All language subtitles for Il principe dimenticato (2020) [BluRay Rip 1080p ITA-FRE DTS-AC3 SUBS] [M@HD]_Subtitles01.ITA

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Original subtitles

Una mattina, mentre stava giocando,

Riccioli d'Oro entrò nel bosco.

Quella mattina, gli orsi preparavano del porridge per la colazione.

ll porridge era bollente.

Così decisero di fare una passeggiata nella foresta.

E mentre attraversavano il bosco,

Riccioli d'Oro arrivò davanti a una casa con una porta gigantesca.

Poiché aveva tanta voglia di entrarci, si avvicinò e bussò alla porta.

Dai, scendete, ragazzi.

- Non abbiamo sentito la fine! - Niente fine della storia.

Ho fatto il pieno. Dovrebbe essere tutto a posto.

Grazie. Buona giornata. Arrivederci.

- Tutto bene? - Ah? Sì, tutto bene. Pensavo a una cosa.

- Tutto bene? - Ah?

- Che stai facendo? - Niente.

- A domani. - Ok, a domani.

Salve. A domani.

- Grazie. Che cos'è? - Un cornetto.

- Non c'erano i macaron? - Erano finiti.

- Tocca a te. - "Gatto".

Facile. "Qui gatta ci cova".

Ok. "Una gatta da pelare".

- Brava. "ll gatto si morde la coda." - E quando si usa?

Ad esempio quando la tua camera è sempre un macello,

io ti chiedo di metterla in ordine e tu non lo fai mai.

Va bene.

- Tocca a te. - Sto mangiando, eh.

Non la trovi.

Il gatto ti ha mangiato la lingua?

- Ti ha mangiato la lingua? - Sì!

- C'era anche "Falso come un gatto". - Ah, sì!

E anche "Sono solo quattro gatti". "Fare la gatta morta".

- "Fare come cane e gatto". - Va bene.

"Sa di pipì di gatto".

Questo fa un po' schifo, veramente.

- Lo dicono quelli che degustano il vino. - Lo diranno pure, ma fa schifo.

Forse, però lo dicono.

- Gatto lesso! - Che vuol dire?

Si dice. "Mi fa gli occhi da gatto lesso".

Forza, ora, gattona fino in camera.

Dai. Fai presto, o non c'è tempo per la storia.

- Sgattaiolare. - Non male. Cinque!

Cinquillà!

"Il gatto con gli stivali"!

Scalzagatto! Ah, no, è "scalzacane".

Ma tanto non la conosci, è una parola da vecchi.

- L'ho trovato! - Bravo.

Allora, dov'eravamo arrivati?

Il Principe aveva trovato il tesoro grazie a Francis Ford il Gabbiano,

e si era addormentato accanto al forziere magico.

Va bene, andiamo.

"Francis Ford il Gabbiano e il forziere magico".

Allora...

ll Principe era addormentato accanto al forziere magico.

Il coperchio magico dell'enorme forziere magico

si sollevò con un cigolare umido.

- Cos'è questo? - ll cigolare umido. Ti piace?

Sì.

Il Principe, che era immerso in un sonno profondo,

aveva gli occhi completamente chiusi.

Chiudiamo gli occhi anche noi, amore.

A un tratto, il cigolare dello scrigno lo svegliò.

E allora scoprì il tesoro che non si aspettava più.

Il tesoro dei tesori. Le manne magiche.

- Le che? - Le manne magiche.

- Le manne? - Sì, le manne.

Sono come le pinne, però non si mettono ai piedi, ma alle mani.

- Ma quelle manne erano magiche. - Va bene.

Adesso lasciami raccontare.

Si affacciò dunque nella piazza del villaggio.

Era giorno di mercato.

- Buongiorno, Principe. - Buongiorno, Geoffrey.

Buongiorno.

Intorno a lui, lì sul suolo,

volteggiavano le ombre dei terribili uccelli invisibili.

E ovviamente, il Principe non le aveva viste, perché erano invisibili.

E a un tratto la vide.

La Principessa.

- Pritprout? - Sì, indovinato! Pritprout!

Non riuscirai mai a liberarti di me.

- Francis Ford il Gabbiano ti ha tradito. - No. Sei tu a tradire!

Che ingenuo che sei, tutti sanno che i gabbiani sono traditori!

Ti sbagli, Pritprout. Tu non sai niente! l gabbiani sono animali molto fedeli.

Basta parlare di gabbiani, razza di pazzo! Tu parli troppo!

E mentre tu chiacchieri, la Principessa vive i suoi ultimi istanti!

- No! - lnvece sì!

Come osi, figlio di...

patata!

Via, via! Andate via! Mi fate male!

Ehi, imbecille! Hai dimenticato i miei uccelli invisibili?

Sei tu che hai dimenticato che le mia manne magiche

sono più forti degli uccelli invisibili!

Adesso chi è l'imbecille? Arrivo, Principessa!

Che idiota!

Stavolta il principe era sconfitto.

Bloccato per una stupidissima maniglia!

Ma a un tratto, si ricordò dell'altro potere delle Manne Sacre

che permetteva ai cuori prodi di volare come aquile maestose.

Prese lo slancio...

...e decollò.

Sì, è bravo, è bravo, è bravo.

- Oh, mio Principe, ce l'avete fatta. - Ma è ovvio.

Alla fine è stato piuttosto facile, diciamo.

- Principe! - Bravo!

Ancora una volta, il Principe era riuscito a salvare la Principessa.

Ma l'ignobile Pritprout ne sapeva una più del diavolo,

e numerose altre sfide lo avrebbero atteso in futuro.

Grazie. Grazie. Mille grazie, siete troppo buoni. Grazie.

Va bene? Shh! Va bene?

Si è addormentata, no?

Ciak finale? Ehi?

Ragazzi. Adesso potete uscire.

Che idiozia questo affare.

Non è andata male oggi.

Quando c'è la rissa mi piace.

- Attrezzista! - Manne.

Tu, là! Dai, hop, hop, hop, stacchiamo la signorina.

E cambiamo la scena!

- Manne due, ok. - Benissimo. Grazie, Benoit.

- Io sono Jacques. - Jacques? Sicuro?

E basta, lei non è un tecnico!

Nessuno può stare a meno di cinque passi dalla signorina! Chiaro?

A parte il Principe, ovviamente.

Va bene, io vado. Ciao.

- Ah, Pritprout. Non male stasera, eh? - Sì, sì.

A parte quando mi hai trattato da scemo. Quello non mi è piaciuto.

È il copione, amico mio.

In compenso il colpo di manne è un po' facile.

Ho chiesto un po' in giro e tutti la pensano come me.

- Sei geloso. - lo geloso? Di te?

- Sì. - Se tu sapessi, vecchio mio.

Tu sei l'eroe, è vero. Ma per un vero personaggio, complesso,

- intenso, ricco... ammira me. - Ammiro te? Certo.

Ridi pure, ma una buona storia è prima di tutto un buon cattivo.

Cioè sei importante quanto l'eroe?

Sei grande, Pritprout! Cosa faremmo senza di te?

Salute, bello!

Fine giornata. Grazie a tutti.

È bellissimo questo disegno.

- È Pritprout? - Esatto.

