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Greta, dove cazzo sei? Hai sempre il telefono spento.
Sono venuto a prenderti, ho la macchina di mamma. Sono vicino al tuo motorino.
Appena senti questo messaggio, muovi il culo!
Può darmi una mano? Si è fermata la macchina.
- Pure questo! - Grazie.
Sì.
- Dov'è? - Orologio e portafogli. Sbrigati!
- Stai calmo, ti do tutto. - Forza! Veloce!
- (Daniel) Stai calmo. - Dai, cazzo!
- Daniel! - No!
No, Daniel! Daniel!
Daniel!
Daniel!
(dal registratore: "Mamma Maria" dei Ricchi e Poveri)
(Massimo) Mamma, mi sono ficcato in un casino.
Io non so come uscirne.
Io non so che mi sta succedendo.
Non posso dirlo a nessuno.
Sono solo in questo.
Io vorrei che tu fossi qui con me.
Ma che cazzo sto facendo?
Che cazzo sto facendo? Che cazzo sto facendo...
(canzone) Vivo finché l'anima mi prenderà fuoco
(canzone) Quando sono freddo, mi riscaldo da solo e noi
(canzone) Degli eroi vestiti d'amore e di odio
(canzone) Se ho paura, so che sono vivo e non morto, però ho capito
(canzone) Che le leggende non sono per sempre
(canzone) Forse sbaglierò tutte le strade
(canzone) E non so se terrò l'equilibrio prima di cadere
(canzone) Io sarò uno come noi
(canzone) Questi vecchi muri sembra che non hanno età
(canzone) Siamo fiori in mezzo al cemento e forse un po' lo siamo da sempre
(canzone) Io che sono un punto perso in questa città
(canzone) Che non mi ha mai dato niente
(canzone) E che mi chiedo da sempre chi verrebbe a cercare uno come noi.
Allora?
Ci sta. Tutto bene, è un piacere vederti.
(dialoghi non udibili)
(canzone) Io ti sorrido se tu mi sorridi
(canzone) Mi hai regalato nuove cicatrici, le coprirò con nuovi vestiti
(canzone) Vivo da solo da un paio di mesi
(canzone) Ma era meglio restare bambini
(canzone) Per giocare senza stare stesi e litigare rimanendo amici
(canzone) Stanotte dormo nel letto di un ospedale
(canzone) Solo per vedere se mi passerai a trovare
(canzone) Dicono che se non salti, non riesci a volare.
Massimo? Massimo!
Massimo! (clacson)
- Fai sempre lo stronzo? - Ti sei cacato sotto, eh?
- Pensa a me che ci vado ogni giorno! - (Marco) Massimo!
(Marco) Massimo. Oh, Massimo!
Massimo! Oh, la smetti di evitarmi?
- Parliamo di quello che è successo? - Non ho niente da dirti.
Se tu c'entri qualcosa, non dico un cazzo a mia madre.
Che devi dirle? La smetti con questa storia?
Tu non prendermi per il culo. Ti prego, parliamo un attimo?
Mi dici che ho visto l'altra sera? Dimmi che cazzo ho visto.
- Che cazzo ne so io? - Non è successo niente!
Non è successo niente, no?
Hai incendiato o no quel bidone?
- L'hai incendiato tu? - Stai zitto, Marco, non devi urlare.
- Tutto bene? Che è successo? - (Marco) Niente.
- (Andrea) Che è successo? - Niente.
Come niente!
Perché hai litigato con mio fratello?
- Sospetta qualcosa? - Sì.
- Gli hai detto di noi? - No.
Vabbè, a lui ci penso io.
Tu riprenditi, ci hai scritto in faccia che sei il colpevole.
(campanella)
Ciao, fratellone.
Stanotte ti ho sognato.
Anche stavolta non sono riuscita ad arrivare in tempo!
Succede sempre così. Sto per raggiungere la macchina di mamma
e lui ti ha già sparato!
Nessuno e niente potrà cambiarlo, papà lo dice sempre.
