All language subtitles for Buona Giornata 2012

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Original subtitles

[narratore] È l'alba, in Italia sta per iniziare una nuova giornata.

Quante cose accadranno da qui a domani?

Le più importanti le leggeremo sui giornali,

le più piccole invece passeranno inosservate.

Per esempio, la giornata del principe Ascanio Cavallini.

Un nobile squattrinato la cui attività principale è

non fare niente dalla mattina alla sera.

[rumori e voci indistinti]

Ma che è 'sta caciara?

Le 06:20? Ma siamo impazziti?

Ora mi sentono.

Beh? Ma dove credete di stare?

Siamo in un palazzo del Cinquecento,

non ai mercati generali. Qui non si vendono broccoli.

- Ma chi è 'sto matto? - Boh.

Chi è 'sto matto?

Sono il principe Ascanio Cavallini Gaetani.

Assistente al soglio pontificio.

Ho due papi come antenati e sono il padrone di casa.

Piuttosto, chi cazzo siete voi?

La troupe di Orgoglio e pregiudizio 7.

Ah, quelli della fiction.

È bizzarro, eravamo rimasti d'accordo con la produzione

che a palazzo non entrava nessuno prima delle nove.

Sono io la produzione.

Lei è la produzione?

Pensi che da giovanotto a un cocktail ha conosciuto

il produttore Sam Spiegel.

Lino bianco, scarpe scamosciate.

E in testa una meravigliosa paglia di Firenze.

Gran signore. Invece lei gran burino.

Come ti permetti di svegliare un principe che dorme?

A principe. Eh!

Ti becchi 10.000 euro al giorno per l'affitto di 'sto mausoleo.

Ma quale mausoleo?

Io qui ho la cappelletta del Bernini.

No, tu qui sei pieno di buffi.

Non lo vedi? Sei in bianco e rovinato.

Cesare. Trucco e parrucco nel saloncino del primo piano.

Ma come? Le petit salon de la musique me lo fate diventare

il salone da barbiere?

Ma 10.000 euro al giorno! Abbozza, no?

- E tu chi sei? - Sono il fonico.

Che ci fai sotto il mio baldacchino?

Una pennica.

Io abito a Morlupo. Stamattina mi sono svegliato alle cinque.

E chi se ne frega. Pussa via e leva 'sti piedi dalla coperta.

Guarda che ti faccio arrestare.

[narratore] Intanto a Milano sta iniziando la sua giornata Rosaria Miccichè

Un'efficiente manager che pianifica la vita come un computer.

Perfetto, 06:50 in punto.

Così con calma mi bevo il mio caffè d'orzo,

compro i miei semi di ginseng e salgo sul Frecciarossa delle sette.

Tanto il biglietto ce l'ho sul BlackBerry.

Questa cusa l'è?

Come cusa l'è? Una carta di credito.

Oro.

Sono solo 12 euro. Non hai i contanti?

I contanti non li usa più nessuno.

Io li uso.

Lei fa il tassista a Milano e non ha il Post?

- Che cosa? - Il Post.

L'apparecchio per le transazioni telematiche.

Dai, tira fora la grana, teruna.

Dai, dai.

Terrona a me che sono volontaria delle ronde di quartiere

e faccio le vacanze solo a Ponte di Legno?

Ma figuress.

Ue', furbetta.

'Ndue te ve?

Te la lì.

Ue', Marcegaglia dei miei stivali, devi darmi 12 euro.

- Te capì? - Ma per cor...

- La mia giacca da 753 euro! - Siamo a posto così, sciura.

Ma che a posto così.

Calma.

[narratore] Per colpa di quel pirlone Rosaria perderà il treno

delle sette per Roma e inizieranno i suoi guai.

Ma anche in Puglia c'è chi sta per vivere una giornata piena di guai.

Romeo Telleschi, un milanese che ha messo su famiglia al Sud.

Allora, 'sto caffè?

- Arriva, amore. - Eh, mo arriva. Grazie.

- Ciao, papà. - Ciao.

Melissa, ti devi dare una mossa, sei in ritardo.

- Mangia, dai. - Papà, voglio che mi regali...

un cane. Un sanbernardo.

Un sanbernardo?

Con la borraccia. Come quello che ho visto ieri in TV. Ce l'ha pure Lady Gaga.

Ti prometto che quando sentiremo nitrire i cacicavalli...

io ti compro un sanbernardo.

Un sanbernardo in mezzo ai trulli.

Amore, sono trent'anni, sempre le stesse cose.

Sempre luoghi comuni sulla Puglia.

Prendi un cagnolino alla piccolina.

Un cagnolino? Il sanbernardo diventa alto come un cavallo.

Come facciamo a tenerlo in casa?

Con una tanica da 5 litri d'olio sotto il collo?

Dai, papà.

Tu sei l'unico del Nord che sposa una pugliese...

emigrando al Sud.

Non siete contenti?

Stiamo nel paese più bello del mondo, col sole, il mare. Il cielo azzurro.

E la vita costa la metà.

Sì, però lì la gente è più evoluta, emancipata. Internazionale.

Io adesso avrei dei genitori che senza menate,

mi darebbero i soldi per fare la placca al titanio sotto il palato.

Come la cantante degli Squarci in faccia.

Ancora questa storia della placca di titanio?

E poi chi cazzo sono 'sti Squarci in faccia?

Io comunque domani vado a provarla la placca. Ciao.

Ciao.

Ciao, papà.

Ciao, Lello. Allora?

Eh, mi servono un po' di soldi.

A che ti servono?

Voglio andare a Mykonos.

Voglio fare uno stage col mio amico Stavros.

A Mykonos con Stavros?

Sì, lì suo padre ha una scuola di dervisci.

- Unica nel suo genere. - Dervisci?

Papà, cosa sono i dervisci?

I dervisci sono...

È una razza di delfini molto viscida.

Molto simile al maiale di mare.

Ignorante.

Ha parlato Zichichi.

Senti, Zichichi.

Oggi pomeriggio puoi passare a prendere Melissa a scuola...

e la porti a danza?

Allora, io non sono lo scià di Puglia.

Io devo andare a lavorare. Dobbiamo portare a casa i soldi.

Perché fra carri da rodeo, palati in plutonio...

e viaggi in dervisci non si arriva alla fine del mese.

Se non vendevamo la casa di mia mamma...

adesso eravamo veramente messi male.

Tu pensi sempre ai soldi.

- Quello devo fare. - No, tu devi pensare ad altre cose.

Devi pensare ad avere un rapporto coi tuoi figli.

Devi pensare ad avere un dialogo coi tuoi figli.

Devi far capire chi porta i pantaloni a casa.

E che dentro ai pantaloni ci sta qualche cosa.

Lo sai come ti chiamano i figli quando non ci sei?

Come?

In questa bella villa si è appena svegliato

Alberto Dominici.

Poveraccio, ancora non sa cosa sta per capitargli oggi.

A Milano la Borsa ha rifatto il tonfo.

Te pareva. Ogni giorno 'na tranvata.

Il Governo sta valutando un ulteriore aumento delle tasse.

Settimio, guardami.

- Guarda come sono sereno. - Ci credo.

Lei le tasse non le paga.

Devo pagare pure le tasse?

Che faccio, sgobbo, sudo, penso.

Investo.

E poi i soldi se li prendono loro?

Ma con me non passano.

S'attaccano.

È vero, si mangiano tutto loro e poi danno certe pensioni.

Mia madre ha la minima.

Ha più di pressione che di pensione.

A me la stai facendo venire a 180.

- Ciao, Lucia'. - Ciao, Albe'.

Sei cascata dal letto?

Sono sveglia dalle quattro.

Alle sei avevo già finito tutto il sudoku.

Da quando ci siamo trasferiti qua non riesco a chiudere occhio

Ma come? Ti ho messo in questo villone, in questa campagna incantata.

Non si sente un rumore, non passa una macchina.

È proprio quello che mi manca.

Stavo così bene a piazza Zama.

I clacson, il rumore del tram.

Bei tempi quando avevi l'impresetta.

Ma come, l'impresetta?

Abbiamo una SPA.

[telefono]

Anonimo. Rispondi tu.

Pronto?

Sì, sì. Un attimo. È Catucci.

Dammelo.

Dai, dai.

Che è successo?

Non puoi parlare? Mi vuoi vedere?

Mi devo allarmare?

Molto?

Dammi il tempo di vestirmi e poi vengo da te.

Da te no?

Dove?

Ho capito.

Ci sono problemi, dottore?

- Mi vedi sereno? - No.

Allora che cazzo di domande mi fai? Su.

A Napoli sta iniziando la giornata dei coniugi Pinardi.

Una coppia borghese, perbene, ma che sta per scoppiare.

E sentirete che botto.

Marisa.

Marisa, hai visto la cravatta celeste?

Ma che ne so io. Alle tue cose ci pensa Lolita.

Ma Lolita ora non c'è.

Non c'è perché si è presa due mesi di ferie

per andare nelle Filippine, quella sfaticata.

- Io qua pulisco, pulisco. - Oddio.

E levati.

Non è il momento, devo fare i servizi.

Ma che pensi? Te lo farei io il servizio.

Mi hai preso l'occhio di pernice in pieno.

Hai visto i gemelli?

Forse li ho lasciati attaccati alla camicia

che ho buttato in lavatrice.

I gemelli nella lavatrice?

Li dovevo mettere in frigorifero?

Io metterei te nel frigorifero. Nel surgelatore.

Ti devono trovare così, tra duecento anni.

- Come eravamo. - Una schiava sono.

Oh, mio Dio! Marisa!

Non si ferma questo coso, ma che è?

Che hai combinato?

Non ti posso lasciare solo un minuto.

Che vuoi? Non ne capisco di queste faccende domestiche.

Prendi lo straccio.

Struscia.

Strizza! Prendi la schiuma e strizza.

- Struscia. - Basta! Io non sono uno sguattero.

Quando si alza il parquet lo incolli tu?

Sì, faccio pure il falegname. Io sono un notaio.

Capirai. Che fatica a fare il notaio.

- Che c'entra? - Due firmette, due foglietti.

Bum e metti il timbro.

Secoli di cultura, bum e metto il timbro?

Io lavoro e lavo, stiro, cucino.

A proposito di cucinare.

Oggi non ci sono. Vai al bar a mangiare un panino.

- Perché, dove vai? - Vado a Ischia.

Vado a chiudere la casa e pagare i conti.

Ringraziando Iddio, questa sera non mi costringi a cucinare.

Io ti costringo?

Tuo fratello ci ha invitati al Roof del Vesuvio.

