All language subtitles for Doc - Nelle Tue Mani S03E12 La Scossa.it

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Original subtitles

Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci.

Uno, due, tre, quattro, cinque

sei, sette, otto, nove, dieci.

Uno, due, tre, quattro, cinque

sei, sette, otto, nove, dieci.

Uno, due, tre...

Va bene, l'ho segnato. Perfetto, sì.

- Un attimo. - Sono le otto e sono in studio.

- Ho un dolce per te. - Grazie.

Buongiorno, sì.

Oggi crolla il mondo.

- Buongiorno, Doc. - Ehi.

- Che è successo stanotte ? - Perché ?

Dovresti avere già staccato, invece sei qui.

Mi dici "buongiorno" e hai la faccia bianca come il camice.

- Ti devo parlare. - Siediti.

- No, preferisco di no. - Okay.

Forse è meglio se lascio Medicina Interna.

Non subito, tra qualche mese. Prima finisco la specializzazione.

Non smetto di fare il medico

ma forse sono più adatto a Medicina dello Sport.

- Medicina dello Sport. - Sì, paralimpico.

La Nazionale mi ha offerto un lavoro.

Beh, io...

Io credo che sarebbe un grande errore.

- Tu sei un medico internista nato. - Lo ero, forse, una volta.

Non ce la faccio più.

Non posso guardare i pazienti senza pensare che qualcuno non ce la farà.

Succede anche a te ?

- Certo. - Okay, allora, ti prego, spiegami.

Come riesci ? Come fai a sopportarlo ?

Piano piano ci si abitua.

Io non ci riesco.

Stacco, a domani.

[VIBRAZIONE DI CELLULARE]

- Vuoi sapere la novità ? - Buongiorno anche a te.

- Riccardo pensa di andarsene. - Ha un altro burn-out ?

Non è stress, stavolta mi sembra qualcosa di più profondo.

- La dimissione della 12. - Vado. - Sei qui ? Che treno hai preso ?

- Ho preso il primo aereo e ho attaccato subito. - Stacanovista !

- Anch'io voglio vederti. - Caffè ?

- Da me o da te ? - Arrivo.

- Ric, sei libero oggi a pranzo ? - Hai parlato con Doc.

Ti offro meno turni di notte e zero straordinari. Che dici ?

No, siamo sotto organico e non è per i turni che penso di andarmene.

- Scendo. - Mannaggia, mannaggia.

[VOCE INDISTINTA]

Non puoi rimanere qui. Finisci la mousse e vai, chiaro ?

- Buongiorno. - Riccardo, giusto ?

- Ci conosciamo ? - E' mia sorella, sta andando via.

Ci siamo sentiti al telefono.

Mi hai detto: "Lei non può suggerire alla dottoressa Carelli". Giusto ?

Sì, sì, notevole figura di merda, me lo ricordo.

- Scusate, qualcuno ha un camice di ricambio ? - Che hai fatto ?

E' sangue finto. Il manichino delle simulazioni.

Ha sofferto molto il manichino.

Lo fa apposta a morirmi sempre sotto i ferri.

Lo odio quel cazzo di uomo di gomma.

- Tieni il mio, tanto sto uscendo. - Grazie, ma giusto un'ora.

Esco anch'io, faccio il week-end sulla neve con mio padre.

- Sulla neve adesso ? Dove ? - E' mia sorella.

Courmayeur. C'è sempre la neve.

Perché non ho fatto Oculistica ? Dovevo fare Oculistica.

- Federico, mi servi per una biopsia. - Va bene. Quando? - Ora.

- Buongiorno. - Buongiorno.

- Buongiorno. - Come stai ?

- Tutto bene. - Dài, ci siamo quasi.

- Eccoci. - Andate, prendo le scale. - No, salga, ci entriamo. - Va bene.

- Io scendo al terzo, voi al primo ? Ostetricia ? - Sì.

- Lei sta per partorire. - Il termine è tra due settimane.

Ma ha deciso di anticipare.

- E' sempre un buon giorno per nascere. - Speriamo.

Eccomi.

- Vai in medicheria e prepara la paziente. - Sì.

- Per la tua ricerca è stato utile ? - Molto.

Ti sei fatta un'idea sui tuoi futuri colleghi romani ?

Comincio a finire la ricerca, il resto si vedrà.

