All language subtitles for Colpi Di Fortuna 2013

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Original subtitles

Quelle.

- Buongiorno, Barbara. - Ciao, Piero. Solite sigarette?

- Piero? Solite Sigarette? - Sì, sì.

Serve altro?

- Sì. Da tanto tempo volevo chiederti... - Cosa?

Se mi dai un altro pacchetto di sigarette.

- Ancora non hai smesso? - Mica le fumo!

Sono sei mesi che compri sigarette e bevi 10 caffè al giorno

solo per vedere quella Barbara.

Se non la vedo almeno cinque volte al giorno, sto male.

Ma quando sono davanti a lei, non riesco a chiederle di uscire.

Oddio!

- Glielo chiedi tu? - Di uscire con me?

- No, con me. - Ma che figura faresti?

Voi vi conoscete.

Facciamo due chiacchiere da bar, come con tutti.

Quasi tutti. Andiamo a lavorare!

I 5 euro per il pranzo.

Cambiamo bar, quei tramezzini sono schifosi!

No, perché in un altro bar non c'è Barbara.

Lasciala perdere, non è neanche un granché.

Non è vero, è bellissima.

Non hai visto le caviglie? Sembrano due cotechini!

E come faccio? Sta sempre dietro al bancone!

Vuoi uscire con me? Vuoi uscire con me?

- Vuoi uscire con me? - E dove mi portate?

Una giocata al lotto?

Che numeri?

Con i soldi dei tramezzini hai giocato al lotto?

Se vinciamo, realizziamo il nostro sogno di comprare la barca.

Magari un colpo di fortuna... Siamo soci.

Sono socio con un deficiente che ha giocato 1, 2, 3, 4 e 5!

Mi sono emozionato, era la prima volta che le vedevo le gambe.

E non ha assolutamente le caviglie come cotechini.

- Ti fermi per molto? - Sì, sono in ritardo con il lavoro.

Per forza, sei sempre al bar.

SQUILLI DI TELEFONO

- Pronto? - Pronto?

Siete voi il padrone della Volvo targata EQ536FP?

- Sì, che succede? - Una cosa grave. Scendete.

Arrivo.

(PIERO) Adesso ti faccio vedere.

Allora è vero! Queste sono del Monopolio!

- Te l'avevo detto. - Pensavo che eri un concorrente.

- No. - Perché regali i soldi allo Stato?

Compra le sigarette da me, sono buone.

Ma io non fumo. Compro le sigarette in quel bar...

perché... ho una mezza storia con la cassiera.

E allora hai le corna.

- Tu paghi, ma qualcun altro incassa. - Incassa?

- Inzuppa. - Ma che inzuppa? - Guarda là.

- Sarà il proprietario del bar. - È uscito.

- Un barista. - Uscito. - Un parente?

Molto stretto. Prima gli ha messo una mano al...

- Avrai visto male. - Vedo male anche adesso?

Forse lui ha un capello sulla giacca e lei glielo toglie.

Capello? Quello gli sta facendo sentire la "presenza"!

- La presenza? - La presenza.

No!

Mario, è successa una cosa terribile!

- Barbara ha un altro. - Smettila, ma come lo sai?

Sono fuori dal bar.

Lui gli fa sentire la "presenza".

- Gli vedo le gambe! - Ma che ci fai lì? Vai via!

No, ora entro e gli spacco la faccia!

Ma quello che colpa ne ha?

Come fa a sapere che sei innamorato, se non l'hai detto neanche a Barbara?

Che cosa?

Hai ragione. L'ho detto solo a te.

Allora vado a casa.

- Non gli spacchi la faccia? - Mi ha detto che non lo posso fare.

SIRENA DELLA NAVE

Ogni giorno Piero viene qui e compra le sigarette solo per vedermi?

Non te l'ho detto perché non volevo fargli fare la figura dello scemo.

- Invece è romantico. - È romantico?

Mi dispiace per lui. Ma perché non gli hai detto di noi?

Stavo per dirglielo proprio nel momento in cui

lui mi ha detto che era innamorato. Così non ho avuto il coraggio.

Così non si può fare. Giurami che glielo dici.

Ma certamente.

Capito, Gabby? Sono cornuto senza neanche essere fidanzato.

Se solo Barbara mi amasse come mi ami tu...

GUAITO

No! Pure tu adesso mi fai sentire la "presenza"?

(DALLA TV) ..sulla ruota di Napoli.

Risulta straordinaria la sequenza dei numeri estratti.

1, 2, 3, 4 e 5.

Una cinquina quasi impossibile da immaginare.

VOCE NON UDIBILE

(DALLA TV) Cambiamo argomento. 6 milioni di euro

sono stati vinti al lotto con una cinquina sulla ruota di Napoli.

Quello che risulta straordinario è la sequenza dei numeri estratti.

1, 2, 3, 4, e 5.

Che culo! Che culo, che culo, che culo...

Che culo, che culo! Rispondi, rispondi! Che culo!

Perché non risponde?

Che culo!

Permesso. Cortesemente. Permesso.

Che culo, che culo, che culo!

Che culo!

Scostumato!

Che culo!

- Ma quanto pesa questo divano? - Permesso. Cortesemente.

(MARIO) Permesso...

CAMPANELLO

Porca miseria, è scappato!

Oddio, che è successo?

È ubriaco fradicio!

Ma che ha fatto? Piero, sveglia! Abbiamo vinto 6 milioni!

- 6 milioni? - Sì!

Barbara!

Mario, che dolore... mi ha tradito!

Abbiamo vinto 6 milioni. Sai quante Barbare trovi?

- Ma io voglio lei, Barbara! - Dov'è lo scontrino?

- Quale scontrino? - Quello del lotto.

- Nella giacca. - E dov'è la giacca?

Dunque... stiamo calmi e ricapitoliamo.

Sì, ricapitoliamo, tanto non ricordo niente. Barbara!

Ieri sera hai cominciato a bere a casa.

Poi sei uscito perché eri tanto triste, giusto?

Esatto. Barbara.

Ti sei ubriacato ancora di più e ora...

non ricordi dove sei stato

e perché hai una cresta da mohicano in testa.

È proprio così. La mia Barbara!

Né ricordi soprattutto...

dove cazzo hai lasciato la giacca con dentro lo scontrino da 6 milioni!

Non ricordo niente.

COLPI ALLA PORTA

È Gabby, mi sono dimenticato di fargli fare i bisognini.

Abbiamo appena perso 6 milioni e questo si preoccupa del cane.

Tanto è un chihuahua, anche se l'ha già fatta in casa...

Da quanto tempo non lo porti fuori, un mese?

CANE CHE ABBAIA

- E questo che ci fa qui? - Se non lo sai tu!

Ah, già, non ricordi niente. Ma da qualche parte lo avrai preso!

(MARIO) "Masaniella. via Val Secchi, 3. Napoli."

Andiamoci, forse si ricordano di te. Hai un guinzaglio?

Ehi, bella! Masaniella!

- Lo conosce? - Sì, è il cane del proprietario.

- Bene e lui lo conosce? - No. Me lo ricorderei con quei capelli.

Il signor Altiero ringrazia per avergli riportato il cane.

Ora è al bagno turco. Se potete aspettare...

- No. Dov'è il bagno turco? - Di là. - Grazie.

Barbara!

Piero... amico mio. Ma cosa hai fatto ai capelli?

Ieri i Marano mi volevano rubare il cane, ma io l'ho affidato a lui.

Grazie ancora.

Per me Masaniella è come una figlia.

- Scusate. Voi ieri eravate insieme? - Questo chi è?

È un mio amico. Mi ha aiutato a riportare il cane.

- Sono amico. - E allora grazie anche a te.

Venite ad abbracciare i miei amici.

- No, non c'è bisogno. - Lo devono fare. Venite!

