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(ABBAIA)

(Marcello) Buono, amore...

(CANE CONTINUA A DIMENARSI)

(Marcello) Ti faccio lo shampetto, dai.

Buono.

(ABBAIA)

(Marcello) Buono.

Bravo.

(SUONO ASCIUGATORE)

Bravissimo.

La testa.

Bravo.

Gira. Bravo, amore.

Girati dall'altra parte.

Gira. Gira.

Bravo, così.

Su.

Bravo.

Ancora. Dall'altra parte.

Gira.

Bravo, così.

Fra'!

Andiamo.

(BRUSIO IN TRATTORIA)

(Marcello) Alfredo, grande Alfredo. Allora? Sì, voglio vedere!

Alfredo? Stasera va bene per tutti?

- Anche loro? - Ci siamo, ci siamo.

- (Francesco) Sono forti quei due. - Sono giovani, corrono.

(Ristoratore) C'è un piatto di verdure?

Ma io le conosco queste mani... Di chi sono?

Di chi sono?

Alida, l'amore mio, bella!

- Papà! - (Mamma) Ciao, buon appetito!

Ciao.

Allora?

Tutto bene? Allora me la porti tu alle otto, ce la fai?

- Certo. - Sì? Okay.

- Ciao, mamma. - Ciao, amore.

Vieni qua. L'amore mio. Bella, bella mia.

Vai, bagna qui.

Ancora, vai tranquilla se no dopo sennò gli bruciano gli occhi.

Bravissima, ecco.

Di più ci vuole.

No, no, no.

(Marcello) Questo qua via... Tutte queste punte...

Questo qua...

(BUSSANO)

- Alì, continua tu - Okay.

Oh, allora?

No... Mi fa male la mano.

Ma che hai fatto?

Che ho fatto?

M'hanno detto che hai menato a du' rumeni, è vero?

A chi?

Hai menato a du' rumeni... Che t'hanno dovuto fermare dieci guardie.

È vero?

Oh.

Ce l'hai la cocaina?

(a bassa voce) Ce l'ho, però...

- C'è mia figlia. - Non ti sento.

C'è mia figlia.

Te la do però... poi te ne vai.

- Va bene? - Sì.

Tieni, Simo'. Bella piena.

Ora te ne vai, però.

No, Simone. Avevi detto che te ne andavi.

Per favore, dai. C'è mia figlia.

C'è mia figlia, ti prego. Dai, veramente.

Vai da un'altra parte.

Ma dove vai?

Simone?

Simo'?

Hai detto che te ne andavi.

Qua no, Simone. Per favore, ti prego.

Dai, Simone. Simone!

C'è mia figlia. Come te lo devo dire?

Ma non puoi andare da un'altra parte?

Apri l'acqua almeno.

(Marcello) Alì.

(VOCI SOVRAPPOSTE DAL CAMPO DI CALCIO)

(VOCI SOVRAPPOSTE)

La roba mia?

- (Donna) Buongiorno. - Come va?

(Donna) Tutto bene... Finito di lavorare?

Ancora no.

- (Donna) Bene. - A dopo. - (Donna) Ciao.

Buonasera! Come state?

- Ciao, Marcello. - Ciao.

< Mortacci tua!

- Simo', tieni. - Quanto cazzo c'hai messo?

Questa la devi pagare, però.

Tieni, devo andare, ho il negozio aperto.

- Falla. - Che? Simone...

- Simone... - Falla, apparecchia.

- SI, qua.

Falla qua. Qua comando io, falla.

- Sono due ore... - Aspe'...

Che aspe'? Guarda te, un'altra volta.

Un'altra volta!

L'hai rotta?

Ma li mortacci tua! Questa è nuova.

Trecento euro c'ho messo.

- Che hai messo? - Trecento euro.

Mezz'ora che giochi, c'hai messo 300 euro? Ah, Simonci'...

- Dammi. - Ma guarda che casino.

- Dammi i 300 euro. - Ma che ti do?

Che cazzo fai?

Che cazzo fai? Fermati.

Ma che fai?

Te li do, stà fermo.

Stà fermo. Ma che ha oggi, questo?

Fammi il piacere, su.

Ma che fai?

Oh! Ma che succede?

Va bene, va bene.

Te le do, te le do.

Lasciala qua.

