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Respiri profondamente, continui così, brava, così va bene.
Trattenga il respiro, sollevi un pò la testa, bene e adesso spinga
Spinga!
Tutto fatto.
E' un bel maschietto!
Quanto? – Sessanta alla settimana.
Voglio di più.
Dice che non possono.
Hai capito? – No.
Fanno quattrini a palate, che dritti.
Cammina! Digli che non ci marcino.
Hei guarda chi si vede il marito di Angela.
Ciao bentornato, come è andata? – Una gioia!
Che vuoi fare?
Sono a disposizione.
Quando sei tornato? – Adesso.
Sono contento di rivederti.
Hai imparato niente di nuovo?
A cavarmela.
Aspettavo solo che tornassi.
Ben!
Ben! Ben!
Ben! Credevo che...
T'ho scritto, tante volte e, e...
e tu niente, io...
oh Ben! Ben!
Sei contenta di vedermi?
E' dura la barba, che cosa hai fatto?
Niente!
Ho fame.
Ho fame anch'io.
Adesso preparo qualche cosa.
Faremo una vita diversa da quella di prima.
Oggi non vado a lavorare.
Dopo tutto quello che ho passato in quel cesso di Corea
voglio cambiare vita.
Mi do malata.
Telefono subito al ristorante per dire che ho l'influenza.
Non importa.
Devo andare a Point S. Charls questa notte.
a Point S. Charls?
Sì c'è in arrivo un carico di armi.
Vado io a prenderle sì.
Hogan, m'ha già pagato, non mi lascia a terra.
Non voglio che ricominci con Hogan.
Dice che c'è molto lavoro, in sei mesi avremo risolto la situazione.
Perchè non hai dato retta a quanto ti ho scritto.
Ah, finiscila non mi hai scritto una parola.
Ma no, non è vero, io... – Vieni qui.
Ben ti giuro che ti ho scritto.
Non ha più importanza.
E questo che cos'è?
Tuo figlio. – Mio cosa?
Tuo figlio.
Brutta vacca. – Ben.
Brava! Appena ho voltato le spalle.
Di che cosa mi stai accusando?
Credi che non abbia notato tutti i galli che ti girano intorno?
E il modo come tu li guardi?
Ma quello è tuo figlio, te lo giuro!
Te l'ho scritto quando è nato.
Chi è stato?
Uno di quelli con la scoppola?
Un tuo sporco paesano?
Chi?
Ha cinque mesi, quando sei venuto in licenza... – Piantala!
Me lo culli un pò signora non ha finito di dormire.
Ma non c'è suo marito?
Ho saputo che è tornato.
Aveva un impegno e allora tantovale che io vada a lavorare.
Verrò a prenderlo alla solita ora d'accordo? – Va Bene, a più tardi.
Vieni, facciamo la nanna, eh?
Tuo marito è tornato.
Come lo sai?
Non sei contenta?
Certo che sono contenta.
Perchè sei venuta?
Doveva fare una commissione.
Molto importante. – Che balle!
Che c'è di più importante... Ehi Angela
adesso non mi verrai a direi che lo hai lasciato andar via senza prima...
ma tutti questi mesi hai fatto la vita della monaca.
Eppure ne hai avute di occasioni.
Deve essere molto in gamba eh?
Vorrei averlo anch'io un uomo come lui.
Bhe diciamo... che vorrei avere un uomo.
Tutto bene qui? – Sì
Non si dimentichi il caffe! – Sì.
Vengo.
Vattene!
Ho detto levatevi dai piedi.
Non mi rompete le scatole.
Chiamalo!
Ho dei progetti per te.
Devi stare tranquillo però.
Che ho fatto?
Sei ubriaco. – Sì ho bevuto e con questo?
Non alzare mai la voce quando parli con lui.
Lo sai che non voglio.
lo pretendo la massima efficenza
Non si preoccupi. – E invece sì.
Vorrei andare a ispezionare il posto.
Dopo. Perchè sei di malumore Ben?
Mi ha messo le coma.
Angela?
Sono passato a casa in licenza solo per qualche ora
e vuole darmi a bere che quel verme è mio.
