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Original subtitles

Lasciatemi in pace! Non ho fatto niente!

Ma che dite? Avete fatto un sacco di cose!

Da questa parte!

Mi tormenterà fino alla tomba!

Presto!

Fermatela!

- Laggiù! - Dove?

Laggiù!

Andate di là!

Forza!

L'ho vista nascondersi!

Di qua!

Ecco!

No, venite! Non possiamo lasciarla scappare!

Andiamo, Sirisco.

Misia!

Da questa parte!

Jacopo!

Mamma!

- Mamma! - Jacopo!

- Mamma! - Jacopo!

- Mamma! - Sono qui.

- Mamma. - Sono qui.

Mamma!

Aspetta.

- Mamma. - Stai bene?

- Sto bene. - Sei ferito?

- Stai bene? - Ho solo avuto paura.

Tu stai bene?

Sono ustionata e imbarazzata.

La mia amicizia con Tindaro ci ha portati qui.

- No. - È colpa mia.

Va bene.

Guardate dietro le porte.

- Ce ne sono tante. - È proprio un bel posto.

Quella vedova nera potrebbe essere ovunque.

- Intendo dire che è bellissimo. - Bello.

Grazie. E Pampinea lo sta rovinando.

Fu costruito dai monaci benedettini, e ora è invaso dai suoi cappellini.

E alcuni sono esagerati.

La maggior parte di essi, in realtà!

È lei la donna di cui parlavi?

Significa molto per me che tu mi abbia ascoltato.

Grazie.

Ora dobbiamo trovarla e dobbiamo sbarazzarci di lei,

così potremo goderci questa splendida villa insieme.

E faremo come i nobili.

Berremo il vino e racconteremo storie di donne perverse!

- E di monaci perversi. - Sì.

Va bene, allora. Tenete gli occhi aperti, per favore.

Ma state attenti.

Siate cauti.

Lei vi irretirà,

perché è una donna bellissima.

Andiamo!

- Dove? - Da questa parte.

Vecchia amica, ti credevo morta.

Sì, quei disgustosi mercenari mi hanno quasi ammazzata.

Licisca era una stronza. Pensavo: "Dov'è Misia quando mi serve?"

È strano che tu sia Filomena.

No, ha perfettamente senso.

Sono felice di vederti.

Mi sei mancata tanto.

Anche tu, ramoscello basso.

Grazie, ceppo irregolare.

Dobbiamo trovare Pampinea prima di loro.

Voleva bruciare al rogo Stratilia.

- Lasciamo che la trovino. - Non posso permetterlo.

Non puoi o non vuoi?

Raccontami tutto quello che mi sono persa.

Stratilia!

Ragazzo mio, stai bene.

Lo sapevo, hai l'anima di un guerriero.

Stratilia, volevo dirti una cosa.

Capisco perché hai rifiutato la mia proposta di prima al rogo.

Eri molto occupata. Ma vederti in pericolo mi ha fatto desiderare disperatamente

di assicurarmi il tuo benessere.

Sono un uomo ricco. Posso proteggerti.

E poi, come ben sai,

c'è un forte legame erotico tra noi.

Quindi ora ti chiedo…

in tutta calma…

Va bene.

Sei ferita? Quell'arpia dai capelli rossi ha rovinato le tue preziose gambe?

Serve un dottore.

Jacopo, di' a Sirisco di dire a un messaggero

di chiamare un dottore.

Non baderò a spese, costi quel che costi.

Smetti di parlare.

- Cosa? - Non stai mai zitto.

- Amore mio… - Smetti di parlare, per favore.

Andiamo.

Stratilia, dov'è Dioneo?

È morto.

Morto?

Morto.

Oddio.

Cazzo, e ora che faccio?

Non lo so. Ciao.

No, Stratilia, ti prego. Sono gravemente ferita.

Potresti aiutarmi?

- Potrei, ma non lo farò. - Cosa? Perché?

Io e mio figlio ce ne andiamo.

- Davvero? - Sì.

- Ma dove? - Da un'altra parte.

Senza il tuo aiuto, morirò,

e io devo andarmene da qui. Voglio andarmene tanto quanto te.

Mamma, sii gentile.

