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(MUSICA DA BANDA)

Maledette formiche schifose...

- Ehi, piano che ti sente. - Ma chi?

Non lo vedi chi c'è là? Braibanti, il mirmecologo.

Che vuol dire?

Lo studioso della vita delle formiche.

È un luminare, eh.

Tra dieci minuti ce ne andiamo.

"Ti ho offerto su un palmo...

una bacchetta di carta."

"L'avevo raccolta come una scialuppa di salvataggio."

"Sotto le suole dei ragazzi inseguiti dall'ordine prestabilito."

"Tu l'hai carezzata con un'ala,

come un uragano di compleanno."

"Tu mi hai guardato per capire...

e subito è avvenuto lo scambio."

"Semplice."

"Luminoso."

"Come le nostre attese."

Bellissima.

L'ho scritta per te.

Anch'io ne ho scritta una.

"Credevo fosse colpa."

"Era solo coraggio."

"Dove è scritto 'infinito', cancello...

e scrivo 'vita'."

"Credevo fosse notte."

"Era solo lo sforzo."

"Dove è scritto 'amore', cancello...

e scrivo 'te'."

Andiamo a dormire che è tardi.

Sono versi brutti?

- Chi l'ha scritta questa poesia? - lo.

Allora te ne dico un'altra che ho scritto ieri.

- Vai. - Me la ricordo benissimo, fa così...

"D'in su la vetta della torre antica"...

(insieme) "Passero solitario, alla campagna cantando vai"...

Sì, vabbè. Ah, l'hai scritta tu?

Non ti piace?

- Bellissima. - È bella l'armonia.

- Ah, un capolavoro. - Un capolavoro.

(VOCl NON UDIBILl)

Aldo, Aldo! Aiuto, aiuto, aiuto!

- Si vergogni. - Pederasta.

- Non era questa la somma pattuita. - Le camere singole hanno il loro costo.

Non vorrete che finisca in corsia insieme a tutti gli altri.

Deve trovarsi come a casa.

(ETTORE URLA)

Via, via.

Shh, calmo.

Ci sono qui io. Va tutto bene.

Va tutto bene.

Bravo.

- Cosa mi volete fare? - Vogliamo farti stare bene.

- Ma io non sono malato. - Certo che no.

Sei come tutti gli altri ragazzi.

Fai come ti dico io e presto sarai fuori di qui.

- Dov'è Aldo? - L'ho fatto chiamare, sta arrivando.

Davvero?

Aldo è l'unico che mi vuole bene.

Mia madre e mio fratello no.

Mi hanno ingannato.

Loro non c'entrano, adesso ti aiuto io qui.

Grazie.

Ma non glielo dica a mia madre...

che Aldo viene qui.

- Lo odia. - Stai tranquillo, è un segreto nostro.

- Me lo giura? - Te lo giuro.

Grazie.

A che servono quei macchinari?

Calmo, tranquillo.

Tra poco dormirai e non sentirai niente.

Calma.

No.

(RAGAZZO URLA)

Come stai?

I medici dicono che ti stai comportando bene.

Io ho tanta fiducia in queste cure che ti fanno.

Ma le medicine non bastano, devi mangiare.

Ti portiamo delle buone cose ogni giorno e tu neanche le tocchi.

Gli altri non hanno mica questa fortuna.

Guardami.

Lo sai quanto soffro quando fai così.

Il peggio è passato.

Vedrai che tutto tornerà come prima, anzi meglio.

Anche il parroco durante la predica

ha chiesto a tutti di ricordarti nelle orazioni.

Ma devi pregare tutti i giorni, come faccio io.

La sai ancora quella che dicevi da bambino?

"Angelo di Dio, che sei il mio custode,

illumina, custodisci, reggi e governa me che ti fui affidato dalla pietà celeste."

Amen.

(PARLA IN ROMAGNOLO)

(PARLA IN ROMAGNOLO)

Sbrigati, facciamo alla svelta.

Dai, su.

(PARLA IN ROMAGNOLO)

Ti ho riportato il libro.

Non sono arrivato neanche a metà. Mi ha innervosito dalle prime pagine.

Io, dopo "Gli indifferenti",

non mi aspettavo questo scetticismo gratuito.

Cosa ridi? Eh?

"Scetticismo". Bisogna saperli leggere i libri.

"Il disprezzo" è un romanzo...

forte, con un punto di vista forte,

sulla distruzione, sulla disgregazione delle illusioni.

Ho fatto male a dartelo. Non hai gli strumenti, non puoi capire.

Sei tu che non vuoi ammettere di poter sbagliare.

Che ci fai qui?

(Ettore) Buongiorno.

Ho trovato questa.

Aveva le ali, ma deve averle perse mentre la portavo qua.

È una Messor structor.

Benissimo che ha perso le ali.

La fondazione di un impero.

È proprio quella che mi mancava.

Non sai che regalo mi stai facendo.

- Ma tu chi sei? - Si chiama Ettore, è mio fratello.

- Non mi avevi detto che hai un fratello. - Non era il caso.

Andiamo, Ettore.

Bisogna riporre questo tesoro nella stanza più importante.

- Dimmi di te. Cosa fai, studi? - Diciamo che studio Medicina.

- Perché "diciamo"? - È quello che ha voluto mia madre.

- Perché, tu cosa vorresti fare? - A me piace disegnare, dipingere...

Perché non lo fai?

Non bisogna mai seguire le idee dei genitori.

Ci hanno messo al mondo, dovrebbe bastare, no?

Vieni, vieni.

Guarda come sono belle.

- Non soffrono dentro questo vetro? - No, hanno bisogno di stare vicine.

Anche in una campagna sconfinata, sempre, e sai perché?

Se una formica resta sola, perde la strada di casa.

Mi ha prestato un libro su Piero Della Francesca.

E a te?

Niente. Non mi va di leggere.

Perché non me l'hai detto prima dove andavi?

Ci sarei venuto anch'io.

È un bel posto.

E Braibanti mi sembra simpatico... Un tipo alla mano.

Aldo non va bene per te.

A lui interessa metterti in crisi, che ti dia torto, che ti dia ragione.

E tu sei troppo permaloso.

Ma io non sono permaloso.

Tanto ormai è fatta. Non ti lascerà più in pace.

Dopo che gli hai regalato quella formica poi...

Tu hai cercato tante formiche per lui. Questa mi è capitata davanti.

Che ne sapevo che era la regina?

Non ci devi tornare più.

È la prima e l'ultima volta.

Ma che male c'è?

Possiamo fare qualcosa insieme, no?

Siamo fratelli!

"Vergine Madre, figlia del tuo Figlio,

umile ed alta, più che creatura,

termine fisso d'eterno consiglio."

"Donna, sei tanto grande e tanto vali,

che qual vuol grazia e a te non ricorre,

sua disianza vuol volar senz'ali."

Che bravo. (APPLAUSl)

Bravo, bravo.

Goditeli i tuoi bambini, che questa è l'età più bella.

Poi crescono.

Vi ricordate quante poesie che vi insegnava il babbo?

Io non ho mai avuto pazienza.

Mah, invece tua sorella non fa altro.

Gliene insegna una a settimana, come se fossero delle femmine.

- Cosa capisci tu? - Mmh, lascia stare.

Non si legge a tavola, non si legge a tavola.

(PARLA IN ROMAGNOLO)

Basta.

Non rovinate il libro.

È del professor Braibanti.

(Zio) Quello regala libri, ma per altri scopi.