Può darsi.
Lei ci crederebbe?
Strano che non te l'abbia scritto.
Dice di averlo fatto ma sono tutte balle.
Bhe, con la guerra la posta va perduta.
Tu le hai scritto mai?
Non sono tagliato per scrivere.
T'avrà creduto morto.
Quella inventa quello che vuole.
E' italiana, tu dovevi sposare una ragazza irlandese
o tuttalpiù francese, le francesi non mentono sono più sincere
non fanno tanti sotterfugi.
Posso andare ora?
E se poi fosse tuo figlio, fai un'ipotesi.
Ogni volta che entro in quella casa e vedo quel... quel moccioso
lo sento piangere mi si rivolta lo stomaco per la rabbia.
Allora buttalo fuori di casa insieme alla madre.
Lascia stare...
ti sistemerò tutto io.
Puoi andare.
E va bene, va bene, ho capito, ho capito
ho fatto un pò tardi ma adesso la mamma...
ti prepara subito la pappa.
Ok? Ma tu sei buono, buono, buono eh?
Aspetta solo un momentino.
Viene subito la mamma.
Buono eccomi!
Che cosa fate al mio bambino?
No, lascialo! Lascia il mio bambino.
Signor Hogan, voglio il mio bambino.
Ti dispiace spiegarti un pò meglio?
La prego, due dei suoi uomini sono venuti a portar via mio figlio.
Chi ti ha detto che erano i miei.
Perchè mio marito... – Lascia perdere!
Voglio il mio bambino. – Ben è uscito poco fa e passerà da casa.
Me l'ha rubato lei, mi dia mio figlio! – Angela.
Ma perchè viene a fare queste scenate davanti a tutti
ma non capisci che mi metti in imbarazzo davanti ai miei amici?
Lei è soltanto un lurido porco!
Questa la pagherai.
Tuo figlio, anche se lo avessi preso...
e pensassi di restituirtelo
non lo farei.
Non ora.
Tocca a te.
Che cosa significa?
Non ora.
Forse... forse perchè... perchè l'ha già ucciso?
Ha ucciso il mio bambino!
Maledetto assassino, io ti ammazzo!
Vattene Angela.
lo ti ammazzo hai capito?
Ti giuro che ti ammazzo, con le mie mani.
Vorrei la stazione di polizia di S. Charls
Poin S.Charls
Pronto, vorrei parlare con l'ufficiale di servizio.
Senta, un carico d'armi sarà sbarcato lì questa notte.
Chi ha soffiato? – Sta zitto.
Angela. -Come? – Niente!
No niente, almento 20 anni.
Vuoi che ti aiuti? – No, lo faresti annegare.
Imparerò. – Lascia perdere.
E' un brav'uomo.
Chi? – Il signor Hogan.
Non è vero. – Ma come?
Lo ha fatto per noi no?
Sapeva che volevamo un figlio più di qualunque cosa.
Il bambino, i documenti, se non fosse stato per Hogan
Bene, sotto questo punto di vista.
Hei papà! E' favoloso.
Se lo avessi scelto da me non sarebbe stato così bello.
Se lo avessi scelto tu avrebbe almeno 6 carburatori, testata abbassata
e il pluritonale, allora ti piace? – E' un sogno.
Dì papà, che interesse ti ha messo. – Normale.
vale a dire? – Il 28 per cento.
Ma papà, è una rapina. – Ma Hogan è una brava persona.
Gli dobbiamo molto.
In che senso?
In tutti, ci ha fatto un sacco di favori.
Non gli dobbiamo un accidenti.
E' un mafioso e basta.
Non voglio sentirti parlare di quell'uomo in questo modo.
Te lo avverto, hai capito?
Ok papà, ok.
Dì mi fai guidare eh?
Te lo posso negare? Dai sali su!
C'è un pò di maretta in cucina.
E' per il signor Wein Rait? Qui Madame.
Quanti ne ha bevuti? – Tre.
Va bene questo serviglielo se ne ordina altri avvertimi.
Va bene questo serviglielo se ne ordina altri avvertimi.
