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[musica in lontananza]
[grida]
[fischio]
[grida]
Aiuto!
Aiuto!
♪ Sono l'uomo che ti passa accanto ♪
♪ Il rumore del traffico di sottofondo ♪
♪ Sono freddo e pioggia sull'asfalto ♪
♪ Quella pace che torna Dopo avere pianto ♪
♪ Io cambio pelle, Cambio le mie impronte ♪
♪ Come la vipera, Il lupo e il camaleonte ♪
♪ Nello specchio Il riflesso di quello che sembro ♪
♪ Un clandestino ♪
♪ Sono l'uomo della porta accanto ♪
♪ Il rumore del clacson Al semaforo rosso ♪
♪ Sono io lo sconosciuto a fianco ♪
♪ Mentre chiedi al bancone Un'altra doppio malto ♪
♪ Io cambio casa, cambio l'orizzonte ♪
♪ Come cambiano i limiti della mia mente ♪
♪ Nello specchio Il riflesso di quello che sono ♪
♪ Un clandestino ♪
♪ Solo un clandestino ♪
- Tutto bene? - Sì, sì, benissimo.
- La colazione è pronta, ti aspetto? - Arrivo.
- Com'è? - Mmh.
Finito di mangiare, ci salutiamo perché arriva Imelde.
Se devi trattarmi come un gigolò, devi darmi 500 euro.
- Quanto? - Cinquecento.
- Al massimo, cinquanta. - Sì?
- [squilli di cellulare] - Dovresti pagare per la Spa.
Palitha. Ehi, Palitha?
Dov'eri finito? È da ieri che provo a chiamarti.
- Avevo il cellulare scarico. - Si è ricaricato con il sole?
Lo so che non hai dormito a casa.
Potevi avvertire.
- Sei mia madre? - No, sono il tuo socio.
- Ho dovuto mandare via dei clienti. - Vabbè, che vuoi?
Ci aspettano a casa loro.
Quanto ci metti ad arrivare a Bonola?
- Mezz'ora, credo. - Ti mando l'indirizzo, sbrigati.
- Va bene, ciao. - Ciao.
- Purtroppo, io devo scappare. - Va bene.
Se vuoi, domani il bagno lo facciamo insieme.
"Sette" che?
Settecento prendo per il bagno, settecento euro.
[accento spagnolo] Cercate anche le persone scomparse?
Non le cerchiamo, signora, le troviamo.
[donna] Dovete trovare mio figlio Santiago.
Sabato sera è uscito e non è più tornato.
È la prima volta che succede?
[accento spagnolo] Ha già dormito fuori senza avvisare, però così mai.
Se non gli davi uno schiaffo, forse non se ne andava.
Si è fatto un tatuaggio senza dirmelo. Che dovevo fare?
Signora, una bella pacca mi sembra il minimo.
Lo chiamiamo da tre giorni, il telefono è staccato.
- Gli è successo qualcosa, lo so. - Avete fatto la denuncia?
Sì, ma abbiamo pensato che era meglio chiedere anche a voi.
Non so quanto prendete, ma se non bastano, non c'è problema.
- Paghiamo tutto quello che c'è da pagare. - Bravo.
- Signora, facciamo poi. - Facciamo ora.
Anche per non farli stare con tanti soldi in casa.
Hai visto questo quartiere?
Facciamo poi, con calma.
[Luca] Mi serve il numero di cellulare di Santiago.
È spento da tre giorni.
Lo troviamo anche se è spento, non si preoccupi.
Glielo scrivo subito.
State tranquilli, sono sicuro che Santiago sta bene.
Speriamo.
Grazie. Andiamo.
Perché non hai voluto prendere l'anticipo?
Sono delle brave persone.
Non ho paura che siano cattive, ma che siano povere.
- Lui starà a drogarsi da qualche parte. - Ti sembra un drogato?
A quell'età riescono a fare qualsiasi faccia pur di fregarti.
- Fidati di un esperto. - Sì, eh?
Comunque, me l'hai insegnato tu.
Le persone non sono mai quello che sembrano.
Magari stavolta non è andata così e non gli è successo niente.
