All language subtitles for La Quietud (2019)

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Original subtitles

Ora dovrai prenderti le tue responsabilità.

Devi prenderti le tue responsabilità!

Andiamo, è tardi.

Accompagna tuo padre, perché io non vado da nessuna pane.

Dannazione. Andiamo.

Buongiorno figliola.

Ciao, papà.

Dalla a me.

- Che ti prende? - Niente.

- Arriveremo in ritardo. - No.

Arriveremo in tempo.

- Semmai ci aspetteranno... - Sì, che ci aspettino!

Stai tranquillo.

Senti, mi lasci davanti al portone e poi quando ho finito ti chiamo.

- Sì, certo! - Sì, preferisco entrare da solo.

Almeno lascia che entri con te

e ti aiuti a cercare l'ufficio. Poi me ne vado.

Ok! Ma devi promettermi che non t'intr0metterai.

No, te l'ho detto, ti aiuto a cercare l'ufficio,

ti aspetto, ti porto a La Quietud, ok?

Sì va bene.

- Siamo quasi arrivati. - Bene.

Ascoltami, allora mi porti lì e appena finisco ti chiamo.

Ti ho già detto di sì. Ho capito.

Trovato l'ufficio sopra ti aspetto, ok?

- Bene, perfetto. - D'accordo.

Meglio essere chiari così non ci sono difficoltà poi.

Buongiorno, il procuratore Garcìa è qui?

C'è per lui il Dr. Augusto Montemayon.

È qui. Bene.

Andrà tutto bene.

Tienimi questa. Se mi servirà te la chiederò.

Va bene.

- Tranquillo, ok? - Sì.

- Buongiorno. - Buongiorno.

Dottore, molto piacere.

- Piacere. - Entri, per favore.

Si accomodi. Grazie perla collaborazione.

Buongiorno.

...l'immobile in Avenida Libertador 2024.

L'immobile in calle Guerrei a Redondo.

Due frazioni di terreni,

comprensivi di piante e alberi e di tutto ciò che vi è costruito sopra

e indicati con le lettere B e A.

Tenuta denominata "La Quietud".

Dottore, che cosa mi dice?

Può darmi un po' d'acqua per favore?

Dottore, lei conosceva le persone

chele conferivano questo mandato per rappresentarle in tali operazioni?

Ha visto costoro firmare il mandato in suo favore?

Dottore, risponda, per cortesia.

Chi ha preso quelle firme?

- Mi scusi, avvocato. - Papà!

Papà che succede? Papà che succede? Papà!

Papà che cos'hai? Papà!

Papà! Chiamate un medico!

Papà, rispondi. Papà mi senti?

Papà mi senti? Papà!

Papà! Aiuto per favore, aiutatelo! Papà, che ti succede?

Papà, rispondimi!

Papà!

Papà che ti succede?

- Salve! - Buongiorno!

- Buongiorno. - Ciao.

Scusami, c'era tantissimo traffico.

Scusami!

- Quanto mi sei mancata! - Ora sono qui.

Tesoro!

LA QUIETE

Euge!

Mamma!

- Euge. - Mamma!

Amore mio, quanto tempo!

Amore mio!

Un limone, una pesca

e i lamponi. Tu non sai quanto sono venuti buoni i lamponi.

Domani devi provare la marmellata.

L'orto nuovo è meraviglioso e quelli che se ne occupano sono fantastici.

Allora'? È sempre bello quel tuo ragazzo'?

Di più. Odio che gli uomini invecchino così bene.

Vengono le rughe, cadono i capelli

ma sono anche più belli.

A me non succede né l'una né l'altra cosa.

È la verità. E indovina perché?

Perché ho smesso di fumare.

- No? - Devi essere orgogliosa di tua madre.

Brava, mamma!

Brindiamo!

Brindiamo!

Meglio l'acqua, il viaggio mi ha uccisa.

Si brinda due volte allora.

- Salute! - Salute!

Salute!

Questo è davvero buonissimo.

Ho fatto fare il pasticcio di patate con le patate dell'orto.

Bene! Se sono dell'orto!

Che stupide!

Ha?'-!

- Che c'è? Dormivo! - Guarda questa foto!

No, non stavi dormendo, dai, guardala!

Guarda che carina questa foto!

È mamma, tu, io e madame Richelieu.

E lui? Telo ricordi?

Lui è Luc. Luc, l'idraulico.

Ricordi i ditalini che ci facevamo pensando a lui?

È stato il miglior periodo della mia vita. Mi manca.

- Eravamo totalmente impazzite. - Tu eri eccitata.

Smettila. Vuoi dirmi che invece tu fingevi l'orgasmo!

Tu mi facevi eccitare.

- Sì, sono io la colpevole! - Sì.

Ti sei inventata tu il gioco del nascondino.

Secondo me Iui l'ha sempre saputo che Io spiavamo.

- Sapeva che stavamo nell'armadio. - Tu dici?

È owio.

Comunque mi piaceva quell'armadio.

Mi eccitava l'oscurità.

A me eccitava la voce che facevi.

- La mia? - Sì.

Luc si inginocchia per controllare il tubo.

Però quello che in realtà vuole è farci vedere il culo,

un culo da maschio, duro,

come per dirci: "E da afferrare e spingere".

Basta!

E ora si volta

e ci guarda negli occhi,

fisso.

Con quegli occhi marroni così intensi.

Sappiamo che cosa vuole.

È la stessa cosa che vogliamo noi.

