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Original subtitles

Sono nervosissima.

Non ti offendere,

ma perché ti sei vestita così?

Sembra che tu vada a un matrimonio.

Subito dopo andiamo in vacanza, in aereo.

Raggiungiamo nostra figlia.

Scusa se insisto, ma non hai qualcosa di un po' più...

dimesso?

Di un po' più...

Un po' più triste, più serio?

Sembri troppo ricca.

Stiamo chiedendo dei soldi e tu...

Non saprei.

Non ti arrabbiare.

Così va bene?

Pago e andiamo, altrimenti...

Tutto bene?

Io non vengo.

Non parto, resto a Parigi.

Non ho capito.

Non c'è niente da capire. Sono anni che...

- Che cosa? - Già l'altra volta...

ANNA: Ma l'altra volta... - Vabbè.

Non ho voglia di venire...

in vacanza quest'anno.

Che problema c'è?

- Infatti. - Io vado.

Raggiungo Célia e tu...

Stai tranquillamente a Parigi.

Sì.

Potevi aspettare 20 minuti.

Sì, lo so.

- Non si fa così. - Hai ragione.

Non sapevo come dirtelo.

Scusa.

Andiamo?

Arrivo, ci vediamo nella hall.

LUCA: Vai, tanto io vado.

Non aspetti neanche qui che torno?

Scusa, ma io adesso come faccio là?

Comunque, non ci si comporta così.

Quando una persona è così,

- che annega, non la si lascia... - Tu non stai annegando!

- Stai benissimo. ANNA: Insomma.

- Smettila! - Dai.

- D'accordo? - Sì, vabbè.

Tu stai benissimo.

Hai la tua famiglia.

Quando mio padre l'ha lasciata, mia madre non aveva nessuno!

C'è gente che non ha niente, neanche un tetto di merda!

ANNA: Mi stai lasciando?

No, stai esitando?

Eh?

Dimmi.

Dimmi.

Ho incontrato qualcuno.

PRODUTTORE: Ora dobbiamo andare.

Aspetta, arrivo.

Ci mettiamo 20 minuti, parlerete dopo.

Se ti dico che arrivo, arrivo.

Arriva.

ANNA: Come si chiama? LUCA: Come si chiama?

ANNA: Dimmi come si chiama e vado.

LUCA: Non è importante.

L'hai incontrata qui?

È francese? Abita a Parigi?

Dimmi solo se...

Sì, vive a Parigi.

Ma non è importante, lei non esiste.

Un pochino esiste lo stesso.

Guarda, non è grave.

Vivi la tua storia e io...

Aspetterò di nuovo.

C'è della gente che vive così.

I miei, per esempio, vivevano così. Avevano le loro storie e poi tornavano.

Sono contenta.

Ci siamo detti la verità.

- Ho l'angoscia. - Adesso...

- Ho l'angoscia. - Lo so.

- Lo so. - Mi batte il cuore sempre...

PRODUTTORE: Possiamo andare o no? Che cazzo!

Facciamo così.

Tu parti.

Io resto qui qualche giorno e poi vi raggiungo.

- Ok. - Ok?

Vai, adesso.

- In bocca al lupo. - Crepi!

Crepi!

PRODUTTORE: Certo, bacialo ancora. Fai con comodo!

Ehi!

Da questa parte.

Dammi la valigia.

Aspetta.

UOMO: Qual è la differenza

tra questo film e gli altri tre che ha fatto?

Perché...

Ci sono enormi somiglianze.

Si rende conto che la sua sceneggiatura è fragile?

Sì.

- Sì? ANNA: No.

Se le chiedessero

di raccontarlo con una frase,

cosa direbbe?

Parla di...

della mia vita.

Mio fratello è morto

due anni fa.

Parla di un fratello, di un fidanzato...

(PIANTO SOFFOCATO)

UOMO: Vuole dell'acqua?

(PIANGE)

Scusatemi.

Togli il vassoio.

GÉRARD: Come? - Togli il vassoio, mi dà fastidio.

Il signor Jean, la signora Elena,

il segretario del signor Jean.

Il signor Bruno, la signora,

la sorella della signora.

L'infermiera della sorella della signora, la signorina Célia.

La signorina Anna!

(BRUSIO)

(RUMORE DI SCORREGGIA)

Tocca a me.

(RUMORE DI SCORREGGIA)

Dobbiamo uscire.

Ti vedono.

No, sono invisibile.

Invi...

sibile!

Guarda.

STANISLAS: ...la borsa lo molla e non è male.

ELENA: E perché lo molla?

STANISLAS: Perché sono coinvolti anche gli ambienti della finanza.

Sì, ma non riesco a capire.

STANISLAS: È una corsa continua verso i profitti.

Per aumentare i profitti, la qualità del cibo diminuisce

e non si sa più cosa si può mangiare.

Stanislas!

JEAN: Bevi troppo.

STANISLAS: È una specie di mito di Sisifo.

ZIA: Non credo succederà. - Qualcuno ne vuole?

Avete visto le barriere per i cinghiali?

STANISLAS: No, appunto.

- Mamma, spero che non... ZIA: Come facciamo adesso?

...abbiano dimenticato di metterle.

Scusa, zia.

BRUNO: Le barriere. - Le barriere.

Ne ho riparlato stamattina, non è stato fatto nulla.

ELENA: A chi l'avevi detto?

Farò un comunicato stampa.

(RISATE)

LOUISA: Vedo la barca di Marcello!

Dove?

LOUISA: Datemi il cannocchiale. ELENA: È la barca di mio fratello.

JEAN: Davvero, bevi troppo.

Non bevo, è l'aperitivo.

Signore e signori,

il pranzo è servito.

JEAN: Finalmente!

GÉRARD: Ne approfitto per presentarvi mio figlio.

Vai.

Si chiama François.

Come François Mitterrand.

Buongiorno, François.

- Buongiorno François! - Siete stati gentili ad assumerlo.

ANNA: Célia!

Spero che vi darà soddisfazione.

Spero anche che il suo contratto diventi presto a tempo indeterminato.

JEAN: Ah, però! ELENA: È grave.

Se non hanno messo le barriere, è grave.

I cinghiali sono animali pericolosissimi.

Mettono in pericolo tutto l'equilibrio del loro ecosistema.

Un po' come i migranti.

- Bella questa! ELENA: Cosa?

BRUNO: C'è Jacqueline sulla barca!

ANNA: Célia!

LOUISA: Quest'anno non ho ancora visto Jacqueline,

neanche Serge.

Di solito venivano sempre a salutarci.

JEAN: Per Serge non ho fretta.

L'anno scorso mi saltava addosso e mi leccava l'orecchio.

STANISLAS: Davvero? ANNA: Célia!

Davvero, dico sul serio.

Mi metteva la lingua nell'orecchio.

- Célia! ELENA: Ma che...

JEAN: Quando arriva Luca?

LOUISA: Quando arriva Luca?

Volevo fare un giro in barca con lui.

Mi piace Luca, è sincero, ma io non piaccio a lui.

ELENA: Quando viene? STANISLAS: Quando?

- Quando arriva? - Arriva questo week-end.

(RUMORE DI SCORREGGIA)

Mamma ha scorreggiato!

(TUTTI RIDONO)

Non ti trovavo.

CÉLIA: Il cappello!