Prima quelli come lui li mandavano al confino,

e facevano bene.

(Zia) Ma di chi parli? Del figlio di Susanna?

Proprio lui.

È stato trovato dalla Polizia in campagna che faceva...

Lasciamo stare, va'.

(PARLANO IN ROMAGNOLO)

(Aldo) La femmina, la regina, si accoppia sempre con più maschi.

E conserva gli spermatozoi tutta la vita.

Dopo che si è accoppiata, perde le ali, scava una buca nel terreno

e feconda le uova con gli spermatozoi che ha collezionato.

Sai cosa mi piace delle formiche?

- Che cosa? - La storia dello stomaco sociale.

È vero che ogni formica ha due stomaci? Uno per sé e uno per chi ha fame?

È vero, ma tu cosa ne sai?

È proprio una bella metafora.

Le formiche mettono il bene collettivo davanti all'egoismo.

Sì, è vero, condividono tutto e non si tradiscono mai.

Ti ho portato questo libro.

Mi fa piacere se lo leggi.

Ti ho segnato un verso che mi ha fatto pensare a te.

"Acqua."

"Acqua ovunque."

"E neanche un goccio per bere."

Parla di un naufragio.

Qualcuno perso in mezzo al mare.

Parla di tante cose.

Nel nostro caso, dell'insoddisfazione.

Del fatto di trovarsi in pieno oceano e... morire lo stesso di sete.

Di non essere contenti di quello che vediamo intorno a noi.

Quindi siamo destinati a morire di sete?

Non tu.

Finché ci sono io, no.

Grazie.

(Manrico) # lo sono il vento

# Sono la furia che passa e che porta con sé

# Che nella notte ti chiama e che pace non ha

# Son l'amor che non sente pietà

# lo sono il vento

# Se ti accarezzo non devi fidarti di me. #

Chi c'era oggi alla torre?

Ho conosciuto Carla,

reciterà gli scritti di Aldo allo spettacolo.

E Aldo? Di cosa avete parlato?

Mi ha detto che voler bene...

è la più grande crudeltà.

Sì, è uno dei suoi cavalli di battaglia.

Quella frase l'ha detta anche a me.

E che vuol dire?

Vuol dire che un giorno soffrirai.

(RECITA IN LINGUA STRANIERA)

(Ragazzo) "Stammi a sentire."

"Oppure no. Da capo."

"Du bist mein Leben."

"Du bist mein Leben."

- "Du bist mein Leben"... - (Aldo) Basta, basta, basta.

Basta così.

Che è questa roba?

Che è questo teatrino?

Ve l'ho detto, il testo non va rappresentato.

Va demolito sulla scena.

Non mi interessa il raccontino, la storiella.

Mi interessano i pezzi, schegge che tagliano, che feriscono.

E vale per tutti questo.

"Du bist... mein Leben."

Che cosa vuol dire, Carla?

Mmh?

Che cosa vuol dire?

Parla.

"Tu sei la mia vita."

Pensi che ci sia qualcuno che ha bisogno di capirlo?

Sì o no?

Sì o no?

- No. - Allora perché lo sottolinei?

Non marcare il significato!

Non ce ne frega niente del significato.

Per il significato va bene il vocabolario, non c'è bisogno del teatro.

Riprendi da dove hai interrotto, dai.

Attacca dall'ultimo verso.

Tu dammi una sigaretta. Sì, sì, tu.

Su. Un po' di vita, ragazzi, eh? Dai.

"Vi terrorizza una parola nuda, il sangue vi spaventa."

"Il sangue che fate versare dai vostri killer idioti."

Spezza anche la parola, non solo la frase. Anche la parola, le sillabe.

Da una parte, dall'altra. Vai, zampilla, via!

"Eppure è molto semplice."

"Tutto è sangue."

"Anche il mare."

"Anche la demenza del vostro Dio, astenico e beffardo."

"Dio, Dio, Dio"!

Capisci che parola stai dicendo? Dio! Tutto!

Dillo due volte!

"Anche la demenza del vostro Dio, Dio, astenico e beffardo!"

Indietreggiavi qua.

Voi muovetevi sempre. Movimento, sempre.

(Riccardo) Professor Braibanti.

Abbiamo camminato tanto, per arrivare dove?

A un punto morto.

Dovevamo sentire delle parole che significavano solo il loro suono.

Ma adesso capisco che questo gioco ha pure un senso.

Si parla di demenza e di astenia rivolgendosi a Dio.

Che triste approdo, la bestemmia.

Ma sei tu l'autore del testo?

Lo sai cosa stai facendo?

Tu stai dando ragione ai tuoi nemici.

A quelli che dicono che tu sei soltanto una persona sporca

che vuole sporcare gli altri!

Ti dovresti guardare.

Guardati.

Guardati allo specchio, lì.

Guardati, guardati. Qua.

Noi qui cerchiamo la bellezza.

Guarda cosa diventi quando ti arrabbi.

Guardati.

(MUSICA: "SLEEP WALK" DI SANTO & JOHNNY)

Scusami, ma è la prima volta che ballo.

Nemmeno io sto ballando.

È bello quel disegno che mi hai fatto.

Me lo regali?

No...

No, te ne faccio un altro. Ancora devo migliorare.

(RUMORE DI PASSl)

Non ti diverte la festa?

Ti volevo chiedere scusa. Mi sono comportato da idiota.

Ti è successo troppo spesso negli ultimi tempi.

Forse questo posto non fa più per te.

- Ho freddo. - Metti la mia giacca.

(MUSICA: "lT'S ONLY MAKE BELIEVE" DI CONWAY TWITTY)

- Andiamo a casa, forza. - Perché?

- Ho detto "andiamo". - lo resto ancora, è presto.

Ti ha chiesto lui di fermarti?

- Io voglio restare e basta. - lnvece torni a casa con me.

Aspetta!

La giacca.

Un intellettuale sterile che non sa farsi pubblicare un rigo.

E noi come dei cretini a pendere dalle sue labbra.

Io non voglio vederlo più.

E tu farai lo stesso. Mi hai sentito?

È chiaro?

A me ordini non me ne dai.

Imbecille.

Come ti permetti?

Tu non mi parli così.

Cosa credi? Sei tu l'imbecille, che non hai capito niente!

Credi di collaborare con lui perché sei bravo?

Questa è la sua tattica.

Ti dice che sei il più capace, il più intelligente,

e ti chiude nella sua ragnatela.

A me sta bene così.

(MUSICA: "lNSENSATEZ" DI ANTONIO CARLOS JOBIM)

È reale e astratta allo stesso tempo.

Assomiglia alle cose che disegni tu.

Io faccio così...

Come mi viene.

Non è che quando disegno copio i grandi artisti.

Non si tratta di copiare.

Sei così giovane.

Ne hai di tempo per essere originale.

All'inizio è importante avere dei punti di riferimento.

C'è bisogno, perché no, di...

Di maestri.

In questo Nietzsche è molto chiaro.

"In principio lo spirito ama portare i pesi."

È come un cammello che corre affaticato nel deserto.

In questo deserto, il cammello si trasforma in leone.

Vuole conquistarsi la libertà e diventa nemico del suo padrone.

E si rifiuta di obbedire. Dice sempre di no, no, no, no...

Ma non è mica finita.

In questo Nietzsche è veramente geniale.

Manca ancora una metamorfosi.

Bisogna che il leone diventi fanciullo.

Un bambino che gioca, gioca, gioca...