- È lui sputato, brava. - Grazie.

- E su questo non c'è niente? - Sì, ci sono gli uccelli invisibili.

Giusto, sono fatti super bene. Non si vedono proprio.

- Certo, è ovvio, sono invisibili. - Ah, certo, è vero.

Brava, amore, è bellissimo. Allora, che altro avete fatto?

Non lo so.

Ogni volta che ti chiedo cosa hai fatto a scuola, mi rispondi "non lo so".

Ah, ci ha spiegato una cosa incredibile. La vuoi vedere?

Certo che voglio.

È a proposito di passato, presente e futuro.

Ok.

Allora, qui dove siamo, è adesso. È il presente.

Dietro di noi, là in fondo, è da dove veniamo. Dunque, quello è il passato.

E davanti a noi, di là, è dove andiamo. Quindi è il futuro.

- Hai capito? - Sì.

Vediamo se hai capito. Se ci giriamo, cosa abbiamo davanti a noi?

Non lo so. Cinesi al rallentatore?

Papà, ti prego.

- Il presente? - Ma no! Ecco, lo vedi?

È ancora il futuro. ll futuro è davanti a noi, anche quando ci giriamo.

D'accordo. E quando siamo faccia a faccia? Dov'è il futuro?

Questo è facile. Vuole dire che il mio futuro sei tu, e il tuo futuro sono io.

Questo mi piace.

E ora dove vuoi andare?

- Là, quindi verso il futuro. - Sì, perché stai guardando avanti.

Ok. Pronta in posizione.

- Il primo che arriva nel futuro vince. - Va bene, nessun problema.

Uno... due...

Ehi! Sei scorretta!

E dai, ti muovi, papà? Così lo perdiamo!

- Sbrigati! - Va bene. Va bene, arrivo.

Non sei mica il mio capo!

Ho messo un succo di mele. E un lecca-lecca.

- E dai, scherzo. - Che ridere.

È un gran giorno, amore. Goditelo.

Papà, non vado sulla luna. Vado alle medie, non c'è da chiamare i giornali.

Ok. Non pensavo di chiamarli, ma il primo giorno di scuola media è importante.

E poi non conosco nessuno.

Non ti preoccupare, andrà tutto bene.

Una cosa che sarà molto diversa dalla scuola elementare

è che vi chiederemo di essere più autonomi.

Dovreste gestire da soli i vostri orari,

avrete un armadietto per i vostri oggetti personali,

vi chiederemo di essere più maturi e di prendervi le vostre responsabilità.

Io sono la vostra insegnante principale,

e poi avrete insegnanti diversi a seconda delle materie.

- Ciao. - Ciao

- Posso sedermi? - Sì, sì, fai.

Prendi l'autobus?

- Sei serio? - No, no, ti prendo in giro.

Ma quale aspetti?

- 318. - Grande. È quello che prendo io.

Ta-da! Ciao, Principessa!

- Allora, tutto bene? - Sì, sì.

Buongiorno. Sono il papà di Sofia.

Buongiorno. Max.

- Buongiorno. - Piacere.

Piacere.

Ti ho portato i macaron!

Grazie che non mi fai passare per cretina.

Aspettate, salgo anch'io!

Buonasera.

- Buonasera. - Buonasera.

- Che piano? - Quinto.

Come noi.

Lei ha preso l'appartamento della signora Massadian?

- Sì, era mia nonna. L'ho ereditato. - Ah, ok.

- Ci piaceva molto. - Grazie.

Non l'avevo riconosciuta! Lei è il vedovo, vero?

- Tutto bene? - Sì, tutto bene.

Mi scusi.

Lo... Mi deve scusare, non è quello che volevo dire.

Scusami, eh.

Non fa niente.

Tanto più che poi sì, sono proprio il vedovo.

Non è come se avesse detto "Ecco il cretino del palazzo".

O "l'idiota del quinto piano".

Sì, brava. Grazie.

No, ci siamo già incontrati un paio di volte quando venivo da nonna.

Sì, e mi aveva parlato di lei, per questo. Ecco perché.

E tra l'altro mi chiedevo, c'è altra gente nel palazzo, o siamo solo noi?

- Siamo solo noi. - Ah, sì?

- Credo che vogliano demolirlo fra un po'. - Davvero?

- Sì, ma quando saremo andati via. - Ah. Ok.

- Buonasera. - Buonasera.

Comunque, se avete bisogno, io sono qui.

Posso darvi una mano col baby-sitting, bricolage.

Sa dove trovarmi.

Ok.

- Buonasera. - Buonasera.

- E va bene, dimmi. - Cosa?

Niente. "Buonasera".

- Non capisco di che cosa parli. - Come no.

Ma... non capisco che... Hai strane idee, certe volte.

Deficiente. Sono proprio una deficiente.

"È lei il vedovo?" Da idioti, proprio.

E poi il "bricolage"! Bricolage, ma che...

Senti, papà, se tu vuoi vedere qualcuno, lo puoi fare, eh.

Grazie, sei molto gentile, ma non ne ho voglia.

No, va bene, te lo volevo solo dire.

- Ho capito, ma non voglio vedere nessuno. - Ok.

Ma... rispetto a me, e rispetto anche a mamma...

Cioè, se ti va, lo puoi fare.

Sei gentile, ma la questione non si pone, perché non voglio vedere nessuno.

Va bene.

- Ma nel caso... - Bene. Sai che c'è?

È ora di andare a dormire. Forza.

Il Principe è richiesto sul set tra due minuti.

Ripeto, inizio della storia tra due minuti.

Tu sei un principe arabo e devi sventare il complotto del Visir Pritprout

contro la Principessa. Dunque, la tua è una nobile discendenza e lo sai.

Anima dura, fiera, infanzia difficile.

Padre assente, madre iperprotettiva...

Salirai al trono al posto di tuo fratello maggiore,

da qui enormi sensi di colpa, complesso di inferiorità latente e... eccetera.

Tutta la scena si svolge in un sontuoso palazzo bizantino.

È una festa. Ma attenzione, ci sono ospiti venuti da tutto l'Oriente.

Danzatrici del ventre, musicisti a dozzine,

ci sono struzzi, tigri, elefanti, maharajah, vedrai, è faraonico.

- Attento agli occhi! - Salve.

Ma che...? Perché non si apre? Che succede?

- Problemi? - Sì, è bloccata.

Non capisco, è la prima volta che capita.

Non sarò un fabbro, ma questa si è rotta. Non capisco come...

Che succede?

Che succede? Mi date spiegazioni, per favore?

Come mai non vuoi la storia? Sei sicura?

Beh, è un peccato.

È un peccato perché c'erano gli elefanti, e i maharajah, le tigri, la magia...

No, ma... va bene. Ok, amore mio.

- Sono un po' stanca. - Ma certo, dormi.

Se vuoi, te la racconto domani, preferisci?

Vediamo, ok? Papà, ho 11 anni.

Me le posso fare da sola le mie storie ora, lo capisci?

Ma, certo, è ovvio, non ti preoccupare.

Va bene, allora... Buonanotte.

- Buonanotte. - Dormi bene, amore.

- Papà? - Sì?

- C'è l'hai con me? - Ma no, certo che no.