Sono felice, così non sono costretto a sentire la solita solfa.

Non mangiare, non mangiare.

- Sei esagerato. - E che faccio così?

- Uh! Madonna mia! - Mamma mia.

Ma perché ti ostini a fare i toast?

Noi siamo napoletani, prendiamo...

Il caffè.

- S'è bruciato il caffè. - Tu l'hai fatto bruciare.

Torna, Lolita. Torna.

'Sta casa aspetta te.

Ah!

Uffa!

In questo albergo abita un marpione della politica.

Oggi per lui sarà una giornata campale.

Buongiorno, sono il senatore Lo Bianco, suite 322.

Volevo ordinare le petit déjeuner.

La piccola colazione.

Piccola! Ho una fame della Mado...

Ah, ma è una fissazione.

Tutti i giornali, tutte le TV. È una persecuzione.

[TV] Oggi a Palazzo Madama i Senatori dovranno decidere

se accettare o respingere la richiesta di autorizzazione

a procedere nei confronti del senatore Lo Bianco.

Accusato di corruzione e abuso d'ufficio

nell'ambito dell'inchiesta sulla P8.

Tra favorevoli e contrari il risultato è in bilico.

- Locatelli? - C'è.

- Saponero? - Saponaro.

Lo sai come cazzo parlo, è una vita che siamo insieme.

- C'è. Abbiamo mangiato ieri sera insieme. - Va bene.

- Tettamanzi? - Arriva a mezzogiorno col Frecciarossa.

Ha avuto da fare con la sua fabbrichetta.

La fabbrichetta.

Ha avuto dei problemi con qualche puttanazza di Sondrio.

Pensano alla gnocca e io sto per essere arrestato.

Ma ci rendiamo conto?

Va beh.

Zonin.

Sai che è una settimana che non lo vedo?

Quanti siamo senza Zonin?

Noi più il gruppo misto.

- Centocinquantasette. - Non ci siamo.

No, siamo sotto.

E io non finisco a Poggio Reale.

Perché se io finisco a Poggio Reale,

qua viene fuori una voragine di tutto lo stivale.

- Adesso mi sente lo stronzo di Saponara. - Zonin.

È uguale, sono tutti stronzi.

Zonin, ciao, sono Lo Bianco.

Dove sei? A Treviso.

A letto?

Con chi?

Con quaranta pu... Quaranta di febbre?

Porca vacca boia, 'sto bauscia.

Guarda, Zonin, che se affondiamo...

Affondiamo tutti quanti, e io parlo. Che dico?

L'attichetto in via Broletto, te capi' il cuncett?

Ha capito.

Viene.

Non avevo dubbi.

Io vado a parlare con l'avvocato.

Ci vediamo dopo da Fortunato così mettiamo a posto gli ultimi dettagli

Da Fortunato?

Non eri a dieta? Facevi lo sciopero della fame.

Lo sciopero della fame!

Per mettere a posto certi dettagli

in certe battaglie al Senato,

bisogna avere a posto il carboidrato.

Lo dice anche il proverbio.

E poi rimettiamo a posto finalmente l'equilibrio del PIL.

- Il PIL? - Prodotto interno lardo.

- Ciao, bauscia. - Ma va' a da' via i ciapp.

A Palazzo Cavallini per la troupe è l'ora del breakfast.

J'adore le cinema.

Qui da papà sono passati i più grandi nomi dello spettacolo.

Ava Gardner, Zsa Zsa Gabor, Lauren Bacall.

- Sono maritozzi? - Eh.

Grazie. La Sylva Koscina ne andava ghiotta.

Ma lei si è mai sposato, Principe?

No, sono ancora signorino.

Caro, è possibile avere una piccola omelette baveuse?

Ancora? Ma non ti vergogni?

Ti sei mangiato tutto il catering.

Non c'è più rispetto.

[parla in rumeno]

Con chi sta parlando?

Parlando con mamma a Bucarest.

Bucarest? E chi paga?

Principe frignone padrone di palazzo.

Ah, sì? Principe frignone?

Ridammi 'sta cornetta o te mozzico come il conte Dracula.

Jacopo, ma non lo vedi?

Ma qui mi entrano in camera da letto, telefonano all'estero.

Va a finire che ci portano via l'argenteria

e tu stai qui a chiacchierare.

Mi scusi, stavo dando una mano a questo bel giovanotto

- che fa l'attrezzista. - Va beh, io vado.

Lo guardi, Principe.

Non sembra un bronzo di Riace?

Riace?

Col ciuffo alla Little Tony? Jacopo, ti prego.

E che cazzo.

Mi scusi, signora.

Sono il principe Ascanio Cavallini Gaetani.

Ti pare questa l'ora di arrivare?

Va beh, vieni con me in sartoria, ti trovo un vestito.

No, non ha capito.

Sono il padrone dell'ambaradan.

- Mi scusi, sua altezza. - Non si preoccupi.

Vede, ho questo bottone ballerino della giacca.

Potrebbe ricucirmelo lei, gentilmente?

- Con piacere, Principe. Venga. - Grazie.

Pensi che anni fa qui a palazzo avevamo una guardarobiera,

il sarto e il calzolaio.

Beati voi.

Eh, beati voi. Una volta.

- Beh, insomma. - Vedrei volentieri

anche un'accorciatina ai capelli. Sotto le basette.

Certo, Principe. Dopo le presento Esmeralda.

La parrucchiera.

Esmeralda. Parrucchiera sudamericana?

No, è di Tufello.

[in francese] De Tufello.

Non è che 'sta periferica mi fa la cresta da moicano?

Devo andare al funerale della marchesa Rospigliani.

Lei conosce?

Ahi! Che fai, mi pungi?

Attenta. Cuci, cuci, cara.

Alla fine, per colpa di un tassista arretrato

ho perso il treno delle sette.

Va beh, tanto ce n'è uno ogni mezz'ora.

Comunque, da Milano a Roma non c'è paragone.

È molto più comodo il treno.

Lei è di Milano?

Si sente?

Sono una manager, lavoro in una multinazionale del food.

Buongiorno, posso offrirle qualcosa?

Signorina.

Sono single.

D'altra parte, noi manager non abbiamo tempo da perdere con la vita privata.

La carriera è tutto.

Per me dell'acqua filtrata e uno yogurt bio. Magro.

Subito, signorina.

Io sto attenta a tutto quello che mangio.

Niente grassi, niente zuccheri, niente sale.

Niente vita.

Per me una colazione completa, grazie.

Subito.

- Grazie. - Grazie a lei.

È arrivata un'altra mail.

Il nostro account di Madrid. Aspettavamo un feedback da Tokio.

Adoro la tecnologia.

Ma come facevano negli anni cinquanta?

Comunicavano con i gettoni. Meschini.

Salve.

- Ciao. - Ciao.

- Novità? Telefonate, e-mail? - Niente.

Niente. Chiama solo il direttore in continuazione.

Vuole sapere come vanno le cose.

Non so più cosa dirgli.

Fatti venire qualche idea, un po' di fantasia.

Invece di giocare a burraco.

C'è Nicola di là che ti aspetta.

Che fa qua Nicola?

Non dovevi battere la zona di Cisternino oggi?

Sì.

Romeo, la verità è che sono deluso.

Sono abbacchiato.

Questo mese non ho chiuso un contratto.

Può capitare.

Può capitare.

Il problema è che il prodotto che vendiamo nel territorio che ci danno non funziona.

Anche il nome. La domotica.

La gente non capisce.

Quando dico: Signora, vuole la domotica?

Quella dice: Sse, la domotica!

Saper vendere è un'arte.

Noi siamo qua per fornirle dei servizi legati al magico mondo...

- Della domotica. - La domotica.

Poniamo il caso che lei si trova a fare un weekend a Cortina.

- O a Portofino. - A Portofino.

Eppure a un vernissage sulle colline senesi.

O una sua amica ha aperto un atelier in Camargue.

In Camargue.

E lei vuole rientrare e trovare la sua casa fresca dopo il weekend.

Ma purtroppo non è possibile...

perché la donna di servizio è in maternità.

Oppure suo marito, che so, è a caccia di alci in Dalmazia.

- Rosa. - Sì?

Ci sono due che vendono l'apparecchio per l'aria fresca.

Mandali via quelli.

- Che dice? - Dice che dovete andare a fanculo.

- Si trova, che so... - A Saint Tropez.

- Per dire. - A Copacabana.

Oppure imbottigliata nel traffico di via Montenapoleone.

Dove si è recata per fare dello shopping.

- Beh? - A quel punto lei,

con un semplice, elegante clic...

- sul suo palmares... - Cos'è?

- Lo smartphone. - Lo smartphone, il palmare.

- Il cellulare. - Ah, il cellulare.

Lei può far partire a distanza il forno.

Chi sono questi?

Sono due cristiani, due cetroun.

Vogliono vendere il cellulare che accende il forno.

Può interessare?

Che cazzo state dicendo?

Non vi capisco, io sono sordo.

Se non parlate in dialetto, non posso leggere sulle labbra quello che dite.

[in dialetto pugliese] Quando torna a casa

la temperatura della sauna è come ti piace.

Che?

[in dialetto] Quando torna a casa

la temperatura della sauna è come le piace.

Che?

Quando torna...

Vaffanculo, dammi il cioccolatino.

Ma vaffanculo a mammt.

Basta, non ce la faccio più.

Qui non ci sente nessuno. Che mi devi dire?

Quelli delle tasse stanno venendo da lei per un accertamento.

- Sei sicuro? - Sicurissimo.

Ho letto il suo nome.

Dominici Alberto. È nella lista.

Guardi che è una notizia molto riservata.

Gliela dico solo perché lei mi ha aiutato con mio cognato.

Fosse solo tuo cognato.

Ho preso a lavorare pure tuo nipote, la figlia di tuo cugino.

Perché, il fidanzato?

Ti ho interrogato?

- No. - Allora stai zitto.

Come sono caduto in questa lista?

Semplicissimo.

Per una multa non pagata di sei anni fa.

Lo sapevo. Quel deficiente di mio figlio.

Arrivavano le multe e le strappava.

Perché aveva paura che il papà si incazzava.

Meno male che l'ho sbattuto a Montecarlo

in una casa che abbiamo lì. Così non mi combina più casini.

Comunque, dalla multa sono risaliti alla tassa sui rifiuti.

Non pagata. Dalla tassa alla tessera del tifoso.

- Associazione bocciofila... - Insomma.

L'hanno pizzicata.

Quando vengono?

Boh, fra un anno, due mesi, oggi.

Ma come oggi?

