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Quindi per me non c'è alcuna speranza ?
Dottor Taramelli, per lei c'è soltanto una cura giusta.
- Non farmaci, perché mi provocano mal di stomaco. - No.
Taramelli. Francesco.
VIBRAZIONE DEL CELLULARE
È Marta, mia figlia.
VIBRAZIONE DEL CELLULARE
È Sara.
VIBRAZIONE DEL CELLULARE Emma.
VIBRAZIONE DEL CELLULARE
Non c'è che dire. Questo sogno dice molto dei suoi desideri rimossi.
- Lei crede ? - Altroché !
Secondo lei, qual è un altro elemento importante di questo sogno ?
- Io non ricordo chi era la donna ? - No, alla fine contano i fatti.
I fatti, giusto.
Questo momento intimo era interrotto dalle telefonate delle sue figlie, vero ?
- Sì. - Questo spiega quanta pressione le creano. - In effetti, ultimamente...
..le mie figlie mi creano qualche problema.
Scusi se rido, ma tra Marta e Sara non so chi la fa stare peggio.
Non avevo mai sentito di un paziente che si mette con la figlia del suo analista.
È un bugiardo cronico, non è la persona giusta per Marta.
È un rapporto che va troncato.
- Il rapporto tra lei e il paziente o... - Tutti e due. So che devo fare.
In realtà, non lo so affatto.
Odio quando si confondono i piani, quando tutto si incasina.
- Un po' come nel sogno. - Sì. - Lo ha raccontato in modo molto dettagliato.
- Troppo ? - No, perché troppo ? Va bene così, è giusto così.
Però non mi ha descritto le sue emozioni.
Era coinvolto con questa donna ? Era eccitato ?
- Io ? - Sì.
- Molto, effettivamente. - Molto.
La sua partner era coinvolta quanto lei ?
- Taramelli, non si vergogni ! - Era appassionata, l'ho descritta prima.
In quella scena lì, era coinvolta ! Una che fa... No ?
- Lei è sicuro che la donna del sogno non fosse la sua ex moglie ? - No.
- Sono sicuro, non era la mia ex moglie. - Non importa, questo è un ottimo segnale.
È la fine dell'inverno del suo cuore e anche di altro.
- Poi... - Prossima volta. - È già finito ? - Sì.
- Mi scusi. - Non si scusi. - No, ero imbarazzato. - Non si scusi.
(Chiara) È stato un matrimonio epocale. (Matteo) Di più, non sai le risate.
- Tu non ti sei fidata. - Lo ammetto, mi sono pentita di non essere venuta.
Anche se l'amico mio sta molto peggio adesso. Secondo me, non dorme più.
Ha una faccia preoccupata. Chissà gli incubi che fa !
- I melodrammi sono la mia passione. - Dovresti frequentare i Taramelli. - Sì ?
Eh !
- Sai una cosa ? - Cosa ? - Secondo me, tu sei sprecato. - A frequentare quelli ?
Intendo come NCC. Sei brillante, intraprendente, simpatico.
- È un complimento ? - In una città di gente seriosa come Milano, direi di sì.
Secondo me, dovresti reinventarti. Se vuoi, ti aiuto io.
- Cioè ? - Rivediamo il tuo profilo. - Questo.
Analizziamo le tue esperienze, così capiamo in che settore puoi muoverti.
Questo mi lusinga, ma io, a quasi sessanta anni, che mi invento ?
- Poi a me piace guidare. - Magari scopri che ti piace cambiare ?
- Stasera, se mi libero, ne riparliamo ? - Va bene.
- Arrivederci. - A dopo.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Oggi scioperiamo ? Non facciamo niente. Niente lavoro, rotture...
- Ce ne stiamo... - Non posso, ho mille cose da fare.
Devo anche passare in albergo dai miei suoceri.
- Ex suoceri. - Sì.
- A fare che cosa ? - Per parlare.
- Ti ricordo che sei in viaggio di nozze. - Sì, ricordo.
Però... Mi sembra che stiamo correndo un po' troppo.
