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Original subtitles

[sirene]

- Forza! - Respira?

- Veloce! - Avanti!

- Luca, mi senti? - Veloce!

- Luca! - Veloce!

Dai, dai!

- Che abbiamo? - Ferita d'arma da fuoco all'addome.

- Dottoressa, mi ascolti. - Valori?

Pressione 60-70, frequenza 130.

- C'è un secondo foro sull'avambraccio. - Ci pensiamo dopo.

- Andate, veloci. - Forza.

Dottoressa, in che condizioni è?

Fermiamo l'emorragia e operiamo.

- Posso venire? - No!

- Non ha letto? - Sono il vicequestore.

Buon per lei.

♪ Sono l'uomo che ti passa accanto ♪

♪ Il rumore del traffico di sottofondo ♪

♪ Sono freddo e pioggia sull'asfalto ♪

♪ Quella pace che torna Dopo avere pianto ♪

♪ Io cambio pelle, Cambio le mie impronte ♪

♪ Come la vipera, Il lupo e il camaleonte ♪

♪ Nello specchio Il riflesso di quello che sembro ♪

♪ Un clandestino ♪

♪ Sono l'uomo della porta accanto ♪

♪ Il rumore del clacson Al semaforo rosso ♪

♪ Sono io lo sconosciuto a fianco ♪

♪ Mentre chiedi al bancone Un'altra doppio malto ♪

♪ Io cambio casa, cambio l'orizzonte ♪

♪ Come cambiano i limiti della mia mente ♪

♪ Nello specchio Il riflesso di quello che sono ♪

♪ Un clandestino ♪

♪ Solo un clandestino ♪

[in cingalese] No, non c'è bisogno che vieni.

Ti chiamo io appena sappiamo qualcosa.

Stai tranquilla, su. Ciao!

Mia moglie è agitata.

Nemmeno se lo fosse beccato lei il proiettile.

Meglio se non viene fuori che era in mezzo a una sparatoria.

Ok.

Quanto offriva Motti per farsi portare lo spacciatore?

- Ci serve per l'indagine, dimmelo. - 100.000.

Luca all'inizio non voleva accettare, ma poi ci ha ripensato.

A che gli servivano quei soldi?

- L'hai chiamata tu? - Che faccio, non lo dico alla sua donna?

- Non lo sapevi? - Ciao, Claudio.

- Ciao. - Il taxi non arrivava più.

- Come sta? - Bene, tranquilla.

Lo stanno operando da sei ore.

Ha perso molto sangue?

Il sangue si rifà, è l'ultimo dei problemi.

Se sparano a uno, quello o muore subito o non muore più.

Sapete quante sparatorie ho visto in Sri Lanka?

Lì è tutto uno sparare! Tu, tu, tu, tu!

Dalla mattina alla sera.

- Buongiorno. - Buongiorno.

- L'intervento è finito. - Che dice il dottore?

Sono io il dottore.

Sì, scusi, intendevo quello che l'ha operato.

Sempre io. È un problema?

No, macché…

L'intervento è riuscito.

Il proiettile non ha colpito organi.

Abbiamo estratto un secondo bossolo dall'avambraccio.

Ha perso molto sangue, ma è fuori pericolo.

Che dicevo?

Quello ha la pelle dura.

Questi due facevano certe facce… Sembrava che fosse già morto.

- Quando ce lo ridate? - Non lo so.

Ma l'intervento è riuscito, no?

- Vedono come reagisce. - Aspettiamo che si svegli.

Vi facciamo sapere noi.

- Grazie. - Grazie.

Vabbè, dovrà stare un po' a riposo.

- Se vuoi ti do un passaggio a casa. - Grazie.

- Perché è nel parcheggio dei disabili? - Ero di fretta.

Non trovavo posto.

Chiamano un carro attrezzi per spostare un carro attrezzi?

Vabbè, un po' di ottimismo! L'operazione è andata bene.

Ora andiamo tutti a casa, ci mangiamo qualcosina

e ci facciamo una bella dormita, come Luca.

- Ciao, Palitha. - Ciao.

- [Carolina] Perché gli hanno sparato? - Ancora non lo so.

- Sai se aveva bisogno di soldi? - Non mi ha detto niente.

