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(Pietro) Non pensavo di trovare un amico come Bruno nella vita
né che l'amicizia fosse un luogo dove metti le tue radici
e che resta ad aspettarti.
Ero cresciuto da figlio unico in un appartamento di città.
Non ero abituato a fare le cose in due.
Ma nell'estate del 1984
i miei genitori affittarono una casa in un paese di montagna,
dove, per ironia della sorte, viveva un solo ragazzino all'epoca.
Bruno.
(Bambino) Bruno!
Bruno !
Bruno ! (PARLA IN DIALETTO VALDOSTANO)
(Francesca) Scusi, ce n'è una qui.
Dai!
Dai.
Dai!
Ah!
- Ah ! Ah ! - Grazie, grazie.
- Sono Francesca. - Piacere, Guglielmina Sonia.
- (Francesca) Piacere. - (Sonia) Vado.
(Francesca) Arrivederci.
- (Francesca) Amore ! - Mmh ?
- Dai, è tardi. - Ok.
- Buonanotte. - Buonanotte.
(Francesca) Ehi !
- (Francesca) Ti va un po' di colazione ? - (Bruno) Mmh.
(Francesca) Siamo arrivati da poco, però abbiamo delle cose.
- (Francesca) Vuoi un biscotto ? - (Bruno) Sì.
- (Francesca) Tu vivi qui ? - (Bruno) Sì.
(Francesca) Hai fratelli, Bruno ?
(Bruno) No, sono l'ultimo bambino del paese.
- (Francesca) Non ho capito. - (Bruno) Sono l'ultimo bambino del paese.
(Francesca) Ciao, Pietro !
Lui è Bruno.
Ciao.
- (Francesca) Vieni a fare colazione ? - Mmh.
- Grazie. - Prego.
Quanti anni hai, Bruno ?
- 12 a novembre. - Come Pietro !
(Francesca) Solo che lui a gennaio.
Dove abiti ?
Di là, dagli zii. Mio padre non c'è.
(Francesca) E dov'è ?
È via, fa il muratore. In Svizzera o forse in Austria.
E la mamma dov'è ?
- Posso avere un altro biscotto ? - (Francesca) Sì.
- Pronto ? - Aspetta.
Sì!
Uno, due, tre!
Uno, due, tre!
Ah!
- (Pietro) Ciao, Bruno. - Ciao.
(SCOSSA) Porca troia !
Mi hai spaventato. Ti sei fatto male ?
No, funziona, andiamo.
(CANZONE: "WHY MAY I NOT GO OUT AND CLIMB THE TREES?" DI DANIEL NORGREN)
(RISATE)
(FISCHIO)
A Grana c'erano 183 abitanti.
Ah ! E adesso ?
- 14, compreso me. - Mmh.
(Bruno) C'erano due negozi, un bar,
la scuola, il forno...
A un certo punto, hanno costruito la strada.
Sai, per fare arrivare la gente a Grana.
- Invece sai cosa è successo ? - Cosa ?
(Bruno) Sono andati via tutti.
Ah, quindi anche tuo padre ?
Sì, è via. Anche il tuo ?
Sì, lui è a casa a Torino, sta lavorando.
Intanto io sono qui con mia madre,
perché abbiamo affittato la casa per tutta l'estate.
Che cosa fa ?
Allora, lui fa l'ingegnere in una fabbrica enorme,
in cui lavorano, pensa, 10.000 persone.
- Boia cane! - Eh !
- (Sonia) Bruno! - 10.000.
(Sonia) Dove sei ?
\ Cazzo, mia zia ! E ora di mungere.
Ah!
(RISATE)
(Pietro) Secondo mio padre,
a ogni stagione di leggerezza doveva seguirne una di gravità,
il tempo del lavoro, della pianura e dell'umore nero.
Merda ! Ma che cazzo fai ?
Ma vai...
(CLACSON)
Aspetta !
Aspetta !
Vai ! Vai, ora ! Vai!
(Pietro) Intanto le mie gambe impallidivano,
guarivano da graffi e croste e dimenticavano il prurito delle ortiche.
I giorni di Grana mi sembravano così lontani
da chiedermi se fossero esistiti davvero.
- Ah, ti vedo ! - Argh !
Argh ! (RISATE)
Argh
sono contento che sei tornato, Berto.
- Come mi hai chiamato ? - Berto.
Significa "sasso" nella mia lingua, come "Pietro".
- Quando sei qui, ti chiamo così. - Ah.
"Berto".
Dai, mi insegni il tuo dialetto ?
Va bene, cosa vuoi sapere ?
Ehm...
- Gli alberi. - Ok.
Tipo quello lì.
Quello lì è un "Iares" e ha gli aghi morbidi.
(Sonia) Bruno!
- (Sonia) Bruno! - (in dialetto valdostano) Vaffanculo !
Ciao.
- Non ho sentito niente. - Ah ! Davvero ?
Argh ! (RISATE)
(CAMPANACCI)
(BELATI)
Ciao, papà !
Queste linee sono chiamate "curve di livello".
Mmh.
Più sono vicine e più ci indicano che siamo in pendenza.
Ok.
I numerini, invece, sono l'alta quota.
- E qui... - Tipo questo, questo, questo...
Esatto.
Qui è dove voglio arrivare domani.
- "3010". - Mmh.
Madonna !
Ci posso venire anch'io ?
Sei serio ?
- Dici che ce la fai ? - Sì.
Sei sicuro ? Guarda che non torniamo indietro.
Eccole qua.
Cervino, Grand Tournalin, Breithorn
e quello è il Lyskamm.
La cresta la chiamano "mangiatrice di uomini". Lo sapevi ?
No.
(Giovanni) Eh.
Non ti manca quello schifo di città ?
No!
(TOSSISCE)
Andiamo ?
Dai, papà, siamo appena arrivati !
Ok.
(Giovanni) Il tuo amico come sta ?
Bene, credo.
È andato in alpeggio con suo zio ad aiutarlo,
quindi non l'ho più visto.
Ci vuole un'ora a piedi per andarci.
(Giovanni) Un'ora non è tanto, no ?
Ci possiamo andare insieme, se vuoi. Che ne dici ?
Va bene.
(Giovanni) Fatto.
Alé.
- Oh ! Andiamo! - Aspetta !
- Andiamo, ragazzo, vai ! Vai, vai ! - Aspetta, aspetta !
(GIOVANNI CANTICCHIA)
(Francesca) Scusi se continuo a insistere.
Mi pare di aver capito che non andasse tanto bene,
ma quindi deve ripetere l'anno ?
Non lo so.
(Francesca) Beh, se è stato bocciato...
Bruno è intelligente. Sarebbe un peccato, se smettesse di studiare, no ?
Ah.
Gli serve qualcuno che lo aiuti a studiare,
così senz'altro ce la fa.
Sì, bisognerebbe parlarne con mio marito.
(MUGGITI)
- Ciao, Pietro ! - Ciao, Bruno !
Ciao, tu devi essere Bruno. Pietro mi ha molto parlato di te.
- Buongiorno. - Ciao.
