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♪ Sono l'uomo che ti passa accanto ♪
♪ Il rumore del traffico di sottofondo ♪
♪ Sono freddo e pioggia sull'asfalto ♪
♪ Quella pace che torna Dopo avere pianto ♪
♪ Io cambio pelle, Cambio le mie impronte ♪
♪ Come la vipera, Il lupo e il camaleonte ♪
♪ Nello specchio Il riflesso di quello che sembro ♪
♪ Un clandestino ♪
♪ Sono l'uomo della porta accanto ♪
♪ Il rumore del clacson Al semaforo rosso ♪
♪ Sono io lo sconosciuto a fianco ♪
♪ Mentre chiedi al bancone Un'altra doppio malto ♪
♪ Io cambio casa, cambio l'orizzonte ♪
♪ Come cambiano i limiti della mia mente ♪
♪ Nello specchio Il riflesso di quello che sono ♪
♪ Un clandestino ♪
♪ Solo un clandestino ♪
[Luca] Vuoi impressionare un romano facendolo correre lungo un fiume?
È un canale.
- Ah, sì? - Sì.
Quando piove, queste a Roma le chiamiamo pozzanghere.
- Come mai vuoi correre? - Mi preparo per la prova costume.
Il Campiello organizza un week-end con i finalisti a Venezia.
Nell'albergo c'è una spa favolosa. Sauna, bagno turco…
Va bene. Senti, torniamo? Ho un appuntamento con Palitha.
Sì, ok.
[donna] Filipa mi ha dato il suo numero.
Mi ha parlato molto bene della sua agenzia.
Semmai la nostra agenzia.
Come conosce la Guzman?
Prima di operarmi all'anca facevamo le pulizie insieme.
Santiago come sta?
Bene. È tornato a scuola.
Linda, perché ha bisogno di noi?
Mio marito è sparito da venerdì. Gli sarà successo qualcosa.
- Ha fatto la denuncia? - Sì, alla polizia.
Che le hanno detto?
Senza un cellulare sarà difficile trovarlo.
È uscito senza?
Aurelio ha 66 anni, non è un tipo tecnologico.
- Non ce l'ha mai avuto. - È in pensione?
Sì, ma non basta.
L'anno scorso è tornato a fare il manovale.
Dove?
In un cantiere nuovo, ci andava da un paio di mesi.
Sa dov'è?
Un collega veniva a prenderlo alle sei in Piazzale dello Sport.
- Almeno il nome del collega lo sa? - Macché.
- Immagino che sia lui. - Ad Aurelio piaceva il mare.
- Perché ne parla già al passato? - Nei cantieri quelli come mio marito
quando si fanno male, non vanno in ospedale, ma sottoterra.
Ah, una cosa, signor Travaglia.
- Io non so quanto costa lei. - Quanto costiamo, semmai.
In questo caso, molto poco.
- Non si preoccupi. - Grazie.
Possiamo tenerla? Prometto che gliela riporto.
- Insieme ad Aurelio. - Si fidi.
- Con calma, eh. - Conta anche la precisione.
- L'hai lisciato con precisione. - Prendilo a cazzotti, no?
- [Luca] Buongiorno. - [uomo] Ciao.
Ehm… Senti, scusa, per caso conosci questo?
No, non l'ho mai visto.
Si chiama Aurelio, un suo collega passa sempre a prenderlo alle sei.
Me lo ricorderei, a quest'ora viene poca gente.
Non è strano?
- Che cosa? - Quei tre.
Perché?
È passato un altro autobus, ma non sono saliti.
Non aspettano l'autobus, ma quello che li carica.
All'alba la fermata è piena di poveracci.
- Chi li carica? - Boh, uno con un furgone.
A che ora passa di solito?
Dovrebbe essere già passato.
Grazie.
- Ciao. - Ciao.
Scusa! Non è passato?
- Che cosa? - Il tipo del furgone non è passato?
- Forse oggi non passa. - Ah.
- Gli ho scritto, ma non risponde. - Nemmeno a me.
L'ho anche chiamato, forse ho il numero vecchio. Che numero hai?
Un attimo.
- 351… - Mmh.
- 7315… - Eh.
