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(Charlotte) Andrà tutto bene.
(canzone) Vivo finché l'anima mi prenderà fuoco
(canzone) Quando sono freddo, mi riscaldo da solo e noi
(canzone) Degli eroi vestiti d'amore e di odio
(canzone) Se ho paura, so che sono vivo e non morto, però ho capito
(canzone) Che le leggende non sono per sempre
(canzone) Forse sbaglierò tutte le strade
(canzone) E non so se terrò l'equilibrio prima di cadere
(canzone) Io sarò uno come noi
(canzone) Questi vecchi muri sembra che non hanno età
(canzone) Siamo fiori in mezzo al cemento e forse un po' lo siamo da sempre
(canzone) Io che sono un punto perso in questa città
(canzone) Che non mi ha mai dato niente
(canzone) E che mi chiedo da sempre chi verrebbe a cercare uno come noi.
È bellissima casa tua.
Dici? A me sembra una casa da vecchi.
Vieni a casa mia e poi ne riparliamo.
Grazie.
- Vuoi vedere la mia stanza? - Che cosa?
Andiamo.
- Vieni. - Sì.
Ecco la mia stanza.
- Togli le scarpe. - Sì.
Metti il bicchiere sul tavolo.
È il mio mondo.
È molto bello.
Però questi devo decidermi a buttarli.
Sono brutti, no? Da ragazzina.
- A me piacciono. - Sì?
Soprattutto questo.
Sono contenta che ti piace. È il mio preferito.
Si chiama Manù.
Ehm...
Senti...
I miei sono fuori città per un evento di beneficenza.
Se vuoi, puoi rimanere qua.
- Vuoi? - Sì.
Io vado un attimo di là
e... tu mettiti comodo.
(in spagnolo) La mia casa è la tua casa.
Vado.
(canzone) È così che mi volevi davvero
(canzone) Davvero
(canzone) Il tempo sa
(canzone) Viziarmi come se avessi
(canzone) Qualcosa da
(canzone) Rimpiangere
(canzone) Rimpiangere, rimpiangere
(canzone) Dimmi qualcosa che faccia effetto
(canzone) Che possa portarmi via
(canzone) Da quello che sono io.
È tuo fratello?
Sì. Sì, è lui.
È l'ultima foto che abbiamo fatto insieme.
Non ci è mai piaciuto farci fotografare.
Mi dispiace, non volevo metterti in imbarazzo.
(canzone) Credimi
(canzone) Fossi invincibile
(canzone) Sarà andata via da qui
(canzone) Non è così
(canzone) Che immaginavo gli attimi migliori.
(vibrazione da cellulare)
È una follia.
Dei ragazzi della tua età! Ma perché?
Signora.
- Come sta? - Deve essere operato.
Lo stiamo portando in sala operatoria.
- Si rimetterà? - Non posso sciogliere la prognosi
finché non abbiamo il risultato dell'operazione.
Mi faccio vivo io appena possibile.
- Coraggio. - Grazie. Jean!
Dove cazzo sei!
(vibrazione da cellulare)
(canzone) Arrivare lontano, era quello che volevo
(canzone) Una vita normale, nel bene e nel male.
(squilli di cellulare)
No, ti prego, non rispondere.
(squilli di cellulare)
(canzone) Una vita normale.
- (Massimo) Dove mi porti? - (Viola) Vai. Okay, fermati qua.
(sottovoce) Vieni. Dai!
- No, sarà casa di qualcuno. - Che ci importa?
(Massimo) Ammazza che bello qua!
Bisturi.
(Giuseppe) Ora... vedo tutto, Jean.
(Giuseppe) Vedo che padre di merda sono stato.
(Giuseppe) Quanto poco ti ho fatto capire l'importanza che tu hai per me
e vedo quanta sofferenza ti ho dato.
(Giuseppe) Non ho mai creduto in te, non ho mai creduto che tu avessi talento.
(Giuseppe) Volevo che diventassi come me, ma per fortuna non è successo
perché tu sei il meglio di me, lo sei sempre stato.
(Giuseppe) Almeno ti ho abbracciato dopo il concerto.
