All language subtitles for Noi.Siamo.Leggenda.1x12.Episodio.12.iTALiAN.1080p.AMZN.WEBRip.AAC.x265-Pir8

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Original subtitles

(Riccardo) Dottore.

Allora...

Andrea ha avuto un importante scompenso cardiaco.

Stiamo cercando di stabilizzarlo, però le condizioni sono critiche.

- Si riprenderà, vero? - Stiamo facendo il possibile.

- Possiamo vederlo? - Per adesso no.

(canzone) Vivo finché l'anima mi prenderà fuoco

(canzone) Quando sono freddo, mi riscaldo da solo e noi

(canzone) Degli eroi vestiti d'amore e di odio

(canzone) Se ho paura, so che sono vivo e non morto, però ho capito

(canzone) Che le leggende non sono per sempre

(canzone) Forse sbaglierò tutte le strade

(canzone) E non so se terrò l'equilibrio prima di cadere

(canzone) Io sarò uno come noi

(canzone) Questi vecchi muri sembra che non hanno età

(canzone) Siamo fiori in mezzo al cemento e forse un po' lo siamo da sempre

(canzone) Io che sono un punto perso in questa città

(canzone) Che non mi ha mai dato niente

(canzone) E che mi chiedo da sempre chi verrebbe a cercare uno come noi.

- La ferita si sta già rimarginando. - Bene.

- Quando posso tornare a casa? - No.

Per le prossime 24 ore non va da nessuna parte.

- Deve riposarsi. - Io ho una colleziona da presentare.

Dottor Liberati, lei è un miracolato. Io non ho mai visto una cosa simile.

Ci vediamo domani, così capiremo come procedere.

Grazie.

Eccoti!

Beh? Che cosa è successo?

- Perché piangi? - Andrea.

(Sabrina) È colpa mia.

(Nicola) Che c'entra il concerto? Non l'ho mai visto così felice.

(colpi di tosse)

Aspetta.

Sabrina!

(Charlotte) Andrà tutto bene, vedrai.

Dov'è!

- In Rianimazione. - Dovevi chiamarmi prima!

Ora è tardi per tornare indietro nel tempo e tu lo sai!

- Ti ho chiamata appena l'ho saputo. - Tu volevi togliertelo di mezzo, vero?

Perciò gli hai fatto usare il suo potere.

Che stai dicendo? Lui mi ha detto che poteva salvare le persone.

Non sapevo che il potere potesse ucciderlo altrimenti non glielo avrei mai chiesto.

Aspetta.

Ce ne sono altri?

Stai scherzando?

Come cazzo ti viene in mente di fare certe domande?

Adesso!

Aspetta.

Se ce ne sono altri, forse qualcuno può salvarlo.

Lara?

Oh, Lara!

Che è successo?

Mia madre...

- Ciao, Nicola. - Ciao, Greta.

Signora?

Mi chiamo Greta Bauer, sono un'amica di Andrea.

So chi sei. Mio figlio mi ha parlato di te.

Andrea è la persona...

Tra le persone più belle che io abbia mai incontrato.

Io lo amo!

Lo amo!

Io lo amo.

(dottore) Allora.

Lo abbiamo stabilizzato, ma è in condizioni critiche.

Ha bisogno di un'angioplastica. Domani lo operiamo.

Va bene?

- Va bene. - Bene.

Ti ho cercato dappertutto.

- Che dicono, ce la farà? - Deve farcela, Viola.

Chi cazzo era quella?

Chi?

Quella che abbracciavi in ospedale.

Si chiama Lara.

Sua madre lavorava con la mia. Era ricoverata qua, oggi è morta.

- Perché non me l'hai mai detto? - Che dovevo dirti? La conosco a malapena.

Anch'io abbraccio le persone che conosco a malapena!

Smettila.

È per lei che non vuoi partire?

La madre di quella ragazza è morta, Andrea rischia di morire

e tu fai le scenate di gelosia? Che hai in testa?

Guarda come ti incazzi. Vuol dire che tieni molto a lei.

Finisce qua, perché sennò finisce male.

- Vuoi bruciarmi? - Vaffanculo!

Sei innamorato di lei e non hai le palle di dirmelo! Mi fai schifo!

- Vabbè. - Me ne vado, vaffanculo!

(Massimo) Vaffanculo.

Che fai qui? Non dovresti essere a scuola?

Credevo che sareste tornati domani.

