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Zulu
Praga,
Amsterdam,
dove sono
molto più open
molto più avanti.
Quindi
non è un problema
andare in un bar
e
fargli servire la birra
in una ciotola
e fargli bere la birra
dalla ciotola
in pubblico. In un bar.
Cioè dalla ciotola?
dalla ciotola del cane!
le dico alla barista
mettimi qui la birra
gliela faccio
bere da lì.
Cioè aspetta...
che devo capire, hmmhhm
tipo tu sei in un bar
con quest'uomo
e quindi tu
ti ordini il tuo drink
o la tua birra.
Lui si ordina una birra.
Gli dà la ciotola c'è.
Il cameriere
gli da una ciotola
Del cane
e lui la beve
così, cloc cloc
Lì al tavolino
con tutte
le altre persone
a terra! a terra.
Lo faccio come un cane.
Certo.
no vabbè questo
assurdo, si!
Sì, poi ci sono comunque
bar dove
ti permettono di fare
determinate cose
e magari lo posso fare
spogliare nudo
come un verme.
Gli metto il collare
e lui fa il mio cane.
Mi porta a passeggio.
Cioè tu stai
portando quindi
in quel momento
un uomo
adulto all'aperto.
In un bar, in un bar.
Magari non per strada,
coccolare intendi
proprio come
quando porti il
cane al parco?
si si si lui
cammina a quattro zampe
e mi ci si
siedo di sopra.
Lo uso come poggia piedi
e gli dico
quando può bere o no,
se ha fatto il bravo
pazzesco!
Abbaia ovviamente
come un cane.
Oh mio Dio.
Sì.
Questa è stata questa
ahahha un bel colpo
perché sto cercando
di immaginarmi
la situazione te
ti fai le risate
a me piacerebbe vedere
una roba del genere,
è fuori dal comune.
Appunto in un
posto open, però
purtroppo in Italia
siamo ancora un
attimino indietro,
certohhh però io
sono fiduciosa.
Sono veramente fiduciosa
che le cose cambino a
poco a poco, si...
No, questa questa
è stata
cioè lo scenario,
lo scenario
di questo così nel bar
di entrare e sedermi
che mi sto bevendo
un drink.
con la mia ragazza,
Sì, poi
ci sono tanti bar,
con gli amici
e poi ti giri
e mi vedo uno nudo,
si, che sta andando
a quattro zampe.
Però in questo
genere di bar
la cosa
fi*a è che, appunto.
se vedo
una scena del genere
ho bevuto un po'
Sono per terra
anch'io arrotolato
che sto svanendo, o no?
Però tu saresti
cioè, a te immagino,
non so perché
ti immagino
una cosa così serissima
in quel momento.
Seria, compiaciuta.
Eh capito cosa intendo?
certo.
Anzi a parte comunque,
ovviamente,
che sono
un esibizionista,
altrimenti
ti piace.
Mi piace essere,
che ti vedano guardatemi
ok ok, ma guarda
questa tipa.
Ok sì, ok ok e comunque
ovviamente
in questo genere di bar
se entra qualcuno a cui
danno fastidio
questi tipi di
spettacoli è lui il
non benvenuto.
Le persone normalmente
hanno
problemi di relazione
sia a livello personale
che professionale, ah si?
che sia amicizie, partner
in primis,
ma anche colleghi
e superiori,
le dinamiche di relazione
sono molto comuni,
quindi nel mio approccio
del coaching
spiego le dinamiche
di base
che fanno sì
che il nostro
rapporto funzioni
indipendentemente
dal fatto che
tu possa essere un amico,
un partner o un collega.
Quindi si parte dal capire
che cosa fa
funzionare una relazione,
a prescindere dal contesto
in cui
questa relazione
esista ok, parto da lì,
quindi, far capire
ad esempio
i principi base
di una comunicazione
efficace.
La gestione dei conflitti
e aiutare le persone
a non dare
per scontata la cosa
più semplice.
Siamo tutti diversi.
Certo, che è
una cosa
che tutti sappiamo,
di cui tutti
possiamo parlare al bar
dello sport
Però poi
all'atto pratico diventa
un po più difficile
perché tendiamo a dare
per scontate tante cose.
Assolutamente.
Diciamo che
il mio approccio è quello
di farti
vedere le cose che credi
di conoscere
da una prospettiva
leggermente diversa,
perché
sono quelle che
ti mettono maggiormente
in difficoltà.
E lì lì,
secondo te,
quelle che hai visto
comunque
nella tua esperienza,
che sono
i blocchi principali
per le persone
nel riuscire
a essere a sviluppare
anche in maniera naturale
e senza troppe angosce
o ansie?
O passami il termine trip
che uno si fa
nella testa sul,
ah ma non riesco a farlo
in maniera
tranquillo pure
il lavaggio del cervello
che uno si auto fa per
magari condurre anche
una
semplice conversazione.