(Francesco) Eccoli, i 300. Vai.

Una cosa incredibile.

Scusa, dammi una mano. La rimettiamo là.

Francesco, ti do una mano io.

Rimettiamola là. Ma che gli è preso?

Che ne so? Sai com'è fatto.

- Piano, piano. - Bravo, vai.

- (Tina) Non la far entrare questa gente. - Che devo fare? Questo è un macello.

È una parola, non farlo entrare.

One and two.

E un pochino. Andiamo, via.

Amore.

Fai il bravo, però.

Vai. Bravo.

Mangia là, questo è tuo.

Vai lì, dai!

Qua.

Qua.

Ancora?

Questo è mio.

(VOCI DALLA TV)

Che c'è? Vuoi la pasta? Non ti piacciono i croccantini?

Uno a te, e uno a me.

No, così no.

Smettila, te li do io.

Uno a te... Bravo, così. E uno a me.

Ma che fai?

Stai buono, te lo do io. Fammi vedere il film.

Tieni.

Buona.

Sbrigati, non hai tanto tempo.

Papà, metti lacca e poi pettina.

E alza la cresta.

SÌ... Tutta, tutta.

La devi pettinare tutta quanta.

Qua.

(Presentatore) Grazie ad un perfetto utilizzo delle forbici dritte,

il primo posto va a Dalio Frilova Tano!

(Giudice) Bellissimo barbone gigante, complimenti.

(Presentatore) Complimenti! Primo posto sul podio. Foto di rito.

Chiamiamo anche i giudici.

di barboni, tre bellissime taglie.

(Simone) Marce'?

Oh.

Simo'.

- Che dici? - Vieni con noi che ci servi un attimo.

- Vieni con noi. - No, io vado a casa.

È un lavoretto facile facile.

Forza, sali.

(Marcello) Ma che devi fare?

- Dai, su... - Simo?

- Andiamo. - Che devi fare?

Oh, dai.

(METTE IN MOTO)

(Simone) Dai, Marce'.

(Simone) Via, via.

Bene, così. Vai.

(Simone) Apri la borsa.

- Questo è buono, questo... - Qui è tutto buono.

- Ho visto, ho visto. - E questa che t'ha fatto?

- (Simone) L'hai preso tu. - (Lallo) Sì.

(Lallo) Non abbiamo lasciato niente. I soldi ci sono, eccoli.

- Hai inteso quel chihuahua del cazzo. - Sì.

Li mortacci sua... c'aveva un antifurto in bocca.

(Lallo) Ho detto: "Sai che c'è? M'hai rotto il cazzo."

L'ho preso e l'ho buttato al ghiaccio.

Al ghiaccio, ma che vuol dire?

Al freezer.

Come, nel freezer?

Dentro al freezer!

(RISATA)

- Ecco perché non lo sentivo più. - E certo.

- Ma così muore. - (Lallo) E sti' cazzi!

'Sto cornuto, ci voleva far carcerare.

Un paio di orecchini e un braccialetto. A dopo.

Aspetta, solo questo mi dai?

Marce', non hai fatto un cazzo.

(Lallo) Infatti, non ha fatto un cazzo.

Tieni, metti benzina.

Dai, ehi.

Vai.

Vai, vai, vai.

Brava.

Ehi, ciccia.

Ehi.

Amore.

Vieni qua.

Vieni qua.

Bella.

Ce l'hai fatta, amore.

Vieni qua.

Vieni qua, vieni qua. Buono, così.

Buono così. Vai. Ecco qua.

Brava.

Che ti hanno fatto, amore? Eh, amore mio?

(BACIO)

Bella mia.

Vieni qua, bella.

(ALITA SUL CAGNOLINO)

Ti sei ripresa?

Vai, vai. Vai che ce la fai. Bravissima, vai.

Vai, vai. Dai.

Vai, vai.

(Marcello) Non venire con me. Stà qua.

(Franco) Poca cosa.

Veramente poca cosa.

Poca cosa, quanto?

150 euro.

150 euro tutta questa roba?

Quale roba?

Perle, diamanti...

Le perle io non le compro. C'è scritto "Compro Oro" a posta.

Io le disincasso e le butto. Io ti pago solo il peso dell'oro.

- Io che faccio con le perle? - Non lo so, ma io nulla.

150 euro, Marce'. Ti vanno bene?

