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Original subtitles

Nel secondo mistero si contempla la flagellazione di Gesù.

Dove vai? Sta' qui!

Che è tutta 'sta confusione?

- Che è successo? Parla! - Eccellenza,

vogliate perdonare: è stato trovato un soldato morto nel giardino.

Che cosa?!

Ci sono gravi disordini, giù in città e dappertutto.

Hanno portato questa lettera del duca di Malvica. Dice che è molto urgente.

"Caro Fabrizio, leggi le terribili notizie sul giornale".

"I piemontesi sono sbarcati. Siamo perduti".

"Stanotte, io con tutta la famiglia, ci rifugeremo sui legni inglesi".

"Certo, farai lo stesso anche tu".

"Dio salvi il nostro amato Re. Ti abbraccio".

Che coniglio!

"Un atto di pirateria veniva consumato l'11 maggio,"

"mercé lo sbarco di gente armata alla marina di Marsala".

"Posteriori rapporti hanno chiarito essere la banda di circa 800"

"e comandata da Garibaldi".

"Quando i briganti sbarcarono, evitarono con cura lo scontro con le regie truppe,"

"dirigendosi, si dice, su Castelvetrano,"

"minacciando i pacifici cittadini e non risparmiando devastazioni".

Garibaldi!

Paolo, da stasera abiterai a palazzo a Palermo.

Case vuote, in questi momenti, sono case perdute.

Fabrizio, no! É pericoloso!

Fabrizio, no! No! C'è la guerra!

- Francesco Paolo, chiama Mimì. - Sì, papà. Subito.

Mimì! Mimì!

- Domenico! - È la rivoluzione!

Presto!

Mio Dio, ha una crisi!

Oh, madame!

Le gocce! Le gocce!

Oh, Dio! Soffoco!

- Soffoco! - Concetta, sbrigati!

Presto!

Voilà, madame!

Beva queste, starà meglio.

Mimì!

Domenico!

Mimì!

- Mimì viene subito, papà. - Papà!

- Mimì! - Papà!

- Eccellenza, in giardino abbiamo trovato... - Lo so!

Mimì! Di' a Don Antonio di attaccare i bai al coupé! Va'!

- Scendo a Palermo, subito dopo cena. - Sì, Eccellenza.

- Padre Pirrone... - Sì?

- Lei verrà con me, eh? - Io?

Il Signore ci protegga.

- Fabrizio, con tutte le strade piene di soldati! - Stella, sta' calma.

Passerà due ore con i suoi amici a casa Professa. Torneremo per le undici.

Va bene, Eccellenza.

A pranzo, tra una mezz'ora.

Tutti quanti!

Che facciamo?

Il fetore di queste carogne non cessa neanche da morte!

- Salvatore, avvertisti la caserma? - Sissignore.

Eccellenza, abbiamo già avvertito la caserma che lo portassero via.

Brutti tempi, Eccellenza. Brutti tempi.

Guardi quanti fuochi sulle montagne!

- Sono gli accampamenti dei ribelli. - Li vedo, Padre.

Vostra Eccellenza è forse preoccupata per Don Tancredi?

Don Tancredi dovrebbe guardarsi da certe amicizie,

da certe frequentazioni pericolose.

La colpa non è affatto di Don Tancredi, ma solo dei tempi!

Certo, sì.

Oggi un giovane di buona famiglia non può giocare a carte

senza inciampare in amicizie compromettenti e pericolose!

- Sì, capisco. - Allora, basta, Padre!

- Per quanto, un poco di prudenza... - Insomma!

- Alt! Ferma! - Sergente!

Posto di blocco di villa Airoldi.

- Buonasera, Eccellenza. - Buonasera, Sergente.

Mi scusi.

Puoi proseguire! Lasciate passare, è Sua Eccellenza il Principe di Salina.

- Buonasera, Eccellenza. - Buonasera.

Lasciate passare!

Che bel paese sarebbe questo, Eccellenza! Se...

Se non ci fossero tanti Gesuiti.

- Passerò a riprendervi fra due ore. - Sì

Padre...

Buone orazioni.

Vai!

- Dove possiamo andare? - Alla taverna vicino al porto, no?

Sì, la conosco.

Buonasera, signore beddu.

- Melina, non è cosa per te. - Lasciami stare, non t'immischiare.

Principone mio!

- Buongiorno, zione! - Tancredi!

- Che hai combinato, stanotte? - Niente di niente, zione.

Sono stato con amici, una notte santa.

Non come certe conoscenze mie, che sono state a divertirsi a Palermo.

- Chi sarebbero queste tue conoscenze? - Tu stesso, zione.

Ti ho visto a villa Airoldi, al posto di blocco, mentre parlavi col sergente.

Belle cose alla tua età! Insieme a un reverendissimo, poi!

- I ruderi libertini! - Dopotutto è vero.

Mimì!

Perché sei vestito così? Che succede? Un ballo in maschera di mattina?

Parto fra poco, zione. Fra un'ora. Sono venuto a salutarti.

Perché?

Dove vai? Non un duello?

Sì, un gran duello, un duello col Re! Con Franceschiello!

Vado nelle montagne, a Ficuzza.

Si preparano grandi cose e io non voglio restare a casa!

Dove, del resto, m'acchiapperebbero subito.

Sei pazzo a metterti con quelli! Sono mafiosi! Tutti imbroglioni!

- Un Falconeri sta con noi, per il Re! - Per il Re, certo.

Ma quale Re?

L'hai detto tante volte pure tu: se fosse vivo Re Ferdinando...

Ma Franceschiello, Dio guardi, no.

Credi che il piemontese che chiamano "il galantuomo" sarà molto meglio?

Dialetto torinese invece che napoletano, tutto qui!

Che ne diresti della repubblica di Don Peppino Mazzini?

Credimi, zione,

se non ci siamo anche noi, quelli ti fanno la repubblica in un attimo.

Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi.

Mi sono spiegato?

A presto, zio. Ritornerò col tricolore!

Il tricolore! Ah!

Vi riempite la bocca con questa parola.

Cos'è in confronto alla nostra bandiera candida col giglio d'oro?

Cosa sperate da quest'accozzaglia di colori?

- Aspetta e vedrai che ho ragione. - Illusi!

Addio, zio.

Addio.

A presto!

Ciao, Rosalia. A presto.

- Arrivederci. - Au revoir, Tancredi.

- Carolina... - Arrivederci.

Buono!

- Ciao. - Ciao.

- Oplà! Ciao. - Arrivederci.

- Arrivederci! - Au revoir, Tancredi!

- Ciao, Tancredi! - Ciao!

Tancredi!

Aspetta!

Zione...

Ma che fai?

Ora sussidi la rivoluzione?

Grazie tante, zione.

A presto! Abbraccia per me la zia!

Tancredi!

Concetta, no! Ritorno presto, sai?

Ciao.

Ciao, Concettina. A presto.

Vai!

Buongiorno, Eccellenza.

Buongiorno, Padre.

- Eccellenza viene a confessarsi? - Confessarmi? Non è sabato.

Eccellenza, date retta a me, confessatevi.

Vedete, Padre, non ce n'è bisogno. Voi sapete già tutto.

L'efficacia della confessione non è solo nel raccontare, ma nel pentirsi...

Lo so, lo so!

Che volete da me? Sono un uomo vigoroso.

Come accontentarmi di una donna che a letto fa il segno della croce, prima?

E dopo non sa dire che "Gesù Maria"! Sette figli ho avuto da lei!

Sette!

E sapete che vi dico, Padre? Non ho mai visto il suo ombelico.

Eh?

È giusto, questo?

Lo chiedo a voi: è giusto? È lei la peccatrice.

Eccellenza,

sono stato troppo brusco.

Conservatemi la vostra benevolenza.

Ma date retta a me, confessatevi.

Non ho affatto intenzione di confessarmi.

Almeno oggi.

Ho fatto importanti scoperte politiche.

Sapete che succede nel nostro paese? Niente succede.

Solo un'inavvertibile sostituzione di ceti.

Il ceto medio non vuole distruggerci, ma solo prendere il nostro posto.

Con le maniere più dolci, magari dandoci qualche migliaio di ducati.

E poi tutto può restare com'è.

Capite, Padre? Il nostro è il paese degli accomodamenti.

In poche parole, voi signori vi mettete d'accordo coi liberali.

Addirittura coi massoni!

A spese nostre, della Chiesa!

Perché tutti i nostri beni, che sono patrimonio dei poveri,

verranno arraffati e malamente divisi tra i caporioni più impudenti!

E dopo?

Chi sfamerà i molti infelici che ancora oggi la Chiesa sostenta e guida?

Come si placheranno quei disperati? Ve lo dirò io.

Si darà loro in pasto prima una porzione, poi un'altra.

E alla fine, l'intero delle vostre terre!

Nostro Signore guariva i ciechi del corpo,

ma i ciechi di spirito dove finiranno?

Non siamo ciechi di spirito, caro Padre,

ma solo esseri umani in un mondo in piena trasformazione.

Che dovremmo fare?

Alla Chiesa è stata fatta esplicita promessa d'immortalità.

A noi, come classe sociale, no.

Per noi, un palliativo

che ci promette di durare altri 100 anni equivale all'eternità.

Oltre quanto possiamo accarezzare con le nostre mani, non abbiamo obblighi.

La Chiesa, sì. Lei deve averne, perché è destinata a non morire.

- Nella sua disperazione è implicito il conforto. - Eccellenza!

Credete che se un giorno la Chiesa potesse salvarsi sacrificando noi,

esiterebbe a farlo?

Non esiterebbe. E farebbe bene.

Avrete due peccati da confessarmi, sabato, Eccellenza.

Uno della carne, di ieri notte. E uno dello spirito, di oggi.

- Ricordatevelo. - Guardate, Padre.

Guardate che bellezza! Ce ne vorranno di Vittori Emanuele

per mutare questa pozione magica che ci viene quotidianamente versata.

Lasciatelo, assassini!

Su! Plotone, presto, sbrigatevi!

Avanti!

Puntate! Fuoco!

Via, traditori! Carogne! Via!

- Alla forca! - Acchiappalo!

Eccolo qua!

No, lasciatemi!

Non ho fatto niente! Lasciatemi!

- Impicchiamolo! - Aiuto!

- Non ho fatto niente! - Assassino!

Lasciatemi!

Impicchiamolo!

Avanti!

Via libera! Via!

Svelti, al muro! E voi, seguitemi!