- Buongiorno, Michela. - Buongiorno. - Procede ?

- Anestesia fatta. - Bene.

- Perché hai il camice di Bonvegna ? - Perché il mio si era sporcato.

- Di che cosa ? Marmellata della brioche ? - No.

- Sangue. Ho fatto un'altra tracheostomia finita male. - Ah.

Fa lei il mio intervento, vero ?

Il dottor Lentini sa fare una biopsia all'arteria temporale.

- Gliela farà lui. - Sicuro ?

- Sì, vedrà che ne sarà soddisfatta. Vero, Lentini ? - Sì, sì.

- Il dottor Cesconi sarà sempre qui con noi a monitorare... - Prego.

Tutto.

Fortuna che non deve farle una tracheostomia.

[RISATINA] Procedi.

- Aiuto ! - E' un terremoto.

- C'è il terremoto, attenzione ! - Visitatori lungo le pareti !

- Venite con me. - Ci penso io. - Sì.

- Oddio ! Oddio ! - Che succede ?

Non stiamo precipitando, è un terremoto.

- Aiutami a bloccare il letto. - Aspetta, voglio scendere.

- Continuo a tamponare ? - Perde troppo sangue. - Eh ?

- Che fate ? Non dobbiamo scappare ? - Tienila ferma.

Tranquilla, Michela. Reggimela, reggimela.

Piano ! Martina, qua nella stanza 13.

- Come sta ? - Trema tutto. - E' solo una scossa di terremoto.

- Passa subito. - Pensavo che fosse un altro ictus. - Tranquillo.

Piano, fate piano. Lin e Riccardo, andate nella 12.

Vi ho chiamato. Pensavo che eravate scappati.

- Che succede ? - E' una scossa di terremoto.

Non lasceremmo mai una paziente così adorabile.

- Signora Agostina. - Non svegliarla.

- Non spaventarla. - Una paziente in meno da seguire.

- Okay. - E' finito.

- E' passato ? - Sì, pare di sì.

- Secondo te, è finita ? - Non lo so.

- Non c'è linea. - Doc? - Non so. E' sparito, non c'è neanche Damiamo.

Aveva una biopsia dell'arteria temporale.

Ecco fatto.

Diamo una spuntatina ai capelli ?

Di certo, mi costeresti meno della mia parrucchiera.

Federico, altro che Medicina, dovevamo fare i parrucchieri.

- Vi piace chiacchierare. - C'è stato un terremoto ?

- Per fortuna, avete finito l'intervento prima. - Era a metà.

Cesconi l'ha finito, anche se tremava tutto.

- Un sangue freddo micidiale. - No.

E' stato facile, Michela è stata impeccabile. Di là tutto bene ?

- Non ci sono danni gravi. - Scendo in Pronto Soccorso ?

- Fra poco sarà preso d'assalto. - Ti faccio chiamare se serve. - Sì.

Federico, io porto la biopsia in laboratorio.

- Finisci la medicazione e riporta Michela in camera. - Va bene.

- Damiano. - Di'. - Damiano.

- Mi dici come ci sei riuscito ? - A fare ?

A essere così preciso mentre si muoveva tutto. Come hai fatto ?

Anni di servizio nell'ambulanza. Lavoravamo sempre in movimento.

- Sai qual è il segreto per non sbagliare mai ? - No.

Nemmeno io.

Perfetto.

- Come ti senti ? - Bene.

- Il bambino ? - Adesso sentiamo. Vieni giù. - Sì.

Sta bene e ti saluta.

- Prof, ha un taglio qui. - Non ho capito. - Ha un taglio qui.

[LAMENTI] Sono abituato ai colpi in testa.

Le doglie sono più forti.

Fai un bel respiro profondo.

- E' in affanno. - Forse il bambino

è in una posizione che ostacola il diaframma. - Forse.

- Adesso andiamo subito in sala parto. - Meglio.

- Niente ? - No, è spento.

- Siamo bloccati ? - Adesso sentiamo qualcuno.

- Non c'è rete. - Proviamo con la linea di emergenza.

Qualcuno è in ascolto ?

Seguimi, seguimi. Respira così, brava.

Siamo in un ascensore dell'Ambrosiano.

Impianto CO5357, matricola 1398.

Dài, il peggio è passato. Brava, così.

