Afrikaans
Akan
Albanian
Amharic
Armenian
Azerbaijani
Basque
Belarusian
Bemba
Bengali
Bihari
Bosnian
Breton
Bulgarian
Cambodian
Catalan
Cebuano
Cherokee
Chichewa
Chinese (Simplified)
Chinese (Traditional)
Corsican
Croatian
Czech
Danish
Esperanto
Estonian
Ewe
Faroese
Filipino
Finnish
Frisian
Ga
Galician
Georgian
German
Guarani
Gujarati
Haitian Creole
Hausa
Hawaiian
Hebrew
Hindi
Hmong
Hungarian
Icelandic
Igbo
Interlingua
Irish
Italian
Japanese
Javanese
Kannada
Kazakh
Kinyarwanda
Kirundi
Kongo
Korean
Krio (Sierra Leone)
Kurdish
Kurdish (Soranî)
Kyrgyz
Laothian
Latin
Latvian
Lingala
Lithuanian
Lozi
Luganda
Luo
Luxembourgish
Macedonian
Malagasy
Malay
Malayalam
Maltese
Maori
Marathi
Mauritian Creole
Moldavian
Mongolian
Myanmar (Burmese)
Montenegrin
Nepali
Nigerian Pidgin
Northern Sotho
Norwegian
Norwegian (Nynorsk)
Occitan
Oriya
Oromo
Pashto
Persian
Polish
Portuguese (Brazil)
Punjabi
Quechua
Romansh
Runyakitara
Russian
Samoan
Scots Gaelic
Serbian
Serbo-Croatian
Sesotho
Setswana
Seychellois Creole
Shona
Sindhi
Sinhalese
Slovak
Slovenian
Somali
Spanish (Latin American)
Sundanese
Swahili
Tajik
Tamil
Tatar
Telugu
Thai
Tigrinya
Tonga
Tshiluba
Tumbuka
Turkmen
Twi
Uighur
Ukrainian
Urdu
Uzbek
Vietnamese
Welsh
Wolof
Xhosa
Yiddish
Yoruba
Zulu
(PASSI DI CORSA SU ERBA)
IRENE: Grasso!
PAPÀ IRENE: Basso!
Sasso!
PAPÀ IRENE: Asso!
Tasso!
Papà, ho detto "tasso"!
Papà?
Papà, dove sei?
Non mi piace questo gioco!
Papà!
- E... ananasso! - Non vale, papà!
- Ti sei spaventata? - No, lo sapevo che era uno scherzo.
Dai, vieni con me.
Vieni giù, Irene.
Guarda... Questo lo raccogli tu.
Aspetta! Lo devi prendere intero.
Dalla radice. Ci vuole attenzione.
Bravissima!
Ok, mettilo nel cestino insieme agli altri.
(FRENATA BRUSCA E IMPATTO)
Papà?
Papà?
(URLO)
Dov'eri finita? Dai che ci siamo quasi, su!
Sei ancora un po' contratta...
Respira.
Ancora. Respira.
Giù.
Che cazzo c'ha da ridere quella stronza?
Hai solo quindici anni. Non si gioca tutto con questa gara.
Risparmia un po' di fiato per gli ultimi 30 metri, e per noi sarà un grande giorno.
Per te sarà un grande giorno.
(FISCHIO)
SPEAKER: "Al posto!
Pronti!
Via!"
PUBBLICO: Vai, vai!
(PUBBLICO INCITA)
Gambata a due tempi! Vai!
Forza Irene, vai!
(FISCHIO)
(PUBBLICO ESULTA)
SPEAKER: "Vince, per soli tre centesimi,
Caterina Taddei."
(PUBBLICO ESULTA)
Questione di centesimi.
PUBBLICO: No!
ALLENATRICE: Caterina, dammi la mano.
Ma che cazzo hai fatto?
UOMO: Chiamate il medico!
Adesso tu vai fuori e chiedi scusa.
Io non chiedo scusa a nessuno.
Lo sai quanto possono darti di squalifica per questa stronzata?
Non me ne frega un cazzo.
Ragiona... Ragiona!
Se torni là fuori forse ce la caviamo solo con qualche gara.
Tu non mi dici quello che devo fare, eh?
Ho passato tre anni dietro di te! E tutto per questa figura di merda!
Sei proprio inutile.
Ma che cazzo fai?
Metto un po' di musica?
(MUSICA DALLA RADIO)
Stavo pensando, adesso che per un po' non hai più gli allenamenti,
ti andrebbe di incontrare la dottoressa di cui ti parlavo?
Guarda, che se poi non ti trovi bene, non la devi mica rivedere per forza.
Promettimi almeno che ci penserai.
Mi dispiace per la gara.
