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(canzone) Okay, sì, lasciamo stare l'ultimo anno che è stato in salita
(canzone) L'ho fatto al massimo perché voglio sentirmi vivo
(canzone) Come le case che ho messo da parte.
(Deborah) Non posso crederci! Oh, ci vuole coraggio.
(Deborah) Questa roba frena o dobbiamo frenarti noi?
- (Luana) Buongiorno, fiorellino. - (Fabio) Buongiorno.
- (Elio) Che cazzo è questa roba? - (Fabio) Non lo so, tra poco va a fuoco.
- Ciao, Marco. - Ciao.
- (Sara) Carina questa moto. - (Fabio) È di mia sorella.
- (Fabio) La mia è andata a fuoco. - (Sara) Chi ha messo i fiori?
- (Fabio) Io. - (Sara) Immaginavo!
- (Fabio) È brutta, eh? - (Sara) Sì.
- (Fabio) Quella è brutta "fracica", - (Fabio) Lo so, non è bella.
(Fabio) Tu non provarci, eh?
(Nicola) L'hai preso con i punti del supermercato?
- Gli si è fusa la moto. - (Nicola) Ma che dici?
- Giuro. - Com'è successo?
Che cazzo ne so? Era pure nuova. Secondo me un guasto tecnico.
- (Fabio) Ormai è da buttare. - Mi dispiace.
- (Fabio) Figurati. - Però ti dona.
- Ma vaffanculo! - Ti sta bene. Ciao.
- Ti ho sognata stanotte. - Sicuro che fossi io?
Basta con questa storia, ti prego. Okay?
- Me la porti tu? - Sì.
- Sto qua apposta. - Non mi aspetti?
Sì.
- (Elio) Ha il cavalletto? - (canzone) Ho detto che tornerò
(canzone) Forse sì, forse no, forse boh.
(canzone) Chiudi gli occhi e andiamo giù
(canzone) Che tanto non vede nessuno quello che vediamo noi quando ridiamo
(canzone) Andiamo giù che anche distanti nelle mani
(canzone) Abbiamo una storia indelebile, ma devo andare giù
(canzone) Che tanto non vede nessuno quello che vediamo noi quando ridiamo
(canzone) Andiamo giù che anche distanti nelle mani abbiamo un storia indelebile.
Sei stato tu?
- Sì, Andrea. - Massimo, così ti farai beccare.
Non è il posto migliore per parlarne.
Stasera dobbiamo parlare. Sul tetto.
- (Marco) Che succede? - (Andrea) Massimo ha fatto un casino.
- (Andrea) Ha bruciato la moto di Fabio. - Veramente?
(canzone) Ma chiudi gli occhi e andiamo giù
(canzone) Ma chiudi gli occhi e andiamo giù
(canzone) Ma chiudi gli occhi e andiamo giù
(canzone) Vivo finché l'anima mi prenderà fuoco
(canzone) Quando sono freddo, mi riscaldo da solo e noi
(canzone) Degli eroi vestiti d'amore e di odio
(canzone) Se ho paura, so che sono vivo e non morto, però ho capito
(canzone) Che le leggende non sono per sempre
(canzone) Forse sbaglierò tutte le strade
(canzone) E non so se terrò l'equilibrio prima di cadere
(canzone) Io sarò uno come noi
(canzone) Questi vecchi muri sembra che non hanno età
(canzone) Siamo fiori in mezzo al cemento e forse un po' lo siamo da sempre
(canzone) Io che sono un punto perso in questa città
(canzone) Che non mi ha mai dato niente
(canzone) Che mi chiedo da sempre chi verrebbe a cercare uno come noi.
(Riccardo) In effetti stava per diluviare.
(Sabrina) Per una volta che ti ho chiesto di accompagnarmi! Grazie, eh?
- Se piove quando esci, chiama. - Molto divertente.
Ci vediamo stasera.
(il motore non parte)
- (Sabrina) Tutto bene? - Non parte.
