All language subtitles for Un Bellissimo Novembre (Mauro Bolognini, 1969).ITA

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Original subtitles

Nino!

Nino!

Nino!

Che provasti quando è morto papà?

- Niente. - Hai pianto?

No, sono andato a prendere un gelato.

< Che bello, Nino! Guarda!

< Anche papà ci portava sempre qui.

Te lo ricordi bene papà?

Sì, benissimo.

Una volta mi ha dato uno schiaffo perchè avevo detto una bugia.

< Andiamo a casa, Umberto. E' tardi. < Un momento!

Vieni.

- Zio Concetto! - Umberto!

< (Concetto) Ciao, Nino.

< Domani mattina alle 9 vi accompagno a Zafferana.

< Correte dalla mamma che vi sta aspettando.

- Buonanotte. - Ciao, zio.

- Sei stanco? - No.

- Papà somigliava a zio Concetto? - No, per niente. - Mamma!

Finalmente!

Cominciavo a stare in pensiero.

< Sveglia, ragazzi!

< Umberto, ci sono i regali.

< Sono arrivati i regali dei morti. < Buongiorno, mamma.

- E tu non vieni? - Subito.

Svelto, ci sono i regali!

Niente.

Niente.

Mamma, a me piace pensare che sono i morti a portare i regali.

Ma sono i morti! Vengono sempre la notte del 2 novembre.

Su, aiutami. Di' "acqua" o "fuoco".

Acqua...

< Acqua.

Fuochetto.

- Eccola! - Fuoco!

RUMORE DI SPARI

Papà.

No...

No, cerca bene.

- Ho trovato il regalo! - Bravo! - Nino!

- Nino, ho trovato il regalo per te. - Va bene.

Non vuoi vedere cos'è?

Non importa.

Apri.

E' il regalo di papà.

- Grazie. < E' stupendo.

E' un orologio subacqueo, chissà se i morti lo porteranno anche a me?

< Conta pure i giorni.

< 2 novembre.

< Vengono anche Biagio e Cettina alla villa? - Sì.

Zia Cettina è quella che scappò con lo zio Biagio!

- Umberto! < E come vanno ora?

< Vanno d'accordo? < Sì.

Nino, cosa hai deciso? Concetto dice che i corsi invernali sono più seri.

I corsi estivi sono troppo affrettati, ti consiglierei di partire subito...

...alla fine del mese. - Non so se ho voglia di andare in Inghilterra.

A che mi serve l'inglese?

Senza l'inglese non si combina niente.

Io voglio restare qua.

- Assunta! - Bacio le mani, avvocato.

- Buongiorno, signora. - Ciao, Assunta.

Nino, come sei cresciuto! Sei un uomo ormai!

- Dove sono gli altri? - Vi aspettavano per le 11.

Sono andati al cimitero.

- Andiamo? - Sì, andiamo.

- Ciao, Assunta! - Caro!

Rosaria, aiutami a portare le valigie.

Tieni.

PARLA IN LATINO

- Ciao. - Ciao.

Così la tribù è al completo.

< Sono belli, eh?

< Che dignità!

Ciao.

Ciao.

Guarda Turiddu e sua madre.

< Non si lasciano mai.

< Amalia è sempre a un passo dalla follia.

Il capolavoro è zio Alfio.

...ed è rimasto paralizzato.

< Adesso zia Amalia non gli piace più, vorrebbe buttare via lei e le stampelle.

< (Nino) E mia madre?

Diventeremo anche noi come loro.

No, noi non siamo così.

Non lo saremo mai.

Ne sei veramente sicuro?

- Benarrivati. - Ciao, Turiddu.

- Ciao. - Ciao.

- Ciao. - Ciao, Umbertino.

Non ti bastano mai i soldi, eh?

Che bella giornata!

- Devi proprio partire? - Sì, ho da fare.

- Ti prego, torna presto. < Mamma.

- Noi passiamo per la casaccia. < Ciao, ragazzi. - Buon viaggio.

- Di' qualcosa a nostra figlia. - Non fate tardi, mi raccomando.

No, papà.

Ciao.

Ciao.

< Andiamo, Nino!

< Giulietta!