Quelli vengono quando gli pare. Non avvertono, vengono e basta.

Vuoi fare un bagno con i coregoni?

Ti ho detto di stare zitto.

Se vengono oggi mi rovinano. Ho tutti i beni al sole.

Allora si sbrighi a infrattarli.

Mi sbrigo sì. Muoviti pure tu, muovi 'ste zampette. Dai.

A contador, che hai preso, l'EPO? Ti faccio l'antidoping.

Andiamo, forza.

Tutto ciò premesso, si conviene

che l'appartamento sito in via dei Martiri 44, Napoli,

formato da sei vani, numero di catasto Vicenza Roma,

242641226, particella...

Così facciamo notte.

Io firmo, mi fido.

L'atto va letto per esteso.

- Ma tu non ti rilassi mai. - Rilassarmi?

Sto attraversando un periodaccio terribile.

- Problemi di salute? - Peggio.

- Peggio? - Cameriera filippina in ferie.

Mia moglie isterica. Lo è già normalmente.

Oggi per fortuna è andata a Ischia.

Io sto solo, vado al bar, mi faccio un panino

e torno in studio a fare un riposino.

- [ripete] Ma sei scemo? - Ehi.

Sei senza filippina, senza moglie

- e ti fai un riposino in studio? - Beh?

Hai la casa libera, approfittane.

Per fare che?

Per passare due ore con questa.

Mamma du Carmine.

- È vera o virtuale? - È verissima.

- Chi è? - Si chiama Svetlana.

Le fai un regalino e finisci in paradiso.

Io finisco all'inferno. Non scherziamo.

- Queste cose non le ho mai fatte. - Cominci adesso.

Vedrai che poi mi ringrazierai.

- Proprio per farti contento. - Grazie.

Quanto mi costerebbe 'sto regalino?

Meno di un atto notarile e ti diverti molto di più.

Sai che ha qualcosa di Marisa?

- Marisa? - Eh.

- Il lobo. Guarda. - Non si vede il lobo.

È una battuta. Su, facciamo presto.

- Prendiamo l'atto. - No.

Firma.

- Dammi il numero di telefono. - Sì.

Grazie.

Ma che è? Svetlana?

- Scusa. - Non c'è il numero.

- Dammi il numero di telefono. - È vero.

[narratore] Gli italiani sono un popolo di santi, poeti, navigatori.

Ma soprattutto di tifosi.

Come Cecco, che ha giurato amore eterno alla Fiorentina.

E oggi ha preso una giornata libera per seguirla in trasferta.

Signora Bice, io vado. È arrivato Cecco.

Ci mancava pure la commessa fidanzata al supertifoso.

- Grazie, arrivederci. - Arrivederci.

Ma oggi non è mercoledì? Non si gioca la domenica?

È il turno infrasettimanale.

Per me il calcio è arabo.

Va beh, s'è imparato il cinese si imparerà anche l'arabo.

Arrivederci, signora Bice. Buona giornata.

Buona giornata una sega. Sono da sola.

Ciao.

Cucciolo.

Ma con le maniche corte. Non senti che freddo fa?

Certo. Mi sono vestito come l'anno scorso,

quando andammo in trasferta contro il Chievo.

Ma era primavera.

E io ero vestito così e vincemmo 1 - 0.

- Perciò non si cambia nulla. - Tu mi vuoi fare arrivare

a Verona surgelata come le cene che ti cucina tua madre.

Ma poi col tettino scoperto. Cecco.

Ti ho detto che non si cambia nulla. Monta, dai.

Andammo a Verona col tettino scoperto?

E oggi si fa lo stesso.

Com'è superstizioso il mio Cecco.

E faccio bene ad esserlo.

Te lo ricordi cosa successe a Genova due anni fa?

Sì.

Mi misi il giubbotto nuovo che mi avevi regalato e si perse 3 - 0.

Oh!

Vuoi dirmi che la Fiorentina perse 3 - 0 per via del tuo giubbotto nuovo?

Non per il fatto che Cassano e Pazzini ve ne dettero tante che ancora vi duole?

Rimane il fatto che si perse e io questi rischi non li voglio più correre.

Oggi si fa esattamente quello che si fece la volta scorsa a Verona.

Rimane il fatto che io ho il fidanzato imbecille. Parti.

Tra poco arriveremo a Bologna.

- Grazie. - Si figuri.

Se non le spiace, io scenderei un attimo.

Sigarettina?

Sta scherzando?

Noi manager non fumiamo dagli anni novanta.

Scendo per fare un po' di Chi Kung.

- Cosa? - Meditazione cinese.

Tso pau tien. Abbraccia il cielo con due mani.

Meraviglioso.

[fischio]

Aspettatemi! Aspe...

- Grazie. - Si è fatta male?

No, io no.

Le mie Jimmy Choo, 534 euro.

- Signor Principe. - Eh?

È arrivata questa per lei.

Cos'è, un invito al ballo?

Veramente è una raccomandata dell'Agenzia delle Entrate.

Non la voglio, buttala. Mi fa schifo.

Il vigile che l'ha portata ha detto che se non paga gli arretrati,

le pignorano il palazzo.

Siamo matti?

Sono 500 anni che siamo qua. E poi dove vado? Alla Bufalotta?

Mettila nella buca delle lettere, ci penso domani.

Che paese l'Italia.

Fanno entrare qualsiasi birbaccione ostrogoto

e poi cacciano un Cavallini Gaetani.

Avete voluto la democrazia? E ora ve la pigliate nel culo.

Però se le pignorano il palazzo in quel posto se lo prende lei.

Che fai, mi gufi contro? Che è 'sta confidenza?

Sta' al posto tuo e mettiti il cappello quando parli con un principe.

Scusa, potresti prestarmi venti euro?

- Beh, stavolta levati il cappello. - Grazie.

Che mi tocca fare.

Nonno mica aveva bisogno di mettere venti euro per il pieno.

Aveva la carrozza.

Bei tempi.

Tra matrimoni e funerali il principe Ascanio ha sempre tutte le mattine piene.

Carissimo, che tristezza, che dolore.

Le volevamo tutti così bene.

Era una dama superba.

- Ma chi sei? - Ascanio.

- Il figlio di Cesare. - Ah, il figlio di Cesare.

Quanti bei ricordi.

La caccia alla volpe da Dado. Il ballo in maschera.

Che quella sera tua moglie entrò vestita rosso fuoco.

Pareva l'incendio di Troia.

L'incendio di che?

E al Blanche? Da Brando?

Quando io e lei fummo presentati a Margareth d'Inghilterra.

Ho ancora i brividi.

She was so chic.

Ma che stai a di?

Ma tu non sei il marchese Ruspigliani?

Io sono Furio Bastianelli.

Tu non sei il figlio di Cesare, il portiere di via delle Zoccolette?

Zoccolette?

Ma questa non è la chiesa di Santa Croce fuori le mura?

No, questa è dentro.

Quella fuori sta sull'Appia.

- Ho sbagliato funerale. - E te credo.

Ecco. Sentite condoglianze.

It's impossible.

Era tanto buona.

- Eh? - Era tanto buona.

Era buona?

Che fa, mi chiede i soldi? Stai buona.

Tutto inutile.

Va beh, magari le cose si assestano.

Non bisogna buttarsi giù.

Piangere per il lavoro...

Ma io non sto così per il lavoro.

E che c'è?

Sto così per mio figlio.

- Sta male? - No, lui sta benissimo.

Sono io che sto male.

Cosa succede?

Mi ha svuotato il conto in banca.

Si è fregato 23.000 euro ed è scappato in Brasile.

Dopo la madre anche il figlio è scappato?

- Sì. - Sì.

Ma la cosa che più mi dispiace è che io pensavo di conoscerlo.

Dopo vent'anni pensi di conoscere tuo figlio.

- Invece? - Invece no.

Ma la colpa è mia.

Perché non ci parlavo.

Non ci parlavi?

Non c'era dialogo, non c'era complicità.

E trmon te lo dicevano mai?

Trmon?

- A un padre? - No.

E che cosa? Stiamo scherzando?

Ma stiamo scherzando?

- E che cosa? - Tremon a un padre?

Mone. Dumon.

Ma trmon a un padre?

E che cosa?

[telefono]

Antica pescheria Fratelli la Cernia, come posso aiutarla?

Sì, buonanotte. Sono io, Romeo.

Ciao, Romeo. Che c'è?

Oggi non ci sono per nessuno.

Voglio stare da solo con i miei figli.

Mi prendo un pomeriggio sabbatico.

Come vuoi tu.

Pomeriggio sabbatico.

Ma prenditi anche un mese, un anno sabbatico,

tanto qua non ti cerca un cazzo di nessuno.

'Sto trmon.

La trasferta a Verona di Cecco,

lo scaramantico tifoso della Fiorentina

si sta tramutando in un incubo per la sua fidanzata.

Carpi, Correggio.

Dai, vediamo se ti ricordi cosa mi dicesti sei mesi fa

quando si passò per Correggio.

No, non mi ricordo, Cecco.

Mi fa freddo, mi si è congelata anche la materia grigia.

Mi sento un pinguino, non mi ricordo.

Mi dicesti: Fa caldo, ma tanto caldo.

Meno male che hai la macchina col tettino scoperto.

Dai, ripeti: Fa caldo, ma tanto caldo.

Che asino. Me lo diceva sempre la mi mamma:

A lavar la testa all'asino si perde l'acqua e anche il sapone

E io che faccio? Mi metto con un asino.

Non ti garba stare con me?

E poi cosa ti manca? Ma cosa ti manca?

Cosa mi manca? La fede al dito mi manca.

Sono nove anni che si sta insieme. Io sono stufa.

Chiara, ancora con questa storia?

Te l'ho spiegato mille volte.

Dov'era la Fiorentina quando ci siamo conosciuti?

Era in serie C. Poi è andata in B e poi in A.

E tutto questo da fidanzati.

Se ci sposiamo mi stravolgi le carte in tavola.

Magari la Fiorentina mi precipita in basso.

Senti, sii buono, a me fa freddo.

Tira su il tettino, magari piove.

Ma se c'è un sole che spacca le pietre!

Dai, ripeti: Fa caldo, ma tanto caldo.

Stai zitto! Taci e guida.

Albergo Terme dei Papi a Viterbo, 1.760 euro, che famo?

Butta. Tutto quello che non è della società deve sparire!

E quattro biglietti prima classe alle Maldive?

Per carità, butta!

Certo che se a lei gli fanno il redditometro sono dolori.

Io ti rimando a Cocullo, in Abruzzo, sulle montagne, in mezzo alle vipere.

