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Cazzo, stavo facendo la schiuma.
Senti, non attaccare, non abbiamo molto tempo.
Facci vedere che hai?
- È lui? - Che vuol dire?
Come che vuol dire? Voglio sapere se è lui.
Sei tu il Calabrese?
Sì, sono io. Perché?
Vieni.
Dai, stringiamo la mano, visto che siamo qui a fare gli affari.
Prima concludiamo l'affare, e poi ci stringiamo la mano.
Lasciamo perdere 'ste stronzate. Prendi la borsa.
Vai.
Qua ci sono due AK-47, due mitragliatrici d'assalto M4, tre Uzi.
Il resto è nel portabagagli.
Tutti questi giocattoli vengono dalla guerra di Crimea.
Tu mi hai fatto fare tutta questa strada
per quattro residuati bellici?
Te l'ho detto, il resto è in macchina.
Dimmi, che ti serve?
M16, G36, M4, Chupa Chups, noccioline.
Basta che me lo chiedi, ho tutto.
Mi assicuri tu che funzionano?
Senti, voi in Calabria continuate a fare salami,
che qui alle armi ci penso io.
Bella questa.
Visto che ti fa tanto ridere...
...ora ti racconto perché i salami dei Corona sono così speciali.
È per i maiali.
Prima di tutto i nostri maiali si mangiano le ghiande della nostra terra.
Ma se fosse solo così sarebbero dei maiali normali, giusto?
Giusto.
Allora, noi sai che facciamo? Ogni tanto,
quando qualcuno ci manca di rispetto,
ai maiali gli cambiamo la dieta.
Hai capito?
Che dici, l'ha capito?
Fermo.
Prima fammi vedere i soldi.
Poi, prendi la merce.
Ma come, non ti fidi?
Questi non bastano più.
Io corro troppi rischi a trattare con voi.
Che ti stai inventando?
Calabresi, siciliani,
per me siete tutti uguali.
E qua ti sbagli.
I siciliani vi hanno abituato male.
E ora vedi che vuoi fare.
O ti prendi i soldi... o ti prendi un buco in fronte.
Va bene.
Bravo, bravo.
Dagli i soldi.
Infame.
Stavi per fare un casino.
Che dolore, cazzo.
I soldi. Dobbiamo riprenderci i soldi.
Coprimi.
Ucraini di merda.
Ci volevano fottere.
Tieniti.
Portami a Fiumicino.
Come hai detto che ti chiami tu?
Marco.
Grazie per quello che hai fatto oggi.
Bruno.
Ce ne dobbiamo andare.
Senza fretta, Felice.
Sei in gamba.
Un anno da infiltrato, cazzo!
Un anno da infiltrato e mi mettete un cazzo
di posto di blocco? Ma come cazzo si fa?
Calmo, Marco. C'è stato un imprevisto.
Qualche coglione ha mandato una segnalazione.
Ma la cosa importante è che hai agganciato i Corona.
- Valore del contatto? - È buono.
Cosa glielo fa pensare?
E questi chi cazzo sono?
Agenti dell'Interpol.
- Vorrebbero collaborare con noi. - E perché?
Perché da mesi stanno dietro a Rudi Iaccarino.
Il capofamiglia di una delle cosche più importanti del Nord America.
Ma non hanno prove per incastrarlo.
Iaccarino è stato visto 3 mesi fa ad Istanbul.
E, secondo le nostre fonte, ha riallacciato i contatti
con la 'ndrangheta calabrese.
E non con una famiglia qualunque, ma con i Corona.
Questo è Antonio Corona, il capo-clan, padre di Bruno,
l'uomo che lei ha appena agganciato.
Sicuramente stanno organizzando un business,
ma noi non sappiamo cosa, non sappiamo dove,
- non sappiamo quando. - Non sapete niente.
Per questo entriamo in scena noi.
Nessuno è stato mai così vicino ai Corona.
I Corona possono essere la chiave per arrivare a Iaccarino.
Marco, ce lo stanno chiedendo.
Non sei obbligato a fare nulla.
Se pensi che il contatto sia ancora debole,
- lasciamo perdere. - No, non è questo il punto.
- Abbiamo buone possibilità. - Non le abbiamo, invece.
- Non lo sai. - Quello di oggi è stato solo
- un primo contatto. - Tu non c'eri.
Non abbiamo elementi concreti
per pianificare un'operazione così.
Barbara, basta. È Marco che deve decidere.
Marco, io ho dato la nostra disponibilità
a collaborare con l'Interpol, ma tu lavori per me.
E questa missione sei tu,
sei tu che devi scegliere.
Allora?
Già sei qua?
Com'è andata?
E com'è andata?
L'Ucraino ha provato a fregare Bruno Corona.
È successo un casino, ma, alla fine, sono riuscito a portarlo fuori.