Sei pazza? È tutto a posto. 'Notte.

Forza. Dai, svegliamoci! Andiamo, ragazzi, sbrighiamoci!

Hop, hop, hop, hop, andiamo, presto. Forza, entrate qui.

Attenzione: in via eccezionale, la storia è finita prima di iniziare.

Ripeto, la storia è finita prima di iniziare.

Ecco qua. Ero sicuro. L'ho vista arrivare una vita prima.

- È la fine, amico mio! - La fine?

- Eh, già. - La fine?

Ma non hai capito che non c'è mai una fine? Che ogni volta si ricomincia?

Non ci hai mai riflettuto? Dai! La fine...

Sì, ma questa volta fidati, non ricomincerà.

E allora vedi come ridi. Voglio vedere come farai

se non sei più l'eroe della storia!

Se sei soltanto un povero buono a nulla!

Le chiavi. Le chiavi, le chiavi, le chiavi.

Le ho dimenticate. Ma che succede oggi?

Bene...

Attenzione, storia tra tre minuti! ll Principe è atteso sul set.

Ripeto: il Principe è atteso sul set tra tre minuti.

E allora! Si ricomincia, eh?

Due storie nella stessa sera non ha proprio senso. Roba da pazzi.

L'importante è che si ricominci. ll resto sono sciocchezze.

Mi scusi, signore. Non può, la storia sta per cominciare.

Come dice?

Si può fare da parte e lasciar passare i personaggi?

Io sono un personaggio. Anzi, in verità, "il" personaggio.

Può essere, ma ho degli ordini da rispettare.

- Solo i personaggi della storia. - Che burlone.

Per favore, signore. ll Principe è in arrivo.

Le ho detto che sono io il Principe! Lei si è bevuto il cervello.

Si faccia da parte. Arriva.

In posizione. Codice 1.

Ciao, Benoit.

- Quello cos'era? - ll Principe.

Il Principe? Ma sono io il Principe! Sono io, capisce?

Non vede che quello è un bambino? Non vede che non mi assomiglia per niente?

- In effetti è vero. - Cominciamo!

Adesso basta, entro.

Come è riuscito a farlo? Da quando è più forte di me?

- Attenzione: storia tra 7... 6... - Ma che succede oggi?

Sono Jacques. Codice 2 al primo ingresso.

- 'Giorno, Principe. - Buongiorno.

- 'Giorno, Principe. - Veramente il mio camerino sarebbe di là.

Nuovo camerino, signore.

Capisco, ma ci allontaniamo un po' troppo dagli studi, no?

- Normale. Area di personaggi secondari. - Secon-che?

- Che ha detto, dopo personaggi? - Benvenuto a casa sua.

Ma cos'è questa storia?

No, ma dai, è minusco... Oh! Oh!

Oh!

Lo sapete chi sono io?

Non sapete chi sono! Ma lo vedrete chi sono!

Lo vedrete chi sono.

Lo vedrete, sì.

- Principe? - Sì?

Lei? Ma cosa ci fa qui? Che sta succedendo?

- Lei lo sa che è trasparente? - Per niente!

- Invece sì, è molto strano. - Si sbaglia, non sono trasparente.

Mi dispiace.

- E quindi, lei ha una porta. - Sì, è il mio personaggio.

La donna alla porta! Due, tre anni fa, lei attraversava i mari del Nord.

- E ha incontrato una donna. - Con sua nonna.

Ta-dà!

- No. - Lo sapevo, sono un'Obliata.

Pensavo che mi avrebbero richiamato nella storia, diciamo... a sorpresa.

Invece eccomi qua.

- Oddio! - Che le prende?

C'è nessuno?

Ora mi è chiaro! Le hanno dato il mio camerino

- perché vogliono mandarmi nell'Oblimondo. - Obli...?

- Mondo! L'Oblimondo, non sa cos'è? - Ah, certo. Grazie, comunque.

Non è un malinteso, ne sono sicura! Lei è il prossimo sulla lista.

La mettono qui, e dopo un po'... Oblimondo!

Senta, lei si sta immaginando un film, sarà solo un vicino...

- Aiuto-regia, aprite! - Non dica niente, non ci siamo...

- Li conosco, se ne vanno. - Apra subito! Non ce ne andiamo.

Dica di ritornare più tardi, che adesso non può, che sta facendo il bagno.

- Che fesseria. Mica sto facendo il bagno. - Ma lo so! Menta!

No!

È richiesto sul set! C'è una parte per lei.

- È una trappola, non vada. - Ma c'è una parte!

- Dobbiamo sbrigarci, si gira fra poco. - E c'è la prova costume e tutto il resto.

Non è vero, non è vero, non è vero. È una trappola.

- C'è veramente una parte? - Sì!

- Non è una trappola? - No!

Entrate!

Funziona sempre con i personaggi secondari.

Ci hanno segnalato che un Obliato si nasconde qui.

C'è qualcuno?

È inutile, non mi prenderete mai!

- È ora di andare, è finita la vacanza! - Lasciatemi!

Però, ragazzi, ci andate troppo pesante. Lo vedete che è pazza, no?

Tre anni senza apparire in una storia è troppo.

Gli Obliati all'Oblimondo!

Tu non farti obliare, Principe!

Ritrova il tuo ruolo nella storia, prendi tutto quello che ti offrono! Coraggio!

E non dimenticare che sei il migliore! Sei il Principe!

La gente ti adora!

L'Oblimondo.

Guarda lo zaino di Sofia.

Hai visto la targhettina, il nome, il cuoricino... stupendo.

Il cuoricino è rosa, poi.

Dovresti chiedere a tua madre di comprarti uno zaino nuovo.

Sei alle medie, non sei più alle elementari.

Sai, pensavo che nel weekend potremmo andare a comprare uno zaino nuovo.

- Perché? - Non lo so. Così.

- Per averne uno nuovo. - No, grazie, non mi serve.

Invece ti volevo dire che, rispetto a quello che è successo prima...

- Sì, buonasera, disturbo? - Veramente siamo a tavola.

Ah, molto bene. A proposito del garage. Sa come funziona il telecomando?

No.

È impossibile aprire dall'interno. Dall'esterno, sì,

ma dall'interno, devo andare a piedi, fare il giro fino alla porta del garage,

aprirla, e poi posso uscire.

- Ci deve essere un trucco, ma quale? - Non so, non ho la macchina.

Dipenderà da queste pile piccole.

- Ha delle pile piccole? - No. Mi dispiace.

- Allora chiedo all'amministratore. - Brava.

Lei lo conosce? Risponde in fretta?

Mi deve scusare, ma non è proprio il momento.

- Ah, ok. Ok. - Buonasera.

Buonasera. E mi scusi.

"L'amministratore risponde in fretta?" Ma che tristezza.

Perché non gli hai parlato anche della tassa sulla prima casa?

Le pile piccole!

- Era la vicina? - Sì.

- È simpatica la vicina. - Sì...

Ma non voglio immischiarmi nella tua vita privata.

- Ma lei si ricorda di me. - Sì, certamente.

E perché non mi chiamano più?

Non sono più in nessuna storia, nemmeno una particina, non capisco.

Sì, in effetti è vero, non la si vede in giro molto spesso. Da che dipende?