- In un attimo si toglie la maglietta. - Basta!

Ha una pancia perfetta, sudata.

E ora si avvicina

e si ferma a tre centimetri dalla nostra bocca.

E ci guarda.

E respira.

E si awicina di più.

Basta!

Adesso comincia ad aprire la bocca per baciami.

E noi facciamo Io stesso.

Ma non ci bacia. Resta così.

Noi moriamo dalla voglia che ci baci, ma non Io fa.

Non sappiamo che cosa farà.

E all'improvviso ci afferra le tette con tutte e due le mani.

E noi prendiamo le sue mani

per mostrargli come ci piace.

Con delicatezza.

Dolcemente.

Poi all'improvviso

Io fa con più forza.

E con la forza ci gira di spalle.

E infila la mano

sempre più dentro.

In profondità.

E gli chiedo di tenerla lì, per sempre.

E gliela stringo con i muscoli così non riesce più a toglierla.

Mi tocca e mi fa morire.

E gli chiedo di accarezzarmi il seno con l'altra mano.

Che bello! Infila la mano sempre più dentro.

E quando sembra che sia arrivato fino in fondo,

ricomincia.

Lo graffio con le unghie.

Gli tiro i capelli, sì.

Quanto mi piace.

Non ce la faccio più.

Sono troppo eccitata. E così bello.

Così.

Che scema che sei!

È così bello stare qui.

Mi mancava tutto, sai?

L'odore dei campi. La luce.

II colore del cielo.

Sai che cosa vorrei?

Vorrei tanto tornare a quando eravamo bambine.

Prima di tornare a Parigi.

Quando dormivamo insieme

e pianificavamo ciò che avremmo fatto l'indomani.

Telo ricordi?

Dai, te Io ricordi?

Mi vuoi rispondere?

Mamma!

Che c'è, amore mio?

- Non mi dire! - Che c'è?

Non mi dire!

- Che c'è? - Non mi dire!

- Ma mi dite che succede? - Che bello, che emozione!

Amore mio, che bello! Un nipote finalmente.

- Dawero? - Grazie, amore mio.

Quanto sono contenta!

E secondo te che cos'è, un maschio o una femmina?

Non so, mamma. E troppo presto.

Sono sicura che sarà un maschio. Un maschietto.

Che bello! Ti ringrazio tanto. E meraviglioso.

Che fai? Non dici niente?

Non capisco perché non l'hai detto subito.

Perché Io dici ora?

È dal mio arrivo che volevo dirlo ma non ce l'ho fatta.

Dicono di aspettare che vada tutto bene, ho esitato.

- Che importa ora, Mia! - Allora, che dici?

È che non melo aspettavo, congratulazioni.

Non immagini quanto farà bene alla vostra vita di coppia.

Mi sembra incredibile!

Come è successo a me, non posso crederci.

Dawero?

Perché io ci ho messo degli anni prima di rimanere incinta.

Avevamo persino pensato di adottare un bambino.

Augusto preferiva non essere padre

piuttosto che avere un figlio che non avesse il suo sangue.

Eppure i nostri amici che l'avevano fatto erano felici.

Avevamo persino un contatto che ci avrebbe reso le cose facili.

Però lui non ha voluto.

E poi che è successo'?

E poi la prima volta che siamo andati a vivere a Parigi

è successo un miracolo.

Non so se fu che so, il clima, il cibo,

il posto che ottenne tuo padre all'ambasciata,

allora apparve un nuovo Augusto.

E io rimasi incinta di te proprio a Parigi. Sì!

Che felicità, che bello, amore!

Non si sente niente.

Perché è ancora molto piccolo.

A volte sento come un gorgoglio.

- Ed è bello? - II gorgoglio?

No, tutto.

È assurdo sentire come cambia il tuo corpo.

Mi tocco i fianchi tutti i giorni

e mi accorgo che si stanno allargando.

- Si nota, no? - Sì.

Perché lì deve passarci il bambino!

E poi ho i superpoteri. Non sai come profumo!

- Come fumi? - No, come profumo.

Non sembra un gran superpotere.

No, volare sarebbe un bel superpotere.

Dicono che l'ecografia sia emozionante.

Non Io so. Non l'ho ancora fatta.

- Dici sul serio? - E ancora molto presto.

E sono dovuta venire subito qui per papà.

Come fate a resistere?

Appena torno prendo appuntamento.

Ciao, piccolino.

Non ci capisco nulla, ma sembra l'ictus sia molto grave.

Dicono che dobbiamo cercare di stimolarlo il più possibile.

Ciao, papà.

Guarda chi c'è qui.

Ti ho portato Euge.

Dai, dagli un bacio!

Vieni, siediti qui.

Forza, dammi la mano.

Devi fargli domande a cui possa risponderti sì o no.

Se stringe la mano una volta, vuole dire sì,

se Io fa due volte vuole dire no.

Chiedigli qualcosa.

Ciao, papà!

Stai bene?

Vedi!

Questo è un sì.

Ci voleva l'ictus,

altrimenti sarebbero passati altri 10 anni prima di rivedere Euge.

Bene, vi lascio soli. Avrete un sacco di cose da raccontami.

Presto diventerai nonno.

Sei contento?

Presto diventerai nonno.

Sei contento?

Tutto bene?

Non Io so, non ho capito bene.

Certo che è contento.

Vorrei fare un brindisi!

Voglio dirvi che comprendiamo il momento difficile che state vivendo.

Ci teniamo a dirvi che siamo qui per sostenervi.