Troppo ?
Va bene.
Vai ! Io sto qua, nella mia valle di lacrime.
Almeno prendi il caffè ?
Sara ?
No, lo prendo fuori.
Ciao.
Francesco.
- Francesco, ti sei incantato ? Sono io ! - Chi è ?
- Ti aspettavo. - Da un po' sto qua. - Macché, non c'eri.
(Matteo) Guardavi il vuoto. - Metto la cintura.
"Cherchez la femme" !
Pensavi che una così non avesse un uomo ? Peccato, ci speravi.
- No, Matteo. Che vuoi ? - Che vuoi tu. Se vuoi lei, vai a prenderla.
- Invece di stare qui a "rosicare". - Non voglio lei e non sto a rosicare.
Però un pochino mi secca. Sai perché ?
- È l'effetto di un sogno che ho fatto stanotte. - Già sei nella fase del sogno.
- Fase del sogno. Sei uno psicanalista ? - Per curiosità.
- Che facevate ? - Chi ha detto che ho sognato lei ? - Hai sognato lei ? - Sì.
- Si capiva. Che facevate ? - Niente, sai come sono i sogni.
Non ricordo tutto. Sono situazioni oniriche.
- Facevamo l'amore. - L'amore facevate ? Così lo dici ? L'amore facevate ?
- Come devo dirlo ? - Questa ti è entrata nel subconscio.
Subconscio ! Come parli ? Neanche sai che cosa sia.
- Tu glielo hai detto ? - No. - Ti perdi in un bicchiere d'acqua.
Se dici una cosa del genere a una, tra l'altro vera, quella ti cade ai piedi.
- Non è la situazione. - A qualsiasi donna dici una cosa... - Sì, ma non è...
È impraticabile. È il classico transfert che deve finire lì.
- Deve rimanere chiuso nella situazione transfert. - Sei messo proprio male.
- Quanto dura questo semaforo ? - Tu sai cos'è il transfert ?
Ci lavoro, so che cos'è il transfert.
- Guarda se questi si muovono ! - Sai che sei cretino ?
Non mi importa di rientrare in università per scaldare una sedia. Poi mi fido di te.
- Quindi va benissimo. - Però servono prove. - Tipo ?
- Documenti per attestare che la ricerca è tua. - I documenti ci sono.
Però sono in università.
Va bene, so che cosa devo fare.
- Ci sentiamo dopo a meno che tu non voglia venire con me. - Ho un impegno.
- Okay. A dopo. - Ciao, a dopo. - Ciao.
Dai, cazzo, entra che devo andare... Devo andare da tuo padre.
Che palle.
Okay.
(Claudio) Hai piazzato un prodotto che nessuno voleva, sei stata brava.
- Dovresti assumermi. - Sì ? - È bene non perdere certe risorse.
- Parli come un capo. - Sarei bravissima, anche se cambierei un paio di cose.
Tipo ? VIBRAZIONE DI CELLULARE
- Tipo... - Scusa.
Pronto ? Perché non sei a scuola ?
Amore, smetti di piangere e racconta.
- Va bene, arrivo. Hanno beccato mia figlia fuori da un negozio. - Ha rubato ?
- Sì, ma non è da lei. - C'è sempre una prima volta.
Vengo con te. Ho avuto lo stesso problema.
Eccoci qua.
- La sveglietta. - Sì, certo.
Contento ?
Quindi ?
Non... Magari no. Però prende appunti oggi ?
- Sì, se voglio, prendo... Lo tengo qui. Così è più tranquillo. - Dicevo.
Allora.
- Novità, Riccardo ? - In effetti, sì. - Immaginavo.
C'è qualcosa di cui mi vuole parlare in particolare ?
Io credo di essermi innamorato.
- Innamorato è una parola grossa, sarà un'infatuazione. - No, le assicuro.
- Ho brividi, batticuore. - I sintomi ci sono.
- L'ho pure sognata. - Come sognata ?
Il sogno è un passo ulteriore, riguarda l'inconscio.