- È proprio questo che le ho domandato. - Ah, sì.

Sì, sì. Beh, ma lo sa, io obbedisco agli ordini.

Mi dicono "Cerca il principe", io cerco il principe.

O "Cerca l'altro principe" e io cerco l'altro principe.

Oppure "Cerca il coniglio" e io cerco il coniglio.

O "Cerca il pollo" e io cerco il pollo.

Va bene, grazie, eviterei tutto lo zoo.

Sì, certo.

Ma... Chi vi dà gli ordini esattamente? Chi decide tutto questo?

Questo... È vero, non ci avevo mai pensato.

Chi decide tutto questo?

Ah, a proposito, dimenticavo.

- Ciao. - Ciao.

- Mi posso sedere? - Certo, fai pure.

- Che fai? - Niente, disegno.

Senti un po'... i miei se ne vanno per il weekend, e allora...

mio fratello dà una festa a casa. A te va di venire?

Bello, sì, sì. Sabato. Va bene.

- Ci vengo. - Grande.

L'unica cosa è che è di sera. È un problema?

Figurati, scherzi? Non conosci mio padre, è super-fico.

Però, una festa di sera, non mi piace molto. Chi è questa amica?

Un'amica.

Grazie, immagino che non andresti al compleanno di qualcuno che non conosci.

- Che cosa vuoi sapere, allora? - ll nome, intanto, per cominciare.

- Sapere il suo nome cambia qualcosa? - E non saperlo è meglio?

Ok. Si chiama Melanie.

- Melanie? - Sì, Melanie. Non vedo cosa c'è di...

- Allora ci posso andare? - Sì, sì, in teoria va bene.

- Se mi dai il numero dei genitori. - Per fare che?

Ma... è normale. È così che si fa.

Non siamo più bambini, papà. E poi i genitori non ci sono.

- Come? - Ci sono, ma non staranno con noi.

Non è che ci fanno il teatrino con le marionette. Abbiamo 11 anni, papà!

Sì, esattamente, avete 11 anni. E non capisco perché fai tutti questi misteri.

La tua amica non ha un nome, i suoi non hanno un telefono,

saranno lì ma alla fine non ci saranno. Non pensare che io sia stupido.

Non penso che sei stupido, però fai un sacco di storie.

Non so che ti è preso, ma sei pesante.

Forse sono in crisi adolescenziale.

Siccome ho cominciato la scuola media, forse me la tiro un po'.

Mi dispiace, amore, il mio corpo cambia.

Sto diventando ragazza. E non è sempre facile.

So che è dura per chi mi sta intorno, e quindi mi scuso.

- Stavo scherzando. - Perfetto. Uno scherzo proprio fico.

- Va bene, dai. Cinquillà? - No, non ho molta voglia di ridere.

Scherzavo, tesoro, scherzavo!

Stavo solo scherzando!

- Eccomi. - Pritprout.

- Come va? Che stai facendo? - Niente, sto riflettendo, in verità.

Stai riflettendo. Questa è bella.

- Va tutto bene? - Sì, va tutto bene, perché lo chiedi?

Sì, si nota. Ma stai lavorando? Hai dei progetti?

Non me ne parlare, sono sommerso. No, davvero, se le giornate avessero 30 ore...

mi farebbe comodo.

- Sei finito, quindi. - Esatto.

Mio povero amico. Ma che ironia, che crudeltà, che tristezza.

Ma cosa ti hanno fatto, eh?

Non capisco.

Sì, questo me l'immagino. Sai che si fa?

Seguimi. Forse ho un'idea per te.

Che cosa intendi esattamente con "rapire il nuovo Principe"?

Beh, rifletti. Lo rapiamo: tac, niente nuovo Principe.

Niente nuovo Principe, hop, niente nuove storie. E puf, tutto come prima, bim!

Sì, lo rapiamo, tac-bim-puf, ma poi che ne fai?

All'Oblimondo.

All'Oblimondo? All'Oblimondo...

- Sai che cos'è? - Sì, lo so bene. Sì. Sì.

L'altro... "Sai che cos'è?" Sei pazzo a chiedere?

- Allora dimmi cos'è. - L'Oblimondo?

Sì.

L'Oblimondo è... Sai che c'è?

Non è molto facile da spiegare. L'Oblimondo è...

- Non lo sai, ovvio. - No.

È il posto dove si mandano i personaggi quando non sono più in nessuna storia.

Al principio stanno lì a non fare niente, come noi in camerino,

e appena cominciano a essere trasparenti... hop, all'Oblimondo.

E cosa fanno di preciso all'Oblimondo i personaggi?

Niente. Li si dimentica.

E poi spariscono. Per sempre.

Wow!

Ecco, bravo, wow.

Questo è quello che cercavo.

Il piccolo lo possiamo mettere qui dentro. Così non si agita.

- Come, metterlo lì dentro? - Tranquillo,

- lo addormentiamo, starà bene. - Starà bene, starà bene.

Che cosa? Sei nella vita reale, non più nel mondo delle storie.

Pensi di cavartela da solo con le tue piroette?

In due possiamo vincere. Dobbiamo stare così!

- Come una pistola? - No, come le dita della mano.

Non sono così convinto della mano.

Senti, Pritprout, non prenderla a male, ma non posso farlo.

Rapimenti, Oblimondo, non sono per me.

Credo che cambierò strategia. Aspetterò che le cose si risolvano da sole.

Ecco cosa farò. Non farò proprio niente. Non male, eh?

- Ma sei stupido? - No, sono gentile.

Una piccola sfumatura che non puoi capire.

- Direi minuscola. - Può darsi. Ma è questo che sono.

Il gentile.

Sì, il gentil cretino.

- Ti disturbo? - Sono occupata. Ok?

Ti potrei parlare?

Che altro vuoi?

Si può parlare normale o si-fa-così-per forza?

Sentiamo.

- Carino il tuo disegno. - Questo mi volevi dire?

No. Sono venuto a scusarmi per prima.

Sai, non è facile per me.

A volte sento che ti parlo troppo come fossi un'adulta,

e a volte troppo come fossi bambina.

A te piace quando siamo arrabbiati?

Vieni qui.

Volevo dirti anche che va bene per il compleanno sabato.

Grazie, papà.

Ma devi dire alla tua amica di farmi chiamare dai suoi, va bene?

Ok.

Cinquillà!

Mi puoi dare una mano, per favore?

I genitori di Melanie non mi hanno ancora chiamato. Se la prendono comoda.

Non so, che ti devo dire? Comunque non ne farei una tragedia.

Non è una tragedia, però... Mettili a posto.

Mi puoi spiegare questo?

Mi prendi in giro? Pensi che sia scemo?

- Scusa. - Non chiedere scusa.

Pensi che basti chiedere scusa e le cose si cancellano?

Come faccio se non posso più fidarmi? Devo vietarti tutto?

Perché dici bugie? Perché mi hai detto una bugia?

- Non so, papà. - Non lo sai?

Dimenticati il compleanno, sei in punizione. Non vai più da nessuna parte.

"Ciao, bella, come butta?" Ma chi è questo Max?

- Anche tu parli in questo modo? - No.

No? Ma se i vostri messaggi sono tutti così!