- Quindi? - Quindi che?
Pensi che sia abbastanza per darti fiducia?
Speriamo.
Barbara, che c'è?
Se si fidasse di te veramente,
se ti chiedesse di lavorare per lui,
quanto durerebbe ancora?
Un mese? Un anno?
Ma è quello che abbiamo sempre voluto, no?
Quanto durerebbe? Che ne so.
Ma almeno daremmo un senso all'operazione.
E noi, Marco?
Sei arrabbiata?
No.
Tu che faresti al posto mio?
Ma se hai già deciso.
Non me lo stai chiedendo per davvero.
E se invece te lo chiedessi davvero?
Ti direi che questo è stato un anno lunghissimo.
E ti chiederei di venire con me a Parigi.
La casa dei miei è enorme.
Potremmo prenderci un po' di tempo.
Solo per noi.
Ma sarei un'egoista a farlo.
Ti amo.
Lo so.
Sì?
C'è una cosa che abbiamo lasciato in sospeso.
- Ho bisogno di te. - Quando?
Tieniti pronto.
Tieniti pronto.
Ah!
Ammazzalo.
Ammazza quel figlio di cane!
- È morto? - È morto.
Cornuto!
Ti serve un dottore.
Ne hai uno fidato qua a Roma?
Non ce n'è bisogno.
Resisto fino a casa.
A casa dove?
A Gioia Tauro.
Che c'è? Qualche problema?
No.
Nessun problema.
Dove minchia vai?
Perdi troppo sangue.
Prendo qualcosa per tamponare.
Non voglio arrivare in Calabria con un cadavere.
Vai, fai presto.
Che cazzo ci fate qua?
Non ti potevamo lasciare da solo.
Mi state troppo addosso. Le do io le coordinate. Lo sapete come lavoro.
Dove state andando?
A Gioia Tauro.
È Nardiello che vi ha mandato?
Quanto cazzo ci mette questo?
Bruno?
Andiamo.
Tu di dove sei?
Roma.
È da tanto che lavori con Santini?
Due o tre anni.
Due o tre?
Tre anni.
All'inizio, stavo con uno di Ostia.
Facevamo qualche rapina, ma niente di che.
Ho conosciuto Santini.
Le cose andavano bene, poi, però...
Giù conoscerai mio padre.
Da noi le regole sono diverse.
Però, basta che stai al tuo posto e fai come ti dico io
e andrà tutto bene.
Piano.
- Bruno, come stai? - Zu' Vince', è una fesseria.
Dottore.
Mi ha aspettato tutta la notte per un graffietto?
Sono Vincenzo Corona, lo zio di Bruno.
Grazie per avercelo riportato.
Buon viaggio.
Io resto qua. Aspetto che stia meglio.
Sto in macchina.
Chi cazzo sei?
Io ci abito qua.
Chi sei tu.
Sono un amico di Bruno.
Sì, come no, un amico.
Mio fratello non ha amici.
Se dici che mi hai visto, ti faccio passare i guai.
Come ti chiami?
- Marco. - Agata. Buonanotte.
Buonanotte.
Chi è quello che ci hai portato?
Si chiama Marco.
Lavorava per Santini.
- È a posto. - Ma che sappiamo di lui?
Quello che c'è da sapere.
L'Ucraino mi ha preso di sorpresa e lui l'ha ammazzato.
E l'hai visto con gli occhi tuoi?
Levati da qui che devo passare.
Ok.
Bruno come sta?
Che ne so io?
Dai, muoviti.
Ma è tua sorella quella?
Agata!
Ma stai fumando?
Butta subito la sigaretta!
- Quanto ha, vent'anni? - Sì.
- L'ho conosciuta stamattina. - Ah, sì?
- Ti fa male? - No.
- Ci beviamo una cosa? - Sì. Prendo un caffè e parto.
E dov'è che vai?
Me ne torno a Roma.
Hai da fare a Roma?
Che vuol dire: "Ho da fare"?
Tu mi servi qua.
Non vai da nessuna parte.
Tu dici che è una buona idea?
È un'idea mia. Di sicuro è buona.
Senti, Marco, io ho un debito con te e a me non piace avere debiti.
Perciò, resti.
Discorso chiuso.
- Non lo so, Bruno. Non lo so. Io... - Hai finito?
A Roma facevi l'autista per un mezzo sfigato.
Vuoi fare l'autista tu?
Qui ti sto offrendo delle possibilità, lo capisci?
Non te lo far ripetere un'altra volta.
Dai, ci prendiamo un caffè.
Da questa parte.
Vai.
Mica male, eh?
È grande.
È piena di sabbia.
E questa?
Quella?
Con questa ci ho fatto mille cose.
Altri tempi.
La puoi usare, se la rimetti a posto.