(clacson) (Riccardo) Un attimo, non parte.
Posso aiutarti? (clacson)
Un attimo!
- Ciao, Sabrina. - Ciao.
È Riccardo? (il motore non parte)
- Posso fare qualcosa? - È tutto a posto, amore. Grazie.
Okay.
- (Riccardo) Ciao, Giuseppe. - Che è successo?
Niente, ha deciso di non partire.
Ah, anche la mia ultimamente dà problemi.
- Gli hai fatto fare almeno un tagliando? - Più o meno.
Più o meno?
- È a benzina, no? - Non lo so.
Dai, ci penso io.
- Ti sporchi. - Vai, le conosco queste, dai!
- Si è offerto. È bravo. - Mm.
Prova. (rombo di motore)
Grazie.
Ti trovo bene.
- Figli, casini... - Casini? Non apriamo il capitolo figli.
Una sera andiamo a farci una birra?
Tu non sei più tipo da birra.
Che stronzo!
- (operaia) Ragazze, andiamo, è tardi. - Sì.
- Andiamo. - (operaia) Dai! Che fate lì impalate?
(operaia) Dobbiamo timbrare il cartellino.
(operaia) Forza!
(voci non udibili)
- (Nunzio) Buongiorno. - (segretaria) Buongiorno, avvocato.
- Luisa? - Sì?
Il dottor Rossetti deve firmare questi, ma non trova posto.
- Vado io, avvocato. - Grazie. Deve siglare tutti i fogli
e firmare l'ultimo per esteso.
- Signorina? - (segretaria) Mi dica.
- Grazie. - Prego.
(sottovoce) Con me, vieni.
Piantala.
- Già sparlano abbastanza. Smettila. - Tu lasciali parlare.
Nunzio, non voglio ripetere sempre la stessa cosa.
Mi sembrava che tu fossi d'accordo.
Io ho detto che non voglio più sentire certi discorsi,
che sono stanco, ma non di te.
Io ho detto no.
Hai già avuto il tuo regalo di Natale, fattelo bastare.
Aaah... Grazie.
Sono i propositi per l'anno nuovo?
Hai deciso di tagliare con le tue cattive abitudini o solo con me?
Così, per sapere.
No, io ho deciso di chiudere con tutto quello che mi fa male.
- Ah, ah. - Capito?
(Nunzio) Va bene.
Pronto?
Sì. Va bene, alle 16.
Sì, così vede la casa con la luce.
(Simona) Va bene. Arrivederci, grazie.
Troia.
Una grandissima troia.
Non dico che non lo meritasse.
- Dico solo che tu non capisci. - Basta.
- Massimo... - (Andrea) Basta.
- Non posso dire quello che penso? - (Andrea) Non qui.
- Stai sempre in mezzo? - Che vuoi?
(Luana) Spostati. Viola, devo dirti una cosa.
- (Andrea) Che succede? - Succede che ho fame, voglio mangiare.
- Nicola? - Che c'è?
- Ce ne andiamo, Massimo? - Sì.
Ciao, Saretta. Ci sentiamo dopo.
- Okay? - Chiamami, eh?
(Luana) Sta arrivando.
- Che combinate? - Niente.
- Che cosa stavate guardando? - Niente, Sara.
- Che stavate guardando? - Niente.
Fammi vedere!
Sì...
Sì... Continua, sì! (gemiti)
Sì!
Che cazzo è questa roba?
- Questa non sono io! - Però sembri tu.
Viola, diglielo che non sono io.
Io posso anche crederti, ma questo arriva anche a Nicola.
Nicola si fida di me, non penserebbe che ho fatto una cosa del genere!
Probabilmente ti hanno hackerato il telefono.
Come cazzo potete dire una cosa simile? Che amiche di merda siete?
- No, Sara, dai. Sara! - Levati dai coglioni!
(Viola) Sara, aspetta.
Mi dà un po' di tempo per pensarci?