- Venite! Venite! - Avanti, da quella parte!

- Venite, salvateci voi! - Viva i garibaldini!

- Aiutami! - Signor Tenente, qua!

Mio figlio, me lo ammazzarono!

È uno sbirro, un assassino! Abbiamo fatto giustizia con le nostre mani!

- Un vigliacco! - Attenti!

- Avanti, seguitemi! - Presto!

La cavalleria! Non sparate ancora, aspettate!

Fuoco!

Fuoco!

Avanti!

Primo plotone: avanti, marsc'!

Secondo plotone: avanti, marsc'!

A terra!

Puntate, fuoco!

Puntate, fuoco!

- Ehi, buona donna! Tu, sì. Vieni qua. -Che vuoi?

- Che succede? Dove sono andati? - Avanzano, sono già al porto.

Forza, ragazzi, avanti!

Alla carica!

Che ne dice, Padre?

Eh?

Questi gloriosi nuovi tempi ci daranno strade migliori?

No...

Il governo...

- Ehi, sgombrate! - Non si passa! Fermo!

- Sgombrate! - Fermo!

- Perché? - Non si può, è bloccato.

- Abbiamo un lasciapassare. - Non serve, la strada è chiusa.

- Fermatevi! Fermate le carrozze! - Alt!

- Fermatevi! - Fermi!

Mi spiace, è proibito passare. Fermateli, non possono andare oltre!

Lasciapassare, prego.

A quanto pare, il nostro lasciapassare non sarebbe valido.

Non dico questo, ma ci è stato comunicato

che i lasciapassare rilasciati ai civili sono sospesi.

Credete che stiamo a divertirci?

Se dico di tornare indietro, dovete tornare indietro!

Fate sgombrare, in modo che le carrozze possano proseguire!

- Alt! - Dove credi di andare?

Macché carrozze! Qui non passa nessuno!

Sono il capitano Principe Tancredi, ho combattuto a Palermo con voi!

- Capitano, io ho un ordine. Che faccio? - Anche questo è un ordine!

- Aprite il passaggio! Via! - Va bene. Aprite!

Presto, ragazzi, portate via i carri.

Aiuta anche tu, via!

Attenzione! Via, via!

Forza!

Avanti!

Andiamo!

Compare, ve l'ho sempre detto, qua c'è il vino buono!

Tu che vivi in mezzo alla nobiltà,

cosa dicono i signori di questo fuoco grande?

Cosa ne dice il Principe di Salina, rabbioso e orgoglioso com'è?

Vedete, i signori, come dite voi, non sono facili a capirsi.

Vivono in un universo particolare,

creato non direttamente da Dio ma da loro stessi,

durante secoli di esperienze specialissime, affanni e gioie loro.

Loro si turbano o si allietano per cose delle quali, a voi e a me,

non importa niente, ma che per loro sono vitali.

Non voglio dire che siano cattivi, tutt'altro.

Sono... Sono differenti.

Non badano a certe cose che per noi sono molto importanti

e magari hanno timori che noi ignoriamo.

Il Principe Salina, per esempio: per lui sarebbe un dramma

rinunciare alla villeggiatura a Donnafugata, dove stiamo andando.

Ma se uno gli chiede cosa ne pensa della rivoluzione,

dice che non c'è stata nessuna rivoluzione

- ... e che tutto continuerà come prima. - Ma ci mancherebbe altro!

Ci mancherebbe altro, già!

Leggiamo il breviario, è meglio. Tanto...

Dunque...

Salmo 44.

Svelti, ragazzi!

Andiamo!

Stendi bene.

Tu vai a pigliare le bottiglie e tu i bicchieri.

Facciamo presto.

Presto, che arrivano i signori.

Tutto quello che comandate.

Speriamo vada tutto bene, come vuole voscenza.

Sono tanto contento di rivedervi, Eccellenza.

Ora ci riposiamo un po'.

Certo, sotto gli alberi potete mangiare tranquilli.

- Fra un'ora ripartiamo per Donnafugata. - Sì.

- Anche qua passarono i soldati? - Sì.

- Avete avuto qualche danno? - Si portarono pecore...

È peggio che in Algeria!

Altro che Algeria, mia cara!

È terribile!

Eh, l'Algeria!

Ah, che bello!

- Non vuoi rinfrescarti un po'? Tieni. - Sì.

Prova a bagnarti un po' le tempie e la fronte, eh?

Che fresco!

Ah, che piacere!

- Va meglio, eh? - Sì.

Sbrighiamoci a raggiungere gli altri o non troveremo niente per colazione.

Me lo ridai?

Andiamo, vieni.

Hai fame?

- La carne è davvero squisita. - Sì.

Lo dicevano tutti:

"Quest'anno, Sua Eccellenza non potrà lasciare Palermo".

"Come volete che si muova in tempi come questi?"

"Chissà che successe a Sua Eccellenza e alla sua famiglia?"

"Che il Signore li protegga!"

Invece sono tutti sani e salvi.

Ringraziamo Iddio!

Ma sì, certo. Che volevate che ci accadesse?

È stato tutto molto semplice.

Pochi giorni dopo l'entrata di Garibaldi a Palermo,

Tancredi aveva accompagnato a casa un simpatico generale toscano

che desiderava ammirare gli affreschi della villa

e che si dimostrò utilissimo per ottenere il lasciapassare per Donnafugata.

La mia famiglia e io siamo lieti di riceverla in casa nostra, generale.

Grazie, Eccellenza.

Ti ha detto "Eccellenza". È la sua prima infrazione agli ordini di Garibaldi.

- Concetta! - Bentornato.

- Mademoiselle... - Tancredi...

Ciao. Zia...

Generale, lei desiderava vedere gli affreschi della villa.

- Molto volentieri, Eccellenza. - È meglio farlo finché c'è luce.

Al centro: Giove folgorante e Giunone, Marte, Venere e Mercurio.

Dall'altro lato: Teti, preceduta da una schiera di tritoni e driadi.

Apollo, circondato di nuvole,

e tutti insieme, esaltanti la gloria di casa Salina.

Tancredi...

Vuoi una caramella di menta?

Sì, grazie. Proprio quelle che mi piacciono.

Le ho portate apposta per te.

- Com'è pallido! Davvero non è una ferita grave, la sua? - Come?

Beh, una promozione sul campo val bene una ferita.

Le carrozze! Arrivano le carrozze!

Arrivano le carrozze!

Arrivano le carrozze! Arrivano le carrozze!

Sono felice di dare il benvenuto alle loro eccellenze.

- Don Onofrio, come andiamo? - Bene, Eccellenza.

Le consegno il palazzo nello stato preciso in cui è stato lasciato.

Bene, Don Onofrio.

Finalmente!

Quanta polvere! Vieni qui, povero piccolo!

Bravo, Don Onofrio!

Sono fiero di stringere la mano al glorioso ferito di Palermo!

Macché ferito! Mi hanno fatto capitano per un moscerino in un occhio.

So che avete fatto molto per la causa, Don Calogero.

- Crispi mi ha detto gran bene di voi. - Ossequi, Eccellenza.

- Don Ciccio... - Bentornato, Eccellenza.

Cara Teresina, che piacere ritrovarti.

Anche voi, s'intende. Che novità, Don Ciccio?

Novità come? Non saprei, Eccellenza.

- Permettete? Posso? - Andate pure.

- Ricordati di fare gli inviti a pranzo per stasera. - Sì.

Bisogna invitare pure le mogli.

- Perché le mogli? - È meglio.

Invita Don Calogero Sedara e digli di portare la moglie.

Il notaio con la sua,

Don Ciccio Tumeo, che grazie a Dio moglie non ne ha.

- E tutti gli altri dopo pranzo. - Sì, sì, sì!

- Cosa c'è? - Sono Mimì, Eccellenza.

- Padre Pirrone... - Cosa?

Padre Pirrone chiede di vedere Vostra Eccellenza, subito.

- Allora va bene, fallo entrare. - Sì, Eccellenza.

Eccellenza, permesso.

- Chiedo scusa, non sapevo. - Non fate lo sciocco, Padre!

Sì, Eccellenza.

Siete abituato alla nudità dell'animo, quella del corpo è più innocente.

- Datemi l'accappatoio. - Come?

- L'accappatoio! - Ah, sì! Subito, Eccellenza.

Avanti, coraggio, Padre!

- Forte, Padre. Avanti! - Sì, Eccellenza.

Date retta a me: fatevi un bagno pure voi, ogni tanto.

Sedetevi.

- Sedetevi! - Sì.

- Perché volevate parlarmi così di furia? - Ehm...

Ecco, Eccellenza, ho avuto l'incarico di una missione molto delicata.

Una persona molto cara a voi ha voluto aprire a me il suo animo

e affidarmi l'incarico di dirvi,

fiduciosa, forse a torto, che la stima di cui Vostra Eccellenza mi onora...

- Non potreste essere più conciso? - Certo, Eccellenza. Ecco...

- Insomma, di chi si tratta? Della Principessa? - No, Eccellenza!

La Principessa è molto stanca, ora sta riposando.

Si tratta della signorina Concetta.

È innamorata.

La signorina Concetta? Come?

Stupidaggini!

Sono spiacente di avervi turbato, Eccellenza. Io non credevo...

Vedete, Padre, a 45 anni un uomo può credersi ancora giovane.

Fino al momento in cui si accorge di avere figli grandi, in età di amare.

Allora la vecchiaia gli piomba addosso di colpo!

Eccellenza...

Non mi avete chiesto neppure chi sia l'altro...

- ... il giovane di cui la signorina... - Non ce n'è bisogno!

Quella stupida! Perché non è venuta a dirlo a me?

Bene. Secondo voi cosa dovrei dire io, eh?

Eccellenza, il desiderio di fondare una famiglia cristiana

è graditissimo agli occhi della Chiesa.

- La presenza di Nostro Signore alle nozze di Cana... - Non divaghiamo!

Intendo parlare di questo matrimonio e non di quello di Cana.

E nemmeno del matrimonio in generale.

Don Tancredi ha fatto precise proposte? E sapete quando?

Ecco, proposte vere e proprie no.

Però la signorina Concetta non ha dubbi.

Le sue attenzioni, gli sguardi, le mezze parole...

La principessina è sicura di essere amata e sente le proposte imminenti.

Non vi preoccupate, Padre, il pericolo non è vicino.

Si tratta di fantasie da educanda romantica.

Ma pericolo perché, Eccellenza?

