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Original subtitles

STORIE DI VITA younditalia.wordpress.com

RAINER WERNER FASSBINDER INTERVISTATO DA PETER W. JANSEN Traduzione: Jago71

Ci sono film che riteniamo buoni e altri che ci sembrano non riusciti al meglio.

Ma ci sono anche film che sentite che hanno a che fare con voi.

Perci� la questione della qualit� dei film si presenta diversamente e in modo nuovo.

Se voi foste un critico provereste qualcosa del genere.

Voi parlate o scrivete a proposito di un film,

poi le persone vengono da voi

e vi fanno delle domande su questo film che non hanno ancora visto.

Ne sono affascinati.

Sentono che il film � importante per loro e che li riguarda.

Non ho mai avuto questa esperienza con dei film, cos� sovente e intensamente,

come l'ho avuta coi film di Rainer Werner Fassbinder.

C'� qualcosa a proposito di questi film in cui la gente si riconosce

e che ha la capacit� di toccarli profondamente.

Sono curioso sulle cause di tutto questo

e vorrei sapere se ci� pu� essere spiegato o chiarito.

A proposito di curiosit�,

non c'� nessun altro regista che ha avuto cos� tante opportunit�

in oltre 30 film fino ad oggi,

e che ha sfruttato queste opportunit� per rivelare qualcosa di se stesso.

Tuttavia, Rainer Werner Fassbinder � rimasto praticamente sconosciuto

al grande pubblico.

Sa spiegarci perch�, signor Fassbinder?

E' difficile da dire.

Vorrei...

E' una domanda strana.

Ma siccome me la fa, le direi...

forse perch�...

tutto ci� che ho fatto...

� ovviamente molto personale ed ha molto a che fare con me.

Per�, avendo io fatto cos� tanto, non ho dovuto...

Non ho dovuto affrontare le cose personali in un modo...

che nella realt� potrebbe essere definito esibizionista.

Forse. Non lo so.

Nei suoi film, ci sono un sacco di informazioni su di lei, sulla sua biografia,

da quando lei inizi� a fare teatro, drammi radiofonici e film,

mentre sulla parte precedente della sua biografia non si viene a sapere nulla.

Non so, io la vedo diversamente.

Penso che tutto quello che faccio sia legato

a un insieme di esperienze da me vissute.

E anche le esperienze che ho fatto da bambino, da ragazzo,

nella scuola e nella famiglia,

sono senz'altro confluite in qualche modo nei miei film.

Per esempio, anche se nei film in cui non compaiono bambini,

ci� non vuol dire che le mie esperienze d'infanzia non vi figurino.

Forse qualcuno interpreterebbe la cosa in questo modo:

che la mia non � stata un'infanzia

nel senso comune del termine.

Ci sono altri esempi. Prendiamo Fran�ois Truffaut,

che nei suoi film, da "I 400 colpi"

a "Gli anni in tasca" e "L'uomo che amava le donne",

non ha fatto che rivisitare la sua infanzia triste e infelice,

cos� come la ricorda.

Invece lei, e l'ha appena detto, non usa bambini nei suoi film,

tranne in "Roulette cinese"

la disabile Angela.

Non pu� camminare, ma � estremamente intelligente,

ed � convincente quasi come un adulto.

Forse lei non parla volentieri della sua infanzia?

Questo non � vero, ne parlo.

Tutto quello che c'� da raccontare lo racconto.

Probabilmente non si tratta di un'infanzia

come quella che ha passato Truffaut.

Non � un'infanzia infelice,

� semplicemente una non-infanzia.

Da bambino si sentiva protetto oppure no?

No, non si tratta di questo.

Ho avuto una famiglia...

in cui non si poneva il problema d'essere protetti o meno.

Dunque non avevo la possibilit� di fare dei veri confronti.

Non � che abbia avuto una famiglia o un'infanzia

in cui potessi soffrire di cose...

del genere.

I suoi genitori si sono separati presto.

Lei con chi � stato, con chi si sentiva a casa propria?

Con suo padre o con sua madre?

E' un po' difficile.

Ho imparato a conoscere i miei genitori molto tardi.

Ovviamente sono cresciuto con loro,

ma in quella casa hanno vissuto sempre tante persone,

e io credo che, da bambino piccolo quale ero,

non ho avuto fino in fondo la possibilit� di distinguere

chi era veramente uno e l'altro, che valore e che importanza avessero per me.

