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Che c'è che non va?
Che succede? Che c'è che non va?
Non hai più nulla da mangiare, papà non te l'ha dato?
Beh, allora adesso ci penso io.
La mamma è qui per te.
Che stai facendo, Simon?
Se nessuno gli dà da mangiare, quella creaturina morirà di fame.
Simon?
Simon?
Simon?
Resterai imbronciata ancora per molto?
Perché non posso stare con te?
Vedrai che starai bene, è da tanto che non vai da lei.
- È lei che non vuole. - No, non è che non vuole.
È solo che per la mamma è difficile.
La dobbiamo aiutare.
Che vuoi metterti oggi?
Scegli pure quello che vuoi.
Sì, magari prendo una giacca.
Va bene, ma quale?
- Mi dici di scegliere e poi chiedi quale? - E dai, Nicky.
Un messaggio.
Indovina.
È del guercio?
Ma no, quale guercio?
- Dai, indovina. - Stai ferma.
- Indovina. - Il vecchietto.
No, ma che dici. Sei tremenda, no.
- No. - Non saprei, ormai non ti seguo più.
- Il brasiliano. - Chi?
- Il brasiliano. - Il tossico.
- No, la tossica sei tu. - Quando lo vedrai?
- Questa notte, sul tardi. - Porca miseria, devo andare.
Aspetta... tienilo, dai.
Lasci sempre le cose a metà.
- Beh, lo sai come si fa. - Sì, tanto nessuno si preoccupa per me.
- Neanche per me si preoccupano. - Sì, come no.
Per favore.
- Quindi vi vedete oggi? - Sì.
- Dove? - Al Dennis.
Ehi, aspetta.
Metti le forbici nel mio zaino, per favore.
- Dove sono? - Prima che le dimentico.
Tutte e due. Non so dove siano, forse sopra il tavolo.
- Eccole, eccole, trovate. - Mettile nella tasca esterna dello zaino.
Ti serve altro?
- Sì, i soldi. - I soldi?
- No, dove li prendo? - I soldi.
Non ho soldi.
Vai a vedere chi è.
Un attimo.
È sempre la stessa storia con te, non ti sopporto più.
In tutto quello che fai, non c'è mai niente di normale!
Proprio tu parli di normalità.
Ti avevo chiesto una cosa semplicissima, neanche quella sei riuscito a fare.
- Tua figlia. - Che?
- C'è tua figlia alla porta. - Cosa?
- Mi dispiace, non posso restare con lei. - Nicky.
- No, mi dispiace. - Nicky.
Porca puttana.
- Tata, amore mio. - Cos'è questo?
Ciao.
Niente, mettiamolo qui.
- Hai detto che avresti smesso. - Ma non ti ho promesso niente.
Amore mio, sono felice quando vieni qui, ma oggi devo proprio andare a lavorare.
Non posso stare con te.
Tata.
- Tata. - Papà, lo skate?
- Aspetta lì. - Che succede?
- Tata... io devo andare. - Papà è qui, vado con lui. Lo sapevo.
Amore mio.
Scusa, non è che non voglio stare con te, sono contenta quando vieni,
ma oggi devo lavorare. Davvero, scusami, amore.
Hai bevuto la birra, vero?
Non è birra, è rum, mocciosetta.
Basta con le tue solite scuse, sei disgustoso!
Javi.
Che succede ai tuoi vicini? Si vogliono scannare?
Javi, ascoltami.
- Ti sei dimenticata. - Sì, ho un turno extra e devo andare.
Lo avevamo stabilito una settimana fa, non puoi farti rimpiazzare?
No, non posso, vuoi che mi licenzino? Javi, ho bisogno di lavorare.
Ho bisogno che tu sia presente, che ti prenda cura di Tata.
Faccio quello che posso.
È anche figlia tua.
Tata? Io vado.
Vado.
Ciao... un bacio.
Stai attenta, ok?
Ti voglio bene.
Quanto ti ci vorrà?
Non lo so quanto dura l'esame, non dipende da me.
- Appena ti liberi... la vieni a prendere. - Sì?
Ma ti ho detto che è complicato.