C'è una donna che deve partorire, non abbiamo molto tempo.

Ogni giorno in Italia restano bloccate in ascensore cento persone.

E' una cosa prevedibile. Qualcuno lì fuori sa che cosa fare.

Di sicuro, si sono già attivati per tirarci fuori.

Controlla la 13, ci sono pazienti fragili.

- Cerca qualcuno ? - Mio cognato. - Bene. - Ti aiuto io.

- Grazie. - Ci penso io. - Calmi calmi.

Signori, fermi, per cortesia. Un attimo di attenzione, venite.

Venite tutti qua, avvicinatevi.

Ascoltatemi, non lo ripeto. Primo, i pazienti non possono uscire

finché la direzione non ordina di evacuare.

- Non lascio qui mio padre. - L'edificio è antisismico.

Lui è qui perché ne ha bisogno. Portarlo fuori è più rischioso.

Secondo, i parenti devono andare nei punti di raccolta all'esterno.

Terzo, siete in ospedale e qui comandano i medici

soprattutto durante un'emergenza.

Chi fa di testa sua ne risponderà alle Forze dell'Ordine.

I parenti fuori, i visitatori fuori, i pazienti nella propria camera.

Grazie. Forza.

- Wow, un discorso da vero primario. - E' ciò che avrebbe detto Doc.

- Dov'è? - Nello studio, ha detto che scendeva, sarà per le scale.

- Okay. - Ragazzi, venite, per favore.

Federico, vieni. Forse è finita o forse è in arrivo un'altra scossa.

Noi dobbiamo restare qui. Niente fine turno per nessuno.

Monitorate i pazienti e calmateli. Tenetemi aggiornata, via.

- Che c'è ? - Io non posso restare.

- Perché? - Senza telefoni non so come sta la mia famiglia.

- Nessuno di noi lo sa. - Se serve, ci sono i soccorsi.

Se fosse successo qualcosa e non li aiutassi, non me lo perdonerei.

Mi dispiace.

Vai, Federico, grazie.

- Devo fare la lista dei pazienti e rivedere la situazione. - Va bene.

- Ci sono dei vetri... - Scusate. - Controllo. - Sì.

- C'è una donna che deve partorire ? - Qui siamo a Medicina.

Mia moglie era in ascensore per andare in sala parto

e io la sto cercando a ogni piano.

L'ascensore ! L'ascensore !

Fate passare, grazie.

Merda !

Andrea, sei lì dentro ?

Giulia, siamo qua, siamo bloccati ! C'è una donna che sta per partorire.

- Margherita, sono qui ! - Amore !

Tirateci fuori ! [COLPI DI TOSSE]

- Tranquilla. - A che piano siete ? - Uno o due sopra di voi.

- Riuscite ad aprire le porte ? - Non ci riusciamo, sono bloccate.

Chiamiamo subito i tecnici.

Vogliamo uscire e anche il bambino. Veloci !

- Digli che è un codice rosso, non facciamola partorire lì. - Vado.

- Come ? - Tranquillo, adesso risolviamo.

Andrea, io sono qui. [LAMENTI]

Le contrazioni sono ravvicinate.

Ora ci tirano fuori e corriamo in sala parto.

Tu resti con me fino in fondo ?

Certo che rimango, voglio conoscere questo bambino.

- Come lo chiamerete ? - Mattia, come mio nonno.

- E' un bel nome. - E' il tuo primo figlio ? - Sì. Com'è che dite ?

- Sono una primipara attempata. - Non sei un'eccezione.

- Ormai diventiamo madri sempre più in là. - E' per il lavoro.

Dovevo programmare un figlio nel momento giusto.

- Che lavoro fai ? - Dirigo un'agenzia finanziaria.

- Nella finanza il tempo è tutto. - Anche in medicina.

Ma ce ne danno sempre meno.

Il mio segreto è organizzarmi, programmare quello che può accadere.

- Sei più efficiente e non hai sorprese. - Se non c'è un terremoto.

A questo ha pensato chi ha progettato l'ospedale.

Adesso devi concentrarti solo sul respiro.

- Al resto ci pensiamo noi e i colleghi. - Respira. - Okay.

- Come state ? - Andrea è in ascensore

con una donna che sta per partorire.

- Avete avvisato i tecnici ? - Stavo andando io.