- Non mi hai risposto. - Sono rimasta a casa.

- Non mi sentivo bene. - Che ti sentivi?

- Un po' di influenza, non lo so. - Allora è meglio se vai.

Non vorrei che attaccassi qualcosa a tuo fratello.

Il mio ragazzo è ricoverato qua! Sta per morire, se vuoi saperlo.

- Da quando hai un ragazzo? - Da un po'.

Lo hai anche conosciuto, non ricordi?

Scusa, dimenticavo. Non ti frega un cazzo di me, ops!

Tanto non ti piacerebbe.

È povero, frequenta una scuola pubblica,

vive in un quartiere di merda, veste come...

Ti vergogneresti,

ma io lo amo.

Lo amo più di quanto mi ami tu.

Che te lo dico a fare?

Tu di me te ne sei sempre fregata.

Chissà quante volte hai sperato che in coma finissi io, non Daniel.

Non osare più dire una cosa del genere.

Scusa, mamma.

Scusa se esisto.

Greta?

Le ho mandato un messaggio, non ha ancora risposto.

(Massimo) Dobbiamo capire come aiutare Andrea

e come cazzo abbiamo preso questi poteri. - (Jean) Poteri?

- Che fai qui? - Vi stavo cercando.

Quindi anche voi avete i poteri.

Ora gli tiro una stecca in bocca.

Anch'io...

sono diverso.

Che cazzo fai?

Porca troia!

Andrea ha salvato mio padre, ma io non sapevo che avesse un potere

né che fosse pericoloso per lui usarlo.

Giuro, non lo sapevo.

Voi che poteri avete?

Invece di parlare dei poteri, ricordatevi che Andrea sta morendo.

Dobbiamo trovare una soluzione.

I poteri non dipendono da noi, questo lo abbiamo capito.

Deve essere successo qualcosa di strano che normalmente non succede.

Ricordi che un giorno Andrea ci ha detto che aveva già visto Jean e Greta?

- Cazzo, è vero! - Dove?

- Deve essere qualcosa fatta insieme. - (Jean) È impossibile.

Io sono appena arrivato a scuola, Greta non c'è, non siamo usciti insieme.

- Magari a una festa e non vi ricordate? - (Lin) No, che festa?

Io non sono mai andata a una festa con voi.

Vi vedo solo al bar o a scuola e non ho mai visto loro.

- Mai? - No. Non lo so, sarebbe giusto...

una gita, no?

- Che hai detto? - Ricordi la gita ai Fori Imperiali?

(Lin) C'erano molte scuole.

(Viola) Vi muovete?

Non è male questo posto.

(voci indistinte)

- (Jean) Alle catacombe? - (Lin) Sì.

(Andrea) Guarda che sala.

(Andrea) Gigantesca.

- Eravate lì quando c'è stata una scossa? - Sì.

La gita che non c'ero perché avevo il raffreddore?

Sì. Io e Andrea siamo rimasti bloccati alle catacombe. Eravamo da soli.

Andiamocene, dai! Se ne stanno andando tutti.

Guarda che scale. Come le hanno fatte i Romani?

Male, però le orge che facevano all'epoca!

- Oh! - (Andrea) Bel figurone.

- (Massimo) Ho fatto una figura di merda? - (Greta) Che coglioni!

(Jean) Guarda quella.

(boato)

(colpi di tosse)

(Massimo) Che hai?

(Andrea) Non riesco... a respirare.

- Metti la mano davanti alla bocca. - (Andrea) Devo uscire.

(colpi di tosse)

Andrea, è tutto bloccato!

(Massimo) Oh, calmo, eh?

Respira, okay?

(Massimo) C'è una luce, andiamo.

- Ci sei? - Sì.

- (Andrea) Tu? - Sì.

(Andrea) Qui non crolla?

Che cazzo è?

Andiamo.

- (Greta) Dov'è l'uscita? - Lì.

(Greta) C'è luce!

(Jean) Vai.

(colpi di tosse)

- Io ero lì sola. - Anche noi.

- Ci siamo infilati in quel buco e... - Sì, c'era una luce stranissima.

Porca troia!

- Potrebbe essere lì. - Quindi?

- Andiamo. - Quando?

- Stasera. - Stasera? Con il buio?

- Stasera con il buio, muoviamoci. - (Greta) Dai.

(Massimo) Ce la fate? Dai, sbrigatevi.

- (Jean) Oh! - (Massimo) Dai, non c'è nessuno.