- 846. - Ah, 46. Avevo segnato 49.
- Grazie. - Prego.
- Ciao. - Ciao.
Quindi non era un collega, ma un caporale
- che passava a prendere Aurelio. - È spento.
[squilli di cellulare]
- Che vuoi? - Carvelli, ti mando un numero.
Devi dirmi di chi è e dove abita.
Adesso mi bevo un caffè con calma e poi forse ti mando l'indirizzo.
Fai colazione.
Andiamo.
- Abita qui il tizio? - Sì.
Il numero è intestato a Veronica Safinova, una russa.
Ah.
Magari il marocchino si è sbagliato a dartelo.
Uno che fa il caporale si intesta una Sim?
- Mah… - Secondo te?
- Non lo so. - No.
- No? - Aspettami qui.
Ok.
[bussa alla porta]
- Veronica Safinova? - Sì.
Devo farti qualche domanda.
Buona. Oh!
Palitha, fermalo! Fermalo!
- Fermo! - Non farmi male, ti prego!
Sei il suo pappa, vero? Ti pago lo stesso, tieni.
Grazie.
- Ma che ti prendi i soldi? - No!
Vestiti e vattene, vai. Vattene!
Che ridi? Vieni su, dai. Cammina.
- Un momento! - Sì.
Quel numero è intestato a me…
- Ma io non ho il telefono. - Chi ce l'ha?
Ehi, non farmi andare alla polizia.
- Aldo. - Aldo.
E ha un cognome questo Aldo?
Aldo Vozzi. Per favore, non ditegli che ve l'ho detto io.
Lavora nell'edilizia?
Sì, ha una piccola impresa.
Ha un paio di operai e un furgone.
- Di che colore? - Blu.
So poco. Aldo non parla del lavoro e io non gli chiedo mai niente.
È un tuo cliente?
Diciamo che mi passa una sorta di mensile…
- Più altre cose. - Coca?
Mi ha fatto rifare il bagno da uno dei suoi operai.
Io ho bisogno di parlarci.
Abbiamo.
Però lui non ha una casa.
Stava aspettando che gli finissero un appartamento, dormiva spesso qui
- però io non so dove sia. - Quando è l'ultima volta che l'hai visto?
Venerdì sera.
Ha scritto che doveva fare una cosa nel cantiere a cinque minuti da qui
- e che poi sarebbe passato. - Invece non è più passato.
No. Dopo l'ho anche chiamato, però era staccato.
Va bene. Hai una sua foto?
Dammi il numero, te la mando.
È scritto qui.
- Palitha. - Eh? Che c'è?
- I soldi. - Quali soldi?
Palitha.
[Luca] Ciao, grazie.
- Bella faccia. - Questo Vozzi ha capito tutto.
Prostituta, amante… Non ci avevo pensato.
Maestro.
È sparito lo stesso giorno in cui è sparito Aurelio.
Quindi Linda ha ragione.
Cerchiamolo. È più facile cercare uno che si nasconde che un cadavere.
Dove cerchiamo?
Il cantiere dove lavorava è a cinque minuti da casa.
Ci saranno mille cantieri vicino casa sua.
Vabbè.
- Chi chiami? - Una persona che può aiutarci.
Maganza?
- No, Federico, il suo compagno. - Fa l'architetto.
Come?
Il suo compagno.
- Compagno… Compagno? - Compagno compagno.
- Compagno. - Problemi?
No, no!
Ecco perché sei vestito così, infatti non capivo.
Spero che non sia un caso di morte bianca.
Il caporalato c'è anche qui.
Si nasconde bene, ma c'è.
Negli ultimi tre anni hanno costruito 16 grattacieli.
Il giro di soldi nell'edilizia ha raggiunto livelli stratosferici.
Chi ci abiterà in quei palazzi?
Stranieri. Sono gli unici con i soldi per comprare.
Sono stranieri pure quelli che li costruiscono.
Lavorano per due lire per piccole aziende che subappaltano, in nero.
I controlli e le multe ci sono,
ma le penali per le consegne in ritardo sono più alte.
Perché non hai chiesto a Claudio? Di solito ti aiuta lui, no?