Quando i miei genitori si separarono avevo sei anni.

Sono andato a vivere con mia madre. Soltanto allora ho imparato...

a passare una buona parte del mio tempo con una persona sola.

Sua madre recita in alcuni suoi film.

Che significa questo?

Non per sua madre, ma per lei, Rainer Werner Fassbinder?

Con mia madre le cose stanno cos�.

Dal momento che l'ho conosciuta come madre solo molto tardi,

abbiamo ancora molte cose da fare insieme.

O meglio,

abbiamo cercato di creare tra di noi una normalissima amicizia.

Forse anche per il fatto che lei recita nei miei film.

Ho sempre fatto lavorare i miei amici

e anche questo fa parte della mia capacit�

di avere un contatto particolare con le persone.

I rapporti che lei ora ha li realizza in massima parte

nell'ambito del suo lavoro.

Ne risulta soddisfatta la sua vita, oppure � la sua vita che si identifica col lavoro?

In gran parte s�, ovviamente.

In gran parte, � proprio cos�.

Diciamo che il lavoro di un film per esempio, oppure in teatro,

l'atmosfera che si crea, tutte le difficolt� da superare,

il fatto che si conosca oppure non si conosca gente nuova,

tutto questo � molto simile all'esperienza

che ho avuto da bambino.

Certo.

Posso soltanto dire, e l'ho gi� detto,

che preferisco concentrarmi

su 1 o 2 o 3 persone.

Sono molto felice di aver avuto questa strana vita domestica senza genitori.

Lei ha forse timore di fallire nelle relazioni private?

Cosa intende dire? Fallisco sempre, continuamente.

Ma lo so gi� in partenza, prima di iniziare,

e quando sto bene

lo faccio capire prima anche agli altri.

Altrimenti no.

Lei riuscirebbe a vivere con un'altra persona?

Prima lei era sposato.

Non per vivere in due.

Ci eravamo sposati perch�, a modo nostro, ci capivamo meglio tra noi

che con altre persone.

Questo matrimonio ha, o meglio ha avuto, un significato diverso

da quello che assume per altre persone.

Non trova che sia tipico il fatto che la donna che lei ha sposato

venga dal suo stesso ambiente, che sia un'attrice?

Ma s�, � chiaro. Voglio dire, quale altro tipo di gente si conosce?

In questo mestiere si conoscono...

essenzialmente soltanto quelli che sono dell'ambiente.

D'altra parte, Ingrid,

di tutte le attrici e gli attori che ho conosciuto,

� quella che meno si lascia inquadrare nel mestiere,

� quella che sa andare anche molto aldil�

del suo essere attrice,

e proprio per questo � la persona migliore per comunicare.

Se si pu� dire che nella vita esistano affinit� elettive,

allora lei � per me la persona pi� importante.

Il matrimonio � soltanto una grande fesseria.

Non avremmo dovuto sposarci, questa � la mia opinione.

� una cosa che ha sempre delle implicazioni funeste.

Noi ci capivamo molto meglio prima

che dopo il matrimonio.

Il matrimonio aveva fatto scattare in noi un meccanismo

veramente ridicolo che non avrei creduto potesse verificarsi.

Ha fatto scattare quell'idea di possesso

in una maniera stranissima

e dopo la separazione � sparito di nuovo.

Ci siamo avventurati su un piano, come dire, su un piano sociale,

e non avremmo dovuto farlo.

Sembra, oppure, tempo fa sembrava

che lei non volesse pi� restare in Germania, che volesse andarsene definitivamente,

forse in America a girare dei film.

Lei stesso si � pronunciato in questo senso. Oggi vive qui a Parigi,

in questo appartamento, dove ci siamo incontrati oggi.

Per lei Parigi � una sorta di esilio oppure � soltanto un rifugio provvisorio?

Poich� lei, contrariamente alle sue stesse previsioni, continua a lavorare in Germania:

ha in programma perfino un grosso progetto per la televisione.

Come pu� conciliarsi con la sua intenzione di lasciare definitivamente la Germania?

Le cose non stanno esattamente cos�.

Il progetto di cui parla � il motivo concreto per cui io continuo a lavorare in Germania.

