All language subtitles for Forever Young - Les Amandiers (2022)

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Original subtitles

Mi hai stretta forte...

fortissimo.

- Hai sussurrato che mi amavi. - Eri ubriaca.

- Non ero ubriaca. - Eri ubriaca.

- Ti ho detto di no. - Beh, io sì!

Non mi ricordo niente.

Peccato.

Mi fai male. No!

Se stringo più forte, di questa notte non esisterà più memoria!

Dimmi quanto vuoi!

Se non la ricordi, ho lavorato male.

Non voglio che paghi per un lavoro mal fatto.

- Poche storie! - Sei il primo che viene da me.

AI primo mi concedo per niente. Mi porterà fortuna.

- Non mi servono i tuoi regali! - Non voglio il tuo denaro,

ma capirò quanto valgo per te.

Aspetta! Aspetta!

Riprendili.

Riprendili.

Riprendili! Riprendili!

Dieci dollari! Hai visto le mie gambe?

E il mio seno? Ti sembra un seno da dieci dollari?

Grazie.

Lui vuole farlo un'altra volta, vuole che gli racconti la mia infanzia!

- Non per trenta o venti... - Grazie.

- Per dieci dollari! - è anche troppo!

Tua madre non ti dice di rispettare le donne?

- Stai zitta! - Quella gran vacca! Quella gran vacca!

Grazie, grazie, grazie, grazie, grazie.

Bene così, grazie. Venite.

Lei pensa che un' attrice debba essere esibizionista

per diventare attrice?

Io...

Perché vuoi fare l'attrice?

Domenica sera ero... ero a casa dei miei

e... ero sul mio letto da sola.

E...

E ho sentito...

Ho sentito che sprecavo la mia giovinezza.

- Sono... - Puoi parlare più forte, per piacere?

- Lo sono un po' sorda. - Sì, scusate.

Sono andata in bagno davanti allo specchio e ho visto sul mio viso...

il tempo che passava, la giovinezza che se ne andava.

Ho visto la mia vita persa nel vuoto.

- Grazie a tutti e due. - Grazie.

Grazie.

- Facciamo una pausa? - Sì.

Scusate.

Povera gelida immagine,

di un santo sovrano,

pallide ceneri della casa di Lancaster,

resti esangui di quel sangue reale,

sia lecito che io invochi il tuo spirito

ad ascoltare le lamentazioni della misera Anne.

Su, posate...

Posate il vostro onorato fardello,

sempre che l'onore possa essere avvolto in un sudario.

- Tu lo hai già fatto? - No.

Che porti?

"Die bitteren Tranen von Petra von Kant".

Lo ho portato "La sgualdrina timorata".

Il direttore è al centro, vedrai che occhi!

- è facilissimo innamorarsi di lui. - Pare che sia omosessuale.

Puoi innamorarti lo stesso.

- Ha una mano grossa. - Anche il cazzo grosso?

No, sul serio, ha una mano grossa. E tutta gonfia, come un pallone.

Lo non so se mi è andata bene.

- Non credo perché mi vergognavo tanto. - Sei scema? E un buon segno.

- Perché? - Fai teatro o sbaglio?

Ti vergogni perché ti metti a nudo. Per un attore è importante fare questo.

Farlo rischiando.

Lo non ho messo le mutande.

- Che cosa? Adesso? - No, ieri.

- Posso vedere? - Sì.

Sarebbe bello se ci prendessero insieme.

Sì, sarebbe veramente bello.

- Come ti chiami? - Adèle Meszaros.

Ti va se diventiamo amiche?

Siamo già amiche. Sei un po' scema?

- Victor Arbot? - Roma...

massimo oggetto del mio risentimento.

Roma, a cui il tuo braccio ha immolato il mio amante.

è troppo! La pazienza di ragione fa strazio!

Vai all'inferno a piangere il tuo Curiazio!

Roma, che ti ha visto nascere e il tuo cuore adora!

Sfuggire alla condanna spera invano chi osa compiangere un nemico romano!

Aaah! Traditore!

Sorella mia...

Risvegliati! Risvegliati, ti imploro!

Risvegliati! Risvegliati! Risvegliati!

Perdonami. Non volevo! Non volevo...

Lei ha già fatto molte altre scuole. Frequenta ancora l'accademia.

- Perché anche la nostra scuola? - Beh...

Patrice Chéreau in realtà è...

Per me è una fonte di ispirazione e...

Ho una gran voglia di lavorare con lui, di imparare da lui.

D'accordo, ma ci sono anch'io qui. lo qui sono...

Patrice Chéreau è il direttore del teatro, io della scuola.

- Quindi... - No, ma...

Non c'è nessun problema. Ho capito quello che voleva dire.

Ho saputo che venendo in questa scuola, si va in America.

- è così? - Ci hai preso per un'agenzia di viaggi?

No, ma io... A me piace tantissimo il teatro, adoro Shakespeare.

Poi sono un romantico. Non sembra?

Non so se l'avete vista. Non è di scena, è vera. Sono sposato.

- Quanti anni hai? - Diciannove e ho moglie.

E...

Non potrei entrare in una scuola dove si paga perché non Ii ho.

Perciò qui o niente.

Se non entro qui, vado a fare il fattorino o il cameriere.

- Perciò vorrei proprio. - Lo capisco.

- Grazie. - Grazie mille.

Mia moglie è incinta.

- Questo vi disturba? - A noi no.

Ah'. Porca...

Ho sbattuto la testa alla porta.

Lo mi chiamo Victor.

Sono già un'attrice, no?

Non lo so.

Ma certo, da quando ho nove anni faccio foto.

- Ti fai le foto? - Con mia madre.

è famosa, non capite?

Una ragazzina rossa con il reggicalze e il rossetto.

"It's me."

- Ho una grande carriera alle spalle. - Perché vuoi fare teatro?

Perché voglio parlare con le parole degli altri.

A volte ho l'impressione di essere...

sull'orlo dell'abisso, pronta a sprofondare.

Le parole degli altri...

Le parole che dico, quando sono belle, sono come...

- Come... - Dei baluardi?

Sì, ecco, dei baluardi.

- Ancora qui? - Sì.

- Aspetti qualcuno? - No.

- Me per caso? - No, stavo solo...

Solo cosa?

Sì, stavo aspettando te.

E vieni!

- Ciao! - Ciao.

Stella.

- Guardate. - Si può fare.

Leopardo, mi piaci!

- Vuoi fare un giretto? - Ho l'AIDS.