A me no. Mi sono rotta di tutti quei cazzo di allenamenti.
Dici sempre che stai bene solo in acqua!
Infatti. Ma non devo gareggiare per forza.
Che fai?
Entro tra un po'.
- Ciao. - Ciao.
- Che vuoi? - Ho lasciato qui la Barbie.
- Prendila e vattene. - Ma perché non vai più a scuola?
Perché non ti fai gli affari tuoi?
Non è giusto che io vado a scuola e tu no.
Ma perché non vai più alle gare di nuoto?
- Te ne vai? - No! Io resto qui!
Tu invece giochi di là!
Ancora? Devi lasciarla in pace!
- Questa è camera mia. - No! È anche di Pam!
Senti, questa storia deve finire, è tua sorella!
- Sorellastra. - Ma che cosa succede qua?
- La solita storia! - Ecco... ora siamo al completo.
- Porta Pam di là, per favore. - Va bene. Andiamo, tesoro.
Mi hanno chiamata da scuola. Sono sei giorni che non ci vai.
Irene ma che stai facendo?
Esattamente ciò che vi aspettate da me. Irene la stronza.
Irene la sbandata che nemmeno si diploma.
D'accordo. Allora da domani ti trovi un lavoro.
Ci sto.
- Irene, ma... - Non mi toccare.
Brava, complimenti. Tu ci sei riuscita a rifarti una vita, io no.
In questo quadretto perfetto io sono solo uno scarabocchio. Non vedi?
Ammettilo, che staresti molto meglio se sotto quella macchina ci fossi fini...
AMBRA: Come è andato il viaggio? - Tutto bene.
Sei dovuta scappare di casa per ricordarti di avere una zia, eh?
Casa di mamma è a 30 chilometri! Non parlerei di fuga!
Ecco! Ti piace?
Sì.
Ci ho messo tutte le cose che non ci stavano più in casa mia, però c'è tutto...
comunque se hai bisogno, io sono al piano di sotto.
Grazie.
Ehi! Starai bene... ok?
Tanto è solo per poco. Finché non mi troverò un lavoro.
Piuttosto, io immagino che tu non abbia mai fatto yoga, vero?
Però... puoi venire a lezione da me tutte le volte che vuoi. D'accordo?
- D'accordo... - Vado...
Ciao.
E sciolgo, prendo la caviglia, libero la gamba... e l'altra.
Porto il ginocchio destro al petto... torsione... respiro...
cambio! L'altra. Respiro.
E allungo... impugno gli alluci con le due dita... respiro!
MILANA: Mi tengo il dolore alla cervicale, ma qua non ci torno.
IRENE: Perché?
Perché non mi serve a niente.
Forse comincio a essere troppo vecchia per il lavoro che faccio.
E che lavoro fai?
La fotomodella, non si vede?
In realtà sono operaia caporeparto in una fabbrica che sta qua.
È difficile?
Dipende quello che fai! Perché?
Mi servirebbe un lavoro.
- Posso chiedere se vuoi. - Hai detto che sei il capo.
- Sono Milana. - Irene.
Lavoro da vent'anni qui.
Cominciato come operaia e poi, piano, piano...
Guarda, quella lavorazione lì rende il materiale termicamente sostenibile,
prima di costruire il serramento. E qua, questa macchina accoppia l'alluminio
all'isolante. Tranquilla, eh?
Dove ti metto in prova io è più facile. Vieni che ti faccio vedere.
Da questa macchina, escono fuori i profili che vengono depositati
su questa struttura, poi devono essere caricati su questo carrello
e portati in verniciatura per la colorazione.
Il trasporto è anche un tuo compito. Pensi di farcela? Tu inizierai facendo questo.
- Sì. - Comunque per qualsiasi cosa c'è Salvo.
Ciao. Benvenuta.
MILANA: Lui sa tutto. Ti affiancherà soprattutto all'inizio.
È un lavoro duro.
Il rumore certe volte è talmente forte che non riesci nemmeno a pensare.
Meglio così.
Allora adesso vai sopra a firmare. Quando torni ti trovo una tuta della tua taglia.
Milena, devo parlarti.
Certo, ingegnere. Intanto le presento la ragazza in prova.
- Sei giovane. Quanti anni hai? - Diciotto.
- Non ci vai a scuola? - Ci andavo.
E poi?
Non serve mica il diploma per lavorare qui.
- Buon lavoro allora... Signorina? - Irene Trevigliano.
- Come, scusa? - Trevigliano Irene.
- Tu non sei di queste parti? - Sono arrivata da poco.
Cosa mi voleva dire?
No, facciamo dopo. Ora ho da fare.
- Simpatico. - Suo padre era anche più stronzo.
Vieni, è già su.