Si, qual è che
hai visto che
sono i blocchi o comunque
gli ostacoli principali
nella tua esperienza?
Sono di natura
prettamente educativa
e culturale,
cioè il fatto
che ogni ogni relazione
parte dal dover
necessariamente
mettersi in mostra
anche in questo momento
normalmente,
in questo tipo di
posizione qualcuno
cerca di
invece di lasciarsi andare
e divertirci,
conoscere una persona.
La volontà è sempre
quella di
mostrare di essere bravi,
all'altezza, importanti
e fare colpo,
che ovviamente
è importante
perché sarebbe stupido
dire il contrario.
Allo stesso tempo
diventa un po ansiogeno
come concetto,
perché fin da bambini
impariamo a dover necessariamente
dimostrare di far bene
i nostri compiti
di essere all'altezza
e prendere i bei voti.
E questo
chiamiamolo strascico
culturale
te lo porti anche
da adulto.
Dove tutto sembra
quasi essere
una sfida, no?
nel quale le persone,
invece di lasciarsi andare
al rapporto,
tendono a viverlo
come un compito in classe.
Devo essere bravo
devo essere all'altezza
e questo lo vedi
perché sembra quasi
di una gara,
invece di
essere un rapporto umano
diventa una
gara di valore.
Chi è più
bravo a fare qualcosa,
chi ne ha di più,
Chi ne sa di più.
E questo porta
a pregiudizi
e a volte anche
a conflitti
molto importanti, eh certo
A prescindere
dal lavoro che fai.
Il network
e
il sapersi relazionale con
le persone
alla fine
rimane alla base,
quindi può essere
estremamente competente,
sul tuo lavoro.
Però magari
la tua incapacità
di saperti relazionare
o comunque
appunto fare network,
magari
ti impedisce di crescere
quanto magari
una persona
che ha meno skills
rispetto a te
a livello lavorativo.
Però ha questo fare innato
che riesce a relazionarsi
con tutti
e di conseguenza
da essere umano,
ti senti
più a tuo agio
con quella persona
piuttosto che con Simone
che ovviamente
non è il tuo caso,
ma che magari sei
estremamente competente.
Però cavolo,
quando siamo insieme
c'è sempre
quella stranezza
nell'aria, no?
perché ti vedo
proprio in difficoltà
nel comunicare con me.
Esatto, esatto.
È un po
quello che succedeva a scuola
quando vedevi
chi magari
non aveva studiato tanto
ma riusciva
a vendersi bene
e tu che avevi fatto
magari bene i compiti.
Stessa cosa
poi nel lavoro
a trent'anni dopo!
Esatto.
E qui che parte
il valore della relazione.
Capire
che relazionarsi bene
non è nella società
in cui viviamo
non è un optional,
è un esigenza
che tutti noi
abbiamo proprio perché,
come ti dicevo prima,
le persone
di cui tu sia in grado
di circondarti
rappresentano anche
da una parte
il tuo più
grande successo,
sia nella vita privata
che nel lavoro.
Circondarsi delle
persone giuste,
ma anche
il tuo più grande
fallimento,
quando purtroppo,
proprio perché non
ti rendi conto di
certe dinamiche
che io proprio
trasferisco
nel mio lavoro
alle persone,
possono rappresentare
veramente
un grande handicap.
Anche perché
faccio fatica a pensare
che tu possa
definirti una persona
un uomo felice
in questo caso,
quando non
hai buoni rapporti
né a livello privato,
né a livello lavorativo
no suicuro Che sarebbe
sarebbe veramente
prenderti in giro, per cui
nel mio lavoro
il focus principale
è aiutare le persone
a sviluppare
prima di tutto
una
leadership di relazione,
perché la qualità dei tuoi
rapporti determina
poi la qualità
anche della tua stessa vita.
Questo è quello che noi
chiamiamo coaching
one to one,
il coaching individuale
che è ancora oggi
la parte più richiesta.
Poi ci sono anche
i gruppi,
ad esempio nelle aziende.
Questo è,
io me ne occupo molto,
quasi
il mio core business,
nel senso
che nei team di lavoro
spesso è
il problema principale del
perché
qualcuno
non è così produttivo
come sulla carta
dovrebbe essere ok.
Ed è anche il
motivo del perché
spesso le aziende
perdono il know-how
perchè io
ti pago per
il curriculum, per
le skills che tu hai.
Però la tua incapacità di
generare buone relazioni
all'interno
dei tuoi uffici,
nell'ambiente di lavoro
o di lavorare
con dei gruppi che sei
preposto a guidare,
crea un problema
alla mia azienda. Certo.
