All language subtitles for Noi.Siamo.Leggenda.1x09.Episodio.9.iTALiAN.1080p.AMZN.WEBRip.AAC.x265-Pir8

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Original subtitles

- Che ti ridi? - Pensavo a come eri un paio di mesi fa

e a come sei ora. - Come sono ora?

Nudo.

- Sei meglio. - Merito tuo, immagino.

Ovvio.

Voglio fare un nuovo colpo

e poi andarmene da qui, insieme a te.

- Dove? - Dove vogliamo.

Che c'è, non ti va?

Marco? E tua madre?

Quei due stappano una bottiglia.

Deborah? Luana?

- Non ti frega niente neanche di loro? - Come a loro non frega un cazzo di me.

Finita la scuola, finiti i giochi. Ognuno per la sua strada.

È così che va la vita.

Prima lo capisci, meglio è.

Ce ne andiamo a New York o a Hollywood.

Altro che effetti speciali, con i tuoi poteri saresti una star.

- Che c'entra Hollywood? - Vabbè, si fa per dire.

Comunque avresti il successo che meriti.

Io non lo voglio.

Io ho ancora paura di toccare le persone.

Tu sei l'unica che non ho paura di abbracciare.

Sì, però adesso lo controlli, no?

Poi non è mai successo niente.

Chi ti dice che non succederà mai niente?

Io non voglio questo potere, Viola. A me fa paura.

Però se stai con me, non succede niente.

(canzone) Vivo finché l'anima mi prenderà fuoco

(canzone) Quando sono freddo, mi riscaldo da solo e noi

(canzone) Degli eroi vestiti di amore e di odio

(canzone) Se ho paura so che sono vivo e non morto, però ho capito

(canzone) Che le leggende non sono per sempre

(canzone) Forse sbaglierò tutte le strade

(canzone) E non so se terrò l'equilibrio prima di cadere

(canzone) Io sarò uno come noi

(canzone) Questi vecchi muri sembra che non hanno età

(canzone) Siamo fiori in mezzo al cemente e forse un po' lo siamo da sempre

(canzone) Io che sono un punto perso in questa città

(canzone) Che non mi ha mai dato niente

(canzone) Che mi chiedo da sempre chi verrebbe a cercare uno come noi.

- Che cazzo hai fatto? Sei impazzita? - Zitta e ferma.

Non svegliamo tuo fratello

e non ti permettere perché quella impazzita sei tu.

Da dove è uscita questa?

Da dove cazzo è uscita questa.

- Me l'ha regalata Massimo. - Te l'ha regalata Massimo?

- È un oggetto rubato al compro oro. - Io che ne so?

- Non gli ho chiesto dove l'ha presa. - Sai che potrei farti arrestare?

Arrestami, non aspetti altro!

Si tratta di rapina con scasso. Sai che rischi la galera?

Non so di che cazzo parli.

Come fondete il metallo così velocemente?

- Dimmi come cazzo fate! - Non lo so.

Io e Massimo non c'entriamo niente con questa storia!

Se non riesci a trovare il colpevole, prenditela con te stessa, non con me!

Io ti ho dato una possibilità.

D'ora in poi ti assumi la responsabilità per tutto quello che fai.

(Massimo) Sono le quattro di notte. Ho sonno, voglio andare a dormire.

- Le ho fatto un regalo, che problema c'è? - (Beatrice) Nessuno,

però questa collana è stata rubata.

Non puoi arrivare in piena notte e fare queste accuse.

Le rapine sono iniziate sotto Natale,

e proprio a Natale tu hai riempito di regali i tuoi amici.

- Li ho fatti con i soldi di mamma. - (Beatrice) Basta con queste cazzate!

Io voglio aiutarti, ma se continui così, come faccio?

Dice la verità. Mia sorella gli ha lasciato dei soldi

e io gli ho dato questa collana. Era di mia madre e l'ho regalata a lui.

Mi stai dicendo che tua madre aveva una colla identica

a quella rubata al compro oro?