Ci siamo capiti? Non ti permettere mai più.

Ma che fai, mi remi contro?

Dottore, mi dispiace che si sia offeso.

Era una battuta, giusto per ridere.

Ma che battute fai?

Io vivo una giornata shakespeariana!

Vivo nel dramma! E tu mi fai le battute?

Forza, prendi quella roba.

- Tutto nel cassonetto. - D'accordo.

- Ma non nei cassonetti qui sotto. - Ah, no?

No!

Non li vedi i film americani?

Se la trovano là cosa pensano? Che è la mia.

E mi arrestano. Forza.

- Vado fuori il Raccordo? - Oltre.

Se vuole, vado a Civitavecchia.

Bravo, così se li mangiano i gabbiani.

Che fai?

Faccio la differenziata. Bagno e butto nell'umido.

Te ne vuoi andare?

Allora.

Qui abbiamo tolto tutto.

A casa ci sta pensando mia moglie.

Anche se vengono cosa mi possono trovare?

La prova principe.

- Cioè? - Eh, cioè.

Magari io non guardo i film americani,

ma lei non legge i giornali.

La prova principe è quella che ha inchiodato Briatore.

- La barca. - Er Bamboleira.

E voi chi siete?

Che state facendo?

Dottor Alberto, scusate tanto.

Oggi era il compleanno di mia suocera e ci siamo riuniti.

E me li hai portati tutti qua da Formia?

Un capitano non abbandona mai la nave.

Se volete favorire.

Il mio Cavi dei Cavi.

250 euro a bottiglia.

E non mi dire che quello è l'astice che mi ero tenuto da parte.

400 euro di pesce.

Ormai la stagione è finita, quello andava a male.

A te ti manderei a male. Hai capito?

Io pensavo che stava qui a fare dei lavoretti,

invece mi stava svuotando la cambusa.

Dottore, vada al sodo, il tempo stringe.

- Quelli vengono. - Vengono?

- Sì. - Adesso punti dritto verso Montecarlo.

E lì ti nascondi in attesa di nuovi ordini.

Per qualsiasi cosa, telefoni a mio figlio che sta là.

Vi hanno beccato quelli della finanza.

Non commentare, cammina. Via!

Aspetta.

Se puta caso qualcuno dovesse chiederti...

A me non mi conosci, non mi hai mai visto.

Va bene.

Signori, fuori dall'Arca di Noè.

Di corsa, andiamo. La festa è finita.

Non è neanche cominciata.

La conosce la canzone della Vanoni?

Gli amici se ne vanno. Forza, vattene anche tu.

Mangiati il panino all'olio.

Forza, fuori.

Accompagnali, su.

Evacuare. Dove vai tu?

Non senti che profumo?

A me lo dice? Ho un calo di zuccheri io.

È l'una e mezza passata.

Che facciamo, la buttiamo ai cefali?

- Eh, no, sarebbe un peccato. - Già.

- Posso servirla? - Certo.

Ecco qua.

Basta così?

- Mi vedi sereno? - No.

Allora dammi. Vado a tre etti e mezzo a botta.

Mi guarda, la vecchia.

Ti piaceva l'astice, eh?

Vergogna!

Il semolino al San Camillo ti devi mangiare!

- Non ti muovere da qui. - Certo.

- Buongiorno, Senatore. - Ciao.

Senti, per favore, portami un po' di prosciutto affretteto.

- Affettato? - No, no, affretteto perché ho fretta.

È l'una passata e questo non arriva.

Dice che i milanesi sono puntuali, li mortacci loro.

Alfonso, sono Leonardo, ma che cazzo?

No, The cats, la commedia musicale I gatti.

Sta lì...

Che cavolo di fine hai fatto? Dove sei?

Ma chi parla?

La Bernarda?

Ma insomma, basta.

Sì, sono Bernarda, l'amico di Alfonso.

Ma anche tu sei amico di Alfonso?

Sì, sì. Passamelo.

Non è possibile, Alfonso se n'è andato.

[telefono] È uscito?

No, è qui, nel mio letto.

Io faceva coccole a lui e a lui gli è preso un coccolone.

Mirko, sveglia!

Che è successo?

Una tragedia. Anzi, di più.

Dobbiamo andare subito a via del bel Poggio.

- E dov'è? - A Tor Pagnotta.

Ma tu dimmi se uno che è nato a Carate Brianza

deve avere un coccolone a Tor Pagnotta con una mignotta.

Ciao, sono Svetlana.

Svetlana? Complimenti.

- Signora Massa, buongiorno. - Buongiorno.

È la nuova collaboratrice domestica.

Alla faccia della collaboratrice domestica.

Cerco una sostituzione per Rorito, è in ferie.

Ho capito.

Mi raccomando, mia moglie non sa nulla, è una sorpresa.

Non vi preoccupate.

Voi lo sapete, io mi faccio i fatti miei.

Buona giornata.

Buona giornata.

E cadi dalle scale!

- Dove ci mettiamo? - Qui, in salotto.

- Ti piace? - Ah, lo vuoi fare sul divano.

No, che hai capito?

Ci sediamo, facciamo due chiacchiere.

Va bene?

Svetlana, che mi racconti?

Che il regalino lo vorrei subito.

È il tuo compleanno?

Quel regalino.

Ah, i soldi?

Perché, si paga prima?

Si usa così.

E quanto costa 'sto regalino?

Prima ora 500, ma le ore successive 250.

Facciamo mezz'ora.

No, no, minimo un'ora.

Ah, come i parcheggi, si paga uguale.

- Esatto. - E va beh, 500.

Grazie, Pinardi.

No!

Non fare nomi.

In questa casa le mura hanno le orecchie.

Va bene.

Dai, rilassati.

Mi metti paura.

Adesso ci penso io a te.

Oh, Dio mio.

Non so se ce la faccio.

Peccato che ti ho pagato in anticipo.

Mi sa che muoio prima.

Luigi!

Marisa.

Ma tu sei a Ischia.

C'era mare grosso e gli aliscafi non partivano.

Tu, piuttosto, non dovevi stare al bar a mangiare un panino?

Ma il panino mi rimane sullo stomaco.

Ah, e ora che hai sullo stomaco?

In che senso, lei?

Eh. Chi è? Chi è questa perticona?

- Vuoi sapere chi è? - Certo.

- Ora te lo dico. - E muoviti!

Vuoi sapere la verità?

Assolutamente.

Marisa, questa...

Che è?

È mia figlia.

Tua figlia?

- È vero Svetlana? - Sì, papà.

Quando mi chiama papà mi si stringe il cuore.

E mo tieni una figlia russa?

Una figliosca.

E quando l'hai fatta 'sta figlia russa che non ne sapevo niente?

L'ho saputo anch'io un'ora fa.

- Ah, l'ha saputo un'ora fa. - Sì.

Come Filumena Marturano.

Il teatro che mima la vita.

Guardaci uno vicino all'altro.

Che vedi?

La faccia di fesso che tieni.

Siamo due gocce d'acqua. Mi ha tagliato proprio la testa.

Non ti assomiglia proprio.

No, mi ha tagliato la testa, ma il resto mi somiglia.

Luigi.

Luigi.

Non mi dire bugie che ti faccio una faccia tanta.

Non far spaventare la ragazza. La matrigna cattiva.

- Adesso ti spiego tutto. - Sentiamo.

È successo tanti anni fa, in Russia.

Eravamo andati per festeggiare la laurea, io, Gennaro e Salvatore.

Quindi andammo lì e arrivati in questa piazza Rossa di San Pietroburgo...

La Piazza Rossa è a San Pietroburgo?

No. Ah, nella Tundra.

La Tundra sta a San Pietroburgo?

Non mi ricordo, sono passati tanti anni.

L'importante è che io lì incontrai la mamma.

Natasha Filippova.

Natasha Di Filippo.

Certo, perché dopo Filumena Marturano,

adesso è diventata Guerra e Pace.

Brava. Un romanzo.

Ora sono felice perché ci siamo raccontati tutto.

Papà mi ha già dato un regalino.

L'ha voluto in anticipo.

Quindi adesso se ne deve andare perché ha da fare.

Aspetta.

Ma come sei insensibile.

Ma come, dopo tutti questi anni, finalmente ritrovi tua figlia

e la liquidi così?

Ma no perché ha da fare, no?

No, sono libera.

È libera. Sai che faccio?

Le vado a preparare la camera.

Ma quale camera le prepari?

Abbiamo solo due camere.

- La fai dormire con nostro figlio? - No, certo.

Mi sacrifico io, dorme con me.

Ma che dici? Abbiamo la camera di Rorito che è libera.

Ma Rorito è corta e il letto è piccolo.

Ma quella è abituata alla Tundra.

Al freddo si restringe. Si fa piccola, piccola.

Pinardi, io ti salvo il culo, ma ci vuole altro regalino.

E quanto mi costa?

Duecento euro l'ora, finché resto ospite.

Ma questa è una mazzata.

Preferisci mazzata mia o quella di tua moglie?

Questa non è Guerra e Pace, questo è Delitto e Castigo.

Menzogne e sortilegio.

Umiliati e offesi.

La spia che venne dal freddo.

Marisa, cuore mio.

Piano.

Ciao.

Che ci fai tu qui?

Ti ho fatto una sorpresa.

Mi hai comprato il sanbernardo?

No, sono venuto a prenderti io al posto della mamma.

Non sei contenta?

- No, non sono contenta! - Dai, andiamo.

- Lasciami! Non mi toccare! - Perché fai così?

- Dai, ci guardano tutti. - Lasciami!

Ma non si vergogna?

Ma di che? Ma è mia figlia.

Diglielo che sono il tuo papà.

No, tu non sei mio padre.

Infatti io non l'ho mai vista.

Perché non sono mai venuto, viene sempre la mamma.

[parla in pugliese stretto]

Ma quale accento? Io parlo in italiano.

Io so che la creatura ha solo la madre.

Ma che solo? Io sono il papà.

Si vede che la bambina non ti conosce.

Ti guarda con schifo.

Ma guarderà lei con schifo.

- Sì, ha la faccia da orco. - Da orco.

E tu hai la faccia da pirla.

Ma lo sanno tutti che il padre è morto.

Ma quale morto? Sono qua! Sono vivo!

Lei che è un vigile, guardi la foto.

Questa è la mia famiglia.

C'è mia moglie, la bambina, quell'altra bambina,

c'è quello grande e questo sono io.

- È confermato che è il padre. - Ha confermato anche lui.

Sgomberare. Sgomberare.

Anche tu, però.