Il cappello della zia!

Guardate, vola!

BRUNO: Prendilo!

ANNA: È vero, vola!

ELENA: Zia, il tuo cappello!

Questa è la Mercedes della casa.

La sua capanna è laggiù,

da quella parte,

dove c'è anche la lavanderia

e il garage con le bici.

La piscina.

E poi, oltre la siepe, c'è la roulotte di mio marito.

È sposata?

Sì.

Un giorno pioveva, è andato a togliere i cuscini dal dondolo

e lo ha colpito un fulmine.

Da allora ha delle crisi epilettiche.

È stancante, è come avere un bambino in casa.

Il medico voleva mettermi in malattia, ma ho troppo lavoro.

Quest'inverno abbiamo ripiantato tutti gli olivi.

Belli, vero?

Belli.

Bisognava rifare le tubature della piscina,

ma dicono che non ci sono soldi.

Non si direbbe,

ma è tutto marcio.

Anche l'atmosfera.

Sembra di arrivare in paradiso, invece è l'inferno.

Per questo sono stanca.

ROBERT: Non si vede.

Comunque sia, sta molto bene.

Lei è molto bella.

Ma...

Perché hai le dita storte?

Sono storte perché...

ho un po' di artrosi

e le dita si storcono e fanno male.

Stanotte ti facevano male?

Stanotte mi hanno fatto molto male.

Hai pianto?

- Sì, ho pianto. - Per le tue dita o per tuo figlio?

Per tutti e due.

ANNA: Sì, ciao.

Volevo dirti che sono arrivata.

Non ho ben capito, quando arriveresti esattamente?

Scusa, ma qui tutti me lo chiedono, tutti lo vogliono sapere.

I marito di mia sorella, per esempio, ha detto delle cose...

Insomma, ti adora veramente...

Anche mia sorella ha molta tenerezza per te e poi mia madre...

BRUNO: Chi viene a farsi il bagno?

Ehi, amici!

Chi viene con me?

Signor Jean!

Mi fa piacere vederla!

Che piacere!

Anche a me, Serge, molto.

Come andiamo?

Come un vecchio arnese.

Ma lei, invece!

- Ha tanti capelli. - Già.

Ci risiamo.

Basta così.

- Lei ci salverà tutti, Jean! - Basta, no!

ANNA: Sono io. Ti lascio un altro messaggio, scusa.

Prima guardavo Célia che dormiva e pensavo...

"Luca deve venire, anche solo per due o tre giorni."

Così, per...

per andare in spiaggia, per fare il bagno,

per guardare il cielo.

Qui tutto è così dolce, così...

Mi scusi?

- Se apro, posso fumare? TASSISTA: Sì.

Grazie.

Qual è la casa, esattamente?

Quella alla fine.

- La casa dell'industriale? - Ex.

- Lo conosce bene? - No.

Sono un'amica della sorella di sua moglie.

- Scriviamo insieme. TASSISTA: Conosce sua moglie?

Un po'.

- È ancora una bella donna. - Sì.

Ora là ci sono vigilantes dappertutto, dopo tutte quelle storie.

Ha ricevuto lettere anonime, di minacce.

Aveva licenziato delle persone, è così?

Quante?

Migliaia.

Ecco.

Di certo è un modo per farsi dei nemici.

È per questo che all'improvviso ci sono tutti quei vigilantes nel parco.

Anche le videocamere, mi pare.

(RUMORE METALLICO)

Anche nelle camere da letto, pare!

Ci sono anche i cani.

(MUSICA CLASSICA)

Vado in piscina, Gérard.

Mi porterebbe il mio aperitivo?

Certo, signora.

Dovrebbe nuotare anche lei ogni tanto.

Le farebbe bene.

È vero, signora.

(ELENA CANTICCHIA)

Pauline!

Si ricorda di me?

Certo che mi ricordo.

La signora ha deciso di aprire la sua camera quest'anno.

La signora Elena non era d'accordo, la signorina Anna non lo so.

A me fa piangere.

Però le capisco,

non bisogna farne un museo.

Ecco, le faccio posto.

Volevo tanto bene al signor Marcello, è per questo.

Era tanto...

Era così...

delicato.

Così attento, ecco.

Quando mi incrociava in corridoio, diceva sempre:

"Dopo di lei, Pauline!"

Sì.

Non mi rispondi più.

Vabbè.

Io... avrei ancora talmente tante cose da dirti.

Talmente tanti pensieri...

ho ancora da condividere con te.

Centinaia di pensieri.

Cento al giorno, diciamo.

Moltiplicati per 365.

Moltiplicati per 20.

O anche solo per dieci.

Guarda, anche solo per...

Sei qui!

Ho dimenticato che arrivavi oggi.

Ma...

Sì.

Questa...

Questa era la sedia di Célia.

Il seggiolone.

Voglio...

Voglio che lavoriamo qua sopra.

Mi aiuti?

Sono stata sciocca. Se ci avessi pensato, avrei chiesto di prepararci tutto.

Possiamo lavorare ovunque, non c'è bisogno di questo tavolo.

Qui facevo i compiti quando ero bambina, è giusto così.

Ah!

Scusa, ti ho fatto male?

- Mi dispiace. - Accidenti...

Scusa, devo fare una telefonata, torno subito.

Non voglio stare qua.

Voglio tornare a casa.

JACQUELINE: L'hai baciato.

Mi hanno detto che l'hai leccato.

Alla fine delle vacanze, ti porto in Romania.

Romania?

Ti avevo avvisato:

"Se lecchi ancora l'orecchio del padrone, ti porto in Romania".

Una bella casa di riposo,

ci sono anche i traduttori.

Nel frattempo, di giorno ti chiudo nella roulotte.

SERGE: Sei cattiva.

Come un cane, sì.

Proprio come un cane!

Vai, piangi.

Sì, sono ancora io, scusa.

Volevo dirti che semplicemente non è finita.

Stai facendo un errore di analisi.

Non è grave, ma non siamo noi che decidiamo.

E non è finita.

Bisogna che qualcuno te lo dica.

Se nessuno te lo dice, un giorno rischi che... lo rimpiangerai.

Non mi importa delle mance.

Non ci aggiungono punti per la pensione.

Sei d'accordo?

Però le loro mance sono generose.

Non voglio la carità, se lavoro il 14 luglio...

Si sta freschi qui.

Sì, si sta bene.

- Buonasera. - Posso sedermi con voi?

Certo.

Si accomodi.

Stasera non riesco neanche a guardare il cielo.

Sono angosciata.

Però ci sono molte stelle stasera, migliaia.

Anche stelle cadenti.

Ne abbiamo viste tante.

- Bisogna esprimere un desiderio. - Già.

Non riesco neanche a lavorare.

Aspetto Luca.

C'è una riunione domani,

con sua madre e sua sorella.

Lo sa?

Per parlare dei giorni liberi,

dei week-end...

Degli straordinari, soprattutto.

Sì, tutto il...

GÉRARD: Sarebbe bene che lei ci fosse. - Ci sarò.

Vorrei trovare un accordo, sarebbe meglio.

Sì, bisogna assolutamente trovare un accordo.

Anche se dovrei lavorare.

Anch'io.

Dovevamo iniziare oggi,

ma doveva fare delle telefonate.

È quasi mezzanotte.