Perdonami, è veramente incredibile!

Voglio solo vedere.

- Dove vai? - È casa mia, posso muovermi?

Certo, figurati.

Mi dici la verità?

È questa la verità.

(Beatrice) Guardami.

Se te li rubassero e li vedessi addosso a me,

penseresti che sono una ladra?

Guarda, sembrano i tuoi.

Capisco che sia preoccupata per tua figlia e trovare quella collana

ti ha fatto pensare chissà che, ma ti stai sbagliando.

Massimo non ha fatto niente.

Io spero che sia così, per lui soprattutto.

Comunque grazie, buonanotte, conosco la strada.

No, tu adesso mi dici la verità.

Io ho trovato la collana a un mercatino.

Pensavo che fosse finta.

Poi ho visto il marchio dell'oro e ho capito che era rubata.

L'ha capito anche Viola, però non potevamo dirlo a sua madre.

- È una poliziotta. - Ma che giri stai frequentando?

Non frequento nessun giro! Volevo farle solo un regalo.

Ci tieni proprio a Viola, eh?

- Sì. - Ecco, allora...

Se anche lei tiene a te, non c'è bbisogno di farle regali costosi.

L'amore vero non guarda i soldi, non ha bisogno di queste cose.

Credimi.

Posso andare a dormire?

Grazie.

(scatto di serratura)

Ho sentito Massimo. Bella figura di merda, grazie.

- Sei contenta adesso? - No, non sono contenta.

Sarò anche una pessima madre, però sono un buon poliziotto.

Lo so benissimo. Tu, Simona e Massimo mi state raccontando una marea balle.

Pensala come vuoi, è inutile parlare con te.

Perché non vuoi capire che io sto cercando di proteggerti?

- Di proteggermi? - Sì.

Tu mi stai rovinando la vita! Ecco che stai facendo!

Allora per farla pagare a me, tu vuoi buttare la tua vita nel cesso?

Ti credi così importante?

Quanto vorrei che fosse così!

Non è vero.

A te non è mai fregato un cazzo di me!

Quella collana non l'ho rubato io e non ti ho chiesto io di nascere, cazzo!

Quindi vaffanculo!

(Marco) Viola...

Mamma...

Mamma!

Oh, che sta succedendo? Sono le cinque di notte.

Che sta succedendo!

- Torniamo a casa che fa freddo? - Io a casa non torno.

- Dai, Viola. - Ho detto che non ci torno!

A me dispiace per quello che è successo, però mamma ti vuole bene, Viola.

Non è vero, non le frega un cazzo di me.

A nessuno frega un cazzo di me,

neanche a papà.

Diceva di volermi bene, ma se mi vuoi bene, non mi lasci da sola.

Io ti voglio bene, Viola.

- Restiamo qua? - Mm.

(Lin) Ciao, Nicola. Sono io.

Tu sei tutto quello che ho sempre sognato.

Io sono diversa, non sono come sembra.

La ragazza che hai conosciuto era...

È falsa, non esiste.

Ho fatto cose orribili di cui mi vergogno tantissimo.

Ehm...

Sono sicura che se dovessi conoscermi per quello che sono,

non potrei mai piacerti.

Quindi...

Penso che sia meglio chiuderla qui.

Mi dispiace tantissimo!

Arrivo.

- Dai, vieni giù a dare una mano. - Okay.

- Che hai? - Niente, perché?

- Sei strano. - Muoviti, mamma ha bisogno di aiuto.

Va bene.

Marco.

Marco, ti devo parlare.

Strano.

Ho provato a chiamare Viola, ma non mi risponde.

- Che è successo a casa vostra? - Se non ti risponde, non vuole parlarti.

Tieni, non voglio i regali da un ladro.

Marco, per favore, ascoltami.

Ho fatto delle cazzate.

Me ne sono accorto ora che è tardi e le ho fatte anche con Viola.

Non so come uscire da questa situazione.

Ti prego... Ti prego, dammi una mano, per favore!

