All language subtitles for Marco.Polo.1982.DVDRip.XviD.Ita.Full.Version.3.of.8

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Original subtitles

(GU ARDIA IMPARTISCE ORDINI IN ARABO)

(in latino) Animam suam perducant ad te, Domine.

(ORDINI IN ARABO)

in gabbia come bestie.

(ORDINI IN ARABO)

Uccideranno anche noi. Ci ammazzeranno tutti come cani.

Così, messer Polo, quelli sono gli invincibili mongoli di cui ci avete parlato.

- Non avete mentito solo a noi, ma a Sua Santità il Papa! - Sta' zitto.

Se qualcuno chiede, siamo tutti mercanti italiani.

(PARLA IN ARABO)

NICCOLÒ: Inginocchiatevi.

Per l'amor di Dio, moya, moya. Acqua!

< Sukran, sukran!

- Voi siete Matteo e Niccolò Polo da Venezia.

Sì, mi chiamo Niccolò Polo. Questo è mio fratello Matteo e mio figlio Marco.

< Viaggiamo con i nostri servi e con questi amici.

Io sono Ali Ben Youssuf. Il sultano Baybars mi ha affidato il comando di questa regione.

la nostra lingua. - Perché non dovrei?

È la prima lingua che ho imparato.

Fino a dieci anni fa il mio nome era Lorenzo Izzo.

- Sono nato a Ragusa.

Siamo nati sullo stesso mare.

Io ero pescatore.

Un giorno ci fu un attacco di pirati musulmani.

Fui ferito e sarei annegato se un mio compagno non mi avesse aiutato.

Fummo catturati, incatenati, portati a Tripoli e venduti come schiavi.

Musulmano.

Trovai un padrone giusto e illuminato, che mi istruì nella dottrina del Profeta.

- Che Allah sia benedetto. - Vi siete convertito per evitare la schiavitù.

Sono diventato un vero credente. Ho imparato che la parola del Profeta

è l'adempimento della dottrina di Mosè e Gesù, i grandi profeti che lo precedettero.

- Egli è il sigillo dei profeti, l'ultimo.

Non potevo bere con voi perché questo è il mese del Ramadan,

quando noi musulmani celebriamo la rivelazione del sacro libro, il Corano.

Dall'alba al tramonto le nostre labbra non possono toccare né cibo né acqua.

accondiscendere agli orrori che abbiamo visto?

Seguendo Maometto, l'uomo distrugge la vita nel nome del Signore.

Guarda!

Quei bambini, quelle donne...

I loro occhi non hanno più lacrime.

Quanti di quei disperati i tuoi crociati hanno massacrato nel nome del Cristo

per conquistare la città di Gerusalemme che è santa per tutti?!

Non solo per voi cristiani.

- È l'olio della lampada che arde sulla tomba del Signore.

il grande Khan dei mongoli.

È scritto nella lettera, con il sigillo del Papa.

È il segno della vostra superstizione.

Nelle nostre moschee non troverete un solo idolo.

Ma voi riempite le vostre chiese di immagini che avviliscono la figura di Dio,

e adorate quelle immagini, così come considerate divino quest'olio

e come avete diviso Iddio, l'indivisibile, in tre persone.

( ALI PARLA IN ARABO)

Non c'è altro Dio che Allah e Maometto è il suo Profeta.

Voi siete preti e voi servi del mongolo Kublai.

e la legge di guerra, meritate la morte.

(JACOPO GEME)

Nel nome di Dio, il Dio del nostro padre comune, Abramo,

anche se ora siamo così lontani, vi prego di avere pietà!

accoglieremo il nostro martirio con gioia.

Ma questi...

Questi innocenti mercanti non hanno nessuna colpa di questo conflitto.

Ringraziate il Profeta.

L'uomo che mi salvò la vita era veneziano.

Avevo un debito con lui, che ora pago.

Ho giurato di ripagare la mia vita salvandone altre.

Ho dato ordine che vi siano restituiti i cavalli e tutta la vostra roba.

Vi ringraziamo di tutto cuore e non vogliamo offendere la vostra generosità con l'inganno.

Anche noi abbiamo fatto un giuramento,

- dobbiamo tornare dal Khan. - Sulla strada per l'Oriente c'è solo morte.

- Non arriverete mai dal Khan.

- Ma non vogliono ascoltarci.

- Tornare indietro è pericoloso come continuare.

in cambio di alcuni nostri guerrieri, abbiamo rilasciato un gruppo di prigionieri crociati.

potete raggiungerli e viaggiare sotto la loro protezione.