Andrei piano con i sogni.
Chi sarebbe questa ragazza ? Me lo vuole dire ?
- Qualcosa la preoccupa, mi pare. - No.
- Non so come dirglielo. - Dica.
Siamo qui per dirci tutto. Avere fiducia, confrontarsi, parlare.
- È chiaro, lei è il mio analista. - Esatto. - Sì, ma il punto...
- Sveglietta, quadernetto, lei resta lì. - Scusi.
- Il punto ? - È una ragazza speciale e io non le ho detto chi sono veramente.
- Come al solito. - Peggio, molto peggio. Lei deve aiutarmi.
- Aiutarla, mi sembra troppo. - Non è il suo lavoro ? - Sì, certo.
In quanto analista...
- Riccardo, a questo punto è meglio dire le cose come stanno. - Lo so.
Io non avevo nessuna intenzione di mentire sul mio conto, ma poi...
- La cosa mi è sfuggita un po' di mano. - Per chi si è spacciato questa volta ?
Un avvocato !
Adesso senza... Senza competenza le sto dando assistenza legale.
In realtà io voglio solo dirle chi sono davvero.
Questa volta non è andato troppo lontano dalla verità.
Non avrò mai il coraggio di dirla.
- A me sembra che lei abbia paura di perdere questa ragazza. - Sì.
Poi non mi ha detto come si chiama. Ormai possiamo dirci tutto. Si chiama ?
- Me lo dica. - Ma... - Ma ?
- Ma ? - Ma... - Mar... - Maria.
- Maria. - È Maria. - Come Maria ? È sicuro ? - Sì.
- Non è Maria. - Come no ? - Maria è un nome comune, ce ne sono tante.
C'è ancora molto da lavorare, sa ?
Sulla verità, sulle bugie, sulle cose che racconta a se stesso, agli altri...
..alle Marie.
(commessa) Aveva merce per 200 euro. Magliette, gonne, un maglione. Mi spiego ?
- Perfettamente. - Qui dobbiamo avere mille occhi, è un continuo. - Mi dispiace.
- Ne parliamo a casa. Senta, io la capisco. - Tenete a casa queste ragazzine.
- Posso pagare la roba ? - Sì.
Ma ci vuole una punizione che ricordino tutte.
Mamma mia ! La commessa ha gli occhi di fuoco.
Le conosci ?
LE RAGAZZE RIDONO
Che vuole ?
Le avete infilato in borsa le cose rubate o le avete detto di farlo ?
- È una prova per vedere se è abbastanza figa da uscire con voi ? - Che vuoi ?
Prendetevi la vostra responsabilità. Vittoria non c'entra niente, no ?
Ha rubato ? Sono cazzi suoi.
- Scommetto che qua c'è qualcosa che non è tuo. - Ridammelo. - Te lo ridò.
- Ma prima vieni a spiegare come sono andate le cose. - Non ci penso proprio.
Allora prendo il tuo zaino e lo porto all'uomo della sicurezza.
Così lui chiama la polizia.
- Se dovesse ricapitare... - Non deve ricapitare. - Vabbè.
Se dovesse ricapitare, stai attenta.
- Quelle godono a vederti spaventata, a controllarti. - Lo so, ma non è facile.
- Mi hanno presa di mira, mi sfottono. - Tu sfottile di più.
- Non stare al loro gioco. - Spero di essere forte abbastanza. - Lo sarai.
- Come hai fatto a capire com'era andata ? - La mia adolescenza è stata simile.
Anche tu lasciata allo stato brado per poi finire in un branco di stronze ?
Non hai capito, io ero la stronza del gruppo.
"Sant'Ambrogio ! Sant'Ambrogio !"
"Sant'Ambrogio !" RUMORE INDISTINTO
- Che fai qui ? - Avevo lasciato delle cose.
- Qui non c'è più niente di tuo. - Ettore, non preoccuparti. Non ho bisogno di te.
Come sei pungente, Marta.
Sei così stranamente radiosa, lucida. Hai già qualcun altro ?