– Maleducato! – Ignorante!
– Torna a fare la tua padella... – Palla di lardo.
Palla di lardo a me?
Fermi!
Siete matti?
Allora, che cosa succede?
Qui non ci lavoro più! – No? E perchè?
Ho ordinato solo un cervello di vitella al burro
che qualunque sguattero avrebbe saputo cucinare.
lo non ti permetto di chiamarmi... – Sta buono.
E lui ha fatto il pandemonio.
Mi ha preso a parolacce.
Ti ha preso a parolacce? – Sì
Che ti ha detto sentiamo.
Non posso ripeterlo.
Gli ho detto se ha un pò di prurito al sedere.
Guarda che il sedere io te lo rompo.
Ti piacerebbe eh? – Hai capito male. – E finitela una buona volta.
Torna in sala Paul. – Oui Madame.
Un cervello di vitella.
Sì Madame.
Sì?
Angela. – Volevi parlarmi?
Puoi restare qualche minuto?
Ok. – Come vai di sotto.
Molta gente? – E' sabato! – Già.
Ho chiuso la contabilità ed ho il piacere di informarti che l'utile
è aumentato del 4 per cento rispetto allo scorso mese.
Meno male.
Perciò da quando siamo diventati soci l'aumento è del 21 per cento.
Sarai contento? – Sì.
Senti Angela. – Allora io... – Sì, sì prendi il caffè.
Dovremo trovare un secondo in cucina,
Roger ha avuto un'offerta come chef alla Tour d'Ore...
io gli ho detto di approfittarne. – Mia moglie se n'è andata ieri sera.
Mi dispiace.
Era già in programma. Anzi avremmo dovuto dividerci almeno 10 anni fa.
– Ma Sean non parliamo di queste cose. – Stanimi a sentire...
io vado a New York e voglio
non gridare. – Che tu venga con me hai capito?
Ma Angela io ti amo.
Scusami.
Non c'è di che.
Ti auguro buon viaggio.
Ehi papà, ma perchè ti sforzi, porto io i quarti tu pensa alla roba piccola.
Ma non avevi un appuntamento stasera?
Che ci vuoi fare? Si vede che la moglie l'avrà incastrato.
Eh gli sposati!
M'hanno fatto il bidone anche gli scapoli qualche volta.
Eh sì.
Grazie.
Ma non riesci proprio a pensare ad altro.
Perchè che altro c'è!
Come fai a resistere.
Resistere a cosa?
Bhe alle volte, quando uno si sveglia in piena notte e allunga il braccio
e non trova nessuno vicino, ma come si fa.
L'hai provato.
Ma quando vi deciderete a capirlo, a me non serve nessuno
e non voglio nessuno. – Va bene, va bene, ho capito.
Allora non vieni?
Il bambino.
Hai fatto tutto quanto era possibile.
In tutti questi anni l'hai cercato, hai sperato,
ora devi solo dimenticare, è il suo ricordo che ti angoscia. Vero?
Leggi sempre nel mio pensiero. – Non sempre.
Molto spesso.
Sai lo portavo a passeggio in questo quartiere tutti i giorni.
Ed ecco perchè appena ho messo insieme un pò di soldi
ho preso uno di questi appartamenti.
Devo dire che non è stata un'idea molto brillante.
Dai sali a prendere un tè.
Vuoi mangiare qualcosa?
– Ehi? – No grazie, non ho fame.
Stavo ammirando il tuo appartamento.
Bhe è accogliente. – Già.
Devo mettere anch'io da parte un pò di soldi
e venir via da quel sudicio quartiere.
E' talmente brutto che se ne vanno anche gli scarafaggi.
Ehi, ma che ti prende? – Niente, perchè?
Non lo so mi sembri nervosa.
Sì, bhe che vuoi, scoccia essere piantata così.
Profuma come il tè cinese. – L'ho fatto apposta per te.
Per me?
Da quanto tempo vuoi leggermi il futuro nelle foglie di tè.
E quante volte mi hai detto di no.
Questa sera dico di sì.
Dove hai imparato? – Da mia zia.