- Onorato. - Bravo, guaglione.

Così si fa.

- Salve, grazie. - Scusate la "presenza".

Sì, aveva la giacca, nel mio club non si può entrare senza.

È venuto e se n'è andato con la giacca, Masaniella e i capelli.

- Ma senza cresta. - Scusi se abbiamo insistito.

- Ma 6 mi... - Sei mica scemo, eh?

- Sei mica scemo, dico. - Non sono scemo.

Grazie ancora e segnatevi il mio cellulare.

Per qualsiasi cosa avete bisogno sono a disposizione.

- Ho lasciato il telefono in auto. - Il mio era nella giacca.

Allora se troviamo il telefono, troviamo anche la giacca.

- Sai localizzare un telefono? - Con un computer, sì!

Prendi il tablet.

Per quel favore che mi avete chiesto ieri sera ho dato disposizioni.

Non ricordo, scusi.

Mi hai chiesto di cercare quello che stava con Barbara

e di "abbuffarlo" di mazzate.

No, no, calma. Tu avresti chiesto di abboffare di mazzate

un innocente che non c'entra niente?

Ho cambiato idea e non mi dispiace per niente.

Ma in fondo, come fate a trovarlo?

I miei ragazzi trovano sempre tutti.

Scusi, quando lo trovate, di quante mazzate lo abboffate?

- Non c'è una regola precisa. - Giusto.

L'abboffamento è completo, spezziamo gambe, braccia

e per finire stacchiamo la "uallera".

Staccano la uallera!

Ho trovato il telefono. Via Partenope 47.

Ora troviamo questa giacca, e poi la prima cosa che devi fare

è chiamare Altiero e dirgli di eliminare lo stacco della uallera.

- Non ci penso neanche. - Allora fagli fare una ramanzina.

A volte le parole fanno più male delle mazzate.

- Forse già l'hanno trovato. - Fortunatamente no.

Perché fortunatamente?

No, dicevo, fortunatamente siamo quasi arrivati.

Adesso entriamo e chiediamo se hanno trovato una giacca nera.

Barbara.

- Barbara. - Vieni, entra.

- (INSIEME) Buongiorno. - Buongiorno.

(PIERO) Qui è pieno di giacche nere come la mia.

- Come troviamo il telefono? - È facile, lo facciamo suonare.

È scarico. Porca miseria.

(MARIO) Risolto.

Andiamo via. Mi fanno impressione i morti.

Tu adesso chiami il tuo telefono e vediamo a chi squilla.

SQUILLI DEL TELEFONO

Scusate, dobbiamo prendere la bara.

- Quale bara? - Questa bara.

Ah, è una bara?

E adesso che facciamo?

Scopriamo dove lo seppelliscono e stanotte recuperiamo la giacca.

- Mi scusi, dove lo seppelliscono? - Lo cremano.

Che... che culo!

PREGANO

(INSIEME) Evitate la merda.

Andiamo.

(PIERO) Dai, su...

(MARIO) Cortesemente, avrei bisogno del carro.

L'anima di chi ti è morto!

VOCI CONCITATE

Vai!

- Mi dai una mano? - No, mi fanno impressione i morti.

- Oh, merda! - Dev'essere il rigor "merdis".

- Guarda. - No, non guardo. - È verde!

- La merda? - No, la giacca.

Eppure il telefono ha suonato.

È il tuo telefono?

- Io non lo tocco. - È il tuo cazzo di telefono? - Sì!

- Che cosa ci faceva qui dentro? - Non ricordo niente.

E questa cos'è?

Questo è Hamsik con la mia giacca!

(PIERO) Che ci facevi con Hamsik?

Piangi? Dobbiamo parlare con Hamsik e chiedergli della giacca.

Barbara, la mia Barbara...

Quale Barbara, Hamsik!

Sono io, cretino!

(INSIEME) Marek, Marek!

Marek! Ti dobbiamo far vedere una foto.

- Ti dobbiamo far vedere una foto. - Ti ricordi?

La giacca. La giacca!

No, no...

Ma che ne facciamo di questa? Noi vogliamo la giacca!

Che schifo, è pure sudata!

- Questo è un sacrilegio! - Avete "schifato" la maglia di Hamsik!

Allora siete infiltrati!

Ma come? State "pazziando"!

Avete inteso malamente!

Ci è caduta. Noi siamo malati per il Napoli.

- Mi calo i calzoni per il Napoli! - Per noi è come la "Sindona"!

- La Sindona! - La Sindona!

"Eau de Hamsik"!

Lorenzo, muoviti. Andiamo a casa.

VOCI SOVRAPPOSTE

- Lei ieri sera era con lui. - E ti sei tenuto la mia giacca.

- (HAMSIK) Sicurezza! - La mia giacca!

(HAMSIK) Sicurezza! Per favore.

- (MARIO) Possiamo spiegare. - (PIERO) Piano, non spinga.

- Ora ci nascondiamo nella macchina di Hamsik. - Perché?

Quando esce dal cancello, gli chiediamo tutto.

(MARIO) Stai giù!

- (PIERO) Barbara. - (MARIO) E basta!

Perché hai parcheggiato nel posto di Marek?

Lui ha parcheggiato al posto mio, che è più vicino agli spogliatoi.

Ormai è più napoletano di me.

Vengono tutti stasera alla festa. Anche Rafa e forse il presidente.

Sai se viene la nuova dell'ufficio stampa? Come si chiama... Barbara?

Barbara!

(PIERO IN SPAGNOLO) Noi siamo amici di Pepes.

(MARIO IN SPAGNOLO) Siamo amici di Rafa Benitez... Olè!

E ora? Che "cazo famos"?

- È tutto spento. - Certo, Hamsik è andato alla festa.

Allora che siamo venuti a fare?

Approfittiamo che non c'è nessuno in casa e cerchiamo la giacca.

- No, io non entro. - Il casino l'hai fatto tu e adesso entri.

(IN CORO) Tanti auguri a te.

Ancora voi?

- Buonasera. - Buonasera.

Ci avete rovinato la festa a sorpresa di Marek.

- Ma che succede? - La giacca, la giacca!

Eravamo al Napoli Fan Club di Posillipo.

Dopo siamo andati via insieme con un taxi,

mi ha lasciato qui a casa... però dopo non so dove sia andato.

- Aveva la giacca? - Sì.

E tu non ricordi dove sei stato dopo?

- Basta chiederlo al tassista. - Non si ricorderà la sigla del taxi.

Me la ricordo io. Aveva il numero della mia maglia,

Napoli 17.

- Ieri era di servizio Pino Quagliarullo. - Quagliarullo.

- E dov'è? - È scomparso. Ci sto io.

- Come è scomparso? - Improvvisamente.

È chiaro che è sparito, con 6 milioni in tasca!

Vedi dove hai lasciato la giacca?

Ci sarà un modo per trovare questo Pino Quagliarullo, no?

No, nessuno sa dov'è, neanche la moglie, i figli e i parenti.

Stamattina al suo funerale hanno rubato la bara.

Ma che meraviglia, il morto era Quagliarullo!

- Ecco perché aveva il telefonino. - Sì, ma dov'è la giacca?

Mi scusi. Quagliarullo dove è morto?

L'ho trovato stamattina stecchito, sullo sterzo... così!

Non mi interessa... C'era una giacca?

- No. - Allora dev'essere dove ti ha portato il taxi.

Posso vedere che percorsi ha fatto questo taxi ieri sera?

- Aspetta un attimo. - Molto gentile.

- Allora da via Posillipo... - (MARIO) Dov'eri con Hamsik.

- A Piazza Mercato 340. - È casa di Barbara.

Allora ero a casa di Barbara. Tu che ne sai dove abita Barbara?

- Me l'hai detto tu. - Non me lo ricordo.