Vi siamo molto grati, signore,

ma, come vi ho detto, non lo possiamo fare.

Conoscete la lettera, sapete che abbiamo dato la nostra parola.

E io ho dato la mia parola di lasciarvi liberi, ma non abusate troppo della mia pazienza.

Tornatevene ad Acri, dal vostro Papa.

Ditegli che è una follia un'alleanza con Kublai.

il suo invincibile esercito umiliato, sconfitto.

Ditegli...

che se il suo scopo è di raggiungere un ideale di convivenza e di pace,

anche lui deve accettare che un unico padre, Abramo, ci unisca tutti.

Cristiani, ebrei,

musulmani.

Prendete le vostre cose.

Io ho ancora una richiesta da farvi.

Ci avete risparmiato la vita, ma un mio amico è morto. - Ti ho visto piangere per lui.

Era come un fratello, per me.

Concedetemi di seppellirlo e di mettere il segno della fede sulla sua tomba.

- Che c'è? - Bravo.

GUGLIELMO: Cristo nostro Signore ci ha protetti. Lui ci condurrà fino ad Acri.

Ci avete mentito, Niccolò Polo.

NICOLA: Abbiamo visto tutti la verità, con i nostri occhi.

- Ora ascoltatemi.

Ciò che abbiamo visto è una battaglia persa, solo una scalfittura per l'impero mongolico.

Per il Gran Khan l'esercito di Ben Youssuf non è più di qualche granello di sabbia.

Ma che dite? Non avete sentito le parole di quel rinnegato?

Il Papa ci ha fatto giurare di compiere la missione.

di rompere il giuramento?

Non parlare di missione. È facile leggervi nel cuore.

- Fratello Nicola ed io torniamo ad Acri, dal Papa. - Vigliacchi.

Non siamo vigliacchi.

Cosa sapete di noi?

Abbiamo superato tante prove senza paura.

Il Signore ci ritiene responsabili delle vostre vite, come delle nostre.

E non ci perdonerebbe se le gettassimo via senza necessità.

Non dovete pensare mai che siamo vigliacchi.

Perché non torniamo insieme ad Acri? Cercheremo di raggiungere quei crociati.

Dobbiamo avvisare papa Gregorio che la pace è possibile non con i mongoli,

- ma con i musulmani. - Ascoltateli, messer Polo.

- Che cosa hai detto, Jacopo? - Non è sbagliato, signore.

Se la via d'Oriente è bloccata, perché non tornare ad Acri e aspettare

- finché le cose si siano sistemate. - Non sai di cosa parli.

Oh, io? No, non io. Loro.

È gene istruita.

Molto intelligente.

E per di più sono preti.

Quando avete visto Teobaldo era solo un crociato. Ora è Papa.

Chi lo dice che un giorno uno di questi preti non indosserà l'abito porpora da cardinale?

Tappati la bocca, stupido!

Noi proseguiamo e voi verrete con noi.

Anche a costo di trascinarvi per le orecchie e legarvi sulle selle.

Marco, tu gli farai da guardia fino all'alba!

vi faccia ritrovare la ragione.

E il coraggio. Perché neanche io voglio che voi moriate davvero per niente.

Ti stai addormentando, messer Marco.

Stavo pensando...

a quel rinnegato, Ben Youssuf. Uno strano uomo.

Ha vissuto due vite, completamente diverse.

E ora è una persona del tutto nuova.

Forse perché ha visto la morte in faccia, messer Marco.

- Quando stava per annegare l'ha vista. - E allora...

perché tante crudeltà nel suo campo?

- Chi dà gli ordini è lui. - La guerra è una cosa terribile.

E non c'è posto per la misericordia.

È questo che mi ha colpito. Ben Youssuf ha avuto pietà di noi.

Dormi ora. Dormi.

(gridando) Padrone!

I preti sono fuggiti, padrone!

I preti...

Avresti dovuto andartene anche tu.

- Almeno ci siamo liberati di loro.

Non arriveranno ad Acri, li sgozzeranno.

Avevo ragione!

e quello che scopro di te non mi piace.

Sono villaggi in fiamme.

Non si può continuare. Torniamo indietro.

Torniamo a casa.

Eh, sì, Niccolò. Forse Ben Youssuf aveva ragione.

La strada più sicura è quella per Acri.

No.

verso la Persia e dirigerci a Hormuz.

arriveremo fino in Cina.

Dio mio...

parlare da un mercante di Costantinopoli.

dato che la vediamo.

MARCO: Perché brucia?

NICCOLÒ: Ci sono molte cose che non possiamo spiegare.

risposta.