La cosa non ti riguarda.
Cazzo !
Cazzo, cazzo.
Ho sbagliato.
Ciao, Ettore. È stato un piacere lavorare con te.
- Grazie del passaggio. - Grazie a te.
- Sei sicuro che non hai bisogno di me in ufficio ? - No.
Hai già fatto abbastanza. Poi non vado in ufficio, voglio stare con mia figlia.
NOTIFICA DAL CELLULARE
Guarda, è lei. "Figa Emma." Hai fatto colpo.
Anche a me piace lei. Dovrebbe solo imparare a essere più coraggiosa.
Potresti farle un corso accelerato.
- Vabbè, io vado. - Dove vai ?
A casa.
Proprio adesso ?
Sì.
"Ciao, Ettore. È stato un piacere lavorare con te."
L'ho detto veramente !
Che cazzo ho fatto ! Sono stata veramente una grande.
(Claudio) Che c'è ? - È Marta.
La mia sorella rompipalle.
Eh.
Quindi forse devi andare ?
- Dai, cazzo ! - Vabbè, ormai il danno è fatto.
Magari ne riparliamo stasera a cena ?
- Che fai qui ? - Sono passata per scusarmi e per parlare.
Vieni.
- Buongiorno, Sara. Accomodati. - No, sto in piedi.
No, accomodati.
- Vi trovo bene. - Sopravvissuti al matrimonio.
Infatti mi...
Mi volevo scusare per tutto il casino.
Beh, ci fa piacere che senti questa esigenza.
Davvero, mi dispiace moltissimo.
Poi volevo parlare della mia situazione professionale.
Ora vivo da papà, ma vorrei vivere in autonomia.
Su questo decide Filippo.
- Lo avete sentito ? - Certo. - Ma non parliamo di te, Sara.
- Che cosa ti aspettavi dopo quello che gli hai fatto ? - Ho capito.
Certo.
Senti, Sara. Devi capire, per noi la situazione è difficile.
Immagino.
- Lo è anche per me. - Sì ? Anche per te ?
- Non sei responsabile di quello che hai fatto ? - So cosa ho fatto e mi dispiace.
Che potevamo aspettarci da una famiglia di disfunzionali come la vostra ?
Non si sa neppure dove sia tua madre. Se somigli a lei, a Filippo è andata bene.
Piera, sai una cosa ?
Sei veramente una stronza !
- Una grandissima stronza ! - Sara, che parole sono queste ?
Avere una storia con il proprio capo è una grande cazzata.
- Opinione interessante, ma non l'ho chiesta. - Dovresti ascoltarmi.
- Ho una certa esperienza nel settore. - Ettore era un coglione, il mio no.
- Ci sono quelli che scopri poco a poco che sono coglioni. - Fai la lezione a me ?
- Ti servirebbe, sei ancora giovane. - Ti stai trasformando in papà ?
A proposito di papà. Il tuo capo e papà hanno praticamente la stessa età.
- Quindi ? - Quindi hai presente la scena ?
Tu e il tuo capo maturo in macchina, davanti a casa, che "limonate".
- Pensa se ti avesse visto papà. - Non era un "limone", era un bacio lungo.
- Poi Claudio non è vecchio, avrà al massimo 48 anni. - Siete coetanei.
- Tu hai 18 anni ! - Non vedo perché papà dovrebbe venire a saperlo.
Giusto, lascia che lo scopra e si incazzi.
Che è questa storia della relazione con un cinquantenne ?
Vado un secondo su, approfitto del bagno libero.
- Emma, stavo parlando con te. - Non parlerò con te di questa cosa.
Così Malesci non è più solo il tuo capo. Era prevedibile, ci avrei scommesso.
- Non è una relazione. - No ? - No. - Ho capito che c'è stato un bacio.
Spesso le relazioni iniziano con un bacio. Lungo o corto, non ha importanza.
Quanto lungo è stato ? Poi non è tanto la durata, dipende se era senza lingua...