Da quando ti conosco, è la prima volta che sei ottimista.
Come mai?
Sali e togliti gli occhiali, sei ridicolo.
- C'è il sole. - Sali!
Bonetti è tornato a tempo pieno e ha ripreso la riabilitazione.
- Ciao. - Salve.
- È più determinato di prima. - Sono contento.
Eravamo preoccupati.
È normale che succeda, fa parte del percorso.
I progressi sono lenti e graduali.
Capita spesso che ci siano momenti di frustrazione.
L'importante è superarli.
- Che le devo dire, direttore? Grazie. - È merito suo.
Mi pare evidente che le sue parole siano state convincenti.
- La saluto. - Arrivederci.
Arrivederci.
- Salve. - Buon pomeriggio.
- È pronto, chi lo vuole? - Io.
È bello forte?
Questo ha dormito poco stanotte.
- Indovina perché. - Davvero?
Chi è? Quando ce la fai conoscere?
Mi sa che la conosco già.
- Ah, sì? Com'è? - Ricca.
Tuo marito gioca a fare il detective, ma non è capace.
Parla, parla. Intanto c'è un indizio schiacciante.
Ah, sì? Quale, che non ti ho risposto al telefono?
Era di buonumore.
Addirittura? Allora è una cosa seria.
- [squilli di cellulare] - Carvelli, meno male.
- Mi hai salvato da due matti. - Che ho fatto?
Niente, dimmi.
Ho la cella a cui si è agganciato il telefono sabato notte alle cinque
- e poi non si è più riacceso. - Dove?
- Via Sammartini. - Ok, grazie.
Buonissimo, grazie.
- Visto? Fa anche i complimenti. - È innamorato.
La finite? Dai, andiamo.
Non c'è nessuno. Quando riapre questo posto?
Speriamo mai. Se fosse per me, gli darei fuoco.
Tutti i fine settimana fanno casino fino all'alba.
- Che ci vuole fare? Sono ragazzi. - "Ragazzi", un corno!
Sono delle bestie, sempre dietro a bere e a fare a botte.
Sabato scorso a uno gli hanno pure dato una coltellata.
- Qui dentro? - No, alla fermata dell'autobus, guarda.
C'è ancora la macchia di sangue.
A che ora è successo?
L'ambulanza è arrivata alle cinque. Io ero già sveglia.
- A quest'età chi dorme più? - La vittima chi era?
Un messicano o un argentino, uno di quelli lì, insomma.
Non è mica morto, non si è fatto niente.
Quelli hanno la cotenna come il maiale.
- Da chi l'ha saputo? - L'hanno detto in TV.
Hanno fatto vedere anche il video. Voi non avete la TV?
Saluti.
Perché ci fate vedere questo?
Pensiamo che Santiago fosse in una discoteca lì vicino.
El sueño, un posto orrendo.
La rissa c'è stata alle cinque di mattina a una fermata dell'autobus.
- Poi Santiago ha spento il telefono. - Allora?
Quello che hanno accoltellato non è lui, l'ho guardato subito.
- Che c'entra Santiago? - Ferma! Ferma!
Non è lui.
Come no, Filipa? Ha anche il suo piumino.
Ti ho detto che non è lui. Sono la madre, lo riconoscerei!
- È sicuro che è lui? - Sì.
In che giro si è cacciato?
Aiutateci, per favore.
Non si preoccupi, ci pensiamo noi.
Scusate, scusate davvero. Grazie.
Grazie.
Poveracci!
Tu non puoi capire,
ma non è facile accorgersi quando hai un delinquente a casa.
Oh.
Non dici niente?
Non so che cosa dire, amico mio.
Meno male che non ho chiesto a te di sposarmi.
Non è un po' presto? Da quanto la conosci? Sei mesi? Sette?
- Cinque. - Cinque, appunto.
Hai sempre detto: "Il matrimonio è una cazzata".
- "Non mi voglio sposare mai." - Non volevo diventare padre.
- Però un figlio con lei lo farei subito. - Eh?
Lo so, fa strano anche a me, però è così.