Oh, sai che strano, non ricordi niente!

Questo è vero.

Andiamo, così trovo la giacca e capirò che facevo da Barbara.

No, che vai a fare a casa di Barbara? Magari c'è quello lì.

- Ci vado poi io con calma. - Prima o poi dobbiamo andare, dai!

- (MARIO) Perché non prendiamo una pizza? - No! Saliamo da Barbara.

- (MARIO) Andiamo senza avvertirla? - Non ti interessa più la giacca?

Don Altiero, c'è un problema. I guaglioni sono due.

- Sono le tre. Lei si deve alzare presto. - (PIERO) E tu che ne sai?

- Ho capito. - Che ha detto?

Nel dubbio li picchiamo tutti e due.

Ma pensa che imbarazzo se sopra c'è quell'altro.

Meglio, così lo dico a don Altiero e lo fa "scamazzare".

- Permettete una parola? - Prego.

- Lasciate stare la ragazza. - Barbara!

- (MARIO) Sulla uallera no! - (PIERO) Metti giù le mani.

(PIERO) Anche tu? Ahi!

Madonna mia! Si sono picchiati.

Ma siete matti a picchiarvi per me?

- Perché dovremmo picchiarci per te? - Per quello che è successo ieri.

- Cos'è successo ieri? - Tu sei venuto qui e...

A proposito, ti devo fare una domanda importante.

- Quando lui è venuto, aveva... - Aveva bisogno d'amore.

- Sono dettagli. Voglio sapere se... - Sì, lo abbiamo fatto.

Chi se ne frega! Aveva la giacca o no?

Io ti dico che ci sono andata a letto e tu mi chiedi se aveva la giacca?

- Ci sei andata a letto? - Sì.

Ho fatto l'amore con la donna che amo e non me lo ricordo?

Amore, te lo giuro, è stato soltanto un momento.

- Amore? - Non gli hai detto niente?

- Che mi doveva dire? - Io e Mario stiamo insieme.

Stai con Barbara? Sei uno stronzo.

Ti sei trombato la mia donna e sono stronzo?

Non sapevo che era la tua donna.

Cosa ci fa qui Gabby?

Ieri sera era con te e quando sei andato via, lo hai lasciato qui.

Ha dormito tutto il tempo sulla tua giacca.

Sulla mia giacca, cucciolo...

(MARIO) Eccola! Trovata!

Che culo, che culo, che culo!

La fortuna è strana.

Se non ti fossi innamorato di Barbara non avresti comprato il biglietto.

E se non ci fossi andato a letto, non l'avremmo trovato.

Lasciamo stare.

Siamo sicuri che non ricordi proprio niente?

- Assolutamente niente. - Va beh.

Allora lo dimenticherò anch'io.

E poi adesso sono innamorato di Federica.

Non le hai ancora chiesto di uscire?

Faccio progressi, ci diamo già del tu.

Ti dovevi innamorare proprio di una che ha il negozio di animali?

Che c'è di male?

I cuccioli non sono sigarette. Qui è peggio dell'arca di Noè.

La mia società non ha mai risentito dei contraccolpi del mercato

e a dispetto della crisi è sana e in crescita.

Se poi ottenesse l'esclusiva di una pregiatissima lana

derivata dalla barba delle capre mongole,

per me e la mia azienda sarebbe il più grande dei colpi di fortuna.

Secondo lei questo straordinario successo

è dovuto anche alla sua proverbiale superstizione?

Assolutamente sì. Non ho mai fatto affari il giorno 13 o 17,

di venerdì e di martedì, mai passato sotto una scala,

mi attengo scrupolosamente a tutte le regole della scaramanzia.

E sto alla larga dalla sfiga.

Ho capito. Bene, vogliamo fare le foto?

Certamente, con piacere.

- Mi metto di tre quarti? - Dammi più diffusa.

Che fa, apre l'ombrello in ufficio? Porta malissimo!

L'ombrello deve essere chiuso per poter bucare il malocchio.

- Ma c'è poca luce, la foto viene male. - Allora facciamola fuori.

È tante volte che vengo, ancora niente lavoro?

La prego, controlli meglio.

Vorrei aiutarla, ma non è facile.

Lei fa il traduttore dal mongolo. Non c'è molta richiesta.

Comprendo. Sa, avendo un problema di pronuncia,

ho optato per il mongolo. È una lingua con poche "effe".

Ha difficoltà a pronunciare la "F"?

Non la "effe", la "effe". Effe di "fuino", "foldi", "faffo".

Comprende?

Capisco.

Le auguro una buona giornata.

Mi fcufi, ho dimenticato l'ombrello. Poffo aiutarla?

- No, no! - Comunque è fortunato,

poteva caderle tutta la libreria addoffo.

Questo porta sfiga!

Per le notizie sul fatturato la chiamerà il direttore amministrativo.

- Mi lasci il suo numero. - Sì. 323.23.23.23.

Splendido numero, complimenti. Quattro volte 23, poker di culi.

- Lei come si chiama? - Neri.

- Toscano? - Sì, vicino Firenze.

- E di cognome? - Gatti.

Neri Gatti. Gatti neri! Porca troia!

Capisco la scaramanzia, ma è una reazione esagerata.

Esagerata? Oggi aspetto una telefonata fondamentale

e lei contamina il telefono di sfiga. Ora devo trovare un antidoto.

- Ma quanta ne hai fatta? - Ferma lì. Molli lo sterco!

Ottimo e abbondante. È matta? Spreca questo ben di Dio?

Piacere, Gabriele Brunelli, Cashmire Wear Lifestyle.

SQUILLI DI CELLULARE

Sì? Ma è fantastico. Sì, certo. Davvero?

Allora a domani. Sì, sì, a domani. Grazie.

Ha visto? Ho esorcizzato e subito è arrivata la buona notizia.

Domani dovremmo concludere con la Mongolia.

- La Mongolia? - Le capre, le barbe, il colpo di fortuna.

Ha scoreggiato? Ah, no, è la pupù del meticcio.

Vogliamo passare al photocall?

Falve. Mi incarta mezzo euro di capricciofa?

- Hai ospiti oggi? - Fpiritofo.

Attento, fcotta moltiffimo.

Macché! Faccio questo mestiere da dieci anni!

Ah!

- Pronto? - Pronto, Alyffia? Sono Bernardo.

Signora, c'è suo figlio al telefono.

Ciao, caro. Che bella sorpresa.

Ciao, mamma,

volevo fare gli auguri a te e a papà per il voftro anniverfario.

Grazie, caro.

Peccato che queft'anno non avete voluto fefteggiare.

Dopo tanti anni, non abbiamo più voglia di festeggiare.

Stiamo qui papà e io soli soletti.

Hai fatto proprio bene a non venire. Sì.

Però mi difpiace.

Ma certo, no... glielo dirò. Ciao.

Ragazzi, quest'anno ce la siamo cavata.

Ci ha fatto gli auguri?

Sì, ha detto che è come se fosse qui con noi.

- Che ora è adesso in Mongolia? - Le 17:00.

La mail non arriva, ora quelli chiudono e addio affare.

Buongiorno. Scusate, sono qua le pizze?

Ma quali pizze, vada via! Non è il momento.

Stop. Fermo lì. Lei arriva a proposito.

In effetti avvertivo un languorino. Prego, si accomodi.

- Mi vuole toccare la gobba? - Ah, è gobbo? Non lo avevo...

È un ragazzo così aitante. Prego, dopo di lei.

- Dove le metto? - Sotto al tavolo.

- Sotto al tavolo? - È un tavolo termico, rimangono calde.

È automatico, gobba-mail.

Un milione di barbe di capra all'anno

fanno circa mezzo milione di "chatouche", che venduti fanno?

Dobbiamo ancora parlare con il proprietario delle capre,

il signor Naranbaatar.