- Ma... hai guardato i miei messaggi? - Sì. C'è qualche problema?

Ma non si fa. Parli di fiducia e frughi nel mio telefono?

- Non cercare di rigirare la frittata, ok? - Non rigiro niente, ma tu non puoi...

Faccio quello che voglio, sono tuo padre!

- Buongiorno, la disturbo? - Sì. Mi dispiace, ma non è il momento.

- Non avrebbe un piccolo trapano? - Un trapano?

Sì.

È pazzesco, lei viene sempre al momento sbagliato. Ha un disastroso tempismo.

- Un trapano? - Sì.

- Adesso? - Sì.

Beh, non ce l'ho. Non faccio il ferramenta.

Buona serata.

Sentimi bene, hai passato il limite. Subito in camera tua.

E stasera non esci, capito? Hai capito?

- Riprendiamo il piano. - ll piano?

Sì, il piano! ll piano per sbarazzarsi di quel piccolo principe di... marmellata!

Quel figlio di... pinolo!

Non dire altro. Andiamo.

Infilo i sandali.

Cos'è, hai l'idromassaggio?

Sì. Sai com'è...

Perché io non ce l'ho?

- Dai, posa l'albero qui a destra. - Sì.

- Chi è? - Sono Oi.

- Chi? - "Oi". Al contrario.

- Chi? - Sono io.

Non capisce niente, è stupido.

- Che cos'è, uno scherzo? - Bellezza, abbassa le penne!

Cos'è questo casino?

Tu vivi così?

In questo casino?

Non ha una bella faccia. Ce l'hai un po' d'arnica?

- Che cosa? - L'arnica.

Che sono, una farmacia?

Ecco, a destra! Dritti verso l'Oblimondo.

Che delizia quando un bel piano fila liscio.

Di fatto, io e te siamo imbattibili.

La testa e i muscoli!

Io mi sento un po' scemo, comunque.

E siamo d'accordo. Anch'io in effetti mi sento un po' scemo.

- Che facciamo se ci chiedono qualcosa? - Niente! Continuiamo tranquilli.

- Naturali. - Ok.

- Precisamente, com'è "naturale"? - Non ci pensare. Tu vai dritto.

- Ok. - Non guardarli mai.

- E non rispondere mai. - Ok.

- Ehi, voi, che fate? - Noi?

- Sì, dove andate? - Dobbiamo riportare un tronco.

- Lasciatelo al reparto, dietro di voi. - Grazie.

No! Sei fuori di testa? Ti avevo detto di andare dritto!

Sì, basta. lndietro. lndietro!

- Dov'è il reparto? - Di là!

Sei proprio uno stupido.

- Troviamo il modo di uscire da qui. - Sì.

- Sì? - Sì, buonasera, sono... sono io.

Sì, e...?

E niente, io...

Soltanto un secondo. Non è il momento, ora.

Ancora un attimino.

- Sicura che non la disturbo? Posso... - No, no, no. No, no, tranquillo.

- Sì? - Buonasera.

- Io volevo solo... - Voleva scusarsi?

- Sì, in un certo qual modo, sì. - Un modo un po' goffo, a quanto pare.

Sì. Lei ha ragione, e mi dispiace.

- Ma non era il momento giusto perché... - Entra per un bicchiere?

Beh, lei corre parecchio.

Ma se preferisce restarsene là sul pianerottolo, per me è...

Beh, va... Ok, allora.

- Che fa, entra? - Ok. ok.

Ah, però! Ha cambiato parecchio.

Beh, sì, era ovvio.

È proprio un altro appartamento.

Diciamo che è proprio un altro inquilino, per cui...

Mia nonna aveva 93 anni, dovevo per forza cambiare un po' l'arredamento.

- Certo, per forza. - E amo poco i piatti appesi al muro.

La sto prendendo in giro. Cosa le va? Vino?

- Vino, sì. - Bianco?

- Sì, ottimo. - Tanto ho solo quello. Si accomodi.

Senta, mi dispiace per prima.

È la prima volta che litigo così con mia figlia, e...

Lasci stare, l'ho già rimosso. E poi è stata anche un po' colpa mia,

- non era un buon momento. - Appunto, sì.

Veramente doveva dirmi "No, non è colpa sua." Quella era la risposta.

Sì, mi scusi. Sì. Mi scusi, è vero.

Mi dispiace, è ovvio che non è colpa sua.

Non so come mai mi sono tanto arrabbiato. Non mi capita mai.

L'inizio delle medie... mi sta dando un po' di pensieri.

Ah, lei è ancora in prima? Bocciato parecchie volte, eh?

No, non parlo di... Mi scu...

So che è un momento un po' complicato. Perché è arrabbiato con lei?

Per una bugia.

- Su qualcosa di grave? - No. Però mi ha mentito. Conta questo.

Lei non crede? Non potevo lasciargliela passare.

No, ma se non è grave... Lei non ha mai mentito?

Sì. Sì, mi è capitato, ma...

Non la sto invitando a incoraggiarla, ma non può distruggersi per questo.

Se fossi in lei, metterei il mio orgoglio da parte

e andrei a dirle "mi dispiace". E poi, le direi una parola carina.

Lei così la vede? Così semplice?

Sì. Preferisce essere arrabbiato con lei?

No, ma è ancora una bambina, devo darle l'esempio.

Con il broncio, dunque.

No, senta... ln teoria non dice una cosa sbagliata,

ma scusi se sono un tantino brusco, lei non ha figli.

- E non ha idea delle conseguenze... - Sono psichiatra infantile.

Davvero?

- Ma no, scherzo. - Ah, ok. Certo, scherza.

In compenso ho un padre. E a una certa età preferivo che mi lasciasse in pace.

Sono stufa!

Basta!

Papà?

Cavolo. Una grande nuvola nera. È la prima volta che ne vedo una.

È vero, hai ragione.

Ehi! Dico a voi! Che ci fate ancora là?

- Noi? - Sì, voi! Su, venite!

Veniamo! Quando dico "Via", prendiamo il fanciullo, e via di corsa.

Ok. Ti dispiacerebbe dire "Vai"?

È un comando più personale, per me è più facile.

- Ok. - Grazie.

- Allora! Vi volete sbrigare? - Sì, veniamo!

Avvertiamo gli altri!

Stai tranquillo, naturale. Sì, così.

Sorridi, sorridi.

Pronti? Uno, due... vai!

A destra. A destra, a destra!

Questa è la sinistra!

Via di mezzo!

Mastino. Vuoi essere l'eroe della nuova storia?

- Lo? - Sì, tu.

Però ti devi sbrigare, quelli hanno fretta.

Vai, ragazzone. È il tuo grande giorno. lo credo in te, amico!

Grazie.

Vai! Li conquisterai! Forza!

Dai!

Dai, cosa aspettate? Servite tutti! Sì, sì, ci sono parti per tutti!

Andate! Nuova storia tra tre minuti!

Dai, ragazzi, si ricomincia!

Si ricomincia.

- Impressionante. - È vero? Che bello.

Sì, sì, magnifico. Si sfrutta la gente disperata, adoro.

- Sì, sicuro. - Cinico. Efficace, direi anche furbo.

Sì, va bene. Mi basta, grazie.

