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Sono nervosissima.
Non ti offendere,
ma perché ti sei vestita così?
Sembra che tu vada a un matrimonio.
Subito dopo andiamo in vacanza, in aereo.
Raggiungiamo nostra figlia.
Scusa se insisto, ma non hai qualcosa di un po' più...
dimesso?
Di un po' più...
Un po' più triste, più serio?
Sembri troppo ricca.
Stiamo chiedendo dei soldi e tu...
Non saprei.
Non ti arrabbiare.
Così va bene?
Pago e andiamo, altrimenti...
Tutto bene?
Io non vengo.
Non parto, resto a Parigi.
Non ho capito.
Non c'è niente da capire. Sono anni che...
- Che cosa? - Già l'altra volta...
ANNA: Ma l'altra volta... - Vabbè.
Non ho voglia di venire...
in vacanza quest'anno.
Che problema c'è?
- Infatti. - Io vado.
Raggiungo Célia e tu...
Stai tranquillamente a Parigi.
Sì.
Potevi aspettare 20 minuti.
Sì, lo so.
- Non si fa così. - Hai ragione.
Non sapevo come dirtelo.
Scusa.
Andiamo?
Arrivo, ci vediamo nella hall.
LUCA: Vai, tanto io vado.
Non aspetti neanche qui che torno?
Scusa, ma io adesso come faccio là?
Comunque, non ci si comporta così.
Quando una persona è così,
- che annega, non la si lascia... - Tu non stai annegando!
- Stai benissimo. ANNA: Insomma.
- Smettila! - Dai.
- D'accordo? - Sì, vabbè.
Tu stai benissimo.
Hai la tua famiglia.
Quando mio padre l'ha lasciata, mia madre non aveva nessuno!
C'è gente che non ha niente, neanche un tetto di merda!
ANNA: Mi stai lasciando?
No, stai esitando?
Eh?
Dimmi.
Dimmi.
Ho incontrato qualcuno.
PRODUTTORE: Ora dobbiamo andare.
Aspetta, arrivo.
Ci mettiamo 20 minuti, parlerete dopo.
Se ti dico che arrivo, arrivo.
Arriva.
ANNA: Come si chiama? LUCA: Come si chiama?
ANNA: Dimmi come si chiama e vado.
LUCA: Non è importante.
L'hai incontrata qui?
È francese? Abita a Parigi?
Dimmi solo se...
Sì, vive a Parigi.
Ma non è importante, lei non esiste.
Un pochino esiste lo stesso.
Guarda, non è grave.
Vivi la tua storia e io...
Aspetterò di nuovo.
C'è della gente che vive così.
I miei, per esempio, vivevano così. Avevano le loro storie e poi tornavano.
Sono contenta.
Ci siamo detti la verità.
- Ho l'angoscia. - Adesso...
- Ho l'angoscia. - Lo so.
- Lo so. - Mi batte il cuore sempre...
PRODUTTORE: Possiamo andare o no? Che cazzo!
Facciamo così.
Tu parti.
Io resto qui qualche giorno e poi vi raggiungo.
- Ok. - Ok?
Vai, adesso.
- In bocca al lupo. - Crepi!
Crepi!
PRODUTTORE: Certo, bacialo ancora. Fai con comodo!
Ehi!
Da questa parte.
Dammi la valigia.
Aspetta.
UOMO: Qual è la differenza
tra questo film e gli altri tre che ha fatto?
Perché...
Ci sono enormi somiglianze.
Si rende conto che la sua sceneggiatura è fragile?
Sì.
- Sì? ANNA: No.
Se le chiedessero
di raccontarlo con una frase,
cosa direbbe?
Parla di...
della mia vita.
Mio fratello è morto
due anni fa.
Parla di un fratello, di un fidanzato...
(PIANTO SOFFOCATO)
UOMO: Vuole dell'acqua?
(PIANGE)
Scusatemi.
Togli il vassoio.
GÉRARD: Come? - Togli il vassoio, mi dà fastidio.
Il signor Jean, la signora Elena,
il segretario del signor Jean.
Il signor Bruno, la signora,
la sorella della signora.
L'infermiera della sorella della signora, la signorina Célia.
La signorina Anna!
(BRUSIO)
(RUMORE DI SCORREGGIA)
Tocca a me.
(RUMORE DI SCORREGGIA)
Dobbiamo uscire.
Ti vedono.
No, sono invisibile.
Invi...
sibile!
Guarda.
STANISLAS: ...la borsa lo molla e non è male.
ELENA: E perché lo molla?
STANISLAS: Perché sono coinvolti anche gli ambienti della finanza.
Sì, ma non riesco a capire.
STANISLAS: È una corsa continua verso i profitti.
Per aumentare i profitti, la qualità del cibo diminuisce
e non si sa più cosa si può mangiare.
Stanislas!
JEAN: Bevi troppo.
STANISLAS: È una specie di mito di Sisifo.
ZIA: Non credo succederà. - Qualcuno ne vuole?
Avete visto le barriere per i cinghiali?
STANISLAS: No, appunto.