(Jean) Non correre, aspetta.

(Marco) Massimo!

(Jean) Niente potere, è meglio non lasciare tracce.

- Come cazzo facciamo? - (Jean) Aspetta.

- (Massimo) Discreto così, eh? - (Jean) Sempre meglio che fondere.

(Jean) Più avanti serve una torcia.

(Jean) Ah, mi sono infradiciato.

(Massimo) Speriamo che non abbiano chiuso il passaggio.

Non lo hanno chiuso.

- Era questo qua. Voi lo ricordate? - (Lin) Sì.

Sì.

- (Marco) Attento alla testa. - Sì.

(Marco) Sicuri che sia qui?

(rumore indistinto)

- Avete sentito? - Che cosa?

La scossa.

- (Jean) Strana sensazione, eh? - Che cosa sentite?

Tipo un brivido.

(Greta) Qua si sente di più.

- Dove c'è la nicchia prima c'era la luce. - Sì.

- Sì, ma non c'era un buco, era murato. - Quindi?

- Siamo arrivati troppo tardi. - (Marco) Quindi?

- (Lin) Andiamo. - (Marco) Come andiamo?

(Greta) Dai, andiamo.

(Greta) Dai.

Qualcuno è arrivato prima di noi.

- Ora che facciamo? - Che cazzo ne so?

Siete voi quelli con i poteri. Devo risolvere io la situazione?

Oh, ti rode il culo? Siamo preoccupati per Andrea.

Invece io no? Eh, Massimo? Io no.

Fanculo, va'!

Sei riuscito a vedere chi era?

No.

L'ho percepito,

ma quando mi sono girato, non c'era nessuno.

Era lì e me lo sono fatto sfuggire.

Lo troverai.

Ti conosco, so come sei fatto.

Non ti fermerai finché non lo avrai trovato.

Prendo un po' di pane.

- (Ettore) Ahi! - Che c'è?

Che è successo?

- Niente, niente. - Fai vedere.

- Ci penso io. - No!

Non farlo.

È meglio di no.

Non è una ferita grave.

Servono i punti. Se non posso pensarci io, dobbiamo andare in ospedale.

(Massimo) Marco?

Marco!

- Che fai, mi eviti? - No, sto cercando di pisciare. Posso?

Senti, parliamo un attimo prima di entrare in classe?

Dimmi, dai. Dimmi quello che vuoi dirmi.

Mi dispiace di non avere trovato niente per salvare Andrea,

però, Marco, sinceramente io...

A me sembra che ti dispiaccia anche che là non abbiamo trovato niente

che possa darti dei poteri. - Pensi questo di me?

Un po' questa cosa la sento.

Però quello che voglio dirti...

Questi poteri non servono a un cazzo.

Noi stiamo facendo un casino dopo l'altro.

Andrea sta in ospedale, le rapine che ho fatto,

il casino che ha fatto Lin con Sara.

Poi ci sei tu che ci tiri fuori dai guai e non hai un potere.

Appunto. Questo cos'è, il mio contentino?

Perché devo essere sempre io lo sfigato? Io ho fatto tutto per te.

Ho risolto i tuoi casini con mia madre

e ho accettato che andassi a letto con Viola.

È questo il punto.

Ti sei comportato da amico vero,

molto meglio di tutti noi.

Ti ricordi che sono tuo amico solo quando servo.

- Non è vero. - Invece sì, tu puoi dire quello che vuoi,

ma i fatti dimostrano questo.

(campanella)

Mi hanno messo due punti.

La prossima volta taglio io il pane.

- Vieni. - Dove andiamo?

Vieni.

È lei?

Sì, ma ce ne sono altri lì dentro.

Che vuoi fare?

Non preoccuparti.

Vivi!

(rumore di porta)

Vieni.

Controlla la flebo.

Ehi!

Andrea?

Guardami.

Mi riconosci?

Ciao! Ciao!

(Sabrina) Appena torniamo a casa, ti preparo la carbonara!

- (Nicola) Una pizza? - (Riccardo) Falla finita.

- Lo fai vomitare. - Scusa.

Magari ha una ricaduta. Il medico dice che non deve mangiare.

- Piccola carbonara. - No.

Ehm... Parlando di cibo, mi è venuta fame.

- A te no? - Anche a me, non mangio da ieri.

- Io non ho fame. - Sì, andiamo a mangiare qualcosa.