Non sono l'unica a prendere questa decisione.
- Certo. - Grazie.
Però si fidi di me. Nella zona il mercato è questo.
Va bene, grazie.
(campanello)
Posso?
Ciao.
Me lo ricordavo peggio.
- Se vuole fare la troia, cazzi suoi. - (Luana) Ci prende per il culo.
(Beatrice) Viola, il telefono!
(Beatrice) Stiamo mangiando e sciacquati la bocca.
Non me n'ero accorta. Che abbiamo? Grissini e prosciutto.
Wow, che buono!
La prossima volta invece di stare al telefono, cucini tu.
- No, è compito tuo. - Viola? Dai.
- Qui parlano anche i coglioni? - Lascialo stare.
- Certo. Poverino, guai a chi lo tocca! - Basta!
Basta lo dico io! Mi avete rotto il cazzo!
- Papà aveva ragione, il problema sei tu. - Stronza!
- Tu e lui! - Vaffanculo.
Viola? (una porta sbatte)
- Mamma... - Marco, zitto.
- Jean. - Sì?
- Come va? - Bene.
- La febbre è passata? - Sì.
Che fai?
Una canzone.
- Compiti fatti? - Sì.
Certo.
Mi segui in terrazza? Voglio parlarti.
Perché?
Jean, colpisci.
Papà, non farmi fare queste cose. Vuoi che diventi più forte?
- Mi alleno, ma non serve. - Dagli un pugno. Fidati.
Più forte! Più forte!
Sai caricare?
Questo sacco ti fa paura?
- No. - No.
A me sì, tantissimo.
Tu neanche immagini quante persone, soprattutto nel mio quartiere,
si sono arrese alla vita.
Hanno tirati i remi in barca e non ne hanno più voluto sapere niente
come questo sacco. Si sono trasformarti in un sacco.
Jean, guardami.
Io non voglio che questo capiti a te.
Non voglio che ti trasformi in un sacco.
Tu devi reagire. Ti devi buttare, devi mangiare questa vita!
Gli spazi sono buoni, ci sono tante finestre.
Di giorno questa casa è piena di luce.
Il tuo prezzo è ragionevole.
Comunque devo parlarne con Massimo.
Chiamo un mio amico che è agente immobiliare.
No! Nunzio, scusami. Voglio risolvere questa cosa da sola.
- Va bene? - Da sola.
- Sì, grazie. - Io so che sono stato una merda,
ma tengo a te e anche a tuo nipote.
Certo, come no.
Non decidiamo né quando né di chi dobbiamo innamorarci. Capita e basta.
Non è colpa mia se quando è successo, ero sposato.
Si, però hai avuto un po' di anni per recuperare.
Comunque io sono l'ultima che può puntare il dito, l'ultima.
Anzi, scusa.
Perché dici queste cazzo di cose?
Perché?
Perché?
Mentre io mi giocavo la vita con le mie stronzate,
mia sorella ha cresciuto un figlio da sola.
Io dov'ero?
Anche quando ha cominciato ad ammalarsi,
io dove cazzo ero!
Adesso tu ci sei per loro.
Io vorrei esserci per te.
Nunzio... eh! Cazzo, per favore.
Non qui!
Andiamo a casa mia.
Dai.
Andiamo.
Vai. Vai!
- Perché hai voluto vedermi? - Per guardare le stelle.
Cominciamo bene!
- (Viola) Fammi vedere come fai. - A fare cosa?
- Lo sai. - No, io non so di che parli.
Ho visto che hai fatto alla moto di Fabio.
Se mi rode il culo, lo saprà anche mia madre.
- Che dici? - Fammi vedere come fai.
- Non funziona così. - Come funziona?
- Devo incazzarmi. - Va bene, allora incazzati.
Io non voglio incazzarmi con te.
Sei come quel coglione di mio fratello.
Smetti di fingere di essere come tua madre.
- Che c'entra mia madre? - Mi hai rotto il cazzo. Te ne vai?