Anche voi due avete l'AIDS?

Oh!

A volte mi viene la voglia di abbaiare.

Mi viene la voglia di prendere la mia pistola e...

e tirare il grilletto...

qui dentro.

Mi viene la voglia bislacca di rompere tutti i vetri,

saltare dalla finestra e correre fuori finché non incontro qualcuno.

Qualcuno che prenderei per le braccia,

che scrollerei per fargli perdere quell'aria attonita.

Qualcuno di cui mi approprierei per tutta la serata.

Qualcuno da toccare, da annusare.

Qualcuno a cui dire: "Stia tranquillo, si lasci andare di fronte a un essere

che vuole solo sentire un altro respiro, ascoltare un cuore che batte.

Ho rotto i vetri e sono saltato giù per poter toccare un solo essere.

Un solo essere."

è un desiderio che mi prende certe sere come questa.

Ha davanti uno spirito troppo profondo per restare solo, chiuso in gabbia.

Perché vuoi fare teatro?

Renderei orgogliosa mia madre.

Non va bene?

Mi presento.

Mi chiamo Pierre Romans e sono il direttore del... No.

Stavo per dire del teatro. No, sono il direttore della scuola.

Non dite che l'ho detto, per favore. Grazie.

E ho una mano grossa.

Avete superato la prima selezione.

Oggi siete quaranta, alla fine dello stage sarete dodici.

Ma è buono, eh? Una prima selezione non è male.

Lavorerete con me, ma non sono un professore.

Lo sono un regista.

Patrice Chéreau è il direttore del teatro e nemmeno lui è un professore.

Passerà da noi, ci guarderà lavorare, ma... non verrà a presentarsi.

Resta dietro le quinte.

Questa non è una scuola come le altre. Non è proprio una scuola.

Sì, farete lezione e anche uno stage all'Actors Studio a New York,

ma dopo si monteranno spettacoli.

Forse si andrà al Festival di Avignone.

Forse si gireranno dei film, ma solo per i dodici che entreranno nella scuola.

- Non per i quaranta. - Pam! Pam!

- Dai... - Quello che cerchiamo nello stage

non è la tecnica teatrale, il bravo attore.

Bleah! No, cerchiamo...

Cerchiamo...

Beh, cerchiamo.

No, no, no, non mi trattenete! Mio padre non sa che sono qui.

Cominciamo, chiamo gli altri.

Mio padre e la mia matrigna non vogliono che venga qui.

Dicono che da voi è la bohème, hanno paura che io diventi attrice!

E io mi sento attratta dal lago.

è come se fossi un gabbiano.

Il mio cuore è pieno di voi.

- Siamo soli. - Mi sembra che ci sia qualcuno.

- No. - Laggiù!

- Non andate via così presto. - Non è possibile.

- Se venissi da voi? - E impossibile.

Vorrei baciarti nella vita vera.

Fuori, ragazzi. Lasciamoli soli.

Coraggio... Ssh, tutti fuori.

Gaspard, il maggiordomo e Adèle, la mia amica del teatro.

- Ah, piacere. - Piacere.

Allora, voi volete diventare attrici.

- Beh, lo speriamo. - Attente a non impazzire.

- Perché? - Perché...

o voi conducete una vita normale,

una vita con un marito, dei bambini, un lavoro normale

magari un po' noiosa, ma con poca sofferenza

oppure diventate attrici

e così... bruciate le vostre vite.

Sarete amate da parecchie persone,

ma... rischierete di impazzire

e di morire... tristi e sole.

- In ritardo anche tu? - Sì.

Comunque non me ne frega niente di questa scuola.

Lo voglio solo... fare dei film e guadagnare soldi.

Devo comprare una casa a mia madre.

Me ne sbatto della loro scuola. Ce ne sbattiamo della loro scuola.

Sì, infatti. Però se non entro nella scuola,

la tessera del metrò, i ticket ristorante... è una ficata.

Sì.

A me...

Quello che mi romperebbe veramente se non entro, è "Iisciare" New York.

Sì, è per quello.

L'Actors Studio, wow!

Wow!

Hanno aperto le porte.

- è aperto, c'è pausa. - lo mi chiamo Etienne.

- Ci sei? Andiamo. - Sì.

Fra un mese, fra un anno...

Come sopportare, signore, tanti mali che vi separano da voi?

Che il giorno ricominci e che il giorno finisca

senza che mai Tito possa vedere Berenice?

Senza che tutto il giorno io possa vedere Tito.

- è incinta. - Cosa?

è incinta.

Quello con cui l'ha fatto è morto.

Cosa?

Sembra che si sia sposata con lui dopo che è morto.

- è legale? - No.

Lei ha talmente insistito, era talmente disperata

che si sono impietositi e glielo hanno concesso.

- Tu lo faresti? - Non lo so.

Pazzesco.

- Butta giù! - Okay, tutti insieme.

Uno, due, tre.

Perché hai gli occhi azzurri.

Finiscila!

- Fa schifo! - No, è bravo.

Ecco“!

Tanto non avrei fatto questa scuola, è troppo...

è... troppo egocentrica.

è isterica.

- Lo devo incontrare Francis Huster. - Bello.

Forse divento suo assistente. Anche se mi prendevano, non la facevo.

Sì, Stella, sono Victor.

Sono davanti al teatro. Sono appena usciti i risultati e...

Ci hanno presi tutti e due. Ti aspetto, sbrigati.

Mi hanno presa!

Il mio nome è scritto a mano. Avevano finito l'inchiostro?

Sì, va bene! E sicuro, sei lì!

Va bene. Ti hanno presa!

- Va bene. - Siamo dentro, ci hanno prese!

- Come farai con il bambino? - Partorirò prima di New York e...

Andrò da mio padre, lo terrà lui.

Adèle... Meszaros!

Sono morta! Muoio... Muoio... Muoio!

- Non c'è il mio nome. - Anch'io!

Sì!

Anche il custode era venuto... e si era congratulato.

- Sei stato grande. - E tu geniale.

Non c'è il mio nome.

Non c'è il mio nome, non capisco perché manca il mio nome.

étienne, ti hanno preso! Ci hanno presi tutti.

Un po' più in basso di me, ma ti hanno preso.

Allora possiamo andare a letto insieme. Il mio sogno è venire a letto con te.

è anche il mio sogno.

- Oooh! Ti hanno preso? - Sì! Grande.

Vai! Vai! Vai! Vai! Vai!

Era ora! Non volevi sapere i risultati?

Sì.