- Andiamo, papà. - Vieni, andiamo a mangiare.

(Riccardo) Aaah... Adesso ho fame.

- Noi andiamo a mangiare. - Buon appetito.

Pss... Mi raccomando.

Giuro, la prossima volta che mi fai uno scherzo simile,

ti ammazzo.

Perché lo hai fatto? Te lo ha chiesto Jean? Dimmi la verità.

No, Jean stava così male! A me non piaceva vederlo così.

Ho pensato che potevo controllare il potere.

Lo hai fatto, lo hai controllato. I dottori dicono che stai benissimo.

Due miracoli in due giorni nello stesso ospedale.

Non è stato un miracolo, qualcuno con il mio stesso potere mi ha salvato.

- Che dici? - Poco prima di svegliarmi,

ho sentito un brivido fortissimo, un'energia che mi attraversava il corpo.

Quando ho aperto gli occhi, ho visto uscire qualcuno.

Chi?

Non lo so, non l'ho visto bene.

- Magari era un dottore. - No.

Non era un dottore, da solo non ce l'avrei mai fatta.

Se lo troviamo, potrebbe salvare tuo fratello.

No.

No, no.

Non lo so.

Bella, Massimo!

Andrea.

Di' che hai bisogno di attenzioni. Quando hai bisogno di affetto,

non serve finire in ospedale. - Va bene.

- Però sei pallido, Andrea. Stai bene? - Sì.

- Ti riscaldo? - No, Massimo.

Massimo, sto bene, grazie!

- (Marco) Lazzaro, alzati e cammina! - Ecco l'altro coglione.

Sei venuto anche tu?

Ragazzi, non si litiga.

Vestito così sembri un preservativo usato.

- Quello che dovevano usare con te. - Ragazzi, vi prego!

- No! - Mm, mm.

- Quanto vi piace questa cosa? - A me piace un botto.

Mi siete mancati.

Ciao, Lara.

Volevo sapere come stai.

Ciao, Lara. Volevo sapere come stai.

Ciao, Lara. Volevo sapere come stai.

- Disturbo? - No.

- Ho portato i maritozzi con la panna. - Grazie.

- Accomodati. - Grazie.

Permesso?

Prego.

- Posso poggiare lo zaino? - Certo.

- Studi Economia. - Primo anno.

- Tu? - Io sto ancora al liceo, ultimo anno.

- Sai già che cosa farai dopo? - No, devo ancora pensarci.

Voglio continuare a studiare, mia madre ci teneva tanto.

Anche la mia.

Io non volevo dire qualcosa che potesse turbarti.

- Posso farti una domanda? - Certo.

Tua madre è morta di tumore al polmone?

Sì. Perché?

La gente muore in quella fabbrica.

Mia madre e la tua non sono le uniche.

- È successo almeno ad altre due persone. - Chi te l'ha detto?

L'ho scoperto da sola.

Ho fatto delle ricerche. La figlia di una di loro lo ha confermato.

Non hai detto niente a nessuno? Alla polizia?

Hanno insabbiato tutto. Non ci sono prove.

Le famiglie coinvolte non possono parlare perché pagato il loro silenzio.

- Vogliono pagare anche me. - E tu?

Ho detto che avrei accettato i soldi.

Non puoi accettarli.

Che posso fare?

Sono sola, non ho i soldi per pagare l'affitto, non ho un lavoro.

Se mia madre e la tua sono state uccise, non possiamo lasciar perdere, cazzo!

Stai bene?

Sì.

La madre di un mio amico è poliziotta e mia zia lavora in uno studio legale.

Loro possono aiutarci a fare giustizia.

Non lo so.

È tua madre?

Anch'io ho quella cassetta.

Era sua. Diceva che le metteva allegria.

Anche mia madre lo diceva. Io la odiavo.

Però ora non riesco a non sentirla.

No, dai. (base di "Mamma Maria")

(canta) Un gatto bianco con gli occhi blu.

Era felice quando cantava questa canzone.

(canticchia)

(canzone) Ma-ma-ma, mamma Maria, ma

(canzone) Ma-ma-ma, mamma Maria, ma

(canzone) Ma-ma-ma, mamma Maria, ma

(canzone) Ma-ma-ma, mamma Maria, ma

(canzone) Nel mio futuro che cosa c'è

(canzone) Sarebbe bello se fossi un re

(canzone) Così la bionda americana

(canzone) O si innamora o la trasforma in rana

(canzone) Io muoio dalla curiosità

(canzone) Ma dimmi un po' la verità

(canzone) Voglio sapere se questo amore

(canzone) Sarà sincero, sarà con tutto il cuore.