Lui si è già rassegnato, ma io... io no.
Forse per quello adesso ho questo potere.
Non volevo crederci. Pensavo che era un'allucinazione.
Invece è vero!
Daniel, posso riavvolgere il tempo.
Ti rendi conto?
Cazzo!
Scusa, so che non ti piace quando dico le parolacce, ma...
Non so come sia possibile,
ma credo di sapere perché.
Perché l'unica cosa che voglio...
è tornare indietro.
Arrivare in tempo ed evitare che quel figlio di puttana ti spari!
Ora riesco a riavvolgere solo poco, ma se mi alleno,
riuscirò ad arrivare abbastanza indietro in tempo per salvarti.
Che dici? Smettila con queste sciocchezze, tuo fratello non le merita.
(Inge) Amore mio.
Come stai oggi?
Sei così bello!
Ciao, amore. Ciao.
Come ti senti?
Dicono tutti che non ti sveglierai più, che devo accettarlo.
Chi lo dice non ti conosce come ti conosco io.
Non sa quanto sei forte e quanta voglia hai di vivere.
Io so che ce la farai.
Io lo so.
Ti amo così tanto.
Ciao.
- Volevi vedermi? - (Giuseppe) Sì.
Renata, hai saputo di Anna Petrescu,
che le è stato diagnosticato un tumore ai polmoni?
Lo stesso di Michela Bianchi e di altre tre operaie morte
per la stessa malattia dopo essere andate in pensione negli ultimi cinque anni.
Due di loro avevano minacciato di farci causa,
ma l'hanno ritirata dopo aver ricevuto una cospicua offerta da parte nostra,
offerta della quale io... non ne ero al corrente.
Stai tranquillo.
Nessuno collegherà quelle morti a te o alla tua fabbrica.
- Di che cosa stai parlando? - Forse non ti ricordi.
Quando dodici anni fa mi hai affidato la direzione dei lavori
per trasformare questo vecchio capannone in questo edificio,
mi hai chiesto che la sede della Revanche aprisse senza ritardi.
- Certo. - È esattamente ciò che ho fatto.
(Renata) Questo capannone era pieno di amianto.
(Renata) Quando ti ho detto che i fondi erano insufficienti, tu che hai fatto?
(Renata) Hai minacciato di licenziarmi, se non avessi portato a termine tutto
nei modi e nei tempi stabiliti e quindi...
ho fatto ciò che andava fatto. Ho trovato una soluzione.
(Renata) Ho bonificato dall'amianto capannone, spogliatoi, mensa, tutto
tranne la zona della filatrice che ho fatto schermare.
Le operaie che ci lavorano fanno turni brevi.
Avrebbe ridotto al minimo la possibilità di incidenti.
Tu utilizzi il termine "incidenti"
perché suona meglio della parola "morte"?
Sono quattro operaie che hanno perso la vita.
Conoscevo Michela da quando ero piccolo, siamo nati nello stesso quartiere.
Pochi giorni fa ero al suo funerale. Porca puttana, tu dovevi dirmi la verità!
Avresti rinunciato ad aprire la fabbrica nel quartiere in cui sei cresciuto
dimostrando a tuo cognato e agli svizzeri che avevano ragione a opporsi al progetto?
Renata, hai fatto una cosa gravissima. Quella zona deve essere bonificata subito.
Non è possibile.
Significherebbe interrompere la produzione e annullare il debutto della collezione.
Gli svizzeri non aspettano altro! Vuoi dare loro questa soddisfazione?
Non ci siamo capiti. Se questa storia salta fuori, qui chiudiamo tutto
e io e te andiamo in galera, lo hai capito?
Hai già molti problemi di cui occuparti per la sfilata, mancano poche settimane.
Preoccupati di quelli, al resto penso io.
(Viola) Stasera sul tetto alle sette, dove andate voi sfigati.
- (Andrea) Giochiamo alla Play da me? - Oggi no.
- (Sara) Quanto hai preso? - (Fabio) Sicuramente zero.