Ve la immaginate, voi, Concetta ambasciatrice a Vienna o a Pietroburgo?

Io voglio bene a Concetta, mi piace. Così placida, sottomessa.

- Ma Tancredi ha un grande avvenire davanti a sé. - Certo.

Come può Concetta, così passivamente virtuosa, così timida, riservata,

aiutare un marito ambizioso

a salire le scale sdrucciolevoli della nuova società?

E a Tancredi servono soldi.

Concetta avrà la sua dote, certo,

ma la fortuna di casa Salina dovrà essere divisa in 7 parti.

Dico 7 parti!

E Tancredi ha bisogno di ben altro.

Una delle ragazze Sutera, eh?

Sì, lo so.

Tanto bruttine, poverette. Ma tanto ricche, Padre. Tanto!

- Sì, ma... - Ma cosa? L'amore?

Già, certo, l'amore.

Fuoco e fiamme per un anno e cenere per 30.

Lo so anch'io che cos'è l'amore.

Cosa c'è?

Eccellenza, quale vestito vuole indossare per il pranzo?

Padre, direte a Concetta che non sono affatto seccato,

ma che ne riparleremo quando saremo sicuri che non sono solo fantasie.

- Che vestito vuoi che metta? Uno da pomeriggio! - Bene, Eccellenza.

- Au revoir, Padre! - Eccellenza, allora...

Buonasera.

Papà, Don Calogero sta salendo le scale! È in frac!

In frac!

Caro zio, questa notizia ti ha fatto più effetto dello sbarco a Marsala.

Don Calogero in cravatta bianca. È il segno della rivoluzione in cammino!

Ah!

Certo, in frac, è vero, ma guardate che frac!

E le scarpe!

- Buonasera, Don Calogero. - Buonasera, Principe.

Mia moglie non sta bene, è un poco raffreddata.

- Mi spiace molto. - Grazie, Principe.

Spero mi scuseranno se mia figlia Angelica viene al suo posto.

Ma certamente, venite.

Da un mese non fa che parlare del piacere che avrebbe avuto

a essere da loro conosciuta da grande.

La ricordo benissimo, bambina: graziosissima.

Saremo lieti di rivederla.

- Buonasera, Don Calogero. - Buonasera, signorina.

- Principessa... - Buonasera, Don Calogero.

Mia figlia sarà qui fra un minuto. Non era del tutto pronta, ma ora viene.

Ci sono due passi da casa nostra a qui, loro lo sanno.

Sì, Don Calogero, l'aspetteremo.

- Mia moglie è un po' raffreddata. - Mi spiace.

Eccellenza, come le dicevo, la chiesa è malridotta.

- Le riparazioni le faceste? - Certo.

- L'anno scorso? - Sì. E ora i cornicioni sono di nuovo smozzicati.

- Ve l'avevo detto, io. - E che potevo fare?

Venite, Don Onofrio.

Carina.

Con permesso, Principessa.

- Principessa... - Angelica mia!

Da quanto tempo non ti avevo vista! Sei molto cambiata e non in peggio.

È una fortuna per noi, signorina Angelica,

accogliere un così bel fiore nella nostra casa.

Io spero...

Spero che avremo il piacere di rivederla molto spesso.

Grazie, Principe. Vedo che la sua bontà per me

è uguale a quella che ha sempre dimostrato al mio caro papà.

Oh!

Come sta, signorina Concetta?

Ti prego, Angelica, da bambine ci davamo del tu.

- Buonasera, Padre. - Buonasera, cara.

Signor Conte, mi permetta di presentarle mia figlia Angelica.

Il pranzo è pronto.

Così mi misi il cuore in pace, ecco.

Oh! Diversi strati, come vuole la tradizione!

Che profumo!

- È stato faticoso, il viaggio? - No, non troppo.

Non vi hanno ancora servito, mi spiace. Viene subito.

- Bello, veramente. Bella figliola. - Sì, Concetta.

Il villino che mi sto facendo costruire fuori dal paese,

sarà modesto, ma...

molto comodo.

Mi pare che abbiamo tutti appetito. Pensi se avessimo iniziato con un potage.

- Non è vero? - È giusto.

Giornate indimenticabili, vi dico.

Solo una parola d'ordine, di bocca in bocca: armi ed armati!

Il generale aveva capito

che quando i siciliani si muovono, si muovono sul serio.

E lei perché si è fatto garibaldino?

"Se non disdegnerete di avere Garibaldi come fratello d'armi,"

"lui non ha che un desiderio: battersi al vostro fianco".

Sono parole sue, di Garibaldi.

Poi non immaginavo sarebbe stato così faticoso!

Mai camminato tanto in vita mia! La marcia notturna su Gibilrossa...

- Bixio l'avete conosciuto? - Bixio? Un ostinato!

Sì, ostinati e stravaganti, tutti quanti!

Se vi raccontassi la scenata tra Bixio e La Masa, cui assistetti per caso...

E la presa di Porta Termini? Lì c'ero anch'io, ma solo per un momento.

No, no.

Non lo credo assolutamente.

Eppure i fatti insegnano.

No, no.

- Non può essere. - Io lo so.

Penso così anch'io.

Mi sono enormemente divertito. Mi creda, signorina.

Le più grandi risate le abbiamo fatte la sera del 28 maggio.

Al generale serviva un posto di vedetta in cima al monastero dell'Origlione.

Picchia e impreca, nessuno apriva.

Era un convento di monache di clausura!

A proposito, reverendo, domani andremo al monastero di Santo Spirito,

a pregare sulla tomba della beata Corbera.

Bene, bene. Quelle brave monachelle

sono state già informate dell'arrivo delle loro eccellenze.

Sono già in fervore di preparativi, per la loro visita.

Non abbiamo mai mancato di andarci, il giorno dopo il nostro arrivo.

E allora, cos'è successo?

Ora glielo dico.

Tassoni, Aldrighetti, io e pochi altri, cerchiamo di sfondare la porta.

Niente da fare.

Allora prendiamo una trave di una casa bombardata, lì vicina.

Finalmente, con un baccano d'inferno, la porta viene giù.

Noi entriamo. Un deserto.

A un tratto si odono strilli disperati, da un angolo del corridoio.

Le suore s'erano rifugiate nella cappella e stavano ammucchiate contro l'altare.

Chissà cosa temessero da quella decina di giovanotti esasperati!

Era buffo vederle: vecchie e brutte com'erano,

nelle tonache nere, con quegli occhi sbarrati,

tutte già pronte e disposte... al martirio.

E guaivano come cagne!

Quel bel tipo di Tassoni grida: "Sorelle, non abbiamo tempo".

"Torneremo quando ci potrete procurare le novizie".

E tutti a ridere da rotolarsi per terra.

Le lasciammo a bocca asciutta per andare a far fuoco

contro i regi dalle terrazze. 10 minuti dopo, fui ferito.

Che bei tipi dovevate essere! Avrei voluto trovarmi con voi.

Se ci fosse stata lei, non avremmo avuto bisogno di aspettare le novizie.

Il pranzo fu buono assai!

Andiamo a prendere il caffè, è molto meglio.

Tancredi, queste brutte cose si dicono al confessore!

Non si raccontano alle signorine, a tavola!

Per lo meno quando ci sono anch'io!

Ha ragione lui, d'accordo. E lo aiuterò anche.

Ma non si può negare che sia un tantino ignobile.

♪♪ A 15 anni facevo l'amore. ♪

♪ Daghela avanti un passo, delizia del mio core! ♪

♪ A 16 anni ho preso marito. ♪

♪ Daghela avanti un passo, delizia del mio core! ♪

♪ A 17 anni mi sono spartita. ♪

♪ Daghela avanti un passo, delizia del mio cor! ♪

- Evviva l'Italia! - Viva l'Italia!

- Viva l'Italia! - Viva!

- Viva Garibaldi! - Viva l'Italia unita!

- Viva l'Italia! - Viva il plebiscito!

♪ La dìs, la dìs, la dìs che l'è malada ♪

♪ per non, per non, per non mangiar polenta. ♪♪

Non siate così triste, Padre. Non stiamo seguendo un funerale.

- È 'sto vento schifoso! - Ringraziamo il Signore, invece.

Senza vento, l'aria sarebbe un putrido stagno.

- Bacio le mani, Eccellenza. - Siamo tutti italiani!

Bacio le mani, Eccellenza. Voscenza benedica.

Dovete votare con ordine.

Chi è arrivato per primo, vota per primo!

Qui non si fanno assolutamente...

Il Cavour di Donnafugata.

Eccellenza, questo è un grande onore, per me, perché...

Don Onofrio!

Rotolo Onofrio.

Ha votato.

No, Padre Pirrone non è residente qui.

Le operazioni di voto sono sospese per qualche minuto.

Posso avere l'onore di pregare le loro signorie

di accettare un modesto bicchierino?

Il rinfresco!

Prego, Eccellenza.

Va'!

- Eccellenza... - Prenderò il bianco, grazie.

Penso sia più leggero.

Un tardivo omaggio alla bandiera borbonica.

Non posso proprio bere, oggi, non sto bene.

Un disturbo intestinale fastidiosissimo.

I vostri disturbi, in un giorno come questo, sono secondari!

Grazie, io non bevo mai.

Don Calogero, per parte mia, accetto con molto piacere.

Grazie, Principe.

Io vorrei dire qualche parola,

ma le grandi gioie, Principe, sono mute.

È con grandissima emozione che io mi accingo...

Ho il grandissimo onore

di comunicarvi i risultati del plebiscito

del nostro comune di Donnafugata!

L'anno 1860, il giorno 22 ottobre, in Donnafugata,

alle ore 18.00 pomeridiane,

la commissione elettorale comunale si è riunita

per esaminare i voti pronunziati per plebiscito

dalla popolazione di questo comune.

Il popolo siciliano vuole l'Italia una e indivisibile,

con Vittorio Emanuele Re costituzionale e i suoi legittimi discendenti!

- Sst! - E insiste, pure!

È bello stupido!

Raccolti tutti i voti e fattone il dovu...

Raccolti tutti i voti...

Raccol...

Raccolti tutti i voti e fattone il dovuto scrutinio,

si hanno ottenuto i seguenti risultati.

Elettori iscritti, 515.

Votanti, 512.

Sì, 512!

No, zero!

E voi, Don Ciccio, come avete votato il giorno 21 ?

Di che avete paura?

Qui non ci siamo che noi, il vento e i cani.

Eccellenza, la vostra è una domanda inutile.