(campanello)

Arrivo!

- Ciao. - Ciao.

- Ti disturbo? - No, vieni.

L'amministratore mi ha detto che si è rotto un tubo dell'acqua

e si è allagata la cantina. - Ti do una mano.

- No, grazie. - Mi siedo un attimo.

Sì, aspetta.

- Hai saputo di Andrea? - Sì, me l'ha detto Massimo.

Ieri è stato tutto il giorno in ospedale da lui.

Sì, c'era anche Marco.

Ho sbagliato proprio tutto.

Massimo è un bravo ragazzo. Ho sbagliato a sospettare di lui

e soprattutto ho sbagliato...

a pensare male di te.

Io devo ancora sistemare delle cose, però ci sto lavorando.

Il merito è stato anche di Massimo.

È proprio un bravo ragazzo, sì.

Tu sei stata brava con Massimo, proprio brava.

Michela sarebbe orgogliosa di te.

(scatto di serratura)

- Vieni dall'ospedale? - Sì, perché?

Come sta quel ragazzo?

Sta meglio, grazie. Posso andare?

Greta.

Guarda.

Guarda come eravamo.

Sì, eravamo belle, però il passato è passato.

Voglio dirti la verità.

La sera in cui Daniel è stato aggredito,

io gli ho chiesto di venire a prenderti.

Gli avevo detto che non potevo perché avevo da fare.

La verità è che non avevo voglia di uscire.

Ero all'ambasciata.

Avevo lavorato tutto il giorno.

Ero stanca, pioveva.

Ho tenuto questa cosa per me come una vigliacca.

- Non immagini quanto mi faccio schifo. - Mamma...

Greta!

Greta, non è colpa tua.

È colpa mia.

Mi dispiace così tanto.

Se solo potessi tornare indietro, ma non posso!

Non posso.

Amore, ti prego, perdonami.

- Io ti amo così tanto! - Anch'io...

Anch'io ti amo!

- Che fine hai fatto? - Viola, scusa.

- Cerco le cartelle cliniche di mamma. - Che cazzo c'entra tua madre?

C'entra.

Poi tu non sei venuta a scuola oggi.

- Ho saputo che Andrea sta meglio. - Sì, per fortuna.

So che sono una stronza.

Sono una gelosa cronica, lo sai.

Che hai? Devi dirmi qualcosa?

Io non ce la faccio più.

Io e te siamo tanto diversi.

Tu vuoi scappare, vuoi lasciarti tutto dietro le spalle, ma io no.

- Io voglio rimanere qui. - Che cazzo dici?

Hai rivisto quella stronza.

- Te la sei scopata? - No, non me la sono scopata.

Dimmi la verità, te la sei scopata?

Ci siamo baciati.

Come cazzo ti permetti a prendermi per il culo così?

- Da quanto va avanti questa storia? - Non c'è nessuna storia.

- Non prendermi per il culo! - Se tra noi le cose andassero bene...

- Vaffanculo! - Viola...

Vaffanculo!

- Mi dispiace. - Mi dispiace lo dici a quella stronza.

Tu non mi meriti, nessuno mi merita.

Io per te sono perle ai porci. Vaffanculo!

"Massimo Bianchi."

"Simona Bianchi?"

(Simona) "Massimo, amore mio.

(Simona) Oggi compi un anno e vorrei tanto...

(Simona) Oggi è il tuo terzo compleanno.

(Simona) Michela mi ha dato una tua foto. Hai sei anni ormai.

(Simona) Quest'anno vai a scuola.

(Simona) Vorrei accompagnarti come farebbe qualunque altra madre,

guardarti mentre mi saluti

prima di entrare a scuola, ma non posso.

(Simona) Tu nemmeno immagini quanto mi manchi."

- No! - Che cazzo sono queste?

- Dimmi che cazzo sono! - Dovevo buttarle molto tempo fa.

Non me ne frega un cazzo di cosa dovevi fare!

- Tu non sei mia madre! - No, io non sono tua madre.

Io ti ho solo messo al mondo.

Perché non me l'hai detto! Perché mia madre non me l'ha detto!

- Non prendertela con Michela. - Invece sì.

- Mi avete mentito fino ad adesso! - Che cosa sarebbe cambiato?