(Giuseppe) È la cosa più importante che ho fatto nella vita.
(Giuseppe) Ti prego, ricordami come il padre
che ti ha dato almeno un abbraccio e perdonami, se puoi.
Arresto cardiaco, defibrillatore!
(Giuseppe) Non ho mai capito cosa è davvero importante.
Libera!
(Giuseppe) Sei solo tu l'unica cosa che conta, figlio mio.
- Ancora! - (Giuseppe) Mio unico grande amore.
(Viola) Da piccola ci venivo con mio padre.
Era bellissimo prima. Ora è tutto abbandonato.
- Sai come ho imparato a nuotare? - No, dimmi.
Siamo andati al largo.
Mi ha buttato in acqua e ha detto: "Nuoti o affoghi".
- Ammazza! - Così ho imparato.
Non avevo paura perché sapevo che c'era lui, sempre.
Poi un giorno se n'è andato per colpa di quella stronza di mia madre.
- Mi dispiace. - A me non più.
Fanculo mio padre, fanculo questo posto del cazzo e fanculo tutti!
Io voglio andarmene da qua. Ricominciamo da zero.
Come faccio? Ho tutto qua. Ho la scuola, i miei amici, mia zia.
Non ti è mai fregato un cazzo di tua zia.
Poi che ci importa? Facciamo come ci pare.
Abbiamo una sola vita. Io non voglio sprecarla.
Ce lo meritiamo.
Aspetta, non qui.
Ti dico io che vuol dire amare.
- Che vuol dire? - Zitto, cazzone!
- Cazzone? - Vieni.
Mortacci tuoi!
- Aspetta! - No, non aspetto niente. Dove andiamo?
Fermati!
- Viola, che fai? - Secondo te?
Sei bella.
Nella piscina?
- Sì. - Sarà gelida.
Puoi scaldarla per me.
- Com'è? - Perfetta.
Non vieni?
Ti amo.
Anch'io.
- Avverto i miei o si preoccupano. - Va bene.
Vado un attimo in bagno.
Greta? Mi ha chiamato Jean.
Jean?
Cazzo!
Ha provato a chiamare anche me.
(Gabriele) Allora? Hai pensato a quella cosa della cena?
Che dici?
- Mi lasci stare, per favore. - Oh-oh-oh!
Adesso mi dai del lei?
Così possiamo parlare dell'aumento di stipendio, eh?
(Gabriele) Dai!
- Ci pensi, mm? - Complimenti.
- Per cosa? - Che cazzo fai?
- Che cazzo vuoi? - Mi fai schifo.
Ah, sì? Bene. Sei licenziata, vattene.
Andiamo, Aisha. Aisha?
Comunque stavo scherzando.
Jean! Che è successo?
È stato accoltellato, dopo il concerto.
Sta morendo!
Ti prego, salvalo, aiutalo!
- Fai qualcosa, porta indietro il tempo! - Jean, non posso!
- Giuro, non posso! - Devi!
L'ho appena fatto. Jean, l'ho fatto e non è servito!
È successo troppo tempo fa, scusa.
(Greta) Jean, ti giuro...
Stavi scopando con questo stronzo, per questo non hai risposto!
Se mio padre morirà, sarà anche colpa tua.
- Jean, ti prego... - Vattene!
No! Scusami...
Scusa.
(Greta) Ti prego, perdonami! Ti prego!
Non è stata colpa tua.
Greta, aspetta.
- È stata colpa mia. - Invece sì.
È stata colpa mia.
Ti ho detto io di non rispondere.
Io... non posso salvare il padre di Jean, non posso salvare mio fratello!
Che cazzo di potere è questo!
- (Riccardo) Allora? - Ehi?
- Dove sta? - Lo stanno operando.
Oh!
- Andrea, non vieni? - Sì, arrivo.
- Stai bene? - Sì.
Andiamo.
Aspettate qua.
- Signora Liberati? Salve. - Salve.
Sono Sabrina Ravenna, lui è Riccardo. Lavoriamo per suo marito.
- Come sta? - Non si sa, lo stanno operando ora.
