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Original subtitles

Hanno detto che l'ho uccisa.

Ho cercato di spiegare ma nessuno mi ha creduto.

Come ho detto, forse non mi ascolteresti.

Non sarebbe venuta. La polizia ha detto che sono pazza.

Li ho portati al posto giusto, ma la città non c'era.

Ho detto che avrei dovuto ucciderla.

Ho cercato di spiegare.

Nessuno mi ha creduto.

Come hai detto che ti chiami?

Rachel.

Rachel Corrigan.

Quelle siamo io e Livia.

Vedi il braccialetto? C'è il suo nome.

Gliel'ho dato io. Eravamo come sorelle. Come avrei potuto ucciderla?

Ed è sicura che la città si chiamava Somerville.

Assolutamente.

Ricordo l'insegna della città e lui...

- Lui? - Quello al comando, mi faceva paura.

Come se n'è andata?

Ho iniziato a correre. La luna scendeva.

Corsi il più veloce possibile.

No, tenetela, io ne ho tante.

Quando l'hanno stampata ho comprato ogni giornale che trovavo.

Perché qualcuno mi credesse...

- Non ti ho mai visto prima, cara - Ciao, Julia. Sono Kristen, ricordi?

Come si arriva a Somerville, se volessimo andarci?

Non lo so.

La nostra auto si è rotta sulla statale 27.

Ovviamente non potete andarci da qua.

Ha una storia di malattia mentale, Kristin.

Ha cercato di uccidere la sua migliore amica, la giuria l'ha giudicata non colpevole per incapacità mentale.

Ha passato la vita in instituto.

I registri mostrano ripetuti tentativi di suicidio. E ora la demenza, fantastico!

Il punto è che ha detto "Somerville", è il nome che mio padre scarabocchiò a margine del suo taccuino.

Non lo rende reale. - Era abbastanza reale da far impegnare Julia Berman.

Dev'essere qui, da qualche parte sulla statale 27.

Se mio padre ci è andato, devo controllare, Rachel.

Kristin, non pensi che questo stia diventando un po' compulsivo?

No.

Se vuoi la mia diagnosi, direi che siamo in una gigantesca deviazione illusoria.

Siamo solo a 20 km. In più siamo sulla strada panoramica.

Stiamo cercando una città che non esiste in nessuna mappa. Mia figlia mi aspetta a casa!

Siamo vicine, Rachel. Voglio vedere. Non ci metteremo molto, promesso.

- E se non c'è nulla? - Almeno lo saprò.

E poi non ho mai la macchina, un po' di guida mi rilasserà. Abbi pazienza.

Gesù... Ok. Forse sono io che devo essere curata. - Brava.

È un mio problema, tu mi accompagni. Fammi la parcella. - Altroché!

Guarda! Rallenta! Somerville, popolazione: 229. Non posso crederci, non è nemmeno sulle mappe!

Entriamo e usciamo in un attimo.

- Somerville. - Molto carina.

Dai, non è così male. Per me è normale.

Dipende dalla definizione di 'normale'.

- C'è una macchina parcheggiata. - Ascolta, devo chiamare Kat. Le avevo promesso di aiutarla in matematica.

Non staremo molto, lo prometto. Anzi, se vuoi torno con te e ti aiuto con Kat.

È un'offerta gentile, Kristin, ma è una cosa tra madre e figlia, sai com'è. - Certo, capisco.

- Rachel, questa cosa di mio padre mi sta facendo impazzire. - Ti capisco, ci sono passata.

Scusa, dico davvero. Ci sono passata anch'io.

Forse dovresti tentare con la terapia.

- È un'offerta? - Sì, inizio subito ad accreditare. 50 minuti.

- Non serve un divano? - No, puoi raccontarmi tutto tornando a casa.

- Non prende in questa zona. - È deserto.

- Forse vanno tutti a letto presto. - Torniamo a casa, ok?

È andata. Non capisco, l'ho appena fatta controllare.

Dai, ti offro la cena e aspettiamo il carrattrezzi.

Non aspettiamo un carratrezzi, chiamo Nick. Prenderà l'elicottero e ci porterà a casa.

Aspetta un attimo. Ricetrasmissione su satellite.

- Un'idea di Nick? - Sì. Dice che basta accenderlo e lui arriva.

Vieni a prenderci, Nick. Aspettiamo qua.