Si tratta di Berlin Alexanderplatz, un progetto che volevo assolutamente realizzare.

Improvvisamente � saltato fuori che qualcuno voleva comprarne i diritti,

e a me non restava altro che prendere o lasciare.

Alla fine mi sono deciso...

a farlo.

Per ci� che riguarda Parigi,

ho vissuto spesso qui, anche molto tempo fa.

Mi sentivo meglio qui

che in Germania.

Per me � una cosa del tutto naturale vivere qui, non � niente di speciale.

Non direi che si tratta gi� di un esilio.

Forse lo diventer�, e molto pi� in fretta di quanto possa supporre.

La sua convinzione di doversene andare dicono sia maturata

in seguito agli attacchi di cui lei � stato oggetto

dopo la pubblicazione della sua ultima pi�ce teatrale su Francoforte,

"Der M�ll, die Stadt und der Tod" e dopo che si � saputo

che lei voleva fare una riduzione televisiva di "Soll und Haben" di Gustav Freytag.

Mi riferisco all'accusa che lei � antisemita,

o che lei promuove l'antisemitismo,

accuse che, secondo me, devono essere condannate da chi conosce lei e il suo lavoro.

L'ha ferita personalmente questa accusa?

Personalmente non direi.

Piuttosto � stata l'ennesima conferma

che il proprio lavoro viene trattato

in maniera tale che poi non si ha affatto la possibilit� di difendersi come si dovrebbe.

Era piuttosto la conferma di ci� che temevo e prevedevo.

La mia voglia d'andarmene ha anche a che fare con quello che � successo.

D'altra parte,

quelle accuse mi hanno profondamente amareggiato,

perch� credo

di aver messo veramente in chiaro, con tutto quello che ho fatto,

che quell'accusa

non pu� riguardarmi in nessuna maniera.

Potrebbe specificare in concreto quei timori a cui accennava,

quelle preoccupazioni che la portano a riflettere sul fatto di lasciare la Germania?

� qualcosa di vago oppure ci sono ragioni concrete?

� senz'altro qualcosa di vago, ovviamente.

Ma quando rilasciai allo Spiegel l'intervista in occasione della Berlinale, un anno fa,

erano timori ancora pi� vaghi di oggi.

Nel frattempo, in quel famoso ottobre,

sono successe delle cose che sei mesi prima non avrei senz'altro potuto immaginare.

E credo che fossero tutte cose nell'aria.

Ce ne sono senza dubbio tante altre che non posso prevedere

ma che, una volta successe,

mi fanno capire che sono, puntualmente, proprio ci� che temevo.

Penso che in Germania, pi� che in altri paesi,

si stia tornando indietro

per tutta una serie di cose.

E questo dimostra che nel 1945, quando fin� la guerra e il Terzo Reich,

non furono sfruttate tutte le possibilit� che la Germania ebbe per trasformarsi radicalmente.

L'ho anche scritto a suo tempo nella "Zeit":

che alla fin fine,

le strutture e i valori su cui si basa lo Stato,

l'odierna democrazia,

sono rimasti fondamentalmente gli stessi di prima.

A ci� si aggiunga che stiamo passando una fase di involuzione

verso un tipo di Stato

in cui non vorrei affatto vivere.

Pensa che ci sia meno libert�?

Non si sente pi� libero nella Repubblica Federale?

� quello che penso.

La prima cosa da dire � che si tratta proprio di una pesante diminuzione di libert�

che alcune persone verificano concretamente.

La seconda cosa � che tanti,

per non dare troppo nell'occhio, correggono il proprio modo di esprimersi,

sia da un punto di vista concreto sia artisticamente.

E' un'altra questione.

C'� in atto un clima che tenta di imporre un adeguamento�

S�, un adeguamento generale dei comportamenti.

E si manifesta anche come il desiderio stupido e assurdo

che la gente sia tutta uguale, che tutti si vestano alla stessa maniera,

che tutti pensino e dicano sempre le stesse cose.

Lei non crede di parlare di un pericolo

che diventa un pericolo proprio parlandone?

Non suona affatto male.

Pu� succedere.

S�, non suona male. Non che sia vero, anzi, ma non suona male.

Torniamo al discorso di prima.

Ci sono altri posti in cui lei si sente a casa?

Ho un appartamento a Monaco,

ma non mi ci sento a casa mia.