Provo a cercare qualcuno per sapere qualcosa di più.
(Sabrina) Mio figlio viene qui da quando è piccolo.
Conosciamo tutti i medici e... se possiamo aiutare.
Grazie.
- (Riccardo) Vieni. - (Nicola) Sì.
- (Marco) Ciao. Ehi, ciao, Andrea. - Ciao, Sabrina.
Ohi, Bea.
- Signora Liberati. - Sì.
- Beatrice Nenchi, ispettore capo. - Piacere.
Ciao. Posso farvi delle domande?
Sì.
Io non c'ero, c'era solo mio figlio.
- E... chi vi ha aggredito? Quanti erano? - Quattro.
- Hanno tentato di rapinarvi? - Sì, mio padre si è opposto,
due di loro hanno tirato fuori il coltello e lo hanno accoltellato.
- Sei riuscito a vederli in faccia? - Sì.
- Quanti anni avevano più o meno? - Un po' più grandi di me.
Venti.
- Sapresti riconoscerli? - Sì.
Li avevi già visti prima?
No.
Scusate, devo andare in bagno.
Mi dispiace, comunque noi...
cercheremo di fare del nostro meglio.
Ciao, Jean.
Greta?
È arrivata in ritardo, non può più fare niente.
- Ciao. - Ciao.
- Vado dai colleghi del presidio. - Ciao, a dopo.
Sì.
Jean, mi dispiace.
Non è stata colpa di Greta. Lei voleva rispondere, io l'ho fermata.
- Che cazzo vuoi? - È stata colpa mia.
Io ti odio.
Hai capito? Vi odio.
- Tu non sali? - No, gli ospedali mi mettono angoscia.
- Va bene. - Ti aspetto?
No, vai a casa.
Stronzo.
- Ehi. - Ciao.
- (Marco) Viola? - Mi ha accompagnato ed è andata a casa.
- Che dicono i dottori? - Papà ha chiesto, ma non dicono niente.
Mamma, tieni.
Grazie.
Signora.
- Come sta? - L'operazione è finita,
però ci sono state delle complicazioni. Lo abbiamo portato in Terapia Intensiva.
- Si salverà? - Ci vuole tempo per dirlo.
La ferita era profonda e l'emorragia interna era estesa,
però è un uomo molto forte. Vi aggiorno appena possibile.
Grazie.
Mamma. Ti senti meglio?
Ho mangiato.
Questa è una bella notizia.
Tu hai mangiato? Studi, lavori, vieni qua.
Quante cose fai! Dovresti prenderti un po' di tempo per te.
Non so stare ferma, lo sai. Poi lo dicevi sempre quando ero piccola.
"Chi si ferma è perduto." Io non voglio perdermi.
Non crescere in fretta.
Che facevi con il telefono?
- Abbiamo fatto tante cose belle io e te. - Ah! Firenze.
Appena guarisci dobbiamo tornarci.
Tu devi tornarci, comunque, con o senza di me.
Per te e anche per me.
Perché la vita è una e se la perdi, nessuno te la restituisce.
Sì, ma io a Firenze voglio andarci solo con te.
Quelli della fabbrica hanno offerto un risarcimento per la malattia.
Io ho deciso di accettare.
Sono tanti soldi.
Mamma...
Avevi ragione.
Sono andata dalla figlia di Ornella Pisano.
Li hanno pagati, è colpa della fabbrica.
- Sei andata da loro senza dirmi niente? - Non volevo farti preoccupare.
- Chi altro lo sa? - Soltanto Sabrina.
- Sei sicura? - Certo.
Io e te non siamo nessuno, come Michela, come Ornella.
- Se li denunciamo, non cambia niente. - Non è vero.
Invece sì. Sei troppo intelligente per non capirlo.
L'unica cosa da fare è accettare i soldi e tu li accetterai.
No, io voglio che tu esci di qui e troviamo una soluzione insieme.
Anch'io vorrei uscire da qui e trovare una soluzione insieme a te.
Io ce la metterò tutta per guarire,
ma tu promettimi che accetterai quei soldi e farai qualcosa di bello per te.