- Eppure ci deve essere una... - Zitto!

- M ARCO: No, hanno paura di noi.

Speriamo... Tieni.

Mi capite? Siamo amici!

Noi siamo vostri amici.

Non vi facciamo del male.

Mangiare. Tieni!

Venite! Venite!

Niente male.

Davvero niente male.

- Dove l'hai trovata? - Colline.

È difficile, come si fa a venderla? Ha troppi difetti.

- Che cosa chiedi?

Cambio: coltelli, stoffa...

Abbiamo coltelli e cuoio, ma queste sono poco più che sassi.

- Ne hai altre? - No, difficile trovare altre.

''Pietre preziose''.

- Molto.

C'è il mercato delle perle, lì. Che ne sa di pietre un mercante di perle?

mondo, nessuno comprerebbe pietre simili.

per decorare cinture, o coppe per bere.

NICCOLÒ: Be'...

Guarda: tre coltelli e una borsa di pelle,

- per tutte le pietre.

Il cibo l'ha messo di buon umore.

puro e hai visto come sono lavorati?

Credo di sapere quello che ti stai chiedendo.

Una volta, tanto tempo fa,

da questi pozzi sgorgava solo acqua purissima.

Poi, un giorno, tre saggi si fermarono qui.

Ritornavano da un lungo viaggio in un paese lontano, dove un re era appena nato.

Un bambino re.

Erano andati a rendergli omaggio.

Il bambino re fu molto lieto dei loro doni:

oro, grani di incenso e un'erba buona, chiamata mirra.

Sua madre, in cambio, fece loro un regalo: un cofanetto.

Disse loro: ''Tenete questo con voi''.

''Dentro troverete qualcosa che vi ricorderà la nascita del re bambino''.

''Qualcosa che ha piccola dimensione,

ma la sua sostanza ha l'immensità della fede''.

Una tempesta di sabbia spinse i tre saggi uomini

a cercare rifugio qui, a Saveh.

Uno disse: ''Apriamo la scatola e vediamo cosa ci ha dato il re bambino''.

Dentro trovarono solo un sasso.

Una piccola pietra nera.

Con disappunto, la gettarono in uno dei pozzi.

Subito dopo, l'acqua divenne spessa e nera come l'olio e prese a bruciare.

E divenne fuoco.

Quel fuoco che vedi davanti a te.

questi pozzi non hanno mai cessato di ardere.

I tre saggi uomini non vollero più continuare il loro viaggio.

Vissero qui, a Saveh, fino al loro ultimo giorno.

Sono sepolti appena fuori del villaggio, sotto quelle colline.

E qualche volta, pietre preziose fioriscono dalle loro tombe.

< Vieni a dormire, dobbiamo partire presto!

C'è come qualcosa di putrefatto nelle viscere della terra, ma dà luce.

E calore.

(LAMENTI E PIANTI)

(PIANTI E GRIDA, ORDINI DELLE GU ARDIE)

Proviamo da questa parte.

(VOCI E GRID A)

(ORDINI DI GU ARDIE)

< Venite! Venite, signori. Da questa parte.

Qui troverete da mangiare e da bere e un letto sicuro per la notte.

Vi do il benvenuto in nome di Allah.

Che sta succedendo nella vostra città?

Zora! Zora?!

Zora!

Siete in buona salute, non è vero? Dall'aspetto state bene.

Vedete, io ci tengo al benessere di tutti quelli che vengono sotto il mio tetto.

sono piene di topi grossi così.

marciscano nelle stive.

È delle navi la colpa! Hanno portato loro l'infezione in città.

Ma è limitata a uno o due quartieri soltanto.

Stiamo purificando l'aria e ogni posto contaminato viene sprangato subito.

Sembra solo un mal di ventre con vomito, ma non vi preoccupate, qui non c'è.

L'infezione, voglio dire. Che Allah ci protegga.

Nessuna persona che non sia sana può entrare qui.

in questo momento.

Uno è uscito poco fa e l'altro ha bevuto troppo vino di datteri e si è messo a letto.

Evitate l'acqua, però. Voglio dire, quella infetta.

Per fortuna io ho uno dei pochi pozzi che non è contaminato.

La mia acqua è pura come se uscisse da una sorgente di montagna.

Prendete tutta quella che volete. Venite, vi mostro le vostre camere.

Ci fermeremo poco, dobbiamo partire per l'India.

partite, ormai. E le altre sono piene di topi.

al porto. Prendete la prima a sinistra,

alla fine a destra e poi a sinistra.

- Jacopo, tu resti qui. Agostino, occupati dei cavalli.