Una sera che potevo andare a casa tranquillo!
È già su. Guarda, è alto eh, stavolta. Minchia se è alto!
Oh! Ma che t'ammazzi!
RAGAZZA: Raga! Ma che cazzo sta facendo? RAGAZZO: Ma sarà almeno dieci metri!
Si è giocato una bottiglia di rum con questi due coglioni!
- Strano! - Niente di nuovo! Che palle, io entro.
Ragazzi, ragazzi...
(RAGAZZI ESULTANO)
Non era male? Non era brutto, eh? Era brutto?
Guarda qua, Black Mamba. Non era male... Dai raga, rientriamo.
RAGAZZA: No, basta! - Come no?
- Sei troppo carico. - Dove cazzo andate?
- Ciao, ci sentiamo domani. - Dai, andiamo a fare due salti.
MICHELE: Ma che cazzo fai. - Non finirla.
No! Come non la finisco, la finisco di brutto.
Ciao. E smettila di fare queste cacate!
- Ehi Ste'! Anche tu te ne vai? Dai! - Fai il bravo. Vai a dormire.
Vaffanculo.
RAGAZZO: Vai a casa Michi!
- Ciao. - M'hai riconosciuta finalmente!
- Ci conosciamo? - No. Non mi hai riconosciuta?
- Ma no, aspetta... stavo scherzando, sei... - Non ti ricordi neanche il nome?
Aspetta! Eh, se mi fai finire.
Stavo dicendo che sei...
- la ragazza più bella della serata. - Ah.
È terribile che ti abbia visto soltanto adesso.
Beh! Ma eri troppo impegnato a scommettere con i tuoi amici.
(CLACSON)
- Che fai? - Sto aspettando la mia amica.
- After? - No, casa.
Vabbè, se vuoi ti accompagno io.
(disgustata) Mamma mia... Eccola.
LAURA: Senti, mi accompagna Michele.
CLAUDIA: Ma lo sai come va a finire, no? LAURA: Bene, come deve andare a finire?
CLAUDIA : Vabbè, fai un po' come ti pare. Ciao.
Bello questo neo!
- È un neo. - Eh, non lo avevo notato.
- Ehi? - Eh!
La prossima volta mi riconoscerai?
Certo.
Ci siamo sempre incontrati per caso. Una volta mi potresti invitare...
A me piace, così!
A me no.
Non ti ha mica obbligata nessuno, eh. Potevi tornare a casa con la tua amica.
- Ma vaffanculo, va! - Dove vai?
Ma fai come ti pare!
Laura?
Dai, sali.
Però guido io.
LAURA: Stai bene?
Sì, sì. Prendevo un po' d'aria.
Come mai sei qui?
Ho finito prima in ufficio e sono passata.
Il tedesco vuole chiudere l'affare. Mi ha chiamato.
Mi ha invitato a cena da lui settimana prossima.
- E tu? - Gli ho detto sì.
E che ci sarai anche tu.
- Una moglie fa sempre comodo. - Specie se è anche un ottimo avvocato.
Fa freddo, rientriamo?
Non abbiamo bisogno di un'altra operaia.
Ma è stato lei a chiederne una per andare più veloci all'imballaggio.
Allora troviamone un'altra.
Ma... cosa le ha fatto quella ragazza?
La conosce?
No.
Allora perché vuole mandarla via?
Perché è troppo giovane.
Però è sveglia. Almeno facciamole finire il periodo di prova.
Se crea solo un piccolo problema, la mando via io.
Si rompe una volta al mese.
Il trucco è metterci un'altra moneta.
"Grazie Loris!"... “Prego”!
Non saluti, non ringrazi... secondo me non ti farai molti amici qui dentro.
Come ti chiami?
Irene.
E dimmi, Irene, chi è che ti ha fatto tanto arrabbiare?
- Come ti trovo? - Non sono sui social.
Va bene.
Se poi una sera ti va di dirmi con chi me la devo prendere,
mi trovi al pub in Piazza Dante.
Sei già tornato dalla Polonia, eh? Non perdi tempo, vedo!
Io non perdo mai tempo. Dovresti saperlo.
Quello è stato il mio primo volo. Avevo vent'anni. Ero un incosciente.
Non ci posso credere che sei salito su un aereo senza saperlo pilotare.
Cosa si fa per fare colpo su una donna, eh?
Peccato che lei fosse già sposata,
ma l'ho scoperto solo dopo.
E a te, Michele, piace volare?
- Prego? - Ho un aereo da turismo.
Posso portarvi una domenica, se vi fa piacere.
Davvero possiedi un aereo? Beh! Sì... amore?
ANTHONY: Se fosse per me, vivrei solo delle mie passioni.