Non metterò gli interessi di una nobile davanti ai nostri, Jacopo.

Ma lei non è una nobile. È una serva.

Sei stato attento.

Va bene. Va' nel capanno e prendi le nostre cose.

Io mi occuperò di lei.

Ma partiamo all'alba.

- Posso giocare con Tindaro? - No.

Stenditi sul tavolo.

Ti farà un male cane.

Avrei voluto veder crollare tutto.

Ti è piaciuto vedere Ruggiero e i suoi folli amici

avere ciò che meritavano?

Sì.

Aspetta!

Che c'è?

Ruggiero è lì dentro.

Ruggiero è vivo?

Hai detto che sono tutti morti di peste.

No.

No, non è vivo, o no, non è morto di peste?

Tutte e due.

Che succede?

Pampinea…

Cosa?

Mi ha chiesto di ucciderlo.

E tu l'hai fatto?

Sì. Più o meno.

Quasi.

Sì, io… Sì, l'ho fatto.

Ti ha fatto uccidere?

Era lì, quindi doveva essere fatto.

No, non doveva essere fatto.

Amica mia, sembri inquieta. Hai gli occhi offuscati.

Dai, su.

Sono gli stessi di sempre.

E io sono la stessa Misia di sempre.

A bordo della Brassy Saint Salpò un uomo di nome Ivy

E quando sorrideva…

Misia, so che le vuoi bene, ma dopo tutto questo devi lasciarla.

E io ti aiuterò. È una persona cattiva. Non avrai più nessuna lealtà verso di lei.

Se non tagli via il marcio, cosa ti accadrà?

- Starò bene. - Non starai bene.

Verrai estirpata. Ti estinguerai.

Merda.

Voglio tagliarla via.

Mi sento soffocare.

Mi sento soffocare. Aiutami, ti prego. Aiutami.

Voglio che tu sia libera.

Puoi essere libera.

Mi sento libera quando sono con te.

Pampinea?

Pamp…

Controlla qui. C'è un armadio nell'angolo. Pampinea?

È lì dentro?

- Sì. - Davvero?

Oh, intendete Neifile, vostra moglie… morta.

- Sì. - Scusate.

Ho mentito.

- Cosa? - Prima che morisse.

Non posso rimediare?

Non ne sono sicuro.

Mi aiuti a seppellirla?

Non posso farcela da solo.

Sì. Sì, vi aiuterò, Panfilo.

Sì.

Non appena avrò trovato Pampinea

e l'avrò lanciata giù dalla finestra!

L'urlo era per lei.

Capisco.

Potreste dire una preghiera.

Sembravano piacerle quelle cose, no?

Ecco i miei nuovi amici. Sì, ora vivono qui con me, da pari a pari.

- Forse è nei muri? - Potrebbe essere ovunque.

È minuscola. Entrerebbe in un vaso.

Forza, sbrighiamoci.

Controllate i vasi grandi.

Padre Onnipotente…

Padre, so che non ero convinto della tua esistenza…

ma concedimi la tua misericordia.

Anche solo qualche briciola.

Non sopporto questo dolore,

questa… rabbia, questo… senso di colpa.

Aiutami.

Neifile, aiutami.

Silenzio.

Va bene.

Non ho ancora iniziato. Respira, tesoro.

A che servono le penne?

Vanno sui barbigli della freccia, così fa meno danni quando la estraggo.

- Ho capito. - Il difficile è trovare il barbiglio.

Bene, inspira, due, tre…

Dove hai imparato a farlo?

Leonardo sparò alla sua cagnolina preferita,

e io la salvai.

Odierà quello che hanno fatto qui.

Leonardo è morto da settimane.

Devo andarmene da qui.

- Va bene. - Cazzo!

Il primo è il peggiore.

Tuo figlio è adorabile.

Sì, il mio Jacopo. Leonardo era suo padre.

È…

- È sorprendente. - Già.

Parla. Raccontami della tua relazione con quel dannato nobile.

- Oddio. - All'inizio, era tutto bello.

Leonardo era molto romantico quando era dell'umore giusto.

Mi diceva di amarmi.

Mi vergogno di ammettere per quanto tempo funzionò.