Secondo me, devi aspettare, Luca. Sai poco o niente di lei.
- So che mi fa stare bene. - A maggior ragione.
Il rischio è che le dai questo e Khadija si mette paura.
- Lo dico per te. - Va bene, vedremo.
- Quindi te ne vai a Milano? - Me ne vado a Milano.
- "Vicequestore Maganza". Suona bene. - Non è ancora sicuro.
Tu corri sempre troppo.
- Vedremo. - Dai.
A che devo la visita?
Ho visto il video dell'aggressione.
A che punto sono le indagini?
- Chi ti ha assunto? - Nessuno, è una mia curiosità.
Nessuno, te lo avrei detto.
Il tizio accoltellato alla gamba è Manuel Melara.
Nato a El Salvador ma cresciuto qui. Due segnalazioni per rissa.
- Quelli che lo hanno aggredito? - Non li abbiamo trovati.
Hai un video, in quattro giorni avresti dovuto trovarli.
- Vuoi insegnarmi a fare il mio lavoro? - No, sei bravissimo.
Per quello è strano.
Si vedono solo tizi incappucciati.
Non parlano, non sappiamo se sono italiani.
- Il ragazzo ferito? - Non li conosceva.
Questi ragazzini scelgono qualcuno a caso da menare
per poter postare il video su Internet.
Oppure li conosce e non lo dice per non fare l'infame.
Dimmi dov'è ricoverato, ti do una mano, facciamo come al solito.
Sta al Policlinico, ma dopodomani lo rimandano a casa.
Non andare a fare casino in ospedale.
Appena esce, ti do il suo indirizzo e ci parli.
Va bene.
Che cosa c'è di strano?
Ti dà l'indirizzo, no?
Tu non lo conosci.
Non rinuncerebbe mai a fare bella figura con il questore.
Secondo me, c'è qualcosa sotto.
Che cosa pensi di fare?
Aspetto l'orario delle visite e vado in ospedale.
- Mamma! Mamma ci sei? - Arrivo, sono in bagno.
- Che facciamo? - Che ne so io?
Inventati qualcosa.
Bianca?
- Bianca? - Mamma.
- Sei già tornata da scuola? - C'era occupazione, sono uscita prima.
[Carolina] Mi aiuti con il computer? Non riesco a risolvere un problema.
- Portamelo di là. - È sotto carica e ho paura che si spenga.
- Scrivi un nuovo romanzo? - No, solo sono appunti.
Non so se mi convincono.
- Guarda se riesci a risolverlo. - Allora, vediamo.
- Non è orario di visita. - Sì, lo so.
In orario di visita io lavoro e non posso mai.
Stavo andando da mio nonno, Arienzo.
- Si sbrighi, mi raccomando. - Sì, un saluto al volo.
- Non è lucido, è ancora sedato. - Ah.
Allora gli faccio una carezza e me ne vado, cinque minuti.
Nonno.
Nonno.
- Scusa, ci hai parlato? - [accento spagnolo] Con chi?
Con mio nonno. Ha detto qualcosa?
Lo hanno portato qua dopo l'operazione, non si è più mosso.
Sono due giorni che sta così.
Pensa che la settimana scorsa stava benissimo.
Ti hanno operato?
Una coltellata.
Trentasei punti esterni e quindici interni.
Tu sei quello della fermata dell'autobus?
Ho visto il video. Sei tu?
Milano è diventata davvero una città pericolosa.
Piena di delinquenti.
Piena zeppa, sì.
Dicono che sono ragazzini che fanno dei video per metterli su Internet.
Che sfiga che hanno preso proprio te!
Una vera sfiga, sì.
Ora scusa, devo andare a pisciare.
- Se vuoi, ti do una mano. - No, no, tranquillo.
Faccio da solo.
- Aveva detto "cinque minuti". - Infatti stavo andando.
Io ho portato una scatola di cioccolatini a mio nonno,
però lo vedo molto male.
- Secondo me, non ce la fa. - No…
Volevo dirle se mi fa un favore.
Può darne uno a testa a tutti i pazienti del reparto?
- Uno anche per me? - Sì, certo, uno anche per lei.