Ma devo dare una mano a mio zio con gli alberghi...
E questo per te deve essere un bel problema...
Il mio unico problema è non riuscire a farti assaggiare il mio vino.
Un'altra delle tue passioni, immagino.
No, per Michele no, lui non beve.
Potrebbe funzionare in una cena di lavoro.
Tutti bevono e lui è l'unico lucido.
Però con me non funziona...
No! Ma le cene di lavoro con lui sono proprio di una noia mortale.
Allora, almeno noi cercheremo di divertirci.
LAURA: Perché sei stato così antipatico?
- Lo sapevo... - Allora dovresti sapere anche
che da stasera lui è il tuo miglior cliente di sempre.
Volevi far saltare tutto?
No.
- Però è un coglione. - Non è un coglione! È uno sicuro di sé.
Certo... È facile quando a mantenerti è la tua famiglia.
Lui lavora per la sua famiglia. Dovresti capirlo.
Al mio primo... lavoro?
Anche se veramente non c'è niente da festeggiare, bambina.
- Assomigli tanto a tuo padre. - Lo so.
Ho capito che tipo sei. Tu hai un sacco di pensieri per la testa.
Per mandare via i brutti pensieri c'è solo un modo...
Spendere tutti i soldi che guadagni.
Hai già pensato che ci fai col primo stipendio?
- Boh... no, non ancora. - Un taglio nuovo?
Capelli corti, ricci, belli... Vestito!
- Un viaggio! - No.
Fidanzato nuovo?
Ma ci sarà pure qualcosa che non ti fa cagare, no?
Forza...
su, in linea...
Iniziamo dalle braccia. Come al solito.
Ehi! Non puoi stare qui, dobbiamo allenarci.
Puoi cambiare corsia per favore?
ALLIEVA: Ma chi è questa ragazza?
Allora ci senti.
Dai ragazze, non perdiamo tempo, tutte in acqua. Forza! Dai!
Però!
- Devo seguirla? - No. Possiamo andare.
GABRIELLA: Come va il lavoro?
Meglio che a scuola, se è quello che intendi.
Sono contenta che hai ripreso a nuotare. Ti faceva bene.
Mi metteva in riga, vuoi dire.
Io lo so quello che pensi, ma ti sbagli...
Quel giorno tu hai perso un padre,
ma io ho perso un marito...
e una figlia.
Hai ricominciato con questi disegni?
Non ho mai smesso, mamma.
Avevi solo 8 anni Irene. Non è colpa tua se non ti ricordi com'era quell'uomo.
Torna a casa, dai. Che ci fai qui da sola?
Io non sono sola.
Ma che bella sorpresa!
Entriamo? Hm?
Ti piace?
Dai, andiamo.
Quindi tu non ha una macchina? Cioè... vai in giro pure la sera con quel coso?
Ci faccio di tutto sul mio camion. Anche le riunioni di lavoro.
E sentiamo, le fai spesso queste riunioni di lavoro?
Segreto professionale. Non posso dirtelo.
Non ho mai visto una ragazza con delle spalle così belle.
- Davvero? - Te lo giuro. Come fanno ad essere così?
Indovina.
Scusa? Secondo te come fa ad avere delle spalle così belle?
Fa nuoto, è ovvio.
(MUSICA ROCK)
(PUBBLICO ESULTA)
(PUBBLICO ESULTA)
Eh! Che ci vuoi fare? Ogni tanto lo fanno.
(MESSAGGIO CELLULARE)
Non posso, come faccio?
(MESSAGGIO CELLULARE)
Salvo,
Non mi sento tanto bene. Che devo fare per uscire prima?
Devi chiedere il permesso su, alla responsabile del personale!
Responsabile del personale... ok.
Cercavi qualcuno?
Cercavo la signora del personale. Mi servirebbe un permesso per uscire prima.
Come mai?
Devo fare una visita medica.
Non si può, mi dispiace.
Per i permessi bisogna avvisare almeno due giorni prima.
Mi sento male! Che faccio, devo avvertire due giorni prima?
Non hai l'aria di una che si sente male.
Qual è il problema? Sto solo chiedendo di uscire, non ho mai chiesto un permesso.
Ci sono delle regole. Le visite mediche si prenotano in anticipo.
Torna a lavoro.
Che cos'è qui dentro, un carcere?
Devo solo fare una visita!
Va bene. Hai ragione. Puoi andare.
Avviso io la responsabile.
Grazie.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Ciao.
- Ecco i contratti rivisti. - Grazie.
Chi è quella ragazza che è appena uscita? Non l'ho mai vista.
È una nuova. È passata a chiedere un permesso.
Tuo padre l'avrebbe spedita dritta in amministrazione.