- Mi dispiace rivederti così. - Quando è stata l'ultima volta?

All'anniversario della fondazione della polizia.

Anche quella non è stata una grande festa.

No.

Mio marito mi ci portò a forza.

Non lo sapevi, vero?

- Che cosa? - Di me e di Luca.

Siete amici, pensavo che te l'avesse detto.

Forse non siamo così amici.

Tuo marito?

- L'ha scoperto da poco. - Bel casino, eh?

Forse è un bene.

Solo che ancora non lo so.

Senti, ti vuoi guadagnare…

20 euro e…

70 centesimi?

Devi solo dirmi quando si sveglia il tipo nella 304.

- Ok. - Grazie.

[scatti fotografici]

- Sei stata tu? - Sì, Imelde è uscita.

- Come stai? - Stanca.

E lui come sta?

L'intervento è andato bene, vediamo come reagisce.

- Ti ho preparato il pranzo. - Amore, non ho fame.

Fai uno sforzo, non puoi stare tutto il giorno a stomaco vuoto.

Vieni.

- Acqua? - Sì, per favore.

- Pasta al pesto. - Wow!

- Amore, grazie. - Prego.

- Buongiorno. - Buongiorno.

- Mi voleva parlare? - A essere sincero, no,

ma visto quello che è successo, non ne posso fare a meno.

Può tenerlo nascosto alla stampa, ma a me le notizie arrivano.

Mi sa dire che cosa ci faceva

un ex ispettore capo dell'Antiterrorismo in un capannone

con dei mercenari e uno degli uomini d'affari più noti della città?

Vorrei saperlo anch'io, mi creda.

Perché si è messo a giocare all'investigatore privato?

- Aveva nostalgia del vecchio lavoro? - Non lo so.

Ha una licenza provvisoria.

Aveva, firmata da lei.

Ho l'impressione che ogni volta che quello combina guai, lei lo copra.

Con tutto il rispetto, si sta sbagliando.

Senta…

Per colpa del suo amichetto, molti hanno rischiato la pelle.

Se era nella fabbrica, un motivo deve esserci.

Luca era un grande poliziotto. Mi faccia capire perché era lì.

Sa che cosa ho scoperto su di lui?

L'operazione contro i latinos è saltata per colpa sua.

Io non ne posso più di queste cazzate.

[vociare indistinto]

[porta che si apre]

Eccomi.

- Posso avere dell'acqua? - Non beva, altrimenti la vomita tutta.

Le bagno le labbra.

- Vado a chiamare la dottoressa. - Grazie.

[porta che si apre]

Guarda che bella faccia riposata.

Ci credo, hai dormito quasi un giorno intero.

È orario di visite?

No, ma per i parenti stretti fanno delle eccezioni.

Ho detto che sei mio fratello.

Mamma mia, ti hanno conciato davvero male.

Quello che è successo è su tutti i giornali,

ma di te non parla nessuno.

Maganza ti vuole bene.

Ti ha fatto avere pure la stanza singola.

- Che culo. - Te lo metto qui.

E questo?

- Chi te l'ha portato? - Non lo so.

L'avrà lasciato Carolina.

Direi di no, non è mai entrato nessuno.

- Sei stato qui tutta la notte? - Ma figurati.

Mi ero appoggiato un attimo in sala d'attesa.

La sera prima avevo dormito poco.

Ah, c'è una dedica.

"Non fidarti di lei.

I libri si giudicano sempre dalla copertina."

- Semmai il contrario, no? - Fammelo vedere.

Quella non mi sembra la calligrafia di una donna.

Quindi un uomo è entrato qui dentro di nascosto?

- Chi? - Più che altro perché?

In questo stato non puoi certo scoprirlo.

- Io sì. - Lascia stare, Palitha.

Perché?

- Perché faresti solo danni. - Non faccio mai danni.

[porta che si apre]

Me ne sto andando.

Però…

ci tenevo a dirle che ha fatto un ottimo lavoro.

- Mi sono dovuto ricredere. - "Ricredere" su che cosa?

Sulla sanità pubblica.

Vabbè, vado, devo lavorare.

- Che dice, dottoressa? - Che il suo amico ha ragione.