- Vado io, tu resta con i pazienti. - Grazie.

Ci pensa Agnese ai soccorsi.

- Con lei abbiamo la priorità. Vieni. - Sì.

- Come andiamo ? - Se mi dà una sigaretta, sto meglio.

- Così le viene un altro ictus e va in un mondo migliore. - Migliore...

- In paradiso non ci vado. - Perché è pessimista ?

- Troppe bugie. - Su, le resta un bel pezzo di vita da vivere.

- Siamo qui per questo. - Ci siamo presi un bello spavento.

Pensavo di morire. Speriamo che non ne venga un'altra.

E' nervoso, la pressione è alta. Che gli abbiamo dato ?

- Un betabloccante. - Serve qualcosa di più forte.

- Un diuretico tipo furosemide ? - Sì, esatto.

- E' finito, bisogna andare a prenderlo. - Martina.

- Devo andare in farmacia ? - No, vai in mensa.

Speravo di fare il giro letti con te.

Vai a prendere la furosemide, è più urgente.

- Sono le 8 e 26, tra quindici minuti devi stare qua. - Okay.

- Che ci fai qui ? - Ho paura a stare sola.

Nei punti di raccolta ci sono altre persone.

- Voglio stare con te. - Non posso, devo lavorare.

Dove vai ?

- In farmacia. - Lì ci lavora lo specializzando che ti conosce.

A un paziente serve un farmaco, ci devo andare.

Ti fisso un appuntamento e apriamo un piano di accumulo per i risparmi.

- Dobbiamo pensare al tuo futuro. - Ho 28 anni.

Ho visto una crisi economica, una pandemia e una guerra in Europa.

Anzi, più di una, quindi quello che guadagno lo spendo in viaggi.

- Altro che futuro. - Ora dici così, ma un giorno vorrai dormire serena.

Con un figlio scordati di dormire serena per qualche mese.

Ci sono abituata, soffro di apnee notturne.

Con la gravidanza sono peggiorate. Ho fatto trattamenti con la Cpap.

- Hai fatto ventilazione in gravidanza ? - Sì, con il casco.

- Ti posso visitare ? - Che succede ?

- Ho un dubbio, meglio controllare. - Okay. - Spostiamo il letto.

Prova a sederti, piano.

Okay.

- Di' "trentatré". - Trentatré.

- Ancora. - Trentatré.

Vieni, sdraiati.

Misurale la pressione, per favore.

Ottanta su cinquanta.

E' un po' bassa, ma meglio bassa che alta, giusto ?

Che cosa c'è che ti preoccupa ?

Coraggio, siamo chiusi qui, tanto vale dirlo.

[SIRENE]

Sì ? [PARLANO IN CINESE]

Mamma.

[PIANTO]

I tuoi respiri sono troppo brevi.

I suoni del tuo torace non sono come dovrebbero essere.

- "I suoni" ? - Credo che tu abbia uno pneumotorace iperteso.

Che significa ?

Hai una bolla d'aria nella pleura.

Ogni volta che respiri si gonfia di aria che non ha via di sfogo.

- Più respiri, più si gonfia e preme su trachea, cuore e polmoni. - E...

- Che cosa possiamo fare ? - Dopo il parto faremo l'intervento.

Non può affrontare il parto così.

In che senso ?

Dobbiamo decomprimere la bolla d'aria subito.

- Okay ? Ho visto che hai delle forbici, prendile. - Sì.

Prendi un guanto in lattice e bucalo sulla punta di un dito.

- Doc, non penserà di... - Fallo, veloce.

Che cosa sta pensando ?

- Ecco. - Grazie. - Tranquilla.

Okay.

Ascolta, c'è solo un modo per salvarti.

Dobbiamo bucare la bolla d'aria e sgonfiarla.

Adesso ti infilerò questa cannuccia nel torace fino alla bolla d'aria.

L'aria attraverserà la cannuccia e uscirà dal guanto.

Il guanto non la farà rientrare dentro. E' chiaro ?

No, no, no.

No, assolutamente no.

Io farei meglio a non fare nulla.

Quando tu soffocherai e Mattia morirà con te, nessuno mi incolperà.

Chi avrebbe potuto fare qualcosa qui dentro in ascensore ?

Se lo faccio, rischio di ucciderti ?