Che riprende da capo sempre il suo gioco e dice sempre di sì.

Felicemente, santamente.

Non si oppone più come il leone.

Dice "sì" in continuazione e, in continuazione, febbrilmente...

Crea.

Il maestro che uno si sceglie è il primo atto di libertà di un artista.

E comunque un allievo a un certo punto può sempre ucciderlo un maestro.

Così dovrei disegnare io secondo te?

Non lo so, è ciò che mi è venuto in mente guardando le cose che fai.

Sei tu che devi trovare la tua strada.

Ho deciso che non mi piace.

Mai visto uccidere un maestro così in fretta.

Perché è rimasto fuori tutta la notte?

Afare cosa?

E tu non gli hai detto niente?

Non soltanto sei stato tu a portarcelo, ma l'hai anche lasciato là con quello.

Ma che domanda è?

Che ne so.

Però tu adesso torni là e lo riporti subito a casa.

Io non riporto a casa nessuno.

È maggiorenne.

E se hai paura, puoi andarci con tuo marito.

Dico bene, papà?

(VOCl lNDISTINTE, SUONO DELLE CAMPANE)

Non ti cambiare, oggi siamo a pranzo dalla zia.

Vi raggiungo subito.

(PARLA IN ROMAGNOLO)

C'è una sola persona che devi raccomandare a Dio.

Tuo figlio.

Per tutto il male che fa.

Moderi le parole, signora. Siamo in chiesa.

Non ti vergogni di quello che dicono tutti?

Io non do retta alle cattiverie, alle invidie.

Dovrebbe fare così anche lei.

Lo sai, Susanna, qual è la cosa peggiore per una madre?

Essere ingannata.

Ettore lo ha fatto.

Mi diceva che andava all'università.

Invece passava giornate intere col professor Braibanti.

Ma che peccato fanno un maestro e un discepolo?

- Anche Gesù Cristo... - Non bestemmiare.

E tieni tuo figlio lontano dal mio.

(Susanna) Una camicia...

Due camicie...

E un maglioncino.

I libri non si portano in treno. Pesano.

Te li spedisco io per posta. Un pacco alla volta.

Però per il viaggio te ne serve uno. Scegli tu.

- Primo Levi. - Te lo metto qui.

La giacca la porti tu?

Che cos'hai?

Ti lascio sola.

No.

È giusto così.

Te ne devi andare da questo posto.

Non ti ho fatto per restare qui.

Su, su. Dai, dai.

Che ci fai con la bicicletta? Sei matto?

(VOCl NON UDIBILl)

Questa è la mia camera migliore, ci dormivo insieme a mio marito.

Mi deve dire se vuole il letto matrimoniale

o se preferisce due letti singoli.

Certo, è un peccato spaccarlo in due.

D'altronde che male c'è se zio e nipote dormono vicini?

No?

- Portone, portoncino, camera. - Grazie, signora.

Siete due gocce d'acqua.

Non lo sapevo che a Roma ci fosse una piramide.

È la cosa più facile da disegnare.

Quando diciamo "bello" che cosa intendiamo,

se non ciò che è intenso, ciò che è profondo?

Un'opera è la manifestazione della verità soggettiva di un artista,

della sua verità più profonda.

Guardando ogni centimetro del tuo disegno, io devo capire che c'è la tua mano,

che è un disegno che solo tu potevi fare in questo modo.

Dobbiamo fare un piano per vedere le cose di cui a Roma non si può fare a meno.

Intanto queste sono interessanti, sono delle grottesche.

Sono delle riproduzioni di affreschi delle domus romane.

Andavano molto di moda nel Rinascimento.

- Cosa fanno quelli? - Vieni, vieni.

Guarda chi c'è... La Braibanti!

Che ci fai a Roma, vecchia bagascia?

Sono venuto ad accompagnare un mio allievo.

- Davvero non sei al mio compleanno? - Certo che sì.

Volevo farti una sorpresa.

- È domani, vero? - No, cara, è stasera.

E ti obbligo a venire.

Il regalo me l'hai già portato.

Anche se non lo so se mi piace.

Un po' troppo giovane per i miei gusti.

Che piacere vederti, amore.

Guarda, guarda che tortura per una copertina.

Eccomi.

Chi è?

- È Vanni Castellani, un musicista. - Non è un pittore?

Eh...

Multiforme ingegno.

Che tipo strano.

È il mio migliore amico.

# Happy birthday to you

# Happy birthday, dear Vanni

# Happy birthday to you. #

- Questa se l'è dimenticata. - Spegnila tu.

- Hai espresso il desiderio? - No.

- Lo faccio adesso? - Adesso non vale più.

- Peccato, era bello. - Allora vale ancora.

Ce ne andiamo via?

Siamo appena arrivati.

Va bene.

Dammi il tempo di salutare il festeggiato. Aspettami qua.

- Di questa che ne faccio? - Non te la mangiare tutta.

(insieme) # Qui nel cuor, qui nel cuor c'è un amor, c'è un amor

# Qui nel sen, qui nel sen c'è il mio ben col tuo ben

# Qui nel cuor, qui nel cuor c'è un amor, c'è un amor

# Qui nel sen, qui nel sen c'è il mio ben col tuo ben

# Qui nel cuor, qui nel cuor c'è un amor, c'è un amor

# Qui nel sen, qui nel sen c'è il mio ben col tuo ben

# Qui nel cuor, qui nel cuor c'è un amor, c'è un amor

# Qui nel sen, qui nel sen. #

Ma tu fai l'attore?

No.

Sei molto fotogenico.

Se ti fotografo io, ti si apriranno tutte le porte.

Ho messo da parte una capsula di cianuro.

Pensi che basterà?

Cosa dici?

Non ce la faccio a morire, ho paura.

E anche rabbia...

Per come la prenderanno quelli che mi odiano.

A quelli che ti amano non ci pensi?

Ti è mai capitato di rileggere una cosa che hai scritto,

che ti sembrava bella...

E scoprire che invece è una merda?

Beh, succede.

A me sta succedendo un po' troppo spesso però.

Sai, stamattina ho dovuto bruciare un anno di lavoro.

Ma se c'è mezzo mondo che ti venera.

È all'altra metà che vorrei piacere.

Smettila di bere, ti fa male.

Tu non hai bevuto nulla, scommetto.

Ai ragazzini non piacciono gli ubriachi.

Dove l'hai lasciato il tuo studente?

È stanco, vuole andare via.

Sono venuto a salutarti.

E allora salutami.

Dammi anche un bacio, se vuoi.

Anzi no.

Conservatelo per dopo.

Come ce l'ha il cazzo?

Dai.

Non lo so.

Perché? Non glielo tocchi?

- Ciao, Vanni. - Nemmeno un pompino gli hai fatto?

Per favore. (VANNl RIDE)

Beato te che sei innamorato.

Che sto dicendo?

L'amore ideale lo sto vivendo io.

Una ricca signora asseconda tutti i miei capricci.

A lei piacciono le donne, a me piacciono gli uomini.

Una coppia perfetta.

(MUSICA: "PATRICIA" DI PEREZ PRADO)

Braibanti, non è ancora caduta la tua torre?

- È ancora in piedi. - Meglio per te.

Tu hai bisogno del tuo piccolo regno,

dove decidi tu cos'è giusto o sbagliato e sei l'autorità assoluta.

Per fortuna nel mondo reale le cose non funzionano così.

Per fortuna.

Ti ricordi i versi che ti ho mandato l'anno scorso?