- Quello è tuo zio ? - Sì.
Vieni, ti faccio vedere una cosa.
- Prendiamo quella lì bianca e nera. - Va bene, proviamo.
Eh ! Eh ! (PIETRO RIDE)
Ti piace ?
Sì.
(Bruno) Sto imparando a fare il casaro.
Cosa vuol dire ?
- Quello che fa il formaggio. - Queste le hai fatte tu ?
No, mio zio. Iole giro e le tengo in ordine.
- (Zio) È troppo poco. - (Giovanni) Eh.
(Zio) Ci sono regole assurde, non riusciamo più a vivere del nostro lavoro.
(Giovanni) Invece le montagne come si chiamano ?
- Grenon. - Qual è il Grenon ?
Tutte. Qui non diamo i nomi alle cime.
(Giovanni) Il ghiacciaio, invece ? Ci è mai andato ?
(Zio) No, mai avuto il tempo.
Nei prossimi giorni volevo andarci con il ragazzo.
Se per lei va bene, potremmo portarci anche Bruno. Che ne dice ?
(Zio) Va bene.
(Zio) Passa un po' di vino.
- Pietro, sai che una volta ho toccato... - Shh !
Parliamo dopo.
Adesso non si parla, parliamo quando ci fermiamo.
(Bruno) Ok.
Non è magnifico ?
Sì.
(Pietro) Il ghiacciaio affascinava l'uomo di scienza che c'era in mio padre.
Gli ricordava i suoi studi di chimica e fisica,
la mitologia su cui si era formato.
Ci disse che il ghiacciaio è la memoria degli inverni passati
che la montagna custodisce per noi.
Sopra a una certa altezza ne trattiene il ricordo
e se vogliamo sapere di un inverno lontano,
è lassù che dobbiamo andare.
L'acqua che stai bevendo
non è mica la neve dell'anno scorso.
Quella sarà acqua di 100 anni fa.
- 100 anni ? - Forse anche 150.
È difficile saperlo.
La cosa bella del ghiacciaio, poi, è che non sta mai fermo.
(Giovanni) Secondo voi, perché ?
Perché tutto va giù ?
Bravo.
Sei intelligente.
Perché tutto va giù.
- Che bella giornata, eh ? - Mmh.
Tuo padre ne sa di cose !
Sì.
È bello anche che te le insegna.
Perché, tuo padre no ?
Eh... Mio padre è sempre via.
Quando lo vedo, parla poco.
Sembra che io gli dia fastidio.
(RESPIRO AFFANNOSO)
Stai bene ?
Sì.
- Vuoi un bicchiere d'acqua ? - No, no, no.
- Chiamo tuo padre ? - No, no, no.
Adesso provo a dormire, ok ?
- Buonanotte. - Buonanotte.
Dove andate ? Sul ghiacciaio ?
Sì.
Niente di particolare, andiamo a fare un giro.
(Uomo) Mi raccomando, attenzione con questi bambini.
Vai.
Oh ! Che succede ?
Niente.
(Giovanni) Non fermiamoci, andiamo.
Ritmo !
Ah ! (GIOVANNI RIDE)
(Giovanni) Salta tu per primo, Bruno, vai !
Fai un bel respiro e salta.
Pronto ?
Attento alla piccozza.
Uno, due... Vai!
Bravo. Vieni.
Bravo ! Oddio...
Incredibile! Dammi il cinque.
Bravo.
(Giovanni) Vai, Pietro !
Tocca a te ora.
- Ah ! - Tutto bene ?
Che succede ?
- Niente, niente. - Tutto bene ?
- (Giovanni) Sei scivolato ? - Sì.
- Niente, niente. - (Giovanni) Vai.
(Giovanni) Salta !
Papà, non ce la faccio.
(Giovanni) Sì che ce la fai, avanti !
Non possiamo tornare indietro, avanti.
Basta solo volerlo, forza.
Bruno ce l'ha fatta, avanti.
- Avanti, Pietro ! - Ah !
Pietro ! Pietro !
Dai, ehi. Tutto bene ?
- Scusami, papà, scusami. - Shh. No, ma che "scusami" ?
Niente, è un po' di mal di montagna. Non è niente.
Shh, guardami.
È un po' di mal di montagna, va bene ?
Non è niente, alzati.
Respira, fa' dei piccoli respiri.
Va bene ?
- (Giovanni) Bruno, ce la fai a saltare ? - Sì.
Prendi la piccozza e attento alle corde, che sono intrecciate.
Bravo ! Bravo.
- Ci sei ? - Sì.
Va bene.
Adesso alzati.
Guidi tu la cordata, eh ?
- La guidi tu, ok ? - Ok.
Tranquillo, non è niente, adesso passa.
(Giovanni) Più scendiamo di quota e più passa.
Bravo, sei un campione ! Vai
(Pietro) Il giorno dopo mio padre tornò a Torino,
ma il ricordo di quella mattina sarebbe rimasto per sempre nella mia memoria.
Insieme sul ghiacciaio,
solo noi tre,
come non sarebbe mai più accaduto.
(BUSSANO)
(Francesca) Ciao ! Venite, venite ! Sonia.
No, grazie, io vi lascio.
(Bruno) "Ignoro quanto poté durare il nostro sonno,"
"ma fu senza dubbio lu... lungo."
(Francesca) "Lungo, poiché..."
"Poiché ci ristoro..."
- "Ristorò..." - "Completamente."
"Mi risvegliai per primo ed a sa mi..."
"Esaminai..."
- "Esaminai attentamente la nostra cella." - "Cella."
Pausa.
"Il cameriere..."
"II cameriere, approfittando del nostro riposo,"
"aveva sparecchiato, ma..."
(Bruno) Ehi !
Hai ancora molto da lavorare ?
Vai fuori, arrivo subito. Vai !
Dai.
I tuoi genitori hanno parlato con mio zio, lo sapevi ?
No.
- Strano, tanto io non ci capisco niente. - Di cosa ?
Dei segreti che avete tra di voi.
Di cosa hanno parlato con tuo zio ?
Che dopo l'estate mi portate con voi a Torino per fare il "liscio".
- Il liceo ? - Sì.
Mi fanno scegliere la scuola che voglio e vivrò con voi.
E tuo zio cosa ha detto ?
- A lui va bene. Sai perché ? - (Pietro) Perché ?
Per i soldi, a lui interessa chi paga.
Hanno detto che ci pensano loro al vitto, all'alloggio e alla scuola.
— Io cosa?
Ti piacerebbe ? Vorresti ?
Che ne so ?
Non sono mai stato a Torino, non riesco neanche a immaginaria.
Sai, è diversa.
Stai tutto il tempo dentro,
perché è tutto un pericolo, non puoi uscire.
E tu ? Ti piacerebbe ?
(Francesca) Pietro, è per il bene di Bruno, è per il suo futuro.
Che problema c'è se pascola le mucche e fa il formaggio ?
- Nessuno. - Ecco.
Ma ha il diritto di studiare per poi decidere se tornare dalle sue mucche.