Ho fatto un ottimo lavoro, nonostante io sia una donna.

Lo perdoni, è fatto così.

- Che stai facendo? - Hai visto il libro di Carolina?

Eccolo. Perché?

Perché finalmente…

Tocca a me.

Sì, grazie, aspetto in linea.

Almeno fosse una bella foto.

- È sfocata e in bianco e nero. - È una foto artistica.

Se questa è arte, chiudo l'officina e mi metto a fare il fotografo.

Sì, sono sempre qui.

Allora le copertine le scelgono gli autori?

Voi non lo sapete?

Ok, grazie.

Ecco, vedi? Lo dice anche qui che la copertina è scelta dall'autore.

Guarda… che io lo sapevo.

- Perché non lo chiedi a Carolina? - Perché è una sospettata.

È sospettata di essere andata in ospedale fuori orario?

Di avere mentito a Luca.

Spesso piccole bugie… nascondono grandi segreti.

La tua indagine è già finita? Meno male, di sicuro ti facevi male.

Questo è Corso Como. Domattina posso andare lì

e vedere se scopro qualcosa.

Ecco, bravo. Visto che ci vai, mi fai un po' di spesa.

Vuoi che ti imbocchi io? Mmh?

- Faccio l'aeroplanino? - Avevo ordinato una carbonara.

Quella mi sa che stasera non te la possiamo dare.

Tu oggi non dovevi essere a Venezia con i finalisti del coso?

Ho detto alla mia editrice che non stavo bene.

Ah.

L'appuntamento che mi hai dato…

Dovevi dirmi una cosa importante.

No.

È una sciocchezza.

Ne riparliamo quando esci, non c'è fretta.

E questo?

Ho pensato che qui avrei avuto il tempo di leggerlo.

Chi te l'ha portato?

Palitha.

- Mi scusi, l'orario di visita è finito. - Scusi lei, vado subito.

[sottovoce] Buona lettura.

- Come si sente? - Sto benissimo. Quando esco?

Le ricordo che ha due fori di proiettile dentro al corpo.

Si può mettere comodo.

- Andiamo, lasciamolo riposare. - Sì.

Ho chiesto a tutti, ma nessuno sa niente.

[in cingalese] Hai preso le zucchine?

Sì, le ho prese.

[in italiano] Ti ho preso anche dell'ammorbidente,

una chiave inglese, un rossetto

e un guinzaglio per cani.

Perché? Non erano sulla lista.

Lo so.

Ma ogni volta che entravo in un negozio per fare domande

dovevo comprare qualcosa per non dare nell'occhio.

[in cingalese] E che ci faccio con un guinzaglio?

Vuoi che ti compro anche un cane?

Gedara? Gedara!

[in cingalese] Mi senti? Mi senti?

Pineapple juice, per favore.

- [in cingalese] C'è qualche problema? - Donne…

Oh! Ma anche voi…

- Kotte, pure lui. - Avevo una zia a Kotte.

Troppo casino, però.

- Tu di dove sei? - Jaffna.

Grazie.

La foto?

Siamo noi, ce l'ha fatta uno che abitava qui sopra.

Chi?

Un certo Vincenzo. Faceva il fotografo di mestiere.

- A volte gli portavamo il caffè a casa. - "Vincenzo" come?

Vincenzo… Vincenzo.

Non ha il cognome? Chi è, Sting?

- È quella porta lì. - Perfetto.

Non c'è nessuno.

Abita qui un certo Vincenzo?

Si è trasferito un po' di tempo fa.

Quanto?

Eh, non me lo ricordo mica.

Vabbè.

Sa come faceva di cognome?

- Sì che lo so. - Ah, perfetto.

Neanche quello mi ricordo.

La cassetta della posta.

Quanti Vincenzi vuoi che ci siano a Milano?

Tanti, evidentemente.

- E ora? - È facile.

Guarda quante lettere ci sono di questi mesi che nessuno ha preso.

Hai un coltellino o un cacciavite?

- Sì, ho questo. - Perfetto.

Ma che fai?

Lo so che non è tanto regolare, ma che devo fare?

Ho una missione da portare a termine.

Bingo!

- Ecco, è lui. - Vincenzo Zei.