è solo che... se non mi hanno preso,

chiudo con il teatro e allora...

Adesso sai che puoi continuare.

Ma...

Scusi, però...

- Chi è lei? - Sono Patrice.

Patrice... Chéreau?

Ecco qua!

Ero sfinita a Baton Rouge e stavo aspettando un treno

Mentre io mi sentivo sbiadita come i miei jeans

Bobby ha fatto I'autostop

E prima che piovesse si è fermato un diesel che ci ha portati a New Orleans

lo ho tirato fuori la mia armonica dalla mia bandana sporca

Suonavo piano mentre Bobby cantava pezzi blues

Andavamo a tempo con i tergicristalli

lo tenevo la sua mano nella mia e cantavamo tutte le canzoni...

Lee Strasberg!

"Lee Strasberg. Theatre & Film Institute."

Entriamo o no?

Juliette.

Dalle miniere del Kentucky al sole della California

Bobby ha diviso con me i segreti della mia anima

Attraverso ogni clima e ogni cosa che facciamo

Bobby, tesoro, proteggimi dal freddo

Laurence.

"Libertà" è una parola

Che vuol dire non avere niente da perdere

Niente se non è gratuito, dolcezza

Oddio, la primavera è arrivata prima di quanto mi aspettassi.

Ok.

Ora..

Descriveremo una sensazione fisica o un'emozione

della quale siete consapevoli.

Anche qualcosa che vi sembra ridicolo

o molto importante.

Ma deve essere qualcosa che state sentendo adesso

in questo momento.

E deve essere una cosa vera.

Ok, inizio io.

Sono consapevole di non essere andata a letto con un uomo

da sette anni e mezzo.

Adèle? Sono consapevole...

Sono consapevole

che...

oggi non ho

il rossetto.

Grazie Adèle. Laurence?

Sono consapevole...

- che... - Sono consapevole che

mi sento mostruosa e

- ridicola... - Adèle, solo una.

- Laurence - Sono consapevole

che mi piacciono le ragazze.

Stéphane. Sono consapevole...

Sono consapevole che anche a me piacciono le ragazze.

- Juliette. - Sono consapevole

che mi sento vuota.

Sei troppo bella.

Hai una bocca troppo bella.

Hai anche dei bellissimi denti.

Sul serio, hai dei denti...

che mostrano al mondo che hai i soldi, che hai sempre mangiato bene

e sei andata sempre dal dentista. - Perché dici così?

- Lo rientro, ho freddo. - Ehi... Scusami.

Mi intimidisci, è per questo.

- Puoi scusarmi? - Sì.

Allora baciami. Baciami.

Se non lo fai, mi sospendo nel vuoto.

Giuro che io lo faccio. E una cosa di cui sono capace.

- Baciami o lo faccio. - Non mi piacciono i ricatti.

Non è un ricatto, è una dichiarazione.

' spogliarsi! ' spogliarsi!

' spogliarsi! ' spogliarsi!

' spogliarsi! ' spogliarsi!

' spogliarsi! ' spogliarsi!

Quando...

avevo dodici anni.

Hanno deciso che dovevo andare a vedere

mio padre a Grenoble.

In treno

ero seduto vicino

al finestrino

guardavo la campagna.

A Grenoble, non c'era nessuno al binario.

Nella stazione

ho visto un uomo completamente calvo, come Kojak.

Mi ha fatto un cenno.

Era mio padre.

Con mio padre

c'era una donna.

Era la sua nuova moglie.

Per tutto il week-end

non ho mai smesso di pensare a mia madre.

E...

Nei momenti in cui ridevo

o se mangiavo cose buone,

io mi sentivo un traditore.

Davvero, io ero un traditore

perché mia madre...

è tutto ciò che amo.

Amo mia madre più di chiunque al mondo.

è la verità.

- Cosa succede? - Non lo so.

Non so sento...

Sento... Sento troppo

Troppa emozione.

"Good" appetito.

Sono venti dollari.

Mancano.

Mi devi quattro dollari.

Altri quattro dollari.

Vieni.

- Che vuoi? Vai via, via. - La lezione ricomincia.

Via, via. Per favore.

Stiamo facendo affari. Questa chi è?

Non è nessuno.

Può fornire i soldi lei o no?

- Sì. - Cinque dollari.

Tieni.

Sei graziosa, come ti chiami?

Stella.

Ops! Scusa.

Andatevi a sposare!

Buon affare.

Sì, sì. Perché lei è piuttosto bella.

Rimani con lei. L'amore è l'amore.

Ci vediamo.

Non hai freddo?

Hai tre segni.

Non... Non trovavo la vena.

Oggi... Oggi mi sono bucato, ma normalmente la sniffo.

Sniffare è meno grave?

Sniffare non è grave e basta,

ma smetto quando voglio, basta solo che parto...

che parto...

Una settimana in vacanza e...

Mi piacerebbe andare in vacanza con te. Potrei aiutarti a smettere.

Al mare o in montagna, a me...

A me va bene.

- è perfetto. - Se lo dici tu.

- Perché? Cosa non vi piace? - Ci vuole un bel coraggio!

è bello da vedere. Magari ci mette tre ore a farlo, però...

Fatti trasportare dalla musica.

- Ehi, Baptiste! - Lo so.

- Allora c'è poco da aggiungere. - Sssh!

State bene?

- Allora, vi presento Isabelle. - Piacere.

- Piacere. - Mi farà da assistente alla regia.

Pierre non ve lo presento.

Allora...

Ho deciso che monterò con voi "PIatonov".

Ho deciso di montare con voi "PIatonov".

Sì.

Andremo in scena nella sala grande con un pubblico vero.

"PIatonov" è un'opera che Cechov ha scritto da giovanissimo.

Quanti anni aveva, diciassette? A diciassette anni.

La giovinezza che fugge è un'ossessione per molti personaggi della commedia.

Mi interessa vederla interpretata da voi che siete giovani.

Anche se siete giovani, vi considererò come attori professionisti.

Oggi Ieggeremo la commedia con varie distribuzioni provvisorie.

Sulla base di questa lettura io farò la distribuzione.

Ve lo dico subito, non sarò democratico con voi.

Eh? Non si è mai democratici nella distribuzione. Concordi, Pierre?

Non voglio facce deluse.

I ruoli secondari richiedono lo stesso impegno dei ruoli secondari.

- Non ha senso. - Già.

ScusL

- Credo che abbiate capito. - Sì.

Conta il lavoro che si fa, non la presenza in scena.

Ho conosciuto il proprietario, Platonov.