Era una mezzosangue, non so, una specie di zingara.
Che cosa vuoi sapere?
Bhe, intanto, dimmi se avrò successo.
Il successo è assicurato.
Accidenti! – Che c'è?
Una cosa fenomenale. Ci siamo. – Ma che cos'è?
Ma a te non farà nessun effetto. – Bhe dimmela.
Vedo che ti innamorerai come... come non sei mai stata innamorata fin ora.
Non prendermi in giro.
Vedo che anche lui si innamorerà di te, da matto.
La cosa più bella della sua vita. – Aspetta un momento.
Ah lo sapevo che non volevi neanche sentirlo.
Però sta attenta, le foglie di tè non mentono mai,
le foglie di tè...
Che c'è?
Devo andarmene. – Andartene?
Va bhe tanto ti ho detto tutto no?
Così all'improvviso?
Capisco che non è gentile, non ti offendere ma...
mi sono ricordata che è sabato sera
e che quel baretto di S. Dany c'è un sacco di movimento a quest'ora,
e voglio farci un salto.
Grazie del tè, ci vediamo lunedì. – Buon divertimento.
Questo è l'ultimo cliente papà. – Sì, abbiamo finito.
Portamene un altro. – Arriva subito.
Ehi papà ne serve un altro.
Portiè vuole un altro bisonte.
Papà!
Stai male?
– Jean. – Chiamo un ambulanza.
No. No. Stammi vicino.
Senti...
Jean noi...
ti... abbiamo...
Hogan.
Dove posso trovare Hogan?
Il signor Hogan
Dove sta?
Come ti chiami?
Jean Lebrecque.
Tuo padre era un brav'uomo.
Se vali solo la metà di quanto valeva lui.
Mio padre pagava puntualmente le sue rate, io farò altrettanto.
Perchè mi ha mandato a chiamare?
lo preferisco conoscere personalmente i miei debitori.
E un'altra cosa, d'ora in poi i pagamenti dovranno essere fatti il 15 del mese.
No, non mi sta bene. – E perchè?
Perchè la società per cui lavoro mi paga soltanto il 20 di ogni mese.
Brossar Brothers vero?
Proprio loro.
Dirò che vi paghino il 10, sono in rapporti con loro.
D'ora in poi farai le consegne ai ristoranti, ne parlerò con Brothers.
Giochiamo.
Francois? Guarda che un cliente di là si è lamentato del secondo
che ha ordina...
Francois? Che fai? Lo scioperò? – Quel coscio...
ma che c'è adesso?
Madame, sono uno chef, uno chef, non un beccaio,
ho ordinato bistecche, spezzatino e rollè e quell'ignorante ha scaricato
un bue intero nella mia cucina.
Ma che diavolo vai dicendo?
Allora questa dove la devo mettere?
Dove la metto signora?
Lei chi è?
Jean Lebrecque.
Ha sbagliato ordinazione.
Questo mi hanno dato.
Se non la vuole me la riporto via.
Perchè non ci portano quello che ordiniamo. – Cosa?
La carne. A che ci serve un bue intero.
Oh! – Oh cosa?
Oh ho dimenticato di dirtelo ma abbiamo cambiato fornitore
per le prime consegne bisognerà tagliare i quarti in cucina.
Ma noi paghiamo per carne già tagliata.
Il grossista è passato dalle macellerie ai ristoranti.
Ma a noi che cosa ce ne importa?
Sì però... sarà così d'ora in poi. – Perchè?
Perchè è cambiato.
Ma è cambiato che cosa?
Perchè ti arrabbi tanto?
Non ti avevo mai vista così.
Basta non esagerare.
Ancora un petit poe
Ma dov'è la carne?
In frigorifero.
Vi siete messi d'accordo?
E che potevo fare? Si è offerto persino di venirmi ad aiutare a tagliarla.
Dove è andato?
Grazie per aver offerto il suo aiuto allo chef.
Si figuri.
Lei chi è?
Gliel'ho detto Jean Lebrecque.
E' cittadino canadese?
Infatti.
Lei come si chiama?
Angela Kincaid.