- Sarebbe cambiato tutto, cazzo! - No.

- Sì, io avevo il diritto di saperlo! - La verità a volte non va detta.

Io non potevo essere tua madre, Massimo!

Non so neanche chi è tuo padre!

Ero talmente fatta che non so chi mi portavo a letto.

Lasciami stare!

I nove mesi che ti ho tenuto in grembo sono stati i più belli della mia vita.

Io per la prima volta ho pensato di avere qualcosa di importante!

Quando sei nato, mia madre e Michela hanno deciso

che non potevo crescerti. Non sarei stata in grado di crescerti.

Tu non sai quanto le ho odiate! Ho smesso di parlargli, sono andata via.

- Non avevo la forza di vederti crescere. - Non mi toccare!

No!

Mi faceva troppo male.

L'unica cosa che sono riuscita a fare è stata continuare a rovinarmi la vita

e scriverti queste lettere, una per ogni compleanno,

però non ho avuto il coraggio di dartele!

C'è voluto del tempo

e non è stato facile, però poi ho capito.

Avevano ragione loro, non potevo farti da madre.

Non toccarmi!

Non toccarmi! Non toccarmi, cazzo!

Mi fai schifo! Hai capito? Mi fai schifo!

Michela è stata la madre migliore che tu potessi avere!

Ti ha amato molto di più di quanto potessi amarti io!

Il resto non è importante!

Massimo! (la porta sbatte)

No!

No!

No, no, no!

No...

Perché mi hai fatto questo?

Mia madre...

Ciao, amore.

Avevo promesso che non ti saresti liberato di me.

Ho sempre cercato di mantenere le promesse, almeno con te.

Stavolta non ci sono riuscita.

Perché non me l'hai detto!

Io forse avrei capito. Saresti stata comunque tu mia madre.

Perché sei stata zitta?

Avevamo deciso così per il tuo bene.

Che cazzo vuoi? Sto parlando con mia madre, quella vera.

Capisci che tutta la mia vita è stata una bugia, che non era vero niente?

Mi ha partorito una tossica di merda

che a cinquant'anni gioca alle macchinette.

Che colpa ne ho io? Non ho chiesto io di nascere.

È la cosa più bella che ho fatto

e la tua vita non è stata una bugia. L'amore di Michela non era una bugia.

Ogni volta che ti cambiava, ti vestiva... Quelle non erano bugie.

Tu hai avuto la madre migliore che potessi volere.

So che lo sai.

So che quell'amore è ancora con te.

Adesso devi ritrovarlo.

Io ho rinunciato a te per darti una vita migliore.

L'hai avuta.

Michela ha fatto di tutto per fartela avere.

Se per te era la cosa giusta da fare, perché mi hai scritto queste?

"Amore mio, oggi sono 17 anni che sei venuto al mondo.

Diciassette anni senza di te.

Stamattina sono venuta davanti a scuola per vederti.

(Simona) Naturalmente ho fatto in modo che tu non te ne accorgessi."

- (Andrea) Auguri! - (Marco) Buongiorno.

(Simona) "Sei diventato così bello!

(Simona) Ma nel tuo sguardo c'è qualcosa, una specie di malinconia.

(Simona) Spero di non avertela trasmessa io,

ma vedo anche tanta forza, quella che so di non aver mai avuto.

Il merito è tutto di Michela e le sono grata per questo.

Sono così orgogliosa di te.

Anche se non lo sai, sei sempre con me, ogni giorno, ogni momento.

Se dovessi morire ora, morirei felice

perché saprei di aver fatto almeno una cosa buona nella vita,

metterti al mondo

e permettere a due anime nobili come la tua e quella di mia sorella

di incontrarsi e viaggiare insieme.

Ti amo tanto, amore mio e ti amerò per sempre.

Tua mamma."

Ci vorrà un po' di tempo,

però andrà tutto bene.

- (Fabio) Involtino primavera! - (Luana) C'è Viola.

- (Fabio) Dove vai? - (Luana) Viola! Aspetta.

- Glielo dici tu o io? - Glielo dico io.

- Ciao. - Ciao.

- Perché queste facce? - Hai visto la tua?

Sara è in ospedale, ha provato a suicidarsi.

- (Deborah) È assurdo. - Noi lo abbiamo saputo ora.

(Luana) L'ha trovata la madre due giorni fa.

