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Sebastiano! [Dà dei colpi alla porta]
- Ciao, Rocco. - Oh, sora Leti'.
Ieri gli ho portato la spesa, è un po' smarrito, ma sta bene.
- [Rocco] Gli dice che lo cerco? - [Letizia] Certo.
- [Letizia] Che c'è? Perché non ti parla? - Dice che non si fida più.
Siete amici da quando ve la facevate nelle brache, pazzesco!
[Rocco] Che devo fare? Gli dica che i fiori ad Adele al cimitero li porto io.
[Letizia] Va bene, di' una preghiera per Adele da parte mia.
- Io non prego. - Male, figlio, male.
Quando ti presenti da Lui, che gli racconti?
Che gli racconto? La verità.
All'ora di religione, uscivo.
- Ciao, Rocco. - Ciao.
[canzone: "Burning seas" di Duke Garwood]
[voci non udibili]
Sono 3,80 euro.
Più di 50 anni a Roma, mai vista una strada così libera.
Beh, mi sembra un chiaro invito ad andare.
E tu vai.
Certo che vado.
- Che ci faccio qui? - Niente, Rocco.
Come si dice?
"Al nemico che fugge, ponti d'oro."
Per quanto tempo dovrò fuggire?
Mettiti a dormire, Lupa. Il viaggio è lungo.
[rintocchi di campane]
- Ciao, Ettore. - Buongiorno, dottore.
- Un caffè ristretto e un cornetto. - Un croissant?
Cornetto, croissant...
- Buongiorno, dottor Schiavone. - Salve.
- Io la conosco, lei ancora no. - Perché non mi dice come si chiama?
Sono Sandra Buccellato, lei avrà letto i miei pezzi.
Sì.
- Ex moglie del questore. - Ex, sì, ero giovane.
- Buongiorno, desidera qualcosa? - No, grazie.
- Grazie. - Prego.
So di non esserle simpatica, ma faccio solo il mio lavoro.
I giornalisti mi stanno simpatici, ma non sopporto i rompicazzo.
C'è la libertà di parola in questo Paese.
Sì.
Allora non se la prenderà se la mando a fare in culo.
Va bene. Ci mettiamo una pietra sopra?
- Legga qui. - Leggo qui.
- Che cos'è questa lista? - Sono 27 nomi.
Sono finiti in galera per il traffico di cocaina a Roma
grazie alla gola profonda che lei conosce bene.
Enzo Baiocchi.
- Che cosa vuole da me? - Lei ha indagato su di lui.
Era lì quando è stato arrestato in Friuli. Che rapporti ha con lui?
- Perché voleva ucciderla? - Perché non lo chiede a lui?
Sebastiano Carucci, marito di Adele, morta in casa sua al posto suo.
Era lì la notte dell'arresto di Baiocchi. Cercava vendetta?
Carucci è ai domiciliari, vada da lui e glielo chieda.
Queste coincidenze non le sembrano strane?
No
- No? - No.
A me sembra strano che io stia facendo colazione
e lei viene qui, al mio tavolo, a rompermi i coglioni. Con permesso.
Andiamo.
[scoppio di petardo] Ehi, scemo!
- E' ora di svegliarti, barbone! - Disgraziati!
Oh, no!
E' tardi, è tardi.
Ragioniere! Ragioniere!
Ragioniere!
[farfuglia]
[grida]
- Andiamo. - [Antonio] Rocco.
Che c'è, Antonio? La mia giornata è finita.
Livello 10.
- Dov'è? - Al mercato rionale.
Degna conclusione di una giornata di merda.
- Per questo assegno mancano 500 euro. - Lo so.
Dammi un paio di giorni. E' un momentaccio.
- Due giorni e avrai i soldi. - Mi devo fidare, Italo?
- Se dico che ti pago, ti pago. - Lo sai quanto mi devi dare?
Siamo arrivati a 4000.
A me dispiace, ma la fortuna gira, è così.
L'altra sera ha baciato me, domani potrebbe toccare a Cristiano.
Chissà, magari pure a te.
Tra mezz'ora noi cominciamo.
No, va bene così, è meglio non spingere troppo.
Se il periodo è nero, è nero.
Credo.
Però non può dirmi sempre male.
Poi si vede subito.
Se va male, smetto.
- [Rocco] Ciao. - [Casella] Buonasera.
Il morto si chiamava Iatta Aurelio, 86 anni, abitava in via Berthet.
L'uomo che l'ha trovato è seduto là.
- [Rocco] E' lui? - [Casella] Sì, è quello.
- Salve. - Salve.
- Vicequestore Schiavone. - Alfredo Bissolati.
- Prego. - Grazie.
- Lei conosceva la vittima? - Sì.
Ci litigavamo la roba qui al mercato.
- Cioè? - Venivamo qui dopo la chiusura.
Prendevamo gli scarti, facevamo un po' di spesa.
Lei e la vittima vi litigavate la spesa?
- Anche Carlo. - Carlo chi?
Carlo Moriani, ma oggi non l'ho visto.
Mi racconti di oggi pomeriggio.
Vede quella panchina laggiù?
- Sì. - E' la mia.
Io mi sono addormentato lì.
A un certo punto c'è stato un botto e mi sono svegliato, era un petardo.
Ho capito che era tardi e mi sono messo a cercare qualcosa.
Sono arrivato lì
e ho visto il ragioniere.
Prima di andare sulla panchina, controllava il mercato?
Non me lo ricordo.
Sono andato al bar, perché... ho qui lo zucchero.
Lo zucchero costa tanto e io lo porto via di nascosto.
Signor Bissolati, se ne vada a casa.
"Signore"? Sono 40 anni che nessuno mi chiama più così.
- Quanti anni ha? - Classe '32, sergente degli Alpini.
Allora mi dicevano: "Signorsì... Signorsì... Signorsì."
Va bene, vada pure.
Sergente.
Saluto.
- Arrivederci. - Grazie.
C'è pure Fumagalli, dottore.
Ciao, Alberto.
[in toscano] Ciao. Senti che freddo?
Ho due coglioni come due ghiande.
- Che abbiamo? - Sta' calmo.
Lasciami lavorare, ho poco tempo, la neve copre tutto.
Oh. Che fine ha fatto Italo?
Dice che aveva problemi col padrone di casa.
[Fumagalli] Qui si rasenta il capolavoro, un solo colpo l'ha ucciso.
Un martello o una spranga. Un bell'omicidio.
- Da quanto è morto? - Non impari una sega.