< Ehi, aspettatemi! - Fammi vedere.

Andiamo male, eh? Sì e no un centimetro!

Non cresci più.

- Il petto però è cresciuto. - Finiscila! - Vieni qua.

Che fai?

< Guardala, Nino! < Aiuto! Lasciami!

- Aiuto! - Stai ferma!

Lasciami!

- Non siamo più ragazzi! - Stai ferma!

Lasciami!

Vieni qui, Giulietta!

Stai ferma!

Tanto zio Alfio te la lascia lo stesso la solfatara.

Finitela con questa storia di zio Alfio!

- La solfatara è già a nome di mia madre. - Meglio!

- A te cosa lascia? L'Etna? - Uffa!

Come sei cambiato!

Hai pure la barba quest'anno.

< Turiddu! < Non tirare i fili.

< Va bene, non arrabbiarti. < Dov'è Turiddu?

Turiddu, Turiddu!

Sono qua.

Eccomi.

Aprilo.

- E' magnifica! - No. Giulietta.

< Vieni qua.

Ecco.

< Come sei bella!

- Magnifico. Quanto? - Tre.

Te l'avevo detto, cretino. Tu gliene volevi dare cinque.

Lo sapevo che i Santostefano sono in cattive acque.

Vieni nello studio.

Scusa.

Scommetto che quella mummia ti aveva promesso una percentuale.

< Dimmi la verità, te l'aveva promessa?

< Quando vedi una principessa...

...tu ti cali le braghe!

Povero Turiddu.

Ha tante qualità!

Perchè non gli trovi una moglie?

Se dipendesse da me! E' lui che non vuole.

< Ma non era innamorato di quella ragazza di Acireale?

Non avrei mai permesso a quella di entrare in casa.

Perchè non lo sposi tu?

Così tra lui e zio Alfio rimani vergine.

- Tu che dici? - Ottima idea. Il patrimonio rimane in famiglia.

- Eccoli! - Arriva il manicomio.

< Alfio! Elisa!

< Ma dove vi siete cacciati?

< Cettina, benarrivata! - Grazie.

< Come stai, Cettina? - Bene.

- Ciao, zia. - Ciao, piccolini.

- Questi sono per voi. - Grazie.

Ciao, Elisa.

- E Biagio? - E' a Palermo, viene domani.

Sbaglio o questo è proprio Nino?

< Quanto sei diventato grande!

< Sembri un'altra persona!

< Quanto tempo è che non ti vedo? Due estate fa mi sembra.

< No, di più.

< Metti quasi spavento! Crescono ogni giorno, vero?

< Ricordo che eri così piccolo!

< Eri un fiorellino.

< Il tempo passa così in fretta.

Ehi, svegliati!

Saluti così tua zia?

E' troppo presto per giocare alle signore, io sono tua zia Cettina.

Dammi un bacio qua, subito.

< Che fai? Diventi rosso?

- Assunta, quest'anno dove mi hai messo? - Nella stanza blu.

Quest'anno non apriamo nuove camere, ordini di tuo zio.

Giù in fondo, vedi?

- Ha bisogno di qualcosa, signora? - Di niente.

- Buonanotte. - Buonanotte.

Aiutami a disfare le valigie.

Speriamo non ci siano i topi nell'armadio.

Basta! Soffoco!

Prendi questo!

Bambini, a letto!

Avete svegliato zio Alfio.

Avanti, su.

Apri la valigia.

Sbrigati!

Dovrebbero esserci un paio di pantofole. Me le prendi?

Ecco, quelle.

Sì, proprio queste.

Ma tu non parli mai?

- No. - Bravo!

Andiamo, su.

Metti a posto questo.

Là, nel secondo cassetto.

Prendi pure queste.

Mi gira un po' la testa.

< Il vino di zio Alfio è forte.

< Quella è di Biagio.

Mi sono dimenticata di dargliela, spero non ne abbia bisogno.

Perchè?

La mafia!

Credo di aver bevuto troppo.

Mi vado a bagnare la faccia così poi finiamo.

Pure questo, tieni.

< Buonanotte, figlio. - Buonanotte, madre.

Mi passi il pettine?

Hai notato stasera?