Sapete benissimo che a Donnafugata tutti hanno votato per il sì.

Si dice pure che voi stesso consigliaste gli incerti di votare così.

Infatti è vero.

Allora avete votato sì?

No, Eccellenza. Io avevo votato per il no.

No. 100 volte no!

Va bene, Eccellenza. Lo so quello che mi avevate detto.

"La necessità, l'unità, l'opportunità..."

Forse avevate ragione. Di politica non m'intendo e la lascio agli altri.

Ma Ciccio Tumeo è un galantuomo.

Artista mancato, povero, miserabile, coi calzoni sfondati,

ma i benefici ricevuti non li avevo dimenticati!

Voi lo sapete, Eccellenza.

Fu la regina Isabella, la spagnola, allora Duchessa di Calabria,

a farmi studiare.

E a permettermi di essere quello che sono oggi:

organista della madre Chiesa.

Onorato dalla benevolenza di Vostra Eccellenza. E...

Negli anni di maggiore bisogno,

quando mia madre mandava una supplica a corte,

le 5 onze di soccorso arrivavano, sicure come la morte!

Se oggi questi santi re e belle regine

ci guardano dal cielo, che avessero a dire?

Che il figlio di Leonardo Tumeo li tradì? No! No!

Eccellenza, no!

Meno male che in Paradiso si conosce la verità.

Calmatevi, ora!

Ammiro la vostra fedeltà e devozione, ma dovete capire, Don Ciccio,

che il popolo era sovreccitato per le vittorie di questo Garibaldi

e il plebiscito era il solo e urgente rimedio per l'anarchia, credetemi.

Per noi non è che il male minore.

I Savoia, in fondo,

una monarchia sono.

Gli interessi delle persone che amate e a cui siete devoto,

escono da questi avvenimenti frustrati, sì,

ma ancora vitali, ancora validi.

Qualcosa doveva cambiare,

perché tutto restasse com'era prima.

L'ora della rivoluzione finì.

Speriamo che l'Italia nata oggi, pure a Donnafugata, possa vivere e prosperare.

Ma io avevo detto di no!

E quei porci s'inghiottono la mia opinione, la masticano

e la cacano come vogliono loro.

Io dissi "nero" e mi hanno fatto dire "bianco".

Ero un fedele suddito

e sono diventato un borbonico schifoso.

Ora tutti savoiardi sono.

Ma i savoiardi me li mangio col caffè, io!

I savoiardi!

- Don Ciccio... - Eccellenza?

Ditemi una cosa: voi che vedete tanta gente in paese,

che si pensa davvero di Don Calogero, a Donnafugata?

Eccellenza, pensavo di aver manifestato con sufficiente chiarezza la mia opinione.

M'interessa assai conoscere la verità su Don Calogero e la sua famiglia.

La verità, Eccellenza,

è che Don Calogero è molto ricco.

E molto influente, anche.

Avaro!

Intelligente come il diavolo, d'altronde.

Vostra Eccellenza avrebbe dovuto vederlo in aprile e maggio scorso.

Andava avanti e indietro in tutto il territorio, come un pipistrello.

In carrozza, col mulo, a piedi.

Pioggia o sereno che fosse.

E dove passava lui si formavano circoli segreti,

si preparava la via per quelli che dovevano venire.

Un castigo di Dio, Eccellenza! Un castigo di Dio!

E non abbiamo visto che il principio della carriera di Don Calogero.

Fra qualche mese sarà deputato al parlamento di Torino!

Fra qualche anno, quando venderanno i beni ecclesiastici,

con 4 soldi si prenderà il feudo di Marca,

il feudo di Fondachello, il feudo...

E diventerà il più grande proprietario della provincia.

Ecco. Questo è Don Calogero, Eccellenza.

L'uomo nuovo, come deve essere.

Peccato però che debba essere così.

E il resto della famiglia? Gli altri come sono?

Eccellenza, la moglie di Don Calogero non l'ha vista nessuno, da anni.

Tranne io, però.

Esce solo per andare a messa.

La prima, quella delle cinque, quando non c'è nessuno.

Io, una volta, ho fatto una levataccia apposta per vederla.

Parola d'onore, Eccellenza, essa è bedda come 'u sole!

Non si può dare torto a Don Calogero, che, scarafaggio com'è,

la vuole tenere lontana dagli altri.

Però, anche dalle case meglio custodite,

le notizie finiscono col gocciolare, le serve parlano.

E pare che Donna Bastiana sia una specie... di animale.

Non sa leggere né scrivere, non conosce l'orologio, quasi non sa parlare.

È incapace anche di volere bene alla figlia!

Buona...

Ehm... Buona per andare a letto e basta.

D'altronde, non può essere diversamente. Sapete di chi è figlia Donna Bastiana?

È figlia di un vostro mezzadro di Runci. Peppe Giunta si chiamava.

E tanto lurido e selvaggio era che tutti lo chiamavano Peppe Merda!

Scusate la parola, Eccellenza.

Due anni dopo la fuga di Don Calogero con Bastiana,

lo hanno trovato morto sulla trazzera che va a Rampinzeri,

con 12 lupare nella schiena.

È uno scandalo! Uno scandalo!

E io che avevo sperato che sposasse Concetta!

È un traditore, come tutti i liberali della sua specie!

Prima ha tradito il Re, ora tradisce noi.

Lui, con la sua falsa faccia,

con le sue parole piene di miele e le azioni cariche di veleno!

Ecco cosa succede

quando si porta in casa gente che non ha il vostro sangue!

Avanti, bevi.

Tieni, bevi questo.

L'avevo sempre detto, ma nessuno mi ascolta!

Non l'ho mai potuto soffrire, quel bellimbusto!

Tu solo hai perduto la testa per lui!

E ora ha anche la faccia tosta di incaricare te, suo zio,

Principe di Salina, padre della creatura che ha ingannato,

di fare le sue proposte a quel farabutto, padre di quella sgualdrina!

Fabrizio, tu non lo devi fare! Non lo devi fare, non lo farai!

Basta!

Non sai cosa dici, te l'assicuro. Angelica non è una sgualdrina.

Lo diventerà forse, ma per ora è una ragazza come le altre,

più bella delle altre, che vuole solo fare un buon matrimonio.

Forse è pure un po' innamorata di Tancredi. Come tutti, del resto.

E soldi ne ha molti. Molti.

Nostri, in gran parte, ma amministrati fin troppo bene da Don Calogero.

Tancredi di questo ha bisogno.

È un signore, è ambizioso, ha le mani bucate, ha bisogno di molti soldi.

A Concetta non aveva mai detto niente, dunque non è un traditore.

È un giovane che segue i suoi tempi, in politica come nella vita privata.

È il più caro giovane che io conosca. Questo, Stelluccia, lo sai pure tu.

Fabrizio...

E poi in casa mia non voglio sentire gridare!

Nella mia camera, nel mio letto!

Basta con questi "farai" e "non farai"!

Decido io! Anzi, ho già deciso da quando nemmeno te lo sogni!

E ora basta!

Dormiamo, adesso.

Domani debbo andare a caccia, mi debbo alzare presto.

Buonanotte, Stella cara.

Di tutto mi parlate, Don Ciccio.

Di madri selvagge, di nonni fecali, ma non di ciò che m'interessa:

della signorina Angelica.

Beh, della signorina non c'è niente da dire, essa parla da sé.

In lei c'è la bellezza della madre senza l'odore di beccume del nonno.

È intelligente, poi. Una vera signora.

Quando è tornata dal collegio,

mi ha fatto venire in casa sua e mi ha suonato la mia vecchia mazurca.

Suonava male, però vederla era una delizia.

Con quelle trecce nere, quegli occhi, quella pelle, quel petto!

Altro che odore di beccume!

Le sue lenzuola devono avere il profumo del paradiso.

Calmatevi, Don Ciccio, calmatevi.

D'ora in poi ne parlerete col dovuto rispetto.

Oggi stesso

chiederò a Don Calogero la sua mano, per mio nipote Tancredi.

Siete il primo a saperlo, ma per questo vantaggio pagherete.

Tornando a palazzo, sarete rinchiuso nella stanza dei fucili, coi cani.

Ne uscirete solo dopo la visita di Don Calogero. Niente deve trapelare.

- Andiamo. - Eccellenza, è una porcheria!

Un nipote vostro non doveva sposare la figlia dei vostri nemici,

che vi hanno sempre tirato i piedi!

Cercare di sedurla, come dicevo io, era un atto di conquista,

ma così è una resa senza condizioni!

È la fine dei Falconeri. E anche dei Salina!

Eccellenza...

No!

No, Eccellenza! No!

Questo matrimonio non è la fine di niente!

È il principio di tutto, invece!

E questo rientra nelle migliori tradizioni!

Queste sono cose che voi non potete capire!

Andiamo a casa.

E siamo d'accordo, va bene?

Non cambiamo le carte in tavola!

E non facciamo tante storie per un semplice bacio!

- Sono io che vi ho fatto chiamare! - Certo, ma...

Io volevo comunicarvi una lettera scritta da mio nipote,

che è arrivata ieri sera. Anzi, stanotte, per essere precisi.

In essa, egli dichiara la sua passione per la signorina, vostra figlia.

Mi incarica di chiedervi,

ufficialmente, la mano della signorina Angelica.

Ora tocca a voi dichiarare le vostre intenzioni.

Scusatemi, Principe.

La bella sorpresa mi aveva tolto la parola.

Io conosco quello che avviene nel cuore e nella mente di Angelica

e credo di poter dire che l'affetto di Don Tancredi,

che tanto ci onora tutti, è sinceramente ricambiato.

Invochiamo la protezione di Dio su queste nozze.

- La vostra gioia è diventata la mia, Eccellenza. - Grazie, Padre.

Bravo, bravo.

- Si mette al brutto. - Don Calogero...

Non c'è bisogno che vi dica quanto sia illustre la famiglia Falconeri.

Venuta in Sicilia con Carlo d'Angiò, continuò a fiorire sotto gli Aragonesi,

gli Spagnoli, i Borboni anche.

Sempre che mi sia permesso nominarli in vostra presenza.

Furono pari del regno, Grandi di Spagna, cavalieri di Santiago...

Ma se non c'è bisogno che vi parli dell'antichità di casa Falconeri,

è disgraziatamente anche inutile, perché lo sapete già,

dirvi che le condizioni economiche di mio nipote Tancredi

non sono pari alla grandezza del suo nome.