Domani chiamiamo questo "Narambata Ambaradam"!

A proposito, a che ci serve un traduttore di mongolo?

Il signor Naranbaatar parla solo la sua lingua.

Avrà il suo traduttore, no?

Sì, ma noi dobbiamo avere il nostro. Fidarsi è bene, ma...

Qui troviamo qualcuno che parla il mongolo?

- Sembra ce ne sia uno. - Altra fortuna. Lo chiami subito.

- Che è successo? Cos'ha toccato? - Niente, ho meffo il gettone.

SQUILLO DI CELLULARE

Pronto? Sono il signor Foffa, mi dica.

Certo che parlo il mongolo, anche tutti e tre i dialetti,

Khalkha, Chahar e Bargu Buryat...

È fantaftico. Mi dia l'indirizzo, ci vediamo domani.

- Attento! - Attento te.

CLACSON E SCONTRO

- Buongiorno. - Desidera?

Fono il traduttore. Ho un appuntamento col dottor Brunelli.

- Può dirmi il suo nome? - Foffa.

Foffa?

Ah, Fossa.

PARLA IN MONGOLO

- Allora? - Confideri l'affare già fatto.

Ci fentiamo domani per i dettagli e dice anche che ha un nome buffo.

È bello il suo, Naranbataar!

Arrivederci.

Certo che lei è molto fuperftiziofo.

Fuperftiziofiffimo! Però qui la iella non attacca. È zona protetta.

Allora ci vediamo domani al mio hotel alle fette. Alle sette!

- Arrivederci. - Arrivederci.

- Buongiorno. - Buongiorno, gradisce un caffè?

- No, grafie. Arrivederci. - Arrivederci, signor Fossa.

RUMORI DELLA MACCHINETTA

Il caffè fa male.

Ah!

Che botta!

Fcufi, la via dell'hotel del dottor Brunelli?

SQUILLI DI CELLULARE

- Chi è? - Fono io. - Io chi?

Foffa.

Che culo!

- Dottor Brunelli, fono qui. - Ma dove era finito?

Fono andato in bagno, foffro di ftipfi.

- È grave? - Sono ftitico.

- Ah, non caca! È costipato? - Coftipato. - Andiamo.

I fervizi igienici di questo hotel fono una bomba.

- Si salvi chi può! - Qui è esploso tutto!

Lei mi porta fortuna.

Sono caduto di sotto e se non finivo sul divano, potevo rompermi qualcosa.

RUMORE DI SCOSSA ELETTRICA

Dimenticavo, sono elettroftatico. Do la fcoffa.

Che "schicchera"!

Alle dieci ho la seduta dall'agopunturista,

poi andiamo in azienda, ma prima ci prendiamo un caffè.

- Ecco, lì c'è un bar. - No, io vado al Gran Caffè Cittaro

tutti i giorni alla stessa ora. Però non si trova mai parcheggio.

Lì c'è un pofto.

Allora è proprio vero che lei mi porta fortuna.

Io non credo a quefte cofe.

Fa male, io invece sono un po' scaramantico.

Stesso bar e ordino sempre cornetto e cappuccino. I migliori della città.

Chiudo la cappotta, non vorrei che qualche piccione

lasciasse qualche ricordino su questa splendida nappa.

Penfi che ffiga!

Mai successo in dieci anni!

Cornetto con la crema acida e il cappuccino faceva schifo.

Almeno non abbiamo perfo tempo a cercare parcheggio.

Grazie a lei.

BRUSIO - Mai vista una cosa simile.

Che strano!

Porca puttana. Una cabriolet da 70 mila euro!

Guardi il lato buono, penfi fe foffimo ftati a bordo.

Ha ragione. Lei mi piace perché pensa positivo.

Fermi quel taxi.

Taxi.

E certo! Praga 17!

Venga di qua, c'è un parcheggio.

Ma che fa? Passa sotto alla scala? Venga qua.

- Gliel'ho detto, a quefte cofe non ci credo. - Peggio per lei.

Ha visto?

Deficiente! Ti ci vorrebbe la forca.

- Non diventi volgare. - No, io intendevo la forca!

Ah, io avevo capito la sorca.

Dottore, gradisce un biscotto della fortuna?

Sì, ultimamente mi succedono cose strane.

CITOFONO

È per me, ho mandato l'interprete a portare i vestiti in lavanderia.

"La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo.

E prende la mira anche col buio. Guardatevi intorno."

La miseria!

- Chi è? - Foffa.

- Porca troia! - Gli aghi!

L'ho invitata a pranzo perché voglio conoscere i miei collaboratori.

Per esempio, mi racconti della sua vita e delle cose che le succedono.

- Non faprei da dove cominciare. - Non so, dove abita?

- Abito a via Maiella. - Via Maiella.

Ma-iella, capito.

Sa dove è crollato quel palazzo? È efplofa una bombola

proprio davanti a cafa mia. Mi fono affacciato e l'ho vifto andare giù.

Pensi la concomitanza... Ha amici? Una fidanzata?

Purtroppo mi ha lafciato. Una cofa terribile.

Non esageriamo, capita a tutti.

Beh, lafciarmi a trent'anni... fchiacciata da un meteorite.

Meteorite?

Quindi intende...

Fì, una perdita incolmabile. Da allora fono diventato focio.

Questo è un problema suo.

Comunque capisco il trauma e che sia rimasto solo.

Non fono folo, fono focio con altri.

Non voglio addentrarmi nelle sue scelte sessuali,

ma è evidente che per essere frocio ci vuole almeno un altro frocio!

- Siamo feffantafei. - 66 froci?

Foci dell'affociazione "familiari delle vittime dei meteoriti".

Ah, soci!

Fì, è un modo per non fentirfi foli. Per ricordare i propri cari.

Guardi la mia fidanzata, era bella. Qui eravamo a New York.

È ftata una vacanza fantaftica, un fogno.

11 settembre 2001?

- Come ha fatto a indovinare? - Intuito.

Se volete accomodarvi, il tavolo è pronto.

Dottor Brunelli, perché non andiamo in veranda?

- Certo. - No!

Che difgrazia. Dottor Brunelli... Dottor Brunelli?

"Terque quaterque testiculis tactis et digito qui in culum omnia."

Dice che l'affare salta se non c'è il traduttore di prima.

Gli dica che il traduttore di prima è malato.

- Dice che aspetteremo che guarisca. - È molto, molto malato.

Dice che aspetteremo molto molto.

Gli dica che è morto.

In questo caso l'appuntamento domani a Roma per la firma è annullato.

Ora che faccio? Lei come si chiama?

- Tsetsegmaa. - Senta, cosa, lo chiami.

Gli dica che era morte apparente e che domani il traduttore sarà con me.

Patrizia? Mi rintracci l'interprete di prima.

- Il signor Fos... - Non dica quel nome.

Lo chiami, gli chieda scusa e lo convochi all'aeroporto.

- Va bene, dottore. - Che guaio, devo andare a Roma con quello!

Chissà perché ce l'ha tanto col signor Fossa.

Mi chiami anche il sarto. Grazie.

(ALTOPARLANTE) Partenza del volo AZ1214 per Parigi...

SQUILLI DI CELLULARE

Facciamo subito la prova.

Buongiorno, Fossa. Sì, mi aspetti al gate.

Non è successo niente. Le precauzioni anti-iella funzionano.

Alt. Ha degli oggetti metallici addosso?

Sì, molti, indosso innocui oggetti scaramantici

a causa di un compagno di viaggio.

Innocui? Sembrano pugnali malesi.

- Lo prendiamo noi. - Mi vuole vedere morto?

Non mi può sequestrare il cappotto anti-iella!

Sia gentile.

Dottor Brunelli, fono qui. Hanno chiamato il volo.