- Mamma, spero che non... ZIA: Come facciamo adesso?
...abbiano dimenticato di metterle.
Scusa, zia.
BRUNO: Le barriere. - Le barriere.
Ne ho riparlato stamattina, non è stato fatto nulla.
ELENA: A chi l'avevi detto?
Farò un comunicato stampa.
(RISATE)
LOUISA: Vedo la barca di Marcello!
Dove?
LOUISA: Datemi il cannocchiale. ELENA: È la barca di mio fratello.
JEAN: Davvero, bevi troppo.
Non bevo, è l'aperitivo.
Signore e signori,
il pranzo è servito.
JEAN: Finalmente!
GÉRARD: Ne approfitto per presentarvi mio figlio.
Vai.
Si chiama François.
Come François Mitterrand.
Buongiorno, François.
- Buongiorno François! - Siete stati gentili ad assumerlo.
ANNA: Célia!
Spero che vi darà soddisfazione.
Spero anche che il suo contratto diventi presto a tempo indeterminato.
JEAN: Ah, però! ELENA: È grave.
Se non hanno messo le barriere, è grave.
I cinghiali sono animali pericolosissimi.
Mettono in pericolo tutto l'equilibrio del loro ecosistema.
Un po' come i migranti.
- Bella questa! ELENA: Cosa?
BRUNO: C'è Jacqueline sulla barca!
ANNA: Célia!
LOUISA: Quest'anno non ho ancora visto Jacqueline,
neanche Serge.
Di solito venivano sempre a salutarci.
JEAN: Per Serge non ho fretta.
L'anno scorso mi saltava addosso e mi leccava l'orecchio.
STANISLAS: Davvero? ANNA: Célia!
Davvero, dico sul serio.
Mi metteva la lingua nell'orecchio.
- Célia! ELENA: Ma che...
JEAN: Quando arriva Luca?
LOUISA: Quando arriva Luca?
Volevo fare un giro in barca con lui.
Mi piace Luca, è sincero, ma io non piaccio a lui.
ELENA: Quando viene? STANISLAS: Quando?
- Quando arriva? - Arriva questo week-end.
(RUMORE DI SCORREGGIA)
Mamma ha scorreggiato!
(TUTTI RIDONO)
Non ti trovavo.
CÉLIA: Il cappello!
Il cappello della zia!
Guardate, vola!
BRUNO: Prendilo!
ANNA: È vero, vola!
ELENA: Zia, il tuo cappello!
Questa è la Mercedes della casa.
La sua capanna è laggiù,
da quella parte,
dove c'è anche la lavanderia
e il garage con le bici.
La piscina.
E poi, oltre la siepe, c'è la roulotte di mio marito.
È sposata?
Sì.
Un giorno pioveva, è andato a togliere i cuscini dal dondolo
e lo ha colpito un fulmine.
Da allora ha delle crisi epilettiche.
È stancante, è come avere un bambino in casa.
Il medico voleva mettermi in malattia, ma ho troppo lavoro.
Quest'inverno abbiamo ripiantato tutti gli olivi.
Belli, vero?
Belli.
Bisognava rifare le tubature della piscina,
ma dicono che non ci sono soldi.
Non si direbbe,
ma è tutto marcio.
Anche l'atmosfera.
Sembra di arrivare in paradiso, invece è l'inferno.
Per questo sono stanca.
ROBERT: Non si vede.
Comunque sia, sta molto bene.
Lei è molto bella.
Ma...
Perché hai le dita storte?
Sono storte perché...
ho un po' di artrosi
e le dita si storcono e fanno male.
Stanotte ti facevano male?
Stanotte mi hanno fatto molto male.
Hai pianto?
- Sì, ho pianto. - Per le tue dita o per tuo figlio?
Per tutti e due.
ANNA: Sì, ciao.
Volevo dirti che sono arrivata.
Non ho ben capito, quando arriveresti esattamente?
Scusa, ma qui tutti me lo chiedono, tutti lo vogliono sapere.
I marito di mia sorella, per esempio, ha detto delle cose...
Insomma, ti adora veramente...
Anche mia sorella ha molta tenerezza per te e poi mia madre...
BRUNO: Chi viene a farsi il bagno?
Ehi, amici!
Chi viene con me?
Signor Jean!
Mi fa piacere vederla!
Che piacere!
Anche a me, Serge, molto.
Come andiamo?
Come un vecchio arnese.
Ma lei, invece!
- Ha tanti capelli. - Già.
Ci risiamo.
Basta così.
- Lei ci salverà tutti, Jean! - Basta, no!
ANNA: Sono io. Ti lascio un altro messaggio, scusa.
Prima guardavo Célia che dormiva e pensavo...
"Luca deve venire, anche solo per due o tre giorni."
Così, per...
per andare in spiaggia, per fare il bagno,
per guardare il cielo.
Qui tutto è così dolce, così...
Mi scusi?
- Se apro, posso fumare? TASSISTA: Sì.
Grazie.
Qual è la casa, esattamente?
Quella alla fine.
- La casa dell'industriale? - Ex.
- Lo conosce bene? - No.