Mio cognato, Don Ferdinando, non era un padre preveggente.

Le sue magnificenze di gran signore

hanno gravemente scosso il patrimonio di mio nipote.

Ma, Don Calogero,

il risultato di tutti questi guai, di questi crepacuori, è Tancredi.

Queste cose le sappiamo bene. È forse impossibile essere così...

distinto, sensibile, affascinante come Tancredi,

senza che i suoi maggiori abbiano dilapidato una dozzina di patrimoni.

Almeno così è in Sicilia.

Tutte queste cose le so, e molte altre,

ma l'amore, Eccellenza, l'amore è tutto.

E io posso saperlo.

Ora sentite.

Sono un uomo di mondo e voglio anch'io portare le mie carte in tavola.

È giusto che i ragazzi conoscano ciò su cui possono contare subito.

Nel contratto di matrimonio

io assegnerò a mia figlia il feudo di Settesoli.

Mh?

Di ettari 1010.

Tutto a frumento,

terre di prima qualità, fresche e ventilate.

E 500 ettari di vigneto e uliveto

a Gibildolce.

Il giorno delle nozze, consegnerò allo sposo

20 sacchetti con 10.000 onze ognuno.

Oh!

La mia famiglia è tutto per me.

La moglie di Don Calogero non l'ha vista nessuno da anni.

Tranne io, però.

Esce solo per andare a messa.

La prima, quella delle cinque, quando non c'è nessuno.

Una volta ho fatto una levataccia apposta per vederla.

Parola d'onore, Eccellenza, essa è bedda come 'u sole!

Non si può dare torto a Don Calogero che, scarafaggio com'è,

la vuole tenere lontana dagli altri.

Certo che io resto con una canna alle mani,

ma una figlia è una figlia.

Infine, so che ciò che sto per dirvi non avrà nessun effetto su di voi,

che discendete dagli amori di Titone imperatore e di Berenice regina,

ma anche i Sedara, per titolo concesso da Sua Maestà Ferdinando IV,

sono anche loro nobili. Io...

Bravo, Don Calogero! Addio.

Ho le carte in regola, nel cassetto! Debbo fare le pratiche.

Un giorno si saprà che vostro nipote...

Ha sposato una baronessa, la Baronessina Sedara del Biscotto.

Del Biscotto? Complimenti, Don Calogero.

Ho tutte le carte in regola, manca solo un attacco...

Mah!

Mi dispiace, Don Ciccio, non potevo fare diversamente.

Capisco, Eccellenza.

- È andato tutto bene, almeno? - Sì, perfettamente.

È andato tutto nel migliore dei modi.

Ci rivedremo, Don Ciccio. Presto. E scusatemi.

"Era un giorno freddo, nel cuor di gennaio".

"L'atmosfera, irrigidita per lo spirare di un gelido rovaio,"

"pareva più grave nella sua morta quiete".

"Già da molte ore nevicava a grandi fiocchi bianchi".

"Pure, su quella strada deserta, un povero cavalluccio,"

"coperto alla groppa d'un ruvido coltrone..."

"...andava trascinando a fatica una carretta a due ruote".

"'Ah, maledettissima bestia!' urlava il villano,"

"che aveva l'abitudine di parlare col suo cavallo".

Eccellenza, è arrivato il signorino Tancredi!

È in cortile che fa scaricare i bagagli dal carrozzino.

Madre santissima! Madonna mia, con 'stu tempo!

- Caro! - Che gioia!

- Caterina! - Andiamogli incontro!

Zio! Zione!

Tancredi!

- Non avvicinarti, sono una spugna! - Ah!

- Come sono contento di rivederti! - Anch'io, zio.

Tancredi, che gioia per Angelica!

Scusatemi, ma l'emozione mi ha fatto perdere la testa.

Mi sono permesso di portare qui il Conte Cavriaghi.

Lo conoscete già, venne alla villa insieme al generale.

E quello laggiù è il mio bravo attendente, il lanciere Moroni.

- Ecco fatto. - Si accomodi.

- Mademoiselle Dombreuil... - Tancredi!

- Concetta! - Che gioia rivederti!

Ti aspettavamo, ma con questo tempo...

Principessa, sono arrivati con questo temporale!

Mi avevano detto che da voi non pioveva mai.

Mamma mia, da 2 giorni stiamo come dentro il mare!

- Ah, sì? - Davvero!

È arrivato, è tutto bagnato! Ecco Tancredi.

- Tancredi! - Come stai?

Scusa, zia, sono tutto bagnato.

- Padre! - Tancredi!

Carolina! Ah, che bel fuoco!

Zia, ho portato con me il Conte Cavriaghi di Milano.

L'hai conosciuto a Palermo, quando venimmo col generale.

Ricordo bene.

- Padre, come sta? Carolina... - Buonasera.

Signorina...

Caro Conte, credeva non piovesse mai in Sicilia.

Invece, come ha visto, diluvia!

Non creda non ci siano polmoniti qui, o rischia di ritrovarsi con 40 di febbre!

Mimì, fai accendere i caminetti nella stanza del signorino Tancredi

e in quella della foresteria.

E fai preparare lo stanzino per il soldato. Corri! Corri!

Disse che sarebbe venuto a trovarvi.

- Avevo un tale desiderio di rivederla! - La rivediamo con piacere.

Non vi capisco, ragazzi.

L'ultima volta mi pare che eravate rossi come aragoste.

- Che vuoi dire, zione? - Dico...

Voialtri garibaldini non portate più la camicia rossa?

Macché garibaldini! Lo siamo stati, ora basta!

Cavriaghi e io, grazie al cielo,

siamo ufficiali dell'esercito regolare di Sua Maestà il Re d'Italia.

Quando l'esercito di Garibaldi si sciolse, si poteva scegliere:

o tornare a casa o restare nelle armate reali.

Noi, come tanti altri, abbiamo deciso di entrare nell'esercito vero.

Con quelli non si poteva stare. Non è così, Cavriaghi?

Che gentaglia! Uomini da colpi di mano, buoni per sparacchiare e basta!

Ora siamo ufficiali sul serio!

La gente non teme più che rubiamo le galline!

Dovevi vedere da Palermo a qui! Al cambio dei cavalli bastava dire:

"Ordini di Sua Maestà!" E i cavalli apparivano d'incanto!

Ci racconterete tutto più tardi.

- Ora andate a cambiarvi e a fare un bel bagno. - Giusto.

Zia, col tuo permesso. Vieni, Cavriaghi.

Ah, no!

Prima voglio farvi vedere l'anello per Angelica.

- Oh! - Che bello!

- È meraviglioso! - È vero?

- Stella, guarda. - Bello! Molto!

- Non ho competenza, ma mi pare cosa pregevolissima. - Molto.

- È bello, no? - Sì, molto.

- Ti piace? - Molto.

Dev'essere carissimo. È uno zaffiro.

- Molto caro, l'hai pagato? - Ho amministrato bene i tuoi soldi.

Non ho speso tutte le 200 onze che mi hai mandato.

- Mi sono bastate per comprarci... - Qualche regalo d'addio, ho capito.

Ecco il Tenente di ritorno. Che cos'è?

- Un piccolo omaggio per Concetta. - Che pensiero gentile!

- I canti dell'Aleardi? - Sì.

- Chissà, speriamo le faccia piacere. - Speriamo proprio! Grazie.

- Ti piace? - È bellissimo!

Me lo fai vedere?

Signorina Concetta, sono i canti dell'Aleardi, il mio poeta preferito.

Mi sono permesso di portarglieli in omaggio da Napoli.

- Ho fatto incidere qui le sue cifre. - Grazie.

"Sempre sorda".

- Che vuol dire? Io ci sento benissimo. - Sorda ai miei sospiri.

Posso?

Chiedo perdono, ho saputo che...

- Tieni, bella. - Oh!

- Un omaggio per te, dal tuo Tancredi. - Oh, grazie!

- Puoi ringraziare pure zione. - Grazie.

Vieni.

Angelica! Tancredi!

- Sentila... - Sst.

Angelica...

Angelica, insomma...

- Lo sai che è pieno di topi? - Ah!

- Angelica! - Allora, andiamo.

Angelica!

Angelica!

Angelica!

Angelica! Insomma, dove sei?

Tancredi...

Tancredi, dove sei?

Tancredi!

Ah!

Oh, che paura! Sa che è pieno di topi, lì?

Mi stupirebbe il contrario, in questa casa. Tancredi dov'è?

- Non so, non lo trovo più. - Oh, bella!

- Tancredi! Angelica! - Venga, andiamo.

- Ah! - Oh!

- T'ho fatto paura, eh? - Sì!

- Angelica! Tancredi! - Eccola ancora. Filiamo, vieni!

Ma no, basta! Ma dove andiamo? Sono stanco morto!

Quant'è grande questo palazzo? Quante stanze saranno?

Nessuno lo sa, neppure lo zio.

Dice che un palazzo di cui si conosce ogni stanza

- ... non è degno di essere abitato. - Angelica! Tancredi!

- Su, andiamo! È sola. - E gli altri?

Concetta è tornata in giardino da un pezzo.

Francesco Paolo doveva ricevere un ospite alla corriera, per lo zio.

- Chi è? - Non lo so, un torinese.

- Angelica! Tancredi! - Andiamo via, vieni.

No, non vengo. Non voglio vedere più niente.

Anzi, io parto. Che ci sto a fare qui, ditemi voi?

- Concetta non mi ama. - Ma le hai parlato, almeno?

È inutile, sento che per lei sono come un verme della terra.

Ed è giusto che sia così.

Devo trovare una vermessa che si accontenti di me.

Parlale, poi avrai sempre tempo per decidere. O forse è meglio così.

Ora ti spiego. Concetta è siciliana fino al midollo.

Non è mai uscita dall'isola. Come si troverebbe a Milano,

dove per mangiare dei maccheroni bisogna pensarci un mese prima?

Gliene avrei procurate casse, di maccheroni! Grandi più di questa!

Angelica! - Noi due ce ne andiamo per conto nostro. Ciao.

Vieni.

Povero contino! È inutile, Concetta non vuole proprio saperne!

Concetta è una sciocca, ecco! Dopotutto, cosa vuole?

Cavriaghi è bello, ha un bel nome, possiede terre in Brianza...

Quello che si dice "un ottimo partito".

Concetta è ancora innamorata di te.

- Per questo l'hai portato qui. - Ma no!

Ma sì! Credo di sì.

Ma no, ti dico.