"Lella levate de torno. Aglie, fravaglie e fattura ca nun quaglie."

Il gate è da quefta parte.

Il suo.

Mi avrebbe fatto tanto piacere fare il viaggio con lei,

ma quella scema della mia segretaria ha fatto un casino coi biglietti.

Ci vediamo a Fiumicino.

No, io atterro a Ciampino.

Allora ci vediamo tutti al ristorante mongolo.

Quello per forza!

Ammazzati!

Che c'è? La foto è ffocata perché quando l'ho fatta,

il fotografo è fvenuto...

Mi scusi.

SQUILLI DI TELEFONO

Sì?

Addirittura?

Va bene, grazie.

Lei è fortunato. C'è stato un problema tecnico.

Se avesse passato il gate, avrebbe aspettato due ore in aereo.

- Ah, fì? - Tenga.

Ho un appuntamento, non posso tardare. Come faccio?

Si sieda, prego.

Dobbiamo aspettare molto questo passeggero in ritardo?

- No, si è appena imbarcato. - Aah!

Mi scusi, le ho fatto male?

Non fa niente, non è colpa sua.

- "Chi non viaggia in compagnia"... - È il più ftronzo che ci fia.

- Che ha detto? - Niente. Che ci fa qua?

- Ho vifto che ci teneva a fare il viaggio infieme. - Da morire!

Ero in coda per vedere se c'era un pofto sul fuo volo

e quello di fianco a me Ti è fentito male.

Ci credo.

- E penfi, era su quefto volo! - Gran culo!

- Nel pofto di fianco al fuo. - Bene, beniffimo.

(ALTOPARLANTE) "È il comandante Lucarelli che vi parla.

Le condizioni meteorologiche sono critiche.

Incontreremo venti a raffica, cumuli temporaleschi

e rovesci improvvisi che potrebbero causare violenti vuoti d'aria."

Santa Barbara, Santa Elisabetta, salvami dal fulmine e dalla saetta.

La vedo agitato. Ha paura di volare?

Insomma, non sempre. Dipende.

- Invece lei? - Non lo so, è la prima volta che volo.

Come è andato a New York, col Titanic?

No, comunque l'aereo è il mezzo di trafporto più ficuro.

Sì, fino ad ora!

GRIDA

(BRUNELLI) Terque quaterque testiculis tactis

et digito qui in culum omnia.

(BRUNELLI) Che cazzo di volo!

Due fulmini, 20 vuoti d'aria, il motore in fiamme...

- E l'atterraggio d'emergenza? - Certo, con questa compagnia!

In che fenfo?

Nel senso di questa compagnia low cost!

- Temevo che penfaffe che io... - Lei? No, no.

Fa le corna? Allora lei penfa che io porti ffiga.

No, ho un dolore, una fitta, una specie di crampo.

E adesso che sta facendo?

Mi detergo il sudore. È molto caldo.

Fe penfa che io abbia una influenza negativa, tolgo il difturbo.

Fe la cavi da folo col fuo mongolo. Buona fortuna.

Ma cosa dice? Rifletta.

Se lo pensassi, perché sarei venuto a cercarla?

Ok, andiamo a prendere il taffi.

In taxi con questo?

Non posso fare le corna, se mi gratto mi molla... che mi invento?

Che fa, non viene?

- No. - Che c'è?

Mi è venuto un dolore intenso al braccio. Vado in infermeria.

Lei mi preceda, non facciamo aspettare Naranbaatar.

Ci vediamo al ristorante mongolo.

- È sicuro che non le dà fastidio? - No, sto benissimo.

È la prima volta che faccio un'ingessatura così

e poi a uno che non ne ha bisogno.

No, no, si fidi, c'è bisogno.

C'è bisogno, c'è bisogno.

Presto, presto.

Grazie.

L'ambulanza! No! Ha già ha fatto secco il mongolo!

Signor Ambaradan, sta bene?

Ho visto l'ambulanza e ho pensato fosse già morto, invece è vivo.

- Che fanno questi zozzoni? - Uno fcongiuro contro la iella.

Paraculi! Hanno già capito tutto.

- Che cofa hanno capito? - Hanno capito tutto del contratto.

Che strana ingessatura.

Pensavo di essermi slogato solo il braccio e invece pure le palle.

Strano, eh? Che bel ristorante, caratteristico, arredamento tipico.

Fì, però quefti lampadari fono pericolofi con queste fcimitarre.

Scimitarre? Gli dica di spostarsi, può essere pericoloso.

Oh!

Scusate. "Ochlèmongol barbecue".

- Chi ha ordinato il barbecue mongolo? - Io. - Il fuoco no!

- Che ha detto? - Che l'affare non vuole farlo più.

- Perché? - Perché lei porta ffiga.

Io porto sfiga?

- Ma che fa? - Gli scongiuri!

Tu porti talmente sfiga che se ti attraversa un gatto nero

quello si gratta le palle!

Vaffanculo, gufaccio malefico incrociato con una civetta!

Non est iettaturem allontanarum cesia. Bis tris e nosse e cachia

puozze passà un guaio tu e isso. E puozze 'unfracetà 'int'a nu cesso.

SQUILLI DI CELLULARE

Pronto?

Aspetti! Si fermi! Grazie. Grazie. Grazie.

Il terreno dove ci stanno le capre del mongolo è risultato radioattivo,

e quindi anche le capre sono contaminate. Ci è andata bene!

Ma prima penfava che io portaffi iella.

Sono cose che si dicono, non sottilizziamo.

Se avessi concluso l'affare, avrei perso milioni di euro.

Lei merita di essere premiato. Mi chieda qualsiasi cosa.

Un pofto fiffo nella fua azienda.

Lei vuole proprio un lavoro nella mia...

Gomito a gomito e anche "fiffo"?

Potrebbe interessarle un vitalizio?

No, no. lo voglio un lavoro, non l'elemofina.

"L'elemofina." Giustissimo.

Allora ci organizzeremo. Grazie, grazie, grazie.

- Vedrà che bell'ufficio. - Un po' ifolato.

- Camminiamo da dieci minuti. - Così farà del moto tutti i giorni.

- Almeno farà filenfioso. - Filenfiofiffimo.

Prego.

- Che ftrana forma. - Ufficio a tutto tondo.

Dentro non c'è la maniglia. Come faccio a ufcire?

Chiama.

- Ma non c'è il telefono. - E a chi deve telefonare?

E poi c'è il computer.

- Ma non è conneffo. - Bene, vuole prendere un virus?

Si rilassi e si goda il panorama.

MANDATE DEL CHIAVISTELLO

RINTOCCHI DI CAMPANE

Allora, ragazzi, cominciamo con un "rush hammer".

MUSICA RITMATA

Forse è un po' troppo avanzato. Passiamo al "jagger", ragazzi.

MUSICA RITMATA

Bene. "Foligno royale con implosing".

Implosing.

Bene, adesso "divaring".

"Double cage". Voltata e "sutri jamping".

Signor Mammola, so che lei è stato primo ballerino con la Carrà.

Ma qui siamo in una casa di cura,

non al Teatro delle Vittorie.

I nostri ospiti seguono un percorso ludico ricreativo,

e con la sua danzaterapia lei li deve riabilitare,

non debilitare. È chiaro?

Stronzo.

- Grazie, Raffaella. - Ciao, amore.

- Come va? - Bene, bene.

- Ciao, papà. - Ciao, Japino.

- Ciao, Raffa. - Ciao, papà.

- Ciao, papà. - Ciao, Lorella. - Quando ci porti al circo?

Belli di papà, io vi ci porterei, ma sapete quanto costa?

Non ce lo possiamo permettere.

Ciao, papà, dal portiere c'era questa.

Kledi, quante volte ti ho detto di non prendere le cose dal portiere?