- Benvenute a Summerville, signore. - C'è un telefono? Ci si è rotta la macchina. - Certo, è là. - Grazie.

- Vi faccio del caffè? - Sì, grazie.

Serata morta.

- Così questa è Sommerville. - Sì, è così che la chiamano.

- Come mai qua? - Per un uomo che conoscevo, Justin Adams.

- Mai sentito. - Ne è sicuro? - Certo. È una piccola città.

Quel telefono a muro è del paleozoico. Il che spiega il fatto che non funziona.

- Ci sarà pure un telefono che funzioni. - Abbiamo avuto problemi con la linea ma è difficile far arrivare qualcuno.

- Lei vuole del caffè? - No grazie, mi serve solo un telefono.

Ce n'è uno tra due isolati, dopo il mercato.

- Vuoi che venga con te? - No, riposa. Ci metto 5 minuti.

Com'era la madre Russia? Ho sentito che Mosca spacca. - Sì, come una Polka lenta.

Ricordami di chiedere al consiglio di spostare la Casa di Mosca a Monaco.

- Qui come va? - Non saprei...

Kristin sta interrogando una tizia nel reparto psichiatro su qualcosa che riguarda suo padre.

Ha chiesto a Rachel di accompanarla e aiutarla a entrare in ospedale.

- E Rachel ha accettato? - Kristin sa essere convincente.

Sì, lo so.

Nel frattempo ha chiamato Kat dicendo che Rachel non è tornata. Ho provato a chiamarla ma il telefono non prende.

Ho chiamato l'ospedale e dicono che se ne sono andate alle tre. - E non è ancora tornata? Non è da lei.

Il telefono chiamato è spento o irraggiungibile.

Quel telefono non funziona.

Ce n'è un altro due isolati più in là. Se vuole le faccio vedere.

Mi farebbe una grandissima gentilezza, gentile signorina persa nella nebbia, la seguo speranzosa seppur dubbiosa. Ma la fiducia è una grande qualità, oggigiorno sottovalutata.

Fa un buon caffè.

Non ho capito il suo nome.

Tanaka. Sam Tanaka.

- Kristin. Dove sono finiti tutti? - È una città morta.

Sì, l'abbiamo notato.

Non mi sento bene.

Che cosa mi hai fatto?

Ancora nulla.

Rachel...!

Benvenuta a Salazar.

Ho telefonato all'ospedale Carmelito, il reparto psichiatrico-criminale.

L'infermiera di notte dice che Kristin e Rachel hanno firmato per interrogare una certa Julia Berman.

Secondo il registro hanno firmato l'uscita sei ore fa.

Quindi sappiamo che sono arrivate lì. Saranno sulla via del ritorno.

Ho fatto ricerche col computer. Ho trovato delle transazioni.

Kristin ha usato un ATM a red Bluff alle 4:30 e poco prima delle 6 si sono fermate ad un benzinaio sulla statale 27.

- La statale 27 non è la strada più breve. - Potrebbero aver fatto un giro o essersi perse.

- Quanto ci vuole per arrivare al Carmelito? - In elicottero? Entro un'ora se ci sbrighiamo.

Allora sbrighiamoci, c'è qualcosa che non mi torna.

Mi scusi. Lei si chiama Lydia?

Sì, come lo sa?

Julia Berman.

- Julia! - Lei mi ha dato questo.

È impossibile!

Io non...

Io non capisco. Come può essere?

Lei è morta.

No.

Non è morta. L'ho vista poco fa.

Lei chi è?

Mi chiamo Rachel Corrigan e sono un'amica. Puoi parlarmi di questa fotografia?

Siamo noi con la macchina di suo padre.

Il giorno prima di arrivare qui. Come l'ha avuta?

Me l'ha data Julia.

Dice che vi siete perse.

Abbiamo finito la benzina.

Abbiamo visto il cartello di Sommerville e siamo venute a cercare aiuto.

Lei voleva andarsene.

Mi chiese di venire con lei.

Sembra siano passati secoli.

Mi scusi. Credevo fosse morta.

Mi sento così stanca.

È una notte strana. Continuo ad addormentarmi e svegliarmi, il mattino non arriva mai. Che ore sono?

Sono le...

...le sette.

Dev'essersi fermato l'orologio.

Sono tutti fermi.

- Che giorno è? - Il 3 Novembre. Perché?

L'anno. Che anno è?

Che domanda, è il 1950.

Kristin!

Ok, fa attenzione.