Sì, è possibile, ma è l'unica possibilità che abbiamo.

Promettimi che ne usciamo vivi tutti e due, io e il bambino.

Per favore.

Certo, andrà bene.

- Okay ? - Okay.

Disinfettante.

Vai, vai.

Okay, mettiti su un lato, vieni.

Bravissima, brava.

Adesso prendi questo e lo mordi forte.

[LAMENTI]

- Perché quella faccia ? - Speravo che la pressione fosse più alta.

Sono reduce da un bypass coronarico, il cibo è sciapo e poi il terremoto.

- Ci credo che è bassa. - C'è stato un terremoto ?

- Sì. - Non mi avete svegliato ? - Non volevamo spaventarti.

- Se morivo ? - Non c'era il rischio. - Non si sa mai.

Quasi morivo e non mi avverte.

- Non stavi morendo. - Non lamentarti.

- Voglio sapere se sto per morire. - Nessuno moriva. - Perché?

Per guardare il mondo e raccomandare l'anima al cielo.

- Nessuno stava per morire. - A me fa venire l'ansia solo il pensiero.

A me viene se penso che sono morta.

- Vedremo come stai se c'è un'altra scossa. - Un'altra ? - Sì.

No, non ce ne saranno altre, ci ho parlato io con il terremoto.

Giù !

- Tutto bene ? - Sì, sì, anzi, quasi.

La pressione di Cristina non risale, anzi, è scesa.

Dàlle dei liquidi per endovena.

L'aria sembra defluire bene.

- Come ti senti ? - Meglio.

- Hanno dato segnali ? - No, niente. - Andrea !

- Giulia, siamo qui, ti sentiamo. - Come va lì dentro ?

Beh... Abbiamo superato una piccola crisi, ma ora va meglio.

- Voi ? - Qualche piccola crisi, ma ora meglio.

Margherita, stai bene ?

- Amore... - No, no, non ti sforzare.

- Okay. - Sua moglie sta bene, ma sta riposando.

I tecnici sono al lavoro, vi tiriamo fuori presto.

Avevo un appuntamento con un'amica e mi dispiacerebbe perderlo.

- Si salveranno ? - C'è il medico migliore che potessero trovare.

Se ne usciamo vivi, ti apro un fondo pensione con un tasso da favola.

Quale pensione ? Io non credo che andrò in pensione.

Mi licenzieranno prima.

Ma quando mai ? Se non era per te, lei e il bambino erano spacciati.

Diciamo che con i pazienti me la cavo, ma con i conti no.

- Che cosa fai se ti licenziano ? - Boh.

Apro un'azienda di penne a sfera. [RISATA]

Vorrei sapere prendere la vita così, alla leggera, senza ansie.

Data la situazione, te la stai cavando alla grande.

Non mi conosci. Per mio figlio ho già prenotato il posto al nido.

Ho firmato il contratto con la baby sitter

e gli ho aperto un conto in banca. - Devi solo trovargli la moglie.

La figlia della mia amica non mi dispiacerebbe.

- Certo. - E' deformazione professionale.

- In finanza il tempo è tutto. - Sono sempre stata così.

Odio gli imprevisti e guardami adesso.

Sono sospesa nel vuoto con una penna nel polmone

e un bambino da sfornare.

- Alla vita piace improvvisare. - Già.

Maledetta !

Prof.

- Ci siamo. - Che cosa ?

Il bambino ha imboccato il canale del parto.

Prepariamoci al parto.

- Ecco le tre confezioni di furosemide. - Grazie.

- Martina. - Antonio, ciao.

- Ciao. Anche tu lavori qui ? - Sì, così sembra.

Martina Carelli... E' passato un sacco di tempo.

- Dove ci siamo visti l'ultima volta ? Era... - Non saprei.

Dài, la festa... La festa di laurea di Maria, sì.

- Sì. - Dovevate laurearvi insieme, solo che tu hai rinviato.

- C'è stato il Covid, ci siamo persi tutti di vista. - Sì.

In che reparto sei ?

- Sto a Medicina Interna. - Ah. - Scusa, sono di corsa, devo andare.

- Magari ci vediamo uno di questi giorni. - Sì, magari.

- Senza aspettare un altro terremoto. - Poi vediamo.

- Vado, ciao. - Ciao.

