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LA MIA RISATA MATTUTINA
sottotitoli a cura di francescovecchi
Stronzo dimmerda.
Hai mangiato tutte le frittelle?
Sì.
Come hai potuto mangiarle se sapevi che mamma le aveva fatte per me?
Ieri sera le ha date tutte a me e tu te le sei mangiate?!
- Le frittelle che ho mangiato, qual è il prezzo? - Cosa?
Voglio pagare. Quanto costano?
Non hai bisogno di pagare.
Ho trovato delle uova.
Ho bisogno di mangiare e andare a scuola. Lasciami solo.
Va tutto bene. Hai mangiato le frittelle. Lasciami mangiare questo e basta.
Lasciami in pace adesso.
Qual è il prezzo?
Per favore, vattene e chiudi la porta. La casa sta diventando fredda!
Vattene, lasciami in pace. Lasciami solo mangiare questo, hai sentito?
Oh, mio Dio.
Perché mi guardi così?
Cosa guardi? Per favore, vattene e lasciami mangiare!
Ti supplico. Lasciami finire questo. Devo andare a scuola.
Farò tardi. Per favore, lasciami in pace.
Voglio pagare!
Oh, ma che cazzo!
Stai lontano da me! Non posso guardarti!
Sei troppo vicino! Allontanati da me!
Perché fai così? Lasciami in pace!
Vattene! Mi hai sentito?
Fuori!
Vattene, amico!
Vattene!
Fuori! Fuori!
Ciao, mamma.
Puoi, per favore, tornare a casa?
Non importa perché... Solo, per favore, torna a casa.
Ok, ciao.
Dejan...
Che cosa è successo?
Dejan?
Ho perso la testa.
Cos'hai fatto alla mano?
Cosa è successo?
Mi ha provocato.
Non importa...
Sono contenta che non l'hai colpito.
Possiamo riparare il vetro in qualsiasi momento.
Dobbiamo trovare un monolocale per te, velocemente.
Non mi dispiace pagare un affitto di 100 euro al mese, se ti risparmia un esaurimento nervoso.
- Prendi questo. - Non lo voglio.
Dai, prendilo. Lo zucchero ti farà bene.
Quante lezioni hai oggi?
Due.
- Ce la fai? -Sì...
Ok, come vuoi...
- Dovremmo... andiamo. - Sì, andiamo.
- Devo tornare al lavoro. - Sì.
Non preoccuparti del vetro.
Quando torno dal lavoro metto del plexiglass.
O quella pellicola di plastica che è rimasta quando abbiamo dipinto la casa.
- Ok, allora. - Non avresti dovuto nemmeno venire.
Sì che dovevo. Chiamami quando finisci di lavorare.
Ok, lo farò. Ciao.
Bella cantata, amico.
Puoi vedere un paio di persone in più?
- Ce n'è altre? - Da Kragujevac. Madre e figlio.
Falli entrare.
Li manderò dentro una volta finito il caffè.
Va bene.
Andiamo.
Ciao, Milos. Io sono Radica. Abbiamo parlato al telefono ieri.
È stato facile seguire le mie istruzioni su come arrivare qui?
Sì. Questo è mio figlio, Dejan.
Perché i tuoi palmi sono così sudati? Sei nervoso?
Non c'è bisogno di avere paura di me.
Tu aspetta fuori, mentre noi parliamo.
Oh, ok...
Siediti, bello.
E la tazza?
Lasciala lì, lascia depositare il fondo.
Dimmi l'ora esatta e la data di nascita.
17 Aprile 1988, 12:35.
Bene.
Vediamo... sono dieci.
Sei dieci anni avanti a tutti, Dejan.
Dieci anni interi. Avanti con la tua saggezza.
Quello che i tuoi coetanei capiranno tra dieci anni...
l'hai già dentro di te.
Sei proprio un filosofo, Dejan.
Ne sei consapevole?
Non sei solo intelligente, ma anche saggio.
Grande differenza.
- Ti sei laureato un po' di tempo fa, giusto? - Sì.
Nel 2012.
2012, sì.
E in cosa ti sei laureato? Qualcosa a che fare con l'arte?
Lo vedo, che hai un senso artistico.
No. Mi sono laureato in storia. A Nis.
Ok. Storia.
Ma ora sei preoccupato di non essere in grado di trovare un lavoro?