Quello deve essere il posto dove vendono le sue foto.

Grazie.

- [insieme] Prego. - Scusate.

Gedara, tirami fuori il vestito del matrimonio.

Grazie.

Quelli alle nocciole sono i miei preferiti.

- Il pasticcere ha vinto dei premi. - Di solito ti porto io i dolci.

Appena esci, puoi ricominciare.

- Vabbè, ne ho mangiati due o tre. - Mmh.

Tanto non li posso mangiare finché non si chiude il buco alla pancia.

- Io ho un buco nello stomaco. Posso? - Non farmi ridere.

Scherzi a parte, come stai?

L'operazione è andata bene.

- Posso dirlo a Sergio? - No.

Non lo sa e non lo deve sapere.

Ti hanno sparato perché cercavi di aiutarlo.

De Giglio, va bene così.

- Disturbo? - Buonasera, dottor Maganza.

Buonasera…

- De Giglio. - "De Giglio", certo.

Vabbè, io vado. Ci vediamo, Luca.

- Ciao. - Dottore.

Il tizio dell'archivio che ci faceva qui?

Qualche amico ce l'ho.

Vedo che sono arrivato secondo.

- Sarà un'idea di Federico. - No.

Lui mi aveva detto di comprarti o gigli o margherite.

Ma farti vedere con un mazzo di fiori, per carità…

Che fatica essere te.

Almeno io non rischio di morire ammazzato.

- Sei venuto per farmi la predica? - No.

Voglio sapere a che ti servivano i soldi di Motti.

A niente.

Sto cercando di aiutarti.

Non ne posso più di questa storia.

Se vuoi prendertela con qualcuno fai pure,

ma non è colpa mia quello che ti è successo.

- Ah, no? - No.

Ti avevo detto di mollare Khadija, ma non hai ascoltato.

Dovevi dirmi che il fratello era un terrorista.

Ho avuto un ordine.

La amavi, l'avresti messa in guardia.

- Saresti finito in qualche casino. - È molto probabile,

ma non sarebbe morto nessuno.

Ho fatto quello che mi sembrava giusto in quel momento.

Sai che cosa sembra giusto a me in questo momento?

Che te ne vai.

Fai come ti pare, io alzo le mani.

- Veditela tu con il questore. - Lui che c'entra?

Vuole chiudere l'agenzia.

Ha capito che ti eri messo a fare lo sceriffo.

Magari se gli dici che ti aiutavamo con i casi…

Ah, come hai fatto con le gang latine?

Claudio?

I cioccolatini, tanto non li posso mangiare.

[uomo] Sì, aspetta, sto controllando una cosa.

- Sto cercando un video. - Ah.

Sì, esattamente questo, che ha questa luce così particolare.

- Capito? - Sì.

[vociare indistinto]

Ha bisogno di qualcosa?

È il prezzo della foto o del camion?

Dell'opera. È evidente, no?

Io scherzavo. È evidente, no?

Mi scusi, non voglio farle perdere tempo.

Lei conferma che questa foto è del signor Zei, giusto?

Sì, è un dettaglio di una sua foto.

Ah, posso vedere l'originale, per favore?

Non è qui, Vincenzo se l'è tenuta. Perché le interessa?

Perché…

questo posto ha un significato particolare per me.

Quando sono arrivato in Italia, non avevo niente.

Ho lavorato nei cantieri di quei grattacieli

e questa foto…

mi ha risvegliato qualcosa dentro.

La voglio aggiungere alla mia collezione,

solo per ricordarmi da dove sono partito

anche adesso che ho fatto fortuna.

Capisco, però non credo che la voglia vendere.

Alla scrittrice del libro, però, l'ha data.

Ho gestito io la pratica con la signora Vernoni.

È stata ceduta a titolo gratuito, diciamo in amicizia.

Vincenzo domani sera ha un'inaugurazione.

Se questa foto le interessa, può parlarne con lui.

Grazie.

La gallerista mi ha detto

che domani c'è una mostra che fa insieme ad altri fotografi.

- Ti devo imboccare? - Mmh?

Perché non so se me la sento.

- No, da' qua. - Dai!

Dai, Palitha, per favore.

- Solo uno. - Smettila, no, dai.