- Eravamo tredici a tavola. - Sei superstiziosa?

- E tu? - Io no.

Io sì, moltissimo.

Mi sento già meglio.

Lo sai che facciamo? Ora basta con le valigie.

Le mettiamo sopra l'armadio e non ci pensiamo più.

Vieni.

Ecco fatto.

Grazie.

Sei un angelo.

Sei stanco?

- Hai sonno? - Io no.

Però devi andare a dormire.

Io ho un sonno che non ci vedo più.

Buonanotte.

Buonanotte.

< Nino!

Dev'essersi fulminata la lampadina. Anche questa non si accende.

- Forse è avvitata male. - Io non ci capisco niente.

Guardaci un momento tu.

Dovrebbe esserci una spina da qualche parte.

- Eccola. - Bravo!

Ricordi? E' successo lo stesso quattro anni fa...

...quando abbiamo dormito qui con mamma. - E' vero.

Adesso mi ricordo.

Cos'era? Primavera?

- Era Pasqua. - Ah, sì!

C'eravamo tutti, che confusione!

Ci infilarono tutti e tre in questo letto.

Tu eri qua, accanto a me.

Ti ricordi?

Io poi ho sempre il vizio di dormire di traverso!

Buonanotte.

Non chiudere la porta.

Non mi piace sentirmi chiusa.

Non dormi? Nemmeno io posso dormire.

< E non mi va di leggere.

< Da qualche tempo non riesco più a leggere.

Carini i nonni!

Hanno un'aria così soddisfatta di questa villa!

Volevano costruire qualcosa che restasse.

E infatti qui tutto dura.

Non si sposta e non si butta mai nulla.

Al contrario, si accumula.

Hai visto zio Alfio con quella collana?

< Come l'accarezzava!

< Ama gli oggetti...

...e schiaccia le persone senza battere ciglio.

Tu hai la fortuna che te ne vai a Londra.

Non ci vado più.

- Sei pazzo? - A che servirebbe?

Cosa cambia?

Cambia tutto invece e sai perchè?

Perchè lì non sarai più nessuno.

Non sarai più il figlio del figlio, il nipote del nipote...

...l'amico dell'amico. - Cioè sarò zero?

Al contrario, sarai te stesso.

E se sbagli, sarà colpa tua.

Quando sarai sull'aereo, tutto cambierà.

Dimenticherai tutto.

Tutto.

- Per dimenticare dovrei passare una vita sull'aereo. - Perchè no?

Meglio che restare in questo sacro bordello.

< Che fai, Mimì?

Zia Cettina dorme nella stanza accanto alla tua.

Lo sapevi?

La pecora nera della famiglia.

A modo sua è libera.

- Ma soprattutto è allegra. - Non ho voglia di parlare.

Dammi retta, parti.

Perchè non ci vai tu a Londra?

Voglio vedere dove siamo capaci di arrivare.

Eroina per lo zio.

Ecco le tue gocce.

- Buongiorno. - Buongiorno.

- Buongiorno, Maria. - Posso? - No.

- Ecco, signora. - Grazie.

Prendi quell'altro.

A me le fascette piace toglierle da solo.

- Chi è morto? - Ah!

- Maria! - Non si può neanche parlare.

- Ciao. - Ciao.

Non mangiare tutto quel miele! Guarda che ingrassi!

- Vieni con me. - Dove?

Vieni!

- Ne vuoi? - Sì.

- Ora ci pungeremo con le spine! - Ho il coltello, so come fare.

Bisogna mangiarli quando sono ancora bagnati dalla brina.

Squisito.

Venivo spesso qua con un mio compagno di scuola.

Il mio primo amore, quinta elementare.

Ci davamo grossi baci.

Grossi baci sulle guance.

< Una volta ci soprese la zia Tecla.

Mi fece restare tre ore inginocchiata sopra i ceci.

Una specie di tortura medievale.

Serravo i denti e dicevo...

..."Cara la mia zitellona, io come te non ci divento."

Voglio essere bella, libera, amata e felice.

Che è successo?

- Sei diventato triste tutto in una volta? - No, io no.

Invece sì e non lo sai nascondere.

Questo l'ho sbucciato per te.