Si.
Voglio dire, ho un lavoro al momento. Ma solo come sostituto.
Non è una posizione permanente.
Il lavoro in quella scuola non durerà a lungo.
Avrai un altro lavoro permanente, in un'altra scuola.
Questo sarà...
Qualcosa vicino a casa tua. C'è un...
C'è una scuola vicino a dove vivi?
C'è la "Stanislav" e il "Terzo Battaglione".
Non so quale sia il più vicina.
Conosci una donna in quella scuola che lavora come impiegata, giusto?
No, non sono sicuro di conoscerla.
Sì, c'è una donna. Tua madre la conosce.
Quella donna ti farà un grande favore e ti troverà un lavoro.
E tu sarai un buon insegnante. Molto bravo.
Una volta superata la tua insicurezza, sarai severo, come dev'essere un insegnante.
Non ti piacciono i bambini maleducati. Non ti dispiace sgridarli, vero?
Beh, non lo so. A volte.
Comunque...
A causa della tua situazione lavorativa, hai trascurato la tua vita privata.
Perché non hai una ragazza?
Sei bello, intelligente. Perché no?
Qual è il problema? Fammi vedere qui...
So qual è. Ti manca il numero 3.
Non c'è nessun 3 qui.
Sai, vita sessuale, vita amorosa.
Che cos'hai? Non hai nessun impulso sessuale?
Sei ben dotato, vedo.
Non c'è niente di cui vergognarsi là sotto, quindi perché lo tieni chiuso?
- Dimmi, quanto spesso ti fai una sega? - Cosa?
Ho detto quanto spesso ti fai una sega? Quanto spesso?
Non saprei.
- Che significa che non lo sai? - Io non...
Come fai a non saperlo? Due volte a settimana?
Tre volte... al giorno? Non lo so, quanto?
Non lo so.
Vedo che ogni volta che lo fai, fai di fretta.
Non assapori quei momenti. Nessun godimento.
Sei duro con lui. Perché, sei arrabbiato con il tuo cazzo?
Non è da biasimare. Andiamo, Dejan.
Puoi usare la tua immaginazione. Non guardare solo roba su internet.
Inventa una storia, una trama credibile.
Accarezzalo. Accarezzalo dolcemente. E non avere fretta.
Devi scaricare, amico.
Ecco perché sei così teso. Non ti scarichi mai.
Ascolta, Dejan, tu sei il sole dell'Ariete, ascendente Leone.
Questa è energia. Un sacco di energia!
Stai per incenerire te stesso!
Hai un lato autodistruttivo!
Vuoi vedere te stesso distrutto! Perché? Perché lo vuoi?
Quando sei solo a casa spegni tutto.
Tutto! Computer, TV, cellulare, tutto.
Il tuo cervello. Nessun pensiero. Come se dovessi meditare.
Rallenta, capito?
E poi cominci ad accarezzarti. Qui, sopra l'inguine.
Lentamente, lentamente.
Le tue dita devono sentire il flusso di sangue.
Poi, diventerà duro.
Devi spegnere il tuo cervello.
Ecco perche' hai problemi ad avere un'erezione.
Te lo chiedo di nuovo, perché ti vergogni di questo?
Stai guardando da un'altra parte per tutto il tempo. Sembri stupido.
Stupido!
È stupido che tu ti vergogni del tuo stesso corpo!
Hai 28 anni e non l'hai ancora fatto.
Vergognati!
Vergogna...
Ecco, vedo che ci sono state delle opportunità.
Ma le hai perse tutte.
Cos'è successo, hai fallito?
Non sei riuscito ad alzarlo? O sei venuto troppo veloce?
Dejan, te lo chiedo di nuovo, c'è qualcosa di imbarazzante?
Continui a guardare altrove, qual è il tuo problema?
Devi parlare con me, amico!
Se non vuoi parlare, possiamo finirla qui.
Ok, allora.
Sei proprio una femminuccia, Dejan. Proprio una femminuccia.
Non si direbbe mai dal tuo aspetto, un ragazzo così grande.
Ma dentro sei una femminuccia. Vai allora...
- Bene... arrivederci. - Ciao.
- Dì a tua madre di entrare. - Ok.
Andiamo.
- Che cosa è successo? - Vuole parlare con te adesso.