- Arrivederci. - Arrivederci.
- [padre Santiago] Pronto? - Che tatuaggio ha vostro figlio?
Una corona sul polso. Perché?
Si è messo in un brutto giro. Posso passare da voi?
Certo, quando vuoi.
Dopo rimettete a posto, se sa che qualcuno è stato qui, si arrabbia.
- Ci fai un caffè, per favore? - Tre bustine di zucchero.
Una.
Avete scoperto qualcosa?
- Tuo figlio studia biologia? - No, non mi pare.
Adesso qui che cosa state cercando esattamente?
Questo.
- Che cos'è? - Una copia del Libro negro.
È una specie di guida per tutti i Latin Kings del mondo.
È solo un libro, non vuol dire niente.
Il ragazzo che è stato accoltellato era affiliato a una gang latina.
Sono andato da lui in ospedale e ho visto che ha un tatuaggio.
Il numero 18.
È il segno dei Barrio 18 e ogni pandilla ha il suo.
- Che c'entra questo con Santiago? - C'entra.
La corona è il tatuaggio dei Latin Kings.
Io non so come dirglielo, però suo figlio è uno di loro.
Mio figlio non è un criminale, è un ragazzo normale.
Io capisco che per voi è difficile da accettare, lo capisco bene.
Però la rissa alla fermata dell'autobus non era una rissa.
Era un regolamento tra bande.
Non è possibile, Santiago mi raccontava tutto.
- Ci raccontava un sacco di cazzate. - Mi raccomandavo, ci parlavo sempre.
Mi raccomandavo, come fanno tutte le mamme.
Gli dicevo di stare attento quando andava con le ragazze e di non bere,
ma le cose che state raccontando no.
Le cose che mi state dicendo no!
Vi prego, trovatelo.
Filipa.
[Palitha] Com'è che sapevi tante cose sulle gang latine?
Hai sgominato qualche banda?
Qualche cartello della droga?
La so, hai fatto l'infiltrato in carcere.
- Ho cercato su Internet. - Lo spagnolo?
- Pure quello l'hai imparato su Internet? - No.
Ho passato un anno a Gibilterra durante la guerra in Iraq.
- Stavo con la NATO. - Con la NATO?
Sì, che c'è di strano?
La finisci di farti gli affari miei?
Che è questa puzza?
È l'umido. Si può buttare solo il martedì.
Qui dice che l'affiliazione avviene in tre fasi.
La prima è l'osservazione.
Stai a guardare senza partecipare alle azioni della gang.
- Poi? - Poi c'è l'iniziazione.
Il candidato viene picchiato dagli altri componenti.
Non ho capito, questi si fanno menare volontariamente?
- Gli piace? - No, dimostra la tua resistenza.
La tua volontà di fare parte del gruppo.
Serve a dimostrare anche quanto sei cretino.
Poi c'è la missione.
Un'azione criminale in cui il candidato si lega indissolubilmente alla gang.
Nel video Santiago era in disparte. Non picchiava il tizio.
Vuol dire che è ancora nella prima fase.
- Abbiamo tempo. - Non molto.
- Dobbiamo andare, vieni con me. - Ah, sì?
- Scusa, è tuo questo posto? - È chiuso.
- Vi conosco? - No.
Mi servono informazioni sulla rissa di sabato.
Non so nulla, l'ho detto ai vostri colleghi.
Quali colleghi?
- Quelli della polizia. - Ho la faccia da sbirro?
Sai di chi parlo, frequentano il tuo locale, i Latin Kings.
Dove li trovo?
Se non sei uno sbirro, levati dalle palle.
- Questo tono di voce non mi piace. - Ragazzi, non vi scaldate.
Siamo gente perbene, ci serve solo qualche informazione.
- Non siamo poliziotti. - Levatevi dalle palle.
Non siamo poliziotti, ma abbiamo un po' di conoscenze in Questura.
Se qualcuno viene qua a fare un controllo, è un bel casino.
L'impianto elettrico non è a norma.
C'è una sola uscita di sicurezza ed è ostruita dal bancone.