Sentimi bene, Concetta ha ragione. Dopo essere stata innamorata di te,

sposare uno come lui sarebbe come bere acqua dopo aver gustato...

- Gustato cosa? - Gustato, diciamo... del marsala.

Che strane stanze! Mi chiedo come qualcuno abbia potuto abitarci.

In realtà, nessuno ci ha mai abitato.

Quassù i miei antenati venivano a commettere le loro piccole infrazioni

e a procurarsi dei ricordi diversi da quelli dei comuni mortali.

- Infrazioni alle regole? - Già.

Si annoiavano, amore mio!

Mi scusi.

- È lei il cavaliere Aimone Chevalley di Monterzuolo? - Sì, sono io.

- Sono il figlio del Principe di Salina. - Oh, che piacere!

Mio padre mi manda a riceverla. La prega di alloggiare da noi, al palazzo.

- È molto gentile. - Si copra, il sole è molto forte, qui.

Grazie. Anche lei, prego.

Veramente intendevo ripartire subito, dopo aver parlato col Principe di Salina.

- In ogni modo, per parlarci, dovrà venire a casa. - Certo.

Per di qua.

- Cavaliere, la porto io, la prego. - Non posso permettere.

Deve permettere.

- Grazie tante. - Prego.

Non è molto pesante.

- È quello lassù il palazzo? - Sì.

- Dove sono Tancredi e Angelica? - Le assicuro che non sono di sopra.

- Devono essere tornati in giardino. - Ma è terribile!

Vuoi venire in giardino anche tu? Vuoi volare?

- Io ho la responsabilità di Angelica! - Vola, vola, vola!

Io avviso la Principessa!

Credi che non ti amo più?

Hai paura.

Ti desidero, ma non voglio prenderti ora.

Soltanto quando sarai mia moglie.

Scusi, nè!

Caterina, vieni! Mademoiselle, c'è Francesco Paolo!

- Rosalia, stai buona! - Guardi, ecco l'ospite.

Cosa vuole, esattamente, da te?

Non lo so.

Ha girato la Sicilia per un mese e dev'essere molto infelice.

La cucina all'olio deve aver messo a dura prova le sue viscere.

Teme che i briganti gli buchino la pancia, che gli è cara anche così in disordine.

Voglio proporgli di fare una partita a whist.

- Chevalley? - Mi perdoni.

Che ne dite di una partita a carte?

Eccellenza, se potessi aver l'onore di un colloquio, vorrei partire domani.

- Domani? Non vi trovate bene, qui? - Oh!

- Sì, certo. - Caro Chevalley, siete in casa mia

e vi terrò in ostaggio fino quando mi piacerà.

Venite.

Attento a Padre Pirrone: è tremendo, vince sempre lui.

Prego, accomodatevi. Sarò io il vostro partner.

Io segno i punti.

- Scusi, è proprio di Milano, lei? - Sì.

- Come mai, allora, è finito quaggiù? - Abuso dell'ospitalità del Principe.

E me ne trovo molto bene, sa?

Chevalley...

Se vuole visitare Donnafugata,

potrei farle da guida e farle vedere la casa del Barone Mutolo.

Francesco Paolo, non cominciamo!

Attualmente è vuota. La famiglia vive a Girgenti,

da quando, 10 anni, fa il figlio del barone

è stato sequestrato dai briganti.

Povera gente! Pensa quanto hanno pagato per liberarlo!

No, non hanno pagato nulla, erano già in difficoltà,

privi di contante, come tutti, qui.

Il figlio fu restituito lo stesso. Restituito, sì, ma a rate.

A rate, Principe? Ma cosa dice?

Dico bene: a rate, pezzo per pezzo.

Prima è arrivato l'indice della mano destra,

dopo circa una settimana, il piede sinistro.

Infine, in un bel paniere, sotto una strato di fichi,

si era in agosto, la testa!

Francesco Paolo, smettila con queste storie!

Non l'ho visto, perché ero bambino, ma me lo ha raccontato mio padre.

- Una polizia inetta, quella borbonica! - Senza dubbio, Chevalley.

Anche al mio paese accadevano fatti incresciosi. Mio padre era soprastante.

Un lavoro piuttosto pericoloso, almeno fino a qualche tempo fa.

Per lui e la sua famiglia.

Quando verranno i nostri carabinieri, tutto ciò finirà.

Contrariamente a quanto certa propaganda vuol far credere,

il rispetto per la Chiesa e i suoi ministri sarà difeso come una volta.

Speriamo un po' di più.

Perché il curato di Santa Ninfa, 5 anni fa,

fu ammazzato mentre diceva la messa.

- Che orrore! Una fucilata in chiesa! - Macché fucilata, Chevalley!

Siamo troppo buoni cattolici per fare malcreanze come queste.

Hanno solo versato del veleno nel vino della messa.

È molto più discreto, direi quasi più liturgico.

Non s'è mai saputo chi l'abbia fatto.

Il curato era un'ottima persona e non aveva nemici.

Molto interessante, Principe. Davvero divertente.

Dovrebbe scrivere romanzi, racconta così bene queste storie!

Sì, sono tutte storie.

Dia retta a me, che sono di Milano: la Sicilia è un gran paese!

Dopo la felice annessione...

Volevo dire... dopo la fausta unione della Sicilia al Regno di Sardegna,

è intenzione del governo di Torino

nominare alcuni illustri siciliani a senatori del regno.

Il suo nome è stato fatto tra i primi. Nome illustre per antichità,

per il personale prestigio di chi lo porta,

per i grandi meriti scientifici

e l'atteggiamento dignitoso e liberale assunto nei recenti avvenimenti.

Prima di far pervenire la lista a Torino,

i miei superiori hanno creduto doveroso informarne lei stesso

e chiedere se la proposta le sarebbe gradita.

Il governo spera molto nel suo consenso.

Ecco l'oggetto della mia missione,

che mi ha valso l'onore e il piacere di conoscere lei, la sua famiglia

e questo magnifico palazzo.

Spiegatemi, Chevalley,

essere senatore che significa?

Cos'è veramente? Un titolo d'onore, come una decorazione, oppure...

Il Senato è l'alta Camera del nostro regno.

In essa si esaminano, si discutono,

si approvano o si respingono

le leggi che il governo propone per il progresso del paese.

Quando sarà senatore, potrà far sentire la voce di questa sua bellissima terra,

che si affaccia ora al panorama del mondo moderno.

Con tante piaghe da sanare, tanti giusti desideri da esaudire...

Sentite, Chevalley,

sono molto grato al governo di aver pensato a me per il Senato.

Se fosse un semplice titolo d'onore da scrivere sulla carta da visita,

con piacere sarei pronto ad accettare.

- Ma così, non posso accettare. - Principe...

Abbiate pazienza.

Sono un esponente della vecchia classe,

fatalmente compromesso col passato regime

e a questo legato da vincoli di decenza, se non di affetto.

La mia è un'infelice generazione:

a cavallo tra due mondi e a disagio in tutti e due.

Per di più, sono completamente senza illusioni.

Che se ne farebbe il Senato di me,

inesperto legislatore cui manca la facoltà d'ingannare se stesso,

essenziale requisito per guidare gli altri?

In politica, non porgerei un dito, me lo morderebbero.

Principe, non posso crederlo.

Davvero rifiuta di fare il possibile

per alleviare lo stato di povertà materiale

e cieca miseria morale in cui giace il suo stesso popolo?

Siamo vecchi, Chevalley. Molto vecchi.

Da almeno 25 secoli portiamo il peso di magnifiche ed eterogenee civiltà.

Tutte venute da fuori. Nessuna fatta da noi, Nessuna germogliata qui!

Da 2.500 anni non siamo altro che una colonia.

Non lo dico per lagnarmi, è colpa nostra,

ma siamo molto stanchi, svuotati, spenti!

Principe, tutto questo è finito.

La Sicilia non è più terra di conquista, ma libera parte di un libero stato.

L'intenzione è buona, ma arriva tardi.

Il sonno, Chevalley.

Un lungo sonno è ciò che i siciliani vogliono.

E odieranno sempre tutti quelli che vorranno svegliarli,

sia pure per portar loro i più meravigliosi doni.

E detto tra noi, dubito sinceramente che il nuovo regno

abbia molti regali per noi, nel suo bagaglio.

Qui, ogni manifestazione, anche la più violenta, è un'aspirazione all'oblio.

La nostra sensualità

è desiderio di oblio.

Le schioppettate e le coltellate nostre, desiderio di morte.

La nostra pigrizia, la penetrante dolcezza dei nostri sorbetti,

desiderio di voluttuosa immobilità, cioè, ancora di morte.

Principe...

Principe, non le sembra di esagerare?

Io stesso ho conosciuto, a Torino, dei siciliani

che sembravano tutt'altro che dormiglioni.

Non mi sono spiegato bene, mi spiace.

Ho detto siciliani, dovevo dire Sicilia.

Quest'ambiente, la violenza del paesaggio,

la crudeltà del clima, la continua tensione in ogni cosa...

Ma il clima si vince, il paesaggio si può modificare.

Il ricordo dei cattivi governi si cancella.

Sono certo che i siciliani vorranno migliorare.

Non nego che alcuni siciliani, fuori dell'isola, possano svegliarsi,

ma devono partire molto giovani.

A 20 anni è tardi, la crosta si è formata.

Quello che serve a voi è un uomo che sappia contemperare

il suo interesse particolare con vaghe pubbliche idealità.

Posso permettermi di darvi un consiglio da trasmettere ai vostri superiori?

- Con piacere, Principe. - C'è un nome che vorrei suggerire per il Senato.

No, grazie, non fumo.

Quello di...

Calogero Sedara.

Egli ha molti più meriti di me per essere eletto.

Il casato, mi è stato detto, è antico. O lo sarà presto.

Egli, più di quel che voi chiamate prestigio, ha il potere.

Se non ha meriti scientifici ne ha di pratici, quasi eccezionali.

La sua attività è stata utilissima, durante la crisi di maggio.

In quanto a illusioni,

non credo ne abbia più di me,

ma se occorre, è abbastanza furbo per crearsele.

È l'uomo che fa per voi.

Sì, ho sentito parlare di Sedara.

Ma se gli uomini onesti come lei si ritirano,

la strada rimarrà libera a gente senza scrupoli e prospettive,

appunto ai Sedara, e tutto sarà di nuovo come prima, per altri secoli.

Ascolti la sua coscienza, Principe, non le orgogliose verità che ha detto.