Dai, devo fare un regalo a mia figlia.

Mi servono.

150 euro, li vuoi?

E va bene, dammi questi 150 euro.

Lo vedi?

Vediamo un posto qua vicino oppure il Calabria.

- Sì, però... - Hai mai visto la Calabria?

Io non ho mai visto i fondali della Calabria.

E allora come fai a dire che sono bellissimi?

No?

Boh.

- Tu scegli tutti posti così... - Perché sono belli. - Vicini.

Alle "Hauai", o "Hauei", come si dice.

- Hawaii. - Vediamo le Hawaii com'è.

- Questo è? - Questo è Maldive.

Vediamo.

Le Maldive non sono così lontane.

Dove sono le Maldive?

- Non lo so. - Neanche io. E vediamo.

Stay. Stay.

Questa. Lo so, quella l'ho fatta.

(G RIDA PROVENIENTI DALL'ESTERNO) Aspetta.

(GRIDA DALL'ESTERNO) Maledetto!

Fermo. Stay. Stay.

(GRIDA INDISTINTE)

Stavolta vado e lo denuncio. Non me ne frega un cazzo.

Ma che dici, ma forza.

Lo denunci, poi dopo due mesi ricominciamo da capo.

Questo dopo due mesi sta fuori

e il problema è diventato quattro volte tanto.

(Francesco) Ma certo. Però una soluzione va trovata.

Così non si va avanti.

Io una soluzione ce l'ho.

Quale sarebbe?

Da me vengono certi che ci possono aiutare.

Capito?

(Franco) Ma ti rendi conto di che stai dicendo?

Io sto proponendo una soluzione.

(Franco) Ma che risolvi?

prima o poi qualcuno lo ammazza.

Me la devo prendere io la responsabilità?

(Francesco) Aspetti che qualcun altro risolva il problema tuo?

Te lo devi risolvere tu.

Il problema ce l'abbiamo tutti. Abbiamo tutti questo problema.

Quindi tutti dobbiamo risolverlo. E la soluzione c'è.

Non sono d'accordo con quello che vuoi fare tu.

(Francesco) Tu che vuoi fare?

Aspetto, prima o poi qualcuno l'ammazza, questo è segnato.

Ci vado a parlare io, con questo.

Per me, ammazziamolo e basta.

Stà buono, parla piano.

France', ma quanto può costare?

Vedremo, insomma, ci devo parlare.

Io no, non sono d'accordo.

Va bene, con voi non si può parlare.

(GRIDA E ROMBO DI MOTORE)

Marce'.

- Che fai? - Sto pisciando.

- Dammi due botte. - Non ce l'ho, è finita.

- Cosa? - L'ho finita.

Valla a prendere.

Con quali soldi?

- Poi glieli dai. - No, quelli li vogliono subito.

Non dire cazzate, li conosco. Andiamo.

- Aspetta. - No, andiamo.

Aspetta. Vai piano, però.

(Marcello) Piano.

- Mirko. - Oh, Marce'.

- Che hai fatto? - Niente... 5 grammi.

- Vuoi un cinquino? - Sì.

- Mi prendi 5 grammi, per favore? - Vado.

- Dammi i soldi. - Te li do domani.

- Domani prendi la roba. - Ce l'ho già piazzata.

- Fidati. - Mi raccomando, puntuale.

- Non mi prendere per il culo. - Sono stato sempre preciso.

(Simone) Ma', ho detto che ritorno. Sto con un mio amico.

- E questo? - Mi ha accompagnato.

- Vattene insieme a lui. - Ma per favore, dai.

No, te ne devi andare assieme a lui.

- Ciao, Mi'. - Che cazzo vuoi qui?

Mi devi dare 5.000 euro, sei venuto a prendermi per il culo?

- Hai ragione. - Hai la faccia come il culo.

- Scusa. - Non me la portà, 'sta gente.

- Simone... - Non ti arrabbiare.

(Mirko) Mi devi dare i soldi.

- (Simone) Ho avuto un problema. - (Mirko) In testa.

Simone, dai, andiamocene.

Di che cazzo vuoi parlare? Tu stai "impicciato" con la testa.

- Me la dai mezz'ora? - Brutto stronzo!

(COLPI)

Attento, Simone!

< Pezzo di merda.