Sono sempre brutte notizie. Aprila tu, io non ho il coraggio.

Felice, è di un notaio di Rovereto. Dice che un certo Nicola Biffi

è morto e ti ha lasciato un'eredità.

- Un'eredità? - Sì.

Finalmente un colpo di fortuna!

Ma chi è Nicola Biffi?

Mio padre? Nicola Biffi era mio padre?

- Ma io sono orfano. - Purtroppo adesso sì.

Solo in extremis suo padre ha voluto che le fosse rivelata la verità.

Fa parte delle disposizioni testamentarie,

che comprendono anche due lasciti. - Addirittura due?

Sì. Il primo è puramente simbolico. Si tratta di 2 mila euro.

- Meglio di niente. - Il secondo è invece molto concreto.

- Un immobile? - No, è mobilissimo, direi irrequieto.

Si tratta di suo fratello minore.

- Cioè, oltre a un padre, ho anche un fratello? - Sì.

Poiché è morto il padre e non avendo un luogo dove andare,

non è assolutamente in grado di badare a se stesso.

Se non se la sente, saremo costretti ad affidarlo a un istituto.

No. No. Per carità, so cosa vuol dire.

Ho adottato due bambini proprio per toglierli da un istituto.

Bene, allora firmi qui.

Ti porterò via, fratellino. Anche se non potrò farti vivere tra gli agi.

La mia è una famiglia umile, ma dove si mangia in sei, si mangia in sette.

L'amore può dare sapore anche a un tozzo di pane.

Pezzente, mangialo tu il tozzo di pane.

- Ma che fa? - È proprio stronzo questo bambino.

Come si permette, quello è mio nipote.

Ho detto stronzo? No, volevo dire schietto.

Mi sono confuso. Mio fratello?

> Lo "space shuttle 2" è un razzo... - Questo è suo fratello Walter.

Siamo pronti a volare nello spazio, anche se non ancora interplanetario.

Ma quello lì avrà la mia età.

No, è suo fratello minore, ha un anno di meno.

- Ma se è adulto, perché non può badare a se stesso? - Giudichi lei.

Ormai i voli orbitali non sono più un privilegio dei soli astronauti,

sono aperti anche a persone normali come lei e me.

Ma è matto?

Vostro padre preferiva definirlo un ragazzo speciale.

- Mi creda, signora... - Walter, c'è tuo fratello.

Oh. Mi dispiace, ma dobbiamo interrompere questa conversazione.

Per me è un momento importante, ho appena scoperto di avere un fratello.

Fratellone mio.

Naturalmente voglio anche te sul mio razzo per il volo inaugurale.

- Divideremo i profitti. - Grazie, sei generoso, ma non mi serve niente.

Fa sempre così quando si dice la parola "niente".

Va beh, Walter, non fa nulla.

- Lo fa anche con "nulla". - Ah.

E... quali altre parole non si possono dire?

Solo queste due. Una volta erano quasi 60.

Capirai, non si poteva dire niente.

Dai, dobbiamo andare in albergo.

Oh! Ho dimenticato una cosa.

- Suoni il contrabbasso? - No.

- Perché te lo porti dietro? - Che cosa? - Il contrabbasso.

- Il contrabbasso? - Il contrabbasso.

- Quale contrabbasso? - Questo contrabbasso.

Quale contrabbasso?

Certo che non c'è nessun contrabbasso,

io mi riferivo a quello che abbiamo visto prima in negozio.

Ma quando prima, se ci siamo appena conosciuti?

- Sei strano, fratello mio. - Io sono strano?

Lasciamo perdere, facciamo finta di nie... sche.

- Di? - Di "niesche".

- Niesche? - Niesche.

- Che cos'è? - Il filosofo. - Niesche? Nietzsche.

- Io lo chiamo Niesche. - Perché sei ignorante.

Guarda che io a 5 anni "legetti" "Rin tin tin".

- Lessi. - Ma che Lassie, "Rin tin tin", il cane lupo.

- Il bagaglio. - Eccolo. - Il mio. Vai a prenderlo.

Oddio!

Se sei un impostore che vuole mettere le mani sul mio razzo

e non sei affatto mio fratello?

Certo che sono tuo fratello, l'ha detto anche il notaio.

Non basta, devi dimostrarmelo.

Ah! Se sei mio fratello, avrai come me il "filicondo angusto".

- Il filicondo che? - Angusto.

Angusto. Certo che ce l'ho, certo, sì, sì.

È molto angusto, è proprio... angusto.

Come molto? lmpossibile.

No... no, anzi, poco angusto... è spazioso, ce l'ho spazioso.

- E da quando? - Da... da bambino come te. Da bambino.

Da bambino?

I bambini non possono avere il "filicondo angusto".

No, infatti. Io dico... io dico da bambino perché...

per me è bambino anche uno di trent'anni.

Il bambino che è dentro di noi, che quindi...

- Dai, mostramelo. - Il bambino?

- Il filicondo. - Il filicondo... angusto.

Filicondo angusto. Dunque... angusto.

- Io vado. - Aspetta. Mostramelo.

Senti, perché non mi mostri il tuo filicondo,

così lo confrontiamo?

Il filicondo è dentro ognuno di noi, non si può né vedere né mostrare.

- Infatti. - Beh, un sistema ci sarebbe.

- Bene, bene, bene. - Aprire tutto l'addome.

Ci vuole un coltello più affilato,

altrimenti non riusciamo a sbucciare questa mela.

- Che cosa fai costì? - Sto... coquì perché ho caldo a una gamba.

- A una sola? - Una sola, sì.

Ma soffri di ipertermia locale?

Eh, sì. Proprio tutta locale.

- E da quando? - Beh...

mi è presa dopo il filicondo. - Tu...

sei strano, lo sai?

- Dai, andiamo a letto. - No, io non vengo, ho la "ipermia" locale...

e quindi sto...

- Sei molto strano. - Sì, sono strano, sono strano.

TUONI

Sono strano.

Aspetta, fammi capire.

Hai un fratello che si chiama Walter ed è matto?

Eh... abbastanza e se lo contraddici, entra in crisi.

Felice, abbiamo quattro bambini.

Tranquilla, mi sono sincerato stamattina con il notaio.

Ha detto che si arrabbia solo se lo contraddici.

Ti devo lasciare, altrimenti perdiamo il treno. Ciao, amore.

- Walter, andiamo, è tardi. - Walter deve guardare i razzi.

- No, Walter deve prendere il treno. - Voglio rimanere qui.

- Walter viene con me alla stazione. - "Eriddartnoc im non."

- Che? - "Eriddartnoc im non." - Non ho capito.

Eriddartnoc im non.

Oddio, la crisi. Ok, non c'è fretta.

Eccoci qua, eccoci qui. Ecco.

Walter guarda e Felice aspetta. Ecco qua.

È così.

- Una forza misteriosa mi blocca. - È il contrabbasso.

Ancora con il contrabbasso! Non c'è il contrabbasso.

Infatti, macché contrabbasso!

Mi sembrava di aver visto una forza misteriosa nei paraggi.

- Non c'è più la forza misteriosa. - Ma c'è 'sto cazzo di contrabbasso.

Mi ha chiesto di avvisarla che il fratello è uno squilibrato.

No, completamente inoffensivo.

Quindi se lo vede fare cose strane, faccia finta di niente.

- Va bene. Grazie. - Prego.

Prego, avanti.

- Buongiorno. - Salve.

- Grazie. - Buongiorno. - Salve.

Grazie. Scusi.

Chi di voi due suona il contrabbasso?

Contrabbasso? lo non vedo nessun contrabbasso. Questo posto è vuoto.

- No, mi sembrava... - Se le dice che non c'è, non c'è.

Non c'è il contrabbasso.

Certo.