- Vattene! Mi hai rotto il cazzo! - Va bene.
Vai a piangere da quella stronza di tua madre! No, scusa, è morta.
- Non nominare mia madre! - Porca troia!
Non posso crederci! Allora è vero.
- Come cazzo è possibile? - Non avvicinarti, non so controllarlo.
Per favore, non avvicinarti! Ho paura di farti del male.
Viola, ti prego, non avvicinarti.
Per favore!
Io non ho paura.
- Se succede a te, deve esserci un motivo. - Quale motivo?
È un'occasione per cambiare tutto.
Bella occasione del cazzo.
- Ora la tua vita è nelle tue mani. - Ho già fatto troppe cazzate.
Massimo, tu hai un dono. Saresti un coglione a sprecarlo.
E poi... Finalmente potrai riprenderti tutto ciò che ti hanno tolto.
Magari anche qualcosa di più, tipo me.
Io non posso riprendermi quello che mi hanno tolto.
(scatto della serratura)
- Non sei andato a scuola? - Non avevo voglia.
- Tu al lavoro? - Vado più tardi.
Senti.
Devo dirti una cosa.
Ho pensato che sia opportuno vendere la casa di tua madre.
- Che dici? - I soldi andrebbero a te.
- A parte qualcosa per le spese. - Io non venderò casa mia!
- Appena posso, ci torno a vivere. - Come fai?
- Mutuo, bollette, condominio. - Con i soldi di mamma.
Quali soldi? Sul conto c'erano mille euro.
- Vuoi anche quelli? - No, io vorrei un po' di riconoscenza.
Invece mi tratti come una stronza. Perché?
- Troppo facile così. - Facile? Per te è facile?
Io ho perso tutto, hai capito?
Lo so, mi dispiace. Io che posso fare?
Non devi fare un cazzo.
Porca... Porca troia! Porca troia!
- Niente, non risponde. - Starà dormendo.
- All'una e mezza? - Strike!
Vi state innamorando? Volete darvi un bacetto?
- Come sei pesante con le mani. - (Nicola) Mamma mia, fatevi una risata!
- (Marco) Non vedo l'ora. - Adesso succede un casino.
- (Nicola) Andrea, preparati. - (Andrea) Sì.
(Nicola) A falliti.
- Ahò... Che sono queste facce? Puzzo? - (Luana) No.
- Ho fatto la doccia. - Non ti hanno detto di Sara, eh?
- (Luana) Stai zitto. - Se deve saperlo, glielo diciamo noi.
Infatti. Che è successo a Sara?
(cellulare) Sì...Continua, sì!
Sì.
- Dov'è 'sta stronza? - A casa, non esce da ieri.
- Ci credo, 'sta zoccola! - (Andrea) Aspettami.
- Vaffanculo! - (Andrea) Vengo con te.
(Nicola) Allora muoviti!
- Sei un coglione. - Cazzo, Fabio!
- Ciao. - Ciao.
- Sei in vacanza? - Ho detto che c'era assemblea.
- Non ho voglia di andare a scuola. - Anch'io.
- Che dovevi dirmi? - Eee... Eh!
(respiri profondi)
Jean, mi fai preoccupare.
- Come te lo dico? - Jean!
- Hai il coltellino? - Sì.
- Come cazzo sai che ce l'ho? - Ti conosco da dieci anni.
- Metti le mani nella mia borsa? - Mi serve.
Che vuoi fare? Un gioco con le mani?
Prometti che non dirai niente e non farai niente?
- Ti fidi di me? - Sì.
- Non spaventarti. - Certo.
- Sei scemo? Esce sangue! - Aspetta. Aspetta.
- Ti sei fatto male! - Ssh!
È sparito.
Non c'è nulla!
- Hai sentito il dolore? - Sì.
- Com'è possibile? - Non lo so!
Nell'incidente sarei dovuto morire! Morire!