Finché non fu ovvio che non gli importava. Poi ebbi Jacopo, e dovetti restare.

- Non stavate insieme quando morì? - Fu anni fa.

Non dormivo neanche qui dentro. Ma fu molto generoso.

Disse che avrebbe lasciato tutto in eredità a Jacopo.

- La villa è sua. - Non significa nulla ora che è morto.

Non ha mai significato nulla.

- Va bene. - Dannata freccia.

- Parla, va bene? Parla. - Va bene.

A quanto pare, Filomena è mia sorella,

lo sapeva e mi ha tenuto con sé come sua serva.

Quindi sei una nobile.

Non più di tuo figlio.

Per tutta la vita, ho lavato i pavimenti di mio padre e delle mie sorelle.

Loro lo sapevano, e si compiacevano della situazione.

Dormivo su giunchi sudici,

mentre loro ridevano su letti di piume.

Ridevano mentre dormivano?

Delle mie sofferenze e delle mie umiliazioni.

I nobili.

Le persone.

Volevo credere che Tindaro fosse meglio di Leonardo,

che sarebbe stato tutto diverso.

Ma l'unica differenza era che la sua piccolezza e il suo egoismo

erano molto più evidenti.

Mi sono goduta il potere, ma non mi piace la persona.

Tindaro non è nulla per me.

Neanche per me.

- Al diavolo tutti. - Al diavolo tutti.

Va bene, sopravvivrai.

Credo.

Ricordati di tenere la gamba su e di riposare finché non te ne andrai.

Grazie di esserti presa cura di me.

Non riesco a trattenermi.

Prendimi, morte.

Che Stratilia mi trovi e pianga.

Mentre ero là fuori, era a te che pensavo,

e tu mi tenevi al caldo.

Mi piaci.

Lo so.

- Mi sento libera. - Al diavolo Pampinea.

Sì, al diavolo.

- Arriguccio, hai ispezionato le soffitte? - Lì non c'è, Sirisco.

Ci sono tre soffitte.

Ne ho contate quattro.

Sirisco, potremmo cercare insieme nella cucina,

e, giacché siamo lì, mangiare il cibo che ci hai promesso.

Come puoi mangiare in un momento simile?

Forse Pampinea ci sta guardando!

È solo che stiamo morendo di fame.

Sirisco, posso parlarti?

Come amico?

Un caro amico.

Forse hai permesso a questa Pampinea di condizionarti troppo.

Ti ha soggiogato?

- No. - Ti ha pagato?

- No. - Sì.

- No. - Vedova nera!

Sta' calmo, amico mio. Non può più farti del male.

Sai che mi ha usato?

Mi ha mentito, facendomi credere di aspettare mio figlio.

- È la tua amante. - Sì.

Amava molto questa cosa.

Oddio. Quella sirena si prende di nuovo gioco di me.

- No, Sirisco. - Hai ragione. È inutile.

- Non ha alcun potere su di noi. - Andiamo a mangiare qualcosa?

- Abbuffiamoci. - Sì.

Mangeremo a volontà. Venite.

Andiamo.

- Dobbiamo andarcene? - Sì.

- Tindaro può venire? - No.

Sto perdendo il mio primo amico. L'ho appena trovato.

- Non è tuo amico. - Invece sì.

Mi dispiace, tesoro. Puoi trovarne un altro.

Dove andiamo? Quanto dista? Lo sai?

No, non lo so, va bene?

Ma lo saprò.

La signora dice che la villa è mia.

Non lo è, perché non eravamo sposati.

E, per loro, sei solo un contadino.

Sei spazzatura.

- Come puoi dire così? - Lo sono anch'io.

Non è una brutta cosa. È solo il nostro posto nel mondo.

Ne sono felice.

Ha detto che la villa è mia. Ed è ricca.

E se tutto questo fosse nostro?

Tutto questo può essere nostro, no?

Hai ragione.

Sì.

Se ce lo prendiamo.

Amico mio, state male?

No.

Dovrei.

Che razza di uomo non riesce neanche a uccidersi?

Un debole, suppongo.

Sì…

Esatto.

Sono proprio quello.

Un debole.

Mi sento piatto.

Vuoto.

Anch'io.