Basta con la manovra di accerchiamento, vai dritto al punto.
- Dritto al punto ? - Sì. - Non sono d'accordo. - Perfetto, ne tengo conto.
Non basta. Se vuoi uscire con un vecchio, non puoi né oggi né mai !
- Vuoi incatenarmi ? - No, ma parliamo. SQUILLO DI CELLULARE
Emma !
Scusa.
Piera, come stai ?
Come ? Ti ha dato della stronza ?
"Grandissima stronza."
Non nego che il matrimonio sia stato sui generis.
Infatti.
Perché buttarla tutta sul piano della colpa ? No.
Sì, la mia ex moglie non è venuta. Ma non sapevo che...
Quel... Sì, io avevo fumato.
Non era hashish, era marijuana sativa.
Era una cannetta. Non hai mai fatto una cannetta in vita tua ?
Avresti dovuto. Sì. No...
No, questo... Non ti permetto di dirlo. No, non puoi.
No, allora lo sei anche tu perché chi lo dice lo è mille volte più di te.
- Che stronza ! - Eh !
- Ti ha detto che siamo disfunzionali ? - Sì. - Non sa neanche che significa.
Però anche tu, Sara...
- Davvero ti aspettavi di riprendere il lavoro ? - Sì.
- Non subito, però sì. È il mio lavoro. - Tutta questa situazione dipende da te.
Perché mi parli come Piera ?
- Non mi difendi mai, ti rendi conto ? - Ti ho appena difeso. Mi hai ascoltato.
Tu sposti sempre le responsabilità di quello che fai sugli altri. Cresci !
Ti senti ? Non sono una tua paziente, sono tua figlia che analizzi !
Sai una cosa ? Per difendere la nostra famiglia le ho dato della stronza.
- Pensa un po' ! - Dove vai ? - Esco, qui non si può stare.
- Tutto okay ? - Diciamo di sì.
Ti va di fare una chiacchierata ?
Adesso ?
Va bene. Prima posso bere un po' d'acqua ?
Ti seguo.
So che da quando siamo tornate, abbiamo portato un po' troppa vita.
"Troppa vita", dici ? Avete dei bei casini, tutte e tre.
- Infatti vorrei risolverne uno. Mi dai un goccino ? - Sì.
Però, per farlo, avrei bisogno di un piccolo prestito.
Per l'avvocato che segue la mia causa con Ettore. Lo vedo tra poco e vorrei...
- Ha osato chiederti dei soldi ? - No !
- Però un avvocato va pagato per il suo lavoro. - Un avvocato !
- Sì, un avvocato. - Eh, un avvocato. Lui è pure bravissimo.
- Devo pagarlo. - Il nonno diceva "a morire e pagare c'è sempre tempo".
- In questo caso prima risolve, poi semmai sganci. - Sì, però...
- Siccome ci sto uscendo, non vorrei confondere troppo i piani. - Certo.
- Papà. - Eh ?
Che c'è ?
- Io prima di Riccardo... Si chiama Riccardo. - Ma dai.
Cioè io prima non pensavo che...
Insomma che... il sesso potesse essere così bello !
Così liberatorio, così carnale !
- Prima di lui, io non ero mai riuscita a venire. - Vabbè.
Ringrazio Dio di non avere pazienti come voi tre.
Di' alle tue sorelle che se volete un colloquio con me, venite in studio.
- Pagando. - Quindi niente prestito ?
- Ciao. - Ciao.
- Niki ? - È fuori.
- Ehi. - Ehi ! - Ciao.
- Che fai qui ? - Volevo farmi perdonare per stamattina. Ho portato i rinforzi.
- Non è andata bene, eh ? - No, non proprio.
- Porto dentro questi e arrivo. - Sì.
- Ciao. - Ciao.
- Accidenti, puntualissima. - Ho una cosa da farti vedere.
Ma se devi lavorare...
Non preoccuparti, questa causa può aspettare.
Buongiorno. Che vi porto ?
- Due spritz ? - Sì. Grazie.