Mamma...
Promettimelo.
Io devo sapere che quando non ci sarò più, tu avrai qualcosa.
Fammi un sorriso.
Come sei bella quando sorridi.
Per una figlia così vale la pena vivere.
Grazie.
(Nicola) Oh.
- (Nicola) Come sta Gin, ci hai parlato? - Jean.
Vabbè, è uguale.
(Andrea) Come vuoi che stia?
(Nicola) Che situazione di merda!
Se suo padre muore, è un macello e non solo per lui.
- In che senso? - Mamma e papà possono perdere il lavoro.
- Perché? - Si sente continuamente.
Cambia il capo, gli operai vengono messi in cassa integrazione e poi licenziati.
- Proprio adesso che papà è stato assunto. - Non è detto che succeda.
Infatti. Che cazzo vado a pensare? No, non succede.
Che cazzo di freddo, Andrea.
Torniamo a casa?
Tu vai, io resto un altro po'.
- Qui non possiamo fare niente. - Giuseppe ha bisogno di me.
Riccardo!
Ti prego, non te ne andare.
Io ti amo. Lo capisci?
Okay.
- Buonasera. - Salve.
Dai.
Hai notizie?
Vedrai, andrà tutto bene.
Hai parlato con tuo fratello?
Non ancora.
Me ne occuperò io.
Al momento opportuno avviserò lui e il Consiglio di amministrazione.
Io non credo che sia necessario.
Poi opportuno per chi?
Per l'azienda e per la tua famiglia.
Ti sembra il momento di parlare di certe cose?
- Mio padre vivrà, chiaro? - Senta, dottoressa.
Io non credo che sia il caso.
Renata...
È meglio se ci lasci soli.
Se hai bisogno di qualcosa, non esitare a chiamarmi.
Arrivederci.
Grazie.
Sono venuta per una persona e...
Sono passata per vedere come sta sua madre.
Male e sappiamo di chi è la colpa.
Questo atteggiamento non giova a nessuno, tantomeno a sua madre.
- Ha parlato con lei? - Sì.
Abbiamo deciso di accettare l'offerta.
Bene.
Mi occuperò di tutto io. Voi non dovete preoccuparvi di nulla.
Mi saluti sua madre.
(Massimo) Perché Greta non è tornata indietro nel tempo?
Perché lei e Andrea sono arrivati troppo tardi.
Greta non può salvare il padre di Jean, ma io posso salvarlo.
- Ti prego, non dire cazzate. - Sta troppo male.
- Tu rischieresti di morire. - Non è detto.
Ti prego, non dirlo neanche per scherzo.
Se riuscissi a controllare il potere, a usarne poco,
quello che serve per salvarlo? - Da quando sai controllarlo?
Lo hai usato per salvare tuo fratello e per poco non morivi.
Perché devi rischiare di morire per salvare Liberati?
- Tu non c'entri con questa storia. - Invece sì!
Se fossimo arrivati prima, non sarebbe morto!
- No, sono stronzate. - Non sono stronzate!
Andrea.
Ascoltami. A me dispiace per Jean, okay?
Io so che vuol dire perdere un genitore, ma non voglio perdere anche un amico.
Perciò basta, il discorso finisce qui.
Chiaro?
Dai, Andrea, non farci preoccupare. Ti prego!
- Marco, io ho finito. Vieni con me? - No, resto con loro.
Massimo?
- Viola dov'è? - Non lo so, sarà tornata a casa.
- Chiama, se succede qualcosa. - Ciao, mamma.
- Ciao. - (Marco) Buonanotte.
Vabbè, io ho fame.
- Prendiamo qualcosa alla macchinetta? - Sì, ottima idea.
Andiamo!
Andrea, non vieni?
No, no.
Va bene.
Jean. Posso?
Quei ragazzi cercavano me, volevano vendicarsi di me.
Io dovevo proteggere lui.
Non è vero che ti odio.
Odio me stesso perché è colpa mia.
Jean...
Non è colpa tua.
Se muore?
Come faccio? Non sono pronto.
Non posso vivere senza di lui.