Nonostante le mie galanti suppliche,

ho perso l'unica donna che abbia mai amato…

romanticamente.

Almeno è ancora qui.

Neifile mi ha lasciato.

Non ho nessuno.

Ed è colpa mia.

Potevo lasciare che diventasse suora.

Non dovevo sposarla.

Sono solo, come voi.

No. Voi non lo siete.

Ma io sì.

Ho trovato una donna che ammiro,

non solo come oggetto, ma come essere umano.

E quella donna non ricambierà mai il mio amore.

È praticamente morta.

Il mio occhio.

Ahia.

Il mio dannato fidanzato.

Ex fidanzato.

Sembri…

Una visione?

No, sembri proprio distrutta.

Ma…

sì, sembri una visione.

Non l'ho amata come dovevo?

Sì, ma l'hai amata nel modo sbagliato.

Mi spiace se ho fatto lo stesso con te.

Ma non mi amavi davvero, no?

Pensavo di sì.

Ma forse no, considerando che ora ti odio.

Beh, è tutta la vita che mi amano nel modo sbagliato.

O per niente.

Quando sorgerà il sole, mi libererò da queste catene.

- Che significa? - Me ne andrò via da sola.

L'indipendenza è il lusso più grande.

Avrò tutto solo per me.

Non sembra divino?

No.

Per niente. La cosa più divina è avere qualcuno che valga la pena amare.

- Mi butto nel fossato? - No.

Quando la peste finirà, puoi venire a vivere con me a Firenze.

Come tua serva?

Come mia… amica.

Non voglio più servi.

È la cosa più assurda che abbia mai sentito.

Io che non lavoro.

Che cosa farai?

Non lavorerai più per Pampinea.

Immagino sia vero.

Non lo farò.

Già.

Ce ne andremo e non dovrai vederla mai più.

Giusto.

La persuasione è potente ed è dalla nostra parte.

Questo posto era di tuo padre, e ora è tuo.

Se qualcuno non è d'accordo, può fare i conti con me.

Cavolo, mamma.

Odio quei fiori.

Mi prendo la villa.

Posso venire?

Fottiti.

Buon per lei.

Accidenti, che bello. Sembri quasi quella nobile.

Sono molto più bella di Pampinea, Jacopo.

Bene, sono pronta.

Andreoli.

Dio, che ti è successo?

Mi hanno picchiato.

E a te?

Se n'è andata?

Mi dispiace.

Le ho mentito, alla fine,

e l'ha capito.

Ci eravamo promessi di non mentire più.

E si è spaventata tanto.

Era spaventata, quando è morta.

Provo un dolore immenso e paralizzante.

- Cosa vuoi che ti dica? - La verità.

È morta.

E quindi?

E la tua perdita non ti rende unico.

Tutti abbiamo sofferto.

Ho comunicato cento volte la morte di qualcuno.

E io sono solo un bel messaggero.

Panfilo, è una tragedia e non ti riprenderai mai.

È una tragedia…

e non mi riprenderò mai.

Sì.

Sì.

È la verità.

Forse posso tirarti su di morale con una notizia peggiore.

Abbiamo una copia di Le favole di Aviano?

Sai leggere?

No, ma un libro è comunque interessante.

Sì, è proprio vero.

Il Visconte Leonardo aveva una bella biblioteca. Potete sfogliarla.

Immagino che ora sia vostra.

Prendetela!

Stratilia.

Sembri splendente.

Sirisco, mi prendo la villa.

È di Jacopo, e io sono la sua madre zitella.

Puoi restare come maggiordomo.

Ti prendi la villa?

Jacopo è l'erede. È così che vanno le cose.

Davvero? Perché la villa non appartiene a nessuno.

Leonardo è morto.

Condividiamo le sue risorse. Dovrebbe appartenere al popolo.

Jacopo è il popolo.

Io sono il popolo.

Ora è il mio turno.

Buon Dio.

Abbiamo un'altra stronza tra le mani.

Amici? Amici, venite. La vacanza è finita.

Panfilo, sedetevi con noi.

Ho delle brutte notizie.

Stanno arrivando dei mercenari.

Quei mercenari?

Quelli che mi hanno fatto questo?