Mi scusi, posso dare un'occhiata al "Sole"?

- Prego. - Grazie, devo controllare delle azioni.

Anche mia moglie aveva un cugino matto.

Non si dice matto, si dice persona speciale.

Giusto, sì.

- E questa persona speciale, come si chiama? - Walter.

Walter.

Siamo sicuri che non è pericoloso?

- Basta non contraddirlo. - Ah.

- Mi scusi. - Prego.

Mi lascia solo?

Basta non contraddirlo.

A me i matti fanno una paura!

# Tuca tuca... bubu. #

- Dov'è Walter? - È qui. - Qui dove? Ma cosa dice?

No... non è qui, ma stia calmo.

Walter è imprevedibile. Se va in crisi, può essere pericoloso.

- Ma non l'ho contraddetto. - E ha fatto bene, altrimenti...

VERSI

- Ma che fai? - Dove sei stato?

Quando ti allontani, me lo devi dire, altrimenti mi agito.

(SOTTOVOCE) Per fortuna è tornato, perché stava facendo il matto.

- Non si dice matto. - Va beh, speciale.

- Lui non è speciale. - Come? Me l'ha detto lei.

No, io ho detto: "Walter è speciale".

- E non è la stessa cosa? - No.

- Come no? - Che fa, mi contraddice?

Non si può contraddire neanche lei?

No, no, lui è uno dei nostri, ha il filicondo.

- È vero che ha il filicondo? - Che è il filicondo? - Niente...

Il filicondo! lo non ho il filicondo!

Non ho il filicondo!

STRIDIO DEI FRENI

- A che ora passa il nostro autobus? - Due ore.

- Sai giocare a tennis? - Sì, ma che c'entra?

- Per ingannare il tempo, facciamo una partitina? - A che?

- A tennis. - E dove troviamo il campo da tennis?

Sei cieco? Questo cos'è secondo te?

- Una strada. - Una strada? E la terra rossa, le righe, la rete?

Scusa, quale terra rossa, quali righe e quale rete?

Eriddartnoc im non. Eriddartnoc...

Ok, giochiamo. Ma come facciamo senza racchette?

Non le avevo viste.

- Quale vuoi? Scegli. - Fai tu.

Ah, infatti.

Batto io.

Palla.

Quindici-zero.

Ah.

Palla.

Fuori. Trenta-zero.

Palla.

- Fuori. Trenta-quindici. - È dentro di un metro,

si vede benissimo il segno della palla. - Sentiamo l'arbitro.

Com'era? Sentito? Trenta-quindici.

SQUILLI DI CELLULARE

Mia moglie.

Tesoro, sono sotto casa con Walter.

Aspetta, Walter ti vuole parlare, metto in vivavoce.

- Buonasera, signora. - Ciao, Walter. Non vedo l'ora di vederti.

Anch'io, però mi dispiace di essere venuto a mani vuote.

Non fa niente.

- Ma non l'ho detto io. - Non fa niente.

- È quella lì? - Sì, sì.

- Questo è il bagno. - Lì ci sono i bambini.

E questa è la tua stanza.

Non sono abituato a dormire da solo. Ho sempre dormito con papà e mamma.

Ma mamma non c'è più da trent'anni.

Ma dopo papà mi ha trovato tante altre mamme.

Molto giovani e molto carine, tutte dell'Est.

Hai capito papà! Va beh, ne parliamo a cena.

Prima devo andare al bagno.

- Ma che fa? - Non può toccare le maniglie.

A parte le maniglie, ha qualche altra stranezza?

(SOTTOVOCE) Non bisogna mai dire la parola "niente" o "nulla".

- Niente o nulla? - Mai!

Allora, ragazzi, questo è lo zio Walter.

Questo è Japino, Lorella, Kledi e Raffa.

- Salutate, ragazzi. - (INSIEME) Ciao, zio Walter.

Salve, ragazzi. Volete che vi racconti del mio razzo?

- (INSIEME) Sì! - Il razzo dopo cena.

Adesso tutti a tavola!

- Vicino allo zio ci sto io! - No, io, scema!

Kledi! Quante volte ti ho detto che le parolacce non si dicono?

- Sei in punizione. - Per così poco.

È una questione di principio. In questa casa le parolacce no!

Parolacce, no.

Raffa, come è andata oggi a scuola?

- Bene. Non c'era il maestro e non abbiamo fatto nien... - Un cazzo.

- Mamma, hai sentito cosa ha detto papà? - Papà lo può dire.

- Siete proprio strani in questa famiglia. - Sì, siamo strani.

- Era per evitare... - Cosa?

Eh...

Niente.

Mamma?

WALTER RUSSA

- (FELICE) Io non riesco a dormire. - Neanch'io.

- Ma dove va? - Credo in bagno.

- Senti, dormiamo cinque minuti. - Sì.

- Oddio, la maniglia! Quello la fa nel corridoio. - Vai, vai!

Resisti, resisti, resisti. Ecco qua.

(WALTER) Felice, c'è un'altra cosa che non tocco oltre le maniglie.

Arrangiati.

(FELICE) Mi piacerebbe avere un bel giardino.

Purtroppo ho il pollice marrone.

VOCI NON UDIBILI

È andato dai bambini.

- E allora? - Stiamo tranquilli?

Che può succedere? Li abbiamo sott'occhio.

Mamma, papà. Abbiamo finito i compiti di matematica.

Ah, sì? Hai detto che ti servivano delle ore.

- Zio Walter li ha fatti in 2 minuti. - Anche noi abbiamo finito i disegni.

Li ha fatti zio Walter.

Visto che abbiamo fatto presto, ci porti al parco?

- Sì. - No, tesoro, come facciamo?

Non possiamo accompagnarvi, abbiamo molto da fare.

Li accompagno io, così gli parlo del mio razzo.

(INSIEME) Evviva!

- Tu... al parco con loro? - Da soli?

Non vi fidate?

Certo che ci fidiamo.

Tu non li conosci, sono delle pesti.

- Cosa può succedere? Ci sono io. - (INSIEME) Appunto.

- Appunto cosa? - Appunto, che può succedere?

Ragazzi, preparatevi, andate con lo zio.

Fate i bravi,

non ubbidite allo zio e soprattutto non perdetelo di vista.

Qui il matto sei tu.

Come ti viene in mente di mandarli soli con Walter? È pericoloso.

Non ti preoccupare, li seguo a distanza senza perderli di vista.

- Che fai, guardi le coppiette? - Macché coppiette, guardo i bambini.

E lo dici così? Sporcaccione!

No, intendevo...

SQUILLI DEL TELEFONO

Pronto? Come i carabinieri?

È successo qualcosa ai miei figli? Lo sapevo!

Ah, mio marito, meno male!

Ma che ha fatto mio marito?

Arrivo subito.

Li dovevi tenere d'occhio. Al parco non ci sono più.

Stai calma, vedrai che non è successo niente.

- Dove sono i bambini? - In giardino.

- Non ti arrabbiare. - Perché, che è successo?

Te lo dico se prometti che non ti arrabbi.

- Raffa? Japi? - Lorella? Bambini?

Ragazzi! Ragazzi!

So che sei molto geloso del tuo giardino, però...

siamo tornati presto e allora abbiamo pensato di farti una sorpresa.

- È stato un pomeriggio fantastico. - Ah, sì? Che avete fatto?

Prima siamo stati al "bungee jumping".

- Quel bungee jumping? - (RAFFA) Sì.

- E dopo sul deltaplano. - Ah.

- E poi, per ultimo... - Ce lo dite dopo. Tutti in camera.

- E lavatevi le mani. > Già fatto.

Te le rilavi, fa niente.

Amore sono tutte cose immaginarie.

Walter inventa cose che in realtà non fa, tipo giocare a tennis.

Il tennis non è pericoloso.