- (Luana) Vabbè. - (Deborah) Ci vediamo.

- (Viola) Sì. - Ciao.

(colpi di tosse)

Vado in bagno.

(Renata) Manca la firma del ministero.

Grazie.

- Dove sta andando? - Devo parlare al dottor Liberati.

- Senza un appuntamento, è impossibile. - È urgente.

- Le ho detto che è molto occupato. - Che succede?

- Devo parlarti. - Vieni.

Sabrina, che c'è?

- Non sto bene. - Che significa, scusa?

Ho la tosse.

Non mi passa da giorni e...

Sono un po' spaventata.

Quindi...

Quindi se devi dirmi una cosa per quanto riguarda la fabbrica,

fallo adesso perché si tratta di me.

Non si tratta di Anna o di Michela, Gesù, mi dispiace per loro...

Si tratta di me.

Sono io... Sono Sabrina.

Ho due figli...

Ho paura, quindi dimmi quello che mi devi dire.

- No, la fabbrica non c'entra niente - Mm mm.

Sei stata da un dottore?

- No. - Allora prenotiamo un check-up.

No!

Penso io al dottore.

Penso io al dottore.

Sabrina?

C'è qualche problema?

Vattene.

Sara?

Tu che cazzo fai qua?

Ti ho portato dei dolcetti.

Ehm... Non sono quelli del bar, sono buoni.

Sei venuta per darmi dei dolci di merda? Grazie, ora puoi anche andare.

No, sono venuta per vedere come stai.

Come sto?

Vuoi sapere come sto?

Perché? Io e te non siamo amiche, anzi.

Comunque sto di merda. Immagino che tu sia contenta.

Non sono contenta.

Sara, lo so.

Magari sembra poco, ma...

- Secondo me non hai fatto tu quel video. - Ah, sì?

Perché?

Perché non ne hai bisogno.

Perché sei bella,

hai un ragazzo perfetto, sei sempre stata circondata da amici.

A scuola ti invidiano tutti.

Anch'io ti invidio.

Sarei sempre voluta essere come te, Sara,

non invisibile come me.

Infatti non ho fatto io quel video!

Io non so come cazzo sia possibile, ma quella persona non sono io

e nessuno mi crede.

- Io ti credo. - Allora mi sa che sei l'unica.

Io non torno a scuola.

Ho detto ai miei di cambiare.

Come cazzo torno là dentro, con tutti che mi guardano, mi giudicano?

Mi dispiace, Sara.

Nessuna mia amica è venuta a trovarmi, neanche una.

Tu invece sì.

Ti lascio riposare e spero di rivederti a scuola.

Lin.

Sei bella.

Non sei invisibile come dici.

- Ciao. - Ciao.

- Che fai qui? - Ehm... Volevo vedere come stava Andrea.

Ah! Bene, lo dimettono stasera.

- Meno male, sono contenta. - Davvero?

Non credevo che tenessi così tanto a mio fratello.

No, Andrea è diverso dagli altri.

Ha un'anima... speciale e un cuore grande.

Sì, grande, ma fragile

ed è troppo buono per questo mondo di merda.

Forse hai ragione,

ma... è proprio questa la sua più grande forza, no?

Essere diverso dagli altri.

- Posso salutarlo? - Lo stanno visitando ora per dimetterlo.

Okay, allora salutamelo tu.

Dovresti sorridere più spesso.

Quando ridi sembri un'altra. Ti si illuminano gli occhi.

- Ciao, Lin. - Nicola?

- Ho appena visto Sara. - Che c'entra Sara?

- L'hanno ricoverata. - Che cosa?

- Ha tentato il suicidio. - Dove sta?

Medicina generale.

Ciao, Sara.

Come stai?

Se ti fosse fregato qualcosa, saresti venuto a trovarmi.

Sono uno stronzo, scusami, ma non pensavo che facessi una cazzata così per me.

- Una cazzata così? - Sì, una cazzata così.

- Ti rendi conto di quello che ho passato? - Tu, di quello che ho passato io?

Pensavo che mi amassi e in un attimo sono diventato il cornuto della scuola.

Sei veramente uno stronzo.

Mi dispiace che tu abbia sofferto tanto, mi dispiace,

però dopo mezzo secondo ti sei scopata un'altra.

Mi dispiace che tu abbia passato questa sofferenza atroce!

- Senti... - No, senti tu.

Io quel video di merda me lo porterò dietro tutta la vita.