Invece non ho un graffio, non ho niente! Sono invulnerabile, ho un potere!
- Ho un potere! - No, no, no.
Madonna! Allora non sono da sola!
- Anch'io ho un potere. - Che cosa?
Sì! Come ti faccio vedere?
- Hai il telefono? - Sì.
Dammelo.
Che è?
Siediti, dai.
- È la consolle che hai rifatto? - Sì, l'ho appena sistemata.
- Ci tieni? - Sì.
- Stai registrando? - Sì.
Okay.
Guarda.
No!
- Che cazzo fai! - Stai zitto!
- Ci tieni? - Sì.
- Stai registrando? - Sì.
- Guarda la consolle, è perfetta. - Certo, l'ho appena sistemata.
- È bella. Guarda il video. - È appena partito.
No, l'hai fatto cinque secondi fa. Guardalo.
Certo.
- Ci sei? - Sì.
- Stai registrando? - Sì.
No!
Che ti dicevo?
Io non ci credo, io non ci credo.
Io non ci credo! Abbiamo i poteri!
Madonna... (canzone) La terra è terra
(canzone) Pure senza radici, pure se non mi tiene attaccata a terra
(canzone) E mi sporca i vestiti, ora che te ne vai ricordati della terra
(canzone) La fila per l'ostia, tutti a bocca aperta
(canzone) La casa che ti caccia di casa presto
(canzone) Tanto agosto è cap' e vierno e piedi dentro la fossa, sì, lo so
(canzone) Che il sangue è sangue.
Per un cazzo di bacio con una che ti assomiglia?
Ti rendi conto di quello che hai fatto?
Oh! Ti rendi conto di quello che hai fatto?
- Non sono io! - Non sei tu? Non sei tu.
Questa chi cazzo è? Questa chi cazzo è?
- Eh? Questa chi cazzo è? Rispondi! - Basta.
- Stai zitto! Rispondi! - Non sono io.
Chi cazzo è! Sei una troia, ecco che cosa sei.
Mi fai schifo! Fatti scopare da chi cazzo vuoi, tanto sei brava.
Dammi questo coso.
È finita, Sara.
Sali.
Ho detto sali, cazzo!
Nicola!
Io ti amo.
(canzone) Ho deciso di fare pace con te, di non lasciarti da sola
(canzone) Ho deciso di far pace con te pure se mi hai fatto paura
(canzone) Io non ho più fantasmi sotto le lenzuola
(canzone) Io conto più fantasmi tra i banchi di scuola
(canzone) Ho la tavola imbandita, quei bastardi di Natale
(canzone) Io ero un essere speciale, ma non hanno avuto cura di me
(canzone) L'amore è avere cura di me, l'amore era chiamare ogni mattina
(canzone) Una parola per me, bastava una parola per me
(canzone) Invece avete solo sete, non mi conoscete e siete in fila
(canzone) Io sono il vostro prete, io so che cosa vuol dire amare da morire
(canzone) Ho bisogno di uscire, non riesco a respirare, devo andare via.
Nicola, dai, io ho paura! Nicola, ho paura!
- Nicola! - Vaffanculo!
Nicola, dai!
- Cazzo, vai piano! - Stai zitto!
Rallenta!
Nicola, mi senti?
Nicola?
Nicola?
Nicola?
Nicola... Nicola!
Nicola!
Aiuto!
Aiuto! Nicola...
(colpi di tosse)
Andrea? Oh...
Oh! Andrea?
Oh, Andrea!
Andrea? Andrea, svegliati. Andrea?
Aiuto!
Andrea, svegliati!
Aiuto!
Andrea, ti prego, svegliati!
Aiuto!
Quando lo faccio, nessuno ricorda niente. Solo io.
Quanto indietro riesci a tornare?
All'inizio erano pochi secondi, adesso quasi un minuto.
Non immagini quante cose possono succedere in così poco tempo.
- No, non lo immagino. - Bah!
Non capisco che cosa ci succede.