Lei è single?

Sì.

Mi scusi... Ora mi concentro.

Lei ha...

- Lei ha un figlio. - Sì.

- Un maschio. - Sì.

Il padre è andato via con una più giovane. Sento le cose.

- Sette anni fa. - Sette anni fa.

Mi ha lasciato per telefono e non l'ho più visto.

E da allora?

Da allora sono sola.

Ma sto bene.

Mi piace, anzi, preferisco.

Sto bene così.

(RUMORE INDISTINTO)

Cos'è, un mostro?

È mostruoso, che roba è?

Devono essere i cinghiali.

Quegli scemi!

Non hanno messo le barriere.

Sente che verso fanno? Terribile.

Se li senti di notte, non riesci più a dormire.

E lei cosa fa qui?

Io?

Sono l'assistente, il segretario.

Lo schiavo di Jean.

Sono stato persino l'amante di sua moglie.

Vi dispiace

se mi riprendo la bottiglia?

Tutto bene?

Sì.

Si è sistemata?

Mi hanno detto che...

dorme nella camera di mio fratello.

Sì, vi ringrazio.

Non è vero quello che racconta.

Non è mai stato il mio amante.

È per darsi delle arie.

Ciao.

Mi scusi...

Ero in terrazza e l'ho vista passare.

Dove posso trovare delle sigarette?

Sono tutti a letto.

In paese.

È a tre chilometri.

Domani posso fargliele comprare.

Domani è lontano.

Altrimenti può prendere la Mercedes della casa.

Che sta facendo?

Sotterro le sardine.

Perché?

Per i cinghiali.

- Come esca? - Esatto.

I cinghiali amano le sardine?

Molto.

Come si chiama?

Lavoro in cucina.

Ma come si chiama?

Jean-Pierre.

Io mi chiamo Nathalie.

Cosa?

Dicevo che mi chiamo Nathalie.

(CANTA IN FRANCESE)

Non sei alla riunione?

No.

È stata rimandata.

La signora aveva mal di testa.

Anch'io ho mal di testa oggi, non so perché.

C'è ancora sangue lì.

Chi ha ancora le mestruazioni in questa casa?

Merda!

Conosci la differenza tra una commedia e un dramma?

Così su due piedi, no.

Una commedia è una storia che interrompi al momento giusto.

Noi non lo facciamo.

Potete metterlo dritto?

No, c'è troppo sole.

- Anche con gli ombrelloni? - Sì, anche con gli ombrelloni.

Meglio metterla là, sotto agli alberi.

Scusate.

Noi finiamo con la morte del fratello.

Non va.

- Dovremmo continuare un po', con la vita. - Sì.

Non so...

- Ecco. - La gente deve uscire dal cinema

e deve accendersi una sigaretta sul marciapiede

con il cuore aperto, con la voglia di vivere.

È grandioso.

Scusate, qui non va bene, è un luogo di passaggio.

Scusate, forse è meglio giù, vicino alla ringhiera.

JACQUELINE: Di sotto? ANNA: Sì.

- Oppure... JEAN-PIERRE: Signorina!

Le ho comprato le sigarette.

Sono sullo scaffale di sotto.

NATHALIE: Grazie. ANNA: Nathalie!

In questa scatola

- ci sono le ceneri della mia amica. ANNA: Nathalie!

Ricordi la mia amica Anastasia, la signora con il bassotto?

Sì che ti ricordi il cane, il bassotto.

CÉLIA: Sì.

Si è ammalata ed è morta.

Anche il cane?

No, il cane non è morto.

Ma qui dentro c'è la mia amica.

Ciò che resta di lei, le sue ceneri.

Lei mi ha detto:

"Voglio che le mie ceneri vengano disperse in mare,

davanti a casa tua,

sulla Costa Azzurra".

Quindi disperderò le sue ceneri.

Con le mani?

No, non con le mani.

Così.

Voleranno in aria

e poi cadranno in acqua.

Ma non è triste.

Allora i pesci mangeranno le ceneri della tua amica.

Quindi quando Jean-Pierre ci farà da mangiare...

nella pancia dei pesci ci saranno le ceneri della tua amica

e quindi mangeremo le ceneri della tua amica.

Questo non lo so.

TV: "Sui social media compare con il nome di Abdul Malik al-Jazair.

Ha pianificato un attentato

nella città di Sète durante la festa di Saint Louis,

frequentata da migliaia di persone."

Arriva anche l'attore inglese, no?

Ti correggo.

Non è inglese, è americano. "American."

L'amica della signorina Anna quando riparte?

Non so.

E tuo padre viene o no?

(GÉRARD PARLA IN FINTO INGLESE)

(PARLA IN INGLESE)

Smettila.

(PARLA IN FINTO INGLESE)

PAULINE: Jacqueline, tu sai quando arrivano tutti?

Che mi frega!

C'è gente che muore, attentati...

e noi siamo qui e mangiamo.

- Bisogna abituarsi? Io non mi abituo. - Bevi, Jacqueline.

JACQUELINE: Quella gente non la sopporto più.

JEAN-PIERRE: Chi?

JACQUELINE: Che?

Di chi parli?

Qua bisogna tornare sui binari, davvero.

Ci sono troppi...

troppi...

Troppi cosa?

Il Paese va male.

Non siamo più a casa nostra.

È gente che non ragiona come noi, non ha lo stesso cervello.

Bisogna guardare in faccia le cose.

Chi fa casino nelle periferie?

Un attimo!

Soprattutto qui, guarda che periferia!

JACQUELINE: Parlo in generale,

della Francia in generale.

SERGE: La Francia!

Mangia la costoletta, tu.

Mangia la carne.

La Francia!

La Francia!

Célia, quando arriva tuo padre?

(PARLA IN INGLESE)

Non viene.

Ha una nuova fidanzata.

Mia mamma non lo sa.

(CANTICCHIA)

Sei un miraggio.

No, non è un miraggio. La vedo anche io!

Allora sei vera! Ma tu chi sei?

Come ti chiami?

Chiamami Peroni.

Sarò la tua birra.

(CAMPANELLA)

CÉLIA: A tavola!

(ELENA CANTICCHIA)

Non parlo della scena del dito, non volevo tagliare quella.

Ma io ti dico dall'inizio che bisogna tagliare quella scena.

Quale scena del dito?

Il dito del marinaio.

LOUISA: Non metterete mica la storia del marinaio nel film?

- Perché? - Non puoi mettere nel film

tutto quello che vedi e che succede,

- ogni parola, ogni cosa, ogni gesto. ELENA: Perché no?

Lasciala stare! È il suo lavoro, è con questo che lavora.

Che fa? Basta che non parli di mio fratello.

A proposito, di cosa parla il film? Possiamo saperlo?

In una frase, non è facile.

ELENA: Perché?

Coppette di gazpacho

e fricassea di olive del giardino.

Che marinaio? Che dito?

ANNA: Ma sì!

L'estate che guidavo sulle ginocchia del marinaio

e lui mi infilava il dito sotto al costume da bagno.

Ogni giorno lo metteva di più.

Un giorno è entrato dentro di me e quello dopo proprio in fondo.

Allucinante.

Io continuavo a guidare senza fare niente. Pensavo che stava mettendo un seme

e che da grande non avrei più potuto avere un bambino nella pancia.