L'ho preso per motivi privati,

per motivi diversi da quelli che riguardano questo appartamento.

Ne prender� uno anche a New York,

dove spero di sentirmi a casa mia come lo sono qui.

Arreda lei stesso i suoi appartamenti?

Quando trasloca cosa prende con s�?

Non ho molto,

in genere ho solo quello che porto addosso.

Non ho neppure una valigia personale.

Non sente nessuna propensione al possesso?

Ad esempio, non vorrebbe possedere questo appartamento?

Lo comprerei molto volentieri perch� mi sembra veramente bello.

E automobili, libri, dischi, cassette?

Avere un'auto � molto bello perch� si pu� viaggiare.

Per il resto�

i libri uno se li pu� ricomprare se li vuol rileggere,

la stessa cosa vale per i dischi.

Credo che queste non siano cose,

anche le automobili, che uno debba sempre avere.

Anche questo appartamento�

l'idea di acquistarlo non � stata mia,

in realt� � saltata fuori tra amici.

Questa casa, quando io non ci sono, � utilizzata da altri.

Non � la mia casa, abitata solo da me.

Se qualcuno viene qui...

abita in questo appartamento.

Lei si definirebbe una persona aperta o chiusa?

Lei parla spontaneamente con la gente,

oppure bisogna venire da lei e tirarle fuori le parole per poterla ascoltare?

In genere non parlo molto.

E ha la tendenza a dire agli altri quello che gli altri vorrebbero sentirsi dire,

oppure lei in qualsiasi occasione dice quello che sente?

Non so se dico in ogni occasione quello che sento.

Ma alla gente non dico quello che vorrebbe sentirsi dire.

Come reagisce al fatto di essere diventato un personaggio di cui si parla pubblicamente?

A un politico serve l'interesse della gente e pu� addirittura aver bisogno di alimentarlo.

Ma per un artista � differente.

Tuttavia, egli deve imparare a fare i conti con questo. Le ha provocato difficolt�?

Non ho mai avuto questi problemi.

Ero gi� al mondo da diverso tempo prima che si parlasse di me.

Quando ha capito per la prima volta

che c'erano altre persone che si interessavano alla sua vita?

Non so. Ho sempre considerato, per quanto possa ricordare, una cosa normale

che la gente si interessi a quello che faccio e che non faccio.

Mi riferivo a qualcos'altro.

E' qualcosa che lei ha menzionato prima,

la sua maniera di vivere con altre persone per mezzo del lavoro.

Lei ha iniziato con l'Antiteater

e poi ha continuato in quel modo anche nel cinema.

Quanti anni aveva, all'epoca?

Si rifaceva forse a qualche altro esempio di lavoro di gruppo,

oppure avete dovuto realizzare tutto voi fin dall'inizio?

Non ci rifacevamo a nessun modello, per lo meno coscientemente.

Allora c'era questo desiderio diffuso in tanta gente

di lavorare in gruppo,

di trovare una nuova forma di lavoro in comune.

Abbiamo senza dubbio cercato di realizzarlo a modo nostro,

altri l'hanno fatto a modo loro.

E siamo andati avanti abbastanza a lungo come se fossimo un gruppo

anche quando avevamo capito di non esserlo.

Forse anche perch� pensavamo, e qui ritorna quello che lei ha detto poco fa,

che a forza di ripeterci che eravamo un gruppo potevamo forse diventarlo davvero.

Ma non funziona, non basta dire che una cosa esiste per farla esistere.

Nel gruppo si � manifestato ben presto il bisogno di qualcuno che lo guidasse.

Questo lo dice lei. Non ce n'era affatto bisogno.

Le � pesato doversi accollare responsabilit� anche per altre persone?

Non sono d'accordo. Il gruppo non ha bisogno di qualcuno che lo diriga.

� che viviamo in una societ� fatta in modo tale

per cui una persona che guida gli altri

rende meno difficile la vita anche di un gruppo.

Io sono cresciuto in maniera tale che non ho bisogno di una persona che mi guidi,

e non ho bisogno di diventarlo io stesso.

Sono stato con della gente...

che in fin dei conti rincorreva il fantasma del padre e della madre negli altri, e...

All'inizio stavo con loro

perch� credevo che quell'esperienza fosse una fase di passaggio della mia vita.