Lo porto in sala autoptica e te lo dico.
A giudicare dal rigor mortis, non è tanto tempo.
Qui ho finito.
- Perché hai tanta fretta? Per la neve? - No.
Sto cercando di evitare quella pazza e stronza.
-Buonanotte. -Buonanotte.
-Non fatevelo scappare. -Buonanotte.
- [Rocco] Ciao, Alberto. - [Fumagalli] Ciao.
Chi è la pazza e stronza?
- La Gambino. -Ah.
Si amano tanto.
Allora?
Ho fatto un giro, nessuno ha visto niente.
Convocate in questura i padroni delle bancarelle, li interroghiamo.
- Va bene? - Sì. Facciamo un giro.
Casella, cerca l'indirizzo di un certo Carlo Moriani.
- Moriani Carlo? - Sì, vedi dove abita, capito?
- Io ho finito di lavorare. - Va bene.
Un periodo di sfiga così non mi era mai capitato.
Rivincita?
- Ci puoi giurare.- Dài.
Dài.
- Salve, signora. - Buongiorno.
- Abita qui Carlo Moriani? - Sì, è dentro.
- E' da ieri sera che non sta bene. - Ah.
- [donna] E' successo qualcosa? - No, niente.
- [donna] Prego. - [Rocco] Posso?
[Rocco bussa] Signor Carlo?
Salve.
- Lei chi è? - Sono il vicequestore Schiavone.
- Scusi se la disturbo mentre riposa. - Si figuri.
- Mi sto allenando. - Per che cosa?
Per il riposo eterno.
Abbiamo appena sentito alla radio del povero ragioniere.
- Lo conosceva? - Sì, da due anni.
Un giorno l'ho visto arrivare a prendere un po' di frutta buona.
Sa se ha parenti o amici?
Io l'ho visto sempre da solo.
- Alfredo lo conosce? - Quel vecchio rimbambito...
Quello si dimentica pure di allacciarsi le scarpe.
Litiga con me e col ragioniere.
- Dice che gli prendiamo la verdura. - Non è vero?
Prendiamo qualcosa che vale la pena prendere.
Sì.
Lui raccoglie tutto, roba marcia, mele coi vermi.
- E' una specie di barbone. - Certo.
- Mangia anche la carne per i cani. - Sì?
- Che cazzo! - Eh.
- Va bene. - La vita...
- Grazie. - Di che?
Si rimetta.
- Grazie. - Arrivederci.
Arrivederci, signora.
Mi raccomando, chiuda la finestra, se no gli prende la broncopolmonite.
[squilli di cellulare]
- Da questa parte, prego. - Sì.
Ecco.
- Dottore. - Sì? Ah, grazie, Casella.
- Quando avete finito, mi chiamate. - Va bene, signora.
Ecco qua.
- Così vediamo meglio. - Mamma mia...
Che roba è?
E' un po' di tutto.
Guarda qua, bollette... Addirittura della SIP.
Conti dei ristoranti.
Ecco qui.
Biglietti FS, Ferrovie dello Stato. Chi li aveva mai visti? Timbri.
- Perché conserva tutte queste cose? - Sono le cose di una vita.
Quando sei solo, ti fai compagnia con le cose di una vita.
Sì.
- Casella, tu che conserveresti? - Io? Il diploma.
Qualche articolo di giornale che mi sta a cuore
ma soprattutto la foto di Frou Frou.
La gatta che avevo quando ero ragazzino.
Invece la foto di qualche donna che hai amato?
- Pure quelle. - Io le medaglie che ho vinto a Judo.
- E la foto di Sabrina. - Chi è Sabrina?
E' lunga, Casella.
Io conserverei il cartellone delle rotture di coglioni.
- Ragazzi. - Sì?
Chiamate la questura, portate via tutta questa roba.
Signorsì.
Che c'è qua?
Che cos'è questa roba?
Guarda un po'.
Hai capito Iatta?
Ancora ci provava. Si era rotto i coglioni di stare da solo.
Eh.
La questione è capire con chi ci provava, dotto'.
Bravo, Case'.
Bravo.
[suona il campanello] [Italo] Come stai, zia?
Tutto bene, e tu, Italo? Tutto a posto?
Sì, io...
Io passavo di qui e volevo vedere come stavi.
Come vanno le cose? Posso fare qualcosa per te?
No... Niente, zia, sto bene. Ho solo qualche problema al lavoro.
- Con quella ragazza, la tua collega? - No, zia.
E' finita da un po'.
- Peccato. - Dimmi di te.
Io? Io sto bene.
Sono andata dal medico, dice che la pressione non è più ballerina.
Quello era un problema di famiglia, ce l'aveva tua nonna, tua mamma.
Tu fumi ancora?
- Una ogni tanto. - Devi smettere.
La Tv dice che fa venire il tumore e fa malissimo al cuore.
Hai ragione. Bisogna che smetta.
Devo andare.
- Già te ne vai? - Sì, devo andare al lavoro.
- Ciao, zia. - Ciao.
"Aurelio Iatta, nato nel '34 a Pont Saint Martin." Giusto?
Sì, si è diplomato al liceo nel '53.
Nel '54 entra nell'Esercito e presta servizio ad Ancona.
Poi nel '62... si mette a fare il ragioniere.
Qui... ci sono gli atti di compravendita di due case.
Una a via Festaz, 1980, e una Champoluc.
Iatta non se la passava male.
Infatti qui ce n'è un altro.
Un negozio a via del Collegio.
Dotto', l'ultimo documento in ordine cronologico
è questa fattura di 300.000 lire.
"Ristorante San Carlo di Bardonecchia."
Oh, 300.000 lire non erano poche.
Boh.
Ragazzi, io mi chiedo... Uno così come si è ridotto?
Abitava in quel buco di casa.
Raccattava la verdura marcia al mercato.
Con solo 400 euro di pensione al mese.
Anche i rogiti... sono stati fatti tutti dallo stesso notaio.
Case', è un notaio di Ivrea, vedi se esercita ancora. Prendi il nome.
Domani gli facciamo una visita.
[suoneria di cellulare: "Inno alla gioia" rock]
- Michela? - [Gambino] Puoi fare un salto da me?
- [Gambino] Non ci sto provando. - Peccato.
[Gambino] Dico in laboratorio.
Dov'è?
Scendi le scale per il seminterrato vicino all'entrata
e fai tutti i corridoi fino in fondo.
[Gambino] Rocco, mettiti il copriscarpe.
Mamma mia.
Che coglioni!