Per starvi vicino e per darvi il nostro affetto e sostegno.

Soprattutto voglio dare il benvenuto a Euge.

- A Eugenia! Benvenuta! - Grazie!

- Salute! - Salute!

Salute!

- Sai di cosa mi sono ricordata? - Cosa?

Quando era piccola e correva nuda nel parco.

Anche io me Io ricordo, sì.

- Dai, basta! Ero piccolissima! - Sì, certo!

Da piccola non correvo nuda in giardino.

Tantomeno se c'erano ospiti.

Ti è sempre piaciuto metterti in mostra.

Sembrava una cosa divertente.

Anche a me sembrava divertente.

Non so cosa ne pensasse tuo padre,

- ma a me piaceva molto. - Che cosa, papà?

Una cosa che faceva lei alla tua età.

- Ero più grande. - Tipo strip poker.

No, era una scommessa.

Dicevano che non avevo il coraggio di farlo

- invece l'ho fatto, ho vinto! - Cosa?

Un bacio col ragazzino che mi piaceva.

Un bacio con chi?

- Non mi ricordo. - Le piacevano tutti.

- Non mi piacevano tutti. - Aspetta. Gustavo, no.

- Sì, anche Gustavo. - No. Così generosa, no!

No, non può essere.

Ti spoglieresti per un bacio?

. No! . Dai! No')

Bene, siamo qui

in questa spiaggia di Perpignan.

In questo weekend meraviglioso.

ci sono le ragazze, ecco, una è proprio R.

La mia bellissima Euge!

Sua sorella e i loro amici.

Mamma, perché facevi la telecronaca?

In tutti i video c'è sempre lei che fa la protagonista.

La cosa più incredibile è il tono vocale.

A me piace.

Lasciatemi sentire. Si usava così a quei tempi.

Non è vero.

Ho visto i video delle mie amiche ed erano normali.

- Ma se tu non hai amiche! - Dai, mamma!

- Di quando è il video? - Del '96.

No, è del '97.

'96, Mia.

- No, era il '97. - No, il '96,

l'anno dopo che siamo tornati a vivere a Parigi.

Appunto. Quindi è del '97.

Intendi dire a me quando siamo tornati a vivere a Parigi?

- Mamma, era il '97. - Dai, smettetela.

Mamma, era il '97, quello che vedi è Vincent.

- Vincent l'abbiamo conosciuto nel '97. - '96.

Euge iniziava l'ultimo anno di liceo, vero?

Non so, non ricordo. Con le date sono un disastro.

Guardate quel ragazzino, è caduto in acqua!

Non ricordi l'incontro con Vincent! Era il '97!

- W prego basta! - Mamma, era il '97.

- Di certo era il '97. - '96.

Mamma, era il '97.

- '96. - No, era il '97.

- Che importa? - Ricordi l'incontro con Vincent'?

- No! - '96.

- Era il '97. - Ragazze!

. '93 - Mamma, era il '97.

Era il '97. No!

- '96. - Mamma, no! Era il '97.

- Era il '97, hai capito? - '96.

440391 use.

I N0' - 9796

- No, era il '97, mamma! - '96.

Ti costa tanto darmi ragione?

Quando avrai ragione tela darò, Mia.

Non ho ragione per forza.

Vorrei riflettessi

e che ci fosse la remota possibilità,

una volta, che abbia ragione.

- Basta, Mia. - No, è così difficile fartelo capire!

Era il '97, è chiaro?

Mangiamo il dolce, forza.

Andiamo, forza,

muovetevi.

Mia.

Più forte.

- Così? - Sì.

- Più forte. - Più forte?

Fai con il dito.

- Sì. - Così?

Così, bravo.

Più forte.

Più forte. Ancora di più!

Più forte!

Questa è l'ultima volta.

Che?

Questa è stata l'ultima volta.

Non capisco perché mamma e Mia debbano sempre litigare.

- Tieni, grazie. - Non le capisco davvero.

È sempre stato così.

Grazie, mamma.

Grazie di cosa, amore?

Grazie di tutto. Per tutto l'aiuto che mi dai.

Non è niente.

È moltissimo.

Ho l'imbarazzo di quando mi mettevi i soldi

in tasca nel maglione della scuola.

Ci sono per questo figliola.

Continuerò ad aiutarti anche se ti imbarazza.

A questo servono le madri.

E non devi restituirmeli.

Proverai un amore per questo bambino mai provato in tutta la tua vita.

Quando ti vidi la prima volta la mia vita cambiò completamente.

Tu mi fissavi intensamente e facevi così con la manina.

Non credevo si potesse amare tanto.

Non Io avrei mai immaginato.

I primogeniti sono speciali.

È proprio così.

Con tua sorella è stato diverso.

II secondo ictus è stato molto forte.

Non si può far altro.

Dove dobbiamo portarlo?

Forza, giriamolo.

- State attenti ai mobili, per favore. - Sì, signora.

- Piano. - Sollevatelo al tre.

- Uno, due, tre. - Piano.

- C'è un altro scalino? - Sì.

- Eccolo. - Ci siete?

Uno, due, tre. Ok.

Uno, due, tre. Forza!

Ecco fatto.

- Un attimo. - Lo tiriamo su?

No.

Non avete ancora firmato, vero?

- Melo può finnare, per favore? - Sì.

- Lì. - Qui?

Grazie mille.

- Grazie. - Di niente. Mi scusi.

Per favore, può uscire un momento?