Sei sua figlia?

Sua moglie?

Io sono sposata, ma non con lui.

Mio marito se n'è andato con un'altra donna. Ha lasciato me e altre due mogli.

Non l'ho più visto. Io faccio questo lavoro per vivere.

Capisco.

So che vuol dire aspettare qualcuno a lungo.

Hai detto che tuo marito aveva altre due mogli?

Il Corano, il nostro sacro libro, ci insegna che amare un uomo è dovere della donna,

ma a un uomo è concesso avere molti amori.

(RUMORE DI PASSI)

Non possiamo parlare qui, arriva il padrone.

- Marco, vieni! a sinistra, poi a destra e ancora a sinistra.

casa. L'infezione può essere dappertutto.

(COLPI, VOCI E GRIDA)

doveva esserci la peste a bordo.

non andremo certo per mare.

Ehi! Venite, presto! Aiutatemi! Aiutatemi!

Guardate! Guardate...

- Chi è quest'uomo?

< Volevo aiutarlo, ma non ho osato toccarlo. È caduto per le scale...

- E Agostino dov'è? - Non è ancora arrivato.

Siamo in trappola, moriremo come topi qui!

qui dentro!

- No.

- Dobbiamo stare qui ad aspettare la morte.

o sta morendo.

- Non possiamo morire qui. - Ho pregato perché l'acqua lavi via tutto,

sporcizia e infezione, e il fuoco bruci ogni cosa.

i bagagli, presto! Presto!

- Tieni. Tieni!

- Vieni, Agostino!

(LAMENTI E PIANTI)

Via!

(GRID A IN LONTANANZA)

ZORA: Di qua! Da questa parte!

Andiamo!

Se andate dritti arriverete all'oasi dove si fermano le carovane.

- Ma ci servono i cavalli. - Li ritroverete all'oasi,

- ma non attraversate la pianura da soli. - Perché? - Per via dei caraunas.

- M ATTEO: Chi sono? - Predoni del deserto.

Arrivano con la nebbia e sbucano fuori come diavoli. Nessuno riesce a salvarsi.

che la peste.

No. Quei bambini che hai visto con quella donna sono i miei. Hanno bisogno di me.

Forse solo il fatto che loro esistono mi ha salvato finora dalla morte.

Capisci? Non li posso lasciare. Devo stare qui e lottare per loro.

Devo difenderli.

Che Allah sia con voi.

Agostino?

- Che cos'hai? - Mi sento bruciare dentro.

Sono pieno di dolori.

- Padre! Fermiamoci per riposare! - No, dobbiamo continuare.

Dobbiamo arrivare al sicuro prima del tramonto.

M ATTEO: C'è una carovana! Andiamo con loro.

(PARLA IN ARABO)

(GRIDO D'ASSALTO)

M ARCO: I caraunas!

(GRIDO D'ASSALTO)

- MATTEO: Agostino! - M ARCO: Forza, Agostino!

Siamo amici!

- Aprite la porta!

Veniamo in amicizia. Siamo ambasciatori del grande khan Kublai.

(LA GUARDIA IMPARTISCE ORDINI IN PERSIANO)

- Salam aleikum. - Aleikum salam.

(GU ARDIA PARLA IN PERSIANO)

(GRIDA ORDINI IN PERSIANO)

(SC ATTO E CIGOLIO DI CARDINI)

- Perché ha fatto questo? - È una magia. Chiede aiuto per noi agli spiriti benigni.

(UN UOMO DECLAM A UNA PREGHIERA IN LONTANANZA)

- Perché vi siete fermati? riposare.

Più avanti.

Non ci crederete, ma il paradiso del vecchio della montagna era proprio qui.

con prati, fiori e alberi carichi di frutta dolce e matura.

- Assassini? vuol dire ''schiavi dell'hashish''.

Il vecchio si assicurava l'ubbidienza dei guerrieri ammettendoli nel suo paradiso.

Le urì erano meravigliose.

Belle come quelle del paradiso di Maometto.

Ai guerrieri veniva offerta una droga, l'hashish, che li stordiva e li esaltava.

della droga e di quel giardino di delizie.

a uccidere chi rifiutava la sua sovranità.

E i giovani guerrieri gli ubbidivano, ansiosi di tornare in quel paradiso sulla montagna,

tra le braccia delle urì nell'ebbrezza dell'hashish.

Essi presero il nome di ''assassini'', temuto dal Cairo al Khorasan,

finché Hulagu Khan, fratello del grande Kublai, distrusse la potenza del vecchio.

è solo un mucchio di pietre bruciate.