Non volevo disturbarlo, ha tante cose a cui pensare.
Non è che una di queste cose a cui deve pensare… sei tu?
- Perché, ti ha detto qualcosa? - Non molto.
Dice che è per quello che è successo il mese scorso con i latinos.
Sono affari vostri, no? Forse dovete solo parlare.
Mi aiuti a capire il cantiere in cui può essere sparito Aurelio?
Provo a fare due chiamate.
Grazie.
Il problema fra me e Claudio non è per ciò che è successo con i latinos,
ma per quello che è successo tre anni fa.
[squilli di cellulare]
- Chi è? - Devo sapere una cosa.
Dove sei?
Hai detto che volevi un figlio da me, eri sincero?
Khadija, dimmi dove sei, ti prego!
Eri sincero o no?
Sì, ero sincero.
[bussano alla porta]
[uomo] Ragazzi, andiamo a mangiare.
Dai, forza! Andiamo a casa!
[vociare indistinto]
Vai.
[brusio]
Ciao, scusate. Piacere, Luca.
- Ciao. - Ciao.
- Ciao. - Ciao.
[in albanese] Quanto vi paga?
Vi do ottanta euro a testa, se domattina non vi presentate.
[in albanese] Novanta.
Va bene. Dagli 90 euro a testa.
- Perché? Non sono un bancomat. - Dagli 90 euro a testa.
- Ne mancano 20. - Palitha.
Ciao.
- Parli anche rumeno? - No.
- No? - No. Era albanese.
- Che fai? - Perfeziono la nostra copertura.
Facendo gli origami?
È un cappello da muratore.
Ah.
È la mia prima indagine da infiltrato.
- Non voglio lasciare nulla al caso. - Per la sicurezza è fantastico.
- Grazie. - Prego.
Quanti siamo? Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette. Forza!
Muoviamoci! Dai, rapidi!
Forza, siamo in ritardo!
[si schiarisce la gola]
Oddio, mamma, chi è morto?
Nessuno! Dai!
- Come sto? - Tu che dici?
Lo chiedo a te.
Vai con Luca a Venezia?
Mamma, non c'è niente di male!
Ho capito da tanto tempo che fra te e papà le cose non vanno.
Non è assolutamente vero.
Non ho più dieci anni. Vedevo come stavi prima e vedo come stai adesso.
Non è così. Tra me e Luca è solo una cosa di lavoro.
- Sì, certo, come no? - Davvero.
- Mmh. - Mmh.
Potete smetterla di fare finta,
anche se siete bravi, soprattutto lui.
[vociare indistinto]
- Ehi, tutto a posto? - Guarda.
È il mio primo giorno.
Vozzi aveva detto che era dura, ma non pensavo così. Lo conosci?
Oh! Vado a prendere un caffè. Non vedi che ha quasi finito?
Se quando torno ci sono ancora sacchi, vai via. Sai come funziona.
Che hai da guardare? Muoviti!
Pali, come va?
Gli ho spiegato come fissarlo, ma non capisce.
Si spiega male lui.
- Adesso ti aiuto io. - Grazie.
Pali?
- Hai saputo qualcosa? - Ho chiesto se qualcuno conosce Aurelio,
ma nessuno parla, hanno tutti paura di quello.
Va bene, tu insisti.
Certo. È una questione di principio, no?
Dovevo darti più sacchi.
Chi è che vi ha detto di fermarvi? Non è pausa, eh! Si lavora!
Non mi piace quello.
[Palitha] Mmh!
Gedara ha messo i carciofi nel panino.
Io amo quella donna.
Tua moglie che cosa ti ha preparato? Sushi?
- Carolina non è mia moglie. - Lo credi tu.
Tutte le amanti prima o poi si trasformano in mogli, punto.
Mangia.
Ciao, posso?
- Certo. - Grazie.
Conosco Vozzi.
Fa il caporale.
Sono un po' di giorni che non si vede e non porta gente.
Che tipo è?
Io non ho mai visto nulla.
Dicono che se ti sbagli, ti fa pagare.
Anche gli altri non sono diversi.
- Tipo il bergamasco? - Perché fate tutte queste domande?
- Cerchiamo un nostro amico. - [uomo] Chi è?