Ti piace pescare?
Ti faccio vedere una cosa.
Là dentro ci deve essere ancora la roba per la pesca subacquea.
- Là? - Sì.
Mi era venuta la fissa qualche anno fa.
Ma mi è durata poco.
Ma funziona?
Funziona, funziona.
Ora, sistemati. Io vado.
Mi manchi, mamma.
Don Vincenzo!
Che volete?
I miei ossequi, don Vincenzo.
Mio zio Domenico vuole parlare con voi.
Con me?
E perché?
Questo non lo so.
So solo che vi devo portare a casa nostra.
Mio cugino ha solo obbedito agli ordini del vecchio.
- Don Vincenzo. - Don Nuzzo.
- Di che si tratta? - Ve lo dirà lui direttamente.
Papà.
Papà, c'è don Vincenzo.
Siediti.
Chi sa che sei qui?
Nessuno.
Ma mio fratello non sarà felice quando saprà che sono stato qui da voi.
Perché mi avete fatto chiamare?
Perché voglio che tu, finalmente, sappia tutta la verità sulla tua famiglia.
Tua madre ed io ci siamo voluti molto bene.
Ma siamo stati sempre zitti.
Non abbiamo detto niente a nessuno.
Per la sua vita e per la tua.
Voi state infamando il nome di mia madre e di tutta la mia famiglia.
Io non sto offendendo nessuno.
Io voglio solo che tu sappia che sangue scorre nelle tue vene.
Tuo padre sono io.
Non ho finito.
Non ha finito.
Allora, siete pronti?
Siete pronti? Ma con chi hai lavorato fino ad ora?
Con te, per questo mi preoccupo.
- Come stai? - Bene.
Ben arrivati.
Abbiamo fatto i miracoli per avere tutta l'attrezzatura.
- Tu hai piazzato la microcamera? - Sì, dovrebbe essere già attiva.
Se mi dai il numero, controlliamo subito.
Va beh, vedi tu, dai.
Mica male qua, eh?
Vi tratta bene lo Stato.
Sì, se ci aumentasse un po' lo stipendio sarebbe meglio.
- È sicuro, sì? - Sì, sì, certo.
La microcamera, comunque, è perfetta.
- Com'è la storia? - Siamo moglie e marito.
Ammazza che fantasia.
Copertura trovata da Nardiello.
Ti convince il posto? Hai avuto difficoltà a trovarlo?
No, perfetto.
- E l'Ucraino? - Sta bene, è sotto protezione.
Non può parlare con nessuno e abbiamo diffuso la notizia della sua morte.
Nardiello non vuole lavorare con le cimici dentro la villa.
Quella è gente che bonifica gli ambienti almeno una volta a settimana.
Perfetto.
Ricordati che quando è al telefono con te,
noi conosciamo la tua posizione.
Contatti pochi. Ovviamente le comunicazioni tra di noi
- le manteniamo al minimo. - Ah, sì?
Io pensavo di passare a pranzo tutti i giorni.
Spiritoso.
Però mi hai fatto venire fame.
Sono arrivati i profili della famiglia.
- Ah, era ora. - La ragazza, Agata,
ha avuto diversi problemi dopo la morte della madre.
Del tipo?
Non andava più a scuola... Insomma, potrebbe essere
l'anello debole della famiglia.
Io sto lavorando su Bruno, adesso.
Lo so. Ma le donne, in queste famiglie,
sanno sempre tutti i segreti.
Cos'è, un'altra idea di Nardiello questa?
No, è mia.
E va bene.
Marco?
Aspetta.
Guarda che scherzavo sul pranzo prima.
È la copertura. Sei andato a pesca, no?
Giusto.
La copertura.
Che hai preso?
Tombarelli.
Mutuli.
Così li chiamiamo noi.
Buono a sapersi.
Perdonatemi, don Antonio. Io non sono riuscito a presentarmi.
Io so chi sei.
So che mio figlio vuole che tu resti qua.
- Si fida di te. - E fa bene a fidarsi.
Allora, preparati. Muoviti.
Mirù.
Brindiamo a tutti gli affari che ci hai fatto fare.
Io brindo alla vostra amicizia, don Antonio.
È un onore per un umile ristoratore come me.
Tu parli di amicizia.
E io sto parlando di affari.
Gli affari
a volte sono buoni e a volte sono cattivi.
Mio figlio ed io non riusciamo ancora a spiegarci
quello che è successo a Roma.
Manco io me lo so spiegare, don Antonio.
E mi dispiace.
Io gliel'ho detto a vostro figlio.
Come potevo sapere che quell'ucraino vi voleva fregare?
Chi ti ha dato il contatto, Mirù?
L'ho conosciuto io personalmente.
Quando ero a Milano.