Sono un'amica della sorella di sua moglie.
- Scriviamo insieme. TASSISTA: Conosce sua moglie?
Un po'.
- È ancora una bella donna. - Sì.
Ora là ci sono vigilantes dappertutto, dopo tutte quelle storie.
Ha ricevuto lettere anonime, di minacce.
Aveva licenziato delle persone, è così?
Quante?
Migliaia.
Ecco.
Di certo è un modo per farsi dei nemici.
È per questo che all'improvviso ci sono tutti quei vigilantes nel parco.
Anche le videocamere, mi pare.
(RUMORE METALLICO)
Anche nelle camere da letto, pare!
Ci sono anche i cani.
(MUSICA CLASSICA)
Vado in piscina, Gérard.
Mi porterebbe il mio aperitivo?
Certo, signora.
Dovrebbe nuotare anche lei ogni tanto.
Le farebbe bene.
È vero, signora.
(ELENA CANTICCHIA)
Pauline!
Si ricorda di me?
Certo che mi ricordo.
La signora ha deciso di aprire la sua camera quest'anno.
La signora Elena non era d'accordo, la signorina Anna non lo so.
A me fa piangere.
Però le capisco,
non bisogna farne un museo.
Ecco, le faccio posto.
Volevo tanto bene al signor Marcello, è per questo.
Era tanto...
Era così...
delicato.
Così attento, ecco.
Quando mi incrociava in corridoio, diceva sempre:
"Dopo di lei, Pauline!"
Sì.
Non mi rispondi più.
Vabbè.
Io... avrei ancora talmente tante cose da dirti.
Talmente tanti pensieri...
ho ancora da condividere con te.
Centinaia di pensieri.
Cento al giorno, diciamo.
Moltiplicati per 365.
Moltiplicati per 20.
O anche solo per dieci.
Guarda, anche solo per...
Sei qui!
Ho dimenticato che arrivavi oggi.
Ma...
Sì.
Questa...
Questa era la sedia di Célia.
Il seggiolone.
Voglio...
Voglio che lavoriamo qua sopra.
Mi aiuti?
Sono stata sciocca. Se ci avessi pensato, avrei chiesto di prepararci tutto.
Possiamo lavorare ovunque, non c'è bisogno di questo tavolo.
Qui facevo i compiti quando ero bambina, è giusto così.
Ah!
Scusa, ti ho fatto male?
- Mi dispiace. - Accidenti...
Scusa, devo fare una telefonata, torno subito.
Non voglio stare qua.
Voglio tornare a casa.
JACQUELINE: L'hai baciato.
Mi hanno detto che l'hai leccato.
Alla fine delle vacanze, ti porto in Romania.
Romania?
Ti avevo avvisato:
"Se lecchi ancora l'orecchio del padrone, ti porto in Romania".
Una bella casa di riposo,
ci sono anche i traduttori.
Nel frattempo, di giorno ti chiudo nella roulotte.
SERGE: Sei cattiva.
Come un cane, sì.
Proprio come un cane!
Vai, piangi.
Sì, sono ancora io, scusa.
Volevo dirti che semplicemente non è finita.
Stai facendo un errore di analisi.
Non è grave, ma non siamo noi che decidiamo.
E non è finita.
Bisogna che qualcuno te lo dica.
Se nessuno te lo dice, un giorno rischi che... lo rimpiangerai.
Non mi importa delle mance.
Non ci aggiungono punti per la pensione.
Sei d'accordo?
Però le loro mance sono generose.
Non voglio la carità, se lavoro il 14 luglio...
Si sta freschi qui.
Sì, si sta bene.
- Buonasera. - Posso sedermi con voi?
Certo.
Si accomodi.
Stasera non riesco neanche a guardare il cielo.
Sono angosciata.
Però ci sono molte stelle stasera, migliaia.
Anche stelle cadenti.
Ne abbiamo viste tante.
- Bisogna esprimere un desiderio. - Già.
Non riesco neanche a lavorare.
Aspetto Luca.
C'è una riunione domani,
con sua madre e sua sorella.
Lo sa?
Per parlare dei giorni liberi,
dei week-end...
Degli straordinari, soprattutto.
Sì, tutto il...
GÉRARD: Sarebbe bene che lei ci fosse. - Ci sarò.
Vorrei trovare un accordo, sarebbe meglio.
Sì, bisogna assolutamente trovare un accordo.
Anche se dovrei lavorare.
Anch'io.
Dovevamo iniziare oggi,
ma doveva fare delle telefonate.
È quasi mezzanotte.
Lei è single?
Sì.
Mi scusi... Ora mi concentro.
Lei ha...
- Lei ha un figlio. - Sì.
- Un maschio. - Sì.
Il padre è andato via con una più giovane. Sento le cose.
- Sette anni fa. - Sette anni fa.
Mi ha lasciato per telefono e non l'ho più visto.
E da allora?
Da allora sono sola.
Ma sto bene.
Mi piace, anzi, preferisco.
Sto bene così.
(RUMORE INDISTINTO)
Cos'è, un mostro?
Can't find what you're looking for?
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