(MUSICA AD ALTO VOLUME)

(NON UDIBILE)

(Simone) Che guardi?

Questa qua?

Simone...

- Fammi vedere. - Non è niente.

- Ma come? Esce sangue. - Non è niente, fammi alzare.

(Madre) Dai, dai, apri.

Guarda là... Simone.

Simone, serve il dottore.

Simone, mi senti?

- Simone. - Mamma...

(Madre) Serve un dottore.

(Marcello) Gliel'ho detto ma non è voluto andare.

Ci vuole un medico. Guarda quanto sangue.

- Lo fa Marcello. - Che fa? - Che io?

(Marcello) No, non l'ho fatto mai.

- Lo sa fare. - Io lavoro con gli animali. - Dai!

- Lo fa lui. - Non lo so fare.

- Dai, lo sai fare. - Che ti serve?

- (Marcello) Che ti serve? - Che ti serve?

Prendete una...

Una pinza... Le cose per disinfettare...

Alcol. Cotone.

Mi hai portato da mia madre...

Non sei voluto andare in ospedale, che vuoi da me?

- Ma questo brucia. - Non fa niente.

Togliamogli la giacca.

Tirati su.

- (Marcello) Fermo, Simone. - Dai, Marcello.

Uno... Eccolo.

Vai.

(Madre) Simone.

Questa di chi è?

- Non è mia. - No?

- Allora si può buttare. - No. - E perché no?

- La devo tenere a un mio amico. - Amico tuo, non mio.

Mamma, non si può buttare.

- (Simone) No! - Ecco qua.

- (Simone) Ma'... - Me l'avevi promesso.

Me l'avevi promesso.

"Non me la prendo più."

Te ne devi andare, hai capito? Vattene, non ti voglio più.

Vattene, vattene!

Vattene, lasciami!

(MADRE RESPIRA FORTE) Lasciami, ti ho detto.

Lasciami!

Lasciami...

Te ne devi andare a basta.

Basta, basta...

(MADRE SINGHIOZZA)

Basta, basta...

Buonasera.

(FISCHIA)

Amore!

(FISCHIA)

(Marcello) È andato tutto bene? Ciao.

(RUMORE)

Oh, Simo'?

Manu:

Vieni qua. Senti.

Eh.

Lo senti che è vuoto?

Lo sento, e allora?

Facciamo un buco.

E andiamo di là.

Che dici?

Da Franco?

No, no.

Simone, lascia stare.

- Perché no? - Perché Franco è un amico.

Lascia stare.

- Amico di chi? - Un amico mio.

Quello è amico solo dei soldi, che dici?

Dai, veramente.

Simo', per favore. Che ti sei messo in testa?

Gli togliamo tutto.

Simone, nel quartiere mi vogliono tutti bene.

E ci tengo.

Lascia stare.

Con tutti i Compro Oro che ci stanno, proprio qua dei fare questa cosa?

- Sì. - Ma perché?

Perché tu stai qua e lui sta là.

Simone, io perdo tutto.

Ho una figlia.

Sai quanto ho impiegato a fare tutto questo?

No, lascia stare.

Vai da un'altra parte.

Non mi va. Non me la sento.

Posso parlare adesso?

Non c'è niente da parlare.

Ti faccio un lavoro pulito.

Ho detto no. Qua non si fa niente. Punto e basta.

- Io ci tengo al quartiere. - Mi senti una volta?

- No, non ti voglio sentire. - Fidati di me.

- Una volta. Chiudi. - Non ti voglio sentire.

- No, stavolta no. - Una volta.

Chiudi e portami le chiavi. Ci penso io.

Non mi aspettare, non ti porto niente.

Non ti porto niente. Non mi aspettare.

Non mi aspettare, non vengo.

Non vengo, no.

- Ahia. - Mi devi sentire quando parlo.

Oh!

Sono un amico tuo, io? Sì o no?

Sì.

- Mi aiuti e mi porti le chiavi. - Va bene.

Non li fate tirare!

Non li fate tirare da là!

Marcello, scendi!

Tieni, guardala. Ce l'hai!

(VOCI SOVRAPPOSTE)

- Prego. - Sono del negozio qui accanto.

Aspetti un attimo.

Per caso si è perso qualche altro mazzo di chiavi?

No.

Si è fatto un'idea di come sono entrati nel suo negozio?