Qui hai la tua vista sul giardino preferita.

Starai bene perché noi saremo qui vicino a te.

Resti lei, vado a dormire in un'altra stanza.

Sì, signora, certamente.

Mia.

Firma qui, per favore.

Grazie.

Bene ecco a voi.

Qui c'è scritto che vostro padre vi aveva conferito

ampio potere amministrativo prima dell'ictus.

E se fosse necessario, Dio non Io voglia,

potrete firmare in sua vece senza aspettare la successione.

- Vediamo se guarirà. - Ciao ragazze.

- Ciao, papà. - Che bello vedervi qui!

Buongiorno, Nicanor.

E insieme, per giunta.

Voglio che sappiate che mi dispiace molto per vostro padre.

Si sta riposando un po'.

E senza dubbio se Io merita.

È una persona integerrima e instancabile.

Temo di averlo trascurato, poverino.

Quelli dell'ufficio del Procuratore mi fanno impazzire.

Non appena mi lasceranno in pace

- mi organizzerà e Io andrò a trovare. - Ok.

Bene ragazze.

Sappiate che mi ha fatto moltissimo piacere

avervi riviste finalmente.

Siete così belle, così simpatiche,

assomigliate tanto a vostra madre.

E Mia, volevo dirti che spero che il paese

ti abbia accolto come meriti.

- Io sono Eugenia. - Perdonami.

- Lo dico a te, spero che il paese... - E lei che viene da Parigi.

Bene! Che Dio vi benedica, vi auguro buona fortuna.

- Arrivederci. - Arrivederci.

- Papà. Aspettami qui per favore. - Le accompagni tu?

Perdonatelo, papà è un po' anziano.

- Molto anziano. - Vado al bagno torno subito.

- Va bene. - Vieni.

Che cosa vuoi?

Otto settimane?

- Sei sicura? - Abbastanza, sì. Poco più di otto.

Poiché ti è difficile ricordarlo

ti informo che circa 2 mesi fa sono venuto a Parigi.

Quindi?

Come quindi?

Quindi tra poco vengo a firmare quei documenti.

Potrei essere io il padre.

- È di Vincent. - Come fai a esserne sicura'?

Ascoltami Esteban, sto benissimo quando stiamo insieme,

mi piace molto stare con te, mi è sempre piaciuto

e mi manchi quando non ci sei.

Ma da qui a pensare di essere il padre dei miei figli

c'è una differenza grande come l'oceano che ci separa.

Io ti amo

dalla prima volta che ti ho vista.

Voglio star con te, voglio che stiamo insieme, Eugenia.

Potrei essere io il padre di questo bambino.

E magari Io desideri anche tu.

Non ci posso credere!

Credici perché è così.

Non potresti essere meno romantico?

Qui, nello studio di tuo padre,

mi fai una dichiarazione d'amore?

Quante volte siamo stati insieme a Parigi?

Non è un luogo più appropriato per una dichiarazione d'amore?

È molto bello come avete ristrutturato Io studio.

Mi piace tanto. Ha quel tocco Lopez-Falbo.

Elegante e un po' romantico.

Sì, è davvero bello. Complimenti.

Grazie, Mia.

- Andiamo? - Sì.

- Ciao. - Ciao.

Bene.

A presto.

Ti piace lui?

Ma che dici!

È innamorato di te dall'età di 12 anni.

Non è invecchiato affatto male.

Io non Io sopporto, è uno stupido.

Guarda papà, quant'era bello!

- Guarda la mamma! - Quanto era giovane!

- Come stai? - Bene, tu?

Non serviva. Prendevo un taxi.

- Nessun disturbo. - Potevo risparmiarti il viaggio.

- Sei stanco? - Sì, sono dawero distrutto,

perché a Parigi non avevo ancora recuperato dal viaggio fatto in Cina.

La macchina è lì.

Un viaggio massacrante.

Come si dice "ciao" in Cina?

- "Ciao"? - Sì.

U N; reo“-

“Nì han“ .E... “Creo, come sia“?

HM' hao ma."

“N3 hao ma?“

E io come dovrei rispondere?

"Oh hie hao sie sie".

Ok.

Però io Io parlo malissimo.

II mandarino è una lingua difficilissima.

Ni hao.

- Ciao! - Vincent!

Ciao, Vincent, come sono contenta!

Scusa se non sono venuta a prenderti.

È colpa mia. Non stavo bene ed è rimasta con me,

- scusami. - Avevo detto a Mia di non venire,

- potevo prendere un taxi. - Nessun problema.

Mi sono distratta un po'.

Scusa se non sono venuto prima.

Come stai, Esmeralda?

Siamo così contente che in questo momento

tu sia qui con noi.

Ti ringrazio di essere venuto.

Dawero!

Siamo qui.

Siamo qui.

Ora siamo tutti qui.

La famiglia.

Lavoravo presso Io studio da molto tempo.

Essere la segretaria di Nicanor era estenuante.

E poi un giorno è entrato Augusto.

Sì! E non ci ho più pensato.

Quel giorno m'innam0rai di lui e lui di me.

Io ero sempre molto indaffarata, sapete?

Lo incontravo ovunque.

Mamma Io sappiamo come hai conosciuto papà.

Non capisco una cosa.

Che c'entra il processo con noi?

Eravate a Parigi all'epoca?

Per questo Eugenia è nata lì?

Siamo andati a vivere nel '79 in Europa, no?

E siamo tornati nell '84 quando ebbe fine il Governo Militare.