I copriscarpe... [sospira]
Dove sei, Michela?
Apri? Oh!
Anvedi!
Benvenuto nel mio regno.
Ho luminometri, rifrattometro e microscopio elettronico.
- Io credevo ci fossero i topi qui. - I topi ci sono, ma fuori di qua.
- Da quanto stai qua? - Da poco. Vedi? E' tutto nuovo.
- Bello, bello davvero. Novità? - Ah, sì.
Ecco, questi sono gli oggetti trovati sul luogo del delitto.
- Chiodi, metro e martello. - Sarà l'arma del delitto?
Sicuramente.
La bocca, cioè il battente, era imbrattata di sangue.
Ci sono delle impronte e ho fatto le analisi per il gruppo sanguigno.
Fumagalli deve mandarmi quello della vittima.
Non potete andare d'accordo?
No. Questi tre oggetti sono nuovi, c'è pure il prezzario.
- Erano della vittima? - Chi lo sa!
Mi ci sono scervellata, ma non c'è nessuna simbologia.
Cioè?
Se ci fossero stati chiodi, martello e filo spinato
avrei pensato all'omicidio seriale a sfondo religioso
ma solo con metro, chiodi e martello, non...
Non lo so, io sono stanco. Se non c'è altro, andrei a casa.
- Senti, ma perché qui sotto? - Come perché?
Eh.
Ben 10 metri di calcestruzzo e cemento armato.
Allora?
Qua non prendono i cellulari, nessuno ha le chiavi
non ci sono finestre, tranne quelle feritoie.
E' un bunker di sicurezza e tranquillità.
Io qua mi sento tranquilla. Sono la regina.
- Va bene. - Vai a riposare.
Sì.
- Che facciamo? - Eh?
- Vorrei uscire. - Sì, scusa.
Ecco. [scatto della serratura]
- Ciao. - Ciao.
- Oh, Madonna! - Bene.
Allora... Dov'eravamo?
[distributore] Attenzione, inizio procedura antivandalo.
- Vaffanculo. -[distributore] Atto vandalico in corso.
Guarda, addirittura due. Uno è gratis.
Sai che dovrei farti rapporto? Dov'eri?
Ti ho cercato tutto il giorno, erano tutti al lavoro, tu dov'eri?
Abbiamo un cadavere, lo sai?
Problemi col padrone di casa, poi la riunione di condominio...
Ho capito.
Non mi devi dire cazzate, ok?
Domani mi dici tutto, altrimenti non ti voglio più vedere.
Buonanotte.
Domani, Italo.
Scusa, ci ho messo un po', ma avevo molti arretrati.
Quali?
L'incidente stradale di Pont Saint Martin.
Mamma, babbo, due bambini, la nonna e il cane.
- Tutti belli. Li vuoi vedere? - No, non ci tengo.
Vieni, vieni.
- Eccolo qua. Caramellina? - Vattene.
Era un gesto di ospitalità.
- Eh. - Comunque, lui è morto intorno alle 15.
Dico intorno perché la temperatura esterna era bassa.
Ti chiederai perché c'era poco sangue sulla scena.
Eh.
Perché ha ricevuto la martellata quando era già a terra
probabilmente svenuto, mi segui? Ora ti spiego bene.
Qui a destra ha ricevuto un colpo, vedi l'ecchimosi? Un cazzotto...
E' andato giù, è svenuto
e poi l'assassino gli ha dato la martellata, il colpo di grazia
qua a destra.
- C'è stata una colluttazione. - Sì.
Possiamo escludere che l'assassino sia destrorso?
Questo è mancino, mi ci gioco i coglioni.
Addirittura?
Dotto', guarda che cosa strana! La cercavo e... puff!
Sai qual è la cosa strana?
Che tu non sia sul cartellone dei rompimenti di coglioni.
Provvediamo subito.
Settimo livello? Che c'è?
- Non si può avere un avanzamento? - Direttamente al nono?
Oh, proprio prima dell'omicidio?
Proprio prima dell'omicidio, sì.
- Ecco qui, a posto. - Comunque, la cercava il questore.
Ci vogliamo mettere anche lui? Che dici? Andrà bene al settimo?
Eviterei, non sia mai la Madonna lo legge, chiudiamo tutti qui.
Per una volta hai detto la cosa giusta.
- Ahi. - Bravo, D'Intino.
Numero uno!
Ciò che sto per dirle, resterà fra noi, chiaro?
Certo.
- Qualcuno in questura ha la mano lunga. - Ah.
Tre giorni fa è sparito il laptop di un amministrativo e il drone.
- Abbiamo un ladro in questura? - Questo schifo lo terrò nascosto
ma mi aiuti a capire chi è il ladro, sono sicuro che lei lo troverà.
Grazie della fiducia.
Senti, io chiudo il cassetto, ma l'ho ritrovato aperto.
Siccome tu non fumi...
Non fumi l'erba, no?
Ti chiedo, quanto ci hai fatto? Almeno dimmi quello.
- Beh, 150. - Ah, 150?
Con il computer portatile e il drone quanto ci hai fatto?
Oh!
Vuoi continuare a fare lo stronzo?
Che hai combinato? - Debiti.
Hai dei debiti con...?
Persone.
- Per che cosa hai i debiti? - Poker.
- Eh? - Poker.
[Rocco ride] Quanto sei stronzo! Accosta.
Insomma, come stai messo? Oh!
- Sotto di quasi 4000. - Eh?
Sotto di quasi 4000 euro.
E poi?
Aò, devo tirarti fuori le cose con le pinze? Parli o no?
Ho giocato con tre tizi e ho perso quasi 4000 euro.
- Va bene? - Dove li hai conosciuti?
Cristiano in palestra, gli altri me li ha presentati lui.
Come cazzo ti è venuto in mente di rubare in questura?
Che facevo?
Con lo sfratto mi sono impegnato anche i gemelli della prima comunione.
- Da quanto tempo giochi? - Un po'.
Che significa? Un anno? Due? - Almeno.
"Almeno" che?
- Almeno due anni. - Da quanto tempo rubi?
Se escludiamo gli impicci con te, è la prima volta.
Non avevo alternative, non sapevo che fare. Tu che avresti fatto?
Primo, non avrei giocato.
Poi rubare in questura è da poracci.
Tu sei un poraccio, ti sei fatto mettere in mezzo.
- Anch'io ho il sospetto. - Il sospetto? No, è una certezza.
Te lo posso giurare.
Ora facciamo una bella cosa, facciamo un patto
di quelli che si fanno tra uomini e si mantiene la parola.