Francamente ho fatto un bel po' di cattiverie in vita mia,

- ma qui siamo ad alto livello. - Va bene, abbiamo capito!

Grazie mille. Per il vino e soprattutto per...

- ll consiglio, così si chiama. - Esatto.

- Non c'è di che, torni quando vuole. - Ok.

Anche lei, passi quando vuole.

- Ok. Domani? - Domani, dice? Ah, ok, sì.

- A che ora? Alle quattro? - Alle quattro, sì.

- Sarà un buon momento? - Sì.

- Buonanotte. - Buonanotte.

Sofia?

Sofia, dormi?

Sofia.

Sofia, so che non stai dormendo.

Non vuoi parlare?

- Ciao, che vuoi? - Mi hanno invitato.

Sicura? Non è che hai sbagliato piano?

- C'è un asilo nel palazzo, per caso? - Mi ha invitata Max.

Sì, sì, ok. Max!

- Che fai, il babysitter adesso? - E basta, ho invitato un'amica.

- Vieni, Sofia. - "E basta, ho invitato un'amica".

E stai zitto!

Scusa, sono amici stupidi di mio fratello.

Vuoi tenermi il broncio finché non diventi maggiorenne?

Sì?

Bene.

Io vado, allora.

Buonanotte.

- Che hai combinato? - lo? Un bel niente.

Basta!

Basta fare...

Ma che è successo?

- Grazie. - Figurati. Sai che sono gentile.

Sì, ma fino a tanto...

La Principessa è in pericolo, vado!

- No, aspetta! Prima sbarazziamoci di... - Non c'è tempo, devo andare a salvarla.

Senti, ci vogliono due minuti, il mondo non crollerà.

- Beh... - Ok, non ho scelto le parole migliori,

ma rifletti: lei non l'ha obliato, se ce ne sbarazziamo, e lei lo oblia,

sarai tu ad andare.

Ma prima, sarà lui ad andare, poiché lei non l'ha obliato.

- Non so se mi sono spiegato. - Non so se ho capito.

Fidati di me.

Mi hai appena salvato e pensi di non poterti fidare di me? Dai!

Ok. Andiamo.

È stupendo.

- Ok, va bene. Dai, sbrigati! - Perché io?

Perché è il tuo piano, no? E sei tu il cattivo.

Ah, certo. Sono il cattivo.

Io pensavo che l'avessimo superata. E che fossimo oltre.

Che fossimo una squadra vera.

Ma se sono io il cattivo, lo faccio. Tanto sono il cattivo.

È un po' strano, ora è super pesante.

Ah, sì?

Povero Pritprout, non sei fatto per lo sport.

Adesso te lo poggio qua, così devi solo spinger... Aaah!

Era questo il mio piano, dall'inizio! Povero ingenuo!

Eccolo, allora. L'Oblimondo è questo.

No, i miei leggins no! Ora sono tutti sporchi.

Pritprout! Traditore!

Come ho fatto a fidarmi di lui? Devo uscire da qui.

- Ma quello è il Principe. - Sì, è lui!

- Che succede? - Buongiorno, Eccellenza!

Ma chi sono?

Non vedi che sono trasparenti? Sono degli Obliati.

- Finalmente ci ritroviamo, amigo! - Vi conoscete?

Non si può ricordare. Purtroppo, tutti ci hanno dimenticato.

Ma noi non ti abbiamo dimenticato, verme!

E io e te adesso finiamo questa piccola discussione!

Ok, cowboy. Di questo parliamo dopo. Come usciamo da qui?

Welcome to the Oblimondo! Nessuno esce da qui.

- Che vuol dire nessuno? - - Beh, nessuno è nessuno.

Per esempio, se qualcuno dice, cito: "Non c'è nessuno", se non c'è nessuno,

- più o meno significa che non c'è... - Troppo lungo.

- Io vi dico che andrò via di qui. - Ma noi ti abbiamo detto di no! No è no!

Ok? Capisci la parola "no"? Vuol dire no.

Ti vuoi battere? A te la prima mossa, muchacho!

Senti, cowboino, prima fatti crescere le braccia, ok?

Patetico! Tu mi giudichi per la cortezza delle mie braccia?

Ti ammazzo, ti faccio a pezzettini! Ti do dei mini schiaffi!

Dopo, se vuoi. Ditemi solo chi vi ha detto che non si esce.

Ma questo come si permette! Non si esce da qui. Punto.

Bla, bla, bla! Ma chi vi ha detto che non si può uscire?

Il problema non è chi, ma che da sempre è così.

- Infatti ricordo che tanto tempo fa... - Sempre troppo lungo.

Perché quello ride?

Che ci faccio qui? Perdiamo tempo a parlare con personaggi da bambini.

Da bambino? lo? Da bambino? Ti vuoi battere, gringo?

Ora tutti calmi e concentrati.

Chi è la prima persona che è arrivata nell'Oblimondo, in principio?

- Mi sembra la Regina. - La Regina? C'è una Regina?

- Si va dalla Regina. - Ok, andiamo.

Andiamo.

Andiamo, amici.

Ma... non sappiamo dov'è. L'abbiamo dimenticato.

- In che senso? - È il problema dell'Oblimondo: l'oblio.

Ci sono due cose che io non riesco mai a ricordare. La prima è...

Questa cavolo di memoria!

Bisognerebbe tornare all'epoca in cui non dimenticavamo, per poter ricordare.

Mi fa strano dirlo, ma credo di essere d'accordo col cowboy con le braccine.

Per ritrovare i ricordi, dobbiamo tornare nel passato,

e il passato... è dì là!

- Dì là? - No, dì là.

- Andiamo. - Sì, ma dove?

Di là. ll passato è sempre dietro di te.

Seguitemi. Davanti a me.

Ma non è possibile, dai! Camminate come dei pinguini!

Ehi, oh! Cowboy!

Vacci piano coi pinguini! Fossi in te penserei a quelle tue braccine.

Sempre più personaggi da bambini. È la direzione giusta.

Ehi!

Scusate. Colpa mia, non ho avvisato.

"Scusate, colpa mia"? Ma sentite questo povero zotico!

Scusate. Andiamo, forza. Continuiamo.

Un novellino. Mani di argilla e natiche di velluto.

Povero Principe, non sarà contento di non essere più in una storia.

Povero Principe...

Direi che siamo arrivati.

Sì, siamo arrivati.

- Arrivati dove? Non capisco. - Abbiamo viaggiato all'indietro.

- Ora siamo più lontani del passato. - Non capisco comunque.

Vedi? Solo che è molto, molto trasparente.

- Buongiorno, Principe. - Buongiorno, madame.

- Sapevo che alla fine saresti arrivato. - No. Credo ci sia un errore.

In realtà mi hanno spinto. Quindi non ha affatto senso...

- Ha ridetto qualcosa? - Nessun errore, Principe.

Sei dove devi essere.

- Questa voce... - Sì.

Sono io. Da quanto tempo!

- È stato difficile non vederti più. - Sì. Lo immagino.

Anche per me. Ma dovevo farlo. Sparire.

E tu hai fatto un ottimo lavoro.

Ho fatto del mio meglio.

Ma mi sei mancata da morire.