In vita mia non ho mai visto una donna bella come lei.
Non ho fame mamma. – Ma se è buonissima!
Ti prego. – Tu... – Tu lavori tanto e devi mangiare.
Non volevo dir questo Jean.
E che cosa volevi dire?
Sei un bravo figliolo.
E mi piace cucinare per te.
Grazie mamma.
Lascialo per dopo. – Dove vai adesso?
In camera. – Jean tu lavori tanto e dovresti man...
Ah ah, ah, hai visto?
E' venuto!
lo proprio non ci contavo.
Buonanotte. – Ciao.
Francois? Vado al mercato domani mattina presto e...
Madame?
Sì allora... se è possibile insieme a Cok e a Rogè fatemi una lista
di tutto quello che serve. – Ma Madame Rogè è andato via.
C'è Fernand al suo posto da una settimana.
Ah sì certo che sciocca.
Fatemi la lista prima di chiudere questa sera.
Certamente Madame.
Signora? Oh mi scusi non volevo metterle paura.
Infatti, mi si è gelato il sangue.
Mi scusi.
Volevo chiederle se potevo accompagnarla a casa.
Permette?
Perchè no.
Oh grazie.
E' qui dietro l'angolo. – Ok.
E' qui dietro l'angolo. – Ok.
E' questo qui.
Oh! – Lo so era meglio un taxi.
Ma preferisco accompagnarla personalmente.
E... e ho soltanto questo.
Bhe le sembra poco bello?
Non le dispiace? – Neanche per idea!
Non le dispiace? – Neanche per idea!
Allora andiamo! – Sì.
Non la porto troppo fuori strada? – No, non abito lontano da lei.
Con i genitori?
Mia madre.
Suo padre è morto?
Suo padre è morto?
Per questo non ho la macchina.
Aveva comprato questo poco prima di morire.
E sto ancora pagando le rate.
Era un... – Cosa?
Non parlo mai con nessuno di lui.
Non parlo mai con nessuno di lui.
Gli volevo un gran bene.
Posso immaginarlo.
Ha perduto una persona cara?
Suo marito?
No.
Non è sposata?
Divorziata.
Lo avevo pensato.
Il suo nome da ragazza non poteva essere Kincaid.
Mio padre faceva un lavoro pesante e data l'età ho...
ho preferito aiutarlo.
Susan sostiene che dovevo andare all'università ma
è un pò troppo tardi ormai per farlo.
Susan è la fidanzata?
Una specie.
Perchè dice una specie?
Vede con Susan mi sento sempre...
non lo so, tanto solo.
Specie dopo la morte di papà.
E Susan non mi aiuta molto.
E Susan non mi aiuta molto.
Mi ama, lo so
ma non mi sembra di sentirmi soddisfatto.
ma non mi sembra di sentirmi soddisfatto.
E ora so il perchè.
Grazie di avermi accompagnata.
Vengo fino alla porta. – No non si disturbi.
E' un piacere.
Il ristorante è chiuso domenica vero?
Sì. – Vuol fare una gita con me?
Potrei prendere una macchina in affitto.
Ci divertiremo.
Buonanotte.
Mi guardi?
Sei raggiante! – Ah esageri.
Sei raggiante! – Ah esageri.
Angela non ti arrabbi se ti dico una cosa?
Non lo so, prova a dirmela.
Sei pronta al grande passo.
Lo dici sul serio?
Lo dici sul serio?
Non ti sei arrabbiata? – Non è mica un'offesa.
Qualche tempo fa sarebbe stato diverso.
Mi leggi nel pensiero?
Questa volta non è proprio il pensiero che ho letto.
Questa volta non è proprio il pensiero che ho letto.
Oh! – Capperi! Me ne devo andare.
Chi è il solito Raffello? – No, dipingeva male.
Avevi chiesto altra crema?
Madame? – Sì!
Monsieur Gagnon ha riservato un tavolo per un cliente di riguardo.
– Sì. – Il cliente è arrivato.
E il signor Gagnon? – Non ancora.
Bhe servigli intanto un aperitivo poi verrò io. – Oui Madame.