Per favore! Te lo chiedo per l'ultima volta.

Ehi?

Sabrina!

- Possiamo parlare? - Sì.

È... Una cosa una po' delicata.

- Andiamo nel mio ufficio. - No, va bene qua.

Io... È solo che non...

Non so come dirtela, non....

Mi sembra una follia.

- Sabrina, puoi dirmi tutto. - Sì, lo so.

Sai che Anna Petrescu e Michela si sono ammalate di tumore ai polmoni.

- Certo. - Okay.

Però Anna sostiene che sia... per colpa della fabbrica.

- Te l'ha detto lei? - No, la figlia, però attualmente...

Io non so se crederci. Sì, lo so.

È una follia.

Senti, io non credo a questa cosa, però...

Però se ne sentono tantissime, quindi...

Tu hai tanto da fare, non puoi controllare tutto, solo...

- So che non è così. - Sabrina, hai fatto bene a parlarmene.

Il punto è che...

Come sai in questa azienda si maneggiano sostanze tossiche

che richiedono elevati standard di sicurezza.

Dopo la morte di Michela è stato ricontrollato tutto

ed è risultato in ordine tra protocolli di sicurezza,

qualità dei prodotti, areatori.

Tutto è risultato in ordine.

Mi togli un peso.

Sabrina, io in questa azienda...

- Io ho investito tutta la mia vita. - Lo so.

Lo so! Ti prego, io...

Io ti chiedo scusa, non avrei dovuto dire una cosa del genere.

- Ti prego, non... Mi dispiace tanto! - Tu non devi chiedere scusa.

Non hai niente da scusarti.

È solo che sono...

Sono solo un po' emotiva per quello che è successo a Michela.

Io ho visto Anna in ospedale! È stato terribile.

Sono solo un po' stanca!

Sono un po' stanca...

e spaventata.

Buongiorno.

Simona!

- Nunzio è nel suo ufficio? - No, è in sala riunioni.

- Grazie. - Simona!

"Il giudice dichiara inammissibile l'ordinanza motivata se l'impugnazione..."

Nunzio.

Devo chiederti un favore.

Ultimamente ho avuto delle spese impreviste.

Ehm...

Però io ti assicuro che te li restituisco entro poco tempo.

Posso fidarmi? Perché ultimamente chiedi, ma poi...

Non so se resisto così tanto, però...

Quasi quasi vengo a trovarti stasera.

D'accordo?

D'accordo?

D'accordo.

Ti accompagno.

(Giuseppe) Se questa storia inizia a circolare tra le operaie, è finita!

Perché Sabrina è venuta da te? Pensi che voglia dei soldi?

Che c'entra Sabrina? Il punto è un altro.

La Petrescu pensa di essersi ammalata qui. Perciò non accetta la nostra offerta.

- Vuole farci causa! Non lo capisci? - Calmati.

Questo serve soltanto a peggiorare le cose.

Se ci denunciasse, non otterrebbe nulla. Ho pensato anche a questo,

ma non accadrà. Alla fine accetterà, come tutte.

Renata, tu mi fai paura.

Non ti frega niente che sta morendo un'altra donna?

Certo.

Quando questo polverone sarà passato, toglieremo tutto quell'amianto.

Risolveremo il problema alla radice, ma ora abbiamo altre priorità.

La priorità è salvare il tuo buon nome e quello della fabbrica, non è così?

Tornerò a parlare con la Petrescu.

Nel frattempo tu evita di alimentare i sospetti, d'accordo?

Siamo d'accordo?

(Sabrina) Lara! Ciao.

(Lara) Che fai qui?

Volevo sapere come stai e dirti che ho parlato con Giuseppe.

Anche lui ha pensato che la malattia di Michela e di tua madre

fosse collegata alla fabbrica, ma... ha fatto i controlli ed è tutto in regola.

- Non avrebbe mai detto il contrario. - Tu non lo conosci come lo conosco io.

Non mi mentirebbe mai. Siamo cresciuti insieme, lui è nato qui

come me, mio marito, Michela. - Quindi?