- Serghèj, sai cosa è diventato? - Forse avrebbe dovuto chiederlo a me.

Lo credo di saperlo. Ti ricordi qual è il nome?

Anch'io l'ho conosciuto un tempo

e si chiama, se non sbaglio, Mihàil Vassìlievic.

Sì, si chiama Mihàil Vassìlievic.

L'ho conosciuto che era uno studente, quasi un bambino.

Voi ridete, ma non c'è niente da ridere nelle cose che dico.

Decidetevi a riconoscerlo o scoppierà dall'impazienza.

Sì, si chiama Mihàil Vassìlievic.

L'ho conosciuto che era uno studente, quasi un bambino.

Voi ridete, ma non c'è niente da ridere nelle cose che dico.

Decidetevi a riconoscerlo o scoppierà dall'impazienza.

Sì, sì.

è lui.

- Vai, continua. - Perché tacete così...

Mihàil Vassìlievic?

è possibile?

Siete voi?

Ah!

Aspetta, aspetta...

Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.

Camille ha partorito, lo sapevate?

Non ha voluto l'epidurale. Ha perso tanto sangue.

è un maschio, si chiama Léon.

è bello Léon.

- Torna qui domani. - Allora...

Stéphane sarà Platonov.

Laurence sarà Anna Petròvna.

Victor... sarà Serghèj.

Stella, tu sarai Sofia Egòrovna.

Juliette, tu sarai Sasha, la moglie di Platonov.

Adèle, Grèkova.

Baptiste, Trilètski.

Per i ruoli degli anziani non so bene ancora.

Forse, Claire, tu sarai Babakina.

Per Osip niente è ancora deciso.

Vorrei ascoltare...

Franck e poi étienne per Osip. - Mi scusi.

- Che c'è? - Non ha detto il mio nome.

- Quindi non faccio niente? - Per il momento no.

- Può dirmi il motivo della sua scelta? - Vuole il motivo.

Non te lo dico o non ne usciamo più. Perdiamo ore intere.

Te l'ho detto, ci sono i vecchi.

- Farai una vecchia. - Stupendo!

- Eh? - Niente.

- Vi ho detto niente facce deluse. - Però posso chiedere.

- C'è anche Kàtia. - Okay.

- E ci sono io. - Che vuol dire?

- Eh! - Mi scordo sempre di lui!

Sì, ti scordi. Monterò anch'io qualcosa.

- Forse "Pentesilea". - Monti "Pentesilea".

Monterò "Pentesilea" di Kleist.

- Lo monto "PIatonov" in sala grande. - lo "Pentesilea" in sala piccola.

Ecco, perfetto, cominciamo. Franck con Platonov.

Sì? Che c'è?

Mi scusi, c'è una chiamata urgente per Franck.

Pronto?

E tu... tu... tu stai bene?

Okay. lo finisco le prove e... arrivo.

Allora?

Dai, racconta.

Allora?

- Niente, ho una figlia, tutto qua. - è meraviglioso!

- Ho una figlia! - Sei felice?

Credo di sì.

- Tua moglie come sta? - Non lo so, le hanno fatto un test e...

- Quale test? - Per l'AIDS e...

Hanno dovuto ripeterlo perché il sangue era poco.

Quando si partorisce, fanno un sacco di analisi. E normale.

Lo ho una figlia!

Ho fatto fare una copia.

Sai che sono pazzo?

Devi saperlo.

- Puoi ancora fermarti, se vuoi. - Perché dici questo?

Perché lo dici adesso? Perché ti ho dato la chiave di casa mia?

No, assolutamente. lo te lo dico.

Tu poi fai quello che ti pare. Ti avverto, tutto qua.

Beh, ma tutti sono pazzi.

Sì, ma io sono pazzo

come i pazzi dell'ospedale psichiatrico.

- Che vuol dire? - lo vedo tutto nero.

Non è vero, a volte sei allegrissimo.

Dai, Bonnie e Clyde, è ora! A scuola!

Muovetevi!

Voglio un bacio anch'io.

Stai ferma!

- Gli diamo un po' dentro? - E siamo partiti.

Mi piace, mi eccita!

Aaah!

Ancora, dai! Porta fortuna!

- Vai! - Calma, è la macchina di mia moglie.

- Ce ne freghiamo di tua moglie, accelera. - Accelera!

- Dai, dai! Accelera! - Spingi! Accelera!

- Aaah! Accelera! - Aaah!

Aaah!

Andiamo via da qui, Serghèj.

- Da qui? - Sì.

- Dai, ridi! - Va bene, ma perché?

- è ciò che voglio. - Tu vuoi...

- Potremmo andare all'estero. Ti va? - Sì, se è ciò che tu vuoi.

- Attenta, Stella. - Ma... perché?

- Hai promesso di non fare domande! - Questa tienila leggera.

- Hai promesso di non fare domande. - Bene.

- Partiremo domani. - Di più, cresci.

Già domani non saremo più qui. Tu ti annoi qui, è naturale.

Lo ti capisco. L'ambiente è impossibile. I Petrin, gli Cherbuk...

- Loro non c'entrano. - E fiacca, ogni idea è un avvenimento.

Quando lui ha accettato, ti senti salva. Dimmela.

- Partiremo domani. - Oh, sì, partiamo domani! Continua.

- Tu ti annoi qui. - Oh, sì!

- L'ambiente è impossibile. - Smetti di tormentarti.

Smettila di tormentarti! Perché? Va tutto bene! Eh?

- Sì. - Andiamo avanti.

Dove prendete voi donne tanta tristezza?

Cos'hai da essere così triste? Consolati, sii felice. Vivi appieno...

Non rilassarti! Riprendi, vai. Non guardare me, stai dentro.

Non... Non... po... po...

Non... possiamo mandare la... la... la malinconia a quel paese?

Sì! Che hai trovato? Che cosa hai trovato? Ora, ora!

Balbetti! Che abbiamo trovato? Serghèj balbetta.

Sì! Badabum, bam, bam e lui balbetta.

Vieni.

Vieni! Vieni, vieni, vieni!

- Quanto mi piaci! - Oh, Patrice... Pa... Pa... Patrice!

Victor, adoro quando balbetti. Balbetta!

- Io... Io... - Visto? Lo hai trovato!

Victor, tu mi piaci!

- Girati! Sì! - Oh, Patrice!

Victor!

Ero dentro la toilette. Permesso?

Pierre Romans, ti amo.

Pensate a mangiare qualcosa.