L'ho detto ai miei genitori e loro non l'hanno denunciato.

Non è uno stupro.

È solo un dito.

Non potevamo denunciarlo per un dito.

Comunque, Jacqueline picchia suo marito.

Cosa dovremmo fare, Jean?

- Lei che ha... ELENA: Gérard.

LOUISA:...avuto a che fare con la legge? - No, un attimo.

Se c'è penetrazione di un qualunque oggetto o parte del corpo

nelle parti intime di un bambino,

- per ragioni non mediche, è uno stupro. - Vedi?

JEAN: È uno stupro.

Sì.

Non sa più cosa dire.

Sei stata stuprata.

Lo tira fuori ogni estate!

Avevo sette anni, mi hanno stuprata e voi non avete fatto niente.

ELENA: Calma.

A ognuno è successo qualcosa durante l'infanzia.

Io...

Avevo un maestro di piano,

il signor Bardot,

che mi faceva suonare con la mano sinistra...

Perché con la mano destra lo dovevi masturbare, lo sappiamo.

Scusa.

Ecco.

È così, a ognuno di noi è successo qualcosa durante l'infanzia.

Che significa "lasturbare"?

ELENA: A me no.

Che domanda!

Io non sono mai stata masturbata, stuprata o molestata.

Tranne...

quando giocavamo al dottore con mia sorella.

Lei mi misurava la temperatura

nel sedere,

con il fermaglio.

È vero.

Ricordo che giocavate al dottor Schweitzer.

ELENA: Schweitzer, brava!

Mi diceva che se mi faceva male era per curarmi.

Ecco, sono stata stuprata da mia sorella.

Ma a parte questo,

ho avuto un'infanzia felice.

Cattiva.

Tuttavia neanche io ho avuto bambini nella pancia.

È vero.

Anche se avrei potuto.

È successo.

Però...

il signore qui non ha voluto.

Ero troppo vecchio.

Ero troppo vecchio, ecco tutto.

- Sono troppo vecchio, guardate. - Non è vero, non è stato per questo.

Charlie Chaplin...

È stato perché è successo durante il fallimento.

Non avevi ancora divorziato,

non avevi detto niente a tua madre.

Tua madre! Scusa, un lapsus.

Tua moglie.

Temeva di aggiungere uno scandalo privato a quello pubblico.

Eravamo a cena, stavamo bene.

Sì, ma un bambino non è uno scandalo.

Giusto?

JEAN: Credevo fossimo in vacanza.

Ma non è stata colpa sua, è stata colpa mia.

Ho scelto il momento sbagliato.

Poi, ecco, è scoppiato lo scandalo...

- No. - E a nessuno fregava

di sua moglie, della sua amante, del suo bambino.

A nessuno fregava niente. Dello scandalo sì.

Ma a nessuno fregava.

E nel frattempo,

Io avevo buttato nella spazzatura, il bambino.

Nella spazzatura.

Ma attenzione, una spazzatura di lusso,

in un ospedale molto bello.

Basta.

(PIANGE)

Dopo era troppo tardi, ero troppo vecchia.

Si vede che...

Dio mi ha dato un'ultima possibilità e...

E io non l'ho colta.

Ossobuco e tagliatelle fresche,

con una meravigliosa salsa provenzale.

(RISATE)

Gérard, lei barcolla.

Chieda a sua moglie di sostituirla.

Non barcollo, cammino di traverso.

JEAN: D'accordo, cammina di traverso.

Sa perché cammino di traverso?

No, cioè sì, un'idea ce l'ho.

L'ho chiesto al mio professore di filosofia.

Mi ha risposto:

"Gérard, lei cammina di traverso perché viene dalla Normandia

e in Normandia siete abituati a evitare lo sterco di vacca."

Il suo professore di filosofia?

Tanto tempo fa.

Chiedo scusa!

Mi fa il solletico!

Fermo! Mi fa il solletico!

Basta, Gérard!

La ceramica taglia.

- Mi dispiace. JEAN: Non fa niente.

Mi dispiace.

Aveva un aspetto delizioso,

questo ossobuco.

Jean-Pierre?

Jean-Pierre?

GÉRARD: Che ci fa qua?

- Scusate. - Chi è?

La signorina Nathalie.

Scrive con la signorina Anna. Si accomodi.

Jean-Pierre non dorme qui, dorme in paese.

È gentile a farci visita.

È normale.

Perché mi tocca?

PAULINE: Anche lui voleva studiare, come voi.

Era molto dotato, lo dicevano tutti i professori.

Aveva una memoria eccezionale.

Ha perso il padre a 12 anni e ha iniziato a lavorare.

Per tutta la vita ha lavorato in fabbrica e d'estate qui.

E poi...

la malattia e la morte della sua prima moglie.

Non mi tocchi di continuo, per favore.

Torni sulla sua terrazza e ci lasci in pace.

ELENA: Ahi! No!

Smettila!

Forza.

Non sono state molto carine con me, non ti pare?

- Entra nella vasca. - La sigaretta!

Entra nella vasca!

- Forza. - Da sempre...

non sono carine con me.

Entra nella vasca.

Sei d'accordo con me?

Cosa vuoi che ne sappia?

- Forza! - Perché te l'ho detto, cazzo!

Soltanto mio fratello mi voleva bene.

Mi proteggeva.

Per questo non riesco a vivere senza di lui.

Non ci riesco.

È troppo calda o va bene?

Ecco qua.

Ecco.

Ponzio Pilato.

Ponzio Pilato.

# Ponzio Pilato, Ponzio Pilato! #

No!

No.

No, no, no.

Sei mio marito.

Sei il marito che amo.

Sei mio marito e ti amo così tanto...

Ahi!

Mi rompi il cazzo!

Mi rompi il cazzo!

(CANTICCHIA)

TV: "La vedi? Allora sei vera!

Ma chi sei? Come ti chiami?

Chiamami Peroni. Sarò la tua birra."

Allora, sei vero.

Chi sei?

Come ti chiami?

Chiamami Peroni. Sarò la tua...

(ELENA RIDE)

Bastava mettere le barriere, lo so,

ma non ha voluto aiutarmi e io da sola...

- Me lo hanno messo tra i piedi. - Le barriere non bastavano.

Eh?

FRANÇOIS: Le barriere non bastavano. - Perché?

I cinghiali saltano le barriere, ci invadono.

L'unica soluzione è massacrarli.

Signora?

Qualcosa non va?

Sono solo fiori, li ripiantiamo.

Lo so, però...

Non è questo.

È perché questo giardino

era il giardino di Marcello.

(IMITA IL RUMORE DEGLI SPARI)

Siediti.

Non sei per niente invecchiato.

Sei ringiovanito.

E se te lo proibisco?

Se ti dico: "Ti proibisco di fare questo film"?

Non posso più adesso.

- Certo che puoi. Non l'hai ancora girato. - Vabbè...

- Non avete neanche finito di scriverlo. - Quasi.

Ci sono già delle date,

una troupe, degli attori, dei soldi.

Me ne frego dei soldi.

Tu non parli di me.

Non hai mai capito che per me è importante fare quello che faccio.

È importante come mangiare e bere. Non potrei vivere...

E rispettare le volontà dei morti?

Quello non è importante?

BRUNO: Chi viene a fare il bagno con me?

Vado in spiaggia.