Vagamente.

Mi scrivesti una lettera velenosa.

Una frase ancora la ricordo: "Banalità in salsa rococò".

Beh, era vero.

Così vero che il mese prossimo lo pubblica Garzanti.

Complimenti.

(VOCl lNDISTINTE)

Stai cercando il tuo amichetto?

Se l'è preso Roma.

Perché te ne sei andato?

Mi potevi aspettare, no?

Almeno avvisami se vai via. Non le fare più queste cose. Mai!

Dove vai?

Vieni qua.

Ho fatto male a trascinarti là stasera.

Scusami.

Non me l'aspettavo.

Che cosa?

Che un artista come lui si circondasse di gente così.

Cosa fanno di male?

Perché tutti questi eccessi?

Nei gesti, nella voce... Sembrano delle caricature.

Quando sono tra di loro perdono le inibizioni.

Gli omosessuali, voglio dire.

Si sentono liberi dal giudizio degli altri.

I cosiddetti normali.

Allora possono esagerare.

Possono andare sopra le righe.

Chissà quante volte è successo anche a me.

Io non ti ho mai visto così.

Io non sono come loro.

Ma sono anche come loro.

(in romagnolo) Signora, oggi è una bella giornata.

Ho una lettera per lei dal suo figliolo.

(FISCHIETTA)

(Aldo) Cara mammetta.

per la notizia che ho appena appreso.

al quale, come sai, ho lavorato tanto in questi mesi,

ha vinto un importantissimo premio di drammaturgia.

che verrà rappresentato molto presto.

in un bellissimo teatro di Trastevere.

pieno di giovani e di persone appassionate all'arte.

(SQUILLl DEL TELEFONO)

(Direttore) Sì, scusa, ma qui siamo in quinta elementare.

Tu pensa che il pezzo ho dovuto riscriverglielo da cima a fondo.

Sì, sì, non discuto.

Ha ottime conoscenze... tranne quella della sintassi.

Ti ricordi come ci strigliava Grieco? "Tu sei nato il giorno di sant'anacoluto."

Mi faceva morire.

Sì, sì, ma non ci servono altre donne in redazione.

Bastano e avanzano le due che ci sono,

e che, tra l'altro, il mestiere lo sanno fare, pensa un po'.

Scusa. Ancora qua?

Eh, ma...

È tuo.

Ma io faccio scippi, faccio furti, faccio incidenti...

Sì, Franchi è ancora in Crimea, non si sa quando torna.

Va', continua, va'.

Senti, se non ci fossi di mezzo tu,

io avrei già chiuso la cosa con un no senza appello.

Sarà anche un caso umano, ma non esageriamo.

(Graziella) "Articolo 603."

al proprio potere,

da ridurla a totale stato di assoggettamento,

è punito con la reclusione da cinque a quindici anni."

"La pena può essere estesa a vent'anni

in caso la vittima sia portatrice di minoranza fisica,

psichica o sensoriale."

Questo sarebbe il reato di plagio.

Ti dice qualcosa?

Infatti è la prima volta che lo applicano.

- E tu come lo sai, scusa? - Ho un amico avvocato.

Ah, sì?

Un amico o un amichetto?

- Fatti miei. - Sì, per carità.

Ma questo Braibanti lo conosci di persona?

Io?

Non era quello della festa de l'Unità?

Sì.

- Il formichiere. - Il mirmecologo.

Vabbè, è lo stesso.

Secondo te se lo merita il carcere?

Guarda, per me in carcere ci dovrebbe andare solo chi...

Chi dico io.

Oppure non ci dovrebbe andare nessuno.

Celle aperte e liberi tutti.

Spero che non le scrivi queste cose.

Magari nemmeno le penso, dai

È omosessuale?

- Ma chi? - Braibanti.

Saranno fatti suoi?

È reato?

Scusa, hai il Codice Penale davanti, cercalo, no?

Non scherzare. È reato?

E cercalo.

No, non è reato.

Non è reato perché non c'è neanche la parola,

su questo libro.

E lo sai perché?

Perché Mussolini ha fatto questo ragionamento.

"Se io condanno i froci, ammetto che in ltalia ci sono."

Capito?

Cosa che invece, come sanno tutti, è impossibile,

perché in ltalia siamo tutti maschi, per carità.

(Agente) In piedi, entra la Corte.

(sottovoce) Alzati.

(VOCl lNDISTINTE)

Iniziamo il processo a carico di Braibanti Aldo

per il reato di plagio.

Si tolga il cappello.

- Tolga il cappello. - E perché, scusi?

Per rispetto alla Corte.

Vediamo se se lo merita.

Venga davanti alla Corte l'imputato Braibanti Aldo.

Pubblico ministero, vuole fare lei la prima domanda?

Grazie, presidente.

Ci vuole raccontare, signor Braibanti,

quali attività educative si svolgevano presso la torre,

da lei adibita a centro culturale?

(Giudice) Risponda, signor Braibanti.

Presidente, mi perdoni,

ma forse la domanda non è gradita al professore.

Nel qual caso, io mi scuso e procedo volentieri oltre.

Signor Braibanti, in cosa differiva il suo insegnamento

da quello che si svolge nelle nostre scuole?

È vero, signor Braibanti,

che lei ha approfittato sessualmente di Cordani Manrico e Tagliaferri Ettore?

(MORMORÌO)

Obiezione, Vostro Onore.

Il pubblico ministero usa un linguaggio indegno di quest'aula.

Accolta.

Riformuli la domanda.

Signor Braibanti.

Di che natura erano i suoi rapporti con Cordani Manrico e Tagliaferri Ettore?

Braibanti è rimasto in silenzio.

Questo dice tutto.

Il processo potrebbe finire oggi.

Prima ancora di cominciare.

(Giornalista) Ancora non è stata ascoltata la Difesa.

(Riccardo) Non credo che abbia niente da dire.

Contro l'imputato ho delle prove schiaccianti.

E dei testimoni inoppugnabili.

(Giornalista) Quindi pensate di aver già vinto?

(Riccardo) Ne siamo sicuri.

È un processo che si deve fare e che farà capire il male.

Che salverà i giovani.

Signora.

Signora.

- Signora, mi perdoni. - Che vuole?

Volevo sapere se le serviva qualcosa, magari aveva bisogno di aiuto...

Non mi serve niente, grazie.

Magari non è pratica di Roma.

- Dove deve andare? - Sono fatti miei.

La accompagno volentieri, davvero, signora.

Io non ho bisogno di nessuno.

(Graziella) # Poi mi fai girar, poi mi fai girar

# Come fossi una bambola

# Poi mi butti giù...

Sono io.

# Poi mi butti giù come fossi una bambola. #

- Scusa. - Buongiorno.

- Sono Silvio, piacere. - Ah.

- Un collega di vostra cugina. - Sì, l'avvocatino, giusto?

(con accento calabrese) Ah, mi conoscete. Graziella vi ha parlato di me?

Mi ha detto che sei calabrese, che giochi a pallavolo,

che sei un compagno...

Giusto, giusto. Tutto giusto.

- Che stai facendo qua? - Non mi hai sentito?

No.

- Già finita l'udienza? - Mh-mh.

- Lui è Silvio. - Ci siamo già presentati.

- Mangiamo tutti insieme? - Se mi volete.

Fa più caldo con la finestra aperta.

Mi vesto e torno.

- Siediti. Che fai in piedi? - Grazie.

Di dove hai detto che sei? Di Cosenza?