- Alle due si riprende. - D'accordo.

Ho suonato alla sua porta stanotte.

- Di Pierre? - Sì.

- Ma no! - Perché no?

- Ti ha aperto? - Beh... Ho dormito sullo zerbino.

Hai dormito sullo zerbino?

- Oddio! - Poi mi ha aperto, era l'alba.

- Era così bello, così tenero. - Non gli piacevano gli uomini?

AI momento giusto. Sei tornata, Camille.

Vorrei proporti il ruolo di Pentesilea, la regina delle Amazzoni.

Penso che tu sia l'unica qui che possa farlo,

ma dovrai farti un po' male.

Sei d'accordo?

Capisci di che si tratta?

Sì, so di che si tratta.

Tutto bene?

- Che fai? - Hai mai visto un'amazzone che allatta?

- No. - Beh, allora...

Ho perso New York, non perdo "Pentesilea".

Il seno destro è quello che si tagliavano, non ne avevano bisogno.

Il sinistro, quello vicino al cuore, lo mantenevano

nel caso si innamorassero.

Pierre ti ha proposto Pentesilea?

Devi stare attento, la siringa deve essere nuova.

Lo mi sono già beccato un'epatite. Per questo è... E pericoloso.

Si avvolge...

e tu tiri.

Hai belle vene.

Sempre verso il cuore, sì.

Salute a te, vittoriosa, regina della Festa delle Rose.

- Trionfo! - Silenzio sul mio trionfo!

Silenzio sulla Festa delle Rose.

La battaglia mi chiama ancora una volta sul campo.

Voglio gettarmi nel clamore della lotta,

dove mi attende il suo sorriso beffardo e sconfiggerlo o smettere di vivere!

Se soltanto tu volessi, mia regina...

Lui dorme.

Ma è stupendo quello che fate.

- Forse è stanco. - No!

Oh, porca...

Non so che cavolo gli è preso.

Ssh...

Ti amo.

Ti amo.

No, sento che state affogando un po'. Sento il bisogno di aggrapparsi all'altro.

Però manca la disperazione.

Non deve essere... una cosa piccola né una cosa sensuale.

Deve esserci un'urgenza più forte tra voi.

Se non fate l'amore, morite come se vi fosse mancato l'ossigeno

e all'improvviso trovaste l'aria. Più forte, senza perdere intensità.

Vai, si riparte. Isabe?e?

- "Avete paura? " - No, prima!

- Dopo... - No, prima!

Da lì, l'hai detto prima!

- "Avete paura." - No! Sì, è quella. Vai, sempre su.

- Avete paura, Sofia? - Tacete, Platonov! Voi mentite.

Non ho affatto paura, non mi sogno nemmeno di avere paura!

Okay, molto bene.

Tra un'ora con la scena Trilètski e Anna Petròvna. Sei qui tu?

Isabelle, dai!

- Tutto bene? - Sì.

è normale che tocchi la fica della mia donna?

Non le ho toccato la fica.

- Fermo, era per la scena... - Me ne frego!

- Sei matto? - Non toccare la mia donna.

- Non è la tua donna. - Etienne...

- Smettila di fare Marlon Brando. - Lasciami!

Lasciala stare! Calmati, cazzo!

- Che vuoi? - Chi sei, un mafioso?

"Le farò un'offerta che non può rifiutare." Poveraccio.

Stai calmo! Non mi toccare.

Sì, sì, bravo.

- Tu sei una puttana, vero? - Sì, infatti.

- è un mestiere di puttane e di froci? - Esattamente!

Stella! Stella!

Stella!

Non mi ha picchiata, mi ha spinta soltanto.

Lui non mi picchia.

Non mi ha fatto niente, si è trattenuto.

Non c'era nessuna cattiveria, è...

Perché lui è gentile.

è profondamente gentile, io lo so bene.

Dopo queste cose sono certa che sta malissimo.

Come no! Poverino, vai a consolarlo.

Un giorno non si tratterrà, non sarà più gentile e allora vedrai!

Lui dice che quando non si droga, è come dentro un tunnel nero, vuoto,

senza neanche una luce in fondo.

Dice che nessuno può immaginare quanto sia orribile trovarsi lì dentro!

Santa Teresa, credi che lo salverai tra le tue piccole braccia?

Sei presuntuosa, bella mia. Non sai un cavolo e sei presuntuosa!

No, perché io so che devo farlo. So che devo farlo!

Che cosa fai?

- Vuoi dormire qui? - Beh...

Sai che non posso farlo, vero?

Spengo le luci in teatro. Ti chiudo dentro, va bene?

- Sì, grazie. - Le spengo.

Ti prego, fai che non sia vero.

Chéreau mi ha detto: "Se continui così, chiamo tua madre."

Chiamala, mia madre.

Mi ha detto: "Con questa non puoi lavorare, étienne."

Forse è vero.

Non conosce niente, conosce solo la coca.

è un borghesuccio che prende la coca e fa quello che la sa lunga,

ma non sa niente. - Si preoccupa, tiene a te.

- No, non tiene a me. - Sì!

Se ne frega di me, ha soltanto paura di me.

- Ti assicuro, Chéreau ha paura di me. - lo non ho paura di te.

E ti amo.

Voglio che restiamo insieme a lungo.

- Magari un giorno... - Un giorno cosa?

- Un giorno cosa? - Voglio che vai da un medico, Etienne.

- Perché mi fai incazzare? - Non ti faccio incazzare, dico le cose.

- Te l'ho detto, io smetto senza medico. - Lo so.

Fallo.

Perché tutti mi fanno incazzare?

- Allora fammela provare. - Eh?

Fammela provare.

Almeno capisco di che cosa si tratta.

éfienne! Stai fermo!

Smettila! Smettila.

Basta!

Ho fatto tardi, mi puoi aiutare? Puoi guardarla tu? Tieni.

Se piange, le dai quello. Qualsiasi cosa... mi chiami. Okay?

Okay, cerca di invecchiarti. Come sarebbe senza denti?

No, ha ancora i denti, si morde le labbra. Dai.

- Non so come... - Nemmeno io, cerchiamo. Mastica.

Sì. Sei carina, dà un po' fastidio.

Strizza gli occhi. Rumina, rumina.

- Come fa quando ride? - Mmm... Fu, fu, fu fu, fu...

No, ti stanchi, perdi troppa aria. Fallo più interna.

- Mmm, mmm, mmm. - Così!

- Mmm, mmm, mmm... - Così, così, così!

- Sì. - Però Gilbert era un vero idolo.