Oh è una cosa stupenda Francois.
Cameriere!
Non sapevo che lavorassi qui.
E io la credevo morto.
E io la credevo morto.
Come t'è venuta questa idea?
Forse perchè non ho fatto altro che desiderarlo.
Maledetto!
Maledetto!
Madame Angela.
Angela!
Angela!
Sta poco bene?
No. – La vedo strana.
No. – Posso far niente?
Ha già fatto molto.
Ci vediamo questa sera?
Sì. – Verrò a prenderla.
Sì. – Verrò a prenderla.
Ho la mia macchina.
Facciamo una cosa, venga qui all'ora di chiusura e..
andremo in qualche locale.
Va bene? – Allora a questa sera.
Va bene? – Allora a questa sera.
Jean, grazie.
Sono io che devo ringraziarla.
Vuoi un passaggio?
Ma non sei in compagnia?
Possiamo lasciarti dove ti fa più comodo.
Angela, dovrai rimanere sola con lui qualche volta.
Dai andiamo.
Vieni?
Avrà fatto tardi sul lavoro.
Vuoi venire a leggermi il futuro?
Perchè vuoi dar retta a quelle scemenze.
E' solo fantasia. – Ti prego.
Metti la tazza sottosopra, sul piattino.
Usando la mano sinistra girala tre volte,
in senso orario.
Non sei convinta di quello che hai detto vero?
Cioè?
Che è solo fantasia.
Ma certo.
Fin ora ho sempre messo in dubbio le tue capacità ma avevo torto.
Fin ora ho sempre messo in dubbio le tue capacità ma avevo torto.
Hai una percezione anticipata degli avvenimenti, davvero!
Angela. – Sento che mi sta per succedere qualcosa.
Qualcosa che non riesco a...
Non so, tu, tu mi hai parlato di un grande amore.
Non so, tu, tu mi hai parlato di un grande amore.
E lo vedo ancora. – Che altro c'è?
Non lo so.
Che altro c'è? – Non lo so, c'è qualcosa...
Dimmelo! – Non lo so veramente.
Ehi! – Scusi tanto.
Ehi! – Scusi tanto.
Non importa. – Stavo venendo da lei ma un cretino
è passato col rosso e mi ha urtato il parafango.
Avanti! – Uno strazio, la polizia che faceva
il verbale, io stavo sulle spine per telefonarle. – Non si preoccupi.
Mi perdona? – Ma certo.
Mi perdona? – Ma certo.
E' un regalo per me?
Spero che le piaccia.
Oh, bhe, non ne ricevo spesso, non doveva farlo, ma la ringrazio.
Non ha ancora visto che cosa c'è dentro.
Qualunque cosa sia.
L'ha scelto lei personalmente?
Ho chiesto di farmi vedere le cose più belle fino a trovare quella adatta.
Sa che le dico?
Ha molto buon gusto.
Sul serio? – E' molto bella.
Eh, ma come ha indovinato la misura?
Ecco, ho cercato di...
ho cercato di descriverla con...
ho cercato di descriverla con...
Oh! – Se la metta.
Oh! – Se la metta.
Va bene.
Sono stata in pensiero non vedendola arrivare.
Ho telefonato appena mi sono liberato.
Ma a quel punto era già chiuso.
Comunque ora è qui!
Ed è questo che conta.
Meravigliosa.
Vada via.
Angela. – La prego.
Ma che è successo?
Che cosa le ho fatto? – Lei non c'entra.
Sicuro? – Sicuro.
Per favore.
Angela. – Si?
Ci ho pensato tutta la notte devo parlarti.
E' una cosa importante.
Dopo. – Subito!
Adesso ho da fare. – Subito!
Dai parla. – Da sole.
Non ho tempo da perdere.
Stai al largo da quel ragazzo.
Che vuoi dire? – Lascialo perdere subito.
Appena pochi giorni fa mi ci volevi mandare a letto insieme.
E allora. – Cosa?
Ci sei andata a letto? Dimmelo!
Passeremo la giornata insieme domani. – No!
Coco ma sei impazzita?