- La dittatura, mamma. - Dai, Mia non cominciare.

Non ti sembra un dettaglio importante?

Non tutti vanno a vivere a Parigi a spese

di un governo discutibile, no?

Sei sicura che sia il caso di parlarne proprio ora?

Voglio parlarne adesso.

Non ci posso credere. Perché pensi che sia

così illuminante una cosa che ripeti dall'età di 20 anni?

Parlare delle cose è illuminante.

Vuoi insegnare a me qual è la verità?

Sei sempre la solita ragazzina capricciosa.

Ora dovremmo solo pensare a restar uniti.

Hai capito?

La famiglia deve restare unita.

Proprio tu parli di unità. Scusa, mi viene da ridere.

Finiscila di ridere allora, perché dobbiamo rimanere uniti,

per poter riuscire a riflettere.

Lo sai che tuo padre è gravissimo?

- Te ne rendi conto? - Certo, mamma.

Basta!

Basta, Mia!

Scusa, ifincent. Ho bisogno di ritirarmi,

non posso sopportare di continuare a discutere con questa ragazzina.

- Buona notte. - Buona notte.

Cazzo.

È buono, vero?

Insopportabile e capricciosa.

È andata via la luce?

È saltata. Succede sempre.

Ci mette molto a tornare?

Dipende.

Ti voglio bene, papà.

- Buongiorno. - Buongiorno, Raquel.

- Hai fatto colazione? - No.

Non hai pace. Eri tranquilla con mamma e siamo piombati tutti qui.

- Buongiorno. - Buongiorno.

Ho portato formaggio, foie gras e cioccolata per le bambine.

E per te...

- ...il tuo dolce preferito. - Un caffè, signore?

Grazie.

- Grazie. - Prego.

Ieri notte ho sognato te e mio padre. Sai che ho sognato?

No, che?

Le passeggiate che facevamo a Parigi,

quando avevo 15 anni.

Quelle camminate interminabili.

Nel sogno incontravamo mio padre

e ti presentavo come il mio compagno di liceo.

Come il mio amore.

Come l'uomo che mi aveva fatto perdere la verginità.

Euge si arrabbiava molto quando tuo padre arrivava e non ti trovava.

Perché doveva mentire e inventare scuse

per non dirgli che eri scappata con me.

- Ricordi? - Sì.

Signora!

Signora!

Dimmi, Raquel, che c'è?

Mi scusi, signora, la cercano, è urgente.

Falli venire in un altro momento, sono occupata ora.

È importante, signora.

Portali dentro casa.

' - Che cos'è? - E una notifica di atti giudiziari.

Deve presentarsi dal Procuratore come testimone.

- Dove devo firmare? - Qui, per favore.

Questa è per lei. La ringrazio.

Raquel!

Sono qui, signora.

Lo sai che ieri ti ho sognato?

Ho sognato che stavamo a Parigi.

Eri bello, giovane.

Ti presentavo il mio ragazzo.

Si vedeva che eri un po' geloso.

Mi piacerebbe tornare a quei tempi con te.

Vorrei fossimo rimasti a Parigi.

Mi piacerebbe stare lì con te.

Vada pure, rimango io questa notte.

Sì, signora.

Con permesso.

Muori, figlio di puttana.

- Grazie. - Prego. Arrivederci.

È già tutto deciso, sarà come vuole Dio.

Papà voleva il feretro chiuso. Diceva così.

Non l'ha mai detto.

Diceva che Io turbava

che la gente vedesse i morti vestiti e truccati.

Infatti.

Non è bello ricordado rigido,

truccato, occhi chiusi.

La gente vuole dirgli addio.

Vuole baciarlo, toccarlo Io capisci?

Coloro a cui fa impressione non Io guardano.

Ma per favore!

Mia, facciamo come dice mamma.

Bene. Fai come vuoi.

Certo, bene.

Scusa un momento.

Stai bene, Mia?

Sì.

Grazie per ciò che fai per la mia famiglia.

Non ringraziarmi. Sono amici di tuo padre

e vi aiutano affinché tutto vada bene.

- Sei molto gentile. - Non voglio trattenerti.

Sì, vado a salutare papà.

Vuoi che ti aiuti, che ti accompagni da lui?

Sicura di star bene?

- Ciao Raquel. - Ciao Mia.

Vieni. Andiamo a dare un bacino a mio papà. Ti va?

Saluta mio padre.

Dagli un bacio.

Forza, dagli un bacio!

- Nonno! - Ciao, piccolo mio. Come stai?

Tutto bene?

- Condoglianze, Esmeralda. - Grazie di essere venuto.

Grazie dawero.

Ti presento mio genero, Vincent.

- Piacere. - Piacere.

Augusto ha lavorato per anni nel suo studio.

Era un gran lavoratore, Augusto.

Quando ha lavorato con me non si è mai assentato.

Chiese solo il congedo per trasferirsi in Francia.

Eugenia, ascoltami. Quanto resterà qui lui?

- Cosa? - Quanto resterà qui lui?

Resterà il tempo necessario.

E poi tornerai lì con lui?

È una scenata?

No, è una domanda concreta.

Presumo tornerò insieme a lui per far nascere mio figlio lì, sì.

E se fosse nostro figlio?

Ancora questa storia?

- Che succede, Mia? - Lasciami stare.

- Mia! - Quando pensavi di dirmelo?

Ho saputo da Eugenia che aspettate un figlio.

Scusa ma come facevo a dirtelo con quello che sta succedendo?