Oh Dio, l'hai rotto!

Vieni. Kristin?

- Kristin, sei qua? - Sam non sarà contento per niente...

È meglio chiamare la polizia.

- Sì, dimmi dov'è la polizia. - Al comune. La stazione è dentro.

È di qua.

Fuori servizio, ci avrei giurato

Dov'è la polizia?

Non lo so, forse nel retro.

C'è qualcuno?

C'è qualcuno?

Ehi!

Kristin! Mi senti?

Kristin, devi svegliarti!

Cosa stai facendo?

- Quel che dev'essere fatto. - No, aspetta!

Torna qua! Aspetta un minuto!

Aspetta!

- Chi è? - Ci spiace disturbarla.

Sono venute in visita due donne oggi pomeriggio.

Cerchi di ricordare, per favore.

Due nostre amiche.

Crediamo si siano perse tornando a casa.

Qualunque indizio potrebbe esserci d'aiuto.

Le hanno fatto delle domande?

Lydia.

Gli ho parlato di Lydia.

Chi è Lydia?

La mia migliore amica.

Dicono che l'ho uccisa.

Non avrei mai potuto!

Due ragazze! Sì...

Mi hanno chiesto di Summerville. Volevano andarci.

- Ho cercato di fermarle. - Può dirci dov'è?

Da qualche parte.

Questo lo so... ma non so dove.

- Cosa vuol dire? - Posso dirvi dov'era.

Ma non è più là.

Io esco, così potete fare due chiacchiere.

Perché non mi parla di Sommerville come ne ha parlato alle mie amiche?

Hai detto che è morta.

E che mi sarebbe successo lo stesso se non ti avessi aiutata.

È così.

Non ti credo più. Credo che Julia se ne sia andata e tu non sei riuscito a fermarla.

- Chi te l'ha detto? - Una donna di nome Rachel.

Ha detto di aver parlato con Julia. Mi ha mostrato una foto.

La notte è giovane. Torna giù, apri il bar. Possono arrivare altri clienti.

Me ne voglio andare.

Ora.

- Come si va via di qua? - Cercare di scappare vuol dire morire.

Credimi. Io lo so.

Perché fai questo?

Anch'io non ci credevo, come te.

L'ho imparato a mie spese.

Ora vattene, ho molto da fare.

Io non capisco.

Non dormi mai, sei sempre qua.

Io sono questo posto. Questo posto è me.

Lasciare questo posto sarebbe come lasciare la mia tomba.

- Allora, cos'abbiamo? - Era sulle mappe tra il 1946 e il '50. Da un'occhiata.

È nata come luogo di accoglienza per i soldati rimpatriati.

Dopo che fu eretta la comunità ci fu un terremoto e il fango ha completamente sepolto la città.

In un batter d'occhio, addio Sommerville.

E prima del '46 cosa c'era?

Sierra 79.

Ossia "Struttura di ricollocazione Salazar". Era un campo per gli americani e giapponesi detenuti nella II Guerra Mondiale.

La struttura fu costruita e nel 46 fu venduta agli imprenditori. - Un campo di internamento.

E c'è dell'altro. Una serie di sparizioni in quel tratto di strada negli ultimi 50 anni, una specie di Triangolo delle Bermuda.

Dalla fine della II Guerra... Qualche denominatore comune?

- La data. 3 Novembre. - È oggi!

Ehi, Kristin. Eccoti. Che ti è succeso? - A Me? Che è successo a te!

Non lo so.

Direi che non siamo più in Kansas. (modo di dire per "Guarda che posto assurdo")

- Immagino che "scusa" non basti. - Tranquilla, lo metto in conto.

- Credo che il tizio del bar abbia messo qualcosa nel caffè. - Questo è niente.

Indovina chi è uscita dal bar. - Chi? - Lydia.

- La Lydia di Julia Berman? - Esatto. In carne ed ossa e per nulla invecchiata.

Te lo giuro. Dice di non sapere da quanto tempo è qua. Questo posto è...

...come fermo nel tempo. O fuori dal tempo. Non lo so.

Scusate, signore.

Tutto bene lì?

È ridicolo vero? Voglio dire, siamo in America!

Queste cose non dovrebbero succedere. Ma vi dico una cosa.

Appena fa giorno chiamo il mio avvocato e gliene dirà quattro.

Sono Ed. Ed Barker, di Crescent. - Io sono Rachel, lei è Kristin.