Andiamo, dai.

Voglio il sanbernardo!

Perché mi fai fare queste figure?

Perché non gli hai detto che sono tuo padre?

Voglio il sanbernardo! Voglio il sanbernardo!

Voglio il sanbernardo!

E compragli almeno in chihuahua.

L'hai sentito?

Papà, ma quello ha detto che hai la faccia da pirla.

No, ha detto che ho la faccia da orco.

Era lui che aveva la faccia da pirla.

Non è bella neanche da orco, però meglio che da pirla.

- [citofono] Chi è? - Sono l'amico di Alfonso.

[citofono] Terzo piano, interno onze.

Onze?

È undici. Ma come parla questa?

- E questo? Questa? - Ciao, bello.

Vuoi assaggiare mio Pan di Zucchero?

No, grazie, non mi piace il caciocavallo a me.

Madonna mia.

Altro che coccolone, questo è morto.

Mi diceva sto venendo, sto venendo.

Invece se ne stava andando.

Ma perché Alfonso è qua?

- Era un mio cliente. - Occasionale?

No, da tre legislature.

Hai capito il bauscia?

Lui mi chiamava Bernardinha e io a lui Mazinga.

Senti un po', ma tu sei una transgender?

Nel senso che ti sei ope...

Insomma, hai la bernardinha?

Ma no, ai clienti piace più il bernardo.

Bernardo?

Che mi hai combinato?

Alfonso, che mi hai combinato?

Adesso finisco carcereto e ammanetteto.

No, la polizia no! Non chiamare la polizia!

Se viene fuori lo scandalo mi rispediscono alla favela di Villarreal.

E a me mi mandano a Poggiorreal, che è peggio. Hai capito?

Adesso calmiamoci.

Dammi una mano.

Se te gusta, anche la bocca.

Che schifo. Dammi una mano a vestirlo.

[telefono]

Proprio adesso?

Quant'è brutto.

Chi è?

Ah, Tonino, sei tu. Sei arrivato?

Come dici? Sei più morto che vivo?

Non parliamo di morti che... Poi ti spiego.

È una cosa che fa ridere e piangere.

Ti vengo a prendere io in albergo.

Ciao.

Ma che stai facendo?

Aveva preso pillolina e ora non scende.

Madonna dello sterpeto, era proprio ingrifeto.

Piano.

Amore. Ti aspettavo in doccia.

Perché non mi hai raggiunto?

Cattivo.

- A me sta venendo un dubbio. - Sentiamo.

- Ci hanno dato la stanza 34. - E allora?

Ma secondo me l'altra volta ci avevano dato la 44, al piano di sopra.

Per me le camere d'albergo sono tutte uguali.

E tutte buone solo per una cosa.

Sì, ma se non era la stessa?

Io non ti sopporto più. Tu ti devi rilassare.

Nella vita non esiste solo la Fiorentina.

E poi siamo anche nella città di Romeo e Giulietta.

Lo sai cosa ti ho portato?

Il reggicalze che ti piace tanto.

- Quello viola? - Certo.

- Col tanga gigliato? - Sì.

Adesso vado a prepararmi e poi ti va di fare un riposino?

Certo che mi va.

Vado.

Aspetta.

Ma il riposino col tanga gigliato lo facemmo a Genova.

E Cassano e Pazzini ci fecero un culo come un paiolo.

Qui a Verona avevi il tanga maculato.

- Sai che ti dico? - Dimmi.

Io spero tanto che stasera la Fiorentina perda!

No! Non lo dire neanche per scherzo.

Ora che ci penso, il riposino non lo facemmo la volta scorsa.

E vai!

Il prossimo treno è fra mezz'ora.

Il biglietto lo può fare in biglietteria.

Io contanti non ne uso.

Beh, avrà una carta di credito.

Una?

Io ho la carta oro, la carta argento e la carta platino.

Io ho anche quella di rame.

- Può usare quelle per pagare. - Se le avessi ancora.

Ho perso tutto.

Cellulare, iPad e computer.

Se non può pagare, chiami qualcuno a casa.

Io manco so il mio numero.

Ne ha ancora per molto?

Non è che gli avanzerebbero 60 euro?

Sessanta euro?

Ma lasci stare, barbona.

Povera Rosaria, senza contanti,

senza carte di credito, senza cellulare per poter chiamare.

Ha perso la sua identità.

Adesso come ci arrivo a Roma?

Il principe Ascanio fa sempre una sosta in via Veneto

per migliorare la sua cultura.

- Ciao, Bruno. - Buongiorno, Principe.

La stavo aspettando. Ecco qua.

È tutto pronto.

- C'è anche Lola nuovo. - Sì, fresco, fresco.

Certo che di 'sta Pippa non se ne può più.

Sta dappertutto.

Ma ha un lato B che merita.

E questa? La principessa Marisol de Braganza.

E chi la riconosceva?

Al posto degli zigomi ha due kiwi.

Certo che come piace impicciarsi a lei, signor Principe.

Ma no, mi documento.

Così quando vado ai pranzi sono preparato.

Per esempio, la piccola Hannover è in crisi col fidanzato,

perché si è invaghita del bodyguard.

Veramente su Chi dicono che è il fidanzato che s'è invaghito del bodyguard.

Ah, ha il culo chiacchierato?

Mi dicono sia insipido e doloroso.

Ecco, un'altra volta Pippa.

Pippa, Pippa.

Fammi vedere Diez Minutos.

[in spagnolo] Le vacanze del re e della regina.

Mamma mia come sei pesante a peso morto.

Non era meglio chiamare un'ambulanza?

Ma che ambulanza? Dobbiamo andare al Senato, deve votare.

[narratore] Anche Zonin deve votare per salvare il culo a Lo Bianco.

Infatti è arrivato a Roma malgrado i 40 di febbre.

Zonin, sali.

Come va, Alfonso?

Alfonso, non ti può rispondere.

Anche lui è raffreddato?

Ma che raffreddato? È morto.

Maria Vergine.

Una broncopolmonite fulminante?

No, la Bernarda fulminante.

Un altro tipo di influenza brasiliana.

Ma aveva fatto il vaccino.

Si è fatto la transessuale. Bernarda si chiama.

E mentre stava scopando è morto. Per dirla papale papale.

Maria Vergine.

Ma è morto qua dietro?

Di dietro, ma in un altro posto.

E in quel posto me l'ha messo anche a me.

Perché se questo...

Non ci voglio neanche pensare.

Se questo non vota, io vado a finire in galera.

E se muore Sansone muoiono tutti i Filistei.

Ma come fa a votare un morto?

Ci vuole un'idea, uno stratagemma.

C'è l'ho, è qui.

Ma che morto? Io sto bene. Bauscia. Va' a da' via i ciapp! Va' a da' via el cul!

Va' a da' via i ciapp! Va' a da' via el cul! Capito?

Questo è lo stratagemma?

Preciso. Il morto è resuscitato.

E lascio tutti i miei beni, compresa la villa

di Marechiaro, alla signorina Popescu Ramona.

Che ha badato a me in tutti i sensi

allietando gli ultimi mesi della mia vita.

Tutto alla badante ha lasciato.

Tutto alla badante.

[vociare confuso]

Signori, per favore.

Signor notaio, di là c'è suo figlio.

Dice che è una cosa urgente.

Che altro è successo?

Signori! Signori! Per favore.

Abbiate pazienza. Io devo andare un attimo di là.

Voi continuate a litigare, che ci vediamo dopo.

[vociare confuso]

Pasquali', che ci fai qui? È successo qualcosa?

Tornando a casa ho conosciuto mia sorella.

Te ne volevo parlare.

Mi dispiace. Sono mortificato.

Io immagino lo shock che avrai provato.

Mi devi perdonare.

Invece del notaio dovevi fare l'attore.

- In che senso? - Che reciti che è una bellezza.

Hai fatto fessa mamma. Ma a me non mi fai fesso.

Che vuoi dire?

Come ti somiglia.

Altro che sorella, è una escort.

Non dire queste cose.

L'hai fatta vedere a tua mamma?

Te l'ho detto che non sono fesso.

Sono venuto a trattare.

Trattare? Sai come si chiama quello che stai facendo?

- Un ricatto. - E lo dice pure.

È una cosa brutta il ricatto.

Faccio finta di non aver sentito.

In cambio del silenzio voglio un regalino.

Sei tale e quale a tua sorella.

Il regalino.

E che regalino vorresti?

Un incremento del 100% della mia paghetta.

Il doppio della paga?

Sono costretto ad accettare.

E va bene, avrai il doppio della paga.

Aspetta.

Quello era solo l'antipasto.

E quale sarebbe il primo piatto?

La macchinetta.

Si è bruciata la macchinetta del caffè?

Quale caffè? La macchinetta.

Ma sei scemo?

Ma cosa credi? Non esiste proprio.

L'orgoglio prima di tutto. Non se ne parla.

- Allora parlo io. - E aspetta.

Dammi il tempo, no?

Devo fare l'orgoglioso e poi posso cedere.

Ho ceduto, avrai la macchina.

- Papà, sei un grande! - Non mi toccare.

Tu sei un grande e non farmi dire che cosa.

Vai, vai e cancella tua sorella da lì.

La macchinetta.

Vaffanculo. La macchinetta.

Devo bucargli subito le gomme.

Zia lole.

Albe'! Quanto tempo.

Ammazza, che pedalini che ti sei messa.

Settimio, te lo ricordi?

Come no.

È quel simpatico giovanotto che ogni tanto

ci fa firmare i verbali della società.

E che a Natale gli porta sempre il panettone.

Quello senza uvetta altrimenti gli si attacca al ponte.

Basta.

Mentre tu, a Natale, non ci vieni mai a trovare.

Ti sei dimenticato di noi?

Ma che dimenticato? Che dici?

- È che io faccio una vita d'inferno. - E io no?

Tutto il giorno dietro a quel rincoglionito di tuo zio.

È peggiorato?

Non capisce più niente. Si fa tutto addosso.

E poi è pure diventato cattivo.

Sapessi le parolacce che mi dice.

- Ma io gli rispondo. - Eh, beh.

Come mai sei venuto?

È che stiamo ristrutturando casa e mi sono rimaste fuori tre o quattro cosette.

Non è che puoi tenermele qua?

Certo, con piacere.

Ho la cantina vuota.

Vai.

Ma che te fischi? Arbitro cornuto!

È come un bimbo.

E meno male che erano due cosette.

Che vuoi che sia?

Un mobiletto, un quadro, un tappetino.

Un po' d'argenteria, documenti vari...

Stai zitto.

Ho capito, le tasse.