Devo deluderti subito.
Hai portato tuo figlio per scoprire qual è il suo problema.
E ti dirò, sei tu il suo problema più grande.
Il più grande!
Perché lo tratti come un bambino e non un uomo di trent'anni?
Come se avesse dieci anni, ecco come lo tratti.
Cosa farà quando morirai?
Si chiude in casa, niente amici, niente ragazza, niente.
Cosa farà quando te ne sarai andata? Prenderà una pala e si seppellirà accanto a te?
Ti comporti così perché ti senti sola.
Vedo che non hai un marito.
Non so se è morto o hai divorziato.
Ma lui non c'è più. Sei sola. Lo vedo.
Ecco perché sarebbe meglio se trovassi qualcuno.
Devi reindirizzare la cura e energia da tuo figlio a qualcun altro.
Non pensare di essere troppo vecchia per queste cose.
Sei una tigre. Guardati.
Di bell'aspetto, intelligente.
Un sacco di ragazzi verrebbero a bussare. Un sacco di ragazzi.
Pensi di poter stare per conto tuo. Ma sai che non puoi.
Hai bisogno di qualcuno che ti ami.
Mio marito è vivo, non hai visto bene.
Perché sei qui, se sai tutto?
Cosa volevi che ti dicessi?
Sei proprio incapace di credere a qualsiasi cosa io dica.
Non ti credo.
Perché sei venuta qui, allora?
Chi ti ha detto di venire?
Qualcuno mi ha convinto, non importa.
Ok! Fai come vuoi e Dio giudicherà.
- Quando sarò grande, sarò alto. - Tu sarai alto.
Proprio come me.
Sarai alto così.
Poi, così... poi alto così.
Andiamo, tesoro. Andiamo.
Portami con te!
- Buon viaggio! - Andiamo, andiamo. Arrivederci.
- Prendimi! -Ok.
Il nonno sta per vederti ora!
Arrivo!
Arrivo, sto arrivando!
- Ehi! - Sono qui.
Grazie mille!
Scusa! Entra.
-Scusa se ti chiamo così, Dejan. -Va bene.
Non sapevo proprio chi altro chiamare.
Prima volevo chiamare i miei genitori,
ma ci sarebbe voluta un'ora per loro per arrivare qui.
L'intera faccenda li spaventerebbe soltanto.
Non preoccuparti. Tutto a posto.
Allora, dimmi... Come stai? Come ti senti?
Non lo so.
Voglio dire, fa ancora male, ma...
Non posso.
Non sono sicura di cosa faccia male. È davvero strano.
È iniziato tutto all'improvviso mentre ero lì in piedi.
Stavo pagando le mie bollette ed è iniziato tutto d'un tratto.
È qualcosa come...
Non ho mai provato questo tipo di dolore. Come una debolezza che si sta diffondendo.
Scendendo giù sul lato della gamba, fino al ginocchio.
Quando sono arrivata a casa, si è estesa all'interno coscia
e al basso ventre.
Sono tornata a casa e non avevo idea di cosa fare.
Ho cercato di trovare una posizione dove non facesse così male.
Non ci riuscivo. Sudavo freddo.
Sentivo debolezza nelle gambe come se stessi per svenire.
Questo è quello che mi ha spaventato di più e ti ho chiamato.
Non sapevo cosa fare. Se fossi svenuta, nessuno mi avrebbe trovato.
Un dolore molto insolito.
Non posso nemmeno...
Non riesco a stare ferma.
Fa male. Non posso nemmeno sedermi.
Non lo so.
- Vuoi un bicchiere per la birra? - No, non voglio la birra.
Prima volevo prendere il diclofenac,
ma poi mi sono accorta che è scaduto.
Ecco perché ti ho chiesto di portare la birra. Per sciogliermi un po'.
È solo che... Non ho mai sentito questo tipo di dolore.
Ho avuto dolori alla schiena prima, ma mai come questo.
Non so da dove viene. Non capisco.
Ero terrorizzata dal pensiero che potessero essere le ovaie.
Perché il dolore arrivava davanti.
Poi mi sono ricordata che è iniziato nella parte posteriore, quindi non poteva essere quello.
Molto probabilmente è dovuto a quella ferita.
Mi sono fatta male all'alluce.
Non potevo nemmeno appoggiare il piede.