Cogline un altro così lo mangiamo insieme.

- E zio Biagio? - Come zio Biagio!

Vuoi dire quando ci siamo conosciuti?

Dicono che sono scappata con lui. Mi piaceva, che c'era di male?

Cettina!

- E' lo zio Biagion! - Tieni.

< Cettina!

Cettina!

- Dove sarà andata? < Biagio!

Eccola qui!

Biagio!

Hai visto?

Hai visto chi c'è?

- Si è deciso a venire finalmente! - E' un vero piacere per me.

- Come siete bella. - Grazie.

< Sasà, non te la ricordavi? < Al posto tuo sarei gelosissimo.

Le cose belle sono fatte per essere ammirate...

...se no uno che le ha a fare? < Sei un vero filosofo!

Buonanotte, Nino.

Buonanotte.

- Spogliati. - Aspetta.

Biagio.

Che c'è, Nino?

Mamma, sono caduto.

Vai di là, io vengo subito.

< Vai di là.

Vai.

SPARO

- Che peccato! - Un altro, Biagio!

Prova con questo.

< Malissimo.

Un altro.

SPARO Macchè!

< E' colpa tua! < Prova ancora.

E' Biagio che non sa tirare.

Prova con le mie.

- Ecco. - Sì.

- Vediamo questa volta, eh? - Io sono pronta.

- Via! - No! Macchè!

< E' colpa tua! < Vediamo quest'altro.

< Tiri malissimo! Basta!

< Le femmine a casa a fare la calza.

Nino, vieni un po' qua!

- Prova tu. - Sì, tieni. Divertiti!

Bene! Bravo, Nino!

< Ancora.

Bene!

Bravo, Nino!

E' brava, vero?

(Perchè zio Biagio la spinge fra le braccia di Sasà?)

(E lei perchè non si ribella? Perchè è fatta così?)

< (Alfio) La Sicilia quella era e quella doveva rimanere.

- Ma va'! - Una donna che hai amato, bella, mora...

...spaziosa...

...la ritrovi tutta ossa, striminzita come un'acciuga!

La Sicilia non è una donna!

E' come una donna!

Comunque è una faccia come le vostre.

La tua compresa.

Tutte facce che si leggono anche se non parlano.

< (Alfio) Per me non è difficile leggere dentro di voi.

Se riesci a leggere dentro tutti noi, deve essere edificante.

Edificante proprio no, ma vero.

Potrei dirvi cosa pensate uno per uno...

...perchè lo portate scritto qua sulla faccia.

Se lo volete sapere, di qualcuno riesco a indovinarlo anch'io!

Di Turiddu, per esempio.

< O di zia Amalia.

O di te.

E' bello il tuo di sistema!

Tu compri tutte le cose che gli altri sono costretti a vendere.

< (Alfio) Faccio il predone perchè mi piacciono gli oggetti.

Conservo questa casa...

...così come l'ha costruita mio nonno...

...perchè è bella, perchè ha una faccia.

< Ah, perchè ha una faccia! Ma tu sei pazzo!

< Lo so, sono pazzo...

...ma non al punto da costruire le case che costruite voi.

- Io ci metto i soldi. < Bravo.

E ti rendono bene.

Guadagnate distruggendo!

No! Costruiamo!

< Sai che cosa costruisci? Prigioni al neon!

Ma quali prigioni, Alfio! Alberghi!

< Alberghi di cemento armato tutti uguali, tristi...

...che quando ci sei dentro non sai dove ti trovi.

< E chi non sa dov'è, non sa chi è.

Avete sbagliato tutto!

Allora lasciamo la Sicilia così com'è, come un museo.

- Non dovevate mettere le mani sulla Sicilia! - Chi non sa dov'è...

...non sa chi è.

Nessuno doveva permetterselo!

- Invece l'avete ridotta... - Come una sgualdrina!

< Nino!

- Che maniera di parlare! - Zitta tu, ha ragione.

Come una prostituta o se preferisci una puttana!

Il mondo cambia.

Va avanti.

- Aggiornati, Alfio. < (Alfio) Mettitelo bene in testa.

< Io non cambio. < E va bene.