Giovanna, i bambini non hanno fatto quelle cose.

Hanno solo immaginato di farle, suggestionati da Walter.

- Papà? - Dimmi. - Vieni a vedere.

Abbiamo scaricato sul computer le riprese fatte col telefonino.

Certo, il deltaplano... Uuh! Il bungee jumping... Uuhh.

Quello sono io.

Oddio.

E quelle siamo noi.

- Oddio, mi sento male. - E non sai cosa ho fatto io.

- Che hai fatto? - Sono andato al circo.

Ah... circo.

È tutto il giorno che sta dentro.

È strano, eppure abbiamo tolto la maniglia.

Walter? Siamo noi. Ti abbiamo portato la cena.

- Tutto bene? Possiamo entrare? < No. È meglio di no.

È tutto sottosopra.

Ma figurati, con quattro ragazzi per casa pensi che mi sconvolga un po'...

Ah!

Ma che ha fatto?

Credo... che sia una sperimentazione legata ai razzi.

È a causa dell'assenza di gravità, vero Walter?

Ma che razzi e gravità. Sono nervoso a causa di Svetlana.

- Chi è Svetlana? - Una ragazza che ho conosciuto,

con cui può nascere qualcosa di importante.

- Bene, ha una casa? - Sì, bellissima, è anche molto ricca.

Quindi non c'è motivo di essere nervosi.

Sì, invece. Vuole andare a ballare, ma da solo non me la sento.

Perché non venite anche tu e Felice?

Che figura, Svetlana aspetta da mezz'ora.

Quella è fissata con la puntualità.

Tu vai, intanto noi cerchiamo parcheggio.

MUSICA DA BALLO

Siamo qui.

- Ma è da solo. - No, è con Svetlana.

- E dov'è? - Non esiste, ma lui pensa che ci sia.

E noi dobbiamo fare altrettanto o rischiamo che gli venga una crisi.

- Che dobbiamo fare? - Fai come me, stai rilassata. - Non è facile.

Molto piacere, Svetlana, io sono Felice e lei è mia moglie Giovanna.

Ma che fate, parlate a una sedia vuota?

- Ah, quindi non c'è Svetlana? - Ma sei cieco? Eccola.

Va beh, le presentazioni le abbiamo fatte, adesso accomodiamoci.

- Ma che fai, sopra Svetlana? - Scusa, scusa.

Ma certo, cara.

- È andata al bagno? - Sì.

In fondo sono una bella coppia.

- Hai bevuto, Giovanna? - Sì!

Ho bevuto tutti i cocktail di Svetlana.

Ti ricordi quando vent'anni fa,

dopo il ballo mi hai portato a casa tua?

Certo, abbiamo fatto piano piano per paura che mamma sentisse.

CIGOLIO DEL LETTO

- Papà, chi c'è in camera tua? - C'è Zio Walter, sta con una.

CAMPANELLO

Buongiorno.

- Ma dove sei andato? - Ho accompagnato Svetlana a un taxi.

- Ah! - Non puoi capire quanto sia focosa.

Guarda cosa mi ha fatto.

- Te li ha fatti Svetlana? - No, da solo!

Vado dai bambini in giardino.

CAMPANELLO

C'è Svetlana.

- Immagino che sia lei Walter Biffi. - No, è mio fratello.

- Come non è mio fratello? - Gliel'ho spiegato, un errore.

- Il fratello di Walter è un altro. - Quindi si occuperà lui di Walter.

No. Il vero fratello si rifiuta di prendere la tutela,

quindi Walter sarà ospite dell'istituto di sanità mentale

Santa Maria Ausiliatrice.

Anche se non è mio fratello, ci prenderemo noi cura di lui,

vero Giovanna? - Sì, certo.

Ormai ci siamo affezionati, è parte della famiglia.

Mi dispiace, non è possibile, lo dobbiamo portare via.

Almeno gliela possiamo dare noi la brutta notizia?

L'importante, in assenza di gravità, è evitare i movimenti bruschi.

Ci si sposta così, con piccoli gesti.

Walter! Presto, devi andare via.

- Io sto bene qui. - Invece devi andare via.

- Vogliono portarti in terapia. - Io non voglio la terapia.

- Per questo devi andare via. Forza. - No, zio Walter deve stare con noi.

- Attento, gli fai venire la crisi. - Che gli succede con la crisi?

Eriddartnoc im non, eriddartnoc im non.

- Si è bloccato. - Quando è in crisi fa il robot?

- Così pare. Muoviti, dai. - Forse ci vuole la password.

Inserire password.

- Ci vuole la password? - Prova.

E che...

- Uno, due, tre, quattro. - Password errata.

- Certo, papà. - Eh, lo so.

- "Poppoloppo." - Password errata.

- Poppoloppo. - Barbie. - Totti.

- Filicondo. - Password errata.

- Biancaneve. - Deltaplano. - Password errata.

Guarda che situazione. Ma pensa te!

"Ma pensa te". Password accettata.

"Ma pensa te." Ma che password è! Andiamo.

(WALTER) Seguire la direzione indicata: fra 400 metri

prendere la seconda uscita a destra.

Fra 200 metri spostarsi sulla sinistra e proseguire dritto.

È figo lo zio Walter, ha pure il navigatore.

Ma che dici, è una tragedia, lo zio è diventato una macchina.

Di umano non ha più niente.

- Dove stiamo andando? - È tornato lo zio Walter. - Evviva.

- È tornato. - È tornato lo zio Walter.

Ma sono stato sempre qui. Siete proprio strani.

- Posso sapere dove stiamo andando? - In Svizzera.

- Così oltre il confine non ti possono più... - È un'ottima idea.

- Lì c'è il conto dove andranno i soldi per il razzo. - Certo.

Anzi, dobbiamo decidere come spendere quei soldi.

Possiamo finalmente realizzare tutti i nostri sogni.

- Voi cosa vorreste avere, bambini? - (INSIEME) Un circo.

- E tu, Giovanna? - Una casa più grande.

E tu, fratellone mio?

- (FELICE) Grazie, non voglio niente. SCHIAFFO

(FELICE) Anzi, una cosa ci sarebbe.

Io avevo chiesto una casa più grande. Forse è anche troppo grande.

Però il circo è molto più bello.

Troppo forte lo zio Walter! Allora è vero che aveva un razzo.

Quasi. Ha investito in azioni di una compagnia aerospaziale

che costavano poco perché nessuno ci credeva e adesso è ricchissimo.

- Pensa quando papà vedrà il nostro circo. - Perché non è venuto con noi?

Perché lo zio Walter ha esaudito anche il suo desiderio.

Buongiorno. Sono Mammola, mi avete cercato?

C'è nessuno?

- Raffaella? - Ciao, Felice.

- Sono molto contenta di rivederti. Come stai? - Benissimo.

Allora? Perché volevi vedermi?

Volevo ballare ancora una volta con te.

Ricordi ancora i passi?

Te lo dico perché... insomma hai messo su un po' di pancetta.

Certo che li ricordo, me li ricordo benissimo.

MUSICA DA BALLO

- Bravo! Balli quasi meglio di prima. - Mi sono tenuto in forma.

Riesco ancora a fare il "superbreak royal" dallo Schiaccianoci.

Quello è difficilissimo, non ci credo.

Guarda.

RUMORE DI OSSA ROTTE

Felice, ti sei fatto male?

No, è che mi sono commosso nel rivederti.

Svetlana, amore mio, questo anello è un impegno solenne.

Questo viaggio di nozze sarà per noi l'inizio di un idillio senza fine.

Le dispiace?

- È libero? - Liberissimo.

- Purtroppo dalla mia parte non si vede bene Venere. - Si accomodi.

- Ma io non vedo niente. - Come no? Lì.

Che meraviglia. Grazie.

Di nulla.

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