Ed ecco
perché le persone tendono
non tanto
a lasciare l'azienda
per cui lavorano,
ma le persone
con cui lavorano
e soprattutto
negli ambienti di lavoro
diciamo più malsani
di quelli che
portano un po
allo stress eccessivo
che poi
si ripercuote a casa,
sono quelle che vengono
maggiormente danneggiate
perché comunque
il è lavoro
molto pervasivo
lo stress lavorativo
oggi lo senti
nella vita privata.
Assolutamente è Indubbio
anche le persone più
positive toste di testa,
Le paghi torni a casa,
insomma, torni a casa
col fegato in mano a volte
e questo
nella vita privata
Poi più responsabilità
e magari
più ricopre una posizione
in cui ti è richiesto
di fare
di prendere
decisioni importanti
è sicuramente un fardello
che lo accusi
e gli strascichi
te li riporti a casa.
Esatto.
Ed ecco perché
parto spesso
dall'area lavorativa
perché il lavoro
è comunque
un'area che ti occupa
quasi due terzi del tempo.
E li ti lasciano
un accesso
proprio a 360 gradi?
dipend...
per farti un idea
Dipende Dipende dagli
obiettivi dell'azienda
e dal
livello
di crescita dell'azienda.
Perché poi ci sono cose
che tendono un
po a tenere
chiuse e coperte.
Vogliono
farsi aiutare, ma
non ti raccontano
tutto ok.
ok, vale nell'individuale,
questo poi con il gruppo
immagino di più, con
la persona
però se siamo io e te,
cioè ti devo dare
le informazioni
che ti servono.
Immagino per dirmi
Ok GIO partiamo da qua.
Qui dipende.
Sì, dipende molto da me,
anche perché
spesso il cliente
non sa che cosa ha
tra virgolette,
a che cosa va incontro
perché la mia professione
viene confusa
con quella dello psicologo.
E sono
due professioni
completamente diverse.
Ti è mai capitato di
passami il termine
fallire tra virgolette,
cioè che non
sei riuscito ad impiantare
quella è quella
quel concetto
che gli volevi passare
a quella persona
con cui ha lavorato.
Non lo so.
Diversi settimane,
diversi mesi,
qualunque sia
il periodo di ricerca?
Assolutamente sì.
Ovviamente, essendo
ormai vent'anni
che faccio
questa professione
nei primi anni
gli errori erano tanti
e quindi il fatto di
non riuscire a trasferire
certi concetti che poi
nel mio lavoro
non è tanto
insegnare qualcosa
ecco come
mi piace
chiarire questa idea.
Il coach
non ti insegna a vivere
meglio,
facilita l'espressione
di qualcosa
che già dentro di te
ti aiuta a fare chiarezza
su una dinamica
che in quel momento
per te rappresenta
un problema
e che da solo
non riesci a risolvere.
E una prospettiva esterna
più obiettiva
ti permette di
essere un po più lucido
nel prendere
un determinata
decisione o fare un
determinato cambiamento.
Però diciamo che
ho fallito tante volte.
All'inizio pensavo fosse
un grave errore,
oggi ho capito che
invece è parte
naturale del mio processo
di crescita
personale e professionale,
per cui
ci sto male quando accade,
ma lo accetto umanamente.
E vado avanti.
Poi devo dire che
con la volontà,
perché comunque
un rapporto a due
non è una strada a senso
unico.
Mi metto sempre
nei panni
di chi ha veramente
voglia di
aiutare qualcuno.
E come ti dicevo prima,
non parto dall'idea
che devo dimostrarti
di essere bravo.
è una cosa
che ho fatto all'inizio,
come credo chiunque.
Poi ad un certo punto
ti rendi conto.
Ma perché lo sto facendo?
Se voglio
aiutarti, Giorgio,
quello che devo fare
un po vestire i panni del
chi ha tutte le risposte.
Un coach
non ha tutte le risposte,
è un essere umano,
è una persona che vive
gli stessi problemi
che vivono tutti.
Si lo porti già più
su un piano empatico.
gli fai capire
guarda che
le robe che senti tu
le sento
esattamente anch'io.
Solo che ti posso dire
quelli che sono dei tools
che io utilizzo
per riuscire ad avanzare,
non lasciare che magari
mi blocchino
questi pensieri.
O queste emozioni.
Esatto,
anche perché
è scontato dirlo.
Però va sottolineato
perché poi
le cose che
date per scontate
sono quelle che ti creano
come ti dicevo
prima,
ha maggiori problemi
il professionista che
hai di fronte
è ovviamente
un essere umano
e come tale
deve avere dei problemi.
Quindi mitizzarlo come
chi ha tutte le risposte o
il Guru della vita
o il filosofo di turno.
A me non piace molto.
Piace pensare al coaching
come veramente
la capacità di
fare chiarezza sulle cose.
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