Tu vuoi portare Bruno in quello schifo di città che odiamo ?
Noi non odiamo la città, Pietro.
- Torino lo rovina uno come Bruno ! - Non è vero.
Io non vi capisco.
(Francesca) Può essere una cosa bella per lui e per te.
Questa è stata un'idea tua, non mia, ma l'amico è mio, non tuo !
Beh, è un po' egoista...
- (in dialetto valdostano) Vaffanculo ! - Oh ! Non ti permettere !
Non essere volgare, non è da noi !
(Pietro) Boia cane !
Come si chiama questo lago ?
- Grenon. - Ah.
Forse, però, dovresti dirglielo.
Che cosa ?
Che non vuoi venire a Torino, che vuoi rimanere qui.
No?
Sei matto ?
È tutta la vita che vado su e giù per questa montagna.
(Bruno) Oh !
Sono io, Guglielmina Bruno, e me ne vado !
Capito ?
(BUSSANO) (Francesca) Sì ?
- (Sonia) Buongiorno. - (Francesca) Sonia !
- (Sonia) Spero di non disturbarvi. - No, vieni, accomodati.
Ti faccio un caffè ?
No, grazie, volevo solo lasciarvi queste.
(Francesca) Quante uova ! Che gentile, non dovevi !
- (Francesca) Dove vai ? - Da Bruno.
Bruno è partito.
Dove ?
Il padre l'ha portato via, a lavorare con lui.
(Sonia) Non voleva farlo andare a Torino.
Bruno sarà via per tutta l'estate. Mi dispiace.
Pietro !
(Francesca) Pietro !
(BRANO: "BLUE SKY MOON" DI DANIEL NORGREN)
(Pietro) L'urgenza dei miei genitori di aiutare Bruno, di educarlo
ci aveva separati.
Mentre io d'estate mi annoiavo,
lui lavorava con suo padre nei cantieri.
La sua vita adulta era cominciata a 13 anni.
La mia chissà.
Non credo sapesse cosa fosse l'adolescenza.
- (Ragazza) Ciao. - (Ragazza 2) Ciao.
- È da tanto che aspettate ? - No, no.
- (Ragazza 2) Ciao ! - (Ragazzo) Ciao.
- Posso chiederti una sigaretta ? - Sì, certo.
- Grazie. Hai anche da accendere ? - Sì.
(VOCI INDISTINTE)
- Sì, era qui... - (Alessandro) Ciao ! Ciao, Paolo !
Ciao, Alessandro, tutto a posto ? Come va ?
(VOCI INDISTINTE)
(Pietro) Fece un cenno con la testa.
Io alzai la mano
e poi nient'altro.
- (in dialetto valdostano) Pago io. - (insieme) Bravo, bravo !
(Pietro) Non gli chiesi come stava, quanto guadagnava,
se avesse una ragazza, cosa volesse dal futuro,
che cosa pensava di quello che era successo.
Non mi domandò come stavo, come stavano i miei
e io non risposi: "Mia madre bene, mio padre non so."
(Giovanni) Oh, cazzo. Ci sono anche quelli da mettere dentro.
- (Francesca) Il pranzo... - (Giovanni) Porca paletta, dai.
- Non preoccuparti. Queste legale fuori. - Sì.
- Vieni, provalo, questo è tuo. Vai. - Sì, aspetta.
Vai. Dai.
Pesa.
- Ce la fai ? - Certo che ce la fa.
- (Giovanni) Hop! - Non ce la faccio.
(Giovanni) Sì che ce la fai !
- No, scusa, è pesantissimo. - Mettilo... Lo svuotiamo un po'.
- No, non serve. - (Giovanni) Va bene, tranquilli.
(Giovanni) Aspetta. Adesso lo rifacciamo insieme, va bene ?
- Non va bene. - Cos'è che non va bene ?
- Non va bene niente. - spostiamo le cose.
- Cosa "niente" ? Dai ! - La tenda, il lago, tutto non va bene.
Pietro, per favore !
Cosa vi aspettate da me ?
Che vado a pescare con papà ?
Magari mettiamo su un falò, stappiamo una bottiglia e cantiamo insieme, eh ?
Pietro...
- Sono robe che si fanno con gli amici. - Dai, Pietro.
- Tu non hai amici. - (Francesca) Pietro, per favore !
Quindi queste cose le chiedi a me ?
- Dai, Pietro. - Non mi va.
(VOCI INDISTINTE)
(Pietro) L'anno dopo tornai in montagna solo per qualche giorno,
dopo di che smisi di andarci del tutto.
Io e Bruno non ci saremmo rivisti per 15 anni.
(CAMPANACCI)
Perché non posso fare le mie scelte ?
Vuoi fare le tue scelte ? Fanne una. Mmh ?
Vuoi fare do... docu...
- Documentari. - Documentari ? Mmh ?
Vuoi studiare letteratura americana ? Cosa vuoi fare ?
Scrivere ? Viaggiare per il mondo ?
Hai cominciato i tuoi studi. Finiscili ! Concentrati !
Poi ci sarà sempre tempo per... sognare, cazzo !
(Giovanni) Pietro, ti supplico.
Non buttare via la tua vita.
Dammi retta.
- Sei tu che hai sprecato la tua. - (Francesca) Pietro !
(Giovanni) Ri... Ri...
- Ritira quello che hai detto. - No.
Ritiralo.
Io so una cosa.
Non divento come te.
Telo giuro.
(CANZONE: "EVERYTHING YOU KNOW MELTS AWAY LIKE SNOW" DI DANIEL NORGREN)
(GIOVANNI TOSSISCE)
- Ehi, Pietro ! - Ehi.
Vieni con noi al Mad Dog ? Eh ?
- Dai, quando stacchi, vieni. - No, domani volevo svegliarmi presto.
- Sì, dai, come al solito. - Sì, vabbè. Ciao, Pietro.
- Ciao. - Ci vediamo dopo.
(CANZONE: "EVERYTHING YOU KNOW MELTS AWAY LIKE SNOW" DI DANIEL NORGREN)
(Uomo, radio) In questo primo tempo
la Juventus si è affacciata poco nella metà campo avversaria.
Entra in area... (VOCE INDISTINTA)
- (Uomo) L'anticipo di Cannavaro... - (Giovanni) Ah...
(Uomo) Cannavaro toglie all'ultimo il pallone...
(VOCE IN DISTINTA)
(VOCI NON UDIBILI)
Sì.
- Mamma, c'è qualcuno lì con te ? - (Francesca) C'è Alessandra.
- C'è qualcuno lì con te ?
Sì?
- Ok, vengo a casa.
- Vengo a casa !
Ok.
(VERSI DI UCCELLI)
(ROMBO DI MOTORE)
Ciao, Bruno.
(Bruno) Ciao, Pietro.
Condoglianze.
Grazie.
- Grazie per il fuoco. - No, figurati.
Bella barba.
Più bella la tua, una barba vera.
Dai, andiamo, ci vuole un po'.
Scendi.
- È qui ? - Camminiamo.
"Camminiamo".