- Senti male ? - No. - Bene.

Sei sopravvissuta alla mia medicazione.

Scherzo, era per sdrammatizzare.

- In effetti, sento un po' di prurito. - Dove ?

- Al viso. - E' l'anestesia, è normale, qualche minuto e passa.

A dire il vero, sta aumentando.

- Anzi, mi dà proprio fastidio. - In effetti, sei un po' gonfia.

- Che succede ? E' grave ? - No, che "grave" ? No, no.

Arrivo.

- Teresa. - Sì. - Dov'è Damiano ?

E' giù in Pronto Soccorso, servono rinforzi.

- Giulia. - Sì. - Potresti dare un'occhiata a una paziente ?

Damiano le ha fatto una biopsia e poi ha cominciato...

- Ecco il furosemide. - Meno di quindici minuti, brava.

Due minuti e sono da te. Se è urgente, chiama Damiano.

Ma Damiano...

- Come va ? (con voce strozzata) Aiuto.

- Michela. - Aiuto. - Dovevi essere allergica all'anestetico.

- Sei allergica ? - Non so. - Non c'è altra spiegazione.

La gola si è gonfiata, l'aria non passa. Antistaminico ?

No, devo farti arrivare l'aria nei polmoni per un'altra via.

Ti faccio un'incisione alla trachea. Tranquilla, l'ho già fatto.

- Quasi. - La ucciderai.

Farà la fine del manichino. Non sei capace.

Che succede ?

Ho controllato la pressione dieci minuti fa e continua a calare.

- Non va bene, sei sempre più debole. - Il chirurgo aveva detto...

Aveva detto che sarei stata meglio.

Sì, starai meglio, dobbiamo solo capire la cosa della pressione.

Non riesco a tenere gli occhi aperti.

- Mi risveglio, vero ? - Sì, sì.

- Non mi lasci morire. - No. - Non mi lasci...

Cristina ? Cristina, ehi. Cristina, guardami.

Cristina... Okay, calmati, Riccardo, respira.

Ragiona, ragiona, ragiona.

Intervento chirurgico, la pressione continua a calare.

Non ha la febbre, pressione bassa, intervento al cuore.

Il cuore ! Il cuore, sì.

Okay.

[BATTITO CARDIACO ACCELERATO] E' veloce, è troppo veloce.

Tachicardia, la pressione cala, intervento chirurgico.

Tachicardia, la pressione bassa, intervento chirurgico.

Intervento chirurgico ? Merda.

- Emergenza ! - Che succede ?

Ha un'emorragia al cuore, va operata subito.

Come ci arriva in Chirurgia ? Gli ascensori sono bloccati.

La porto io.

La porto io, la porto io.

- Signor Leonida, prenda queste. - Oddio. Aspetta, lo aiuto io.

- Che le è successo ? - La porto in Chirurgia, avvisali.

- E' urgente ! - Sì.

Brava, così.

Così, ancora. Brava, così. Bravissima, ancora.

Dài che ci sei, vedo la testa.

- Dài, dài. - Oh, no.

Tranquilla, stai tranquilla.

Respira, respira.

- Usiamo i cellulari. - Sì. Respira.

Salvate il bambino, vi prego, non ce la faccio più.

- Basta, salvate il bambino. - Ce la fai, ce la fai, ancora una.

- Ancora una, bella forte, dài. - Mi dispiace.

- Dài, forza. - Così.

- Vai, vai. Eccolo, eccolo ! - Vai.

- Brava. - E' qui, è qui !

[PIANTO] Eccolo qui.

Aiutami a coprirlo.

Ciao, benvenuto, Mattia.

- Qui, qui. - Sì. - E' bellissimo.

- Adesso te lo diamo. - Vieni qui.

- Bisogna tagliare il cordone. - Sì.

Ho prestato la mia pinza.

- Se lo sa la caposala, mi uccide. - Forse possiamo aspettare.

No, l'Oms raccomanda sessanta secondi e anche la mia caposala.

Tienilo. [PIANTO DI MATTIA]

Ssh... Piano.

Ricordami di dire alla tua caposala che meriti un premio.

Eccolo qua. Margherita, ehi.

Margherita, ehi.

- Non c'è polso. - Il cuore non ha retto. Tienilo.

Okay.

Ehi, ehi, ehi.