- Sei d'accordo? - Vai.
Tu smetti di giocare e io ti tiro fuori da questo.
Non ce la faccio. E' più forte di me.
- Che cosa? - Non riesco a smettere.
- Ti aiuto a smettere, ti do i soldi. - E' un mio problema, lo risolvo io.
- Poi tu non sei mio padre. - Ah.
Per fortuna tua, se no ti portavo in questura a calci nelle palle.
Senti da che pulpito! Ne fai una questione di morale tu a me?
Non è morale, è che ci sono le regole.
Ci sono delle regole non scritte, testa di cazzo, tu non le conosci.
- Hai capito? - Sentiamo.
Non si ruba ai vecchi, alle mamme, ai bambini.
Si ruba ai figli di troia, alle carogne.
Non si ruba alle mignotte, ma ai papponi.
Non si ruba ai tossici, ma agli spacciatori.
Non si ruba sul lavoro.
Non è molto difficile.
Andiamo dal notaio.
La vittima negli anni '80
aveva acquistato due appartamenti e un negozio.
Non era un poveraccio?
- L'abbiamo pensato pure noi. - E?
La cosa strana...
è che tutte e tre le proprietà sono state acquistate dalla vittima
dalla stessa persona, Dario Arsù.
Come ci ha confermato il notaio, che abbiamo interpellato.
Dario Arsù?
Sì, morto nel 2000, non ha lasciato eredi.
Il cognome mi dice qualcosa.
Non so, ma so che i miei ragazzi stanno scartabellando.
Sono risaliti alla residenza di quel periodo, Bardonecchia.
Sì, 1995.
Il Comune fu commissariato per infiltrazioni mafiose.
Ero a Torino all'epoca.
Aspetti, Schiavone. Se la memoria non mi inganna...
'95, eccolo qua.
1995.
- Colleziona articoli dei giornalai? - Sì, è una concessione al mio ego.
Raccolgo articoli sulle operazioni dei casi risolti.
- Non l'avrei mai detto. - Eccolo qua, Dario Arsù.
Assessore ai lavori pubblici, fu arrestato, collusione.
Ecco la cosa importante, il fratello, Domenico Arsù
faceva parte della criminalità organizzata.
Le cose cambiano.
- Sì, è una pista interessante da seguire. - La seguiremo.
- Quindi la conferenza... - La può saltare tranquillamente.
Stavolta ne so più io di lei.
Invece... di Manolunga che mi dice?
- Abbiamo novità? - Manolunga?
Ah, i furti in questura? Ci stiamo muovendo con delicatezza.
- Ci tengo, Schiavone. - Sì, certo.
- Rocco! - Oh! Sì?
Vado a una conferenza.
"Le molecole con orbitale senza elettroni sono acidi". Vieni?
Sì, intanto vai, io vengo con calma.
Ah, il sangue sul martello è quello della vittima.
Ci sono impronte digitali, ma non sappiamo di chi sono.
Si è rifornito dal ferramenta che ha venduto gli altri oggetti.
Ce ne sono tre nella zona.
Manda uno dei tuoi, visto che non ci arrivano da soli.
Miche', vai, vai. Vai con le molecole orbitali.
Ti perdi una grande cosa.
[bussano alla porta]
- Casella, che vuoi? - [Casella] Posso?
No.
Avanti!
Che freddo! Perché tiene la finestra aperta?
- Perché non ti fai i cazzi tuoi? - Come non detto.
- Parliamo dei fratelli Arsù. - Bene.
"Arsù Dario, assessore. E Domenico, delinquente."
Destino comune.
Dario è finito in galera per i fatti di Bardonecchia ed è morto nel 2000.
Domenico fu arrestato nel 2000 e 2005 per associazione a delinquere
e fu condannato nel 2010 a 20 anni per duplice omicidio.
Dov'è recluso?
Alle Vallette, ha un tumore in stadio terminale.
Il direttore sanitario dice che non riesce a parlare.
Anche questa pista... ce la siamo giocata.
Ragazzi, riflettiamo.
Iatta ha comprato tre appartamenti da Arsù, poi è caduto in disgrazia
e si è messo a rubare la verdura al mercato rionale. Che pensate?
Gli Arsù facevano parte di una cosca calabrese.
E' probabile che Iatta lavorasse per loro.
Riciclaggio.
La penso così anch'io.
Poi tutte e due sono caduti in disgrazia
sia Iatta che Arsù. Perché ammazzarlo?
- Forse minacciava di parlare. - Perché ora? Con chi?
Uno è morto, l'altro sta morendo.
Due teste di legno...
Niente, mi servono D'Intino e Deruta.
Andiamo. Che pippe che siete!
- Ti richiamo. - Allora...
Controllate i ferramenta vicino al mercato.
Dovrebbero essere tre, mi sembra. Hai capito, D'Intino?
Controllate se l'altro ieri qualcuno ha comprato un martello
dei chiodi e un metro da carpentiere.
Per capire...
[D'Intino] se chi ha comprato metro, martello e chiodi non è il morto?
Vi mando dal ferramenta per controllare.
Lei pensa che li ha comprati l'assassino?
Non lo so, l'assassino, la vittima, una terza persona, chiunque sia.
Se ha comprato qualcos'altro
vorrei sapere perché non era con le altre cose sulla scena.
- Non ho capito. - Non fa niente.
Andate... e chiedete, via.
Vai.
- Dottore. - Sì.
Domani mattina posso venire mezz'ora dopo?
Devo aiutare mia moglie in panetteria, abbiamo un ordine...
Va bene, guarda, fosse per me, potresti stare a casa per sempre.
- Troppo forte, dottore, mi fa morire. - Sì.
Schiavone!
Non l'ho vista alla conferenza del questore.
Perché non c'ero.
Avete riscavato i fratelli Arsù e lo scandalo di Bardonecchia.
E' una cosa buttata lì dal questore o c'entrano col morto del mercato?
Non lo so, se era alla conferenza lo saprà meglio di me.
Sì, certo.
Se fosse venuto anche lei, avrebbe ottenuto un'informazione.
Magari di poco conto, ma pur sempre un'informazione.
Che informazione?
E' roba da rotocalchi femminili.
Agli uomini non interessa la cronaca mondana
ma 35 anni fa Domenico Arsù è stato protagonista di uno scoop.
Quale?
Le nozze con Fernanda Luzzi, una danzatrice del ventre.
Ah.
- Ha preso parte anche a un film di Scola. - Addirittura?