- Niente rampa per i disabili. - Ho capito.
Non so dove vivono.
La sera si ritrovano in piazza sotto il cavalcavia, vicino a Corvetto.
Questo tono di voce mi piace di più.
Oh…
Almeno gli estintori cambiamoli, sono tutti scaduti.
Ciao.
- Bravo, hai improvvisato bene. - Non ho improvvisato.
Ho gestito un disco pub.
Mi ha detto questo l'ispettore quando mi ha fatto chiudere.
Ah.
- Ora andiamo a Corvetto? - No, devo fare una cosa prima.
- Vuoi un passaggio? - Grazie, prendo la metro.
- È bello, l'ho letto in due giorni. - Grazie.
- Ciao. - Grazie mille.
Ho i crampi alla mano.
Me lo firma, per favore?
- Ciao. - Ciao.
- Da quanto sei qui? - Ho visto la presentazione e le firme.
- Potevi dirmelo. - No, volevo che fosse una sorpresa.
Rebecca Paciari, la mia editrice.
- Salve. - Luca Travaglia.
Volevo parlarti in privato. Posso rubarti due minuti?
- Sì. - Ci mettiamo lì?
Va bene.
- Mi scusate un secondo? - Certo.
- Un secondo solo. - Sì.
- Mi devo preoccupare? - Un pochino.
Dovrai girare molto con questo libro.
Sei arrivata in cinquina al Campiello.
- Veramente? - Sì.
- Mi prendi in giro? - Per niente.
No, dai.
- Di' la verità. È uno scherzo? - No.
Che bella notizia! Fantastica!
Io pensavo che il mio libro non ti piacesse.
Voglio essere sincera.
Ho pubblicato il tuo libro perché conoscevo tuo marito.
Oggi un libro non si nega a nessuno.
Ma se la gente lo sta comprando è perché gli piace.
Conta solo questo.
Beh…
[Carolina] Non ci credo, il Campiello!
Sono finalista al Campiello!
- Suono il clacson? - Lo suono io.
[clacson]
- No, ferma! - Chi se ne frega!
- Siamo in Brera, ci arrestano. - Vabbè!
Dio mio, quando l'ho vista mi è preso un colpo.
Non era mai venuta a una mia presentazione.
Mi è sembrata un po' fredda.
È algida e non mi ha detto se le piace il libro.
- Sono felice per te, te lo meriti. - Lo pensi davvero?
Sì, lo penso.
Hai fatto tutto da sola e devi ringraziare solo te stessa.
- Ferma la macchina. - Perché?
Ferma la macchina qui all'angolo.
- Qua? - Sì.
Che fai? Ehi.
- Ehi, ma qua? - Sì.
- Andiamo a casa tua. - Non si può.
Come? Perché no?
- Bianca mi ha beccata. - Qui c'è gente.
Chi se ne frega.
- Come "chi se ne frega"? - Chi se ne frega.
- [Palitha] Eri con Carolina oggi? - Sì, aveva una presentazione.
Lo so, ti ho seguito, come mi hai insegnato tu.
Ho visto quello che avete fatto tu e la tua fidanzatina.
Palitha, non mi devi seguire. Non seguirmi mai più e non ridere.
Quindi è vero? È Carolina?
Secondo te, ti seguo?
Era una trappola e ci sei cascato.
Divertente.
- È lui? - Sì, è lui.
[voci indistinte]
- [Palitha] È l'iniziazione? - Sì.
[voci indistinte]
- Non è pericoloso se ci vedono? - E chi ci vede?
Il vantaggio di questo trabiccolo è che nessuno pensa a un pedinamento.
Avevamo detto di aspettare.
Sali!
- Meno male che eri solo curioso. - A cazzate stiamo pari.
Prego.
Che ci facevi a Corvetto?
Lavoro per i genitori del ragazzo che stavano menando.
Era alla fermata dell'autobus, ma questo già lo sai.
- Perché ti hanno assunto? - Per trovarlo e riportarlo a casa.
Lo avrei già fatto, se non avessi mandato quelle bestie.
Ho dovuto farlo.