Ma chi è? Non ho capito.

È la Regina Madre, la madre della Principessa.

- Ah, sì, certo! - Siete stati bravissimi, tutti e due.

Appunto, Regina Madre. Devo assolutamente uscire da qui.

- Ma non si esce da qui. - Lo so, ma per me è differente.

- Perché? - lntanto non dovrei essere qua.

Mi hanno spinto. Devo andare via.

No, tu devi restare. ll tuo posto è qui, accanto a me.

Lo so, ti sembra triste, ma... è la vita. Tutti spariamo a un certo punto.

Presto tutti saranno dimenticati e tutto sparirà. È così.

Niente più Principessa. Bisogna crescere, un giorno.

Niente più Principessa.

E io per sempre qui.

Quindi non c'è via d'uscita. È la fine del mondo.

E tutte queste storie per cosa?

Per diventare Obliati?

Per essere dimenticati? Allora non valgo più di quella donna che ho visto con...

con la porta. La donna alla porta! Adesso so come uscire di qua.

La donna alla porta! Si riparte indietro.

Dritto davanti! Niente più principesse? Ora vediamo!

- Allora non mi hai ascoltato. - Sì. Ma devo andare.

Ti ho detto di lasciarla stare.

- E io ti dico che devo salvare il mondo! - Non sei cambiato. Sempre così testardo.

Perdonami. Mi dispiace.

Addio.

Ah, un'ultima cosa. Addio, Obliati.

Non conserverò alcun ricordo di voi.

Addio, Principe. Anche noi ti dimenticheremo presto.

Addio, Eccellenza! Non ho capito dove va.

- Pinguino, posso chiederti una cosa? - Sì.

Mi gratteresti il sedere che ho le braccia troppo corte?

- Sicuro che sia là? - Non mi importa.

Basta che andiamo di là.

A proposito, tu resti qui. Non vieni con me.

A ciascuno la sua avventura. La mia è lì che mi aspetta. E lei non aspetta.

Lei se ne intende di fughe?

- Sofia è scappata. - È una specie di fuga.

Penso sia andata a quella festa, ma... senza il mio permesso.

Vuole rientrare?

- L'ha chiamata, immagino. - Sì, ma non risponde.

- È agitato? - Sì.

Ma alla fine non tanto, il che è strano, pensavo di arrabbiarmi di più.

Solo che non vorrei le capitasse qualcosa.

Vedrà che la chiamerà. Sa che si preoccupa.

- Vuole altro vino? - Non la disturbo?

- No. - Se ora è impegnata, posso...

- Non c'è problema. - Non so, è che volevo parlare con lei.

Che cos'è?

No, aspetta, è per quello sfigato di mio fratello.

- Max! C'è un regalo. - Per me?

- Strano, il tuo regalo! - Cos'è, carta igienica?

Un regalo del supermercato?

- Chi è che gli fa un regalo? - Che strano. Non guardare me.

Aprilo, hai paura?

- Dai, faccelo vedere. - Ce lo fai vedere o no?

Allora? Stiamo aspettando.

- Scusa, cosa sarebbe di preciso? - Allora sei tu? Sì, ti riconosco!

- Hai davvero le ali? - Ma perché ha le ali?

Sei mezzo uomo e mezzo piccione?

- Basta, ragazzi. - Ma di chi è un regalo così da sfigati?

- È mio. - Come?

È mio.

Senti, scusa. Me ne puoi fare uno anche a me, se vuoi.

Sì, anch'io lo voglio. Me lo puoi fare con le ali da pellicano?

Allora io con le cosce di pollo.

Basta. Qualcuno può rimettere la musica?

È una cosa nuova per me.

E ho l'impressione che con l'adolescenza sarà...

Le racconto una storia.

Non c'entra con la sua situazione, ma quand'ero piccola i miei hanno divorziato.

E mio padre era sempre presente.

È stato veramente un ottimo padre.

Poi, verso i 14 anni, le cose si sono messe male.

Lui è diventato sempre più insopportabile. Ma io non capivo perché.

E l'ho capito quando sono andata via.

Mio padre aveva sacrificato tutto per me.

Non si era costruito niente intorno.

Andando via, gli ho lasciato il vuoto. Ma io non gli ho chiesto di sacrificarsi.

Scusi, deve essere Sofia.

Dove sei?

Ok, non muoverti, arrivo subito.

Siccome aveva problemi con il garage, immagino abbia una macchina.

Una moto.

Donna alla porta! So il tuo ruolo nella storia!

- Ne ho uno? - Sì, proprio così.

Ora attraverso la porta, arrivo al mondo delle storie, e alla Principessa.

E sarà tutto grazie a te. Questo è il tuo ruolo. Un grande ruolo nella storia!

Capisci?

Che ci fai tu qua? Che ti avevo detto?

Sono il Principe, devo trovare la Principessa.

- È di me che ha bisogno. - Sei forse sordo?

Non puoi stare a meno di cinque passi da lei, è il regolamento.

È a me che spetta farlo. Capito?

Andiamo!

- È proprio sicuro? - Sono molto sicuro, Donna alla Porta.

- Andrà tutto bene. - Ok. Mi voglio fidare.

Perdonami.

- Coraggio, faccia toc-toc. - Toc-toc.

- Chi è? - ll Principe.

"I" Principi!

Uscite. O meglio, entrate. O meglio... entrate fuori.

Mio Dio, spero che non sia troppo tardi.

Non ce la faremo mai, siamo dall'altra parte del mondo.

Non sei all'altezza, piccolo.

Finché la battaglia non è persa, la battaglia non è persa.

La Principessa mi attende. Grazie, Donna alla Porta.

Ti devo ringraziare io. Finalmente ho capito la mia morale.

- Ah, sì? - Sì.

Grazie alla fiducia, ogni porta si può aprire. È stupendo.

E grazie a te, sono io utile. Tu mi hai salvata!

Bene.

A proposito di salvarsi, io vado.

Sottile ironia.

- Guarda chi c'è. Pritprout! - Principe...

Te l'avevo detto, Pritprout. Non c'è mai una fine.

È una continua avventura!

Già, a proposito dell'incidente di prima,

- non è come pensi. - Tranquillo, non ce l'ho con te.

Grazie, grazie. Sono così felice!

Sì, va bene, vecchio Pritprout.

Va bene. Va bene. Quante coccole, però!

Che ci fa lui qui?

Ti prego, aiutami perché io...

Guarda che stai scomparendo, hai visto?

- Ma questo vuol dire... - Direi che è perfetto.

A me non stupisce affatto.

Giochi a fare il campione, ma Principe... è un mestiere, sai?

È talento, esperienza, sudore. È così che si fa carriera.

Non solo con i capelli biondi.

Ha ragione. Mi spiace per te, ma a un certo punto, tocca saper sparire.

Ok, ora che è tutto a posto, quale sarebbe il programma?

Tornare indietro. Direzione Principessa.

Non sei obbligato a seguirci, chiaro?

E non ti allontanare, l'ingresso dell'Oblimondo è là.

- Questa è buona, Pritprout. - Ti è piaciuta, eh?

Là.

Amore.

Che è successo, parla.

Scusa tanto, papà, ma con quel casco è... non è possibile.