Erano "il boss e la ballerina", non ricorda?
No, mi è sfuggito.
Beh, 35 anni fa ero giovane e pensavo ad altro.
Che c'entra? Io neanche ero nata.
Comunque, fecero molto parlare. Poi si separarono, mi pare.
Adesso questa danzatrice del ventre ha un bar qui ad Aosta.
Ah... Ho capito.
Lei perché fa questo?
Per farmi perdonare di quello che ho scritto su di lei.
Qui bisogna chiarire le cose una volta per tutte!
Che succede?
Devi collaborare, siamo nella stessa barca!
Io collaboro, ma siamo a casa mia e si fa come dico io!
- O devo obbedire? - Che camurria!
Sforzati di parlare italiano.
Parli con un discendente dei padri della lingua.
Per favore, dài, Alberto. Ditemi che succede o me ne vado.
Succede che ho bisogno del gruppo sanguigno del cadavere.
E allora?
Il discendente non mi fa fare neanche un prelievo.
L'ho fatto io il prelievo, ti ho dato il referto.
Perché mi rompi i coglioni? Dài!
- Voglio farlo io. - Perché non ti fidi!
Oh! Alberto, dài! Siete due professionisti.
Che cos'è questo casino? Non ti fidi di Alberto?
Michela, scusa, è il migliore di tutti e lo sai.
Eh.
- Su! - Va bene, dài. Avanti!
- Come segno di distensione... - Oh!
Ti do i filamenti che io ho trovato sotto le unghie del morto.
Non ho strumenti per analizzarli più a fondo...
Ah, ah, ah. Io sì.
- Eh, eh, eh. - Vi farò sapere che cosa sono.
Queste sono cose serie, non scherziamo.
- La vittima si è difesa? - Sembrerebbe così.
- Che fai, resti con noi? - Macché! Siete due matti.
Ragazzi, per favore, non mi fate più vedere queste scene.
Fammi sapere.
- Ciao. - Ti perdi la parte più divertente.
Prego, dottoressa, il ragionier Iatta la aspetta.
- Ehi, Kevin, ciao. - Ciao.
- Perché siamo qui? - Volevo dirti una cosa seria.
- I debiti di gioco... - Lo so.
- ... sono una cosa molto seria. - Lo so.
- Se lo sai, dovresti imparare. - No, Kevin, ce li ho...
Posso sapere le vostre generalità?
- Arrigo Salimbeni. - Debora, sua moglie.
Avete la bancarella vicino a dove è stato ritrovato il corpo.
- Sì. - Conoscevate la vittima?
Lo conoscevano un po' tutti, era sempre lì a cercare avanzi.
Arrivava tutti i giorni, puntuale.
Dov'eravate il giorno dell'omicidio?
Io ero a casa, ma nessuno può confermarlo.
- Perché? Lei dov'era? - In giro, a sbrigare commissioni.
Beh, è grave.
Molto.
Giada Prosperi. A quell'ora già dormivo.
Ho chiuso alle 12,30, non stavo bene.
- Lei ha marito, figli? - No.
- Amante? - No.
- Domani posso riaprire? - No.
[Casella] Dottore, il bar di Fernanda Luzzi è ai piedi delle piste di Crévacol.
La Luzzi risulta convivente con Ahmed El Boustany
un egiziano di 57 anni.
- Stanlio e Ollio si sono visti? - No, sono spariti da ieri.
Aspettami in macchina, vai.
- Ehi, guaglio'.
- Italo, che fai, non saluti?
- Ciao. - Ciao?
- Che è successo? - Sono caduto dalle scale.
Togli gli occhiali. Che hai?
Sono caduto dalle scale!
Italo, vaffanculo! Ti do io le scale.
Non erano amici tuoi? Eh?
Potevo darti io i soldi.
Questa storia deve finire. Adesso, subito. Hai capito?
Organizza una partita con quei tre testa di cazzo.
- Non dovevo smettere? - Oh!
Digli che a Roma c'è un tizio che ha i soldi per fare una guerra.
- Uno che gioca pesante. - Chi sarebbe il tizio? Tu?
- Magari ti conoscono. - Sono cazzi miei.
Digli che questo gioca pesante, almeno 5000 euro di posta. Chiaro?
- Cinquemila? - Sì.
Gli dici che lo mettete in mezzo e glieli levate tutti.
- Se non ci cascano? - Sicuramente ci cascano.
Poi è l'unico modo per riprendere i soldi.
- Quanto gli devi? - Quasi 4000 euro.
Digli che ne prendono molti di più.
Che cazzo! Ti venissero incontro, 'sti pezzi di merda!
- Hai capito che cosa fare? - Sì, ho capito.
Vai a farti vedere l'occhio. Vai, cammina.
Vai a fare in culo. Mamma mia!
- Non scivoli, con quelle scarpe!
- Ma no! Sono mai scivolato?
- [Rocco] Stai attento tu. - [Casella] No, io ho le scarpe buone.
[Rocco] E' Francesca Luzzi? Federica?
Fernanda.
Buongiorno, signora.
- Fernanda Luzzi è lei? - Sì.
Sono il vicequestore Schiavone. Può scendere un attimo?
Quella era una ballerina del ventre?
Hai ragione. Se lo faceva lei, potevi farlo anche tu.
- Fa freddo. - Ammazza!
Salve.
Schiavone.
- E' sempre una splendida donna. - Tanti anni fa.
Era uno schianto da rotocalco.
Che furbetto che sei...
Che vuole da me la Polizia?
Volevo sapere se ha mai sentito nominare o conosce Aurelio Iatta.
No... Chi è?
Ha comprato tre case da suo cognato, Dario Arsù. Ricorda suo cognato?
Se lo sa, perché lo chiede?
Iatta in che rapporti era con Domenico, suo marito?
Mio marito conosceva tanta gente.
Iatta...
Che faceva di preciso questo signore?
Che faceva? Perché dice così? Come se fosse morto.
Se un poliziotto viene a chiederti di qualcuno
è perché è finito al camposanto.
Che rapporti aveva Iatta con tuo marito?
Il mio ex marito, tanto per essere chiari.
Non lo vedo da tanti anni.
Buttiamo giù questa maschera e dimmi la verità
o vieni con noi in questura.
Ti sei arrabbiato? Vuoi un caffè, cuore mio?
Mi stai rompendo i coglioni. Va bene? Che facciamo?
Prima dimmi com'è morto.
Un martellata sulla tempia.
Aurelio era ragioniere.