[Luca] Lo conosci?
Si chiama Aurelio, lo caricava Vozzi.
Senti, amico mio,
io in questo cantiere lavoro da tre giorni
e voglio rimanerci, ok? Grazie.
Oh! Vieni un po' qua.
Chiudi la porta.
Con chi pensi di avere a che fare?
- Ti ho visto con Rafi. - Non sei pagato per aiutare gli altri.
Se quello non ce la fa a portare i pacchi, cazzi suoi.
Non è la Caritas. Dovete fare quello che vi diciamo.
È anziano, era in difficoltà… Va bene, dai, non succede più.
Ovvio che non succede. Tu qui non ci metti più piede.
Ragazzi, ho famiglia, ho bisogno di lavorare.
La giornata di oggi te la pago.
A 30 giorni come gli altri, ma te la pago.
Domani però non venire. Come hai detto che ti chiami?
Maganza, Claudio Maganza.
Maganza.
- Che è successo? - Ci hanno cacciato.
No! Anche me?
- Soprattutto te. - Dai!
Hanno un registro con i nomi di chi lavora qui.
- Hai visto se c'è Aurelio? - No, lo vediamo dopo.
- Quando? - Stasera, quando torniamo a prenderlo.
Ah! Ok!
- Ti ricordi che devi fare? - Certo, l'immigrato scemo.
- Spero che mi venga bene. - Sei perfetto, è il ruolo tuo.
- [uomo] Che cazzo fai? - [Palitha] Oddio, oddio, oddio!
[uomo] Che cazzo fai?
[Palitha balbettando] Mi scusi, non l'ho fatto apposta.
- Io ho sbagliato. Veramente. - [uomo] Sei ubriaco?
[Palitha] No, non ho visto…
Non so come ho fatto a non vedere il cancello.
[uomo] Non è niente.
- Leva questo coso adesso. - No, no.
[voci indistinte]
- Basta, non fa niente! - Va bene.
Dai, su. Leva questo coso, eh?
- Grazie. - Prego.
Eccolo.
[stridio del cancello]
Oh!
[uomo] Oh, chi è stato? Vieni fuori!
- Ce l'hai fatta? - Sì. Che urli?
- Cosa urli, dai, andiamo. - Ok.
Quello che caricava Aurelio non era un amico.
Era un caporale, Aldo Vozzi.
- Le dice qualcosa? - No.
Non riesco a rintracciarlo, ma ho il registro delle presenze.
Magari questi nomi le dicono qualcosa.
Kerim Sukur lo ricordo, Aurelio diceva che si chiamava come un calciatore.
C'è anche Aurelio nel registro di quel giorno.
Sì, lo so.
Allora è come temevo.
È successo qualcosa, l'hanno fatto sparire.
Non è detto.
Non ho bisogno di false speranze.
In un certo senso Aurelio era morto da un pezzo.
Negli ultimi anni si era lasciato andare,
non aveva più una ragione per vivere.
Si era come arreso.
Gli è sempre piaciuto Jannacci.
Lei non è milanese, magari non lo conosce.
È stato un grande, ma lo conosco poco, è vero.
"Quando si comincia a odiare la vita oltre che la morte,
allora forse è un po' troppo tardi."
È il testo di una sua canzone?
Non lasciarmi sola. È da ieri che cerco ricette.
Non posso competere con Gedara, ma sto preparando un bel menu.
- [Luca] Andava bene anche una pizza. - No, è che…
Devo chiederti una cosa
e mi sembrava giusto così.
Perché, che devi chiedermi?
Te lo dico stasera.
Mi raccomando, elegante.
- Perché? - A stasera, ciao.
- [Luca] De Giglio? - Eh?
Hai finito di fare le retate su Solitario?
Stare al computer non vuol dire non fare nulla, sto lavorando.
- Hai mangiato un cornetto? - No.
Ah.
Mi serve un indirizzo, Kerim Sukur.
Perché non mi assumi? Almeno guadagno qualche extra.
Sei un funzionario pubblico, il doppio lavoro è reato.
Vabbè.
- Come si chiama? - Kerim Sukur.
- Con la "K"? - Sì.