Così mi uccidi, Javi.
Sei impossibile.
Buona fortuna.
Vuoi vedere dove lavora la mamma?
Dai, andiamo.
Prendo le sigarette.
Tata?
- Ti ha detto qualcosa? - No, niente.
Perché il gesso è ancora bianco? Non c'è neanche una firma?
- Mi piace così, tutto bianco. - Vieni.
Sbrigati, sono in ritardo.
Dai, dai, corri, corri.
Avanti, più in fretta.
Da questa parte.
Sì, sì, ti dico che siamo arrivate.
Sbrigati, Tata, ci siamo, è dietro l'angolo.
Dai!
Sei stanca? Tranquilla, siamo quasi arrivate.
Che è successo a quella macchina?
Non lo so, era già qui quando sono arrivato.
Lei è tua figlia?
- Ciao, principessa. - Ciao.
Tata, sbrigati.
- Nasconditi dietro la macchina. - Qui?
Sì, aspettami.
Rimani lì dietro, non ti muovere.
Ma mamma!
- Mario? - Arrivo.
Ciao, Mario.
A te non serve un lavoro, eh?
- Che ho fatto adesso? - Hai visto che ora è?
Mario, smettila, dai.
- Timbro il cartellino. - L'ho fatto io per te, sono un cretino.
- Sei un tesoro. - Quando cambierai il colore dei capelli?
Non mi vede nessuno qui.
Ti ho lasciato del caffè caldo.
Tu sei da sposare, Mario.
Tata... vieni.
La situazione è allarmante.
Non è stato possibile trovare rimedio all'espandersi dei contagi.
La percentuale degli infetti sta crescendo rapidamente.
Si consiglia a tutti i cittadini di non uscire dalle proprie case.
Non siamo in grado di dare notizie confortanti
in merito alle strane infezioni registrate nella nostra città
nei sei mesi precedenti.
La mamma lavora qui.
Lui è Cabrera.
Posso dargli qualcosa?
No, lascia stare, non hai idea di quanti topi mangi.
...in seguito alla crisi sanitaria che ci ha colpito,
segnalata da un'indagine epidemiologica del Ministero della Salute Pubblica...
Ti va un caffè?
Ho otto anni, mamma.
E allora? Ci mettiamo tanto zucchero.
...risultati infetti dopo essere stati in contatto con altri contagiati.
Tu non ce l'hai la pistola?
No, non me l'hanno data.
E se entra qualcuno?
Ho la mia arma segreta.
- Non intimorisci nessuno così. - Ma come parli? "Intimorisci".
Dove l'hai imparato? Di certo non da me.
Iris a rapporto.
Direi che non fa parte del mio vocabolario.
Non toccare niente.
Solo la mamma ha quel potere.
Ehi, vieni, dai.
- Non hai paura a stare qui da sola? - No, non ho paura.
Il nonno diceva di essere coraggiosa.
Quando avevo più o meno la tua età,
tuo nonno mi portava nel campo vicino alla nostra fattoria,
dove c'erano serpenti super velenosi.
Mi dava un bastone,
e mi lasciava lì da sola.
Te l'ho mai raccontato?
Dovevo restare ferma e osservare se qualcosa si muoveva.
Quale ti piace?
- Mamma, ho il gesso. - Allora? Usa l'altra.
Questo è troppo sgonfio.
- Questo? - Che roba è?
È un fumogeno.
Guarda.
Vedi?
Ho affumicato tutti, mi hanno quasi licenziata.
Per questo non ho la pistola.
- Che ne dici di farci qualche foto? - Non hai detto che ti hanno licenziata?
Ho detto quasi, Tata.
Dai.
Mettili tutti qui, dai.
Brava.
Ah, porca puttana. Devo proseguire il giro.
Se non passo al controllo, penseranno che mi sia addormentata.
In realtà ne avrei proprio bisogno.
Dai.
Resta qui, io torno subito, così giocheremo insieme.
Mi lasci qui da sola?
Ma no, puoi venire con me,
e camminare e camminare per lunghissimi corridoi bui.
Guarda e impara.