Angela, non lo fare, saranno guai.
Per la fidanzata?
So tutto di lei...
lo so è giovane, bella, ma a lui non piace.
Non è per la fidanzata, da retta a me, ti ci vuole un uomo, lo so
e ne conosco tanti che aspettano di correre da te
basterebbe che tu facessi un cenno.
Insomma vuoi dire che una donna, alla mia età... – No, no, no, no.
Prenditelo giovane, anche uno al giorno, ma non quello là.
Ma che cosa stai cercando di dirmi.
Quando, quando stavo in casa tua ieri sera...
Ieri sera...
ho sentito...
che questo amore Angela sto cercando di...
Sentimi bene Coco
lo non so come sia successo e non voglio saperlo,
so soltanto che sono innamorata di Jean alla follia.
Angela! – Detto questo non intendo parlarne più.
Ciao.
Hai la giornata libera?
Sì appena finito qui.
E tu?
Sì!
No, qui non è il caso.
Andiamo via.
E' un posto tranquillo, l'ho scoperto l'estate scorsa.
E' un vecchio castello adattato ad albergo,
con due leoni di pietra all'ingresso, e credo che ti piacerà.
Angela, non parli più.
Angela!
Scusami Jean, non posso. – Perchè?
Bhe non lo so, è... – Non fa niente.
C'è tempo.
Sei così giovane, com'è che hai tanta pazienza.
Può darsi che sia perchè ti amo.
Stanca?
Sì.
Vuoi che ti porti a casa?
No.
No, non apriamo.
Può entrare Benjamin Kincaid.
Si metta seduto.
lo non riesco a capacitarmi, così tutto ad un tratto
senza un... – Susan sto cercando di spiegarti che...
noi andavamo così d'accordo.
Sì, sì infatti non è questo. – No, Susan...
Susan!
Pronto? Madame, per lei.
Pronto!
Sì, questa sera?
Giuro che non ci speravo.
Chi è?
Sono io.
Ciao.
Sì. – lo sono Marie Lebrecque.
Oh, bhe, si accomodi.
Prego entri pure.
Mio figlio è stato qui?
Naturalmente. – Naturalmente?
Ma non si vergogna, lei ha rovinato mio figlio,
lo ha strappato alla fidanzata, una brava ragazza
che lo adora. – Anch'io lo amo signora.
Storie! Non ci sono uomini della sua età?
D'accordo sono più grande, crede non ci abbia pensato?
E crede che non dia fastidio anche a me e non mi faccia sentire colpevole
però non mi importa ormai, le voglio dire una cosa
io non ho mai conosciuto l'amore
e non ci voglio rinunciare proprio adesso che so che Jean mi ama,
Madame, sono qui per supplicarla e se questo non le basta
mi metterò anche in ginocchio.
La prego.
Lo lasci stare.
Che lei lo ami non ne dubito, non sta a me giudicare
Mi ascolti, quel ragazzo è tutta la mia vita fin dal
primo giorno che me lo portarono.
Glielo portarono? – Sì proprio così.
Quindi Jean non è il suo vero figlio. – No.
Ma lui non lo sa e voglio che non lo sappia mai.
E lei crede che perchè non l'ho partorito io lo ami di meno?
Madame Lebrecque, quando lo ha adottato, dove?
Ma questo a lei che cosa importa?
Pensi a lasciarlo in pace.
Sono passato per caso e volevo farti un salutino
ci vediamo questa sera. Tanti baci. Jean
Jean.
I leoni, ti sei ricordato i leoni di pietra all'ingresso.
Non è stato facile comunque.
Sei intelligente.
E hai una memoria di ferro.
Per fortuna mia.
Però devi andartene.
Lo so perchè sei fuggita.
Volevo parlartene ma non ce n'è stato mai modo.
Hai pensato alla situazione che si creerà quando avrò 35 o 40 anni
o anche più.
Angela senti.
Ogni secondo che sto con te vale un anno pieno della mia vita
il tuo modo di parlare...
il modo di ridere, la tua personalità
la tua classe...
queste cose non cambieranno con l'età
e non cambierà neanche il mio amore per te.