Principe, la prego, cerchi di collaborare.

Siete un gentiluomo, Chevalley.

Considero un privilegio avervi conosciuto. Avete ragione in tutto.

Tranne quando dite che i siciliani vorranno migliorare.

Non vorranno mai migliorare, perché si considerano perfetti.

La vanità, in loro, è più forte della miseria.

Sedete un momento, voglio raccontarvi un fatto.

Pochi giorni prima che Garibaldi entrasse a Palermo,

alcuni ufficiali inglesi, in servizio sulle navi in rada,

mi chiesero di salire sulla terrazza della mia casa,

da dove si vedono agevolmente i monti intorno alla città.

Rimasero estasiati da quel panorama,

ma mi confessarono il loro stupore per lo squallore,

per il sudiciume delle strade di accesso.

Non provai a spiegare loro, come ho tentato con voi,

che una cosa era derivata dall'altra.

Uno degli ufficiali chiese:

"Questi garibaldini che vengono a fare in Sicilia?"

"A insegnarci le buone creanze", risposi in inglese.

"Ma non ci riusciranno, perché noi siamo dei".

Risero, ma non credo che capissero.

È tardi, Chevalley, è quasi ora di pranzo.

Dobbiamo andare a cambiarci.

Se vorrete, potrete partire domattina all'alba.

Principe, anche se lei non ci crede, questo stato di cose non durerà.

La nostra efficiente, moderna, agile amministrazione cambierà ogni cosa.

Non dovrebbe poter durare, ma durerà sempre.

Il "sempre" umano, certo. Uno o due secoli.

E dopo, forse, tutto sarà diverso, ma sarà peggiore.

Arrivederci, caro Chevalley.

Arrivederci. La ringrazio di tutto, Principe.

Noi fummo i gattopardi, i leoni.

Chi ci sostituirà saranno gli sciacalli, le iene.

E tutti quanti, gattopardi, leoni, sciacalli e pecore,

continueremo a crederci il sale della terra.

- Credo di non aver capito bene. Come ha detto? - Niente, niente.

Scusi, come ha detto? Non ho sentito.

- Buonasera. - Buonasera, Margherita.

Buonasera.

- Buonasera. - Buonasera.

- Buonasera, cara. - Buonasera.

- Che gioia! - Oh, cara!

Siete arrivati presto, ma state tranquilli,

i vostri invitati non si sono ancora visti.

Stelluccia cara, come stanno bene le vostre figliole!

Tancredi è già qui. Aspettiamo Pallavicino,

- ... quello che si è condotto tanto bene ad Aspromonte. - Ah, davvero?

Buonasera.

Tancredi, aspetta!

- Come stai? - Grazie infinitamente, zia.

Ti ho chiesto un sacrificio, ma era indispensabile che fossero invitati.

Si può dire che questo sarà il vero debutto di Angelica in società.

E il frac di Don Calogero?

Non è quello di Donnafugata, l'ho trascinato dal miglior sarto.

Il frac è bello, è Don Calogero che manca di chic.

Buonasera, Concetta. Buonasera, Carolina.

- Addio, Tancredi. - Addio, Francesco Paolo.

Paolo...

- Buonasera. - Buonasera.

- Buonasera. - Buonasera.

- Buonasera, Baronessa. - Buonasera, Tenente.

- Riverisco, baronessa. - Oh, buonasera!

Cara Rosalia, come stai? Minuzzo caro, come va?

- Maria Felicia, com'è bella! - Come stai?

Ti trovo benissimo, tesoro. Grazie.

- Stelluccia... - Buonasera.

- Mamma, posso andare a ballare? - Certo. Aggiustati un po'.

- Sei bellissima, come un fiore. - Su, andate.

- Sono graziose, vero? - Deliziose, veramente.

Non amo molto questi balli, ma era necessario venire, per le ragazze.

Buonasera, cara.

- Buonasera. - Buonasera.

- Colonnello, sono onoratissimo di vedervi. - L'onore è mio.

Margherita, ho l'onore di presentarti il colonnello Pallavicino.

Colonnello, sono fiera di ricevere il vincitore di Aspromonte in casa mia.

Molto gentile, Principessa. Sono io che sono felice di questa occasione.

Colonnello, spero che voi e i vostri ufficiali

- ... passerete una piacevole serata. Vero, Margherita? - Certo.

- Colonnello, la prego. - Grazie. Permesso?

La Principessa di Lampedusa.

- Molto lieta. - Buonasera.

La contessa Sutera.

- Onoratissimo. - Veramente lieta di conoscerla.

Buonasera.

La Principessa Corbera di Salina.

Buonasera.

Lieto di conoscerla, Principessa.

- Buonasera. - Buonasera, colonnello.

Scusa, zio, vado a vedere se Angelica è arrivata.

Certo, è giusto. Vai.

- Scusami. - Va'.

Colonnello, ci dica, ci racconti. Ma è proprio vero?

Piangevo, contessa. Piangevo come un bambino.

- Che cosa emozionante! - Ma lui com'era?

- Era bello e sereno come un arcangelo. - Magnifico! Magnifico!

Un vero eroe! Non è un uomo straordinario, cara?

- Tancredi... - Come stai, bene?

- Carissimo! - Come va?

Il colonnello cerca di rassicurarle,

- ... ma dopo le schioppettate dei suoi, non serve più. - Che dici?

Schioppettate davvero opportune!

- Scusatemi. Scusa. - Arrivederci.

Sei in ritardo, ti aspettavo.

Buonasera.

Sei bellissima. Vieni a salutare la Principessa.

Principessa...

Permetta che le presenti la mia fidanzata, Angelica Sedara.

Cara, lascia che ti guardi.

Sì, è proprio vero: sei ancora più bella di quello che dicono.

- Grazie. - Molto bella.

- Cos'è questa? - La croce di cavaliere della corona d'Italia.

Appunto, qui non basta.

- Non avevo mai dubitato del tuo buongusto. - Grazie.

Mio suocero, Principessa: il cavaliere Don Calogero Sedara.

Piacere.

Piacere.

- Bello qui. Eh, Principessa? - Le piace?

Calma, ragazzi, calma!

- Tancredi, vuoi presentarmi alla tua fidanzata? - Certo.

- Ti presento un amico mio: Gioacchino Lanza. - Molto lieto.

- E questo è Fulco. - Non so se Tancredi protesterà,

ma se potessi avere l'onore di avere il prossimo valzer...

Va bene, ragazzi, non abbiate fretta. Ci sarà tempo, dopo. Pure tu.

- Vediamo. - Sei un egoista.

Mi spiace, ma di questo non ho colpa. I cavalieri li deve scegliere la dama.

È un valzer, cara, vogliamo ballare?

- Non ho salutato ancora lo zio. - Lo saluterai dopo, vieni a ballare.

Scusate.

Che ci vogliamo fare?

- Siete bellissima, come al solito. - Grazie.

È la verità. Permettete?

- Caro Fabrizio, ti trovo benissimo. - Grazie, non c'è male.

- Ti annoi, Fabrizio? - Sai che pensavo, Alberto?

La frequenza dei matrimoni fra cugini non favorisce la bellezza della razza.

Eccole là: sembrano scimmiette pronte ad arrampicarsi in cima ai lampadari.

E da lì, sospese per le code, dondolarsi esibendo i deretani.

Eleonora Giardinelli, un cigno bianco in uno stagno di ranocchie.

A proposito, complimenti per il fidanzamento di tuo nipote.

La ragazza è una bellezza. L'esempio sarà presto imitato da molti.

- Cosa dicevi? - Dicevo che...

- C'è troppo caldo qua. - Sì, c'è caldo.

Ho fatto male a venire.

Sono un poco stanco, ma ora ci sono e debbo restare.

- Sarebbe scortese andarsene via ora. - Hai ragione, Fabrizio.

Ci vediamo.

- Buonasera, come sta? - Buonasera.

- Lo sai che ho 4 balli impegnati? - Ah, sì?

- Principessa, sarei felicissimo, se mi concedesse l'onore... - Per carità!

- La prego, non mi rifiuti. - Sono tanti anni che non ballo!

Permettete? Prego.

- E con tante belle donne! - Sì, vedo.

- Alla mia età! - Grazie infinite.

Prego.

Bello, Principe. Proprio bello!

Cose così non se ne fanno più, al giorno d'oggi.

Col prezzo dell'oro zecchino!

Sì, Don Calogero, molto bello. Bello veramente.

Ma nessuna cosa equivale ai nostri due ragazzi.

- Buonasera, Principe. - Zione!

Buonasera, Angelica.

Angelica voleva salutarti. Perché stai qui solo?

Ma cosa guardi? Corteggi la morte?

Angelica,

sei proprio uno splendore.

Strano che Don Diego tenga questa scena malinconica sempre davanti agli occhi.

Se Don Diego entra in questa biblioteca una volta all'anno, è un vero miracolo!

Sì, certo. Hai ragione.

Mi chiedo se la mia morte sarà come questa.

La biancheria sarà meno impeccabile.

Le lenzuola degli agonizzanti sono sempre così sudicie!

C'è da sperare che Concetta e le altre ragazze saranno più decentemente vestite.

Ma credo che, in complesso, sarà lo stesso.

Zio, cosa dici? A cosa pensi?

Io penso spesso alla morte. Vedi, l'idea non mi spaventa certo.

Voi giovani, queste cose non potete capirle,

perché per voi la morte non esiste:

è qualcosa ad uso degli altri.

Bisogna fare delle riparazioni alla nostra tomba, ai Cappuccini.

- Tancredi, mi dai il tuo fazzoletto, per piacere? - Sì, ecco.

Grazie.

Principe, abbiamo saputo che lei era qui e siamo venuti per riposarci,

ma anche per chiederle qualcosa.

Spero non me la rifiuterà.

- Dimmi, Angelica. - Volevo chiederle di ballare con me la prossima mazurca.

Dica di sì, non faccia il cattivo. Si sa che lei era un gran ballerino.

Non ho mai avuto una proposta così seducente.

- Per questo devo rifiutare. - La prego, Principe. La prego.

Grazie, figlia mia, mi ringiovanisci.

Va bene, accetto, ma non la mazurca. Mi farebbe sentire troppo giovane.

Concedimi il primo valzer.

Lo vedi, Tancredi, com'è buono lo zio? Non fa capricci come te!

Lui non voleva che glielo chiedessi. È geloso.

Quando si ha uno zio bello e affascinante come lui,

è normale essere gelosi.