Vai, vai.
Se ti fermi, è peggio.
(Pietro) Sì, eh ?
(Bruno) Questo è il terreno.
Quelli sono i vecchi muri.
(Pietro) È un rudere.
Quando tuo padre l'ha vista,
ha capito subito che era quella giusta.
Poi ho dovuto cercare i proprietari e convincerli a vendere.
Si chiama Barma Drola.
- Come ? - Barma Drola.
- (Pietro) Cosa voleva farci ? - (Bruno) Una casa.
(Pietro) "Una casa" ?
(Bruno) Ha voluto costruire una casa qui.
Ha chiesto a me di costruirla.
Ho ereditato un mucchio di sassi.
(Bruno) Io quest'estate sono libero.
- Per cosa ? - Per costruirla.
No, grazie, non ce n'è bisogno.
Io gliel'ho promesso.
(Bruno) Era proprio lì dove sei tu adesso,
quando me l'ha fatto promettere.
Anche se lui non c'è più, per me non cambia niente.
E con quali soldi ?
- Basta che compriamo il materiale. - (Pietro) Chi ti paga ?
Non preoccuparti per me.
L'unica cosa che mi serve
è il manovale.
No.
(Bruno) Così finiamo in tre o quattro mesi.
Sono maldestro.
Mi dispiace.
Ti insegno io.
Quattro mesi ?
Bene, allora cominciamo dopo l'inverno,
quando va via la neve.
Grazie.
(Pietro) Mio padre morì quando aveva 62 anni e io 31,
l'età che aveva lui quando ero nato io.
Ma io non mi ero sposato, non avevo fatto un figlio,
non avevo nemmeno un lavoro fisso.
La mia vita mi sembrava per metà quella di un uomo
e per metà quella di un ragazzo.
Qual era il desiderio di mio padre ?
Lui, che non riusciva mai a smettere di lavorare
e che a stento passava in montagna qualche giorno d'estate.
Cosa dovevo fare con il suo sogno perduto
e con una promessa che non era la mia ?
Io devo essere il pennarello rosso, perché lui è sempre stato quello nero.
Qui è quando siamo andati sul ghiacciaio con Bruno,
quindi Bruno deve essere il pennarello verde.
No?
Sono andati spesso in montagna.
Fino?
(Francesca) Sì.
in questi anni.
Sì?
In che cosa ?
Bruno ha litigato con suo padre
e quando aveva bisogno di un consiglio, veniva da noi.
Ok.
È quello che succede a chi se ne va.
Che gli altri continuano a vivere senza di lui.
Chiedeva ?
tutto quello che sapevo di te.
(CANZONE: "THE FOX CHASE" DI DANIEL NORGREN)
(Bruno) Al tre spingi.
- Butti giù il muro ? - Con i piedi, dai.
Uno, due, tre.
Vai, vai ! Vai!
(Pietro) Ci vorrà una settimana per sgomberarlo.
È possibile, sì.
Oh, cazzo.
Dici che ce la fa ?
È difficile da sapere.
Questa qui è una pianta strana.
È forte quando cresce dove è nata,
ma è debole se la metti da un'altra parte.
- Ci hai già provato ? - Eh.
- Come è andata ? - Male.
- Questa roba la lasciamo qui ? - No.
Ci resto anch'io.
Vuoi dormire quassù ?
Non posso mica perdere quattro ore di lavoro al giorno.
Il muratore sta in cantiere,
è così che si fa.
Quindi io vado su e giù e tu stai qui per quattro mesi ?
Quello che serve.
Poi il sabato scendo e dormo nel mio letto.
Ti aspetto alle 9 di mattina. Alle 18 sei libero.
(Bruno) Ti va bene ?
Sì.
Bene.
Allora ciao.
Ciao.
Shh, calma.
La mettiamo ?
Dopo, dopo. Lo facciamo dopo.
Ehi, ehi...
Ehi ! Ehi!
Ehi ! Ehi ! Ehi!
Non devi pensare troppo in questo lavoro, se no diventi matto.
Guarda che bella giornata.
Quando è brutta com'è ?
(Bruno) Berto ?
Su, andiamo!
Assurdo... Me lo ricordavo più grande.
- (Pietro) Tieni. - (Bruno) Mmh.
Negli ultimi dieci anni
con mio padre non ci ho mai parlato.
Lo so.
Ti parlava di me ?
(Bruno) No.
E tuo padre ?
C'è ancora ?
(Bruno) Non mi lasciava in pace.
Alla fine ho dovuto dargliene una.
Devo avergli fatto male, perché è da allora che non lo vedo.
Mi dispiace.
Vecchio ubriaco.
(Pietro) Immaginavo le sere la tra loro quando Bruno aveva 20, 25 anni
ed era lì a parlare con mio padre al posto mio.
Forse non sarebbe successo, se io fossi rimasto,
o forse avremmo condiviso quei momenti.
Mi sembrava di essermi perso le cose più importanti,
mentre ero indaffarato in altre così futili che nemmeno me le ricordavo.
Cemento, pietre, cemento, cemento,
pietra per così.
Ti, ta, pum, cemento, la casa.
- "La casa". - (Pietro) A grandi linee.
C'è un gran capomastro.
Tutto merito di Bruno.
A parte gli scherzi, è molto bravo.
Io sono solo il manovale.
Da domani mi trasferisco anch'io su.
- Ah. - (Pietro) Sì.
(Francesca) Sarebbe stato contento di quello che stai facendo, sai ?
Sì?
Grazie.
Ohi, ohi.
Andiamo.
(Pietro) Roy !
Roy !
Ah...
(Pietro) Roy !
Roy !
Piano, Roy ! Dove cazzo corri ?
Bruno, arriva !
(Pietro) Andiamo.
- Ah! - Vai, vai.
Ah!
Aspetta.
- (Pietro) Vai. - Ah a
(Bruno) Vai, vai.
Che meraviglia.
(COLPI DI MARTELLO)
Come si arriva in cima al Grenon ?
È facile, c'è il sentiero.
Arrivi alla pietraia, continui dritto e arrivi in cima.
Non puoi sbagliare.
Ok, allora domenica ci provo.
- Vai adesso. - No, adesso no.
- Vai adesso ! - (Pietro) No, adesso no.
- Oggi mi arrangio qui. - No, no.
(Bruno) Non ti preoccupare, prenditi la giornata.
- (Pietro) No, no. - Vai adesso, ti ho detto ! Vai !
(CANZONE: "LIKE THERE WAS A DOOR" DI DANIEL NORGREN)
Bruno !
Bruno !
(Pietro) Bruno !
Bruno !
Oh:
(Bruno) Pietro !
Bruno !
No?
-Sì. -Sì?
Abbiamo finito ?
"Finito" è una parola grossa. C'è il tetto.
Andiamo giù.
Vieni qui.
(Bruno) A bomba.
(Pietro) Ah ! Porca...
Che fai ?
Niente.
Aspetto.
Peccato che è finita l'estate.
Però ci torni, no ?
(Pietro) Certo che ci torno, è casa nostra.