Michela era mia amica e lo è anche tua madre.

Credimi, se avessi un minimo dubbio

che Giuseppe mi stia mentendo, te lo direi.

Mi dispiace, non posso aiutarti.

Aspetta, scusa.

Ci sono state altre persone che si sono ammalate, non adesso,

prima che arrivasse mia madre? - Certo, altre operaie si sono ammalate.

- Succede. - No, malate di tumore come mia madre.

Ce ne sono altre, è così?

Ce n'è stata una, ma era anziana. È successo dopo la pensione.

Sono stata al suo funerale e ho parlato con la figlia Giorgia.

- Non c'entra la fabbrica. - Come si chiamava?

Ornella Pisano.

Senti, Sabrina, di sicuro hai ragione tu,

È tutto nella mia testa, ma io devo fare chiarezza.

Hai detto che hai conosciuto sua figlia. Sai dove abita?

Voglio farle solo due domande. Ho bisogno di mettermi l'anima in pace.

(Nando) Ciao, Meng!

Io sto ancora aspettando.

Vedi? Io sono gentile con le persone quando le persone sono gentili con me.

Ma tu hai scelto di non essere più gentile con me. Perché?

Volete troppi soldi, non ce la faccio!

Avevamo un accordo.

Tu vuoi i soldi e io devo darti i soldi.

- Questo non è un accordo. - Quindi?

Che vuoi fare?

- Quindi io non pago. - Ah, non paga.

Domani mattina voglio i soldi.

- (Andrea) L'hai di nuovo invitata tu? - (Marco) Sì, ormai siamo amici.

Vabbè, è per dire.

- Buonasera, cazzone. - (Massimo) Perché questa riunione?

(Marco) Perché ho trovato il modo di salvarti il culo.

- Qual è? - Mi odio per quello che sto per dirti.

Devi fare un altro colpo.

Marco, se volevi prendermi per il culo, potevi evitare di chiamare loro.

Non ti sto prendendo per il culo. Ci ho riflettutto.

Esiste un solo modo per scagionarti, Lin.

Praticamente faremo in modo

che Massimo che sarà Lin si troverà in un altro posto, quando avverrà il colpo

e io farò in modo che mia madre lo veda, cioè anche in un altro posto. Capito?

- Marco, sei un genio! - (Marco) Alleluia! Qualcuno mi apprezza.

- (Lin) No. - (Massimo) Come no?

- Non me la sento. - Lin, ti prego!

Io non te lo chiederei se ci fosse un'altra soluzione.

(Lin) Sì?

Sì, scusa, sto in giro.

Che cosa?

Un incidente?

Papà starà bene.

Mi aspetti in sala di attesa? Ti chiamo dopo.

Okay.

Andrà tutto bene.

Ti voglio bene, okay?

Anch'io.

Oh!

- (Marco) Ciao, Lin. - Che fate qui?

Lin, ci hai fatto preoccupare. Ci hai detto di tuo padre e sei scappata.

Come sta?

- Se la caverà. - Questa è la cosa più importante.

Come è successo?

Lui dice ai medici che è caduto,

ma... è stato picchiato.

- Da chi? - Quelli che ci chiedono il pizzo.

- Chi sono? - Non lo so.

Me l'ha detto mia sorella, ma nemmeno lei lo sa.

Se vuoi, chiamo mia madre, così i tuoi sporgono denuncia.

No, non lo faranno mai!

I miei non si fidano di nessuno. Non si fidano della polizia italiana.

Se hanno bisogno di soldi, chiederanno un prestito

a qualcuno della nostra comunità, poi continueranno a pagare loro.

- Così non finirà mai, non è giusto. - Lo so.

Ma... se io ti aiutassi?

- Non c'è neanche bisogno che lo dici. - Ovviamente ci sto anch'io.

Io, ragazzi, ci sto.

- È inutile che provo a fermarvi, vero? - È inutile.

- (Lin) Okay, io torno da mia sorella. - Sì.