(Fabio) Hai visto che giacchetta assurda ha Jean di sto' cazzo?
Secondo voi me lo fa il regalo anche se Natale è passato?
- Te lo fa per la Festa della Donna. - Sei uno stronzo.
Fabio, parli del diavolo... Guarda là.
Ahò, Jean!
Jean! Vieni qua! Dove vai?
Mi fai il regalo di Natale? Ahò, parlo con te!
(Nicola) Saretta? Saretta!
Ti prego, mi ascolta un attimo? Ascoltami un secondo.
Da una settimana ripeti le stesse stronzate!
Non ti prendo per il culo! Quella ragazza era uguale a te, come devo dirtelo?
Stai dicendo che in giro è pieno di ragazze come me?
- No. - Sì, invece. Guardami.
Non esiste nessuna come me, io sono unica.
Tu che cazzo guardi, eh?
Sara! Hai ragione, sono un coglione.
- Mi lasci per questa stronzata? - Sì, vaffanculo!
La storia della sosia è una cazzata. Cambia scusa.
Se ti cambio la faccia?
Dammi le chiavi.
- Dove l'hai preso? - L'ho rubato.
- A chi? - A una vecchia.
(ragazza) La vecchia l'ha rubato a qualcuno.
- (ragazzo) Ma è da uomo. - È d'oro.
- Ma che dici? - Dallo a me.
- Guarda questo. - Oh, hai due spicci?
- No. - No?
Hai sentito che ti ha detto? Era gentile.
Dacci il portafogli, sbrigati.
(ragazza) Oh, andiamo!
- È bella questa giacca. Toglietela. - (ragazza) Sbrigati, fai il timido?
- Avrà il telefono? - Sì.
Daccelo.
E queste belle scarpette?
- Dacci pure le scarpe. - Le scarpe?
Non me ne frega un cazzo, toglitele!
(ragazza) Saranno d'oro.
- Sbrigati! Non sai toglierti le scarpe? - (ragazza) Ti serve una mano?
Non gliel'hanno insegnato, eh? Bravo.
- Il codice? - (Jean) Tutto zero.
- Vuoi mammina che ti aiuta? - Tutto zero.
Metti tutto zero.
- Dove vai? - Scappi?
(ragazzo) Dove vai? Coglione!
Cazzo! Via! Vai, vai!
Cazzo, sbrigati!
- Che ho fatto? - Non ci ha visto nessuno.
Come sto, Lin? È troppo?
- Sono volgare? - No, stai bene.
- Sicura? - Guarda.
Sei come lei, ma tu sei più bella.
Che mi metto? Questo, questo o come sto adesso?
A me piace quello blu.
Vabbè, non metto questi, vado così.
Devo dirti una cosa.
- Che cosa? - Non dirlo a mamma e papà.
- Mamma e papà, chi sono? - Vabbè.
Loro pensano che esco con le amiche, invece esco con un "laowai".
- Chi è? - Un ragazzo conosciuto in palestra.
- Che gli frega se è italiano? - Che gli frega? La pensano come loro.
"Moglie e buoi dei paesi tuoi". Tu trova un fidanzato cinese, così sto a posto.
- No! Io non voglio fidanzarmi. - Perché dici così?
L'amore arriva quando meno te lo aspetti. Guarda me!
Sei bella quando sorridi!
- Io vado al mio appuntamento, sorellina. - Vai. Divertiti.
- Mi raccomando. - Sì.
Ecco.
Io vorrei essere così.
Sara, ma... Non sei bella come sembra.
Ora ci penso io.
(Andrea) Questo che cos'è?
Questo qua.
Dativo?
Il dativo plurale finisce in "is".
- Questa finisce in? - "Orum."
- Quindi è? - Quindi è...
Accusativo? No.
- Scusa, Andrea, oggi sono fuori di testa. - Sì, perché gli altri giorni?
So che non mi credi nemmeno tu, ma quella ragazza è identica a Sara.