Che fai?

Mi alleno.

Fai bene.

(IMITA IL VERSO DEL CINGHIALE)

BRUNO: Viene a fare il bagno?

No, grazie, aspetto Anna per lavorare.

- Per caso l'ha vista? - No.

Non ho visto nessuno.

Sa, in questa casa ognuno ha la sua vita, i suoi problemi...

nessuno vede nessuno.

Sì?

Io sto benissimo, grazie.

(BRUNO CANTICCHIA)

(CANTA)

(PARLA IN WOLOF)

(PARLA IN WOLOF)

Bene.

Tu parli Wolof?

Le ho insegnato qualche parola, è mia figlia.

Che fortuna.

Inizio la giornata con una bambina che mi chiede come sto.

Dammi il polso.

Guarda qua!

E anche questa.

(CANTA IN WOLOF)

Canta con me.

(CANTANO IN WOLOF)

- Papà! - Célia!

LUCA: Buongiorno.

Com'è bella!

E giovane.

Vero?

Facciamo una passeggiata?

- No, sto lavorando. - L'aiuto.

Dia a me.

Sì.

Venga.

CÉLIA: E la mamma?

- Non viene? - No, è stanca. Vedi?

(RISATE)

Alla corsia numero due...

Doppio salto in avanti con piegamento e avvitamento.

Ecco fatto!

Bravo, lei si tuffa molto bene, fa ottime capriole.

Non doveva lavorare?

Forza.

Forza, si sbrighi.

Non allaghi l'entrata, mi raccomando.

Cosa si può volere di più dalla vita?

Gli alberi, le nuvole, il cielo...

e noi che passiamo.

Le scoccia dividere la piscina con me?

No.

Come tutti, penserà che io sia un orribile...

un padrone orribile.

Un essere senza scrupoli

che ha sbattuto migliaia di famiglie in mezzo a una strada.

- Il caso è stato archiviato. - Sì, però...

Però cosa?

Ho un caro amico

che era un campione di Formula 1.

Lui sostiene

che la vittoria sulla pista

dipende da una serie di parametri.

Un fusibile si brucia, il motore si blocca, uno starnuto...

ed esci di strada.

Molti parametri,

vari e differenti.

- Mi capisce? - Sì.

Lei è di sinistra?

Cosa le fa pensare che sia di sinistra?

- Non è difficile. - Sì, sono di sinistra.

Almeno spero.

- Crede che ci sia differenza? - Sì.

Quale? Mi interessa.

Qual è la differenza?

Non...

Non so dirglielo così.

JEAN: Le dico una cosa.

La differenza è dentro il suo cuore.

Si sente più nobile e questo la rassicura, ma non c'è differenza.

Non c'è niente.

Non è rimasto niente.

(PORTA CHE SBATTE)

Dovrebbe prenderne un pacchetto alla volta.

No, sto partendo. Non sono a mio agio qui.

Non posso mangiare a tavola con qualcuno a cui non posso dire ciò che penso.

Al tempo stesso so cosa penso.

Oppure non dovrei mangiare.

- Non le piace come cucino? - Sì.

Vorrei cambiare vita, non mi piace la mia vita.

Non ho una vita. Mi scusi.

No, abbiamo tutti...

I nostri sogni?

E i nostri demoni.

Anch'io vorrei andare via.

Andarmene da qui, trovare un lavoro da qualche parte...

Aprire un ristorante, risalire a Parigi...

Mi sono rintanato qui e...

Guardo la mia vita...

Che futuro ho?

Vado.

Prima...

volevo dirle una cosa,

ma non ricordo che cosa.

Chiedo scusa.

Scusate.

ANNA: Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te.

Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori.

Adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te.

Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori.

Adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.

(ANNA CONTINUA A PREGARE)

- Io non credo in Dio. - Non importa.

Invece sì.

Perché c'è stato il Big Bang.

Sì, ma Dio c'era ancora prima.

Ha creato lui il Big Bang.

Io...

sono quasi sicura

che il Big Bang si è creato da solo.

Ho fame.

ANNA: Ave, o Maria, piena di grazia,

fa' che Luca si renda conto di essersi sbagliato,

che ricominci ad amarmi e che ci raggiunga.

Dove sono?

In un mondo di pazzi, ecco dove sei.

Sei bella.

Vieni.

Non posso, non posso lasciare la postazione.

Vieni.

Ci sono i vagabondi.

Sei tu il vagabondo!

Sei tu.

Vieni!

LOUISA: Quando penso a tutti gli uomini che ho baciato nella vita...

Non mi succederà più.

Vuoi farlo tu?

- Che cosa? - Baciarmi.

Sì.

Certo.

Certo.

No, non così.

Davvero.

Smettila di bere.

Quando disperderemo le ceneri di Anastasia?

Non lo so.

Quando vuoi.

Amore mio...

Il mio amore inaspettato.

Ci baciamo?

Perché?

Così, per vedere se ci riusciamo ancora.

Che vuol dire?

Ci riusciremo sempre.

Scusa, ho un colpo di stanchezza.

Anch'io.

Perché sei venuto?

Non lo so.

Farai il mio film, almeno?

Sì, certo.

Faccio tutto, sono qui, sarò sempre qui.

Vi amo così tanto, tutte e due.

Siete le pupille dei miei occhi.

Ma perché ti fa piangere?

Perché ti fa piangere?

ANNA: Mi piacciono i tuoi baci.

Potremmo andare in spiaggia, sdraiarci al sole.

Potremmo comprare le patatine fritte

e starcene così,

tranquillamente al sole.

Semplicemente così, vicini.

È lei.

La ragazza che ho incontrato.

È lei, quella della pubblicità.

Non ho capito, scusa.

Sì. Ho preso le mie cose e le ho portate a casa sua.

Mi piace molto.

Per questo sono venuto.

Per dirtelo.

Con lei...

va bene.

Non è come con l'altra che anche fisicamente...

- Te l'avevo detto, no? - Sì.

Ci capiamo.

Quindi ti volevo dire che...

Nel caso che mi aspetti, non mi sembra giusto farti aspettare.

No.

LUCA: Ti ho lasciato veramente questa volta.

Non ci saranno più...

le spiagge, le patatine fritte...

Ma è uno scherzo?

No.

No, le patatine fritte, non lo sai.

Lo so.

(RIDE)

Me ne vado.

Hai fatto l'andata e ritorno per dormire con la coscienza a posto?

Forse hai avuto anche il tempo di abbronzarti un po'.

Non mi va bene, mi dispiace. Non mi va bene.

Ok.

- Dai... - Non hai capito, tu vieni con me.

Passi del tempo con me, soffri.

Vedi Célia, vedi gli altri, ti vergogni, tutte queste cose.

Perché dobbiamo far finire le cose così?

Dai.

Non mi strappi il cuore così e poi torni a scopare tranquillamente a Parigi.

Ti assumi le tue responsabilità.

Ci guardano tutti e gli facciamo fare tardi, quindi...

E tu non mi hai fatto fare tardi?

Dieci anni della mia vita, della mia unica vita,

per poi congedarmi così, senza neanche il tempo di niente!

- Il treno sta partendo. - Vedi?

- Il signore scende. - No, no.

CAPOSTAZIONE: Se volete parlare, salite a bordo.

Ho il biglietto, vado a Parigi.