Premi questo bottone per chiamarmi.
Qualunque cosa accada, tieni.
Vedi quella telecamera?
Sì? Guarda.
Io ti vedo qui. Avanti, saluta.
Dai.
Visto?
Tranquilla, io torno subito, tu intanto gioca.
Porca puttana.
Mamma? Mamma?
Tranquilla, Tata, si sarà bruciato un fusibile.
Ho paura.
Lo so, sto andando a controllare.
Non aver paura, ricorda quello che ti ho detto.
Sai che facevo quando ero lì ad aspettare che arrivasse il serpente?
Chiudevo gli occhi.
Non li chiuderei mai, se ci fossero dei serpenti.
Lo so, ma io ho capito
che se chiudevo gli occhi e immaginavo di essere altrove, la paura scompariva.
Che cosa immaginavi?
Beh, il mio negozio di parrucchiera.
Quello che avrei voluto.
- Ecco fatto. - La luce.
- Adesso va meglio? - Sì.
Ancora oggi, mentre cammino in questi corridoi orridi e freddi,
mi immagino...
il colore delle poltrone,
o le maioliche del pavimento,
la vetrina con i prodotti di bellezza, gli asciugacapelli,
e la paura se ne va.
Ehi.
Ci sei? Ti ho annoiato?
Tata?
Lo sai che giorno è?
Oggi sarebbe stato il compleanno di Nico.
Non me lo ricordavo.
Ricordi il suo primo compleanno, quando siamo andati alla spiaggia?
Io penso a quello per non avere paura.
Amore, si sta scaricando la batteria della radio.
Scendo appena posso, ok?
Passo e chiudo.
Passo e chiudo.
- 911. - Sì, pronto?
Chiamo dal club Neptuno, stanno ammazzando un uomo in strada.
- Pronto? - Non riagganci.
No, no, no, pronto?
No, pronto?
Pronto?
David!
- Ehi! - Che c'è?
- Hai visto che succede? - Sì, i soliti drogati dell'altra via,
è una cosa tra di loro.
Chiuditi dentro e stai calma.
- Ma lo sta ammazzando. - Ho già chiamato la polizia.
Tata?
Tata, tesoro?
Tata?
Tata?
Tata?
Ehi.
Devi uscire immediatamente, non puoi stare qui.
Ehi!
Fermo, che fai?
Fermo!
Fermo!
No, fermo, fermo!
David.
David... porca puttana.
Porca puttana.
Dai.
Dai, Tata.
Dai, Tata, dai.
- Amore mio. - Mamma, è entrato qualcuno.
Lo so.
Tranquilla, amore mio. Ti vedo, ricordi?
Se guardi davanti a te, c'è la telecamera.
- Tu dove sei? - Sto venendo a prenderti. Resta lì, ok?
Tra quanto tempo?
Ascoltami bene.
Dietro di te c'è una colonna, la vedi?
Molto bene... c'è un lucchetto con le chiavi, prendilo e chiuditi dentro.
Resta lì e non aprire a nessuno, hai sentito?
Non aprire a nessuno a meno che non senti questo.
Hai capito?
Prendi il lucchetto.
Mamma?
No, no, vattene.
No, no.
Tata, dove sei?
No, no, Tata.
Nasconditi, Tata.
Sì.
Sì, nasconditi.
Brava, amore mio, bravissima.
Brava, amore mio, brava.
Brava, amore mio.
Che fa?
Trentadue secondi.
Trenta, 31...
trentadue secondi.
Non riescono a nuotare... annegano.
Chi sei?
Scusa, non mi sono presentato, sono Luis.
Sano.
Cosa?
Ah, non sai niente?
Se guardi le mani di quegli uomini, vedrai che hanno dei segni rossi,
come cicatrici o lacerazioni.
Fammi vedere le tue.
Mia figlia.
È da sola qui nel club, la devo trovare.
Va bene, se vuoi ti do una mano.
Ma prima mi devi aiutare con una cosa che non posso fare da solo.
Sono qui con mia moglie.
Eravamo sull'ambulanza. Ci hanno aggrediti, ci siamo nascosti qui.