Mio padre non avrebbe mai portato sua moglie fuori a pranzo
durante l'orario di lavoro.
Ti va?
Ma ti avevo detto di non farlo questo...
Oggi per un attimo ho pensato che il capo avesse capito tutto.
- Capito cosa? - Quando gli ho chiesto se potevo uscire,
si è accorto che guardavo verso i camion al piazzale.
Oh, merda.
Vabbè... Magari mi sono sbagliata.
Poi a lui che cazzo gliene frega?
Ma tu vuoi farmi perdere il lavoro?
Ma non ti puoi fidare di quello lì! È mezzo matto.
Perché?
Si fa portare in giro da uno che è stato in prigione! Non parla mai con nessuno!
Prima o poi lo troviamo davanti l'ufficio con un fucile puntato
che ci ammazza a tutti quanti.
Non si è accorto di nulla. Sono uscita dal lato opposto dei camion. Ok?
Senti...
È meglio se nessuno sa di noi due.
Evitiamo casini. Ci divertiamo e basta. Ti va?
Tu i casini li hai nel cervello. Riportami a casa.
MICHELE: Devi essere più decisa, o la polpa rimane attaccata alla lisca.
Io l'avevo detto che era meglio andare a pranzo fuori.
Non ti distrarre!
Io? Ultimamente sei tu quello distratto.
Perché?
Non è da te sbagliare una parete così semplice.
Che c'è che non va?
Niente.
- Ieri mi ha chiamata Anthony. - Per dirti?
Mi vuole incontrare. È per il progetto di un nuovo albergo.
Vorrebbe farmi seguire la parte legale. Dice che si trova bene a lavorare con me.
E tu che gli hai risposto?
Che non m'interessa.
Perché?
Incontralo, che ti costa?
Magari vuole provarci con me?
Magari invece ti arriva una bella proposta di lavoro.
Facciamo un bambino?
DONNA: Scusa!
- Sei tu Irene? - Sì.
- Che vuoi? - Lascia stare mio marito!
Non lo sapevo.
Informati la prossima volta prima di fare la troietta in giro!
Si è scopato mezza fabbrica, che cazzo vuoi da me?
Tipo questa, per esempio!
Scusa Salvo, vado a cambiarmi subito.
Tranquilla, tanto il nuovo carico per la verniciatura lo aspettano tra un'ora.
IRENE: Ok, grazie.
Fai attenzione ad essere troppo gentile con lei Salvo! È affamata.
SALVO: Agata! Cammina. Te ne ritorni alla tua postazione?
Hai finito di farti i giri sul camion, eh?
Senti... Se non te lo portavo via io quello sfigato di merda,
se lo pigliava lei, e poi lei.
Perfino tu meriti di meglio.
- Ma come cazzo ti permetti ragazzina? - Oh! La vogliamo finire? La smettiamo?
Sei stata tu a bucarmi le ruote, vero?
Forse sì, o forse no!
(BRUSIO CONCITATO)
Troia!
Lasciami!
Lasciami!
Stronza!
Lasciami!
Che hai in testa?
La potevi ammazzare...
e poi? Che cazzo facevi?
Mettiti la divisa.
Me ne vado, no?
Ti è andata bene.
Un altro ti mandava via di sicuro.
Invece l'ingegnere mi ha fatto spostare Agata in un altro reparto.
Che?
Lui ordina. Non spiega mai perché.
Seguila.
Cerca di non farti vedere.
SAMUELE: L'ho persa.
- Andiamo, Samuele. - Va bene.
Che vuoi da me?
Va bene... Te lo sei meritato.
Che aspetti?
MICHELE: Samuele! Resta.
E allora perché mi hai seguito fino a qui?
Volevo essere sicuro che non ti accadesse niente di male.
Perché?
Ok... allora hai deciso di essere buono con me?
Portami a mangiare qualcosa, non ho un cazzo nel frigo.
MICHELE: Guarda, è appena entrato. È quello che ti dicevo.
Passa sempre di martedì. Deve essere un commesso viaggiatore o simili.
Prende un doppio cheeseburger, ma non ha fame,
è qui solo per un motivo...
Lei, la cassiera.
No. Non ha l'aria di uno che se la vuole rimorchiare.
Ma non ci riesce mai al primo giro. È troppo timido.
- E come lo conosci? - Non lo conosco.
Lo osservo da un po'.
Guarda ora.
Finge di aver dimenticato qualcosa... E torna indietro a pagare.
Le fa una battutina e lei sorride.
È un colpo al cuore, è troppo bella,
non ce la fa. Scappa.
Ti piace spiare la gente?
Mi rilassa.
Mi fa sentire invisibile.
Perché giri con la scorta? Vogliono ucciderti?
- È soltanto il mio autista. - Non sai guidare?