Si lamenta della gamba.

- Quando arriveranno? - Tra qualche ora.

Me l'ha detto Andreoli, il messaggero.

Ha detto loro che la villa è protetta da cavalieri armati.

Ma non lo è.

Lo sa. Era per guadagnare tempo.

Va bene, gente.

Licisca, esigo più informazioni da te.

Quanti mercenari ci sono?

È possibile che siano più forti di me?

È un piccolo esercito.

Siamo fortunati a stare qui. La villa è ben fortificata.

Serve un piano.

- Potremmo pagarli. - Sì.

Sirisco, Leonardo ha una stanza del tesoro nascosta?

C'è la dote di Pampinea.

Oh, sì.

L'enorme dote con cui sperava di comprare il cuore di Leonardo.

Che puttana.

Ma così sarebbe Leonardo la puttana.

- Funzionerebbe? - Forse. Sono corrotti.

Beh, deve funzionare.

E, intanto, dobbiamo riprendere le ricerche di Pampinea.

- Ho trovato Pampinea! - Cosa?

Pampinea, ci serve la vostra dote per salvare la villa.

Dove sono i gioielli?

Cosa? La mia dote?

- Io… - Non osate…

È nel suo baule.

È nel suo baule.

Dov'è?

Dov'è quella borsa elegante?

Hanno rovistato tra le vostre cose?

Andatevi a sedere.

Arrivano dei soldati, vero?

Se la dote ci salverà, prendetela pure.

Silenzio.

Dov'è Stratilia?

Le devo delle scuse.

Non è una strega.

Statele lontana.

Devo delle scuse a tutti, vero?

Volevo l'amore al punto da inventarlo,

e quella bugia mi ha fatto perdere il controllo.

Il controllo?

Avete manipolato ogni persona qui dentro.

Lo so.

Mi dispiace, Sirisco.

Mi vergogno tantissimo.

Troppo tardi.

La borsa non è qui. La dote… è sparita.

Dov'è, Pampinea?

L'avete presa mentre Sirisco vi dava la caccia?

Vi assicuro che non ce l'ho.

State mentendo.

- Giuro di no. - Sta mentendo.

Va bene, basta.

Forse le serve solo un po' di tempo per prepararsi a dircelo.

"Prepararsi"? Non deve ingoiare uno scarafaggio.

Te lo giuro sulla nostra amicizia, io non ce l'ho.

Amicizia?

Strano che consideriate Misia vostra amica.

Noi siamo amiche.

Misia, a lei importa solo di se stessa e di come puoi favorire i suoi interessi.

Se fallisci, finge che tu l'abbia delusa e di non tenere più a te.

È una bugia.

Poi sorride e ti permette, solo per questa volta,

di riguadagnarti il suo favore.

E, per un po', è allegra.

E, per quel motivo, anche tu lo sei.

Ma lei è allegra solo perché sa come funziona il sistema.

L'avete dimostrato.

- No, è solo un po' più complicato… - Sì, Misia. Sì.

Lo so perché anch'io sono così.

O almeno lo ero.

Misia, no.

Misia, non è vero.

Misia, ti prego,

allontanati da questa donna.

Sai che ti voglio bene.

Beh, immagino che non ci serva senza i suoi gioielli, quindi…

portatela via.

- Siete inutile. - È ora di dirci addio, mia signora.

- Andiamo. - Sirisco, no.

- Addio. - No!

Sirisco, forse uno dei tuoi amici poveri ha preso la mia dote.

Che avete detto?

Non li biasimo.

È nella loro natura. Non sono riusciti a trattenersi.

Dovete andarvene il più lontano possibile da qui.

Non puoi dirmi di andarmene.

Chi ti credi di essere?

Chi mi credo di essere?

È ovvio, no?

È un coltello, Sirisco.

Sono colui che stavate aspettando.

Il vostro amato Visconte Leonardo.

Finalmente sono qui.

Mi sono fatto distrarre dalle puttane veneziane,

ma sono tornato.

Sono qui, e sono pronto a conoscere la mia nuova sposa.

E la prosciugherò.

Ma, prima, sapete cosa mi serve?

La dote.

È il mio pagamento. È solo per quello che ho scelto voi.