È quello che ha detto mio zio. L'ho chiamato prima che tu arrivassi.
Per alcuni giorni ho continuato a poggiare sul tallone.
Non riuscivo ad appoggiare il piede. Da quella camminata irregolare...
C'è un tendine collegato a questo muscolo.
Ho capito.
Quando pesti il tallone puoi sentire quel muscolo lavorare.
- Hai capito? - Sì.
Mi ha detto di essere sicuro che è quello a causare il dolore.
C'è un termine medico per questo.
Sia il nervo che l'infiammazione.
Voglio dire, quello.
L'infiammazione di quel muscolo.
Non riesco proprio a stare ferma, è così...
Non posso nemmeno...
Devo sdraiarmi. Scusami, Dejan. Devo andare a letto.
Vai, vai! Sdraiati.
Cazzo, non so proprio come aiutarti.
Cosa posso fare?
Ho solo bisogno di arrivare al mattino.
- Ho bisogno di fare un test. - Ok.
Passerà di sicuro.
Dejan, potresti per favore...
premere questi due punti qui col pugno, premi forte.
- Hai spazio? - Sì, ce l'ho.
Lì e lì. Puoi usare i pollici o i pugni.
Basta premere forte.
Basta premere.
- Qui? - Sì, vai.
Non fermarti, Dejan!
Te lo dico io quando fermarti. Continua a premere forte!
Vai avanti.
Va bene, va bene, basta.
- Ti senti meglio ora? - Molto meglio.
Va tutto bene.
Bene. Quindi il dolore è sparito?
Fa male solo dove hai premuto, ma...
- Mi dispiace, non sapevo come... - No, no. È così che si fa.
Va bene, va bene.
- Andrà meglio. - Ok.
Ora vado.
Ok. Aspetta, ti accompagno fuori.
No, non alzarti.
- Forse non dovrei alzarmi. - Certo, resta lì.
- Ci vediamo. - Ok.
- Ciao! - Quando hai lezione domani?
Seconda e terza ora.
Io ho la prima, quindi ci vedremo.
Bene, ok.
Ciao!
Se hai bisogno di qualcos'altro basta che mi chiami!
- Ok. - Solo perché tu lo sappia.
Grazie.
Ok...
Rajko? Rajko!
Rajko! Rajko!
Rajko? Radica! Deki!
- Cos'è successo? - Non lo so, è a terra.
Buon giorno.
Buon giorno.
Ciao.
Come va?
Mamma passerà più tardi per portarti il pranzo e il resto.
Come ti senti?
Giovanotto, hai visto giocare il Partizan ieri sera? La partita di basket...
Non l'ho vista.
Hai un telefono? Puoi controllare il punteggio online?
Ok, certo.
Ehi...
Andiamo. Fermati. Che cos'hai?
Hai bisogno di qualcosa, o...
Cazzo...
Devo trovare qualcuno.
Non lì dentro, Mire. Non c'è riscaldamento lì dentro.
- Vai in cucina. - Oh, okay.
- Non c'è bisogno di togliere le scarpe. - Va bene.
- Vuoi del caffè, Mire? - Sicuro.
- E tu, Dejan? - No.
- Dovremmo chiamare un prete. - Va bene.
- Chiamiamo Zare? - Sì, certo.
Pronto? Padre Zare?
Parla Miroslav Pavlovic. Mire.
Mio fratello, Rajko, è morto.
Oggi. Ha avuto un ictus.
Grazie mille.
Abbiamo organizzato il funerale per le 2 domani, al cimitero di Stanovo.
Vorremmo che tu facessi la funzione.
Se non puoi venire, puoi mandare qualcun altro, ma...
Rajko ti teneva in grande considerazione. Sarebbe bello se tu potessi farcela.
Va bene. Ti chiamo domattina. Buona giornata.
Ha detto che domani è occupato, ma ci proverà...
Avremo bisogno di una una foto per il necrologio.
Non ne ho.
-Non ne hai? -No.
E quella sulla sua carta d'identità?
Quella ce l'ho.
Prova a cercarla lì dentro.
Il mio povero Rajko.
La taglio e basta.
Fondamentalmente, non sta bene.
È alla seconda dose di citostatici.
Ma questo non può fermare la progressione della malattia.
Non ti curano. Rimandano solo la morte.