Ciu, ciu, ciu, ciu!

- Oh… - Dai! Ahi. Fa schifo.

Scusa, ma ti è bastato chiedere e ti hanno dato l'invito?

Beh, ho dato l'idea di essere un riccone

che voleva comprarsi mezza galleria.

- Mmh. - Scuola Travaglia, no?

Senti, è meglio se ti fermi.

Perché?

Dalla sparatoria il questore ci tiene d'occhio.

Devo rinunciare al mio caso?

Non è il tuo caso e non è più nemmeno un caso.

- [in cingalese] Come sta Luca? - [Palitha] Bene!

- [in italiano] Gli hai detto tutto? - [in cingalese] Sì.

Tranne che forse tra Carolina e il fotografo c'è stato qualcosa.

[in cingalese] Cioè la cosa più importante!

Prima voglio essere sicuro.

Stai attento!

Sì, ciao. Eccomi! Scusi.

Ero a farmi sistemare quest'anca.

Sono tanti anni che vengo qui tutti i mercoledì.

Forse devo cambiare ospedale?

Che dice?

Dico che le dovrei fare una contravvenzione.

Tre protesi!

- Per questa volta chiudiamo un occhio. - Grazie.

Mille grazie.

[musica elettronica]

Sì, sì, bello.

Nella sua macchina eravamo io e lei da soli, poi arriva…

- Parlami di quella tipa… - La bionda?

- Eh. - È da paura.

[vociare indistinto]

Scusi.

Grazie.

- Per favore. - Sì.

Che fai, me lo versi alla traditora?

La mano va sotto. Se ci passi il pollice, senti il buco sotto.

Grazie.

Qui mancano proprio le basi.

Ragazze, complimenti, le vostre foto sono…

Buonasera.

- Posso disturbarla? - Ci mancherebbe.

Prima di tutto, complimenti per il suo lavoro.

Grazie.

Rispetto agli altri fotografi, non c'è gara.

- Grazie, davvero. - Posso rubarvelo solo un attimo?

Mi potete scusare?

Mamma mia… Ma chi sono?

Due colleghe, le autrici di quelle foto.

- Ah, sì? - Mmh.

Vabbè. Quando ho visto le sue opere

ho pensato che le volevo nel mio ufficio.

Ne ho subito presa una tramite la sua gallerista e poi un'altra.

Bene.

Ma ce n'è una a cui noi comuni mortali non possiamo arrivare.

Questa foto qui.

Mi dispiace, non è in vendita.

Peccato, perché mi piaceva così tanto!

Sul libro non c'è scritto che è mia.

- Come fa a saperlo? - Oh! Guardi.

Guardi. Guardi. Guardi.

Ho riconosciuto la mano. Sono disposto a pagare qualsiasi cifra.

Gliel'ho detto, non è in vendita.

È della mia galleria privata e non lascia il mio soggiorno.

Di sicuro alla mostra troverà qualcosa che le piace.

- Arrivederci. - Grazie lo stesso.

- Non hai freddo? - Sì, ma avevo bisogno di un po' d'aria.

- Luca? - Meglio, si sta riprendendo.

- Per fortuna. - Grazie, ti preoccupi per me!

Non mi preoccupo solo per te.

Luca mi piace, è simpatico.

- Tu trovi Luca simpatico? - A modo suo.

Mi sento a mio agio con lui.

- Sarà che sembra più incasinato di me. - Lo è.

Mmh.

Dovresti dirglielo che ti è simpatico, ne sarebbe contento.

Gedara, non mi aspettare alzata, non torno.

Eh, non lo so.

Bye.

Buongiorno, De Giglio.

Buongiorno.

Dovevo stampare una cosa, ma il mio computer non va.

Ho usato il suo, spero che non sia un problema.

- No. - Bene.

Se vuole un cornetto, ho preso la colazione.

- Grazie. - Prego.

- C'è integrale al miele? - No.

C'è cioccolato bianco e cioccolato nero, crema al mascarpone…

- Crema al mascarpone. È il primo? - Sì.

- Eccoci qua, grazie. - Prego.

Tra l'altro, pensi il caso, tra le stampe recenti c'erano i tabulati

del cellulare del figlio di Motti.