Insomma, guardatevi.

Dove sono?

Datemi quei gioielli.

Non ce li ho.

- Misia, aiuto! - È ora di andare!

- Misia, non voglio! - Ehi!

Misia, come hai potuto?

- Misia! - Basta!

- Misia! - Basta!

Non lasciare che mi caccino!

Un attimo, Sirisco, ti prego.

Non sopravvivrò da sola!

Per favore.

- Basta! - Adesso basta!

Addio, Pampinea.

No.

So che ve la caverete da sola.

E anche noi.

Misia, ascoltami. Ti prego.

Per favore.

Addio.

Fate tutti schifo!

Va bene. Ora le cose andranno diversamente in questa casa.

Sirisco, gente,

è ora di rivolgere la nostra attenzione a una persona che la merita.

Neifile.

Andiamo.

Grazie.

Amici miei…

sono venuto qui per eludere la verità.

Per rimandare l'inevitabile con frivole distrazioni. Una vacanza.

Ma quella vacanza è stata breve, come lo sono tutte.

E ora,

mi resta solo la verità.

Neifile, senza di te…

mi sento perso.

Ho abbracciato mia sorella mentre moriva.

Poco prima di morire,

non ci vedeva più.

E, in quel momento,

neanch'io ci vedevo, tanto era il mio desiderio

di prendere il suo posto.

Fiammetta.

Puliva i camini al posto mio quando ero troppo stanca.

Io avevo Lisabetta.

E Carlotto.

Luigi, Antonio.

Freduccio.

Rambaldo.

Scarlata e Tedaldo.

E mia madre Caterina.

È morta quando sono nato.

Il mio cervello era così enorme che l'ha assassinata.

E Dioneo.

Mio zio salutò la morte in piedi, il che…

mi rese triste.

Mi dava gli schiaffi sulle orecchie, ma era comunque buono con me.

Lupetta.

Era bella e gentile.

Aveva i piedi grandi.

Dannata peste.

Oh, no.

L'aveva pestata un cavallo.

La mia Lucia.

Mi ha odiato fino all'ultimo respiro.

E capisco perché.

Parmena.

Colomba mia.

Violetta.

Lauretta.

Mamma.

- Eduar… - Papà.

Ehi. Licisca.

Ehi, aspetta.

Vuoi parlare di lui?

- Non voglio parlare con te. - Mi spiace.

Ho mentito perché mio padre mi ha chiesto di farlo.

Non c'è nessuna parte di me che può perdonarti.

Dobbiamo provare. Che senso ha avere una famiglia

senza il suo amore incondizionato?

Dovrei considerarti la mia famiglia? E tu quando volevi fare lo stesso?

Non negli anni in cui ho ripulito la merda dal tuo vaso da notte

e ho lavato i tuoi vestiti merdosi.

Mi fai sembrare una cagona.

Tu non devi mai fare cose difficili. Io invece sempre.

Ecco la differenza tra me e te.

Non devo mai fare cose difficili? Assurdo.

Quando mai hai fatto qualcosa per gli altri?

Ho criticato Pampinea per Misia.

Sì, certo. E quando mai hai fatto qualcosa per me?

E quando ti ho salvato la vita?

Quando?

Ti ho detto che papà era morto

così non saremmo rimaste a morire. Questo ci ha salvate.

Che vuoi dire?

Era morto.

Avevi detto che era morto.

Ho mentito.

L'abbiamo lasciato a morire… da solo?

Avrebbe capito.

Come hai potuto?

Era ovvio che sarebbe morto, e anche noi, se fossimo rimaste.

Ci ho salvate.

Già. No, dimenticavo che siamo salve.

Mi rifiuto di restare legata a te per sempre, per servirti e salvarti.

Sei un'inetta, e meriti di stare da sola.

Ed è ciò che voglio io.

Non avevo scelta.

Non erano di Leonardo?

Non c'è nessun Leonardo.

Diglielo.

Di' loro che ho dovuto prendere la mia dote.

È tutto ciò che ho.

Aspetta.

Dove la porti?

La villa è dall'altra parte.

Ferma! Quella è la mia dote!

Cazzo, sì, signora.

Cazzo!

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