Come sei finito qua?

Ho sbagliato strada. La macchina mi ha mollato.

- È tua la macchina al benzinaio? - Sì, nuova di zecca, incredibile!

- Ma come sei finito qua dentro? - Bella domanda.

Stavo benvendo un caffè al bar e mi sono ritrovato qua.

Il tizio che lo gestisce è pazzo.

Gli ho detto che non avrei risposto a nessuna domanda senza il mio avvocato. Conosco i miei diritti.

Così mi butta qui al fresco mentre lui si lavora altri creduloni.

- Da quanto sei qui? - Non lo so. Troppo.

Non ho nemmeno potuto votare! Non ho sentito nulla delle elezioni.

- Sapete chi vince? - Le elezioni?

Dev'essere Nixon. Kennedy non ha possibilità.

Devo saperlo. Hai veramente visto Julia oggi?

Lydia, per favore, devi ascoltarmi. Ok?

Qualunque cosa tu abbia fatto avrai avuto le tue ragioni, che io non posso comprendere. No! Non andare!

Non lasciarci qui, aiutaci ad uscire e potremo aiutarti... a tornare da Julia.

- Non mi serve il tuo aiuto. - Sì, invece.

Tu non capisci, Lydia.

Il mondo che hai lasciato non è più lo stesso. La tua famiglia e i tuoi amici potrebbero non esserci più.

Ti sbagli! Julia ed io siamo uscite stamane. - Julia ha 70 anni! Sei intrappolata qua da 50 anni!

Stai delirando...

Non ti credo.

Cerchi di spaventarmi.

Lydia!

- Forse sorge il sole... - Lydia!

È ora di compilare i documenti, signore. Prima tu.

Un altro caffè quando abbiamo finito?

Vi avverto.

La collaborazione al trattamento è obbligatoria.

La resistenza sarà punita nei termini più duri possibili.

Mi dispiacerebbe farti del male.

Prego.

Aspetta. Rachel. Noi siamo insieme!

Tornerò a prenderti, ok?

Non abbiamo scelta.

Sta attenta!

Ho parlato con la polizia stradale, ci sono diversi svincoli fuori dalla strada principale.

Confermano che non c'è nessuna Sommerville. Nemmeno le rovine.

- Bella macchina. - Salta su. - Hai un amico da queste parti?

È l'unica cosa che sono riuscito a noleggiare a quest'ora di notte. L'ho dovuta quasi comprare.

Terreno piuttosto accidentato dove siamo diretti, non c'era posto per atterrare l'elicottero.

Rispondi a tutte le domande, senza eccezione. Riempi tutti gli spazi. Chiaro?

- È chiaro? - Cosa stai facendo?

- Esame ai fini del trasferimento. - È questo che ti è successo?

- Sei stato internato qua durante la guerra? - Questo è per il tuo bene.

Per proteggerti.

Venivamo da lontano.

- Il tempo si è fermato qua. - Sei morto quì.

3 novembre 1943.

Oggi è il 3 novembre.

- Lo fai ogni anno? - È la guerra. Noi...

siamo nati americani. Ho visto noi stessi come il nemico

Ci portarono via la casa.

I nostri soldi. Le nostre vite.

Mio padre si impiccò.

Mia madre mi morì fra le braccia.

Cercai di scappare.

Avevano elettrificato il filo spinato.

Una guardia si girò a guardare.

Aspettarono che morissi.

Mi seppellirono in una fossa. Così che non mi ritrovasse nessuno. - E così è stato.

Finché non hanno dissotterrato la tua tomba quando hanno costruito questo posto.

Hanno liberato il tuo spirito.

- Tutto quello che posso fare è pensare alla vendetta. - Sam, questo è il passato, devi lasciarlo andare!

Devi lasciarlo andare per andare avanti.

- Gli errori sono stati riconosciuti. - Basta!

Non è stato fatto nulla per me.

Appena finito qua, comincerò con la tua amica.

Data di nascita, numero di previdenza sociale, origine etnica.

Cosa stavate dicendo prima?

Dicevate che il mondo fuori non è più lo stesso.

È uno scherzo?

Non è possibile.

Credimi, non è più il 1960.

Ti sbagli.

È assurdo!

- Come hai fatto? - Non lo so.

Ok, vado a cercare aiuto. Torno subito.

- Se hai ragione e non è il 1960, ha vinto Nixon, vero? - Kennedy.