Non mi piace.
Perché hai smesso col nuoto?
Tu che ne sai del nuoto?
Già... Beh, allora saprai pure perché ho smesso.
Però la squalifica è finita.
Sei brava, però... preferisci fare un lavoro come un altro.
E tu? Invece di startene a casa stai qui con una ragazzina ruba mariti. Perché?
Io lavoro nella fabbrica di mio padre perché non sapevo che fare nella vita.
Tu una passione ce l'hai,
sei fortunata.
Io sono fortunata?
Ma tu che cazzo ne sai di me?
Senti, se non ti va di scopare, allora portami a casa!
MICHELE: Portalo quello, ti sta benissimo.
Dici? Non è un po' troppo serio?
Non mi va di andare da sola. Perché non mi accompagni?
Pensa alla faccia di Anthony se mi vede arrivare.
Se ne farà una ragione. C'è anche la sua nuova fidanzata...
Ah, beh...
È solo una settimana.
Sarà come una piccola vacanza.
Preferisco restare.
Sei in forma!
Hai da fare oggi pomeriggio?
Sì.
MICHELE: Che hai da fare?
Ti rubo solo un'ora, voglio mostrarti una cosa.
Dove siamo?
È il mio ristorante!
Non la vedi già la fila di clienti che c'è fuori?
MICHELE: Voglio comprare questo posto.
MICHELE: Dai, sali!
Là ci sarà la cucina.
Qua i tavoli. Un camino... se riesco...
C'è anche il fuori. D'estate è bellissimo. Vieni. Ti faccio vedere.
Che significa?
Ho ripensato a quello che ci siamo detti.
Ti ho mentito. Ce l'ho anch'io una passione.
Tanto è inutile,
non ricomincio con le gare.
Hanno ragione a dire che sei strano.
- E chi lo dice? - Non dirmi che non lo sai.
So benissimo cosa dicono di me.
Sai disegnare.
No.
So fare solo questi ritratti.
Ho imparato quello che mi serviva.
A cosa?
A ricordare il volto dell'uomo che ha ucciso mio padre.
È successo quasi dieci anni fa.
Ero con lui la mattina in cui è morto.
Papà mi aveva portata a raccogliere i funghi.
L'ha investito e poi è scappato.
L'ho visto, ma solo per un attimo.
Ed ero l'unica testimone, ma la sua faccia non sono mai riuscita a ricordarla.
Perciò non l'hanno mai trovato.
A volte penso alla vita di quell'uomo, sai?
Magari si è sposato, ha una moglie, dei figli,
un lavoro, una casa, un cane, una vita normale...
La sua vita è un inferno, ne sono sicuro.
È una stronzata.
Le persone dimenticano le cose brutte.
Io invece me le ricordo.
Tutte.
Va bene che non ti ha licenziato, ma tu stai puntando un po' troppo in alto.
E conoscendo sua moglie ti spolpa viva se provi ad avvicinarti.
Non ti ho chiesto com'è sua moglie.
L'ho conosciuto una decina d'anni fa.
È sempre stato un coglione pieno di soldi,
poi da un giorno all'altro è cambiato. È arrivato qui, al controllo produzione.
Stava zitto, lavorava sodo. Primo ad arrivare, ultimo ad andarsene.
Suo padre è morto tre anni fa e lui ha preso il suo posto.
Fine triste della storia.
Non sai nient'altro? °
No, tesoro.
Mai visto fuori dal lavoro. Mai fatto fantasie sessuali su di lui.
Al contrario di te.
Ciao!
Possono passare gli anni ma ti riconosce sempre, eh?
Hai trovato qualcosa che già non sapevi?
Mancano soltanto quattro mesi alla prescrizione.
Cosa succederà a quel punto?
Lo sai benissimo che cosa succederà.
Che nessuno pagherà per la morte di mio padre.
Irene, abbiamo chiuso l'indagine otto anni fa...
Avreste dovuto continuare a cercare.
Ascoltami, io ho visto e rivisto le immagini delle telecamere
di tutta la zona.
Ho fatto quella strada nel bosco centinaia di volte, avanti e indietro,
senza mai trovare un solo indizio utile.
Sei il mio unico rimpianto in 25 anni di servizio.
Lascia stare quella storia, Irene.
Hai tutta la vita davanti.
Ciao.
È un po' di giorni che non mi segui più.
Come va il tuo ristorante?
È martedì, andiamo a vedere il tuo commesso viaggiatore?
Non ho tempo. Mi dispiace.
Magari un'altra volta? Eh?
Sono stato uno stronzo, vero?
Non se lo aspettava.
È meglio se sta lontana da me.