Mi pareva una persona fidata.
Don Antonio.
Ma voi davvero pensate che io c'entri qualcosa?
Io non penso niente.
Non penso niente.
E muori!
Vai!
Pezzo di merda.
Prendi quelle due tovaglie.
Dai qua.
Tiriamolo fuori.
Vai.
Lo prendo io dai piedi, vai.
Ancora.
Mettiamolo qua dentro.
Vai.
Ulisse!
Non hai fame?
Vieni con me.
Io ti brucio, Mirù, infame e traditore.
Quando ero piccolo venivo sempre qua.
Prima ci passava un fiume.
Mi è sempre piaciuto quest'albero.
Guarda.
È la nostra società.
Il tronco
è il capo di società, mio padre.
I due rami grandi che partono dal tronco,
sono il contabile e il mastro di giornata.
I rami più piccoli, i picciotti.
E i fiori, i giovani d'onore.
Si sta bene qua.
Un amaro.
Hanno ammazzato Santo Mirù.
Chi è?
È il contatto dell'Ucraino.
Abbiamo fatto sparire il cadavere.
Tu stai bene?
- Arrivo. - Va bene.
Che ci fai qua?
Bruno t'ha dato mezza giornata libera?
Mi dai una sigaretta?
E Bruno ti ha dato il permesso di fumare?
VERIFICA IDENTITÀ
Marco!
Marco!
L'hai sistemata?
Quasi.
Questo è per te.
C'è una festa?
Più o meno. Un funerale.
Ah, mi dispiace.
Non c'è da dispiacersi.
È morto don Domenico Gargano.
Ci ha messo un po' di tempo, ma, alla fine, ce l'ha fatta a crepare.
Devo venire pure io?
Don Domenico Gargano era il garante.
Ora arriveranno i giorni brutti.
È meglio che tu venga a vedere con chi avremo a che fare.
Vestiti.
Ti aspettiamo qua.
Ma che giornata di merda.
Quello all'ingresso è Nuzzo Gargano.
Vieni di sopra con gli altri.
Aspettami fuori tu.
- Marco sta uscendo da solo. - E gli altri?
Eccoli.
Ci avevi visto giusto.
Aspettiamo a dirlo.
Vuoi?
Non ce ne andremo finché mio padre e mio fratello non avranno finito di parlare.
È sempre così.
Funerale o matrimonio, non cambia niente.
Le donne si mettono là e piangono.
E gli uomini si mettono là a parlare.
Tu perché non vai con le donne a piangere?
Io sono quella strana, per non dire matta.
Mio padre ha provato a insegnarmi la buona educazione da femmina calabrese.
- E sarebbe? - Occhi bassi e bocca chiusa.
Prima con il padre e poi con il marito.
Le vedi quelle due?
Angelica Vergani e Silvia Spallone.
Hanno la mia età e l'estate prossima si sposano.
Gargano e Spallone. Per rafforzare l'unione.
A te non ti hanno promesso a nessuno?
Ci provasse mio padre.
Te l'ho detto, io la nomea me la sono già fatta.
Non la vuole nessuno una femmina che parla e tiene gli occhi alzati.
Con tutto il rispetto, don Antonio,
adesso molte cose devono cambiare.
Sarebbe a dire?
Non sto parlando con te.
Io e mio figlio siamo una cosa sola.
Lo sai benissimo.
E va bene, parlo con tutti e due. Parlo pure con don Vincenzo.
E penso di esprimere anche il parere di molti, giusto?
Il porto è una ricchezza per la nostra terra.
E i guadagni devono essere spartiti con le altre famiglie.
Come è giusto che sia.
- Che cazzo dici, Nuzzo? - Parli sempre tu?
Sono vent'anni che investiamo nel porto,
ora arrivi tu e vuoi mangiare a piatto pronto?
Calmo, Bruno.
Gli accordi restano quelli fatti con tuo padre.
Per buona pace di tutte le altre famiglie.
Dammi retta, rispettali.
Il porto è nostro.
Don Vincenzo, voi non dite niente?
Che deve dire? Le mie stesse parole?
Voi vi siete abituato troppo bene con mio padre.
Lui era stanco delle guerre, ne ha viste tante.
Mi stai minacciando?
Io ne ho fatte tante di guerre.
E sono ancora qua, pronto.
Comunque,
oggi è un giorno di lutto,
e per rispetto a tuo padre, pace all'anima sua,
io non voglio dar peso alle tue parole.
Sono convinto che tu domani,
quando sarai più lucido,
ti pentirai di quello che hai detto.
Andiamo.
Andate. Andate.
Condoglianze.
Ma che sta succedendo?
Vanno via? Vanno via troppo presto.
Agata!
Butta via la sigaretta.
Andiamo.
Abbiamo già portato troppo rispetto.
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