- è vero. - Sì, era un bell'uomo.

La moglie di Franck ha l'AIDS.

Cosa?

Me l'ha detto lui, ma ho giurato di non dirlo.

Si sentiva stanca e vai. Della bimba si sa fra diciotto mesi.

Lui non farà il test. Dice che sta bene e preferisce morire senza saperlo.

Lo ci sono andata a letto due volte.

Senza niente.

Una volta a letto e una gli ho fatto un pompino.

- Hai ingoiato? - Un po'.

- Non si prende dalla bocca. - Sento linfonodi ingrossati dappertutto.

Scusa.

No, non hai niente.

- Aspetta, fai vedere. - Sotto?

Lì ce n'è uno piccolo. Lo senti?

Lo sento, sì.

Lo sento, ne ho uno.

è un nuovo esercizio o...

- La moglie di Franck ha l'AIDS. - Cosa?

La bimba si saprà fra diciotto mesi e Franck non vuole fare il test.

Anais c'è andata a letto due volte senza preservativo.

Anch'io sono stata a letto con Franck.

Aiuto!

- Cavolo, sei stata con Franck? - Sì, perché?

Perché tu sei stata con Stéphane e Baptiste

e anche io sono stata con Stéphane e Baptiste.

- Vieni. - Mi coprirò di pustole!

- Ferma. - Non ci credo.

Basta toccarti.

- è duro. - Che vuol dire?

Non potrò finire la scuola.

Ce l'hanno tutti là? Ti giuro, l'ho sentito.

No.

Grazie.

Non mi hai riconosciuto?

- Ho fatto lo stage con voi. - Ah, sì! Certo, mi ricordo.

C'era un posto qui come cameriera e ho pensato

che era un modo per stare dentro. - Sì, è chiaro.

Poi posso vedere gli spettacoli gratis.

è bellissimo.

A voi sta andando bene?

- Sì. - Deve essere fantastico.

Sì, ma nello stesso tempo non è...

- Cosa? - Non è facile, ma...

- Perché non è facile? - Niente, solo che in generale...

- è la vita. - La vita non è facile per nessuno.

Però è bellissimo essere qui. Questo è il centro dell'Europa teatrale.

- è vero. - Ci sono i più grandi registi del mondo.

- Poco fa ho visto Koltès. Lo conosci? - Un pochino. Scusami.

Ho paura.

Miao! Miao!

Sono incinta.

- Eh? - Non lo dirò a étienne, voglio abortire.

Lo dico che è maschio.

Diventerà alto e bello, pieno di vita.

Ti proteggerà.

Se abortisci, quando avrai quarant'anni,

sognerai quel ragazzo alto, bello, pieno di vita

che potevi avere e non avrai. - In realtà ho già abortito.

Stamattina.

- Da sola? - Sì.

No, ma... Sono andata all'ospedale, mi hanno addormentata

e al risveglio era tutto come prima.

E più niente come prima.

Cerca bene.

- Cerca meglio. - Lo sto cercando!

- Però non c'è. - Cerca meglio in tasca!

Ho guardato, non ce l'ho!

éfienne!

éfienne!

éfienne!

Poi mi guardate in modo strano.

Diventate furioso, gridate.

Mi perseguitate come se mi spiaste.

Che cos'è questa sorveglianza? Che sono io per voi?

Finitela, Platonov!

Voi mentite. Non ho paura! Non ci penso neanche ad avere paura!

Dov'era?

Ora però è vuoto.

Ti ho cercato ovunque, ero preoccupata.

- Arrivo. - Ti aspettano, sono pronti per la filata.

- Permetti? - No!

- Che succede? - è una follia.

- Che cosa? - Fai aspettare tutti in questo modo.

- Ora bisogna farti la corte? - Vuoi farmi la corte?

Va benissimo. Vieni, come prima.

A me va bene, se mi fai la corte. Eh?

- Non ti si può più dire la verità. - Quale verità?

Chi me la dice? Tu? Che fai dalla mattina alla sera?

- Faccio prove, lavoro, sogno. - No, ti spari roba con gli allievi.

- Sai cosa sei? - No, se me lo dici, sto tranquillo.

Un velleitario.

Ma va bene, i velleitari hanno un fascino.

L'unico problema è che quando muoiono, se Ii dimenticano.

Forza, andiamo.

- La cena è in tavola. - Aaah!

La cena è in tavola. Sarete contento, Nikolài lvànovic.

Musica!

Ma dillo, di cosa sei fatto? è atroce!

Perché vivi? Perché non ti interessi alla scienza?

Perché nemmeno l'amore, animale!

Vassìlievic, lasciami in pace!

- Okay, stop! Tempo? - Un minuto e dodici.

Non va bene. La Prima è fra dieci giorni e voi siete imprecisi.

Lo vi chiedo precisione, non emozioni!

Stella, devi cambiarti dopo aver spinto il tavolo, non prima.

- Chiedo scusa. - Voglio che sei precisa.

Anais, porta subito la tovaglia. Anais? Anais!

- Sì, eccomi. - Dov'è Anais?

- Sono qua. - Anais, porta subito la tovaglia,

sennò tutti aspettano te! Tu mi freghi la messa in "cena"!

La... la messa in scena!

Baptiste, tu... Ti sei visto?

- Sì... - Che giacca è quella?

Poi vestiti dopo aver spinto il tavolo e dopo la tovaglia.

- Eh, Baptiste? - Sì.

Poi non vedo candelabri a tavola. Perché stai lì impalato con i candelabri?

Devono essere a tavola quando si accende la luce. E così complicato?

Sei moscio, étienne. Un po' di pepe al culo!

Victor, spingi il tavolo, ha le rotelle. Non caricartelo in spalla!

- Le rotelle sono rotte. - Cosa?

Le rotelle del tavolo sono rotte.

Posso sapere perché le rotelle del tavolo sono rotte?

- Perché le rotelle sono rotte? - Non lo so.

Oh! Posso sapere perché le rotelle del tavolo sono rotte?

Perché sono rotte? Perché il palco non è pronto e neanche la scenografia?

Va verificato che le rotelle del tavolo di Victor funzionino.

Vanno verificate le rotelle di tutti i tavoli del teatro, di tutta Nanterre!

Non voglio camminare per Nanterre con una rotella che non cammina!

Ah, sei qui? Ti accompagno?

Ehm... No, grazie. Vengono... a prendermi.

- Viene la mia ragazza. - Dimmi una cosa, vieni. Una cosa veloce.