Eccolo. Via Settala, 18.
Perfetto, grazie.
Senti, ma come lo vedi Sergio?
In che senso?
Non so, il fatto che ha lasciato la clinica… Secondo te come sta?
Starà sempre meglio.
- Kerim? - Sì, sono io, che succede?
Sono l'ispettore De Giglio. Cerco una persona, si chiama Aldo Vozzi.
Mi risulta che hai lavorato per lui.
Ehm… No, cioè…
A volte l'ho visto nei cantieri, ma non lo incrocio da qualche mese.
- Mi dispiace. - E Aurelio Negrini lo conosci?
No…
Giuro, mai sentito.
Alla Prevenzione Crimine avranno sbagliato a darmi il tuo nome.
Se senti qualcosa, chiama in Questura e chiedi di me. Mmh?
- Ricordatelo, Ispettore De Giglio. - Ok, va bene.
Che cosa ha detto?
Nel modo in cui non ha detto niente, ha detto tutto.
- Quindi che facciamo? - Ci appostiamo e vediamo che fa.
- Non dovevi andare a cena da Carolina? - Eh.
Tranquillo, ci sto io qua.
Che c'è? È un appostamento. Lo saprò fare, no?
Guarda, se qui succede qualcosa, ti chiamo.
Vai da tua moglie.
- Mi chiami. - Certo!
E non è mia moglie. Ti mando la foto di Kerim.
[Gedara] Palitha mi ha detto di Linda.
Tuo marito ha preso molto a cuore questa storia.
Quando siamo arrivati in Italia non avevamo una lira,
così Palitha si è messo a guidare i camion di notte.
Faceva dei turni assurdi, mentre io stavo a casa.
Uno dopo l'altro, senza neanche dormire.
Io non volevo, avevo paura.
Il ghiaccio, la nebbia, la stanchezza.
Palitha a guidare è un drago, però.
Per un colpo di sonno ha distrutto un camion
e si è fatto tre mesi di ospedale.
Nostro figlio era piccolo.
Gli ho fatto promettere che non mi avrebbe fatto più preoccupare così.
Ha sempre mantenuto la promessa, finché non sei arrivato tu.
Senti, Gedara…
Perché vostro figlio sta in Olanda e non torna mai? Che è successo?
Chiedi all'amico tuo, magari con te ne parla.
Ecco, fatto.
- Adesso puoi andare a divertirti. - Grazie.
- Non sai che deve dirmi Carolina, vero? - No.
[sospiro]
[squilli di cellulare]
- Sì? - [Palitha] Ci siamo.
- In che senso? - Hanno caricato Kerim.
Li ho seguiti. Sono davanti a un cantiere verso Rubattino.
- Ti mando la posizione. - Va bene.
Andiamo da un'altra parte, appena ho la posizione gliela dico.
Va bene.
Erano su un furgone blu.
Sono entrati in quel cancello.
Ottimo lavoro. Aspettami qui.
Aspettami qui!
[campanello]
Ho scordato le chiavi a Bruxelles.
Che cosa ci fai qui?
[uomo] Cenetta romantica!
- Da chi hai ordinato? - Ho cucinato io.
Ah, che brava!
Buono! Brava.
Mmh… Mi devi 12.000 euro.
Le ho comprate da un paparazzo per non farle pubblicare sui giornali.
Te li ridò, tranquillo.
Non c'è bisogno, tanto sono soldi miei, come la casa.
Sono riuscita a farti tornare. Con il libro non ce l'avevo fatta.
Non sono geloso.
Ma va', vorrebbe dire che provi ancora qualcosa per me.
Almeno sono venuta bene, dai.
Non mi interessa che fai sotto le lenzuola.
Mi interessa ciò che fai fuori e ciò che vede la gente.
È l'unica cosa che ti interessa.
Questa storia deve finire.
Io non mi posso permettere uno scandalo e neanche tu.
- Lascia stare questo Travaglia. - Mi stai minacciando?
No. Ti ricordo come è finita l'ultima volta.
Lui lo sa?
No, non lo sa.
Vino?
Brindiamo a questa bella notizia del Campiello. Mmh?
[in francese] Salute.