Teneva i conti di mio marito.
- Conti non alla luce del sole. - Riciclava.
- Affari di mio marito. - Sì.
Una storia vecchia, commissario. Chi doveva pagare ha pagato.
Non commissario, vicequestore.
Senti, prendiamo questo caffè. Qua fuori si muore di freddo.
Casella, si muore di freddo. Via.
Buongiorno.
- Salve. - Salve.
Lei è Ahmed El Boustany?
- Sì. - Ahmed, tre caffè.
A me decaffeinato macchiato caldo, gentilmente.
Sì.
Anche Gassman avrà perso la testa per te.
A quei tempi tutti la perdevano.
- Ci credo. - A quei tempi.
Anche schiumato, grazie.
[squilli di cellulare]
- [Rocco] Ciao, Brizio. Mi servi quassù. - [Brizio] Dimmi.
C'è un agente, un coglione, l'hanno fatto piangere.
L'hanno ripulito.
- Poker? - [Rocco] Sì, poker.
- Tu ci sei al tavolo? - No, mi conoscono, mi servi tu.
- Si può fare. Quando? - Domani, Brizio.
Daje! E' una bella scusa per rivedersi.
- A domani, allora. Grazie. - Ciao, Rocco.
Che cazzo fai qua sopra?
Scendi, Lupa, andiamo, dài.
[Baldi] Novità sull'omicidio del mercato?
Sì, insomma, ci sono due sospettati.
Fernanda Luzzi e Ahmed El Boustany.
- Sarebbero? - Sono una coppia di amanti.
Credo che mi nascondano qualcosa.
Chi è il colpevole dei due?
Nessuno, è solo una pista.
Non ci metta troppo tempo.
Mi accompagna giù?
Certo, certamente.
Andiamo, Lupa.
Immagino lei sappia degli arresti avvenuti a Roma grazie al suo amico.
- Quale amico? - Enzo Baiocchi.
Sta rendendo un bel servizio alla comunità.
Renderete voi il servizio, quando gli darete l'ergastolo.
Col suo uomo siamo stati piuttosto clementi.
Diciotto mesi ai domiciliari.
Ora, fra i tanti nomi, Baiocchi ha fatto una richiesta.
- Ah. - Vuole incontrarmi.
Anzi, no, vuole incontrare il PM che lavora con Schiavone.
Pensa di andare?
- Non lo so. - Vuole che le porti i suoi saluti?
No, lasci stare.
Crede che mi faccia piacere incontrare quell'uomo?
Andiamo, Lupa.
[Baldi] Magari vuole dirmi qualcosa su di lei.
Senta, dottore...
Dato che le piace avere a che fare coi fantasmi
ora le racconto una storia in cui ficcare il naso, va bene?
Ricorderà Caterina Rispoli, il vice ispettore.
- Sì, certo. - Sa che fine abbia fatto?
So che ha avuto il trasferimento. Problemi della questura.
Non è così. Me l'avevano messa addosso.
Mi controllava. Forse qualcuno degli Interni.
- Che sta dicendo? - Sto dicendo la verità.
Mi controllano da quando sono qui e lei era la loro informatrice.
Questa è una cosa gravissima. Ne è sicuro?
Più che sicuro. Mi controllano da sempre.
Volevano scoprire qualcosa di losco, ma non hanno scoperto un cazzo.
Perché ha deciso di raccontarmi questa storia solo adesso?
Visto che lei non vuole abbandonare questa partita
è giusto che conosca tutti i giocatori in campo. Capisce?
Poi perché, nonostante tutto, io di lei mi fido.
Che tristezza, dottore.
[Rocco] Sì, Casella... Che dobbiamo fare?
Eccola.
Andiamo, Casella.
- Salve. - Salve.
- Sono arrivata in ritardo, scusate. - Non c'è problema, abbiamo tempo.
Quando mi fate riaprire? Io campo grazie alla bancarella.
Capisco, ma il cadavere era qui davanti.
Sì, ma io non ho visto niente.
- Faccia piano. - Oddio.
- Attenta, si fa male. - Sta andando tutto a male.
Lei ha chiuso alle 12,30?
Sì, pressappoco.
Mi dica la verità.
Avrà chiuso alle 13 o alle 14.
Gliel'ho detto, alle 12,30.
Vuole dirmi la verità?
A che ora?
Alle 14,30. Abbiamo aspettato che tutti fossero andati via.
- "Abbiamo" chi? Lei e...? - Io e...
Io e Arrigo, quello del banco qui accanto.
La prego, non dica niente, lui è sposato.
No.
- [Bissolati] E' mio! - [uomo] No, è mio!
- L'ho visto prima io! - Ma sì, tienitelo!
Sei un pezzente!
- Che succede? - Questo è fuori di testa.
E' vero! L'ho visto prima io.
Che c'è?
[Rocco] Io la vedo così.
Allora... lei era nel banco della signorina Giada a fare...
i fatti vostri.
Iatta vi ha visti, lei è uscito, ci ha litigato e l'ha ucciso.
Io? No, dottore, macché!
Mi dica dove ho sbagliato.
Io e Giada eravamo lì, ma quell'uomo non c'era.
Poi sono tornato a pranzo a casa e ci sono rimasto.
Iatta non l'ho neanche toccato! Poi mia moglie non sa niente.
- Tratteniamolo. - Vi dico che sbagliate!
Venga, Salimbeni, da questa parte.
- Che facciamo con la donna? - Tratteniamo anche lei.
Magari uno dei due decide di parlare.
Allora, i pokeristi ci sono cascati?
Sì. Ci ho messo un po', ma alla fine li ho convinti.
Bravo. Hai visto? Allora, senti...
Questi sono 600 euro, miei.
- Che ci faccio? - Riprendi quello che ti sei venduto.
Il drone e il portatile.
Quando li riporti in questura, nascondili in un posto strano.
Se non vogliono ridarmeli?
Hai la pistola di ordinanza, basta mostrargliela.
Rocco...
Mi sento una merda.
E' quello che volevo.
Lupa, vai.
[campanello]
- Mi sei mancato, stronzo. - Anche tu.
- Ti sei portato tutta Roma? - E' la cena. Non hai mai un cazzo.
Ammazza, oh! Fa sempre 'sto cazzo di freddo qua?
- Sempre. - Mamma mia! Ancora non ti sei suicidato?
Stai facendo la riabilitazione? Riesci a ripartire?
Ci provo, Brizio.
Mi sento come una macchina ingolfata...
Giri la chiave e niente.