Che bravo ragazzo, è in regola.

A me invece mi puzza il culo!

Che cazzo dici? Che vergogna!

- Ti sputo addosso! - Smettila! Che cazzo fai?

Che cazzo fai?

(SEGNALE ACUSTICO)

Non mi vedi più!

Smettila.

(ANNA URLA)

JONATHAN (in inglese):

Adoro questa frase...

Lei chi è?

Un attore, un semplice attore.

Lei non era americano?

No, sono svizzero.

Di Losanna.

È venuto a provare, immagino.

Sì, sono venuto a lavorare, a immergermi nella parte.

Per quale ruolo?

Interpreto il fratello.

Adora sua sorella,

ma la odia anche.

È possessivo, geloso.

(PIANOFORTE)

E anche...

è malato, molto malato.

Ha l'AIDS.

(BRUNO CANTA)

E sta per morire.

- Ecco la mia parte. - Benvenuto.

(CANTA IN TEDESCO)

C'è qualcosa che non mi piace quest'anno, non so cosa.

Lo dicevo al mio segretario.

Si lasciano entrare i cinghiali nella proprietà, si picchiano i mariti...

Si rovina la barca del fratello deceduto di mia moglie.

JACQUELINE: Mi scusi...

La barca del signor Marcello ha solo un graffio.

Simbolicamente è grave. Sa cos'è un simbolo?

Ha chiesto il permesso di usare la barca per i suoi giri notturni?

No, ma tengo alla barca quanto...

E questa storia con il poliziotto è imbarazzante.

Non mi guardi così.

Ho sentito dire che ha una storia con il poliziotto, tutto qui.

Dovrebbe riflettere

all'idea di anticipare la pensione, mia cara Jacqueline.

Così può occuparsi di suo marito.

Non le mancherà poi tanto, alla sua età. Quanti anni ha, 65, 70?

Primo...

io la guardo come voglio.

Secondo,

non è perché 150 anni fa è stato un padrone

- che può sputare sul lavoro degli altri. - È un po' troppo vicina.

Terzo, io picchio chi voglio.

E scopo con chi voglio.

Che eleganza.

Quando sono arrivata qui avevo 18 anni.

Stavo alla dispensa e lavavo i piatti.

Non è casa sua, è di sua moglie. Lei non ha più niente.

Basta così, direi.

- Lasciala parlare. JACQUELINE: Qui niente le appartiene.

La sua vita è niente.

Questa scrivania è niente.

Questo pesce è niente!

- Anche lui è niente. - Beh...

JACQUELINE: Nessuno sa cosa ci fa qui, lei è un intruso!

- Lei è la vergogna della famiglia. - La prego.

E ha un ego smisurato.

JEAN: Non si fermerà più.

E nessuno le vuole bene,

neanche sua moglie.

Va bene tutto...

ma lasci stare mia moglie.

È una donna disperata, la conosco bene.

Jacqueline...

Le ho chiesto di lasciar stare mia moglie.

- Da quando ha perso il bambino... - Zitta!

- Fermo, fermo. JEAN: Mi lasci.

Beccati questo!

Mettitelo in quel posto!

(RUMORE METALLICO)

Sono il fratello.

Mi preoccupo per lei, tutto qui.

(MARCELLO RIDACCHIA)

(MARCELLO RIDACCHIA)

Lei chi è?

- Il mio agente ha organizzato... - Mi scusi!

Ho un problema di famiglia, devo andare via.

È cambiato molto, rispetto alle ultime foto.

Dunque vado via.

Diavolo.

Entri senza bussare?

Magari mi dà fastidio che si sappia che gli tingo le sopracciglia.

Luca mi ha lasciato.

Per questo non è venuto in vacanza.

Se n'è andato con un'altra donna.

Tornerà.

Non credo.

JEAN: È sempre tornato. - Stavolta non credo.

So che ora non te ne rendi conto, ma è una fortuna.

Sì.

All'inizio mi piaceva, ero felice che avevi trovato un uomo...

così bello e tenero, ma...

È cambiato.

Non so proprio come fai ad amarlo ancora.

Si ama chi si può.

No.

È un uomo piccolo, meschino.

- Si prende gioco di noi. - È crudele, ma non meschino.

Ancora lo difendi?

Ma...

Forse perché sei come lui?

Ti piace che ci prendono in giro?

Eh?

Pensavo di poterti chiedere aiuto, ma... dimentico sempre che non sei capace.

Fai dei film in cui adori parlare delle persone...

che ti stanno vicino e prenderle in giro...

e parlare male di loro.

Forse...

Smettiamola con le sopracciglia.

Non sono una bambola.

ELENA: Sai cosa ho scoperto? JEAN: No.

Che il suo prossimo film,

il prossimo film della signorina,

parla di nostro fratello.

Di mio fratello.

Pare che racconti la sua malattia e la sua morte.

- Sì... - Sì o no? Mi sbaglio?

- Parla in generale... - Senti!

È una storia. È una storia.

- È una finzione. È la storia... - Ma va'!

- ...di persone... - Senti!

- ...che non riescono... - Ehi!

- ...che... - No!

- ...che... - Non hai rispetto!

Falla finire, dalle la possibilità di spiegarti.

Cercavo un po' di dolcezza, non importa.

- Ahi! - Non hai rispetto, sei arida.

- È vero, sono arida. - Non hai amore dentro.

- Non hai amore dentro! - Non ho amore dentro.

- Smettila di ripetere quello che dico! - Basta!

- Non la difendere. - Ti sta dando ragione, basta!

Che significa che la difendo? Non so neanche perché litigate!

Bacio le tue ferite.

(PORTA CHE SBATTE)

LOUISA: Bruno! Andiamo!

Sì, amore,

così lo gettiamo insieme all'urna.

- Ho preso solo il fiore. - Prendine un altro. Facciamo un mazzetto.

LUCE: Attenzione a non scivolare.

Attenzione, signora, si scivola.

ROBERT: Eccomi.

Eccomi.

Facciamo il funerale di Anastasia, vieni?

Sto lavorando.

Non durerà molto.

Lo so, ma...

- Solo un attimo... - Non ne ho molta voglia.

- Come? - Non ne ho molta voglia.

Non vuoi salutare Anastasia?

Neanche tua sorella, però era...

quasi della famiglia.

- Era l'amore della mia vita. - Lo so.

No, non lo sai.

Nessuno lo sa...

perché non l'ho mai detto...

a nessuno...

quanto l'amavo.

Neanche a lei.

LOUISA: Bruno! BRUNO: Non ho avuto il coraggio.

Arrivo!

Anna, vieni, è importante rispettare la volontà dei morti.

E rispettare i vivi non è importante?

LOUISA: Bruno!

Arrivo.

(APPLAUSI)

(VOCE NON UDIBILE)

(CANTA IN TEDESCO)

Mamma!

Mamma?

(BRUNO CONTINUA A CANTARE)

(CONTINUA A CANTARE)

CÉLIA: Mamma, dove sei?

(CELIA TOSSISCE)

Ti chiamavo, perché non rispondevi?

(BRUSIO)

La destra

sa che la natura è più forte dell'uomo ed è d'accordo.

La sinistra

sa che la natura è più forte dell'uomo

e non è d'accordo.