Era meglio quando faceva la chemio.
Lei è nata nel 1943.
- Ciao, Dejan! - Ciao, come stai?
Dove eri?
Non ti ho visto negli ultimi due giorni.
Sì, ero malato.
Oh. Allora, ti senti meglio ora?
- Sì. - Grande.
Volevo invitarti per Slava a casa mia giovedì.
Questo giovedì. Dopo la festa della scuola.
- Ok, certo. - Abbiamo un piccolo incontro.
Niente di che. Mia sorella verrà e porterà del cibo dai miei, quindi...
Anche Sneza verrà.
Inoltre...
Devo andarmene entro la fine della settimana.
- Ti stai trasferendo? - Sì.
Sarà una festa d'addio per l'appartamento, anche.
Perché così all'improvviso? Cosa...
Il padrone di casa ha venduto l'appartamento.
Ho solo entro la fine della settimana.
Ho già trovato un appartamento, ma è piuttosto grande.
Quindi potrei dover trovare un coinquilino.
O forse un appartamento più piccolo, che sarebbe ancora meglio.
Ok...
Mi dispiace, stai facendo il test.
- Non li sto facendo, li sto valutando. - Giusto, correggendoli!
- Ho anche qualcosa da... - Sicuro, sì, sì.
Ok, allora vengo al tuo... Ok, bene.
No, è... 10 giorni di medicine,
poi 11 giorni di pausa. E così via.
Ha fatto due di quei cicli. Ma si sentiva male tutto il tempo.
I citostatici, quelli sono i citostatici.
Sì, gli sono caduti tutti i capelli.
Non lo so.
Sì, certo, ma è la qualità della vita che conta.
E che tipo di vita puoi avere con 10 giorni con le medicine e 11 giorni senza.
Immagino che alla gente piaccia vivere. Posso richiamarti più tardi?
Ok, ciao.
Certo.
Ciao!
Vuoi venire con me?
- Non ora. No, non posso. - Solo una? Una veloce?
Non posso. Devo finire questo.
- Faccio appena in tempo. - Ok.
Dejan, scusa l'interruzione.
Volevo solo darti questo, prima che mi dimentichi.
L'ho portato per giorni sperando di incontrarti.
Che cos'è? Cosa si festeggia?
Per l'altra sera... Non ho avuto modo di ringraziarti.
Oh, ma dai...
Ero agitata e imbarazzata per tutta la faccenda.
Mi dispiace di aver fatto tutto questo casino.
- Non c'è bisogno di scusarsi. - Sì, invece.
Ero veramente immobilizzata.
Situazioni come questa... Era come se non riuscissi a pensare bene.
Volevo ringraziarti allora,
ma... non lo so... Alla fine non l'ho fatto.
Ho costruito tutto nella mia testa. Ho pensato che stavo morendo.
Questo sta succedendo, ultimamente.
Perché i miei sono lontani, credo.
Ho paura di vivere da sola.
È tutto collegato, suppongo.
Il che non significa che tu debba sopportarmi.
Tutto qua.
Ora la smetto di parlare di me. Ti ho scritto una dedica.
Non devi leggerla ora.
Ho segnato una pagina che mi ha ricordato l'altra sera.
C'è un cerchio rosso... Un grande cerchio rosso, da qualche parte nel mezzo.
E tu hai quelle stringhe rosse.
Una cosa mi ha fatto pensare all'altra.
Il fatto che ho letto proprio questo... E in qualche modo...
In qualche modo questo ha senso per me. Non lo so.
Ci sono così tante cose di cui non siamo consapevoli.
Scusa, ancora una volta. Volevo dire solo questo.
- Grazie per questo. - Ti lascio tornare al lavoro.
Cercherò, sai... Se mi viene in mente qualcuno...
che sta cercando un appartamento.. Nel caso in cui non riesci a trovare...
Oh, grazie! Sono sicura che si risolverà..
- Ma grazie lo stesso. - Grazie per questo.
- Sei tornato? - Sì.
- Che succede? - Niente.
Cosa stai facendo?
Niente, aspetto di vedere se... vuoi che ti prepari qualcosa da mangiare?
- Ho già mangiato. - Cosa hai mangiato?
- Solo una fetta di pizza. - Dejan, perché?
Avevo fame.