- Dannazione. Ma Nixon... - Ed. Ascoltami. Devi stare molto attento.

Torno il prima possibile.

Supponendo che la vecchia non sia completamente rincoglionita, cosa pensi stia succedendo qui?

Non lo so, ma Julia ha ragione. Qualsiasi forza stia controllando Somerville la farà scomparire all'alba.

Come entrare in un buco nero. E porterà con sè Kristin e Rachel.

Guarda qui, sto ricevendo dal segnalatore dell'auto di Kristin. Perché non è arrivato prima?

Perché arriva da un posto che non esiste fisicamente.

È dritto davanti a noi.

Questa strada dev'essere un portale.

L'unica via d'entrata e di uscita.

Non oltrepassarla. Ferma.

Meglio sbrigarsi. Non abbiamo molto tempo.

Derek.

- Lydia. - L'amica di Julia.

Deve aver cercato di scappare.

Cos'è successo a Ed?

- È scappato. - C'è riuscito. Ma non durerà.

Forza...

Buonanotte, Mr. Parker.

- Dove hai imparato? - Corso post-laurea in fisica applicata,

- Puoi farlo anche dall'altra parte? - Perché? - Dammi.

Non è il momento di aggiustare le tubature.

Noi le rompiamo! Quando torna il nostro amico Sam...

- Lo colpisco. E gli faccio anche male. - Dai, sbrigati.

- Cosa è successo là fuori? - È una lunga storia.

Abbiamo a che fare con uno spirito furioso. Un uomo morto 50 anni fa. Dobbiamo fermarlo.

- È morto? - Sì, Come chiunque a Sommerville. Sai il cartello che abbiamo visto fuori città?

Popolazione 229, non è il numero di persone che vivevano qua. È il numero di anime che ha intrappolato.

Attenzione, sta arrivando.

- È il tuo turno. - Non credo proprio.

Rachel.

- Dai. - Cristo, il ginocchio!

- Aspetta! - Cosa c'è?

Hai detto che ha tenuto traccia di tutti quelli che ha intrappolato, devo scoprire se mio padre è stato qui.

- Tu vai, io ti raggiungo. - Come, coi pattini?

Dobbiamo andarcene prima dell'alba! Non abbiamo tempo!

- Kristin, andiamo! - Dev'esserci qualcosa!

È stato qua! È scappato!

Usa l'argano, lo legheremo all'albero.

- Quanto cavo pensi che abbiamo? - Non so, forse 100 piedi o giù di lì

Se questo posto è quello che penso, tutto oltre quel cartello sparirà all'alba.

Potrebbe essere l'unica possibilità che abbiamo per andarcene da qui.

Ancorandoci all'albero possiamo usare l'argano e tirarci fuori, indietreggia piano, passa il cartello.

Stai ancora contando quanto ti devo, vero?

- Parecchio. - Bene, non vogliamo che la serata sia stata solo una perdita di tempo.

No, non lo vogliamo.

Ferma, Rachel. Mi fa troppo male.

Andiamo. È quasi l'alba.

Kristin, guarda. Andiamo!

Sono Derek e Nick!

- Ecco... - Non riesco a muovere il ginocchio.

- Rachel! - Andiamo!

Mettila in macchina!

Presto! Non abbiamo molto tempo!

Vai!

Vai!

Non parte!

Lascialo andare!

No! Ferma! Nick, indietro!

È ora! Andiamo!

Il portale si sta chiudendo! Andiamo!

- Troppo peso sul ginocchio. - Aniamo...

Dopo tutto quelo che abbiamo passato, sai osa fa veramente male?

Finalmente ho una macchina e viene ingoiata da una città fantasma.

Aspetta di sentire cosa dice l'assicurazione.

- Grazie di esserci stata, Rachel. - Aspetta finche non ti presento il conto.

Mi spiace che non abbiamo trovato tuo padre, Kristin.

Almeno sappiamo che non è morto. Non là, in ogni caso.

La verità è che se lo tieni nel cuore, non sarà mai troppo lontano.

Hai ragione.

- Sto bene. - Lo so...

Si dice che siamo tutti prigionieri della nostra mente.

La città di Somerville non era tanto una prigione quanto un luogo consumato dalla rabbia di un uomo.

Per Sam Tanaka è stato un breve passo da vittima a predatore.

Posso solo sperare che quello che è successo in qualche modo abbia disperso la sua rabbia e liberato la sua anima.

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