentro!
Ma basta! Guarda.
Mi va bene Cervia, mi va bene Cattolica,
ma baci in bocca e mani addosso no!
Eh no, eh! Eh no, eh!
Eh no!
[dr. ssa Draghi] Aspetta.
Scusa, ho perso il controllo.
Ma una psicologa che molesta sessualmente un sacerdote
come fa a stabilire se una famiglia è idonea oppure no?
- Come fa? Tu mi devi dire come fa. - Sssh.
Ma "sssh" di che, che non c'è nessuno? Sono le 11:00. Otto ore mi hai...
- M'hai segretato dentro quell'ufficio. - Scusa.
Scusami, io ho sbagliato.
Però non è giusto giudicare la mia integrità professionale.
Ma mi sei zompata addosso. Ma ti rendi conto?
- Ma sei identico a Giorgio! - Ma basta, con questo Giorgio!
- È una follia, un'ossessione. - Ma no, devi capire
che questa somiglianza mi ha proprio preso alla sprovvista.
Diciamo una cosa. Che anche la pallottola che è entrata dentro casa
ci ha preso alla sprovvista.
- Va bene? Perché è così. - E infatti! Un evento eccezionale.
- Un transfert. Giorgio... - Dio mio, basta con questo Giorgio.
Basta, non se ne può più.
Prendiamo questi eventi eccezionali, li mettiamo da una parte
e adesso ci occupiamo di Lara. Perché tu la devi aiutare.
Quella ragazza aspetta solo un tuo aiuto che può partire solo da te.
Prima lo fai, meglio è. Non mi deludere.
- Fallo, però. Presto. - Ma tu...
Io non sono Giorgio. Sono Carlo. Sono Padre Carlo. Eh.
- [Lara] Cosa ti ha detto esattamente? - Te l'ho già detto.
Ho fatto il possibile.
- Sì, ma cosa... - Ho fatto il possibile.
Basta. Pietà, non ho più la forza di parlare con nessuno.
D'accordo?
- Però tu dici... - Basta!
Basta.
Scusami.
Che è?
Grazie.
Grazie davvero.
Di niente.
[clacson]
[chiacchiericcio indistinto]
Carlo! C'è una chiamata per te!
- Carlo! Il telefono! - Chi è?
- C'è Lara! - Lara?
- Sbrigati, che cade la linea. - Ok.
- [Hakira] Carlo! - Eh?
È Lara?
Salutala per me!
- Ciao! - Ciao, Carlo!
- Come stai? - Bene. Voi?
Noi stiamo benissimo.
Siamo qui tutti insieme per il pranzo di Natale
e ti volevamo fare tanti auguri.
E anche Michael ti voleva ringraziare per il regalo.
Michael, vieni qui. Vieni a salutare zio Carlo, dai.
Dai.
- [Lara] Saluta. - Ciao Carlo, come stai oggi?
Grazie per il regalo.
Grazie del regalo.
Dagli i bacini. Ciao! Dagli i bacetti.
- Mandagli i bacetti. Ciao ciao! - Tanti baci, Michael!
- [qualcosa si frantuma a terra] - Attenti ai vasi di Capo di Monte,
che la povera mamma ci teneva tanto. Mi raccomando, con quel ragazzino.
Stai tranquillo, già fatto.
È che lui è felicissimo, è eccitato da morire.
Capirai, è il nostro primo Natale insieme.
Lo capisco, lo capisco, dai.
- [baccano indistinto] - Michael!
[Bea] No, adesso no. Michael, per favore.
Adesso tu devi andare nell'altra stanza, su. Lara!
Ti prego, per favore, fai qualcosa. Non lo so, legalo.
- [Lara ride] - Ma guarda.
Ciao, Carlo. Buon Natale!
Ciao, Bea, come stai?
[Bea] Oddio, beato te che te ne stai laggiù in pace. Qui è un inferno.
Te l'ha detta Lara, la sorpresa di Natale?
No. Che sorpresa?
Luigi!
Vieni qua, corri. C'è Carlo!
- Corri! - Ma che succede, scusa?
- [Eva] Ciao, zio! - [Aida] Ciao.
Finalmente vi vedo un attimo più solari.
- Siamo Lolite rococò. - È l'atteggiamento più positivo.
State meglio.
Adesso sono manga.
Una moda giapponese, te lo spiego un'altra volta.
[Luigi] Ma dove sta?
- [Lara] Vieni, vieni. - Eccolo, Carletto bello.
Buon Natale, Carlé. Meno male che te ne stai lì in pace.
- L'ho già detto io. Digli la novità. - [Luigi] Ah.
Non mi dire che ti sei fidanzato, finalmente.
Ma chi, io? Ma che, sei matto? No, qualcun altro purtroppo, Carlé.
Ma che è, un quiz? Ma che succede?
[Alberto] Michael, no! Attento!
Oh, Signore Dio.
- Ehi. - [Carlo] Eh.
[si schiarisce la voce]
- Ciao, papà. Tanti auguri, buon Natale! - Tanti auguri anche a te, figliuolo.
[ride] Devo mostrarti una bella sorpresa. Vieni?
Guarda un po?
Hola, Carlo. Un beso. Feliz Navidad.
Lei si chiama Lourdes. Viene da Lima.
[Alberto] È o non è una bella sorpresa?
Conoscendoti, papà, non è tutta questa grande sorpresa.
[Alberto] Che hai detto? Non ti sento.
Volevo dire, papà, che non è una grandissima sorpresa,
- però sono contento. - Non ti sento.
[Carlo] Sono contento per te, papà!
Guarda come parlo. Sono molto precario.
Ti vedo pure male.
Ti volevo dire che sono felice e ti faccio tanti auguri di buon Natale.
Buon Natale, Carlo!
- [tutti] Buon Natale! Ciao! - Mi mancate!
[Luigi] Ciao Cà, buon Natale.
Sottotitoli: Stefano Borghesi
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