No, di Catanzaro.

Siete mai stato?

No.

Quando venite siete ospite mio.

Ti ringrazio, però non mi dare del voi, per carità.

- È per rispetto. - Meglio del tu, eh?

Tu scrivi su l'Unità.

Mi dispiace per la rogna che ti è capitata.

Cioè?

La storia di quello... Quello delle formiche.

E perché è una rogna?

A chi interessano queste cose?

Per me gli invertiti hanno due strade.

O si curano.

O si ammazzano.

Giusto.

Giusto.

(SOSPIRA) Giustissimo!

(PORTA CHE SI CHIUDE)

Che è successo?

- Perché se n'è andato? - Magari si è scordato qualcosa.

Ennio.

Ennio!

Ho avuto un solo pensiero.

Curarlo.

L'ho portato da tanti specialisti

perché gli togliessero quel demonio dalla testa.

Quello lì gli dava da leggere dei libri pericolosi.

Un dottore ha detto

che ai giovani fanno male i libri che hanno meno di cento anni.

Molti altri ragazzi sono stati rovinati da quello lì.

Mesi fa parlavo con la signorina Claudia Brabaschi

e lei mi diceva che una sua amica le aveva detto

che tutte le accuse a quello lì sono assolutamente vere.

Perché anche suo figlio era stato vittima dei suoi raggiri.

Poverino. Era disperato.

Voleva buttarsi sotto a un treno.

Quello lì gli aveva dato da bere un bicchierino di whisky.

E poi...

Si era sfogato su di lui.

Ma io del mio Ettore non ho mai dubitato,

mai, mai, mai.

Poi però nel '59 anche lui incontrò quello lì.

Al che io dissi: "Mandiamolo da Padre Pio".

Magari avessi insistito.

L'altro nostro figlio, Riccardo, che era comunista,

tre anni fa ci è andato da Padre Pio e quando è tornato era ben che guarito.

Non mi faccia continuare, per favore, signor giudice.

Non mi sento bene.

Lui era il padrone.

Il dominatore.

E si divertiva...

a rovesciare anche la convinzione più sacra.

Solo per fare un esempio. Lui parlava molto dell'incesto.

Ma come di una cosa accettabile e praticabile.

Indubbiamente, anche la tragedia greca ne parla.

Ma vi si rivolge come un'atroce...

fatalità.

In lui non c'era alcuna confutazione.

Lui si limitava ad esaltare ogni possibile infamia.

Una sera...

Braibanti si infuriò, perché tenevo in braccio un cagnolino.

Lui odiava gli animali, tranne le formiche.

E odiava anche le donne.

Diceva che avevano un etto e mezzo di cervello in meno di noi uomini.

Quando si arrabbiava così,

per calmarlo,

dovevo... sottomettermi a lui.

(MORMORÌO)

Si sdraiava di fianco a me...

E saziava le sue voglie.

Io non avevo la forza di ribellarmi. lo avevo paura.

Ma una notte...

Mentre tornavo a casa, dopo essere stato abusato da lui,

sentii il rintocco di una campana.

Sì, era la campana della chiesa.

Il parroco la faceva suonare tutta la notte,

perché era la settimana santa.

La settimana in cui il nostro Signore Gesù risorge

per salvarci dai nostri peccati.

Quel suono mi risvegliò dal torpore in cui ero caduto.

Sentii come un senso di liberazione.

Allora tornai indietro e chiamai il Braibanti fuori da casa sua.

Lui uscì...

E io lo feci volare a pugni da un marciapiede all'altro.

Gli sputai addosso. Se avessi potuto, lo avrei ammazzato.

(P.M.) Lei ha parlato di abusi da parte del Braibanti.

Ora, per quanto possa essere doloroso, sono costretto a chiederle

di spiegare meglio la natura di queste... chiamiamole così, attenzioni.

Ogni giorno si parlava di sesso.

Ricordo ancora la prima volta in cui mi toccò...

le parti intime.

Io gli chiesi cosa stava facendo, lui mi disse che stava giocando.

Purtroppo ero abituato ad accettare tutto da lui

e quindi lo lasciai fare.

(P.M.) E che cosa gli lasciò fare? (FISCHIO DEL MICROFONO)

Signor giudice?

Posso continuare a parlare a porte chiuse?

Devo dire delle cose, delle cose terribili.

- La richiesta del testimone è accolta. - (Uomo) Noi non ce ne andiamo!

Escano dall'aula coloro che non fanno parte del dibattito.

(Uomo) Abbiamo il diritto di sapere! Non è giusto, non è giusto!

(MORMORÌO)

(L'AVVOCATO RIDE)

(VOCl lNDISTINTE, RISATA)

Scusi, ma cosa ride?

Posso sapere cosa ha da ridere? È contento?

- Ma lei chi è? Cosa vuole? - Lasci stare chi sono.

- Guardi, lei non sta capendo niente. - Ma come si permette?

Guardi che quelli là,

con le campane, la chiesa, Gesù Cristo e Padre Pio,

tutte queste cose che la fanno tanto ridere,

vinceranno il processo.

Lei non conosce le strategie di un avvocato.

Vabbè, arrivederci.

- È mezz'ora che ti aspetto. - Sì, chiedo scusa.

- Ma questo posto? Ci vieni spesso? - Mai.

È arrivata una delegazione da Mosca e dobbiamo accoglierli come si deve.

- Ah... - Mi hai portato il pezzo?

No, è già in macchina.

Come ti sei permesso?

Perché quello che è successo oggi in tribunale

è roba molto forte.

E se te l'avessi fatto leggere, mi avresti cancellato pure le virgole.

Ma quando mai ti ho censurato?

Il pezzo sulla madre era perfetto, da piangere.

Ma se la parola "omosessuale" me la cancelli sempre.

Non posso scrivere "P.C.".

Come devo scrivere? "Grande partito operaio".

Come se non lo sapesse tutta ltalia che Braibanti è stato un nostro dirigente.

Io posso mettere le mani sui pezzi di tutti.

La linea del giornale non la detti tu.

Ma cosa c'entra? Lo leggi quello che scrivono gli altri?

Eh?

Vuoi che ti faccio due esempi? Tieni, guarda qua.

"Dal marxismo leninismo al marxismo pederastismo".

Questo scrivono.

Ecco, "l'anticristo tascabile"... Dov'è? Ecco, guarda questo, scusami.

"Braibanti, il comunismo a posteriori".

"Il comunismo a posteriori". Questo è il livello.

Ti fa ridere? A me non fa ridere.

Pensavo che solo i fascisti ridessero a cose del genere.

Adesso vattene, tanto chiamo il giornale e blocco tutto.

Cioè?

- Bonsoir, madame. - Bonsoir.

Che vuol dire, scusa?

Che vuol dire "blocco tutto"? Ma stai scherzando?

- Calma. - Ma "calma" che cosa?

- Uh, uh, uh. - Excusez, messieurs.

(PARLANO IN RUSSO)

(Direttore) Aspetta.

Ma parli russo? Allora fermati a cena con noi, no?

Non ho il vestito giusto, mi dispiace.

(PARLA IN RUSSO)

Ci conosciamo?

No, mi chiamo Scribani, Ennio Scribani. Sono un cronista de l'Unità.

Scribani.

Quello dell'articolo su mia madre.

Esattamente.

Una prosa degna di De Amicis.

Lo prendo come un complimento.

Cosa vuole da me, un'intervista?

Non è il caso.

No, infatti non sono venuto come giornalista.