- Un cazzo. - Il motore borbotta, ma non parte.
- Bisogna andare dal meccanico. - Mi sa di sì.
Dimmi un po', in che impicci si è messo il tuo collega?
Impicci grossi.
Beh, tu li risolvi in dieci minuti.
- Pure il pollo si è suicidato. - Mangiamo la crocchetta.
Daje!
- Proviamo. - Saranno buone?
- Hai fatto spesa all'obitorio? - La prossima volta la fai tu.
Certo, la faccio io. E' immangiabile.
[con accento chietino] Non ho capito. Lei chi cerca?
Ma lei che lingua parla?
La lingua di nonno Gamberino. Problemi?
- Alfredo, che succede? - Lo conosce?
Certo. Che succede?
Mi fa fare una denuncia? Ho trovato il ragionier Iatta morto.
Al mercato!
Ne abbiamo già parlato. Mi riconosci? Sono Rocco Schiavone.
- Chi, scusi? - Il vicequestore.
- Ci conosciamo? - Sì, ci conosciamo.
Ne abbiamo già parlato. D'Intino, vieni qua.
Lui è D'Intino. Fagli prendere qualcosa di caldo al bar.
Un tè o qualcosa. Tieni.
Dottore, che affascinante la mente umana!
Poi detto da te... Andiamo.
- Rocco! Ti cercavo. - Sì.
- Mi hai fatto fare gli straordinari. - Insomma?
Le impronte sul martello non sono di Salimbeni.
Poi?
Poi ho analizzato i filamenti sotto le unghie della vittima.
- Quelli che mi ha dato Fumagalli. - Sì.
Lana, colore grigio.
- Tieni, è tutto qua. - Benissimo. Grazie.
Che cosa indossava il giorno dell'omicidio?
Si concentri bene, è importante.
Io metto sempre le stesse cose.
- Avevo questa giacca. - E sotto?
- Questo. - Sicuro?
Sicurissimo, col freddo che fa metto sempre il pile.
Perché me lo chiede?
Ci mette una firma su questo documento?
Poi può andare.
Prego, prego.
- Grazie. - Prego.
"C'eravamo tanto amati".
- Salve. - Buongiorno. Polizia. Prego, fuori.
Sgombrate il locale, grazie. Anche voi, signori, gentilmente.
- Ma che succede? - Fernanda...
"C'eravamo tanto amati".
Da quanto tempo si vedeva con Iatta?
Ahmed, tu sapevi qualcosa?
Allora?
Aurelio era un rompicoglioni.
Siamo stati a letto nel 2000, prima che mio marito finisse in carcere.
- Da allora mi ha dato il tormento. - Ho capito.
- Casella. - [Casella fischia]
E' mancino, dottore.
- Sì, è evidentemente mancino.
Ragazzi, mi dispiace, ma dovete seguirmi in questura.
Che c'entriamo noi?
Mica possiamo chiudere il bar! Ci perdiamo molti soldi!
'Sti cazzi.
Andiamo.
Porteranno loro le carte e saranno chiuse col cellofan.
Sono pulite.
Per prima cosa...
Tieni. Sono lenti a contatto UV.
Ce le mettiamo dieci minuti prima di giocare.
A che servono?
A vedere questo inchiostro.
Lo metto sui polpastrelli della mano sinistra e segno le carte.
Un'impronta per gli assi, due per i kappa
tre per le donne e quattro per i jack.
- Tutto chiaro? - Sì.
- Man mano che giochiamo segni sul bordo. - Sì.
Come mischi senza la sinistra?
Tu andavi a scuola, io in bisca.
Quando gliel'hai proposto, che hanno detto?
Che dovevo giocare e basta.
Anche se perdevo non faceva niente, ti avrebbero ripulito loro.
Hanno qualche trucco, stai in campana.
Tu segui quello che faccio io.
Hai i 5000?
- Me li procurano loro. - Perfetto.
Non devi sapere altro. Vedrai le carte segnate.
Vinci pochi piatti, se no sgamano.
Devi fare la vittima, Italo. Penso io a punirli.
- Se ne accorgeranno? - Pure se fosse?
- Buongiorno. - Buongiorno.
[Deruta] Dottore! Ehi. Dottore!
Siamo risaliti al ferramenta.
Un centro commerciale fuori Aosta. Non sappiamo come ci sia arrivato.
- Allora? - Si ricordava benissimo di Iatta.
Ha comprato un martello, due etti di chiodi, un metro da falegname
una lampadina effervescente e una scatola di puntine.
Sa perché si ricordava di lui?
Perché gli ha pagato il conto in soldi spicci e...
Allora gli è venuta pena e gli ha regalato la bustina.
Sì, non gliel'ha messa nel conto. E' stato un regalo, si fidi.
Che cosa fai? Allontanati.
Va bene, bravi. Ora andate al mercato.
- Cercate una lampadina. - Lampadina.
Delle puntine da disegno e una bustina del ferramenta.
- Chiaro come l'acqua. - Andiamo al mercato.
Ragazzi! Ma l'ascensore?
- Dotto', si è rotto, non parte. - Da tempo!
Li mortacci vostra!
- Ehi. - I signori sono in sala interrogatori.
- Sono nervosi. Li interroghi ora? - Sì, hanno atteso abbastanza.
- Senti, interrogo per primo l'egiziano. - Ok.
- [Costa] Schiavone. - Dottore.
- Ho una notizia splendida. - Cioè?
Manolunga...
- L'abbiamo preso. - Non esiste.
Abbiamo ritrovato il laptop caduto dietro a dei faldoni.
E, chissà come, il drone era finito nell'armadietto delle pulizie.
Roba da matti!
Sono sollevato, era brutta l'idea che ci fosse un poco di buono.
- No, certo, bruttissima. - Grazie, ci sentiamo.
- Non funziona? - No.
Io faccio 300.
Non bastano, ce ne vogliono 500.
- Passo. - Anch'io.
Vedo.
Vedo.
Full.
Niente, non mi entra niente.
Facciamo una pausa?
- Sì. - [uomo] Faccio un caffè.
- Chi lo vuole? - Per me no.
- Sì, grazie. - No.
Vabbè.
Vado.
Tutto bene? Come cazzo giochi?
E' tutto calcolato.
Ora fai cadere il caffè sul mazzo.
Eccoci qua.
- Che lavoro fai a Roma? - Ho un'agenzia immobiliare.
Ogni due mesi salgo al casinò.
Se continua così, è la batosta più sonora che abbia mai preso.