< Nino, che fai? < Non preoccuparti, porta bene!

< Come si dice?

< Vino provvidenza!

< Che aspetti?

< Aspetta!

< Vieni qui...

...vicino a me.

CETTINA RIDE

SUSSURRI E GEMITI

- Biagio. - Sì.

Lo sai che...

Biagio...

< Sì, caro.

< Lo sai, tanto.

< Sì.

< Va bene, sì.

Ti prego, non farmi aspettare.

Questo pomeriggio alle 17 dal notaio.

Ciao.

Devo proprio tornare a Catania, mi dispiace lasciarti.

- Biagio, vai a Catania vero? - Sì.

- Allora mi puoi portare? - Sì, ma fai presto. - Sì.

Due minuti solo.

Nino, stai attento a Umberto.

- Torno presto. - Attento.

Ciao.

< (Nino) Fino a qualche anno fa...

...c'èra sempre chi mi diceva cosa dovevo o non dovevo fare.

< E io ci credevo.

< Mia madre era così bella, così serena.

< Come potevo pensare che mentiva...

...che non credeva nemmeno lei a quello che diceva?

Vorrei essere sicuro e semplice come mio padre.

Troppi miti!

Sai che vuol dire desiderare una persona per anni...

...al punto che le altre non esistono...

...e non poterne parlare a nessuno, nemmeno a lei...

...alla persona che ami?

< (Nino) E per tante ragioni continui a tenerti tutto dentro, in silenzio.

Lo so. Ci si affeziona al silenzio come a una malattia.

Meglio il silenzio che scoprire che il paradiso non esiste.

Certe volte ho l'impressione di dover decidere qualcosa...

...ma non so neanch'io cosa né come.

< Che devo fare? - Se continuiamo a stare qui, affondiamo.

Guarda la nostra famiglia, tutti uguali.

Corrotti, tristi.

Troppo tristi.

< (Mimì) Aria, Nino!

< Questa è una prigione infetta, andiamo via.

< (Mimì) Molliamo tutto. < (Nino) No, io resto.

< O tutto o niente.

Aspettami!

Che hai fatto tutto il giorno? Sei sparito!

E a cena non hai aperto bocca.

Stasera mi sento come un'ubriaca.

Vieni.

Aiutami a sganciare il vestito.

- Qui? - Sì.

Questa sera vorrei avere 17 anni come te.

Spostati.

Che fai? Lasciami passare.

Piuttosto apri la finestra.

- Sembra quasi estate. < Voltati un momento.

Ti puoi girare.

Fa un caldo!

< Ho bisogno di bagnarmi altrimenti scoppio.

Sarebbe bello fare una doccia, ma qui non c'è.

- Chissà come facevano i nonni! - Forse con delle brocche!

Io mi metto in piedi nella vasca...

...tu riempi due brocche d'acqua e me le versi da sopra. - D'accordo.

Ci sono queste già piene, ma forse l'acqua è fredda.

Va benissimo.

- Come così? - Non posso fare la doccia nuda davanti a te.

< Nino?

< Sali sullo sgabello.

Versami l'acqua dall'alto, sarà una doccia perfetta.

Speriamo.

- Non farla consumare subito. - Così va bene?

E' meraviglioso!

Mi sento rinascere.

Adesso sulle spalle.

- E' finita. - Aspetta.

Fai presto!

- Sbrigati, Nino! - Ora c'è quest'altra.

Su, ho freddo.

Allora, Nino... che c'è?

Ieri sera mentre stavamo a cena ho visto Sasà farti la corte.

La corte? Però non è antipatico.

Come te ne sei accorto?

- Aveva sempre la mano sotto il tavolo. - E con questo?

- Ti toccava. - Mi toccava? Cosa?

Le gambe.

Cominci presto a interessarti di certe cose.

Ho visto, sono sicuro.

Adesso basta, versami un po' d' acqua e poi vai di là.

Mi sento proprio un'altra!

Ora mi spieghi bene questa storia di Sasà.

E' la prima volta che sento un ragazzo immaginare una storia simile.

Lui teneva le mani sotto la tavola...

...e io tenevo le gambe sotto la tavola.

Non potevo tenerle sopra o sbaglio?