Sono informazioni che da qui non potrebbero uscire.

No.

- Forse c'è un errore, sicuramente. - "Forse" o "sicuramente"?

- No, sicuramente. - "Sicuramente".

Lei mi sta simpatico e io non credo che ci sia bisogno di fare rapporto.

Perché Luca si è infilato in questo casino?

È che… l'ha fatto per Bonetti.

Ah.

- "L'ha fatto per Bonetti"? - Sì.

- Grazie, De Giglio. - Si figuri, dottore.

Pago l'affitto e il condominio.

Non si può andare avanti senza ascensore.

Scusi, che sta facendo? Scusi, lei chi è?

Chi devo essere vestito così? Sono il fabbro.

Il signor Zei ha chiuso le chiavi dentro e mi ha chiesto di aprirla.

Ah. A me, invece, non ha detto niente.

Io chiamo la polizia.

Certo, siccome sono cingalese

devo per forza essere un ladro.

- Che c'entra? - Certo che c'entra.

Uno viene qui in Italia, si fa il culo per anni

per fare una vita onesta e continua a essere trattato

come un delinquente da gente razzista come lei.

- Non sono razzista. - Ah, no?

Buongiorno, signora.

Se il fabbro era italiano, la chiamava la polizia?

Certo che non la chiamava.

- Forse c'è stato un malinteso, dai. - Nessun malinteso.

Sa che cosa facciamo adesso?

- Chiamo io la polizia. - No.

- Vediamo come finisce questa storia. - Lasci perdere, ho sbagliato.

- Il signor Zei non mi ha detto niente e… - Perché è un razzista!

Vergogna! Guardi, lo scusi.

- Noi italiani non siamo tutti così. - Lo so.

Meno male. Adesso chiamo l'amministratore.

- Anzi, vieni via subito con me. - Signora, ma…

- E ora? - Mi scusi.

Signora, faccio il mio lavoro.

- Santa signora. - Stava entrando…

- Tra poco arriva il pranzo. - Non vedevo l'ora.

[squilli di cellulare]

Bianca, come stai?

Tutto bene?

Sì, tutto bene. Volevo sentirti.

E…

Sono felice che sei stato vicino a mia mamma negli ultimi tempi.

Figurati, è il mio lavoro.

Non intendevo in quel senso.

Sto leggendo il suo libro.

- Anche tu? - È molto bello.

Anche a me è piaciuto.

C'è tanto di lei in quella storia.

Davvero molto.

[Palitha] Che cosa ne pensi?

Che abbiamo lo stalker.

Bravo, Palitha.

Come sono finite queste foto in mano al marito di Carolina?

- Gliele avrà mandate lui. - E la dedica sul libro?

Se vuoi, torno da Zei e lo torchio per bene.

No, grazie, hai fatto già abbastanza.

Da qui in poi me ne occupo io.

- Dottoressa? - Prego, venga.

Penso che sia arrivato il momento di andarmene.

La ferita all'addome va meglio, ma l'altra non è ancora a posto.

Ci starò attento.

Travaglia, se vuole andarsene firma e se ne va,

però, mi deve promettere

che se ne torna a casa e si riposa, sennò la ferita non guarisce.

Va bene, firmo con la sinistra.

Le do degli antidolorifici.

Ecco qui.

Le faccio la ricetta.

Sono a base di ossicodone, ci vada piano.

Perché?

Sono degli oppiacei, possono dare dipendenza.

Ecco qui.

Grazie.

Vuoi un goccio?

Non dovrei bere roba gassata, ma il frigo è pieno di chinotto.

Ero in astinenza. Credo che siamo gli unici due a berlo a Milano.

Una bella coincidenza, no?

Vieni qui.

Vieni.

Tu sai chi sono io?

- Sì. - E io adesso so chi sei tu.

Adesso so chi è il tizio che si diverte a fare paura a Carolina.

Io non ho fatto niente, volevo solo parlarci.

- Oh, calma! - [scatto]

Ti stai cacando sotto e non ti sei accorto che è finta.

L'ho trovata qui, ci avrai fatto un servizio.

Sì, l'ho usata per una pubblicità, sul set è tutto finto.