- Sì. - Ma attenzione,

la sinistra non è d'accordo e lotta, sapendo di aver perso in partenza.

Ma combatte.

Certo.

E ha ragione a combattere.

La sua è la forza della disperazione.

Sì, ma credevo che questa sera ci fosse un concerto, non un dibattito politico.

E con un incredibile sforzo,

per centinaia e centinaia di anni,

milioni e milioni di persone

fanno piccoli, minuscoli progressi.

E così,

accumulando

questi minuscoli progressi,

l'umanità corregge impercettibilmente...

Continui.

...le ingiustizie naturali della sua condizione.

E si migliora.

(JEAN RIDACCHIA)

STANISLAS: È magnifico.

Siamo tutti d'accordo con lei, signorina.

Come non essere d'accordo?

Smettetela di discutere, ricomincia il concerto.

Nathalie, la prego, si sieda.

Andiamo.

(BRUNO CANTA IN TEDESCO)

(STANISLAS CANTA IN TEDESCO)

(VOCE NON UDIBILE)

STANISLAS: Nathalie.

Nathalie.

Non le piace il nostro concertino?

Sì, è divertente, ma sono stanca.

Volevo parlarle delle nostre vite.

Mi è successa una cosa, ho fatto anche un sogno,

la notte scorsa.

Lavoriamo entrambi con la nostra testa

e guadagniamo più o meno uguale, siamo abbastanza equilibrati.

Se mettessimo insieme i nostri due stipendi,

forse potremmo provare a vivere insieme.

- Vado a dormire. - Nathalie.

Lei mi darebbe la sua intelligenza

e io le darei la mia fantasia.

NATHALIE: Buonanotte.

Peccato, secondo me nel privato lei è parecchio calda.

- Davvero? - Sì.

Ho sentito che con il cuoco...

(FISCHIA)

si dà da fare.

Prego?

È perché è di sinistra che si scopa il personale?

NATHALIE: Che pena!

# La notte adesso scende Con le sue mani fredde su di me. #

# Ma che freddo fa. #

# Ma che freddo fa. #

# Basterebbe una carezza #

# Per un cuore di ragazza #

# Forse allora sì che ti amerei. #

# Cos'è la vita #

# Senza l'amore? #

# È solo un albero Che foglie non ha più. #

# E s'alza il vento #

# Un vento freddo. #

# Come le foglie, le speranze butta giù. #

# Ma questa vita cos'è #

# Se manchi tu?#

# Mi sento una farfalla Che sui fiori non vola più #

# Che non vola più #

# Che non vola più. #

# Mi son bruciata al fuoco #

# Del tuo grande amore Che si è spento già. #

# Ma che freddo fa. #

# Ma che freddo fa. #

# Tu, ragazzo, m'hai delusa. #

# Hai tubato dal mio viso #

# Quel sorriso che non tornerà. #

# Cos'è la vita #

# Senza l'amore? #

# È solo un albero Che foglie non ha più. #

# E s'alza il vento #

# Un vento freddo #

# Ma questa vita cos'è #

# Se manchi tu? #

(SPARO)

(SPARO)

Che è stato?

Cerchi di dormire, signora Gigi.

Finché parli, sei vivo.

LUCE: Cerchi di dormire.

Qui si sente la morte che arriva,

ma cerchi di non pensarci.

Leggi, guardi i film, parli,

ma nessuno ti risponde, nessuno.

Per questo cerchi di avere sempre qualcuno vicino a te.

LUCE: Sono qua.

Di avere qualcuno che ti tiene la mano, ecco.

Cerchi di dormire, signora Gigi.

Perché non lo sai, è il nulla.

È il nulla!

Cerchiamo di dormire.

LUCE: Cerchi di dormire.

GÉRARD: Mi scusi, signora.

Sa dirmi quando faremo la riunione?

La riunione?

Sì, per parlare delle domeniche e dei giorni liberi.

Capisco.

Ascolti, Gérard, chiederò alle mie figlie.

Perché...

poi l'estate passerà e...

non avremo trovato una soluzione.

Gérard,

siamo andati a disperdere le ceneri di Anastasia.

Lo sapeva?

Sì, signora.

Vivere a Parigi?

Non so...

Mi sono detto che...

forse...

non sapresti dove mettermi a Parigi.

E neanche io.

Perché dovrei metterti da qualche parte? Non sei un oggetto.

Forse. Anzi, no!

Ho capito che la nostra storia non è una vera storia.

Non capisco cosa stai cercando di dirmi.

- Non so spiegarmi bene. - Invece sì.

No, non so parlare,

non ho studiato.

Ma non fa niente, chi se ne frega.

NATHALIE: E cos'è, se non è una storia?

Non so...

Abbiamo scopato.

Ah, d'accordo.

Abbiamo scopato.

Visto che abbiamo scopato,

perché non scopiamo ancora?

Perché devo andare a preparare la cena.

ANNA: Célia!

Célia!

Célia!

JACQUELINE: Tua figlia è in piscina.

Tira!

Visto? Faccio ancora bene il mio lavoro.

La tua amica voleva andare alla stazione.

Le ho proposto di accompagnarla, non ha voluto.

(NON EMETTE SUONO)

SERGE: No! JACQUELINE: Sì!

Forza!

Non voglio andare via. Non voglio!

Forza!

(CELIA CANTA)

JACQUELINE: Ce ne andiamo.

Non posso continuare a farmi umiliare.

ROBERT: E la buonuscita? - Me ne frego.

Non voglio i loro soldi.

Bene, apri?

Apri?

No, non apro.

Ci rivedremo?

Eh?

Ci rivedremo?

Scemo.

Certo che ci rivedremo.

(CANTA)

JEAN: Dov'è Bruno?

ELENA: Non lo so.

Nessuno l'ha visto stamattina?

Io no.

Io non l'ho visto.

(CANTA)

JEAN: Non era a colazione.

Che ti sei fatta al braccio?

Niente, sono scivolata.

(CANTA)

LOUISA: Mi manca Luca. Quando arriva?

Anche per Célia è importante che senta una famiglia,

che senta di avere un padre e una madre insieme.

ELENA: Brava!

Quando penso che sarà lei a ereditare tutto questo!

Tanto meglio!

ELENA: Brava, brava.

JEAN: È strano che non sia qui.

Sì, è vero, ma...

Grazie.

- Sì. - Qualcuno ha visto Bruno stamattina?

- Gérard! - Prego?

Ha visto Bruno a colazione?

- No. - No.

Mamma.

Hai visto Bruno, per caso? Stamattina non l'ho visto.

LOUISA: No. Non lo vedo da ieri.

JEAN: Stanislas! - Sì?

JEAN: Bruno è scomparso. - Non è un male.

JEAN: Come? - Come?

JEAN: Bruno!

STANISLAS: Mi sono spaventato.

ELENA: Bruno!

Mi scusi, signor...

direttore.

Forse non è il momento,

ma nel caso... parlo di Jacqueline.

Voglio dire che mi sento pronto...

per occuparmi della casa da solo e del giardino.

Per essere il nuovo custode.

- Dato che avete problemi di soldi... - Cosa?

Sì, bene. Grazie, François. È gentile da parte sua.

I pompieri, guardate!

STANISLAS: Non ci vedono.

Siamo qui!

Qui!

Siamo qui!