- Devi mollare il caso. - Perché?
In questa operazione c'è un infiltrato nella banda.
Stanotte ci sarà la missione di Guzzman, una rapina.
Questi trafficano in droga e in armi.
Dobbiamo beccarli in flagrante.
Fammi capire.
Sacrifico la vita di un ragazzo che potrei salvare per la tua carriera?
No, devi evitare che rovinino la vita di un disgraziato che non c'entra.
- Ciao, Claudio. - Le gang latine sono un problema.
Un problema che Milano ha da anni.
Li trovi, li segui e li arresti.
Ma poi loro si riorganizzano ciclicamente e tu devi ricominciare.
Stavolta non voglio aspettare che cavino un occhio
o trancino un braccio a qualcuno prima di intervenire.
È la cosa giusta da fare.
Ti prego, dammi retta per una volta.
- Vuoi un po' di tè? - No.
Come no?
- Che c'è? - Lo prendi sempre.
Non mi va.
Stavo quasi dimenticando… Ti ho preso una cosa.
- Che cosa? - Beh…
Una stupidaggine.
Un regalo?
Che regalo… Una sorpresa.
- Che cos'è? - Se te lo dico, non è una sorpresa.
- Dov'è? - Nel pensile.
Come sei misterioso.
- Dov'è? - Sopra il lavello.
- Ti piace? - Un sacco.
C'è la tua iniziale, così è la tua tazza e non prendi le mie.
- A prova di scema? - No.
- So che pensi che sono un po' stupida. - No, non lo penso.
[in arabo] Grazie.
[in arabo] Prego.
L'hai vista bene?
- Sì. - Sicura?
- Quando l'ho presa… - Non sta in piedi.
Perché c'era una cosa appiccicata sotto che tu non hai visto.
Claudio mi aveva detto che forse era troppo presto,
però ho voluto fare di testa mia.
Se pensi che non sia il momento o che sia presto, non c'è problema.
Lo capisco e lo riporto con tutta la tazza…
- Luca. - Ehi.
Ehi.
[squilli di cellulare]
- Tuo nonno l'hanno portato via. - Non è mio nonno.
- Mi serve un'informazione. - Chi sei? Che cazzo vuoi da me?
Mi dici quello che mi serve e torni a dormire.
Io ti faccio il culo.
- [grida] - Shh!
Stai zitto.
Stai zitto. Dove stanno i Latin Kings?
Col cazzo che te lo dico, sbirro. Non sono un peseta.
Perché mi scambiate tutti per uno sbirro?
[grida]
Adesso tolgo la mano e mi dici dove stanno i Latin Kings, tu lo sai.
Ok?
- [in spagnolo] Non lo so. - Non lo sai? Te lo ripeto ancora.
Dove stanno i Latin Kings?
Va bene, va bene.
- Piano. - Sì.
Si accampano nell'appartamento di uno di loro, Mauricio Acosta.
- Piazzale Cuoco 12. - Hai visto che non ci voleva tanto?
Appena esco di qua, ti veniamo a cercare, pezzo di merda!
Vi aspetto.
- Chi è? - Consegna, le pizze.
- Hai sbagliato campanello. - Non è Acosta?
Sì, cioè no, non sono io.
- Non abbiamo ordinato nulla. - Le butto? Sono già pagate.
Chi cazzo sei?
Chi devono rapinare gli amici tuoi? Guarda che ti spezzo il braccio.
- L'hai detto alla polizia, dillo a me. - Non so di che parli.
- No? - Ah!
Stanno per arrestarli. Se sei qua, ci sarà un motivo.
Oh!
- Oh! - È un supermarket notturno.
Davanti alla stazione di Bovisa.
Stanno già andando là.
Bravo.
Se dici a qualcuno quello che è successo,
io dico a tutti che sei un peseta. Poi sai come va a finire, no?
Sei un coglione come informatore.
La scusa della pizza la sa pure mia nonna.
- [in spagnolo] Attento. - Tranquillo.
[uomo 1] Eccoli.
- Sono entrati, dottore. - [Claudio] Li ho visti.
State pronti, intervenite quando ve lo dicono da dentro.