Nicola, almeno con me, per favore.
- Vabbè, allora sono pazzo. - No, sei paraculo.
(notifica)
Sì, cazzo! Paraculo, eh? Tieni!
Eh? "Ciao, ti ricordi di me?" Chi è, eh?
- È uguale. - Che ti avevo detto?
Mando lo screen a Sara.
- Se vuoi farla incazzare di più, sì. - Perché?
Sai che Sara ci tiene a essere unica.
Se le mandi lo screen di una ragazza uguale a lei, come si sente?
Una merda.
- Dici? - Dico.
Jean?
- Che è successo? - Stavo tornando a casa
e mi hanno investito. - Come ti hanno investito?
Quando è successo? Come stai?
- Una macchina... - Dove ti ha preso? Dove ti fa male?
- Andiamo all'ospedale. - Non mi fa male.
- Non ti fa male? - No.
- Fammi capire, ti hanno investito? - Sì.
Torni qui senza scarpe, senza giubbotto e non hai neanche un graffio?
Com'è possibile?
Chi è stato?
Non lo so. Non li ho visti, se ne sono andati.
Jean, chi ti ha derubato? È successo a scuola?
Mi hanno investito.
Fammi vedere il telefonino.
L'ho perso.
Andiamo a casa, dai.
- Ciao. Mi fai un caffè? - Certo, subito.
- (Beatrice) Il bagno è di là? - (barista) Sì, da quella parte.
(Simona) Ciao, Beatrice.
- Che fai qua? - Niente. Mi serviva un attimo il bagno.
- Mi fa un caffè, per favore? - Certo.
Non è un bel posto.
So badare a me stessa, grazie.
Speriamo. Ormai non sei da sola.
Se devi rendere conto a qualcuno, cambia tutto.
Non è facile essere madre.
- Come vanno le cose con Massimo? Grazie. - Prego.
Bene, tutto bene.
Bene. Offro io.
Ecco.
Quel ragazzo ha bisogno di serenità, mi raccomando. Buonanotte.
(barista) Arrivederci.
Grazie per il caffè.
(Giuseppe) Gli hanno fottuto le scarpe!
- (Charlotte) Che avrebbe dovuto fare? - (Giuseppe) Ti ci metti pure tu?
- Deve dire la verità! - Abbassa la voce.
- Abbasso la voce. - È già sconvolto.
(Giuseppe) Abbasso la voce, ma vuoi aiutarmi con nostro figlio?
Frequentando Greta, pensavo che si sarebbe dato una svegliata!
Vado a parlare con nostro figlio.
(Giuseppe) Sì, vai tu.
(bussa)
Jean?
- Amore... - Non mi credi neanche tu, vero?
Senti...
So che a volte è difficile avere a che fare con tuo padre,
però credimi, lui ti vuole bene!
- Vuole solo che tu gli dica la verità. - È questa la verità.
Che gli devo dire? È questa la verità. Non so che altro dirgli.
Tesoro, dai...
Non devi vergognarti con me.
Ascoltami, adesso vai da lui
e gli racconti che cosa è successo.
- Lui capisce. - Mamma...
Posso stare un po' da solo?
Va bene.
Va bene.
Quindi?
Ho visto Massimo che incendiava un bidone con le mani.
- Era Capodanno, hai bevuto e fumato. - Ero lucido!
Lui era a un metro da me. So cosa ho visto.
(Viola) Mio fratello non è un problema, non rompere il cazzo.
(Viola) Stasera chi ho davanti?
L'amico di mio fratello o Massimo che mi ha regalato questa?
(Viola) Pensaci, cazzo.
È mia madre a tenerti d'occhio, io posso essere la tua spia.
Stiamo sempre un passo avanti, ci prendiamo tutto.
Scusa, Viola,
ma è stato un errore, io non voglio più cascarci.
Mi hai rotto il cazzo.
Oh! Cretino di merda.
Cretino di merda a chi? Che cazzo fate qui? Mi seguivate?