- Dicci se cambia qualcosa, eh? - Sì.

- (Marco) Ciao, Andrew. - (Massimo) Buonanotte, Andrea.

Ciao.

- (Marco) Tu non vai con lei? - Non è il caso.

Abbiamo un motorino in tre. Come facciamo?

Quindi?

- Chi si sacrifica? - Vado io.

- Sicuro? - Sì, vado a piedi.

- Vai, Andrea. - Grazie.

- Dai! - Ciao, Massimo.

- Ciao, Massimo. - Ciao.

- Oh, mandami un messaggio quando arrivi. - Sì.

(Lara) Che palle!

Ohi!

- Ciao. - Non va?

No. Quando è così, non parte. Lo lascerò qui.

- Ci provo io? - No, lo conosco.

Va bene.

- Tu tutto bene? - Sì.

- Perché sei qui? - Il papà di un'amica,

ma è tutto sotto controllo, non è grave.

A quest'ora è un miracolo se passa un autobus.

Potremmo farla a piedi.

È una bella passeggiata.

È una bella serata.

Dai! Se ti stanchi, ti porto in braccio io.

(Lara) Io e mia madre siamo arrivate qui da sole

e abbiamo dovuto imparare a fare tutto. - Anche a riparare un motorino?

(Lara) Sì, anche a riparare un motorino.

(Lara) Ti ricordavo un po' più simpatico.

Non sapevo che fossi cresciuto senza padre.

Cioè, io non l'ho mai conosciuto, quindi per me è normale.

Non mi frega niente.

- Siamo un po' sfigati. - Vabbè, almeno tu hai il motorino.

- Sì, mi lascia a piedi. - Vabbè, siamo un po' sfigati.

Come sta tua madre, meglio?

Non lo so.

Soffre troppo

e a volte penso che sto combattendo più per me stessa che per lei.

- Posso farti una domanda? - Sì.

- Tua madre ti parlava mai del suo lavoro? - No.

- Tu come stai? - Sto meglio, sto... ricarburando.

Poi ho gli amici vicino che mi tirano su di morale.

Ho la scuola che... che me lo butta giù.

Poi sto facendo nuove conoscenze tra cui te che...

Ti va una caramella?

- Vuoi? - C'è il limone?

No.

- Niente limone. - Allora puffo.

Magari possiamo ordinare una pizza.

Oppure posso vedere se c'è qualcosa in frigo.

Non ti preoccupare, io non ho fame.

- No? - No, voglio mangiare te.

Nunzio.

No, Nunzio.

- Nunzio... - Che c'è?

- C'è tuo nipote? - No.

Allora!

Non ce la faccio. Non ce la faccio!

- Non ce la faccio... - Cosa?

(Nunzio) Oh... Ahia!

Ma che cazzo fai?

- Che cazzo fai! - No, no, no!

- Ma che cazzo... - No, no, no...

- Che cazzo stai facendo? - (Simona) Niente! Niente!

Niente, non è successo niente.

- Nunzio stava andando via. - Guarda che cazzo mi hai fatto.

Che mi guardi, ragazzi'? Eh?

Non è serata oggi.

Andate affanculo tutti e due.

Non è successo niente. Non è successo niente.

Per stasera ne ho abbastanza, vado a dormire.

- Dove sei stato? - Qui giù, caffè letterario.

Mortorio, tutti vecchi.

Guarda.

Che c'è?

- Devo tornare da lui. - No, è rischioso.

Devo andarci, domani sera.

Devo sapere che è successo e come è successo.

Vai a riposarti.

- Comunque è rischioso. - Buonanotte.

(singhiozzi)

Io ho sistemato tutto qua fuori.

- Stai bene? - Sì.

Devi farla finita con quello stronzo.

È già finita. È finita da un pezzo.

Io faccio solo casini, soltanto casini.

Hai ragione, anch'io faccio solo casini.

Tu ieri sei riuscita a salvarmi.

Io oggi non so se ci sono riuscito.