Va bene. Allora, che è successo?

- Papà, ti prego. - Ora dico due parole a queste teste di...

pesce.

Il punto è che non so il codice.

Né l'indirizzo. Non so niente, amore.

Veramente ci vorrei andare da sola. Mi puoi aspettare qui? Cinque minuti?

Vai pure. Ma io sono qua. Da rinforzo.

Come sempre.

- Che c'è? - Niente.

- Ma sapevo che la vicina era carina. - Ma che dici?

- Ciao, Sofia. - Buonasera.

Va bene, io vado. A tra poco.

Cinquillà!

Mi piace, Cinquillà. È divertente.

Oh, no, è... una cosa vecchia, ma a lei piace.

- Cose da bambini. - Già.

Pritprout, grazie di essere con me!

Prego, amico mio, non si sa mai! Potrebbe succedere di tutto!

Max?

- Mi conosce? - Sono il papà di Sofia.

- Ah, sì. - Senti, ometto, ti dico una cosa.

Anzi, sai che c'è? Non te la dico, invece.

- Perché non te lo meriti. - Lo so. Lei ha ragione.

- Mi odio, sono uno sfigato. - Siamo d'accordo.

- Mi faccio schifo. Ho fatto un casino. - L'hai detto.

Comunque... che già te ne rendi conto, questo non è male.

Sì, va bene.

Che vuole?

È ancora là?

Sì. Si può dire di tutto, ma non che non sia caparbio.

Insopportabile, vuoi dire.

Dovete fare attenzione. È pericoloso!

- Che fa? - Non so.

Non lo vedete? È lì, è lì sotto.

- Stanno sempre a giocare a quell'età. - Credo voglia dirci qualcosa.

- Ma figurati. - Attenzione! Arriva di là, non di qua!

Il ragazzo è in forma, comunque. Per avere 11 anni, non trovi?

In effetti... Direi che non è un tipo cattivo.

Non male, quella roba. Lo ammetto, non male.

Un secondo! Fermiamoci un secondo!

Non vuoi mollare, eh? Va bene.

Ma una volta arrivati là io mi occuperò di tutto.

E tu vai a giocare sul retro, se non ti spiace.

- Considerando come sei messo... - Veramente mi sento meglio.

Dicono tutti così.

- Ho come un calo. - Anch'io.

Sto soffrendo, è il... Mi sento come... iperventilato.

Sarà il vento, io invece mi sento molto meglio. E voi?

- Volete fare una pausa? - Stai scherzando? Andiamo!

Forza. "Al cuore prode niente è impossibile".

- Ma che fai? - Vai, ti raggiungo.

Devo fermarmi un secondo. Ti rallenterei.

- Sicuro? - Avviati, ti ho detto.

Se vuoi, ti aspetto.

Le devo dire la verità. È uscita, e non so dove sia.

Non sai dov'è?

- È alla festa. - È tornata? E perché?

- Per parlarmi o insultarmi? - Un po' tutt'e due.

Sì, ma pensa che è positivo che ti volesse parlare, almeno.

Se è per mandarmi a quel paese, sinceramente...

Ma perché, tu che le vorresti dire?

Non lo so... Perdonami. Mi dispiace.

Beh, questo va bene, sì. Va bene. È un ottimo inizio.

Ma no. No, no. Non va bene. Ci va leggero, se è così.

Non mi convince, sviluppa. Sviluppa, trova una cosa carina.

Tipo?

Ti inventi una bella frase, tipo: "Al cuore prode, niente è impossibile".

"Al cuore prode, niente è impossibile". Dice sul serio?

- Perché, non va? - No, quella frase no, la prego.

Altrimenti non è complicato, dille...

dille che...

Dille che magari... No, non mi viene niente di forte. Non so che mi succede.

Ma sai, a volte non serve neanche parlare.

Basta esserci. E quello che conta è come sei tu.

Come tu la guardi, come... come le dedichi attenzioni.

Conta che lei sappia come la vedi.

Ho capito.

- Accidenti, ma che le succede? - Sono a pezzi.

Sta anche scomparendo!

Ah, sono tornato! All'improvviso. Ora sì che ci divertiamo.

Sì, come mi diverto. Muoio dal ridere.

Andiamo, coraggio! Ci siamo quasi!

Posso darle una mano?

Forza. Si regga a me.

- No. Vai tu. Andrò la prossima volta. - Che c'è?

Perché?

Niente. Vai dalla Principessa. Tocca a te ora.

Tocca a te, piccolo.

Vai, su, fai presto!

Vai, Principe!

Dai!

Quindi che le dico? Di scendere?

Ti dico una cosa: lei fa quello che vuole. È chiaro?

Quindi in pratica, se non le dico niente, va bene?

Esatto. Non dire niente. È meglio.

- Andiamo via? - E Sofia?

Beh, ha il mio numero. Se ha bisogno, mi chiama.

Mio caro Pritprout, pare che siamo arrivati proprio alla fine.

Ma non capisco. Avevi detto che non sarebbe mai finita.

E invece mi sbagliavo.

Direi che stavolta è davvero la fine.

Non ci si può fidare nemmeno di te?

Mi dispiace, Pritprout.

Mi dispiace che tu ci abbia creduto.

- Posso appoggiare la testa? - Ma certo.

- Amore. - Mm?

Ci siamo.

Stai bene?

Sì, sto bene. Andrà bene, diciamo.

A dopo.

Ciao, Ester.

Shh, guarda che così svegli la mamma.

Devi dormire, piccola. È tardi. È già notte.

Non vuoi dormire, è così? Sei una furbetta, eh?

Tu vuoi che ti racconti una storia.

Ok. lo te la racconto, ma tu poi dormi, chiaro? Allora...

questa è la storia degli Obliati. È una storia bellissima, vedrai.

Tutto comincia con una notte nera, nera, nera come questa qui.

Una notte senza luna. Dai, su, chiudiamo gli occhi, adesso.

C'era una volta un luogo dove il silenzio regnava da tanto tempo.

Il mondo degli Obliati. Ma quella notte,

a un tratto risuonò una voce.

Attenzione, inizio della storia tra tre minuti.

Ripeto: inizio della storia tra tre minuti!

Tutti gli Obliati sono richiesti sul set.

E allora, come ritornati dal mondo delle tenebre,

tutti i personaggi si svegliarono, uno dopo l'altro.

Il mondo era di nuovo sveglio, e tutti dovevano tenersi pronti

perché si continuasse a raccontare le storie.

Dai, dai, dai, forza che si riparte! ln piedi, banda di pigroni!

Sbrigatevi, non c'è tempo da perdere!

Su, diamoci una mossa, poi dopo chiacchierate!

Apertura della storia tra due minuti!

Forza, ragazzi. Su col morale. Ricominciamo.

Inizio della storia tra un minuto. Ripeto, inizio della storia tra un minuto.

Ma... Ragazzi, siete qui? Vi ho cercato ovunque!

Oh, oh!

Non avete sentito gli annunci? Dovete svegliarvi. C'è bisogno di voi.

L'inizio della storia è tra 30 secondi.

Eh, sì, si ricomincia.

Ho dormito tanto?

Dai, su, su! Hop!

Storia tra 5, 4, 3...

2... 1.

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