- Che c'èntra? - Già, che c'èntra?

Io guardavo e ho capito che lui ti toccava, non è così?

Non è vero?

Tesoro mio, c'èra mio marito, c'èra mio fratello...

...c'era tutta la famiglia e c'eri tu.

- Può darsi che ci abbia provato, ma io ho spostato la mano. - No!

- Non ti ho vista. < Invece l'ho fatto.

< Gli ho dato anche un calcio. Forse non te ne sei accorto.

Me ne sarei accorto invece!

Sarà stato un momento che non guardavi.

Ti guardavo sempre.

A te che ti importa di queste cose?

- Mi dispiace. - Meno male.

Avevo paura che fossi un difensore della famiglia...

...che non volessi che gli estranei mi mancassero di rispetto.

No, non io sono.

Ma Sasà mi è antipatico.

E' un uomo volgare.

- Ha soltanto i suoi soldi. - Sì, forse.

Però mi diverte e non è affatto antipatico.

Cosa fai, vieni qua.

Me ne sono accorto che ti piace.

La vuoi smettere ora? Mi fai venire i nervi. Stai fermo!

E se pure mi piacesse?

Non ti scostavi quando lui ti si appoggiava addosso.

- E con questo? - Ridevi, eri tutta rossa.

Lo guardavi in un modo...

Che dovevo fare? Strillare? Avvertire Biagio?

Bastava che non lo guardassi tanto.

Lo sai che sei un bel tipo?

Mi stai rimproverando come un marito geloso.

Non sono geloso, dico solo le cose come stanno.

- E' la verità. - La verità!

Ti fissi su cose che non hanno importanza...

...che non significano niente.

Stai tremando.

Hai bisogno di affetto.

Oh, Nino!

Sei un ragazzo matto.

Tu che sei della mia famiglia devi essere la prima.

< Nino!

VOCI CONCITATE

Esci, Nino! Per carità!

- E' novembre! - E' pazzo.

Si sta benissimo. Venite!

< E' un paradiso. - E' una polmonite.

MUSICA D'ORGANO

Non qua, è il posto di Biagio.

< Nino.

Nino.

- Cambia musica. - Va bene.

Cambia musica.

Ssh!

ROMBO DI MOTORE

VOCI NON UDIBILI

(in latino) - Andate, la messa è finita. - Rendiamo grazie a Dio.

Bella, vero? Fa i 300 all'ora.

Ha due posti soli. Così il motore è sprecato!

A me due posti bastano.

- Non ho famiglia! - Che bella!

- E' uno splendore. - La vuole provare?

Perchè non la provi? E' divertente.

Sasà è un guidatore abilissimo.

Avanti, proviamo questa bravura!

Lo zio Biagio vuole restare vedovo.

- Andiamo. < (Sasà) State tranquilli.

Facciamo un giro per Catania e ve la riporto sana e salva.

Mi raccomando, vi aspetto per il pranzo.

Via!

Nino.

Vieni con me alla casaccia?

Ora non ne ho voglia. Dopo.

Ti aspetto là.

- Vuoi che leggo un po' il giornale? - Fai come vuoi. - Permetti, Alfio?

Sai che non vuole, lascia perdere.

CANTA IN DIALETTO

GIULIA PIANGE

- Che hai adesso? - Ma mi vuoi bene?

Per favore!

- Perchè hai voluto? - E tu? Perchè?

Non mi vuoi bene!

Oggi mio padre è morto.

ROMBO DI MOTORE

< Ah, siete tornati! - Da qui a Catania tutta una volata!

- Resta a pranzo con noi? - Grazie, mia madre mi aspetta.

Non posso lasciarla sola.

La sera si va a letto presto, si guarda la televisione.

Bisogna avere pazienza.

< Io sono un figlio affettuosissimo.

- Arrivederci. - Ha trovato la soluzione migliore.

AMALIA FISCHIETTA Che hai?

Sei pallida.

- Che hai fatto con Sasà? - Ma sei impazzito?

Mi hai spaventato.

Ci hai fatto l'amore, vero?

Mi fai arrabbiare sul serio.

E' possibile che alla tua età ti comporti come un ragazzino?