- Siamo malati? - Malati? No!
All'inizio pensavo di essere impazzita, ma...
Adesso capisco che è tutto vero.
Io mi sono sempre sentito... diverso.
- Però così... - Jean.
Tu che pensi? Perché proprio noi due?
Non lo so.
Però sai?
Sapere che ci sei anche tu in questa cosa, mi fa sentire più tranquillo,
più sicuro.
- Siamo legati. - Sì.
Però non dobbiamo dirlo a nessuno, almeno finché non ne sapremo di più.
- Sarà il nostro segreto. - Sì, sarà il nostro segreto.
(Sabrina) Dov'è? Dove l'hanno portato?
L'hanno portato su, l'hanno portato su.
- Non ce lo fanno vedere. Stiamo qua. - Perché non eravate a casa?
- Quante volte ti ho detto di non correre? - Sabrina...
- Mi dispiace! - Basta!
Io voglio vederlo!
- È colpa mia, papà. - Non fare il coglione!
Potevi pensarci prima. Forza, andiamo!
Muoviti, tuo fratello ce la farà!
- Ciao, Viola. - Ciao.
- (Beatrice) Ciao. - Perché non sei al lavoro?
Sono uscita un po' prima.
Ti ho preparato le polpette al sugo, ti piacciono.
Quelli sono tuoi, puoi aprirli.
(Beatrice) Ti piacciono?
- A che cosa devo tutto questo? - Ti piacciono?
Sì.
Ti ha fatto schifo il regalo a Natale e ho voluto recuperare.
- Grazie. - Grazie a lui, mi ha aiutato a scegliere.
(squilli di cellulare)
Sì?
- Okay, arrivo. - (Beatrice) No! Chi è?
- Luana. È con Sara. Posso raggiungerle? - Certo.
Metto le polpette in frigo, così le mangi quando vuoi.
Te l'ho detto. Qualsiasi cosa faccia, non cambia niente.
- Che palle, mamma! - Va bene.
(Beatrice) Ciao, eh?
Salutamele.
- Che volevi? - Avevi ragione, meritiamo molto di più.
- Non sei un cazzone. - Dai, guido io.
- Sì, però stai calmo. - Non sai dove andiamo.
Allora...
Quando lo hanno soccorso, era in arresto cardiaco.
Hanno dovuto usare il defibrillatore.
Adesso è stabile.
L'ho messo in subintensiva per monitorarlo meglio.
- C'entra la caduta? - No, almeno non in maniera diretta.
Sarà stato lo spavento. Mi aveva detto di andare più piano.
(dottore) Può essere, cioè non lo escludo,
ma non mi convince.
- Che cosa pensate di fare? - Ora vediamo come passa le prossime ore.
Fiduciosi.
Scusate, ma devo andare in sala operatoria.
Grazie.
(squilli di cellulare) Io vado da Andrea.
Mettitelo.
(Viola) Ma l'allarme?
Ecco che succede all'allarme.
(allarme)
- (Viola) Meno male che non c'era! - Andiamo!
Vediamo se la cassaforte è giù!
Eccola!
- (Viola) Come cazzo fai! - Controlla le scale.
(Massimo) Andiamo, va bene così.
- (Massimo) Dai, andiamo! - Questo non lo lascio.
(Massimo) Che cazzo dici!
(Massimo) Che cazzo fai!
(Viola) Vai, vai, vai!
- Sì! - Wow!
Sì!
Wow!
Siamo ricchi!
- Wow! - Wow!
- Colosseo, ti compro! - Sì!
Il miglioramento è stato repentino come la crisi.
Non mi era mai successo.
Quindi... Quindi sta bene.
Sì, anche se preferisco tenerlo sotto osservazione.
- Certo. - Posso fargli compagnia?
- Anche se dormo su una sedia. - Assolutamente sì.
Vieni qua, amore.
(squilli di cellulare)
- Grazie, mamma. - Vai.