Che ne dici se preparo un po' di macedonia?
Sicuro.
Devo fare un salto al negozio per un altro mandarino o un'arancia.
Non farlo! Che importanza ha?
Prendo dell'altro latte. Questo non basta per la panna montata.
Non importa. Usa quello che hai.
Niente ha mai importanza con te, Dejan. Vuoi una macedonia o della spazzatura?
Per quando tornerò, l'uvetta si gonfierà per bene.
Non come l'ultima volta, quando le ho messe a secco. Non era buona.
- Torno tra un minuto. - Ok.
Eccomi.
Sai... Volevo dirti una cosa.
- Mi senti? - Sì.
- Ho trovato un appartamento. - Cosa?
Ho trovato un appartamento, se la tua offerta per i 100 euro è ancora valida...
Pagherò le bollette da solo.
Quando l'hai visto? Dove si trova?
È troppo grande per quella ragazza del lavoro, mi ha chiesto se voglio dividere il costo.
- Che ragazza è? La tua collega? - Sì, sì.
- Da Kraljevo. - Quella che hai aiutato quando era malata?
Sì, è lei. Quindi, se puoi risparmiare i 100 euro.
Dove vive adesso? Voglio dire, in quale appartamento?
Ora è nel suo vecchio appartamento. Ma i proprietari lo stanno vendendo.
Deve trasferirsi entro la fine del mese.
Ok, certo, possiamo vederlo.
Puoi prendermi il frullatore?
Mettilo lì.
Bravo.
Non funziona.
Ecco, ora va.
Ok.
Dejan?
Ti piace quella ragazza?
No, non mi piace.
- No? - No.
Allora stanne fuori.
Perché fare un danno a te stesso in questo modo?!
Anche se dovesse succedere qualcosa tra voi due...
Iniziare subito a vivere insieme... È una buona idea?
Non succederà nulla. Ognuno di noi avrà la sua stanza. È un grande appartamento.
Sì, ma vi struscerete... di sicuro... di sfuggita.
Voglio dire, è così che va. È inevitabile, sai...
Dammi un paio di giorni e ti troveremo un appartamento.
Un bel monolocale dove potrai vivere da solo.
Pagherò un extra, se necessario. E affare fatto.
Non sentirti strano e a disagio per tutta la faccenda.
Tu sei così. Vuoi sempre aiutare tutti.
Dimenticati di questo.
Ecco fatto.
Dejan, dove stai andando? Non vuoi mangiare qui con me?
Non posso. Devo andare al piano di sopra per valutare i test.
- Quando devono essere consegnati? - Domani.
Ok, va bene. Bene. Metterò il resto in frigo.
Puoi mangiarla più tardi.
Ok...
Chiese e scuole serbe.
Rendete grazie a Lui!
Come stai?
Che Dio ci protegga.
- Tutto ok? - Sì.
- Ecco. Questo è tutto. - Fammi vedere.
Non è male dietro alla testa.
- Davvero? - Sì, davvero.
- Ma qui è... - Sì, l'attaccatura si sta ritirando.
Andata a puttane.
Non fare cazzate in questo modo.
Li rendi solo grassi in quel modo.
Ho una nuova lozione. Mia madre l'ha presa per me.
Puoi buttarla via, è inutile.
Ho avuto lo stesso identico problema.
Poi ho incontrato questo dottore. Per caso. Un dermatologo.
Sai cosa mi ha detto? Il dermatologo!
Ha detto, qualsiasi crema o lozione è una perdita di tempo.
Il cambiamento inizia nella mente.
Poi mi ha chiesto se avevo una ragazza. Allora non stavamo insieme.
Avevo anche altri problemi, problemi familiari, sai.
Mi fa: Occupati di tutto questo e poi i tuoi capelli ricresceranno.
Sta tutto nella mente!
Ha anche detto, Cammina per un'ora ogni giorno...
- Vuoi qualcos'altro da bere? - No, non voglio niente.
E tu, Dejan? Ce n'è ancora vino se vuoi.
- Ho chiuso. Basta! - No, no, niente per me.
Questa è la cosa principale. Lunghe passeggiate e una dieta adeguata.
Niente zucchero, niente soda.
Ma la cosa principale è la psiche, la tua mente.
Per non preoccuparsi di ogni piccolo problema, sai...