Per� poi mi sono reso conto che non lo era affatto,

ma che quello era il mio ruolo, che lo dovevo giocare fino in fondo.

� spiacevole,

ma � un fenomeno sociale che noi, come tutti gli altri,

non siamo riusciti a superare.

Bisognerebbe cambiare le cose fin dall'inizio.

L'educazione dei singoli,

o l'educazione che noi tutti riceviamo,

dovrebbe essere diversa

in maniera che non ci sia pi� necessit� di persone che dirigano gli altri.

Ma non siamo ancora arrivati a questo punto.

Se l'educazione fosse diversa

nessun gruppo avrebbe bisogno di un capo.

Un motivo ricorrente nei suoi film � che chi ama � anche automaticamente un sottomesso.

Forse l'amore non � possibile senza il potere?

Vorrei tornare a quel problemaccio di prima.

Siamo stati educati in maniera tale che il contrario � impossibile.

Certo che colui che ama o che ama di pi�,

o che pi� dipende da questo amore o da un rapporto, � anche quello sottomesso all'altro.

La cosa � ovviamente legata al fatto che chi ama di meno ha pi� potere.

Accettare questo dato di fatto,

accettare un sentimento, un amore, un desiderio in queste condizioni,

presuppone una grandezza tale che quasi tutti gli uomini non hanno.

� per questo che l'amore funziona sempre in maniera cos� schifosa.

Io non conosco quasi nessuno che abbia un rapporto

del quale si possa affermare che � veramente bello.

� difficile per lei dovere spiegare a un amico

che non � adatto per un certo lavoro o per un certo ruolo,

e che sarebbe meglio per lui non farlo?

Mi � molto pi� facile spiegare a qualcuno

perch� � importante per una data cosa,

piuttosto che il contrario.

Glielo dice lei?

Se qualcuno vuole interpretare un ruolo

ma lei capisce durante la lavorazione del film

che non � adatto e non dovrebbe farlo,

� lei stesso che gliene parla oppure ci pensa la produzione?

Anche quando lascio fare ai produttori,

io stesso cerco�

� una situazione infernale. Mi � capitato soltanto due volte.

� veramente infernale, ovviamente.

Chi � che ammette volentieri che non va bene per una certa cosa?

Chi � che ci crede volentieri?

� terribile parlarne, anche con chi ha gi� lavorato molto con te,

anche se gli hai gi� fatto capire che hai bisogno di lui, che apprezzi il suo lavoro,

anche se in un caso simile � terribilmente difficile.

E non si arriva mai alle offese?

Con me si � sempre arrivati alle offese.

Forse dipende dal fatto che quasi sempre instauro

dei rapporti d'amicizia molto stretti con i miei collaboratori.

Se gli attori o in genere i collaboratori non fossero miei amici,

forse non avrei nessun problema.

Oppure con qualche altro genere di collaboratori.

E succede magari che qualche amico si senta messo da parte in casi come quelli?

S�, � accaduto ogni tanto.

Naturalmente che accade.

Le reazioni sono molto pi� violente.

Un altro regista...

uno che con gli attori ha un rapporto esclusivamente professionale,

che deve dire: "Per questo ruolo avevo pensato a te, per� adesso non pi�"

si sentir� rispondere dall'attore in questione: "Sar� per la prossima volta".

Nel mio caso � sempre stata una tragedia. � chiaro.

Magari ci provo anche gusto,

non � che voglio negarlo a tutti i costi. Per� � sempre una cosa terribile.

Cos'� successo ad Hanna Schygulla e Irm Hermann,

che hanno recitato ruoli importanti nei suoi primi film?

Hanna Schygulla ha recitato molto da allora.

Sto per fare un altro film con lei, ora, dopo 5 o 6 anni.

Irm Hermann...

Per dirla in maniera molto sciocca, � diventata una santa.

Ha avuto un bambino.

Cosa ha che vedere questo con l'essere santi?

Be', se non fosse una santa non avrebbe avuto un bambino.

Fa parte di una qualche religione indiana. Lei ha un guru indiano.

E' qualcosa che io davvero non...

Comunque, � vero. Segue una religione. E' diventata virtuosa e ha un bambino.

Ed � felice, spero.

Lei ha lavorato a lungo, o almeno cos� sembra dalla sua filmografia,

sempre con le stesse persone.