Stai facendo sparire tutto.

Guarda che io non sono rincoglionita come tuo zio.

D'altronde è tutta roba intestata alla società

e gli amministratori siete voi due.

Signor Alberto, è qui che dobbiamo stare?

E 'sti due indios chi sono?

È la mia coppia.

Dato che stanno sul foglio paga della società

risulta che lavorano qua.

Che rottura di coglioni!

Io dentro casa non ci voglio nessuno.

Adesso basta!

Quando è troppo è troppo.

Ti ho comprato la villa, vi mando a Chianciano

e vi pago la quota del centro anziani, 1.500 euro al mese,

ma che volete di più, la pelle?

Veramente sarebbe 1.476 euro.

Due parole, Co...?

- Cullo. - Bravo.

- Chiama i facchini. - Andiamo!

Sono io.

C'è nessuno? Franca?

[musica]

Un bel regalo per il mio Nadal.

Papà, ma si entra così senza bussare?

Ho sentito la musichetta e...

Ti ho preso un regalo.

Ma se sono dieci anni che non gioco più a tennis.

Già dieci anni? Sembra ieri.

E poi Stavros mi sta insegnando la lotta greco-romana.

Ah, piacere, Romeo.

Beh...

È che vi ho visti lì e...

Più che due lottatori di greco-romana,

ho pensato che foste gay.

Cioè...

Niente di male, non è che...

Lo dicevo stamattina a sua sorella.

A me i cani grossi piacciono, ma non in casa.

[parla in lingua straniera]

- Parakalò. - Parakalò.

Parakalò.

Scusalo, non è cattivo.

- È solo che è nu trmon. - Che cosa?

Nu tremonos.

Prego?

Che c'è ancora?

Ho sentito tremonos.

No, non è a te.

Vai, dobbiamo fare la lotta.

- Allora chiudo? - Sì.

Tre... monos.

Tremonos.

Vedi sotto trmon.

Al Senato per Lo Bianco

sta per arrivare il momento della verità.

Senatori, scusate, ma il signore chi è?

- Il senatore Molteni. - Guardi.

Mi scusi, non l'avevo riconosciuto.

- Ma che gli è successo? - Ha avuto un incidente.

- Sì, un frontale di dietro con un trans. - Un tram.

Una tranveta ha preso, poveraccio.

Ma siccome è un galantuomo garantista,

non ha voluto mancare alla votazione.

Ammirevole.

- Accomodatevi. - [insieme] Grazie.

È andata.

L'hai infasciato come un neonato.

Sono un farmacista. È la mia creatura.

Senatore Ululì, voto Ululà.

Frankenstein di Treviso. Facciamo Treviso a cattivo gioco.

[ride]

Guarda i miracoli della maggioranza.

Per salvare un ladro hanno fatto resuscitare i morti.

Zonin, chi è questa mummia?

- Il senatore Molteni. - Alfonso?

Ma no. Non ci posso credere.

Non sarà morto per davvero? Perché tu sei capace di tutto.

Allora, sei vivo o sei morto?

Ma quale morto, bauscia?

Va' a da' via i ciapp, va' a da' via el cul, culatun.

[Tossisce]

Ma che voce hai?

È cambiata. La brasiliana l'ha beccato nel trans...

Ah, nel transatlantico. Ha avuto la ricaduta.

Allora il medico ci ha raccomandato di mettere la mascherina,

perché ha molti germi che attaccano.

- Togliamo la mascherina? - No. Che togli? No.

Tienila, mi raccomando. E rimani a bocca chiusa.

Ci vediamo dopo in aula. Ciao.

- Che cagacazzi. - Bravissimo, micidiale.

Sembravi proprio lui.

E se vuoi faccio pure la tua imitazione.

Che bravo. Imiti proprio me?

- Quando fai il mona. - Ah.

Non ridi adesso, eh?

Il principe Ascanio,

pur essendo un inguaribile presenzialista

ai ricevimenti snob,

quando c'è da scroccare qualcosa

accetta anche gli inviti ai vernissage di quartiere.

- Principe. - Oh.

Che piacere.

Che piacere. Grazie di essere venuto.

- Mi ha fatto un grande regalo. - Piacere mio.

Avete visto chi c'è? Il principe Cavallini, il mio amico.

- Ma chi è? - Boh.

- Complimenti per il negozio. - Sono opere d'arte.

È vero. Starebbero bene nel mio palazzo.

Pronti.

- Mi dica che le serve e io mando! - Mandi?

Vediamo, giardino d'inverno, galleria, piano nobile...

Una decina di tazze e altrettanti bidè.

- Ammazza, mica pochi. - Mi sono allargato?

Il palazzo dove vivo io non è un quarto piano scala D.

C'è una cappelletta del Bernini.

Pure lì ci vuole mettere la tazza e il bidè?

Fai l'ironico?

- 18 bidè al palazzo... - Che strilli?

- Fammi vedere il negozio. - Da questa parte.

Si possono dire le stesse cose sottovoce.

- Principe, facciamo una foto? - Con piacere.

- Magari. - Magda.

Vieni qua. Facciamo la foto col Principe

- finiamo su Parioli Pocket. - È sordo?

- Corro. - Facciamocela qua, Principe.

Molto piacere.

Mi raccomando, prendi pure i cessi dietro.

Sì, come trofei di caccia.

Pronti?

Che emozione. Vicino a un principe.

E io allora vicino alla regina delle tazze.

- Che vuoi di più? - [insieme] Cheese!

Ecco qua. L'identico tavolo dell'ultima volta.

- Grazie. - Prego.

Lei è un grande.

- Prego. - Grazie.

- Grazie. - Prego.

Concentrati, dobbiamo prendere le stesse cose che prendemmo...

Sì, di sei mesi fa.

- Ciao, mi fai un bianco, per favore? - Tenga.

Che botta di culo, guarda chi c'è. Te lo ricordi?

No. Dove? Non mi ricordo nessuno.

Ma come no? Quell'architetto, Federico si chiamava.

- Era seduto lì. - D'altronde, se non mi sovviene

Ma come non ti sovviene? Questo è il segno del destino.

Questo è un segno buonissimo.

- Grazie. - Federico.

Si ricorda di me?

- No. - Ma come no?

Se si sforza un attimino vedrà che si ricorda.

Lei era seduto là a quel tavolo.

Io ero lì con Chiara, la mia fidanzata.

Quella se la ricorda, no?

Mi pare.

Ma come mi pare?

Un pezzo di figliola così non se la ricorda?

- Sì, ora me la ricordo. - Bravo.

Adesso lei si siede qua, dov'era l'altra volta.

- Veramente mi aspettano. - Che aspettino.

Ora io e lei si torna a sei mesi fa

e ci si ricorda di cosa dobbiamo parlare.

Perché puntiglioso? Perché devi insistere?

Io sono puntiglioso e insisto

perché lui se lo deve ricordare di cosa dobbiamo parlare.

Sennò succede un casino e sono dolori. Avanti.

Mi spiace.

Le assicuro che non ci fu niente di premeditato.

Quando lei è andato allo stadio

io e la signorina Chiara abbiamo incominciato a parlare...

E ci siamo fatti delle confidenze.

Un bicchiere di vino, le ho detto che ero single.

Una grappa, lei mi ha detto che era single.

Una cosa tira l'altra.

Ma la signorina era impegnata con me.

Impegnata, impegnata, Cecco!

Sono nove anni che mi devi sposare, io mi sono stufata.

Preciso. Disse che era stanca del vostro rapporto logoro.

- Ma logoro di che? - Logoro, Cecco, logoro.

Perché tu non sei fidanzato con me.

Tu sei fidanzato con la Fiorentina.

Io ogni tanto ho bisogno di tenermi in allenamento.

- Mi hai fatto becco? - Non posso mica stare sempre in panchina.

- Col veronese? - Eh.

Veronese, tu confermi?

Confermo. Fu una cosa breve, senza implicazioni sentimentali.

In che senso breve?

Un incontro secco, durante il girone d'andata,

- mentre tu eri allo stadio. - Fatemi capire.

- Dov'è successo? - Nella nostra camera d'albergo.

- Nella 34? - Ma allora qui c'è un complotto.

Fatemi capire. Sei mesi fa,

mentre allo stadio Bentegodi la Fiorentina vinceva

e io gioivo tu facevi la maiala e gioivi col veronese?

Senza implicazioni sentimentali.

Ora, gioivo, gioivo... È stata una cosina, una cosetta.

Cucciolo, una cosina.

Ma era la 34 o la 44?

Mi trova impreparato.

Si vota la richiesta a procedere con l'arresto

del senatore Leonardo Lo Bianco.

Può avere inizio la votazione.

Gesù salvatore, Ti prego, dammi una mano.

Hai salvato Barabba. Che Ti costa dare una mano pure a me?

Contrari 158.

A favore 157.

La richiesta d'arresto è respinta.

[esultano]

Grazie, grazie, grazie.

Hai visto, Alfonso? Ce l'abbiamo fatta.

Oh. Che è?

Santo Gedeone, questo si è beccato un coccolone.

- Un infarto. Un dottore! - Presidente!

L'ha fatto per me, è venuto per me a votare.

- Amico mio! - [piange]

È ghiacciato.

Finalmente sono arrivata.

Grazie, sorella. A buon rendere.

[tenta di avviare il motore]

Figliola, se vuole può rendere subito.

Il motore si è ingolfato, servirebbe una spinta.

Come dice il Signore: Chiedi e ti sarà dato.

[il motore si avvia]

Grazie, che Dio ti benedica.

Ah, sì? Perfetto. Grazie.

Effettivamente sul Frecciarossa delle 07:30

proveniente da Milano hanno trovato un pc, un BlackBerry e un iPad.

Finalmente una buona notizia. Allora vado a recuperarli.

No, signorina. Prima dobbiamo fare la denuncia di smarrimento.

- È necessario? - È obbligatorio.

Cognome e nome.

Miccichè Rosaria.

Residente?

Via Mecenate, 12.

Via Mecenate 12?

Milano.

Eh no.

Non ci risulta nessuna Rosaria Miccichè

residente in via Mecenate, 12, Milano.

- Com'è possibile? - Che ne so?

Ah.

Forse perché ho fatto il cambio residenza da poco.

- Prima dove stava? - Da una mia amica.

- L'indirizzo lo conosce? - Sì.

Bene.

No.

- Sì o no? - No.

Io sono una manager. Ha idea di quante cose faccio al giorno?

Secondo lei me le posso memorizzare tutte?

No, le scrivo sul pc.

Ma si dà il caso che il pc non c'è.