- Che ridi ? - (Bruno) È casa tua.
No, no.
Questa è casa di tutti e due.
- Sei matto. - Guarda che non scherzo.
Questa è la nostra casa dell'estate. Qui ci vediamo ogni anno.
Vabbè.
"Va bbè" .
(Pietro) Finito qua, che progetti hai ?
Vorrei rimettere su l'alpeggio di mio zio.
- Bello. - (Bruno) Mmh.
Prendere qualche vacca, così, tanto non costano più niente.
(Pietro) Rendono qualcosa, almeno ?
Se fosse per i soldi, continuerei a fare il muratore.
Non sono nato per questo.
Per cos'è che sei nato ?
Per fare il montanaro.
(Bruno) Tutti i miei antenati vivevano sulle montagne con le bestie.
Mio padre è il primo che ha smesso e ha portato via anche me.
(Bruno) Lui avrebbe fulminato le vacche con la corrente.
Anche mio zio ha mandato tutto in malora.
È un bel progetto, davvero.
Davvero.
' (Bruno) E tu ? - Mmh ?
- runo) progetti ? - IO
No, io mi sa che non lo so.
(Bruno) Cosa hai fatto in questi anni ?
Ho fatto tanti lavori,
ma... in realtà poi nulla.
Tua madre mi ha detto che scrivi,
che hai provato a fare un libro.
No, non fa per me. Non sono abbastanza bravo.
Io, se una cosa mi piace, la faccio, o almeno ci provo.
Io che progetti ho ?
La domanda era questa.
Guarda,
un bel falò,
il pesce,
un po' di montagne qua e là
e te.
Fermo così.
Non ti muovere.
(Pietro) Fermo.
Grazie.
Ecco.
Io penso che potrei stare così per sempre.
Io non vado da nessuna parte.
(CANZONE: "YOUR LOVE" DI DANIEL NORGREN)
(RINTOCCHI DI CAMPANE)
Ciao, Pietro.
- Fili, vuoi un caffè ? - (Filippo) Come ?
- Un caffè, lo vuoi ? - (Pietro) È qui.
(Filippo) Sì, grazie.
(VOCI NON UDIBILI)
Vai.
Vai ! Che facciamo uscire ?
- Dove vai ? Chi ha suonato ? Vai. - Dai !
Questo !
(insieme) # E adesso che tanto ci lamentiamo
# I nostri animi vanno tra le nuvole
# E fanno piovere #
- Arrivano la settimana prossima. - Chi ?
- (Pietro) Gli amici di Torino. - Ah, va bene.
(Bruno) Quando arrivano, vado giù in alpeggio.
No.
Sì, così dormo in cantiere e lavoro un po'.
(Pietro) C'è spazio.
Ok.
- È da spaccare. - (Barbara) Dopo lavori.
(Massimo) Faccio io. Come no ?
- (Pietro) Vai. - (Massimo) Perché no ?
- (Barbara) Oh ! - (Pietro) Qui è dove mangiamo, fuori.
- (Lara) Prego. - (Barbara) Permesso ?
- Voilà, eccoci qui. - Wow !
- È stupendo. - Eh ?
- Bello, eh ? - Porca miseria.
- Cioè, ma che cos'è ? \ - E un quadro.
Attenzione.
- (Massimo) No! ' (insieme) Eh 1
- Eh ? - (Massimo) È bellissimo.
Questa è un'invenzione geniale di Bruno, non la lampadina,
ma un mulino che ha costruito giù al torrente.
Abbiamo abbastanza elettricità per lei.
- Per lei. - Per quella.
- Va bene. - È sufficiente.
Però, ragazzi...
(Massimo) Signore ? (VOCI INDISTINTE)
(RISATE) (Pietro) Così l'hai conquistata ?
(Massimo) Sì.
- (Massimo) Sto facendo un macello. - Faccio io.
- Te l'ho detto il trucco. - (Massimo) Grazie.
- (Massimo) Eh ! - Bruno! Bruno!
- Ehi. - Vieni, vieni.
- Ti presento Massimo. - (insieme) Ciao.
- Barbara. - Piacere.
- E Lara, da Torino. - (Lara) Ciao.
Wow, Bruno, te lo devo dire, questo posto è bellissimo.
- Non me ne andrei mai. - Sì, torna a novembre, poi vediamo.
A me mancava la montagna.
- Vieni anche tu dalla montagna ? - Sì.
(Barbara) Amore, dobbiamo comprare anche noi un posto così, un rudere.
Lo ristrutturiamo.
- Lo facciamo più bello del vostro. - Sì, vabbè.
- Basta, con Torino abbiamo chiuso. - Sì.
Facciamo venire tutti gli amici di Torino.
Ci facciamo un bel villaggio ecologico qui in mezzo alla natura.
Bello, no ?
Bello.
Siete solo voi di città che la chiamate "natura".
È così astratta nella vostra mente che è astratto anche il nome.
Ho capito, tu come la chiami ?
(in dialetto valdostano) Qui diciamo... boschi, pascoli,
fiume, roccia, sentiero.
Cose che si possono indicare con il dito, cose che si possono usare.
(Barbara) Aspetta, vuoi dirmi
che uno non può semplicemente godersi la bellezza della natura ?
Sì, certo, e mangiare aria.
(RISATE) Colpita e affondata.
Ci facciamo un bel terreno, ci facciamo l'orto...
- (Barbara) Mmh. - Bello.
Poi in inverno come pensate di fare ?
Guardate che qui ci sono metri di neve.
Poi cosa mangiate, polenta e patate come i nostri vecchi ?
Va bene, non la chiamo più "natura", però tu mi lasci sognare ?
- Mi lasci sognare ? Ti prego ! - Fallo sognare.
Ti prego, mi fai sognare ?
(QUALCUNO RUSSA)
Che cos'era ?
Non si bacia.
(Lara) Cazzo, è gelata !
- (Bruno) Sì. - (Lara) Oddio.
- (Lara) Vieni ? - No.
- (Lara) Dai ! - No, vai.
' (Lara) Dai ! - Vai: Vai, vai !
- (Lara) Oh... - Se vuoi, conto.
- (Lara) Vado, eh. - Vado.
(Lara) Guardami.
Uno!
Due;
tre
(Lara) Ah !
(RISATE)
(Lara) Wow ! (PIETRO FISCHIA)
Ehi
Ehi
D'inverno faccio due lavori
e l'estate cerco di andare avanti il più possibile.
Poi c'è il mutuo, la banca...
Non dormo molto,
però ne vale la pena.
Farò il formaggio come una volta.
Ora è un po' più difficile con le nuove regole.
- Quand'è che vorresti cominciare ? - Con I'inarpa.
- Eh 2 ' A giugno.
(Bruno) Quando si sale in alpeggio.
- Vediamo. - Mmh.
(VOCI INDISTINTE)
- (Uomo) Tieni. - (Donna) Tieni i piatti.
- Tavolo due. - Dammi i piatti, forza.
(Donna) Vai.
(CELLULARE)
Ok, perfetto.