Guarda la mia attaccatura dei capelli ora...
Non è perfetta, ma prima era orribile.
Ora mi lavo i capelli ogni tre giorni.
Prima, se li lavavo la mattina, si ungevano nel pomeriggio.
Ascolta, amico, non ho capito niente di quello che hai detto.
È tutto quello che posso fare per tenere gli occhi aperti. Mi sto addormentando qui.
Non preoccuparti. Vai a sdraiarti.
- Dove? - Là, in camera da letto.
- Non lo so. Dici? - Vai, amico.
Cinque minuti mi bastano. Solo per riposare gli occhi.
Potrei... Kaca?
Potrei sdraiarmi solo cinque minuti, per chiudere un po' gli occhi?
Ho gli occhi pesanti, Mi dispiace per il tipo...
Vai pure a sdraiarti, Dejan. Se vuoi, mettiti sotto quella coperta.
- Mi dispiace, amico. Non ce la faccio proprio. - Va bene, amico. Vai.
Dejan.
Ehi, Dejan.
Scusa. Mi dispiace di averti svegliato.
Volevo solo rifare il letto in modo da poterci sdraiare come si deve.
- Che ore sono? - Sono quasi le 5 del mattino.
Oh, mi dispiace!
- Aspetta, dov'è tua sorella? - Sono partiti per Raca.
Non potevano restare perché ho preso il letto?
No, no. Non avevano intenzione di restare.
Dove stai andando a quest'ora?
Puoi dormire qui e possiamo andare a scuola insieme la mattina.
No, no, devo andare a casa. Mi dispiace molto.
- Non volevo. - Ciao.
Aspetta! Il telefono. Dejan? Hai dimenticato il telefono.
- Ha chiamato tua madre. - Grazie.
Non devi andartene per colpa mia. Per me va bene...
No, no, grazie. Mi dispiace molto.
Mi dispiace. Sono le cinque del mattino.
Non so se dovrei andare a casa.
Entra, Dejan.
Te l'ho detto. Dovresti rimanere.
Vieni dentro.
Dai, vieni qui.
Mi metto a letto perché ho freddo.
Vado in bagno.
Ti ho fatto il letto qui per te.
Questo cuscino potrebbe essere troppo piccolo per te. Possiamo cambiare se vuoi.
- No, è perfetto, è fantastico. - Va bene.
A casa a volte dormo senza cuscino, quindi questo è perfetto.
Quando hai lezioni domani?
Seconda e terza ora.
Allora dovresti mettere la sveglia e mi sveglierò alla tua stessa ora.
Ok.
Per che ora lo regolo? Le otto?
Dormiremo solo tre ore.
In realtà io dormirò solo tre ore. Tu hai già dormito.
Giusto.
- Ok, buona notte. - Buona notte.
Perché l'hai fatto?
Non lo so.
Dai, fallo di nuovo.
Le tue mani sono così delicate. Non l'avrei mai detto.
La tua schiena è gigantesca!
Aspetta, aspetta, aspetta.
Aspetta.
Fammi spostare questo.
- Scusa, ho le mani fredde. - No, no, va bene.
Non così veloce!
- Lentamente, lentamente... - Fammi vedere come si fa.
Questo ritmo va bene?
Aspetta, aspetta, aspetta.
Calma, Dejan!
Calma, calma. Va tutto bene, va tutto bene.
Tranquillo, tranquillo.
Dejan! Fermati, Dejan, fermati!
Stop! Qualcosa non va!
Qualcosa è... cos'è questo?
Che cosa è questo?
Che cosa è questo?
Guarda quanto sangue!
Dejan, non sembra che sia il mio sangue.
Sembra più quello di un taglio.
Hai dolore?
Non lo so.
Lavati e controlla.
Deve essere pulito velocemente.
Deve asciugarsi.
Il sangue è mio, voglio solo che tu lo sappia.
Ora stai bene?
Sì.
Hai fermato l'emorragia? Sai cos'è successo esattamente?
Niente, davvero. Mi si è strappato il prepuzio.
Era troppo stretto, quindi...
- Ora va bene. - Quindi, va bene ora?
Non fa più male?
Solo un po', ma passerà...
Se si è strappato, significa che il problema è risolto.
Allora, ce l'abbiamo fatta?
Ce l'abbiamo fatta.
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