Sono qua come...

Se posso usare una parola un po' forte, come amico.

Perché non ti stai difendendo?

Perché non c'è niente da cui devo difendermi.

Certi giorni ti guardo in aula...

E ti vedo con le spalle...

voltate verso il giudice.

E cerco di mettermi al tuo posto.

È difficile scendere al livello di chi ti accusa.

Ma questo processo...

è davvero lo specchio del nostro Paese.

Dell'aspetto più retrivo, più meschino, più criminale.

È per quello che devi combattere.

Questi si fanno forti dei loro Codici, di reati inventati a loro uso e consumo.

Tu la devi smontare questa arroganza. Non essere te arrogante.

Cioè, se al posto di uno studente ci fosse stata una bella studentessa...

Che farebbero quelli che ti accusano?

Ti darebbero delle gran pacche sulle spalle, no?

Ti farebbero i complimenti. "Che maschio".

È evidente che tirano fuori il reato di plagio addirittura

per nascondere qualcosa che ancora fa paura.

E allora tu hai una grande opportunità.

Di dirglielo in faccia che amare un uomo non è una cosa sporca.

Che è bello come amare una donna.

Che l'omosessualità non ha niente a che vedere coi tribunali.

O no?

Grazie.

Grazie della lezione.

Ma tu pensi che io ne abbia bisogno?

Ma quale lezione? Non voglio farti nessuna lezione.

Non è a me che devi spiegare queste cose.

Scrivile su un giornale.

È il tuo mestiere, no?

- Infatti è quello che cerco di fare. - Continua a farlo.

Io te ne sarò grato.

Solo una cosa ti chiedo.

Non mettere in mezzo mia madre.

E tu non prenderci gusto a questo silenzio.

(Giudice) Signor Braibanti, il suo difensore ci ha detto

che oggi è disposto a rendere l'interrogatorio.

Si accomodi davanti alla Corte.

Lei studia la vita delle formiche. Perché?

Studiare la vita delle formiche...

mi ha fatto interrogare sulla vita sociale degli uomini.

Lei, in un suo scritto, ha parlato di religione cosmica.

Sa dirmi cosa...

Sono parole di Einstein. Non mie.

Ma insomma... il suo pensiero qual è?

Come Einstein, innanzitutto un rispetto per l'universo,

in tutte le sue forme.

Dal punto di vista politico, per quanto riguarda lo Stato,

posso dire che il mio pensiero è marxista.

Ispirato alle sue correnti più moderne.

E la sua concezione della famiglia?

La famiglia è un profondo legame di sangue e come tale sopravviverà sempre,

anche dopo la dissoluzione dello Stato.

Se questa è la sua opinione...

Perché non cercò di convincere Ettore Tagliaferri...

a sanare i suoi dissidi con i genitori?

Io cercai di convincerlo a non troncare i rapporti.

Ma la risposta fu negativa.

Ettore si è allontanato dalla famiglia di propria autonoma volontà.

È vero che lei seguiva e sorvegliava il suo amico...

Perfino quando si recava a soddisfare i suoi bisogni fisiologici?

Nego decisamente anche quest'altra favola.

Eppure non è una favola, è scritto agli atti.

Ma andiamo avanti.

Ci dica allora qual era la natura dei suoi rapporti con Ettore Tagliaferri.

- A che cosa si riferisce? - Lei mi ha capito bene.

Sto solo cercando di non usare un linguaggio troppo crudo.

Tra me e Ettore ci sono stati rapporti sessuali abbastanza radi.

(MORMORÌO)

E in nessun caso ho fatto opera di persuasione su di lui.

Si è sempre trattato di un'emozione comune.

(Giudice) Lei mente.

Tutte le testimonianze sono contro le sue affermazioni.

Testimonianze evidentemente estorte.

Testimonianze di gente perbene.

Non so cosa lei intenda per persone perbene.

Anche la mia parola ha un valore.

A quanto pare però in quest'aula non viene riconosciuta.

Signor Braibanti, si rende conto di stare offendendo la Corte?

Non lo so.

Non so niente delle vostre procedure.

So solo una cosa.

Socrate.

Il più sapiente degli ateniesi.

Accettò la sua condanna.

Perché riteneva che le leggi...

vadano sempre rispettate.

In ogni caso.

Io no.

Io so che le vostre leggi sono ingiuste.

E mi fanno paura.

Se durante questo processo mi è capitato di voltarmi da un'altra parte,

è stato per non vedervi in faccia.

E voi non puntatemi gli occhi addosso.

Chi combatte contro i mostri...

Deve stare attento...

a non diventare un mostro anche lui.

E se guardi l'abisso troppo a lungo,

anche l'abisso guarderà dentro di te.

Non contesto il rifiuto della morale che fa il filosofo.

Io contesto lo smisurato orgoglio dell'uomo,

che, non dimentichiamolo, in un suo libro,

ha definito "grottesca" la giustizia.

Braibanti è un essere senza carità. Solo cervello, solo sesso.

L'uomo è creato da Dio libero,

ma costui ha calpestato l'altrui libertà per affermare la propria.

Il suo scopo non era solo di impossessarsi dei corpi degli altri maschi,

ma delle loro anime.

Per umiliarli lui raccontava loro dei rapporti avuti con un negro.

E i negri sono una razza che... Ve la raccomando.

Braibanti è un fallito dal punto di vista intellettuale.

Non ha realizzato nulla,

i suoi libri non si vendono, le sue idee non circolano.

A quasi cinquanta anni,

ha raccolto soltanto miseria, fisica e morale.

Ha bisogno di una rivincita.

Ha sete di vendetta, di dominio, di possesso.

Ebbene, io dico,

non vi è condotta più riprovevole, più esecrabile,

di quella diretta ad annullare la personalità altrui.

Equivale a un delitto, signori,

che non si consuma con un colpo di pistola,

perché dura per tutta la vita.

Braibanti è il più spregevole degli assassini,

perché ha sparato alle coscienze per egoismo

e per il bisogno di sentirsi sporcamente vivo.

È per questo che io chiedo la condanna dell'imputato

a 14 anni di reclusione.

Un anno meno della pena prevista dall'articolo 603 del Codice Penale.

Una condanna in tutto simile a quella per un omicidio.

(Graziella) Una lista di nomi lunga un chilometro.

Quelli che contano.

Quelli che fanno opinione.

Ho passato settimane a chiamarli al telefono, uno per uno.

Promesse tante, poi sono spariti.

Nessuno, quasi nessuno...

Si è mosso per venire qui di persona.

Chi è venuto a testimoniare in tribunale sembrava a disagio,

come se si vergognasse.

Questo accade

quando è in gioco la libertà di un intellettuale indifeso.

E Braibanti lo è due volte.

Indifeso perché non ha raggiunto i fasti della gloria.

E indifeso perché omosessuale.

Questo fa paura soprattutto a chi nasconde la sua identità

come un fardello troppo infamante da mostrare alla luce del giorno.

La nostra rabbia è per chi si nasconde, chi si mette al sicuro.

Non pensa che un giorno la stessa infamia possa capitare a lui.

(APPLAUSl)

Quattordici anni di reclusione.

È un'assurdità.

Tutto l'impianto dell'Accusa è fondato su una discriminazione.

Quella volta a casa tua ti ho fatto arrabbiare.

Mi dispiace.

Non volevo.

È che certe cose mi fanno proprio schifo. Che ci posso fare?

Tu ce l'hai con me perché io sono meridionale.