- Armando. - (Armando) Come sta Andrea?
- Sta meglio. - (Armando) Bene.
- (Armando) Qui è successo un casino. - Cioè?
(Armando) Un'altra rapina. Ho dovuto dire al capo che tu non c'eri.
(Armando) Era furioso. Io non sapevo che fare.
- Va bene, non preoccuparti. - (Armando) Mi dispiace.
- Ci parlo io domani. - (Armando) Okay. Ciao.
Tutto bene?
Sì. Era Armando. Voleva sapere come sta Andrea.
Sta bene. Sta bene.
Sta bene. Sta bene, sta bene.
Sta bene.
È stato troppo fico!
- Non ti sei divertito? - Sì, mi sono divertito.
Mi dispiace per ieri, se ho detto quelle cose su tua madre.
- L'ho fatto per farti fare quella cosa. - Sì, lo avevo capito.
- Ora vai a casa, è tardi. - Decido io quando tornare a casa.
Va bene.
A domani allora.
Dove cazzo vai?
- A casa. - Sei sicuro?
Sì.
(Viola) A domani.
Vai a casa, io sto bene.
Sei matto? Più tempo sto qua, più tardi torno a scuola, no?
- Tu stai bene? Ti hanno messo i punti? - No, sto bene, Andrea.
- Perché dovevano mettermi i punti? - Nemmeno in testa?
No, io non mi sono fatto niente.
- Perché mi fai queste domande? - Niente.
(dottore) Allora, giovanotto!
- Come stai? - Bene.
Bene?
Ho buone notizie. Ti spostiamo in reparto.
Oh, che è quella faccia? Non sei contento?
Sì, sto cercando di capire che è successo.
Quello è il nostro lavoro, tu cerca di riprenderti e poi ci pensiamo.
Oh, hai visto?
Sei immortale.
Comunque non sei mio fratello.
Dottoressa.
- Buonasera. - Buonasera.
Quindi?
Stessa modalità.
- Fusione? - Esatto.
Mandami la Scientifica, adesso.
Vogliamo parlare di questo?
- Mm? - Io non ho niente da dirti.
Non hai niente da dirmi? Ti sei messo in società con mia sorella.
- Sei geloso? - Non ti frega un cazzo che se vi beccano,
nei casini ci finiscono Viola e anche mia madre?
- Non ci beccano. - Perché tu sei diventato un criminale.
Questo non sei tu, Massimo.
Per la prima volta mi sento me stesso.
Con tutto quello che mi è successo, mi prendo una rivincita.
Certo, derubando la gente con quella cogliona di mia sorella.
Lei ti mollerà, quando non le servirai più.
Va bene, vai a dirlo ad Andrea.
Andrea è in ospedale. Ha avuto un incidente, ha rischiato di morire.
La vita non è ingiusta solo con te.
Neanche lo sapevi!
Da stamattina ingoio merda per telefono. Dicono che non si sentono più sicuri,
che il nostro servizio fa cagare e non vogliono più pagarmi.
Eravamo lì in pochi minuti, non potevamo fare di più.
Eravamo? Tu non c'eri o sbaglio?
- Ero in ospedale da mio figlio. - Mi dispiace, però le cose non cambiano.
- Sono costretto a licenziarti. - No, Giorgio, ascolta.
- Ragioniamo! - La visita dal dottore, i casini in casa.
- Questo è un lavoro serio! - Certo, ma non puoi licenziarmi.
- Dammi un'altra possibilità! - Non rendermi le cose più difficili.
- Per favore! - Per favore lo dico io!
(squilli di telefono) Adesso...
- Non succederà più! - Se permetti...
- Dammi un'altra possibilità. - Anch'io ho i miei cazzo di problemi!
Terraciano, carissimo! Hai problemi con il negozio. Perché?
(Giorgio) No, ma... ho risolto. Non ci saranno più problemi.
Allora, Lin era davvero preoccupata per te.