Sì, ci sei riuscito.

Ci sei riuscito.

Io voglio cambiare. Voglio cambiare davvero.

Davvero.

Buongiorno! Come sei elegante!

L'ho copiato da un fumetto.

La ami molto, vero?

Di chi stiamo parlando?

Sappiamo di chi stiamo parlando.

- Greta. - Greta, sì.

Lei lo sa? Glielo hai detto?

Sì, gliel'ho fatto capire

e lei mi ha fatto capire che non prova la stessa cosa.

- E tu? - Io?

- Non ti ho mai capita. - Perché?

- Se vuoi bene a papà. - No, io non voglio bene a papà.

Io lo amo. (risatina)

- Ridi? - Sì, perché non so come fai, lui è...

Egocentrico, chiuso in se stesso, pensa solo al lavoro. Non lo so.

Tuo padre ha tutti i difetti che mi servivano per crescere.

Senza di lui non sarei diventata la donna che sono.

Le persone vanno amate soprattutto per i loro difetti.

Per i pregi è troppo facile.

- Tu sei troppo buona. - Sì, è vero.

Mangia, su!

(Charlotte) Avanti.

Simona.

(Luisa) Simona.

È meglio che non sali.

- Che significa? - È molto semplice, cara. Non credi?

Ti avevo avvertita.

Mi dispiace.

- Voglio parlare con Nunzio. - È impegnato e non vuole parlare con te.

- Mi dispiace. - Grazie, va bene.

Potete tornare al lavoro.

(Simona) Ciao.

(Simona) Peccato, tu mi stavi simpatica. Ciao.

(Massimo) Eccola, andiamo.

(dialoghi indistinti)

(Nando) Sun!

Brava! Tuo marito come sta?

Vieni, seguimi.

Tu resta qui.

- Le telecamere, Marco. - Sì.

Bene.

- Ciao. - Ciao.

Cazzo!

(Greta) No, vabbè.

Cazzo, siete uguali! Non mi abituerò mai!

Qual è il Massimo vero?

Sono io, ma come uguali? Ho le orecchie così a sventola?

Non abbiamo il tempo di pensare alle tue orecchie.

Sì, infatti. Dimostrazione terminata.

Passiamo alle cose serie. Hai un po' le orecchie a sventola.

Bentornata, Lin.

Allora, ovviamente come sempre l'ostacolo principale sarà mia sorella.

Okay? Quindi, Massimo, se voi avete nomignoli o cose strane da innamorati

che possiamo suggerire a Lin... - No!

Non me la sento di fare la cosa da innamorati.

No, Lin, così non ci aiuti. Loro due hanno la parte più complicata.

Io sarò con te. Andrà bene, però un po' di ottimismo.

(Massimo) Lin, fidati.

Io ho fatto un sopralluogo e le foto. Comunque non sarà così complicato

perché è il giorno di chiusura del locale.

- Poi ho la mia arma segreta. - Io sono l'arma segreta?

- Che figo, mi piace! - Venite, vi faccio vedere le foto.

Non hai ancora parlato con mio fratello?

No.

Lin, so che è complicato, ma fallo, per favore.

Sai quante cose dovrei fare per rimediare a tutto ciò che ho fatto?

Intendi Sara? Il video che hai fatto?

Sono stata una merda.

Sì, è vero, ma lo è stata anche lei con te.

Ormai quel video è diventato virale, lo hanno visto tutti.

È andata così.

L'unica sarebbe rivelare a tutti i nostri poteri.

Forse dovrei farlo, dovremmo farlo tutti.

Complicherebbe troppo le cose, sia per noi

che per loro.

Lin, ti prego, libera mio fratello, sennò resterete prigionieri di questa bugia.

Non ce la faccio.

- Andrea, è il caso che vieni anche tu. - Sì, arrivo.

Senti, l'hai convinta?

Sì, ci aiuterà, stai tranquillo.

Dai, possiamo farcela.