- No, non ce l'ho con te. - lo ti farò cambiare idea.

- Con tua cugina ho intenzioni serie. - Addirittura. "lntenzioni serie"?

- Mmh, intenzioni serie. - Bene.

Me la stai rovinando quella povera ragazza.

Sei tu che le metti in bocca certe parole.

Questi non sono discorsi da femmina.

Senti, nessuno ti obbliga a stare qua ad ascoltarli questi discorsi.

Se non ti piacciono, vatti a fare una passeggiata.

- Vai. - Certamente.

Vai.

Un chiaro significato intimidatorio.

Le proteste si fanno per il Vietnam!

Non per un invertito!

(Avvocato) Presidente, questo è il certificato medico

dell'ospedale dove attualmente il testimone è in cura.

Dica nome e cognome.

Tagliaferri Ettore.

Ma stai bene?

Te la senti di parlare?

Figliuolo.

Apri pure il tuo animo a un colloquio sereno e familiare.

Ma questo... non è possibile.

Puoi avvicinarti al microfono?

Proceda, avvocato.

(Avvocato) Ettore, puoi raccontare all'aula

quale fosse la natura del tuo rapporto con Aldo Braibanti?

Aldo...

È stata la persona più importante della mia vita.

Quando mi parlava di...

Di letteratura...

Di filosofia...

Di arte...

lo mi sentivo... sollevato.

Rispetto alla mediocrità che avevo intorno.

Imparavo cose che nessuno mi aveva mai insegnato.

Tanto meno mia madre o... O mio padre.

Qual è il motivo del distacco dai tuoi genitori?

Il professor Braibanti ha avuto un ruolo in questo dissidio?

È stata... interamente una mia scelta.

Sono stato io...

a voler troncare tutti i rapporti con la mia famiglia.

Ora capisco che avrei dovuto essere più ragionevole.

Nel modo di affrontarli.

Ma non nella sostanza.

Che cosa diceva il Braibanti

del tuo atteggiamento protestatario verso i tuoi genitori?

Ne... Ne parlava...

Con semplicità.

Diceva...

che dovevo trovare in me stesso

le ragioni di questo contrasto.

E che i gesti polemici non servivano a nulla.

Aldo è sempre stato per me un appoggio.

Umano.

- (Giudice) "Un appoggio umano". - Mh-mh.

Che stando a tutte le testimonianze, ha distrutto un nucleo familiare.

Ha causato visite e consulti psichiatrici

e che ti ha procurato un ricovero che perdura tuttora.

Stiamo parlando della stessa situazione, Ettore?

- Non capisco la domanda. - Sì che l'hai capita.

Vorrei che tu ci dicessi, senza tanti giri di parole,

che tipo di relazioni ha avuto col professore.

Io...

Non so di che relazioni lei parla.

Ma tutto quello che abbiamo vissuto,

io e... Aldo, insieme,

era qualcosa di... istintivo.

Qualcosa di desiderato.

Non imposto.

Il rapporto tra te e il Braibanti aveva per oggetto solo la cultura?

Dillo francamente.

Il Braibanti ti ha mai costretto

ad avere rapporti sessuali contronatura?

Ehm... Non esistono rapporti non naturali.

Piuttosto, i rapporti naturali

nascono da emozioni... comuni.

Io...

Accettavo il rapporto sessuale...

Anche perché ero affascinato dalla cultura di lui.

Chi ha cominciato in questi rapporti?

Sono nati spontaneamente, tra tutti e due.

(P.M.) Ma insomma, presidente, il teste si contraddice.

Ai periti lui disse che fu il Braibanti a obbligarlo.

Le frasi che ho detto in ospedale...

Nascevano dalla costrizione a cui ero sottoposto.

Non hanno un grammo di verità.

(Giudice) Quale sarebbe la tua verità?

Che questo processo è assurdo,

che non c'è nessun colpevole, perché non c'è nessuna colpa.

(P.M.) Presidente.

Molti di voi, prima di questo processo,

si saranno chiesti in cosa consista il reato di plagio,

cioè cosa fa uno come l'imputato concretamente

per recare del male al prossimo.

Ma bene, noi abbiamo appena avuto qui davanti a noi in quest'aula

una prova inequivocabile di che cosa sia,

di che cosa significhi essere plagiato.

Ettore Tagliaferri ha fatto di tutto

per negare le colpe di chi lo ha reso schiavo.

Colpe che sono state dimostrate dalle testimonianze di decine di persone.

Eppure per lui non è accaduto nulla.

Anzi, lui sostiene che il Braibanti gli ha fatto solo del bene.

Ma io dico, ma neppure una madre avrebbe parole così assolutorie

per il proprio figlio.

Questo ragazzo ha parlato per paura.

Perché in lui è ancora vivo il lavaggio del cervello

cui il Braibanti lo ha sottoposto.

Ebbene, signori della Corte, questo è essere plagiati.

Questo è plagio.

- È il pezzo più bello che hai scritto. - Eh...

Non mi sono sforzato tanto.

Però ti hanno dato retta.

Sta venendo tanta gente.

Ma figurati. Guarda che un giornale non smuove niente.

- Ci incartano il pesce il giorno dopo. - Ancora con questa storia del pesce.

Ma poi hai scritto "perbacco". Chi dice ancora "perbacco"?

Perché? lo lo dico "perbacco".

Tipo le "ts".

- Poi c'è di nuovo il partito operaio. - Il grande partito operaio, certo.

Quello ormai va in automatico.

Ah, ti ho portato il cornetto. Mangialo che è caldo.

No, grazie.

- Dai, che rimaniamo qui tutta la notte. - Adesso non mi va.

È buon segno se ci mettono tanto?

Mi sono sempre chiesta che succede nella Camera di consiglio.

Che fanno? Litigano?

Si menano.

(RUMORE DI PASSl)

(Agente) Scribani Ennio?

- Sì. - Mi segua.

- Che è successo? - Mi segua e basta.

Oddio, adesso mi arrestano.

Grazie di essere venuto.

Avevo bisogno di parlare con una persona amica.

Certo.

Come stai?

Ettore...

È a lui che fanno del male.

Puoi fargli avere questa lettera?

- Sì. - Nelle sue mani, mi raccomando.

Certo.

Non mi fido più di nessuno, neanche dei miei avvocati.

Ma forse è colpa mia.

Non ho mai cercato un contatto vero con loro.

- Poi ho un cattivo carattere. - Anche io, guarda.

Per quello ci capiamo io e te.

(Ragazzi, insieme) Plagio reato, vergogna dello Stato!

Vergona, vergogna dello Stato!

Mi stringono il cuore.

Menomale che ci sono però, no?

Altrimenti sarebbe inutile, tutto.

(Ragazzo) Plagio reato, vergogna dello Stato!

(insieme) Plagio reato, vergogna dello Stato!

Plagio reato, vergogna dello Stato!

Plagio reato, vergogna dello Stato!

Plagio reato, vergogna dello Stato!

Plagio reato, vergogna dello Stato!

(VOCl lNDISTINTE)

(VOCl NON UDIBILl)

In piedi, entra la Corte.

In nome del popolo italiano, visto l'articolo 603 del Codice Penale,

la Corte dichiara Braibanti Aldo colpevole del reato ascritto.

E, concesse le attenuanti generiche,

lo condanna alla pena di anni nove di reclusione.

(URLA, VOCl SOVRAPPOSTE) (Ragazzo) Lo trattate come un criminale!