Non volevamo dirlo a nessuno.

- Sono nessuno? - Non intendevo ciò.

Questo stai dicendo? Capisci che sarò zia?

- Calmati, Mia. - Diventerete genitori.

Sì, amore mio! Cosa volevi che dicessi?

Avresti dovuto dirmelo.

Perdonami. Scusa se non te l'ho detto.

- Lasciami andare. - Basta, amore mio,

calmati adesso, dai.

Perdonami!

- Ti odio. - Mia, per favore.

- Non sembri così triste. - Che dici?

È strano che non sembri triste.

Non ti capisco, che vuoi dire?

Che non sembri triste.

- Abbracciami. - Come hai detto, scusa?

Fai la faccia triste e abbracciami.

Che stai dicendo, Esteban?

Fai il test del DNA o dirò tutto.

Smettila, Esteban. Mio padre è appena morto, non è il momento.

Ora basta, ne parliamo dopo.

- Va' da Mia. - Perché?

Sta male. Va' a parlarle.

- Mia che cos'hai? - Mi sento male.

- Come? - Voglio andare a casa.

- Hai bevuto troppo? - No.

Stai calma. Calmati!

- Vuoi andare in un'altra stanza? - No, a casa.

Perché mi sento morire.

Va tutto bene. Calmati. Hai bevuto troppo, vero?

No.

Che è successo?

Basta, Mia. Ti accompagno. Ti porto io.

Come va? Ti senti meglio?

Sì.

Dai, ora calmati.

Perché stai così?

Perché è morto papà, Eugenia! Non ti sembra un buon motivo!

- Perché mi aggredisci? - Non ti aggredisce.

Non ti rendi conto che papà è una persona incredibile?

Una persona meravigliosa.

Papà è l'uomo della mia vita.

Non è normale ciò che dici, Mia.

- Come "non è normale"? - Non è normale.

Con quale diritto mi vuoi dire chi devo amare

e quanto Io devo amare?

Non ti sto dicendo questo, Mia.

Io papà Io amerò per sempre.

Sì, però papà è morto, Mia. Basta parlare di papà.

Adesso voglio tornare, mi sento meglio.

Torniamo, prima che chiudano il feretro,

- per favore. - No.

- Sto bene. - Non ti senti bene.

- Devo vederlo ti prego, - Calmati per favore.

Ti ho detto che voglio tornare.

Hai pure il coraggio di svegliarti!

Hai la faccia tosta di svegliarti.

Non ti vergogni?

Lo sai che cosa sei tu?

Tu sei una pessima figlia!

E sai che altro sei?

Una pessima sorella. Sei una persona orribile, Mia.

Se vuoi ammazzarti, ammazzati da sola. Capito?

Perché questo non è stato un incidente.

Non ci crede nessuno. Sai che è stato?

Un altro tentativo di suicidio, l'ennesimo!

Perdonami!

Ti farò vivere un incubo

da cui non riuscirai a svegliarti più.

- Esmeralda! - Perdonami. Mamma!

Non agitarti.

Ti fa male.

Vado a prenderti dell'acqua, resta qui.

- Che succede, signora? - Dottore!

Mi dica come sta il bambino?

Mia figlia aspetta un bambino.

- Mia Montemayor? - No, Eugenia.

No, signora, non c'è nessun bambino.

Lo ha perso?

No, non c'è traccia di aborto.

E quindi sta bene!

- Chi? - II bambino.

Signora le dico che non c'è nessun bambino.

E allora dov'è adesso?

Sua figlia non è incinta.

È nato?

Grazie per l'aiuto, Vincent.

È un piacere essere qui.

Nonostante tutto, è un piacere.

Grazie.

Mi dispiace molto.

- Grazie. - E mi dispiace per Eugenia.

Abbiamo provato per anni ad avere un figlio,

i dottori dicevano che non poteva rimanere incinta.

Voleva tanto avere un figlio.

Lo desiderava tanto.

Mi pregava di continuare a provarci.

Voleva essere madre anche per te.

Sapeva che desideravi essere nonna.

Eravamo tutti in attesa di un bambino.

Stavamo tutti aspettando questo bambino.

Le disgrazie non arrivano mai da sole.

Euge ha avuto una gravidanza isterica, mamma.

È una malattia non una disgrazia.

Non hai alcun diritto di parlare a questa tavola, chiaro?

Tantomeno delle malattie degli altri.

- Grazie. - Grazie.

Buonasera.

Ti ringrazio di tutto, non so proprio come ringraziarti.

Ti ringrazio molto.

Non devi ringraziarmi, Esmeralda.

Devi firmare questo documento per poterlo archiviare.

Tutto bene con papà?

Tutto ok. E nella camera mortuaria.

Sono stati gentili e Io terranno il tempo necessario

fino alla cerimonia.

Senza costi extra, niente da pagare.

Forse bisognerà truccarlo un pochino. Niente di più.

- Tenga. - Grazie mille.

Mi dispiace molto.

Ti ringrazio. Anche a me.

- Grazie. - Grazie di che?

Dicevo per dire.

Quando dobbiamo portarlo via da lì?

No, non preoccuparti. E tutto a posto. Lì sta bene.

Se ne occuperanno loro.

Le celle frigorifere sono moderne, tutto ok.

Credimi, non so come ringraziarti.

Grazie.

Ancora? Che rottura di palle.

Raquel!

- È buona? - E buonissima.

- Ne vuoi un po' anche tu? - Sto morendo di fame.