Ecco qui. Ci sono tutte le prove che la ricerca è mia.
- Avanti, aprilo ! Non sei curioso ? - Vediamo.
C'è tutto. Mail, lettere, comunicazioni.
Avresti dovuto vedere come l'ho affrontato. Avrei dovuto farlo prima.
Non so come ho fatto a essere così succube.
Che c'è ? Non dovevo prenderlo ?
Direi di sì, se volevi farmi sentire inutile come avvocato.
- Ma io... - Scherzo. - Mi hai fatto prendere un colpo !
Con questi documenti anche un praticante vincerebbe la causa.
Io non ho mai preso un giorno di malattia.
Ho risolto tutti i problemi in albergo che è di loro proprietà, non di Filippo.
Mi guardavano come un'estranea. Ma io ho sposato il figlio, capisci ?
Scusa, Sara. Ma qualche volta potresti metterti anche nei panni degli altri.
- Non sempre, ogni tanto. - Io l'ho fatto.
Guarda.
- Ho visto le foto del viaggio che Filippo sta facendo per capire come sta. - Sì ?
Guarda.
Pensavo che eri venuta per stare con me.
Invece hai altri pensieri.
I tuoi suoceri che giustamente ti odiano...
..e lui.
Facciamo che quando vuoi stare con me, lasci fuori tutte queste cose.
Anche questo che poi prendo dieci chili.
Vado, ho un sacco di cose da fare. Grazie per il gelato.
Ehi !
- Mi dai le tue scarpe nere ? - Sì. Sono lì, mi pare.
Le prendo.
Eccole.
- Niente Niki oggi ? - No, voglio stare un po' da sola.
- A volte è l'unico modo per evitare i casini. - Perché ? Faccio casini io ?
- Non volevo dire questo. - Tu ? Hai puntato il cinquantenne ? - Sai tutto ?
- È la solita cosa, niente di serio. - Certo.
Ci stai uscendo, con le mie scarpe e papà non è contento. Forse ha anche ragione.
- Secondo te, papà ha ragione ? Proprio tu. - Sì, hai qualcosa da dirmi ?
Magari su come è andato il mio matrimonio. Dai !
Vai !
- Sei pazza, ma sei fatta così. - Emma, è un uomo adulto.
Ti piace proprio, eh ?
Vieni qua. Promesso, niente morale. Vieni.
Ricorda, c'è sempre un prezzo da pagare.
Soprattutto quando fai quello che senti.
Almeno credo. Non fare troppi danni, soprattutto a te stessa.
Okay ? Stai attenta.
- Okay. Grazie per le scarpe. - Riportamele intere.
Certo, intere.
- È una persecuzione di tipo mediatico. - Immagino.
- Se ci sono novità, posso chiamarla ? - Quando vuole.
- Anche se è improbabile che questa sua diatriba... - Controversia.
- Questa controversia porti minacce... - Insulti. - Insulti o delitti...
- Uccisioni, ammazzamenti. - Ammazzamenti. Io trovo...
- Emma, dove vai ? - Sono in ritardo.
- A che ora torni ? - Non preoccuparti, non faccio tardi.
- Non prendermi in giro. Quando torni ? - Non preoccuparti. - Non attraversi !
Muore ! Questa ragazza con la gonna nera e il chiodo verde è del Sassuolo.
Un accostamento improbabile, è pericolosa. Che succede ?
- Le dico io che succede. Questa la paga. - È sicuro che quello fosse un taxi ?
A volte i taxi non sono taxi, si travestono. Sono nemici capaci...
Signora Cozzi, quella ragazza non era qui per lei ! Invece vede quel signore ?
- Oddio. - Tutte le volte che lei ha una seduta, lui è qua. - Mi fissa. - Lo so.
- Perché non me l'ha detto prima ? - È buio, vada a casa. Piano.
- Piano, rasenti il muro. - Così ? - Sì, ma vada ! - Vado.
Questa me la paga.
MUSICA AD ALTO VOLUME Certo, ne parliamo. Abbassate la musica ?