Non è per questo che sono fuggita
Allora perchè?
E' qualcosa del tuo passato?
E' qualcosa di cui preferisco non parlare.
Quindi lasciami.
Angela, ti prego. – Scusa.
Jean.
Jean!
Se sapessi... – Cosa?
Quanto vorrei non andar via da qui.
Vorrei poter restare qui per sempre.
Possiamo tornarci quando vogliamo.
Ti amo Jean.
Invece dobbiamo partire da Montreal.
D'accordo. Dove vorresti andare?
Non lo so, lontano, in Messico, anche più lontano.
In Australia. – Ci andremo.
Subito. Dobbiamo andarcene Jean.
Domani!
Sai che non è così facile.
No. – Ci vuole tempo a sistemare tutto e...
Mia madre... – Potrei andare avanti io e poi tu
No! – Mi raggiungeresti.
Non voglio rischiare di perderti un'altra volta.
Intanto restiamo a Montreal.
E i primi tempi ci abitueremo a stare insieme,
e poi andremo dove ti farà piacere.
D'accordo.
Perchè non lasci la tua macchina qui e torni indietro con me.
No, ci vediamo stasera.
Davvero? – Sicuro.
Ehi, piacere di vederti.
Siediti.
Non hai soffiato e non ti è uscito niente di bocca.
Il minimo che posso fare adesso è di aiutarti.
Ho affari in corso.
Martedì prossimo e forse anche domani stesso.
Roba buona ci stai?
Dov'è Angela?
Voglio lei.
Perchè?
Ha soffiato alla polizia.
Come puoi dire che sia stata lei.
Allora tu.
Hai delle idee balorde dentro la testa.
Ti si legge negli occhi, sei matto. – Dove sta?
So che ha lasciato il vecchio locale.
Credo che abbia lasciato Montreal diversi anni fa.
Non raccontare balle.
Piazzagli una pallottola in corpo e ritorni subito in galera.
Tu dimmi solo dove sta.
Non lo so.
Ben, oggi c'è da guadagnare tutta la grana che vuoi.
Lavori fatti su misura per te, non cercare rogne.
Me lo dici o no?
Ben, aspetta, ti sono grato e voglio aiutarti.
Sei appena uscito di galera e tutto assume un altro aspetto
appena sei fuori, sfattene calmo per qualche giorno,
e guardati in giro, aspetta di fare il primo lavoro.
Ce l'ho già il mio primo lavoro.
Ehi ma che cosa fate?
Che cosa volete?
Ma che cercate?
Ma insomma come vi permettete?
Sono venuto ad avvertirti.
Di che cosa?
Tuo marito è uscito di prigione.
Non ho più un marito.
Ti sta cercando,
e vuole ucciderti, sarebbe opportuno che cambiassi aria per un pò.
Perchè ti sei dato tanta pena?
Ti sorprendo?
Tu mi odi. – Odio è una parola grossa.
E me lo hai dimostrato.
lo odio la violenza.
E la fine spietata di mio figlio non è violenza?
Se non fossi venuta quel giorno ad insultarmi e a sputarmi in faccia
Vigliacco, delinquente, assassino.
Non ho ucciso tuo figlio.
Ma mi dicesti...
Mi sputasti in faccia, davanti a tutti.
E mio figlio?
S'è fatto grande.
Francois fammi parlare con Coco.
Che significa si è data malata.
Coco!
Coco, Coco!
Questo è l'indirizzo.
Ciao, ehi perchè scappi così?
Me ne vado via.
Ma che dici?
Non ti capisco.
Non può seguitare tra noi.
Ho cercato solo di illudermi per un pò.
Ma che significa non può seguitare?
Niente, è tutto sbagliato. – Tu mi ami?
Ma certo che ti amo. – E io ti adoro.
lo ti adoro Angela.
No, no Jean, no, no.
Amor mio. – No!
Vieni qui. – No Jean no!
Senti... – No Jean!
No ti prego, lasciami!
Devi pagare per tutto il male che mi hai fatto.
Mi hai rovinato.
Amore mio
bambino...
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