NICCOLÒ: Su, coraggio ora. Dobbiamo muoverci.

Niccolò!

Ha la febbre molto alta. Jacopo, porta dell'acqua!

- Acqua? - (urlando) Sì, acqua!

È vuoto.

- (urlando) È vuoto! L'hai bevuta tu, l'acqua?

No, signore. Non sono stato io.

L'otre si è rotto, l'acqua è colata fuori. No, non l'ho bevuta io.

(irato) Lurido verme!

No! No, no! Per favore, signore!

- No! Non sono stato io!

- L'hai tagliato tu! - Per favore...

Lì troveremo tanta acqua per te, per tutti!

(in affanno ) Mio padre aveva ragione.

Non sarei dovuto venire.

- Credevo di farcela.

Preghiamo Iddio che il pozzo non sia asciutto.

- Ho paura per lui, Niccolò. - Ci deve essere acqua.

- Un pozzo pieno fino all'orlo di acqua.

No, non è peste. Non può essere.

- Che Dio ci protegga tutti.

il pozzo. L'acqua!

(M ARCO GEME)

Avete detto che Marco, suo padre e suo zio erano in un vasto deserto pianeggiante.

E in mezzo c'era...

Quello che Marco ha chiamato ''l'albero secco''.

- Alessandro Magno vi ha sostato. - E ora parlatemi di quel... Bandash.

- Badak --

Con colline, prati, acqua...

No, per una volta sembra che ci sia una lacuna nella memoria di Marco.

A meno che non si tratti di un'altra invenzione della vostra penna fantasiosa.

decise di portarlo lassù.

Era convinto che quell'aria riuscisse a riportare in vita anche i morti.

Guardate.

Da questo punto, dopo un viaggio di almeno dieci giorni, si raggiungono le montagne.

Marco ha detto che la gioia di aver ritrovato suo padre

sembrava abbreviare il tempo, rendere tutto più sopportabile, più facile.

Seguendo il grande fiume Oxus, nell'Afghanistan settentrionale,

essi arrivarono all'altopiano chiamato...

Badakshan.

A Marco sembrò il paradiso.

pura che i loro fuochi davano poco calore.

Le fiamme non erano rosse, ma di un blu pallido, come l'aria stessa.

- L'acqua ci metteva ore a bollire. - Messer Rustichello. Aspettate.

Una guardia mi aveva detto di chiamarla, perché voleva ascoltare tutte queste storie.

Ha promesso di portarci vino, pane fresco e forse anche del pesce.

Queste storie è meglio tenerle solo per le nostre orecchie.

- Fosse qui il mio capitano... - Ho motivo di pensare che il tuo capitano Polo

stia riflettendo che è consigliabile dimenticarle.

Quanto tempo i veneziani si sono fermati nel Badakshan?

Tanto perché Marco recuperasse le forze

e suo padre gli insegnasse un po' di mongolo, tibetano e cinese.

Quel tanto per poter dire ''buon giorno'', ''ho fame''...

''gradirei un bicchiere di vino''.

(ridendo) Si dovrebbe imparare a dirlo in tutte le lingue, perfino in genovese!

- Come va la fabbrica delle favole?

È dove vivevano Adamo ed Eva.

- Questo non l'ho scritto! - Marco l'ha chiamato ''paradiso'', no?

- Mi fa impazzire, quest'uomo. Non potete trovargli un'altra cella?

GIOVANNI: Grazie!

Grazie.

Badakshan.

dobbiamo andare prima che venga la neve!

Dobbiamo attraversare quel ponte.

Vieni, Marco!

Una mano dopo l'altra.

- Jacopo! Non devi fermarti!

Guardami! Non guardare giù.

Dammi la mano.

Dammi la mano! Reggiti a me. Reggiti.

NICCOLÒ: Forza!

Forza...

Dai, muoviti! Forza.

Fallo camminare piano, così.

Forza! Andiamo...

attraversò questo passo

- quando guidò il suo esercito su queste montagne?

Il suo cavallo di guerra.

- Dicono che qui tutti i cavalli discendono da quello. - Speriamo!

Li ho pagati anche troppo cari questi, e già sono sfiniti.

(LE GUIDE DISCUTONO IN TIBETANO)

Le guide dicono che dobbiamo lasciare i cavalli.

che hanno voluto, quei bastardi!

loro andranno più avanti.

- Hanno promesso di guidarci fino alla pista dei mercanti! - Dicono che comincia qui.

- E non andranno oltre. - Pagali di più!

È inutile, non andranno più avanti.

montagna. Non serve a niente insistere.

Che Dio ci aiuti.

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