- Che cazzo fai con mia sorella? - Abbassa queste cazzo di mani!
(Massimo) Cazzo...
Allora è vero...
Scusami.
- Tu ci pensi mai? - A che cosa?
Come vivevano i Romani, prima dei romani.
Era un bel casino, come adesso.
Sì, forse sì.
Scusa, ma questa urgenza di vedermi?
- Che ti è successo? - Niente.
Come va a scuola?
La solita merda. E tu?
Idem.
Jean, mi nascondi qualcosa. Dai, dimmi!
Oggi mentre tornavo a casa da scuola,
mi hanno rapinato. - Che dici?
Giacca, portafogli, scarpe.
- Cazzo, mi dispiace. - Non è la cosa più incredibile.
Mentre cercavo di scappare, mi ha investito una macchina.
Ho fatto un volo pazzesco, sarei dovuto morire.
Tu credi ai miracoli?
(Sara) Tu stai con quello sfigato? C'è di meglio.
- Dici? - Sì.
(Luana) Un autista, una villa e una fabbrica.
Non una qualsiasi, una cazzo di fabbrica di vestiti.
- Amo, è frocio. - Al rave stava con una figa assurda.
I froci stanno sempre con le fighe.
- Ciao, eh? Dov'eri? - A perdere tempo con un coglione.
A proposito, con Nicola che vuoi fare?
Lo faccio cuocere un po' nel suo brodo, poi lo riprendo.
Deve tornare da me strisciando.
Che cazzo fai? Vuoi stare attenta?
Non è successo niente, non l'ho fatto apposta.
- Invece di chiedere scusa alzi la cresta? - Scusa, non l'ha fatto apposta.
Che lingua parlate? Qua si parla italiano.
Ti ho chiesto scusa. Questo lo offriamo noi.
Grazie al cazzo che offrite voi! Amo, mi porti in bagno, per favore?
(Andrea) Perché non ce l'hai detto prima?
Che vi dicevo? Che mi prendono fuoco le mani?
Da quanto tempo hai questa cosa?
La prima volta è successo in ospedale,
poco prima che morisse mamma.
Ho fuso la grata di una finestra.
Non so che cosa dire.
Non so, non...
Prima di allora non hai avuto un sintomo?
- Oppure un... Non so, un segnale. - No, niente. Da un giorno all'altro.
Vabbè, ma almeno hai capito come... funziona?
- Sì, quando qualcuno mi fa incazzare. - Sì?
Me ne sono accorto.
Dovresti farti controllare da qualcuno.
- Tipo? - Andrea ha ragione.
È una cosa gigante, non possiamo tenere il segreto per noi.
Certo, ora chiamo il medico e gli dico:
"Quando mi incazzo, mi prendono fuoco le mani."
Sì, sembra una barzelletta.
- Cerchiamo su Internet. - (Marco) Che dici?
- Secondo te troviamo la gente che... - Io ho cercato e ho trovato qualcosa.
Ci sono persone che soffrono di autocombustione.
Io pensavo che questa fosse roba finta,
fino a... dieci minuti fa.
Dovresti farti vedere da qualcuno.
Sì.
Così mi mettono in un circo.
(Lin piange)
Ehi? Tutto bene?
Lascia stare quella, è un'imbecille razzista.
Ma...
Se fossi bella come te, lo farebbe lo stesso?
Certo che lo farebbe. È solo una stupida insicura
che non vede l'ora di dare fastidio a qualcuno per sentirsi superiore.
Non è vero! Io sono sfigata, io sono un mostro.
No, Lin, non lo sei.
Se tu riuscissi a vederti per quella che sei, per la bellezza che hai dentro,
saresti... molto, molto più bella di quella stupida laowai.
Ti vorrei vedere dentro questo corpo
e ti vorrei vedere con questa faccia. Secondo me non diresti queste cose.
Scusami.
Scusa.
Okay.
Lo so, okay?
Sei la sorella migliore che potessi aver avuto.
Levati queste lacrime.