Va bene.
Sono all'interno del supermercato.
Mi manda tua madre.
Stai zitto, fai ciò che ti dico e forse questa storia finisce bene.
Zitto.
- Che fa Guzzman? - Non lo so, non lo vedo più.
Non lo vede più?
- [in spagnolo] Questo? - No, tranquillo.
[grida]
[uomo 2] Entrate subito!
- Tutti a terra! - Fermi!
- Giù! - Giù! Fermi!
Non ti muovere! Perquisiteli!
Cammina. Dai, cazzo, andiamo.
- [uomo 2] È successo un casino. - Tu resta qui.
- Che è successo? - È entrato qualcuno.
Ha preso uno di loro.
- Ha portato via Guzzman? - Sì.
Credo che fosse Travaglia.
Questa storia non deve uscire da qui.
Che cos'hai nel cervello? Che cosa?
Se non c'era lui, ora stavi in galera! L'hai capito, sì o no?
Ci siamo ammazzati per darti una vita migliore della nostra!
- "Una vita migliore"? - Sì, Santiago!
Qui abbiamo un lavoro e una casa!
Bella casa! Ci sono solo ladri e tossici nel palazzo!
È meglio di quello che avevamo in Perù!
Ancora con il Perù? Non ci sono mai stato, sono nato a Milano.
Mi trattano come un extracomunitario!
Da quando sono nato, ho sempre visto quello che non abbiamo.
Per quello ti sei messo con quella gente?
- Quella gente è uguale a me. - Non è uguale a te.
Basta con 'sta scena!
Tornavo a casa con abiti nuovi e cellulare.
- Non dicevate niente, vi andava bene. - No.
È difficile guardare in faccia uno per ciò che è.
Tu che ne sai?
- Mica fai Guzzman di cognome. - No, faccio Travaglia.
Sono meno italiano di te, io sono clandestino da prima di nascere.
Gheddafi ha spedito mio padre in Italia togliendogli tutto.
L'unica cosa che si è portato da Tripoli, sai cos'è?
Una ragazza araba incinta di sette mesi, mia madre.
Io ero incazzato con il mondo e pure con loro, e sai perché?
Perché al posto della tua cameretta piena di libri, sai che avevo?
Niente.
Niente.
Poi un giorno ho capito il culo che si sono fatti per me.
Guardali.
Guardali.
Se tu non lo capisci adesso, non sei un ribelle, sei un coglione.
Andiamo, Palitha.
[voci non udibili]
- Ci sei riuscito, ora si lasciano. - Magari ho salvato due famiglie.
Ho messo insieme pure quelli del mese prossimo.
Che cos'è?
- Mi hai preso due gelati? - No, uno è per me.
Smettila!
Eh, lo so, è andata così.
- Che mi hai preso, limone? - Limone e banana.
[De Giglio] Che orrore! I gelati sono solo creme.
Le creme sono troppo dolci. Secondo te, fanno il gelato al chinotto?
Lo fanno al carciofo, figurati se non lo fanno al chinotto.
Quello ti guarda, è pure bello grosso.
[porta che sbatte]
[dottore] Come ha fatto a combinare questo casino?
C'erano quattro uomini dei suoi! Quattro! Come cazzo ha fatto?
[Claudio] Non dovevi superare quel limite.
Dovevi dirmi quello che stavate per fare.
- Io mi fidavo, Luca. - Io mi fidavo di te.
Eravamo come fratelli, poi mi hai messo in questa merda.
L'ho fatto per proteggerti, lo sai. Che cazzo dovevo fare?
Che dovevi fare?
Dovevi dirmi quello che sapevi, però non l'hai fatto.
Ho capito che non siamo fratelli
e ho iniziato a vederti per quello che sei.
La tua carriera mi ha rovinato la vita
e non volevo che rovinassi quella di un ragazzino di 18 anni.
Khadi?
Ehi?
[colpi alla porta]
[colpi alla porta ripetuti]
- Che fai? Dormi a quest'ora? - Ci stavo provando.
- Ti cercano. - Mi metto le scarpe e arrivo.
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