Per favore ? Potete tenere la musica più bassa ?
Chi è ? È Sara.
Sara !
Sara ! Abbassi ? Spegni, per favore ? Oh !
Scusa. Emma ti ha detto con chi usciva ?
Bene, siamo all'omertà. NOTIFICA DAL CELLULARE
- È lei ? - Perché deve essere lei per forza ? - No, ho solo chiesto.
- Chi è ? - È Filippo.
Che vuole ?
- Vuole la separazione. - Ah.
Mi dispiace, tesoro.
È colpa mia.
Devo imparare ad assumermi le mie responsabilità.
L'ho detto così, per dire.
Sono un disastro !
Sono un disastro !
- Perché non mi concedi il divorzio ? - Non ho intenzione di divorziare.
- Scusa, ho una paziente. - Tu rimani qui. - Ci sono le bambine. - Che c'entrano ?
Il problema siamo io e te. Non andiamo d'accordo e non solo per colpa mia.
- Non possiamo andare avanti così ! - Angelica...
- Usiamo il buon senso. - Tu sei solo buon senso, così buono e saggio.
- Io sono cattiva e pazza ! - Non è così, lo sai. - Sì ?
Dimmi che non è per la paura di sentirti abbandonato che non vuoi divorziare.
Appunto.
Sei solo un egoista e un bambino.
A casa mi mancava l'aria. Lo so, non sono cose belle da dire.
Che hai detto mai ? Non darti tutte le colpe.
- Da quando mi frequenti, parli come un analista. - Io sono una spugna.
Assorbo e poi butto fuori. Comunque io le avrei lasciate cuocere nel loro brodo.
Gli voglio bene, lo dico con affetto.
- Sì, ma non puoi abbandonare i figli. - Uno non può salutare e andarsene ?
Poi diventa un "accollo" reciproco. Tu per loro e loro per te.
Il problema è che io pensavo di avere già dato come padre. Mi sentivo in pensione.
Invece sono qua che... Scusa un attimo.
Fammi controllare.
- Niente ? - No.
Stai tranquillo, conosciamo Emma.
- È testona, ma mica è stupida. A mezzanotte sta a casa. - Dici ?
Nel dubbio, sai che faccio ? Le scrivo un altro messaggio.
- Io sono bello, bravo, simpatico, intelligente, ma... - Umile.
- Ma quando voglio... Hai visto quella volta. - Guai a farti arrabbiare. - Già.
Guarda un po'. Che dici ? Va bene ? È buono ?
Leverei la virgola per essere più autoritario, perentorio.
- L'ho già inviato. - Perché me lo chiedi, se l'hai inviato ? Va bene.
- Buonasera, benvenuta. - Buonasera.
Come stai ?
- È incredibile. - Che cosa ?
Il mio calice è ancora vuoto.
Te lo riempio subito.
NOTIFICA DAL CELLULARE
- Rispondi, non c'è problema. - È mio padre. È il terzo messaggio che manda.
- Ha saputo che ci siamo baciati e io non potevo uscire stasera. - Salute.
A noi.
Devo cambiare rotta. Non dico cambiare vita, ma insomma...
Devo fare qualcosa, anche per il bene delle ragazze.
- Quello che è successo tra me e Angelica ha influito su di loro. - Che vuoi fare ?
Divorziare. È indispensabile iniziare da lì, mettere via il passato. Magari aiuta.
- Ci sei arrivato ! Anna deve essere più brava di te. Te l'ha suggerito lei. - No.
- Non avete parlato di questo ? - No. - Non le hai detto che avete fatto sesso ?
- Non abbiamo fatto sesso. - L'hai sognato, è peggio. - Dai, hai bevuto.
- No, sono lucidissimo. La prima regola della terapia è dirsi tutto, no ? - Sì.
Allora rispetta le regole del mestiere tuo e datti da fare. Devo dirtelo io ?
- Che è ? - Grazie. - Dove vai ?
- Smetti di bere. Ciao. - Pago io ? Vabbè.