(VERSI DI RICHIAMO DI ELENA E STANISLAS)

(RUMORE DI ELICOTTERO)

(ANNA RESPIRA IN MODO AFFANNOSO)

Forse io e papà ci separiamo.

Non è sicuro,

per questo non volevo dirtelo.

Sì, è sicuro.

Ho conosciuto la sua nuova fidanzata.

E i figli della sua nuova fidanzata.

E il cane dei figli della sua nuova fidanzata.

ANNA: Quando?

Quest'inverno.

Possiamo avere anche noi un cane?

- Vediamo. CÉLIA: Possiamo?

- Perché loro sì e noi no? ANNA: Vediamo.

Sennò potrei abitare con loro e occuparmi del loro cane.

Vuoi essere cattiva, perché?

Smettila.

Hai detto a papà che forse Bruno è morto?

Sì, sono io.

Ti lascio un messaggio per dirti che...

Bruno è sparito.

Stamattina è andato a fare il bagno e non è più tornato.

Ci sono stati tutto il giorno le barche e gli elicotteri.

E... niente.

Hanno sospeso le ricerche per oggi.

E...

Noi siamo qui.

E...

Insomma, è da 20 anni che passa tutte le vacanze con noi.

Ha conosciuto mio padre, mio fratello.

Fa parte della nostra famiglia.

E...

E io non sento niente. Niente.

Non sento niente.

Darei la vita di Bruno per passare ancora una notte con te.

Non è una questione di diritto.

LOUISA: Ma potrebbero mettere le illuminazioni,

i lampeggiatori,

qualche luce che illumini il mare.

Come le torce sulle barche.

Questo è vero.

LOUISA: Ho il diritto di informarmi.

Ecco qua. Mi fate incazzare.

STANISLAS: Il fatto è questo,

credo che interrompano le ricerche un'ora prima del tramonto.

Riprendono domani all'alba, se non sbaglio.

Grazie, Stanislas.

Gliel'ho già detto.

STANISLAS: Comunque sento che qualcosa sta cambiando.

- Ci risiamo. - Conosce la storia...

del battito d'ali delle farfalle?

Dicono che se una farfalla batte le ali in Brasile, per esempio,

provoca una bufera in Europa.

È una metafora, ma è vero, succede.

Con il riscaldamento globale, le correnti...

No, non è possibile.

Non è possibile, amore. È un idiota totale.

Non so come fai a lavorare con lui.

Bruno sarebbe il quarto morto. Sarebbe il record assoluto!

JEAN: Grazie, Stanislas, non è...

- Andrebbe messo nel libro dei record. JEAN: Stanislas, grazie.

Non fa proprio ridere.

No, chiedo scusa. È il nervosismo.

Non si parla di corda in casa dell'impiccato.

STANISLAS: Allo stesso tempo, il problema è che...

siamo tutti un po' responsabili.

Solo quando qualcosa ci tocca da vicino pensiamo:

"Se l'avessi saputo,

forse avrei usato meno pesticidi..."

CÉLIA: Caro Dio,

fa'...

che Bruno torni.

JEAN: Stanislas, grazie!

CÉLIA: E che non sia morto.

GÉRARD: Presto sarà lui il proprietario della casa,

se continua così.

Coglione.

Non ti fai nessuno scrupolo?

Un calcio in culo! "Jacqueline se ne va e prendo il suo posto"?

Ma non sei pronto. Dici di esserlo, ma non sei pronto.

Sei una nullità.

Non hai mai saputo lavorare. E mai lo saprai fare.

Non fai quello che ti si chiede.

Passi il tempo a farti le seghe

e vuoi essere il nuovo custode?

Ti sento, tutte le sere.

Pauline non ne può più di lavarti le lenzuola.

Ci fai vergognare.

Che c'è?

Basta, Gérard!

Fermo!

PAULINE: Basta!

Vai nella tua camera!

GÉRARD: Vattene.

- Vattene! PAULINE: Basta!

Ha fatto tutto lei.

STANISLAS: Salute.

- Lei ha fatto tutto, vero? - Tutto.

Tranne un figlio.

ZIA: In realtà avrei potuto farlo.

Ma non sapevo con chi farlo.

Era un po' complicato.

Non volevo.

E poi, in realtà, non sapevo di chi sarebbe stato!

Bruno!

CÉLIA: Bruno!

ELENA: Bruno!

Bruno!

Bruno!

È tornato Bruno!

Ho provato ad affogare e non ci sono riuscito.

Sfortunatamente sono sempre stato un ottimo nuotatore.

Avevo freddo, ero...

stanco.

Ma le braccia e le gambe continuavano ad andare

e il cuore a battere.

Non vuole fermarsi.

E voi siete tutti qui.

A bere.

Come ogni sera.

E fate bene.

LOUISA: Ma insomma, dategli una coperta!

Che fate lì fermi come mummie?

- Un bicchiere! BRUNO: Sì, fatemi bere!

JEAN: Certo, ti do un bicchiere.

STANISLAS: Ecco qua. BRUNO: Ho freddo.

- Bruno. - Elena!

Il ritorno dei morti.

Viva il ritorno dei morti!

ELENA: Ho avuto paura.

Scusate se vi disturbo a quest'ora tarda del giorno che cala...

Volevo dire che è calato...

Ma sento di avere la febbre.

Se non avete più bisogno dei miei servizi...

JEAN: No. ELENA: No.

(RISATE)

...mi autorizzo a rientrare nei miei appartamenti.

(VOCI CONFUSE E RISATE)

(SINGHIOZZA)

pensavo che fossi partito.

Ho girato la testa e...

non ti ho più visto.

Assurdo.

Pensavo mi avessi lasciata.

Lo sai, non ti lascerò mai.

La gente si lascia, mi lascerai.

Non tutti si lasciano.

Sì, sarai vecchia.

Con le tette appese.

Con la pancetta.

Il culo moscio.

Senza denti.

I peli bianchi.

Ma io sarò sempre qui.

Davanti a questo ospedale.

In mezzo a questa nebbia.

Te lo prometto, non ti lascerò mai.

ANNA: Stop! Grazie.

Grazie a tutti! Stop alla nebbia.

Scena 112/1, seconda.

Com'era? Ne facciamo un'altra?

- Eh? - No, andava bene.

Andava bene?

Ok.

Quando ci rivediamo?

- Fra due settimane? - Non mi ricordo il piano di lavorazione,

ma sabato ti porto Célia.

- È vero. - Andiamo cinque minuti al bar?

- Beviamo qualcosa di caldo? - No, devo partire.

UOMO: Fermate la macchina! Non funziona!

La rifacciamo?

Che succede? Dormivo, nessuno mi dice niente.

ANNA: No, scusami.

- La rifacciamo o no? ANNA: No, va bene.

Che succede? Fermate la nebbia!

Marcello!

Sei venuto anche tu?

MARCELLO: Sei venuta tu. Non l'hai capito?

Che scema che sei!

Buongiorno.

Mi riconosce?

(VOCI NON UDIBILI)

(VERSI)

Luca, sei tu?

Sì, sono io.

Non eri partito?

Ho sentito che avevate un problema con la nebbia.

- Ma dove sei? - Sono qua.

Dove?

Sono qui!

Sono qui.

ANNA: Luca!

Luca!

Luca?

Luca!

Luca!

Luca.

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