Ma per stavolta farò un'eccezione.

Andiamo?

Un valzer!

Nemmeno mi fossi messa d'accordo con l'orchestra. Non le pare?

Come?

È un valzer. O forse si è già pentito?

Ma no, certo. Ti prego, scusami.

Sono tutti gentili con me e io sono felice, zio. Tanto.

Tancredi è proprio un amore. E anche lei è un amore, lo sa?

- Meno male che Tancredi non sente quel che dice. - Dico davvero, zio.

So di doverle tutto. Anche Tancredi le deve.

Se lei non avesse voluto, finiva...

Finiva che Tancredi t'avrebbe sposato lo stesso. Devi tutto a te sola.

- Non è vero. - Sì, è vero, Angelica.

Nessun Tancredi avrebbe resistito alla tua bellezza.

Avevo sentito dire di lei che era un buon ballerino, Principe.

- Mi spiace averti ancora delusa. - È molto più di un buon ballerino,

lei è un ballerino delizioso, veramente delizioso.

- Ma sì, è mio padre. - Il prossimo.

Una mazurka, allora.

Ci stanno guardando tutti, Principe.

- Che splendida ragazza che balla con suo padre. - È molto bella.

Caro zio, gli applausi non scrosciano perché un leone come te incute rispetto

e non incoraggia sconvenienze, ma ti meritavi un'ovazione.

Venga al nostro tavolo, a cenare con noi.

No, Angelica. I ricordi di gioventù sono ancora vivi

e so fin troppo bene quanto vi sarebbe fastidioso cenare con un vecchio zio.

- Non è vero. - Ma sì, gli innamorati vogliono stare soli.

- Principe... - E poi non ho molto appetito.

Ora va' con Tancredi e non pensate a me.

Grazie, zione. Grazie.

- Sei ancora un gran ballerino! - Sei stato straordinario!

- Sì, sì. - Bravo!

Molto bene, molto bene!

Ciao, Fabrizio, come stai? Stai bene?

Fabrizio, non prendi niente?

- Mi pari un poco indeciso. - C'è troppa scelta.

Donna Margherita sa fare le cose proprio bene,

ma ci vogliono altri stomaci del mio per tutto questo. Scusami.

- Che meraviglia questi candelabri! - Vengono da Madrid, sono celebri.

Li donarono al nonno di Don Diego al termine della sua ambasciata.

Chissà a quante salme di terreno equivarranno!

La più alta emozione della mia vita!

Che gran rompiscatole!

Principe Salina! Vuol farci l'onore di sedersi al nostro tavolo?

Grazie.

Bravo, Fabrizio.

La sinistra vuol mettermi in croce

perché ho ordinato ai miei ragazzi, in agosto, di far fuoco sul generale.

Ma mi dica lei, Principe, cosa potevo fare d'altro

con gli ordini scritti che avevo addosso?

Debbo però confessare, quando lì, ad Aspromonte,

mi sono trovato davanti quelle centinaia di scamiciati,

con quelle facce di fanatici incurabili, alcuni,

altri con le grinte dei rivoltosi di mestiere...

sono stato felice che questi ordini

fossero tanto aderenti a ciò che io stesso pensavo.

Poi, glielo dico in confidenza,

la mia brevissima sparatoria ha giovato soprattutto a lui, a Garibaldi.

Lo ha liberato da quella congrega che gli si era attaccata addosso,

che si serviva di lui per chissà quali fini,

- ... forse però voluti dalle Tuileries e da Palazzo Farnese. - È vero.

Tutti individui ben diversi da quelli sbarcati con lui a Marsala, 2 anni fa.

Gente che credeva che si può fare l'Italia con una serie di quarantottate.

Lui, il generale voglio dire, questo lo sa.

Perché al momento del mio, ormai famoso, inginocchiamento,

mi ha stretto la mano. E sa cosa mi ha detto a bassa voce?

"Grazie, colonnello".

"Grazie di che?", gli chiedo io. Di averlo reso zoppo per tutta la vita?

No, ma di avergli fatto capire e toccare con mano le smargiassate,

le vigliaccherie e forse peggio, di quei suoi dubbi seguaci!

Scusate, colonnello,

non credete, con tutti questi inchini e scappellate d'avere un poco esagerato?

No.

Sicuramente no.

Bisognava vederlo, quel povero, grand'uomo,

steso per terra, sotto un castagno, dolorante nel corpo,

ma ancor più indolenzito nello spirito. Una pena!

Non lo ha detto lui stesso, sbarcando di nuovo in Sicilia?

"Andiamo verso l'ignoto".

Era difficile resistere alla commozione.

Perché, d'altronde, avrei dovuto resistere?

Io, la mano, la bacio soltanto alle signore.

Anche allora ho baciato la mano alla salvezza del regno,

che è anch'essa una signora, cui noi militari dobbiamo rendere omaggio.

Domando scusa. Scusami, Diego.

Scusate.

Tre balli in una settimana sono troppi. Non vedo l'ora che finisca.

- Cos'hanno tutti da essere tanto allegri? - Mi dai le forcine?

Che noia!

Finché non la smettono con tutti questi inviti dobbiamo stare in città.

Io non vedo l'ora di tornare in villa, a San Lorenzo,

e riprendere la nostra vita tranquilla.

Che dici? Io vorrei che questo ballo non finisse mai, è così bello!

Chissà come sarà quello dei Trabia?

Ho ordinato un vestito verde. Verde chiaro, sai?

E tu?

Sono così felice!

Tancredi è così caro! Siete tutti tanto cari con me.

- Vorrei che tu fossi più contenta. - Che cosa posso farci?

Stare in mezzo alla gente non mi ha mai divertito.

Non mi piace nemmeno ballare. Non sono mai riuscita a ballare bene.

Dipende con chi balli. Cercati un cavaliere che ti piace.

- No, non m'interessa. - Si dice.

Sai quanti giovani sarebbero felici di farti la corte? Tu li scoraggi tutti.

Come il povero Cavriaghi. Ti ricordi?

Come l'hai trattato, poverino!

Eccoti, finalmente! Non ti trovavo più.

Siamo venute a metterci in ordine. E tu? Mi sono voltata ed eri scomparso.

Sono andato a sentire il colonnello Pallavicino.

Non è un genio, d'accordo, ma dice cose molto sensate.

È vero, il nuovo regno ha bisogno di ordine, di legalità, di leggi.

Bisogna soffocare, anzitutto, qualsiasi tentativo anarchico.

Niente più avventure e disordini.

Anche se ciò implica metodi severi e spesso dolorosi,

come fucilare gli esaltati che hanno disertato per tornare con Garibaldi.

- Li fucileranno? - Non lo sapevi? Stamattina stessa, all'alba.

Ed è giusto, sono dei disertori!

Una volta non avresti parlato così!

Mia cara, ti sbagli, ho sempre parlato così.

Comunque, queste sono cose che non puoi capire.

Concetta, aspetta! Ascolta!

Lasciami andare! Lasciami andare!

- Credo di capire benissimo! - Andiamo, su.

Ho detto che una volta non avresti parlato così. E questo mi basta.

E lasciami!

È tanto cara.

Soprattutto quando s'arrabbia.

Bravo!

Povera Concetta. La verità è che è ancora innamorata di te.

- E tu, sei ancora innamorata di me? - Sì.

Eccellenza...

Avete visto il Principe di Salina?

- No, non l'ho visto. - Grazie.

- Hai visto il Principe di Salina? - No.

Ma quale? Neanche per sogno!

- Don Calogero, è ora di andare. - Eh?

Presto, rimettetevi in ordine.

Un caffè. Per favore, un caffè caldo.

- Vuole zucchero? - Sì, grazie.

Buonanotte, cara. Buon riposo.

- Una serata incantevole. - Grazie, buonanotte.

- Grazie, Principessa. - Prego, buonanotte.

Ma di che, cara? Che gioia avervi rivista!

La gioia è stata nostra.

Buonanotte. Buonanotte.

- Margherita, cara. - Tesoro!

- Una festa magnifica, come ai bei tempi! - Grazie.

- Buonanotte. - Buonanotte.

Buon riposo, buonanotte.

Oh, caro!

Principessa, grazie per questa serata indimenticabile.

Troppo gentile. Vuole già andare via?

Sì, andiamo direttamente in caserma.

Così vuole la tradizione di noi militari. Il nostro dovere lo impone.

Del resto, i compiti di questa notte non sono ancora terminati.

- Molto bene. Prego. - Vede, Principe...

Mettete un poco in ordine e spegnete le candele.

Sì, Eccellenza.

Concetta, che fai lì?

Cara Margherita, grazie infinite per la felice serata. Davvero stupenda.

- Mi spiace che mi lasciate così presto. - Grazie ancora.

- Grazie, Principessa. - Buonanotte, tesoro.

- Buonanotte. - Buonanotte, cara.

- Grazie. - Buon riposo.

- Buonanotte. - Buonanotte.

- Grazie. - Buonanotte.

Anche tu vuoi già andar via?

Grazie.

- Arrivederla, Don Diego. - Buonasera.

Cara, ti ho ammirato tutta la sera.

Addio.

Arrivederci.

Eccoti finalmente! La zia ti cerca dappertutto.

- Angelica, Concetta e Carolina sono pronte per andar via. - Bene.

- Puoi farmi un piacere, ragazzo mio? - Sì.

Ho già salutato tutti quanti,

pensa tu a far chiamare la carrozza per la zia. Io torno a piedi.

- A piedi a quest'ora? - Ho bisogno d'aria.

Zione!

Ti senti poco bene?

Un po' di mal di testa, l'aria fresca mi gioverà.

- È andato tutto bene, non ti pare? - Meravigliosamente. Grazie ancora.

Avrò presto buone notizie. Ho parlato con Finzoni e alle prossime elezioni...

- Tu sarai candidato. - Sei già al corrente?

- No, ma io... - Scusami un minuto. Scusa.

- Addio, Tancredi. - Sei sempre la più bella.

Addio. Sono contento di averti rivisto. Salutami Nico, non ti scordare.

Non vedo l'ora di andare a letto!

Anch'io sono stanca morta.

Oh, stella, fedele stella!

Quando ti deciderai a darmi un appuntamento meno effimero,

lontano da tutto, nella tua regione di perenne certezza?

Bell'esercito! Fa sul serio.

È proprio quello che ci voleva,

per la Sicilia.

Ora possiamo stare tranquilli.

Sottotitoli a cura di STUDIO ASCI – Crema

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