Tecnici, produttori, attori... nel complesso sono rimasti quasi sempre gli stessi.

E a poco a poco sono comparsi altri attori meno giovani:

Brigitte Mira, Karlheinz B�hm.

Poi dei professionisti stranieri come Anna Karina,

Macha M�ril, Dirk Bogarde.

Lei non ha o non ha avuto inibizioni nei confronti di persone nuove,

a lei estranee o in situazioni nuove, con diversi tipi di esperienze e abitudini?

Ne ho nei confronti di persone nuove e di situazioni nuove.

Nessun dubbio su questo.

E' come...

Come quando si cambia scuola

e si incontrano bambini che stanno gi� bene insieme.

All'inizio c'� sempre qualcosa che non funziona.

Sono situazioni che bisogna accettare come sono.

Io ne avevo paura,

naturalmente,

e continuavo a lavorare con persone che conoscevo gi� da tempo,

ma ero anche convinto che era una paura da superare.

Ho cercato di integrare nuovi collaboratori nel vecchio gruppo,

e mi � stato pi� facile cos�.

Per gli altri, per�, probabilmente � stato pi� difficile.

E nessuno � stato messo da parte?

Quelli che sono rimasti outsider se ne sono andati subito.

E direi anche che, in parte, sono stati loro a volersene andare.

C'� gente a cui non piace

vivere e lavorare insieme,

questo modo di stare assieme.

Ma non � stato il gruppo,

io ripeto la parola gruppo, bench� il nostro non fosse un gruppo, era una specie di�

non � stato il gruppo a escluderli,

ma piuttosto...

� stata una loro iniziativa quella di non partecipare pi�.

In questi casi ci siamo comportati in maniera, diciamo cos�, pulita.

Anche se � una parola stupida.

Lei pensa a lungo alle sue storie, prima di scriverle, di filmarle?

Per molte, s�.

Nella maggior parte dei casi almeno due anni.

E quelle storie, e il loro autore, si modificano nel corso degli anni?

Cio�, l'autore impara qualcosa nel modificare le sue storie?

S�, naturalmente.

Nessuna storia, grazie al cielo, rimane la stessa 5 anni dopo essere stata abbozzata.

� del tutto logico, e io spero anche di cambiare me stesso,

per quanto mi sia possibile, nel cambiare le mie storie.

Ma trasformare se stessi non � semplice.

Si cambia molto pi� lentamente di quanto si creda, e lo si desideri.

Se pu� dirlo,

qual � in realt� lo stimolo principale che la spinge a realizzare tanti film?

Questa � proprio una domanda decisiva.

Non lo so, deve essere una forma particolare di follia.

Forse � legato al fatto che lei, facendo un film,

si trova particolarmente bene, che � felice,

o che si sente realizzato come essere umano?

Questo � senz'altro uno dei motivi.

Ma ce ne sono sicuramente anche altri.

Direi che sento veramente il bisogno di raccontare le storie che racconto.

Non le narro soltanto perch� realizzandole posso stare insieme a altre persone.

Questo � solo un aspetto della cosa, ma io ho anche il bisogno di raccontare quelle storie.

Forse ci sono anche altri motivi.

Dovremmo per� lavorare con uno psicanalista per 3 anni,

allora riusciremmo senz'altro a scoprire altre cose

che possono essere il motivo di ci�.

Lei � gi� stato dallo psicanalista oppure preferirebbe evitarlo?

No, non voglio evitarlo. Finora non ho mai avuto la possibilit�

di entrare in analisi perch� non ho abitato...

sufficientemente a lungo nella stessa citt�.

E' una di quelle cose...

dove un certo...

un certo tipo di vita � necessario,

una certa regolarit�, che finora mi � sempre mancata.

Non avrebbe paura che una parte della sua spontaneit� andrebbe perduta?

Sono tra quelli che non lo credono.

Non credo che seguendo un'analisi da un buon psicanalista,

non da uno cattivo, certo.

Ma con un buon psicanalista,

non credo che ci siano pericoli.

Al contrario.

Davvero, piuttosto direi...

che tutta una serie di possibilit�

verrebbero liberate da ci� che le reprime e le nasconde.

E ci sarebbe anche materiale per nuove storie?

Il piacere di realizzarle. Di materiale ne ho a sufficienza, non � un problema.