Brava.
(scatto di serratura)
(in tedesco)
(Greta) Parlami in italiano!
Hai bevuto?
Sì.
Non sei fiera? Sono uguale a te, no?
- Greta, dove sei stata? - Che ti frega?
- (Greta) Aspetta... - Vieni con me!
Lavati e mettiti a letto.
Non voglio che ti veda così.
(Greta) Aiuto! Chiamate qualcuno.
Dai, apri gli occhi!
Daniel, ti prego!
Ti prego!
Ti prego...
Daniel...
Daniel!
Aaaah!
(bussano alla porta)
Ehi!
Che fai a letto? Alzati, farai tardi a scuola.
Sto male, ho la febbre.
- Non hai la faccia da febbre. - Sì, ho la febbre.
Ho mal di testa, mi sento caldo.
- Forse ho preso freddo. - Vieni qua.
Senti.
- No, amore, non hai la febbre. - Sto male.
Non me la sento.
Pensi che se tornassi nella vecchia scuola, staresti meglio?
- Penso di sì. - Va bene, dai...
- (Giuseppe) Charlotte? - Parlerò con tuo padre.
- Però parlaci anche tu, chiedigli scusa. - Sì.
- Perché sei ancora così? - Non sta bene.
- Forse ha un po' di febbre. - Un po' di febbre?
Sì, è meglio se resta a casa.
- A me non sembra. - Non si sente bene.
- Papà. - Sì.
Senti...
Volevo chiederti scusa.
È vero, ti ho detto una bugia. Mi hanno rapinato e io...
Mi vergognavo troppo per dirtelo. Quindi scusa.
Vabbè, Jean, non preoccuparti. Non sono queste le cose importanti.
Non voglio le tue scuse. La cosa... importante che devi capire
è che l'unica possibilità che abbiamo quando qualcuno ci tratta male,
per ottenere il rispetto, è reagire, perché se gliela fai passare una volta,
quelli continuano e se la fai passare... - Giuseppe...
- Ne parliamo stasera? - Sì.
(Giuseppe) Ne parliamo stasera.
- Oggi stai a casa. - Buon lavoro.
- Grazie. Ciao. - (Jean) Ciao.
- Buongiorno, belle ragazze! - Ciao.
- Ciao. - Ciao, Viola.
- Allora? Come va? - Bene.
- Guarda. - Che è?
(voci indistinte)
- (Marco) Ciao, Andrea. - (Elio) Bello! Il mio cavaliere!
- (Elio) Come stai? - (Fabio) Bene. È un piacere vederti.
- (Elio) Oggi un'altra giornata di merda. - (Fabio) Che cazzo!
Non ti chiedo che sta succedendo tra te e mia sorella, però stai attento
perché Viola fa solo casini, va bene?
(voci indistinte)
(Sara) Ecco.
- Vai, manda. - (Sara) Ragazzi, adesso ridiamo.
(notifiche)
(ragazzo) Ma è Lin?
(ragazzo) È Lin, sì.
(risate)
(Nicola) È Lin.
(risate)
- (Fabio) Ammazza quanto corrono i cinesi! - Solo quando hanno voglia.
Grande! Tu hai davvero un talento comico.
Che cazzo vuoi? Non capisci la battuta? Devo spiegartela?
- Spiegala a me. - Che cazzo vuoi? Levati.
- (Marco) Massimo, lascia perdere. - Vai via.
- Ascolta l'amico tuo. - (Luana) Fabio, lasciali perdere.
- Questi li ammazzo, giuro. - Andiamo.
Si è incazzato, eh? Un sacco!
Ciao, Riccardo.
- Lo so, ora sposto la macchina. - Non volevo vederti per quello.
Tieni, è il tuo nuovo giro di notte.
Nuovo.
- Mancano tre negozi. - Chiediti perché.
Dopo il furto al compro oro, si sono rivolti a un'altra ditta.
Eri tu di turno quando quel negozio è stato rapinato.