- Secondo me, si è presa una cotta. - Smetti di fare il coglione?
- C'è qualcuno qui? - No, sono da solo.
Ammazza, comodi questi letti, eh? Mi ci trasferisco anch'io?
- Massimo? - Aveva una cosa da fare, viene dopo.
Penso che tra poco mi fanno uscire.
- Sì? - Sì.
- Te l'ha detto il cardiologo? - Me lo ha fatto capire.
- Ottimo. È una buona notizia, no? - Sì, buona notizia.
Dove vai?
Andrea?
- Che succede? - Devo dirti una cosa importante.
Tu mi spaventi quando inizi così.
- Ti piace Massimo. - La smetti di fare il coglione?
Scusami, Andrea. Non arrabbiarti.
- Ricordi quella volta con il cane? - Sì.
Sembrava morto, l'ho toccato, lui stava bene e poi io stavo male?
- Sì. - È successo la stessa cosa ieri.
Dopo l'incidente io stavo bene, però Nicola era morto.
- Andrea, l'ho visto... - Sì, sta bene,
però ti giuro che era morto.
Io gli ho messo la mano addosso e poi non ricordo più un cazzo.
Mi sono svegliato qui e lui stava bene.
Che cosa mi stai dicendo?
Sto cercando di spiegarti che anch'io ho un potere.
- Andrea, sei sicuro che ti dimettono? - Così non mi aiuti!
Il mio potere guarisce, però quando lo faccio, poi sto male.
Che succederà la prossima volta? Morirò?
- Andrea... - Che dono è un potere che ti uccide?
- È stato un mese complicato per tutti. - Che fai in piedi? A letto.
- Ciao, fratellino. - Forza!
- Ciao, coglione. - Ciao, Nicola.
(Sabrina) Ho portato pesce lesso e pastina.
- (Andrea) Grazie. - Che culo! Dividiamo?
- Tu non ti sei fatto neanche un graffio. - No, io no.
- Se vuoi, te li faccio. - (Marco) No.
Non so se sei più bravo a fare le battute o a guidare la moto.
- Perciò abbiamo fatto l'incidente. - (Sabrina) Torniamo alla normalità.
- Grazie. - Io vado.
- Andrea, poi riparliamo di quella cosa. - Sì.
- Ciao, Sabrina. - Ciao, Marco. Grazie.
- Niente. Ciao, Nicola. - Ciao, coglione.
- (Sabrina) Mi aiuti ad aprirlo? - Io?
No, io!
- Papà? - È al lavoro.
- Stai bene? - Dai, Andrea, aprilo tu.
- Non ho tanta fame. - Aprilo o te lo tiro in testa, forza!
(notifica)
- Ciao, papà. Saluta, pisellino. - Ciao!
Andrea sta mangiando pesce e pastina,
mamma lo tratta come se avesse cinque anni e io mi rompo le palle.
- Come vedi, tutto nella norma. - (Sabrina) Buon lavoro, amore.
- (Nicola) Buon lavoro. - (Andrea) Stai tranquillo, io sto bene.
Ti vogliamo bene.
Devo dirti una cosa.
Anche Jean ha un superpotere. Non so come sia possibile.
Perché proprio noi due?
Ora l'unica cosa che voglio
è capire come tornare sempre più indietro, fino a quella notte.
Ci riuscirò, te lo prometto.
Riuscirò a cambiare il passato e a salvarti.
Domani facciamo un altro giro di compro oro.
Siamo soci ormai.
Qui no, per favore.
Qui?
Grazie.
(Massimo) L'amore è un grande fuoco.
(Massimo) Quando lo accendi, sembra che niente potrà spegnerlo,
tranne il tempo.
(Massimo) Il tempo spegne tutto,
ma non l'amore vero
perché l'amore vero è un fuoco eterno che illumina la notte.
(Massimo) Puoi provare a spegnerlo,
ma non ce la fai.
(Massimo) Non ce la farai mai.
Figlio mio.
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