Di queste cose non si parla mai.

- Tu non ne parli, tu le fai. - E lasciami!

- Rosaria! - Ssh! Svegli tutti!

- Ti aiuto io. - Grazie, signora Cettina.

- Dove li metto? - In cucina.

- Ecco fatto. - Grazie, signora.

Siete scesi mai dalla macchina?

Sì, siamo andati a prendere un caffè in un bar.

- Quale bar? - Non lo so, un bar per la strada.

Non mi ricordo, ma che vuoi che ti dica?

- Perchè mi tormenti con queste domande? - Perchè non ti credo più! - Zitto.

Ti sentiranno tutti!

- Devi aiutare mio marito. - Aiutare?

Quello è cretino, anche se è mio fratello.

Lo sai qual è il posto giusto per lui? La prefettura.

La prefettura con l'orario, con lo stipendio fisso...

...e le scartoffie.

Non capisci che così non sopporterà più la nostra...

Io sono tua cognata.

Questo non possiamo scordarlo.

Pure per mia figlia che ora è grande.

Sì, va bene.

Ne parliamo un'altra volta, ora lasciami dormire.

Non ti basta mai.

Lo vedo come ti comporti con me, con Sasà e con lo zio.

Stai a vedere che ora non posso andare a letto con mio marito!

Che dovevo fare?

Ho sbagliato ad essere gentile con te l'altra sera.

Me ne accorgo solo ora.

- Non ti piacevo? - Certo che mi piacevi.

Non comportarti più come un bambino geloso.

Non c'è motivo e poi Sasà è banale... mi annoia perfino!

- Avevi detto che ti diverte. - Basta con questi interrogatori.

- Devi smetterla! - Io racconto tutto.

- Tutto cosa? - Che sei stata con me e con Sasà.

Racconta quello che vuoi, tanto chi ti crede.

Anche se qualcuno ti credesse, se lo terrebbe per sè...

...perchè non vogliono sapere, non vogliono che cambi nulla.

Tu rimani un ragazzo geloso e io la moglie di zio Biagio.

Non ne posso più, dimmi quello che devo fare.

Io mi ammazzo!

Bravo, che bella soluzione.

< E poi la vita chi te la restituisce?

< Non fare così, bisogna essere più aperti.

Più naturali.

Non abbiamo altra scelta.

Se so che non ti sei stancata di me, aspetterò anche degli anni.

Nessuno si accorgerà di niente.

Devi imparare a controllarti.

Non puoi continuare così.

- Come devo fartelo capire? - Stiamo insieme.

- Ne hai tanta voglia? - Da morire.

Adesso non si può, non è possibile.

Perchè?

Perchè?

Una notte sono entrato nella tua stanza.

Dormivi profondamente.

Sentivo il tuo respiro ed ero così felice.

Ti vedevo sottratta a tutti, solo mia.

Andiamo nella casaccia.

- Andiamo. - Ti ho detto di no.

Adesso no.

- Stasera vedi Sasà a teatro! < Non è vero!

A teatro ci vado solo per fare piacere a tua madre.

Queste sono nere, le più chiare sono quelle che porto.

Nere proprio no.

Dammi le tue.

- Devi stare attenta a quel ragazzo. - Parli di Nino?

Pensa troppo.

Guai a fermarsi a pensare.

La vita è fatta di momenti, basta scartare quelli brutti...

...buttarseli dietro le spalle, dimenticarli.

L'ideale sarebbe non viverli, ma Nino non ci riesce.

Non lo vedi? E' chiuso.

< Un momento è al settimo cielo e un momento pare stralunato.

Dovrebbe stare con i compagni, con i giovani...

...con Mimì e con Giuletta che se lo mangia con gli occhi.

Cerca di farli stare insieme, di farli vedere più spesso.

- Adesso Nino va a Londra. - Lo so, lo mandate a Londra.

- E' comodo, così tu e Concetto... - Cettina!

< Che ho detto? Che c'è di male?

Io non mi scandalizzo, sai.

Anzi, trovo che fate benissimo.

Un padre non si può sostituire, ma un marito sì.

- Dovresti smetterla con questo nero. - Ormai non ci faccio più attenzione.