- Sì, ma... - No niente "ma"
e niente più furti durante i tuoi turni
altrimenti sarò costretto a fare a meno di te. Sono stato chiaro?
(squilli di telefono)
- (Giorgio) Sì? - Sei stato chiaro.
Riccardo, è un rompicoglioni, ma è una brava persona.
Grazie, Armando. Grazie.
(Simona) Sì, ma due o trecento euro al massimo.
(Simona) Da quando c'è mio nipote, le spese sono aumentate, quindi...
Sì.
Certo, so che ti devo ancora dei soldi.
Appena prendo lo stipendio...
Pronto?
Scusi.
Ahò! Che fai qua? Vuoi fare una rapina?
Tu sei proprio amico di mio fratello! Vieni qua.
Guarda questo. Che dici? Ti piace?
- L'ho adocchiato da un po' di giorni. - È da donna, Nicola.
Mica devo metterlo io, sei scemo? È per Sara.
- Fammi vedere le mani. - Perché?
Fammi vedere le mani! Vedi? Hai le dita sottili.
Potrebbero essere quelle di una ragazza. Entra con me, così lo provi.
Salve!
Ci sono gli strumenti per misurare gli anelli.
Sì. Tu conosci gli strumenti de "L'allegro chirurgo".
- Salve, mi apre? Devo comprare un anello. - Stiamo chiudendo.
- Devo fare l'inventario. - Eh? Come chiude? Signora!
- Devo comprare un anello. Ci apre? - Perché non te ne vai?
- Vattene, sennò chiamo i carabinieri. - Guardi che ho i soldi per comprarlo.
- Ho i soldi per comprarlo, hai capito? - Chi ti ha detto niente!
'Sta stronza!
(a voce alta) Hai perso un cliente, stronza!
- Amore, io vado. - Così presto?
I ragazzi sono usciti, pensavo che potessimo mangiare insieme.
Sì, però ho...
Ho promesso a un ... a un collega di sostituirlo.
- Poi non ho neanche tanta fame. - Sicuro?
Sicuro, sicuro?
- Gliel'ho promesso. - Okay.
- Come va al lavoro? - Bene. Perché?
Hai detto che dopo la rapina c'era un po' di tensione.
Sì, ma...
Abbiamo parlato. Tutto a posto, tranquillo.
Andrea deve fare una visita di controllo.
Ha chiamato la segretaria e ha detto che è aumentato un po'.
Duecento euro.
Ce la faremo?
Se mi metto a fare il cardiologo...
Non mi dai neanche un bacio?
Come si fa a non baciare una donna come te?
Buon lavoro.
(rumore di porta)
(Deborah) La mia birra?
- Te la porto io. Andiamo a fare il caffè? - (Deborah) Grazie.
(Luana) Ne porti una anche a me?
(Sara) Quanto è lenta.
(Luana) Sara, guarda chi c'è.
- Ciao. Sara, puoi venire? Devo parlarti. - No.
Ti vergogni a parlare qui?
(Nicola) Va bene, lo faccio qui.
Volevo chiederti scusa e darti questo.
Ti piace?
Carino.
Me lo metti tu?
Okay.
Vabbè, per ora sei perdonato.
- Ragazze, ci vediamo domani. - Buona serata.
Ciao.
- (Luana) Arrivano queste birre? - (Shiin) Sì, arrivano.
(scroscio di pioggia)
(tuono)
(tuono)
(tuono)
(tuono)
(tuono)
- Oh! - Testa di cazzo!
Che è successo? Che incivile!
- Tutto a posto? - Sì, grazie. Ha bagnato tutto!
- Mi dispiace. - (Fabio) Non potete capire!
Ero in moto, vedo una pozzanghera e la vecchietta con la carrozzina.
Ho pensato: "'Sti cazzi, io lo faccio."
Ho accelerato e l'ho schizzata tutta! C'era anche quel coglione di Massimo.
Gli ho fatto una doccia atomica. Domani ha la polmonite.
(voci non udibili)
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