- Vergogna! Vergogna! - Vergogna!

(Ragazzo) Fascisti!

(Graziella) Vergogna! Dov'è la giustizia?

(Ragazzo) Vergognatevi!

(VOCl SOVRAPPOSTE)

(VOCE NON UDIBILE)

Grazie, grazie.

Fatevi coraggio.

Mettila via adesso. Nascondila.

È colpa mia.

Tu hai detto la verità.

Ho peggiorato le cose.

Comunque non è finita.

C'è l'appello.

Io non ci voglio più mettere piede in questo posto.

Sto meglio in ospedale.

Senti, facciamo una cosa.

Ti lascio il mio numero e l'indirizzo. Eh? Così qualsiasi cosa...

(RUMORE DI PASSl) Se vuoi scrivere ad Aldo...

- Dobbiamo andare. - E dove?

In un posto sicuro.

Vieni.

Vieni.

Dove mi sta portando?

Da qualcuno che ti vuole bene.

Sei l'unico che non si arrende.

Si vede che non ho altro da fare.

Come va qua dentro, meglio?

Finalmente mi hanno concesso di tenere in cella una teca.

Adesso ci sono pure detenuti che vanno in cerca di formiche.

Ma perché vuoi fare a meno degli avvocati e vuoi difenderti da solo in appello?

Non serve nessuna difesa, scrivilo pure.

Guarda che per quanto sia, gli avvocati servono.

Ti aiutano a evitare delle trappole che magari non vedi.

Infatti eccomi qua.

È che l'aria è cambiata, eh.

Finalmente si sono svegliati, sono in tanti dalla tua parte ora.

Sai, io penso che gli appelli...

Le grida di protesta...

Tutte queste cose mi vanno contro.

Senza volerlo.

Sono le voci a mio favore le trappole in cui cado.

Certo, l'aria sta cambiando.

Ma sta cambiando la gente.

Non chi ha in mano il potere.

È inutile accanirsi.

Proprio tu parli così? Tu che hai combattuto i fascisti.

I fascisti erano veri.

Torturavano, deportavano, uccidevano.

Era tutto reale.

Questa mi sembra una farsa.

Vi ringrazio di quello che fate per me.

Ma io non voglio essere un martire.

Né mostro, né martire.

Taglia, taglia.

E poi questo termine, "scandagliare". Lo capisce il tuo portiere?

Basta così.

- Non l'ho chiuso ancora. - Non serve più.

Cioè?

Il commento sul processo d'appello è in macchina.

Un ottimo pezzo, perfetto.

Non vedo l'ora di leggerlo, guarda.

Anzi, me lo immagino già parola per parola.

Il nostro è un giornale di partito.

Qui diamo un'idea di futuro, educhiamo, dettiamo delle regole.

Non possiamo diventare l'organo di difesa di un vizioso.

È un compagno, che subisce un'ingiustizia.

Nel nostro mestiere... il distacco fa bene.

Rende più lucidi.

Tu ti stai scaldando troppo.

Nei tuoi pezzi non parli solo dell'imputato, del processo.

Ma ci metti dell'altro.

Sembra quasi un fatto personale.

Cosa vuoi dire, scusa?

Ho sbagliato a dare quest'incarico a uno come te.

Guarda, se è questo il problema, io posso andare via anche subito.

Non ti trattiene nessuno.

Sei sparito.

Non sapevo più dove cercarti.

- Ho chiamato gli ospedali, la Polizia... - Addirittura?

Ho pensato a un incidente.

Mi hai fatto stare male.

Scusa.

Che hai?

Niente.

Dove sei stato tutti questi giorni? Dove hai dormito?

Ma mi lasci in pace?

Eh?

Mi lasci...

Che c'è?

Sono caldo?

Hai mangiato qualcosa?

Sì.

Poco, non ho tanta fame.

Andiamo a casa, dai.

Oggi che giorno è?

- Martedì. - No, di numero dico.

- Dodici, tredici... Non mi ricordo. - Ma la sentenza quando era?

Domani.

Ah, è domani?

- Come va, secondo te? - Bene.

Deve andare bene.

Deve andare bene per forza.

Tu lo sai perché?

So tutto.

Andiamo a casa.

Hai la febbre. Così ti riposi.

- Andiamo insieme domani al palazzaccio? - Sì, ti ci porto io.

Bene.

Mi aiuti ad alzarmi?

Vada pure, noi aspettiamo qui.

(RADIOCRONACA DELLA PARTITA)

Per la lapide.

Ti sei sposata.

Così giovane.

(Carla) Per il bambino.

Abbiamo dovuto farlo.

Però ci vogliamo bene.

È uno che conosco?

No, è uno di fuori.

Siediti.

Hai più visto Ettore?

Non lo sa nessuno.

Nemmeno mio marito.

Ma io vado da lui tutti i giorni.

Gli pulisco casa.

Gli porto da mangiare.

Ma non lo incontro quasi mai.

E la famiglia?

L'hanno lasciato solo.

Dopo che è uscito dall'ospedale.

Lavora?

Fa quello che può.

L'hanno rovinato qua.

Nella testa.

Vuole che lo cerchiamo?

No, sotto ho i miei angeli custodi.

Devono obbedire agli ordini.

Balli ancora qualche volta?

(MUSICA: "AIDA - PRESAGO IL CORE DELLA TUA CONDANNA" DI R.TEBALDl)

(Aida) # Presago il core della tua condanna

# In questa tomba che per te s'apriva

# lo penetrai furtiva

# E qui lontana

# Da ogni umano sguardo

# Nelle tue braccia

# Desiai morir. #

# Morir

# Sì pura e bella

# Morir per me d'amore

# Degli anni tuoi nel fiore

# Degli anni tuoi nel fiore

# Fuggir la vita

# T'avea il cielo per l'amor creata

# Ed io t'uccido per averti amata

# No, non morrai

# Troppo sei bella. #

(Aida) # Triste canto. #

(Radamès) # Il tripudio dei sacerdoti. #

(Aida) # Il nostro inno di morte. #

(Radamès) # Né le mie forti braccia

# Smuovere ti potranno

# O fatal pietra. #

(Aida) # Tutto è finito sulla Terra per noi. #

Ho sentito della tua mamma.

Mi hanno dato il permesso di vederla quando era troppo tardi.

Se n'è andata senza saperti libero.

E tu?

Come stai?

Io volevo fare il pittore.

In qualche modo lo faccio.

E tu?

In cella riesci a scrivere?

"Io potrei essere confinato nel guscio di una noce"...

"E sentirmi il re dello spazio infinito."

Amleto.

Qualcosa scrivo ancora.

Le solite cose difficili?

Quelle che non capisce nessuno tranne te.

Ogni tanto...

Guardo a terra.

Sotto gli alberi.

Per vedere se ci sono ancora.

Le formiche?

Come stanno?

Stanno chiuse come me, ma loro non si lamentano.

Volevo chiederti scusa.

Non ho mai risposto a quella tua lettera.

Ti ho già perdonato.

"Tutto questo sembrava una favola."

"E la favola sembrava finita."

"Poi, di colpo"...

"Ho capito."

"Mi ero fatto te."

"Non ti avrei mai più proiettato in un mondo che non esiste,

perché loro"...

"Loro"...

"Loro"...

"Loro l'hanno distrutto."

Sei diventato un vero poeta.

Questa l'hai scritta tu.

Tanto tempo fa.

Adesso è tua.

Sottotitoli a cura di Artis-Project

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