- Serviti. - Serviti.

- Grazie. - Di niente.

Euge? Ci sono novità?

Sembra che stia migliorando.

La trasferiranno in una stanza con altri.

Bene!

- Grazie a Dio. - Però non capisco.

Può una gravidanza isterica

apparire reale in un'ecografia?

No.

- Non ha fatto l'ecografia. - No?

No.

E come sapevate che era incinta?

Aveva fatto il test a casa.

E può dare falsi positivi?

Così ci hanno detto i medici.

Le analisi del sangue sarebbero state negative.

È difficile capire queste cose, no?

È difficile capirle e spiegarle.

Come ogni disturbo mentale.

Ma ciò non significa che mia sorella sia pazza.

- Posso farti una domanda? - Certo.

Di che parlavi con Euge alla veglia funebre,

quando Mia si è sentita male'?

Come?

Sì, perché l'ho vista avvicinarsi a lui

e piangere sulla sua spalla.

In realtà,

le stavo solo raccontando un ricordo di Augusto.

Sì, poverina si è emozionata.

- Sono stato inopportuno. - Deve essere stato quello.

Che cosa?

Fino a quel punto non aveva pianto.

- Con te ha pianto? - No.

Mia figlia si tiene tutto dentro.

Perciò è strano si sia aperta in quel modo con te.

Sì, anche a me è sembrato strano.

Forse aveva bisogno di piangere.

Un brindisi per Augusto.

Per Augusto.

Salute!

Salute!

Guardami.

Perdonami.

Perdonami, amore.

Perdonami.

Perdonami.

Guardami.

Le chiederò se pensava davvero di essere incinta

o se mi ha mentito finora.

Come poteva mentirti su questa cosa'?

Eugenia mi mente su molte cose.

Sentivo davvero il bambino crescere dentro di me.

Però non era vero.

E non succederà mai.

Questo ci farà bene.

Sì, hai ragione.

Ma non voglio che ci allontaniamo.

Quando viene Vincent?

Non Io so, sta a letto fino a tardi.

Sta a letto fino a tardi?

Telo chiedo perché tu vai a letto con lui, no?

O sbaglio'?

Non t'impicciare, mamma.

Però è la verità, figliola.

Non fintromettere.

Perderà l'aereo.

Ciao, ben arrivate.

Buongiorno, dichiaro aperta l'udienza.

II suo nome, signora?

Esmeralda Jàuregui de Montemayor.

È stata convocata qui per testimoniare

nella causa 40320,

relativa al 51g. Lopez-Falbo.

La informo che il Codice sanziona chi

dichiari il falso o nasconda la verità.

In base ai fatti di cui è a conoscenza giura di dire la verità?

Sì, 10 giuro.

Sig. Procuratore la testimone.

Grazie mille.

Vostro Onore chiedo

di mostrare alcuni atti di vendita.

Proceda.

Lei sa come furono firmati gli atti di quegli immobili?

Sì.

I venditori firmavano a mio marito una procura di vendita

autenticata da Nicanor Lopez Falbo.

Le firme di queste procure

sono dei proprietari degli immobili?

Sì.

I veri proprietari degli immobili firmarono

tali procure nello studio Lopez-Falbo?

No.

Ma questi atti di vendita furono firmati nello studio?

Sì.

E ì proprietari erano presenti?

No.

Perché?

Perché i proprietari

erano impossibilitati a recarsi allo studio.

Perciò davano a lui la procura

affinché potesse firmare a! posto loro.

Perché?

Perché erano detenuti.

Erano in carcere?

No.

Dov'erano?

Erano neWESMA.

Nella Scuola di Meccanica dell'Armata?

Esatto.

Nei seminterrati deiiESMA.

E questi detenuti firmavano di loro volontà queste procure?

No.

In realtà erano costretti a farlo,

gli dicevano che firmandoli si sarebbero salvati loro

o le loro famiglie.

Signora, come fa a sapere tutto questo?

Perché ero la segretaria di Lopez-Falbo.

Lui la mandava a prendere quelle firme?

Assolutamente no.

Lei sa chi andava nei seminterrati dell'ESMA a prendere queste firme?

Sì.

Chi?

Mio marito.

l! dr. Augusto Montemayor?

Sì.

Perché ha detto quelle cose?

- Lascia stare. - Deve parlare.

Voglio la verità!

- Perché quella è la verità. - No mamma, non Io è.

Voglio sapere, voglio che lei mi dica la verità.

Non sai molte cose di tuo padre.

Ok, allora dimmele.

Che vuoi dire? Papà buttava la gente dagli aerei?

- Vuoi dir questo? - Smettila!

Ho taciuto per dei decenni

per proteggerti da quesflorrore che vuoi tanto sapere.

Quel padre che tu tanto adori,

quando tornammo la prima volta da Parigi,

mi tenne in ostaggio dentro la mia stessa casa

nel mio stesso matrimonio, Io capisci?

Mi obbligò a fare sesso contro il mio volere.

Tantissime volte.

- Mi violentava! - Ma che stai dicendo, mamma!

- Dawero? - Ti legava, violentava?

- Senti cosa dice? - Così mi mise incinta di te.

Però mi obbligò a portare avanti la gravidanza

e per tutto il tempo desiderai di perderti,

ma non potevo farlo da sola,

la verità è che non ce la facevo ad abortire.

E quando nascesti

mi illusi che tutto sarebbe cambiato.