Sono dieci anni che guidi la mia auto tutti i giorni
e fino a stasera abbiamo parlato solo del meteo.
MICHELE: Ti sei mai chiesto perché ho scelto proprio te?
In galera ho imparato a non farmi troppe domande.
Qual è stata la cosa peggiore, quando eri dentro?
Il tempo.
Ne hai troppo.
E se ti metti a pensare alle scelte sbagliate della tua vita,
rischi di impazzire.
Quando poi finalmente ne esci...
la sensazione è...
e con questo lavoro mi ha dato una possibilità che non capita a tutti.
Capita a chi ha pagato per i suoi errori.
A volte scontare la pena non basta, mi creda.
E che altro serve?
Accettare di aver sbagliato...
E ricominciare.
Vai a casa Samuele.
Si staranno chiedendo che fine hai fatto.
(BIP CRONOMETRO)
Hai fatto un tempo da schifo. I
Non ce l'hai un'altra ragazzina a cui rompere le palle?
- Certo! - Eh!
Ma nessuna è veloce come te.
- Ce l'hai già una squadra? - No.
- Piacere, io mi chiamo Antonella. - Irene. Faccio l'ultima vasca ed esco.
Anche perché ti stanno aspettando...
È lì già da un po'.
Cos'è, un regalo per farti perdonare che sei stato uno stronzo?
- È un regalo, punto. - Non farlo mai più.
Non fa per me.
- Perché? - Mi ci vedi?
Guarda come mi casca male.
Che fai?
No aspetta! Ferma! Fermati!
Riesci per una volta a fare qualcosa che non metta in imbarazzo gli altri?
Mi spieghi come fai a sopportarlo tutti i giorni?
COMMESSO VIAGGIATORE: Mi scusi... la cassiera che c'era prima?
- Se ne è andata. - Dove?
Che ne so.
(PORTA SI CHIUDE)
che fai?
Mi sono stufata di spiare la gente...
Secondo me Samuele pensa che sei impazzito definitivamente.
Sarà sorpreso di vedermi così in forma invece.
Pensavi di essere tu l'unica sportiva?
Ma se non riesci nemmeno a parlare per il fiatone!
Sono abituato a ben altri sforzi.
Non si direbbe!
(COLPO E VETRO IN FRANTUMI)
IRENE: Andiamo!
(RISATINE)
CAMIONISTA: Lo specchietto?
SAMUELE: Ho visto una beccaccia che lo colpiva.
(MICHELE E IRENE RIDONO)
È la prima volta che ti vedo ridere...
Andiamo a salvare Samuele?
E la teniamo... cinque, sei, sette... otto...
nove... dieci, cambio braccio... tenere!
Bene, dritta... e cinque, sei, sette, otto. Passiamo gamba destra...
cinque, sei, sette, otto, nove e dieci.
Cambio gamba!
Ok... teniamo...
Lei è Irene.
Adesso potete tornare a guardare dritte davanti a voi.
Ok! Cambio...
(BIP CRONOMETRO)
(COLPI ALLA PORTA)
Pensavo che saresti passata prima da casa.
Il tassista ha preferito evitare il centro e allora mi sono fatta lasciare qui.
Hai fatto bene...
Che hai?
- Perché? - Non lo so, sembri felice.
È perché sei tornata.
Mi scusi, potrebbe venire un attimo?
Mi dai un minuto? Così torniamo a casa insieme.
IRENE: Ce l'ho!
Lo puoi chiamare... “La porta sull'acqua”!
Eh?
Non è male per un ristorante.
Stai cercando di motivarmi?
Non ci penso proprio. Il life coach rompicoglioni sei tu.
Verrai a vedere la mia gara?
No.
Così non ti distrai.
È per tua moglie, vero?
Senti, è l'ultima cosa che ti chiedo, poi ti lascio in pace, lo giuro.
Promettimi che verrai.
Stai bene amore?
Non hai detto una parola da quando ti sei alzata.
Sono incinta.
- Cosa si dice in questi casi? Non lo so... - Non lo so!
Forse potresti abbracciarmi, tanto per cominciare.
Sì...
Avverto a lavoro che arrivo più tardi. Provo a passare dalla ginecologa.
Sì.
- Ti accompagno. - Non ce n'è bisogno.
Ehi.
Non sei contenta?
Lo volevi, no?
Sì.
Sì... anche tu lo volevi,
ma qualcosa è cambiato, vero?
Il test è negativo, era una bugia.
Anche io e te siamo una bugia.
Perché lo hai fatto?
Volevo vedere se t'importava ancora qualcosa di me.
- Che stai dicendo? - È la figlia di quell'uomo!
Come hai potuto avvicinarla?
Come fai a saperlo?
È bastato guardare nel tuo ufficio.