[Kerim] È il poliziotto che è venuto oggi a chiedere di lui.
- [uomo] È un poliziotto? - [Kerim] Sì.
[uomo] Hai colpito un poliziotto?
- [Kerim] Che dovevo fare? - [uomo] Nulla!
Ora tutta la polizia ci cerca!
[Luca] Non sono un poliziotto.
[Kerim] E chi sei?
Sono un investigatore privato.
- Mi ha assunto tua moglie Linda. - Linda?
Come sta?
Ti crede morto.
Lo sarai presto, se non ti fai curare quella gamba.
Ah… Che è successo a Vozzi?
Vozzi era un figlio di puttana.
Ha fatto sparire della gente, tutti lo sanno.
Venerdì doveva pagarci.
Ha inventato una scusa per dirci che avremmo preso la metà dei soldi.
Io ho sempre accettato tutto, non ho mai reagito.
[versi di dolore]
Però stavolta ho perso la testa.
[uomo] Io e lui abbiamo discusso in cima al ponteggio.
A un certo punto voleva buttarmi giù e Aurelio mi ha salvato.
Ho spinto giù Vozzi per sbaglio.
Mentre cadeva, mi ha preso e mi ha trascinato con sé.
Io mi sono rotto una gamba. A lui è andata peggio.
Perché questo casino?
Vi avrebbero dato la legittima difesa.
Chi mi avrebbe creduto?
Lo so come va a quelli come me.
È la prima volta che alzo la testa e me la faranno pagare.
E quindi? Che pensavate di fare?
Martedì fanno una colata di calcestruzzo qui vicino.
Sì, certo, come nei film.
Ci mettono un pomeriggio a prendere quelli come voi.
Io non ci voglio andare in galera!
Tu non ci vai in galera, non per occultamento di cadavere.
Esatto. Ci vado io, non tu.
Non ci vai nemmeno tu, non ci va nessuno.
Spiegate al giudice com'è andata, ne terrà conto.
Questo ci vuole fregare! Levati! Io non ci posso andare in galera!
[colpo]
Fermo o le prendi pure tu.
- Ho chiamato la polizia. - Diremo che l'ha chiamata Aurelio.
Poi ti dico esattamente quello che devi dire.
Mi sleghi o rimani lì in finestra a guardarmi?
Arrivo.
- Lascia stare. - [uomo] Sono un po' preoccupato.
[Claudio] Certo.
- Ehi. - [Luca] Ciao.
Grazie.
Ho parlato con Aurelio e con gli altri due.
- Li hai istruiti bene. - Io non c'entro niente.
Ah. Abbiamo trovato un libretto con il nome di chi lavorava per Vozzi.
- C'è anche uno che si chiama come me. - Che coincidenza!
Perché aiuti questa gente? È un'espiazione?
- No, ho tanto tempo libero. - Ah.
Nella vita devi scegliere da che parte stare…
E tu lo sai bene.
[uomo 1] Abbiamo bisogno del suo aiuto per chiarire una questione.
[uomo 2] Conosce quell'uomo?
No. Mai visto.
[uomo 1] È un terrorista. Secondo un'informativa dei francesi
si è radicalizzato dopo che i genitori sono morti
nei bombardamenti Nato in Libia nel 2011.
Io che cosa c'entro?
È tornato in Italia da poco, lo stavamo tenendo d'occhio.
Due giorni fa una donna è andata da lui. Ora sappiamo che è la sorella.
A quanto pare, è la donna dell'ispettore Travaglia.
Non è finita, la donna dorme lì.
La mattina se ne va e dopo poco arriva Travaglia.
Resta in casa qualche minuto, un quarto d'ora, e poi se ne va via.
Il nostro uomo se ne va, senza che ce ne accorgiamo,
e svanisce nel nulla.
Non vogliamo credere che Travaglia sia in qualche modo coinvolto.
Sarebbe un peccato e un bel guaio,
perciò l'abbiamo chiamata.
Ci risulta che siete molto amici, no?
Sì.
Ma Luca…
L'ispettore non ha idea di chi sia il fratello di Khadija.
Ne sono certo.
Lei l'ha lasciato all'improvviso
e lui mi ha chiesto di fare una ricerca per sapere dove fosse.