E che sarei stata come tutte le altre madri

che sentono un forte amore per i figli, ma non fu così

neanche un giorno o un istante. Mai!

Sono passata

dall'angosciarmi a odiarmi.

Lo so bene che era una cosa terribile.

Era come una disgrazia che mi perseguitava.

Era una tortura, Mia. Veramente.

E allora tuo papà

cominciò a occuparsi di te.

E a nutrirti perché io non potevo,

non potevo sollevarti, né tenerti,

né darti il latte, niente. Non volevo nemmeno toccarti.

E così allora,

decisi di provare ad abituarmi e di prenderla con naturalezza.

Ma non è mai successo.

A malapena ti volevo bene.

Non sai quanto sia orribile prendere in braccio un bambino

e sentire che per te non è nessuno, che non è niente.

Chiamare "figlia" una persona che quasi non conosci.

E tutto questo grazie a tuo padre, al tuo adorato padre.

Tu e questa sciagura siete arrivate per colpa sua.

E ti giuro,

ti giuro che io ci ho provato,

Però...

...non ce l'ho fatta ad amarti.

Non ce l'ho fatta.

Non so perché, ma non ho potuto.

Non ho potuto.

Io invece ti voglio bene.

Ma io...

Ma io ci ho provato.

Ci ho provato.

Ci ho provato. Non ce l'ho fatta. Non ci sono riuscita.

SCUOLA DI MECCANICA DELL'ARMATA

Allora la generosità si dispensava in termini di favori.

Si chiedevano favori, se ne restituivano.

Alcuni favori necessitavano di firme autenticate.

Di ciò si occupava papà. E tuo padre Io aiutava.

Però era lei che andava all'ESMA da queste persone.

Era tua madre che prendeva le firme. Era lei.

- II libro è autentico? - Sì, certo.

Certo.

Papà aveva detto che era in studio, ma era scomparso.

Dove l'hai trovato?

Era nella valigetta che mi ha dato papà.

Ma non mi ha spiegato nulla.

Tua madre passerà i guai per questo.

Fai quello che devi fare.

Non capisco.

Non la capisco tua madre.

Sinceramente, non capisco.

Qui c'è il suo nome, il suo cognome, la sua firma!

Spiegamelo tu, io non capisco.

Restatene lì goditi i tramonti, evita di rompere le palle.

Te la immagini tua madre in prigione?

Te la immagini?

Nessuno le porterà nulla.

II campanello, Raquel, nessuno!

Insomma?

Ma che hai fatto?

Quello che andava fatto.

Senza chiedermelo?

Se ti chiedevo, che facevi?

- Non so. - Quindi?

Capisci che in questo modo perderemo tutto?

Non sei più una bambina. Cosa credi di ottenere?

- Voglio difendere papà, Euge. - Non ci posso credere.

- Come ti manterrai? - Non so.

- Come mi manterrò? - Non so.

Non Io so, Euge.

Esmeralda, dobbiamo andare.

Ti aiuto.

Tranquilla.

Ti starò sempre accanto.

Non preoccuparti.

- No. - No.

Dai, scendi.

Ecco fatto.

Non ho mai capito perché tra tutti gli uomini

hai dovuto metterti con Vincent.

Sapevi benissimo quanto Io amassi.

Ti raccontavo tutto.

Io non mi sono messa con Iui.

Vincent era mio compagno di scuola,

era mio amico. E tu hai cominciato a uscire con lui.

Quando sei tornata a Buenos Aires perché avevi 16 anni,

potevo scegliere e sono rimasta.

Poi è andata come è andata.

Non è vero che è andata come è andata, Euge.

Qualcuno ha deciso che andasse così.

Lo so da 15 anni che state insieme, Mia.

È dalla prima volta che vi vedeste a Marsiglia

e tornò col tuo profumo addosso che Io so.

Ma non l'ho mai detto.

Né a te né a lui.

E per cosa?

Per ottenere cosa, in cambio?

Ogni volta che partiva sapevo che vi sareste visti.

Ogni volta che venivi a Parigi

sapevo che prima o poi vi sareste visti.

E perché non hai mai detto niente?

Perché...

Perché non ho mai provato tristezza o angoscia.

Perché sai cosa provo?

Sollievo.

Sapere di dividerlo con te mi dà sollievo.

Sapere che ti da quello che ti serve,

mi fa bene.

Non gli ho mai chiesto di lasciarti.

Anche per me è un modo per poterti stare vicino.

Mi manchi così tanto.

Lo so.

È troppo reale la distanza, è troppo dolorosa.

Perdonami!

Perdonami!

Tutto ok, tranquilla.

Non importa se parliamo tutti i giorni, mi manchi Io stesso.

Ti penso sempre, tutti i giorni.

E ti giuro che voglio stare bene.

Io ci ho provato, però non ci riesco.

Non so come si fa a stare bene.

Poverina.

Poverina tu.

Poverine.

Questo è uno degli ovuli fecondati di Eugenia.

II risultato è stato davvero ottimo.

E la buona notizia è che l'ovulo

è impiantato nell'utero di Mia.

L'embrione ha 8 settimane.

Adesso vedremo l'immagine dell'embrione.

II suono che sentite è il cuore che batte

a 150 pulsazioni al minuto.

Non ci sono ematomi, né rischi di scollamento.

Possiamo dire che procede bene.

Va tutto bene.

E ora? II prossimo passo?

Attenderemo 2 settimane per stare tranquilli.

Ma tutto procede bene.

Le mie congratulazioni, mamme.

Grazie.

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