Ascoltami, ehi.

Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci.

Federico, che ci fa Michela ancora...

- Che è successo ? - Era allergica all'anestetico.

Le hai fatto tu la tracheostomia ?

Beh, dài, questa mi è venuta bene.

[SQUILLI DI TELEFONO]

Sì ?

Bene, bene, grazie.

Sono tornate le linee, era Agnese. I tecnici hanno risolto il problema.

- Tra un po' l'ascensore riparte. - Grande !

Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci.

Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette.

[PIANTO DI MATTIA] Uno, due, tre, quattro.

Cinque, sei, sette, otto, nove, dieci.

- Uno, due, tre, quattro, cinque, sei... - Siamo ripartiti.

Nove, dieci.

Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette. Giulia ! Intensiva !

- Emergenza ! Serve aiuto ! - Uno, due, tre... - Marghe ?

- Marghe ? - Si sposti. - Veloci ! - Veloci, veloci !

Veloci !

[VOCE NON UDIBILE]

- Il bambino sta bene. - Posso ? - Certo.

Piano piano, così.

[PIANTO DI MATTIA] Ssh !

- Marghe come sta ? - Andiamo, vieni.

Defibrillatore ! Due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto.

Vieni, dài, dài.

Preparalo a 150.

- Pronti. - Via tutti.

Scarica.

Al massimo.

- Ancora una, dài. - Pronti.

Dài. Scarica.

[VOCE NON UDIBILE]

[COLPI DI TOSSE]

- Eccola. - Ecco mamma.

[PIANTO]

- Buongiorno. - Il bambino ?

Vieni.

- Dammi il fonendo. - Amore.

Ciao, Mattia.

Ciao.

Ciao, Mattia.

- Grazie. - Non è poi così maledetta questa vita, no ?

- Chiama qualcuno da Pneumologia e da Ginecologia. - Sì.

Vieni, Mattia, abbiamo un po' di cose da fare con la mamma.

Tienilo tu, abbiamo degli esami da fare.

- Giornata movimentata ? - Papà. - Come stai ?

Bene, ma che ci fai qui ? E' successo qualcosa ?

- Dovevo passare a prenderti per andare a Courmayeur. - Ah...

- E' meglio rimandare ? - Sì, è meglio di sì.

Oggi qua è una giornata tremenda.

Tutto questo sangue ?

Ho fatto una tracheostomia a una paziente.

- E ? - E ora sta bene.

Tu stai qua con papà, noi facciamo dei controlli.

Sei stata bravissima, abbiamo un po' di cose da fare.

- Hanno scritto da Chirurgia, Cristina è salva. - Meno male.

- Le hai salvato la vita intuendo che era un'emorragia. - Fortuna.

- No, sei stato bravo, non puoi lasciare il reparto. - No, Giulia.

Stavolta è andata bene. La prossima ?

Io non posso più stare in questa situazione.

Teresa, ho visto che i tecnici ce l'hanno fatta.

Bene, gli sono stata addosso finché non hanno risolto tutto.

Allora quella donna ti deve la vita.

[VOCE NON UDIBILE]

Sì, la paziente è ancora a Medicina.

Va bene, la aspettiamo, grazie.

Martina.

- Ciao. - Ciao.

- Che ci fai qui ? - Volevo sapere come stavi, se era tutto okay.

Ah, sì, tutto okay.

- Scusami, io... - Volevo farti una domanda.

Come hai convinto tutti che sei laureata ?

Ho controllato l'archivio digitale della Facoltà e la tua tesi non c'è.

Patologia sistematica 3. Era questo l'esame, no ?

Avevi rinviato la laurea per quello.

Hai da fare, scusa, non ti trattengo.

Ne parliamo un'altra volta.

Buon lavoro.

[VOCE NON UDIBILE]

Qualcuno di voi ha sentito un terremoto ?

Se vi dicono che ci si abitua alla vita e alla morte, non credetegli.

Si sbagliano o non hanno mai sentito una scossa.

Dài, andiamo, la giornata è appena cominciata, al lavoro.

Sei in ritardo, è un'ora che ti aspetto.

Ho preso una botta in testa e sono confuso. Tu sei ?

Che stronzo !

Ho avuto paura di non rivederti più.

Anch'io.

A che piano scende, signorina ?

Non voglio scendere.

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