- Lo so. - Per cortesia, veniamoci incontro.

- Faccia uno sforzo di memoria. - Sì.

- Lei stava a Milano, giusto? - Sì.

Da dove ci è arrivata?

- Da Lampedusa. - Da Lampedusa.

Può attendere un attimo?

Capo, scusi.

La signorina che sta là è senza documenti e viene da Lampedusa.

Mamma mia che caldo che c'è in questo ufficio.

Sembra di essere a Tunisi.

La faccia da tunisina ce l'ha.

Ce l'ha, ce l'ha. Eccome se ce l'ha.

Una giornata da niente oggi.

Ci vediamo domani, eh?

- Dove vai? - A casa, con lo scooter.

Con lo scooter vai? E mi lasci qui il SUV da 90.000 euri?

Ma vai via con questo e lasciami quello, no?

Come faccio a dire alla Finanza che sono nullatenente?

Ci volete pensare alle cose? Dai.

Come volete, dottore. Non c'è problema.

Non ci andare a mignotte.

Ma per carità. Con quelle mica ci vado. Ma scherza?

Buonanotte.

Non sarà frocio 'sto Settimio?

Sempre in montagna, in mezzo alle pecore

a suonare il ciufoletto, con l'altro pastorello. Boh.

Lo chieda alla sua segretaria se sono frocio.

Pure questo hai sentito? Allora sei diabolico.

Che hai al posto delle orecchie? Due parabole?

Prendi pure Al Jazeera? Anvedi ao!

Bella la ceciotta mia. Ho sistemato tutto.

Tutto inguattato.

Almeno un televisore me lo potevi lasciare.

Su questo si vede solo Rai Tre.

Ma che ti lasciavo? Il plasma 50 pollici HD?

Così Montalbano te lo vedevi a Rebibbia. E forza.

Ho una fame. Cosa mangiamo?

E cosa mangiamo, Alberto? Mi hai fatto buttare tutto.

Ci sono solo due uova sode e una scatoletta di tonno.

Solo?

Non le vuoi pagare le tasse? Ora ti attacchi al tram!

[uccello] Sì. Attaccati al tram, brutto ciccione sòla.

Gandhi, tu rischi.

Se non la pianti ti faccio alla diavola.

Due uova col tonno?

Come quando eravamo poveri.

- A piazza Zama. - Con l'impresetta.

Melissa la sta menando ancora con la storia del sanbernardo?

No, ce l'ho comprato io un regalino. Non preoccuparti.

E gli altri?

Noemi sta chattando con Paco. Lella è andata a cena da Stavros

Sono affiatati quei due.

Devi vedere come sono affiatati. Li ho visti io.

Poi dite che c'è dialogo. Se mangiamo sempre da soli.

Siamo io e te. Con chi dialoghiamo?

Romeo, scendi dall'elicottero. Tu ti devi far rispettare.

Ancora?

In casa ci vuole un uomo che porta i pantaloni.

[insieme] E che dentro i pantaloni ci sia qualcosa.

- Abbiamo capito. - Oh.

E se ti sentono fuori cosa pensano?

Domani compro una bella minigonna

così quando accavallo si vede se c'è qualcosa.

- Dove vai? - Tengo sangue caldo.

Apri la finestra.

Sentite quello. La finestra.

Sangue caldo è la fiction con Manuela e Gabriel.

Mocc a te!

Allora mangio da solo?

E poi dite che ingrasso, che sembro Pavarotti.

Per forza, mangio per cinque.

- Dottor Pinardi, buonasera. - Buonasera.

- Venga, suo fratello la sta aspettando. - Grazie.

Prego.

Mi raccomando, non farmi fare brutta figura.

Sì, tranquillo.

- Scusate il ritardo. - Con te siamo abituati.

Scommetto che hai fatto tardi allo studio.

Questa è Svetlana. Mia cognata Annalisa.

- Piacere. - E mio fratello Roberto.

- Piacere. - Mio zio.

- Avevi ragione, è bella assai. - Assai.

Per fortuna non somiglia al padre.

Figurati se somigliava allo zio.

- Accomodiamoci. - Grazie. Mettiti qua.

Raffae', guarda chi c'è.

Tua nipote Svetlana.

Sì, mia nipote.

No, Paola, stai sbagliando. Svetlana è mia nipote.

Luigi è il padre, io il fratello. Quindi è mia nipote.

Va beh, non approfondire tutto l'albero genealogico.

Ma che dici? No.

Lei è nipote di mio marito.

È stata concepita da suo fratello Gerardo

durante le notti bianche a San Pietroburgo.

È una storia incredibile. Un romanzo vero e proprio.

Allora il tuo romanzo è una palla.

Ma ti rendi conto? Tua madre, la Filippona

mi ha tradito con la buonanima di Gerardo.

Allora tu chi sei?

- 'Na zoccola. - 'Na zoccola.

- Ehi. È nostra figlia. - Ma vattene.

Stuppola, ritorna nella steppa.

Vai a fare le marchette con i cosacchi.

Questo è per il padre e questo per lo zio.

Marisa, ma che fai?

Se permetti, lo schiaffo a mio marito lo voglio dare io.

Hai ragione, scusa. È per solidarietà femminile.

Prego, daglielo.

- Oh, Paola! - Ma che oh?

Notaio, mi fai schifo!

Ti giuro che con quella ragazza non ci ho fatto proprio niente.

Sai che fai ora? Torni a casa, fai le valigie e te ne vai!

Vattene, non ti voglio vedere mai più.

- L'inferno, lo sapevo. - Vai!

- Marisa. - Eh?

Questo braccialetto dove l'hai preso?

È un regalo.

Sì.

E io so pure chi te l'ha regalato.

Lui!

Ho visto il pacchettino dentro la macchina.

Mi avevi detto: È per la moglie dell'assessore

che mi fa avere quell'appalto.

E io a lei l'ho dato.

Non solo mi hai fatto cornuta con quella russa,

- ma pure con questa schifosa. - Schifosa a me?

- Lo so che te la fai con mio cognato! - Ehi!

Roberto, tu vai a letto con quella zozza?

- Fatti spiegare. - Ma che vuoi spiegare?

- Ma come ti permetti? - Fatti le corna tue!

Cornuto!

Il teatro che mima la vita. Le troiane.

[vociare confuso]

Intanto allo stadio di Verona per la Fiorentina

le cose non stanno andando come sei mesi prima.

Sta vincendo il Chievo.

Pronto, Chiara, che state combinando?

Che stiamo combinando? Un bel niente.

Fammi ricontrollare. Nulla.

Tutto tace. Il veronese non ce la fa.

Ma come non ce la fa? Ce la deve fare.

Ha già segnato Pellissier, qui si sta perdendo.

Io mi sono impegnata,

ma non è colpa mia se il veronese non è Rocco Siffredi.

Non sono uno sportello automatico.

Il doverlo fare per forza mi inibisce.

Sentito? Si inibisce.

Sbloccalo tu.

Mettiti il reggicalze viola con il tanga gigliato.

Mi raccomando, lo dovete fare due volte.

Beato.

È tanto se se ne fa mezza, figurati due.

Due. Sono venuto a Verona per vincere, mica per pareggiare.

La sfortunata giornata di Rosaria Miccichè

si avvia verso il suo triste epilogo.

- Vuoi un po' di panino? - Che c'è dentro?

Cetriolo, carciofini, zenzero e salsa piccante al peperoncino.

L'ho rubato al McDonald's, è molto buono.

No. Io mangio solo pane d'avena, al limite all'orzo.

Dammene un cicinino. È da stamattina che non mangio.

Sapessi che giornata ho avuto.

Tutta colpa del tassista disgraziato

che non ha accettato la mia carta di credito.

Tu hai clonato la carta?

Ma quando mai? È lui che si è clonato il cervello.

Questo è l'aereo per Milano.

[accento siciliano] Perché io sono milanese. Si sente, no?

Oggi l'aula del Senato ha bocciato per un solo voto

la richiesta di arresto nei confronti del senatore Lo Bianco

Ma l'entusiasmo della maggioranza

è stato oscurato da un fatto tragico.

La morte improvvisa del senatore Alfonso Molteni.

Stroncato in aula da un infarto.

A ricordarlo qui con noi c'è proprio il senatore Lo Bianco.

[piange]

Grazie.

Oggi è scomparso un grande uomo, un grande amico.

E me l'ha dimostrato.

Un uomo senza macchie, senza vizi.

Tutto casa, chiesa, trans.

Tram, i tram. Andava in tram per non prendere la macchina blu.

Ecco la sua modestia.

Anche stamattina è andato in tram

nella chiesetta a portare un cero per me

prima delle votazioni.

Un grosso cero, l'ho visto io.

Nella chiesetta della santa di cui era tanto devoto:

Santa Bernarda.

Ciao, amico mio.

Riposa in pace, amico mio.

Senatore.

Sì?

Condoglianze.

Grazie.

Credo di essermi pisciato addosso.

Dove?

[insieme] Goal!

Montolivo, abbiamo pareggiato!

Bravi, bravi! Brava, Chiara!

Sapessi che mi sono dovuta inventare.

Dai, non è nulla. Mi raccomando la seconda.

Avete 40 minuti di tempo per farlo.

Chiama il bar. Fatti portare su due uova, un bel zabaione.

Eh?

[narratore] È ora di cena. La faticosissima giornata del Principe

prosegue nei locali alla moda.

- Buonasera, Principe. - Buonasera.

- Mi lascia le chiavi? - Ma che ti lascio?

L'ho parcheggiata io. 10 euro tutte le sere, 300 euro al mese.

Ma che è? Un affitto? E andiamo.

Buonasera, Lionello.

Principe, che piacere rivederla.

Chi c'è stasera?

Due del Grande Fratello, tre giocatori della Roma.

È il compleanno di Patrizia Gallozzi, quella col negozio di intimo.

La crème de la crème.

E come al solito non si è fatta parlare dietro.

Foie gras, ostriche e aragosta.

Ah, la catalana. Buona. Me la mangio dopo.

- Tieni da parte un piattino. - Ci penso io.

Patrizia, tesoro. Buon compleanno.

Ma non ci posso credere. Il mio principe preferito.

- Come stai? - Bene.

Che bello che sei qui.

- Tu conosci la mia mamma? - La mamma? Ma certo.

Enchanté.

Ha le pantofole?

- Sono gli acidi urici. - Ecco.

Raccontami. Come ti va la vita?

Lasciamo perdere, guarda.

Lo so, ti vogliono pure pignorare il palazzo.

Ne ho viste di peggio. Troverò una soluzione.