Per quello si trovava lì, ve lo può confermare.
No, non ce lo confermerà, perché noi non glielo diremo.
Non vi seguo.
Per colpa sua abbiamo perso un terrorista.
Solo la sorella è l'unica che potrebbe permetterci di rintracciarlo,
sperando che non si accorga di niente.
Lei ha combinato questo casino e deve aiutarci a risolverlo.
Sempre che sia ancora interessato a quel posto da vicequestore.
Linda. No, aspetta, sta dormendo.
Vieni qui.
- [pianto di Linda] - Ehi, è tutto a posto.
- Come sta? - Ha solo una gamba rotta.
- Davvero? - Sì.
- Perché l'ha fatto? - Per difendere i suoi colleghi.
È stato molto coraggioso.
- Il mio Aurelio? - Sì, il tuo Aurelio.
La vittima era un criminale, li sfruttava e li minacciava.
Lui non ci ha visto più e ha reagito.
Andrà in galera, vero?
Tutto porta verso la legittima difesa,
ma dipenderà molto dalle testimonianze dei colleghi.
Se ci saranno. Figuriamoci se rischiano il posto.
Io sarei ottimista.
Shh, vieni con me.
No, vieni con me.
[uomo] Ciao, Linda!
[Luca] Stanno qui da stamattina.
[Linda] Grazie.
Forse è vero che muore soltanto chi smette di lottare.
Sempre Jannacci?
No, Aurelio, parlando del Milan.
[risate]
- Linda! - Aurelio.
Amore mio.
L'ho fatta proprio grossa.
Aldo è morto sul colpo, non ha sofferto.
Era giusto dirtelo.
Beh…
Era un figlio di puttana, ci sta che sia successo.
Ho qui un suo vestito. Secondo voi, posso portarlo all'obitorio?
- Sì, sì. - Ok.
Quando si vestiva bene, era un bell'uomo.
Gli volevo bene. Anche lui ne voleva a me.
Era un criminale, uno sfruttatore, lo so.
Come lui sapeva che io…
Non è che sono una santa.
Entrambi preferivamo girare la testa dall'altra parte.
Mi dispiace.
- Vi posso dare un abbraccio? - Certo.
[Veronica] Grazie mille.
Veronica? Buona fortuna.
Anche a voi.
Eccomi, scusi se l'ho fatta aspettare.
- Piacere di rivederla. - Piacere mio.
- Irina come sta? - Bene.
- Immagino che sarete contenti. - Molto, tutti e tre.
Allora, vedo che mi ha portato la cartella clinica.
So che le sto chiedendo molto, ma per me è molto importante.
Dopo quello che ha fatto per me…
Come le dicevo al telefono, non è il mio campo
però ho qualche amico medico che magari una mano ce la può dare.
Grazie, professore, davvero.
Mi raccomando e stia tranquillo. Le faccio sapere.
- Lei che fa, resta qui? - No.
Senti, mi dici che è successo tre anni fa?
Eh?
Tra te e Luca.
Ci siamo visti l'altro giorno e mi ha detto
che non è vero che avete litigato per i latinos,
ma per una cosa che è successa tre anni fa.
Non lo so, quello è fuori di testa.
Invece secondo me lo sai, ma non me lo vuoi dire.
- C'entra Khadija? - Non rompere, fai il bravo.
Sono cose di lavoro e lo sai che non mi piace che ti immischi.
[Luca] Khadija è tornata.
Ieri notte, all'improvviso, con la valigia.
L'indirizzo che mi hai dato era del fratello.
Quando sono andato lì,
mi ha detto che era già successo
che sparisse così all'improvviso.
Lei che cosa ti ha detto?
Che doveva riflettere.
Secondo te, che dovrei fare?
Secondo me?
Hai detto che sono un cretino ad aspettare una
che scappa dopo una proposta di matrimonio.
Che faccio?
Fai quello che ti dice il cuore.
- Sì? - Salve, sono Luca, cercavo Carolina.
- La signora non c'è. - Ah.
Sa dirmi quando torna? L'ho chiamata un po' di volte…
Non lo so.
Va bene, grazie.
Grazie.
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