Peggio di Freud. Apro bocca e mi danno retta.
Tuo padre ha ragione.
Quello che è successo tra noi oggi è stata una scivolata.
Tu sei meravigliosa, sul lavoro sei fantastica.
Non ti ringrazierò mai abbastanza per quello che hai fatto per Vittoria.
Sì, ma non servono tutti questi giri di parole.
Vuoi che rimaniamo amici ? Anzi, imprenditore e freelance ?
- Meglio ? - Sì, sarebbe meglio.
NOTIFICA DAL CELLULARE
Certo, il sushi ! Però io gli do una scaldatina in padella.
Grazie.
Capito ? Perché sono un professionista. Avevo bevuto ed era un'emergenza.
Guarda che mi tocca fare.
(Chiara) Sì ? - Eccolo.- Settimo piano. - Settimo, perfetto.
- Accomodati. - Si può ? Come sei elegante, complimenti.
- All'altezza della Jaguar ? - A saperlo, mi sarei vestito elegante. - Stai bene.
Magnifico ! Non ho mai visto una cosa del genere.
È vero ?
- Lo hanno messo lì solo per stasera. - Abiti da sola qua ? - Sì.
Comprata da sola, ristrutturata da sola e vivo da sola.
(Anna) Ciao, Patrizia. Ci vediamo domani.
- Taramelli. - Scusi l'ora. - Come sta ? - Bene.
Al telefono sembrava molto preoccupato. Un attacco ?
No, quelli erano episodi sporadici. Devo dirle un paio di cose.
- Non le ruberò molto tempo. - Non si preoccupi.
(Matteo) Ecco il mio sushi preferito.
- Che meraviglia ! - Hai pensato a quello che ti ho detto ?
- Quello che mi hai detto stamattina, sì. - Ti dispiace ? Sto più comoda.
- Ecco. - Sembrano i biscotti della nonna. Ognuno sceglieva quello che gli piaceva.
Ricordi ? Ho pensato a quello che mi hai detto stamattina. Solo che...
- Non capisco niente di queste cose. - Bisogna pensare al tuo "spending".
- Come ti presenti, come ti poni. - Appunto.
Come mi pongo ? Queste cose di imprenditoria, io non ci capisco niente.
- Mi versi un po' di vino ? - Sì. Vedo che ti sei "portata avanti". - Un po'.
Io ho preso un paio di birre con un amico. Sono un po' brillo.
- Si vede ? - Sì. - Sono un po' emozionato e un po' brillo. A noi.
- Vino giapponese. - No, italiano. - Meglio. Quello giapponese dà alla testa.
Magari fa reazione con la birra.
Buono, sembra quello dei Castelli.
Allora, dicevo.
- Dicevo... - Scusa, puoi togliermi una scarpa ?
Grazie.
- Visto che ci sei, anche l'altra. - Lo stavo facendo.
Se invece di queste usassi queste ?
- Che fai ? - Sono fine come...
Ripensandoci, non è vero niente.
Un amico mio giapponese ha detto che il sushi va mangiato con le mani.
Oddio, scusa. Ti ho sporcato ?
Io ho avuto una grossa difficoltà a separarmi da mia moglie.
Io l'amavo e non sopportavo l'idea che ci avesse messi da parte.
- È la sindrome dell'abbandono, ha presente ? - Sì.
Io la vivevo moltiplicata per tre, le mie tre figlie. Marta, Sara, Emma.
- Quindi ? - Forse anche grazie al lavoro che sto facendo con lei...
..ora sono pronto a divorziare. Ecco.
Lei è venuto per questo ?
- Nella prossima seduta affronteremo l'argomento. - Grazie. - Okay ?
- Buona serata. - Aspetti.
C'è un'altra cosa, credo che mi sia scattato il transfert.
Ricorda la donna del sogno con cui ho fatto l'amore ?
Non era mia moglie né nessun'altra.
Era lei.
- Lei chi ? - Tu.
Sottotitoli: Laser S. Film s.r.l. - Roma
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