Ah, sì? E quale?

Non lavori, non fai un cazzo tutto il giorno.

Ho terreni vicino Casalpalocco.

Capirai. Due dita in faccia.

Ora ci costruiscono una discarica.

Metterò all'asta i quadri.

Di Castro mi ha detto che sono falsi.

A farti i cazzi degli altri sei una campionessa.

No, tesoro. Ho un negozio in centro, la gente chiacchiera.

Ce l'ho io un modo per risolvere tutti i tuoi problemi.

Ti sposi con me.

Ma che stai a di'? A testa de cazzo!

- Sto scherzando. - Tu scherzi. Io per niente.

In fin dei conti io sono divorziata

tu sei ancora single.

Ci sposiamo, così io divento principessa.

E tu in cambio ti becchi a fifty-fifty

- tutto il mio patrimonio. - Descrivimi il patrimonio.

Sei negozi in centro, attico alla Camilluccia

casa a Cortina, barca a Riva di Traiano,

miniloft a Miami, più il cash.

È inutile che te lo racconto, perché la cifra è imbarazzante.

- Ti basta? - E avanza.

Se sei d'accordo facciamo un mega matrimonio a Montecarlo

col catering di Antonello Colonna.

E magari vendiamo il servizio fotografico a Diva e Donna.

Io vestita da principessa, così faccio schiattare di rabbia

tutto il Canottieri Lazio.

Principe, la accetti questa proposta indecente?

Quello che mi hai descritto mi sembra un sogno.

- Sì. - Miami, Cortina, crociere in barca.

Uno scenario stupendo.

- Solo che nello scenario ci sei tu. - Cioè?

Sì. Mi spiace, non si può fare.

Un Cavallini, con due papi in famiglia

sposa la mutandara di via del Gambaro?

- Tesoro, lo senti come stona? - A Principe, ma vaffa...

Vaffanculo te e 'sta buciona con le ciabatte!

Lionello, è pronta la catalana? Buonasera, signore.

[insieme] Goal!

Jovetic, Jovetic!

All'ultimo minuto, è un miracolo!

Ma quale miracolo? È lo zabaione! Goal!

Blocco totale.

I dervisci che nitriscono.

- I cavalli... - [rumore indistinto]

- [rumore indistinto] Che è?

- [rumore indistinto] - Che è?

- [squittio] - Oh, un topo. Un topone!

È una pantegana.

E ricordati. Ti devi far rispettare.

Devi far capire chi porta i pantaloni a casa

e che dentro ai pantaloni c'è qualche cosa.

[squittio] Dove sei? Vieni fuori.

Guarda che ti prendo.

Vieni fuori, pantegana.

[rumori indistinti]

[ride]

- Romeo, che è successo? - Che cavolo urli?

Che c'è?

C'è che u termon ha spappolato la pantegana.

E che ha qualcosa nei pantaloni.

Che schifo.

Alvin, dove sei? Alvin?

Chi è questo Alvin?

È un criceto che mamma mi ha regalato

Ma ora non lo trovo. Alvin, dove sei?

Alvin? Dai, esci.

Alvin? Dai, esci, per favore.

Alvin!

[campanello]

- Hanno suonato. - Eh?

Sono le sei. Ma chi sarà?

E che ne so, Alberto?

- I testimoni di Geova? - Può essere.

Può essere?

Ora te lo do io l'opuscolo.

[campanello] Ancora? A maleducato.

Siete di Geova?

- Della Finanza. - Eccolo qua.

Buongiorno. È il signore Alberto Dominici?

Sì, sono io.

Siamo venuti a farle un'ispezione fiscale.

A me? Perché?

Qui c'è poco da ispezionare.

Siccome lei non ha mai dichiarato niente alle tasse,

ci domandiamo: Vive in questa mega villa?

Mica è mia. È di un mio zio, un sòla, un truffatore.

Una brutta persona. Dato che sono disoccupato,

mi ci ha messo dentro a fare il guardiano.

- Quindi lei la guarda? - La guardo.

E le dispiace se la guardiamo pure noi?

Ma vogliamo scherzare? Si accomodi, Capitano.

- Brigadiere. - Brigadiere.

Attenzione a quando apre quel frigorifero.

Esce una comitiva di sorci con le lacrime agli occhi.

[voce non udibile]

Dopo aver fatto le ore piccole in un pianobar

il Principe rientra finalmente a palazzo

sperando di riposare qualche ora

prima che torni la troupe.

Ah, la cartella delle tasse.

Con questo governo tecnico qua davvero mi danno lo sfratto.

Buongiorno, Principe.

- Ci conosciamo? - Sono il fonico, si ricorda?

Ah, quello che dormiva sotto al baldacchino?

Sì. È cascato dal letto?

Veramente ci devo ancora andare.

- Bella la vita da principe, eh? - Insomma.

- Lei è quello che vive a Morlupo? - Sì.

Come si sta a Morlupo?

Bene, tranquilli, c'è l'aria buona.

Quanto costa una casa a Morlupo?

- Poco. 200-250.000. - Fischio, come a Formentera.

Attento al gradino traditore.

Mi è cascato sul gradino scheggiato dal cavallo di papa Bonifacio.

- Qui nel '600 si entrava a cavallo. - Ah.

E cosa mi dice di Poggio Mirteto?

Ci si ammazza di pizzichi?

Che vi avevo detto?

È una villa vuota, sfitta. Io non possiedo niente.

Mi dispiace abbiate fatto un viaggio a vuoto.

Non si preoccupi, siamo pagati per questo.

- Allora buona giornata. - [insieme] Arrivederci.

E dateci sotto con questi zozzoni a questa gente senza scrupoli...

che non pagano le tasse

e succhiano il sangue alla povera gente.

Girano con lo yacht, col Ferrari.

- [rombo di motore] - Col Ferrari?

Ciao, papà.

Guarda che ti ho portato da Montecarlo.

Il tuo Ferrari nuovo, nuovo, con targa monegasca.

- [sottovoce] Zitto. - È una bomba.

Certo, 230.000 pippi.

- Ma a noi che cazzo ci frega? - Zitto.

Con tutti i soldi nascosti in Svizzera.

Ma quale Svizzera, deficiente?

Papà, so tutto. Me l'ha detto mamma.

E i conti all'estero, le società di comodo.

Eh?

Tutto per metterlo in culo a quelli della Finanza!

Zitto.

Sono morto.

Io vado a dormire. Ciao, papà.

Morto davvero dovresti essere.

Non gli darete mica retta? È un pazzo, un mitomane, esaltato.

Quando parla, balla. Fa così.

L'ho portato pure a San Patrignano

fino a due anni fa si faceva. Non c'è stato niente da fare.

Signor Dominici, forse non abbiamo fatto un viaggio a vuoto

Vuole venire con noi?

Abbiamo una macchina più comoda della Ferrari.

Abbiate pazienza. Ho un figlio stronzo, ma sono un padre di famiglia.

- Possiamo patteggiare? - Venga.

Andiamo al commissariato? Mi prendete le impronte?

Ah, subito a Rebibbia?

È passato del tempo. Sta per iniziare una nuova giornata.

Sarà buona? Mah.

In questi tempi di crisi bisogna sapersi arrangiare.

E semmai sperare in un colpo di fortuna.

Rosaria, fin qui ha messo da parte 50.000 euro.

Ai quali andranno aggiunti, speriamo

quelli contenuti in questa carta.

Allora, chi è Romeo Telleschi? Lo guardi bene.

Potrebbe essere lui il principe?

O magari è il notaio?

Oppure le sembra più un ex politico?

O ancora, il rappresentante di domotica?

Non lo so, in questo momento mi sembrano tutti gli stessi.

Potrebbe essere, a istinto, un principe.

- [dissenso generale] - Un principe 'sto cafone?

Ma come si permette?

Cafone davanti a sette milioni di persone?

- 'Stu cetroun. - Abbia pazienza.

Scusate, ma non potete dare indicazione alla concorrente.

Fabrizio Frizzi, la signorina sta dicendo delle cose senza né capo né coda.

Un principe questo melacottaro? Andiamo.

Sembri la mamma di Marta Marzotto. Fai il bravo.

- Andiamo. - Fatti i fatti tuoi.

Ma non fate casino. Quella è un'altra trasmissione.

È sempre su Rai Uno, ma non c'entra niente.

Questo è i Soliti Ignoti.

L'unico al mondo che lo può fare è Frizzoli.

Grazie, Frizzi comunque. Va beh.

Rosaria, ha capito chi è il signor Telleschi?

A questo punto, il principe non è perché è un po' troppo cafone.

- È vero. - Ma guarda questa.

Potrebbe essere un ex politico.

Ah, cafone e ladro.

E finiamola con questa favola che tutti i politici sono ladri.

Allora il politico è lui.

Signori, scusate. Ma se fate così devo chiamare il notaio.

Non c'è bisogno, sono qui.

Notaio, almeno lei taccia.

E lui è il notaio.

Chi ha detto che è il notaio?

- Lei, signor Frizzi. - Io? No, è stato lei il primo a parlare.

Mi ha chiamato in causa dicendo: Notaio, taccia.

Per la verità il primo a far casino è stato il Principe.

E lui è il principe.

- Frizzi, dammi i soldi. - Ma che dici?

Adesso ho capito chi sei.

- Tu sei Lo Bianco. - Sì.

Il politico che ha messo in mutande la nostra bella Puglia.

- Ma che in mutande? - Lei l'ha messa in mutande.

Lei è un politico ladro!

Scusate, fermi tutti.

Non è possibile. Fermate la registrazione.

Scusate, non è mai successo.

[vociare confuso]

Voi come vivete in Puglia, nei trulli

a stretto contatto con le caciotte?

Ma voi chi? Io sono napoletano.

Perché non ha mai visto il Salento.

- Salerno? - Il Salento l'ha visto o no?

- Salento, la zona baroccola. - Non strilli.

- Lecce. - Zona barocca. Che baroccola?

Dove fa le sfilate Rocco Barocco.

Ma chi è Rocco Barocco?

- Allora dillo che si nu trmon. - Ma che dice?

Allora ditelo che non vi piace il caciocavaul.

- Ma di dove sei? - A me piace la caciaut.

Non si capisce. Parli tutto così. Che pugliese sei?

Questo è peschiciaino.

- Io non lo so. - Conosci Peschici?

È peschiciaino.

Non l'ho mai sentito 'sto cazzo di pugliese. È arabo?

Guarda che a Peschici...

Frizzoli, cacciali via tutti. Sono dei cafoni, 'azzo!

Cafauni!

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