Mi basta aprire un giornale per trovare delle storie.

La questione � un'altra.

Si tratta del piacere o del bisogno

di occuparsi di un certo tipo di storie.

Dopo un'analisi con lo psicanalista avrei forse voglia di lavorare con soggetti diversi.

Questo senza dubbio� Io non credo affatto...

che il talento andrebbe perduto. Non lo credo.

Quando lei crea cos� tante storie

che trovano risconto nella vita delle persone e li colpiscono,

non si mette nella posizione di inventare qualcosa

che potrebbe essere fatta da qualcun altro?

S�, certo.

Direi che nelle storie, pi� cose ci metti di te stesso

e pi� sei sincero.

"Sincero" � un'altra parola stupida che non voglio usare proprio adesso.

Ma pi� si � sinceri con se stessi scrivendo una storia,

e pi� quella storia riguarder� anche la vita di altre persone.

� difficile che esista una storia che qualcun altro avrebbe potuto pensare diversamente.

Perch� vorrebbe evitare la parola "sincerit�"?

Dopo tutto, � una parola molto importante nei suoi film.

E' un problema se, da una parte,

affermo che viviamo in una societ� che non ci permette di essere sinceri

e poi sostengo magari che io sono sincero.

Lo sono nella misura in cui la societ� mi permette di esserlo.

E non so quanto sarei sincero

se questa societ� mi desse altri modi di essere sincero.

Ma lei non � certo un conformista. Lei non cerca di integrarsi in questo paradigma,

in queste norme sociali di sincerit� e insincerit�.

Quanto sia integrato o meno non posso certo valutarlo io.

Spero di esserlo il meno possibile e penso di esserlo.

Ma sino a che punto io possa essere un conformista, dopotutto...

Non posso giudicarlo io.

Non credo che si possa vivere all'interno di questa societ� senza integrarsi.

Penso che sia impossibile.

Per� l'onest� ha qualcosa a che vedere col fare i film,

o, meglio, il suo modo di fare film ha molto a vedere con l'onest�.

� noto che lei rifiuta di girare da angolazioni diverse

determinate scene al fine di fare degli esperimenti.

Per ogni scena fa solo un'inquadratura.

Per lei, la parola "inquadratura", il termine tecnico,

ha anche un significato morale.

� vero. Uso la parola "sincerit�" nei limiti del consentito e la riferisco solo a me stesso,

la rivendico solo per me.

Sto solo dicendo che non � qualcosa...

Non la uso con una pretesa di assolutezza, per imporre una mia maniera di essere.

E in effetti non posso dire in che misura io sia sincero, si torna sempre a questo punto.

Da molto tempo lei vuole scrivere un romanzo.

Si tratta del tipo di attivit� pi� solitaria che si possa immaginare.

In ogni caso � molto diversa dal fare film.

Significherebbe un mutamento radicale nella sua maniera di vivere e di produrre.

Vuole forse rivivere, scrivendo il romanzo, una situazione di solitudine

che assomigli a quella provata nella sua infanzia? Sono due cose collegate?

Lei parla della solitudine che ho provato nella mia infanzia,

ma non � detto che io l'abbia provata.

Magari vorrei scoprire se ho passato un'infanzia come dice lei.

Potrebbe essere benissimo cos�.

Forse lo sapr� alla fine.

Ci sono diversi motivi che spingono a far qualcosa.

Per me ci sono motivi di ordine pratico dietro alla mia intenzione di scrivere un romanzo.

Pi� o meno sono tutte balle.

Forse dovremmo riparlarne dopo.

Ha un soggetto per il suo racconto?

Lo sto scrivendo,

per quel poco che sono riuscito a fare.

Non so ancora fino a quando potr� rinviare il momento

in cui dovr� ritirarmi completamente per scrivere il romanzo.

S�, la storia c'� gi�.

� la storia di uno...

che un giorno si accorge di non riuscire pi� a muoversi

e si trova cos� davanti all'alternativa...

o di scoprire con l'autoanalisi perch� non pu� muoversi,

oppure di smettere di respirare.

E lui decide di scoprire perch� non pu� pi� muoversi.

E alla fine ci riuscir�.

Questa � la storia.

Un uomo che non pu� muoversi dipende in tutto dall'aiuto di altre persone,

se vuole spostarsi.