- Ho sete anch'io. Posso? - È casa tua. Accendi la luce.

Mi sa che Carolina non ti ha detto tutta la verità.

Io e lei avevamo una relazione. Non lo sapevi, vero?

Chiediglielo.

Senti, io te lo dico subito.

Non mi devi raccontare le cazzate.

Ci siamo conosciuti quando le ho scattato la foto.

Dopo tre ore stavamo già a letto.

Pensavo che fosse un'avventura di un pomeriggio…

Ma Carolina ha iniziato a cercarmi.

Quando partiva il marito, voleva venire qui in studio.

Diceva che si era innamorata. Sembrava ossessionata.

A me sembra che lo sia più tu.

Io non sono un uomo ossessionato.

Io sono un uomo distrutto. È stata quella stronza a ridurmi così.

Diceva che voleva lasciare il marito.

Mi ha convinto a fare lo stesso con mia moglie. Io l'ho fatto.

Mia figlia era distrutta e ha smesso di mangiare.

Io mi sono sentito un verme.

Ma tanto c'era Carolina, no?

Dovevamo lasciare la città e viverci questo amore.

- E invece? - Invece…

Invece ci ha ripensato ed è restata con il marito.

Mi ha distrutto la vita ed è sparita.

Allora tu hai cominciato a seguirla, ma poi io ti ho rovinato i piani.

No, quando ho visto che Carolina tradiva il marito con te

volevo farle ciò che mi aveva fatto.

Gli hai mandato tu le foto?

Volevo vendicarmi e distruggere il suo matrimonio,

ma non avevo capito che il suo matrimonio era già distrutto.

Il marito vuole solo che non si sappia che lei lo tradisce.

Lui non la ama, non come la amavo io e non come la ami tu.

- Chi te l'ha detto che io la amo? - Perché, non è così?

- Hai messo tu il libro nella mia camera? - Quale?

- Quello con la dedica. - Non so di che cosa parli.

Te l'ho già detto, non raccontarmi cazzate.

No, non ne avrei motivo.

Anzi, a me dispiace per te, perché Carolina ha fregato anche te.

Facciamo così.

Se io ti rivedo vicino a Bianca o a Carolina, torno a cercarti

e non con una pistola finta.

Luca!

Ma guarda chi c'è.

Per chiedermi come sto bastava una telefonata.

Ci fanno chiudere l'agenzia.

Ti mandano pure via da Milano.

Il questore ti ha fatto un foglio di via, ti verrà notificato a breve.

Ho provato a spiegargli di Bonetti, ma non mi ha ascoltato.

Volevo dirtelo di persona.

Scommetto che gli avrai detto di tutte le volte in cui ti ho aiutato.

Luca, pensa quello che ti pare.

Non può essere finita.

Non così.

Rintocchi di campana

Luca!

Perché sei uscito senza dirmi niente?

- È da ieri che ti cerco. - Ho avuto da fare.

L'ho letto, bello.

Si sente che è una storia personale e ci hai messo del tuo.

Veramente interessante.

Non quanto la storia della copertina.

Vincenzo Zei mi ha detto tutto.

- Che ti ha detto? - Che non bisogna fidarsi di te.

Una sola cosa ti avevo chiesto, una,

di essere sincera con me

invece mi hai preso per il culo, come hai fatto con lui.

Io non ti ho preso per il culo.

Forse all'inizio non ti ho detto le cose come stavano,

ma che altro avrei potuto fare?

Io ci ho provato, ma più la cosa diventava seria, più era difficile.

Io avevo paura di rovinare tutto

e che tu mi giudicassi male.

Tu…

Sei la prima persona…

che mi rende felice

dopo tanto tempo.

- Ti prego, cerca di capire. - Non c'è niente da capire.

Hai fatto bene a mollare Zei per tuo marito.

Solo lui può darti ciò di cui hai bisogno.

La bambina povera del libro è cresciuta.

È normale che ora dia tanta importanza ai soldi.

Lascia questa mano.

[colpi alla porta]

Buongiorno, Travaglia.

Carvelli.

Che ci fai a Milano?

Forse posso evitare il tuo esilio.

E magari salvare la baracca che hai messo su col tuo amico cingalese.

[risata di Carvelli]

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