- Finisci tu ? - Sì, continuo io.
Fai in fretta, per favore, che siamo nei casini.
- Pronto ? - (Bruno) Ciao, Pietro.
- Pronto ?
- Bruno!
- Tutto bene ?
volevo chiederti una cosa.
(Uomo) Dai !
- "Lara" ?
Spostati ! Ti sembra il caso di stare al telefono a quest'ora ?
- Un minuto ! - C'è casino!
e l'ho portata su a vederlo.
- Ok.
ma va bene una donna in alpeggio ?
Lei è una che ci sa fare, ha la testa dura.
- Cosa ?
E allora ?
è come stanno le cose tra di voi.
(RINTOCCHI DI CAMPANE) Ah ! Non c'è niente tra di noi.
Non c'è niente tra di noi, siamo amici.
- Sì, sicurissimo.
- Sì. No, davvero.
- Eh ?
Lei è delicatissima. (MUGGITO)
Vero ?
Prima di tutto, bisogna farla rilassare.
Ah, eccoci qui.
(BRUNO RIDE)
Che c'è ?
Hai detto che bisogna farla rilassare.
(Bruno) Mmh ? Ah...
Siamo stati fortunati.
Mi sa che le piaci.
Sì, viene giù bene.
- Ciao. - (Pietro) Buongiorno.
Ohi.
Ti aiuto.
(GALLINE CHE CHIOCCIANO)
(Lara) Ehi ! Ehi! Ehi!
(MUGGITI) Dai, vai. Bravissima.
Faccio da sponda.
Vai, vai, vai !
(Pietro) Ehi 1
Andiamo. Andiamo.
- Vai. - (Lara) Forza !
(Pietro) Lo stomaco del vitello ?
(Bruno) Senza quel pezzo, il formaggio non esisterebbe.
Pensa chi cazzo l'ha scoperto.
- (Bruno) L'uomo selvaggio. - "L'uomo selvaggio" ?
In parte uomo, in parte animale e in parte albero,
come me.
- Come dite in dialetto ?
- "Omo servadzo". - "Omo servadzo".
E la donna "servadza" ?
(Bruno) È fantastica.
È forte, non si stanca mai.
Pensa anche ai conti, grazie a Dio. Quella roba la odio.
(Bruno) Porta anche giù le tome.
Anche ? Perché, tu non le porti ?
(Bruno) No.
Il montanaro sta in montagna.
La donna del montanaro va su e giù.
Mi spiace.
Cosa ?
Avrei voluto passare più tempo con te.
Qui non si stacca mai.
Le cose cambiano.
Mmh.
(Pietro) Ti aspetto fuori.
(Pietro) Per Bruno non c'erano né sabati né domeniche in alpeggio.
Anche se ci voleva molto tempo, si ostinava a mungere le mucche a mano.
Nella sua vita c'era un modo giusto per fare ogni cosa.
L'estate che seguì, Lara era incinta.
La vedevo pascolare le mucche, sola, al vento,
con il ventre tondo e le caviglie grosse.
Sempre più una creatura della montagna.
L'anno dopo usciva al pascolo con una bambina in braccio.
Anche se Bruno e Lara mi invitavano sempre a fermarmi lì,
qualcosa mi spingeva a salutare quella famigliola
e a prendere il sentiero per la Barma.
A volte avrei voluto parlare con mio padre.
"Hai visto, papà ?"
"Uno dei tuoi figli ha trovato la sua strada."
"L'altro no."
Ero stanco di quel vecchio io.
Volevo trasformarmi, evolvere, partire
per un nuovo, nuovissimo Pietro.
(CLACSON)
(VOCI INDISTINTE) (in inglese) Sì ?
(in inglese) Grazie. Grazie.
(PORTA CHE SI APRE)
(DIALOGHI IN INGLESE)
- Ciao, "namasté" a voi. - Spero proprio che qui il Wi-Fi funzioni.
Funziona il Wi-Fi?
- Namasté. - Namasté.
- Namasté. - Namasté.
Hai visto quello yak in strada?
Sì.
Pensavo ti avrebbe inseguita, ho avuto paura.
- Volete qualcosa da bere? - Sì.
Vediamo... Secondo te avranno la root beer?
(PARLA IN NEPALESE)
"Satì".
- "Satì" ? - (Donna) Mmh.
- "Purì". - (Pietro) "Purì" ?
Eh.
- (Pietro) "Purì" ? - "Purì".
Ah.
Voi...
(Donna) "Purò".
- "Purò". - "Purò, purì".
"Purò, purì".
- (Pietro) "Purò". - "Purì".
(Pietro) "Purò, purì". Ok.
Marito, moglie.
No "purì".
- (Donna) N0 "Puri" ? - No.
"Purò".
(PARLA IN NEPALESE)
(Pietro) Mi chiedevo cosa avrebbe pensato Bruno delle case,
di come le avevano costruite,
del modo di lavorare la terra, nelle mani delle donne,
dei giochi dei bambini in mezzo al bestiame.
Forse avrebbe pensato che i montanari del mondo sono un unico grande popolo.
L'Himalaya sarebbe piaciuta anche a lui.
(Lara) Eh ! Eh 1
Eh!Eh!Eh!
- (Lara) Eh g - (Bruno) Oh ! Oh g
- (Pietro) Ehi 1 ' (Bruno) Oh !
C'è Pietro !
P: Ehi 1 ( tetro) !
(Pietro) Ciao, Anita !
(VOCI NON UDIBILI)
Mmh... (LARA RIDE)
Il burro di yak ha un sapore più forte.
Sì, però loro lì lo usano un po' per tutto,
per le lampade, come unguento per i capelli
e nelle sepolture celesti.
In Nepal non c'è abbastanza legna per cremare i cadaveri.
(Pietro) Loro li scuoiano e li lasciano su un altopiano agli avvoltoi.
Tornano dopo qualche giorno e trovano solo le ossa,
che loro frantumano e impastano con il burro e la farina,
così diventa cibo per gli uccelli.
Così il cadavere scompare del tutto.
Che orrore !
Che immagine, le sepolture celesti !
(Bruno) Perché "che orrore" ?
Te la immagini tua madre scuoiata
e fatta a pezzi come una...
- Non è che sotto terra non la mangiano. - Almeno non lo vedi.
A me piace. Mangime per gli uccelli e via, no ?
- Qualcuno vuole un'altra grappa ? - Io.
No, io no, mi sta già dando alla testa.
(Bruno) Vuol dire che è buona.
(Francesca) Cosa stai facendo ?
(VOCI INDISTINTE)
(Francesca) Ah, qui mescoliamo un po' ?
(Anita) Mmh.
- Ah ! - Diamo anche a loro.
Già.
(Bruno) Le donne, Berto ?
In giro per il mondo come sono, belle come quelle delle Alpi ?
Oh:
Eh!
Dai, lo sappiamo che ti corrono dietro, adesso che sei famoso.
"Famoso"... Un libro mi hanno pubblicato.
- Non lo tormentare ! - Mi preoccupo per il mio amico.
Sì ? Ti preoccupi ?