- Sull'ambulanza? - Sì, sta per partorire.
Andiamo.
Una voce mi ha messo in guardia.
Come un istinto, un presentimento.
Sono sempre stato indifferente alla lettura e ai libri,
ma quando ho saputo che Mimi era incinta,
ho iniziato a leggere, a studiare, come se avessi previsto tutto questo.
E adesso sono pronto, posso aiutarla a partorire.
Ci siamo.
Non volevo diventare padre.
Il mio vecchio e mio fratello andavano a pesca e io restavo a terra,
a sfilettare il pesce.
Mi stupisce che poi abbia desiderato avere una creatura tra le braccia.
Nonostante la mancanza di mio padre,
addirittura mi ritroverò a fare l'ostetrica.
Luis, io non ti posso aiutare.
- Non so niente di queste cose. - Tranquilla, tranquilla, ti guiderò io.
Ho studiato tutto nel dettaglio.
Ti guiderò io, ho solo bisogno di un altro paio di mani.
E poi ho bisogno di qualcuno
che tenga alla larga quei mostri.
Prima te la presento e poi ci mettiamo all'opera, ok?
È una colomba.
- Raul. - Cosa?
Mio figlio si chiamerà Raul.
Come il nonno.
Ciao, Mimi.
Sono tornato, ho portato Iris.
Ci aiuterà a far nascere Raul.
Iris, ti presento Mimi.
Iris.
- Iris. - Fammi uscire da qui.
Ti prego, te lo chiedo per favore.
Questa ce l'ho io, possiamo uscire quando vuoi.
Per favore, ti prego, voglio solo trovare mia figlia.
Ti ho salvato la vita, ricordi?
Ma lei è infetta, Luis.
Per ora sì, per ora sì.
Ma non lo so, non so se si tratta di un raffreddore, capisci?
Magari domani non avrà più niente, oppure tra un paio d'ore, chi lo sa.
Anche il bambino potrebbe essere infetto.
Sei davvero crudele.
Se Tata fosse infetta, l'abbandoneresti?
Che cosa?
Se Tata fosse infetta, l'abbandoneresti?
Ti ho mai detto il nome di mia figlia?
No, me l'ha detto lei.
È simpatica.
Ha il gesso, me l'ha fatto firmare.
- Sei un figlio di puttana. - No.
- No, ascolta. - Tata?
- Tata? - No, no.
- Non mi toccare o ti ammazzo. Dov'è? - Tranquilla, tranquilla.
- Dov'è mia figlia? Dov'è? - Senti, Tata... tua figlia sta bene.
È al sicuro, tranquilla. Te la faccio vedere, ma devi aiutarmi.
- Dove l'hai nascosta? - Tu aiuti me e io poi aiuto te, chiaro?
Chiaro?
Sì? Bene.
Adesso dobbiamo spostare Mimi, qui siamo bersagli troppo facili.
Ci servirà qualcosa per disinfettare.
Sai dov'è il kit di pronto soccorso?
Iris, sai dov'è il kit di pronto soccorso?
Sì, in infermeria c'è una cassetta.
Bene, andiamo a prenderla.
Dov'è mia figlia?
Dimmi dov'è mia figlia.
Dov'è?
Dov'è mia figlia? Bastardo, dimmi dov'è!
- Luis. - Ascolta.
Io non sono così.
Sono una brava persona, ok?
Ma devi dirmi che mi aiuterai, altrimenti ucciderò te e tua figlia.
Luis!
Annuisci e ti lascio andare.
- Sì. - Ok, bene.
Questa è pura follia.
Beh...
non è il giorno adatto per avere paura.
Qualche giorno fa le sono comparsi i segni sulle mani.
Pensavo fosse allergia.
Ma era strana, piuttosto aggressiva. Vero, Mimi?
Una notte mi sono svegliato,
non era a letto e l'ho trovata in cucina.
Cercava di aprirsi la pancia con le unghie.
Ma non capiva cosa stesse facendo.
Pensavo stesse sognando... invece ho dovuto sedarla.
Ieri ho dovuto legarla.