(canzone) Non è vero che siamo complicati

(canzone) Che ci siamo quasi quasi tenendoci le mani

(canzone) Siamo gente di questa avventura

(canzone) Un'altra nave in cielo, una moto che vola.

Dove cazzo è finita questa?

(canzone) Che poi ci sentiamo già un po' troppo grandi

(canzone) È l'età che sta per finire

(canzone) Non possiamo aspettare

(canzone) C'è la possibilità

(canzone) Che uno sbaglio atterri dritto nel cuore.

- (citofono) Chi è? - Buonasera! Cerco la signora Pisano.

- (citofono) Sono io. - Sono Lara Petrescu,

la figlia di una collega di sua madre. Posso parlarle due minuti?

- (citofono) Apro. - Grazie.

- Grazie, non... - Non lo prendi?

- No, grazie. - Ti faccio vedere una cosa.

Quando mamma è andata in pensione, le hanno fatto una festa bellissima.

Sai? Le volevano tutti bene.

C'è anche tua mamma, guarda.

Che bella! Non avevo mai visto questa foto.

Mia madre sembra molto più giovane perché stava bene.

Mi spiace, so quanto può essere dura.

Sono tuttte morte di tumore al polmone. Lei e Michela.

È morta poco prima di Natale.

- Sì, l'ho saputo. - Non è strano?

(campanello) Scusa.

Chi è?

È mio marito.

Ehm... (campanello)

- Ciao. - Ciao, amore.

- Salve. - La signorina chi è?

- Lara. - Piacere.

- È la figlia di una collega di mamma. - Che vuole?

Voglio capire perché queste persone sono morte di tumore ai polmoni.

Mia moglie non ha più la voglia né la forza di parlare di certe cose.

Adesso vogliamo solo dimenticare. Vedo che sta andando via.

L'accompagni tu? Io vado a fare una doccia.

Mi dispiace, devo preparare la cena.

Perché li coprite? Mia madre e tua madre erano amiche.

Mi dispiace. Puoi andare?

L'avverto, non riconosce più nessuno.

Valerio, sono io.

Mi riconosci?

- Sono Zeno. - Zeno!

- Dove sei stato? - Ho dovuto nascondermi.

Cambiare identità.

- Mi dispiace. - Ti ho aspettato...

a lungo.

Ascoltami.

Sono stato nella catacomba per cercarla, non c'è più.

Qualcuno l'ha presa e l'ha portata via. Hai idea di chi può essere stato?

Valerio?

Valerio? Ascoltami, devi aiutarmi.

Hai parlato a qualcuno della scatola?

Ti ho aspettato a lungo.

Dove sei stato?

(Marco) Dai!

(Marco) Stai più rilassata con le mani.

(Marco) Mettile in tasca, Massimo le tiene sempre in tasca.

- Stai normale. - Dai, se arrivi così, ci sgamano subito.

Andrà tutto bene. Beviamo qualcosa, ci facciamo notare e ce ne andiamo.

- (Andrea) Non ci sarà nessun problema. - Io vedo già tre problemi.

- (Viola) Ciao. - Ciao.

(Viola) Andiamo? Sei in ritardo.

- (Luana) Dove pensate di andare? - Ehm... Pensavamo di entrare.

Aspettate dieci secondi prima di entrare, sfigati.

Giusto, siete amiche di Nicola.

- Tu non ti cambi mai, eh? - Ho messo anche la camicia!

(Andrea) Uno, due, tre...

Allora tu sei coglione veramente. Dai, entriamo.

- (Greta) Sei sicuro che non c'è nessuno? - (Massimo) Sì.

(Massimo) Però noi stiamo attenti comunque.

(Massimo) Aspetta.

- Copro le camere. - Dici che siamo fotogenici, eh?

Greta, non cazzeggiare.

Come farai? Andrea mi ha detto che devi incazzarti per usare il potere.

Io sono sempre incazzato.

(Greta) Wow!

- (Greta) Che figo! - Zitta.

(la porta sbatte)

Che hai? Perché non parli?

Guardi quel coglione di mio fratello.