Sei diventato un monaco buddista ? (PIETRO RIDE)
Guardami, oh !
- Che ? - No.
-NO? -NO!
-Uh! - Mmh.
- La vuoi sentire una stronzata ? - Sì, sì.
Ti dà fastidio ?
- Quando stavo in Nepal... - Mmh.
Uno mi ha fermato e poi mi...
Uno mi ha fermato.
Mi ha detto: "Stai facendo il giro delle otto montagne ?"
E poi ha fatto così, guarda.
E comincia a disegnare.
Ah...
Mi dice... (BRUNO RIDE)
Mi dice:
"Questo per noi è il mondo."
"Ci sono otto montagne e otto mari"
Ile al centro..."
Questo lo vedi ?
Sembra un culo, ma questo...
Questo per noi è il mondo
e al centro c'è questo...
C'è questo grande monte, il Monte Sumeru.
La domanda è questa, stammi a sentire.
La domanda è questa: "Chi ha imparato di più,"
"chi ha visto le otto montagne e gli otto mari"
"oppure chi è arrivato in cima al Monte Sumeru ?"
Rispondi.
(Bruno) Io sono quello
che sta sulla montagna
e tu sei quello che ha fatto il giro...
- Degli otto... - Delle otto...
- Bravissimo, bravo. - Chi vince ?
Io vinco.
Sempre.
Io vinco.
(Pietro) Metti un po' di grappa, l'ultima,
la grappa della buonanotte.
Io dormo qui, Bruno.
Buonanotte.
Espresso. (PARLA IN NEPALESE)
(DIALOGHI IN INGLESE)
- Ciao. - Ehi, ciao.
- Come stai? - Bene.
- Te lo prendo io? - Sì.
Un espresso, "krpaya". Freddo, se possibile.
Sì.
"Krpaya" non è una parola che usiamo tutti i giorni.
-No? -No.
È un po' desueta.
- Diciamo "please". - Come in inglese.
- Sì. - "Please".
- Come si dice nella tua lingua? - Nella mia?
"Per favore".
Come, scusa?
- "Per favore". - Per faro...
- No, "per favore". - "Per far ora".
(PARLANO IN NEPALESE)
Ah, ca...
(VOCI INDISTINTE)
(PARLANO IN NEPALESE)
(DIALOGHI IN INGLESE)
Uno...
- Pronti? - Sì.
Sorridete!
(VOCI NON UDIBILI)
(CANZONE: "THE LIGHT OF DAWN" DI DANIEL NORGREN)
Mmh.
(Bruno) Berto ?
(Pietro) Ehi 1
Vuoi che te le passo ?
Sì, faccio prima.
- Sai come diciamo qui quando sei triste ? - (Pietro) Come ?
- "Trovo |un9°"' - "Trovo |un9°"'
"Come stai ?" "Trovo lungo". E basta.
(Bruno) È quando ho iniziato a leggere che ho capito
quanti modi diversi ci sono di dire le cose.
Se no... povere parole, poveri pensieri.
(Pietro) Bello.
Sono contento che hai trovato le tue parole, Berto.
Sì, è assurdo.
C'è un editore che crede in te
e puf, cambia tutto.
Non diventerò ricco, però posso stare tranquillo in Nepal per un po'.
Ti piace lì ?
(Pietro) Sì.
Cosa ?
Ho incontrato qualcuno.
- (Bruno) Ah ! - Sì.
- Lo sapevo. - Lo sapevi ?
(Pietro) Si chiama Asmi.
Pensa che fa lo stesso lavoro che fa mia madre, più o meno.
L'altro giorno pensavo che è assurdo
come uno trovi il proprio posto nel mondo
nelle maniere meno imprevedibili di quanto creda.
Bello.
(Bruno) sono contento per te.
Non so se tornerò il prossimo anno.
\ E ora di mungere.
- Vieni a cena uno di questi giorni. - Sì.
(CANZONE: "AS LONG AS WE LAST" DI DANIEL NORGREN)
(Pietro) "Qui con mio figlio Pietro di 11 anni."
"Saranno le ultime da capocordata, perché tra un po' mi tira su lui."
"Mi porterò sempre il ricordo di queste giornate come il più bel rifugio."
"Giovanni Guasti, agosto 1984."
(Pietro) "Saliti da Grana in due ore e 37 minuti. Grande corsa."
"Avvistati sei stambecchi e un'aquila."
"Oggi ho di nuovo 21 anni, come il mio compagno qui."
"Giovanni Guasti e Bruno Guglielmina, luglio 1994."
(CANZONE: "AS LONG AS WE LAST" DI DANIEL NORGREN)
(Pietro) Poi trovai quello che doveva essere il suo ultimo messaggio.
"Sarebbe bello restare quassù tutti insieme,"
"senza vedere più nessuno, senza dover più scendere a valle."
(Pietro) Ecco il sentimento che gli aveva fatto sognare una casa lontana dal mondo.
Soltanto adesso capivo di aver avuto due padri.
Il primo era l'estraneo con cui avevo abitato 20 anni in città.
Il secondo era il padre di montagna,
quello che avevo solo intravisto, eppure conosciuto meglio.
Quest'altro padre mi aveva lasciato un rudere da ricostruire,
ma forse non sapeva che era un altro il regalo più grande.
Magari potremmo affittare delle camere, no ?
Gli agriturismi lavorano bene.
Abbiamo smesso di vendere alla cooperativa.
Vendiamo direttamente ai clienti, che è una bella differenza.
- Ci vuole più tempo. - Certo.
Eh... Per fortuna che c'è Francesca.
Mi muovo con la sua macchina e lei mi fa il piacere di occuparsi di Anita.
Senza di lei non so cosa faremmo, eh ?
- Mmh. - (Lara) Non sei d'accordo ?
Sì.
Adesso bisogna che facciamo qualche sforzo in più.
Non riusciamo a stare dietro ai pagamenti,
perché ci danno dei contributi, però non sono abbastanza.
In banca ci dicono sempre che è la crisi.
Uno stronzo mi ha detto
che era meglio se chiedevo 20 milioni in prestito invece che 20.000 euro.
Capisci ? Noi a loro non serviamo a niente.
D'estate ce la facciamo.
Siamo al limite, però ce la facciamo in quel periodo,
siamo autosufficienti,
ma d'inverno a Grana è tutta un'altra storia.
Abbiamo l'affitto della stalla e tutte le altre spese.
Come facciamo ?
Di fame non moriamo, abbiamo un sacco di formaggio.
Oddio ! Eccolo là, quando non sa cosa fare, la butta sul ridere.
- Dai, Lara... - Cosa "dai" ? Mi ascolti quando parlo ?
Abbiamo dei debiti paurosi, apri gli occhi davanti alla realtà !
- Dobbiamo discutere adesso ? - Dio...
- Pietro non lo vediamo mai. - Allora di cosa parliamo ?
- Decidi tu. - Sì, va'...
Questo qui vive sulla cima delle montagne,
ma non conosce i problemi di noi comuni mortali.