Non sei stato bravo a nascondere le prove stavolta.
La sua vita è un disastro.
Voglio soltanto aiutarla.
Tu ti sei innamorato di lei...
Mandala via. Non hai scelta.
(FISCHIO)
(APPLAUSI)
Papà.
Papà.
Papà.
Vieni, Irene!
Dai!
Papà.
PAPÁ IRENE: Vieni!
PAPÁ IRENE: Non ti fermare!
Dai che ce la fai!
(IN APNEA)
Dai Irene! Dai!
SPEAKER: "Vince...
col tempo di 58 e 11...
Irene Trevigliano."
(APPLAUSI)
ANTONELLA: Sì! Lo sapevo! Brava! Brava!
- Brava, Irene. - Brava.
Adesso un altro giro, però questa volta devi brindare anche tu.
- Assolutamente no. - È la mia serata!
È la tua serata ma io non bevo. Te l'ho detto.
Tre pinte al nostro tavolo, grazie!
SAMUELE: Due pinte.
- Perché? - Ho bevuto troppo, è meglio se non guido.
Come, prego?
Non puoi.
Non posso prendermi una serata di permesso per la prima volta dopo dieci anni?
- Eh! SAMUELE: Eh...
- Come torni a casa? - Una passeggiata mi farà bene.
Oggi sei stata fantastica.
Grazie.
Dai, dai, dai.
Dai, dai!
Io non ce l'ho la patente, lo sai sì? Mi riporti tu a casa?
Facciamo che ti chiamo un taxi.
No.
Sai guidare benissimo.
Che ne dici di esagerare un po' e toccare i 55 chilometri orari?
Mi sono rotta di stare qua dietro.
Che fai? Aspetta, Irene, aspetta che accosto! Ferma!
Perché devi fare sempre di testa tua?
IRENE: La smetti di fuggire?
Stai qui con me...
ora.
Scusami. Non dovevo. Lo so.
Non posso.
Non posso.
Che casino...
Perdonami, Irene...
Di cosa?
Perdonami...
Ehi.
(SOSPIRI)
Non hai fatto niente di male.
Dai, sali.
Però guido io.
Non esiste.
Mi dici dove stiamo andando?
Vai piano.
LAURA: Oh! No, non correre! Non correre!
Tranquilla!
Cazzo... No, no! Vai piano! Non correre!
Che cazzo ti succede?
Mi stai spaventando, Michele!
Michele, ho paura!
Basta, ti prego!
Michele, o rallenti o mi fai scendere! Ho paura, vai troppo veloce.
Michele, per favore.
Michele!
Cazzo, basta! Così ci ammazziamo, Michele.
Per favore!
Michele, cazzo fammi scendere...
Fammi scendere! Ho paura, cazzo, fammi scendere!
Ti prego, ti prego! Fammi scendere.
Attento!
Che cazzo hai fatto? Che cazzo hai fatto?
IRENE: Papà?
IRENE: Papà?
Tu che ne sai di questo posto?
Che cazzo ne sai tu di questo posto, eh? Dimmelo!
No...
No...
No...
Dall'incidente ho pensato a te ogni giorno.
No!
INFERMIERA: Scusi, signorina, dove va?
Non può fare così, si fermi!
Chiama la sicurezza, bisogna fermare una ragazza che sta salendo in reparto.
Mamma...
Irene!
GABRIELLA: Amore mio...
- Scusa mamma... - Amore...
Ti voglio bene.
Si è costituito stamattina.
È tutto finito, Irene. È tutto finito.
GABRIELLA: Io sono pronta. Quando vuoi andiamo.
Forza! Tutti in acqua! Iniziamo la lezione.
Su, su, su, su!
Oh! Adesso vi girate tornando indietro... senza incrociarvi. Forza, forza!
Uno alla volta! Su con quei piedi! Angelica!
Vai, vai, vai, vai!
Di nuovo, almeno dieci vasche così, su! Vai!
Senti ma... domani ci vieni alla fine al bowling con me?
E dai!
- No. - Perché?
Perché devi studiare, tra una settimana hai l'esame di anatomia.
Mi avevi detto, però, che dopo tre "no", mi avresti detto di sì, eh?
- Saluta la maestra. - Ciao.
Ma io lo faccio per te, così non ti distrai.
Dai! Dopo l'esame vediamo.
Ciao.
- Hai visto che carine? - Sì.
Ma... posso rimanere a dormire da te?
E dai, solo questa stanotte!
Per favore...
E dai!
Sì, sì! Va bene... chiamo mamma e le dico che domani ti accompagno io a scuola.
Adesso però, dobbiamo andare a fare i compiti.
Ok.
(RUMORE CANCELLO)
(PASSI)
Ciao.
Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.