- Che facciamo ora? - Dobbiamo passare dalla piscina.
Quando stamattina sono andato al porto a lavare la barca di mio padre,
è comparso un infetto e ha cercato di aggredirmi.
Ma è finito in acqua, ho capito che non poteva nuotare, è morto.
Ho pensato... che mi sarei rifugiato con la mia famiglia sulla barca.
Credo che in acqua saremo al sicuro.
C'è posto anche per te e tua figlia.
Ferma.
Ce n'è uno.
- Fermo. - Che c'è?
Ehi.
Tranquilla, Mimi.
Iris, che fai? Iris.
Ehi.
Iris.
Che fai?
Javi.
Javi.
Javi.
Tranquilla, Mimi.
Iris, stanno arrivando.
Javi, Javi.
- Dov'è Tata? - Tata...
Tata sta bene.
Sta bene, è in un posto sicuro.
E Nico?
Nico è con te?
Nico ti sta aspettando.
- Oggi è il suo compleanno. - Sì.
Non piangere.
Non piangere.
Non piangere, non è stata colpa tua.
Non è stata colpa tua, era così piccolo.
Di chi è stata l'idea di regalargli la piscina?
È colpa mia, Javi... è colpa mia.
Mi sono distratta... è stata colpa mia.
Tranquilla, Mimi.
Aspetta.
Le si sono rotte le acque, dobbiamo andare.
- Tranquillo, va tutto bene. - Adesso dovrai stare con Tata.
Lei starà con te.
Ce la puoi fare.
Così mi uccidi.
Questo è impossibile.
Javi?
Iris, è andato.
Javi, guardami.
Iris, è morto, dobbiamo andare.
Iris, sono arrivati.
Iris.
Dobbiamo scappare.
- Che fai? - La sua auto.
Sono tanti e sono ovunque.
Purtroppo dovrò sparare, attirando l'attenzione di tutti gli altri.
Iris, ascoltami.
Dobbiamo scappare.
Aiutami.
- Aiutami, dai. - Sì.
Dai a me.
Da questa parte, seguimi.
Ci siamo, aspetta.
Stai tranquilla, calmati, Mimi.
Mimi, tranquilla, amore mio. Stai calma, calmati.
Tranquilla, amore mio.
Ci siamo, tieni duro... manca poco.
Iris? Iris, mi serve il disinfettante.
Iris, serve qualcosa per disinfettare.
Tranquilla, non ti farò male, amore mio.
Ecco, ci siamo.
Un secondo solo.
Ci siamo quasi.
No, no, no, tranquilla.
Ci vorrà solo un minuto.
Sì, così.
Ok, trova le forbici... le forbici.
Tranquilla, stai calma, sta uscendo.
Aspetta, sta uscendo, sta uscendo.
- No, non posso. - Cosa? Che succede?
- Aiutaci. - Che succede?
Sta uscendo.
- Vieni, vieni. - No, no, Luis.
No, non ce la faccio, Luis. Per favore, non me la sento.
- Sì, tranquilla. - No, non ce la faccio.
- Non so cosa devo fare. - Ti guiderò io.
Adesso tiralo fuori, non perdere tempo!
La testa è fuori, la vedi?
- Sì, la vedo. - Fallo uscire dolcemente.
Tranquilla, Mimi, va tutto bene, ci sono io qui con te.
È quasi fuori, manca poco.
È quasi uscito, ci siamo, dai.
Ci siamo, tieni duro, respira.
Eccolo.
Luis.
- Bisogna pulirlo. - Sì, sì, sì.
Ecco.
Tieni, piccolo.
Piccolino.
Che c'è, Mimi?
È fatta, è fatta, è nato.
Sta bene, sei stata brava.
Che fai, Luis?
Luis!
- No! - Aspetta.
Mimi, questo ti calmerà.
È molto importante il contatto tra la madre e il bambino.
È un bene per entrambi, è importante.
- Luis, è troppo piccolo. - Sì, devo vedere le mani.
Controllo per sicurezza.
Era nella sua pancia.
Spero non sia infetto.
Tranquilla, il bambino sta bene.