- Ti sei cacciato tu in questo guaio ! - Infatti.
- Eh. - Quindi non venirne matta.
(ANITA PIANGE) Mmh ?
- Vado io. - Stai fermo lì, ci vado io.
(Lara) Amore. Amore.
(VOCI INDISTINTE)
(Lara) Shh.
(Bruno) Ha ragione lei,
ma non è che parlare risolve le cose.
Quanto vi serve ?
Troppo.
Davvero troppo.
Ti aiuto io.
Soldi non ne ho molti, però posso stare qui a lavorare. Eh ?
(Pietro) Ho deciso, facciamo così.
Hai già un sacco di cose a cui pensare.
- (Pietro) Quali ? - La tua ragazza.
- Non ti preoccupare, a me fa piacere... - No !
(Pietro) Anche se a volte mi sarebbe piaciuto parlargli quando eravamo lontani,
io e Bruno ci sentivamo molto poco,
come se la nostra amicizia non avesse bisogno di cure.
Namasté.
- (Ragazza) Namasté. - Namasté.
Un computer ?
Uh!
(PARLANO IN NEPALESE)
Grazie.
(Pietro) Era mia madre a darci notizie uno dell'altro.
Era abituata a vivere tra uomini silenziosi.
(Bruno) Mi hanno portato via l'alpeggio, lo sai ?
- Sì, sì !
Brutta storia.
Come sta Lara ?
E Anita ?
ne hanno di posto lì.
se posso stare alla Barma.
Vuoi andare su da solo ?
\ E inverno.
\ E casa tua, lo sai.
- Bruno ?
Vuoi che venga lì ?
Allora arrivo appena possibile.
(VOCI INDISTINTE)
(MOTOSEGA)
(Bruno) "Diaul porcu" ! Motosega di merda !
Bruno.
(Pietro) Ehi.
- Ciao, Berto. - (Pietro) Ciao.
Fammi finire questo.
Ti serve una mano ?
(MOTOSEGA)
C'è un sacco di roba da mangiare.
- Queste ? - (Bruno) Per la neve.
(Bruno) Spegni la luce.
Vai.
Dai, preparo.
(Pietro) Magari domani possiamo andare al lago.
(Bruno) Era bello, eh ?
(Pietro) Era bello, sì.
(Bruno) Quando mi svegliavo presto la mattina per mungere
e loro dormivano,
era il momento della giornata che preferivo.
Avevo l'impressione di avere tutto sotto controllo,
di prendermi cura di loro.
(Bruno) Stupido, eh ?
Non è stupido.
È stupido perché è impossibile prendersi davvero cura di qualcun altro.
Anita quando vai a trovarla ? A Natale ?
No, a Natale no.
(Pietro) E quando ?
Magari in primavera.
Magari in estate.
Che differenza fa ?
Tanto è meglio che stia con la madre.
- Sei un buon padre, Bruno. - (Bruno) Mmh.
(Bruno) Che faccio, la porto qui ?
Guarda che c'è un mondo fuori da qui.
Questo confine te lo sei inventato tu.
- (Bruno) Sì ? - Sì, nella tua testa.
Trovati un lavoro normale, almeno per l'inverno.
Berto, ti ricordi di chi sono figlio io ?
- Sì. - (Bruno) Mmh.
Di quello stronzo di tuo padre.
(Pietro) E adesso che fai ?
Stai abbandonando tua figlia, come lui ha fatto con te.
Vai via.
(Pietro) Cosa ?
Vai via.
(Bruno) Vattene.
Che fai ?
(Donna, radio) Sui rilievi alpini sono previste forti nevicate
oltre i 1000 metri.
Temperature in diminuzione.
(VOCI INDISTINTE)
- Ciao ! - Ehilà.
(Lara) Va già all'asilo.
All'inizio non ti dico, una fatica per farle seguire le regole !
Ma adesso sta un po' migliorando.
Vorrei aiutarlo.
Non puoi aiutare uno che non vuole essere aiutato.
Avremmo potuto trovare altre soluzioni, sai, altri lavori.
Cercavano gente qui alla seggiovia. Niente.
Per Bruno non esiste altra vita possibile.
A un certo punto, ho capito che io e Anita eravamo molto meno importanti
della sua montagna,
qualunque cosa voglia dire.
A volte l'amore si consuma piano piano, altre volte muore di colpo.
No?
Lo chiedi a me ?
Com'è in Nepal?
Bene, vero ?
Sono andato troppo lontano, dovevo stare qui.
(Lara) No.
(Bruno) Berto !
Eh!
(BRUNO RIDE)
(Bruno) Berto !
(Pietro) Ehi 1
Ah!
(Pietro) Cazzo... Ehi !
Ehi
(BRUNO RIDE) (Pietro) Ohi !
Che cazzo fai ?
Stai bene ?
Mica male, eh ? E una settimana che mi alleno.
Tu sei scemo. Sì.
(Pietro) Wow.
Ah... Vaffanculo.
- Non c'entra di più. - Tieni.
Bolle, bolle, bolle !
Mi dispiace per l'altra volta.
Anche a me.
Sono contento che sei tornato.
Siamo ancora amici, no ?
Vaffanculo, va'.
(Bruno) Ero arrabbiato.
Ero arrabbiato, perché non è colpa di nessuno, è solo colpa mia.
Che cosa volevo fare, l'imprenditore ?
Dovevo costruirmi una baita come questa e portare su due mucche.
Questa doveva essere la mia vita.
Io non so niente di soldi.
A un certo punto della vita, uno deve fermarsi e farsi delle domande, no ?
Dirsi: "Bene, questo sono capace di farlo, questo no."
Io sono capace di vivere da solo in montagna.
- (Bruno) Non è poco, no ? - Non è poco, no.
Berto, non preoccuparti per me.
Questa montagna non mi ha mai fatto male.
- (Lara) Mi hanno chiamata da Grana. - (Pietro) Sì ?
< Ha nevicato tanto.
una squadra con l'elicottero.
di ritrovarlo nel suo letto.
Sai, il freddo...
con i cani, ma non hanno trovato niente.
che non ha senso continuare a cercare.
Ok.
quando va via la neve.
No.
No.
(Pietro) Dissi di no, ma mentivo.
Mi chiesi chi l'aveva conosciuto oltre a me sulla Terra
e chi mi aveva conosciuto oltre a Bruno.
Se era solo nostro quello che avevamo condiviso,
che cosa ne restava adesso che uno dei due non c'era più ?
Poi mi venne in mente che c'era una casa su in montagna
con un buco nel tetto.
Questo non le dava molto da vivere
e sentivo che non serviva più a niente,
perché in certe vite esistono montagne a cui non è possibile tornare.
(VOCI INDISTINTE)
- (in inglese) Venite, andiamo! - Ok, ok!
(Pietro) Non si può tornare alla montagna che sta al centro di tutte le altre,
così come all'inizio della propria storia.
Vai 1
(Pietro) Non resta che vagare per le otto montagne,
per chi, come me,
sulla prima e più alta, ha perso un amico.
(VOCI INDISTINTE)
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