Dalle...

Dalla serranda.

Dalla serranda?

In effetti questa si vede che è stata forzata,

c'è lo scasso, però la porta non è stata forzata,

è stata aperta con una chiave.

Ce l'ho io.

Ce l'ha lei, quindi o è stato lei, o qualcun altro.

Sicuramente sarà stato qualcun altro.

È stato qualcun altro. Allora mi segua. Mi segua.

Perché, scusi?

Me lo spiegherà in questura chi è stato. Venga con me.

- Ma scusi, io... - Venga con me.

Ma scusi io ho subito un torto e devo venire in questura?

Se non ha niente da nascondere, venga con me in questura e lo spiega.

- Venga con me. - Perché?. - Perché deve venire con me

- Ma che ho fatto? - E vieni.

- (Marcello) Non ho fatto niente. - (Agente) Lo dici in Questura.

- (Marcello) Ho il cane. - (Agente) Ci pensiamo noi.

- (Marcello) Ho il cane! - (Agente) Entra!

(Marcello) Jack!

(SIRENE)

(Agente) Ti sto dicendo che sappiamo tutto.

Sappiamo che ti frequentavi con lui o pensi che siamo scemi?

T'ha costretto, vero?

Sappiamo che lui rompe il cazzo a tutti nella zona.

Chissà che cazzo ti ha promesso.

Ma qualsiasi cosa che ti ha promesso non la mantiene.

Tu lo sai che è un pezzo di merda. Ti ha incastrato.

Ha rotto il lucchetto del tuo negozio

ma la porta te l'ha chiusa a chiave e questo lo sai perché?

Per mettersi tutta la refurtiva in tasca

e a te ti ha voluto togliere da davanti ai coglioni.

Firma qua e te ne vai a casa.

Parlo io con i giudici, ti faccio avere la pena sospesa.

Devi collaborare, però.

Se tu firmi qua noi lo portiamo in carcere e tutti stanno più in santa pace.

Non devi pensare, devi firmare.

È una possibilità, questa.

Casa, carcere.

Non c'è scelta.

Casa, carcere.

Se il problema è che hai paura non ne devi avere, ci pensiamo noi a te.

Hai una figlia piccolina,

preferisci lasciarla senza padre piuttosto che fare il suo nome?

Preferisci farti la carcerazione al posto suo?

Ma che cazzo c'hai in questo cervello?

Sai che ti combinano in carcere... un tipo come te.

Coglione come sei, lo sai che ti fanno in carcere?

Mi guardi ora?

Stai avendo paura?

Firma, dai, firma i fogli.

No.

E vatti a fare tutta la galera, va'. Fatti tutta la pena.

Alida, bella!

Vieni qua.

Bella, come stai? Come stai?

- Tutto okay. - Tutto okay? - Sì.

- Ti ho portato Jack. - Amore mio, vieni qua.

Allora? Entra.

- Che dici? - Io non posso restare tanto.

- Perché? - Mamma deve fare alcune cose.

- Che deve fare? - Non lo so, la spesa o cose del genere.

Mi dispiace, mi sei mancata tanto.ù

(Alida) Anche tu.

Mannaggia... Dai che ho preparato tanti viaggi.

- Okay. - Indovina dove andiamo.

In Calabria?

No, ti porterò in Mar rosso, te lo prometto.

Ci credi o no? Che dici?

No. (RIDE)

Bella.

Senti quello che dice mamma.

- Stalle vicino. - Sì.

Ora vai.

- Ciao, papà. - Ciao.

(RUMORE)

Scappi dentro?

Traditore, scappi dentro?

(PAROLE NON UDIBILI)

(Francesco) Lascialo perdere.

(Franco) Te ne devi andare. Io non ti voglio qua.

- (Franco) Te ne devi andare da qua! - (Francesco) Basta!

(Franco) Vattene via, infame. Tu sei un infame.

Te ne devi andare.

Vattene via!

(ROMBO DI MOTO)

Simone!

Simone!

Simo'!

Simone!

Simone! Oh!

(SCROSCIO DI PIOGGIA)

(SUONA AL CITOFONO)

(Marcello) Ciao.

Non ti voglio più vedere. Vattene.

Vattene.

Che fai, mi guardi?

Non hai capito cosa hai fatto?