Grazie.

(Viola) Mi dispiace per ieri, sono sparita.

È stata una giornata di merda.

Sei arrabbiato con me?

No, no.

(Greta) Oh, ma se c'è un allarme?

Ho fuso la centralina prima che arrivassi tu.

Cazzo, pensi a tutto.

- (Greta) Allora non sei sfigato. - Chi ha detto che sono sfigato?

Che ti frega? Io!

Quando ti ho conosciuto, pensavo che fossi uno sfigato.

- Questa sul tavolo. - Che roba è?

(Massimo) Eh, "che roba è".

Questi nello zaino.

(Greta) Questa che cos'è?

È la lista del pizzo.

- Eh? - Greta, con questa lo fottiamo!

Con questa li fottiamo davvero!

(Massimo) Tu chiami la polizia.

- (Greta) Non è che poi risalgono a te? - No, la scheda è nuova.

Sei strano stasera. Che hai?

Perché non mi guardi?

- Non ti piaccio più? - No... Sì!

(Viola) Tu non me la racconti giusta.

- Oddio, questa crolla. Interveniamo? - Non ancora.

Mia sorella sta baciando il mio amico che in realtà è una ragazza.

Quanti anni di analisi mi costerà questa cosa?

Tanti.

Scusa, devo andare in bagno.

Te l'ho detto, lei non viene senza l'amica sua.

Poi sono due "sorche", che ti frega di venire?

- Ti ho detto che non mi va, punto. - Pensi ancora ad Asia?

Secondo me dovresti scordarla, non ti fa bene.

- Tu che cazzo vuoi? - Lascialo perdere.

- Non capisce niente. - Tu pensi di capire qualcosa?

Mm? E sei amico di mio fratello, vero?

Si vede.

(dal cellulare) Ciao, Nicola. Sono io.

(dal cellulare) Tu sei tutto quello che ho sempre sognato.

(notifica)

(dal cellulare) Ciao, Nicola. Sono io.

(dal celulare) Tu sei tutto quello che ho sempre sognato.

(dal cellulare) Io sono diversa, non sono come sembra.

La ragazza che hai conosciuto era... È falsa, non esiste.

(dal cellulare) Sono sicura che se dovessi conoscermi per quello che sono,

non potrei mai piacerti.

(dal cellulare) Ho fatto cose orribili di cui mi vergogno tantissimo, quindi...

Penso che sia meglio chiuderla qui.

Mi dispiace tantissimo, scusami.

- Chiama. - Sei sicuro che non mi riconoscono?

Sì, c'è un programma che modifica la voce.

- (agente) Polizia. - Visto che voi non fate niente,

ci abbiamo pensato noi. Venite al locale Spatristish.

- C'è una bella sorpresa per voi. - (agente) Chi siete?

- I giustizieri. - Stop.

- (Massimo) Butta la scheda. - Dai, andiamo!

No, dobbiamo lasciare la firma.

Ciao, Lara. Sono passata da tua madre e mi ha detto che eri qui.

- Sì, le stavo prendendo l'acqua. - Veramente volevo parlare con te.

Hai ragione tu, però noi non abbiamo avuto scelta.

Lo abbiamo fatto per i miei figli.

Che avete fatto?

È venuta una della fabbrica, un pezzo grosso, tutta elegante.

Ci ha offerto dei soldi per pagare le cure e una buonuscita.

Così l'ha chiamata, "buonuscita" e mamma ha detto di prendere i soldi per i nipoti.

- Lei viveva per i miei figli. - Devi raccontare tutto!

Queste persone devono pagare!

No, sono troppo potenti, più di quanto immagini, non serve.

Poi io non posso perdere tutto...

Giorgia... Moriranno altre persone.

Lo so.

Mi dispiace.

Mi dispiace davvero.

(colpi di tosse)

(Nando) Chi cazzo siete? Che cazzo fate qui?

- Chi vi ha mandato? - Forza, venite! Avanti!

- Veloci! - Forza!

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