Non solo ora non ho più un ragazzo,

ma non ho più neanche gli amici perché non posso più tornare a scuola.

Sai una cosa?

Hai fatto bene a venirmi a parlare perché mi hai aperto gli occhi,

perché gente di merda come te, come voi

non la voglio nella mia vita, non ne ho bisogno.

Tu lo capisci che io ti amo?

Dovevamo dirci queste cose prima.

Io ti voglio bene

e ci sarò sempre per te,

ma non ti amo più.

Promettimi di non farti mai più del male.

Promettimelo, Sara.

Io non riesco a rinunciare a te.

Però se questa è la verità, l'accetto.

Torna a scuola.

Il primo che fiata gli spacco la faccia.

Qual era l'armadietto di mamma?

Povera ragazza.

Mia madre ha lavorato qui per molti anni,

per permettermi di studiare.

Chiunque avrebbe odiato questo posto,

ma lei no, lo amava.

Sapete perché?

Perché aveva delle colleghe come voi.

Vieni qua, amore.

- (Riccardo) I maschi sono tornati. - Ciao!

- Ciao, mamma. - Ragazzi, stasera scatta la carbonara.

- No, ancora la carbonara? No, ti prego! - Non insistete.

- Vi preparo la mia carbonara. - (Riccardo) Grazie, come siamo felici!

- Però i ragazzi proponevano una pizza. - Eh!

- La pizza? - Consegno io.

- Deformazione professionale. - No.

La tua carbonara è la più buona del quartiere.

- Palazzo? - Pianerottolo?

- (Nicola) Era per dire. - (Riccardo) Va bene.

Ti aiuto a preparare la tua meravigliosa carbonara.

- Che caro! - Io votavo per la pizza.

- Ti tiro un uovo! - No, ci serve.

- Abbiamo tutto? - Sì, metto su l'acqua.

Tieni. Formaggio... (colpi di tosse)

Tutto bene?

(Riccardo) Va bene, abbiamo tutto.

(Riccardo) Se era una scusa per farmi cucinare, bastava dirlo.

- Tutto okay? - (Sabrina) Sì.

- (Andrea) Sicura? - Sì.

- (Andrea) Che posso fare? - Intanto togliti la giacca.

- Che fai con il giubbotto qui? - Comunque la pizza era la pizza.

Vabbè... Carbonara, dai.

(Riccardo) Parmigiano o pecorino?

- (Nicola) Pecorino ovviamente. - (Riccardo) Se mamma dice parmigiano...

(Nicola) È colpa mia. Vabbè, l'acqua bolle?

(voci indistinte)

(Riccardo) Io non so fare la carbonara.

(Nicola) Mamma, vieni? Papà non sa fare la carbonara!

(Nicola) Mamma, sbrigati, abbiamo fame!

Viola?

Viola? Marco?

(vibrazione da cellulare)

(tuono)

(tuono)

(Massimo) Chi riceve un dono importante non può rifiutarlo o fingere di ignorarlo.

(Massimo) Noi abbiamo ricevuto questo dono.

(Massimo) Non sappiamo da chi né perché,

ma sappiamo che dobbiamo usarlo nel modo migliore.

(Massimo) Insieme, uniti come mai.

(Massimo) Il nostro dono è la luce,

la luce che illuminerà il nostro cammino e ci aiuterà a capire cosa è giusto

e cosa non lo è

e che forse spingerà qualcun altro a seguirci.

(Massimo) Una cosa è certa.

(Massimo) Chiunque lo farà, non se ne pentirà.

(Massimo) Perché noi...

(Massimo) Noi siamo leggenda.

(canzone) Vivo finché l'anima mi prenderà fuoco

(canzone) Quando sono freddo, mi riscaldo da solo e noi

(canzone) Degli eroi vestiti d'amore e di odio

(canzone) Se ho paura, so che sono vivo e non morto, però ho capito

(canzone) Che le leggende non sono per sempre

(canzone) Forse sbaglierò tutte le strade

(canzone) E non so se terrò l'equilibrio prima di cadere

(canzone) Io sarò uno come noi

(canzone) Questi vecchi muri sembra che non hanno età

(canzone) Siamo fiori in mezzo al cemento e forse un po' lo siamo da sempre

(canzone) Io che sono un punto perso in questa città

(canzone) Che non mi ha mai dato niente

(canzone) E che mi chiedo da sempre chi verrebbe a cercare uno come noi.

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