Eri uno di noi, come hai fatto a fare una cosa simile?

Non ti vergogni?

Non ti vergogni?

Parla. Ti vergogni? Sì o no?

Dillo, cazzo, che ti vergogni. Almeno quello.

Te ne devi andare fuori da qui. Fuori! Non ti voglio più vedere.

Vattene a 'fanculo!

Dai, Gandalf.

È arrivato il momento.

Buono, giù. Giù. Bravo.

Stay, stay, stay.

Vai, bravissimo.

Okay. Buona, Sofia. Sei piccola ma mangi più di una...

(ROMBO DI MOTO)

Vieni qua.

Vieni qua.

Tieni, Sofia.

Tieni, tieni.

Simone?

Oh.

Simo'. Sono giorni che ti cerco.

Oh, Marce'. Torni e non dici niente?

Come stai?

Sto bene.

- I soldi miei? - Che soldi?

Quali? Quelli che mi dovevi dare.

Che soldi ti devo dà, la parte tua?

I diecimila euro.

Diecimila euro vuoi?

Non ci stanno diecimila euro, Marce'. Un pò eccessivo.

Simo'... come eravamo rimasti?

Se ti servono ora i soldi, ho questi... tre "piotte", tie'.

Gli spicci te li puoi tenere.

Mi devi dare diecimila euro. Mi servono.

Prendi questi intanto.

Mi sono fatto un anno di galera per te, per starmi zitto.

Vedi che so cambiato io, hai capito? Non so più quello di prima.

Ti vedo, ti sono uscite le palle.

Fai vedere, tira un pò un destro, tira un destro, dai.

Fammi vedere, tigre.

I soldi ci sono, non ti incazzare.

Non mi incazzo proprio.

Sono calmo.

Mi devi dare i soldi.

Simo', mi devi dare i soldi.

- Marce', dai. - O le chiavi della moto.

Non mi mettere paura, però.

Così mi metti paura, Marcelli'.

Parliamo domani.

Non bere l'acqua, è sporca. Vieni qua.

(NONO)

Allora lei mangia questo, perché è allergica al pollo.

Poi qua ci sono i suoi giochini, questo è quello suo preferito proprio.

Non lo perdere perché altrimenti non dorme.

E in più poi c'è anche la sua copertina.

Mi raccomando, gliela metti a terra e basta che dici "vieni"...

Non vi preoccupate.

(MARCELLO GRIDA DI DOLORE. JACK ABBAIA)

Ahia.

Che hai fatto qua?

Che hai fatto?

Che hai fatto qui?

E qui? Eh?

Non si fa, non si fa, capito?

Non si fa.

(MARCELLO GRIDA DI DOLORE)

Che ti devo fare? Che ti devo fare?

(MARCELLO GRIDA DI DOLORE)

Vuoi i soldi?

Grazie.

Qui c'è la maschera. Tieni.

- (Marcello) Ciao. - Ciao.

- Alì? Tesoro? - Io vado.

- Ciao mamma. - Fai la brava.

Allora, che dici? La mia gnomina.

Ah, aspetta. (VERSI DI DOLORE)

Dov'à la tua borsa?

- Aspetta, che hai? - Niente, che ho?

- Che ti sei fatto? - Non è niente.

- Niente. - Che ti sei fatto? - Un incidente.

Andiamo, dai.

Vai.

- Attenta qua. - Mi dici che ti sei fatto?

Vai, vai.

Eccoci. Dai, andiamo.

Avete già caricato tutto.

Mi dispiace.

Va bene.

- Tutto bene, papà? - Sì.

- Chiamo qualcuno? - No.

(VOCI DALL'INTERNO DEL GARAGE)

Tu che cazzo ci fai qua?

Buono, Simo'...

Simone...

Ti volevo chiedere scusa.

Mi dispiace.

Ti ho fatto un regalo.

Com'è?

Eh?

Buona, eh?

Senza taglio.

Purissima.

Ciao, Simo'.

(sottovoce) Sono amici miei.

Roba seria.

Di serie A.

Ce ne danno quanta vogliamo.

Senti, Simone, vieni un pò qua.

Sai che facciamo?

Ho un piano. A me servono i soldi.

Mi sono scocciato di stare qua.

Non mi vuole bene più nessuno.

Li faccio venire in negozio da me.