Che gusto c'è ad invecchiarsi prima del tempo?

In fondo Nino è diverso dagli altri.

< Lui alle cose ci crede, ci si attacca.

< Capace che va a Londra e ripiomba qui dopo una settimana.

< Vorrebbe cambiare il mondo.

E ha solo 17 anni.

Guardati.

Ora lasciami sola.

- Devo telefonare a Sasà. - Sì, certo.

SQUILLI DEL TELEFONO Pronto?

Sì, certo.

Come sarebbe?

Perchè no?

Non discutiamo, come vuoi tu.

Sì, d'accordo.

Se quello lì crede di fregarci, si sbaglia.

< Certo.

Sistemeremo tutto.

Arrivederci.

Io non ci rinuncio.

Io vado avanti.

Tu fai come vuoi.

Vuol dire che i soldi li troverò in un altro modo.

Siediti qui.

Così vedi meglio.

MUSICA CLASSICA

Perchè ti agiti tanto? Cos'hai?

L'ho vista almeno dieci volte e non ci ho capito mai niente.

- Leggi il libretto. - Perchè, tu l'hai letto?

- Analfabeta. - Tu ci hai capito qualcosa?

- No. - Ah!

Vado a fumare una sigaretta.

- Avevi detto che non veniva. - Ma che ti importa?

- Io lo odio. - Che sciocco!

Ti prego, stai fermo.

Ecco Sasà!

- Buonasera. - Ciao.

Sasà, che fai qui?

- Avevi detto che non venivi. - Ho cambiato idea.

- Ti sei lasciato convincere. - Andiamo tutti a cena?

- Siete miei ospiti. - Ma sei impazzito?

- Siamo parecchi, ti roviniamo! - Pazienza!

Perchè quella telefonata?

Non volevi che vedessi come sei bella stasera?

Sei gentile, ma stasera c'è troppa gente.

- C'è mio nipote, mia sorella, mio marito... - Non ho resistito.

- Quando ci rivediamo? - Non lo so.

Proprio adesso me lo devi chiedere?

- Attento, c'è mio marito. - Biagio, ho deciso.

- Costruisco con te. - Non ne avevo mai dubitato.

Sai che stasera stavamo quasi per dividere la società?

Non ci credo, andate così d'accordo.

Cos'ha quel ragazzo? Ha una faccia strana.

- Si direbbe che... - Ma no, è un ragazzo.

Non ci badare.

SPARI

- Brava! - Non ho mancato un colpo!

Io invece non riesco a colpirne uno.

Guarda, Sasà.

Il cane punta, vieni.

- Non andare. - Torna con gli altri.

- Quando stiamo insieme? - Appena è possibile.

Nino, vieni con me.

Belle, eh?

Sono belli grassi quest'anno.

- Andiamo a casa. - Sì, buona idea.

- Turiddu, dov'è zia Cettina? - E' andata con Sasà.

PARTE UN COLPO

Dio mio, fa' che la trovi.

Fa' che la trovi.

Fa' che la trovi.

Vai avanti tu.

< Nino!

Che fai qua?

Che vuoi fare?

Nino, no!

No!

< (Nino) Perchè sei fatta così?

SUONO DELLE CAMPANE

< Evviva gli sposi!

< Auguri!

< Viva gli sposi!

Il primo bacio.

Vieni dallo zio.

Eccola.

Cara.

"Lus primae noctis".

Hai visto che ho imparato presto la lezione?

- Troppo presto. - Allora, vai a Londra?

Sì.

- Ti auguro tanta felicità, figlia mia. - Grazie, papà.

< Sei proprio bella, sembri una "madonnuzza".

Su, su!

Che fai, piangi? Non vado via per sempre.

Ehi, sveglia!

Non dai un bacio a tuo nipote?

E' andato tutto bene.

Sì, certo.

Auguri, Nino.

A presto!

Nino, vieni qua!

Bravo!

- Ciao, zio. - Bravo!

Bravo, figliolo.

- Ciao, Turiddu. - Bravo.

- Bravo, Nino! - Bravo.

Bravo!

Bravo.

Bravo.

- Ciao. - Bravo, Ninuzzo.

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