Non morirà.
Scendiamo, tua madre ha bisogno di te.
Mamma? Mamma!
Piano. Che succede, mamma?
Piano.
Se vuoi salutare tuo padre, fallo ora.
Jean!
- Andrea, che fai qua? - Fammi entrare con te, ti prego.
Anch'io ho un potere.
Che cosa? Che cazzo dici?
Posso salvarlo.
Davvero?
Sì. Sì, ce la posso fare, credimi.
Perché vuoi farlo?
Perché sei mio amico.
Mi piace questo giubbotto. È vera pelle?
Sì, ma non toccarmi.
- Eccole. - Grazie.
- Grazie. - (Massimo) Andrea?
Non stava con voi?
- Andiamo a cercarlo? - Sì.
(sottovoce) Non dirmi che quel coglione lo ha fatto!
- Grazie, amore. - Prego, mamma.
Mamma.
- È giorno? - No.
Sono le tre di notte, dormi.
È tutto chiaro.
Che dici, mamma?
Mamma!
Mamma...
Mamma!
Mamma!
Aiuto!
Aiuto!
Aiuto, per favore!
Non so che succede! Fate qualcosa.
Signora Petrescu? Porta fuori la ragazza!
- No, no! - Deve uscire.
- Non può stare qui. - No...
- Adrenalina subito! - Mamma!
Papà! Papà!
Ciao...
Va tutto bene.
Andrea, stai bene?
Sì...
Si è svegliato. I medici dicono che i valori sono stabili.
È fuori pericolo. È un miracolo!
Oddio...
Oh!
- Come stai? - Sto bene.
- Sicuro? - Sì.
- Siediti. - Sto bene.
- Hai dolori? - No.
- Giura che stai bene? - Siete peggio di mia madre?
Giuro che sto bene.
Siete contenti?
Ce l'hai fatta.
- Mi ero addormentato. - Lo vedo.
Che c'è, papà? Tutto bene?
Hanno usato il potere, l'ho sentito.
Stavolta era vicino, molto forte.
- Quanti credi che siano? - Non lo so.
- Però stanotte era diverso. - In che senso?
Non so spiegartelo, diverso.
Adesso dormi, figlio mio.
Su. Ci penseremo domani.
Buonanotte.
Incredibile, Andrea ce l'ha fatta.
- Capisci il potenziale di questa cosa? - No. Che intendi?
Se Andrea ha controllato il suo potere, possiamo riuscirci anche noi.
Vuoi dire che forse siete più forti di quello che sappiamo?
Non so se questa sia una buona o una pessima notizia.
Andrea!
(Andrea) Papà, dammi un attimo.
- Io non so come ringraziarti. - Non devi, lo avresti fatto anche tu.
No.
Tu sei migliore di me. Grazie.
- Ciao. - Ciao.
Andrea! Greta è una ragazza fortunata.
Arrivederci.
(squilli di cellulare)
- Jean! - (Jean) Greta?
È salvo.
- (Jean) Mio padre è salvo. - Oddio...
- Non sai quanto sono felice per te. - È stato Andrea.
- Lo ha salvato lui. - Andrea? Come sta?
- Passamelo. - È appena andato via.
- Sta bene? - (Jean) Sì, sta bene.
- Sei sicuro? - (Jean) Sì, sì.
Greta...
Andrea è il ragazzo perfetto per te.
- Grazie, Jean. - (Jean) Ciao.
(inspira)
(squilli di cellulare)
Il telefono.
Ragazzi, rispondete al telefono?
Coglione, voglio dormire. Ti squilla il telefono.
È la Thunberg, rispondi. Andrea?
Andrea?
Papà, fermati! Andrea!
- Andrea! - Andrea! Ehi, amore!
Andrea!
- (Riccardo) Per favore, rispondi. - (Nicola) Dai, portiamolo in ospedale!
(Nicola) Andrea! Svegliati!
- (Sabrina) Corri! - (Nicola) Andrea!
- (Nicola) Papà, sbrigati! Dai, dai! - (Sabrina) Andrea, svegliati!
(Nicola) Andrea!
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