Siediti qui vicino, vieni.

- Che cosa dicono di me? - Niente.

- Che sono un mostro? è così? - Per niente.

- Che sono isterico, ho i nervi tesi? - No, non...

Non ho mai sentito dire questo.

Prima sono scattato, ho avuto uno scatto di nervi.

Però io... sono cambiato.

- è bene cambiare, no? - Ah, beh! Sì.

Anche tu cambi qualche volta?

Sì, per esempio una volta ho tagliato i capelli.

Ma non è stato per... Non so come spiegarlo, ma per me...

Non era perché volevo i capelli corti, era solo per cambiare.

Mi piace lavorare.

Adoro lavorare. E la cosa che amo di più, ma da sempre.

Con l'età non passa mica. Poi quando incontro gente come voi...

- Lo capisci? Mi dà speranza. - Sì.

Mi ridà un po' di coraggio.

Baciami.

Mm?

- Come? - Baciami.

Devo andare.

Vieni. Vieni.

C'è lei che mi aspetta.

Piano.

Tua moglie come sta?

Le hanno dato una nuova medicina molto forte.

Non ha più fame, è dimagrita molto.

Quando faccio l'amore con lei, le sento le ossa.

Però non ha paura.

è tranquilla perché lei crede in Dio.

Dove andiamo? Hai un piano per stasera?

No, non ho un piano.

Lo smetto.

Ho deciso di smettere.

Torna a casa. lo vado.

- Ti chiedo scusa. - Va bene.

Vorrei che fossimo amici.

Guarda che mare

Ma questa notte senza te dovrò restare

Folle d'amore

Vorrei morire mentre la luna...

éfienne?

ScusL

C'è qualcuno?

éfienne?

étienne, io ho paura! éfienne!

- Dovete chiamare un'ambulanza subito! - Per favore.

Dovete chiamarla! Serve un'ambulanza! L'ambulanza!

Dovete chiamare un'ambulanza, lui sta per morire!

Guarda che mare

In questa notte senza te vorrei morire

Perché son solo a ricordare e vorrei poterti dire

Guarda che luna

Guarda che mare

Sta bene! Sta bene. Respira.

Respira! è vivo.

Cosa facciamo qui?

Noi...

- Avevamo appuntamento al caffè? - Sì, in questo caffè.

Ah...

Tu eri in ritardo e... Non ricordi cosa è successo?

Mi ricordo... che sei bella.

Sei andato in overdose, étienne.

Aaah... cavolo.

Ci hanno messi qui, non ti volevano dentro.

- Capisco. - Non volevano chiamare un'ambulanza.

Sono dovuta andare io qui di fronte a chiamarla.

Chi?

L'ambulanza. La stiamo aspettando.

Perché l'hai fatto? Eh? è come chiamare la polizia.

- Decidi sempre per me? - Devi curarti.

- Penso io a fare quello che mi serve. - Ti fai sostituire e vai a curarti!

Loro capiranno. Posso aiutarti a organizzare tutto.

La signora organizza.

Dove vuoi che vada? Dove mi vuoi mettere?

Voglio che ci lasciamo, étienne.

Ti amo, ma voglio che ci lasciamo.

Capisco.

éfienne!

Aspettami!

Scusa!

Buongiorno. Chiamo per i risultati di due test AIDS.

Volevo sapere se Ii avete. Lo abbiamo fatto da tre settimane.

Sì. lo mi chiamo Anais Buisson e la mia amica è Claire D'Arbasy.

Sì.

Ah...

No, scusi, potrebbe darmeli per telefono, per favore?

Ha i risultati, ma non può darmeli?

Per favore, mi dia quei risultati! La supplico! Ah!

Aspetta...

Anais!

Pronto? Sono Claire D'Arbasy, non possiamo venire adesso.

Siamo... all'estero.

In Italia. Stiamo girando un film di Bertolucci.

La supplico, per favore. Si metta nei nostri panni.

Siamo davvero angosciate. Dobbiamo avere quei risultati subito.

La prego, per favore!

No...

Siamo negative! Siamo negative!

Non c'è niente!

Non c'è niente!

Ti ho aspettato stanotte.

Ho dormito da mia madre.

Andiamo a mettere il costume?

Mi piace la tua schiena.

Qui, vedi?

Esattamente qui, l'adoro.

Dai, vieni.

- Non siete in costume? - Stiamo andando.

Sbrigatevi.

étienne, durante le prove, quando hai mangiato la mela,

hai leccato il coltello. Rifallo. Ricordatelo.

Anche il collo mi piace.

Se recitate così, non andiamo in scena. lo mi rifiuto, annullo tutto.

Non è un passatempo recitare, non è... niente.

è pericoloso, è difficile.

Voi avete una responsabilità, quando recitate.

Lo posso guidarvi, darvi indicazioni, ma poi devo vedere

che questo spettacolo è importante pervoL

Nella vita vi colpiscono le storie d'amore?

Il fatto di vivere per voi è una cosa importante?

Vi fa soffrire, vi fa ridere, vi fa piangere?

è la vita che voi dovreste rappresentare.

Perché dovrei stare a guardare persone che in scena fingono?

è una cosa di nessun interesse.

Preferisco sedermi in un bar a guardare delle persone vere.

Che faccio in un teatro a perdere tempo davanti a persone che...

che non hanno nessuna urgenza, ma nessuna di recitare?

Niente.

Recitate dei personaggi di Cechov e non portate niente in scena.

Nessuna solitudine, nessuna passione, nessuna vita, niente.

Riprendiamo. Dalla scena dei fuochi d'artificio.

- Che scena è? - Che scena è!

- Atto 18, scena 2. - Atto 18?

Atto secondo, scena 18.

Scusate. Lui mi stressa.

Restiamo amici, mia cara. Perché essere nemici?

- Una parola, per favore! - Ah, ecco i personaggi principali.

Cavolo! Tutto bene?

Venite, ci sono i fuochi d'artificio.

Datemi la mano, Mihàil Vassìlievic. Grazie!

Mamma? Mamma, dove siete? Oh!

Ma che cavolo!

Platonov?

Serghèj, aspettate! Ancora non ci sono tutti!

Venite, Sofia, mi sembrate triste.

Dove sono finiti tutti? Sto arrivando! Sto arrivando!

Il vero genio sei tu, non è lui. lo lo so.

Mi piacerebbe lavorare solo con te, per tutta la vita.

- Sì, lo dici adesso. - No, no, parlo sul serio.

Dai, adesso devo lavorare un po'.

Dai.