Se per� egli riesce a camminare da solo

attraverso uno sforzo estremo della sua coscienza e della sua sensibilit�,

senza l'aiuto degli altri, questo non ha forse a che fare con lei personalmente?

Posso dire soltanto che, in fin dei conti, lo spero.

Il fatto che senta il bisogno di scrivere questo libro

e che abbia pensato a questa idea di fondo,

infatti non � una storia vera e propria, � solo uno spunto,

non pu� essere ovviamente un caso.

Forse questo romanzo � il tentativo

di liberarmi dalla necessit�

di dover lavorare sempre insieme ad altre persone.

Ci� per� non vuol dire che io voglia concretamente liberarmene,

pu� significare che voglio liberarmi di tutto ci�

che pregiudica l'esistenza dei gruppi o del gruppo in cui mi trovo.

E' soltanto una possibilit�.

Vuole scrivere il racconto negli USA?

Forse.

Senta, io non sono affatto sicuro di ci� che voglio fare e di dove lo voglio fare.

Non ho un promemoria in cui stia scritto il quando, il dove e cosa debba fare.

Come viene, viene.

Preferirei senz'altro New York, perch� l� mi piace vivere pi� che in ogni altro posto.

Ma forse lo preferisco

perch� a New York non ho da lavorare.

Pu� anche essere cos�. Non lo so proprio.

In America c'� un clima di maggiore libert� rispetto alla Repubblica Federale?

Questa � una domanda cattiva. Non saprei cosa risponderle.

Per me c'� pi� libert�,

perch� a New York io sono un turista

che apprezza le cose migliori e non vede quelle cattive,

mentre nella Repubblica Federale non posso farlo.

Ecco perch� � pi� libera secondo me.

Pu� darsi che non sia un posto pi� libero. Lei che ne pensa?

E perch� sarebbe una domanda cattiva?

Perch� costringe a dare un certo tipo di risposta�

Le domande esigono sempre una risposta, vero?

E questo � un tipo di domanda alla quale lei sa gi� che io non posso rispondere.

Pertanto, la domanda � cattiva.

Non pensa di poter dare una risposta generica?

- Nessuno pu�. - E' quello che intendevo.

Se io avessi trascorso in America gli stessi anni che ho passato in Germania,

allora potrei rispondere.

Ma cos� non posso proprio farlo.

E alla stessa maniera non potrei risponderle su Parigi,

perch� anche qui non sono profondamente immerso in questa societ�

e non posso parlarne con cognizione.

A me sembra pi� libera,

e lo � senz'altro, perlomeno in questa citt�.

Comunque, non posso parlarne.

Per ora posso parlare solo della Germania.

Su tutto il resto...

dovrei riprendere in mano ci� che ho letto

e quelle che sono state le mie impressioni personali,

ma sarebbe sbagliato formulare un giudizio su queste basi.

Fare dei film, signor Fassbinder,

� un'attivit� che implica dei piani a lunga scadenza

o perlomeno relativamente a lunga scadenza.

Bisogna essere persone ordinate per poter lavorare nel cinema.

Nel suo caso esiste, oltre a tutto ci�, anche una specie di regia della sua vita privata,

un progetto di vita, in rapporto ai suoi prossimi due o tre progetti di lavoro,

per il prossimo anno e mezzo?

Esiste un piano per i prossimi tre progetti.

Per ci� che riguarda la mia vita privata non ce n'� nessuno.

Tutto potrebbe cambiare anche stasera stessa.

Speriamo!

Voglio dire...

Se non succede niente, se stasera non conosco nessuno,

e domani, dopodomani ancora nessuno,

che ne so, tutto resta come oggi.

Non voglio costringermi a cambiare.

Ma non voglio neanche impedire qualsiasi cambiamento.

Al contrario.

Questo � forse un piccolissimo vantaggio che ho.

Sono piuttosto aperto per ci� che riguarda il privato.

Nel lavoro, nei film, invece...

sono una persona ordinata.

� gi� un male dover essere una persona ordinata nel lavoro,

perch� quel tipo di necessit�

influenza in qualche modo gli altri aspetti del tuo pensare e del tuo sentire.

Cos�, alla fine, anche se non si vorrebbe assolutamente,

si rischia di diventare ordinati in tutti i campi.

Forse.

Grazie.

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