Te lo faccio vedere.
- Sono passati dieci secondi, sbrigati. - Mimi, ecco il tuo bambino, lo vedi?
Guardalo.
- Lo vedi? - Luis.
- Luis, sbrigati, ti prego! - Ecco il tuo bambino, lo riconosci?
- Dalle il tempo di sentire il battito. - Fai in fretta, Luis, per favore!
Luis!
No.
Luis? Luis?
Luis?
Luis, lei dov'è?
Luis.
Mimi, Mimi.
Sì, è il tuo bambino, Mimi.
Ehi.
Tesoro.
Va tutto bene, ce ne andiamo a casa.
Andiamo a casa.
Mimi, è il tuo bambino... lo riconosci?
Mimi.
Mimi.
Mimi, no.
Ora torniamo a casa.
Mimi, è il tuo bambino, è tuo figlio.
Non lo capisci che è il tuo bambino?
Mimi... Mimi, no, no.
No, Mimi, no!
Lo stava per uccidere.
Quel ragazzo era il tuo compagno?
Sì.
È vero quello che ha detto?
Il tuo bambino è annegato?
Luis.
Dobbiamo andarcene.
Alle caldaie.
Tua figlia è alle caldaie.
Tata?
Tata?
No!
Amore mio!
No!
No!
No!
No!
No!
No!
Tata?
Amore mio!
Amore mio, amore, tesoro!
Stai bene?
- Stai bene? - Sì, sto bene.
- Perdonami, perdonami. - Adesso sei qui.
Sì, sono qui.
La mamma adesso è qui, sì, sono qui.
Fammi vedere le mani.
Lui mi ha tolto il gesso,
e ha detto che dovevo nascondermi.
Luis?
- Anche lui mi ha guardato le mani. - Sì.
Mi ha fatto nascondere e se n'è andato.
E poi...
è arrivato un signore con una bambina della mia età.
Volevo aiutarli, aprire la porta, ma sono arrivati gli altri.
Non ti preoccupare, tranquilla, adesso la mamma è qui.
Tranquilla.
Anche papà ha cercato di aiutarli,
ma l'hanno buttata nel fuoco.
Tranquilla, amore mio.
Ascoltami, adesso ti porto via.
Fuori c'è la macchina, la prendiamo e andiamo subito al porto.
Partiremo con una barca, in mare saremo al sicuro.
Papà viene?
Quando saremo in mare,
quando saremo al sicuro,
ti racconterò tutto.
Lo so che non ti ho mai promesso niente, ma questo te lo prometto, ok?
Va bene?
Sono dappertutto.
Mamma?
- Che c'è? - Sento qualcosa sul piede.
Tranquilla, tesoro.
Il corridoio.
Dobbiamo attraversare il corridoio verde.
È l'unica uscita possibile.
Ascoltami bene.
- Quando te lo dico andiamo, ok? - No, no.
- È l'unica uscita che c'è. - Non posso.
Fidati di me.
Mamma!
Tata, non guardare.
No, no, no, no!
Sali, sali!
La gomma è bucata!
Avanti, sali, Tata!
Luis.
Luis.
- Vi siete trovate. - Sì, dobbiamo aprire il cancello.
- Come facciamo? - Iris.
Non ce la farò.
Ti prenderai cura del bambino?
- Buona fortuna con l'Albatros. - L'Albatros?
La barca.
In mare dovreste essere al sicuro.
- Mamma. - Tata, voltati.
Cosa?
Ascoltami bene.
Quando lui si bloccherà avrai 32 secondi per uscire, capito?
Corri verso il mare.
Corri verso il mare, Tata.
Non mi guardare.
Promettimelo.
Buon compleanno, Nico.
Mamma, mamma.
Vai via... vai via.
No.
Non c'è tempo, Tata.
Amore mio.
Va bene così.
È così che deve andare.
Sì.
Ti voglio bene.
Corri.
Tata.
Corri, corri.
No... corri, Tata.
Corri... no, Tata.
Stai bene?
- Sei pronta? - Sì.
DEDICATO ALLA MEMORIA DI MIO PADRE
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