- Porca... - Ma che cazzo fai? Dài!
- Giro a monte. - Per forza. Scusate.
E cambiamo mazzo.
Quelle carte sarebbero riconoscibili.
Purtroppo sì.
- Va bene, cambiamo mazzo. - No, scusate...
Per carità, io mi fido, ma vorrei un mazzo nuovo.
Non ce l'abbiamo.
Va bene, andiamo a un tabaccaio.
Qualche soldo ce lo stiamo giocando.
Vado io, tranquilli.
- Ti accompagno. - Certo.
Devo comprare le sigarette.
Sei cretino? Che cazzo fai?
Non l'ho fatto apposta.
Però lo stiamo ripulendo.
Tutto va come deve andare, no?
Adesso che facciamo?
Qualcosa ci inventiamo.
Iatta si è presentato tre giorni fa da noi con quel regalino
ma gli ho detto di lasciarci in pace.
Avete litigato?
Le pare che litigo con un vecchio?
Uno che discute pure per un pezzo di mela da raccattare.
Era un disperato, un poveretto, che viveva solo di ricordi.
Come mai lo conosce bene?
Veniva al bar e raccontava.
Poi, all'improvviso, fissava il vuoto, diventava triste
diceva che gli venivano in mente cose di cui si era pentito.
- Commissario... - Vicequestore.
Sì... Io non sono un uomo che può togliere la vita a un altro
e vivere tranquillo.
- Io sono profondamente religioso... - Stop.
Scusi un attimo. Mi ripete quello che ha detto prima?
All'improvviso si perdeva nel vuoto, si intristiva e dimenticava.
Sì, lui... gli venivano in mente pezzi della sua vita.
Ho capito...
Cose di cui poi si pentiva.
La mente a quell'età fa brutti scherzi.
Uno confonde la realtà coi ricordi.
Antonio! Casella!
- [uomo] Quaranta. - [Italo] Passo.
Quaranta non bastano. Sessanta.
Non per me.
Ce ne vogliono... 150.
Passo.
Ai suoi 150 io aggiungo 400.
Non bastano, caro. Dobbiamo arrivare a 1000.
Vogliamo fare un armageddon?
Metto 8560.
Tutto quello che ho e non se ne parla più.
- Ottomila...? - Guarda...
...già solo l'emozione di averlo detto vale la partita.
Sono 8560. Suona bene, eh?
Allora?
Vedo.
Allora...
Abbiamo due otto e tre kappa.
- Com'è possibile? - Fortuna?
Come hai tre kappa? Hai barato!
Giocavamo con le carte segnate e non ho detto niente.
Date le carte prendendole dal mazzo di sotto e sono stato zitto.
Lo fate col pollice e non si fa perché si vede. Dico bene?
Ho il punto più alto e vinco.
Se dici che ho barato, pianto a tutti due palle in fronte.
Venivo fin qui a farmi prendere in giro da voi?
Contanti o assegno?
Fai che l'assegno non sia bucato, se no ti scopro il cranio.
Intende dire che ti apre la testa.
- Tu, Italo, sapevi... - Io che cosa?
Brutti figli di puttana! Mi avete messo in mezzo!
Il poker è tecnica, è culo!
Segnavate le carte e mi rubavate i soldi!
Sbrigati con l'assegno, mi sono rotto di stare qui.
Tu che cazzo ti guardi?
- Salve. - Salve. Stia, stia, stia.
La mia panchina.
- Tra poco il mercato chiude. - Sì.
- Devo fare in fretta. - Perché deve fare in fretta?
Perché non ci sono solo io, l'hanno scoperto pure Carlo e Iatta.
Se arrivano prima, prendono tutta la roba più buona.
- Non si preoccupi, sono già passato io. - Sì?
Guardi che ho trovato.
Un finocchio intero!
E due carote. Ha avuto fortuna!
Sì, ci sono anche delle puntine e una lampadina
e uno scontrino di quattro giorni fa.
Ha trovato questa roba al mercato?
No.
L'ho trovata qui, sotto la sua panchina.
Sì, è solo che...
mancano dei chiodi, un martello e un metro.
Perché mancano?
Credo che questa roba sia sua.
Mia? Come mia?
Ma la mano destra, lei...
Ah. No, non funziona, non va bene.
Signor Bissolati, sa come si è fatto quelle macchie?
- Quali? - Di che natura sono?
E' macchiato.
No.
E' sangue.
Non lo so... Ho visto.
- Viene con me? - Dove andiamo?
Le offro un pranzo e un bel caffè.
- Davvero? - Sì.
Ma com'è gentile!
Va bene, andiamo.
[Bissolati] Che bello!
[Bissolati] Un finocchio intero e due carote!
[Bissolati] Sa che le carote fanno venire la pelle bella?
Sì.
[Bissolati] Senta, ma perché mi ha fatto questo regalo?
- Gliel'ha fatto il ragioniere. - Il ragioniere?
Come ci si riduce così? Che paese è questo?
Non lo so. E' dove vivi tu.
La chiami vita?
Io sono la persona meno indicata per risponderti.
- Però posso dirti la parola del giorno. - Sì.
- Vuoi sentirla? - Certo.
Pseudomnesia.
Sono allucinazioni della memoria.
Puoi riconoscere cose mai vissute
o vivere ricordi falsi, perché...
- La memoria è una brutta bestia. - Lo dici a me?
Dimenticare può essere rischioso tanto quanto ricordare.
Ti riferisci a me?
Una volta, in un film
ho sentito una frase bellissima sui ricordi.
- "I ricordi ti fottono il cervello." - No.
Non era così.
"I ricordi non sai più se sono qualcosa che ti appartiene"
"o qualcosa che hai perso per sempre."
Quindi, amore mio...
ti conviene restare attaccato alla realtà.
Almeno tu che puoi farlo.
Brizio, allora?
Tutto risolto. Tieni.
Qui ci sono i soldi della posta.
- Vuoi pure la vincita? - No, è roba tua.
- Sono quasi 10.000. - I patti sono patti.
Senti...
Tieni, così la fai finita.
- Ho fatto un po' di spesa. - Che hai preso?
Un po' di roba. Dici sempre che non c'è un cazzo a casa mia.
- Mangiamoci una banana. - Mangiamoci una banana.
- Prendi la più grande. - Dammi.
Ecco qua.
Sarà dal '74 che non mangio una banana.
- La parte di sopra si toglie? - Sì.
- Tua madre lo diceva anche a te? - Sì.
Vuoi anche la mia?
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