- Eh? - Li faccio venire in negozio da me.

- Ma chi? - Questi qua.

Tu ti nascondi.

Appena arrivano,

ti metti il cappuccio così non ti riconoscono.

Gli diamo un sacco di mazzate e ci prendiamo tutto.

E ognuno per la sua strada. Come la vedi?

Simo', ma a che ora arrivi?

Muoviti, stanno arrivando.

Dai, andiamo.

Sentimi bene.

Quando loro arrivano, la pesiamo qua.

Quando stanno di spalle,

tu starai messo qua.

Va bene?

- Qua? - Qua.

Ma che dici? Mi hai preso per un cane?

È il posto più sicuro che c'è.

Ti metti qua.

Non c'è un altro posto?

Dove? Dimmi tu.

- Al bagno. - Ah, al bagno.

Così ti vedono subito, è il primo posto dove ti beccano.

Mettiti qua, ascoltami.

- Non c'entro. - Come no? Qua, che ci vuole?

Ti metti qua, così.

Esci, e bum.

Ci pigliamo la roba.

Là c'è la finestra e ce ne andiamo.

- Io sono il doppio di te, no. - Ma prova!

- Dammi una botta. - Ora no, dopo.

Dopo lo facciamo.

(CANE ABBAIA)

- Dai, prova. - No, non mi va.

Allora li chiamo e gli dico che non se ne fa niente.

E 'sti cazzi.

(SUONO DI MOTORE)

Simone, dai. Vai.

Muoviti. Dai, stanno arrivando.

Muoviti, dai, su.

- Vai, sbrigati. - Faccio io, togliti.

Bravissimo, così.

Quando loro stanno di spalle... Capito? Tu esci.

(CANE ABBAIA) E zitto.

- Tu esci... - Ma perché chiudi?

Non ti preoccupare. Stai tranquillo.

- Perché hai chiuso? - Togliamo pure questa.

Mi raccomando, Simo'. Com'è?

- Non ho capito. Che ti chiudi? - Stanno arrivando, eh.

Li senti? Arrivano.

Uh, guarda.

Guarda, hanno portato un sacco di roba.

Guarda, aspetta un attimo.

- Marce'. - Guarda qua.

- Senti. Che buona... Al 100%. - Apri questa cosa.

Mamma, che buona che è. Guarda.

Eccezionale, che meraviglia.

- Che goduria. - Apri.

Ti ammazzo, apri questa cosa.

Apri qui.

Apri, Marce'.

- Apri, ti ammazzo. - Mamma mia. - Apri!

Allora?

Come ti senti?

Ti senti chiuso, vero?

Mi devi chiedere scusa, capito?

Mi devi chiedere scusa.

Hai capito?

Mi devi portare rispetto, capito?

- Te lo faccio vedere il rispetto. - Mi devi chiedere scusa, e finisce qua.

(SIMONE GRIDA. CANI ABBAIANO)

Guardatelo. Guardalo, Jack.

Hai visto, eh?

Abbiamo portato un altro cane.

Guarda.

Amore, lo vuoi un pochettino?

Amore?

Eh? Ne vuoi un pò?

(SIMONE GRIDA)

La devi finire di fare così.

Mi devi rispettare.

Che è?

(COLPI RIPETUTI E FORTISSIMI)

Simone...

Per favore, Simone.

Finiscila.

Ora ti ammazzo.

(CANI ABBAIANO)

Che devo fare io? Eh?

Che devo fare?

Tranquillo, Simo'. Tranquillo.

Passa tutto.

Non è profonda.

Mi dispiace, Simone.

Non ti volevo fare male.

(SIMONE TOSSISCE E SPUTA)

Che hai?

Che hai? Simone?

(VERSI DI SFORZO)

(GRIDA E VERSI DI SOFFERENZA)

(CANI ABBAIANO)

(VOCI IN LONTANANZA)

Ragazzi!

Oh!

(VOCI SOVRAPPOSTE)

France'!

Vittorio!

Sono io, Marcello!

Oh!

Mi sentite?

Sono Marcello!

Oh!

Franco!

Venite a vedere che ho fatto!

Venite a vedere!

Mi sentite?

(VOCI SOVRAPPOSTE)

Aspettate, ci penso io!

Ci penso io!

Torno subito!

Ragazzi...

Raga...

Raga...

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