Quando ti vedo, mi riscaldi il cuore.

Signor Chéreau!

Lo ho fatto lo stage e non mi avete preso, però le piacevo.

- Adesso però dovrei... - Sono qui, se avesse bisogno.

Se dovesse... Mi ascolti, la prego. lo so fare tutto!

So anche essere buffa!

Sono consapevole...

Che ti vorrei sposare.

Allora...

Bene, ci restano tre giorni di prove.

Ho deciso di tagliare il terzo e il quarto atto.

Faremo primo e secondo e ci fermeremo alla scena dei fuochi d'artificio.

è parecchio lavoro, i primi due atti sono parecchio lavoro.

Chiedo scusa.

- Lo così non ho da fare più niente. - Che cosa? Non capisco.

- Non ho da fare più niente. - Che vuol dire?

Le scene di Kàtia sono nel terzo e quarto atto.

Sì, ma ci sarai comunque.

No, la scena con Stéphane, per esempio? Non ci sarà.

è andata così.

- Che ci sto a fare in questa scuola? - Smettila! Smettila!

Così non imparo niente.

- Faccio la comparsa che porta i piatti? - Non fai la comparsa, Anais.

- Sì, spingo i vecchi e servo i piatti. - Pensi che reciti solo quando parli?

No, ma è interessante avere qualcosa da recitare.

- è interessante servire i piatti. - Non voglio servire i piatti.

Va bene, allora è un errore, Anais.

Lo non ti volevo qui, Pierre ha insistito.

Ricordi il giorno dei risultati? Pierre aveva aggiunto il tuo nome.

Lo non volevo che tu entrassi.

è perché Pierre ha insistito e basta.

- Tu non mi emozioni, Anais. - Prego?

è così, non posso farci niente.

Mi scusi, in effetti avrei voluto recitare in "PIatonov".

Però le mie scene erano alla fine

e visto che ha deciso di tagliare la fine, non ci sono più in "PIatonov".

Questo mi rende un po' triste

perché ho imparato la commedia a memoria.

Sì, ma io me ne frego!

Hai il culo grasso, questo è grave e...

Che cosa fai?

Ti amo.

Sì...

ma io no.

Scusa.

Vai, vai!

Uno...

due, tre.

Uno, due e tre.

Signorina! Signorina!

Signorina, c'è la madre del suo fidanzato. La vuole al telefono.

Pronto?

No... No...

No... No! No, no, no... No, le dico di no!

Continua a dirmi che étienne è morto e le ho detto che non è vero.

Signora, io... Si sbaglia, guardi meglio. Sono sicura che respira!

Lui fa sempre così, si sa che poi...

Aaah! La smetta di parlare!

Non capisco, sento... le sirene di un'ambulanza, ma è vero?

Che cosa fai tu qui?

Hai dormito con me?

Che ore sono?

Aaah...

Aaah... Aaah...

Aaah...

- Aaah! Aaah! - Sssh... Calmati.

- Aaah! Aaah! Aaah! Aaah! - Sssh...

- Calmati! - Aaah! Aaah! Aaah!

Ehi, ehi!

- Gli faranno un'autopsia? - Sicuramente.

Per le overdose fanno sempre un'autopsia.

Sono obbligati.

- Aprono un'inchiesta come per i suicidi. - Sì, va bene!

Non si è suicidato, è un incidente.

O torniamo a casa,

attraversiamo il parco e... camminiamo per strada

piangendo,

disperandoci

e domandandoci com'è possibile

e avendocela con lui perché ci ha abbandonato

o attraversiamo quella piccola porta là.

Cerchiamo di infilarci i costumi,

con molta difficoltà,

e proviamo a recitare.

Ci proviamo perché...

Perché...

è quello che sappiamo fare.

Proviamo a recitare davanti a persone che non lo conoscevano,

che non sanno nulla.

Perciò proviamo a farlo il meglio possibile.

Lo facciamo il meglio possibile pensando a lui.

Aspettate. Chi farà la parte di Osip?

No.

Faccio io.

Volete sentirmi il polso? Sto bene.

Non sentirvi il polso, baciarvi la mano.

Che bellezza! Che dolcezza!

Come fate a mantenere mani così bianche? Delle mani meravigliose!

Vien voglia di baciarle ancora una volta.

- Una partita a scacchi? - Si faccia!

è mezzogiorno e un quarto, gli invitati avranno fame.

- Sì, io ho una fame terribile. - A voi nemmeno lo chiedo.

Avete sempre fame anche se mangiate ogni dieci minuti.

Iniziate.

- Maria! - Che volete?

Lo vi chiedo scusa. In me arde il fuoco della vergogna.

La vostra mano, per favore. Facciamo la pace, orsù.

' La pace! ' La pace?

Sta arrivando! Sta arrivando!

- Sta arrivando. - Venite, Sofia.

Venite!

Sofia?

Sofia?

Ah!

Tanto ho chiacchierato con Vèngherovic da dimenticare il caldo.

Sono stupita dal nostro giardino, Serghèj.

Da dove passate per andare a casa vostra, da Iusnovska?

No, da lusnovska il giro è più lungo.

Si va dritti per Platonovska.

Conosco Platonovska. Esiste ancora?

- Certo! - Ho conosciuto il proprietario,

Platonov.

Serghèj, sai cosa è diventato questo Platonov?

Forse avrebbe dovuto chiederlo a me.

Lo credo di saperlo, ma non ricordo il suo nome.

Anch'io l'ho conosciuto, si chiamava Mihàil Vassìlievic.

Sì, si chiama Mihàil Vassìlievic. L'ho conosciuto che era studente,

quasi un bambino.

Non c'è niente da ridere nelle cose che dico.

Decidetevi a riconoscerlo o scoppierà dall'impazienza.

Perché sei venuta a New York?

Non lo so. Io...

Dovevo venire.

Sentivo di dover venire.

Spiegaci che cosa è successo.

All'inizio non c'era nessuno.

E poi io...

Ho visto il suo orecchio.

Potevo toccarlo.

Il piccolo orecchio, minuscolo.

Poi ho messo il mio braccio sotto di lui.

Sentivo il suo corpo sul mio braccio.

Era così piacevole.

E lui?

Era felice?

Stava dormendo, quindi...

Non lo so.

Lo spero.

Okay.

Tutto bene.

Sì.

Stai fumando?

Fammi fare un tiro.

Camel.

No, non la sento.

Ah, sì! Ora la sento.

Smettila... Smettila!

éfienne? Dove sei?

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